venerdì, maggio 23, 2008

Meglio aspettare

Ecco di seguito l’ultima Circolare Palmieri. L’on. Palmieri è il responsabile della comunicazione di Forza Italia con il quale ho già avuto un disgusto che non rendo pubblico. Ma lui sa e forse ancora ricorda. Già perche questi nostri uomini in parlamento, una volta eletti dimenticano abbastanza facilmente. Uno dei suoi compiti all'interno del partito è di mandare comunicazioni come quelle che seguono per mantenere in caldo la tifoseria. Ma è finito il tempo della politica come tifoseria, almeno lo spero, per il bene e la stima che ho dei miei concittadini. Non importa se e chi abbiano votato: tanto capitano sempre lì e se la prendono sempre in quel posto. L’immagine più autentica e rappresentativa degli italiani di questi momenti è quella di chi vediamo nei discount mentre osservando calcolando i prezzi delle merci esposte e fanno laboriosi e faticosi conteggi, per riuscire ad arrivare alla fine del mese mangiando senza essere costretti a diete forzate. Questo problema per fortuna non lo hanno i nostri parlamentari che numerosi quanto sfaccendati si affollano nelle due camere del parlamento, dove volendo fra gli infiniti privilegi hanno anche la possibilità di fare un pasto completo con qualche euro. Ma vediamo cosa ha da raccontarci l'on. Palmieri sul governo di papà Silvio:

Il governo Berlusconi è partito col botto, ma, soprattutto, mantenendo gli impegni assunti in campagna elettorale: a) primo consiglio dei ministri operativo a Napoli; b) abolizione dell'ICI, detassazione degli straordinari e intervento sui mutui come primi provvedimenti contro il carovita; c) forte intervento contro la criminalità e contro l'immigrazione clandestina, per ridare sicurezza alle nostre città; d) nuovo piano per l'emergenza rifiuti in Campania, con misure nuove e incisive. Questa è la "moralità del fare", cui spesso fa riferimento il nostro presidente: fare quello che si dice, mantenere gli impegni assunti con i cittadini.

Sul nostro sito, www.ilpopolodellaliberta.it , puoi dire la tua su questi primi provvedimenti in Spazio Azzurro e votare quale dei tre interventi contro il carovita preferisci. Si tratta senza dubbio di un ottimo inizio, superiore a quanto fatto nel 1994 e nel 2001, frutto dell'esperienza maturata in tutti questi anni e della conoscenza dei problemi e del funzionamento della macchina dello Stato. Se il buon giorno si vede dal mattino, questo primo consiglio dei ministri è stato sicuramente un "buon giorno". Si deve continuare così ma per portare a buon fine quanto cominciato serve il sostegno costante della nostra gente e una costante attività di buona comunicazione.
Ci lavoreremo, insieme...
Grazie per l'attenzione. Buona fine settimana,

on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia /PDL

Il mio breve commento: meglio aspettare prima di prosternarsi in ringraziamenti. È ancora presto per giudicare, anche se la speranza di quanti hanno votato è che il governo (un governo quale che sia) potesse dimostrarsi capace di diradare le nuvole buie ben visibili all’orizzonte. Ed i provvedimenti da prendere sono migliaia di migliaia. Molti “affari” si consumano al riparo dalle luci del riflettore. Alcune tizie, madonne e madonnette, messe lì in lista e collocate in buona posizione per essere elette, già dimostrano di fottersene del popolo bue che le ha nominate per bocca di papà Fini. Loro manco si preoccupano del popolo italiano, ma già apertamente e sfacciatamente fanno gli interessi di uno stato estero che ce li ha pure collocate nel nostro parlamento, pagate con i nostri soldi. Se questo è il mattino…

PS - Temo che sulle discariche il decisionismo possa essere cieco. Non basta dare segni di energia. Bisogna che le decisioni siano giuste e producano gli effetti benefici e desiderati. Non sono un cieco ammiratore e sostenitore della parte che ho votato. Il guaio è che ormai l’omogeneità è tale per cui l’uno non è migliore dell’altro, ma se mai vi è una gara al peggio. Del resto, cosa possiamo fare? Imbracciare il fucile? È ciò che ho assolutamente escluso fin dall’inizio di questa avventura. Chi mi ha seguito lo sa. Per chi è giusto di passaggio non ho cosa fargli. Passi pure oltre.

venerdì, maggio 16, 2008

I presunti liberali del Popolo delle Libertà in riunione domani a Montesilvano

Versione 1.0

Apprendo casualmente che domani Marco Taradash, Diaconale ed altri in odor di liberalismo si riuniranno in Montesilvano. Taradash ha avuto per questo il permesso di poter anticipare la lettura della rassegna stampa al venerdi anzichè al sabato. Essendomi ormai formato una ben precisa opinione di Marco Taradash – da me una volta disgraziatamente votato – e di Arturo Diaconale, ahimé direttore de “l’Opinione”, non mi aspetto molto da simili riunioni. Mi chiedo se questi liberali porranno all’ordine del giorno, ad esempio, l’abolizione dei fondi pubblici con i quali Diaconale stampa un foglio fantasma come l’Opinione, dove un giorno si e l’altro pure non fa altro che sostenere le ragioni di Israele, l’oppressione del popolo palestinese, la guerra all’Iran. Il bello di poter avere una tessera in uno stesso grande partito è di poter dissentire con gli stessi camerati di partito nella misura in cui si è a conoscenza delle loro mosse. Certo, adesso che siamo al governo si tratta di andare all’assalto della diligenza. Agli altri diranno che si occupano di liberalismo con i soldi degli altri. Di Della Vedova, dall’aria accademica di un Pierino, ricordo il giro di tacchi quando gli posi una domanda sul finanziamento pubblico alla chiesa cattolica, cioè l’8 per mille. Ricordo anche la sua partecipazione tibetana. Meglio parlare in astratto di riforme e mai toccarne seriamente una, oppure colpire nell'area di minore o nessuna resistenza. Eccolo il liberalismo made in Italy. Con tanta presenza, cioè Taradash, non dovrebbe mancare la solita registrazione di radio radicale. Se vi sarà, ne seguirò da lontano ed in differita i lavori.

lunedì, maggio 12, 2008

I consigli di Giano Accame alla nuova destra

Versione 1.1

Facendo cosa gradita, pubblico in questo blog dedicato al dibattito all’interno del Popolo delle Libertà un intervista dell’amico Giano Accame, uscita sul “Corriere della Sera” dello scorso lunedi 5 maggio. Mi auguro che i “consigli” di Giano possano stimolare un sano e democratico contraddittorio nell’elaborazione di linee politiche che sembrano più l’arbitrio di singole persone paracadutate al governo del paese che non il risultato di quella formazione della politica nazionale che dovrebbe scaturire dalla partecipazione dei cittadini nella vita interna dei partiti secondo il dettato dell'art. 49 della costituzione. Personalmente, mi auguro che il nuovo governo dia attuazione a questo articolo con una legge apposita che precisi meglio e disciplini in forma attuativa la vita democratica dei partiti e con riguardo al loro statuto e con riguarda ai diritti di partecipazione degli iscritti, ad esempio nella scelta dei candidati alle elezioni. Intanto, questa mattina dalla rassegna stampa di Bordin ho ascoltato di una polemica fra Antonio Martino e l'attuale ministri degli esteri Franco Frattini. Almeno vi è dibattito. Se mi fosse concesso, ed almeno mi concedo questo diritto qui nel mio blog, ho da muovere forti contestazioni sia a Frattini che a Martino. Ma ecco, quale proposta di dibattito, il testo dell'intervista di Giano Accame, al quale farò seguire mie eventuali osservazioni.

Antonio Caracciolo



Il «decalogo» Consigli alla nuova destra
Accame: salvate i centri sociali e Gianni Borgna

ROMA - Giano Accame,
80 anni tra tre mesi, sedicenne di Salò dell’estrema ora, ex direttore de Il Secolo, storico («Una storia della Repubblica»), insomma un vero Grande Vecchio della destra italiana. Parla proprio nelle ore in cui Gianni Alemanno partecipa al seminario dell’ Aquila sui futuri quadri del Pdl. Domanda: cosa deve fare la destra 2008 al potere per evitare i luoghi comuni dell’antica destra?

«Primo consiglio. Non mettersi a tagliare teste di sinistra solo perché sono di sinistra. Errore fatale. E ovvio». Qualche nome da salvare. «Sicuramente a Roma Gianni Borgna, ora all’Auditorium». Perché? Non è stato assessore di Rutelli e di Veltroni? «Sì. Ma ha voluto il primo convegno su Emilio Gentile organizzato nella stessa sala in cui pronunciò il discorso per la resistenza agli angloamericani che gli costò la vita. Poi ha murato, su mio suggerimento, una targa a piazza Adriana sul palazzo di Marinetti promuovendo un convegno. Quando Rutelli commise l’errore di progettare via Bottai...» Un errore la via dedicata a Bottai? Lo dice proprio lei? «Bottai è odiato dagli ebrei per lo zelo con cui applicò le leggi razziali nelle scuole. È antipatico ai fascisti per via del voto contro Mussolini il 25 luglio... comunque Borgna intelligentemente propose un convegno su Bottai. Va salvato». Continuiamo con i suggerimenti.

«Includere e non escludere. La lotta di classe tende a escludere. Invece una vera destra sociale e nazionale deve includere. Dobbiamo aprirci alla collaborazione intellettuale con l’area dell’opposizione. Utilizzerei il docente di Estetica Duccio Trombadori, la studiosa di sinistra del Futurismo Claudia Salaris, un pittore di sinistrissima come Pablo Echaurren che si è confrontato con Evola e Pound».

E se al terzo posto mettessimo la Rai? «Bene. Adesso non stiamo lì a epurare. Certo, mettere un piede alla Rai, magari qualcosa di più... Ma non manderei mai a casa un Floris, così misurato e corretto. In quanto a Santoro, solo meno urli nella sua arena. Ricorrerei a un dirigente di sinistra come Renato Parascandolo, che a Rai Educational ebbe il coraggio di chiedermi i ritratti delle intelligenze scomode del ' 900. Erano tempi assai diversi da questi».


In quanto alle radici, diciamo al saluto romano e dintorni? «In uno slogan: non vergognarsi delle proprie radici ma non ancorarsi al passato né vivere di ricordi o nostalgie. Ora la politica si fa nei supermercati. Il saluto romano? Trovo ridicolo che sessant’anni dopo sia reato un gesto simile... sono reperti da consegnare alla storia. Aggiungo che non vergognarsi delle proprie radici significa, per esempio ancora a Roma, occuparsi subito della sorte del Foro Italico, straordinario capolavoro di un ventiquattrenne Luigi Moretti su commissione coraggiosa di Renato Ricci dell’Opera Balilla».

Un quinto suggerimento? «Archiviamo il piccone. È vero, l’Ara Pacis di Meier è orrenda, pare un finto reperto di archeologia industriale. Alemanno ha già spiegato il senso delle sue parole. Occorre un dibattito, senza buttar via soldi pubblici per distruggere ciò che è già costato così tanto e inutilmente allo Stato».

La sicurezza? E siamo a sei consigli. «Occuparsi della sicurezza, subito, ma senza infrangere la soglia della compassione. Sennò ci ritroviamo come in Francia, con le Chiese occupate dai sans papier e con le attrici progressiste in piazza. Tutto molto controproducente, mi pare» Non dirà che lo stesso si debba fare con i centri sociali? «E invece sì, eccoci a un altro contributo... Non sono solo luoghi di violenza e di droga. Questa democrazia decadente ha spazzato via le sedi di partito. Nella folla solitaria di oggi, i Centri sociali funzionano da aggregazione comunitaria. Sono camere di sfogo e di possibile controllo. Quindi mi sembrerebbe inutile chiuderli così, senza motivo».

L’Europa, altro «nemico» della destra? «Averci un buon rapporto. Ma meglio quando riconoscerà le specificità nazionali. Per esempio il nostro modello, fondato dai tempi di Giolitti sull’economia mista pubblico-privata. Cioè stare in Europa difendendo il diritto della politica di intervenire nello sviluppo nazionale. Francamente questa Europa ultraliberista non mi piace. Mi sento un po’ più italiano che ligure e molto più italiano che europeo».

Adesso parliamo di ambiente... «Non demonizziamo l’ecologia. Sogno un grande progetto per Roma solare. Che bella sarebbe una capitale alimentata solo dai raggi del calore naturale. In fondo, siamo in linea con la nostra tradizione ... “Sole che sorgi libero e giocondo”!».

Mettiamo in archivio anche la caccia al comunista? «Ma certo, che sì. Ma anche perché non ce ne sono più in circolazione. Il vuoto lasciato dagli opposti estremismi, visto con i miei occhi di ottantenne, è impressionante...».

Le dieci cose da evitare: 1° Non tagliare teste solo perché di sinistra. A Roma salvare Borgna. 2° Aprirsi alla collaborazione intellettuale. Sì a Trombadori e Salaris. 3° No a epurazioni in Rai. Floris resti. Santoro? Meno urli. 4° Non vergognarsi delle radici ma senza ancorarsi. Il saluto romano? Reperto. 5° Archiviare il piccone. L’Ara Pacis è orrenda. Ma non sprechiamo soldi pubblici. 6° Occuparsi della sicurezza ma senza infrangere la soglia della compassione. 7° I centri sociali non sono droga e violenza: servono anche ad aggregare. 8° Un buon rapporto con l' Europa anche se quella ultraliberista non ci piace. 9° Non demonizzare l’ecologia. Sogno un progetto per Roma solare. 10° In archivio la caccia al comunista. Anche perché non ce ne sono più

Conti Paolo







sabato, maggio 10, 2008

Chi è il nostro nemico in Medio Oriente? Israele o i palestinesi ed il mondo arabo? Tertium non datur!

Versione 1.0

La bandiera israeliana bruciata da manifestanti il primo maggio in Torino è una classica dichiarazione di inimicizia che si tenta di declassare a ragazzata del 0,00 per cento. Intanto dico subito che mi riconosco in questo 0,00 per cento fra fra l'altro ha fatto vincere Alemanno in Roma. Il voto mi è stato caldamente richiesto, anche con lettera circolare di Alemanno. Un Alemanno che ho visto in TV mentre con Berlusconi si ritagliava una fetta di torta del 60° anniversario di Israele. A me quella torta sarebbe andata di traverso se avessi immaginato il sangue nel quale era impastata. E se come dice il Presidente Berlusconi, a cui non mi pento di dare il mio suffraggio anche quando dissento da lui, io sarei lo 0,00 per cento di quelli che non stanno dalla parte di Israele, io sono lieto ed orgoglioso di essere parte di questo 0,00 per cento. Non mi sento sulla coscienza la “pulizia etnica” del popolo palestinese. Non ho del malanimo né verso Berlusconi né verso Alemanno, costretti a mangiare una fetta di torta al sangue. Nella loro condizione e posizione non credo possano fare altro. Non sono liberi e devono mentire se non a se stessi certamente al popolo che pensano di rappresentare.

Per una volta tanto Berlusconi non ha voluto tener conto degli amati sondaggi, per quel che valgono e sui quali in ogni caso non ho mai basato le mie riflessioni e le mie posizioni. Se il concetto di “ostilità” associato agli ebrei evoca, come penso, il conflitto israeliano-palestinese, allora non di uno 0,00 per cento si tratta, ma di un italiano su tre. Ecco i dati di Mannheimer, per come a me giunti e attinti dalla Rete:

Mannheimer: un italiano su tre è "ostile" agli ebrei.
L'81% agli zingari


Per il 42% degli italiani gli ebrei sono «simpatici», il 32% ritiene invece il contrario e un 26% non si pronuncia. Sono alcuni dei dati che emergono da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Renato Mannheimer - su un campione rappresentativo di mille soggetti - che sarà presentato oggi nel corso di "OyOyOy" Festival di cultura ebraica al debutto nella sinagoga di Casale Monferrato.

Un italiano su tre è dunque - rivela il sondaggio - "ostile" agli Ebrei: il picco è tra i maschi, tra le persone tra i 50 e i 60 anni, tra i lavoratori autonomi, tra i residenti al centro specie nei comuni medio-grandi. Ma le più accentuate variazioni dell«antipatia» verso gli Ebrei - sottolinea il sondaggio dell'istituto - si rilevano in relazione all'orientamento politico: i più esplicitamente sfavorevoli sono tra coloro che si dichiarano di sinistra e laici.
Un dato piuttosto «allarmante» del sondaggio è quello che indica un 23% di popolazione nazionale d'accordo con l'affermazione che «gli Ebrei non sono Italiani fino in fondo», di fronte ad un 33% che invece non concorda e ad un'ampia percentuale di neutrali (44%).

Infine, il sondaggio rileva che solo l'11% della popolazione riesce a stimare con relativa precisione il numero degli ebrei in Italia, il 56% invece non riesce a dare una risposta. Per Mannheimer sulla base della più recenti studi, si possono distinguere almeno tre «tipi» di antisemitismo: quello «classico« (10%), di natura più religiosa, quello «moderno« (11%), di carattere più xenofobo e quello «contingente» (11%), spesso connesso al giudizio su Israele. L'11% appartiene invece alla categoria degli "antisemiti puri". «Non siamo preoccupati tanto per l'antisemitismo che può emergere da questi dati - commenta Antonio Monaco, presidente dell'associazione organizzatrice di "Oyoyoy" - ma dal fatto che gli ebrei vengano percepiti come una etnia a se stante, quando invece proprio il nostro Festival vuole identificare nella cultura ebraica una delle radici culturali del nostro paese, in grado di dialogare con le idee proposte da altre religioni e visioni etiche».

E ancora l'altra categoria che, secondo Manheimer, è considerata dagli italiani «poco/per nulla simpatica» è quella degli zingari. Almeno così dichiara l'81% di un campione rappresentativo di mille soggetti interrogati dall'Ispo…


Caspita! Non mi pare, caro Silvio, che proprio si tratti di uno 0,00 per cento ed è davvero strano che proprio tu in questo caso non tenga conto dei sondaggi, per giunta di parte ebraica. Ma non è su questi dati statistici che voglio basarmi. Il mio terreno vuol essere quello della riflessione politico filosofico alla ricerca delle “essenze filosofiche" e della loro dinamica nel tempo e nella psiche. Qui le statistiche e le percentuali dicono poco o nulla.

Per fortuna l’oltraggio che il Lumbard Bossi ha fatto bandiera italiana ha prodotto una di quelle leggi ad personam che ha depenalizzato il vilipendio alla bandiera di uno stato riconosciuto. Una eterogenesi dei fini che sottrae alla galera quei ragazzi che hanno bruciato due bandiere israeliane ed uno americana. La pena è stata sostituita con una multa, la cui entità potrà essere contabilizzata per futuri bruciamenti di bandiera quale forma simbolica forte di espressione del proprio pensiero politico. Al limite, se l'onere finanziario non è eccessivo un italiano su tre potrà bruciare la sua bandiera israeliana versando allo stato italiano l’ammontare della multa e creando così una nuova provvidenziale entrata tributaria, magari per sopperire alle immondizie napoletane.

Qui mi fermo, accennando soltanto alla riflessione indicata nel titolo ed evocata dal concetto schmittiano di inimicizia. Come italiano, ad una sola nazionalità e fedeltà, ossia come soggetto eminentemente e consapevolemente politico, non come bestiame elettorale condotto in quei recinti che sono le gabine, ritengo di poter operare la mia scelta di “amico” e “nemico”, fatte salve le dinamiche che possono condurre un quisque de populo a diventare la legittima ed autentica espressione di un diffuso sentire politico, cioè schmittianamente caratterizzato dalla contrapposizione di amico e nemico. E riconosco in Israele il mio “nemico”, un nemico verso il quale non si deve necessariamente nutrire “odio”, secondo la propaganda psicologica dei servizi del Mossad che tendono ad antropomorfizzare la legittimita opposizione al sionismo per far scattare le sanzioni penali sull’antisemitismo. Una tipica astuzia di guerra interna, forse congeniale alle quinte colonne presenti negli Stati. No, caro Fini, l’inimicizia nel senso politico non è associata all’odio. Sono concetti distinti.

Basta guardare alla freddezza, alla lucidità, alla scientificità, al “cinismo” (Altro che “bellezza”!) con cui da un secolo a questa parte il “popolo eletto” conduce il suo piano di sterminio e di pulizia etnica degli indigeni palestinesi per rendersi conto che di odio qui non è il caso parlare. O meglio se ne può parlare in quanto specifica tecnica psicologica da parte del Mossad (si veda lo strano libro di Udo Ulfkotte, che informe su queste tecniche) per produrre ad arte reazioni psicologiche di questo genere per poi fare scattare contromisure già programmate. I nazisti erano ancora dei dilettanti e non sono mai giunti a questo livello di sofisticazione, allo stesso modo in cui non sono giunti all’atomica.

Caro Silvio ricordo perfettamente una tua infelice battuta televisiva. Era quando, dopo la tua decisione di entrare in guerra a fianco degli USA contro l’Iraq, dicesti che per effetto di questa decisione di politica estera il nostro prestigio nel mondo era salito e la cosa si era misurata in un aumento del nostro vino proprio negli Usa. La nostra politica estera non è diversa da quella dei tempi di Cavour, quando il conte Benso valutò che si potevano sacrificare in Crimea qualche migliaio di morti per poi poter sedere al tavolo della pace accanto alle grandi potenze che avrebbero vinto loro per noi una guerra che da soli non avremmo vinto e che oltretutto neppure ci riguardava. Così credo abbia fatto Mussolini confidando che Hitler avrebbe vinto lui per noi la guerra. E così hai fatto pure tu, mio simpatico Silvio, ritenendo che la guerra in Iraq sarebbe stata una passeggiata di qualche settimana. Avremmo lucrato i vantaggi di una facile vittoria, magari in barili di petrolio gratis, indispensabili per il nostro fabbisogno energetico.

Ed invece no! Il diavolo ci ha messo la colla e quella guerra vergognosa ed infame è stata persa dagli Usa e noi abbiamo dovuto scappare con la coda fra le gambe senza esserne usciti fuori del tutti. Ma chi era che spingeva a questa guerra infame che è costata infiniti lutti? Il tuo ospite d”onore in Torino! Possibile che tu non te ne accorga? Il tuo ospite che è il vero focolaio di guerra in tutta l’area mediorientale! Basta, per favore con la fregnaccia dell’unica democrazia del Medio Oriente. Peraltro una democrazia su base razzista e che pratica l’apartheid! Del resto, la democrazia è ormai diventato un concetto chimerico privo di senso. È perfino dubbio che la nostra sia una democrazia. E se proprio a qualcuno sta tanto a cuore la democrazia, sarebbe meglio che si preoccupasse di instaurarla prima a casa nostra ed agli altri offrisse tutt’al più l’esempio ammirabile delle nostre istituzioni politiche. L’immagine più autentica della nostra democrazia – tue parole, o Silvio, giusto alla vigilia delle elezioni – è data dalle immondizie napoletane che hanno fatto il giro del mondo e che rimarrano per sei miliardi di persone la nostra bandiera nazionale.

Mi dispiace e non approvo che tu ti sia scelto come ministro quel fazioso di Franco Frattini. Mi è diventato antipatico ed indigesto quando lo vidi rimproverare una giornalista che aveva usato il termine “resistenza” irachena anziché avallare l’insulto delegittimante di “terrorismo”. Un uomo così, a mio avviso, non è neppure intelligente ed ignora i fondamenti della politica, cioè della scienza politica non certo l’arte dell’intrallazzo e della carriera nella quale è certamente abilissimo. Ma un uomo così è per noi un pericolo. Costui ci potrebbe portare ad una guerra contro l’Iran, verso cui tende con tutti i mezzi e con ogni arte della menzogna e con pressioni lobbistiche di ogni genere proprio Israele e la sua lobby dislocata in Italia. Caro Silvio, ci porterai in guerra? È questo che hai promesso ai tuoi ospiti alla Fiera di Torino?

È vero! Hai vinto le elezioni, direi, non tanto per tuo merito, quanto per demerito dei tuoi avversari e per una confusione generale dell'elettorato che non sapeva quali pesci pigliare. Fra questi vi ero anche io che senza avere i tuoi sondaggi e le tue statistiche mi sono limitato a percepire gli umori della gente e soprattutto ho sondato il mio animo di cittadino dalle molte lune, che ha visto ormai tante farse elettorali. Nella scheda il cittadino può mettere solo un segno di croce, simbolo di tante cose ma anche di analfabetismo. Nella croce non è contenuta nessuna dichiarazione, nessun programma, nessuna indicazione: nulla di nulla. Chi “vince” si frega le mani – come l’osceno Gasparri – convinto di aver riscosso una cambiale in bianco e di poter fare ogni cosa per almeno cinque anni ed in barba a quei coglioni che lo hanno votato, anche che non lo hanno neppure votato, perché si tratta di una lista preconfezionata da prendere turra o lasciare tutta. Un simile metodo elettorale è stato rifiutato dal Congo in quanto giudicato antidemocratico.

Per chiedere tornando a Torino. La bandiera israeliana bruciata – il cui reato è stato depenalizzato grazie a Bossi che aveva già vilipeso la bandiera italiana, cosa che tornerà a fare – significa una dichiarazione politica di inimicizia alla stato di Israele, alla quale mi associo interamente. Certamente, solo tu potrai dare il giusto peso politico ad una simile dichiarazione. Solo se tu lo vorrai, se ne potranno trarre tutte le conseguenze. Ma intanto puoi certamente registrare il messaggio che a te giunge dallo 0,00 per cento del popolo italiano, se così è; o di un italiano su tre, come io invece sono propenso a credere. Capisco che se io fossi nei panni tuoi, agirei probabilmente in modo diverso da come ora penso e dico, costretto da condizionamenti che io forse neppure immagino. Ma credo di ti possa almeno chiedere di non adagiarti del tutto in quella “cupidigia di servilismo” che un vecchio padre liberale della patria, Vittorio Emanuele Orlando, rimproverò a quanti si affettarono a firmare un trattato di pace disonorevole. Quella servitù ci pesa ancora oggi con 115 basi militari (non 113, come ha detto Beppe) Usa non a difesa di una libertà, che abbiamo perso forse per sempre, ma a garanzia del nostro perpetuo vassallaggio.

Ancora un’aggiunta estemporanea. Due parole sulle stupidaggini quotidiane di madonna Fiammetta Nirenstein che con mio grande disappunto è stata messa in lista nel “Popolo delle Libertà”. Dice costei che se si dovessero ritoccare le fronterie degli stati nati dalla carcassa dell'Impero ottomano, a farne le spese non sarebbe la sola Israele, ma anche gli altri stati arabi. Costei ammette implicitamente quello che per altro verso dice di negare. E cioè che la fondazione dello stato di Israele è un processo coloniale, sulla base di una “pulizia etnica” che sono i mentalmente disonesti possono negare. Ma il suo ragionamento non regge anche per il resto non regge considerando che in ogni caso Israele resta un corpo estraneo al mondo arabo-musulmano che troverà, avendone il pieno diritto, quegli equilibri che meglio corrisponderanno ai suoi interessi. In questo senso – e senza bisogno di immaginarne altri – Israele è destinato a scomparire in un contesto geopolitico dove continua ad esistere solo per il sostegno americano (leggi petrolio) e dei suoi servili alleati europei. Già da adesso, se il servaggio verso gli Usa non fosse più forte, le ragioni del nostro interesse spingono a sviluppare relazioni di pace con un Oriente a noi Vicino piuttosto che appoggiare lo 0,2 per cento (Israele) contro il 98,8 per cento di quell’area geopolitica che detesta il germe cancerogeno che ha attaccato per lo 0,2 per cento il suo corpo e minaccia di estendersi grazie all'aiuto ed all’alleanza degli USA e di vari vassalli fra cui anche il nostro paese. Da un ministro come Franco Frattini non mi aspetto certo prova di lungimiranza e saggezza politica. Come sempre nella nostra storia, saranno probabilmente i guai e le disgrazie cui andremo fatalmente incontro ad indicarci la strada da seguire. Mai guida di un paese fu più cieca. Saranno i prossimi cento giorni a dirci cosa protremo aspettarci dal nuovo governo Berlusconi.

martedì, maggio 06, 2008

Sciacallaggio televisivo di stato

Versione 1.2

Mi è rimasto poco tempo e con la mia prosa non intendo presentarmi per un premio letterario. Voglio però rapidamente esprimere pensieri che mi sono venuti in testa dopo aver assistito ier sera alla trasmissione televisiva di Bruno Vespa con i neo presidenti delle Fini e Schifani ospiti d'onore. Non credo che un vecchio volpone come Vespa non sapesse cosa faceva: l’avere accostato insieme due notizie prive di relazione l'una con l’altra è stato un modo per collegarle di fatto. Ed il bello che sia il conduttore che si suoi ospiti hanno riconosciuto che le due cose non ci azzeccavano l’una con l’altra. Ed allora perché le avete cucinato insieme: l’omicidio teppistico di Verona e la protesta alla Fiera del libro di Torino? Questo si chiama sciacallaggio televisivo di stato che non ha neppure rispetto per la vittima innocente di Verona. Fini si è lasciato sfuggire che in fondo i fatti di Torino sono più gravi di quelli di Verona. È oltremodo significativo come l’accostamento tra Verona e Torino sia piaciuto ad un Giorgio Israel, ideologo sionista di «Informazione Corretta», che subito vi ha inzuppato il pane con l’aplomb che lo distingue. Non so in quali studi venga registrata la trasmissione “Porta a Porta” ma rilancio dicendo che i fatti di “Porta a Porta”, cioè lo sciacallaggio televisivo di stato, sono più gravi di quelli di Verona. Non vado oltre, ma invito chi legge a considerare la gravità oggettiva di un giornalismo distorto e la gravità oggettiva di un omicidio teppistico di gruppo. Quanto succede a Torino, se siamo ancora in democrazia – come sembrano credere i due presidenti delle camere, la seconda e la terza carica di stato – è ancora un diritto costituzionale di protesta, che avrà pure bruciato dei pezzi di stoffa (delle bandiere), ma non delle persone in carne ed ossa. Nella civiltà dei media, dove diventa estremamente difficile apparire, magari in una esclusiva trasmissione come quella di “Porta a Porta” – da Vespa sfacciatamente negata ad un Pannella e sempre sfacciatamente offerta ad un Bertinotti, proprio nel momento in cui spariva da parlamento – il fatto di bruciare simbolicamente delle bandiere è un modo riuscito di imporsi all’attenzione.

Mi sono imbattuto una volta in Gianfranco Fini ed ho potuto sottoporlo alle mie domande, dove non mi è parso che se la sia cavata bene nel rispondere. Ieri sera ha furfugliato ancora ancora peggio sulle stesse questioni. E si badi: qui parla uno che è passato da una stima incondizionato (e documentabile) verso di lui ad una crescente delusione; uno che raccoglieva le adesione per il Popolo delle Libertà, mentre lui ancora irrideva al progetto di Berlusconi e della sola Forza Italia. Caro Fini, se ti giunge attraverso il ciberspazio questo mio testo, esprimo l'augurio che dopo l'infausta avventura vinicola in Iraq gli italiani non si trovino coinvolti in una nuova, disastrosa, sciagurata guerra in Iran. Confido nel buon senso di Berlusconi.

Vi sarebbe molto da dire, ma mi risparmio gli stessi concetti per altri contesti. Non ho seguito tutta la trasmissione di “Porta a Porta” fino alla fine. Ad un certo punto mi sono annoiato ed ho deciso di spegnere il televisore ed andarmene a dormire. Questa mattina però mi è giunta notizia di un sondaggio del Mannheimer, abituale consulente di Vespa. Non so se il sondaggio è stato dato nel corso della stessa trasmissione. Poco importa. Quel che invece importa e proprio in relazione a quanto Fini diceva sul carattere “minoritario” di certe opinioni e posizioni che la realtà è proprio diversa, se dobbiamo credere ai sondaggi. Intanto vorrei reagire con stizza a simpatico Gianfranco, l’uomo dell’«ovviamente», suo tipico intercalare. Ad esempio, io qui esprimo chiaramente delle mie opinioni personali, certamente discutibili ed anzi offerte alla discussione ed alla contestazione. Nel momento in cui io (e credo ogni altro essere normalmente e realmente pensante) elaboro e formulo le mie opinioni mi preoccupo che siano fondate sul piano logico, su dati documentali, sul rispetto del principio di verità e di quanto altro occorra perché un’opinione abbia il massimo ed il meglio che possa e debba avere. Di certo nessuno che non sia un aspirante alla Casta, un opportunista allo stato puro, si preoccupa che la sia opinione sia "minoritaria” o “maggioritaria”. Oltre ad essere questa una caratteristica del tutto estraneo al normale processo mentale, è anche un fatto necessariamente ignoto. Come posso sapere se la mia opinione è condivisa o non condivisa da un numero di altre persone se prima non la comunico loro? Ed una volta fatto ciò le mie profonde ed oneste convinzioni, rigorosamente formulate e fondate, verrebbero o dovrebbero mutare in ragione della loro maggiore o minore altrui condivisione? Se ognuno di noi sacrificasse in questo modo le sue convinzioni ed opinione, credo che precipiteremmo dallo stadio di un civile consorzio umano al puro stadio animale del branco. Ed in effetti, da un punto di vista politica e grazie all'opera oppressiva e diseducativa della Casta, credo che le attuali aggregazioni politiche siano più simili al branco animale che non al consorzio civile. Il mio augurio ed il mio obiettivo, ad incominciare proprio dal Popolo delle Libertà cui ho aderito e di cui faccio organicamente parte, è che l'aggregazione politica, ogni aggregazione politica sia luogo di civile confronto delle opinioni nel pieno ed incondizionali rispetto degli uni per gli altri. Insomma, Fini ha sparato una delle sue “ovvietà” prive di pensiero.

E per chiudere venendo al merito delle idee che sarebbero minoritarie. Se è vero secondo Mannheimer che un italiano su tre è «ostile» agli ebrei, con tutto ciò che questo significa non riguardo ad un inesistente antisemitismo, ma con riguardo alla politica verso lo stato di israele ed il conflitto arabo-israeliano, ciò vuol dire che si tratta di un partito numericamente non meno consistente dello stesso “Popolo delle Libertà”, forse il primo partito italiani. E si badi ancora: quanti di noi si sono infine decisi a votare in una situazione che lasciava assai scarsi, o inesistenti margini di scelta, hanno potuto solo mettere una croce su un simbolo. Ma nulla di nulla che in qualche modo esplicitasse le nostre idee, i nostri sentimenti, la nostra capacità di distinguere i diversi problemi nel quali quotidianamente ci imbattiamo. I nostri irresponsabili e spavaldi (Gasparri) politici, riconfermati nel loro ruolo castale, hanno pensato di intascare una cambiale in bianco. Ad esempio, per indicare uno sgradevole personaggio del mio partito, Gasparri, che non ho potuto infine votare, magari turando naso, orecchie e occhi, è convinto – insieme a tanti altri – che qualsiasi oscena fesseria esca dalla sua bocca, per ciò stesso sia la voce del popolo italiano, o almeno del Popolo della Libertà! Non è così! E lo mando a dire ai Fini, Gasparri, Quagliarello, Lupi, De Lillo, Palmieri e tanti altri.

Se Fini e Schifani fossero intelligenti, come credo che siano, più Schifani che non Fini, credo che farebbero bene ad alzare le loro antenne e capire, ad esempio, che le bandiere bruciate di Israele (semplici pezzi di stoffa di poco valore) nel contesto della Fiera del Libro in Torino, dove si tende colpevolmente ed inammissibilmente ad eludere il fatto che nel 1948 (e dopo) si è consumata una pulizia etnica del popolo palestinese. Il nostro presidente Napolitano - prima carica dello Stato – sembra essersene accorto nel momento in cui considera legittima la critica alla stato di Israele e non la bolla perciò di “antisemitismo” come il n. 3 (Fini) ancora si attarda a credere. Oltretutto, se Fini fosse meglio informato dovrebbe parlare piuttosto di antiebraismo, essendo veri “semiti” proprio i palestinesi, soggetti allo sterminio da parte degli “ebrei d’Europa”. Altra bufala sfuggita dalla bocca di Gianfanco: Israele, unica democrazia del Medio Oriente – povera democrazia, del cui nome chimerico si fa ogni scempio –sarebbe un “pezzo di Occidente in Medio Oriente”. O bello, questo! Ma che ci fa l’Occidente in Oriente? Non dovrebbe stare l’Occidente in Occidente e l’Oriente in Oriente? Dunque, è un disegno imperiale tutto il progetto connesso allo stato di israele, un “avamposto militare” dell'imperialismo Usa allo stesso modo in cui in Italia siamo occupati da 113 basi militari Usa, che secondo quel t. di c. che è Sgarbi starebbereo a difendere la “nostra libertà”, una “nostra libertà” che noi stessi non saremmo capaci di difendere. Un popolo che non sa difendere la sua libertà ha cessato di essere un popolo nel senso schmittiano del termine: un senso che Fini, parlando a vanvera di amico/nemico, non ha dato prova di comprendere.

È scaduto il tempo. Riprenderò le riflessioni ad una prossima occasione. Chiedo venia per probabili refusi ed errori di lingua che correggerà appena avrò tempo per rivedere questo mio testo estemporaneo.

sabato, maggio 03, 2008

Lettere al “Corriere della Sera” ed al “Giornale”

Versione 1.0

La solita «Informazione Corretta» è in piena agitazione con l'avvicinarsi della data dell'8 maggio e connesse manifestazioni. La faziosità fatta di vuota e reiterata verbosità è sempre la stessa. Hanno aggiunto alla loro congrega le prese di posizioni di Mantovano e Quagliarello, che per quanto mi riguarda possono lucrare i vantaggi del loro scranno parlamentare guadagnato con la più antidemocratica consultazione elettorale del dopoguerra. Non hanno il diritto di parlare a nome dei militanti e degli elettori, anche per la assoluta impossibilità di ogni delega specifica alle loro arbitrarie dichiarazioni. Se vogliono un consiglio di partito, si vadano a leggere l'ultimo libro di Ilan Pappe, disponibile ora anche in traduzione italiana, ed apprenderanno da un ebreo, di certo non antisemita, che nel 1948 si è consumata in Palestina un vero e proprio genocidio, una pulizia etnica. Mantovano di mestiere, quando non fa il deputato, è un pubblico ministero. Vada con i ferri del mestiere, se non ha dimenticato il suo mestiere, e faccia una bella inchiesta sul genocidio del 1948. Candidature ed avvenute nomime in parlamento come quelle di Fiamma Nirenstein sono in senso politico assolutamente inaccettabili.

Data l'urgenza nello sviluppo degli eventi ho ritenuto di mandare a “Il Giornale” e al “Corriere della Sera” la seguente lettera, che mi riservo di sviluppare nell'argomentazione e nella documentazione se si darà il caso.

Antonio Caracciolo
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Allegato:

Mi sono iscritto al "Popolo delle Libertà" ex art. 49 cost, secondo il quale l'iscrizione ad un partito è un diritto del cittadino, non una graziosa concessione di Quagliarello e Mantovano.

Costoro hanno certamente tutto il diritto di lucrare i vantaggi del loro seggio parlamentare, ma non significa che siano i “padroni” dei loro elettori o che li rappresentino in tutto e per tutto.

Pertanto come militante ed elettore del centro-destra sconfesso del tutto sia Mantovano sia Quagliarello. La loro presa di posizione ha carattere personale e non mi impegna per nulla. Al riguardo ho opinione diverse che sono state da me ampiamente argomentate in centinaia di articoli, che i due succitati onorevoli ben si guardano dal leggere, benché siano stati inviati ai loro indirizzi: questa è la loro rappresentanza degli elettori.

Antonio Caracciolo
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Allegato:

Sì alle bandiere che bruciano, s' al corteo del 10 maggio dei centri sociali, proibita solo la bandiera di Israele. La protesta del PdL, nella cronaca di Vera Schiavazzi dal CORRIERE della SERA. Se ci giungerà notizia di altre proteste, da latre forze politiche, le pubblicheremo. Per ora, silenzio assoluto.

TORINO — Tutte le manifestazioni saranno vietate nel giorno dell'inaugurazione della kermesse libraria. Ma chi vuole sostenere la scelta di Israele non demorde, ed è quindi prevedibile che le bandiere bianche e azzurre si vedranno lo stesso: il tam tam dei promotori incoraggia a sventolarle davanti alle biglietterie. Ieri, il prefetto Padoin ha precisato che non è vietata «la bandiera in quanto tale», ma le sue parole, dopo quelle del Questore Berrettoni («Nessuna manifestazione, nessun presidio, ragioni di ordine pubblico»), sono state oggetto di una lettera di protesta di due esponenti del Pdl, Mantovano e Quagliarello al ministro dell'Interno Amato: «Torino è stata al centro di manifestazioni antisemite ed è quindi sacrosanto che si colga l'occasione della Fiera per ribadire il no ad ogni censura verso uno Stato libero. Confidiamo che Amato voglia intervenire per chiarire l'eccesso di zelo di un funzionario». Nessun divieto per ora, alla manifestazione nazionale dei centri sociali e di Free Palestine contro la Fiera prevista per il 10 maggio.

Per inviare al Corriere della Sera e al Giornale la propria opinione, cliccare sulle e-amil sottostanti.

giovedì, maggio 01, 2008

Il discorso inaugurale di Gianfranco Fini alla Camera dei deputati

Versione 1.0

Non ho seguito la diretta del discorso di Gianfranco Fini al suo insediamento come presidente della Camera dei Deputati, terza carica dello stato. Per un politico abile come Fini è abituale esercizio fare un'affermazione e subito limitarla con il suo contrario, salvo poi risolvere l'antitesi sul piano della prassi. Così in tema di laicità e difesa dell'identità cristiana. Riporto un brano tratto da una sintesi di stampa:
Ed un «deferente omaggio » lo rivolge anche a Benedetto XVI, «guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero». A questo punto, l’emozione è già esaurita. Fini si è sciolto. Legge il discorso (cosa rara per lui che ha sempre fatto interventi “a braccio“) con voce ferma. Ed affronta di slancio uno dei passaggi più delicati dell’intervento: quello sulla Chiesa. «La laicità delle istituzioni - spiega - è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare. Ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo della religione cristiana nella difesa della identità culturale della nostra Patria».
Che vuol dire? L'omaggio al papa è irrituale ed avrebbe potuto risparmiarselo, a meno che egli non si sente un ministro dello stato pontificio ovvero non abbia inteso mandare un messaggio all'elettorato cattolico. Ma i non cattolici come devono prenderla? Deve sentirsi minacciati? Adesso per voi arriveranno le purghe e gli aspersori al posto dei manganelli? Per quanto mi rigiarda l'autorità morale del pontefice non è per nulla “indiscussa”. Negli Usa, dove i preti pedofili condannati non sono i "quattro” delinquenti che non dovevano diventare preti – come ha detto monsignori Fisichella in una travagliata trasmissione televisiva con Santoro – ma più di «quattromila» che preti sono tuttora e che sono stati condannati, riducendo al dissesto le finanze delle diocesi americane. Fini incomincia con una bugia.

Ma ciò che inquieta è altro. Cosa vuol dire l’identità cristiana della nostra patria? Che la si imporrà con ogni mezzo anche là dove non esiste? Continueremo con quel processo violento di imposizione della «Fede» che cancellò la preesistente identità religiosa greco-romana, a mio avviso superiore per sensibilità religiosa e sostanza culturale ed identitaria a quella oggi cristiano-cattolica, in pratica anticamera e forma dell'ateismo secolarizzato. Non credo che Gianfranco Fini arrivi a comprendere queste cose. Le sue preoccupazioni sono pragmatiche. Lui ragiona, come già a suo tempo Mussolini, nel modo elementare per cui è saggia regola allearsi con i poteri forti, magari a discapito dei diritti di libertà dei cittadini, che non hanno voce e rappresentanza se non sono capaci di nuocere.

Personalmente, all'età di 18 anni compilai un vero e proprio atto di abiura dal cattolicesimo e dal cristianesimo dopo aver letto Feuerbach. Quella mia abiura di diciottenne vale ancora in età matura. Non ne ho mai però fatto enfasi e ciò non mi ha impedito di avere rapporti civili e cordiali con preti e cattolici dichiarantesi tali, con maggiore o minore superficialità. Mi trovo ora invece costretto a professare la mia identità non-cristiana e soprattutto non-cattolica ogni volta che mi viene surrettiziamente imposta e presupposta un'identità cristiana nella quale sempre meno mi riconosco via via che aumentà l'età ed insieme con l'età le mie conoscenze di un mondo che fu soppianto con la violenza proprio dal cattolicesimo. Già ier sera, al termine di un convegno su Donoso Cortés, ho voluto precisare senza esserne richiesto che io mi colloco “Extra Ecclesiam…”, anche se il mio interlocutore respingeva il motto di san Cipriano che proseguiva “…nulla Salus”. Allarmante, tuttavia, la notizia di qualche giorno fa secondo cui ai musulmani sarebbe stata negata l'edificazione di una loro moschea. Non so quali tempi ci attendono con il nuovo governo, di cui sono stato elettore, e spero che fra i tanti mali che affliggono gli italiani non vi debbano essere compresi anche le nuove guerre di religione o nuove lotte per la libertà di coscienza. Non credo che Gianfranco Fini abbia cognizione di cosa laicità sia, ma forse lo sa ed è cosa di cui nulla gli importa. Ritiene “ovviamente” che non si traduca in voti paragonabili a quelli delle sacrestie.