giovedì, maggio 01, 2008

Il discorso inaugurale di Gianfranco Fini alla Camera dei deputati

Versione 1.0

Non ho seguito la diretta del discorso di Gianfranco Fini al suo insediamento come presidente della Camera dei Deputati, terza carica dello stato. Per un politico abile come Fini è abituale esercizio fare un'affermazione e subito limitarla con il suo contrario, salvo poi risolvere l'antitesi sul piano della prassi. Così in tema di laicità e difesa dell'identità cristiana. Riporto un brano tratto da una sintesi di stampa:
Ed un «deferente omaggio » lo rivolge anche a Benedetto XVI, «guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero». A questo punto, l’emozione è già esaurita. Fini si è sciolto. Legge il discorso (cosa rara per lui che ha sempre fatto interventi “a braccio“) con voce ferma. Ed affronta di slancio uno dei passaggi più delicati dell’intervento: quello sulla Chiesa. «La laicità delle istituzioni - spiega - è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare. Ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo della religione cristiana nella difesa della identità culturale della nostra Patria».
Che vuol dire? L'omaggio al papa è irrituale ed avrebbe potuto risparmiarselo, a meno che egli non si sente un ministro dello stato pontificio ovvero non abbia inteso mandare un messaggio all'elettorato cattolico. Ma i non cattolici come devono prenderla? Deve sentirsi minacciati? Adesso per voi arriveranno le purghe e gli aspersori al posto dei manganelli? Per quanto mi rigiarda l'autorità morale del pontefice non è per nulla “indiscussa”. Negli Usa, dove i preti pedofili condannati non sono i "quattro” delinquenti che non dovevano diventare preti – come ha detto monsignori Fisichella in una travagliata trasmissione televisiva con Santoro – ma più di «quattromila» che preti sono tuttora e che sono stati condannati, riducendo al dissesto le finanze delle diocesi americane. Fini incomincia con una bugia.

Ma ciò che inquieta è altro. Cosa vuol dire l’identità cristiana della nostra patria? Che la si imporrà con ogni mezzo anche là dove non esiste? Continueremo con quel processo violento di imposizione della «Fede» che cancellò la preesistente identità religiosa greco-romana, a mio avviso superiore per sensibilità religiosa e sostanza culturale ed identitaria a quella oggi cristiano-cattolica, in pratica anticamera e forma dell'ateismo secolarizzato. Non credo che Gianfranco Fini arrivi a comprendere queste cose. Le sue preoccupazioni sono pragmatiche. Lui ragiona, come già a suo tempo Mussolini, nel modo elementare per cui è saggia regola allearsi con i poteri forti, magari a discapito dei diritti di libertà dei cittadini, che non hanno voce e rappresentanza se non sono capaci di nuocere.

Personalmente, all'età di 18 anni compilai un vero e proprio atto di abiura dal cattolicesimo e dal cristianesimo dopo aver letto Feuerbach. Quella mia abiura di diciottenne vale ancora in età matura. Non ne ho mai però fatto enfasi e ciò non mi ha impedito di avere rapporti civili e cordiali con preti e cattolici dichiarantesi tali, con maggiore o minore superficialità. Mi trovo ora invece costretto a professare la mia identità non-cristiana e soprattutto non-cattolica ogni volta che mi viene surrettiziamente imposta e presupposta un'identità cristiana nella quale sempre meno mi riconosco via via che aumentà l'età ed insieme con l'età le mie conoscenze di un mondo che fu soppianto con la violenza proprio dal cattolicesimo. Già ier sera, al termine di un convegno su Donoso Cortés, ho voluto precisare senza esserne richiesto che io mi colloco “Extra Ecclesiam…”, anche se il mio interlocutore respingeva il motto di san Cipriano che proseguiva “…nulla Salus”. Allarmante, tuttavia, la notizia di qualche giorno fa secondo cui ai musulmani sarebbe stata negata l'edificazione di una loro moschea. Non so quali tempi ci attendono con il nuovo governo, di cui sono stato elettore, e spero che fra i tanti mali che affliggono gli italiani non vi debbano essere compresi anche le nuove guerre di religione o nuove lotte per la libertà di coscienza. Non credo che Gianfranco Fini abbia cognizione di cosa laicità sia, ma forse lo sa ed è cosa di cui nulla gli importa. Ritiene “ovviamente” che non si traduca in voti paragonabili a quelli delle sacrestie.

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