sabato, giugno 21, 2008

Non mi piace questa Europa

Sono sempre stanto un convinto europeista e mi sono sempre soffermato con una tensione d’animo nello studio della storia su tutti quei momenti in cui un’unità politica del continente europeo sembrava prossima per essere poi frustata per i contrari interessi di qualche potenza dell’epoca, in genera la Gran Bretagna ed ogni gli USA che pensano all’Europa come ad un’appendice del loro Impero, complici ceti politici fantoccio. A sentire poi il ministro Frattini che pensa di estendere questo aborto di Europa anche ad Israele per contrapporla a tutto il mondo arabo e renderla complice della pulizia etnica della Palestina capisco che questa Europa non è l’Europa a cui io ho sempre pensato. Pertanto, il pronunciamento del popolo irlandese è giudicato positivamente e mi regolerò allo stesso modo ogni volta che mi sarà consentito esprimermi. Questa Europa costruita dai nostri burocrati è contro i popoli d’Europa e contro la pace nel mondo.

venerdì, giugno 20, 2008

Provvedimenti del governo: la carta alimentare prepagata

Mantengo l’abitudine di riversare su questo blog le notizie che mi giungono dall’on. Palmieri. Questo è il "Contatto nr. 18/2008:
In carica da soli 33 giorni, il governo continua a mantenere gli impegni presi con l‚elettorato, con una progressione impressionante. Dopo i decreti legge per affrontare l'emergenza rifiuti e per contrastare l'immigrazione clandestina, i provvedimenti per colpire la grande e piccola criminalità, l'abolizione totale dell‚Ici, la detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, la rinegoziazione dei mutui è ora il momento della manovra economica.

Tremonti ha tenuto fede all'impegno di anticipare la manovra economica a prima dell‚estate. Senza togliere un euro dalle tasche dei cittadini, si comincia ad aiutare chi ha più bisogno: carta prepagata per la spesa alimentare e le bollette per gli anziani con la pensione minima; fondo-casa per le giovani coppie; abolizione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro per chi vuol proseguire l‚attività; tagli ai costi del carburante; libri di testo e ricette mediche on line; liberalizzazione dei servizi pubblici locali per ridurre le bollette.

Si tratta di alcune delle misure a maggiore impatto popolare. E ci sono anche misure per lo sviluppo, come la conferma del ritorno al nucleare e la ripresa delle grandi opere, ad iniziare dalla Tav. Spariscono gli adempimenti burocratici introdotti da Prodi e Visco, come il grande fratello sui conti correnti, l‚obbligo delle dimissioni su internet, la responsabilità, se fai dei lavori, di accertare che la ditta che hai chiamato sia in regola con fisco e contributi.

Nel suo saggio „La paura e la speranza‰ Tremonti ha elencato i pericoli che correva l‚Europa di fronte agli eccessi della globalizzazione, alla crisi dei mercati e alle speculazioni della finanza mondiale di come questi rischiassero di scaricarsi sui ceti più deboli, sui poveri, sugli anziani, sulle famiglie e sui giovani. La manovra economica presentata mercoledì dà una prima risposta, anche con misure coraggiose come la cosiddetta "Robin Hood Tax", che colpisce i guadagni eccessivi "di congiuntura" di petrolieri, banche e assicurazioni, per recuperare denaro da destinare a chi ha più bisogno.

Nel nostro www.versoilpopolodellaliberta.it trovi documenti e riflessioni per approfondire questi temi. Una cosa è però certa e indubitabile: il governo Berlusconi è al lavoro per mantenere gli impegni.
Grazie per l'attenzione. Buona fine settimana,

on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL
Mi riservo ogni ulteriore commento. La carta prepagata mi lascia perplesso: per un verso qualcosa di positivo se apporta benefici ad una situazione socialmente in sofferenza, ma per un altro verso mi sembra un’umiliazione per cittadini ormai rubricati nella fascia degli indigenti. L’Italia si avvia ad essere anche formalmente un paese di poveri.

giovedì, giugno 19, 2008

Critica della letteratura sionista: VII. Furio Colombo, “La fine di Israele”

Non ho più dubbi ormai. “Noi” comuni cittadini siamo aggrediti da una vera e propria lobby ebraica che vuole condizionare i nostri pensieri e le nostre posizioni politiche. Ci vuole schierati con Israele in una guerra il più estesa possibile contro tutto il mondo islamico, che viene dipinto a tinte fosche al solo scopo di suscitare la nostra ostilità. Dico subito che per me la minaccia non viene dall’Iran, ma da Israele, a cui dobbiamo un focolaio di guerra che arde da oltre mezzo secolo e che minaccia di estendersi oltre. Ma non voglio partire prevenuto. Con santa pazienza leggerò in modo sequenziale, cioè pagina dopo pagina senza saltare le parti più noiose o fragili del libro, i testi che sostengono le posizioni da me individuate. Può anche darsi che mi ricreda del tutto, ma nessuno di noi può rinunciare ai giudizi del momento. Perché questi non diventino “pregiudizi” non bisogna stancarsi nell’esaminare tutti gli aspetti di una questione, o almeno acquisire una quantità sufficiente di dati per la formazione del giudizio. Poiché mi piace giocare a carte scoperte dico anche che la mia solidarietà va agli arabi, perché li considero parte più debole e parte aggredita. Il Medio Oriente si inserisce a mio avviso in un’ampia strategia imperiale degli USA. Lo Stato di Israele non è al tempo stesso parte, strumento e causa di questa politica imperiale.


VII.
Furio Colombo
La fine di Israele
(Il Saggiatore, Pamphlet, 2007, pp. 127)

Il mio proposito è di confrontarmi criticamente con i libri di attualità, usciti durante l’anno o comunque recenti, che trovo in libreria e di cui si parla, facendone spesso ampia pubblicità sui mass media. Sono così giunto al 7° della serie. Sarà uniformato il “format” secondo un unico modello. Appropriati link uniranno il tutto in un più ampio contesto che è per un verso di studio e ricerca sul “sionismo” e per altro verso di critica. Di norma, la conoscenza deve precedere la critica. Nel mio progetto non è incluso lo studio e la critica dei classici del sionismo. È solo con fastidio e riluttanza che mi avvicino a questi temi. Non avrei voluto occuparmene. Tuttavia, in senso di responsabilità che avverto come cittadino e come studioso non mi consente di ignorare uno degli aspetti più tragici della nostra epoca. Noto molta disinformazione, mistificazione e strumentalizzazione mentre sembra essere imminente una nuova disatrosa guerra contro l'unico paese ancora non soggetto all’Impero nello scacchiere mediorientale. Mi riferisco all’Iran intorno al quale le bugie per guadagnarci all’idea di una guerra sanguinosa contro un paese popoloso di 70 milioni di abitanti sembrano proprie di un fiction holliwodiana, ma è invece amara realtà. Mi occupo in questa sezione del pamplet di Furio Colombo. Direi non un “libro” come può essere il “Leviatano” di Hobbes, ma uno dei soliti articoli del giornalista Furio Colombo. Ciò che muta è l’ampiezza del testo e la sua pubblicazione distinta dai giornali in cui normalmente Furio Colombo scrive i suoi articoli ed i suoi editoriali.

Sommario: 1. Fin dalla prima riga! che razza di inizio! – 2.

1. Fin dalla prima riga! che razza di inizio! – Procederò nella lettura in modo sequenziale, riga dopo riga, pagina dopo pagina, con tutte quelle pause che si rendono necessarie per le mie normali incombenze ed anche per la lettura contemporanea che sto facendo di numerosi altri altri libri, alcuni dei quali comprati da mesi ed ancora solo appena sfogliati. Quello di Furio Colombo – per fortuna – non è l’unico libro. Avremmo preferito non dovercene occupare. Mi ero appena seduto sul divano, accanto al balcone, per iniziare la lettura, ma cosa ti trovo in esordio? Una citazione di apertura che è la seguente:
Ad Auschwitz non è morto l’ebraismo.
Ad Auschwitz è morta l’Europa
assieme ai valori che hanno fatto la sua grandezza.
Vittorio Dan Segre,
La sinistra e Israele

Curiosamente mi sento di poter sottoscrivere interamente il testo con cui Furio Colombo prende avvio per il suo discorso che seguiremo passo passo. Ma in un senso letteralmente opposto a quello probabilmente inteso sia da Dan Segre che da Furio Colombo che pensa di iniziare il suo pamphlet con una così brillante citazione. Ad Auschwitz non è morto l’ebraismo. Ed alludo qui al cosidetto “negazionism0”. Non credo alla bufala dell’«Olocausto»: naturalmente, i morti e le vittime restano tali! Altra cosa è l’«industria» e la «strumentalizzazione». Ma l’argomento ha bisogno di ampi approfondimenti e svolgimenti per i quali rinvio ad Jürgen Graf e a Carlo Mattogno. È invece vero che ad Auschwitz è morta l’Europa. Uccisa da chi? Dall’ebraismo e dai vincitori del 1945 che con il Tribunale di Norimberga hanno inteso gettare sulla sulla Germania la colpa di crimini che loro stessi prima, durante e dopo il 1945 hanno commesso in misura più ampia e più grave. Per fare soltanto dei nomi evocativi basta ricordare la sorte degli indiani d’America, la tratta dei negri, il primo campo di concentramento ad opera degli inglesi in Sudafrica, la bomba di Hiroshima e Nagasaki, gli stupri di Okinawa e di tutti i luoghi che ospitano basi americane, la Nakba e la pulizia etnica della Palestina, gli infiniti crimini americani in America Latina, in Indonesia, nelle Filippine, in Iraq, in ogni parte del mondo, dove i crimini “noti” sono soltanto la punta di iceberg dei crimini “ignoti”. Quanto poi al «cosiddetto Olocausto» al di là della controversia puramente storica, faccenda degli addetti ai lavori, ognuno in Europa può sperimentare sulla sua pelle quale sia l’effetto sulla sua libertà di pensiero. Io posso ammettere che vi sia controversia storica sul numero dei morti di Auschwitz. Che siano sei milioni nessuno sembra più voglia seriamente sostenerlo. Che poi all’indubbia discriminazione e persecuzione di ebrei, zingari, omosessuali, disadattati, oppositori politici di ogni genere sia seguita in senso proprio anche la volontà di “sterminio” mediante “camere a gas” è cosa su cui io posso sospendere il giudizio in attesa di prove certe o in attesa di un mio personale ed informato convicimento, ma che delle semplici tesi avverse ad una verità di stato chiaramente interessata e volta a conseguire vantaggi politici ed economici di parti in causa siano punite con il carcere è un fatto che contrasta contro i principi elementari di quella libertà di pensiero e di ricerca su cui l’Europa ha inteso edificare la sua civiltà. Pare che in Germania siano ogni anno circa 17 mila le persone incriminate per reati di opinione. Davvero l’Europa è morta e sappiamo per opera di chi.

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(segue)


sabato, giugno 14, 2008

Le nuove scempiaggini di Marcello Pera

Versione 1.0

Mi dispiace usare parole come scempiaggini, sciocchezze, corbellerie e simili ogni volta che mi tocca commentare esternazioni di Marcello Pera, che per fortuna non riveste più la carica istituzionale di presidente del Senato. Mi dispiace non perché il personaggio non meriti simili attribuzioni, ma perché i termini non sono granché scientifici, mentre io vorrei mantenermi sul piano del distacco scientifico e della oggettività del giudizio. Cerco anche di evitare la polemica in sè ed ogni reazione umorale. Con Pera però la cosa non mi riesce. La sua fissazione su un Europa bigotta e cristiana produce in me la sensazione di essere o io o lui un marziano. Ogni volta che capito mi professo pagano-precristiano. Non ho un giudizio storico positivo su ciò che il cristianesimo ha significato per l’Europa, che propriamente secondo Alvaro d’Ors nasce come un prodotto della Riforma e quindi dell’idea di Laicità, di separatezza fra chiesa e stato, di tolleranza, di indifferenza dello stato in materia di religione. Per il tradizionalismo spagnolo proprio per questo l’Europa è da rigettare. Europa e cristianesimo sono inconciliabili, ma l’Europa resta ciò che non ha da essere. Dubito tuttavia che la motivazione irlandese abbia motivazioni religiose.

Quando sento un Frattini ed il suo modo di intendere l’Europa, allora divento anche io un irlandese, ma non un cristiano alla Pera. Un Frattini che pensa di aumentare l’inconsistenza politica dell’Europa includendovi Israele per portare in modo irreversibile tutta l’Europa contro tutto l’Islam. Di un Frattini che mena come suo vanto l’aver fatto includere Hamas nella lista dei cattivi, di un Frattini che rimprovera i giornalisti quando usano l’espressione “resistenza irachena”: si deve rigorosamente dire “terrorismo”. Ma a tanto servilismo non è disposto neppure il governo fantoccio insediato dalle armi americane. Il nuovo governo iracheno, quello “buono”, non ne vuole proprio sapere di concedere ai soldati americani il diritto allo stupro delle giovani musulmane, secondo il modello Okinawa. Il nuovo governo iracheno, non cupido di servilismo, come tutti i governi italiani che si sono succeduti da dopoguerra ad oggi, non intende concedere l’immunità giurisidizionale ai soldati imperiali con licenza di fare ciò che vogliono nelle terre occupate. Ciò che manca all’Europa è un’identità politica che difficilmente potrà avere nel ruolo di lustrascarpe di un Bush e di succube della Isral lobby delle due sponde. Per giunta, il supermercato europeo non produce neppure benessere per i suoi soci. Si verifica implacabile la profezia di un mio vecchio professore: non fatevi illusione. I poveri diventareranno più poveri ed i ricchi più ricchi. In conclusione, l’Europa significa un’esportazione della Casta ed un crescente deficit di democrazia e di benessere. Per pensare ad un'idea di Europa possibile e seria occorre andare con la mente a quei momenti storici in cui l’Europa si stava producendo sul piano politico militare, per lo meno da Napoleone ad Hitler. Di quest’ultimo Calamandrei diceva che voleva fare l’Europa con la spada del diavolo, mentre invece occorre farla con la spada di Dio. Ma la spada di Dio – stando a Pera – serve a portare l’Europa sotto lo scettro di Benedetto XVI, successore testamentario di Costantino e vicario insindacabile di Dio. Di Mussolini si ricorda come suo maggior crimine l’emanazione leggi razziali, ma gli si risparmiano i patti lateranensi, per i quali fu insignito perfino del titolo di «uomo della Provvidenza». Il senso della contraddizione non fa parte della sensibilità degli odierni ideologi di regime.

(segue)

venerdì, giugno 06, 2008

Gli auspici di Magna Carta

Versione 1.0

Ho ricevuto una pubblicità libraria di qualcosa edito sotto gli “auspici” di “Magna Carta”, alias Quagliarello o Pera, miei camerati in alto loco. Non credo che leggerò il libro pubblicizzato. Non per una deliberata scelta di ignoranza quando si decide di non voler leggere qualcosa, ma perché sul qualcosa in questione penso di saperne abbastanza e di non dover apprendere nulla di nuovo. Può darsi che mi sbagli e sarò sempre pronto a fare ammenda. Inoltre mi insospettiscono molto gli “auspici". Sono due storie così diverse, quelle di Magna Carta e quella di Lotta Continua, che non proprio nulla in comune. L’interesse di Magna Carta non ha assolutamente nulla di “scientifico”. La scienza è sempre utile e rispettabile. L’interesse di Magna Carta è la diffamazione pura e semplice di un’esperienza che non li riguarda e che non sono neppure capaci di comprendere. Non voglio qui farla lunga. Mi limito ad alcune battute dicendo che se un’epoca di illusione pur generose è finita in tragedia per ragioni che può ricostruire ognuno che abbia vissuto quella stagione, l’epoca che è seguita può caratterizzarsi per la stagione d’oro dei ladri di regime, la Casta. Si potrebbe anche dire: da che pulpito viene la predica. Ed è propria questa la tristezza. Se quelli di prima non sono stati buoni ed avevano certamente le loro pecche, che nessuno vuole disconoscere, non è che quelli che son venuti dopo e stanno tuttora in sella siano migliori. Probabilmente sul piano morale è più grave l’assassinio al furto, ma è anche vero che il furto delle risorse pubbliche – ed ognuno sa di cosa si tratta – produce anche una morte fisica e civile in molti altri, su cui nessuno ministero aprirà un’indagine per cercare i responsabili.