domenica, dicembre 13, 2009

Solidarietà con polpetta avvelenata: commenti e analisi sulle dichiarazioni fatte.



Mi giunge, in questi minuti, la notizia di un’aggressione a Silvio Berlusconi, a Milano. Ma insieme con la notizia dell’aggressione, mi giungono altresì un certo numero di dichiarazioni di solidarietà. Dichiarazioni che avrei preferito non sentire e che, francamente, mi sembrano più gravi della stessa aggressione. Anzi, esse stesse potrebbero essere istigatrici di nuove aggressioni. L’uomo Berlusconi mi ricorda, per alcuni aspetti, Aldo Moro. Era quanto mai facile avvicinarlo e, quindi, un qualsiasi malintenzionato poteva avere facile gioco nei suoi confronti. Ricordo, per contrasto, il famoso giorno – se non erro – del 2 dicembre. Quando fu organizzata la grande giornata di Forza Italia o Popolo della Libertà, con appuntamento nazionale a San Giovanni in Laterano: la storica piazza di tutte le maggiori manifestazioni che si tengono in Roma, capace di contenere ogni folla possibile, prendendo la piazza stessa e la sua prosecuzione in via Carlo Felice. Ebbene, tra la folla – per forza di cose – dovevano mescolarsi anche i maggiori politici nazionali, dovendo marciare gomito a gomito con comuni cittadini. Essi però erano ben attorniati da guardie del corpo ed era praticamente impossibile avvicinarsi per salutarli o stringere loro la mano, o perfino chiedere un autografo, per chi ha di questi hobbies.

Diverso il modo di offrirsi al pubblico da parte di Berlusconi: come un agnello. Non è la prima volta che viene aggredito da qualche scalmanato che sempre può trovarsi in mezzo a milioni di persone. Credo che Berlusconi si esponga consapevolmente a questi rischi. Non ricordiamo, noi, la figura del Papa dentro una cabina di vetro blindata? Ma ha senso questo essere con il popolo che si dice di rappresentare? Certi rischi, mi appaiono inevitabili. Ciò che, però, mi ha subito colpito, è il tenore di alcune delle solidarietà. Per riassumere: “Ti dò la mia solidarietà, ma quel che ti succede te lo sei meritato... “. Altre dichiarazioni, poi, trasudano sfacciata ipocrisia. Io trovo che chi non si sente di condannare, con sincerità, ogni forma di violenza e di essere, senza riserve, solidale con la vittima, farebbe meglio a tacere ed a risparmiarci lo spettacolo penoso della sua doppiezza, la sua “polpetta avvelenata”.

La violenza mediatica, il razzismo implicito, la menzogna, l’inganno, la manipolazione… sono gli ordinari e quotidiani ingredienti della nostra scena politica. Per Berlusconi, al di là di singole questioni politiche, io penso sempre allo schema teorico dell’Uno, del Molti e del Popolo. L’Uno è la figura del Capo, della guida e del leader capace di decidere e risolvere i nostri problemi a cui tutti pensiamo quando siamo nei nostri guai privati (lavoro, casa, carovita, ingiustizie...). I Molti, sono le oligarchie, gli ottimati, i nobili, le ristrette fasce che si trovano in posizioni di privilegio, spesso a scapito e sulle spalle del Popolo: vale a dire, tutti noi poveri disgraziati che sentiamo di non aver nessun potere, anche se ci dicono che siamo il Popolo sovrano, ma un sovrano che, in pratica, non conta nulla e che viene portato ‘pro forma’ a votare, per non decidere mai nulla. Se non dobbiamo farci illusioni, se non ce la sentiamo di credere ancora a Babbo Natale, è facile, però, fare quattro conti: meglio essere comandati da Uno solo, piuttosto che oppressi da una moltitudine. A sua volta, l’Uno dovrebbe comprendere che la sua forza è il Popolo, non i Molti che vorrebbero “fargli le scarpe”. Staremo, comunque, a vedere come evolve il dramma.

Rincorrendo le notizie in tempo reale, leggo:
«…Secondo fonti investigative, l'uomo sarebbe in cura da 10 anni, per problemi mentali al Policlinico di Milano».
E penso, rapportando il tutto ai miei problemi, al “dente che mi duole” e che fa il paio con quello rotto a Berlusconi. I “matti” veri, cioè – le persone infelici che hanno bisogno di essere curate, ma anche custodite – se possono rappresentare un pericolo per il prossimo ignaro, da anni, ormai, sono in libera circolazione, per le nostre strade e credo che tutti ne abbiamo incontrato qualcuno che, magari, non ci ha aggredito fisicamente, ma ci ha offesi e insultati. I “savi”, la cui gravissima colpa è di dire quel che pensano, senza nessuna forma di violenza per nessuno, e lo dicono senza ipocrisia e infingimenti, ebbene, questi ultimi vengono messi in galera. Nella sola Germania sono almeno 15.000 ogni anno. In Austria, il caso più noto è quello dello storico Irving, ma per un notorio Irving, ce ne sono migliaia e migliaia che sono del tutto sconosciuti e ignoti ai più che non sanno quanto di marcio vi sia nel regno di Danimarca di shakespeariana memoria.

E leggo ancora, dove si tira fuori, faziosamente, l’immagine del “pifferaio”, già usata per Hitler:
“E poi l'attacco di Bersani al premier: «Non abbiamo niente da guadagnare da un modello di democrazia populista dove c'è un miliardario che suona il piffero e tutti i poveracci che gli vanno dietro». Appunto! Il popolo è fatto di “poveracci”.
Ma questi poveracci sanno che molti politici, senza né arte né parte, erano non meno “poveracci” (con le “pezze…”) ed hanno fatto fortuna proprio con la politica che, per loro, è stata una “manna”, un “affare”. Insomma, la loro sistemazione! Tuttora, la politica – per gran parte dei politici di professione – è un modo per arricchirsi e per fare fortuna, per sé e per i propri familiari. Ecco, allora, che tanto vale la pena fidarsi di Berlusconi che ha del suo e non ha bisogno di uno lauto stipendio da parlamentare, con pensione vitalizia, in alcuni casi, concessa per un solo giorno di seduta. Cosa significhi “populismo”, lo si capisce chiaramente dal brano citato. Costoro hanno paura del popolo, non vogliono il popolo. Le istituzioni? Ma quali istituzioni? Qui è tutto da rifare. E chi può rifare tutto se non ‘Uno’, fuori dal solito giro?

Quanto mai triste e deprimente la notizia di gruppi Facebook che si dividono fra fan di Tartaglia ed altri in solidarietà a Berlusconi. Pur essendo anche io un utente di Facebook, non ho nessuna simpatia per questo network e ne faccio raro uso. Credo che non favorisca l’assunzione di responsabilità, sempre necessaria quando si scrive. Naturalmente, non intendo dire che uno non debba poter esprimere liberamente il suo pensiero, ma è altra cosa inneggiare alla violenza fisica contro persone determinate. Al di là del fatto in sé, temo per la Rete che vorrei libera ed al riparo da interventi censori. Temo l’azione di gruppi deliberatamente provocatori. Credo però che i maggiori responsabili del clima di “odio” siano i main stream, i grandi quotidiani, le reti televisive che incitano il grande pubblico e fanno poi fare il lavoro sporco a giovani immaturi o a persone politicamente sprovvedute, alle quali hanno in pratica armato la mano. I gruppo che nascono spontaneamente nella rete e non sono insufflati dai main stream non superano in diffusione le poche centinaia di unità e non hanno impatto devastante: si neutralizzano all’interno della rete stessa. Anche questi deplorevoli aspetti sono pericoli che incombono sulla nostra democrazia.

Se fin qui può essere apparso che la mia critica penda da una parte, aggiorno dicendo che non mi sento affatto più tranquillo nel vedere al solito demenziale talk show come gli “amici” di Berlusconi pensino di poter trarre profitto dall’evento per un nuovo giro di vite alle nostre libertà, già gravemente compromesse. Gli arbitri a cui abbiamo già assistito non ci fanno presagire nulla di buono. Davvero, mi sembra che il regime diventi sempre più regime e mi chiedo quali possono essere le nostre difese, se ve ne siano ancora di possibili, se dobbiamo ridurci alla clandestinità solo per poterci scambiare liberamente le nostre vedute sulla situazione politica del nostro paese e sulla sulla situazione internazionale.

sabato, dicembre 05, 2009

Quale «libertà di espressione»? Riflessioni in margine alla manifestazione anti-Berlusconi.

Sto seguendo sulle agenzie con grande scetticismo la manifestazione odierna contro Berlusconi. indetta in nome – pare – della libertà d’informazione. Ma non perché la libertà di espressione e di pensiero sia a me meno cara che a loro. Tutt’altro! Credo, invece, che la libertà di espressione non abbia nulla a che fare con la “libertà” dei grandi mezzi di comunicazione: quella, in particolare, di tentare quotidianamente di farci credere quello loro stessi vorrebbero che noi cittadini si debba assolutamente e remissivamente credere. Pretendono di essere loro la “pubblica opinione” e di poter fare o disfare i governi a loro piacimento. Non sono neppure un difensore aprioristico di ogni governo in carica. Ritengo che il nostro sia un vero e proprio regime bipartisan, dove un elettore ha poco da scegliere.

Di certo vi è in questa manifestazione una grande confusione dove le vittime maggiori sono gli sprovveduti in buona fede. Se è davvero spontanea, vi è chi tenta di cavalcarla. La manipolazione è il dato saliente della fase attuale. Contro Berlusconi, caduto in disgrazia a Washington, è stato, prima, tirato in ballo lo “scandalo” delle escort; ora, lo si vuole mafioso. Non credo a tutto questo ed è altro il mio giudizio politico. Vedremo quale seguito odierno avrà la manifestazione antiberlusconiana, una manifestazione “ad personam”, cioè contro una singola persona, benché potente, che si tenta di demonizzare e criminalizzare in ogni modo. Non mancheranno a Berlusconi i mezzi per promuovere una contromanifestazione in suo favore.

Non sono soddisfatto del governo attuale, di ogni suo componente, di ogni politica che viene perseguita. È però ingenuo aspettarsi nella disgregazione in atto della società politica e civile, italiana ed europea, linee di tendenza chiare ed univoche. Ognuno di noi dovrebbe essere capace di guardare all’insieme e di trascurare i dettagli, di vedere tutto il bosco anziché il singolo albero. Solo così credo che un cittadino, non legato a lobbies e corporazioni, ma autentica espressione del popolo italiano nella sua interezza, possa districarsi in una situazione che deliberatamente viene resa sempre più ingarbugliata proprio da quei grandi quotidiani che rivendicano per sé la libertà di manipolazione e diffamazione, spacciata per “libertà di stampa”, di “espressione”, di “informazione” e simili baggianate, di cui per la verità non so valutare il numero di vittime in buona fede.

Ritengo che il consenso che si è creato intorno alla figura di Berlusconi difficilmente possa sopravvivergli. Non vedo proprio una direzione di Fini o di altri. Sono in molti a pensare al dopo Berlusconi, ritenendo per allora di aver recuperato piena libertà di movimento e di iniziativa politica. Considerando le attuali leggi elettorali e non poche altre leggi liberticide, prevedo che vi saranno – come già si vede – non pochi fermenti all’interno della società civile. Mi auguro con tutto il cuore che non insorgano fenomeni di violenza politica, ma il popolo italiano se vuole salvarsi non può più affidarsi ad occhi chiusi all’attuale ceto politico. Leggo che la manifestazione antiberlusconiana che si sta ancora svolgendo, mentre scrivo, ha adottato l’insegna delle rivoluzioni “colorate” dell’ex blocco sovietico: il segnale non poteva essere più inquietante. Le ambiguità richiedono tempi fisiologici per sciogliersi. È da chiedersi però se il paese possa permettersi tutto questo e quali saranno i costi per una ripresa politica e morale al tempo stesso.

Essendo la manifestazione in corso decisamente una manifestazione “contro” una singola persona, logica vuole che debba a breve seguire una contromanifestazione a favore di quella stessa persona oppure produca un consenso ancora maggiore intorno a Berlusconi. Non una manifestazione del PdL, dove sono presenti parecchi leader che aspirano alla successione del Capo, ma una manifestazione indetta dal Capo che chiama a raccolta i suoi sostenitori, che stando ai suoi sondaggi sarebbero sopra la soglia del 60 per cento. Non credo che la manifestazione di San Giovanni nasca tutta dalla Rete. Credo invece che vi siano gli stessi registi che hanno operato in altre situazioni, ad esempio le rivoluzioni “colorate”. La Rete nella sua frammentarietà non è capace di una simile organizzazione. Gli striscioni, i cartelli, i costi materiali e quanto altro da chi sono stati forniti? Non da Facebook!

A Roma di manifestazioni ne ho viste tante, di ogni genere e di ogni colore. Quella odierna volta a chiedere le dimissioni di Berlusconi mi sembra debole nelle sue motivazioni più che nel numero dei partecipanti. Anzi direi che con motivazioni deboli una manifestazione è tanto più debole quanto più alto è il numero dei manifestanti: un rapporto inversamente proporzionale che però ben descrive lo smarrimento e la mancanza di prospettive. Dimissioni chieste da chi ed in nome di chi? E quali le prospettive? Chi dovrebbe succedere a Berlusconi? Fini? Di Pietro? Franceschini? La Bindi? Sono loro i salvatori che aspettiamo? Chi sarà il Messia? Non ho nessuna preconcetta ostilità contro i manifestanti, ma non vedo decisamente la loro proposta politica, l’alternativa. I temi dei loro slogans mi sembrano copiati dai giornali. Penso invece che un Berlusconi, liberato dai suoi colonnelli, possa essere ancora l’alternativa. Occorre però una politica ancora più forte e pronunciata da parte sua. Vale il teorema di Machiavelli dell’Uno, dei Molti e del Popolo. Per il Popolo è meglio essere comandato da Uno piuttosto che essere oppresso da molti. Lo chiamano “populismo”. Sarà…

venerdì, novembre 06, 2009

Teodoro Klitsche de la Grange: «Tutta colpa di Teodosio?»

Homepage
Precedente - Successivo

TUTTA COLPA DI TEODOSIO?

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle aule scolastiche pone dei problemi i quali, più che giuridici, vanno alla profondità del politico.

Per esempio quando la Corte afferma la propria concezione della libertà negativa, la quale, secondo il Giudice “non è limitata all’assenza di servizi religiosi o d’insegnamento religioso. Si estende alle pratiche o ai simboli esprimenti, in particolare o in generale, una credenza, religiosa od atea”. Fino ad oggi, la concezione generale (e prevalente) è che per la tutela della “libertà negativa” fosse sufficiente l’astensione dello Stato (e anche di altri soggetti) da ogni intromissione (nel senso di lesione, diminuzione, conculcamento) nella sfera della libertà personale (e soggettiva), la cosiddetta “sfera giuridica” del cittadino, la cui libertà e proprietà è tutelata dagli ordinamenti nazionali e (anche) da trattati internazionali.

Un esempio di violazione di tale concezione tradizionale della libertà (e degli attentati alla medesima) ce la offre Teodosio, il quale, dopo aver emanato l’editto di Tessalonica (sul cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero) e visto che non era tanto rispettato, decise, qualche anno dopo, di sanzionarlo con delle robuste pene. Per cui colpì l’esternazione del culto pagano con sanzioni niente male: dalla pena di morte in giù, fino a multe pesantissime (quindici libbre d’oro). Con che cominciava l’imposizione del cristianesimo attraverso la compressione della libertà negativa (in particolare di culto) dei pagani. E da Teodosio in poi è stato in grande prevalenza ritenuto che, per aversi attentato alla libertà “negativa” occorresse – quanto meno – una interferenza nella “sfera giuridica” del destinatario. Cioè un comando, accompagnato da una sanzione tesa a farlo osservare, incidente nella suddetta sfera: se non con pene alla Teodosio, almeno con multe, sequestri, confische (che Teodosio, ai tempi del quale non era stato istituito il CSM né la particolare responsabilità dei giudici, aggravava per i giudici negligenti a far osservare la volontà imperiale).

Questa era la concezione, tra gli altri, di Isaiah Berlin per cui la libertà negativa della persona umana è la non interferenza dall’esterno, o libertà dalla costrizione altrui.

Per argomentare la di essa concezione innovativa rispetto alla tradizionale, la Corte ha dovuto arrampicarsi sugli specchi: perché appendere un crocifisso in un ufficio pubblico (non privato) non intacca la sfera personale (“privata”) né sanziona in alcun modo, il mancato ossequio – o l’aperta contestazione – del simbolo esibito. E per ciò ha scelto quello, particolarmente levigato (e contestabile) della psicologia; onde il crocifisso “può essere emotivamente perturbante per alunni d’altre religioni o che non professino alcuna religione…”.

Poi la Corte rafforza la propria argomentazione allegando la neutralità dello Stato: “lo Stato è obbligato alla neutralità confessionale dell’educazione pubblica… la Corte non vede come l’esposizione… d’un simbolo che è ragionevole associare al cattolicesimo (perché? Cristo non è morto e risorto per tutti gli uomini, anche protestanti e ortodossi?) potrebbe servire al pluralismo educativo, essenziale alla preservazione di una “società democratica” come concepita dalla Convenzione”.

Tuttavia alla concezione tradizionale (della libertà come assenza d’ingerenza) non si sottrae neanche la Convenzione europea; la quale all’art. 9 dispone “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo e la libertà di manifestare la propria religione o credo individualmente o collettivamente, sia in pubblico che in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.

La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di quelle sole restrizioni…” e all’art. 2 del protocollo addizionale n. 1 “Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”; ma anche se è chiaro che, stante la norma, non si potrebbe imporre un’ora di catechismo a uno studente musulmano o buddista, non si comprende come l’esposizione di un simbolo possa essere considerato lesivo della libertà negativa (che per essere violata richiede una costrizione o un’ingerenza).

Anche perché nel caso, trattandosi di spazio “pubblico”, si è esteso a questo il carattere (e il limite) di difesa della sfera privata, connaturale alla libertà negativa, con ciò mutandone il connotato peculiare: dalla difesa di ciò che è mio alla determinazione di ciò che non è mio, ma di tutti (pubblico). E relativamente al quale è più che dubbio – anzi secondo il diritto italiano vigente, escluso – che possa parlarsi di diritto soggettivo, ma a tutto concedere, d’interesse legittimo (se non di interesse semplice).

V’è un’altra questione che pone la Corte, strettamente connessa alla prima. Ripetutamente la Corte afferma che tali “restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio della funzione pubblica… questo diritto negativo merita una protezione particolare se è lo Stato che esprime una fede… Il dovere di neutralità e imparzialità dello Stato è incompatibile con un qualsivoglia potere di apprezzamento da parte di questo relativamente alla legittimità delle convinzioni religiose o delle modalità d’espressione di quelle”… Per la Corte, queste considerazioni portano all’obbligazione, per lo Stato, d’astenersi dall’imporre, anche indirettamente, delle fedi, nei luoghi ove le persone dipendono da esso, o nei posti dove sono particolarmente vulnerabili.

Anche queste affermazioni destano perplessità; se infatti le neutralità dello Stato non è riconducibile né ad un’ingerenza della sfera privata, né al diniego di una prestazione dovuta a tutti (come quella all’istruzione, prevista dall’art. 2 del protocollo addizionale alla convenzione), ma all’esposizione di un simbolo il concetto di “neutralità interna”, analizzato con precise distinzioni da Schmitt, ne assume altre, impreviste ed imprevedibili. Se infatti è configurabile nella norma dell’art. 2 del protocollo una forma di “neutralità nel senso di parità, cioè di identica ammissione di tutti i gruppi… al godimento dei vantaggi o della altre prestazioni statali”, onde potrebbe essere legittima la pretesa di studenti islamici, ortodossi ed ebrei all’insegnamento, nell’ora apposita, della dottrina religiosa di appartenenza; non appare esserlo la pretesa di togliere i simboli delle credenze o appartenenze degli altri. Simboli che, nell’ordinamento politico, hanno una notevole importanza: ad esempio la bandiera, la cui forma e colori è prescritta dall’art. 12 della Costituzione italiana vigente e ricorda l’unità italiana raggiunta nel Risorgimento. E che i nostalgici del Regno delle due Sicilie o dello Stato pontificio non considerano un progresso: senza perciò che né la Repubblica abbia il diritto a perseguitarne le convinzioni né che i medesimi abbiano quello ad una bandiera “neutrale”.

Più in generale se come scriveva Smend, lo Stato è “una realtà soltanto in quanto realizzazione di senso” (nella quale la simbolizzazione ha un rilevante ruolo d’integrazione, come “rappresentazione particolarmente efficace ed elastica di un contenuto di valore”), l’identificazione dei cittadini in un insieme di valori (e di voleri) è uno dei momenti essenziali dell’integrazione (cioè nella “produzione dinamica”) dell’unità politica. Togliere dallo spazio pubblico quei simboli – quanto meno – di valori integranti, significa indebolire l’unità politica la quale non è (se non in parte) esprimibile in termini giuridici e statici (come il patriottismo costituzionale ridotto al feticismo documentale della costituzione scritta), ma è un processo di costruzione dinamica e politicamente concreta; quello che Renan, riferendosi alla nazione, chiamava “il plebiscito di tutti i giorni”.

Ma se bandiamo i simboli identitari della civiltà che è il prius (e il genus) di quella attuale, e alla quale dobbiamo proprio la separazione tra temporale e spirituale (“rendete a Dio ciò che è di Dio, a Cesare ciò che è di Cesare”), il risultato è l’indebolimento e la dissoluzione degli Stati in altrettanti condomini abitati da apolidi/agnostici, indifferenti a qualsiasi stimolo che non quello dell’interesse personale. Il che è molto peggio di quello che appare da questa sentenza che, in se, apparentemente, è un progresso nella scristianizzazione, mentre è gravida di altre, più estese, conseguenze.

Teodoro Klitsche de la Grange

venerdì, giugno 19, 2009

Caro Silvio, cosa fai? Ascolta, se puoi!

Da molto tempo trascuro questo, che in ordine di tempo è il 1° dei miei 29 blogs via via creato. È piuttosto impegnativo distruibuirsi fra 20 blogs tematici, di cui ogni tratta cose abbastanza diverse o molto diverse dagli altri. Tuttavia, per questo mio blog l’interesse non è mai venuto meno, ché altrimento lo avrei cancellato. Mi propongo invece di ristrutturalo radicalmente, facendo teso delle mie maggiori abilità informatico.

Torno quindi, adesso, rapidamente su quello che è l’oggetto proprio di questo blog destinato al dibattito fra la militanza prima di Forza Italia e ora del PdL. Gli organi di partito sviluppano certamente una loro attività in rete, ma una comunicazione di tipo verticale, non orizzontale nè interattivo. Ho così di recente aderito in Facebook “Forza, Silvio”. Ma ti mandano delle veline! Dei dispacci! Fai questo, fai quello! Se appena uno si mette in mette di scrivere a quelli che mandano i dispacci, la cosa funzione: è solo un’erogazione di ordini ai destinatari, quelli che ricevono non hanno la minima possibilità di rispondere a quelli che spediscono. Un vero e proprio esercito di ascari! Questa è la considerazione che la dirigenza prima di FI, ora del PdL hanno del loro elettorato e soprattutto dei loro militanti, che sono più cari ai dirigenti quanto più battono le mani a comando senza poter mai fare la domande.

Ciò premesso, che è una lamentala inascaltata della base vera, non quella fatta di clientes, torno a quello che è l’oggetto di questo post. Sto leggendo un libro di 1200 pagine dove sto apprendendo molte cose. Non dico il libro perché non vorrei che mi scambiassero per qualche venditore di libri. Ma fra le cose che apprendo e della cui verità non dubito, leggo a proposito di Afghanistan e non che, ad esempio: «...Le truppe britanniche si erano macchiate di crimini di guerra…» (p. 888). Il contesto è quello attuale dell’Afghanistan!

E allora:

O Silvio, per dio, che ti salta in mente di promettere a Obama che manderai altri 600 militari italiani in Afghanistan? Cosa pensa di fare in questo modo? Di riuscire a vendere più bottiglie di vino in America, come ti sei lasciato scappare di dire a proposito del macello iracheno!

Ti sono un tue fedele elettori e mi riescono perfino simpatiche le tue innumerevoli gaffes, come quella dell’«abbonzatura» di Obama. O che: forse pensi di farti perdonare quella “carineria” mandato non tanto al macello 600 militari italiani, quanto alla vergogna! Mi auguro di cuore che non succeda loro niente. Uno di questi sarà probabilmente addirittura un mio studente! Figurati se non mi sta a cuore la loro vita e il loro bene. Di certo però, leggendo quel che apprendo nel non citato libro e altrove, i nostri soldati perdono in dignità per il solo fatto di essere mandati in Afghanistan, come non hanno bella figura per il solo fatto di essere stati mandati in Iraq.

Se mi chiamassi Noemi sono certo che non solo leggeresti questa mia bottiglia nel ciberspazio, ma subito riceverei una tua telefonata. Ahimé non ho le virtù di Noemi ma sottolineo fermamente che per nessuna ragione di questo mondo scambierei la mia persona con costei che ci ha già fatto sapere che papy Silvio la potrà certamente mettere in parlamento e lei ha perfino già pronto il suo programma, un programma semplice semplice, che tutti possono capire: aboliamo le tasse o qualcosa di simile.

Che Dio salvi l’Italia!

venerdì, gennaio 09, 2009

Loro pensano sempre alle elezioni!

Incomincia un’altra farsa elettorale.
Votiamo e siamo per questo il popolo più felice della terra, appunto il Popolo delle Libertà Negate!

* * *

Con la speranza che la pausa natalizia ti abbia consentito di rigenerare spirito e corpo,
riprendiamo il nostro consueto Contatto. Domani alle 17 alla Fiera Campionaria di Cagliari e in diretta sulla Tv della Libertà (canale 920 di SKY) potrai seguire Berlusconi che presenta il nostro Ugo Cappellacci, che tra poco più di un mese contenderà a Renato Soru la presidenza della regione Sardegna.

Sono elezioni importanti e difficili, che stiamo già seguendo su
www.ilpopolodellaliberta.it e che costituiscono una sorta di anteprima delle numerose elezioni amministrative e delle elezioni europee del prossimo 7 giugno. Le novità sono già tante. Alcune le puoi vedere non solo nel sito nazionale ma anche su www.governoberluscnoi.it. La cosa certa è che ci attendono mesi "interessanti". Prepariamoci a fare la nostra parte.Buona continuazione 2009.

on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL

Ti ricordiamo che se vuoi cancellarti dalla Mailing-list, puoi inviare un messaggio vuoto
a:
cancellami@versoilpopolodellaliberta.it

Sotto la statua di Pasquino. Notizie che il TG ed i principali Media non danno: a) Su Gianni Alemanno


Ho più volte dichiarato di essere stato un elettore di Gianni Alemanno. Se me ne pento, non è che a votare Rutelli mi sarei sentito meglio a quest’ora. Rutelli o Alemanno, questo passa il convento della cosiddetta democrazia. Ciò di cui faccio fatica a convincere i miei avversari, denigratori e detrattori, è che anziché piangere e cospargermi il capo di cenere, mi trovo nella migliore condizione possibile per poter criticare Gianni Alemanno, nella misura in cui riesco a seguire quello che fa o non fa. Per esempio, molto mi ha sconcertato vederlo una serata di gala ebraico-romano dove sembra si raccogliessero fondi per gli insediamenti “illegali” in Cisgiordania, quasi che gli altri fossero “legali”, o la strana idea, subito accolta da Gianni, di concedere la cittadinanza “onoraria” al soldatino Shalit ed in questo modo “disonare” agli occhi di oltre un miliardo di persone tutta la cittadinanza romana di tre milioni di persone, di cui parrebbe 400.000 di origine calabrese, miei connazionali. Non ho un servizio che mi aggiorni di tutte le prodezze di Gianni, che intascato il voto mio e di tanti altri, manda a dire da buon politico: Fessi che siete, per adesso vi ho fregato. Poi si vedrà come fregarvi ancora. Ma noi accettiamo sportivamente la fregatura. Del resto, con questo sistema elettorale si evolve verso una situazione in cui anche il 90 per cento degli elettori, sia alle amministrative sia alle politiche, possono pure starsene a casa. A decidere basterà il 10 per cento. Ma si badi bene non il 10 per cento dei migliori, di cui Rousseau diceva che se erano cittadini “virtuosi” avevano bene il diritto di contare più degli altri 90 non virtruosi. Qui è esattamente l’opposto è il 10 per cento dei peggiori che andrà a votare mentre il 90 per cento dei virtuosi, se ne stanno a casa impotenti e disgustati. Per giunta, con il diritto al rimborso approvato subito dopo il referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti si è disposto che le tasse si prelevano anche sulla testa di quelli che non vanno a votare. Quindi, la cuccagna per i politici di mestiere si presenta così: maggiori entrate e minore spese quanto più la gente si disaffezione dal voto. Alle campagne elettorali, anche senza apparati partitici, ormai inutili ed estinti, basterà pagare un poco di veline più o meno succintemente vestite che distribuiscano pacchetti pubblicitari o inviti a pranzo e cena, per agevolare la campagna elettorale. Queste mi appaiono le tendenze della magnifica democrazia nostrana che è diventata un prodotto da esportazione fin nei deserti mediorentali. In questo post raccogliere Notizie significative dal mio punto di vista riguardanti qui Gianni Alemanno, ma poi aprendo altre schede per altri esponenti della mia area di militanza politica dove mi piace più criticare che non applaudire. Le cose che vanno bene, vanno bene, se vanno bene e non vi è nulla da dire. Su quelle che invece vanno male, si deve poter discorrere.

Versione 1.0
Status: 9.1.09
Sommario: 1. Striscioni contro Alemanno. – 2. Pacifici denuncia. – 3. A chi si deve la vigliaccata? –

1. Striscioni contro Alemanno. – Evidentemente il corso sionista di Gianni non piace ad alcuni. Non so cosa sia il movimento “Militia” e ne leggo ora per la prima volta il nome e mi limiti qui a riportare i trafiletti che trovo senza nessun commento, un commento che potrebbe essere prematuro. Prima occorre conoscere i fatti, sia pure con beneficio d’inventario e poi formarsi un autonomo giudizio.

L’UNIONE SARDA.it > L’Unione 24 Ore
ARCHIVIO
Gaza: Roma, striscioni contro Alemanno
Ancora striscioni firmati dal movimento di estrema destra Militia nella capitale. Nel primo, sequestrato dalla polizia, era stata tracciata la scritta contro il sindaco di Roma, “Alemanno sionista boia”. Nello stesso striscione, lungo oltre 4 metri nella zona di Ponte Lanciani, anche insulti contro il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Nell’altro striscione, invece, era stata tracciata la scritta: «Hamas fino alla vittoria». Il sindaco della capitale e il presidente della comunità ebraica di Roma proprio ieri avevano fatto insieme “una passeggiata” per i negozi del Ghetto in risposta ad una proposta, poi ritrattata, di un sindacato autonomo di non fare acquisti nei negozi gestiti da commercianti ebrei.
La stessa notizia è data da Roma Città con qualche particolare in più, ma subito autocensurato. Eccone il testo:
Due striscioni firmati Militia e lunghi circa 4 metri sono stati rimossi questa notte dai poliziotti a Ponte Lanciani. Secondo quanto comunicato dalla polizia su uno striscione c'era scritto “Hamas fino alla vittoria”, mentre sull’altro “Alemanno sionista boia, Pacifici la tua tro...”.
Sempre con riguardo allo stesso episodio leggiamo da Iris press un intervento di Marrazzo, che se ricordiamo bene era un velinaro passato alla politica. Ecco il testo:
(IRIS) - ROMA, 9 GEN - «Esprimo la mia vicinanza e solidarietà al sindaco Alemanno e al presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, per gli striscioni apparsi stanotte a Ponte Lanciani. Sappiano gli autori di questa inutile bravata che non abbasseremo la guardia sui temi della tolleranza e della salvaguardia di principi sanciti dalla nostra Costituzione». Cosí il presidente della regione Lazio Piero Marrazzo in una nota, che prosegue: «Per il semplice motivo che questo porterebbe all'imbarbarimento della società italiana ed al prevalere di logiche antidemocratiche già sconfitte dalla storia. Simili attacchi personali non sortiranno nessun effetto, se non quello di spingere inesorabilmente ai margini della storia i pochi individui che si ostinano a coltivare il vuoto delle idee riempito da intolleranza e odio. Colgo l'occasione per ringraziare le forze dell'ordine, prontamente intervenute per rimuovere questi vergognosi striscioni».
Molto si è discusso e si discute ancora sulla santificazione si o no di Pio XII. Sappiamo come gli ebrei romani e non ritengono di avere giurisdizione sulla faccenda. I nostri politici per effetto della nostra votazione, apponendo una croce nel segreto di una cabina elettorale, santi lo sono già per effetto del nostro voto. Vi è da riflettere, ed ho posto giusto ieri l’argomento come tema di dibattito, di cosa significa il pronunciamente televisivo e mediatico di un miracolato dal nosto potente voto. Il quesito è: quando poniamo un Alemanno, ma potrebbe essere chiunque altro: Gasparri, Fini, Cicchitto, parla nel senso che apre bocca e pronuncia giudizi e valutazioni, quello che dice è il nostro pensiero? A cosa propriamente si dovrenne limitare un eletto? A firmare le carte bisognose di firme. Ma almeno il nostro pensiero, quello di ognuno di noi, non delegato e non delegabile, può restare nostro senza che un Alemanno o altri possano dire a nome nostro quello che neppure lontanamente pensiamo. Non ho nulla a che fare con i ragazzi di “Militia”, ma mi dispiace vederli concionati da un Marrazzo. Ma in fondo la “democrazia” non è altro che un modo più furbo e forse più ipocrita di fare quello che i gestori del potere hanno sempre fatto. Resto del parere che i criteri di legittimità hobbesiani del rapporto protezione-obbedienza siano eticamente più sani della truffa elettorale di un consenso chimerico che si traduce in una pernacchia da parte dell’eletto verso il suo elettorato, appena carpito il voto. Quel grande uomo che era Totò ce lo aveva detto.

Beh, anche io sono a favore di Hamas ed ho partecipato non alla manifestazione di “Militia”, ma a quella del 3 gennaio che partiva da piazza della Repubblica. Vi erano molte bandiere rosse, ma io manifestavo in solidarietà per Gaza ed i palestinesi, non per altri.

2. Pacifici denuncia. – Merita distinto paragrafo la notizia riportata da Repubblica sugli striscioni contro Alemanno. Si impone all’evidenza il complesso di autorità di cui si sente investito Riccardo Pacifici. Dalle sue rampogno non si salva proprio nessuno, neppure il papa, che in Roma diventa il rappresentante di uno stato estero (!). Poveri insegnanti e nelle università e nelle scuole medio-superiori. Se appena sgarrano di una virgola, si alza la voce possente di Riccardo Pacifici, il quale chiede se il tale insegnante può continuare ad insegnare. Meno male che io adesso che scrivo sto qui a casa mia, protetto da una porta blindata, ma non mi stupirei se leggendo queste mie righe Riccardo chiedesse al presidente della Repubblica o magari a Gianni se posso continuare a stare a casa mia, pagando beninteso tutte le tasse dovute al comune. Ma chi è Riccardo e da cosa discende tanto incredibile potere? In Roma esiste una comunità ebraica di 10 o 15 mila persone. Quanto per intenderci a fronte di 400.000 calabresi che ad ogni tornata elettorale sono tempestati di lettere in virtù della calabresità desunta dal luogo di nascita e facilmente ricavabile dall’anagrafe comunale. Gli ebrei romani hanno una loro propria organizzazione in quanto ebrei. Noi calabresi purtroppo non l’abbiamo, ma io ho lanciato l’idea presso i miei compaesani. Bisogna imparare da Riccardo che con un migliaio di voti tiene in pugno Gianni. Dico mille o poco più perché a votare fra gli aventi diritto saranno circa il 30 per cento. Di questi solo una parte vota per Riccardo, che credo si sia guadagnato consensi per una faccenda di pensioni su cui ho visto apparizioni televisice scandalistiche a Striscia la notizia con Riccardo scalmanato ed un Mastello che diceva di aver trovato una parte di fondi sul suo ministero, dove Report nello stesso tempo faceva vedere il pignoramento di macchine copiatrici per sentenze di condanna da parte della Corte europea. Quando ne avrò finalmente il tempo, mi riservo di studiare la questione sotto il profilo tecnico-giuridico perché non posso smettere di pensare di come alla mia povera madre in una situazione analoga la pensione fu tolta. Chiusa la parentesi, credo che su questo consenso abbia vinto le sue elezioni interne alla comunità ebraica. La sua leadership si distingue poi per uno sfegatato sionismo, che a noi altri qualche problema ce lo pone. Noi stiamo dalla parte di Hamas e dei palestinesi e non degli israeliani massacratori. Per farlo capire a Gianni non bastano neppure gli striscioni di Militia. Questi ragazzi o elettori delusi vengono qui criminalizzati e fatti passare per barbari la cui cittadinanza italiana è impropria. Ci si deve aspettare che venga loro inflitto un trattamento analogo a quello riservato ad Hamas e ai palestinesi. Ragazzi, se mi leggete, state in campana. Qui è guerra aperta, nel senso del Manifesto degli oltre 1000 intellettuali che con Angelo d’Orsi ci fanno sapere che in passato la propaganda era un “strumento” della guerra. Adesso è invece la guerra stessa. Un salto qualitativo che forse la dottrina non ha ancora adeguatamente studiato. È da aggiungere poi al segreto dell’influenza di Riccardo il potere dei commercianti romani, di cui non esistono certo statistiche ad hoc, ma si stima che sia largamente in mano alla comunità ebraica, che si estende ad esempio fino al commercio dei souvenirs religiosi cattolici in piazza san Pietro. Sono verità queste che vanno verificate, studiate. Il trafiletto di Repubblica riferisce lo stesso episodio sopra riportato ma con una particolare evidenza data a Pacifici. Seguono poi numerosi Commenti dei lettori che forse può essere istruttive leggere e a loro commentare. Non sappiamo. Ci accingiamo a farlo. Se non tutti, perché troppo numerosi, riporteremo quelli che ci paiono più significati. Non sappiamo se i commenti sono stati moderati o sono automatici. Lo scopriremo subito lasciandone in ultimo uno noi stessi. La questione del boicottaggio al commercio ebraico deve aver toccato una parte sensibile. Non sappiamo nulla al riguardo. Di quale sindacato si tratti ed in cosa consista l’illecito. Ma seguiremo il caso nei suoi sviluppi fin dove possibile. Intanto mi chiedo: sono tenuto ad andare a fare acquisti negli stessi negozi che Gianni ha esorcizzato e santificato con la sua presenza? Non so quali sono. Ma a leggi vigenti non credo di esserne tenuto. Ma siccome in questa materia di questi tempi non se ne può sapere mai abbastanza chiederò a qualche consigliere comunale, ai vigili urbani o ai competenti Uffici se esiste un simile obbligo.

Pacifici: “Denunceremo quel sindacato”
Nella notte spuntano striscioni di Milizia
contro Alemanno: “Sionista boia, e pacifici...”

[qui è censurata dal titolo tutta la parola che manca, ma da Roma Città si leggono le prime tre lettere. Bisognerebbe studiare con il vocabolario le combinazioni possibile, ma la nostra curiosità non arriva a tanto]
A conclusione dell'incontro del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, con la comunità ebraica di Roma, al quale hanno partecipato il presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna, il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici, e il capo rabbino Riccardo Di Segni, Pacifici ha annunciato che la Comunità ebraica di Roma denuncerà il sindacato che ha proposto il boicottaggio dei negozi degli ebrei.
[E se non ricorda manco il nome con chi se la vuol prendere? Con gli Innominati o con i Fanstasmi? Vorrei poi sapere da lui se da parte del Consumatore questo è libero di andare a spendere i suoi soldi dove vuole o deve andare obbligatoriamente nei luoghi da lui raccomandati, magari con uno speciale bollino. Quella cosa che a scuola si studia come “certezza del diritto” qui diventa assai labile. Ma siano nell’epoca alemanna: i barbari non solo sono entrati in Roma, ma hanno preso stabile possesso delle istituzione e le libertà dei cittadini, anche quella elementari di stabilirfe dove spendere il proprio sempre più striminzito denaro, sono a rischio.]
Una proposta di boicottaggio che Gattegna ha tacciato come «un tentativo folle di discriminazione portato avanti da una associazione di cui non ricordo neanche il nome». "Così come hanno fatto Cgil, Cisl e Uil denunceremo il sindacato ricorrendo alla legge Mancino per l'istigazione all'odio razziale - spiega Pacifici - anche la comunità ebraica di Roma non si risparmierà e farà la stessa azione".
[Eccolo dunque il busillis! La legge Mancino! Buona a tutti gli usi. Anche per decidere dove andare a comprarsi le mutande! Naturalmente, la stessa legge non vale se si tratta di colpire il commercio musulmano o addirittura di proibire la preghiera musulmano in una pubblica piazza. Quel grande uomo religioso dal volto luciferino che risponde al nome di Ignazio La Russa ha chiesto una messa riparatoria da parte cristiana. Magari a celebrarla saranno lui e lo stesso Alemanno. A partecipare alla funzione, facendo la parte dei fedeli, saranno magari gli stessi membri della comunità ebraica romana o milanese. Ormai di tutto ci si può aspettare in un paese allo sbando.]
Intanto questa notte due striscioni firmati Militia, lunghi circa 4 metri, sono stati trovati e rimossi dagli agenti della polizia di Stato a Ponte Lanciani. Secondo quanto si apprende, su uno striscione c'era scritto "Hamas fino alla vittoria", mentre sull'altro "Alemanno sionista boia, Pacifici la tua tro...". I due striscioni sono stati notati dagli agenti della polizia di Stato del reparto volanti in servizio di controllo del territorio intorno all'una. Indagini sono in corso per risalire agli autori.
[In un paese devastato da secoli con mafia, ndrangheta, camorra, Sacra Corona Unita, organizzazioni storiche, accanto ad altre recenti non organizzate, i nostri inquirenti non hanno di meglio da fare che reprimere le “pasquinate”. E poi ci lamentiamo che in Italia non vengono scoperti i reati. Lo credo bene. Passano il tempo ad occuparsi del non reati. Quando lo trovano il tempo per occuparsi della nostra sicurezza. Dobbiamo imparare a pensarci da soli. Sempre che poi non veniamo perseguiti per esercizio arbitrario di autodifesa.]
I commenti alla notizia sono 53 alla data del 9 gennaio ore 15:37. Li leggiamo prima di decidere quali e quanti pubblicare, o se magari non conviene riassumerli. Speriamo la lettura sia almeno divertente. La parte in tondo è il commento che si trova sulla Repubblica. Non so se ci sono problemi giuridici nel riportarli. Per prudenza evito il nome degli autori. A richiesta degli aventi diritto non ho nessuna difficoltà a rimuovere il contenuto che si può leggere nel link sopra e qui ripetuto. I miei commenti ai commenti sono in corsivo.
1.
I fatti
E' così difficile avere chiarezza sui FATTI nudi e crudi??? Qualcuno - me compreso ieri - ha visto sul sito della Flaica un invito al "boicottaggio dei PRODOTTI ISRAELIANI"; altri invece parlano di un (precedente?) comunicato che invitava al "boicottaggio degli acquisti nei..
2.
Il codice a barre 729

Ogni prodotto ha un codice a barre. I prodotti israeliani hanno un codice che inizia per 729. Boicottare l’economia israeliana è l’unico modo che abbiamo per farli smettere. Nessuno ha mai fatto cenno ai negozi ebraici romani.
3.
Hamas

Guardate il filmato “la tregua”, tanto per sapere come sono andate le cose, a causa di chi si è arrivati a questo punto, come e perché è nato Hamas... tanto per sapere.
4.
Ricatto e prepotenza
La comunità ebraica si comporta in modo prepotente denunciando la gente per i motivi più futili e usando la shoa e l’antisemitismo come armi di ricatto.
Non c’è da stupirsi che si schierino apertamente a favore dei crimini dello Stato di Israele.
5.
Che crimine è?

«I due striscioni sono stati notati dagli agenti della polizia di Stato del reparto volanti in servizio di controllo del territorio intorno all’una. Indagini sono in corso per risalire agli autori».
Indagini? Che crimine è appendere degli innocenti striscioni?
6.
Un caso montato ad arte?
«BOICOTTAGGIO DEI prodotti ISRAELIANI DEL COMMERCIO A ROMA, (molto diffusi nei negozi di abbigliamento a Roma in un pò tutte le principali vie di Shopping ) IN SEGNO DI PROTESTA E SDEGNO CONTRO QUESTO MASSACRO RICOSCIUTO E CONDANNATO, ormai all'unanimità DALL'INTERO PANORAMA POLITICO INTERNAZIONALE».
Questo invece è stato pubblicato su repubblica.it:
«BOICOTTAGGIO degli acquisti nei negozi DEL COMMERCIO A ROMA che si rifanno alla Comunità Israelitica romana (molto diffusa nei negozi d´abbigliamento) in segno di protesta e sdegno contro questo massacro condannato da tutti».
Qualcuno dia delle spiegazioni: quali dei due è quello vero? se fosse il primo, allora il caso sarebbe stato montato ad arte, se fosse il secondo allora chi lo ha scritto si assumerebbe tutte le responsabilità di quanto dichiarato.
Il primo è firmato e ha un recapito telefonico al link
http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/07-01-09SaldiRossoSangue.htm
6.
Il boicottaggio è legittimo
È fin troppo ovvio che una cosa è l’antisemitismo (da aborrire) ed un’altra è il dissenso nei confronti dell’attuale governo dello stato israeliano.
Altrimenti qualunque comportamento tenuto da chi discende dalle vittime o dai superstiti della Shoah diventerebbe legittimo ed insindacabile, come, ad esempio, se si volesse dare una patente di impunità a tutti quelli che sono parenti di vittime della mafia. Ciò non è possibile perchè ciascuno risponde delle proprie azioni, sia in campo penale che sul piano morale.
Quindi il bersaglio corretto di un boicottaggio sono, ad esempio, i prodotti israeliani. Una sorta di embargo per far rendere conto a chi governa Israele che la comunità mondiale dissente sulle violenze che l'esercito israeliano ha attuato ed attua ancora a Gaza.

Trovo fin qui di una grande maturità i commenti. Non ho più tempo per gli altri. Ma intanto è venuto fuori una verità diversa da quella data dai media, perfino in confutazione della stessa “Repubblica”, dove evidentemente non si sono accorti del commento che riportava il testo originario apparso su Forum Palestina e quanto invece è stato diffuso. Siamo davvero ad una guerra della propaganda, dove ci si deve aspettare di tutto e dove occorre prendere tutte le precauzioni possibile su ciò che si legge.
Ho mandato un mio commento in contradditorio con un commento. Fino a quando non lo vedro, se lo vedrò, non posso stabilire come funziona la moderazione. Non essendo apparso automaticamente devo desumermene che i commenti vengono filtrati. E questo non è un male, ma poi si tratta di vedere quali commenti passano e quali no. Il tutto comunque richiede non poco tempo.

3. A chi si deve la vigliaccata? – Con l’andare degli anni io divento sempre più sospettoso e sempre meno propenso a credere alla buona fede, soprattutto di persone la cui prava volontà ho già avuto modo di verificare. Andando al link si trova il vero testo del sindacato in questione, che avrebbe fatto una campagna per il boicottagio dei prodotti israeliani, non dei negozi ebrei di Roma, per i quali comunque io mi riservo piena libertà come consumatore. Vorrei vedere chi adesso Riccardo pensa di denunciare in base alla legge Mancino. A meno che non ritenga che la legge Mancino sia una legge della Knesset. Di fatto lo è, ma non ancora nella forma legale per poter essere applicata da eventuali giudici. È da chiedersi se Pacifici non sia a sua volta denunciabile per calunnia.

4. Ultim’ora. – Sembrerebbe ed accentuo il sembrerebbe perché potrebbe trattarsi di un falso creato ad arte. Cosa di cui non mi stupisco e di cui ritengo capaci i nostri “amici”. Ho visto un testo dove si parla di “negozi israelitici a Roma” o simile espressione. Poi ho letto un articolo di Guzzanti dove si corre addirittura alla “Notte dei Cristalli”. Orbene, è un conto se decido di non entrare in un negozio sapendo che è un negozio ebraico, dove con i miei soldi viene poi finanziata l’aggressione militare a Gaza ed altre cose che sappiamo. Come sappiamo, per avercelo detto loro, che gli ebrei romani sono accessi sostenitori di Israele. Altro conto è rompere a sassate le vetrine degli stessi negozi. Il sindacato in questione non ha invitato mai a rompere le vetrine. Resta poi la questione sulla distinzione fra una bozza ed un testo ufficiale, sempre che vi sia stato una bozza precedente che è la copia pubblicata dai ragazzi del Focolare che devono essere stati gli artefici del vittimismo tipico di quella propaganda con la quale si è abusato della buona fede della gente. Se denuncia vi sarà da parte di Pacifici o controdenuncia da parte del sindacato, seguiremo il caso. Io mi pongo però il problema: sono libero di spendere dove mi pare i miei soldi. Mi hanno appena portato a casa due maglioni. Non so in quale negozio siano stati comprati, ma ho guardato il codice a barre: per fortuna non compare il numero 729. D’ora in poi in ogni mio acquista guarderò sempre il codice a barre ed il numero 729 è facile da ricordare. Quanto poi ai negozianti, si vedrà. Di certo non ho mai rotto vetrine in vita mia. Non credo che incomincerò a farlo proprio adesso. La morale della favola resta l’estrema propensione alla delazione e alla repressione di qualsiasi movimento di massa. È più forte di me anche se l’espressione è volgare: siamo un popolo di… Per una lotta di Liberazione bisogna impegnare tutte le nostre energie. I palestinesi con il loro eroismo di fronte alle massime potenze mondiali ci sono di monito ed esempio.

5. Il mio intervento. – Navigando in rete, sono venuto a conoscenza oggi stesso della montatura a proposito del boicottaggio dei commercianti ebrei della capitale. Il santore Guzzanti, noto sionista in parlamento nelle fila del mio stesso partito, ha evocato addirittura la Notte dei Cristalli. Trovo ciò di una grande faziosita ed irresponsabilità, decisamente impropria i chi riveste la sua resposabilità. Poiché non mi sento un pupazzo di nessuno, ma un libero cittadino che ha liberamente e dignitosamente deciso di iscriversi un partito, mi dissocio nettamente dagli appartenenti al mio stesso partito, dal quale uscire, ritenendo che semmai ad uscirne debbano essere altri che considerano il partito come una “cosa loro”. Mi auguro che qualche evento eccezionale – Mani pulite o no so cosa – conducano in tanto fervore di riforme anche alla legge applicativa dell’art. 49 della costituzione. Ancora oggi il cittadino che decide di far politica e non vuole essere cliente di nessuno non ha nessun quadro normativo di riferimento. Fanno leggi stupide e dannose, come la legge Mancino o la legge Colombo sulla sua Memoria, ma non fanne le leggi essenziali per l’esercizio dei diritti politici. L’ultima legge elettorale è una sorta di regressione al fascismo. Un ex-parlamentare di lungo corso, non più rieletto ed ora tornato in Facoltà, ha ironizzato sul grave deficit di democrazia, ipotizzando che fra poco aboliranno anche il voto dei cittadini, essendo già diventato inutile e arrogandosi degli eletti neppure singolarmente votati di fare le più stravaganti e partigiane dichiarazioni attribuendole ad un popolo del tutto ignaro e reso così responsabili delle peggiori infamie.
Ecco il testo della mia dichiarazione che si trova sul sito Liberaroma:
Sono un militante e dirigente di centro destra nonché elettore di taluni Eletti che hanno fatto dichiarazioni, per le quali non sono stato né consultato né io ho loro conferito autorizzazioni di sorta a parlare a nome mio in quanto uti universus. Non ritengo che con il voto da me concesso io abbia inteso alienare la mia autonoma capacità di pensare e giudicare secondo scienza e coscienza in fatti di prevalente natura etica, morale, religiosa. Poiché il genocidio in atto nel “campo di concentramento” di Gaza – così definito dal cardinale Renato Raffaele Martino e dopo innumerevoli condanne ad Israele da parte dell’ONU – supera ogni considerazione di natura opportunistica e clientelare propria dei rapporti fra rappresentanti politici eletti e potenti gruppi commerciali, mi dissocio nettamente dai rappresentanti pur da me votati. Essi semplicemente non hanno titolo a rilasciare le dichiarazioni di cui ho appreso solo da organi di stampa che con la loro informazione sono essi stessi parte in causa nella guerra che si combatte nella Striscia di Gaza. Il loro compito e le loro funzioni si limitano all’esercizio del diritto di voto nelle assemblee e negli organi dove sono stati eletti e delegati, sperando che sappiano ben svolgere le funzioni amministrative a loro demandate.
Secondo la migliore dottrina giuridica, ognuno di noi in quanto elettore di rappresentanti ai quali non è concesso di revocare voto e mandato, non aliena tuttavia la sua quota di sovranità per effetto del voto espresso, ma il popolo resta in ogni momento titolare della sua sovranità. Nei momenti eccezionali come quello che stiamo vivendo la sovranità ritorna al popolo che si esprime fuori dai collegi elettorali, cioè nelle piazze in pubbliche manifestazioni e attraverso i suoi intellettuali e portavoce espressi sul campo.
In pubbliche manifestazioni in Italia e in tutti i paesi del mondo i popoli della terra hanno manifestato ferma e netta condanna per la strage di Gaza imputabile al governo di Israele. In alcuni casi sono state perfino interrotte le relazioni diplomatiche con lo stato di Israele. Il popolo italiano nell’art. 11 della sua costituzione ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie. Data la evidente sproporzione di mezzi offensivi, non vi è dubbio che in Gaza vi sia stata deliberata e criminale aggressione contro un popolo inerme, già cacciato dalle sue case e dai suoi villaggi e tenuto in inaudite condizione carcerarie. È ferma la mia condanna di una simile situazione, facendo ricorso a tutti i mezzi che mi sono concessi, compreso il boicottaggio delle merci israeliane e dei gruppi sociali ed economici che in Roma sostengono la criminale aggressione.
È ipocrita ed offensivo dell’intelligenza del popolo italiano terrorizzare i cittadini per il solo accenno di un boicottaggio commerciale, peraltro difficile da organizzare, quando la popolazione di Gaza si trova sotto embargo economico da oltre 18 mesi, in una grave emergenza umanitaria, della quali sono responsabili rappresentanti tutti eletti con liste bloccate e senza nessuna possibilità di scelta dei singoli candidati, che in taluni casi rappresentano il governo israeliano anziché il popolo italiano.

Per ulteriori svolgimenti, rielaborazioni e aggiornamenti rinvio alla pagina del mio blog:

- La stanchezza per la continua tensione in me prodotta nel seguire continuamente fin dal suo inizio la strage di Gaza non mi consente una migliore formulazione del testo qui reso. Per la stesura definitiva mi riservo sul mio blog di intervenire in ogni momento. Il presente testo deve intendersi come bozza.
Nel sito si trovano altri interventi, fra cui quello di Kelebek che raccoglie le dichairazioni che ho tenuto presenti.

(segue)