domenica, dicembre 13, 2009

Solidarietà con polpetta avvelenata: commenti e analisi sulle dichiarazioni fatte.



Mi giunge, in questi minuti, la notizia di un’aggressione a Silvio Berlusconi, a Milano. Ma insieme con la notizia dell’aggressione, mi giungono altresì un certo numero di dichiarazioni di solidarietà. Dichiarazioni che avrei preferito non sentire e che, francamente, mi sembrano più gravi della stessa aggressione. Anzi, esse stesse potrebbero essere istigatrici di nuove aggressioni. L’uomo Berlusconi mi ricorda, per alcuni aspetti, Aldo Moro. Era quanto mai facile avvicinarlo e, quindi, un qualsiasi malintenzionato poteva avere facile gioco nei suoi confronti. Ricordo, per contrasto, il famoso giorno – se non erro – del 2 dicembre. Quando fu organizzata la grande giornata di Forza Italia o Popolo della Libertà, con appuntamento nazionale a San Giovanni in Laterano: la storica piazza di tutte le maggiori manifestazioni che si tengono in Roma, capace di contenere ogni folla possibile, prendendo la piazza stessa e la sua prosecuzione in via Carlo Felice. Ebbene, tra la folla – per forza di cose – dovevano mescolarsi anche i maggiori politici nazionali, dovendo marciare gomito a gomito con comuni cittadini. Essi però erano ben attorniati da guardie del corpo ed era praticamente impossibile avvicinarsi per salutarli o stringere loro la mano, o perfino chiedere un autografo, per chi ha di questi hobbies.

Diverso il modo di offrirsi al pubblico da parte di Berlusconi: come un agnello. Non è la prima volta che viene aggredito da qualche scalmanato che sempre può trovarsi in mezzo a milioni di persone. Credo che Berlusconi si esponga consapevolmente a questi rischi. Non ricordiamo, noi, la figura del Papa dentro una cabina di vetro blindata? Ma ha senso questo essere con il popolo che si dice di rappresentare? Certi rischi, mi appaiono inevitabili. Ciò che, però, mi ha subito colpito, è il tenore di alcune delle solidarietà. Per riassumere: “Ti dò la mia solidarietà, ma quel che ti succede te lo sei meritato... “. Altre dichiarazioni, poi, trasudano sfacciata ipocrisia. Io trovo che chi non si sente di condannare, con sincerità, ogni forma di violenza e di essere, senza riserve, solidale con la vittima, farebbe meglio a tacere ed a risparmiarci lo spettacolo penoso della sua doppiezza, la sua “polpetta avvelenata”.

La violenza mediatica, il razzismo implicito, la menzogna, l’inganno, la manipolazione… sono gli ordinari e quotidiani ingredienti della nostra scena politica. Per Berlusconi, al di là di singole questioni politiche, io penso sempre allo schema teorico dell’Uno, del Molti e del Popolo. L’Uno è la figura del Capo, della guida e del leader capace di decidere e risolvere i nostri problemi a cui tutti pensiamo quando siamo nei nostri guai privati (lavoro, casa, carovita, ingiustizie...). I Molti, sono le oligarchie, gli ottimati, i nobili, le ristrette fasce che si trovano in posizioni di privilegio, spesso a scapito e sulle spalle del Popolo: vale a dire, tutti noi poveri disgraziati che sentiamo di non aver nessun potere, anche se ci dicono che siamo il Popolo sovrano, ma un sovrano che, in pratica, non conta nulla e che viene portato ‘pro forma’ a votare, per non decidere mai nulla. Se non dobbiamo farci illusioni, se non ce la sentiamo di credere ancora a Babbo Natale, è facile, però, fare quattro conti: meglio essere comandati da Uno solo, piuttosto che oppressi da una moltitudine. A sua volta, l’Uno dovrebbe comprendere che la sua forza è il Popolo, non i Molti che vorrebbero “fargli le scarpe”. Staremo, comunque, a vedere come evolve il dramma.

Rincorrendo le notizie in tempo reale, leggo:
«…Secondo fonti investigative, l'uomo sarebbe in cura da 10 anni, per problemi mentali al Policlinico di Milano».
E penso, rapportando il tutto ai miei problemi, al “dente che mi duole” e che fa il paio con quello rotto a Berlusconi. I “matti” veri, cioè – le persone infelici che hanno bisogno di essere curate, ma anche custodite – se possono rappresentare un pericolo per il prossimo ignaro, da anni, ormai, sono in libera circolazione, per le nostre strade e credo che tutti ne abbiamo incontrato qualcuno che, magari, non ci ha aggredito fisicamente, ma ci ha offesi e insultati. I “savi”, la cui gravissima colpa è di dire quel che pensano, senza nessuna forma di violenza per nessuno, e lo dicono senza ipocrisia e infingimenti, ebbene, questi ultimi vengono messi in galera. Nella sola Germania sono almeno 15.000 ogni anno. In Austria, il caso più noto è quello dello storico Irving, ma per un notorio Irving, ce ne sono migliaia e migliaia che sono del tutto sconosciuti e ignoti ai più che non sanno quanto di marcio vi sia nel regno di Danimarca di shakespeariana memoria.

E leggo ancora, dove si tira fuori, faziosamente, l’immagine del “pifferaio”, già usata per Hitler:
“E poi l'attacco di Bersani al premier: «Non abbiamo niente da guadagnare da un modello di democrazia populista dove c'è un miliardario che suona il piffero e tutti i poveracci che gli vanno dietro». Appunto! Il popolo è fatto di “poveracci”.
Ma questi poveracci sanno che molti politici, senza né arte né parte, erano non meno “poveracci” (con le “pezze…”) ed hanno fatto fortuna proprio con la politica che, per loro, è stata una “manna”, un “affare”. Insomma, la loro sistemazione! Tuttora, la politica – per gran parte dei politici di professione – è un modo per arricchirsi e per fare fortuna, per sé e per i propri familiari. Ecco, allora, che tanto vale la pena fidarsi di Berlusconi che ha del suo e non ha bisogno di uno lauto stipendio da parlamentare, con pensione vitalizia, in alcuni casi, concessa per un solo giorno di seduta. Cosa significhi “populismo”, lo si capisce chiaramente dal brano citato. Costoro hanno paura del popolo, non vogliono il popolo. Le istituzioni? Ma quali istituzioni? Qui è tutto da rifare. E chi può rifare tutto se non ‘Uno’, fuori dal solito giro?

Quanto mai triste e deprimente la notizia di gruppi Facebook che si dividono fra fan di Tartaglia ed altri in solidarietà a Berlusconi. Pur essendo anche io un utente di Facebook, non ho nessuna simpatia per questo network e ne faccio raro uso. Credo che non favorisca l’assunzione di responsabilità, sempre necessaria quando si scrive. Naturalmente, non intendo dire che uno non debba poter esprimere liberamente il suo pensiero, ma è altra cosa inneggiare alla violenza fisica contro persone determinate. Al di là del fatto in sé, temo per la Rete che vorrei libera ed al riparo da interventi censori. Temo l’azione di gruppi deliberatamente provocatori. Credo però che i maggiori responsabili del clima di “odio” siano i main stream, i grandi quotidiani, le reti televisive che incitano il grande pubblico e fanno poi fare il lavoro sporco a giovani immaturi o a persone politicamente sprovvedute, alle quali hanno in pratica armato la mano. I gruppo che nascono spontaneamente nella rete e non sono insufflati dai main stream non superano in diffusione le poche centinaia di unità e non hanno impatto devastante: si neutralizzano all’interno della rete stessa. Anche questi deplorevoli aspetti sono pericoli che incombono sulla nostra democrazia.

Se fin qui può essere apparso che la mia critica penda da una parte, aggiorno dicendo che non mi sento affatto più tranquillo nel vedere al solito demenziale talk show come gli “amici” di Berlusconi pensino di poter trarre profitto dall’evento per un nuovo giro di vite alle nostre libertà, già gravemente compromesse. Gli arbitri a cui abbiamo già assistito non ci fanno presagire nulla di buono. Davvero, mi sembra che il regime diventi sempre più regime e mi chiedo quali possono essere le nostre difese, se ve ne siano ancora di possibili, se dobbiamo ridurci alla clandestinità solo per poterci scambiare liberamente le nostre vedute sulla situazione politica del nostro paese e sulla sulla situazione internazionale.

sabato, dicembre 05, 2009

Quale «libertà di espressione»? Riflessioni in margine alla manifestazione anti-Berlusconi.

Sto seguendo sulle agenzie con grande scetticismo la manifestazione odierna contro Berlusconi. indetta in nome – pare – della libertà d’informazione. Ma non perché la libertà di espressione e di pensiero sia a me meno cara che a loro. Tutt’altro! Credo, invece, che la libertà di espressione non abbia nulla a che fare con la “libertà” dei grandi mezzi di comunicazione: quella, in particolare, di tentare quotidianamente di farci credere quello loro stessi vorrebbero che noi cittadini si debba assolutamente e remissivamente credere. Pretendono di essere loro la “pubblica opinione” e di poter fare o disfare i governi a loro piacimento. Non sono neppure un difensore aprioristico di ogni governo in carica. Ritengo che il nostro sia un vero e proprio regime bipartisan, dove un elettore ha poco da scegliere.

Di certo vi è in questa manifestazione una grande confusione dove le vittime maggiori sono gli sprovveduti in buona fede. Se è davvero spontanea, vi è chi tenta di cavalcarla. La manipolazione è il dato saliente della fase attuale. Contro Berlusconi, caduto in disgrazia a Washington, è stato, prima, tirato in ballo lo “scandalo” delle escort; ora, lo si vuole mafioso. Non credo a tutto questo ed è altro il mio giudizio politico. Vedremo quale seguito odierno avrà la manifestazione antiberlusconiana, una manifestazione “ad personam”, cioè contro una singola persona, benché potente, che si tenta di demonizzare e criminalizzare in ogni modo. Non mancheranno a Berlusconi i mezzi per promuovere una contromanifestazione in suo favore.

Non sono soddisfatto del governo attuale, di ogni suo componente, di ogni politica che viene perseguita. È però ingenuo aspettarsi nella disgregazione in atto della società politica e civile, italiana ed europea, linee di tendenza chiare ed univoche. Ognuno di noi dovrebbe essere capace di guardare all’insieme e di trascurare i dettagli, di vedere tutto il bosco anziché il singolo albero. Solo così credo che un cittadino, non legato a lobbies e corporazioni, ma autentica espressione del popolo italiano nella sua interezza, possa districarsi in una situazione che deliberatamente viene resa sempre più ingarbugliata proprio da quei grandi quotidiani che rivendicano per sé la libertà di manipolazione e diffamazione, spacciata per “libertà di stampa”, di “espressione”, di “informazione” e simili baggianate, di cui per la verità non so valutare il numero di vittime in buona fede.

Ritengo che il consenso che si è creato intorno alla figura di Berlusconi difficilmente possa sopravvivergli. Non vedo proprio una direzione di Fini o di altri. Sono in molti a pensare al dopo Berlusconi, ritenendo per allora di aver recuperato piena libertà di movimento e di iniziativa politica. Considerando le attuali leggi elettorali e non poche altre leggi liberticide, prevedo che vi saranno – come già si vede – non pochi fermenti all’interno della società civile. Mi auguro con tutto il cuore che non insorgano fenomeni di violenza politica, ma il popolo italiano se vuole salvarsi non può più affidarsi ad occhi chiusi all’attuale ceto politico. Leggo che la manifestazione antiberlusconiana che si sta ancora svolgendo, mentre scrivo, ha adottato l’insegna delle rivoluzioni “colorate” dell’ex blocco sovietico: il segnale non poteva essere più inquietante. Le ambiguità richiedono tempi fisiologici per sciogliersi. È da chiedersi però se il paese possa permettersi tutto questo e quali saranno i costi per una ripresa politica e morale al tempo stesso.

Essendo la manifestazione in corso decisamente una manifestazione “contro” una singola persona, logica vuole che debba a breve seguire una contromanifestazione a favore di quella stessa persona oppure produca un consenso ancora maggiore intorno a Berlusconi. Non una manifestazione del PdL, dove sono presenti parecchi leader che aspirano alla successione del Capo, ma una manifestazione indetta dal Capo che chiama a raccolta i suoi sostenitori, che stando ai suoi sondaggi sarebbero sopra la soglia del 60 per cento. Non credo che la manifestazione di San Giovanni nasca tutta dalla Rete. Credo invece che vi siano gli stessi registi che hanno operato in altre situazioni, ad esempio le rivoluzioni “colorate”. La Rete nella sua frammentarietà non è capace di una simile organizzazione. Gli striscioni, i cartelli, i costi materiali e quanto altro da chi sono stati forniti? Non da Facebook!

A Roma di manifestazioni ne ho viste tante, di ogni genere e di ogni colore. Quella odierna volta a chiedere le dimissioni di Berlusconi mi sembra debole nelle sue motivazioni più che nel numero dei partecipanti. Anzi direi che con motivazioni deboli una manifestazione è tanto più debole quanto più alto è il numero dei manifestanti: un rapporto inversamente proporzionale che però ben descrive lo smarrimento e la mancanza di prospettive. Dimissioni chieste da chi ed in nome di chi? E quali le prospettive? Chi dovrebbe succedere a Berlusconi? Fini? Di Pietro? Franceschini? La Bindi? Sono loro i salvatori che aspettiamo? Chi sarà il Messia? Non ho nessuna preconcetta ostilità contro i manifestanti, ma non vedo decisamente la loro proposta politica, l’alternativa. I temi dei loro slogans mi sembrano copiati dai giornali. Penso invece che un Berlusconi, liberato dai suoi colonnelli, possa essere ancora l’alternativa. Occorre però una politica ancora più forte e pronunciata da parte sua. Vale il teorema di Machiavelli dell’Uno, dei Molti e del Popolo. Per il Popolo è meglio essere comandato da Uno piuttosto che essere oppresso da molti. Lo chiamano “populismo”. Sarà…