mercoledì, ottobre 20, 2010

Teodoro Klitsche de la Grange: Bibliografia per il lodo Alfano

BIBLIOGRAFIA PER IL LODO ALFANO

E’ ricominciata (ma in effetti non è mai finita ) la campagna di sbarramento contro il “lodo Alfano”, a seguito del voto della Commissione Affari Costituzionali.

E’ inutile ribattere le argomentazioni filiformi degli avversari del Lodo: pare più utile offrire al lettore una breve – e forzatamente parziale – silloge di riferimenti documentali e bibliografici. Questi dimostrano che sia nella teoria costituzionale e nella dottrina dello Stato moderno (così assoluto che borghese) sia nei testi costituzionali la giustizia politica “derogatoria” rispetto a quella ordinaria è la regola. E ciò per l’evidente ragione (tra le tante, la più importante) che se non vi fossero quelle deroghe, a governare il paese e, subordinatamente, a influenzare le decisioni e l’attività di governo, sarebbe non il popolo sovrano e l’opinione pubblica, ma alcuni uffici giudiziari, peraltro, in genere, reclutati con procedure burocratiche (concorsi) e non per elezione popolare.

Facciamo un’eccezione per il testo di Vittorio Emanuele Orlando che riportiamo, nel punto saliente, per intero, anche per la sottile ironia che lo connota.

La conclusione è ovvia: nel tempo e nello spazio non c’è nulla di paragonabile a quanto chiedono i giustizialisti di casa nostra, col loro consueto “senso dello Stato”. Queste richieste non sono né il frutto di preoccupazioni democratiche né di giustizia, né di tante belle parole: sono il diretto derivato dalla prassi raccomandata da Lenin (v. sotto) di servirsi della legalità per scardinare lo Stato (borghese): buona lettura.
…. Resta la responsabilità per diritto comune. Temo che io non abbia un titolo sufficiente per dare giudizii sull’interpretazione della Costituzione francese i quali divergessero da quelli professati da autorevolissimi giureconsulti di Francia; modestamente dunque dirò come impressione non come giudizio, che secondo me la Costituzione del 1875 non ammette la possibilità dell’esercizio di una giurisdizione per quel titolo. Vi è, è vero, l’art. 12 della legge costituzionale del 16 luglio 1875 che dice che
«il Presidente della Repubblica non può essere messo in accusa che dalla Camera dei Deputati e non può essere giudicato che dal Senato»;
ma questo articolo si limita a provvedere alla specialità degli organi di accusa e di giudizio; diritto formale, dunque, non diritto materiale. La disposizione che riguarda i reati per cui possa procedersi si trova invece nell’art. 6 § 2 già citato, secondo il quale:
«il Presidente della Repubblica non è responsabile che nel caso di alto tradimento».
Se le leggi, soprattutto quelle penali, vanno interpretato così come suonano, mi sembra che il senso dell’articolo non possa dar luogo a dubbii: il presidente non dovrebbe essere penalmente perseguibile se non in quel solo caso, cioè di alto tradimento, caso che vedemmo d’altronde irrealizzabile: anche i reati comuni dovrebbero ritenersi esclusi. Che se poi fosse da seguire l’interpretazione del Duguit, secondo la quale per i reati comuni resterebbe ferma la perseguibilità, con la sola deroga dell’eccezionalità dell’accusatore (la Camera dei Deputati) e del giudice (il Senato), resterebbe a sapersi che il Presidente, processato ed eventualmente detenuto, continui nelle sue funzioni di Capo dello Stato. Se non continua, si domanda come avverrebbe la cessazione dall’ufficio, prima del giudizio. Se continua (come sarebbe nella logica del sistema), si potrebbe, senza eccessiva malizia, chiedere come farebbe il Presidente a convocare e presiedere il Consiglio dei Ministri o a ricevere un ambasciatore straniero che gli abbia a presentare le credenziali, invece che al Palazzo dell’Eliseo, in una cella della prigione della Santé”.

V. E. Orlando: da Immunità parlamentari e organi sovrani,
ora in Diritto pubblico generale, Milano 1954, pp. 491-492.


TESTI

Costituzioni vigenti (tra le tante).

FRANCIA - Art. 26: “Nessun membro del Parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato, detenuto o giudicato per le opinioni o i voti espressi nell’esercizio delle sue funzioni.

Nessun membro del Parlamento può, nel corso delle sessioni, essere perseguito o arrestato per delitti o contravvenzioni senza l’autorizzazione dell’assemblea della quale fa parte, salvo il caso di delitto flagrante.

Nessun membro del Parlamento può, fuori sessione, essere arrestato senza l’autorizzazione dell’Ufficio di presidenza dell’assemblea di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto, di procedimento autorizzato o di condanna definitiva.

La detenzione o il procedimento a carico di un membro del Parlamento è sospeso se l’assemblea di cui fa parte lo richiede”.

GERMANIA - Art. 46: “I) Un deputato non può essere perseguito, in sede giudiziaria o disciplinare, né essere in genere chiamato a render conto fuori del Bundestag per le opinioni espresse e i voti dati al Bundestag od in una delle sue Commissioni. Questa disposizione non ha valore nei casi di diffamazione e d’ingiurie.

II) A causa di un’azione, per la quale è prevista una sanzione, un deputato, solo dopo l’autorizzazione del Bundestag, può essere chiamato a rispondere od essere arrestato, salvo che sia colto nell’atto di commettere il fatto o durante il giorno successivo.

III) L’autorizzazione del Bundestag è inoltre necessaria per qualsiasi altra limitazione della libertà personale di un deputato o per iniziare un processo contro un deputato ai sensi dell’art. 18.

IV) Ogni processo penale e ogni processo ai sensi dell’art. 18 contro un deputato, ogni arresto e ogni ulteriore limitazione della sua libertà personale devono essere sospesi su richiesta del Bundestag”.

SPAGNA - Art. 71: “1) I deputati e i senatori godranno dell’inviolabilità per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.

2) Nel periodo del loro mandato i deputati e i senatori godranno inoltre dell’immunità e potranno essere arrestati solo in caso di flagrante reato. Non potranno venir incriminati né processati senza autorizzazione della rispettiva Camera.

3) Per le cause contro deputati e senatori sarà competente la Sezione penale del Tribunale Supremo.

4) I deputati e i senatori riceveranno un’indennità che sarà fissata dalle rispettive Camere”.

BELGIO - Art. 45: “Nessun membro delle due Camere, durante la sessione può essere perseguito o arrestato senza l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo in caso di flagrante delitto.

Nessuna coercizione personale può essere operata contro un membro di una delle due Camere durante la sessione, senza l’autorizzazione sopraindicata.

La detenzione o la traduzione in giudizio di un membro di una delle due Camere è sospesa durante la sessione, e per tutta la sua durata, se la Camera lo richiede”.

GIAPPONE - Art. 50: “Salvo che nei casi stabiliti dalla legge, i membri di entrambe le Camere non potranno essere arrestati mentre la Dieta è in sessione.

Qualsiasi membro arrestato prima dell’apertura della sessione sarà lasciato in libertà durante il periodo della sessione stessa su richiesta della Camera”.

Art. 51: “I membri di entrambe le Camere non saranno tenuti responsabili al di fuori della Camera per i discorsi, i dibattiti o le votazioni fatte all’interno della Camera”.

PAESI BASSI - art. 55: “Il re è inviolabile. I ministri sono responsabili”.

Art. 100: “I membri degli Stati Generali, così come i ministri, i commissari contemplati nel comma 2 dell’art. 113 e i funzionari contemplati dal comma 97 non possono essere perseguiti in giudizio per quanto hanno detto in seduta o hanno comunicato all’assemblea per scritto”.

Costituzioni non vigenti (tra le tante).

Citiamo, per prime, alcune costituzioni degli Stati del “socialismo reale” ormai cancellate dalla Storia perché perfino in talune di queste erano presenti forme d’immunità.

GERMANIA ORIENTALE (1968) – Art. 60: “2) I deputati della Camera Popolare godono dei diritti inerenti all’immunità parlamentare. Restrizioni della libertà personale, perquisizioni domiciliari, sequestri o procedimenti penali nei confronti dei deputati della Camera Popolare sono ammessi soltanto con il consenso della Camera Popolare stessa e, nei periodi intercorrenti fra le sue sessioni, con il consenso del Consiglio di Stato. La decisione di quest’ultimo va convalidata dalla Camera Popolare”.

ROMANIA (1965) – Art. 61: “Nessun deputato della Grande Assemblea Nazionale può essere detenuto, arrestato o sottoposto a procedimento penale senza l’autorizzazione preventiva della Grande Assemblea Nazionale, se è in corso la sessione, o del Consiglio di Stato, nell’intervallo tra le sessioni.

Il deputato può essere arrestato senza autorizzazione solo in caso di flagrante delitto”.

CECOSLOVACCHIA (1948) - Art. 76: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile dell’esercizio delle sue funzioni. Il governo risponde dei proclami del presidente emessi in connessione con le sue funzioni presidenziali”.

Art. 44: “I deputati non possono assolutamente essere perseguiti a causa del loro voto in parlamento e nelle commissioni parlamentari. Le parole da essi pronunciate nell’esercizio del loro mandato li espongono soltanto al potere disciplinare dell’Assemblea nazionale”.

Art. 45: “Un procedimento penale o disciplinare nei confronti del deputato a causa di altre azioni o omissioni non può essere iniziato se non con il consenso dell’Assemblea nazionale. Qualora questa vi si rifiuti, il procedimento è definitivamente escluso”.

FRANCIA (1946) - Art. 21: “Nessun membro del parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato o giudicato in dipendenza delle opinioni e voti da lui emessi nell’esercizio delle sue funzioni”.

Art. 22: “Nessun membro del parlamento può, durante il suo mandato, essere perseguito e arrestato in materia criminale e correzionale se non con l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto. La detenzione o il procedimento contro un membro del parlamento sono sospesi, se la Camera di cui fa parte lo richiede”.

v. anche FRANCIA (1791) – Tit. III, Cap. I, Sez. V, art. 7-8; Cap. II, Sez. 1, art. 2 (non riportiamo gli articoli – se ne da notizia perché è stato il modello dell’immunità di buona parte delle costituzioni europee successive).

ITALIA (1948 – Statuto Albertino) - Art. 4: “La persona del Re è sacra ed inviolabile”.

Art. 36: “Il Senato è costituito in Alta Corte di Giustizia con decreto del Re per giudicare dei crimini di alto tradimento, e di attentato alla sicurezza dello Stato, e per giudicare i Ministri accusati dalla Camera dei Deputati.

In questi casi il Senato non è Corpo politico. Esso non può occuparsi se non degli affari giudiziari, per cui fu convocato, sotto pena di nullità”.

Art. 45: “Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto, nel tempo della sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale, senza il previo consenso della Camera”.

Testi di teoria costituzionale

Niccolò Machiavelli – Discorsi sulla prima Deca, I, VII
Hobbes – Leviathan cap. XVIII
Elements, p. II, cap. I, 12
Constant – Principi di politica cap.XII
Santi Romano – Corso di diritto costituzionale, Padova 1928, p. 323
G.G.F. Hegel - Lineamenti di filosofia del diritto § 285 (sulle responsabilità del monarca)
C. Schmitt – Verfassungslehre (trad. di A. Caracciolo) Milano 1984, pp. 251 ss., 325, 416 ss. (in particolare v. pp. 251 ss. le conseguenze del principio di distinzione dei poteri).
Maurice Hauriou – Précis de droit constitutionnel, Paris 1929, pp. 532 ss.
George Burdeau – Droit constitutionnel et institutions politiques, Paris 1980, pp. 552 ss.
Maurice Duverger – Éléments de droit public, Paris 1981, pp. 117 ss.
Per l’uso politico della legalità v. V. Lenin – L’estremismo, malattia infantile del comunismo, rist. Roma 1974, pp. 90 ss.

Quindi, quando qualcuno si straccia le vesti per violata democrazia o conculcata uguaglianza, ciò significa che tutti quegli Stati ordinati nelle costituzioni sopra citate, non sono delle democrazie, perché in tutti la “giustizia politica” non si esercita nelle forme e per i reati di quella comune.

Pretesa, quella di dare lezioni di democrazia e liberalismo a Francia, Belgio, Paesi Bassi e così via, che si commenta da sola.

P.S.: A tutti una richiesta di collaborazione e di critica: se trovate un testo costituzionale in cui a un Giudice qualsiasi (purché non straordinario come Camere, senati, corti costituzionali, Tribunali speciali) sia consentito mandare in galera secondo norme ordinarie (e non speciali) Re, Presidenti di Repubblica, primi ministri, ministri, semplici deputati, segnalatemi quali siano e dove le possa trovare. L’invito è esteso ai giustizialisti di ogni confessione.

Non si prendono in considerazione disposizioni di Stati fascisti, comunisti (quelli residui), dittature, stati tribali e “falliti”.

Teodoro Klitsche de la Grange


sabato, ottobre 09, 2010

3.1 Critiche occidentali: 1. Ma chi vuoi prendere in “giro”? - Sulle dichiarazioni promozionali della Nirenstein alla manifestazione “Per la Verità”

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Do qui inizio ad una nuovo serie di post da collocare necessariamente in questo blog dedicato alla militanza politica in Forza Italia, il cui nome può essere ormai tranquillimamente ripristinato, dopo lo sfascio in atto del vecchio “Popolo della Libertà”, dove palesamente non vi è nessun Popolo e nessuna Libertà. È anche vero che il possesso dei mezzi finanziari e del finanziamento pubblico, di cui si avvantaggia solo una ristretta fascia di Notabili, non consente nessuno spazio di espressione a quei numerosi elettori che non potendo scegliere che fra il peggio e meno peggio, hanno pensato di puntare le loro speranze sull’Uomo, che dovrebbe essere Berlusconi. Tra le testate che usufruiscono del detto finanziamento si trova «L’Occidentale» diretto da Giancarlo Loquenzi, organico alla Israel Lobby, e al quale mandiamo di tanto in tanto commenti critici agli articoli pubblicati. I commenti vengono pubblicati o non pubblicati a discrezione del Moderatore, che noi cerchiamo ogni volta di non indisporre seguendo scrupolosamente i criteri civilistici della pertinenza, continenza, veridicità. I nostri interventi erano sporadici, ma adesso decidiamo di dare loro sistematicità raccogliendole e ordinandole, in questo nostro blog, il primo di una serie di trenta su tematiche disparate, ma rigorosamente destinato al dibattito politico all’interno di un’area politica, dalla quale la stessa Lobby ha tentato di “cacciarmi” essendo io una voce non allineata, non addomesticabile.

1.

Ma chi si vuol prendere in “Giro”?

La signora Nirenstein va rilasciando interviste promozionali del seguente tenore: noi non intendiamo intervenire sulla politica del governo israeliano, che si sta dando da fare per cercare la pace con i palestinesi, cosa che a noi sta molto a cuore. Ci interessa contrastare la diffusa – dice lei - delegittimazione di Israele.

Obiezioni: a) La legittimità/non legittimità di qualcosa è un dato di diritto naturale e dai tempi di Antigone ognuno di noi con il cuore e con la mente è giudice sovrano di cosa è “legittimo” e cosa non lo è. La “legittimità” in quanto istituto di diritto naturale è cosa diversa dalla “legalità”: era “legale” lo Stato nazista allo stesso modo in cui oggi è "legale” lo Stato “ebraico e democratico”, fondato sulla pulizia etnica e sull’apartheid. Ma ognuno di noi ha per fortuna libertà di giudizio morale se ritiene che siano "illegittimi" i mille eccidi israeliani contro i palestinesi (ultimo a venir scoperto e documentato, da Joe Sacco, è quello di Kahn Younis avvenuto nel novembre del 1956... La signora Nirenstein era pure lì presente come giornalista embedded?), Piombo Fuso, Mavi Marmara, la prigione a cielo aperto di Gaza, l’assedio per fame, gli omicidi mirati, l’altissimo numero di palestinesi in prigione per nessun motivo (altro che Shalit, soldato addestrato per uccidere!). La signora Nirenstein vuole coartare e impedire il libero giudizio morale di ognuno, compreso chi scrive, che non avrebbe nessuna soggezione ad un contraddittorio con la stessa?

b) A manifestazione avvenuta e sentite le registrazioni, dove di “verità” non ne è venuta fuori nessuna che già non si conoscesse e che coincide con quella contenuta nella risoluzione ONU che equiparava il sionismo al razzismo (mi dispiace per Albertazzi, ma è proprio così, anche se poi hanno fatto ritirare quella risoluzione veritiera), basta isolare l’intervento canoro di Riccardo Pacifici, il quale dice: i coloni? Le loro famiglie crescono ed hanno bisogno di più stanze per le loro esigenze. Quindi gli insediamenti coloniali possono continuare, come pure possono continuare i colloqui di pace, l’eterno “processo di pace”, che con ogni evidenza è la pace dei cimiteri, anzi delle fosse comuni dove sono stati ammassati i cadaveri spesso occultati di donne, vecchi, bambini. Ma chi vuol prendere in giro la signora Fiamma Nirenstein, di cui leggo che sarebbe lei stesso una “colona” avendo una casa o residenza nell’insediamento illegale di Giro o Gilo?

E qui mi fermo riservando ad altro luogo una critica analitica di ognuno dei singoli interventi della manifestazione, dove non ho trovato nessuna verità che non fosse già nota e in ultimo descritta ancora una volta nel rapporto Goldstone né pietà per il popolo palestinese, espropriato della sua terra e ridotto in una condizione che rende invidiabile la schiavitù del mondo antico. È significativo in tutti i numerosi interventi come sia stato del tutto assente proprio il popolo palestinese, il convitato “di pietra”, se non per le manifestazioni di contestazione sulla piazza che pare vi siano state. È stato perfino teorizzato (Pezzana) che il “popolo palestinese” sia stato inventato dopo il 1967: prima non esisteva! È ancora significativo come l’annunciata e reclamizzata manifestazione si sia poi svolta a “porte chiuse” nel Tempio di Adriano e non “in Piazza di Pietra” come era stato annunciato pubblicamente, invitando chiunque volesse venire, anche solo per sentire le enormità che sono state dette. In piazza c’era infatti il popolo italiano che manifestava contro la politica estera del ministro Frattini, che all’interno del Tempio rivelava la sua “organicità” con gli organizzatori della “Verità”.


mercoledì, ottobre 06, 2010

Dibattiti e analisi: 2. La Israel Lobby e la politica estera italiana

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Sono stato forse il primo lettore italiano del volume di Mearsheimer e Walt, La Israel lobby e la politica estera italiana, appena uscì nelle librerie italiane. Mi proposi subito di indagare se anche in Italia potesse rintracciarsi un fenomeno a quello denunciato dai due politologi americani. Non mi proponevo la via della stampa di un volume analogo. L’investimento che ciò avrebbe comportato sarebbe davvero sproporzionato e non si confaceva al mio ambito disciplinare che è propriamente filosofico-giuridico, non sociologico. Con il tempo posso dire che il volume ha alcuni limiti, ma assolutamente trascurabile e che in ogni caso non tolgono nulla alla sua tesi fondamentale: un’angusta minoranza, una Lobby la cui attività è solo in minima parte nota, ed è cioè quell’attività pubblica che si può leggere sui media, ha in mano la politica estera della più grande potenza militare della terra ed esercita un’influenza che è contrastante con gli interessi politici della stragrande maggioranza del popolo americano e del mantenimento della pace nel mondo. Già il titolo “Israel lobby” anziché quello più spontaneo di “lobby ebraica” è una forma di autocensura per scongiurare la frustra e scontatissima accusa strumentale di “antisemitismo”: una parola magica con la quale dette lobbies pretendono di incutere timore e di stroncare sul nascere qualsiasi critica, qualsiasi discorso, qualsiasi pacato ragionamento. Una simile forma di “terrorismo” ideologico non credo abbia eguale nella storia a noi conosciuta. Se qualcuno qui leggendo pensa io stia esagerando, ebbene provi appena a riflettere su una parolina, “kippah”, che proprio ieri sotto i nostri occhi ha fatto dispiegare le batterie, credo non tutte, di cui una siffatta ed eguale lobby dispone, anche in Italia. Non viviamo nella globalizzazione? I poteri forti sono molto più e molto meglio collegati sul piano internazionale di quanto non lo siano i poteri deboli. Non lo Stato ha ormai passato il suo tempo, ma le Nazioni. Il capitale in cerca di profitto valica tranquillamente le frontiere in cerca della convenienza: senza scrupoli e senza altra logica ed etica che il puro profitto. I popoli e le masse umani sono scorte biologiche che possono tranquillamente essere mandate al macero e alla discarica, se non producono profitto. Questa e la logica e l’etica che ci governa, questa la nuova religione.

La ricerca ha prodotto i suoi risultati, portando alla consolidata e definitica certezza che in Italia non solo esiste la stessa Lobby che condizione la politica estera italiana, ma è una lobby assai più oppressiva e opprimente per la duplice dipendenza dell’Italia oltre che dalla suddetta Lobby anche dal potente alleato, nostro vincitore nell’ultima guerra e nostro padrone dal 1945 ad oggi. Con oltre 100 basi militari americane in Italia, da noi stessi pagati in forma di perpetuo tributo di guerra, i nostri presunti e nominali governanti sono in realtà faccendieri che si contendono il favore del padrone indiscusso e incontestato. Hanno trasformato la nostra cultura, hanno inquinato la scuola, ci hanno fatto il lavaggio del cervello, pensano di poterci far credere oggi tutto quel che vogliono e domani il contrario di quello che ci hanno fatto credere appena ieri. All’interno di questo quadro generale di asservimento, già predetto da Vittorio Emanuele Orlando oltre mezzo secolo fa, si colloca in modo bipartisan la Lobby nostrana. Essa in fondo si basa da un punto di vista ideologico sulla demonizzazione che è stata fatta dell’intero nostro passato storico, sconvolgendo ogni angolo della storiografia, andando dal fascismo al risorgimento e giù giù fino agli esordi del giudaismo-cristiamesimo sulle costole della morente civiltà greco romana, dove almeno ognuno era libero di venerare il dio che riusciva più congeniale e senza che in nome di dio potessero venire giustificati massacri di ogni genere.

Chiedo scusa al mio lettore, ma ritengo necessario offrire un quadro generale prima di passare alla cronaca dell’evento che è annunciato per domani pomeriggio, dove una “lobbista”, la cui presenza in parlamento si deve al noto Fini e per effetto di quella “porcata” di legge elettorale che rivela in questo modo tutti i sua guasti. Sull’argomento dedicherò un apposito capitolo. A parlarne adesso si aprirebbe un’altra lunga digressione e mai più entreremmo in medias res, come vorrei invece subito fare. È però necessario seguire una certa gradualità, affinché chi legge e non sa certe cose, possa capire, se è questo che cerca: la comprensione della nostra quotidianità. La «Verità» su Israele è presto detta e non ve ne è un’altra: nel 1948 si svolse in Palestina una vera e propria pulizia etnica, cioè un genocidio. Quanti spossessati dei loro villaggi, delle loro case, di ogni loro avere, dei loro affetti e della loro memoria, ebbero la sventura di sopravvivere furono ridotti in schiavitù e in una perpetua condizione di inferiorità giuridica. Ho detto: schiavitù. Può sembrare un’esagerazione polemica, ma spiego meglio quel che ho detto. Leggendo uno dei tanti libri con cui mi sono andato documentando in questi ultimi due o tre anni sulla questione palestinese, mi sono imbattuto ieri sera in alcune righe, dove veniva descritto come i palestinesi “sopravvissuti” al 1948 e a tutte le successive, spesso sottratte alla nostra conoscenza, come l’eccidio di Kahn Younis del novembre 1956, si trovavano costretti a trarre il loro sostentamento materiale andando a lavorare in Gerusalemme, alle dipendenze di chi li aveva spossessati e ricevendo un decimo di salario: non è questa riduzione in schiavitù ancora peggiore di quella del mondo antico? Provare a riflettere!

Ciò che successe nel 1948, ossia la pulizia etnica, ampiamente narrata in un libro dell’ebreo israeliano Ilan Pappe, che venuto a Roma per parlare in una sede universitaria, non ha potuto farlo, in detta sede, per motivi ufficiali ai quali nessuno ha creduto. Neppure il sionista Benny Morris può negare la realtà della pulizia etnica, anche se si arrampica sugli specchi per fornire una giustificazione ideologica al sionismo. Tanto è vero ciò che per impedire nuovi lavori storici che scendano in ulteriori dettagli il governo israeliano ha ben pensato di prorogare di una ventina di anni la secretazione degli archivi israeliani. Sappiamo anche che molti documenti compromettenti sono stati distrutti: chi poteva mai avere interesse a lasciare traccia dei propri misfatti. Ma questi misfatti sono desumibili prima ancora che dai documenti di archivio dalla stessa logica e dall’aritmetica elementare che abbiamo tutti appreso a scuola: non vi è nessun bisogno della demografia di un altro sionista demografo che risponde al nome di Pergola e si allarma e grida all’allarme, dicendo che i palestinesi che erano già la netta stragrande maggioranza della popolazione, quando nel 1882 sbarcavano in Palestina i primi coloni sionisti, ritorneranno presto ad esserlo, malgrado gli eccidi, le uccisioni, gli avvelenamenti programmati a lunga scadenza con l’inquinamento delle falde acquifere e del terreno stesso.

Fanno bene le Lobbies dislocate nei vari ambiti nazionali a rafforzare la loro presa sui presa sui media e a sguinzagliari i politici al loro servizio perché presto, molto presto dovranno affrontare la “decisione finale”, la “soluzione finale” del popolo palestinese. E dovranno faticare un poco a convincerci che si tratta di “autodifesa”, di “difesa legittima”, di “diritto all’esistenza”, di “esegesi biblica” e di osservanza della “volontà divina”. In un’altra delle suddette letture, esattamente un libro dell’ebreo Noam Chomsky, odiatissimo dai sionisti, anche se un altro ebreo di nome Gilad Atzmon, critica lo stesso Chomsky in quanto moderato ed in fondo anche lui un “sionista”, come “ebreo” e “sionista” si è pure dichiarato quel Richard Goldstone, che in quanto giudice messo davanti all’evidenza non ha non potuto non constatare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal glorioso ed eticissimo esercito israeliano in Gaza durante “Piombo Fuso’, ebbene Chomsky ripete più volte nel suo libro, “Capire il potere”, questo concetto attentamente seguito negli Usa e credo anche in Italia: anziché comprare un carro armato è meglio spendere gli stessi soldi per comprare un politico, pardon, nel senso del tutto legale di finanziare la sua campagna elettorale ed assicurargli in questo modo l’elezione. La stessa cosa si può poi applicare a media, opinionisti, esperti, ecc.

Sul palco della piazzetta limitrofa a Montecitorio, non certo grande come piazza San Giovanni o Piazza del Popolo, sufficiente a contenere quel centinaio di persone che la lobby riesce a malapena ogni volta a portare in piazza, salirà il direttore di uno di quei foglio di propaganda diretta, evidente e dichiarata con cui si tenta di presentare impresentabili bugie, svolgerà questo ragionamento che ha fatto in altre occasioni: a) Esiste un debito morale dell’Europa nei confronti di Israele; b) Ad Israele deve essere dato il possesso della Palestina; c) In fondo, è la continuazione della stessa partita che si era incominciata a giocare con le Crociate, dove l’Occidente ebbe la grave colpa di ritirarsi dopo averci provato per qualche secolo. A questi individui serve poco obiettare ad esempio che è del tutto fantastico e chimerico parlare di un debito morale dell’Europa verso Israele, ma ove cià fosse è contrario ad ogni logica etica e giuridica che a pagare un siffatto debito debba essere un terzo che in nessun modo più imputato di una “colpa” che non ha commesso, venendo molestato, insidiato e spossessato in casa propria.

Discorrendo ho saltato un passaggio, che riprendo adesso. Ho detto che non possono esservi dubbi di sorta, per chi appena appena si vuol documentare, sulla “pulizia etnica della Palestina” nel 1948, che ha significato il dimezzamento della popolazione palestinese residente, la distruzione e cancellazione dalla carta geografica di oltre la metà dei villaggi palestinesi allora esistenti e vitali, nonchè la riduzione in schiavitù, nel senso specificato, della restante popolazione. Ma la propaganda che si legge ancora in un’agenzia quotidiana, in lingua italiana, ma forse scritta in Israele, come giustifica questo inaudito genocidio? Fatico a trovare una logica che stia a malapena in piedi. Dicono: non li abbiamo cacciati noi; se ne sono andati loro, spontaneamente, perché glielo hanno detto gli altri arabi. Sono assurdità che neppure corrispondono alla dinamica dei fatti, che si può leggere in Ilan Pappe. Ma anche prese per buone simile assurdità che vuol dire? Se per una qualsiasi ragione io mi allontano da casa, per ferie, per farmi curare altrove, per mettermi al sicuro da una calamità naturale o bellica, ovviamente per un tempo strettamente limitato, non per secoli o millenni, non posso più tornare nella mia casa e perdo ogni diritto?

È davvero l’abdicazione di ogni raziocinio umano ascoltare gli uni che pretendono di ritornare in patria dopo una chimerica e del tutto fantastica assenza di duemila anni (la distruzione del Tempio ad opera dei romani, seguita da altrettanto chimerica ed inesistente deportazione) e si nega un eguale diritto a chi per le suddette ragioni non si sarebbe assentato non più di due giorni o due mesi? Da una parte abbiamo un “diritto al ritorno” con il quale Israele assicura una casa, un alloggio e finanziamente ad ogni avventuriero che provenendo da qualsiasi parte del mondo si dichiari ebreo o si converta all’ebraismo e dall’altra si nega un eguale diritto al ritorno a chi è stato scacciato di casa e che ha avuto sancito un simile diritto anche dall’ONU? Se qualcuno riesce a trovare in questa pretesa un barlume di logica e di giustizia, deve trattarsi di un marziano o di un extraterrestre perché qui non si può rintracciare niente di umano.

Per venire a noi, ad un tema che ci è più proprio, è da indagare e da considerare in tutta la sua portata la copertura giuridica, politica e morale che una così flagrante violazione di ogni principio di diritto, giustizia e umanità ha trovato e trova presso i nostri politici, i cui nomi e i cui volti vedremo ancora una volta sul palco, magari dopo le vicende di questi giorni anche con il kippah in testa. Infatti, un senatore, in contrapposizione polemica a Ciarrapico, ha diramato alle agenzie la notizie che avrebbe comprato (con i soldi del contribuente) 134 kippah per farne dono a ogni senatore eccettuato il solo Ciarrapico che avrebbero dimostrato di non gradire il copricapo ebraico. E dunqe possibile che vedremo sul palco qualcuna di queste “kippah” ricevute in dono.

Un’ulteriore riflessione viene qui spontanea. Naturalmente, i nomi già annunciati a questo scopo sono liberi di salire sul palco e di sostenere la causa, anzi la “Verità” coniata in israele da un apposito ufficio di propaganda per l’estero, detto Hasbara con parola ebraica. Per dimostrare cosa a chi? Finché si riuniscono in segrete stanze per concertare cose segrete, a noi comuni mortali, tanti Signor Nessuno, non è dato neppure tecnicamente sapere. E non abbiamo certo un Mossad al nostro servizio, un servizio non solo di spionaggio o di intelligence come si suol dire, ma un servizio di veri e propri sicari che commettono omicidi in ogni parte del mondo e che organizzano quei “false flag” che ormai sono una costante dell’informazione date dai media. Un lettore appena un poco intelligente, che continua a comprare i giornali nelle edicole o ascolta regolarmente i telegiornali della sera, deve ormai chiedersi a ogni notizia: sarà vero o è la solita bufala, che magari viene riconosciuta come tale pochi giorni dopo o anche qualche mese dopo, quando ormai ha esaurito la sua funzione. Si noti un fatto risaputo: la bufala ha l’evidenza delle prime pagine, mentre la smentita – se viene dato – trova appena un trafiletto, di cui nessuno si accorge. Ho al riguardo da raccontare cose interessanti, di prima mano, che mi riguardano direttamente, ma riservo ciò ad un’altra storia. Qui mi mantengo sul filo del discorso, che sarebbe «Per la Verità di Israele», una verità che stiamo qui cercando di indagare per come la Israel lobby nostrana ce la vuole spacciare. Dobbiamo fare delle pause perché qui il discorso è lungo e la nostra scrittura (e relativa revisione) è in tempo reale. Se dovessimo seguire le tecniche e i tempi della carta stampata, sarebbe come dice Hegel a proposito della Nottola di Minerva, dando l’immagine della filosofia che viene sempre sul far della sera, quando i fatti si sono già svolti e la manifestazione è finita. Il nostro tentativo è qui di riflettere sul presente durante il suo divenire: la scrittura, come forma artistica, chiaramente ne risente. Ma io ho già detto che il mio scopo non è la “forma” ma il “contenuto”. Non voglio disprezzare la “forma”, ma può aspettare, mentre il “contenuto” ha una diversa impellenza.

Ai miei lettori di “Civium Libertas”, che per avventura capitassero qui, spiego ancora una volta che questo blog uno spazio virtuale di militanza all’interno della vecchia Forza Italia, poi diventata PdL, ed ora anche in fase critica di ridefinizione. Ho appena avvisato la mia base, in Calabria, dell’aria che tira a Roma ed ho chiesto di sapere di quale aria tiri invece in Calabria. Certamente, fino a tempo fa, potevo formalmente definirmi “Coordinatore provinciale dei Clubs FI in quel di Reggio Calabria”. Alemanno aveva detto pubblicamente che “avrebbe verificato”. Spero che lo abbia fatto e magari si degni di avvisarmi. Mi auguro di non dover convivere con lui nella nuova aggregazione, depurata dai finiani, ma certamente non gli confermerò il mio voto come sindaco e nessuno mi potrà costringere a farlo, restando io un militante di FI. Sarebbe meglio per me se Alemanno ritornasse ad essere quel che era e che tutti in Roma sanno. Nel webmagazine de “L’Occidentale” compare la locandina della manifestazione della signora Nirenstein, la cui presenza nel PdL o in Forza Italia o credo nella futura aggregazione finiana, che io leggo non “Futuro e Libertà”, ma un Futuro senza Libertà e senza Dignità. Ciò che succede giorno dopo giorno sotto i nostri occhi è la dimostrazione di ciò che dico. Purtroppo, è ormai invalso il disprezzo per il linguaggio. Siamo lontani dalle indicazioni evangeliche di semplicità del nostro dire, che deve essere “si si no no” o dire “pane al pane e vino al vino”. Qui si spaccia impunemente la Menzogna per Verità e si usa la parola Libertà tanto più spesso quanto più viene a mancare ogni Libertà, ad incominciare dall’interno stesso del PdL, dove non si trova per nulla il “popolo”, cioè la democrazia interna delle decisioni e dei dibattiti, e meno che mai la “Libertà”. Il vergognoso linciaggio a cui abbiamo assistito verso un senatore, cioè Ciarrapico, è una clamorosa constatazione di vera mancanza di libertà e dentro l’istituzione del Parlamento e dentro i partiti stessi, di maggioranza o di opposizione: non fa differenza!

Nel prosieguo di questa riflessione mi avvarrò dunque dei “documenti” che appaiono su “L’Occidentale” di Loquenzi, dove i miei “commenti” appaiono o non appaiono, a seconda che siano graditi al moderatore. Posso dire che i documenti finora apparsi sono di una grande inconsistenza concettuale: sono ideologici, falsi, propagandistici. I “commenti” che vi si leggono sono in genere la classica “spalla”, fornita da un vero e proprio esercito di Troll reclutati dai servizi israeliani e dalla stessa Lobby. Io stesso ricevo richieste di “arruolamento” per fare quel lavoro che poi vedo altri fanno. Quindi, bisogna depurare il nostro dibattito dalla presenza di “troll”, “pappagalli”, “megafoni”, gente dall’insulto e dalla minaccia pronta. Non chiariamente una “pulizia etnica”, ma una pulizia morale e concettuale: in democrazia si deve sentire il parere di tutti, ma se uno non ha argomenti e sa solo offendere e insultare se non addirittura minacciare, allora non vi sono più margini di dibattito politico.

Come non vi sono margini di dibattito con quelli che salgono sul palco, facendoci sapere che andranno e sottoscrivendo il proprio nome, che non ci mette per nulla soggezione, anzi ci conferma nella cattiva opinione che già ne avevamo. Non potrò mai dimenticare il vicecoordinatore Cicchitto che durante il massacro di Piombo Fuso era dalla parte dei carnefici anziché delle vittime. Devo però dargli atti di una risposta che mi diede in un primo convegno dello stesso genere, presente le stesse persone (Aznar, Fini...), quando gli chiesi qualificandomi come coordinatore provinciale se non essendo per nulla d’accordo con quello che il vicecoordinatore nazionale diceva dovessi per questo uscire dal partito. Rispose saggiamente e sensatamente di no. Era il minimo che potesse dire, anche se è implicito che io sarei rimasto ai margini. Ma adesso le cose cambiano un poco. Sento dire che i Notabili in procinto di passare chi di qua chi di là, bussano alla base e ai quadri intermedi per portarsi indietro un poco di truppo. E no, cari, avete capito male! Non siamo tutti fessi, clienti e servi, come voi pensate! Con una Fiamma che sale sul palco e noi lì ad applaudire. E no, cara Fiammetta, portati sotto il palco i “coloni” dei “territori occupati”, si noti: “territori illegalmente occupati”, dove dico lei abbia una residenza, in Gilo (= mai coperto, mai messo piede in Israele e spero mai dovercelo mettere), né mediaticamente “territori” o “territori contesi”, secondo quella sistematica “fabbricazione del falso”, cui i nostri media sono abitualmente dediti.

* * *

Un ordinario esempio di ordinario razzismo lo si trova in questo brano odierno del “Foglio”, il cui direttore in questo momento è stato annunciato sul palco della signora Fiammetta Nirenstein:
“…La presenza delle sottoculture musulmane in Europa è un argomento di cui i media si occupano regolarmente e rappresenta un fattore significativo nel dibattito politico e nel momento delle elezioni.” (Fonte)
Per molto meno, per aver osato dire la parola “kippah”, un senatore della repubblica, è stato messo alla “gogna”. Questo genere di razzismo non è assolutamente un fatto marginale, ma è coessenziale a tutto l’arco di esistenza dei sionismo. Costoro vogliono convincerci con la sola forza della propaganda, con la sua reiterazioni, magari in bocca a voci istituzionali (deputati, ministri, “opinionisti”...) che l’«onore», la “sicurezza” dell’Occidente stiano nel massacrare un popolo innocente.

Contemporaneamente (e come non notare la simultaneità?), un nuovo “caso” campeggia sulle pagine del quotidiano “La Repubblica”. La firma a cui si deve il nuovo “caso” avrebbe dovuto comparire in giudizio per un similare precedente, ma si è ben guardato dal costituirsi in giudizio e la prima udienza che avrebbe dovuto svolgersi il 29 di settembre è stata rinviata al 15 aprile. E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici e del processo penale e civile in questo paese. Ma siamo in Occidente, mica in Iran! Ma questa è altra storia, che magari narreremo in altro post. Non dispongo purtroppo della diretta della manifestazione, alla quale avrei andare andare come osservatore, ma ne sono stato sconsigliato.

Il materiale propagandistico che viene sfornato si distingue per la sua acritica reiterazione, ma non per la sua forza argomentativa. Ad esempio, ho visto un video della signora Fiammetta che svolge un curioso ragionamento: l’ONU se la prende con noi, mentre ci sono in giro altri crimini, in primis l’esistenza stessa dell’Iran, che in più di un secolo non ha mai mosso guerra a nessuno, ma ha la grave ed imperdonabile colpa di non essere succube di Israele, che tramite USA pensa di poter fare il gendarme in un Medio Oriente ridotto nelle condizione di asservimento quale si trova l’Europa dal 1945 ad oggi. Noi in Italia godiamo, a nostre spese, della presenza di 114 basi americane, ma come ha detto un bello spirito che siede o siedeva in parlamento: vigilano sulla nostra libertà! Una libertà alla quale chiaramente noi stessi non siamo in grado di badare.

A fronte della massiccia propaganda, fatta di pezzi uno più insulso e menzognero dell’altro, credo che si possa opporre una formula matematica, una semplice equazione:

Israele = pulizia etnica della Palestina

Non credo che quanti saliranno o in questo momento stanno parlando dal palco, se la manifestazione ha il suo corso, potranno confutarla. Credo che i soli svolgimenti che potranno dare è che si è giusto ripulire etnicamente la Palestina, perché esiste una pretesa... biblica! Ed è poi colpa degli stessi palestinesi se soffrono quel che soffrono. La titolarità della Shoah offre poi titolo giuridico per infliggere ogni sofferenza possibile a terzi in nessun modo responsabile del noto evento storico, per il quale non è neppure consentita la discussione storica, pena il carcere, come in Germania (200.000 casi!), o la “gogna” girata in contemporanea sui media con la solita sfilata di politici uno più ignorante dell’altro, ma desiderosi di aprire bocca su ogni cosa.

Un altro brano proveniente dallo stesso autore e dalla stessa fonte:
«…Eppure il mondo occidentale dovrebbe occuparsi in modo urgente del piccolo Israele. Perché? Perché rappresenta una piccola oasi di libertà in un ampio deserto di tirannide».
Ma quando mai? di cosa parla costui? E sarebbe questa la “verità” che ci si vuole rifilare? Mai menzogna fu più menzogna! Vi è se mai da chiedersi fino a quando si potrà insistere con un questo disco rotto, confutato sul piano storico da libri e documenti, per adesso fruiti da una ristretta fascia di “persone più istruite” – cosa assai temuta da un Benny Morris –, ma domani in un arco di tempo più ridotto rispetto a quello previsto da Gramsci è destinato a diventare “senso comune”. Il tono dell’articolo è quello dello “scontro di civiltà”, ma già la nostra costituzione, se venisse presa sul serio, sancisce il rifiuto assoluto della guerra. Costoro pensano di poterci far ballare le danze che tornano loro comodo. Quanto poi alla “libertà”, di pensiero, di parola, di insegnamento, la stiamo assaggiando su un altro canale che gira in contemporanea. “Opinioni” non ammesse, che non sono “pensiero”, ma sono “crimini” perseguibile. A dare ascolto a costoro ci dovremmo preparare ad un catechismo delle opinione consentite, di ciò che permesso pensare e di ciò che non lo è. E mi parlano di “tirannide” altrove, mentre noi godiamo della più squisita e vasta libertà!

Ancora un esempio e po spengo per non alzare il tono polemico, avendo deciso di contenermi più che posso davanti a tanta improntitudine e sconcezza:
«Vogliono distruggerlo perché vogliono distruggere noi. Quando gli israeliani lottano per difendere la libertà della propria terra, lottano per tutti noi, che ce ne stiamo lontani dal fronte, in Europa e in America».
Se è questa la verità che la signora Fiammetta, ci voleva far sentire, ed in quel “ci” sarei anche io compreso, allora è il caso di dire: “no, per favore, la smette con queste sconcette e con questi autentici insulti all’intelligenza di chi molto più di lei si sente cittadino di questo paese, non avendo che una e una sola patria.

Beh, ancora un fuor d’opera. Questa che segue è troppo grossa per passare inosservata:
« Da americano, i cui antenati hanno combattuto per la libertà durante la rivoluzione americana e la guerra civile, e i cui zii hanno combattuto in guerra per distruggere il mostro nazista, stare al fianco di Israele significa, molto semplicemente, riaffermare la libertà per cui queste persone hanno messo a repentaglio la propria vita e che io ho avuto la fortuna di ereditare. »
Ma che dici? E lo sterminio degli indiani? La tratta dei negri? Hiroshima e Nagasaki? Tutte le sozzure del mondo che recano la firma di CIA e Mossad e che a noi sono noti per la minima parte? Lo stesso 11 settembre su cui la maggior parte degli stessi americano nutrono dubbi inquietanti sugli effettivi responsabili e autori? Il milione e passa di morti che è costa la guerra in Iraq, iniziata con una menzogna e solo per fare la volontà di Israele? Di tutto questo non sai nulla o fai finta di non sapere o invece ben sai di mentire, sapendo che noi sappiamo che tu menti?

* * *

I documenti che mettono in rete per supporto della manifestazione che a quest’ora dovrebbe essere terminata sono autentici pezzi di delirio, che ritengo confidino solo sulla forza stanca e ripetitiva della propaganda, sparata come i pezzi di artiglieri in uso da Israele, anzi i missili lanciati dai droni, che si caratterizzano per la loro mancanza di contradditorio:
«…L’aggressione ideologica contro Israele è cresciuta a dismisura. Di giorno in giorno, di ora in ora, in lingue diverse i media non fanno altro che annunciare enormi falsità. Israele è lo stato “nazista e fautore dell’apartheid”, l’aggressore “coloniale”. Bella trovata. Il sanguinario imperialismo musulmano e l’apartheid sessuale e religioso dell’islam vengono negati e proiettati su Israele. Israele è essenzialmente e sostanzialmente “malvagio”. Nel 2005 Ahmadinejad affermò che Israele avrebbe dovuto essere “eliminato dalle carte geografiche”».
Qui l’obiezione è fin troppo facile, a portata di ragazzino delle elementari, che sappia della pulizia etnica del 1948, dove vennero distrutti oltre la metà dei villaggi palestinesi, i cui nomi furono poi per davvero cancellati dalla carta geografica. Ormai, sono apparsi sulla rete numerosi articoli che spiegano l’esatto contesto della frase di Ahmadinejad e la falsificazione che ne è stata fatta. Ma costoro continuano imperterriti con la stessa cantilena. Poiché non è possibile che non sappiano, ecco allora che abbiamo una prova ulteriore della loro menzogna, del loro mentire sapendo di mentire e che noi sappiamo che mentono. Forse calcolano, come Benny Morris, che noi siamo soltanto una minoranza, la parte più istruita, mentre a loro interessa la maggioranza ignoranza a cui si può rifilare ogni menzogna.

COMMENTARIO CRITICO

SOMMARIO: 1. Messaggi di Schifani, Fini, Berlusconi. – 2. Le “menzogne” di Paolo Mieli. –

Mentre ascolto e riascolto comodamente la registrazione della manifestazione, durate oltre 3 ore, procedo a commentare i sonori degli interventi, che subito presentano problemi tecnici e si inceppano. Nel riprovare trovo una registrazione della Nirenstein, sulla quale avevo scritto alcune righe di commento, che non ho la pazienza di ricomporre. Le solite sciocchezze da cui è inutile tentare di trarre lumi. La signora punta sulla forza degli “amici” mobilitati ed è un suo pio desiderio che i convenuti rappresentino unitariamente il mondo intellettuale italiano. Come già per i palestinesi, l’onorevole signora è del tutto persuasa che gli altri non contino e non esistano. È la politica che il sionismo ha seguito in Palestina fin dal 1882, anno del primo insediamento coloniale. In questo “Proemio” annoto alcune sensazione generali, rinviando poi alle singoli analisi. Fino a questo momento, davvero si può toccare con la mano la massa di incompetenti ed ignoranti che sono stati riuniti: non sanno neppure quel che dicono. Albertazzi che finisce in azzi, l’ha proprio sparata grossa e fa cadere in verticale la stima che pure ne avevo come attore. Se la forza della “verità” è nei suo argomenti, qui di forza non ve ne è per nulla: almeno fin quello che ne ho udito adesso e sono oltre tre ore di emerite ed onorevoli c* Beh, diciamo che devo ringraziare la signora Fiammetta per aver messo insieme un così ben assortito campionario. Ahi! Sto sentendo Raffaele La Capria, che crede di essere intelligente e parla di “diritto di esistenza”, la solita tiritera, ma non si pone neppure per un istante il problema della cancellazione sistematica del popolo autoctono dei palestinesi: lo hanno sempre detto: non esistono! Questa è nuovo: l’«odio di sè» che non è più riferita agli ebrei antisionisti, ma all’Occidente stesso! Il fatto di starmene seduto qui comodamente a casa mia, sentendo le registrazioni, mi consente quei commenti liberi, che non scrivo e che non sarebbero stati altrimenti possibili. Impagabile Antonio Martino: dà a D’Alema del ministro non laureato, ma per la verità non dimostra di essere più intelligente. Un guerrafondaio! Ed una dichiarazione di guerra al “nemico interno”, cioè a tutti noi. Stiamo attenti! Questi ci voglione mettere in galera, anche se stiamo zitti. Ci faranno l’analisi del cervello. Rutelli adesso che tura fuori il bambino ebreo dell’82, quando infuriava Sabra e Shatila: rinvio a Robert Fisk, Il martirio di una nazione. Che c... Non tiene minimamente in conto che sionismo significa pulizia etnica: se è ignorante, non possiamo farci nulla. Speriamo, ci diano il diritto di stare alla larga da tutti costoro, che purtroppo ci hanno tormentato con il loro governo sulla nostra pelle. “Democrazia e libertà...”, ma che dici??? Mamma mia, quant c.... Tutti chiusi in una sala: non sono uomi di piazza. E la piazza è il popolo. Vedo affacciarsi Pacifici. Parla uno in inglese: non lo considero. Un “dissidente” siriano. Ricordo alla precedente manifestazione di un rabbino con tanto di barba che pretendeva da me per strada che gli rispondessi in... ebraico! Belli quelli che vengono in lista. Non avrei potuto ridere di più e lo spettacolo è bello lungo. Me lo posso rivedere e risentire. Se è vero quello che dice il vecchio Hegel, e cioè che il razionale è il reale e il reale è razionale, qui certamente non vi è nulla di razionale e forse neppure nulla di reale. Cerco sempre di mantenere la necessaria obiettività, anche decidendo di stare dalla parte della vittima e non del carnefice, ma qui siamo veramente in una mancanza assolutà di razionalità, di umanità, di giustizia, di senso elementare dell’equità: un popolo, quello palestinese, è stato cacciato dalle sue case, viene ucciso ogni giorno, e questi pretendono di fondare un diritto, una verità, una legittimità sul principio della pulizia etnica. Sta parlando Gigi Battista!!! Sta facendo pubblicità a Moffa... anche lui sul “cosiddetto Olocausto”! Bisogna mandargli il testo di Sion Segre Amar sul «cosiddetto olocausto». Eccolo, lui! Pacifici con la bandiera di Israele! “Romano” e ”italiano”? E i milioni di bambini palestinesi e iracheni? Non esistono! Già, i “dissidenti”! Due popolo due stati = la formula dell’inganno in attesa del completamento della pulizia etnica, del tranfer! Bella questa di Riccardo: i coloni fanno figli e si allargano, dunque hanno bisogno di stanze in più. La pace la faremo lo stesso! Ora tocca a Fiammetta: è emozionata, proprio comen una bimbetta! C’è l’ha con l’ONU, cioè con il mondo, che ha il gravissimo torto di condannare Israele. “Le donne che si scelgono il marito che vogliono...”. E con questa bandiera ci vuole portare in guerra contro 70 milioni di iraniani e ci chiede di avallare la pulizia etnica della Palestina. Mamma mia! Odio, odio, odio... bugie, bugie, bugie.. ma quale la Verità? Quando ce la racconterai? Non riesco a sentire neppure una verità tutta tua e solo tua, che stia per lo meno in piedi con i canoni della logica. Costoro parlano solo perchè aprono la bocca, ma senza considerare minimamente il giudizio di chi ascolta: non esiste e non è essenziale. Legge l’intervento, ma per lei non valgono gli inviti alla brevità: è la padrona di casa. È melensa e non lo sa. Aznar: c’era pure l’altra volta! Israele non è Oriente, ma Occidente. E dunque la pulizia etnica ha raggiunto il suo stadio finale. Vaglielo a dire agli islamici. «Israele una parte di questo Occidente»? E dunque: colonialismo e razzismo? Arriva Frattini! Per nostra disgrazia ministro degli esteri, dopo il ministo “non laureato”. Io posso andare in casa di Frattini, cacciarlo e difendere la mia “diritto ad esistere” ed abitare a casa sua: questo il tenore del discorso di un ministro degli esteri che non può non conoscere la creazione propagandistica della cancellazione di Israele dalla carta geografica da parte dell‘Iran, mentre queste cose sono state fatte proprio da Israele verso i palestinesi. Questa la politica estera italiana, in bocca a Frattini... ahi ahi, ce l’ha con la rete! Prepariamoci ad una interruzione delle trasmissioni! La politica della doppiezza, che fu già della Gran Bretagna, non portò bene. Si potrebbe chiedere: e dove sta qui il contraddittorio? Non è previsto! Anche lui con Shalit! La propaganda deve aver investito molto in questo capitolo. Una certa Latella parla di... «stupidaggini». Appunto! Luca Barbareschi: un’uscita che suona: siccome sono “evoluti” mentre gli altri sono arretrati, allora Viva Israele! In fondo, in fondo è un bene poterli vedere in faccia senza dover ricorrere ad uno “spionaggio” per sapere chi sono, cosa dicono, come la pensano. Parla Ernesto Galli Della Loggia, un “opinionista” misura ed espressione di ciò che pensiamo e possiamo pensare. La Malfa figliolo, dice di Frattini: “L’Italia che parla...”: e chi assolutamente non la pensa come voi non è l’Italia? Penso esattamente il contrario e ne sono perfettamente convinto. Mah! Uno peggio dell’altro ed è inutile aspettarsi da loro un minimo di approfondimento, che si potrebbe avere perfino dai propri “nemici”. In fondo, se parlano tanto di “legittimità” di Israele vuol dire che sono convinti del contrario e vorrebbero farci cambiare opinione. Mammia mia! Parla Furio Colombo... L’uomo dell’altoparlante! Dice però una cosa interessante. Voglio risentire la registrazione: dice che «sono in pochi» quelli come lui “appassionatamente” a favore di Israele. Ancora il suo essere stato “bambino”. Questa è l’unica cosa interessante e che ci fa sperare. Ha finito ma lo voglio risentire. Dice una cosa importante: pur essendo in tanti nella minuscola sala, sono “minoritari” nel paese in quanto Israel lobby. Un dato confortante. Forse l’unica verità che è stata detta finora. Tutto il resto è propaganda così becera da mettere in rischio la nostra necessaria capacità di autocontrollo. E lo voglio sentire per la terza volta, lasciando perdere Vernetti, che fa... l’elogio di «Informazione Corretta»! Il “mondo alla rovescia”! Già, l’hai detto! Il conduttore si affanna a dire che sono “moltissimi” quelli che vogliono parlare ed invita ad essere brevi. Ma dicessero delle cose che meritano di essere ascoltate, per trarne qualche serio motivo di ripensamento, ma non si odono altro che cose che confermano nella cattiva opinione che già si aveva di loro. In questo senso, la manifestazione è un insperato successo per gli antisionisti. Se questo è il sionismo, possiamo essere ben certi che non siamo in essere nell’esser contro. Un’altro che parla in inglese: evidentemente, per far numero e riempire la sola, dovevano chiedere rinforzi dall’estero. Mentre parlava in inglese un altro oratore sono andato a mangiare qualcosa, e dicevo, a proposito di democrazia: ma se non vi fosse stata questa legge elettorale, qualcuno avrebbe mai votato la signora Nirenstein e tutti gli altri della Israel lobby che in parlamento stanno facendo quel che fanno? Se dobbiamo chiederci attraverso quali meccanismo la Lobby si è insinuata nei gangli del potere, questa può essere una validissima risposta. Parla la Voce del Padrone: l’ambasciatore di Israele! Aria fritta e rifritta che neppure merita di commentare. Antisemitismo, antisionismo... sono proprio convinti che siamo dei c.... a volerci rifirare sempre le stesse frottole. Con l’«antisemitismo» vogliono camparci fino al 3000! Vengono fatti tutti i nomi dei sionisti, che vengono ringraziati e lodati: li possiamo in questo modo conoscere senza rischiare di sentirci dire che compiliamo delle “liste nere”, come è successo ad un poveretto che aveva soltanto preso un elenco più che pubblico, dandone però un giudizio di demerito anziché di merito. Parla Magdi ah ah Cristiano Allam, che vuole mandare mandare in galera con legge europea chiunque si azzardi a criticare Israele. Salto la signora Boniver! Di una così bella signora non si può dire nulla e con la sua bocca può dire tutto quello che vuole. È la mamma di Shalit! Arriva Gianni, l’Alemanno! La frottola della più antica comunità del mondo: Shalit cui ha dato la cittadinanza onoraria. Mah! Glielo detto: ma Mordecai Vanunu? Non ce il rischio che risponda. Ciarrapico, dove sei! “Noi”, ma chi? Parla Rosa che scrive sul “Foglio”! Legge il compitino che si è scritto a casa: sembra il marchesino Eufemio. Pure un russo! Ma hanno dovuto setacciare tutto il mondo per riempiere la sala. Son davvero tanti, forti e tremendi. Nessun senso della realtà. Ma costui ha forse avuto notarietà per qualche scoop giornalisco, camorra o simili? Ahi, ahi! Deprimente, quando qualcuno apre bocca su cose che non conosce neppure lontanamente. Anche per lui il palestinese, il profugo cacciato, ammazzato e umiliato “non esite”, ma i gay! Quelli che si che esistono! Ci ha detto la sua... “verità” e ci ha dato davvero un grande contributo di conoscenza, che ci ha fatto crescere tutti, grandi e piccini. Dice il conduttore: molti posti in sala si sono liberati! La sala non si vede mai, ma solo il podio da dove parla l’oratore. Ma la sala è già vuota.Suspance... Il video di Saviano che ci dice la sua verità fatta di immagini. Quali? Lo sguardo a Tel Aviv! Un centinaio di nazioni formano Israele: appunto, la schiuma della terra, giunta lì per cacciarne gli autoctoni, gli indigeni. La casa dei gay! È questo sarebbe un “discorso politico”! Un buon numero di discorsi è in inglese: mi riposo, volendo ascoltare tutto di un fiato la lunga registrazione di oltre tre ore. E farne una bozza di commento in estemporanea, salvo poi tornare sui dettagli. Spesso le prime intuizioni sono le migliori. Al di là delle singole cose dette, spesso di nessun valore intrinseco, è da chiedersi cosa credono di aver portato a casa gli organizzatori, quale risultato politico che non abbiano già. Intanto proprio domani dovrebbe esserci in Roma una ben diversa riunione: quella degli organizzatori della nuova Flotilla. Parla Sgarbi, personaggio incredibile, il quale dice che “non si può non essere ebrei”. Per fortuna si! Anche lui la storia dell’«amico ebreo»: non ho la fortuna di avere “amici ebrei”. Mi è rimasto impresso Sgarbi per averlo sentito rispondere in un dibattito che le 114 basi americano, ci stanno - a nostre spese - per difendere la nostra libertà! Lo Stato di Israele una necessità della storia, chiaramente a tutte spese degli autoctoni palestinesi: un dettaglio trascurabile a fronte della “condizione dello spirito” che è l’essere ebreo. Poveri noi che non abbiamo spirito! La tiritera contro Teheran, secondo la più trita propaganda israeliana. Non poteva non dire c... al suo solito! Caspita mi sembra di averlo visto già quel giovanotto che viene dall’Iran ed è un traditore del suo paese: era alla stessa manifestazione sulla destabilizzazione degli stati mediorientali, che la signora Fiammetta aveva organizzato anni addietro e di cui ho dato altrove ampia recensione. Ero accanto ad una giornalista del “Messaggero”, mentre provavamo compassione per lui e per il suo prestarsi al gioco in danno del suo paese. I traditori mettono sempre tanta tristezza. Forse non si rende conto di quel che fa e di quel che dice. Eccolo Trigano: il collega “filosofo”! Bah! Siamo una grande, grandissima famiglia, dove si trova proprio di tutto, ma di tutto! Mi astengo perché anche lui, stando in Italia, pensa di poter parlare in italiano. Ed in fondo l’Italia non è che una lontana provincia dell’Impero, anzi una sottoprovincia di Israele. Almeno così credono nella sala adiacente a palazzo Montecitorio. Mi chiedo se tutta questa gente venuta dall’estero, sia venuta a proprie spese: ne dubito. Ed allora ecco il vile “denaro” che entra in gioco. È la ventesima volta che il conduttore invita ad occupare i posti vuoti in sala: evidentemente chi sta fuori non ha nessuna voglia di entrare e preferisce stare sulla soglia: o si vergognano o sono osservatori, quale anche io avrei voluto essere, se buone ragioni non me ne avessero sconsigliato la cattiva frequentazione. Caspita, ma parlano tutti in inglese! Li hanno portati e riuniti tutti a Roma! Nella sala applaudono, ma non è difficile procurarsi un pubblico che applaude in una sala programmata. Ma non era in piazza, una piazza aperta al pubblico, al popolo romano e italiano, quella in cui avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione? Magari a piazza San Giovanni, dove storicamente si svolgono gli assembramenti di popolo! No, la piazza non è per loro. I loro luoghi sono le segrete stanze dei bottoni. Costoro se ne infischiano del popolo, se non per ingannarlo e sfruttarlo in ogni modo. Li voglio vedere in faccia... La traduttrici è sfinita! Tanti nomi da ricordare e annotare, per chi studia il sionismo. Parla il “filosofo” Panella con una enne. Crede di essere “acuto” e intelligente: è il “pensatore”. Il popolo ebraica ha diritto al “suo” stato e alla “sua” terra a prescindere dalla Shoah! Che commentare? Lasciamolo dire, ma purtroppo senza speranza del reciproco. Costoro non conoscono il diritto alla reciprocità. Non si rende conto di quello che dice: lo si può facilmente ritorcere contro! Sta suggerendo un mutamento dei canoni della propaganda, ma per esempio – a prenderlo – sul serio, si dovrebbe poi spiegare la dichiarazione di guerra del sionismo alla Germania nel.. 1933 e tante altre cose che sono successe nella prima guerra mondiale e in genere non si dicono, perché potrebbero dare un fondamento alla persecuzione che poi gli ebrei tedeschi hanno subito. Parla Tozzi o Cozzi. Ma non è un cantante? Canta male! Vuole far venire gli scrittori israeliani in Italia per illuminare gli italiani. Vuole che le scolaresce vadano in Israele, per magari inciampare in qualche bomba. Sta raccontando la sua verita. Parla ora Rocco... Buttiglione, amico di Nirenstein e Pacifici! Ora lo sappiamo! Beh, conosco la sua brillante carriera e mi astengo dal commentare, per non far pensare che sia tutta invidia. Non è cambiato, ma ha fatto carriera. Beh, c’è chi nella vita ci sa fare e chi no. Una “latente” minaccia contro quelli che lui ritiene “antiebraici latenti”. Beh, in pratica la manifestazione è una convocazione si gente che sta dalla parte di Israele e ce lo vuol far sapere. Di “verità” manco a cercarne con il lanternino, ma a far sapere che loro stanno da una parte anziché dall’altro possono confortarsi di esserci riusciti. Ma a noi ce ne deve importare? Ne avevamo bisogno? È questo il confronto che volevano? Sono lì a rovesciarci insulti a cui nessuno può replicare e poi danno a noi del “violento”, “antidemocratico”, “antisemiti”, “odiatori”, “nemici dell’Occidente”, che sono loro! Mah! “Noi sappiamo”, dice la Roccella, dove il “noi” contiene solo lei e quelli che stanno nella sala. Parla Compagna, altra sionista di ferro! Una tirata contro Ahmadinejad, la prossima vittima designata della guerra in preparazione, dopo l’Afghanista, l’Iraq. Una tirara contro le Nazioni Unite, cioè tutte le nazioni del mondo che si sono liberate dagli cinquanta in poi dal giogo coloniale. E l’impronta coloniale è quella che caratterizza profondamente Israele: l’ultimo stato coloniale. Anche lui con l’icona di Shalit! Confesso che mi riesce difficile capire questa fissazione. Altro campione: Pianetta, che parla dell’Associazione di Amicizia per Israele che comprende... oltre 200 parlamentari. Caspita! Siamo proprio messi male! La solita frittata della “grande democrazia israeliana”, basata sull’apartheid e la pulizia etnica. Evvia il parlamento italiano. Ora il mio amico Giorgino, come a dire Pierino, quello delle barzellette con la maestra. È stato definito dai suoi amici di IC un «eccelso sionista»: non c’è il rischio che a lui l’Università di Roma della Sapienza chieda conto delle sue opinioni e si permetta di sindacarle. Ma questa è la democrazia degli “amici di Israele” con oltre 200 parlamentari! Parla Angelo Pezzana e mi trattengo. Si lamenta della stampa come se non fosse già abbastanza asservita: non basta mai! Fino al 1967 i palestinesi non sapevano di essere un “popolo”, non hanno mai avuto uno stato, e poi questi disgraziati si sono poi messi in mente di essere un popolo e di volere uno stato. Se questo non è razzismo del più becero... Inutile stare a spiegare a tanta scienza la nozione schmittiana del concetto di popolo che nasce proprio dalla contrapposizione amico-nemico, ma si sbaglia anche sul piano storico perché se va agli inizi del XX secolo vedrò che gli autoctoni sapevano bene come i coloni ebrei o sionisti venivano per scavare loro la fossa e scacciarli dalla loro terra. Arriva adesso il rabbino capo: Di Segni! Proprio tutta la comunità ebraica italiana, ossia circa 30.000 persone a fronte di oltre 57 milioni di italiani, la cui politica estera è diventata un loro appannaggio, grazie ai 200 suddetti parlamentari e grazie alla più antidemocratica legge elettorale, che non hanno neppure nell’ex Congo Belga, in quanto appunto ritenuta antidemocratica. Evviva! Altro intervento in inglese. Davvero un tuffo nella italianità! Tutti gli esponenti dell’associazionismo ebraico o sionista internazionale sono stati convocati in Roma, ormai terra di conquista, più o meno come un insediamento della West Bank. Si fosse trattato di un convegno di studi internazionali, passi pure. Ma questi hanno preteso che tutto il popolo italiano venisse convocato in piazza per sostenere la politica filosionista di questo ministro, che è un uomo loro e che è finito ministro degli esteri non per volontà del popolo italiano, ma per le mene del potere. Ah, la sala è stata concessa fino alle 10! Poi, probabilmente i lavoratori italiani spegneranno le luci, come hanno fatto una volta al Pantheon! Davvero una manifestazione “popolare”. Mai popolo fu più presente! Il solito iraniano antiraniano! Una volta si diceva traditori, adesso si dice “dissidenti”. Veramente triste! Eccolo il rabbino Di Segni! Cerco di non commentare: è pericoloso. Il papa lo si può criticare, ma il rabbino no! E questo rabbino fu quello che interruppe il papa il sinagoga mentre parlava: per un cattolico sarebbe stato un atto quasi sacrilego. Torna alle Crociate. Ci parla del Talmud: ne avevamo bisogno! Si diletta con delizie talmudiche! «La storia è antica». Parla una evangelica sionista. Dice di essere una “cristiana”. Mamma mia! “Vi abbiamo votati”? E quando mai qualcuno ha potuto votare? La manifestazione sta volgendo alla fine, vale a dire alle 10 “devono” lasciare la sala, ma quello che si nota finora è una straordinaria assenza del palestinese. Parla una certa Lisa, rappresentante della milionesima associazione ebraica, e minaccia: “non passeranno”. Il tema: la delegittimazione di Israele che qualcuno vuole fare. A nessuno viene in mente che legittimazione/delegittimazione sono o non sono. È sostanzialmente un giudizio che ognuno di noi, mentre li stiamo ascoltando, può dare. La forza politica, la bomba atomica, i droni e tutti gli arsenali della morte li hanno già, i 200 deputati pure, e che altro vogliono? Vogliono la nostra approvazione mentre ripuliscono la Palestina? Vogliono essere amati, compresi e applauditi? Vogliono costringerci come hanno già fatto con i palestinesi? Non vogliono neppure lasciarci la libertà del nostro giudizio morale? E beh! Uno che viene da Firenze: un Libero del Circolo dei Liberi: ironia dei nomi! Ed anche lui con la verità. Siamo alla fine e non se ne è sentita di verità. “Da tutti i partiti”: ecco il trasversalismo sionista! Questi si sono... tutto il parlamento! Giovanardi, che ci fa sapere di essere scritto da 18 anni a “Italia-Israele”. Dice che gli altri sono “risibili” e Gerusalemme è l’ombelico del mondo e lui è un cattolico. David Zard è il manager dell’evento! È un professionista del settore eventi. Sono «industriali», come già Norman G. Finkelstein ha in effetti detto. Ahi! Israele è certificato dalla Bibbia! Davvero un industriale di “eventi culturali”. Domani forse si interesserà della promozione degli hamburger con la stessa tecnica. Vuole espellere Ahmadinejad dall’Assemblea dell’ONU: appena arriva, lo devono cacciare dalla sala dell’ONU! Ah ah ah. Questo il livello della pur potentissima Lobby! Una profondità di pensiero politico difficile da rintracciare altrove! Adrsso conclude la signora Fiammetta, creatrice di tanta sapienza e di tanta Verità che proprio ci mancava, Un grazie a Loquenzi, direttore de “L’Occidentale” dove lascio commento che una volta passano l’altra volta no. Fanno finta di fare analisi politica per conto del PdL Uno “tsunami d’amore”: nessuno ci ha detto di no. Ma a me hai chiesto qualcosa? Ah ah ah. Non credevo che potesse venirmi il buon umore a sentirmi tanto “maratona oratoria”! Si chiude con l’inno di Israele! In Italia! Sarà il nostro prossimo inno nazionale.

1. Messaggi di Schifani, Fini, Berlusconi. – Il carattere propagandistico risalta all’inizio. Intanto si tratta di una “sala” e non di una piazza, a quanto sembra ed a quanto si vede. E ciò è tipico dell’esistenza di una Lobby. La precedente manifestazione di “piazza”, durante durante “Piombo Fuso”, in piazzetta Montecitorio non superava le 400 persone, mentre la manifestazione che da piazza Vittorio scorreva fino a Porta San Paolo ne contrava 200.000. Al momento non vedo la piazza, ma solo una sala, dove uno speaker legge i primi “messaggi” (di Schifani, di Fini, di Berlusconi) e annuncia che leggerà via via gli altri che verranno. “I confini di Israele come confini della nostra stessa patria”: lo dice Schifani! Tocca a Fini: “...fonti di disinformazione...”: senti chi parla! Non poteva mancare Shalit, dimenticando le migliaia e migliaia di palestinesi in galera. A confutazione di Fini, prendo un libro, di A. Gresh, Israele, Palestina. La verità su un conflitto, Einaudi, 2004:
«Diario di viaggio: Chiamamolo Bassam. Lo abbiamo incontrato a Hebron. Si chiama Ahmed a Nablus...Ha 20 anni, ha conosciuto solo l’occupazione, e trova quindi che sia l’età più bella della vita. Ha gli occhi rossi per la stanchezza e non sa ancora dove dormirà questa notte; teme un nuovo interrogatorio. In pochi mesi la Cisgiordania e Gaza sono diventate un immenso penitenziario: più di 9.000 prigionieri. Bisogna incarcerare 300.000 persone in Francia per raggiungere una proprozione equivalente di prigionieri politici…».
A. Gresh,
Israele, Palestina. La verità su un conflitto,
Einaudi, 2004, p. 91
E Fini si preoccupa di un solo prigioniero, per giunta un soldato addestrato ad uccidere. Riesce difficile comprendere la logica di queste autorevoli persone, che ci governano.

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2. Le “menzogne” di Paolo Mieli. – Le uniche “menzogne” che possono riconoscersi sono qui quelle pronunciate dallo stesso Mieli, che acriticamente taccia “altri” di menzogne, appunto senza il timore di quel “contraddittorio”, che in questi giorni si pretende altrove. Mieli è stato direttore del Corriere della Sera, credo fosse lui direttore quando su “Il Manifesto” ho potuto leggere di una strana frequentazione dell’ambasciatore di Israele nella redazione del “Corriere”. Lascio qui al Lettore intelligente il compito di trarre lui tutte le associazioni di idee possibili.

(segue: mi prendo una pausa. Il commento equivale ad un lungo saggio. Chi vuole può aggiungere i suoi commenti, che ove abbiano i requisiti di legalità saranno certamente pubblicati. Salto i messaggi in lingua straniera: siamo ancora in Italia, dove la lingua ufficiale è ancora l’italiano. È stata una saggia decisione non essere andato da parte alla manifestazione: sarebbe stata una sofferenza indicibile non compensata dal desiderio di essere informato. Una lobby che più lobby non poteva essere!)






(segue)

domenica, ottobre 03, 2010

Dibattiti e analisi: 1. Le “kippàh” di Ciarrapico e i nodi irrisolti del PdL

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Mi stavo divertendo, credo come buona parte degli italiani, per l’uscita di Ciarrapico sulle “kippah” (qui il video integrale) e sulle reazioni bipartisan che ha suscitato, quando come ubbidendo ad un ordine i falsi stormi dell’informazione si sono subito, all’istante, spostati dalle “kippah” di Ciarrapico al misterioso attentato a Belpietro, pure lui – per dirla con Ciarrapico – uomo di “kippah”. Un uomo, di cui apprendo che da ben otto anni godeva a spese del contribuente di una scorta, con impiego di forze dell’ordine, quando in molti paesi d’Italia a stento si vede una pattuglia dove serve. Chi potrebbe mai avere interesse a torcere un capello ad un personaggio come Belpietro o alla sua redazione ovvero alle sue firme abituali? Le enormità che si leggono su “Libero” sono in fondo il migliore antidoto ad ogni influenza sionista sulla mente degli italiani, a parte la solita accusa strumentale di antisemitismo ad ogni stormir di fronda, cui però nessuna persona intelligente ed onesta è disposta a prestar credito. Mi chiedo se parlando di “coppole” anziché di “kippah” avremmo assistito ad una eguale reazione mediatica. Se poi si guarda il video con il discorso integrale, si noterà in tutta la sua sproporzione che cagnare che ne è seguita. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Chi non ricorda il frate Cantalamessa? Né il Senato né Pulpito sono al riparo da un’artiglieria mediatica, che fortunatamente sembra autoannullarsi per il fuoco incrociato che non risparmia nessuno: chi la fa, la aspetti!

Siccome in questo nostro paese bisogna per forza di cose diventare sospettosi, io nutro il sospetto che con un “false flag” si sia voluto distogliere l’attenzione degli italiani da qualche problema più serio. Forse dal problema della nostra politica estera, tutta schiacciata nella copertura di operazioni criminali come “Piombo Fuso” o “Mavi Marmara”: per indicare solo le ultime di una catena secolare. Questa stretta dipendenza da Israele è inviduabile in un nutrito gruppo di parlamentari, dell’una e dell’altra parte, che meglio giustificherebbero la loro presenza alla Knesset che non nel parlamento italiano. Un internauta, appena un poco scafato, sa che i disegni più efferati dei governi maturano e vanno in esecuzione, mentre l’attenzione dei cittadini è distolta con futilità di ogni genere: il classico coniglio di pezza dietro al quale al cinodromo viene fatto correre il cane.

Si è voluto usare ancora una volta l’arma, ideologica e terrorista, dell’antisemitismo per tentare di chiudere la bocca perfino ad un Senatore della Repubblica, che ha come sua prerogativa costituzionale non solo il diritto, ma anche il dovere di dire tutto quello che pensa, senza reticenze e senza dover temere nulla, almeno finché questa repubblica resta fedele a quella costituzione che dice essere il suo fondamento, ma che in realtà viene strattonata a seconda di come si muovono quelle forze che poi danno corpo alla costituzione materiale. Per dirne una, abbastanza chiara per chi la vuol capire, l’Italia, a norma di costituzione, non avrebbe mai dovuto partecipare all’aggressione militare in Afghanistan e Iraq. Hanno tradito e aggirato la costituzione, sia i governi di sinistra sia quello attuale che dovrebbe essere di destra ed alternativo. Già, alternativo. E no! Qui di alternativo non vi è proprio nulla. Impera la più squallida omologazione, per cui che vinca l’uno o l’altro, per gli italiani cambia assai poco e dalle consorterie, di destra e/o di sinistra, non verrà mai nulla di buono.

Fra quelli che hanno dato addosso a Ciarrapico, ho potuto leggere per la prima volta un intervento della signora Fiammetta Nirenstein – giunta in parlamento grazie a Fini, se non erro – che non fosse strettamentente “israeliano”. Violando allegramente il regolamento della Camera, che non consentiva interventi su discorsi dei Senatori, ha dato addosso al compagno di partito Ciarrapico in unità d’intenti con altri parlamentari del partito antagonista (si fa per dire), il Pd: si è visto chiaramente all’opera il Partito della “Kippah”, presente nell’uno e nell’altro schieramento, dove tutti sono apparsi uniti come un sol uomo nel dare addosso ad un unico e isolato uomo. Come a dire: litigate pure e in apparenza scontratevi su quello che volete, ma da certe sudditanze non si esce e non vi azzardate a ribellarvi: il resto è solo dettaglio marginale che non ci interessa e sul quale vi potete sbizzarrire come meglio credete. Noi siamo “democratici” e “liberali”: quello che non ci interessa ve lo lasciamo fare e dire liberamente.

Fra pochi giorni, guarda caso, in una piazzetta vicino a Montecitorio, la signora Nirenstein ed il comitato parlamentare per l’amicizia con Israele terrà una manifestazione di “Verità per Israele”. Verità? Si quella che ci raccontano loro e pretendono noi crediamo a forza, d’autorità, anche per bocca del nostro ministro degli esteri, pure lui uomo di “kippah”, nel senso indicato da Ciarrapico. Hanno in mano il parlamento italiano: figuriamoci, se siamo liberi di pensare con la nostra testa. Stanno appunto preparando una legge per eliminare i diversamente pensanti, magari incominciando dal parlamento stesso. Se qualcuno la racconta diversamente, lo attenderà o la galera (in Germania, Francia, Austria, Svizzera...) o la “gogna” mediatica (per adesso da noi ci si limita a questa, con qualche sanzione amministrativa in aggiunta). I media (ubbidiscono a qualcuno?) non vogliono minimamente prendere in considerazione un dato allarmante: nella sola Germania, dal 1994, secondo miei calcoli che vorrei qualcuno smentisse o ridimensionasse (ne sarei lieto e grato), ben 200.000 cittadini europei sono stati penalmente perseguiti per reati di opinione con pene che arrivano fino a otto anni. Una legislazione analoga vige in Francia con la legge Fabius-Gayssot. Se andiamo a vedere come queste leggi sono sorte e chi ci sta dietro, troviamo sempre le “kippah”. Da noi la legge Mancino non ha diversa origine: questa legge è solo un embrione legislativo per poi passare ad altre leggi sul modello tedesco, come è stato tentato con Mastella, e come viene continuamente chiesto dalle “kippah” di casa nostra.

Se appena, appena andiamo a studiarci cosa è negli States l’AIPAC e come questa associazione condizioni pesantemente l’elezione di ogni parlamentare che voglia far carriera e se poi sulla base di informazioni pubbliche facilmente accessibili, stabiliamo paralleli e associazioni di idee, non è per niente difficile capire quale pentola il Ciarra abbia scoperchiato: ne era consapevole? L’uomo ha una sua storia. Su di lui ne sono state dette di tutti i colori e sono state ripetute di recente per screditarlo ancora. Ma ciò non toglie che chiunque possa dire la verità, magari una verità che tanti altri meglio referenziati preferiscono tacere o hanno interesse a tacere. Immolarsi poi per la verità è altra questione. Noi abbiamo avuto in Italia i diversi casi di Giordano Bruno e di Galilei Galilei, ad appena una generazione l’uno dall’altro.

In Italia non esiste nè la libertà di pensiero né le altre fondamentali libertà politiche: mettiamocelo bene in testa! La furbizia italica, quella dei nostri politici “porci”, consiste nel proclamare con voce alta e forte l’esistenza di quella libertà che in realtà si vuole conculcare. La “casta” dei direttori di giornali è poi fermamente convinta che la “libertà di pensiero e di espressione”, che spesso diventa in loro libertà di diffamare, spetti unicamente a loro e a nessun altro. Ognuno può trovare facilmente gli esempi che vuole. Torniamo invece a Ciarrapico. Non ha forse detto la verità? È anche vero che subito dopo lo stesso Berlusconi è parso smentirlo, ma è una smentita che pone nuovi interrogativi.

Con questo primo articolo riprendo ora su questo blog quelle tematiche per le quali era nato: il dibattito politico in seno a quella Forza Italia che poi sembrava dovesse diventare PdL e che ora è di fatto tornata Forza Italia. Il blog “Civium Libertas”, pur trattando temi affini, non è specificamente rivolto alla militanza berlusconiania, nella cui area con tutti i distinguo e le cose già dette io mi colloco. Trovo positiva in quanto apportatrice di chiarezza la frattura che pare essersi creata all’interno del PdL, che è un porto di mare dove tocca convivere con le persone più indigeste, ma senza che altrove l’aura sia più salubre. Vi era un’aria asfittica e opprimente, che penalizzava i quadri intermedi ed i militanti di base. Spero che si possa tornare a discutere e che i “notabili” vengano messi da parte, lasciando parlare la base ed i comuni cittadini ed elettori che sono tanti e che in tanti si riconoscono nella persona di Berlusconi.

Presidente Berlusconi, se mi senti, ti rilancio questo appello: fai pulizia e cacciali tutti, prima che ti facciano loro le scarpe. Datti da fare, finché sei in tempo, per costruire in Italia un autentico partito popolare. Diversamente, cessata la tua presidenza, nessuna persona del tuo entourage è per me degna di interesse. Finanzia perciò in ogni angolo d’Italia le vecchie sezioni di una volta: restituisci ai cittadini, a tutti i cittadini, i soldi che sono stati loro tolti con il finanziamento pubblico dei partiti, soldi che sparisconono nel nulla e non ritornano ai cittadini. Levaci di torno l’immane esercito di opportunisti e faccendieri, che fanno politica solo per fare soldi. Tu i soldi li hai già e non hai bisogno di farne altri. È questa la ragione per la quale ti ho tributato la mia fiducia. Gli altri, che tu hai beneficato, hanno incominciato letteralmente con le “pezze al culo” e con la politica si sono arricchiti. Tu sei entrato in politica, avendoceli già i soldi. Non ho tempo per ascoltare tutte le chiacchiere su di te e non penso certo che tu sia Padre Pio. Se però tu pensi di amare questo paese, dimostralo! Ogni comune cittadino lo potrà e lo saprà giudicare. E per favore: non metterti anche tu la “kippah” e non dire che ti senti o sei “israeliano”. L’Italia vuole un presidente italiano, non israeliano o amerikano o papuasiano.

Ma ecco che le kippah, quelle vere, rompono il silenzio, pare dovuto alle loro peculiari festività, ed irrompono sulla scena, pretendendo “sanzioni” contro Ciarrapico sia da parte del PdL con una bella espulsione dal partito: la si chiede a Gasparri; e perfino sanzioni, di carattere costituzionale non previste dalla costituzione, all’interno del Senato da parte del presidente Schifani, “colpevole” di aver lasciato parlare Ciarrapico e non avergli subito tappato la bocca. Orbene, la costituzione in questi casi conosce in fatto di sanzioni soprattutto quella per il reato di alto tradimento. Che aver menzionato ironicamente le “kippah” sia interpretato come “alto tradimento” lascia quanto mai “allibiti”. È il caso di ricordare che gli ebrei in Italia sono circa 30.000, ma se si considera la loro rappresentanza parlamentare non si può non restare sconcertati e allarmati per la loro indubbia influenza. Gli italiani - ed i loro rappresentanti – dovrebbero seriamente riflettere sugli indubbi privilegi di una sparuta minoranza. Anzi una commissione d’inchiesta dovrebbe indagare tutti i numerosi casi in cui è violato il principio di eguaglianza non già discriminando, ma privilegiando strati di popolazione a scapito di altri. Le kippah, che in queste ore pretendono la “punizione” di un senatore della repubblica, reo di aver espresso la sua opinione, o ignorano la vigente costituzione o ne hanno il massimo disprezzo. Aspettiamo qui in tempo reale i prossimi sviluppi.

Ed eccoli gli sviluppi: si sono messi la costituzione sotto i piedi, i campioni della libertà e della democrazia, rigorosamente bipartisan ed in commovente unità di osservanza. Di Gasparri non avevo dubbi e meno che mai della Nirenstein: ma noi comuni militanti del PdL possiamo accettare ciò? I Notabili si sono impadroniti del partito e del potere. Gasparri rivela da sempre una scarsa conoscenza della costituzione e segue il suo fiuto politico. Non mi sento per nulla “orgoglioso”, in quanto elettore dichiarato di Berlusconi (non di Gasparri o della Nirenstein!) del fatto che l’Italia sia il governo più “filoisraeliano”: lo è certamente Gasparri, Frattini, Nirenstein, ma certamente non io, che italiano sono, credo più di Gasparri, Nirenstein, Frattini. Quanto alla possibilità politica che Ciarrapico venga espulso dal PdL, dovrebbe valere se la logica ha un senso (ma non in Gasparri) ciò che Berlusconi ha detto a proposito di Fini: sei stato eletto nel PdL con Berlusconi Presidente e dunque non puoi “tradire” il mandato elettorale. Or dunque, anche Ciarrapico è stato eletto perché messo in lista nel PdL, ma a differenza di Fini non ha nessuno intenzione di “tradire” il Presidente, ma anzi gli ha dichiarato pubblicamente la sua fedeltà. Parla di ignobile speculazione il diretto interessato, che si vorrebbe addirittura espellere dal PdL. E Schifani anziché difendere le prerogative costituzionali di un singolo senatore, “stigmatizza”: adesso sappiamo chi comanda in Italia.

Gli eventi si succedono e noi li seguamo in tempo reale, aggiornando e rivedendo il nostro testo: un senatore annuncia che intende comprare 134 kippah per regalarle ad ogni senatore, eccetto che a Ciarrapico, il quale ha fatto intendere di non gradirle. Sarà uno spettacolo interessante assistere alle sedute del parlamento, a camere riunite, con uomini tutti con la kippah. Mi chiede se come logica conseguenze assisteremo ad una pubblica lapidazione di Ciarrapico in piazza di Montecitorio. In un certo senso, la lapidazione è stata già fatta, poca importa che alla lapidazione ideale ovvero mediatica segua quella reale. Gli uomini di questa repubblica sono quelli che vediamo ed appaiono. Irritante la disinformazione strisciante, che fa ben capire in cosa consista il controllo dei media. Orbene, Ciarrapico intervenendo in risposta al fuoco concentrato su di lui, fa un’affermazione abbastanza chiara e netta: non è antisemita, non c’è l’ha con gli ebrei, può addirittura dire che la sua famiglia ha protetto e salvato gli ebrei, durante gli anni tragici, ma per l’articolista egli tenta di “giustificarsi”: la condanna è già stata proncunciata ed è pure passata in giudicato. È confortante la notizia che appare anche in questi giorni: al Corriere della Sera i giornalisti sono in sciopero in conseguenza della crisi che colpisce tutti i giornali della carta stampata: la gente non compra più o compra sempre meno lenzuoli di carta nelle edicole. Per sapere cosa pensa il popolo, quindi, bisogna andare in mezzo al popolo.

La situazione sta degenerando in quanto la sortita di Ciarrapico sulle “kippah”, che in condizioni di normale convivenza non sarebbe stata diversa da una sortita sulle “coppole” e sui “baschi” o sui “berretti” e non so su quante altre tipologie possibili di copricapi. Se un senso serio e squisitamente politico può avere il discorso senatorio di Ciarrapico, è un quesito sulla politica estera italiana. Negli USA il libro dei politologi Mearsheimer e Walt ha posto il serissimo problema della influenza che la Israel lobby esercita sulla politica estera americana. Non riassumo qui il contenuto di quel libro ed il dibattito che ne è sorto in tutto il mondo, essendo stato il libro dei due politologi tradotto quasi in tempo reale in tutte le principali lingue del mondo. E da noi le cose come stanno? Possiamo essere sicuri che una che uomini politci così votati ad Israele facciano gli interessi dell’Italia piuttosto che non quelli di Israele? E ce lo dicono loro che gli interessi dell’Italia collimino e siano gli stessi di quelli di Israele? Dobbiamo credere a costoro? Il problema posto da Ciarrapico, non saprei con quanta sua consapevolezza, è maledettamente serio e mi auguro che esso venga compreso e dibattutto per la sua serietà.

Un’altro problema, direi, si va enucleando. Provo ad esporlo per metafora, sperando di non essere strumentalmente equivocato. Noi stiamo assistendo, in Europa, ad una polemica sul velo e sul burqa. Sarebbe essere ipocriti nascondersi che si tratta di un attacco alle consistenti comunità islamiche esistenti in Europa. L’ipocrisia è parte della politica e non ci illudiamo che questo aspetto venga oggettivamente riconosciuto. Ma diamo comunque per buona la crociata contro il velo islamico. Or dunque, se avendo dimostrato pubblicamente posizioni analoghe a quelle di Ciarrapico mi vedo costretto a sottostare ad un atto amministrativo e discrezionale che dipende di un certo Palmeri, del comune di Milano, che dichiara di essere orgoglioso di indossare la “kippah”, come posso sentirmi tranquillo circa la sua equanimità e imparzialità? E se poi con la “kippah” io mi vedessi addirittura un magistrato, un docente, un medico... e avessi timore di affidare i miei interessi, la mia formazione, la mia persona ad una “kippah”, come dovrei regolarmi? Dunque, se loro signori, vogliono trarre le loro stessi conseguenze, dobbiamo dire: il velo no, ma la kippah si? Tristi tempi ci attendono.

Ma tutta questa vicenda sembra giunta alla sua conclusione per un verso con un lettera di scuse dello stesso Ciarrapico a Gattegna, che io non avrei fatto e che umilia la funzione di senatore che Ciarra non ha saputo rivestire nell’interesse degli italiani, lui che particolarmente si richiama ai valori dell’italianità. Ma questo è l’uomo e non ci si può aspettare di più. Lo hanno costretto a smentire ed a genuflettersi, tocca avere pietà per la debolezza umana e maggiore severità per chi gli ha usato violenza fisica e morale. Si chiude anche perchè ormai sembra certa la crisi di governo e le elezioni anticipati. È perfino probabile che si vada a votare con una nuova legge elettorale. Se vi saranno di nuovo le preferenze, e non le nomine parlamentari, è probabile, ma non certo, che vi saranno - se in questo paese è ancora lecita la metafora – meno kippah e più uomini attenti ai problemi di lavoro e di sopravvivenza degli italiani. Con successive rielaborazioni in tempo reale ho voluto stendere queste riflessioni, che non hanno pretesa, ma che si giustificano come minimo contrasto al canagliume dei mainstream. Cambia per fortuna la musica se si accede, con un po’ di fatica nella ricerca, nelle voci libere della resistenza mediatica. Una buona notizia di questi giorni: Il Corriere della Sera e così tutti gli altri organi della carta stampa dimininuiscono in copie, vendite, introiti. Ed anche all’estero pare sia così. La gente ha forse capito e capisce sempre più che la loro funzione è di mera propaganda di regime. O forse si è più semplicemente stancata di una continua e vuota sollecitazione delle connessioni neurali offerte dai mainstream. Guai a credere che le voci dei giornali, dei loro direttori, dei loro “opinionisti”, le loro flatulenze, sono il pensiero della gente, che per la verità ha soprattutto problemi di vitto, alloggio, tenore di vita.