venerdì, maggio 27, 2011

Berlusconi da Obama: il servo che va dal padrone. - Dai ribelli libici alle brigate rosse: un’associazione di idee.


In questi giorni gli avversari di Berlusconi rivolgono la loro polemica politica, volta alla definitiva distruzione di Berlusconi, ad un episodio ampiamente pubblicizzato dai media e dagli stessi giudici, che in questo modo – se ve ne fosse bisogno – dimostrano la loro partigianeria. Ma noi che non ci prestiamo al gioco e non vogliamo essere menati per il naso, cerchiamo qui di trarre qualche riflessione dalla lezione dei fatti. Ho già detto che la mia fedeltà a Berlusconi è sostanzialmente cessata quando sento da lui la mattina che mai l’Italia sgancerà bombe sulla Libia, con la quale lo stesso Berlusconi aveva siglato e ratificato pochi mesi prima, o al massimo qualche anno prima, un vero e proprio trattato di amicizia, durato lo spazio di un mattino, prima di essere ignobilmente tradito e violato. A mezzogiorno giunge una telefonata dal “padrone” Obama. La sera l’Italia è pronta a sganciare le sue bombe sull’alleato libico, ai quali Berlusconi aveva perfino baciato la mano. A tutto c’è un limite e non esiste più patto di fedeltà con chi si dimostra fellone.

E adesso veniamo al G8. Gli avversari di Berlusconi, che mai, neppure questa volta, riescono a dimostrarsi migliore di lui, gioiscono ed inneggiano per la cattiva figura, anzi puerile e penosa figura, di Berlusconi che si è lamentato contro il “potere dei giudici”, i quali sarebbero a sentire costoro qualcosa che ha a che fare con lo Stato e non già la più potente corporazione di questo sgangerato paese che appunto uno Stato non ce l’ha, se per Stato si deve intendere come da Dottrina l’espressione dell’unità politica di un popolo, ormai ridotto a moltitudine dispersa e massa di consumatori governata dalle multinazionali. In Spagna, i ragazzi che si indignano (ma non basta indignarsi, occorre ribellarsi: speriamo lo capiscano in tempo utile) ha riletto Cartesio, reinterpretandolo in chiave moderna: penso dunque disturbo; consumo dunque esisto; non consumo dunque non esisto.

Seguiamo il discorso. Se Obama telefona a Berlusconi per dirgli che deve rimangiarsi quello che ha appena detto e che quindi deve sganciare bombe sulla Libia, non significa che l’Italia è serva e vassata degli Usa ed è tenuta all’obbedienza, appena il padrone comanda? E dunque al G8 cosa ha fatto Berlusconi se non informare il “padrone” Obama dei suoi problemi interni? Avrà chiesto la benevolenza del padrone, dopo essersi mostrato ubbidiente in una questione di non poco conto ed a tutto detrimento di quel popolo di idioti (di destra, di centro e di sinistra) che sarebbero gli italiani tutti, ridotti a servi senza dignità e senza onore, oltre che pezzenti e morti di fame, prossimi venturi? E che forse tutti gli altri politici di mestiere, lauti prebendari di regime, non sono andati tutti in processione in America e in Israele a fare professione di servilismo, anzi di “cupidigia di servilismo”, come già agli albori della Repubblica il vecchio Vittorio Emanuele Orlando aveva dipinto la nuova classe dirigente dell’Italia liberata?

E veniamo alla seconda parte del titolo di questo post: le brigate rosse ed i ribelli libici. Che c’azzecca questo accostamento? Provo a spiegare l’associazione di idee. Premesso che io per principio ritengo che mai si debba fare del male neppure ad una mosca, non posso non rilevare il coro unanime di condanna degli anni di piombo, quando vennero fatti omicidi politici e molte gambizzazioni di appartenenti ad una classe politica e dirigente cui venivano imputati i mali d’Italia. Se ora pensiamo ai ribelli libici al di là delle fragili bugie dei media, non pare dubbio che questa massa di ribaldi e criminali abbiano avuta armata la mano dai cugini francesi, inglesi e dal padrone americano. Per fare cosa? Per rovesciare un governo legittimo con il quale avevano appena concluso un trattato solenne di amicizia. In pratica, abbiamo avallato molto ma molto di più di quanto invece ancora oggi condanniamo quando si parla di Brigate Rosse e di Anni di Piombo.

La condotta politica non va a braccetto con la Logica e con l’Etica. La funzione della Propaganda di regime è proprio quella di non farci vedere le cose per quelle che sono e di convincerci la mattina di una cosa e la sera del suo contrario. Il nostro Imparzialissimo presidente della Repubblica, eletto da meno di un migliaio di Privilegiati che non rappresentano altro che se stessi, ha tenuto a dirci che noi non siamo in guerra con la Libia, basandosi sulla penosa foglia di fico di una risoluzione ONU che vale quando conviene a chi ha la forza e può disporre a suo piacimento delle “regole” del diritto internazionale. Basterebbe una semplicissima e rispettosissima obiezione. Basterebbe idelamente che il vento girasse un poco e che gli stessi missili, le stesse bombe, che noi indirizziamo e lasciamo cadere sul territorio e sulla gente di Libia, cadessero invece sulle nostre città, sui nostri paesi e sulle nostre teste. L’Imparzialissimo Presidente verrebbe ancora a dirci che non siamo in guerra?