sabato, giugno 04, 2011

Proclama alla Nazione: Intervento di Antonio Caracciolo sui concetti di sovranità e scomparsa del diritto internazionale ed altro.

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INTERVENTO
alla Prima Riunione dei Sottoscrittori

Delucidazioni sui concetti di sovranità, scomparsa del diritto internazionale, forme di organizzazione e coordinamento.
• di Antonio Caracciolo

Riassumo, in questa traccia scritta, il senso dei miei interventi durante la giornata del 28 maggio 2011, nella sede in cui siamo confluiti da tutta Italia, rispondendo al “Proclama alla Nazione”. “Proclama” che è stato lanciato attraverso internet, ossia una forma di comunicazione che sembra consentire quei contatti che altrimenti in assenza di risorse (stampa, televisioni, pulmanns e altro, finanziati dalle grandi organizzazioni di regime) ci sarebbero preclusi. Ed è proprio da questa constatazione che ho preso avvio, pur esprimendo il dubbio che neppure questo strumento possa essere totalmente libero ed esente da rischi e da controlli.

Essendo consapevoli di ciò, occorrerà usare il nuovo strumento tecnologico con tutte le cautele del caso. Preoccupandomi che non andassero dispersi i risultati del prodigio che vi ha visto riuniti, ho subito offerto la mia modesta esperienza in fatto di blogs e gruppi di discussione sulla rete allo scopo non certo di fare pubblicità ai miei siti, ma di offrire un sistema di contatti permanenti nell’intervallo fra l’uno e l’altra riunione reale di persone fisiche in carne ed ossa, e non più una connessione virtuale, azionata da una tastiera davanti al monitor di un computer o addirittura in un internet cafè.

Nel corso del Convegno del 28 Maggio 2011, mi sono accorto che quasi ognuno di voi dispone di un blog e certamente di un indirizzo di posta elettronica. La cosa mi ha fatto molto piacere, in quanto consente una più stretta connessione di siti e blogs che in questo modo formano davvero una Rete, conservando ogni sito le sue specificità, come è giusto ed utile che sia.

In particolare, avendo creato molti siti e gruppi di discussione, ho indicato come possibile luogo di incontro – e ripeto: senza nessuna esclusione di altri! – un Blog ed un Gruppo disponibili come strumento di raccordo e da questo momento da me resi disponibili unicamente per i fini del “Proclama”. Ne indico i links:

Blog su piattaforma gratuita Blogger della Google:

Gruppo di discussione moderato, pure gratuito, ma afflitto da pubblicità della Yahoo:


Ed anche, ad accesso libero e con Forum non moderato:


Detto ciò, rinvio ad altra occasione ogni ulteriore discussione sulle modalità tecniche di questa proposta e delle sue articolazioni. Ho anche ricordato nel corso dei miei interventi che sono stati dati in omaggio fascicoli vari della rivista cartacea “Behemoth”, che è stata fondata nel 1986 dall’avvocato Klitsche de la Grange e da me, per poi essere continuata dal numero 16 dal solo avvocato de la Krange. La rivista ha cadenza semestrale pur essendo stata prevista una cadenza trimestrale. È una rivista di analisi e cultura politica che potrà ben diventare espressione della comunità che ci auguriamo sempre più numerosa potrà formarsi intorno al “Proclama”. Nel 1986, quando è stata fondata la Rivista, non esisteva ancora internet, almeno così come noi oggi lo conosciamo. La rivista Behemoth con i suoi contributi e con la sua materialità cartacea potrà essere un’opportunità per chi è ancora legato a sistemi tradizionali di diffusione delle idee.

Premesso quanto sopra, vengo a quello che ritengo sia stato il mio intervento più rilevante nel corso della giornata e per il quale vengo richiesto di un testo scritto con tutti gli sviluppi e gli approfondimenti.

Vi è stata, infatti, qualche incomprensione e sono stato interrotto mentre esponevo una serie di concetti che mi sembravano di grande rilevanza pratica ai fini per in quali ci eravamo riuniti: Indipendenza e Sovranità, in tutte le possibili articolazioni, e non separatamente la Libertà.

L’amico dell’Insorgenza napoletana mi ha rimproverato a più riprese di essere un “seminarista”. Io ho cercato di far capire proprio a lui, soprattutto a lui, di cui ammiro l’attivismo, che giudico prezioso e necessario, che quando si parla di Sovranità e di Libertà, non è per “acchiappar farfalle”.

Era intanto il tema per il quale ci eravamo riuniti. E mi sono spaventato sul calar della sera, quando è parso che cancellassimo quanto ci eravamo appena detti la mattina. La problematica è sorta da una questione di geopolitica che Isabella aveva posto come domanda a quanti in sala fossero esperti. Ha iniziato a rispondere Paciello, focalizzando sul Medio Oriente e la Palestina. Io ho inteso proseguire nel rispondere ad Isabella, ma con un taglio diverso da quello di Paciello.

All’amico di Insorgenza vorrei sottolineare che purtroppo, anche se lo avessimo voluto, non sarebbe stato nei nostri poteri risolvere il gravissimo problema della spazzatura sparsa per le vie di Napoli. Ma il problema della Sovranità include tutti i problemi pratici che discendono dall’esistenza o meno di un Governo che sia espressione del popolo italiano, e non uno zimbello degli occupanti americani.

Per restare sempre a Napoli ho letto che proprio nel porto di Napoli sono di stanza navi con reattori nucleari di gran lunga più pericolosi di quelli giapponesi che ancora ci tengono con il fiato sospeso. Se su questi reattori scoppiasse un incidente tutti i problemi della spazzatura per le vie di Napoli diventerebbero di colpo una bazzecola. Ma per liberarsi delle navi americane non basta fare la raccolta differenziata, come dice il neo sindaco De Magistris, ma occorre uscire dalla NATO e sloggiare gli Statunitensi.

A chiedere e fare una cosa del genere vi è subito da preventivare un colpo di stato all’interno (leggi: Gladio e simili) o un intervento sul nostro paese analogo a quello contro la Libia, l’Afghanistan, l’Iraq. Quindi non si tratta di “farfalle”, ma di bomba atomica e di subdola oppressione, spacciata per “liberazione” e “democrazia”.

Ho quindi fatto degli esempi – che di solito faccio nei miei seminari universitari – ed è forse da qui che mi è venuto il rimprovero di essere un seminarista. Ma dovevo spiegare un concetto assai importante e di cui tra i filosofi che lo trattano ho fatto il nome di Noam Chomsky, un filosofo del linguaggio che analizza anche i concetti politici nella loro pratica attuazione.

Il tema che potrebbe essere argomento di un Seminario – che però non intendo fare fuori dall’Università dove sono tenuto a farlo – è il seguente:

Distruzione del diritto internazionale.

Che significa e che c’azzecca con le ragioni della nostra riunione?

Per tentare di spiegarlo a modo mio e ben sapendo che altri sul tema dicono ben diversamente e non vogliono che io dica e pensi ciò che dico e penso, ho avuto bisogno di raccontare una favoletta che devo ogni volta spiegare agli Studenti. È, in pratica, un richiamo alla filosofia di Thomas Hobbes e alla sua prima Legge di natura. Per chi già conosce queste cose basta dire solo il nome e fare il rinvio. Per chi, invece, non le conosce, occorre dare un’informazione e spiegazione che succintamente è la seguente, partendo dalla “favoletta” che, però, è un “modello teorico”, che a mio avviso pur essendo stato formulato nel 1651, conserva ancora oggi, più che mai, tutta la sua validità.

È il modello della

Guerra di tutti contro tutti

che è una condizione penosa che rende l’uomo, anche il più forte e più ricco, insicuro, per la sua vita ed i suoi averi, ma anche i suoi cari e i suoi affetti.

Da questa condizione penosa si esce con la fondazione dello Stato, dove fra Autorità legittima e Suddito esiste un patto fondato sul rapporto Protezione / Obbedienza: “Io ti Obbedisco solo ed in quanto tu mi assicuri la Vita e la tranquillità (lavoro, sicurezza, salute, istruzione, casa, etc. etc.).

A questa concezione hobbesiana viene opposta la “teoria dei limiti del potere statale” e la “dottrina democratica” fondata sul consenso e sulle elezioni. In realtà, si tratta di un falso problema, giacché ad ognuno di noi interessa la Tranquillità e la Sicurezza che abbiamo detto: libertà nella sfera pubblica e privata (pensiero, espressione, insegnamento, ricerca…), lavoro, casa, salute, svago, istruzione, arte… Avendo i quali, poco ci interessa di andare a votare come bestie condotte in un recinto, con tante urne segrete, segnando con la croce nomi sui quali non si ha poi nessun controllo e dai quali spesso si ricevono sberleffi e irrisioni. Ma su questi temi, cioè, della “finzione della rappresentanza politica” non mi soffermo oltre: ognuno ne fa esperienza diretta ad ogni tornata elettorale. Non ha che da riflettere sulla sua esperienza tangibile.

Il Seminario avrebbe previsto un altro passaggio:

Lo scenario internazionale

Se una volta costituito lo Stato, con un’Autorità legittima e sovrana, che può pretendere obbedienza dai suoi cittadini, offrendo in cambio quella Protezione e Sicurezza che è l’Unica base della sua legittimazione a comandare, ed osserviamo qual è la situazione nella relazione fra i diversi Stati, ci accorgiamo che fra di essi regna ancora la modellistica della “guerra di tutti contro tutti” propria dello stato di natura. Ma poiché a far la guerra ci si fa male, la Prima legge di natura dice che se si vuol essere sicuri della propria vita bisogna assolutamente cercare la Pace con tutti i mezzi di cui si dispone. Se proprio la Pace non fosse possibile – poiché l’altro non la vuole o anche perché consci della propria forza si è certi di poter sopraffare l’altro (pagandola magari poi a lunga scadenza) – allora, occorre fare la guerra per non soccombere, non essere uccisi e/o non essere ridotti in servitù. Esattamente quello che è a Noi successo, avendo perso nel 1945 la guerra, anche se questa realtà ci si continua a presentarcela come una “Liberazione da noi stessi”: cioè, dal Governo legittimo che esisteva fino al giorno prima dell’8 Settembre.

La necessità di mantenere quel concetto nelle scuole, nei media e in ogni momento pubblico di narrazione, ha comportato il primo grande sacrificio: la scomparsa della Libertà di pensiero e di contraddittorio rispetto a ciò che ci viene raccontato. Nel paese “Liberato dalla tirannia” si continua ad andare in galera, non appena si dice di non credere alla Narrazione ufficiale di come sono andate le cose e di come stanno per davvero.

Ecco, dunque, che la Libertà diventa una cosa tangibile: non stiamo ad “acchiappare farfalle”, quando diciamo che in Italia e in Europa non esiste libertà di pensiero e di parola. Chi vuol provare a dire cose diverse da quelle ammesse, è bene che sappia, per tempo, cosa lo aspetta, e contro quali poteri e quali interessi si andrà a scontrare.

Ma torniamo al tema della
– Distruzione del diritto internazionale come conseguenza della scomparsa della Sovranità dei Singoli Stati e dell’affermarsi nel mondo di una Unica Superpotenza, cioè gli Stati Uniti d’America, unico attore sulla scena mondiale, dopo il crollo del blocco sovietico.
Cosa significa? Come si articola il concetto in questione?

Provate ad immaginare nel mondo tanti Stati, ognuno con il suo esercito, la cui potenza offensiva e difensiva sia, per ognuno, pressoché simile o uguale.

Se devo rischiare una guerra con uno Stato confinante, essendo le forze del vicino più o meno paragonabili alle mie, non posso essere certo di chi prevarrà. Se l’occasione del conflitto sono, ad esempio, problemi di un passaggio di barche su un fiume che scorre in entrambi i Paesi, mi converrà risolvere il conflitto con un Trattato, che una volta concluso di comune accordo, dovrà essere rispettato lealmente da entrambi le parti. Oppure, se su altre questioni esistono principi di diritti generalmente riconosciuti, è bene che io le segua, senza ogni volta minacciare o fare la guerra.

Da qui nasce il Diritto Internazionale, cioè dal presupposto di una pluralità di Stati, che avendo pari o medesima forza, hanno uguale o identico interesse a non farsi la guerra l’un l’altro ed a rispettare gli accordi reciproci ed i principi generalmente riconosciuti da tutti gli Stati. Ovviamente, se si viene a creare la situazione per cui nel mondo esiste un’Unica superpotenza, da sola più forte di tutte le altre messe insieme, allora non ha più senso un Diritto internazionale fondato sul libero accordo fra gli Stati. Ma esiste solamente il Diritto del più Forte, che oggi fissa un principio chiamando Diritto e domani fa lui stesso il Contrario chiamandolo pure Diritto!

Signori, è esattamente la situazione in cui noi, oggi, ci troviamo. Ragione per cui, se noi oggi parliamo di Sovranità, non è per “acchiappar farfalle”, ma per sensibilizzare innanzitutto noi stessi e poi, si spera, Tutto il popolo italiano, affinché tutti uniti, come un sol uomo, si possa chiedere agli arsenali nucleari del porto di Napoli di lasciare le acque cittadine.

In altre parole, se alle immondizie per le strade di Napoli si potrà trovar rimedio con un governo cittadino degno di questo nome, non vi sarà nessuna soluzione possibile, per oltre 10.000 anni, alle conseguenze di un disastro nucleare in Campania ed in tutta l’Italia centrale.

Spero siano diventate chiare, ai vostri occhi, le implicazioni concrete legate alla parola “Sovranità”, che è stata l’occasione della nostra riunione.

Assolutamente nessuna intenzione polemica nei confronto dell’Amico Insorgente ed anche del Senatore che non pare voglia essere dei nostri. Dimostro di non essere polemico, cercando di interpretare il loro punto di vista, riconoscendone a pieno le ragioni.

Si dice: ma noi tutto questo come facciamo a comunicarlo agli altri, alla gente, che immaginiamo sempre – chissà perché – ad un livello molto più basso del nostro (non capiscono, non possono capire, non vogliono capire…). Dunque, bisogna trovare una forma di comunicazione che sia adeguata al loro basso livello intellettuale o alla pancia e al loro ventre.

Mi sembra che ci sia un pizzico di razzismo. Ma non è questo il discorso da fare: i nostri pregiudizi sono un fatto personale che dobbiamo imparare a superare, su un piano personale, con lo studio e quello sforzo di riflessione che una volta era la Filosofia. Invece, esiste il concreto problema di come coinvolgere i nostri Concittadini, poiché solo se saremmo numerosi e tutti uniti, potremo avere qualche speranza di riuscita.

Ma prima di tentare di rispondere alle esigenze poste dall’Amico Napoletano, e credo, forse, anche dal Senatore, vorrei accennare ad un altro punto che avevo sfiorato nel mio “intervento abortito”. Era quando accennavo alle forme della ricchezza, citando un pensatore di due secoli fa, de Bonald, il quale in un suo passo, a proposito della ricchezza, diceva che finché questa si materializzava in proprietà fondiaria, in terreni agricoli, edilizi e demaniali, all’interno del proprio Stato, allora questa ricchezza la si può gestire e controllare.

Lo scenario cambia radicalmente, quando la ricchezza più consistente si trasforma in Finanza, che può tranquillamente spostarsi da una piazza borsistica all’altra, superando i confini e le autorità degli Stati.

Veniamo, allora, al tema della Sovranità Monetaria che appassiona molti e che a me resta tecnicamente difficile da seguire in tutti i suoi meandri.

La Sovranità degli Stati di media e piccola potenza, è oggi in balia di oscure lobbies finanziare che amano agire nell’ombra, ma che dispongono degli stessi governi e di tutto l’apparato dei media che è fondamentale per la formazione del modo di pensare della gente.

Quello della Finanza, come sappiamo, è un potere insidioso, un potere che bisogna imparare a conoscere, ma che può essere controllato – a mio avviso – solo se lo si assoggetta al Potere democratico degli Stati, cioè dei popoli sovrani, che nella forma di uno Stato libero e sovrano, esprimono la loro “unità politica”. In altri termini, non si può parlare di Sovranità monetaria, se non si dispone di una Sovranità e unità politica.

Il discorso, ove non fosse chiaro, lo si potrà articolare ancora, ma per adesso non credo si possa fare di più che accennarlo.

Concludo dicendo che se ci siamo riuniti, non è per creare il Nuovo Partito fra i 1000 che già esistono, e che, ogni volta, credono di essere ciascuno il “sale della terra”.

Realisticamente, io mi auguro che vi siano sul territorio nazionale una miriade di organizzazioni democratiche che sappiano affrontare, con competenza, gli innumerevoli problemi di un Paese come l’Italia, che nel Rinascimento è stato Grande proprio partendo dal suo particolarismo locale. Disuniti, però, si è deboli e facili da sconfiggere dalle grandi potenze barbariche.

Il senso della nostra riunione ha per scopo di proporre momenti generali di coordinamento, chiaramente fondati su principi generali comuni a tutti: Sovranità, Indipendenza, Autonomia e, direi, soprattutto Libertà di pensiero e di critica politica.

Quest’ultima libertà è al tempo stesso, paradossalmente, la più astratta e la più concreta.

Sembra una contraddizione di termini, ma mi riservo in un’altra occasione di parlare proprio di questo argomento, che come docente universitario mi ha visto “in croce” e “messo alla gogna mediatica”, sui principali giornali e sulle televisioni.

Ne sono uscito e vado facendo causa ad un quotidiano nazionale, ma mi sto anche dando da fare per costituire una Onlus, il cui scopo pratico sarà quello di fornire gratuito patrocinio a quanti dovessero venire perseguitati per l’esercizio della loro libertà di pensiero, di espressione e di critica politica: di quella critica politica che sarà il nostro campo di battaglia, contro chi ha interesse, non alla sovranità, ma al servaggio dello Stato.

Antonio Caracciolo

venerdì, giugno 03, 2011

“Proclama alla Nazione”: Comunicato N° 1

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Il possibile dell’impossibile
- “Proclama alla Nazione” -
Comunicato No. 1

Ebbene sì… Miei Cari Partecipanti al Primo Convegno di Roma dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”. Ci siamo riusciti!

Il 28 Maggio scorso, infatti, contro ogni pensabile o concepibile predizione, previsione o pronostico, ogni possibile o immaginabile speranza ed ogni augurabile o auspicabile attesa, siamo riusciti a riunire da tutta l’Italia (71 presenze, di cui 16 donne) ed a mettere assieme, attorno allo stesso tavolo, l’insieme delle componenti della società civile e politica italiana (dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro, la destra, la sinistra, il centro-destra ed il centro-sinistra, senza contare i non politicizzati). E discutendo francamente e pacatamente sul come potere fare per riuscire a riacquisire la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, culturale e militare per il nostro Popolo-Nazione, abbiamo posto la prima pietra dell’immancabile e futuro affrancamento del nostro Stato dalla tutela straniera, in attesa di potere realizzare l’urgente ed indispensabile ricostruzione del tessuto connettivo della nostra Nazione.

Siamo riusciti in quell’impresa ufficialmente impossibile, poiché – senza dovere per nulla rinunciare alle nostre singole sensibilità, idee o punti di vista, né rinnegare le nostre convinzioni, né rimettere in discussione le nostre particolari adesioni o collocazioni politiche o partitiche – abbiamo capito che le idee particolari di ognuno di noi favoriscono la divisione mentre gli obiettivi comuni da raggiungere tendono ad unire!

Una tale constatazione – anche se lapalissiana – ci ha fatto reciprocamente ed intimamente riscoprire che la Nazione, di sé per sé, può aggregare, incorporare ed inglobare qualsiasi Fazione; mentre, nessuna Fazione (anche la più numerosa, la più ideologicamente o politicamente affine o affiatata e la meglio organizzata), non è mai interamente in grado di rappresentare, rimpiazzare o surrogare – se non con l’inganno, la violenza, la sopraffazione e/o la tirannia – l’intera Nazione.

Con il nostro Convegno, insomma, siamo riusciti a realizzare ciò che nessun altro negli ultimi 66 anni è mai riuscito a fare, in quanto – animati dalla nostra personale curiosità, incoraggiati dalla nostra individuale intelligenza e sostenuti dalla nostra ferma ed irremovibile volontà di tentare di trovare una qualunque soluzione al problema della sudditanza dell’Italia da potenze straniere – abbiamo aperto i nostri cuori ed avuto il coraggio civile e politico di dialogare serenamente con qualsiasi interlocutore presente.

Inoltre, accettando vicendevolmente e momentaneamente di depositare al “guardaroba” le nostre rispettive ideologie ed i nostri specifici interessi di parte – non abbiamo soltanto sfatato e rimesso in discussione ogni possibile remora, preconcetto e tabù ufficialmente insormontabile, ma – abbiamo soprattutto avuto l’insperata opportunità e l’ambito privilegio di potere personalmente constatare ed accertare de visu che potevamo reciprocamente e fisicamente coesistere e stare formalmente bene assieme, per tentare collettivamente di liberarci dall’anacronistica ed umiliante “gabbia” che gli USA ci hanno fino ad ora riservato ed, allo stesso tempo, riscoprire l’irrinunciabile gusto per i valori fondamentali della vita che sono la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità.

Tre, in sintesi, sono stati i principali ed indiscutibili successi del nostro primo incontro:
  1. Il 28 Maggio 2011 – forse, senza volerlo e senza saperlo o, magari, senza neanche accorgercene o rendercene conto – abbiamo direttamente o indirettamente contribuito a chiudere una tragica e funesta pagina della nostra Storia e ad aprirne un’altra, determinando contemporaneamente ed implicitamente la fine, in Italia, sia della Seconda guerra mondiale che della Guerra civile;
  2. Abbiamo ugualmente ridato vita all’antico ed efficace modo di fare politica, dimostrando che – al di là dei nostri particolarismi ideologici o politici e delle nostre singolari o peculiari visioni della vita e della Storia – è senz’altro possibile perseguire l’interesse generale della nostra società;
  3. Abbiamo altresì trasmesso un segnale forte al resto della popolazione italiana, affinché, a partire da oggi, possa chiaramente discernere e facilmente identificare – grazie all’indelebile ed invalicabile linea di demarcazione che abbiamo idealmente e preventivamente tracciato con il nostro “Proclama alla Nazione” – quali sono i politici italiani (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, oltre a governare o gestire la nostra Nazione per conto terzi, vorrebbero continuare a mantenere il nostro Popolo-Nazione ed il nostro Stato sotto tutela straniera e quali sono quelli (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, invece – non solo rifiutano apertamente la perpetuazione sine die di una tale inaccettabile ed insopportabile situazione, ma – sono individualmente, collettivamente e fermamente pronti a battersi, con tutti mezzi civili e legali di cui potremo usufruire, per cercare di restituire al nostro Paese la sua indispensabile ed inalienabile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare.

I successi elencati, però – anche se inoppugnabili ed incontrovertibili – non debbono assolutamente e vanamente inorgoglirci, né spingerci a facili e velleitarie conclusioni.

Intendiamoci, dal 28 Maggio ad oggi, numerose e significative sono state le nuove adesioni al nostro “Proclama” e ugualmente molteplici e qualificati i consensi, i plausi e gli incoraggiamenti.

Tuttavia, questi ultimi ed ulteriori successi non ci debbono far dimenticare che il cammino che ancora saremo costretti a percorrere sulla difficile e tortuosa strada della futura liberazione della nostra Patria, non è affatto in discesa. Al contrario, come ne eravamo coscienti sin dal primo giorno, continuerà, ancora per un certo tempo, a presentarsi arduo, disagevole e sicuramente problematico, complicato ed irto di molteplici e tuttora ignoti ed imponderabili ostacoli.

Tenendo conto della determinazione con la quale ognuno di noi ha compiuto il primo passo di questa avventura, sono certo che saremo ugualmente in grado di scalare altre vette “impossibili”.

Come ricordate, ognuno di noi, a Roma, alla fine dei lavori del nostro Primo Convegno, si è impegnato a portare la sua “pietra” al cantiere di questa comune iniziativa.

La nostra idea di progetto, non essendo un partito in formazione, né una nuova organizzazione politica per fini partitici o elettorali, ma un semplice movimento di opinione, va da sé che, al suo interno, non ci siano né “capi” e né “code”, ma solo ed unicamente dei collaboratori paritetici che di comune accordo – pur accettando di farsi praticamente coordinare da un centro di ricevimento e di smistamento logistico delle proposte – si autogovernano direttamente.

In altre parole, ognuno è il “Capo” di sé stesso e della gente che riuscirà ad aggregare.

Questo vuole dire che ognuno di noi – senza dovere ricevere nessun mandato formale da terze persone o essere incaricato di un compito da un altro componente della nostra assemblea – sceglie liberamente e responsabilmente la mansione, la funzione o il lavoro che intende svolgere e che, allo stesso tempo, meglio si addice alla sua natura, alla sua predisposizione e/o alla sua capacità e competenza personale e professionale. E dopo averlo motivato, lo comunica, per mail, al nostro centro raccolta dati: proclamaitalia@gmail.com

Quando l’insieme dei dati saranno stati raccolti ed ordinati, questi ultimi saranno messi alla disposizione dell’insieme dei partecipanti del Primo Convegno che, a loro volta, potranno agevolmente scegliere con chi collaborare più strettamente e più efficacemente, affinché ognuno di noi possa più comodamente situarsi, nonché raggruppare e massimizzare i suoi sforzi con coloro che sono più affini al settore nel quale ognuno di noi ha scelto di operare.

Contemporaneamente, ogni partecipante al Primo Convegno nazionale dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”, essendo per antonomasia il referente ufficiale e provvisorio di questa iniziativa sul suo territorio, si impegnerà a realizzare, in riduzione ortogonale, nella sua regione o provincia o città, ciò che è stato realizzato a livello nazionale. Ed, oltre a propagandare l’iniziativa, cercherà ugualmente di riunire, su base locale, le diverse componenti della società civile e politica (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra), a partire dagli stessi criteri organizzativi e dal medesimo minimo comune denominatore che abbiamo adottato per la prima riunione di Roma e che figura, in bella vista ed a chiare lettere, sul testo del nostro “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Questo slogan che ha permesso i nostri primi successi, deve essere sistematicamente ed instancabilmente diffuso e ripetuto fino alla nausea, sia per richiamare l’attenzione dell’uomo della strada, sia per attirare ed aggregare coloro che vi si riconoscono o vi si identificano, sia per organizzare e compattare tutti coloro che sono disposti a battersi per il significato ed il senso sostanziale di questa nobile causa.

Insomma, deve rappresentare, nei confronti del Sistema che ci opprime, la goccia che scava la pietra (gutta cavat lapidem)!

Avanti, dunque, mie Care Amiche e miei Cari Amici del “Proclama alla Nazione” a realizzare fattivamente e tangibilmente sul terreno, ed ognuno nel suo campo di preferenza e di competenza, quanto ci siamo reciprocamente ripromessi di concretizzare, seguendo le linee direttrici fondamentali che, tutti assieme, abbiamo comunemente ideato e tracciato.

Il tutto, con sagacia, pazienza e tanta perseveranza. Fino alla vittoria finale.

Ad Maiora!

Roma, 2 Giugno 2011
Alberto B. Mariantoni

giovedì, giugno 02, 2011

Prima Riunione dei Sottosscrittori del “Proclama alla Nazione”: Discorso introduttivo ai lavori, svoltosi in Roma, in data 28 Maggio 2011

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Prima riunione dei sottoscrittori del
“Proclama alla Nazione”
- Roma 28.05.2011 - discorso introduttivo


Carissime sottoscrittrici e Carissimi sottoscrittori del “Proclama alla Nazione” e graditi ospiti.

Permettetemi, innanzitutto, di porgervi il mio benvenuto e quello di tutti coloro che, insieme a me, hanno contribuito a mettere a punto il quadro logistico ed organizzativo di questa prima riunione.

Alcuni di voi, in privato, mi hanno rimproverato un eccessivo utilizzo delle norme di sicurezza che ho preferito adottare per la nostra riunione di oggi.

Come sottolinea Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, alias Oscar Wilde (1854-1900), “Experience is the name we give to our mistakes” (l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori). E siccome di errori, nella mia vita, credo di averne già commesso abbastanza, in questa occasione, per avere la certezza di poter realmente garantire la tranquillità e la sicurezza di ogni partecipante, ho fatto in modo che il luogo dell’incontro, fino all’ultimo istante, fossi soltanto io a conoscerlo.

Inoltre, non dimentichiamo con chi abbiamo ed avremo a che fare in un prossimo futuro, per tentare di liberarci dalla colonizzazione che ci opprime da 66 anni: i più grandi delinquenti che la Storia ha fino ad ora conosciuto! Coloro, cioè, che – nel corso della storia – non hanno esitato a sterminare 85 Nazioni Pellerossa (all’incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla!); a far morire di fame e di stenti 4 milioni di Neri, su 7 milioni deportati dall’Africa; a mettere sul lastrico ed a distruggere – nel 1929, in occasione dell’allora crash borsistico di Wall-Street – l’esistenza di infinite moltitudini di artigiani, piccoli commercianti e contadini, lasciando disinvoltamente che all’incirca 10 milioni di loro, morissero letteralmente di fame e di privazioni; a cancellare dalla faccia della Terra, con il fuoco atomico, le popolazioni di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti); senza contare gli oltre 3.500.000 civili spazzati via dai loro terrificanti ed impietosi raid aerei sui diversi Paesi europei, durante l Seconda guerra mondiale; ad utilizzare, soli nel mondo, contro i loro nemici, la totalità delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche, etc.) che esistono a tutt’oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio “impoverito” (sic!); a massacrare cinicamente almeno 2 milioni di Coreani del Nord, di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani, almeno 250 mila Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991), di centinaia di migliaia di Afghani, senza contare i Serbi, i Somali, i Sudanesi, i Filippini, i Cubani, i Nicaraguensi, i Costaricani, i Panamensi, gli Haitiani, i Colombiani, i Messicani, i Domenicani, etc.; a far morire, tra il 1991 ed il 2003, per malnutrizione e mancanza di medicine, più di 500.000 bambini iracheni; a sterminare vigliaccamente, in questo stesso momento in cui vi parlo, le popolazioni civili della Tripolitania, il cui solo torto è di essere rimaste fedeli a Gheddafi.

Quindi, se permettete, con certa gente, ho preferito adottare l’adagio: meglio prevenire che “curare”!

E veniamo a noi.

Se, oggi, siamo riuniti in questa sala, significa che ognuno di noi – con lo spirito e le motivazioni personali e peculiari che sono le sue – si è comunque riconosciuto nel principale slogan del “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Ho parlato di spirito e di motivazioni, per due ragioni principali:
  • la prima, avente come riferimento il nostro spirito particolare, è che – come affermava Gaston Bachelard (1884-1962) – “L’esprit n’est jamais jeune... car il a l’âge de ses préjugés” – Lo spirito non è mai giovane, poiché ha l’étà dei suoi pregiudizi” (La formation de l’esprit scientifique – ed. Vrin, Paris, 1965, pag. 14);
  • la seconda, avente come riferimento le nostre rispettive motivazioni, è che – come giustamente sottolineavano i nostri antenati Latini – “quot homines, tot sententiae”, “ogni uomo, un punto di vista”.
Ed è naturale che così sia o possa essere, in quanto ognuno di noi – come la totalità degli altri all’incirca 6 o 7 miliardi di abitanti del Pianeta Terra – è e resta unico, originale, irripetibile. E complementare, come spesso sottolineo, se è ugualmente intelligente.

La nostra intelligenza, visto che abbiamo deciso di riunirci, non mi sembra che possa fare oggetto di una qualsiasi ombra di dubbio. Come sappiamo, infatti – al di là delle nostre rispettive storie personali, delle nostre individuali preferenze politiche o partitiche o religiose, dei nostri specifici punti di vista e delle nostre distinte e variegate “fisse” ideologiche o dottrinali – abbiamo comunque accettato di incontrarci e di guardaci reciprocamente nel bianco degli occhi. In modo particolare, per cercare vicendevolmente di verificare – piuttosto che continuare, ognun per sé, nel suo specifico angolino, a dovere invariabilmente constatare l’impotenza individuale e collettiva dei membri della nostra società – se è possibile fare qualcosa, tutti assieme, per tentare di riacquisire quella Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare che l’Italia e l’Europa hanno praticamente perduto da 66 anni.

In altre parole, se abbiamo accettato di riunirci, lo abbiamo esclusivamente fatto, poiché ci siamo improvvisamente resi conto di essere tutti prigionieri della medesima “gabbia”. Ivi compresi coloro che, fino alla recente guerra contro la Libia, erano intimamente convinti (o, per lo meno, presupponevano o congetturavano o speravano) che l’Italia fosse uno Stato libero, indipendente e sovrano!

Inutile cercare di “dipingere” il quadro della situazione italiana/europea, più foscamente di quanto, ogni giorno, ognuno di noi è già in grado da solo di constatare.

L’unica prerogativa nazionale ed internazionale che resta ai nostri Stati, è quella del loro Debito sovrano!

Come, nel suo tempo, venne sottolineato dal grande Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, alias Niccolò Machiavelli (1469-1527), due sono le prerogative del “Principe”:

1. Battere moneta;

2. Disporre del monopolio dell’esercizio della forza armata.

La prima prerogativa, con il Trattato di Maastricht, del Dicembre del 1991, i nostri Stati l’hanno delegata (anche se era già affidata alle rispettive Banche Centrali che altro non erano che delle banche private) alla Banca Centrale Europea (BCE): cioe’, ad un semplice “Istituto bancario privato” che è interamente controllato dalla Finanza cosmopolita internazionale.

La seconda prerogativa, i nostri Stati l’hanno completamente devoluta alla N.A.T.O. (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord): cioè, ad un organismo politico-militare sopranazionale, per giunta politicamente controllato e militarmente disciplinato dagli USA che, a loro volta, come sappiamo, obbediscono esclusivamente agli indicibili ed inconfessabili appetiti della suddetta Finanza internazionale.

Chi comanda, dunque, in Italia o in qualsiasi altro Stato della cosiddetta Unione europea?

Non parliamo della condizione di vera e propria colonia che è riservata al nostro Paese.

Volens, nolens, l’Italia, purtroppo, a 66 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continua ad essere una colonia statunitense.

La prova?

Per non annoiarvi, non vi rievocherò il ruolo di Massimo D’Alema, ex Segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra (PDS o ex PCI) e Presidente del Consiglio italiano dal 1998 al 2000 (21 Ottobre 1998/18 Dicembre 1999 e 22 Dicembre 1999/19 Aprile 2000), il cui più rimarchevole atto del suo Governo fu quello di andare a bombardare – per conto terzi – i suoi ex compagni della Serbia. Né vi parlerò degli interventi militari italiani, come Ascari degli USA, in Afghanistan (2001) ed in Iraq (2003).

Tre esempi recenti, però, li vorrei rapidamente evocare:

- il Ministro della Difesa La Russa, diversi mesi fa, dichiarava in televisione che il Governo stava studiando la maniera ed i tempi per ritirare progressivamente i nostri contingenti dall’Afghanistan. Passò da Milano il generale statunitense Petreus… E il medesimo Ministro, dopo due giorni, annunciò il rafforzamento dei nostri contingenti in quel Paese, con l’invio di 800 soldati supplementari.

- Il Governo italiano, nel 2009, sollecitò al Governo libico un Trattato di Amicizia e di Cooperazione nel quale si precisava che mai l’Italia avrebbe messo a disposizione delle basi sul suo territorio, per attaccare la Libia. Due, anni dopo, con la scusa della “Risoluzione 1973” dell’ONU, l’Italia, per prima cosa che cosa ha fatto? Ha messo a disposizione le sue basi, agli Usa, alla Francia ed alla Gran Bretagna.

- Venerdì 22 Aprile scorso, il Presidente del Consiglio sottolineava che i nostri aerei non stavano bombardando la Libia, ma stavano soltanto svolgendo opera di sostegno alla Forza NATO. Martedì 26 Aprile successivo, i nostri aerei hanno comunque iniziato ad effettuare bombardamenti “mirati” (sic!) sulla Libia.

Il tutto, ovviamente, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione che, al suo primo comma, recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Non parliamo delle più di 100 Basi ed installazioni logistiche e militari USA e NATO che, dal 1945, occupano parcelle importanti del nostro territorio nazionale con statuto extra-territoriale.

Per verificare se l’Italia è o non è una Colonia statunitense, chiedo ai presenti di domandare ai politici delle vostre rispettive circoscrizioni elettorali, notizie riguardanti questi accordi segreti:

a) - le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943;

b) - le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);

c) - il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;

d) - il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento);

e) – il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962);

f) – Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972;

g) - il ‘Memorandum d'intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995;

h) – Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001.

Questo, come sopra, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che del Presidente della Repubblica.

Domanda, allora: chi comanda realmente in Italia? Gli Italiani o qualche potenza straniera che decide cosa dobbiamo fare e quando lo dobbiamo fare? Per giunta, il più delle volte, contro i nostri propri interessi!

Ma come, vi diranno i suddetti politici, “siamo alleati degli USA” e “facciamo parte della NATO”…

Tutto previsto, infatti: l’art. 11 della nostra Costituzione, questa volta nel suo secondo comma, ecco cosa recita “(L’Italia) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Un’altra domanda, allora: visto che siamo “alleati” sarebbe lecito sapere – senza per questo pretendere che siano delle agguerrite divisioni di paracadutisti o di lagunari, ma – quanti distaccamenti italiani della Guardia Forestale o dei Vigili del Fuoco o Vigili urbani sono attualmente acquartierati ed operativi sul territorio degli Stati Uniti? Nessuno!

Allora, per tentare di “addolcirvi la pillola”, i soliti politici per conto terzi di cui sopra, vi diranno che le Basi e le installazioni logistiche e militari USA e NATO sono fonte di guadagno (sic!) per il nostro Paese…

Niente di più falso!

Come è ben specificato alla pagina "B-10" dello "Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense" (rapporto sui contributi degli alleati alla difesa comune - il rapporto che viene consegnato ogni anno dal Segretario alla Difesa al Congresso degli Stati Uniti), l’Italia versa annualmente, al Governo di Washington, il diretto ed oneroso contributo di 366 milioni di dollari, per le "spese di stazionamento" delle forze d'occupazione americane! Senza contare le infinite e non quantificabili facilitazioni di ordine amministrativo e logistico che le medesime truppe statunitensi beneficiano correntemente nel nostro Paese.

Non bisogna meravigliarci, dunque, se l’Italia – non essendo, come abbiamo visto, realmente una Nazione libera, indipendente e sovrana – non abbia voce in capitolo, in nessun consesso internazionale.

Inutile, infatti, attendersi qualcosa da Bruxelles (l’Europa delle banche!) o dall’ONU che – sulla base della sua Carta costitutiva (firmata a San Francisco il 26 Giugno 1945, entrata in vigore, una prima volta, il 24 Ottobre 1945 e, dopo vari emendamenti, approvata definitivamente, il 12 Giugno 1968) ci considera tuttora – insieme alla Germania e al Giappone, ed agli altri Stati, allora, membri dell’Asse – uno “Stato nemico”, “momentaneamente ammesso” in quel consesso, come è facilmente ricavabile e desumibile dall’articolo 53, paragrafo 1 e 2, e dall’articolo 107 della medesima Carta.

Insomma, per concludere, mie Care Amiche e miei Cari Amici, se non siamo padroni dell’abitazione nella quale risediamo, potremmo essere in grado, tanto per fare un esempio banale, di cambiare la carta da parati o di ridipingere il colore delle persiane delle nostre finestre?

Inutile, dunque, sperare di potere realizzare delle riforme, nell’interesse dell’insieme dei cittadini italiani, visto che – fino ad ora – non ci sono riusciti, né Craxi, né D’Alema, né Dini, né Prodi, né Berlusconi. Né tanto meno, ci riusciranno i Pisapia, i Vendola o i De Magistris!

Vi sarei grato, quindi, se nel contesto di questo nostro Primo Convegno nazionale, per tentare di organizzarci ed incominciare ad essere davvero concreti ed efficaci, limitaste i vostri interventi, al leniniano “che fare”, nonché al “come farlo” ed al “quando incominciare a farlo”, per cercare di allargare orizzontalmente i consensi al “Proclama alla Nazione”, in forma molecolare ed esponenziale, in vista della futura lotta per la liberazione totale e non negoziabile della nostra Patria.

Il tutto, ovviamente, senza nessuna violenza, senza inutili fanatismi, senza estremismi e, soprattutto, senza nessuna velleità!

Grazie, per la vostra attenzione. A voi la parola.

Alberto B. Mariantoni