mercoledì, luglio 20, 2011

Teodoro Klitsche de la Grange: L’on. Papa in vinculis?

Homepage di T.K.

Mentre la cronaca ed i media si appassionano ad aspetti che certamente alimentano quella che viene chiamata dagli stessi media la marea montante dell’antipolitica, l’avv. Klitsche de la Grange non perde di vista la dottrina pubblicistica delle “prerogative costituzionali”, alle quali un mio maestro, professore di diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università di Roma “La Sapienza”, Vincenzo Zangara, aveva dedicato un suo volume per noi oggetto di studio e di esame. Ricordo di quelle lezioni come venisse spiegato chiaramente che le “prerogative costituzionali”, cosa diversa dai privilegi, servissero non a proteggere la singola persona, che poteva essere anche indegna ed altamente indegna, ma la funzione che gli era stata affidata e che avrebbe dovuto esercitare. Il “caso” Papa ripropone una questione delicatissima che è oggetto delle note che seguono di Teodoro Klitsche de la Grange con la sensibilità che sempre lo distingue.
A.C.


L’ON. PAPA IN VINCULIS?

La richiesta autorizzazione all’arresto del deputato Papa, non può essere assimilata (del tutto) alle varie vicende Ruby, Noemi, ecc. ecc..

E’ vero che si tratta sempre del rapporto tra politica ed autorità giudiziarie; ma nel caso dell’on. Papa viene in esame un altro – e decisivo – aspetto: l’intangibilità della composizione dell’organo costituzionale – peraltro quello “decisivo” cioè il Parlamento. Infatti se il deputato fosse arrestato non potrebbe votare leggi, fiducia, trattati e altre miseriole del genere: la maggioranza necessaria potrebbe essere alterata proprio per la detenzione dell’on. Papa.

Qualche giustizialista potrebbe sostenere che sono pinzellacchere rispetto alla necessità che “fiat iustitia, pereat mundus”; chi scrive, convinto del primato del politico, riassunto nel detto salus rei publicae suprema lex e malgrado tutto quel che può dirsi della Costituzione vigente, del carattere democratico-parlamentare di questa, una prospettiva del genere suscita grande preoccupazione.

Infatti il Parlamento non è (solo) il legificio, come usualmente considerato dall’opinione pubblica meno attenta, ma è l’organo che esercita quello che Hauriou chiamava il “pouvoir déliberant”, cioè prende le decisioni politiche fondamentali: dal bilancio, alla fiducia, alla ratifica dei trattati – tutte decisioni che con la legge (in senso formale) hanno poco o nulla in comune. Un maestro del diritto pubblico come Vittorio Emanuele Orlando riconduceva tutte le guarantigie delle camere (come degli altri organi sovrani) ad un principio: quello dell’inviolabilità:
“il quale ha un significato affatto speciale e caratteristico nella materia nostra e non indica tanto il rispetto riverenziale dovuto alla integrità e dignità delle persone...ma bensì più tecnicamente importa che la persona (o il collegio di persone) che dall’inviolabilità è coperta, non può essere sottoposta al alcuna giurisdizione, in quanto questa si attui attraverso una coazione sulla persona”.
Nè si può confondere scambiando per privilegi personali del deputato quelle che sono garanzie istituzionali dell’organo di cui fa parte:
“Se gode d’immunità personale, ciò, per unanime consenso della dottrina, avviene precisamente non per un titolo individuale ad esso spettante, ma come riflesso del diritto dell’assemblea di cui da parte”.
Pur differendo da ordinamento ad ordinamento e variando correlativamente (se monarchia o repubblica, se presidenziale o non)
“è però sempre lo stesso principio che si applica, riaffermando l’inviolabilità come qualità inseparabile dell’organo sovrano: diritto comune e non diritto di eccezione, perché deriva per virtù di semplice logica giuridica dalla stessa maniera di essere dell’ordinamento”.
E perchè questa sostanziale uniformità nella diversità? Perchè l’esistenza di un organo sovrano, responsabile solo verso il popolo (o verso Dio o la storia) è una necessità perché un’unità politica possa esistere ed egire: in una comunità di Stati – come quello internazionale – tutti sovrani, quello non-sovrano (perchè violabile da un altro organo od ufficio) sarebbe il classico vaso di coccio tra quelli di ferro – destinato a rompersi; o come si dice oggi a diventare uno “stato fallito”.

D’altra parte che per alterare la maggioranza si sia ricorso all’arresto dei parlamentari è cosa nota, anche se poco ricordata almeno nei tempi recenti.

Del tutto dimenticata è, in particolare dai costituzionalisti à la page che a tali artifizi fece ricorso anche Hitler, proprio per prendere legalmente (mutuando senso e significato di legalità da quello proprio dei suddetti) il potere. Per cui lo ricordiamo brevemente. Correva l’anno 1933 ed Hitler, da poco cancelliere, voleva il potere assoluto, onde gli occorreva “abolire” (sostanzialmente) la Costituzione di Weimar. La quale all’art. 76 stabiliva che per modificare la costituzione occorreva un numero legale: due terzi dei componenti e due terzi dei votanti. Dato che la maggioranza che sosteneva Hitler non bastava, neppure dopo la decadenza dei deputati comunisti e, i cattolici nicchiavano, Hitler pensò bene, come scrive Shirer, che “poteva far arrestare tanti deputati dell’opposizione quanti gli erano necessari per assicurarsi la maggioranza dei due terzi”. Detto, fatto: una dozzina di deputati dell’opposizione furono arrestati, e i conti tornarono; con 441 voti a favore e 84 contrari la Costituzione di Weimar fu abolita legalmente.

Quindi allorquando si parla di legalità, e soprattutto si cerca di sfruttarla a fini politici, come teorizzato - tra gli altri – da Lenin – e praticato da tanti (tra cui Hitler), state attenti a che tipo di legalità si tratti: credete d’imbarcarvi per l’Inghilterra ed invece vi ritrovate in Africa.

T.K.

martedì, luglio 05, 2011

Forum dei LXX: 4. Intervento di Paciello.

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Il piano di edizione in “Club Tiberino” delle Relazioni e degli interventi che si sono svolti in data 28 maggio 2011, in Roma, durante i lavori congressuali di quanti hanno risposto al “Proclama alla Nazione”, diffuso in rete a partire dal ... e poi pubblicato liberamente in vari siti, fino alla costituzione di una Pagina Ufficiale del Proclama. Dopo il 28 maggio si sono avuti, nel mese di giugno, altri convegni regionali in Puglia ed altri sono annunciati da settembre in poi. Di ognuno di essi, ad iniziare da quello fondativo, denominato successivamente come “Forum dei Settanta”, verranno pubblicati gli “Atti”, se raccolti e disponibili. L’edizione “Club Tiberino” non ha carattere ufficiale ed è propria del blog. Di ogni singolo intervento è redatto apposito post, collegato attraverso una serie di links ipertestuali agli altri ed inserito nella Homepage dei lavori. Di ogni intervento viene redatto, a cura della redazione o degli interessati, una breve sintesi scritti. Più interventi di uno stesso partecipante vengono raccolti in uno stesso post.

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Il problema della Palestina.

Forum dei Settanta: 3. Intervento di Teodoro Klitsche de la Grange.

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Il piano di edizione in “Club Tiberino” delle Relazioni e degli interventi che si sono svolti in data 28 maggio 2011, in Roma, durante i lavori congressuali di quanti hanno risposto al “Proclama alla Nazione”, diffuso in rete a partire dal ... e poi pubblicato liberamente in vari siti, fino alla costituzione di una Pagina Ufficiale del Proclama. Dopo il 28 maggio si sono avuti, nel mese di giugno, altri convegni regionali in Puglia ed altri sono annunciati da settembre in poi. Di ognuno di essi, ad iniziare da quello fondativo, denominato successivamente come “Forum dei Settanta”, verranno pubblicati gli “Atti”, se raccolti e disponibili. L’edizione “Club Tiberino” non ha carattere ufficiale ed è propria del blog. Di ogni singolo intervento è redatto apposito post, collegato attraverso una serie di links ipertestuali agli altri ed inserito nella Homepage dei lavori. Di ogni intervento viene redatto, a cura della redazione o degli interessati, una breve sintesi scritti. Più interventi di uno stesso partecipante vengono raccolti in uno stesso post.

2. Caracciolo ← Video 3. → 4.


L’Avv. Klische de la Grange introduce il suo discorso con la condizione politica dell’Italia quale era stata fissata già in Yalta.

Forum dei Settanta: 2. Intervento introduttivo di Alberto B. Mariantoni (Parte 1)

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Sto procedendo in un ordine casuale e provvisorio all’editing su “Club Tiberino” di quelli che possono considerarsi i tradizionali Atti di un tradizionale Congresso politico. I video sono giù stati caricati su You Tube e quindi già accessibili. Il nostro è un lavoro aggiuntivo, tutto interno al sistema editoriale della piattaforma di cui si avvale il nostro Blog. L’intervento che segue è la Relazione introduttiva di Alberto B. Mariantoni, che si divide in più parti a causa dei limiti tecnici di durate di una video You Tube, in genere non superiore ai 10 minuti.


Valgono i criteri comuni ad ogni singolo post. Ogni intervento è organizzato in modo che abbia una sua autonomia logica ed editoriale. La Homepage dà un quadro ordinato dell’andamento effettivo dei lavori. L’ordine cronologico di inserimento in questo è puramente casuale ed è in pratica di interesse tecnico-pratico per il blogger. Assolutamente non è da attribuire nessun significato politico alla cadenza temporale della pubblicazione di tutti gli interventi video-registrati.

Alberto B. Mariantoni: “Proclama alla Nazione” - Il perché di un successo.


“Proclama alla Nazione


Il perché di un successo

Alberto B. Mariantoni

Il successo che sta ottenendo in Italia, ed in certi casi pure all’estero, l’iniziativa del “Forum dei 70” (Roma, 28 Maggio 2011) – a sua volta, scaturita dal “Proclama alla Nazione” che presi la libertà di lanciare nell’Aprile scorso – non è più un segreto per nessuno.

Dopo il primo incontro di Roma, infatti, le adesioni politicamente eterogenee e trasversali, qualificate e significative, spontanee ed entusiaste, hanno continuato a moltiplicarsi, in maniera molecolare ed esponenziale. Al punto tale che, già nei giorni successivi, diversi partecipanti al Forum hanno annunciato l’organizzazione, a partire dal mese di Settembre prossimo, di una serie di riunioni regionali del medesimo “Movimento d’opinione”, ad esempio, in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, etc.

Insomma, ciò che ancora qualche settimana fa sembrava un progetto impossibile, sta diventando una tangibile realtà. E quella realtà, senza per questo doversi necessariamente lasciare prendere da facili entusiasmi o da premature ed avventate velleità, sembra ugualmente annunciare una spontanea e generalizzata rivincita della società civile italiana e la (ri)nascita, nel contesto della nostra Nazione, di una nuova e dinamica concezione aggregativa (da Polis, e non da Factio) che potrebbe senz’altro sfociare in una forte ed imparabile alternativa alla statica e sclerotica situazione del nostro Sistema politico ed istituzionale. Un sistema che, come sappiamo – nato dalle ceneri della Seconda guerra mondiale e dal deliberato, scellerato ed umiliante asservimento a potenze straniere – non sembra più essere in grado – con le sue continue e costanti menzogne, i suoi quotidiani e puerili “arrampicamenti sugli specchi” ed il suo ingannevole e patetico “gioco delle parti” parlamentare – di continuare impunemente a gabbare la buona fede della popolazione, né forviare l’attenzione dei cittadini (sia per poterli sistematicamente distogliere dalle reali problematiche del Paese che per poterne manipolare le coscienze, le energie ed i consensi), né di seguitare ulteriormente a dissimulare la sua inconfessabile ed anacronistica subordinazione a potenze terze che, tradotta in termini pratici, concorre largamente, il più delle volte, a fare letteralmente svanire nel nulla, ogni benché minima attesa o speranza di equità, di armonia e di progresso della nostra società.

Va da sé, dunque, che molti dei nostri compatrioti, consapevoli del deplorevole ed avvilente stato in cui è stata ridotta la nostra Patria, tentino in qualche modo di reagire e di trovare una qualunque via d’uscita dal putrido ed impastoiante pantano nel quale sono impaludate le nostre Istituzioni.

Inutile nascondercelo… Buona parte degli Italiani, incomincia davvero ad averne le scatole piene di farsi costantemente prendere per i fondelli da una classe politica (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro sinistra, non fa nessuna differenza!) che nella realtà di tutti i giorni – non soltanto, non decide e non comanda nulla, ma essendo volontariamente e celatamente asservita, da 66 anni, su basi bipartisan, ai voleri di Washington – fa del tutto, per frazionare e scomporre ancora di più il paesaggio politico del nostro Paese, nella speranza di potere immutabilmente continuare a trarre consistenti prebende e speciali privilegi (nonché, a riempirsi le tasche, con i suoi rispettivi e confidenziali “comitati d’affari”…), dalla studiata lottizzazione del potere (per conto terzi) e dall’interessata e funzionale atomizzazione della nostra società, alla faccia del solito “popolo bue” che fino ad oggi, nella speranza di potere vedere un qualunque cambiamento, ha invano continuato, nel tempo, ad eleggerla ed a tenerla artificialmente in vita.

In altre parole, di fronte alle future e prevedibili (oltre che attuali) catastrofi economiche e sociali che si annunciano, porzioni sempre più vaste dell’opinione pubblica italiana – ed ugualmente europea (vedi Grecia e Spagna…) – si stanno ogni giorno di più accorgendo (meglio tardi che mai…) che la non soluzione dei principali problemi che travagliano ed affliggono le nostre società, non dipende affatto dal “colore” o dalla “tendenza” dei Governi che continuano a succedersi formalmente alla direzione dei nostri Paesi, ma dalla loro invariabile e persistente mancanza di una reale indipendenza e di un’effettiva e tangibile sovranità. Prerogative che questi ultimi, dal 1945 ad oggi, hanno forzatamente o spontaneamente abbandonato, ad esclusivo e riservato beneficio della potenza coloniale statunitense che, a sua volta, da perfetto e proverbiale Stato mercantilista, tende unicamente a salvaguardare o a privilegiare gli interessi del sistema bancario mondiale e della finanza internazionale e cosmopolita.

Non dimentichiamo, infatti, che l’Italia – sulla base degli allegati segreti del testo della Capitolazione senza condizioni del nostro Paese che venne accettata dai responsabili della Monarchia sabauda (Cassibile, 3 Settembre 1943) e di quelli del testo del diktat imposto alla nostra Nazione (o Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate) a Parigi, il 10 Febbraio 1947 – continua semplicemente ad essere una Colonia statunitense.

Altri Accordi – ad esempio, quelli contenuti nelle clausole segrete del Trattato NATO (North Atlantic Council o Nac) firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; in quelle dell’Accordo USA-Italia del 20 Ottobre 1954; in quelle del Memorandum d'intesa USA-Italia (o Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; ed in quelle del Trattato Stone Ax (ascia di pietra), rinnovato nel 2001 – regolano addirittura l’insediamento e la permanenza sine die di più di 100 basi e/o installazioni logistiche e militari Usa/Nato (1) che sono stabilmente stanziate sul nostro territorio nazionale.

Il tutto, in completa e flagrante violazione (ma nessuno ne parla mai!) degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono la ratifica obbligatoria e congiunta, da parte del Parlamento e del Presidente della Repubblica, di qualsiasi accordo internazionale

Chi comanda, dunque, in Italia?

Come ognuno potrà agevolmente verificarlo, i responsabili ufficiali (ma in realtà, fittizi…) del nostro Stato e dei nostri Governi – che solitamente non trovano i 50 euro per potere aumentare lo stipendio dei Carabinieri o dei Poliziotti (che, a rischio della loro vita, proteggono loro quotidianamente le chiappe!); che non sono in condizione di dare lavoro o una qualsiasi certezza d’avvenire al 40% dei giovani che escono dalle nostre scuole e dalle nostre università; che riducono drasticamente i finanziamenti alla ricerca scientifica (che rappresenta l’avvenire di qualunque società); che tagliano indiscriminatamente le sovvenzioni ai Servizi pubblici ed agli Enti locali; che se ne infischiano altamente del mondo dell’Arte e dello Spettacolo, nonché della sorte di intere legioni di lavoratori precari; che continuano criminalmente a “nascondere sotto il tappeto” gli annosi e tuttora irrisolti problemi del nostro Mezzogiorno; e che, per giunta, cercano infidamente in tutti i modi di convincerci (per evitare di dovere pagare i vitalizi, nei tempi prestabiliti, a chi ha comunque versato, di tasca propria, i suoi contributi!) che è giusto posticipare maggiormente, magari a 67 o 70 anni (dai 20 anni di versamenti che era, in epoca fascista, per la pensione minima, e 40, per la massima), l’età dell’eventuale pensionamento, visto il cosiddetto “allungamento” della vita media dei cittadini (sic!) – riescono comunque a trovare, ogni volta, miliardi e miliardi di euro, sia per salvare le banche dai loro sistemici e reiterati fallimenti che per finanziare, a profusione ed a fondo perduto, le nostre cosiddette “missioni militari all’estero” che altro non sono, in realtà, che l’ineluttabile ed obbligatorio “contributo” della Colonia Italia, alle guerre (per la “pace”…) statunitensi nel mondo. Questo, ovviamente, “socializzando”, a discapito delle fasce più deboli della nostra popolazione, le spese o i debiti dello Stato (l’unica prerogativa che resta al nostro Stato, è soltanto quella del suo Debito sovrano!) e spremendo a più non posso le tasche già esaurite dell’uomo della strada, fino all’inverosimile.

Altro motivo del successo che sta riscontrando la nostra iniziativa, è dovuto ugualmente al fatto che la gente sta incominciando a capire che non sono le idee (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra o di centro sinistra, di estrema-destra o di estrema-sinistra) che impediscono un ordinario e coerente svolgimento della vita pubblica del nostro Paese, ma essenzialmente i partiti che, nominalmente (e, quasi sempre, sommariamente o abusivamente), pretendono rappresentarle: vale a dire, quelle organizzazioni oligarchiche, ufficialmente antagoniste ed a compartimenti stagni (ma, in realtà, complici e solidali le une con le altre) che – formate da personaggi che hanno trasformato la politica in un vero e proprio mestiere, per non essere costretti a dover lavorare – tendono invariabilmente a sfruttare i rispettivi supporti popolari, per meglio imbrogliare l’opinione pubblica e potersi tranquillamente spartire, da dietro le quinte ed alla maniera dei “ladri di Pisa”, la parte di bottino a loro spettante, a seguito delle quotidiane vessazioni e depredazioni che effettuano per conto terzi o lasciano liberamente e colpevolmente effettuare a discapito della nostra società.

Altro motivo ancora che sembra facilitare il successo della nostra iniziativa, è l’attuale consapevolezza, da parte di certe élites della nostra società, che la “fazione”, qualunque essa sia o possa essere (anche la più affine, numerosa, strutturata e disciplinata), non può mai essere in grado – salvo con la violenza, la prevaricazione o il sopruso – di rappresentare o di surrogare la Nazione. E che è con l’intelligenza, la capacità e la competenza delle risorse umane di una medesima società – anche se di diversa estrazione ideologica o “colore” politico, ma con la comune ed indispensabile determinazione di perseguire il medesimo obiettivo, nell’interesse della collettività – che si possono facilmente trovare le soluzioni (anche le più impensabili!) ai problemi che assillano quotidianamente le nostre società. E’ insieme, infatti, che si costruiscono le Piramidi. E non nel contesto di un’assurda, autolesionista, autodistruttiva ed hobbesiana “guerra di tutti contro tutti” (bellum omnium contra omnes)!

Questo, insomma, è il principale messaggio che la maggior parte degli aderenti al “Proclama” ha ritenuto in cuor suo.

Se riflettiamo un attimo, ci accorgiamo, infatti, che – nello stato di sudditanza in cui versa l’Italia – l’insieme delle nostre battaglie (anche giustissime o sacrosante) che fino ad oggi abbiamo accanitamente ed in buona fede combattuto, sono state e sono praticamente inutili. Inutili e vane, poiché ci siamo inconsapevolmente o stoltamente accontentati di svolgerle all’interno di una “gabbia”: quella che, da 66, ci hanno riservato i nostri cosiddetti “liberatori”.

Che vogliamo fare? Continuare, come per il passato, a scontrarci tra Italiani, lasciando al secondino statunitense di turno – che se la ride sotto i baffi, fuori dalla “gabbia” – la gioia di contare i morti, feriti ed i contusi, sul suo pallottoliere? Oppure, tutti assieme, coscienti della nostra prigionia collettiva, e qualunque siano le nostre differenze politiche o partitiche, proviamo collettivamente a liberarci dalle vergognose, mortificanti e soffocanti catene che ci tengono asserviti ed impotenti, sulla nostra propria terra?

La risposta, a me, sembra ovvia.

Fino a quando, infatti, non avremo il coraggio, tutti assieme (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro-sinistra, estrema destra, estrema sinistra; oppure, se preferite: fascisti, comunisti, fascio-comunisti, liberali, socialisti, socialisti-nazionali, nazionalisti, repubblicani, anarchici, insorgenti, leghisti, nordisti, sudisti, apolitici, etc.), di deporre momentaneamente al guardaroba le nostre particolari preferenze politiche o le nostre “fisse” ideologiche e di esigere la nostra collettiva e completa liberazione dalla “gabbia” che ci relega e ci opprime in casa nostra, tutti i nostri aneliti individuali resteranno soltanto delle semplici ed infeconde *seghe mentali”, senza nessun avvenire.

E se alla fine di quel doveroso ed indispensabile percorso, ci saranno ancora da “regolare dei conti” tra Italiani, avremo comunque la gioia e la soddisfazione di poterlo liberamente fare all’aria aperta. Magari, nel bel mezzo di un bellissimo e profumato prato fiorito. Su una terra che, liberata infine dall’annosa ed umiliante occupazione statunitense, sarà di nuovo la NOSTRA TERRA, la Nostra Patria, la Terra dei Patres!

Alberto B. Mariantoni

Note:

1. Vedere, in proposito, il mio Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum”, Basi USA in Europa e Vicino Oriente, Eurasia, rivista di studi geopolitici, numero 3, Ottobre-Dicembre 2005, pp. 81-94. Ugualmente visionabile, sui siti: http://www.juragentium.unifi.it/topics/wlgo/it/marianto.htm - http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm . E successiva messa a punto della medesima ricerca, per quanto riguarda l’Italia, sul sito web del Coordinamento Progetto Eurasia (CPE): http://www.cpeurasia.eu/305/basi-americane-in-italia-una-messa-a-punto Vedere ugualmente, per quanto riguarda le sole basi Usa in Italia, il seguente documento: Department of Defense - Base structure report fiscal year 2007 baseline (che, tra grandi e piccole, ne contempla ben 84!), consultabile facilmente on-line, a questo indirizzo Web: http://www.defenselink.mil/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf

Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione
e Sovranità politica, economica, culturale e militare
per l’Italia, l’Europa e l’insieme dei Popoli-Nazione del mondo.


Forum dei Settanta: Video-registrazioni: 1. Intervento di Antonio Caracciolo

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Ordine e testi redazionali sono provvisori

Sono disponibili su You Tube gli interventi che si sono svolti durante la prima riunione del 28 maggio 2011. In modo redazionalmente autonomo e senza nessuna sovrapposizione con il sito ufficiale del “Proclama alla Nazione” organizzo in singoli post, qui in ordine casuale, dei singoli interventi che si sono avuti. Ciò risparmia ad ogni partecipante la redazione di un testo scritto ed al tempo stesso consente ai non intervenuti o agli altri intervenuti di poter aggiungere qui nell’area commenti ulteriori preziose osservazioni. Vorrei aggiungere che la denominazione “Forum dei Settanta”, ma in realtà eravamo 71, è nata in modo spontaneo nel corso di un seminario di geopolitica, svoltosi in Roma, alla presenza di Fernando Rossi, Giulietto Chiesa, Massimo Fini e altri, dove intervenendo io, e parlando del nostro incontro del 28 maggio, come “noi...”, ma non chiaramente maiestatis, ho quasi sbottato, rispondendo a chi ripetutamente mi chiedeva: “ma noi chi?!”, dissi: “Noi i Settanta!»... Nasce così questa nostra denominazione, che è stata subito condivisa e che appare felice.

1. ← Video 2. → 3. Klitsche de la Grange


Seguiranno ad uno ad uno tutti gli altri interventi. Ripeto non in ordine gerarchico, ma casuale. È possibile che in questo blog il video si inceppi, ma in questo caso si può andare direttamente alla pagine You Tube, dove è altro l’Amministratore. Anche qui vi è un’area commenti, della cui moderazione o non moderazione non mi occupo. Mentre invece in questo blog sono io il responsabile della moderazione, che dovrà rispondere ai requisiti già fissati per Civium Libertas. Un reticolo di link consentirà di passare da un intervento all’altro. In pratica, vengono qui realizzati a costo zero ed in tempi rapidissimi quelli che una volta si chiamavano gli Atti di un Congresso di Partito.