sabato, marzo 11, 2006

Commenti alla “Ragion politica”, 1: Alle origini di una risata

Esiste un sito telematico con titolo “ragionpolitica.it” con logo di Forza Italia e con specificazione “Dipartimento formazione”. Non sono riuscito a capirne la reale natura e funzione, benché abbia chiesto più volte chiarimenti alla sede nazionale del partito in Via dell’Umiltà, ma senza ottenere né risposte né attenzione. Mi sarei aspettato che il foglio telematico fosse un organo di partito dove potevano trovare spazio quanti fra iscritti e dirigenti volessero esprimersi. Fatto sta che il foglio telematico, che continuo a ricevere, per quanto mi riguarda, si è mostrato illiberale. Se non vi è libertà di discussione e confronto in un partito che si professa liberale, non capisco dove altro possa esservene: è stato uno choc! Allievo diretto di Del Noce mi è toccato sorbirmi la saccenteria di un tale che aveva letto qualche libro del Maestro. Vi è stato un iniziale battibecco seguito da censura: chi pensa di avere del potere, infine lo usa. E’ la tentazione dell’anello di tolkiana memoria. I testi di “ragionpolitica.it” sono sistematicamente pubblicati senza contraddittorio e quindi “imposti” a quanti su di essi dovrebbero “formarsi”: metodo staliniano! Dei miei testi di allora ho conservato in parte copia e pensavo perfino di redigerne un volumetto a stampa: non ne vale né la pena né i costi. Ma è ora possibile, con qualche adattamento, una loro ripubblicazione nel mio blog “Fare politica in Forza Italia”. Il caso è nato nella rete ed è meglio resti nella rete, che è più democratica della struttura dei partiti.

Nel primo testo, nella forma di una lettera a Baget Bozzo, direttore di Ragionpolitica.it, lo spunto è tratto da un episodio della vicenda referendaria ultima sui temi della fecondazione assistita. Con i De Lillo, da me votati, è scoppiato netto il dissenso. Ho dovuto prendere posizione pubblica nelle manifestazioni da loro organizzate (sale di alberghi, tavolate, rinfreschi). In questi casi, quando si guastano le feste, si fa sempre la brutta figura degli esagitati. Ne ero consapevole, ma l’indignazione era troppo grande. Resto tuttora negli indirizzari dei De Lillo, ma mi guardo bene dall’accettare altri inviti a rinfreschi e pseudo convegni dove si può solo ascoltare ed applaudire. Ho chiesto invano la cancellazione dall’indirizzario dell’elettorato De Lillo, pur professando la mia appartenenza a Forza Italia, fino a presumibile espulsione.

1. Alle origini di una risata

di Antonio Caracciolo

Caro don Baget,

nello scrivere rapidamente le mie obiezioni in dieci punti – andati ora persi –, mi ero riservato di apportare all'occorrenza "rettifiche" e "integrazioni" a quanto da me detto. Sono lieto che sul suo testo si sia sviluppato un dibattito, ma non capisco perché in Ragionpolitica.it non trovano spazio i miei commenti su temi analoghi. Intendo ogni volta offrire al dibattito (non al "consenso") argomentazioni su cui mi aspetto di esser contraddetto, per poi eventualmente replicare: a differenza della carta stampata, la rete consente ciò senza aggravio di costi o particolari problemi redazionali. Colgo ora occasione per avvalermi della "riserva", chiarendo il contesto della risata polacca. (…)

Con una stessa lettera seguita da sollecitazione telefonica della segreteria dell’on. De Lillo su busta intestata del Gruppo Consiliare di FI presso la regione Lazio sono stato "invitato" a ben due convegni con un titolo che era già un programma: "Non andate a votare!".

Nel primo convegno (del secondo ahimé qui ed ora non riferisco, ma è stato più grave ed irritante del primo), che avrebbe dovuto essere quello "scientifico", hanno parlato vari relatori "esperti", che si sono però ben guardati dal concedere un minimo di parola a quanti avevano invitato. Tra i relatori c'era anche una a me sconosciuta collega alla quale io però io non ho potuto nulla obiettare, anche perché se ne è subito andata, dopo aver illuminato il pubblico con la sua dotta quanto opinabile relazione.

Ma quello che ha tenuto banco dall'inizio alla fine è stato il Rettore della neo università "Regina Apostolorum" (prof. Miranda, un prete spagnolo che non si accorgeva neppure quanto fossero diplomaticamente gravi le sue battute di spirito "straniere", nel corso di un'elezione politica in uno stato "sovrano", dove lui avrebbe dovuto saper stare da "ospite" riguardoso). Un relatore immagina, parlando lui soltanto ed infliggendo le sue vedute a chi invitato se ne sta seduto tacendo, di essere convincente e di avere pienamente ragione. Non immagina la sofferenza e la sopportazione di chi sta ad ascoltare educatamente fino alla fine.

Appunto: fino alla fine. Dopo infiniti sproloqui, il "prete" (tale è: absit iniura a verbo!) se ne era uscito con la patetica illusione (tutta sua) che la legislazione oggetto di tanta contesa (la l. n. 40) sia la più avanzata del mondo (insieme sento dire con quella del Costarica) e che possiamo fondatamente sperare che il resto del mondo abbia a seguirci. E' questa la cronaca parziale di un evento quanto mai deprimente, al quale mi espone la mia attitudine masochista a voler ascoltare quanti sarebbe più sensato evitare, cambiando strada e andando altrove e facendo più saggio uso del proprio tempo!

Dopo che la maggior parte del pubblico e perfino gli oratori, considerata l'ora tarda ed il posto lontano e fuori di mano, se ne erano già andati da un pezzo ed io solo sciocco rimasi nella fallace speranza che "alla fine" mi avrebbero consentito di dire due parole, me ne ritornai deluso a casa, dove mi aspettavano pazientemente.

Riferii dell'incontro e del modo improduttivo di aver trascorso il mio tempo. Quando raccontai della pretesa "vanguardia" mondiale (tutta nella testa del prof. Miranda) chi mi ascoltava proruppe in una fragorosa risata: si tratta di una badante polacca. Io non risi: ritengo che ci sia piuttosto di che allarmarsi, considerando l’assalto integralista alle istituzioni della vita civile.

Di questo mio allarme do contezza in tutte le sedi politiche che mi sono concesse, avendo io fatto una tessera a FI già dal 2000, in ottemperanza all'art. 49 della costituzione che impone la non violenza ma concede il diritto/dovere di dire la propria...

E' quello sto facendo civilmente anche in questa sede, ma con scarsa speranza e senza illusioni. Seguo il motto: "Fai quel che devi, accada quel che puo!"

Firmato:
Antonio Caracciolo
- Ricercatore di filosofia del diritto (Roma, La Sapienza)
- Presidente del Club di FI di Seminara (R.C)
- Coordinatore provinciale dei Clubs.

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