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giovedì, giugno 21, 2007

Israele, ossia uno stato alla nitroglicerina

Versione 1.4

«Associare allo Stato d’Israele gli aggettivi
“ebraico” e “democratico” equivale
a produrre nitroglicerina:
il paese è la versione contemporanea
della Germania degli Anni ’30».
La citazione è di Avraham Burg ed è presa da Francesca Paci sul sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Devo premettere che mi trovo costretto mio malgrado e recalcitrante ad interessarmi di cose “ebraiche” o “israeliane”. Si tratta di una nuova “questione ebraica” che in un modo o nell’altro finisce per coinvolgerci tutti nostro malgrado. In particolare, io mi sono trovato inaspettatamente ad essere attaccato nell’esercizio della mia libertà di pensiero in modo ignobile dalla cosiddetta “Informazione Corretta”, il cui ispiratore Angelo Pezzana apprendo essersi trovato oggi in Torino al palazzo della regione in una riunione pubblica, indetta al lodevole scopo di discettare sulle risorse finanziarie del master diretto dal prof. Moffa nell’università Teramo, fatto oggetto di una raccolta di firme. Allo stesso modo in cui in Israele si discute di come si può colpire Burg, negandogli la sepoltura in terra sacra d’Israele, con la stessa mentalità in Torino si discute di come tagliare le gambe ad una legittima e pacifica iniziativa culturale-accademica nella piccola città di Teramo. Ma è questo l’ebraismo e la natura ebraica?! Mi riferiscono che alla riunione era presente il noto Mantelli oltre al semiologo Ugo Volli e che l’oggetto principale era appunto ciò che succede in quel di Teramo. Si sarebbe discusso anche dell’uso legittimo della lingua italiana, della strategia per eliminare dall’uso linguistico stilemi non graditi alle comunità ebraiche d’Italia. Vorrebbero decidere quali espressioni i parlanti italiani possono usare o non usare. Qualcosa di simile succedeva in Italia durante il fascismo circa il buon uso della buona lingua italiana. Non ero però presente e non voglio dare dettagli che possono rivelarsi inesatti. Importa sapere che si sono riuniti in un edificio della regione Piemonte, mentre il nascente Comitato contro la repressione della libertà di pensiero si è riunito in Teramo nella sala di un albergo, alla cui spesa hanno partecipato i numerosi cittadini presenti. Se mi è lecito dare un giudizio sul sito “Informazione Corretta”, credo che possa ben essere definito come un gruppo di sostegno in Italia alla causa di Israele. Vado sul leggero, pacifico, incontestabile. Giudizi più pesanti li esprimo in privato, fra amici e senza autorizzazione alla ulteriore divulgazione.

I miei migliori avvocati e difensori sono numerosi ebrei di cui spesso sento per la prima volta il nome, come appunto questo di Avraham Burg, ma posso aggiungere Norman G. Finkelstein, o per alcuni aspetti Sion Segre Amar, Sergio Luzzatto, Ariel Toaff. Ebrei autentici con cui mi trovo concorde su questioni interpretative della storia contemporanea. La manovra di altri ebrei con i quali fieramente dissento consiste invece nel far passare per antisemiti, nazisti e fascisti quanti dissentono dalle loro opzioni politiche e peggio ancora dai loro disegni liberticidi, come è accaduto nella piccola Teramo. Sono fermanente convinto che oggi non esista e non sia più possibile un antisemitismo di tipo nazista, il cui fenomeno ha ormai unicamente interesse storico. È probabile che si origini un ben diverso genere di antisemitismo, che godrebbe però della stessa liceità dell’antinazismo. Ciò equivale ma solo per proprietà transitiva a dire che la politica odierna di Israele è assimilabile alla politica nazista degli anni Trenta. Non lo dico io. Lo dice l’ebreo “blasonato” contro cui si scaglia Francesca Pace. Io lo posso pensare e lo penso del tutto autonomamente, ma trovo confortante che a dirlo sia un “ebreo blasonato” come il detto Avraham Burg, fino ad oggi a me del tutto sconosciuto e da oggi oggetto di studio.

Di tutta la faccenda a me interessa l’equiparazione fra sionismo e nazismo in quanto posta da un ebreo insospettabile. I musulmani italiani nella scorsa estate in un pubblico manifesto avevano detto la stessa cosa, ma sono seguite reazioni furibonde ed il ministro Amato – l’uomo del prelievo fulmineo dai conto correnti degli italiani, per non dire d’altro – ha imposto ai poveri musulmani le forche caudine di una “carta dei valori” da lui dettata. In ultimo, il presidente Napolitano ha proclamato i modo sconcertante che non si può criticare il sionismo perché sarebbe come fare dell’antisemitismo. Adesso ritorniamo in alto mare. È mia convinzione che il senso strumentale dell’operazione Olocausto sia un attentato alla soggettività politica degli stati usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale. Non è la teoria del complotto poiché qui non si tratta di nessun complotto. Mi trovavo in un istituto tedesco di ricerca e la mia attenzione cadde su un documento nazista in cui si avvertivano i destinatari che la guerra in atto era essenzialmente una guerra ideologica che riguardava la concezione del mondo. La stessa guerra veniva combattuta in Washington, Mosca, Londra. Quella guerra ideologica continua fino ai giorni nostri e gli ebrei o israeliani ne sono un potente veicolo con il loro mito fondativo dell’Olocausto. Con la teoria del complotto, imputata a soggetti come Faurisson ed i cosiddetti negazionisti, si richiamano vecchi motivi antisemiti sugli ebrei che vogliono dominare il mondo. Se dietro agli israeliani di oggi non ci fossero gli USA e la potente lobby ebraica americana, gli israeliani sarebbe già su barche e mezzi di fortuna per raggiungere i paesi occidentali da cui sono partiti all’inizio della loro avventura coloniale. Di tutto ciò Avraham Burg offre autorevole conferma. Per questo mi sembra interessante leggerlo e seguirne gli sviluppi.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Non vi è molto su questa notizia sconcertante e non credo che vi sarà molto. È facile che ne venga ridotto l’impatto mediatico. Infatti, mentre un comune cittadino può essere facilmente diffamato e tacciato di antisemita, non è possibile fare lo stesso con Burg. Ecco allora la teoria dell’«ebreo che odia se stesso», una cavolata che però deve essere studiata nella sua genesi e nei suoi sviluppi. Volendo fare ciò, cercherò di raccogliere una esauriente rassegna stampa, anche internazionale, sul caso Burg. I Lettori interessati alla ricerca faranno bene a ritornare periodicamente a questa pagina. Gli eventuali aggiornamenti potranno comprenderli dal numero della versione, in alto a sinistra.

1. Informazione Corretta disinforma. Nel sito la notizia è ripresa da Informazione Corretta che a sua volta la riprende da Repubblica. In questo passaggio i Corretti Informatori modificano il titolo originale dando la loro “corretta” informazione ed introducendo nel titolo la teoria dell’odio sopra spiegata. Gli ignari commentatori del sito secondario sopra linkato per prima cosa fanno osservazioni sul titolo. Anche io sono intervenuto con un mio commento per spiegare l’equivoco in cui erano incorsi i non attenti lettori. Il mio commento è stato pubblicato.

2. Ti pareva! Chi non è con, è contro: commento di Deborah Fait. Intanto cerchiamo di sapere chi è costei. Esiste una scheda Wikipedia su Deborath Fait e ha perfino un blog, sul quale però non andremo a molestarla. A noi basta capire come funziona il suo cervello e dove batte il suo cuore. L’articolo di Deborah, anche lei una “figliadi” non meno di quanto Burg sia “figliodi” suo padre ed ognuno di noi sia necessariamente nato da un padre ed una madre, è niente di più ed oltre che una sequela di insulti che in nulla toccano il personaggi fino a qualche giorno addietro a me del tutto ignoto, anche se suo padre era un pezzo grosso israeliano e lui stesso abbia ricoperto cariche. Vivendo io in ben altra latitudine, figuriamoci quanto queste cose possono interessarmi o riguardarmi. Anzi non vorrei saperne per nulla, se non fosse stato aggredito nella mia quiete domestica. Io stesso – come sanno i miei Cinque lettori – vado criticando personaggi come Nirenstein, Ottolenghi, Panella, Magdi Allam. Ma se mi limitassi ad insultarli, o meglio a manifestarne la poco stima, avrei perso il mio tempo e quello degli altri che mi prestano una qualche attenzione. Una critica deve cogliere sempre qualche aspetto essenziale che sia rilevante per gli altri, per la funzione sociale che ognuno di noi occupa. Dire in pubblico di una persona che è brutta o bella ha poco senso. Dire che ci è simpatica o antipatica ancora meno. Ha invece senso una critica che tocca aspetti essenziali per ciò che riguarda la sua relazione con altri. Tutti siamo in un modo o nell’altro collegati con tutti gli altri. Non insisto oltre su ciò. A differenza di ciò che Deborah non dice, la posizione di Avraham Burg che scopre dall’interno ad esempio il “nazismo” israeliano significa che d’ora in poi nessuno potrà mettere in galera un non-ebreo che pensa le stesse cose di Avraham. Le sue analisi della realtà israeliana non sono da uno che ad esempio come me non solo non ha mai messo piede in Israele, ma probabilmente mai ce li metterà nel resto della sua vita. Sono critiche ad Israele di uno che sa le cose di Israele. Deborah Fait, che è pure una “figliadi” in quanto organicamente collegata all’entità politica Israele avrebbe potuto utilmente ed efficacemente attaccare e criticare Avrahm Burg nel merito delle sue tesi. Ma di questo nel suo articolo, originale per "Informazione Corretta", non si trova nulla. Si trovano solo insulti che in un certo senso restano al mittente. L’unica cosa che riesce a fare in positivo è di contrapporre all’ebreo Avrahm Burg l’arabo Magdi Allam, la cui superficialità e faziosità è cosa che appare in tutta evidenza. Vuol proprio dire che Deborah non ha nulla da dire e che quelli di “Informazione Corretta” non hanno trovato niente di meglio da contrapporre a chi ha scoperto cose di cui non vi è nulla da vergognarsi a dirle. Per la verità io ho sempre pensato agli ebrei solo come a concittadini non diversi da quelli di religiose musulmana, cattolica, valdese, indù, ecc. Per me esiste solo lo status di cittadinanza italiana ed è del tutto secondaria ed irrilevante l’appartenenza religiosa. Se però gli ebrei italiani, pensano di non essere italiani, ma qualcosa d’altro e magari di contrapposto all’essere italiani, allora la cosa non può non preoccuparmi. Giuliano Ferrara, anche lui un “figliodi” può fare il tifo per chi vuole, ma se vuol partire in guerra contro l’Iran, lo faccia lui: se vi ci muore, non andrò a celebrarlo come un caduto italiano, un eroe della patria.
Il fatto che Avraham Burg torni ad essere cittadino francese, con diritti pari a quelli di ogni altro francese, è l’unica condizione possibile per un ebreo di stare in un paese europeo. Se poi invece stando in Europa, vuol fare la quinta colonna del dubbio Stato di Israele, io non posso sentirmi in alcun modo obbligato a fare la guerra a fianco di Israele contro tutto il mondo arabo che evidentemente qualche problema con Israele lo ha. Se Israele fino dalla sua dubbia fondazione come Stato non è stato capace di stabilire relazioni pacifiche con il mondo arabo, se non è stato capace di farsi riconoscere innanzitutto dagli arabi la loro legittimità ad esistere in quanto stato, non in quanto persone che hanno in tasca il passaporto dei paesi da cui sono venuti, allora il problema è delle tante Deborah che pensano che a questo mondo si possa vivere in permanenza con il fucile puntato contro qualcuno o nel timore che l’altro ti spari per primo. Questo non è un vivere civile! Per concludere, Avraham Burg è per me oggi significativo in quanto ripete quello che oltre sessant’anni fa aveva detto uno dei fratelli Rosselli, e cioè che lui era innanzitutto italiano e solo dopo anche un ebreo. Questo evidentemente Deborah Fait, “figliadi” ed amica di Giuliano Ferrara, non lo ha capito, non lo vuol capire, non lo capirà mai.

venerdì, giugno 15, 2007

Il genocidio perfetto in Iraq ed a Gaza

Versione 1.6

La pannelliana rassegna stampa di radio radicale è da parecchie settimane tutta concentrata sull’ultimo gioco mediatico di Marco Pannella, volto ad ottenere una “moratoria”, cioè una dichiarazione dell’Onu con la quale si raccomanda ai governi di non applicare la pena di morte nella loro legislazione penale. Peccato che Pannella non si accorga o più sensatamente non si preoccupi della moria che ogni giorno in Medio Oriente vede svanire vite umane a decine centinaia migliaia, quasi fossero mosche fastidiose, volti sui quali non potrà mai tornare il sorriso se mai vi è stato. Un perfetto genocidio è in atto da anni in Iraq. Ora lo si voleva applicare nella striscia di Gaza ed in tutti i territori dei profughi palestinesi. Perché dico un genocidio perfetto? Pianificando e fomentando a tavolino la guerra civile dei propri nemici, se ne ottiene la distruzione reciproca senza fare ricorso a strumenti come la bomba atomica o la guerra chimica e soprattutto non se ne può essere resi responsabili. Hobbes scrisse già nel Seicento che la guerra civile è la condizione di gran lunga peggiore nella quale può venirsi a trovare un popolo.

Luttak ha svelato i piani americani-israeliani in una serata televisiva, teorizzando un ritiro dei marines in basi ben protette sul territorio iraqueno. Lo scopo sarebbe quello di impedire un’eventuale invasione da parte dell’Iran che vanificasse la conquista americana del territorio e dei pozzi petroliferi iraqueni. Non dimentichiamoci che gli USA avevano già armato la mano di Saddam contro l’Iran in una guerra sanguinosa che ha prodotto milioni di morti. Gli USA sono maestri nel creare e disfare i governi dei paesi “liberati” e resi loro “alleati”. L’intellettualità politologica americano-israelitica trova in ciò larghe occasioni di impiego ed arricchimento personale. Quanto alla popolazione civile Luttak, abituale ospite dei salotti televisivi italiani, è stato tanto esplicito quanto cinico e scientifico nella terminologia da camice bianco: lasciare che l’Iraq trovi da solo il suo “equilibrio”, cioè che le sue popolazioni civili si scannino reciprocamente a sazietà: una guerra civile senza fine, il genocidio fisico, spirituale, intellettuale. Ne sappiamo qualcosa in Europa, dove la guerra non è mai terminata dal 1945 ad oggi. Lo stesso si voleva fare in Gaza con una maggiore intensità e sistematicità. Ma forse il disegno è stato sventato se in quel territorio è stata ritrovata un’unica direzione politica. Questa analisi mi pare suffragata da il Guardian e le Monde, se il Carretta della rassegna stampa internazionale che precede la rassegna stampa di Bordin non ne avesse distorto il senso con i suoi fuorvianti commenti. Queste mi sembrano possibili linee interpretative di eventi ancora in corso. È difficile capire il senso di ciò che si svolge davanti ai nostri occhi e non è ancora terminato. La comprensione giunge sempre in ritardo.

Se la teoria schmittiana dell’amico-nemico, da me interpretata ed applicata al caso arabo, è fondata, l’arma più forte ed invincibile di cui i palestinesi dispongono è la loro irriducibile ed indomabile ostilità. È anche un’arma estremamente rischiosa perché conduce al loro annientamento fisico da parte di un nemico che non dimostra scrupoli alla “soluzione finale”. Sono tutte miserabili fandonie giornalistiche e propagandistiche le riduzioni a pulsioni islamiche di tutto ciò che è invece strenua resistenza di un popolo a voler conservare la forma e la specie della loro propria esistenza politica. È un popolo che merita profondo rispetto per l’eroismo che dimostra di fronte ad una superiorità tecnico-militare-materiale incomparabilmente più grande. Al di là degli apprezzamenti valoriali a me estranei un’eguale capacità ed eroismo hanno mostrato i vietnamiti, dimostrando al mondo che vincere si può anche contro una Superpotenza. Ciò che importa è tenersi tenacemente aggrappati alla propria identità ed alla propria consapevolezza politica. Schmitt insegna che il concetto del politico si insinua di volta in volta nelle forme più efficaci. Quindi, non è l’islamismo ad essere in guerra contro i valori statunitensi-israeliani, ma è il “politico” che in assenza di una classica statualità si manifesta sporadicamente in forme mutuate dalla religiosità islamiche. I media fanno la loro parte di mezzi di propaganda e repressione interna confondendo la manifestazione esteriore con la causa profonda. Avviene così che nel nostro paese ogni pacifico musulmano viene scambiato per un potenziale kamikaze omicida o diffusore di “odio” antisraeliano. Lo si costringe quindi ad una incivile e barbarica sottoscrizione di una “carta dei valori”, decisa nei commissariati di polizia.

Nella misura in cui questa in atto è una guerra ideologica, anche noi siamo in guerra. Il nostro ruolo è quello dei fruitori di notizie, sulla cui base formulano opinioni che mobilitano i politici in grado di prendere decisioni e stipulare patti di alleanza, partecipazioni in “missione di pace” e simili amenità. Ad esempio, è stato una fase di guerra combattuta nelle retrovie la partecipazione degli onn. Fini e Polito alla presentazione del libro di Emanuele Ottolenghi, che era una chiara presa di posizione a fiaco di Israele nella guerra contro gli stati arabi e tutto il mondo arabo. Io che mi ci sono trovato quella sera, vado fiero di non aver abboccato e di essermi non solo dissociato dall’operazione mediatico-culturale, ma anche opposto con i messi incruenti e non violenti che mi sono propri. Ognuno di noi che appena abbia consapevolezza dei giochi in atto, saprà cosa potrà fare nell’ambito dei mezzi a lui disponibile. Ma la raggiunta consapevolezza del momento storico in un’epoca globalizzata, dove le guerre non sono più limitate ma diventano globali per il solo fatto di esserne tempestivamente a conoscenza, potrà essere un potente strumento di lotta e resistenza. Lo sanno bene gli industriali dell’Olocausto, che dopo aver svaligiato le banche svizzere, hanno speso tanti soldi non per darli alle “vittime”, ma per educare alla “cultura dell’Olocausto”, che per l’Europa significa l’autodistruzione della propria identità, il suicidio culturale e politico. Ma è ancora possibile resistere ed i palestinesi con la loro indomita resistenza ci aiutano a riacquistare il nostro onore e la nostra dignità. Non “Israele siano noi”, ma l’Islam, il mondo arabo mediterraneo, i palestinesi “siamo noi!”

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Dove batte il cuore ed il dente per Israele. Non ho tempo per un’analisi delle analisi, per un monitoraggio degli Industriali alla Finkelstein, ma leggendo i vari testi con attenzioni si possono capire i desideri e le mire politiche di questi partigiani di Israele su suolo italiano, altra base americana recentemente ingranditasi a Vicenza.

2. Non si capisce molto, ma… si legge della volontà di Olmert, il leader israeliano, di separare Gaza dalla Cisgiordania, con l’evidente intento di frantumare i territori palestinesi, per annetterseli più facilmente dopo che la guerra civile interpalestinese avrà ulteriore decimato i profughi, completando il loro genocidio. Il termini “fondamentalismo” e simili da parte dell’articolista nascondono la sostanza politica dello scontro in atto.

3. L’AsiaNews vaticana si preoccupa per “l’era della legge islamica” ma anche riporta qualcosa di interessante, benché non farina del suo sacco: «Nella notte i combattenti hanno festeggiato la vittoria sparando colpi di kalashnikov dai tetti di Gaza esultando per la “liberazione” del territorio dal partito Fatah, ritenuto “collaboratore” di Usa ed Israele. “Stiamo dicendo alla nostra gente che il passato è finito e non tornerà – ha detto Islam Shahawan, un portavoce dell’ala armata di Hamas – l’era della giustizia e della legge islamica è arrivata”. Analisti notano ormai l’effettiva divisione di Gaza dalla Cisgiordania. Lo scenario di un “Hamas-stan” guidato dal radicalismo islamico, separato da un “Fatah-stan”, più ampio e moderato, fa tremare la comunità internazionale, mentre gli Stati arabi hanno fatto un appello alla calma, avvertendo che gli scontri nella Striscia minacciano la causa palestinese. L’ormai ex premier del defunto governo di unità nazionale, Ismail Haniyeh ha, però, subito rassicurato: “La Striscia di Gaza è una parte indissociabile della patria e i suoi abitanti costituiscono una parte indissociabile del popolo palestinese. No, quindi, a uno Stato nella Striscia solamente, perché lo Stato è un insieme che non può essere diviso”. Il politico, esponente di Hamas, ha poi definito “precipitose” le decisioni di Abbas». Paiono evidenti gli interessi ed i rischi al momento in gioco. Mentre pare scongiurata la guerra civile nella striscia di Gaza, se l’una fazione ha effettivamente preso il sopravvento, più inquietante è la prospettiva di una guerra civile tra le due aree palestinesi. Sarebbe il trionfo degli occulti strateghi del genocidio palestinese.

4. Una nazione in ostaggio. Segnalazione ricevuta. L’articolo si apre con una citazione di John Pilger sull’uso perverso del linguaggio. Spero di ritrovare presto nel mio archivio privato la fotocopia di un documento che mi sono portato da un soggiorno di studio in Germania. Mi impressionò molto la ricorrenza di una circolare nazista dove si avvertiva i destinatari che quella in atto era una “guerra ideologica”, ossia una guerra che ancor prima che con le armi doveva essere combattuta con la rappresentazione dei fatti e con la loro divulgazione ad un ritmo quanto più ossessionante possibile. La ripetizione martellante di un messaggio, anche falso, avrebbe per ciò stesso costituito la verità di quel fatto. Ciò che puntualmente avviene ai nostri giorni. Per fortuna c’è quella cosa che si chiama internet, non ancora del tutto imbavagliata o non facilmente imbavagliabile. Io stesso temo qualcosa e sto approntando le contromisure possibili. Ciò premesso passo alla lettura dell’articolo del “Manifesto”, la cui redazione non mi pare tutta uniformemente schierata su “corrette” posizioni alla Pezzana. Devo solo invitare alla lettura delle informazioni ivi contenute. La mia vanità è alquanto lusingata nel leggere che quanto avevo solo congetturato corrisponde invece a realtà:
Secondo i documenti ottenuti da United Press International, una volta gli israeliani finanziavano segretamente Hamas come «tentativo diretto di dividere e annacquare il consenso a un'Olp forte e laica utilizzando un'alternativa religiosa rivale», come ha detto un ex funzionario della Cia. Oggi Israele e gli Usa hanno capovolto il loro intervento e sostengono apertamente il rivale di Hamas, Fatah, con mazzette di milioni di dollari. Di recente Israele ha segretamente autorizzato 500 combattenti di Fatah a entrare a Gaza dall'Egitto, dove erano stati addestrati da un altro protetto degli americani, la dittatura del Cairo. Scopo di Israele è indebolire il governo palestinese eletto e fomentare una guerra civile.
Se non si tratta di mia deplorevole vanità, vuol dire che devo imparare ad avere più fiducia nella mia autonoma e indipendente capacità critica di riflessione, pur nella scarsità dei mezzi a mia disposizione, anzi dovendo sistematicamente carpire la verità dal suo contrario trasmesso dai canali ufficiali. Caspita, se devo avere fiducia in me stesso! Anche con Hobbes ci ho azzeccato! Guardate come prosegue l’articolo del Manifesto. Proprio con Hobbes, pure citato da una politologa israeliana, che evidentemente pianificano scientificamente a tavolino il genocidio. Non sbagliavano i docenti inglesi, quando hanno indicato il ceto accademico israeliano come direttamente responsabile nella guerra contro le popolazioni palestinesi.
Con Gaza rinchiusa nel caos e la Cisgiordania cinta da un muro, il piano israeliano, ha scritto l'accademica palestinese Karma Nabulsi, è «una visione hobbesiana di una società anarchica: monca, violenta, impotente, distrutta, intimidita, governata da milizie, bande, estremisti e ideologi religiosi i più disparati, divisa dal tribalismo etnico e religioso e dai collaborazionisti cooptati. Guardate l'Iraq di oggi...».
Naturalmente, Hobbes non intendeva che questo fosse una condizione appetibile. Era compito dei governanti, del Leviatano, impedire che ciò succedesse. Ma poiché gli stati vivono in una permanente condizione di stato di natura è saggia politica fare tutto ciò che possa indebolire il proprio vicino e quindi anche fomentare la guerra civile, se ciò non è rischioso e non produce come reazione una guerra da parte dello stato che è stato così insidiato. Ringrazio Marco che mi ha segnalato questo articolo. Merita di essere studiato e commentato parola per parola. Ne trasferisco per intero il testo nel mio blog dedicato alla Geopolitica, dove ho già costruito una pagina sulla Striscia di Gaza che ora aggiorno con questo articolo.

sabato, giugno 02, 2007

Dopo Teramo anche Cambridge?

1.
La speranza che viene da Cambridge

Non si sono ancora sedati gli echi della battaglia di Teramo che mi giunge la notizia di Cambridge, dove l’intera università inglese ha adottato misure di boicottaggio contro lo Stato di Israele. Cosa è successo e come i due fatti, le due città, possono collegarsi? Non vi è dubbio che la sostanza delle vicende è tutta politica. Dietro lo sterminio di ebrei e zingari ed altri nella seconda guerra mondiale si è edificato il mito fondativo dello Stato di Israele, che ogni due anni offre un premio per la migliore opera sull’Olocausto, termine prettamente religioso che non può essere sostituito da altri come sterminio, genocidio, ecc. e guai a scrivere “cosiddetto Olocausto”, come già usava Sion Segre Amar. Un mero fatto nominalistico sufficiente a scatenare una raccoltà di firme e guaiti di ogni genere. In Teramo, era stata avviata una legittima inziativa didattica e culturale, che non aveva in sé connotati politici o antisemiti. Basta però che venga considerata tale dalla comunità ebraica italiana, che ha una sorta di sorveglianza ideologica su ciò che in questo campo deve considerarsi corretto o non corretto (vedi: Informazione Corretta), allo stesso modo di come Alfred Rosemberg all’interno del nazismo era titolare di un apposito Ufficio sull’Ortodossia ideologica di tutti i funzionari del regime. È vitale per lo Stato d’Israele che non si scalfisca in alcun modo il mito fondativo della stessa legittimità della loro esistenza. Basta che un qualche incauto studioso pretenda di verificare il numero esatto dei morti nei campi di concentramento, o che si verificano le esatte modalità dello sterminio, perché si scateni una reazione come quella che abbiamo in Teramo, che non era una riedizione del convegno di Teheran, ma aveva invitato uno studioso (tale è!) che a Teheran aveva potuto andarci, ma a Teramo lui cittadino dell’Unione Europea non ha potuto liberamente recarsi. Anzi quelli dell’Informazione Corretta hanno pure sostenuto che doveva essere bloccato alla frontiera con la Francia. Non voglio sviluppare ora oltre il dicorso: pauca intelligentibus.

Veniamo a Cambridge. In Medio Oriente divampa la moderna guerra dei Cent’Anni. Poiché secondo il giudizio dei docenti inglesi è particolarmente efferrata la ferocia con cui lo Stato d’Israele sta sterminando (moderno “Olocausto”) i palestinesi proprio in questi giorni, essi in netta maggioranza hanno deciso di boicottare le università israeliane. La nostra simpatica Fiammetta Nirenstein, che ha appena deposto un ovetto fresco fresco: Israele siano noi, in sintonia con altre opere simili di Ottolenghi, Panella, Magdi Allam, tutte volte a stabilire una identità fra noi (= io che scrivo più tutti gli italiani e l’Occidente) con ciò che Israele è e fa, si trova ora costretta a bollare di “antisemiti” anche i docenti inglesi. Senza l’Inghilterra, da Palmerston a Balfour e oltre, lo Stato di Israele non sarebbe mai nato e ci avrebbe risparmiato un conflitto che non accenna a spegnersi ma solo ad allargarsi. Ed è esattamente ciò a cui spingono le comunità ebraiche, all’interno dei paesi occidentali, dagli USA all’Italia. Da notare una singolarità: ogni ebreo dispone di una doppia nazionalità, di una doppia cittadinanza. Basta che si rechino in Israele e trovano immediatamente una struttura per la loro accoglienza e la loro integrazione. Lo Stato d’Israele nasce come una colonizzazione non di terre disabitate, ma già abitate di popoli che ne devono essere sloggiati, con le buone o con le cattive. Era già così nei testi sacri agli ebrei: la Terra Promessa non importa che fosse già abitata dai Cananei, Jahvé l’aveva promessa agli ebrei e gli altri di fronte alla volontà di Dio non potevano fare alcun ricorso amministrativo.

Naturalmente il nostro Brunello Mantelli rischierà il ridicolo se pensa di attivare gli stessi firmatari contro il piccolo villaggio di Teramo anche contro Cambrige. Credo che il Rettore dell’Università di Torino metterebbe in questo caso le briglie al suo docente. È stato all’ombra e in silenzio nella vicenda teramo, che pure metteva in relazione due università italiane, ma non credo che rimarrebbe inerte in un’operazione analoga puntata non verso Teramo, ma verso Cambridge. Ma queste sono mere ipotesi, fantapolitica, ma costruite secondo analogie giusnaturalistiche. Restando sul campo del diritto naturale, mi vado convincendo di aver centrato la questione, quando in occasione di una presentazione del libro di Emanuele Ottolenghi in Roma, presenti gli onn. Fini e Polito, dissi loro che se Israele era in cerca di una riconomento alla legittimità della sua esistenza, questo riconoscimento poteva essere concesso solo dal 98,5 per cento del mondo arabo-mediorientale. Noi siamo noi italiani ed europei a poter riconoscere come legittimo l’insediamento in territorio altrui.

In Teramo sono riaffiorati questi problemi, che vengono sempre tenuti caldi da una comunità ebraica animata da spirito di guerra nella quale vorrebbe trascinarci. Le guerre non si combattono solo con le armi meccaniche, ma soprattutto con le armi spirituali dell’ideologia e della fabbricazione dei miti. Questo è successo in Teramo ed è cosa che tutti gli italiani, quelli ad una sola nazionalità, identità e fedeltà, non possono più nè accettare né tollerare. Lo hanno capito perfino gli inglesi che in fatto di antisemitismo sono al di sopra di ogni possibiloe sospetto. Anzi io che sono maligno penso che l’attuale demonizzazione dell’antisemitismo sia stata una bomba ideologica di fabbricazione inglese per punire e fiaccare fin nel midollo spinale la Germania distrutta nel 1945 e che per quasi cento anni aveva avuto la grande colpa di conquistare l’egemonia sula continente europei. Come con Balfour, anche dopo il 1945, gli ebrei con l’Olocausto hanno saputo guadagnarci, sulle ossa dei morti che meriterebbero di essere rispettati e lasciati riposare in pace.

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2.
RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. A sganasciarsi dalle risate, sia pure amare. Ben prima che gli ebrei fondassero la loro università ad Haifa nel 1924, vi era stata la Dichiarazione Balfour nel 1917 e quella Palmerston nel 1840. Senza gli inglesi che in ciò vedevano anche un loro interesse, gli ebrei non avrebbero potuto piantare le loro tende in Palestina. E dunque gli ebrei devono accendere ogni giorno un cero agli inglesi se oggi esistono come Stato, sia pure dalla dubbia e controversa legittimità. Se le mie parole paiono, pesanti, antisemite, apprendo dalla bocca stessa di donna Fiammetta Nirenstein:
i distinti docenti di Cambridge, secondo il voto di mercoledì, non andranno in Israele per studi e conferenze, non riceveranno professori e studenti israeliani, cancelleranno ogni programma di collaborazione con uno dei Paesi più ricchi di idee e di premi Nobel del mondo [!]. L’Ucu rappresenta oltre 100mila docenti. Il voto è passato con 158 voti contro 99, in un’atmosfera di guerra e trionfo, con urla e accuse sanguinose («nazisti») [!] agli studenti e ai professori israeliani che con un cartellone pregavano, gli illusi: «Parlate con l’accademia Israeliana».
E quindi che a dare dei “nazisti” agli israeliani sono adesso i “distinti docenti di Cambridge”. E mi sganascio dalle risate, perché adesso gli israeliani contro gli inglesi non potranno inscenare le solite proteste, il cui copyright appartiene agli inglesi stessi che lo avevano fabbricato contro la Germania che nel 1945 non bastava che fosse stata sconfitta militarmente, ma lo doveva essere anche moralmente nel 1947 con la criminalizzazione della condotta bellica tedesca. Tutta la storia della Shoa o come altro si preferisce dire è tutta qui. Le battaglie su negazionismo e revisionismo storico sono soltanto una presa per i fondelli per chi non vuole o non deve vedere cosa ci sta dietro le voluminosissime storie ufficiali sull’Olocausto, cioè tonnellate di fatti che servono per non capire nulla e nascondere la verità geopolitica uscita dal 1945. Lo stesso disegno strategico ed ideologico che oggi si vorrebbe imporre a tutto il mondo arabo, che dovrebbe essere “rieducato” alla democrazia ed ai valori dei vincitori come con grande successo è stata “rieducata” la Germania dal 1945 in poi. Solo che gli arabi di ieri e di oggi non sono i tedeschi ed hanno diversa tempra morale e diversa capacità di resistenza. Questa la verità che io vedo e che non hanno nulla a che fare con il negazionismo. Sono ben disposto ad accettare tutti i dati che i Mantelli d’Italia o dell’Unione Europea mi vogliono ammannire. La mia interpretazione non cambia, anche sulla base dei dati che mi vengono serviti. Se l’interpretazione è libera e non obbligata, sfido tutti gli illustri storici mantelliani a contestarmi la liceità e logicità della mia interpretazione. Sul piano fattuale io non perderei la tramontana per il fatto che una sempre più numerosa schiera di storici non ufficiali, non assoldati, vogliano contestare i dati ufficiali. Nell’un caso e nell’altro la mia analisi e la mia interpretazione comp0lessiva della storia d’Europa successiva al 1945, si regge sulle sue gambe. Mi rendo conto che non sia gradita ai bellicisti filoisareliani di Informazione Corretta, cioè al gruppo di Pezzana e Co., ma le opzioni politiche sono democraticamente insindacabili, se interne alla legalità costituzionale. A parte la corrette chiacchiere fiammesche che non aiutano a capire una situazione difficile e per noi lontana, qualche sprazzo di luce offre questo passo del “Corriere della Sera”:
I due sindacati britannici, che si sono fusi nella University and College Union, avevano già approvato in passato forme di boicottaggio, ritirate dopo le polemiche. La mozione votata mercoledì condanna «la complicità della comunità accademica israeliana nell'occupazione. La passività o la neutralità in questi casi sono inaccettabili. Le critiche allo Stato ebraico non possono essere respinte come antisemitismo».
Sapendo come i Corretti Informatori si comportano abitualmente, mi chiedo dove adesso inciterranno a scrivere, o meglio a lanciare sassi, i loro lapidatori. Scriveranno alla Regina d’Inghilterra perché licenzi tutti i docenti di Cambridge? I sassi ritornano al mittente. Ed è comico anche se amaro quanto succede. Se a dare del “nazista” agli israeliani fossero stati altri che gli inglesi, abbiamo visto cosa è successo. In Italia l’UCOI, cioè un organizzazione musulmana, aveva detto gli israliani si comportavano da “nazisti”. Il ministro Amato, l’uomo del prelievo notturno dai conti bancari degli italiani, ha preteso che tutti i musulmani d’Italia sottoscrivano una carta dei valori da lui redatta, magari assistito da Magdi Allam o da Riccardo Pacifici.

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2. Qui si capisce di più. La controargomentazione israeliana è fessa, perché sarebbe come se ad un vigile urbano che ci contesta un’infrazione rispondessimo che la stessa infrazione l’hanno commessa numerosi altri automobilisti. Il vigile può ben rispondere: “io adesso ho pescato te!” Nel testo si legge che misure analoghe hanno già adottato i giornalisti inglesi. Ridicola poi l’allusione alle “migliori università inglesi” che non seguiranno Cambridge, che dunque viene declassata. In realtà, l’azione di lobbing che le comunità ebraiche sparse per il mondo esercitano per indurre i governi del mondo ad un sempre maggiore coinvolgimento bellico in Medioriente si sta semppre più evidenziando nella sua ambiguità. Gli ebrei godono in pratica di una doppia cittadinanza: quella dello stato in cui risiedono e quella che viene loro offerta da Israele se decidono di trasferirsi in Mediooriente sulle terre strappate ai palestinesi, grazie agli appoggi storici dell’Inghilterra e poi degli USA. Nelle comunità occidentali gli ebrei sono intergrati ai massimi livelli, ma la loro fedeltà è spesso più rivolta ad Israele che non al paese in cui risiedono, che diventa strumentale per produrre vantaggi ad Israele, attirandosi l’ostilità del 98 per cento del mondo arabo che da Cento Anni è in guerra irriducibile con gli israeliani, percepiti come invasori e colonizzatori. Senza l’appoggio dell’Occidente Israele perde la sua forza, ma questo appoggio attira sull’Occidente tutta l’ostilità del mondo arabo. “Israele siamo noi!”, scrive Fiammetta Nirenstein. Un cavolo! Se proprio lo vuoi, taglia i ponti con l’Italia e trasferiti definitivamente in Israele, che come patria ti è probabilmente più vicina. Ma non trovo “corretto” che tu ed i tuoi compagni pretendiate di stare con i vostri piedi i due distinti posti, ed andiate a dare fastidio a pacifici cittadini del villaggio di Teramo. È venuta l’ora delle scelte: o di qua o di là! Di colonialismi ne abbiamo avuto abbastanza. Almeno i Romani con la loro violenza avevano creato una civiltà di cui siamo figli, ma la violenza coloniane europea ha prodotto solo tragedie e genocidi nel mondo. In questi giorni Benedetto XVI ha teorizzato un nuovo negazionismo per il quale nessuno lo molesta. Il Brasile sarebbe nato cristiano, come se non fossero esistiti prima quelle popolazioni che in nome di Cristo sono state sterminate. Nessun giorno della Memoria ricorda ciò. Ma sappiamo perché.

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3. Dal mondo dei blog: Tocqueville. Se mi riesce, interverrò nel dibattito sostenendo il seguente punto di vista. Occorre smetterla di giudicare il presente con gli occhi sul passato remoto. Gli ebrei di oggi che in Palestina vanno colonizzando terre non loro non hanno niente a che fare con quegli ebrei che in Germania e in Italia sono stati discriminati e perseguitati in ragione del loro essere ebrei. Più di uno ha posto un’analogia fra i nazisti di ieri e gli israeliani di oggi, ma sono poi seguite reazioni isteriche ed anche provvedimenti repressivi contro quella che in definitiva è un’opinione, legittima in quanto opinione, contestabile se si vuole e quanto si vuole nel merito, ma cambia poco se per timore uno non dice quello che pensa, e cioè che gli israeliani di oggi sono assimilabili ai nazisti e fascisti di ieri, e forse pure peggio. Ho letto ieri un articolo sulla Striscia di Gaza e mi è venuto da pensare ai lager nazisti. Il sistema degli insediamenti ebraici con le strade che li collegavano mi sembra un sistema scientifico per sterminare gli arabi palestinesi. Indubbiamente, gli israeliani di oggi sono più efficienti e scientifici dei nazisti. Almeno così mi pare. E vengo al punto: posto che gli israeliani di oggi non hanno nulla a che fare con gli ebrei europei degli anni trenta, perché oggi non si può essere lecitamente antisemiti, intendendo con ciò nessuna apologia della discriminazione razziale e civile contro gli ebrei durante gli anni trenta e inizio anni quaranta in Europa, ma semplicemente una netta dissociazione e condanna della politica israeliana dal 1948 in poi, che io interpreto come una strategia di conquista bellica e violenta dei territori palestinesi? Probabilmente attirerò violente reazioni, se qualcuno legge le mie pagine, ma sono disponibile ad un civile confronto. Non ho invece tempo per uno scambio di insulti. Non pensavo e non sapevo di essere un antisemita, e forse in effetti non lo sono, ma da qualche anno a questa parte avverto in me una crescente reazione a ciò che vedo, leggo, sento. Sorge nel mio animo in me una forte insofferenza ed un grande sdegno per cose che vado sperimentando in prima persona e che succedono in Italia, non in Medio Oriente. Chiamate come volete questo mio stato d’animo e se vi pare che sono un antisemita, ebbene lo sono.

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4. A tu per tu con donna Fiammetta. Non fidandomi dell’altrui ospitalità riporto qui l’intero pezzo letterario di Fiamma Nirenstein e ne redigo un mio esteso commento che poi manderò al sito originario, avvertendo i lettori di quel sito della doppia pubblicazione e dando io loro nel mio blog la stessa ospitalità a me concessa, se verrà concessa. Raccolgo in particolare l’invito alla cortesia dei toni, anche se di fronte a massacri che durano da oltre mezzo secolo in Medio Oriente mi riesce piuttosto difficile mantenere il bon ton. Ecco dunque il pezzo accattivante di Fiamma Nirenstein. De gustibus ne disputandum est, dicevano gli antichi. La prosa di Nirenstein riesce accattivante per quale navigatore di Tocqueville. Io l’ho sempre trovata di una totale inconsistenza logica e critica.
Il boicottaggio accademico inglese
Ho scritto sul Giornale [da me sopra citato da Informazione Corretta: è un collegamento in sé significativo e rivelatore] di oggi un articolo sul boicottaggio dei docenti inglesi contro le Università e gli studenti israeliani. Potete vedere il mio pezzo sul Giornale, o su questo sito: vi dimostro che si tratta di una scelta ipocrita, razzista, inaccettabile per ogni persona che creda nella libertà accademica e nei diritti umani. Si tratta della più grossa organizzazione (UCU) dei raffinatissimi docenti degli antichi atenei (Oxford! Cambridge!) del Paese che ha fondato la democrazia, della patria dei diritti, che non si vergogna di mettere in atto un provvedimento razzista, antisemita, profondamente ingiusto e anche fascista, perché contrario a ogni libertà accademica e di libero scambio di informazioni e di idee, che mette un tappo alla voce di Israele e che addirittura espelle fisicamente le persone che la rappresentano. Un ragazzo arabo israeliano, studente in Inghilterra, è stato sbeffeggiato dai docenti che si recavano alla loro assemblea perché cercava di fermarli spiegando che avrebbe messo al bando anche molti arabi condannando alla morte civile gli israeliani: perché quel Paese così razzista che è israele è l’unico, in tutto il Medio Oriente, che educa e fa crescere nelle sue università altamente qualificate giovani mussulmani che domani saranno qualcuno nel mondo. Le università arabe, da cui a memoria d’uomo non esce, come dice Badawi, Primo Ministro della Malesia, parlando alla lega dei 57 paesi islamici, non producono un intellettuale, un leader, un'invenzione degna di rispetto da decenni, prese come sono nel far rispettare il pensiero totalitario dei loro dittatori. La decisione dei docenti inglesi, intellettuali occidentali che godono di pieno diritto all’informazione e all’espressione delle proprie opinioni, mostra una tendenza totalitaria a sua volta, quella di mettere a tacere, di fare sparire dalla faccia della terra le ragioni, la storia, i volti, le voci dello Stato ebraico, di non vedere le sue evidenti ragioni di autodifesa, il suo ritegno nel rispondere a un’aggressione terroristica ideologica e pratica, continua, una mostruosa determinazione soprattutto a cancellare i valori che Israele rappresenta, quelli del coraggio, della civiltà, della democrazia, di fronte a un rifiuto della sua stessa esistenza. I docenti inglesi, che presto saranno seguiti a ruota da una serie di altre organizzazioni che in nome di diritti civili li calpesteranno tutti, sono l’avanguardia europea della condanna a morte dello Stato d’Israele che segue a ruota quella dell’integralismo islamico, quella di Ahmadinejad, di Bin Laden, di Hamas, degli Hezbollah. Niente di meno di questo. Stamani, dunque, mi sono di nuovo svegliata chiedendomi che cosa possiamo fare. Non molto, mi sono detta, ma intanto vi prego: se avete deciso di mandare i vostri figli per un corso estivo nei prestigiosi atenei inglesi non fatelo più. Se volevate fare un corso di inglese a Cambridge, cancellatelo spiegando la motivazione. Se programmavate, da studente o da professore, un anno in Inghilterra, cassatelo con una lettera che descriva le ragioni della vostra scelta. Sappiate rinunciare. Cambiate obiettivo, andate in Israele, o in America, dove la libertà di espressione e la libertè accademica sono autentiche. Rimandate. Se siete parte del corpo accademico o siete un ricercatore, non partecipate a conferenze negli Atenei britannici. Non legittimate la cultura di un Paese che sembra aver perso la strada, e che vuole togliere legittimità allo Stato degli Ebrei, dove la libertà di istruzione e di scambio accademico è un bene disponibile per tutti.
Incominciamo con ordine, stando però in Italia. Se in Inghilterra vi è stato un “boicottaggio” verso Israele, a Teramo il 18 maggio cosa è successo? Non sono un amante della storia di Israele, ma non è difficile scoprire perle nella prosa di donna Fiammetta, che mi dicono aspira a succedere in fama a Oriana Fallaci, di cui non mi sono mai preso la briga di legger un libro. Ma senza partire dalla piccola Teramo, diamo uno sguardo al vasto mondo:

a) Proprio ieri ho appreso da persone informate sui fatti della pratica sistematica del blocco economico verso paesi non graditi, o i cui regimi si vuol far crollare. Il blocco economico è qualcosa che fa soffrire intere popolazioni, di ogni fascia di età, di ogni sesso, direi un crimine contro l’umanità del tutto legalizzato, un vero e proprio genocidio. Poco mi importa che Cuba sia annoverata come l’ultimo regime comunista del pianeta. Non mi interessa la critica al governo cubano. Non sono un filocastristra più di quanto non sia un filoisraeliano. Ma il blocco contro una qualsiasi popolazione a me pare crudele e barbaro in quanto colpisce l’umanità. Deve essere dello stesso mio avviso la stragrande maggioranza degli Stati membri dell’ONU, che ogni anno condannano il blocco ed invitano a porvi fine. Chi è che ogni volta si oppone alla risoluzione quasi plebiscitaria dell’assemblea delle Nazioni Unite? Sono sempre gli stessi quattro Stati, di cui uno gli USA e l’altro Israele: si veda alla fine del documento, che riporta le votazioni, nel link appena citato. La Signora Nirenstein vuole dimostrare l’altrui “ipocrisia” e “razzismo”? Sempre memore dell’invito del moderatore a mantenere la cortesia dei toni, mi limito semplicemente a rimandare alla tanto onesta e gentile signora gli omaggi floreali che lei riserva agli altri. Sono quanto mai convinto che la politica praticata da Israele sia profondamente razzista. Non scherzo e chi ne vuole la “dimostrazione” deve prendersi la briga di frequentare i miei blogs. Già qui sto superando di gran lunga i limiti di spazio che avevo stabilito nell’economia di questo singolo post.

b) I “diritti umani” sono una costruzione polemica sorta dalle macerie della seconda guerra mondiale. In buona parte si tratta di un’arma ideologica forgiata per contestare gli ordinamenti interni degli Stati. Basta che una grande potenza accusi di violazione dei diritti un paese non in grado di difendersi per procurarsi un titolo di legittimazione all’invasione di uno stato sovrano non abbastanza forte per difendersi. Questo copione è stato girato per ultimo in Iraq, che ora sta peggio (600.000 vittime civili) di quando governava il tiranno Saddam. Si dice anche carità pelosa. Ma con ciò non intendo certo dire che sono un nemico dei diritti umani. Il diritto è sempre una costruzione “umana”, non esiste un diritto “animale”, cioè prodotto dagli stessi animali non appartenenti alla specie umana, o un diritto disumano. Nella civilissima Firenze del Rinascimento era normale tagliare le mani al ladro colto in fallo. Oggi una simile misura penale verrebbe giudicata disumana in ogni ordinamento giuridico. Negli USA vige ancora la pena di morte, che molti considerano contraria ai “diritti umani”. Io diffido ogni volta che qualcuno parla di diritti umani e sospetto che voglia imbrogliare e stia preparando qualche colpaccio, dal quale occorre premunirsi. Che poi Fiamma Nirenstein parli di “diritti umani” è proprio l’ultima cosa a poter essere seriamente considerata. E quindi come non se la gentile non avesse detto proprio nulla a questo proposito. Veniamo al punto successivo.

c) La libertà accademica. Qui ti voglio. Torniamo in Italia. Esattamente a Teramo. Riassumo il più brevemente possibile per chi non ha seguito la vicenda e non ha letto nessuno dei miei ampi articoli sull’argomento. Esiste in Teramo da diversi anni un Master sul Medio Oriente curata dal prof. Claudio Moffa. Come ognun sa, il Medio Oriente è in guerra da oltre mezzo secolo, grazie in buon parte alla nascita, dagli arabi non programmata, dello Stato d’Israele sul loro territorio. Anche io sono un docente, non di storia, ma di filosofia del diritto. Ad ogni docente è riconosciuta piena libertà accademica che consiste nel programmare i suoi corsi come meglio crede. Un docente per essere tale deve superare selezioni ad ogni pie’ sospinto, ma raggiunto il ruolo gli si riconosce piena libertà accademica. Quanto più è specialistico il suo ambito disciplinare sempre di meno esistono persone in grado di valutare il suo lavoro. Per farla breve, gli amici della Signora Fiamma Nirenstein, che lei stessa si qualifica come “storica”, hanno pensato di fare le scarpe al prof. Moffa, il quale è incorso nel grave ed imperdonabile errore di invitare a Teramo un certo Robert Faurisson, cittadino francese in stato legittimo di libertà di muoversi in ogni parte del mondo, essendo in possesso di regolare passaporto e non avendo compiuto nessun reato per il quale è previsto il mandato di cattura. Devo essere ancora più breve: la comunità ebraica italiana, di cui fa pienamente parte la nostra gentile ed onesta Signora, ha boicottato e gravemente violato la libertà accademica di un docente italiano. Ma anche ha gravemente violato la libertà di quei cittadini, io compreso, avrebbero voluto ascoltare il conferenziere francese, che con vero e proprio assalto squadristico, definito fascista dall’ANPI, è stato aggredito da secidenti figli di deportati ebrei venuti in Teramo dalla capitale. Il vicequestore, scambiato per un uditore di Faurisson, ha avuto rotta una costola. Le indagini sono in corso. E quindi, gentile ed onesta Signora, di quale libertà accademica andiamo cianciando? Di quella che è tale solo se viene riconosciuta in Israele o da un certo Riccardo Pacifici, esponente della comunità ebraica romana? Questi signori sono a lei strettamente attigui, avendolo potuto sentire dalle sue mielate labbra registrate dall’amica Radio radicale. Quindi, gentile signora, non parli proprio lei di “libertà accademica”, avendola la sua cerchia bellica filoisraeliana violata in Italia ai danni dell’Università di Teramo, appena pochi giorni prima che a me ed a molti divenissero noti i fatti inglesi.

d) I raffinatissimi docenti. Non le conviene gettare addosso ai docenti inglesi la collaudatissima accusa di antisemitismo perché ciò equivale – come si dice a Roma – a darsi la zappa sui piedi. Il reato di antisemitismo è stato inventato dagli angloamericani per fiaccare l’animo degli europei usciti sconfitti nella seconda guerra mondiale. Gli inglesi possiedono il copyright del reato di antisemitismo. Dare degli antisemiti agli inglesi significa togliere agli stessi israeliani ed alla signora Nirenstein qualsiasi linea di credito. È assolutamente non credibile un accusa di antisemitismo rivolta ad un cittadino inglese. Senza gli Inglesi lo stato d’Israele non sarebbe mai esistito. È questo uno degli ultimi disastri prodotti dal colonialismo inglese, il cui Impero non ha proprio nulla della capacità civilizzatrice che fu dell’Impero romano.

e) Se l’UCU, organismo che raggruppa i docenti inglesi, ha detto quello che lei riferisce nel suo articolo, vuol dire che ne ha ben motivo. Il problema non è dunque ciò che Cambridge ha detto, ma ciò che Israele è. Lei ha scritto un libro di propaganda bellico, che ahimé sto leggendo e criticando. Lei non immagina quali riverenti ed affettuosi pensiero le rivolgo mentre vado avanti nella lettura del suo capolavoro tanto pubblicizzato. Il titolo eloquente del suo libro è: Israele siamo noi. Ma chi? Assolutamente, in quel noi non si azzardi di metterci me e le mie genti, il mio popolo. Ma del suo libercolo parlo altrove. Non solo l’organismo rappresentativo dei docenti inglesi e pure mi dicono i giornalisti inglesi hanno ben fatto ciò che hanno fatto, vedendo giusto in ciò che succede ed avvertendo che non si può equiparare la legittima critica allo Stato di Israele all’illegittima pratica dell’antisemitismo sanzionato in molte leggi europei. Questo gioco dei bussolotti deve finire. Ogni volta che si tocca Israele si alzano alti guaiti di vittimismo antisemita. Mi auguro che le università italiane sappiano assumere una posizione analoga a quella dei docenti inglesi. Sarò ben lieto di dare la mia adesione, a ragion veduta e per comprovati motivi.

f) L’eccellenza delle università ebraiche e la non eccellenza di quelle islamiche. Non credo potesse trovare un argomento più sciocco ed insulso. Le devo forse ricordare l’eccellenza delle università nazista, da cui furono espulsi molti tedeschi ebrei, dico tedeschi ebrei, non ebrei tedeschi. Spero che ne comprenda la distinzione e non debba attardarmi in una spiegazione. In ultimo von Braun, non so se ebreo anche lui, fu preso dagli americani che non lo punirono per aver inventato le V1 e V2 che piovevano sui cieli inglesi e se lo portarono in America per dar vita alla NASA. Von Braun era un prodotto dell’eccellenza nazista, che qualcosa di buono ed apprezzato deve averlo pur prodotto. Il nazismo non era tutto e soltanto antisemitismo e se la libertà accademica non fosse gravemente censurata al riguarda potremmo scoprire cose interessanti. Ma figuriamoci! Avete trattato Ariel Toaff nel modo che sappiamo e non è immaginabile che in Italia possa esservi libertà accademica che sia al riparo oltre che delle scomuniche cattoliche anche di quelle ebraiche. Almeno negli stati arabi di scomunica ve ne una sola, ma qui da noi opera la scomunica congiunta di cattolici ed ebrei.

g) Quando Lei scrive che i docenti inglesi «godono di pieno diritto all’informazione e all’espressione delle proprie opinioni», io intendo che ciò a lei dispiace e che sarebbe ben lieta se si potesse tappare lor la bocca, come avete fatto con il vostro Ariel Toaff ed anche come state facendo in Teramo. ma noi resisteremo e contro di voi abbiamo già costituito un Comitato contro la repressione della libertà di parola. L’iniziativa dei docenti inglesi giunge per noi quanto mai opportuna e provvidenziale perché rivela anche ai più distratti l’influenza intollerabile di ben individuate lobby, il cui scopo è quello di trascinare l’intero Occidente in una guerra apocalittica in Medio Oriente. Degli arabi, che non saranno “eccellenti” nel senso adoperato, ammiro una capacità di resistenza di cui noi europei d’Oriente e d’Occidente non siamo stati capaci, cessando per questo di esistere politicamente e divenuti zimbello di chi ha fiaccato ogni nostra resistenza, in ultimo anche la nostra capacità critica di giudizio.

5. Notizie interessanti malgrado sia “il Foglio” a darle. È semplicemente ridicolo che “il Foglio” pensa di schierare un “Premio Nobel”, che è tale se sa qualcosa più di altri in un campo ben determinato del sapere ma non per profondità di giudizio politico, contro una decisione politica, consapevole d’esser tale e legittimata ad esser tale, presa non solo dal sindacato dei docenti inglesi, ma anche da altre organizzazione. Una persona di comune buon senso è portata a concludere che se anche gli inglesi hanno di che critica la politica di Israele, vuol dire che deve esserci qualcosa che non va in Israele. Ed invece gli sfegatati di “Informazione Corretta” vogliono il mondo colpevole davanti ad Israele, non viceversa. Anni ed anni di “religio holocaustica” hanno convinto questa parte “eletta” dell’umanità che risiede in un territorio a loro destinato per diritto divino di avere sempre ragione, di essere un popolo di “giusti”. Peccato che non tutti la pensino così. Ma è una iattura che alle voci critiche si siano aggiunte anche quelle degli inglesi, di cui a stento riesco a credere che possano essere tacciati di antisemitismo, l’accusa del secolo che offusca tutti gli altri crimini possibili ed immaginabili. Che a questa filosofia si è associato “il Foglio” di Giuliano Ferrara non stupisce. Tra le sue imprese gloriose il Foglio annovera anche la pubblicazione di un Volantino per la convocazione di una manifestazione davanti all’ambasciata iraniana in Roma. Dire “il Foglio” è come dire la succursale italiana di un quotidiano israeliano. È dunque possibile apprendere che:
una settimana sì e una no qualche sindacato britannico o qualche ente interno della chiesa anglicana se ne esce con un appello per boicottare Israele.
Non ce che dire: son tutti matti in Inghilterra. Tra questi matti ci sono quelli della Unison, «che rappresenta un milione di dipendenti pubblici inglesi» e che «aveva annunciato una campagna contro lo stato ebraico». E poi i medici, che addirittura «avevano chiesto l’espulsione di Israele dalla World Medical Association», ma che però era stata diretta da un ex medico nazista dopo la seconda guerra mondiale. Sempre questi nazisti che non scompaiono mai. Sono eterni. Esiste poi il “boicottaggio silenzioso”. Addirittura esiste un “terrorismo accademico”, che non è quello torinese contro Moffa, ma uno tutto inglese e ai danni di Israele. Esiste poi un “boicottaggio informale”. E così via. Caspita! Non sapevo tutte queste cose. Ne devo concludere che oggi l’Inghilterra è più antisemita di quanto non lo sia stato la Germania nazista. Rinvio alla lettura dell’incredibile articolo, contro cui i Corretti Informatori sono ahimé impotenti e le loro pietre quanto mai inefficaci. Ma merita un’evidenza questa fantastica notizia:
«Il rabbino Michael Laitman dell’Accademia mondiale della Kabbalah ha diffuso un appello in cui ricorda che in molte scuole inglesi la menzione dell’Olocausto è stata rimossa con scusa che offende la popolazione musulmana»,
che penso debba far stare male qualche storico torinese. Chissà perché nelle scuole inglesi debba essere ricordato a scuola l’«Olocausto» piuttosto che non l’incendio di Roma ai tempi di Nerone o una data ed un evento infausto per i musulmani. Misteri della storia contemporanea e dei suoi storici, soprattutto torinesi. A differenza del nostro Mussi è da notare che Blair, che insieme a Bush ed alle comunità ebraiche di tutti i paesi ha fortemente voluto la guerra contro l’Iraq a costo di mentire al suo popolo ed al mondo intero, dico il premier inglese Blair si è limitato ad “auspicare” che i docenti inglesi non diano seguito al boicottaggio. Il nostro Mussi, insieme a rettore e preside teramano, hanno addirittura chiuso l’università, non avendo il coraggio di difenderne l’autonomia didattica e la libertà accademica. Che differenza!


6. Quale intolleranza? Quale antisemitismo? Quali accademici?. Se ne scoprono proprio tante quando si vogliono cercare le coerenze altrui. Mi capita così di trovare il nome della 50ª firmataria (Marina Caffiero, ma se ne trovano altre ancora!) della Bolla Mantelli in un’altra Bolla destinata questa volta non a “bollare” i docenti terami, dalle spalle e dalle protezioni poco forti, ma i docenti inglesi, i quali con la motivazione che gli universitari israeliani sono attivamente impegnati nell’occupazione hanno deciso misure di contrasto non diversamente (ma illegittimamente) di quelli che i docenti filoisraeliani italo-torinesi (una lobby in cerca di aggettivo, essendo inibito dire “lobby ebraica”) hanno messo in atto contro la neouniversità di Teramo, rea di non ubbidire ai comandi del Nord. Nello stesso documento dell’organizzazione rappresentativa dei docenti inglesi si respinge inoltre nettamente l’equiparazione di antisemitismo e antisraelismo, cosa che tra gli altri firmatari la nostra Marina Caffiero dimostra di ignorare. Quindi trattasi di campagna antinglese maschera di difesa dall’antisemitismo dilagante in Europa. L’UCEI si mette a raccogliere firme di docenti nostrani, i quali possono firmare solo a titolo individuale e non possono affatti pretendere di rappresentare i docenti italiani. Avendo io titolo ad essere annoverato fra questi, mi dissocio nettamente dall’ennesima raccolta filoisraeliana di firme e dichiaro la mia solidarietà con i docenti inglesi, la cui autorevolezza mi auguro possa servire a scalfire la prepotenza di una lobby che ha gravemente vulnerato l’autonomia di una piccola università italiana, che nei suoi organi dirigenti non ha saputo difendere la bandiera della libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento. Il documento dell’UCEI è decisamente inaccettabile e da respingere quando parla di «Memori del debito profondo, che l'Europa ha verso Israele». L’Europa ha già sofferto abbastanza per le sue tragedie e nessuno può speculare sul suo senso di colpa. Siamo qui alle profonde radici politiche dello scontro in atto che vede l’azione delle comunità ebraiche nei vari paesi d’Europa, volta a condizionare la politica interna ed estera dei paese, nei quali godono ormai di diritti di cittadinanza superiori a quelli concessi ai normali cittadini. Non di antisemitismo si tratta da parte dei cittadini inglesi, francesi, italiani, ma di legittima reazione ad ogni pretesa di privilegio ed a forme evidenti si sopraffazione.

* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


lunedì, maggio 28, 2007

La tecnica lapidatoria di “Informazione Corretta”

Versione 1.0

Sommario
: Premessa esplicativa. – 1. Attacco a Francesca in Lapide. – 2. La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?. – 3. Il “solito” Sergio Luzzatto. – (segue)

Premessa esplicativa

Israele si trova in guerra con il mondo arabo fin dalla fondazione di un suo stato in Palestina nel 1948. Una pace appare ancora oggi assai lontana e forse addirittura impossibile. Alle radici di questo conflitto si pone abitualmente la Dichiarazione Balfour del 1917, ma a mio avviso occorre risalire più indietro nel tempo, cioè al 1840, quando Lord Palmerston patrocinava la creazione di un “focolare ebraico” in Palestina allo scopo di disgregare l’Impero ottomano, con un insediamento ebraico in Palestina, cui era affidato lo scopo di aprire una porta verso l’Oriente. Nello stesso anno una politica identica veniva perseguita dall’Inghilterra contro l’Impero cinese nel conflitto rimasto tristemente noto come “guerra dell’oppio”.

Nell’attuale endemico conflitto arabo-israeliano gli Ebrei italiani raccolti intorno alla testata “Informazione Corretta” usano tutta la loro capacità di pressione per far schierare l’opinione pubblica italiana dalla parte di Israele, parte belligerante contro tutto il mondo arabo sempre più devastato da una guerra di aggressione, desumibile come tale dal fatto oggettivo che in territorio arabo si trovano soldati statunitensi, inglesi, etc., mentre nessun soldato di nessun stato arabo si trova in America o in Europa e meno che mai in Italia: tutto il resto è chiacchiera ideologica con cui oggi si tende a nascondere la realtà della guerra, antica quanto l’uomo stesso. La tecnica di pressione dei Corretti Informatori è semplice. Attraverso una rassegna stampa quotidiana, estesa a tutto ciò che i motori di ricerca segnalano su temi sensibili, e quindi anche anche a notizie tratte da Blogs privati. Uno di questi nervi scoperti è la mera espressione “cosiddetto Olocausto” o simile, che era usata perfino dal noto storico e capo ebreo Sion Segre Amar, il quale in un suo articolo apparso su “La Stampa” di Martedi 3 maggio 1994, p. 18, con titolo Ma non chiamatelo olocausto, spiegava le ragioni scientifiche e teologiche per le quali era improprio designare in questo modo lo “sterminio di ebrei e zingari” avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Quindi il rifiuto dell’«Olocausto», che non significa di per sé “negazionismo”, è fatto anche da uno storico ebreo al di sopra di ogni possibile sospetto, il quale preferisce utilizzare l’espressione Auschwitz anziché Olocausto o dovendo altrimenti scrivere “cosiddetto Olocausto”, espressione che ancora oggi fa scattare non solo denigratori come quelli di “Informazione Corretta”, ma anche i Promotori torinesi dell’Antiappello Mantelli contro iniziative didattiche e culturali nell’Università di Teramo. In pratica, la “religio holocaustica” è diventata parte consistente se non esclusiva della ideologia fondativa dello Stato di Israele, dove ogni due anni viene assegnato un premio alla migliore opera sull’»Olocausto«. Non vi è dubbio che la comunità ebraica in Italia è una lobby assai potente, capace di mobilitare mezzi e pretendere pubblicamente con arroganza che un ministro in carica (Mussi) cacci dalle università quei docenti che non riescono graditi. Si verifica oggi l’opposto di ciò che il fascismo faceva agli ebrei, espellendoli dall’insegnamento. Nemesi della storia!

La redazione di “Informazione Corretta” agisce in Italia alla stregua di un servizio di retrovia dell’esercito belligerante israeliano. Dato come presupposto indiscutibile tutto ciò che lo Stato di Israele dichiara esser suo diritto e verità indiscussa ed indiscutibile, dato in pratica come cosa ovvia che l’Italia non possa che essere parte cobelligerante insieme con Israele, la suddetta Redazione segnala ad un suo elenco di Lapidatori tutti quegli articoli di stampa o di blogs che dalla stessa non vengono giudicati “corretti” sul piano informativo, o meglio propagandistico, ovvero utili alla causa di Israele. I Lapidatori spesso non si curano neppure di leggere i testi, ma sono pronti a scagliar pietre soddisfacendo in tal modo i più bassi istinti umani. Se chi scrive l’articolo “incorretto” è un redattore de “La Stampa”, ad esempio, il suo Caporedattore o il Direttore o il Proprietario della testata “La Stampa”, o chiunque si immagini possa esercitare un superiore controllo o un’influenza, si trova a ricevere una sequela di “pietre” bibliche, più o meno colorate, da parte degli iscritti alla Mailing List di «Informazione Corretta». Nella Mailing List è di norma indicato con un mailto l’indirizzo sul quale condurre una vera e propria lapidazione contro il malcapitato, che dapprima non si accorge neppure del meccanismo. Basta però comprenderlo per potersene difendere.

A questo scopo, offrendo un servizio agli ignari lapidati, ma anche per smascherare questa ignobile tecnica, una vera e propria lapidazione desunta dall’Antico Testamento, vengono qui di seguito raccolte una silloge di siffatti “capolavori”. Non si tratterà di una cernita sistematica – non ne avrei né il tempo né la voglia – ma di una scelta sporadica e causale di esempi significativi. Si potrà valutare il tal modo il grado di penetrazione di una siffatta lobby, che di recente è emersa anche nelle vicende teramane, culminate in un vero e proprio assalto squadristico di orde assatanate. Personalmente, oltre ad avere sperimentato le attenzioni dei Corretti Informatori, ho ascoltato dalle registrazioni di Radio Radicale, disponibili in archivio, un’inconsapevole chiamata di correità da parte del gruppo ebraico Nirenstein-Panella-Ottolenghi, etc., del lavoro lodevolmente valutato da parte di Informazione Corretta e di quanti più o meno dichiaratamente stanno dietro alla Testata.

Antonio Caracciolo

Nota bene: i testi che seguono in corsivo sono miei commenti. Qualche volta adopero la sigla ac, che sta per Antonio Caracciolo. Non apporto alcuna correzione di editing ai testi ripresi dalla “Corretta Informazione”, spesso pieni di errori.

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1.
Attacco a Francesca in Lapide

La Stampa Critica
27.05.2007 Titolo e fotografia disinformano
E' ormai abitudine nella pagine esteri
sotto la direzione di Francesca Sforza


Testata: La Stampa
Data: 27 maggio 2007
Pagina: 10
Autore: la redazione
Titolo: «Raid israeliani, morti 5 palestinesi»

Raid aerei israeliani, morti 5 palestinesi

Questo il titolo sulla STAMPA di oggi 27/05/2007 a pag.10. seguito da un breve testo e da una fotografia grande il doppio. Due osservazioni: 1) Il titolo è disinformante, contiene solo il 5o% di verità, l'altro 5o% manca, e impedisce al lettore di capire il perchè del "Raid". Scritto così, lascia capire solo che gli israeliani hanno ucciso 5 palestinesi. 2) La fotografia, in uno spazio grande il doppio del testo, ritrae, come è scritto nel testo, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani. Come mai sono sempre di palestinesi in lacrime le foto che le pagine esteri della STAMPA pubblica ? perchè non far vedere i genitori di Gilad Shalit, rapito e mai più liberato ? Da quando le pagine esteri sono guidate da Francesca Sforza la qualità dell'informazione è decisamente peggiorata, quasi sempre, titolazioni e immagini, assomigliano alle pagine del MANIFESTO. Invitiamo i nostri lettori a scrivere alla STAMPA per protestare contro le scelte pregiudizialmente contarie ad una corretta informazione su quanto accade in Medio Oriente. basta cliccare sulla e-mail in fondo alla pagina.


Non cala la violenza nella Striscia di Gaza, dove è fallito ogni tentativo di tregua sia tra le fazioni palestinesi rivali sia tra queste ultime e gli israeliani. È di almeno 5 il numero dei militanti palestinesi morti nel corso di quattro raid effettuati ieri dall’aviazione d’Israele; altri otto sono rimasti feriti.Clicca sull immagine per ingrandirla Gli aerei hanno intensificato gli attacchi contro le postazioni di Hamas in rappresaglia al lancio di razzi contro il territorio dello Stato ebraico. Obiettivo principale sono state le strutture usate dalla cosiddetta «Forza Esecutiva», unità paramilitare leale ai radicali di Hamas, partner di maggioranza del governo di coalizione con i moderati di al-Fatah. In Cisgiordania un altro ministro palestinese appartenente ad Hamas, Wasfi Kabha, è stato arrestato dagli israeliani. Infine in un’intervista pubblicata sul sito web del movimento di resistenza islamico, il portavoce Abu Ovadia ha minacciato: «Israele può dimenticarsi di Shalit (il caporale dell’esercito rapito a Gaza il 25 giugno dello scorso anno, ndr) se ucciderà leader dell’ala politica o militare di Hamas». Nella foto, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani.

lettere@lastampa.it

* * *

Senza entrare nel merito della notizia il “report” del Corretto Informatore segnala a chi sta in più alto loco, forse un Ebreo, che “ormai” è diventata un’abitudine quella di Francesca Sforza, che evidentemente posta da poco alla direzione delle pagine estere, non saprebbe fare il suo lavoro dando “una corretta informazione” ed addirittura “disinformando”. Mi dicono di questa Francesca che non è alle prime armi nel suo mestiere e che già sua sponte è una filoisraeliana, ma forse per gli assatanati sionisti non lo è ancora abbastanza. La Stampa dovrebbe diventare un foglio ebraico per soli ebrei. I peggiori nemici degli ebrei sono gli ebrei stessi che non si allineano alle direttive di guerra. Sono numerosi i casi di questo genere e se ne lamentava, ad esempio, Ottolenghi nel corso della presentazione del suo libro in Roma, alla quale mi son trovato casualmente ad assistere. Chi valuta che l’informazione non sia “corretta” ed addirittura “disinformi”? Naturalmente quelli della Corretta Informazione, organo preposto a ciò che è da interndersi per corretto. Se non che ci stanno a fare? Come fanno ad essere persuasivi? Con le pietre! Più ne lanciano e più sono persuasivi. È da immaginare che chi è preposto a Francesca, vedendosi arrivare una grandine di missive tutte uguali ed intonate su uno stesso unisono, possa chiedere all’ignara Francesca: «Ma cosa mi stai combinando?». Se poi (chi può dirlo il proprietario della testata La Stampa, o il direttore o chiunque conti sopra Francesca, è per caso un ebreo, non necessariamente massonizzato, le pietre potrebbero risultare efficaci. Qui siamo nel campo delle congetture. Non dispongo dei servizi segreti israeliani e dei loro archivi. Quello che è certo, a mio modo di vedere, che è altamente scorretta una vera e pratica istigazione al linciaggio come quella sistematicamente adottata dai Corretti Informatori. La fondatezza di ciò che dico posso io stesso dimostrarla essendo stata esercitata nei miei confronti e non ho motivo di ritenere che il mio sia stato l’unico caso. Chi è stato vittima di un’azione indegna non vuole che vi siano altre vittime.

* *

Ma veniamo adesso anche alla redazione della notizia quale avrebbe dovuto essere secondo i Corretti Informatori. Ci sono cinque palestinesi uccisi? Chi dà la notizia comunica un fatto: cinque morti palestinesi! No, per i Corretti Informatori non è così che si fa giornalismo. Occorre dire che quei morti se lo meritavano ad essere morti: ben gli sta! Occorre dire perché e come sono morti. Non basta che siano morti. Accanto alla notizia della morte bisogna dare contestualmente la notizia del perché sono morti, attingendo magari il perché della morte direttamente alla spiegazione fornita dal governo israeliano oppure dalla sua Succursale italiana, cioè la Corretta Informazione. Francesca deve tornare a fare scuola di giornalismo e per adesso è bene che venga rimossa da un incarico troppo delicato per lei. La donna che piange? L’immagine è troppo grande rispetto al titolo ed al testo della notizia! Bisogna per lo meno rimpicciolire l’immagine. Ma poi perché far vedere una donna palestinese che piange? Non ci sono anche donne israeliane che qualche volta avranno pur pianto? Queste bisogna pubblicare. Magari accanto ai morti palestinesi ammazzati. Se poi qualcuno confonde la donna israeliana con una parente dei morti palestinesi, si potrà muovere a Francesca anche una più grave contestazione ed il suo licenziamento sarà cosa assicurata. Allo stesso modo in cui Pacifici chiede a Mussi la testa di Moffa i Corretti Informatori potranno chiedere la testa di Francesca alla proprietà (ebraica?) della Stampa. E che la Stampa come il Manifesto?! Scrivete scrivete, cari Lapidatori! Scagliate le vostre pietre così si potrà ristabilire la corretta informazione, tanto peggiorata da quando a dirigere gli esteri hanno messo Francesca. Sia pure in forma di satira, ancora permessa in Italia, credo di aver fornito un esempio dei criteri di “correttezza” seguiti dalla Corretta Informazione, una moderna Santa Inquisizione che pensavano fosse cosa del passato e propria della chiesa cattolica.

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2.
La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?

Rainews 24 Critica
26.05.2007 In poche righe quanta disinformazia
nello stile di Rai News 24

Testata: Rainews 24
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas»
Rai News 24 scorretti (come sempre): Hamas organizzazione terrorista solo per israele (chi glie lo dice che è considerata tale anche in Europa e Usa?), attivisti invece di terroristi, 40 morti "palestinesi" (come se si trattassero solo di civili innocenti), riferimento a Sderot solo alla fine. Complimenti a RaiNews 24, in poche righe quanti condizionali, quanta propaganda.
Ecco il testo:
Jenin | 26 maggio 2007

Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas
Militari israeliani a Gaza
Militari israeliani a Gaza

L'esercito israeliano ha arrestato questa notte in Cisgiordania Wasfi Qabba, ministro del governo palestinese esponente del movimento islamico Hamas.

I militari di Tsahal sarebbero entrati nella citta' di Jenin a bordo di una ventina di jeep. Il ministro sarebbe stato prelevato nella propria abitazione. L'arresto e' stato confermato dalla moglie del ministro, Nazmieh.

Giovedi' scorso, militari dello Stato ebraico avevano arrestato in Cisgiordania piu' di 30 dirigenti di Hamas, considerato da Israele un'organizzazione terroristica. Tra i leader arrestati c'erano alcuni sindaci e un altro ministro: Nassaredin al-Shaer, titolare dell'Istruzione.

L'aviazione militare israeliana ha colpito due obbiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, non lontano dalla residenza del premier Ismail Haniyeh: lo hanno reso noto fonti della sicurezza palestinese, senza che vi siano notizie di vittime.

Le forze armate israeliane hanno confermato le operazioni, sottolineando pero' che il premier di Hamas non era un bersaglio: ad essere colpite sono state due postazioni delle milizie estremiste nel campo profughi di Shati.

Nella notte sono proseguiti anche i raid aerei israeliani sulla striscia di Gaza. Due attivisti di Hamas sono stati uccisi, e un terzo e' considerato "clinicamente morto".

Sono 40 i palestinesi uccisi negli ultimi dieci giorni nei bombardamenti israeliani, in risposta al lancio di razzi Qassam sul sud di Israele.

Per inviare il proprio parere a Rainews24, cliccare sulla e-mail sottostante.

r.morrione@rai.it

***

Rispetto al trattamento per le spicce riservato a Francesca in Lapide non pare di notare qui la stessa tracotanza nei toni, anche se si indicano alle mani dei Lapidatori l’indirizzo di un Morrione, evidentemente redattore, o forse caposervizio alla Rai. Cosa fa pensare agli Informatori Corretti che il “parere” da inviare a Morrione sia “corretto” nel senso da loro indicato? Evidentemente sono sicuri dei loro soldati. Contrariamente alle mie aspettative questa forma di analisi della “correttezza” corretta della Corretta Informazione si sta rivelando interessante per capire i meccanismi interni di funzionamento di una testa corretta. Si tratta di un lavoro interessante ed istruttivo non solo per lo psicologo o psichiatria, ma anche per l’analista politico. Pertanto aprirò con questo post un link ipertestuale dalla quarta sezione, dedicata ai Corretti Informatori, nel mio studio di Critica delle letteratura italiana sionista contemporanea, che nel conflitto medioorientale in corso agiscono in Italia come vere e proprie quinte colonne. Lo Stato d’Israele, del resto, non sarebbe stato neppure lontamente pensabile se fin dall’epoca della sua proclamazione, anzi dal 1840, non avesse potuto contare su coperture ed appoggi internazionali, prima inglesi e poi statunitensi. Di rilevante nel “report”, termine per designare al cappello corretto di introduzione alla notizia lapidata, mi appare qui l’uso acritico e disinvolto dello spinosissimo concetto di “terrorismo”. Per gli israeliani l’irriducibile ed “eterna” ostilità araba è terrorismo. Benché gli israeliani siano militarmente e tecnicamente superiori, i palestinesi e gli arabi non ne vogliono sapere di arrendersi ed accettare il triste destino degli sconfitti. Per uno che venisse da Marte e non avesse la testa corretta dai Corretti Informatori all’Olio Caustico, una simile resistenza in condizioni di netta inferiorità militare, tecnica ed economica apparirebbe autentico eroismo. Ma ciò non si può dire perché fa subito scattare la reazione ideologica dei Corretti Informatori e dei gruppi sionisti qua e là sparsi. Degli arabi e dei palestinesi è permesso solo dire che sono tutti terroristi e criminali, ignobili “cultori della morte” e spregiatori della vita. Per evitare pericolose contaminazioni didattiche sarà bene che il ministro della pubblica istruzione cancelli dai Sussidiari delle elementari ogni accenno a Pietro Micca. Non fosse mai che un bambino faccia proibite associazioni mentali.

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Il “solito” Sergio Luzzatto

Corriere della Sera Critica
26.05.2007 E' il solito Sergio Luzzatto, ma almeno fa pubblicità ad un ottimo libro
La biografia di Zeev Jabotinsky
di Vincenzo Pinto


Testata: Corriere della Sera
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 43
Autore: Sergio Luzzatto
Titolo: «Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista»

Leggiamo sempre con apprensione i pezzi di Sergio Luzzatto sul CORRIERE della SERA, chiedendoci dove mai andrà a parare. Nell' articolo di oggi, 26/05/2007, ha scritto una recensione ad un ottimo libro, la prima completa biografia di Zeev Jabotinsky, di uno storico italiano, Vincenzo Pinto, per questo la pubblichiamo, con l'invito ai nostri lettori di non lasciarsela sfuggire (Utet editore,€ 22,50). Per il resto è il solito Luzzatto, che si salva la coscienza verso il fondo, con le solite accuse a Z.J. di essere fascista/nazista e le solite solfe. Con alla fine la citazione di un altro libro,che racconta la storia degli ultimi cent'anni con estrema disinvoltura, leggasi raccontando un sacco di fandonie, come dire, scusatemi se ho scritto di Zeev Jabotinsky, mi riscatto con la citazione di un titolo di quelli che piacciono a me, cioè pregiudizialmente conto Israele.

Ecco il suo articolo, pregiudiziale anche nel titolo " Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista" ( urca, ma non era il sionismo a voler creare una Nazione ?) )

Una cartolina
di SERGIO LUZZATTO

Sognava la fraternità tra nazioni, ma sostenne la teoria di una sostanziale impossibilità della convivenza con gli arabi in Palestina «Non abbiamo nulla di cui scusarci. Siamo un popolo come gli altri e non abbiamo alcuna voglia di essere migliori di ciò che siamo». Dixit Vladimir Zeev Jabotinsky, ebreo russo, alla vigilia della gigantesca conflagrazione, la Grande guerra, che avrebbe offerto agli israeliti della diaspora l'occasione storica per coronare il sogno millenario di un ritorno in Palestina. E aggiungeva, Jabotinsky: «Di piacere o meno alla gente ci è del tutto indifferente. Non abbiamo avuto, né abbiamo omicidi rituali. Ma, se volete credere che esista "questa setta", prego, accomodatevi pure! Che c'importa?».

Studente universitario, giornalista, romanziere, agitatore, più ancora che un ebreo russo Vladimir Jabotinsky era un apolide e un rivoluzionario di professione, quali poté produrne una generazione fattasi adulta nell'età della Seconda Internazionale e la cui maturità coincise con il trauma della prima guerra mondiale: con la fine del «mondo di ieri» per tranquilli ebrei della Mitteleuropa dello stampo di Stefan Zweig, con l'inizio del mondo di domani per sionisti impazienti come Jabotinsky. Questi, nato nel 1880 entro il vivacissimo melting pot borghese di Odessa, era destinato a sentirsi diverso sia dai russi di un impero zarista declinante, sia dagli ebrei di estrazione proletaria, ancorati alla lingua yiddish e all'orizzonte ristretto dello shtetl.

La vita di Jabotinsky, morto a New York nel 1940 dopo un'esistenza intera di viaggi e di lotte, di scritture e di sconfitte, è stata ora ricostruita da Vincenzo Pinto in una minuziosa biografia della Utet, Imparare a sparare. Dove il titolo allude a una raccomandazione che Jabotinsky ebbe a trasmettere, già negli anni Venti, al futuro mentore dei neocon americani, Leo Strauss; ma dove il biografo si guarda dal ridurre il personaggio alle sole dimensioni di un teorico della violenza politica, insistendo piuttosto sul significato culturale più profondo del contributo di Jabotinsky alla causa del sionismo: il tentativo di fare dell'ebreo un uomo normale. Cioè non tanto, o non soltanto, un cittadino-modello, secondo l'ideale settecentesco dell'illuminismo ebraico, ma un essere umano come gli altri, capace di far bene come pure di far male. Non necessariamente una colomba, un agnello sacrificale, una vittima designata, ma all'occorrenza un falco: un uomo in grado di mostrare i muscoli, e magari di colpire per primo.

Dopo il 1914, quando le circostanze della Grande guerra esposero l'impero turco alla sua crisi ultima e definitiva, il sogno del movimento sionista di radunare gli israeliti della diaspora in uno Stato ebraico parve guadagnare in concretezza, nella misura in cui la dissoluzione dell'autorità ottomana in Medio Oriente schiudeva la possibilità di un insediamento degli ebrei in Palestina. Jabotinsky fu tra i primi a intuirlo: nel mondo nuovo del dopoguerra, i discendenti di David non avrebbero più dovuto affaticarsi intorno a prospettive cervellotiche come quella di uno Stato ebraico in Uganda. Ormai l'obiettivo poteva ben essere la Palestina; e l'interlocutore politico- diplomatico doveva essere la Gran Bretagna, il paese di lord Balfour e del riconoscimento ufficiale (nel 1917) della legittimità delle richieste sioniste. Così, Jabotinsky figurò tra gli artefici della Legione Ebraica, che nel 1918 si affiancò all'esercito britannico nella campagna di liberazione di Gerusalemme dal giogo ottomano.

Durante gli anni successivi, muovendosi infaticabilmente fra la Palestina del mandato britannico e i quattro angoli della diaspora ebraica, Berlino o Londra, Riga o Parigi, Roma o New York, Jabotinsky mise a punto la dottrina del cosiddetto «muro di ferro», che avrebbe fatto di lui il capostipite di una discendenza sionista di destra destinata a prolungarsi, attraverso uomini come Begin e Shamir, fino ad Ariel Sharon: che avrebbe fatto di lui, insomma, il padre putativo del Likud. Di contro al sionismo laburista di un David Ben-Gurion e al sionismo liberale di un Chaim Weizmann, Jabotinsky sostenne la teoria di una sostanziale incompatibilità fra gli ebrei e gli arabi in terra palestinese. Le successive ondate migratorie di sionisti dovevano garantire loro un primato demografico sugli arabi, e l'addestramento sistematico dei pionieri all'uso delle armi doveva garantirne il primato militare. In tal modo, imponendo unilateralmente la loro presenza ai vicini, gli ebrei avrebbero posto le premesse per la nascita di un Grande Israele esteso su entrambe le sponde del Giordano.

Largamente minoritarie all'interno del movimento sionista, le teorizzazioni di Jabotinsky produssero comunque la nascita dapprima del Betar, poi dell'Irgun: l'uno, un gruppo giovanile ebraico ultranazionalista attivo soprattutto in Europa orientale, l'altra, una milizia clandestina di terroristi ebrei operativi nella Palestina degli anni Trenta. E quando certa stampa internazionale prese a parlare, con riferimento ai militanti del Betar e dell'Irgun, di «fascisti di Sion», i dinieghi di Jabotinsky non bastarono a tacitare le accuse di Weizmann e Ben-Gurion, che parlarono essi stessi di fascismo ebraico, e arrivarono a definire la versione di destra del sionismo come una forma larvata di «hitlerismo». Ma non era per questo che Jabotinsky si sentiva nato: per inquadrare milizie parafasciste di camicie brune quant'era bruna la terra di Israele, o per organizzare sanguinosi attentati dinamitardi sui mercati arabi. Il suo era stato, e restava, l'ideale di un nazionalista sui generis; un nazionalista cosmopolita, che nell'Odessa di tardo Ottocento aveva sognato un sionismo della fraternità tra nazioni, immaginando il concerto delle nazioni come un'orchestra del genere umano. Nel 1938, Jabotinsky denunciò il «desiderio di armi e di sangue» che rischiava di corrompere il sionismo fino a farlo marcire. E la morte, due anni dopo, gli risparmiò l'esperienza di tutto il resto: la distruzione degli ebrei d'Europa, sulle ceneri dei quali sarebbe sorto lo Stato di Israele.

Chi voglia poi interrogarsi sulla continuità ideologica che tiene unite la dottrina di Jabotinsky sul «muro di ferro» e la decisione di Ariel Sharon di frapporre tra arabi ed ebrei la cosiddetta «barriera di sicurezza», un muro di cemento, di reti elettroniche, di filo spinato, lungo 750 chilometri, può leggere un altro libro, appena uscito da Einaudi: Il conflitto israelo-palestinese, dello storico americano James Gelvin. Altrettanto disincantato che utile, un compendio della moderna Guerra dei Cent'Anni.

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* * *

Di Sergio Luzzatto sapevo poco o nulla fino a pochi mesi or sono. Era a cena con amici, quando uno di essi disse che sul “Corriere della Sera” era apparso un bellissimo articolo di Sergio Luzzatto sulle “Pasque di sangue”, che io manco sapevo cosa fossero e neppure me ne interessava l’argomento. Dopo qualche tempo mi capito di assistere ad un servizio televisivo che non vidi dall’inizio, ma dove dibattevano Luzzatto e la Nirenstein con Augias in posizione defilata. Luzzatto mi diede subito l’impressione di uno storico serio che conosce il suo mestiere, mentre non mi appariva per nulla credibila donna Fiammetta Nirenstein, che pretendeva anche lei di essere una storica. La statura intellettuale dell’una non reggeva chiaramente il confronto con l’altro, di cui mi rimane maggiormente impresso l’avvertimento dato alla faziosissima Nirenstein, e cioè l’assumersi la nostra donnetta ed i suoi non pochi amici, presenti anche in “Informazione Corretta” una ben grave responsabilità: il dare esca ad un nuovo antisemitismo, proprio nuovo che non ha nulla a che vedere con la tipologia descritta da Ottolenghi nel suo recente libro. Si tratta a mio avviso – e concordo a pieno con l’ebreo Sergio Luzzatto – di un antisemitismo che non ha niente a che fare con le camere a gas, olocausto, Irving, Faurisson, etc., ma che si può riassumere con un “non ne possiamo più di personaggio alla Nirenstein, Ottolenghi, neolapidatori, ecc". Mi sembra un antisemitismo pienamente legittimo e contro il quale nulla si possa obiettare. In questo “report” di Informazione Corretta uno storico serio ed una persona dabbene come Sergio Luzzatto è chiaramente insolentito. Non commento le insolenze dei Corretti Informatori, ma poiché vedo il nome Luzzatto spesso presente nell’archivio lapidale mi riservo uno studio di tutti questi documenti in apposito paragrafo del mio studio già sopra citato, cioè la quarta sezione di critica ad una pubblicistica che mi vado convincendo sempre più sia da considerarsi percilolosa per la pace e la libertà. Se gli ebrei sono persone per bene come a me è subito apparso il prof. Sergio Luzzatto non ho di che temere, ma se “veri” ebrei sono i suoi denigratori dovrò incominciare a preoccuparmi e ad attrezzarmi per una dura e quanto mai difficile convivenza con loro in Italia, mia unica patria.

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(segue)