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domenica, maggio 27, 2007

Critica di un tesserato di FI a “l’Occidentale” ed alla “Magna Carta” di Pera ed altri clericali

(Pagina in costruzione)

Sommario: 1. Prologo. – 2. La latitanza e la cattiva coscienza dei liberali, o meglio degli pseudoliberali. –

Prologo

Non pensavo di dover incominciare così presto la mia critica a “l’Occidentale”. Speravo di potermi riposare un poco, ma ho trovato un articolo fresco fresco sulle vicende teramane di cui dirò più sotto al § 1. Qui in premessa posso ripetere quanto già detto nel Prologo all’altra testata, la “Ragionpolitica.it”, di cui intraprendo una critica sistematica. La differenza tra le due testate mi sembra la seguente: in Ragionpolitica.it mi immagino un gruppetto di ragazzi, che io chiamo chierichetti non per offenderli, ma nel senso che proprio me li immagino incardinati in una parrocchia, a fare quelle cose che si fanno in parrocchia. Non per nulla il direttore responsabile è un prete, don Gianni Baget Bozzo, che però scrive abitualmente altrove sul cartaceo e non gestisce direttamente la testata: ne offre loro solo il nome ed il prestigio, che a mio avviso ne risulta compromesso. I ragazzi ne copiano gli interventi per lo più dal “Giornale” e poi li riciclano nel foglio telematico, nel giocattolo messo nelle loro mani. Diverso è il caso de “l’Occidentale”, il cui nome è chiaramente evocativo ma anche ambiguo. Qui mi immagino persone mature, se non addirittura attempate, piuttosto “reazionarie” come si diceva un tempo, ma oggi anche questo termine ha perso di senso. Le idee sono quelle di Pera e Quagliarello, espressione di un neosanfedismo che poco o nulla ha a che fare con il liberalismo e la ragione che orienta l’azione umana. Il pensiero liberale non è rappresentato per nulla da questi ideologi, che ne possono impunemente usurpare il nome giusto per aggregare al carro del 51 per cento qualche sprovveduto. Perbacco, quasi mai nell’una o nell’altra testata mi capita di leggere qualcosa su cui mi possa dichiarare pienamente d’accordo. Evidentemente sono io ad esser speciale. Oscillo tra il totalmente in disaccordo ed il parzialmente o minimamente in disaccordo, ma sempre in disaccordo. Inutile immaginare di poter trovare ospitalità al mio dissenso nell’una o nell’altra testata. Hanno uno spazio graziosamente concesso ai loro Lettori, ma lettori di che? Non ho quasi mai trovato pubblicati i miei commenti dissenzienti o se qualche volta lo fanno o lo faranno, non sarà mai per avviare un dibattito o un reale confronto. Vogliono solo un pubblico, una massa quantitativa e non qualitativa, che ascolta ed applaude e marcia dietro le loro iniziative alla Family Day. Che senso avrebbe una trasmissione televisiva con quel che costa, se gli indici di ascolto fossero zero o molto bassi? È la logica del mercato trasferita alla comunicazione delle idee ed alla formazione del pensiero.

A differenza di ciò che lor fanno io posso dire in coscienza di aver sempre pubblicato ogni commento ai miei testi, almeno fino a quando quelli di “Informazione Corretta” con una loro tipica tecnica, da me presto scoperta, hanno indotto al linciaggio nei miei confronti i loro assatanati, che sapevano solo lanciare insulti ed erano inetti a qualsiasi ragionar con argomenti. Devo quindi adottare la griglia della moderazione al solo scopo di non far diventare il mio blog un porto di mare, un cesso pubblico, quale ad esempio il sito dell’On. Palmieri, detto ilGiulivo, con il quale ho interrotto ogni comunicazione e che non considero una testata con i cui contenuti dovermi confrontare e misurare. Come mia regola generale, mando sempre alle persone criticate una email di avviso con il contenuto della mia critica. Sta a loro voler accettare o meno il dibattito. Non posso star dietro ai criteri di valutazione della Redazione Occidentale e dietro alla sua strategia mediatica. Io avrò comunque tratto profitto dall’impegno messo in queste cose, per me e per gli altri che mi seguono, se scopro le catene invisibili che ci gettano addosso, le falsità, i sofismi che intendono diffondere e propagare attraverso le rete e se saprò difendermi da quelle loro iniziative con le quali mi sono già in parte scontrato. Ritengo in ogni caso che sia sempre di gran lunga preferibile uno scontro aspro delle idee anziché un ritorno senza speranza agli anni di piombo. Di speranza in un mondo più accettabile non mi sembra che loro possano offrirne ed io non posso dar loro né credito né ho tempo per aspettare ciò che da loro non può venire. Il messianismo non si addice più alla nostra epoca. Il dissenso quando c’è ed è reale, cioè nelle cose, deve trovare subito espressione, non venir eluso e soffocato, secondo una prassi propria del cattolicesimo di cui il gruppo redazionale si nutre in prevalenza. Solo enucleando e svelando le contraddizioni interne al sistema, alla “Casta”, sarà possibile spianare la via a nuove forme e specie di esistenza politica su cui fondare un patto costituzionale di convivenza, non già metaforicamente basato sul solo matrimonio ma su tutte le forme che gli uomini trovino adeguate per la loro vita terrena, l’unica di cui possono occuparsi.

Ciò premesso passo subito a poche parole di critica al più recente articolo, apparso 4 ore fa, de “l’Occidentale”. Di volta in volta selezionerò quegli articoli che meglio si prestano alla mia indagine ed alla mia disamina critica di ciò che oggi è Forza Italia e l’area del centro destra, sperando di produrre anche in misura infinitesimale un’aggregazione politica diversa da tutte quelle finora esistite. Non mi richiamo a nessuna tradizione, considerandole tutte negative e gravemente deficitarie. Se l’uomo ha progredito in qualcosa, ha potuto farlo guardando avanti, non indietro. Quello che del passato c’è di buono vive nel presente con noi.

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1.
La latitanza e la cattiva coscienza dei liberali,
o meglio degli pseudoliberali.


Avevo letto anche io l’articolo di Dino Cofrancesco, con il quale ho avuto una minima conoscenza, di cui certamente egli non conserva memoria. Ho sempre una certa riluttanza a criticare persone che in una qualche misura ho conosciuto. Mi sembra di essere scortese, cosa che in genere non voglio essere. Con gli sconosciuti è più facile entrare anche in aspra polemica, se proprio occorre. Era infatti abbonato alla mia rivista cartacea “Behemoth", fin dai primi numeri, nel periodo in cui la dirigevo. L’ho poi incontrato in qualche convegno, parecchi anni fa. A Perugia, se ben ricordo. A Cofrancesco volevo contestare un difetto di informazione. Non nell’Aula Magna, ma all’interno del suo Master il Moffa teramano aveva programmato di ospitare l’anziano signore di ottant’anni che aveva qualcosa da dire. Aggiungo che io stesso come protesta per la parola negata avrei ospitato in Roma La Sapienza al mio corso di Filosofia del Diritto, dove ho trattato quest’anno temi presi dalla mia recente edizione di Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles 1923-1939. Ho chiesto al Preside se potevo farlo. Mi ha risposto di no, ma per ragioni di opportunità. Non perché egli intendesse comprimere la mia libertà di insegnamento e la mia autonomia didattica. Non conosco di persona il prof. Moffa. Ne ho appreso l’esistenza solo a seguito del clamore suscitato dalla sua iniziativa. Di volto non so neppure che sembianza abbia e se lo incontrassi non potrei riconoscerlo. Ciò che ci ha messi reciprocamente in contatto è solo la difesa di una libertà di pensiero che sentiamo gravemente minacciata e da nessuno difesa, ad incominciare dai sedicenti liberali de “l’Occidentale”. Non ho insistito con il mio preside soprattutto perché non volevo mettere a rischio l’incolumità dei miei studenti davanti alla squadracce romane che molto più facilmente avrebbero potuto assaltare un’Aula della Sapienza. Del resto, i miei Studenti erano pienamente avvertiti di quanto stava accadendo nella stessa giornata del 18 maggio in cui io terminavo il mio corso, dove fra gli argomenti trattati ho avuto modo di commentare il seguente brano profetico di Carl Schmitt, redatto nel suo Glossario postumo il 16 novembre 1947:
«Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri.
Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino
Ma essi hanno vissuto sempre così…».
Ma veniamo al punto. L’articolo di Luca Codignola con titolo: Negazionismo e libertà. Da Faurisson a Berlusconi ha per me il principale difetto di mescolare insieme due diverse questioni che non stanno bene soprattutto nella sede da lui scelta, cioè l’Occidentale, anche se si avvale di una rubrica “Cultura” che per me con la cultura a poco a che fare: con l’ideologia ha certamente a che fare, ma non con la Cultura. Tento di spiegarmi in breve, pressato come sono da una certa stanchezza.

Se Luca Codignola vuole entrare nel merito delle cosiddette tesi negazioniste o revisioniste non deve scegliere la sede telematica di un partito che ha rapporti organici con il sionismo ebraico. Mi pare esista un’Associazione di FI volta a cementare i vincoli di amicizia con lo Stato di Israele. Siamo qui nel campo delle opzioni politiche che hanno poco a che che fare con una concezione della Cultura non confinata negli angusti limiti dell’ideologia e per giunta negli ancora più angusti limiti di una cultura di partito che nessuno sa in cosa consista, salvo che nella cultura della spallata con cui i Quagliarello ed i Pera tentano di mettere le loro tende nelle teste di iscritti sprovveduti. No, non voglio innestare una polemica sul merito.

Voglio invece smascherare l’assenza di spirito liberale in un partito sedicente liberale. Da un vecchio di ottant’anni non ci si poteva aspettare la pericolosità di un’altro vecchio meglio trattato come un Bernardo Provenzano, che è stato scoperto con molte Bibbie in mano e che è uomo attaccatissimo alla famiglia e timorato di Dio, nel cui nome in buona coscienza amministrava la morte. Faurisson non era pericoloso neppure come Toto Rijna. Eppure di Robert Faurisson si aveva paura al punto di non fargli aprire bocca né in luogo pubblico (l’Università) né in luogo privato aperto al pubblico (un bar o un ristorante). Mi chiedo se è questa la democrazia ed il sistema di libertà che attraverso una guerra mascherata con il nome di pace intendiamo con una violenza fatta di centinaia di miaglia di morti trapiantare in Afghanistan ed in Iraq oggi, domani in Teheran. Hic Rodus hic salta! Non si scappa! Nel villaggio di Teramo uno dei cardini della civiltà liberale è venuto meno ed in sua difesa non sono accorsi i Cavalieri Occidentali senza macchia e senza paura. Si può dire che questi stessero idealmente dalla parte degli squadristi romani armati non di innocenti “cinquine", secondo la scialata dell’ebreo Pacifici, rappresentante ufficiale della comunità ebraica romana, che udite udite non contento dell’assalto squadristico, rubricato come “fascistico” dalla locale sezione dell’ANPI, ha avuto persino l’ardire di chiedere al ministro Mussi se il prof. Moffa potesse continuare ad insegnare.

Per fortuna, a salvare la dignità di Forza Italia, ci ha pensato il Consigliere Provinciale Rando Angelini insieme con il consiglere Taraschi di AN, che senza saper di lettere occidentali, ma solo armato di buon senso, si è nettamente dissociato da una delibera liberticida del Consiglio Provinciale. Dunque, per concludere, l’articolista de “L’Occidentale” Luca Codignola, se mai commilitante in una stessa area politica, malamente si barcamena su questioni di merito, su cui francamente non credo possa fornire lumi, mentre invece dovrebbe interrogarsi sui fondamentali del liberalismo e chiedersi dove lui fosse mentre la Libertà in Teramo veniva aggredita. Si è tentato di minimizzare l’accaduto, parlando di “cinquine”, cioè di innocenti schiaffi rieducativi al prof. Moffa, ma non di schiaffi si è trattato, ma di vera e propria aggressione tanto schiaffi che a rimetterci una costola è stato lo stesso vicequestore, che non sapeva di venir così “rieducato alla democrazia ed al corretto pensiero” e sulla cui costola sta ora indagando la magistratura. Ah! Dimenticavo una cosa assai importante che in tutta questa brutta storia di provincia passa sotto silenzio. Ad esser violata non è stata semplicemente la libertà di manifestare il proprio pensiero garantita dall‘art. 21, ma è stata ancor più gravemente violata la libertà di quanti quel pensiero avrebbero voluto ascoltare, per poterne giudicare con la propria testa, non con quella insigne del simpatico Cofrancesco o di Luca Codignola, a meno che di non volerla staccare dal corpo degli stessi e trapiantare, dopo autorizzata clonazione, nei corpi degli aspiranti uditori di Faurisson o di altri non preventivamente autorizzati dalla comunità ebraica romana. Che farne delle loro teste originali staccate dai rispettivi corpi? Alle discariche napoletane! eccolo! Già si vede il primo commento anonimo che in “Occidente” si pubblica, scegliendoli tra i “migliori” contributi degni di essere pubblicati, secondo la formula della testata gemella “ragionpolitica.it”, proprio in piena sintonia con la migliore tradizione liberale! Il mio commento in contradditorio non verrà pubblicato. Ne sono quasi certo. Ma ho questa mia autonoma sede, che non è un organo come La Stampa, Il Corriere della Sera o La Repubblica, ma che non mi costa nulla eccetto il tempo per scrivere ed ha i suoi Cinque fedeli lettori.

(testo non definitivo)

Sommario

giovedì, maggio 24, 2007

Le vignette di Berlusconi ed il Family Day

Il presidente Berlusconi si decise ad andare alla manifestazione in piazza San Giovanni dopo aver visto una vignetta in cui si alludeva alla pedofilia del clero. Indignato, il presidente andò al Family Day, dove già avevano messo le tende uomini come Casini, Mastella, Buttiglione e quanti raccolgono voti nelle sacrestie. Pragmatico come è sempre stato, Berlusconi pensò che non gli conveniva cedere ai concorrenti una consistente quota di mercato elettorale. Non vi era e non vi è alcun dubbio, che dietro il Family Day vi fosse la chiesa cattolica, che anche in questo caso come per l’astensionismo referendario ha attinto ai cospicui fondi garantiti dall’otto per mille. Grazie a quella formidabile invenzione che è internet e mentre in RAI si discute per l’acquisto del filmato da far vedere ad Anno zero di Michele Santoro fra un paio di settimane, è già qui disponibile il video della BBC che in 38 minuti documenta una diffusa pratica scoperta e denunciata negli USA, paese amato dal nostro presidente Berlusconi fino al punto di essersi lasciato trascinare in guerra dal suo collega Bush figlio, inviso a non pochi cittadini statunitensi.

Potenza della Chiesa o se si preferisce dello Spirito Santo! Il video è sparito! Se non è stata la spada della censura, avanzo come pura congettura che l’annunciato acquisto del video da parte della Rai abbia prodotto l’improvviso oscuramente del server da cui io ho potuto vederlo. Ma sconcertante è quanto ho appreso ier sera nella trasmissione di Rai2 “Confronti”, dove il conduttore ha fatto saper saper che l’aver acquistato il video non significa eo ipso che la Rai abbia intenzione di trasmetterlo. Sarebbe una beffa all’italiana tutta all’ombra del cupolone. Con i soldi dei contribuenti si sarebbe acquistato un video per censurarlo, togliendo la possibilità di vederlo a quanti finora in Italia lo hanno visto in internet, cioè forse in molti ma certo non quanti potrebbero vederlo e farsene un’idea in una sola serata di una trasmissione televisiva di ampio ascolto. Qualche commento sui “Confronti” televisivi di ier sera, trasmissione che non avevo mai visto prima e che ho incrociato solo per caso. Il conduttore televisivo sollecita l’invio di email, ma si lamenta di una consistente quota di insulti. Non gli manderò insulti anche io, ma vorrei fare una difesa di ufficio dell’insulto nel senso che in molti casi, non sempre, ma in molti casi l’insulto è la sola cultura di cui il popolo è capace. L’apice della cultura umanistica è il saper redigere una forbita e diplomatica lettera, piena di sfumature, distinguo ed allusione. Il popolo lavoratore non è capace di tanto ed è già tanto se a malapena sa scrivere quattro parole. Pertanto, invito il conduttore ad avere un poco più di carità cristiana e di chiedersi se dietro l’insulto vi sia, almeno qualche, una giustizia negata, un’offesa subita, una verità imbavagliata: siate buon cristiani coi fatti, non con le parole!

Quanto al merito della trasmissione citata ed anche ad alcune notizie online penso di poter svolgere alcune riflessioni. Vittorio Sgarbi non l’ho mai potuto soffrire ed è rimasto per me un mistero il suo successo e mediatico. Non sono il solo a trovarlo antipatico. Ricordo di un mio amico gigantesco di corporatura quanto mite di carattere. Eppure mi disse una volta che vedendo il volto di Sgarbi alla televisione sentivo un impulso fortissimo a lanciargli una delle sue gigantesche scarpe, ma si tratteneva solo perché non voleva rimetterci il televisore. Ieri sera però la mia spontaneo antipatia per il personaggio ha potuto trovare argomenti razionali. Intanto, ci ha confessato di essere stato dodicenne quasi vittima delle attenzioni di un prete pedofilo suo insegnante. Non si è capito bene cosa è successo ma pare siamo stati vicini con Sgarbi forse o quasi consenziente. Non mi interessa chiarisca lui, se vuole. Ha proseguito Sgarbi ricordando il ruolo della pedofilia nell’antica Grecia ed anche il fatto che il rapporto pedofilo non è sempre frutto di violenza. Il bambino può anche starci e forse non in pochi casi. Non si è accorto Sgarbi di aver aperto le porte dell’inferno che pur per mero opportunismo politico voleva tener ben chiuse.

I casi noti, già numerosi, di pedofilia dei preti cattolici sono quelli accertati dai tribunali e terminati con una sentenza di condanna. Se accettiamo la plausibile ipotesi del consenso e dell’attrazione reciproca, questi casi restano necessariamente ignoti e si moltiplicano di non poco. Il presidente Berlusconi avrebbe poco di che scandalizzarsi davanti alla vignetta del Manifesto. A proposito di Berlusconi ha fatto sapere lo stesso conduttore che per intervento diretto del Presidente Mediaset non ha acquistato il video, che quindi è rimasto nella disponibilità della rai. Per ragioni politiche il presidente non ha più fatto l’imprenditore, ma a mio avviso avrebbe fatto meglio ad acquistare il video anziché una copia del Manifesto, che poteva invece tranquillamente ignorare. L’ineffabile Sgarbi sempre pronto ad irritare il suo prossimo, questa volta a chiuso la sua sparata dicendo che la pedofilia dei preti è cosa assolutamente schifosa, ma che però la chiesa non si tocca per una sorta di ragion di stato o di sicurezza nazionale. A Napoli ci sono tantissime opere d’arte e sappiamo che ci sono anche montagne di rifiuti. Occorre far vedere le opere d’arte, con le quali lo stesso Sgarbi campa non poco, ed occultare le montagne di spazzatura, in mezzo alla quale tutta la popolazione di Napoli vive tutti i giorni, forse neppure sapendo che ad edificazione del loro spirito la città di Napoli possiede tante opere d’arte, guarda caso spesso situato dentro chiese ricchissime di ornamenti. Questa la moralità pubblica e privata dell’uomo Sgarbi, al quale perfino il gigante mite voleva lanciare una scarpa alla sua faccia televisiva.

Ma non è stato di meno Marcello Veneziani, indubbiamente più intelligente e serio di Sgarbi. L’amico Marcello che si è tagliato i baffi ci ha detto di aver scoperto in Puglia, facendo ricerche d’archivio, casi di pedofilia dei preti già nel Seicento. Potrei confermargli qualcosa di analogo per la Calabria nello stesso periodo. Ma poi ha concluso anche lui per la ragion di stato, immaginando gli italiani un popolo di bacchettoni che non vogliono si tocchi la loro chiesa, che è fatta di tante madre terese di Calcutta o di padri pii. A propositi di questa Madre Teresa di Calcutta voglio levarmi un sassolino dalle scarpe. Sono in casa mia con quattro lettori virtuali e posso prendermi la mia libertà. Non cerco voti. Non mi presento alle elezioni. Posso fare anche a meno del Cavaliere. Questa donna indiana, che avrà pure fatto un po’ di bene, facendone un mestiere ed una ragione di vita insieme, viene costantemente utilizzata come un’icona cattolica per coprire tutte le nefandezze che altrove ma sempre nel santo grembo di madre chiesa vengono commesse. Ho sentito il nome di Madre Teresa di Calcutta pendere dalle labbra di Madre Mastella di Calcutta in quel di Santoro, prima che la Madre si ritirasse in preghiera. È bastato il solo sfruttamento mediatico di Madre Teresa da parte di Madre Mastella perché andasse in fumo tutto il bene che a Madre Teresa possa essere attribuito. Viene da sospettare una truffa in grande stile. E del resto il diavolo, che è un grande logico, puà ben pensare che da una parte la Chiesa produce quelle stesse masse di derelitti che Madre Teresa accoglie pietosamente dall’altra ed il tutto si mantiene come in una partito di giro.

Ma a parte ciò è inaccettabile l’argomento percentualistico: i preti pedofili sono soltanto casi limitati che non offuscano la grande realtà della chiesa che è fatta da Madre Teresa di Calcutta, di Padre Pio, che ancora taluni si ostinano a considerare un imbroglione non perché la cosa mi riguardi, e così via. Una realtà identificativa contro un’altra. Non è accettabile questa argomentazione ed è del tutto disonesta, a mio avviso. Se i casi esistono, pochi o molti che siano, non ha senso occultarli. Chi intende fare ciò, a mio avviso, non serve la Verità, ma serve gli interessi politici della chiesa, dal cui voto dipende: un classico esempio di “carità pelosa”, ben individuata già dal Manzoni. Ed infatti gli araldi della censura e della difesa dell’immagine del papa sono i soliti sanfedisti, di cui offro alcuni link, per restare in Forza Italia: l’Occidentale, Ragionpolitica.it, dove non lascio inutilmente i miei commenti, regolarmente oscurati. In particolare l’Occidentale di Quagliarello sta seguendo la vicenda Rai con il gusto di veder defenestrato Cappon proprio sulla faccenda del Video sacrilego. La Verità non si presenta alle elezione e non è calcolabile con le stesse percentuali dei partita. La Verità ha sempre perso le elezioni. Se la trovo, metterò in questo blog il volto umiliato ed offeso della nonna brasiliana, costretta al silenzio, intimidita per aver voluto denunciare le sevizie fatte dal prete pedofilo al suo nipotino. I papisti nostrano devono dirmi se sono false le lacrime di quella donna. Il resto, cioè quale sia stato l’effettivo ruolo del Ratzinger divenuto ora papa, è cosa che mi interessa assai poco e che a mio avviso è del tutto marginale nel significato complessivo del Video. Volendo si possono trovare falsità ed imperfezioni anche nella Divina Commedia, ma ognuno sa che nella Divina Commedia bisogna osservare innanzitutto la Divina Commedia. Accanto al volto della nonna brasiliana, se lo troverò, metterò il volto tanto gettonato ed iconizzato dell’inflazionata Madre Teresa di Calcutta. Ognuno potrà poi liberamente scegliere quale volto esprime la Verità della Chiesa.


Io comunque l’ho e posso testimoniare per ciò che ho sentito e visto. Il video era più che attendibile e le critiche di Introvigne, ammesso che siano esse fondate nella loro astruseria, ammesso che valga la pena di prestarvi attenzione nell’esaminarle, non coglievano nessun aspetto essenziale del video. Commovente l’anziana e povera signora brasiliana costretta a tacere ed emarginata per aver denunciato l’abuso commesso sul nipote. È semplicemente vergognoso e mi vergogno di essere stato battezzato cattolico. Ma ho fatto sana apostasia con formale atto di abiura. Naturalmente ciò non mi impedisce di essere sereno ed equanime verso i cattolici ed il mondo cattolico. È però un mio diritto volerne stare fuori e non essere soggetto ad un£indebita influenza. Il mio rispetto ed affetto verso molti cattolici e parenti miei amici non è per nulla in crisi da ciò che fa la gerarchia cattolica, che come si dice al mio paese è la principale responsabile della perdità di devozione da parte dei fedeli, così come appunto ha dichiarato l’anziana signora brasiliana le cui lacrime non potrò mai dimenticare. Eccolo che suona di là la sigla del dottor Vespa, arciricco signore dell’informazione e dell’istupidimento degli italiani.


Mi astengo da un facile e logorroico commento che affido alla mia consueta Rassegna Stampa Commentata. Qui mi soffermo su un altro scandalo non meno grave e di cui non si è consapevoli. Si parla in questi giorni del grande discredito in cui è caduta la politica. Non è cosa nuova. Il problema è che tutti i partiti sono condizionati dal voto della Chiesa che nel filmato viene equiparata alla Mafia, che già afflige l’Italia come un problema noto e mai risolto. La politica italiana è dunque alla mercé di mafia e chiesa. I cittadini non hanno nessuna influenza su quella formazione della politica nazionale che dovrebbe essere da loro determinata attraverso la partecipazione alla vita ed all’attività dei partiti politici, secondo quanto recita l’art. 49 della costituzione, un articolo nato morto. Mentre si parla di liberalizzazione e concorrenza, basterebbe mettere i partiti in concorrenza con la chiesa nella raccolta dell’otto per mille. Tante cose si potrebbero fare se il comune buon senso degli italiani fosse al governo di questo paese.

A proposito di Family Day sto ascoltanto una diretta della conferenza della Bindi sulla Famiglia, almeno credo, non avendo seguito dall’inizio. Si parla di un’Alleanza della Famiglia. Ho ascoltato alcuni interventi. Fra poco spegnerò la radio, avendo qualcosa da fare. Confermo ciò che ho scritto altrove: sanfedismo e demagogia della peggiore specie. Ovviamente non sono un nemico della famiglia. Tutti facciamo parte di una famiglia e nessuno può essere contro di una famiglia. Tutti si affollano al microfono per dire che sono a favore della famiglia. Ci sarà qualcuno contro? Vi è sempre bisogno di un nemico che possa tener unita la massa. Saperlo distinguere è poi ben altra cosa. Evidentemente si pensa che nemici siano quelli che possono essere bollati come non-famiglia! Che ne facciamo di costoro? E chi sono? Al cimitero del Verano in Roma si legge entrando: «ciò che siete fummo, ciò che siamo sarete!» Esistono tanti modi per essere presi per i fondelli e si può essere presi per i fondelli anche in nome della famiglia: quello che si propone poteva esser già fatto, o è in corso o dovrà fare i conti con le compatibilità economiche. La mia proposta provocatoria io l’ho fatta: un milione di euro a testa per ogni nuovo nato, e magari anche per quelli cresciuti e già invecchiati. Li voglio vedere! Non voglio qui svolgere una critica analitica degli interventi, ma aspetto i demagoghi al varco. Verra fuori che quanti hanno messo moto al tutto, getteranno presto la maschera e si proporranno come deputati alle prossime elezione, risolvendo i problemi per la loro famiglia o la loro vanità, se già non ne hanno abbastanza. Mah! Il dibattito sulla famiglia si sta già sfarinando sul problema della casa, del lavoro, degli asili nido per i quali non bastano le risorse, la maternità, le “gravidanze a rischio” (?), il part time per i padri, delle pensioni, degli ammortizzatori sociali a costo zero non si può, della sanità, dell’autonomia finanziaria dei comuni, dello stato sociale, i giovani, il precariato, un debito pubblico infinito, il lavoro nero, ecc. Il fiume finisce nel mare immenso. Ritorna tutta la politica economica di sempre. Un milione e mezzo di persone a san Giovanni per riproporre di nuovo quello che già si sapeva o per andare contro a ben precisi obiettivi su ordine del Vaticano? Mah!

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. E ti pareva!. Massimo Introvigne è lo stesso che ho incontrato nella rassegna stampa sul libro di Odifreddi. La sua presa di posizione sul documentario, di cui si rammarica la comparsa in internet, è in sintonia con la sua posizione sul libro di Odifreddi. Il nostro Massimo è in servizio permanente effettiva verso la Causa Santa. Il filmato sarebbe stato tre volte demolito nella sua falsità non dalle vittime delle cristiane attenzioni di tanti pii e consacrati preti americano e non solo, ma da una schiera di valenti esperti di diritto canonico, cioè di azzeccagarbugli del Vaticano. Da che parte pende l’Occidente non è difficile capirlo. La sua notizia: Cappon in bilico per colpa di santoro, rivela comunque gli interessi politici in gioco e l’ampiezza dello scontro. Avendolo visto e rivisto, non capisco proprio in cosa consista il “falso”. I numerosi casi di pedofilia accertati in America sono un’invenzione della BBC? E che interesse poteva avere ad inventare una cosa simile? Il reporter della BBC non conosce bene il diritto canonico? E chi se ne frega? A chi possono interessare quelle astruserie se i fatti denunciati sono veri?

2. Tutte invenzioni di Santoro che vuol diffamare il papa: così l’Avanti socialista, difensore del Concordato. Non si capisce proprio se questi bambini pedofilizzati da numerosi preti in Americano siano mai esistiti. Come per gli UFO: ne parlano, ma nessuno li ha visti e non se ne può documentare l’esistenza. Le questioni di forma nascondono la sostanza del fatto accertato dai tribunali americani, che condannando le diocesi cattoliche ne hanno addirittura dissestato le finanze.

3. La diabolica e anglicana BBC rivela che la chiesa cattolica è passata in minoranza nel Guatemala. Proprio una congiura. Forse ciò che salva la BBC è il fatto di trovarsi in un paese anglicano da diversi secoli. Non sono possibili quelle stesse pressioni che sono abituali e normali in un paese cattolico come l’Italia, dove la televisione di stato è in pratica un organo del Vaticano. Dopo il servizio choc sulla pedofilia, la BBC ne sta preparando un’altro sul calo dei cattolici in Guatemala e forse in tendenza nel resto dell’America Latina? un male? un bene? Mah! Un caso di pedofilia illustrato nel filmato era avvenuto in Brasile, non negli USA. Probabilmente nei paesi poveri le vittime hanno una minore possibilità di ribellarsi. La chiesa ha sempre particolarmente amato i poveri.

4. I tentacoli della piovra sulla RAI. E ti pareva! Come avrebbero potuto essere sicuri i nostri papisti che le loro richieste di censura sarebbero state accolte se non esistesse una struttura segretissima scoperta proprio in margine al caso scoppiato per la richiesta fatta da Santoro per l’acquisto del filmato della BBC. Riporto testualmente, ma invito alla lettura del testo che ci rivela il nostro scandalo quotidiano: «Si spiegherebbe così il meccanismo denunciato ieri da Pippo Baudo “contro ogni censura preventiva” in Rai in seguito alla polemica sollevata per la richiesta di Michele Santoro di acquistare della Bbc il documentario su alcuni casi di preti pedofili per la sua trasmissione Annozero. Evidentemente la richiesta di Santoro era temporaneamente “sfuggita” al controllo dell’organo esecutivo di sicurezza di viale Mazzini, obbligando le istituzioni preposte ad un tardivo, quanto goffo, intervento, per cercare di bloccarne la messa in onda. Vedremo che impatto avrà questa clamorosa scoperta sulle proposte di legge del governo sulla riforma della Rai e dei servizi segreti. E se la Rai si trasformerà definitivamente da “servizio pubblico” a “servizio segreto”». Se così è, quale verità possiamo aspettarci dalla RAI? Un servizio come quello della BBC è impensabile. Il guaio è che paghiamo il canone! Se almeno, pur pagando il canone, potessimo decidere a quale televisione pagarlo, le cose forse cambierebbero. Ma sarebbe meglio non pagarlo per nulla e smantellare tutto il sistema attuale delle televisioni, liberalizzando al massimo l’informazione.

5. Siamo alle solite: 20 parlamentari e 8o intellettuali che firmano. Firmano perché il filmato non gradito non venga trasmesso. Non per compilare liste di proscrizione, cosa a me del tutto estranea, ma perché le idee hanno nome e cognome, sono curioso di saperne i nomi. Tra i politici spiccano: Quagliarello, Paola Binetti, Storace, Volontè. Ci avrei giurato! Eccoli tutti, o quasi. Il guaio è che ormai il video è stato acquistato con i soldi dei contribuenti ed è stato tolto dalla libera fruibilità in internet forse in conseguenza dell’acquisto della Rai, che probabilmente non lo trasmetterà mai. Date le astuzie gesuitiche a cui sono rotti i nostri parlamentare, c’é da scommettere che fosse tutta una sceneggiata concerta: si acquista, si toglie da internet, non si trasmette almeno da server posti sul territorio nazionale. Le pensano tutte. Quanto agli stupri fra poco sentiremo che non sono mai esistiti, o meglio se sono esistiti il popolo gregge non dovrà mai saperlo.

6. Come avevo supposto, indovinando: il video è stato ritirato da internet in seguito all’acquisto RAI». Mi resto ancora da indovinare il fatto che a Santoro verà impedito di trasmetterlo, cosa che doveva già essere avvenuto nell’ultima trasmissione. Resta da chiedersi se detenendo la RAI i diritti, costati 25.000 euro potrà continuare ad impedirne ad altri la visione su internet. Se invece il video verrà trasmesso, magari non con i sottotitoli ma con il doppiaggio, è da chiedersi se potrà essere visto dagli archivi rai. Viste le resistenze, che hanno già piegato Crozza e scomunicato Rivera, che forse non lavorerà più almeno a piazza san Giovanni, dubito che Santoro possa farcela. Ma sono curioso di vedere se il suo “eroismo”, spesso fazioso, valeva solo contro Berlusconi, o egli saprà fare adesso un gesto sotto il regno di Prodi. Il video è ancora visibile nel blog di Beppe Grillo, da dove si può scaricarlo. Mentre sul sito delle BBC non dovrebbero esservi problemi. Mi riservo di analizzarne il contenuto, magari in opposizione ad Introvigne, ma non adesso. Sono occupato con altre cose. Intanto vediamo come evolve la faccenda.

7. Il poplo italiano è un minorenne sotto tutela. L’articolista giustamente rileva come sulla dubbia pedofilia del comune di Rignano sia la tv di stato sia le tv di Berlusconi ci hanno asfissiato senza che sentissimo il bisogno di essere informati più di tanti. Non solo i dibattiti televisivi si sono sprecati. Sui casi più certi di pedofilia ad opera di preti deve essere fatto il silenzio più assoluto non perché gli stupri non ci siano stati, ma perché astruse questioni di diritto canunico, il più astruso dei diritti, non sono state ben comprese da chi alla bbc ha fatto l’inchiesta. Cosa bisogna studiare nella vita? Il diritto canonico dei preti!

8. Il senso mi sfugge. Certamente non sono sospetto di simpatie per Michele Santoro, ma in questo caso non riesco a capire gli addebiti che gli vengono mossi e mai avrei immaginato di dovermi ergere a suo difensore. L’articolo di Fasani, che per fortuna è fornito di un indirizzo e-mail, al quale inoltrerò questo commento mi riesce proprio incomprensibile. Sarà pur vero che il Giornale si è occupato del caso in altri approfonditi articoli, ma io non li ho letti e non compro le edizione cartacei dei giornali. Se fallissero tutti, sarebbe forse un bene per il sistema dell’informazione. Torneremmo al più sano passaparola o alla Fama. Il punto essenziale mi sembra uno solo: gli stupri, e pure numerosi se non sistematici, ad opera del clero, soprattutto in America, ci sono stati o sono essi un falso? Il falso in cosa consiste? Nell’ignoranza della qualificazione canonistica dei fatti o nei fatti stessi? Si ripete continuamente che si tratta di un falso ma non si dice qual è questo falso. Dove stesse nel 1962 Joseph Ratzinger a me interessa assai poco. Se invece sono vere le lacrime della nonna brasiliana e non una finzione scenica a pagamento, a me invece questo interessa moltissimo ed è l’essenziale della notizia. Sul resto Massimo Introvigne può dilettarsi quanto vuole. Me lo dica lei, Fasani. Se mi onora di una risposta, l’aggiungo a questo mio commento, senza aggiungere verbo o aprire un contradditorio con lei. Il 68 l’ho fatto anche io, ma non capisco cosa qui ci azzecchi con la pedofilia dei preti. Di quel periodo ognuno può dare l’interpretazione che meglio crede a seconda della parte dove stava ed a seconda di cosa ha fatto. Di Marsiglia e della biografia di Santoro assai poco mi interessa. Ma se ha deciso di fare un servizio giornalistico ed anche dissacrante su quell’organizzazione tutta terrena che si regge su una burocrazia celibataria, questa sì contronatura, ben venga Michele Santoro! Ma forse il suo pezzo giornalistico voleva essere un pezzo contro Michele Santoro che ha deciso di fare un servizio sulla pedofilia dei preti. Insomma, se ha tempo per rispondermi mi faccia capire cosa intendeva dire nel suo articolo che io mi son preso la pena di leggere. Quando scrive lei, lei scrive per essere letto e capito o tanto per scrivere in quanto pagato?

9. Chiesa e pedofilia: la disinformazione di don Stefano. Commento analiticamente il testo di don Stefano Colombo (un sacerdote?) che si rivolge a Beppe Grillo, ma il cui testo ognuno può leggere in Rete. Mi scuso per il tono un po’ rude, ma scrivo di getto e ho altro da fare. Mi riprometto di ritornare su queste righe, per smussare le asperità non strettamente attinenti alla logica argomentativa. Dunque: 1°) don Stefano si rivolge a Beppe Grillo. Perché? Il video incriminato è stato ritirato dai siti in cui si trovava fino al momento in cui non è scattato il divieto a causa dell’acquisto Rai dei diritti relativi. Il filmato non sarà probabilmente trasmesso da Annozero, che lo ha acquistato per 25.000 euri di soldi dei contribuenti obbligatoriamente costretti a pagare il canone. Probabilmente sarà una nuova forma di censura. Beppe Grillo resiste eroicamente e fino a ieri sera era ancora possibili scaricare il video dal suo affollatissimo Blog. Ecco che il censore don Stefano si rivolge a Beppe Grillo per fargli un paternale. Ma cosa dice nel paternale? 2°) Viene posto il dato puramente cronologico che il Video viene dopo il Family Day. E allora, caro don Stefano, cosa pensa di aver detto con ciò? Qual è la forza logica dell’argomento. Con i gesuiti la chiesa ha creat una sua armata di ragionieri particolarmente agguerriti. Pensa che il Family Day sia un’operazione solare? Io l’ho definita altrove una manifestazione sanfedista, non perché sia contrario alla Famiglia. Anche io sono nato da un padre ed una madre, suppongo anche lei, e quindi tutti abbiamo una Famiglia. Come possiamo essere contari alla Famiglia? Come possiamo essere contrari al Sole, visto che lei ama i ragionamenti solari. Quanto allo scopo vero del Family Day proprio lei cita Andreotti (“pensar male... appunto!). 3°) Meno male che lei stesso riconosce che il problema della pedofilia è un problema gravissimo. Ma perché allora fare sconti alla Chiesa, fin troppo abituata ai privilegi fiscali. Vuole anche gli sconti morali? Un proverbio di origine curiale dice: predicar bene e razzolar male, come quel prete del filmato che subito dopo aver struprato il chierichetto andava a dir messa e poi ritornava a letto per continuare lo stupro, se ho ben seguito lo squallido filmato. In questa parte lei dice che è un falso nel senso della finzione scenica o delle pura invenzione testimoniale? Lo dica, se può dirlo! 4°) La pedofilia è un’etichetta bugiarda? Ma che intende dire? Tira a negare l’evidenza solare del fatto procedendo per progressiva minimizzazione e cambiando le etichette? Vecchio trucco gesuitico, troppo sfruttato per rendere ancora. Io la invito a fare un ritratto del volto della nonna brasiliana, afflitta per il nipotino stuprata dal prete che ha abusato della povertà del suo gregge. Questo quadro lo deve affiggere nella sua chiesa accanto al ritratto della madonna! Ma chi era in fondo Gesù Cristo? Un pazzo marginale di cui gli storici romani neppure si sono accorti al punto che la sua esistenza appartiene più alla leggenda che non alla storia. Quindi, ci vada piano con le “esigue minoranze”. Le devo ricordare io la parabola della pecorella smarrita? Le devo ricordare gli attrezzi del suo mestiere? Il dato numerico quantitativo vale all’inverso? Basta un cattivo prete per far perdere la devozione a molti. La nonna brasiliana ha detto appunti di averla persa qualla devozione, grazie al suo collega brasiliano! 5°) Quando a Ratzinger le assicura che assai poco mi interessa il suo coinvolgimento in questa storia. Mi pare che basti per concludere che se di disinformazione si tratta, a fare disinformazione per conto della sua ditta, sia proprio lei caro don Stefano. Di papi uno solo ne ricorda a mia memoria che meritasse rispetto anche da parte di chi stava fuori dell’ovile: Giovanni XXIII. Dopo siamo andati di male in peggio. Non si dolga di queste mie parole, ma si deve rassegnare ad accettarle come una conseguenza necessaria per l’essere voluto uscire dallo spazio privato alla conquista dello spazio pubblico, che dovrebbe esser proprio ed esclusvo della politica. Pace e bene!

10. L’informazione obiettiva è per il Vaticano quella che non c’è, o solo quella che è diffusa dal Vaticano stesso. L’intervista si apre con il memento che «Venti parlamentari e ottanta intellettuali cattolici e laici hanno sottoscritto un appello ai dirigenti della televisione di Stato italiana perché tale documentario non vada in onda», per poi lasciare all’intervistato don Fortunato Di Noto, fondatore della solita Associazione, la scoperta dell’acqua calda: se vi sono uno o mille preti pedofili, non vuol dire che sono tutti pedofili. Se vi sono magistrati pedofili non vuol dire che tutta la magistratura in quanto corporazione perda il suo prestigio. Se vi è una mela marcia, non vuol dire che tutte le mele son diventate marce. In quanto poi all’argomento che la chiesa non nasconde l’evidenza del fatto, vi è da aggiungere che non può farlo data l’evidenza delle condanne al risarcimento dovuto alle vittima. L’entità del risarcimento è tale da aver procurato il dissesto finanziario di non poche diocesi americani, se ho ben letto o ben ricordo: non intendo propagare notizie false, che di per sé non mi attraggano. Vi è da dubitare della sincerità di quanto dice don Fortunato. Nel caso specifico, non può più negare l’evidenza perché continuare su questa strada sarebbe un suicidio. Ma per tradizione e cultura la chiesa cattolica ha sempre occultato e nascosto tutto ciò che non le tornava utile. Per tutti valga il caso Galilei. Siamo seri e non prendiamo in giro chi ha sufficiente raziocinio per dare una valutazione razionale di un’ulteriore operazione di copertura che è in atto. Mi astengo dal commento ulteriore dell’intervista. Come quella di don Stefano sono tutte uguali, secondo un’identica regia: non negare l’evidenza che non si può più nascondere, minimizzare i fatti, guardare la pagliuzza di qualche inesattezza canonistica e nascondere la trave dietro la pagliuzza, ecc. La Chiesa ha sempre avuto paura della Verità e vive abitualmente di Menzogna. Con Nietzche possiamo ripetere che la volontà di verità è volontà di morte, cioè tradotto in termini concreti senza la “superstizione” imposta dogmaticamente ai suoi fedeli la chiesa cattolica perdere tutto il suo Potere, che è ciò che esattamente ama al di sopra di ogni cosa. Quanto poi all’accostamento di magistrati, insegnati, macellai, bidelli... e preti che possono essere tutti democraticamente pedofili il problema se mai è di comprendere la specificità del prete pedofilo, che guarda caso da Agostino in poi ha avuto con il sesso un rapporto che oggi uno psichiatria non esiterebbe a definire patologico. Quella dottrina del sesso è diventata nei secoli parte consiste dell’edificio dogmatico della chiesa cattolica, della sua Morale, della sua Dottrina Sociale. La pedofilia di cui si parla è anche l’espressione di una tartuferia morale che è fenomeno largamente presente nel cattolicesimo, di cui ben si può dire che è un sistema istituzionalizzato dell’ipocrisia. Infatti, un prete pedofilo se non ha perso anche l’uso del raziocinio, così ben esercitato da Adriana e da don Fortunato, suppongo sia perfettamente in grado di valutare la specificità delle sue pulsioni e la sua compatibilità con il suo abito: se ha taciuto, è segno evidente che le due cose possono coesistere. Non uno o mille, ma solo la punta di un icesberg, che come ognun sa emerge dall’acqua solo per il dieci per cento della sua massa complessiva.

11. C’è chi intanto trasmette, mentre glli altri discutono>. «Il controverso documentario della Bbc sui preti pedofili è stato trasmesso in versione integrale la scorsa notte su Teleambiente, emittente romana che fa parte di un omonimo consorzio di sette Tv del Centro-Nord. Il filmato, che dura circa trentanove minuti, è andato in onda verso l'una del mattino nella versione già presente su internet, con l'audio originale in inglese ed i sottotitoli in italiano. Nella parte alta dello schermo una scritta a scorrimento continuo giustificava la scelta invocando il diritto di cronaca. “Di fronte al balletto tra Santoro e Mentana sull'acquisto del documentario - ha dichiarato Bruno De Vita, editore di Teleambiente ed esponente del movimento dei consumatori ("di cui la Tv - dice - è diretta espressione") - abbiamo deciso di trasmetterlo integralmente e senza alcun commento. Un popolo adulto sa giudicare”. Il filmato sarebbe stato inviato a Teleambiente via e-mail, ma De Vita preferisce non rivelare il mittente. “Ovviamente - sottolinea un comunicato dell’emittente - non sono stati pagati diritti”.» Se la trasmissione di Santoro si farà il prossimo giovedi, a questo punto sarà interessante il dibattito e chi potrà parlare. Prevedo che sarà prevalente la forza di condizionamento del Vaticano, che chiaramente vuole il silenzio su questo tema, quel silenzio che ha sempre mantenuto sulla faccenda, checcé ne dica Introvigne. Mi chiedo cosa farà Santoro, di cui ricordo le sfuriate contro Berlusconi, sfuriate che non ho mai condiviso. Si era dichiarato paladino della libertò, voglio vedere adesso quale libertà sarà capace di difendere e contro chi.

12. Una bella pretesa. Il burocratese della “Catholic Anti-Defamation League” è difficile da digerire, soprattutto in quest’ora in cui scrive, assalito come sono dal torpore. Ma provo lo stesso a commentare il testo in lettura sequenziale. Ci si rivolge al Direttore di quella RAI di cui tutti per legge siamo obbligati a pagare il canone, anche se i programmi RAI decidessimo di non guardarli mai. Il presidente di una così strana associazione, di cui mai finora avevo sentito parlare, chiede al direttore generale della rai ed al CdA di non trasmettere il filmato non a nome degli abbonati alla Rai ma a nome degli iscritti alla sua associazione e di altre associazioni che dice di rappresentare. Questo già non va bene. Se una simile associazione ritiene che vi siano motivi di diffamazione, può ben promuovere apposita azione. Il filmato non è stato prodotto dalla Rai, ma dalla BBC, contro la quale occorre in primo luogo muovere le rimostranze. Quanto poi a dire aprioristicamente che il Tizio (Santoro o comunque si chiami) non è neutrale, affidabile, ecc., è cosa che il Tizio stesso potrebbe giudicare calunnioso e diffamatorio. Quanto poi alla persona del papa definita “sacra ed inviolabile” a norma di Concordato è cosa da far accaponare la pelle. E che vuol dire? Tutte le altre persone che esistono sono immonde e violabili? E che vuol dire che una persona è “sacra” per legge? Una sola o tutte? Il papa è dio in persona? E poi! Appunto perché i servizi sono pagati dai contribuenti la trasmissione dovrebbe andare in onda. Saranno poi i telespettatori a darne il giudizio che meglio riterranno, ma non si possono cosiderare i telespettatori stessi come dei minorenni o dei mentecatti che debbano dipendere dagli “autorevoli esperti” menzionati da Pietro Siffi. Può darsi che autorevoli lo siano per lui, ma non per tutti. Se la chiesa cattolica non fa bella figura per i numerosi casi di pedofilia accertati fra il clero, è colpa della chiesa e solo della chiesa cattolica. Non si può chiedere di nascondere ciò che è realmente accaduto solo per salvaguardare l’immagine della Chiesa cattolica, che può salvaguardare la sua immagine solo se ciò che è accaduto non fosse mai accaduto e si spera non accadrà mai più. Non è nascondendo che si salvaguarda l’immagine. In Genova, qualcuno ha gridato: “Sepolcri imbiancati!” Volevasi dimostrare. Mah! Basta. Et de hoc satis.

13. Le irrilevanti eccezioni di Massimo Introvigne. Ho studiato diritto, ma non diritto canonico, salvo quelle voci che ho dovuto leggere sull’Enciclopedia del diritto, di cui ero revisore. Non è comunque la mia materia e non mi ha mai attratto come branca giuridica. Ma mi pare che neppure Massimo Introvigne sia un canonista di professione, anche se ha voluto tirar fuori uno scritto tecnico per dire che il filmato è un falso. Ma falso di cosa? Gli stupri sono una invenzione filmica? Non credo che nessun possa ed abbia sostenuto ciò. Ho però i miei sospetti sul latinorum di Introvigne. Confido che con un certo studio ne potrei venire facilmente a capo. Ma non ho voglia di addentrarmi in quei meandri e soprattutto non ne ho bisogno per capire quel che mi basta capire e che ho già capito. Sarebbe una perdita secca di tempo. Alla nonna brasiliana afflitta davvero come una madonna per il nipote sodomizzato dal prete cosa facciamo? Le facciamo un bel corso di diritto canonico? Le mandiamo a consolarla Massimo Introvigne?

14. Infami calunnie e pseudotestimonianze per l’Avvenire. È la prima volta che lo leggo. Fino adesso sembrava che il falso consisterebbe nell’erronea qualificazione giuridico-canonistica dei fatti, oppure sulla precisa responsabilità di Joseph Ratzing. Nell’un caso si potrebbe trattare di ignoranza. Chi non è ignorante in diritto canonico? Chi tra i suoi saperi necessari include il diritto canonico al posto dell’aritmetica o della lingua italiana? Ma che ad esser false fossero le testimonianze questo è veramente assai grave, se è come dice l’Avvenire. Ed i giudici americano che hanno condannato le diocesi americane a pesanti risarcimenti si sono inventati tutto? Siamo stati tutti vittima di una burla giornalistica, avendo letto o sentito queste notizie. Le persone che abbiamo visto nel filmato ed erano esse stesse vittime erano dnque impostori pagati allo scopo di diffamare la chiesa cattolica? La verità non può stare da entrambi le parti. Se la verità dei testimoni, che non conoscevano il diritto canonico quando venivano stuprati, è tale, allora tutta l’infamia dovrebbe cadere sull’Avvenire se il nostro paese non fosse un paese cattolico, che lava ogni cosa e dimentica tutto ciò che conviene dimenticare e tacere. Il segreto è l’essenza della chiesa cattolica. E non sono i misteri eleusini. Sono ben altri misteri.

15. un esempio di ordinaria ipocrisia cattolica. Provate voi a leggere il testo linkato che fa riferimento ad una delle infinite sigle della ragnatela cattolica in Italia: Copercom, di cui fino ad oggi neppure sospettavo l’esistenza. Mi chiedo dove va a finire il mio 8 per mille. Dite voi “cosa c’azzecca”, per dirla come Di Pietro. Si tratta di trasmettere un filmato prodotto dalla BBC, non dalla RAI, che mai avrebbe fatto un’inchiesta simile. Il filmato è già stato trasmesso dalla BBC e circola più o meno liberamente in internet. I giornali annunciano che questa sera sarà presente il famigerato produttore di questo filmato, lui stesso testimonianza vivente dello stupro subito ad opera di preti: nessuno lo ha incriminato per essersi inventato lo stupro. Vi sarà a difendere le ragioni della Chiesa l’Avv. lateranense Fisichella. Che cosa di più? Il fatto sta lì. Che i tizi in questione abbiano contribuito alla legge contro la pedofilia non ha nulla a che fare che con la questione in oggetto. Dunque si sta menando il can per l’aia. Al solito. Dal “chi siamo” del Copercom (mai prima coperto, come si dice a Roma) leggo fra l’altro quali finalità perseguite:
…alla sensibilizzazione e allo sviluppo della capacità e della coscienza critica dei cittadini;…
Ma quando mai. Vale piuttosto il motto dei gesuiti: andate e conquistate il mondo, anche quello virtuale dei media e della comunicazione. Ma ritornerò perché è un interessante oggetto di studio.

venerdì, maggio 11, 2007

Commento alla Lettera aperta di Quagliarello a Cicchitto e Biondi

Creato l’11.5.97
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Ho appena inviato all’Occidentale il commento ad un articolo con il quale Quagliarello manda una “Lettera aperta” a Cicchitto e Biondi per la loro decisione di non partecipare al Family Day. A mio avviso, Biondi e Cicchitto devono invece venire domani a Piazza Navona. Dubito che il mio Commento venga pubblicato dai Moderatori liberali di Magna Carta. Ne salvo il testo in questo mio blog dal titolo programmatico “Fare politica in Forza Italia”, che ho dovuto creare per non aver mai trovato possibilità di esprimermi negli spazi liberali di Forza Italia:

La nuova epoca delle guerre di religione

Mi riservo un più ampio ed articolato commento nel blog "Fare politica in Forza Italia". Qui esprimo alcune rapide notazioni. Con Biondi e Chicchitto mi rammarico che la loro presa di distanze dal Family Day non sia stata più netta e coraggiosa. È grottescamente aberrante l’argomento che la manifestazione di piazza Navona costituisca una contromanifestazione di disturbo: è vero esattamente il contrario. Scegliendo la data del 12 maggio, Pezzotta e Roccella non potevano non sapere che era l’anniversario del referendum sul divorzio e della morte di Giorgiana Masi. La provocazione è stata fatta da chi ha pensato che in questo paese fosse ormai estinto lo spirito laico e che tutto si potesse osare. Hanno fatto male Cicchitto e Biondi a non organizzare un contromanifesto a quello redatto da Quagliarello: come militante di FI lo avrei senz’altro firmato. Sbagliano Cicchitto e Biondi a non venire a piazza Navona, dove io sarò anche e forse soprattutto contro i tanti Quagliarello in parlamento. A Piazza Navona dovrebbe stare ogni autentico liberale senza aggettivi. A far data dalla campagna per l’astensionismo referendario è ormai in atto una nuova guerra di religione: non bisogna aver paura di riconoscerla come tale e di combatterla, schierandosi dalla parte che si ritiene la propria. Trovo irritante rivendicare per la chiesa un vero e proprio diritto di intervento nella sfera politica e pretendere che i soggetti che ne sono minacciati non debbano reagire, non si debbano difendere, debbano sottostare ad un assurdo timore reverenziale verso chi con le sue prese di posizione è stato molto più violento ed offensivo di chi si è limitato ad imbrattare qualche muro, non potendo altrimenti esprimersi. A Bagnasco non esprimo perciò nessuna solidarietà, perché a mio avviso non la merita. Fino ad oggi, per amore di quiete, ho evitato di esternare l’abisso concettuale che mi separa dal cristianesimo e dal cattolicesimo in particolare: libri scherzosi e divertenti come quelli di Odifreddi sono la spia di un’insofferenza ben più profonda nel seno della società italiana. Mi auguro che Forza Italia sia e si dimostri quel partito liberale che dice e pretende di essere. E per questo ben vengano altri cento Family Day che facciano cadere i veli dell’ambiguità e del nicodemismo.

* * *
Spiego ogni volta che me ne capita l’occasione come la distinzione fra laico e laicista non abbia consistenza logica, ma sia solo una deformazione polemica per esprimere da parte della gerarchia ecclesiastico il gradimento o il non gradimento di una determinata posizione. Allo stesso modo in cui noi diciamo cagnolino e cagnaccio. (segue) Queste operazioni sul linguaccio sono tipiche da cattolicesimo non da oggi, ma fin dalle sue origini, da quando incomincio a trasformare la festa pagana del Sole nel Natale cristiano. Se è che il linguaggio – come dice Heidegger – è la casa dell’essere, si tratta di una violenza inaudita di fronte alla quella sono di una assoluta innocenza le scritte murali che tanto hanno attratto l’attenzione dei mezzi di informazione. Un tipico ribaltamento dei ruoli: il violento diventa la vittima e l’aggredito viene additato come il criminale terrorista aggressivo. Se lo spirito critico non è scomparso dal suolo italico, la vicenda Bagnasco può essere letta ben diversamente da come è stata presentata. Un ulteriore esempio è il valore simbolico della data del 12 maggio. In macchina a baubau ho sentito il teodem Enzo Carra così argomentare: l’anniversario del referendum del divorzio non è mai stato celebrato prima, perché mai i suoi organizzatori dovevano farlo adesso dopo che il 12 maggio era stato fissato il Family Day. Doppia obiezione: perché mai il buon Pezzotta doveva scegliere proprio il 12 e non l’11 o il 13 che per giunta cadeva di Domenica, giorno del Signore. Ed inoltre con Giorgiana Masi era stato organizzato all’epoca una sorta di anniversario: fu uccisa proprio quel giorno!

(segue)

giovedì, maggio 10, 2007

Non solo Bondi, ma anche Biondi in Forza Italia

creato il 10.5.07
in Blogger
versione 1.0

Per fortuna, non tutti i dirigenti di Forza Italia vanno al Family Day. Se ne dissociano Biondi, liberale da sempre, ed il vicecoordinatore Cicchitto, che proviene dai socialisti, a differenza del coordinatore nazionale Bondi, che è di formazione comunista. Leggo in un articolo on line, che offre una panoramica delle variegate posizioni alla vigilia delle due manifestazioni del prossimo sabato: La famiglia divide i politici. Di Rutelli poco mi importa sia che parli sia che faccia qualcosa: può anche andare al diavolo! Di lui ricordo quando si era messo perfino a citare Hobbes senza sapere che il pensatore inglese, fiero antipapista, può essere citato da lui solo e sempre a sproposito. Glielo avevo anche scritto, ma un uomo come lui può solo parlare dai salotti televisivi a tutti ed a nessuno. Per me decisamente interessante e confortante questa notizia che si trova in fondo all’articolo:
E mentre il forzista Enrico La Loggia annuncia che sara' in piazza, i colleghi Cicchitto e Biondi spiegano il loro no: "Trattandosi di una manifestazione esplicitamente e legittimamente convocata dall'associazionismo cattolico, i sottoscritti, che sono laici senza aggettivi, fanno ad essa i migliori auguri di successo, ma non saranno presenti per rispetto dell'identita' altrui, ma anche della propria".
Mentre mai a me è “fregato nulla” di ciò che possa dire un Roberto Calderoli, la cui presenza sulla piazza politica è per me un’attestazione del degrado del dibattito politico in Italia.
Bella ed indovinata è stata una battuta satirica in tv: il cervello di Calderoli vale di più di quello di un Einstein o un Beethoven perché non è stato mai usato. Quanto a Pezzotta adesso “profeta” non riesco più ad averne rispetto dopo che dismessi i panni sindacali indossa adesso quelli sanfedisti, pretendendo di infinocchiare quanti vedono nelle armate allestite dalle parrocchie ed a spese del contribuente un vero e proprio fenomeno di assalto clericale allo Stato italiano, rappresentato da politici che puntano ai voti delle parrocchie stesse. Quanto a Fini vorrei commentare che siamo ormai giunti ad una fase in cui diventa politicamente squalificante definirsi cattolico. Dopo la scomunica messicana, i cattolici possono solo stare in chiesa. Sulla piazza politica suscitano del tutto legittimamente la categoria dell’anti allo stesso titolo legittimamente e preclusivo dell’antifascista, dell’antinazista, dell’anticomunista. In quest’ultimi casi l’essere anti è una prescrizione costituzionale.

Altri recenti articoli online titolano: È guerra aperta fra laici e cattolici, riferendo dello scontro fra laici e cattolici nel neonato Partito democratico. Sbaglia Maurizio Gasparri a ritenere che un eguale scontro non ci sia all’interno della “Casa delle Libertà”. In una sola cosa mi sento d’accordo con Pezzotta che cita proprio il papa:
Siamo in campo, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II e con le sue parole: “Non avere paura”.
Appunto! Non si deve aver paura nel dire “no” a Pezzotta e Co. Mi sento ora politicamente legittimato alla critica anticattolica ed anticristiana. Se questi avessero scelto per se la dimensione privata dei loro valori religiosi, nessuno potrebbe loro nulla obiettare, ma avrebbe dovuto sentirsi politicamente e moralmente obbligato a tutelare e garantire i loro valori religiosi.
Ma quando sputano in faccia al loro prossimo i loro opinabilissimi valori, pretendendo di trasformarli in leggi dello stato o perfino in loro nome di bloccare la normale produzione legislativa, allora è virtualmente aperta una nuova guerra di religione, dove appunto non bisogna aver paura ed occorre combattere per la difesa della propria libertà e della libertà di cattolici, buddisti, confuciani, atei, ecc. in quanto cittadini di uno stesso stato dove deve regnare la pace. Per ritornare ad Hobbes, incautamente citato da Rutelli nel corso della battaglia referendaria, vale la pena di ricordare la sua prima legge di natura: deve essere cercata con ogn mezzo la pace, ma se questa non è proprio possibile occorre fare la guerra. Non si può ottenere la pace con l’acquiescenza all’arroganza ed invadenza clericale. Quanto poi alla famiglia, realtà quanto mai variegata ed irta della stessa conflittualità che gli ex-marxisti della lotta di classe dovrebbe ben conoscere, sono del tutto certo che è argomento ambiguo e pretestuoso più di ogni altro. Vadano pure avanti per questa strada: hanno acceso la miccia di una bomba che esploderà nelle loro mani.

sabato, marzo 11, 2006

Commenti alla “Ragion politica”, 1: Alle origini di una risata

Esiste un sito telematico con titolo “ragionpolitica.it” con logo di Forza Italia e con specificazione “Dipartimento formazione”. Non sono riuscito a capirne la reale natura e funzione, benché abbia chiesto più volte chiarimenti alla sede nazionale del partito in Via dell’Umiltà, ma senza ottenere né risposte né attenzione. Mi sarei aspettato che il foglio telematico fosse un organo di partito dove potevano trovare spazio quanti fra iscritti e dirigenti volessero esprimersi. Fatto sta che il foglio telematico, che continuo a ricevere, per quanto mi riguarda, si è mostrato illiberale. Se non vi è libertà di discussione e confronto in un partito che si professa liberale, non capisco dove altro possa esservene: è stato uno choc! Allievo diretto di Del Noce mi è toccato sorbirmi la saccenteria di un tale che aveva letto qualche libro del Maestro. Vi è stato un iniziale battibecco seguito da censura: chi pensa di avere del potere, infine lo usa. E’ la tentazione dell’anello di tolkiana memoria. I testi di “ragionpolitica.it” sono sistematicamente pubblicati senza contraddittorio e quindi “imposti” a quanti su di essi dovrebbero “formarsi”: metodo staliniano! Dei miei testi di allora ho conservato in parte copia e pensavo perfino di redigerne un volumetto a stampa: non ne vale né la pena né i costi. Ma è ora possibile, con qualche adattamento, una loro ripubblicazione nel mio blog “Fare politica in Forza Italia”. Il caso è nato nella rete ed è meglio resti nella rete, che è più democratica della struttura dei partiti.

Nel primo testo, nella forma di una lettera a Baget Bozzo, direttore di Ragionpolitica.it, lo spunto è tratto da un episodio della vicenda referendaria ultima sui temi della fecondazione assistita. Con i De Lillo, da me votati, è scoppiato netto il dissenso. Ho dovuto prendere posizione pubblica nelle manifestazioni da loro organizzate (sale di alberghi, tavolate, rinfreschi). In questi casi, quando si guastano le feste, si fa sempre la brutta figura degli esagitati. Ne ero consapevole, ma l’indignazione era troppo grande. Resto tuttora negli indirizzari dei De Lillo, ma mi guardo bene dall’accettare altri inviti a rinfreschi e pseudo convegni dove si può solo ascoltare ed applaudire. Ho chiesto invano la cancellazione dall’indirizzario dell’elettorato De Lillo, pur professando la mia appartenenza a Forza Italia, fino a presumibile espulsione.

1. Alle origini di una risata

di Antonio Caracciolo

Caro don Baget,

nello scrivere rapidamente le mie obiezioni in dieci punti – andati ora persi –, mi ero riservato di apportare all'occorrenza "rettifiche" e "integrazioni" a quanto da me detto. Sono lieto che sul suo testo si sia sviluppato un dibattito, ma non capisco perché in Ragionpolitica.it non trovano spazio i miei commenti su temi analoghi. Intendo ogni volta offrire al dibattito (non al "consenso") argomentazioni su cui mi aspetto di esser contraddetto, per poi eventualmente replicare: a differenza della carta stampata, la rete consente ciò senza aggravio di costi o particolari problemi redazionali. Colgo ora occasione per avvalermi della "riserva", chiarendo il contesto della risata polacca. (…)

Con una stessa lettera seguita da sollecitazione telefonica della segreteria dell’on. De Lillo su busta intestata del Gruppo Consiliare di FI presso la regione Lazio sono stato "invitato" a ben due convegni con un titolo che era già un programma: "Non andate a votare!".

Nel primo convegno (del secondo ahimé qui ed ora non riferisco, ma è stato più grave ed irritante del primo), che avrebbe dovuto essere quello "scientifico", hanno parlato vari relatori "esperti", che si sono però ben guardati dal concedere un minimo di parola a quanti avevano invitato. Tra i relatori c'era anche una a me sconosciuta collega alla quale io però io non ho potuto nulla obiettare, anche perché se ne è subito andata, dopo aver illuminato il pubblico con la sua dotta quanto opinabile relazione.

Ma quello che ha tenuto banco dall'inizio alla fine è stato il Rettore della neo università "Regina Apostolorum" (prof. Miranda, un prete spagnolo che non si accorgeva neppure quanto fossero diplomaticamente gravi le sue battute di spirito "straniere", nel corso di un'elezione politica in uno stato "sovrano", dove lui avrebbe dovuto saper stare da "ospite" riguardoso). Un relatore immagina, parlando lui soltanto ed infliggendo le sue vedute a chi invitato se ne sta seduto tacendo, di essere convincente e di avere pienamente ragione. Non immagina la sofferenza e la sopportazione di chi sta ad ascoltare educatamente fino alla fine.

Appunto: fino alla fine. Dopo infiniti sproloqui, il "prete" (tale è: absit iniura a verbo!) se ne era uscito con la patetica illusione (tutta sua) che la legislazione oggetto di tanta contesa (la l. n. 40) sia la più avanzata del mondo (insieme sento dire con quella del Costarica) e che possiamo fondatamente sperare che il resto del mondo abbia a seguirci. E' questa la cronaca parziale di un evento quanto mai deprimente, al quale mi espone la mia attitudine masochista a voler ascoltare quanti sarebbe più sensato evitare, cambiando strada e andando altrove e facendo più saggio uso del proprio tempo!

Dopo che la maggior parte del pubblico e perfino gli oratori, considerata l'ora tarda ed il posto lontano e fuori di mano, se ne erano già andati da un pezzo ed io solo sciocco rimasi nella fallace speranza che "alla fine" mi avrebbero consentito di dire due parole, me ne ritornai deluso a casa, dove mi aspettavano pazientemente.

Riferii dell'incontro e del modo improduttivo di aver trascorso il mio tempo. Quando raccontai della pretesa "vanguardia" mondiale (tutta nella testa del prof. Miranda) chi mi ascoltava proruppe in una fragorosa risata: si tratta di una badante polacca. Io non risi: ritengo che ci sia piuttosto di che allarmarsi, considerando l’assalto integralista alle istituzioni della vita civile.

Di questo mio allarme do contezza in tutte le sedi politiche che mi sono concesse, avendo io fatto una tessera a FI già dal 2000, in ottemperanza all'art. 49 della costituzione che impone la non violenza ma concede il diritto/dovere di dire la propria...

E' quello sto facendo civilmente anche in questa sede, ma con scarsa speranza e senza illusioni. Seguo il motto: "Fai quel che devi, accada quel che puo!"

Firmato:
Antonio Caracciolo
- Ricercatore di filosofia del diritto (Roma, La Sapienza)
- Presidente del Club di FI di Seminara (R.C)
- Coordinatore provinciale dei Clubs.