mercoledì, ottobre 25, 2006

Il "nuovo illuminismo" di Armando Pleble

Ho assistito questa sera in Roma alla costituzione di un nuovo Circolo di Forza Italia. Si tratta propriamente di una rete di Circoli facenti capo a Marcello Dell'Utri.
Alcune perplessità. Finora conoscevo i Clubs della Fondazione Liberal che ruotano attorno a Ferdinando Adornato, un ex-comunista, giornalista dell'Unità: il dato genealogico non vuole essere polemico verso Adornato, ma serve per documentare la fragilità della distinzione demonizzante fra destra e sinistra che ha dato contenuto "culturale" alla manifestazione. Poi esiste cenerentola la rete nazionale dei Clubs con presidente nazionale Guido Possa. Questi ultimi hanno un'articolazione territoriale ed io rivesto le funzioni di Coordinatore Provinciale dei Clubs di Reggio Calabria, come ho appunto dichiarato nella mia scheda. L'organizzazione del partito è informe. La sua incertezza blocca non poco il lavoro organizzativo di radicamento territoriale. La mia impressione è che si vadano costituendo aggregazioni intorno a Notabili forniti di mezzi e desiderosi di impiantare una propria clientela. Non è una via democratica e temo che in questo modo FI scenderà dal 30 al 3 per cento: il declino del partito è in atto e la sua sorte decretata dai becchini. Questo Blog non è altro che un tentativo di elaborare a costo zero principi per un'aggregazione politica, cioè un luogo libero dove si discute e ci si confronta, contestandosi e criticandosi a vicenda, non un'aggregazione per fare da sgabello a qualcuno o per automortificarsi sollecitando voti presso conoscenti ed amici, che così postulando – a tutto vantaggio di un terzo che ti dirà 'arrivederci e grazie, bel fesso che sei stato!' – si rischia di perdere per sempre, anendo strumentalizzato i prorpi amici. I cittadini dovrebbero sapere da soli per chi votare sulla base di un'informazione libera e trasparente e dopo essersi formati una matura e diretta opinione sui singoli candidati che gli vengono proposti o imposti. Mancando di vere e proprie sedi di dibattito e di confronto per quanto mi riguarda tento di supplirvi con gli strumenti che offre questo nuovo e potentissimo mezzo di comunicazione che è Internet. I post più significativi li inoltro alla direzione nazionale che pur ricevendoli non ha MAI risposto. Come Coordinatore provinciale di FI (non ancora dimissionato o dimissionatosi) avrei voluto promuovere in provincia di Reggio Calabria un nuovo Club per ogni Comune. Ma qualche amico mi dice di frenare e di attendere finché non diventa chiaro il nuovo statuto di Forza Italia. Il rischio è di veder vanificato tutto il lavoro fatto. Si continua ad attendere e niente appare sull'orizzonte. L'evento delle Fornaci ha posto nuovamente in luce un problema di cui non si parla per nulla, cioè l'organizzazione democratica dei partiti in generale e di FI in particolare.

L'incontro delle Fornaci ha avuto luogo non in una pubblica piazza, ma nella solita sala d'albergo. In specie nella «Casa per Ferie S. Maria alle Fornaci dei Padri Trinitari», dove qualcuno ha offerto o pagato la sala. Ne è stato detto il nome, ma non l'ho prontamente annotato. In Roma ho assistito anche ad altri incontri di FI, dove qualcuno offriva la sede. Sappiamo che in Italia i costi della politica sono altissimi. Le vicende referendarie e la normativa parlamentare che ne ha eluso i risultati sono tra le pagine più vergognose della democrazia italiana. Ebbene, che quei soldi truffaldinamente estorti agli italiani dai partiti tutti in commovente accordo (dalla destra alla sinistra: apprendi Plebe!) servissero almeno a realizzare il dettato dell'art. 49 della costituzione, dove prevede che i cittadini debbano organizzarsi per concorrere alla formazione della politica nazionale. Invece, i fondi vanno direttamente alle direzioni dei partiti che ne fanno l'uso che meglio credono, ma non se ne servono mai per consentire ai loro iscritti di potersi riunire in sale o luoghi con libera agibilità pagata con quei fondi. A Roma esiste una sede nazionale di FI, dove però risiedono gli uffici ma dove non è consentito a semplici iscritti di potersi riunire e discutere su temi seri della politica. Con quel che guadagna un parlamentare non è per lui difficile di tanto in tanto pagare una sala d'albergo. Ma appunto perché paga lui è subito convinto di poter gestire e controllare la riunione, che già per questo non è libera. Gli iscritti vengono sollecitati con telefonate o altro solo nei momenti elettorali per procurare voti a questo o a quello. Gli iscritti diventano in pratica dei galoppini di questo o quel deputato e gli elettori che danno il voto (magari senza contropartita) dei puri "fessi" (il termine furbo e fesso è qui desunto dall'ultimo libro di Armando Plebe, tutto incentrato sulla famosa dististinzione degli italiani nelle due grandi classi dei furbi e dei fessi). In una serie riforma dei partiti e della politica dovrebbe essere posto in chiaro il principio che se i soldi della politica vengono prelevati coattivamente dai cittadini debbano poi ritornare ai cittadini anche e soprattutto per i loro momenti organizzativi di riunione e discussione. Questi incontri non possono essere liberi se qualcuno, non certo per mecenatismo, può condizionare la riunione stesso semplicemente concedendo o non concedendo la sala. Il giovane Marco ed i suoi amici, ai quali rinnovo gli auguri, incominciano già conproblemi di sede, che non si è capito se hanno o non hanno. Io temo che la loro funzione sarà unicamente quella di fungere da galoppini alle prossime tornate elettorali. Di chi? Dei De Lillo o dello stesso Dell'Utri, il quale da presidente onorario nazionale dovrebbe per statuto presiedere ad ogni riunione del Circolo. E' chiaro che non sarà mai presente (o solo "qualche volta", come lui stesso ha ammesso), ma in questo modo i miei giovani amici hanno posto per statuto la loro scarsa attitudine a camminare con le loro gambe. Ma la politica è innanzitutto libertà ed autonomia, massimamente in un partito come quello di FI che della parola libertà si fregia più di ogni altro partito.

Malgrado le mie perplessità, faccio a Marco Paoloemili ntutti gli auguri per la costituzione del nuovo circolo Giovani di Monteverde di cui egli è presidente. Avrà da parte mia oltre alle critiche che ritengo di dover fare tutta la solidiarietà e l'aiuto possibili, se graditi e utili. Ma non posso fare a meno di esprimere qui quelle impressioni che avrei espresso in pubblico se mi fossero state richieste. Intanto quella di questa sera non mi è parsa una riunione politica nel senso proprio del termine. Mi è parso più un debole momento di mondanità che doveva avere la sua attrazione nel libro di Armando Plebe, di cui ho letto qualche paragrafo e soprattutto ho ascoltato l'esposizione orale e sintetica che ne ha fatto mlo stesso Autore. Non ne ho tratto una grande impressione: E dirò più avanti perché. Dell'Utri ha gestito la serata. Ha detto delle cose. L'atmosfera era bonaria e scherzosa. Un adulto alle prese con dei ragazzi ubbidienti. Ha discettato però molto di politica e cultura. Il Circolo sarebbe infatti un Circolo culturale. Verrebbe da pensare alle tante pizzerie d'Italia che si sono dati la forma giuridica di Circoli ricreativi e culturali. Dell'Utri ha molto insistito sul rapporto fra politica e cultura senza porsi il minimo dubbio se fra i due termini possa esservi contraddizione. Mi è venuto da pensare alla teoria gramsciana dell'intellettuale organico. Ma appunto in FI non esiste l'intellettuale organico. Questa teoria è stata giustamente considerata come illiberale perché la cultura è libera e non dipende dalla politica. Per altro verso, è chiaro che la politica – ricerca di soluzione pratiche – debba essere libera dalla cultura, ovvero dall'ideologia, ovvero dal confessionalismo (le "radici cristiane" e simili). Non è stata data nessuna definizione del concetto di cultura. Per la verità, si è detto che un cittadino con la sola licenza di scuola elementare può essere (o è) più colto di un professore universitario. Credo di aver capito che il suo titolo di cultura sia la semplice osservanza alle giuste autorità culturali (?). Di Dell'Utri mi è noto il ruolo nell'organizzazione iniziale di Forza Italia, ma di una sua funzione culturale (grande o piccola) la cosa mi riesce del tutto nuova. Dell'Utri come Nietzsche, Gentile, Croce etc.? Ma perchè non dare vita ad un circolo ippico nazionale? Ad un'associazione sportiva? Ad una gastronomica? Non è con vecchie glorie come Armando Plebe che Dell'Utri può pensare di gestire la Cultura.

Intanto mi preme fare alcune osservazioni sulla costituzione del nuovo Circolo. Non ho un giudizio su Marcello Dell'Utri, di cui ho letto che è stato fra i Fondatori di FI, dove io sono approdato molto più tardi, cioè nel 2002, appena ho deciso di uscire da un ambito strettamente privato per coltivare l'impegno politico. Dico subito che non mi sono riconosciuto questa sera nel mio modo di intendere la politica. Ma ciò che importa è poter avere occasioni di confronto e dibattito. Si verranno così precisando delle posizioni comuni. Non mi è piaciuto vedere Stefano De Lillo, consigliere regionale purtroppo anche con il mio voto, che non posso ovviamente revocare. Non mi sono piaciuti i riferimenti alle "radici cristiane" contenute nello statuto del nuovo circolo giovanile, piuttosto confuso, direi. Non mi piace la stessa divisione in giovani, adulti ed anziani. E non mi piace una forma di aggregazione politica distinta per fasce di età. Se si trattasse di associazioni sportive strettamente legate alla prestanza fisica, non potrebbero stare chiaramente insieme giocando al pallone un vegliardo come Armando Pleble ed un giovane come Marco Paoloemili. Lo stesso Marco ha detto molto saggiamente que questa divisione non ha senso. Le energie politiche del resto sono così risicate in FI che è veramente uno spreco organizzativo tenere distinte e risorse in ragione dell'età. tanto più che il voto non è diviso per fasce di età. Il voto di un diciottenne vale quanto quello di un novantenne e viceversa. La maturità non è del resto strettamente legata all'età. Possono esserci giovani molto giudiziosi ed anziani del tutto privi di giudizio. In genere, un giovane può apprendere qualcosa da un adulto o da un anziano non colpito da demenza senile. Quindi, mi sono sentito un poco un disagio questa sera. Non mi è poi piaciuto che i "giovani" si siano subito messi sotto le ali protettive di Marcello Dell'Utri. Non mi è piaciuta per nulla la presenza di Stefano De Lillo, che ha subito dimostrato di non saper pensare altro che in termini di elettorato. I "fessi" che erano lì potevano essere per lui "furbo" dei voti potenziali, salvo poi a irriderli qualche qualche elettore si permettere di contestargli il concreto esercizio del mandato ricevuto.

Il termine "furbo" non è mio in questo caso, ma è desunto dal libro di Armando Pleble, che parla di "furbi devoti", la cui furbizia consiste nel catturare il voto confessionale. Nell'invito che ho ricevuto era scritto che a presentare il libro di Plebe sarebbe stato proprio Stefano De Lillo. Ha invece presentato Plebe ed il suo libro Marcello Dell'Utri. Ma un'idea del contenuto del libro è stata fornita direttamente dall'Autore. Non mi pare che mi sia necessario leggerlo, anche se ne ordinerò una copia per il mio Dipartimento. Infatti, ricordo la posizione di Stefano e Fabio De Lillo in occasione dell'ultimo referendum. Non so se questa posizione sia nota allo stesso Pleble, che avrebbe dovuto fare i salti mortali per far passare come "nuovi illuministi" i fratelli De Lillo, che semma meriterebbero l'appellativo di "furbi devoti", sul cui concetto è costruito il libro senile di Armando Plebe, noto un tempo (1968) come intellettuale di sinistra passato poi a destra.

Non essendo io "giovanissimo" (come Marco, nato nel 1982, mi pare) ricordo la vicenda. Io allora mi potevo intellettualmente collocare a sinistra e se oggi sono a destra non lo sono allo stesso modo di Armando Plebe. Sui concetti di "destra" e "sinistra" Julien Freund scriveva nel 1970 che i termini di destra e sinistra erano ormai concetti politici totalmente inutili per pensare la politica.
Anche in Italia, nella cultura di sinistra e direi meno in quella di destra, era già allora divenuto cosciente che i termini erano orami privi di significato. A mio avviso, non esiste oggi nessun serio intelluttuale che attribuisca vero e proprio senso a questa terminologia. Sembrerebbe invece che Armando Plebe sia rimasto fermo al 1968 e non sia andato oltre. Agli effetti pratici, per rimanere nella mia provincia politica di Reggio Calabria basta citare il caso di Pietro Fuda. Fino a qualche anno fa era lui il padrone di Forza Italia in quella provincia. E' probabile che sia stato lui ad impedirmi di costituire al mio paese una sezione di FI, semplicemente perché non ero un suo uomo. Sapevo infatti di un Innominato che aveva posto l'ostacolo. Congetturo che fosse lui. Ma questo è un piccolo problema. Più significativo è il fatto che egli sia passato, dalla sera alla mattina, a "sinistra" ed oggi siede accanto a Marcello Dell'Utri in uno scranno di Senatore. Che senso a parlare di destra e sinistra quando assistiamo a frequenti passaggi di campo?

Ed ancora sul concetto di eguaglianza. Possibile che Armando Plebe non sappia che il concetto di eguaglianza è una creazione dell'Illuminismo? Era un concetto polemico con il quale si intendeva abbattere l'ancien règime! Che senso ha attribuire alla sinistra il valore dell'eguaglianza e rivendicare un "nuovo illuminismo"? Anche il concetto di eguaglianza come quelli di sinsitra e destra sono concetti stantii con i quali non si va ormai da nessuna parte. O meglio possono servire per distribuire cocci di vetro ad un pubblico come quello delle Fornaci (il luogo dove si è tenuta la riunione), lasciando poi che i "furbi" alla De Lillo amministrino loro gli affari correnti della politica comunale, regionale, nazionale. Ma cosa dice l'articolo 49 della costituzione che il caro Marco avrebbe fatto meglio a citare, lasciando perdere le "radici cristiane", con le quali ha voluto compiacere qualcuno... A proposito. Mi è piaciuto Plebe quando ha ricordato che Berlusconi non ha mai detto che Forza Italia è un partito cattolico. Sul rapporto cattolici-laici si è peraltro diffuso molto. Come iscritto a FI che intende fare una sua proposta di aggregazione ad altri iscritti ripeto qui che per me il cattolico ha tutto ilo diritto di professare il suo credo ed io come liberale autentico considero mio dovero garantire a lui il pieno esercizio del suo diritto. Ma come laico liberale non ho nulla da discutere con lui in fatto di politica. Discorso complesso che ho trattato in molti post.

In conclusione, ho trovato deludente l'incontro alle Fornaci. Ciò non significa che di dissoci e che rinuncerò di apportare miei propri contributi alla realizzazione del dettato dell'art. 49 della costituzione che auspica la partecipazione diretta dei cittadini alla formazione della politica nazionale. Perché ciò sia possibile è necessario che i Circoli non si costituiscano per fornire appoggi elettorali a questo o a quello (De Lillo è stato esplicito al riguardo: a lui interessano i voti suoi). I cittadini riuniti nei partiti devono essere educati ad affrontare i problemi dello loro vita quotidiana. Non devono essere invitati per acchiappare farfalle di "destra" o di "sinistra"!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

è INTERESSANTE QUANTO SCRITTO MA MI PIACEREBBE CAPIRE ADESSO SE I CLUB SONO INUTILI(?) OPPURE DICIAMOLO PURE MESSI ANCOR DI PIU' IN SECONDO PIANO PERCHE' I CIRCOLI SONO LA NUOVA IDEA. COSA SAREBBE MEGLIO FARE, APRIRE UN CIRCOLO ALLORA E NON UN CLUB, DETTO TERRA A TERRA.

Antonio Caracciolo ha detto...

Risposta terra terra: per me sarebbe meglio mantenere in vita i clubs, facendone una cosa seria, cioè esaltando gli elemti di radicamente territoriale che ne erano alla base. Organizzazioni come quelli facenti capo a Marcello dell'Utri o ad Adornato mi sembrano di natura clientelare e leaderistica. La base dovrebbe essere l'art. 49 della costituzione a cui dare finalmente concretizzazione. Vale a dire i partiti dovrebbere disciplinati non come una combriccola di compari ma come il vero e proprio diritto dei cittadini di organizzarsi in partiti (di centro, destra o sinistra che siano) per concorrere alla formazione della politica nazionale. A queste nuove aggregazioni dovrebbero ritornare i fondi pubblici di cui si sono impadroniti i nostri Onorevoli Parlamentari.

Anonimo ha detto...

Ho letto attentamente quanto appena scritto e devo dire che la risposta è decisamente corretta ma allo stesso tempo poco praticabile. Mi spiego meglio, la concretizzazione dell'art. 49 è possibile solo se venisse veramente attuata... ma da parte di chi? Sicuramente da una intelligenza illuminata (vedasi gruppo di potere o di opinione) oppure da un processo che porti e contenga tutti gli sforzi verso quel fine attualizzato.

Per essere breve e concreto, la politica italiana è fatta da persone e da certe "logiche" che tendono a "bloccare" il processo ri-generativo della buona e sana politica e contro cui sembriamo davvero impotenti, almeno nel breve periodo.

Un esempio, io assieme ad altre persone stiamo ri-costituendo un Club (nato anni addietro ma mai attivo, se non sulla carta) e nonostante quasi 7 mesi di burocrazia, spese, viaggi a Milano, telefonate, ecc. non siamo ancora giunti alla conclusione del "giro di carte"; un po' deprimente, ma ci siamo accorti che forse i motivi principali sono: non facciamo parte di alcuna corrente (chiediamo una politica aderente al territorio e non alle poltrone) e vi sono persone che per una semplice firma occorrono mesi (leggasi, fannulloni o poco interessati).

Perchè dico tutto questo, perchè adesso entrano in ballo i Circoli e pare che debbano decidere le sorti dei Clubs... e noi che volevamo fare solo attività politica, una passione per la polis scevra da problemi di poltrona perchè siamo tutti parte della base. Abbiamo trovato tante persone interessate perchè parliamo loro dei nostri problemi reali, di tutti i giorni. Adesso invece dobbiamo rivedere tutto e soprattutto capire come comportarci.

L'idea del Club è buona ma forse se propositiva rischierebbe di imporre dalla base anche un indirizzo che forse ai più non piacerebbe... non saprei queste sono tutte valutazioni non oggetto di grande riflessione ma semmai frutto di sentimenti antagonisti collegati a questa situazione di stallo e con la consapevolezza di avere in una certa misura già "speso" la nostra faccia. Chiedo scusa quindi per ev. idee errate o fuorvianti ma si sa che la politica è dialettica e noi siamo qui per imparare.