mercoledì, febbraio 08, 2006

La questione del Concordato: le corbellerie di Lorenzo Cesa

Ho appena sentito una dichiarazione televisiva dell'alleato Cesa. E poco mi importa se il il Presidente Berlusconi sembra dargli ragione: lo capisco. Deve conservare l'alleanza. Gli alleati dell'UDC danno per scontato che da questa parte tutti siano d'accordo per il mantenimento del concordato e dell'8 per mille, mentre soltanto dall'altra parte vi sarebbe chi è contrario. Io mi sento più laico dei sinistri. La questione della laicità dello Stato è cosa che non può essere sacrificata per qualche manciata di voti, che si pensa di guadagnare da una parte, mentre si perdono in maggior misura dall'altra. Se l'astuzia gesuitica ha inventato di sana pianta la distinzione fra laico e laicista, si può rispondere distinguendo con maggior fondamento fra cattolicesimo e cristianesimo. Ricordando, ad esempio, il ben diverso atteggiamento dei Valdesi sull'8 per mille? I Valdesi non sono cristiani?

In pratica, tesserandomi ad un partito del centro destra, in specie Forza Italia, è per un Cesa come se avessi firmato un contratto della luce o del gas, dove l'utente deve soltanto accettare un contratto già scritto e deciso da altri. Ovviamente non è così. I partiti sono democratici e devono esserlo per dettato costituzionale in quanto i principi del loro programma politico siano imputabili ad un processo collettivo di formazione della volontà di tutti gli iscritti. Poiché non tutti possono essere d'accordo all'unanimità su tutte le questioni, vi dovrà essere una maggioranza ed una minoranza. Si sta in una stessa organizzazione partitica in quanto si accetti la decisione per maggioranza ed in quanto alle minoranze sia in ogni caso riconosciuto il diritto al mantenimento delle sue posizioni, che in un futuro prossimo o remoto potrebbero divenire maggioranza. I nostri deputati purtroppo li vediamo al momento in cui ci vengono a chiedere il voto, ma poi sfuggono completamente al nostro controllo ed è come se avessimo firmato una cambiale in bianco: capita spesso che facciano e dicano esattamente il contrario di ciò che noi pensiamo e vorremmo che facessero.

La democrazia interna ai partiti è tutta da costruire. A mio avviso, è questa la priorità della politica: altrimenti, la democrazia è solo una burla, una presa in giro. Decidono per tutti e su tutto pochi notabili. Non sono direttamente coinvolto nelle elezioni prossime per fortuna: non sono candidato a nulla. Vado insegnando da anni che per me la politica è in primo luogo il coinvolgimento dei cittadini in ogni mese dell'anno. Il momento elettorale è soltanto un momento della politica. La militanza politica dovrebbe essere orientata non al galoppinaggio a favore di questo o quel candidato, ma a coinvolgere i cittadini rendendoli sempre più consapevoli dei problemi del paese: solo così il momento elettorale può acquistare senso. Sappiamo che fino ad oggi non è mai stato così, regnando una grande confusione che produce nei cittadini una crescente disaffezione dalla partecipazione politica ed elettorale. Il momento elettorale è oggi un gioco del lotto, dove non si vince mai nulla e si perde soltanto.

I rappresentanti che vediamo sfilare ai salotti televisivi non ci aiutano a crescere. Sono interessati alle loro candidature e ai vantaggi personali che ne possono ricavare. Una situazione che noi tutti iscritti conosciamo bene. Dobbiamo avere il coraggio di gridarla ai quattro venti e smetterla di mugugnare timorosi ed impotenti. Siamo fortissimi: parlo di iscritti che pagano con convinzione la loro tessera sapendo di dar vita ad un'associazione sancita dall'art. 49 della costituzione. Non meritano nessuna considerazione i clienti che si fanno pagare la tessera da altri per poi determinare le cariche congressuali. Il fenomeno esiste, è noto, l'ho denunciato fin dal primo momento che ne sono venuto a conoscenza. Beninteso senza andare dalla magistratura, ma dicendo con garbo che così non si doveva fare. Noi iscritti veri dobbiamo soltanto uscire allo scoperto, sapendoci organizzare e soprattutto discutendo approfonditamente su ogni questione che possa formare programma di governo nazionale, regionale, comunale, circondariale.

Quindi grido forte e chiaro tutte le volte che sento i nostri capi proferire le loro "stronzate", attribuendole a noi che invece c'entriamo: E' appena uscito un serissimo libro di filosofia intitolato appunto "Stronzate. Un saggio filosofico", dove si analizzano tutte le sciocchezze che hanno larga diffusione e di fronte alle quali bisogna imparare a difendersi, beninteso civilmente e in modo nonviolento. E chiudo dicendo al navigatore che legge queste righe che io accetto di essere contestato, di misurarmi ai voti, di accettare la decisione di maggioranza. Ma vorrei che il momento assembleare, autentico, ci fosse. Mi è capitato di vedere decisioni orchestrate da chi aveva i soldi per affittare sale in lussuosi alberghi. Riuniamoci sotto gli alberi, o nello spazio virtuale della rete, se non abbiamo i soldi per affittare una sala, ma non lasciamoci comprare per un piatto di lenticchie.

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