mercoledì, maggio 16, 2007

La disarmante ed irritante unilateralità di Magdi Allam

Creato l’17.5.97
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Ho appena terminato di vedere la rubrica Dieci Minuti del TG2, che al suo solito si caratterizza per scarsa capacità critica ed informazione tendenziosa. Non ricordo il nome del conduttore. Per prima cosa io mi chiedo come si immaginano costoro il pubblico del telespettatori. Non credo ne abbiano grande rispetto. Suppongo che per loro sia una specie di contenitore, un vaso dove si può scaricare di tutto. È il difetto costitutivo della comunicazione verticale uno-molti, ideale per le tecniche di indottrinamento, manipolazione, persuasione subliminale. È un male verso il quale non sembra esista un rimedio efficace. A mio modo tento di reagire criticamente davanti a contenuti inaccettabili con un mio proprio commento. Ne manderò perfino il testo a Magdi Allam ed al TG2, se ne trovo gli indirizzi elettronici. Di solito questo genere di messaggi non sortiscono nessuno effetto, ammesso che qualcuno mai li riceva o li legga. Ma importa il principio, cioè il dire: signori, non potete raccontarci quel che vi pare come se ad ascoltarvi fossero pupazzi di legno, senza spina dorsale, senza cervello, senza sistema nervoso.

Ciò premesso, mi soffermo su Magdi Allam ed al suo libro che si aggiunge ad una serie da me individuato e che io definisco letteratura di guerra, volta cioè ad orientare a favore di Israele nel suo secolare conflitto con tutto il mondo arabo. Ciò che disarma in Magdi Allam, e non solo in lui, è l’assoluta persuasione che tutte le ragioni stiano interamente dalla parte di Israele e che il mondo intero sia gravemente colpevole per non voler riconoscere senza riserve di sorta le sante ragioni di Israele. Addirittura la difesa della vita in senso ideale coincide con la difesa di Israele. Quanto a quella vile massa dannata che sono gli arabi, ed in particolare i palestinesi, quello che si può al massimo pensare - questo per la verità non lo dice questa sera Madgi Allam, ma lo ha detto ier sera un mio caro amico filoisraeliano – è che debbano sloggiare, caricando sul mondo arabo l’onere di assorbirli come profughi.

Cercando di parlare un linguaggio il più castigato possibile, devo dire che Madgi Allam e la sua spalla, complice il conduttore, mi hanno grandemente irritato. Non al punto da attentare alla vita di Magdi Allam, che da anni vive – apprendo – sotto scorta, con onere per noi tutti contribuenti. Se tutti quelli che ci irritano per ciò che dicono dovessero temere per la loro vita e dovessero venire scortati, il nostro mondo sarebbe qualcosa di infernale. Mi rammarico perciò grandemente per i pericoli alla incolumità di Magdi Allam. Le sue posizioni nella loro faziosissima unilateralità suscitano tuttavia in me una grande indignazione. Se non controllassi adesso la mia scrittura, potrei anche lasciarmi andare in espressioni pesanti. Ma così non deve mai essere, anche se la mia pazienza non è quella di un santo. Nondimeno, esiste a mio avviso quella che i giudici chiamano la provocazione che vale come attenuante per chi non sa trattenere i propri impulsi. Magdi Allam è proprio un provocatore. Ahimé dovrò comprare anche il suo libro, dopo quelli di Ottolenghi, Nirenstein, Panella, per analizzarli come parte integrante e concertata di una stesso letteratura bellicista antiaraba.

Mi chiedo se le reazioni contro le sue assurde affermazioni possono essere state tali da indurre la controparte araba, in guerra contro Israele, ad organizzare attentati alla sua vita. Trovandoci noi in Italia, ad avendo Madgi Allam forse la cittadinanza italiana sarebbe cosa certamente preoccupante ed in nessun modo accettabile. Ma poichè ogni cosa, anche la meno giustificabile, può avere una spiegazione, credo che questa sera alla rubrica Dieci Minuti sia stato lo stesso Magdi Allam a darcene una spiegazione. Conoscendo egli la lingua araba, ossia la sua lingua madre, egli stesso narra di aver ascoltato anni addietro un discorso pronunciato dall’iman della moschea di Roma, la più grande moschea d’Europa. A suo dire, il discorso pronunciato dall’Iman non a piazza san Giovanni, ma dentro una moschea musulmana sarebbe stata di una violenza tale da indurlo a riportane il tenore al ministro Beppe Pisano, una grande mente liberale di Forza Italia, che immediatamente dispose l’espulsione dell’iman. E forse qui qualche arabo la prese così male al punto da giustificare una scorta a lui assegnatagli da Beppe Pisano, al quale però vorrei chiedere se ha mai pensato di mandare agenti e spie per ascoltare i discorsi dei parroci in ognuna delle 26 parrocchie d’Italia. A me è capitato più di una volta di sentire cose che non solo non condividevo minimanente, ma che a mio avviso erano apertamente in contrasto con le leggi dello stato italiano. Non ho però mai pensato di andar a riferire in Questura e se lo avessi fatto credo che avrebbero arrestato me, non il parroco.

Letteratura collegata:
1. Salamelik: Viva Israele. O tempora o mores! Puntata I; II; III;

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