domenica, dicembre 17, 2006

Rifiuto del voto cattolico: una proposta politica per essere più liberi e liberali

Sto ascoltando la rassegna stampa del giorno che è piena di notizie sul povero Welby, che non è neppure libero di morire e sul quale si accaniscono come jene quanti a fronte dell'altrui straziante sofferenza hanno da difendere una miserabile ideologia della vita. Ho evitato finora ed evito di pronunciarmi sul tema perché mi sovvengono le circostanze della morte di persone a me care e si rinnova la mia sofferenza. E neppure voglio entrare in astruserie bioetiche. Voglio solo isolare l'esistenza su questo e altri temi di specifici interessi ecclesiastico-confessionali che condizionano trasversalmente tutti i partiti, sempre in famelica ricerca di voti, non importa quali ed a quali condizioni. Probabilmente la vecchia democrazia cristiana era più laica e liberale degli odierni cattolici-sanfedisti-papisti distribuiti in tutti i partiti. Questi sono evidenti portatori di valori e interessi propri delle gerarchie cattoliche. È perfettamente inutile discutere con chi per fede possiede la Verità e la ragione. Al massimo si può ottenere dalla loro bontà cristiana una magnanima comprensione e misericordia riservata ai peccatori ed ai sicuri candidati al fuoco dell'inferno dantesco. Politicamente sarebbe quanto mai opportuna una coraggiosa presa di distanza da quanti giudicano politicamente qualificante presentarsi da un palco come cattolici. Dovrà essere chiaro ad ogni cattolico che non gli è consentito fare il cavallo di Troia in uno stato che vuol essere laico senza se e senza ma. Dovrà egli scegliere se vuol essere un cittadino italiano all'interno di uno Stato che gli consente la professione della sua fede, compresa la libertà di potersene allontanare senza subire sanzioni, oppure se vuol essere un papalino in servizio permanente effettivo per imporre ad altri concittadini convincimenti, valori e stili di vita sentiti come assurdi ed estranei, malgrado le storaciane radici cristiane, di uno Storace che malgrado il sacrificio della laicità laziale non ha ottenuto la riconferma al Governatorato del Lazio.

Sarebbe bene che i Cattolici si riunissero tutti quanti in un solo partito: PCI, cioè Partito Cattolico Italiano. Per tutti gli altri partiti sarebbe così più facile trattare con loro, individuando le loro specifiche proposte e pretese politiche. Non assisteremmo al penoso spettacolo di uno Storace festante che si reca dal papa per offrire lo statuto del Lazio con la scritta "radici cristiane". Se non ci fosse stata la speranza di qualche voto, è da presumere che il buon Storace non avrebbe avuto questa brillante idea. Se invece era proprio convinto di quel che faceva, avrebbe potuto lasciare Alleanza Nazionale, dove ogni tanto recalcitra, ed iscriversi al nuovo PCI. Se questo nuovo partito esagerasse poi nelle sue pretese fino a pretendere la soggezione formale e istituzionale dello Stato Italiano all'ex Stato della Chiesa, oggi Vaticano, allora sarebbe inevitabile il casus belli. Una nuova breccia verrebbe aperta nelle Mura Vaticane e questa volta la Chiesa Cattolica verrebbe ricondotta nei giusti limiti di un'associazione privata con finalità religiose e di culto solo moralmente vincolanti per i suoi fedeli. Avremmo finalmente un'Italia più libera e liberale, disintossicata dai quotidiani spettacoli di ipocrisia e cinismo di ogni specie.

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