venerdì, giugno 03, 2011

“Proclama alla Nazione”: Comunicato N° 1

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Il possibile dell’impossibile
- “Proclama alla Nazione” -
Comunicato No. 1

Ebbene sì… Miei Cari Partecipanti al Primo Convegno di Roma dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”. Ci siamo riusciti!

Il 28 Maggio scorso, infatti, contro ogni pensabile o concepibile predizione, previsione o pronostico, ogni possibile o immaginabile speranza ed ogni augurabile o auspicabile attesa, siamo riusciti a riunire da tutta l’Italia (71 presenze, di cui 16 donne) ed a mettere assieme, attorno allo stesso tavolo, l’insieme delle componenti della società civile e politica italiana (dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro, la destra, la sinistra, il centro-destra ed il centro-sinistra, senza contare i non politicizzati). E discutendo francamente e pacatamente sul come potere fare per riuscire a riacquisire la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, culturale e militare per il nostro Popolo-Nazione, abbiamo posto la prima pietra dell’immancabile e futuro affrancamento del nostro Stato dalla tutela straniera, in attesa di potere realizzare l’urgente ed indispensabile ricostruzione del tessuto connettivo della nostra Nazione.

Siamo riusciti in quell’impresa ufficialmente impossibile, poiché – senza dovere per nulla rinunciare alle nostre singole sensibilità, idee o punti di vista, né rinnegare le nostre convinzioni, né rimettere in discussione le nostre particolari adesioni o collocazioni politiche o partitiche – abbiamo capito che le idee particolari di ognuno di noi favoriscono la divisione mentre gli obiettivi comuni da raggiungere tendono ad unire!

Una tale constatazione – anche se lapalissiana – ci ha fatto reciprocamente ed intimamente riscoprire che la Nazione, di sé per sé, può aggregare, incorporare ed inglobare qualsiasi Fazione; mentre, nessuna Fazione (anche la più numerosa, la più ideologicamente o politicamente affine o affiatata e la meglio organizzata), non è mai interamente in grado di rappresentare, rimpiazzare o surrogare – se non con l’inganno, la violenza, la sopraffazione e/o la tirannia – l’intera Nazione.

Con il nostro Convegno, insomma, siamo riusciti a realizzare ciò che nessun altro negli ultimi 66 anni è mai riuscito a fare, in quanto – animati dalla nostra personale curiosità, incoraggiati dalla nostra individuale intelligenza e sostenuti dalla nostra ferma ed irremovibile volontà di tentare di trovare una qualunque soluzione al problema della sudditanza dell’Italia da potenze straniere – abbiamo aperto i nostri cuori ed avuto il coraggio civile e politico di dialogare serenamente con qualsiasi interlocutore presente.

Inoltre, accettando vicendevolmente e momentaneamente di depositare al “guardaroba” le nostre rispettive ideologie ed i nostri specifici interessi di parte – non abbiamo soltanto sfatato e rimesso in discussione ogni possibile remora, preconcetto e tabù ufficialmente insormontabile, ma – abbiamo soprattutto avuto l’insperata opportunità e l’ambito privilegio di potere personalmente constatare ed accertare de visu che potevamo reciprocamente e fisicamente coesistere e stare formalmente bene assieme, per tentare collettivamente di liberarci dall’anacronistica ed umiliante “gabbia” che gli USA ci hanno fino ad ora riservato ed, allo stesso tempo, riscoprire l’irrinunciabile gusto per i valori fondamentali della vita che sono la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità.

Tre, in sintesi, sono stati i principali ed indiscutibili successi del nostro primo incontro:
  1. Il 28 Maggio 2011 – forse, senza volerlo e senza saperlo o, magari, senza neanche accorgercene o rendercene conto – abbiamo direttamente o indirettamente contribuito a chiudere una tragica e funesta pagina della nostra Storia e ad aprirne un’altra, determinando contemporaneamente ed implicitamente la fine, in Italia, sia della Seconda guerra mondiale che della Guerra civile;
  2. Abbiamo ugualmente ridato vita all’antico ed efficace modo di fare politica, dimostrando che – al di là dei nostri particolarismi ideologici o politici e delle nostre singolari o peculiari visioni della vita e della Storia – è senz’altro possibile perseguire l’interesse generale della nostra società;
  3. Abbiamo altresì trasmesso un segnale forte al resto della popolazione italiana, affinché, a partire da oggi, possa chiaramente discernere e facilmente identificare – grazie all’indelebile ed invalicabile linea di demarcazione che abbiamo idealmente e preventivamente tracciato con il nostro “Proclama alla Nazione” – quali sono i politici italiani (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, oltre a governare o gestire la nostra Nazione per conto terzi, vorrebbero continuare a mantenere il nostro Popolo-Nazione ed il nostro Stato sotto tutela straniera e quali sono quelli (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, invece – non solo rifiutano apertamente la perpetuazione sine die di una tale inaccettabile ed insopportabile situazione, ma – sono individualmente, collettivamente e fermamente pronti a battersi, con tutti mezzi civili e legali di cui potremo usufruire, per cercare di restituire al nostro Paese la sua indispensabile ed inalienabile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare.

I successi elencati, però – anche se inoppugnabili ed incontrovertibili – non debbono assolutamente e vanamente inorgoglirci, né spingerci a facili e velleitarie conclusioni.

Intendiamoci, dal 28 Maggio ad oggi, numerose e significative sono state le nuove adesioni al nostro “Proclama” e ugualmente molteplici e qualificati i consensi, i plausi e gli incoraggiamenti.

Tuttavia, questi ultimi ed ulteriori successi non ci debbono far dimenticare che il cammino che ancora saremo costretti a percorrere sulla difficile e tortuosa strada della futura liberazione della nostra Patria, non è affatto in discesa. Al contrario, come ne eravamo coscienti sin dal primo giorno, continuerà, ancora per un certo tempo, a presentarsi arduo, disagevole e sicuramente problematico, complicato ed irto di molteplici e tuttora ignoti ed imponderabili ostacoli.

Tenendo conto della determinazione con la quale ognuno di noi ha compiuto il primo passo di questa avventura, sono certo che saremo ugualmente in grado di scalare altre vette “impossibili”.

Come ricordate, ognuno di noi, a Roma, alla fine dei lavori del nostro Primo Convegno, si è impegnato a portare la sua “pietra” al cantiere di questa comune iniziativa.

La nostra idea di progetto, non essendo un partito in formazione, né una nuova organizzazione politica per fini partitici o elettorali, ma un semplice movimento di opinione, va da sé che, al suo interno, non ci siano né “capi” e né “code”, ma solo ed unicamente dei collaboratori paritetici che di comune accordo – pur accettando di farsi praticamente coordinare da un centro di ricevimento e di smistamento logistico delle proposte – si autogovernano direttamente.

In altre parole, ognuno è il “Capo” di sé stesso e della gente che riuscirà ad aggregare.

Questo vuole dire che ognuno di noi – senza dovere ricevere nessun mandato formale da terze persone o essere incaricato di un compito da un altro componente della nostra assemblea – sceglie liberamente e responsabilmente la mansione, la funzione o il lavoro che intende svolgere e che, allo stesso tempo, meglio si addice alla sua natura, alla sua predisposizione e/o alla sua capacità e competenza personale e professionale. E dopo averlo motivato, lo comunica, per mail, al nostro centro raccolta dati: proclamaitalia@gmail.com

Quando l’insieme dei dati saranno stati raccolti ed ordinati, questi ultimi saranno messi alla disposizione dell’insieme dei partecipanti del Primo Convegno che, a loro volta, potranno agevolmente scegliere con chi collaborare più strettamente e più efficacemente, affinché ognuno di noi possa più comodamente situarsi, nonché raggruppare e massimizzare i suoi sforzi con coloro che sono più affini al settore nel quale ognuno di noi ha scelto di operare.

Contemporaneamente, ogni partecipante al Primo Convegno nazionale dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”, essendo per antonomasia il referente ufficiale e provvisorio di questa iniziativa sul suo territorio, si impegnerà a realizzare, in riduzione ortogonale, nella sua regione o provincia o città, ciò che è stato realizzato a livello nazionale. Ed, oltre a propagandare l’iniziativa, cercherà ugualmente di riunire, su base locale, le diverse componenti della società civile e politica (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra), a partire dagli stessi criteri organizzativi e dal medesimo minimo comune denominatore che abbiamo adottato per la prima riunione di Roma e che figura, in bella vista ed a chiare lettere, sul testo del nostro “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Questo slogan che ha permesso i nostri primi successi, deve essere sistematicamente ed instancabilmente diffuso e ripetuto fino alla nausea, sia per richiamare l’attenzione dell’uomo della strada, sia per attirare ed aggregare coloro che vi si riconoscono o vi si identificano, sia per organizzare e compattare tutti coloro che sono disposti a battersi per il significato ed il senso sostanziale di questa nobile causa.

Insomma, deve rappresentare, nei confronti del Sistema che ci opprime, la goccia che scava la pietra (gutta cavat lapidem)!

Avanti, dunque, mie Care Amiche e miei Cari Amici del “Proclama alla Nazione” a realizzare fattivamente e tangibilmente sul terreno, ed ognuno nel suo campo di preferenza e di competenza, quanto ci siamo reciprocamente ripromessi di concretizzare, seguendo le linee direttrici fondamentali che, tutti assieme, abbiamo comunemente ideato e tracciato.

Il tutto, con sagacia, pazienza e tanta perseveranza. Fino alla vittoria finale.

Ad Maiora!

Roma, 2 Giugno 2011
Alberto B. Mariantoni

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