La stanchezza mi impedisce un'estesa trattazione, ma almeno su un punto siamo d'accordo con l'esercito dei 6000 studiosi sionisti, dove appare fra i primi un nome come quello di Benny Morris, il che è tutto dire: l'elemento necessario dell'intenzionalità. Al confronto l'intenzionalità della Shoah è meramente "indiziaria" e si riduce alla famosa conferenza di Wannsee dove si parlava di «Soluzione Finale» che, secondo una certa interpretazione, andava intesa come "territoriale", come appunto era il trasferimento in Palestina, inizialmente concordato fra sionisti e nazisti, e celebrato in una medaglia rintracciabile in rete. Ma se si va a confrontare questa labile intenzionalità nazista con l'intenzionalità del genocidio in Gaza, in Libano, in Cisgiordania... l'evidenza è palmare! Mai genocidio fu meglio e più documentato nella storia! Ed è un genocidio tuttora in corso, che si svolge sotto i nostri occhi. La manipolazione mediatica è tale per cui ancora ci si attarda su un "Olocausto" remoto e narrato, ma non si vuol vedere un genocidio presente, attuale, in corso, di evidenza autoptica...
Analoghe osservazioni vanno fatte per il consueto attacco a Francesca Albanese, proveniente dall'arcisionista Il Foglio, dove si pretende di trattare il termine "antisemita" che esisteva ben prima dell'uso che ne fece Marr nel 1879, ed ha tutt'altro senso, storia e svolgimento dei concetti di antigiudaismo (ambito religioso e sociale) e antisionismo (reazione a una dottrina politica assolutamente razzista).
Fortunatamente, pur nella tragedia, le posizioni sul campo sono cambiate:
- non sono più a doversi difendere le vittime dall'accusa di antisemitismo, arma ormai spuntata;
- devono rispondere davanti ai Tribunali quelli che a Gaza il genocidio lo stanno tuttora compiendo.
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