sabato, novembre 25, 2006

Radici cristiane condite alla Dell'Utri: incostituzionali e indigeste!

Resto ancora in fase di osservazione dello sviluppo dell'iniziativa di Marcello Dell'Utri che sta dando vita ad un movimento di Circoli che dovrebbe soppiantare forse il vecchio sistema dei Clubs. Come presidente di un Club da me fondato ho redatto io stesso uno Statuto specifico del Club, non in contrasto con lo statuto del partito e soprattutto rispettoso della Costituzione della Repubblica. Lo Statuto del mio Club è stato discusso ed approvato in ogni suo articolo dagli iscritti al Club. Modifiche statutarie sono sempre possibili ma previa disamina e approfondita discussione. In Roma ho assistito alla costituzione di uno dei mille circoli che devono essere costituiti entro una certa data. Una produzione industriale, direi, che si avvale di una prima fascia di militanza o di nuclei di simpatizzanti. Non so fino a che punto riusciranno ad attirare ed egemonizzare nuovi strati di cittadinanza. Già incomincio ad avere qualche perplessità, ma è ancora presto per pronunciare un giudizio. Qualche anticipazionemi è però possibile farla. E mi dispiace se Marcello Dell'Utri o altri se ne avranno a male. Devo innanzitutto rispondere alla mia coscienza ed alla mia propria identità, non a quella che pensa di potermi affibbiare Gianfranco Fini.

A proposito di radici cristiane ne avevo già sentito nello statuto del Circolo Giovani Monteverde di Roma. Non è stato discusso nei suoi articoli: è stato soltanto letto e dubito che i sottoscrittori siano pienamente consapevoli di cosa hanno firmato. Pensai che le radici cristiani fossero solo una specificità del Circolo Giovani di Monteverde, che mi avevano invitato e ai quali in separata sede mi riservavo poi di fare le mie osservazioni critiche, spiegando l'inopportunità della menzione perché essa avrebbe escluso quelle fasce di popolazione che non sono di religione cristiana-cattolica o che semplicemente non professano nessuna religione. Includere la menzione delle "radici cristiana" in un'associazione che ha finalità non religiose, ma eminentemente politiche ex art. 49 della costituzione o come si pretende addirittura finalità culturali, avrebbe potuto significare una conversione forzata alla religione cristiana di soggetti il cui interesse preminente è la finalità politica, non quella religiosa. Non credo di dovermi spiegare oltre. Tutti gli accenni alla cultura che ho sentite mi sono parse quanto mai anticulturali nell'assurda pretesa di piegare la cultura (forse quella della Professoressa di Genova) a finalità di parte, beninteso lecitamente di parte essendo i partiti le istituzioni costizionalmente previste per elaborare in modo pluralistico proposte politiche che consentano di maturare una politica nazionale il più possibile condivisa ed aggregante. Mi è parso piuttosto rozzo il modo in cui stato posto il problema del delicato e difficile rapporto fra politica e cultura. Evidentemente i politici di lungo corso hanno un così basso concetto della cultura che pensano si tratti di invitare a tavola tanti poveri sciancati che con gli stipendi che passa il ministero della pubblica istruzione a stento combinano il pranzo con la cena. Ricordo vagamente che in qualche altra circostanza di partito si era detto (forse da Bondi) che Forza Italia respingeva come illiberale la teoria gramsciana dell'intellettuale organico. Quella di Dell'Utri mi sembra una tardiva e cattiva riedizione. Mi chiedo come la prenderebbe se fosse proprio la Cultura ha condannare la sua concezione della cultura.

Sentendo questa mattina dalla voce di Marcello Dell'Utri lo stesso canovaccio già sentito in Roma, inclusa la lettura della Professoressa di Genova che dunque non era una citazione occasionale ma il pezzo forte della Dottrina Dell'Utri, mi accorgo che le "radici cristiane" vengono ad essere inserire subdolamente e surrettiziamente nel nuovo statuto di Forza Italia. Marcello Dell'Utri intende ripetere mille volte lo spettacolo da me già visto a Roma nella sala della Casa per Ferie dei Padri Trinitari, luogo quanto mai appropriato per rinfrescarsi gli articoli della fede cristiana. Non ho ben capito se lo Statuto dei Circoli sia lo stesso per tutti i Circoli che si verranno a creare. Storace è andato fiero per essere riuscite a inserirle nello statuto della Regione Lazio, preparando i presupposti per moderne guerre di religione, che si sperava di aver lasciato ai secoli passati. Con diritto sancito dalla costituzione mi sono iscritto ad un partito ex art. 49 citato. Orbene in tutto il testo della costituzione, se ben ricordo, la principale menzione diretta al cattolicesimo è quello che richiama i patti lateranesi stipulati dall'Uomo della Provvidenza, successivamente riviste dall'Esule tunisino. A mio avviso, da tutto l'impianto della costituzione non risulta un obbligo alla religione cristiana, ma invece un regime di piena libertà di coscienza e di pensiero.

La menzione delle radici in un testo normativo non significa nulla per chi cristiano lo è già, ma risulta oggettivamente un'imposizione a chi cristiano o cattolico non è o anche a chi essendolo può avere tutto l'interesse a non vedersi trasformata una scelta di fede in un obbligo giuridico. Prevedo le contrarie obiezione volte a minimizzare e neutralizzare le preoccupazioni e opinioni, ma resto del fermo avviso che la norma dell'utriana mentre è estranea ad ogni vera sensibilità religiosa è però decisamente anticostituzionale. E non mi riferisco alla costituzione di carta, ma alla costituzione sostanziale e vive. Il patto costi-tuzionale è esattamente ciò che unisce i cittadini, tutti i cittadini dellao stato, dando il più possibili in diritti a tutto senza togliere nulla a nessuno. Orbene ad un cattolico o cristiano (concetti distinti) niente e nessuno impedisce di dichiararsi ed esser tale, ma è inammissibile che una simile qualificazione debba esserte imposta ad ognuno con la semplice menzione in uno statuto sottoposto alla sua firma per l'accettazione. Se posso una volta tanto usare una volgarità che mi pare però di grande efficacia espressiva e concettuale è come se zitti zitti si volessero spiritualmente sodomizzare tutti i giovani d'Italia che incautamente sottoscrivano gli Statuti dei nuovi Circoli di Forza Italia. Se non dichiaro in questa sede la mia appartenza o non appartenza religiosa, mi dichiaro però antipedofilo e non-sodomita. Pertanto mi batterò contro la menzione delle radici cristiane in testi impropri a contenuto non religioso o confessionale.

1. Grande affluenza di Giovani a Montecatini. Dell’Utri parla di spazi di libertà che l’iniziativa da lui patrocinata dovrebbe garantire. E me lo auguro! Incominciando proprio dall’interno di Forza Italia, che organizza raduni quando tornano utili a questo o a quell’altro Big, ma che è totalmente sorda quando le spinte alla riunione vengono dalla base, ammesso che esista una base capace di agire e farsi sentire. Per fare qualche esempio concreto, mi viene ancora il mal di pancia quando ricevetti a firma De Lillo un invito con busta intestata del Gruppo consiliare di FI della Regione Lazio per partecipare ad un convegno all’Hotel Parco dei Principi dal titolo eloquente: “Non andate a votare”. Ed era presente un altro Big Padrone la cui semplice vista mi fa stare male. Costui cercava di infinocchiare dicendo che era vero che la Direttiva Nazionale di Forza Italia era per la libertà di coscienza, ma che quella era una manifestazione del Gruppo Consiliare della Regione Lazio di Forza Italia facente capo a Stefano De Lillo e legata ad ambienti clericali. Infatti aveva organizzato il giorno prima un’analoga manifestazione al Regina Apostolorum, usando in parte gli stessi relatore. Insomma fu un golpe cattolico per conculcare tutto l’elettorato di Forza Italia ed i suoi iscritti che non sono tutti clericali, almeno fintantoché resisteno le ultime trincee laiche e liberali. Insomma, tutte le manifestazioni di Forza Italia alle quali ho finora partecipato avvalendomi del mio diritto di tesserato sono nel segno dell’ambiguità e di un abuso di parole come “libertà” e “liberale” che sono smentite e contradette dai fatti concreti e da una prassi costante. Dell’Utri dice che “non vuole creare un nuovo schieramente politico”. Spesso si fa proprio quel che si dice di non voler fare. Ma se lo fa, io già dico che a quel movimento non mi scrivo, avendo già visto i primi connotati. Temo che allo sbocco della strada imboccata ci sarà un nuovo partito sanfedista, anacronisco ed illiberale, malgrado sul termine “liberale” si sia posto un cappello in assenza di legittimi proprietari che ne reclamini il logo ed il suo uso.

2. Berlusconi che cade dal palcoi. Se la memoria non mi inganna nel più volte citato incontro all'Hotel Parco dei Principi, quando giurai inimicizia ad alcuni eletti di Forza Italia, avendo essi carpito il mio voto e totalmente disatteso i miei intendimenti, fu un tal *** a porre al pubblico presente uno strano quesito: «Siamo o non siamo cattolici?». Ci fu uno che rispose: «Lo sono, ma con qualche dubbio». Io invece gridai forte: «Sono un pagano greco-romano!» E da allora ci guardiamo in cagnesco, pagani e cattolici. L'esordio scherzoso, ma vero, mi serve per dire che stando ad una religiosità quale poteva essere quella degli antichi romani (precristiani o che nulla sapevano di Cristo) sono portato ad attribuire un significato infausto o almeno il senso di un avvertimento premonitore alla caduta di Berlusconi. Nel commento sopra riportato e raccolto dall'Unità Marcello Dell'Utri ironizza con lo stile che gli è proprio sul fatto che Berlusconi si sia sentito male proprio quando parlava di libertà. Lui forse pensa all'emozione suscitata dalla parola libertà. Io invece penso a ben altro. Ma non voglio dirlo. Eccetto che Berlusconi per il futuro dovrebbe guardarsi proprio da Marcello Dell'Utri, che secondo me gli porta sfortuna. Il discorso sulla libertà mi è parso povero di contenuti e ricco di retorica. Intanto, dobbiame vedere come si intende la libertà in casa propria. Il partito, se non la coalizione detta Casa delle Libertà, dovrebbe ristrutturarsi. Credo che sia necessario farlo nella misura in cui anche dall'altra parte puntano alla creazione del partito democratico per uscire fuori dalla molteplicità di partitini, il cui unico scopo è il ricatto. I grandi partiti non possono farsi ricattare e condizionare dai piccoli. Tutto sta a vedere se al termine di questo processo sarà aumentata la possibilità dei cittadini che lo vogliano di poter influire nella formazione della politica di un partito (quello a cui ci si iscrive) e poi alla politica nazionale. Io ormai sono portato al pessimismo. Considerando che normalmente quando un deputato riesce a farsi eleggere e a conseguire i privilegi di status diventa irrimediabilmente altro dall'elettore e si abitua all'idea di un esercizio personale dei poteri che gli vengono conferiti. Insomma, credo che la riorganizzazione in atto (Dell'Utri) punti alla creazione di comitati elettorali che sono costituiti per l'eslcusivo interesse di chi deve candidarsi ed essere eletto. Il partito è un'altra cosa. Dovrebbe servire innnanzitutto ai cittadini che intendano organizzarsi razionalmente ed efficacemente per interessarsi di politici e per monitorare costantemente l'attività dei rappresentanti eletti. Questa funzione manca ed i deputati e senatori non hanno nessun desiderio di essere controllati e giudicati dagli elettori. Berlusconi parla di libertà senza scendere nel concreto di questi problemi all'alla base di ogni esercizio concreto della libertà politica. La sua caduta dal palco, per un pagano che presta attenzione perfino al volo degli uccelli, potrebbe essere un segno del cielo.

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