giovedì, dicembre 21, 2006

Prove di guerra

Ho appena terminato di scrivere una lunga lettera privata di risposta ad un giovane di Forza Italia che mi chiedeva spiegazioni. È stato purtroppo un lavoro inutile perché la risposta al mittente non risulta attiva. Agli insulti non si può rispondere se non con altri insulti. Per fortuna, non sono più giovane e questo sport non mi attrae. Pertanto, non raccolgo insulti e ne "rifiuto" legittimamente la pubblicazione. Del resto, cosa significa fare politica? Partecipare a manifestazioni di piazza più o meno condivisibili o avere idee politiche sulle questioni nazionali e internazionali? Io credo che sia più importante formarsi elaborate opinioni politiche da presentare civilmente al confronto e al dibattito. Una manifestazione di piazza come quella del 2 dicembre alla quale ho partecipato in modo consapevole e convinto è cosa diversa da altre manifestazioni indette per dubbi ed oscuri motivi. Una manifestazione fisica reale in una piazza o per le strade acquista senso politico se essa esprime un pensiero ed una decisione politica lungamente maturata. Un presenza di popolo e un fatto di piazza non sono la stessa cosa: nella prima si trova il sovrano; la seconda può essere opera di mestatori.

Ciò premesso, vorrei esprimere un mio sospetto ed una mia preoccupazione in merito alle campagne lanciate da quel vecchio marpione di Giuliano Ferrara che ricordo come giovane comunista che veniva a disturbare le nostre assemblee studentesche degli anni 68-71. Giuliano fa il mestiere che gli ha insegnato suo padre, allo stesso modo di D'Alema e di tanti altri che più o meno in grande continuano il mestiere dei padri. La famiglia è una grande istituzione in Italia. Il guaio è per quelli che una Famiglia proprio non ce l'hanno. Ritengo Giuliano una persona intelligente ma la mia fiducia e stima in lui sta diventando inversamente proporzionale alla sua intelligenza e scaltrezza. Ritengo che abbia sbagliato a trasformare un organo di informazione (Il Foglio), che per la verità non leggo quasi mai, in uno strumento di mobilitazione, cioè in un Volantino, come ho scritto altrove. La Stampa dovrebbe fornire il più obiettivamente possibile informazione ad un cittadino che sulla base delle informazioni acquisite dovrebbe autonomamente poter assumere le sue decisioni. La stampa e la televisione sono oggi mezzi di manipolazione della volontà deformata dei cittadini.

Il sospetto cui accennavo è tutto in un'analogia di cui vedo le prime avvisaglie. La guerra in Iraq è stata preceduta da una campagna mediatica-manipolatrice volta a creare una pubblica opinione favorevole all'aggressione militare. Ci si era inventata la storia degli armamenti inesistenti di Saddam. Pareva questa una buona giustificazione per fare la guerra. Quando poi si scoprì che quegli armamenti non esistevano affatto, si disse che era stato bene comunque aver fatto la guerra contro il tiranno Saddam, quello stesso tiranno con il quale gli USA non si erano fatto scrupoli di allearsi nella guerra contro l'Iran. Tiranno o non tiranno pare incontrovertibile che le condizioni odierne dell'Iraq siano di gran lunga peggiori di quelle esistenti ai tempi di Saddam. Lo dicono gli americani stessi, se non erro. Noi provincia di confine dell'Impero americano siamo al solito più papisti del papa. Mi sarei aspettato che, scoperto e smascherato l'inganno, sarebbe seguita una grande reazione del popolo turlupinato. Nulla di simile. Una microspiegazione me l'ha fornita indirettamente un mio compaesano calabrese divenuto cittadino americano con tanto di diritto di voto: lui a votare non ci è mai andato! E neppure si interessa della cosiddetta politica che significa per lui una presa per i fondelli di tanti disgraziati come lui in America ed io in Italia, di lui che altri usando il suo nome ed in suo nome rendono responsabile di atrocità di cui non hanno mai avuto nessuna colpa, rendendo il popolo americano odioso nel mondo.

La breve riflessione è già chiusa. Chi ha testa per riflettere provi ad immaginare se una manifestazione come quella odierna non possa essere una prova per l'entrata in guerra contro l'Iran. Manderemo poi la nostra "missione di pace" con il compito di curare i civili che gli americani avranno lasciato in vita. Dal tirannico regime iraniano, cui si pensa di dare questa sera una giovanile spallata, tireremo fuori un ceto politico fantoccio al quale si darà il diritto di "governare" il loro popolo purché si rispettino alcune condizioni di ordine politico internazionale: per la nostra felicità avremmo creato un nuovo tassello del moderno impero americano con oltre 700 basi militari sparse per il mondo. Il motto degli antichi romani era "parcere subiectis, debellare superbos". Gli odierni americani, che amano scimmiottare gli antichi romani, impongono ai popoli da loro "liberati" le mutande con le stelle e le strisce, ciò che chiamano appunto Libertà e Democrazia.

Un dato inquietante è la comparsa anche in Italia di una componente ebraica che assume una regia della politica estera dell'Italia. In America è noto ed evidente il sostegno ebraico ad Israele e la sua grande influenza nella politica americana nel Medio Oriente. Che anche in Italia possa crearsi un simile orientamento pare a me cosa altamente negativa e tale da suscitare la mia pronta opposizione. Credo che i Giovani Ebrei Italiani abbiano diritto per motivi religiosi ad un passaporto israeliano. Se credono, possono scegliere di non essere italiani e di essere solo israeliani, ma non pensino di potermi trascinare in guerra a fianco di Israele e contro un qualsiasi paese arabo. Se sarà questa la piega degli eventi, temo il sorgere di un nuovo antisemitismo, di cui responsabili saranno simili Giovani Ebrei che a mio avviso non hanno legittimazione ad indire manifestazioni che riguardano tutti i cittadini italiani e di cui nel bene e nel male risponderanno gli Italiani. Poco mi importa delle posizioni ufficiali dei partiti o delle dichiarazioni di leaders che sono tali sono perché appaiono nei salotti televisivi ed hanno interesse solo alla riconferma delle loro prebende politiche: a morire non andranno loro, manderanno sempre gli altri. Proprio ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un allarme: il paese reale non coincide con il Palazzo. I magnifici Mille Onorevoli non sono lo specchio del paese reale. Capisca chi vuol capire.

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