domenica, ottobre 03, 2010

Dibattiti e analisi: 1. Le “kippàh” di Ciarrapico e i nodi irrisolti del PdL

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Mi stavo divertendo, credo come buona parte degli italiani, per l’uscita di Ciarrapico sulle “kippah” (qui il video integrale) e sulle reazioni bipartisan che ha suscitato, quando come ubbidendo ad un ordine i falsi stormi dell’informazione si sono subito, all’istante, spostati dalle “kippah” di Ciarrapico al misterioso attentato a Belpietro, pure lui – per dirla con Ciarrapico – uomo di “kippah”. Un uomo, di cui apprendo che da ben otto anni godeva a spese del contribuente di una scorta, con impiego di forze dell’ordine, quando in molti paesi d’Italia a stento si vede una pattuglia dove serve. Chi potrebbe mai avere interesse a torcere un capello ad un personaggio come Belpietro o alla sua redazione ovvero alle sue firme abituali? Le enormità che si leggono su “Libero” sono in fondo il migliore antidoto ad ogni influenza sionista sulla mente degli italiani, a parte la solita accusa strumentale di antisemitismo ad ogni stormir di fronda, cui però nessuna persona intelligente ed onesta è disposta a prestar credito. Mi chiedo se parlando di “coppole” anziché di “kippah” avremmo assistito ad una eguale reazione mediatica. Se poi si guarda il video con il discorso integrale, si noterà in tutta la sua sproporzione che cagnare che ne è seguita. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Chi non ricorda il frate Cantalamessa? Né il Senato né Pulpito sono al riparo da un’artiglieria mediatica, che fortunatamente sembra autoannullarsi per il fuoco incrociato che non risparmia nessuno: chi la fa, la aspetti!

Siccome in questo nostro paese bisogna per forza di cose diventare sospettosi, io nutro il sospetto che con un “false flag” si sia voluto distogliere l’attenzione degli italiani da qualche problema più serio. Forse dal problema della nostra politica estera, tutta schiacciata nella copertura di operazioni criminali come “Piombo Fuso” o “Mavi Marmara”: per indicare solo le ultime di una catena secolare. Questa stretta dipendenza da Israele è inviduabile in un nutrito gruppo di parlamentari, dell’una e dell’altra parte, che meglio giustificherebbero la loro presenza alla Knesset che non nel parlamento italiano. Un internauta, appena un poco scafato, sa che i disegni più efferati dei governi maturano e vanno in esecuzione, mentre l’attenzione dei cittadini è distolta con futilità di ogni genere: il classico coniglio di pezza dietro al quale al cinodromo viene fatto correre il cane.

Si è voluto usare ancora una volta l’arma, ideologica e terrorista, dell’antisemitismo per tentare di chiudere la bocca perfino ad un Senatore della Repubblica, che ha come sua prerogativa costituzionale non solo il diritto, ma anche il dovere di dire tutto quello che pensa, senza reticenze e senza dover temere nulla, almeno finché questa repubblica resta fedele a quella costituzione che dice essere il suo fondamento, ma che in realtà viene strattonata a seconda di come si muovono quelle forze che poi danno corpo alla costituzione materiale. Per dirne una, abbastanza chiara per chi la vuol capire, l’Italia, a norma di costituzione, non avrebbe mai dovuto partecipare all’aggressione militare in Afghanistan e Iraq. Hanno tradito e aggirato la costituzione, sia i governi di sinistra sia quello attuale che dovrebbe essere di destra ed alternativo. Già, alternativo. E no! Qui di alternativo non vi è proprio nulla. Impera la più squallida omologazione, per cui che vinca l’uno o l’altro, per gli italiani cambia assai poco e dalle consorterie, di destra e/o di sinistra, non verrà mai nulla di buono.

Fra quelli che hanno dato addosso a Ciarrapico, ho potuto leggere per la prima volta un intervento della signora Fiammetta Nirenstein – giunta in parlamento grazie a Fini, se non erro – che non fosse strettamentente “israeliano”. Violando allegramente il regolamento della Camera, che non consentiva interventi su discorsi dei Senatori, ha dato addosso al compagno di partito Ciarrapico in unità d’intenti con altri parlamentari del partito antagonista (si fa per dire), il Pd: si è visto chiaramente all’opera il Partito della “Kippah”, presente nell’uno e nell’altro schieramento, dove tutti sono apparsi uniti come un sol uomo nel dare addosso ad un unico e isolato uomo. Come a dire: litigate pure e in apparenza scontratevi su quello che volete, ma da certe sudditanze non si esce e non vi azzardate a ribellarvi: il resto è solo dettaglio marginale che non ci interessa e sul quale vi potete sbizzarrire come meglio credete. Noi siamo “democratici” e “liberali”: quello che non ci interessa ve lo lasciamo fare e dire liberamente.

Fra pochi giorni, guarda caso, in una piazzetta vicino a Montecitorio, la signora Nirenstein ed il comitato parlamentare per l’amicizia con Israele terrà una manifestazione di “Verità per Israele”. Verità? Si quella che ci raccontano loro e pretendono noi crediamo a forza, d’autorità, anche per bocca del nostro ministro degli esteri, pure lui uomo di “kippah”, nel senso indicato da Ciarrapico. Hanno in mano il parlamento italiano: figuriamoci, se siamo liberi di pensare con la nostra testa. Stanno appunto preparando una legge per eliminare i diversamente pensanti, magari incominciando dal parlamento stesso. Se qualcuno la racconta diversamente, lo attenderà o la galera (in Germania, Francia, Austria, Svizzera...) o la “gogna” mediatica (per adesso da noi ci si limita a questa, con qualche sanzione amministrativa in aggiunta). I media (ubbidiscono a qualcuno?) non vogliono minimamente prendere in considerazione un dato allarmante: nella sola Germania, dal 1994, secondo miei calcoli che vorrei qualcuno smentisse o ridimensionasse (ne sarei lieto e grato), ben 200.000 cittadini europei sono stati penalmente perseguiti per reati di opinione con pene che arrivano fino a otto anni. Una legislazione analoga vige in Francia con la legge Fabius-Gayssot. Se andiamo a vedere come queste leggi sono sorte e chi ci sta dietro, troviamo sempre le “kippah”. Da noi la legge Mancino non ha diversa origine: questa legge è solo un embrione legislativo per poi passare ad altre leggi sul modello tedesco, come è stato tentato con Mastella, e come viene continuamente chiesto dalle “kippah” di casa nostra.

Se appena, appena andiamo a studiarci cosa è negli States l’AIPAC e come questa associazione condizioni pesantemente l’elezione di ogni parlamentare che voglia far carriera e se poi sulla base di informazioni pubbliche facilmente accessibili, stabiliamo paralleli e associazioni di idee, non è per niente difficile capire quale pentola il Ciarra abbia scoperchiato: ne era consapevole? L’uomo ha una sua storia. Su di lui ne sono state dette di tutti i colori e sono state ripetute di recente per screditarlo ancora. Ma ciò non toglie che chiunque possa dire la verità, magari una verità che tanti altri meglio referenziati preferiscono tacere o hanno interesse a tacere. Immolarsi poi per la verità è altra questione. Noi abbiamo avuto in Italia i diversi casi di Giordano Bruno e di Galilei Galilei, ad appena una generazione l’uno dall’altro.

In Italia non esiste nè la libertà di pensiero né le altre fondamentali libertà politiche: mettiamocelo bene in testa! La furbizia italica, quella dei nostri politici “porci”, consiste nel proclamare con voce alta e forte l’esistenza di quella libertà che in realtà si vuole conculcare. La “casta” dei direttori di giornali è poi fermamente convinta che la “libertà di pensiero e di espressione”, che spesso diventa in loro libertà di diffamare, spetti unicamente a loro e a nessun altro. Ognuno può trovare facilmente gli esempi che vuole. Torniamo invece a Ciarrapico. Non ha forse detto la verità? È anche vero che subito dopo lo stesso Berlusconi è parso smentirlo, ma è una smentita che pone nuovi interrogativi.

Con questo primo articolo riprendo ora su questo blog quelle tematiche per le quali era nato: il dibattito politico in seno a quella Forza Italia che poi sembrava dovesse diventare PdL e che ora è di fatto tornata Forza Italia. Il blog “Civium Libertas”, pur trattando temi affini, non è specificamente rivolto alla militanza berlusconiania, nella cui area con tutti i distinguo e le cose già dette io mi colloco. Trovo positiva in quanto apportatrice di chiarezza la frattura che pare essersi creata all’interno del PdL, che è un porto di mare dove tocca convivere con le persone più indigeste, ma senza che altrove l’aura sia più salubre. Vi era un’aria asfittica e opprimente, che penalizzava i quadri intermedi ed i militanti di base. Spero che si possa tornare a discutere e che i “notabili” vengano messi da parte, lasciando parlare la base ed i comuni cittadini ed elettori che sono tanti e che in tanti si riconoscono nella persona di Berlusconi.

Presidente Berlusconi, se mi senti, ti rilancio questo appello: fai pulizia e cacciali tutti, prima che ti facciano loro le scarpe. Datti da fare, finché sei in tempo, per costruire in Italia un autentico partito popolare. Diversamente, cessata la tua presidenza, nessuna persona del tuo entourage è per me degna di interesse. Finanzia perciò in ogni angolo d’Italia le vecchie sezioni di una volta: restituisci ai cittadini, a tutti i cittadini, i soldi che sono stati loro tolti con il finanziamento pubblico dei partiti, soldi che sparisconono nel nulla e non ritornano ai cittadini. Levaci di torno l’immane esercito di opportunisti e faccendieri, che fanno politica solo per fare soldi. Tu i soldi li hai già e non hai bisogno di farne altri. È questa la ragione per la quale ti ho tributato la mia fiducia. Gli altri, che tu hai beneficato, hanno incominciato letteralmente con le “pezze al culo” e con la politica si sono arricchiti. Tu sei entrato in politica, avendoceli già i soldi. Non ho tempo per ascoltare tutte le chiacchiere su di te e non penso certo che tu sia Padre Pio. Se però tu pensi di amare questo paese, dimostralo! Ogni comune cittadino lo potrà e lo saprà giudicare. E per favore: non metterti anche tu la “kippah” e non dire che ti senti o sei “israeliano”. L’Italia vuole un presidente italiano, non israeliano o amerikano o papuasiano.

Ma ecco che le kippah, quelle vere, rompono il silenzio, pare dovuto alle loro peculiari festività, ed irrompono sulla scena, pretendendo “sanzioni” contro Ciarrapico sia da parte del PdL con una bella espulsione dal partito: la si chiede a Gasparri; e perfino sanzioni, di carattere costituzionale non previste dalla costituzione, all’interno del Senato da parte del presidente Schifani, “colpevole” di aver lasciato parlare Ciarrapico e non avergli subito tappato la bocca. Orbene, la costituzione in questi casi conosce in fatto di sanzioni soprattutto quella per il reato di alto tradimento. Che aver menzionato ironicamente le “kippah” sia interpretato come “alto tradimento” lascia quanto mai “allibiti”. È il caso di ricordare che gli ebrei in Italia sono circa 30.000, ma se si considera la loro rappresentanza parlamentare non si può non restare sconcertati e allarmati per la loro indubbia influenza. Gli italiani - ed i loro rappresentanti – dovrebbero seriamente riflettere sugli indubbi privilegi di una sparuta minoranza. Anzi una commissione d’inchiesta dovrebbe indagare tutti i numerosi casi in cui è violato il principio di eguaglianza non già discriminando, ma privilegiando strati di popolazione a scapito di altri. Le kippah, che in queste ore pretendono la “punizione” di un senatore della repubblica, reo di aver espresso la sua opinione, o ignorano la vigente costituzione o ne hanno il massimo disprezzo. Aspettiamo qui in tempo reale i prossimi sviluppi.

Ed eccoli gli sviluppi: si sono messi la costituzione sotto i piedi, i campioni della libertà e della democrazia, rigorosamente bipartisan ed in commovente unità di osservanza. Di Gasparri non avevo dubbi e meno che mai della Nirenstein: ma noi comuni militanti del PdL possiamo accettare ciò? I Notabili si sono impadroniti del partito e del potere. Gasparri rivela da sempre una scarsa conoscenza della costituzione e segue il suo fiuto politico. Non mi sento per nulla “orgoglioso”, in quanto elettore dichiarato di Berlusconi (non di Gasparri o della Nirenstein!) del fatto che l’Italia sia il governo più “filoisraeliano”: lo è certamente Gasparri, Frattini, Nirenstein, ma certamente non io, che italiano sono, credo più di Gasparri, Nirenstein, Frattini. Quanto alla possibilità politica che Ciarrapico venga espulso dal PdL, dovrebbe valere se la logica ha un senso (ma non in Gasparri) ciò che Berlusconi ha detto a proposito di Fini: sei stato eletto nel PdL con Berlusconi Presidente e dunque non puoi “tradire” il mandato elettorale. Or dunque, anche Ciarrapico è stato eletto perché messo in lista nel PdL, ma a differenza di Fini non ha nessuno intenzione di “tradire” il Presidente, ma anzi gli ha dichiarato pubblicamente la sua fedeltà. Parla di ignobile speculazione il diretto interessato, che si vorrebbe addirittura espellere dal PdL. E Schifani anziché difendere le prerogative costituzionali di un singolo senatore, “stigmatizza”: adesso sappiamo chi comanda in Italia.

Gli eventi si succedono e noi li seguamo in tempo reale, aggiornando e rivedendo il nostro testo: un senatore annuncia che intende comprare 134 kippah per regalarle ad ogni senatore, eccetto che a Ciarrapico, il quale ha fatto intendere di non gradirle. Sarà uno spettacolo interessante assistere alle sedute del parlamento, a camere riunite, con uomini tutti con la kippah. Mi chiede se come logica conseguenze assisteremo ad una pubblica lapidazione di Ciarrapico in piazza di Montecitorio. In un certo senso, la lapidazione è stata già fatta, poca importa che alla lapidazione ideale ovvero mediatica segua quella reale. Gli uomini di questa repubblica sono quelli che vediamo ed appaiono. Irritante la disinformazione strisciante, che fa ben capire in cosa consista il controllo dei media. Orbene, Ciarrapico intervenendo in risposta al fuoco concentrato su di lui, fa un’affermazione abbastanza chiara e netta: non è antisemita, non c’è l’ha con gli ebrei, può addirittura dire che la sua famiglia ha protetto e salvato gli ebrei, durante gli anni tragici, ma per l’articolista egli tenta di “giustificarsi”: la condanna è già stata proncunciata ed è pure passata in giudicato. È confortante la notizia che appare anche in questi giorni: al Corriere della Sera i giornalisti sono in sciopero in conseguenza della crisi che colpisce tutti i giornali della carta stampata: la gente non compra più o compra sempre meno lenzuoli di carta nelle edicole. Per sapere cosa pensa il popolo, quindi, bisogna andare in mezzo al popolo.

La situazione sta degenerando in quanto la sortita di Ciarrapico sulle “kippah”, che in condizioni di normale convivenza non sarebbe stata diversa da una sortita sulle “coppole” e sui “baschi” o sui “berretti” e non so su quante altre tipologie possibili di copricapi. Se un senso serio e squisitamente politico può avere il discorso senatorio di Ciarrapico, è un quesito sulla politica estera italiana. Negli USA il libro dei politologi Mearsheimer e Walt ha posto il serissimo problema della influenza che la Israel lobby esercita sulla politica estera americana. Non riassumo qui il contenuto di quel libro ed il dibattito che ne è sorto in tutto il mondo, essendo stato il libro dei due politologi tradotto quasi in tempo reale in tutte le principali lingue del mondo. E da noi le cose come stanno? Possiamo essere sicuri che una che uomini politci così votati ad Israele facciano gli interessi dell’Italia piuttosto che non quelli di Israele? E ce lo dicono loro che gli interessi dell’Italia collimino e siano gli stessi di quelli di Israele? Dobbiamo credere a costoro? Il problema posto da Ciarrapico, non saprei con quanta sua consapevolezza, è maledettamente serio e mi auguro che esso venga compreso e dibattutto per la sua serietà.

Un’altro problema, direi, si va enucleando. Provo ad esporlo per metafora, sperando di non essere strumentalmente equivocato. Noi stiamo assistendo, in Europa, ad una polemica sul velo e sul burqa. Sarebbe essere ipocriti nascondersi che si tratta di un attacco alle consistenti comunità islamiche esistenti in Europa. L’ipocrisia è parte della politica e non ci illudiamo che questo aspetto venga oggettivamente riconosciuto. Ma diamo comunque per buona la crociata contro il velo islamico. Or dunque, se avendo dimostrato pubblicamente posizioni analoghe a quelle di Ciarrapico mi vedo costretto a sottostare ad un atto amministrativo e discrezionale che dipende di un certo Palmeri, del comune di Milano, che dichiara di essere orgoglioso di indossare la “kippah”, come posso sentirmi tranquillo circa la sua equanimità e imparzialità? E se poi con la “kippah” io mi vedessi addirittura un magistrato, un docente, un medico... e avessi timore di affidare i miei interessi, la mia formazione, la mia persona ad una “kippah”, come dovrei regolarmi? Dunque, se loro signori, vogliono trarre le loro stessi conseguenze, dobbiamo dire: il velo no, ma la kippah si? Tristi tempi ci attendono.

Ma tutta questa vicenda sembra giunta alla sua conclusione per un verso con un lettera di scuse dello stesso Ciarrapico a Gattegna, che io non avrei fatto e che umilia la funzione di senatore che Ciarra non ha saputo rivestire nell’interesse degli italiani, lui che particolarmente si richiama ai valori dell’italianità. Ma questo è l’uomo e non ci si può aspettare di più. Lo hanno costretto a smentire ed a genuflettersi, tocca avere pietà per la debolezza umana e maggiore severità per chi gli ha usato violenza fisica e morale. Si chiude anche perchè ormai sembra certa la crisi di governo e le elezioni anticipati. È perfino probabile che si vada a votare con una nuova legge elettorale. Se vi saranno di nuovo le preferenze, e non le nomine parlamentari, è probabile, ma non certo, che vi saranno - se in questo paese è ancora lecita la metafora – meno kippah e più uomini attenti ai problemi di lavoro e di sopravvivenza degli italiani. Con successive rielaborazioni in tempo reale ho voluto stendere queste riflessioni, che non hanno pretesa, ma che si giustificano come minimo contrasto al canagliume dei mainstream. Cambia per fortuna la musica se si accede, con un po’ di fatica nella ricerca, nelle voci libere della resistenza mediatica. Una buona notizia di questi giorni: Il Corriere della Sera e così tutti gli altri organi della carta stampa dimininuiscono in copie, vendite, introiti. Ed anche all’estero pare sia così. La gente ha forse capito e capisce sempre più che la loro funzione è di mera propaganda di regime. O forse si è più semplicemente stancata di una continua e vuota sollecitazione delle connessioni neurali offerte dai mainstream. Guai a credere che le voci dei giornali, dei loro direttori, dei loro “opinionisti”, le loro flatulenze, sono il pensiero della gente, che per la verità ha soprattutto problemi di vitto, alloggio, tenore di vita.

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