lunedì, aprile 10, 2006

I costi delle elezioni

Ricevo da una newsletter questa notizia di Alan Friedman, un esperto, sui costi della tornata elettorale. La pubblico qui volentieri e mi viene da pensare a quanto sarebbe facile trovare i soldi per l'abolizione dell'ICI solo organizzando in modo più economico le elezioni, ad esempio con il voto elettronico, magari standosene a casa propria. Mi piacerebbe trovare dell'altra contabilità sui costi complessivi della politica. Una legge famigerata e vergognosa di cui poco si parla, votata all'unanimità dai nostri parlamentari da destra a sinistra, annullò l'esito del referendum con il quale oltre il 90 per cento degli elettori aboliva il finanziamento pubblico dei partiti. Aggiungo che di questi soldi i cittadini che intendano far loro politica non vedono neppure una lira. Ne sanno qualcosa i semplici militanti che possono aver bisogno di un luogo di riunione. Può succedere che un Big affitti e paghi lui sporadicamente la sala di qualche grande e lussuoso albergo. Ma in questo caso chi va lì può solo applaudire il suo ospite, che magari offre pure il rinfresco ed il buffet. Altrimenti il Big non ha nessun intereresse ad affittare una sala che potrebbe essergli ostile. In pratica, queste riunioni sono adunate di clienti. L'altro giorno sono rimasto inorridito da un cittadino-elettore che "voleva" essere invitato a cena insieme con la sua famiglia. Non credo lo dicesse per scherzo. Io mi sono vergognato per lui.
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Care elezioni

Una lunga e difficile campagna elettorale si è finalmente chiusa. Accuse, insulti, proteste, polemiche, non è davvero mancato nulla nel duello tra i due principali candidati a Palazzo Chigi. Programmi elettorali, promesse, tagli alle tasse e tanto altro, e ora a conti fatti vedremo quante di quelle promesse saranno mantenute nei prossimi cinque anni. Avremo tempo e modo di rendercene conto. Nell’immediato, invece, vorremmo fare i conti su quanto è costata tutta la macchina elettorale.

I fondi stanziati dallo Stato per queste elezioni politiche sono stati 393 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 34,6 milioni necessari per consentire il cosiddetto voto elettronico, un esperimento però che ha coinvolto non più del 21% del totale delle sezioni elettorali.

Quindi, a conti fatti le elezioni politiche 2006 sono costate allo Stato italiano ben 427 milioni di euro; vale a dire quasi 7 euro per ogni elettore. E visto che in Italia ci sono circa 61.700 sezioni elettorali aperte, ognuna di loro costerà al massimo 5.600 euro, anche se nel calcolo della media vengono comprese le voci di spesa più diverse.

A cominciare dai costi gestiti dai comuni e in seguito rimborsati dallo Stato, costi come i 187 euro che intasca ogni presidente di seggio a cui si aggiungono 145 euro per ciascun scrutatore e segretario. Totale per ogni seggio: circa 800 euro.

Per seguire le operazioni elettorali il comune deve chiedere straordinari al proprio personale. Così un dipendente per le sole elezioni arriva a percepire una somma di circa 670 euro. In totale un comune per le elezioni può spendere in media tra i 3mila e i 3400 euro per ogni seggio.

Nel calcolo medio rimangono oltre 2mila euro per seggio pagati invece direttamente dallo Stato. Che copre personale militare, forze dell’ordine, la stampa dei manifesti, dei libretti di istruzioni e delle schede elettorali.

Insomma per lo Stato è una bella spesa quella della macchina elettorale, un motivo in più per auspicare che non si debba fare ricorso alle urne prima della scadenza naturale della prossima legislatura.

ALAN FRIEDMAN

domenica, aprile 09, 2006

Ho votato per Berlusconi Presidente

Dopo una lunga esitazione come mai mi è capitato in precedenti elezioni ho votato per Silvio Berlusconi. Nel simbolo è precisato: Berlusconi Presidente. Spero che lo capiscano anche gli alleati, le cui dichiarazioni ambigue non lasciano presagire nulla di buono. Se la casa delle libertà vincerà le elezioni sarà Berlusconi il nuovo Presidente del Consiglio per tutta la durata della legislatura. Se malauguratamente la casa delle libertà non dovesse vincere le elezioni sarà ancora Berlusconi capo dell'opposizione e si dovrà andare verso la creazione del partito unico con nuovi organigrammi ed una nuova strutturazione del partito. La democrazia interna e la partecipazione degli iscritti dovrà essere cosa reale, non fittizia come è stato finora. Questa è la mia volontà di elettore e di iscritto a Forza Italia. Per questo sono andato a votare vincendo una forte riluttanza a farlo.

Nella scheda che ho votato ho visto dei nomi per me inaccettabili. Fra questi Sodano e a distanza Fabio De Lillo. Al senato credo ci sia il fratello Stefano. Voglio rendere pubblico in questa data che io non ho inteso votare loro, ma Silvio Berlusconi e l'aggregazione Forza Italia che per me significa innanzitutto gli iscritti al mio Club e ai Clubs della provincia di Reggio Calabria. Su tutti gli altri deputati che verrano così eletti, con sistema inedito e senza preferenza, mi riservo un eguale diritto di esame critico della loro attività. Per quanto riguarda Previti non ho seguito le sue vicende giudiziarie. Non penso che neppure debbano interessarmi. Riguardano lui e la magistratura. Gli auguro che venga infine acclarata e riconosciuta la sua innocenza. Fintantoché avrà in ogni caso titolo ad essere un parlamentare della repubblica verrà da me considerato in questa veste e valutato per i suoi atti pubblici. Non posso ergermi a censore della moralità o degli eventuali peccati dei nostri deputati: non sono Dio. Non ho la sua onniscienza. La politica è la sfera della pubblicità. Tutto ciò che riguarda la vita privata di ogni deputato non può entrare nella mia conoscenza, non mi interessa, non sono in grado di valutarlo. Se commettono reati, è compito dei magistrati perseguirli, non mio. Spero (ed ho qualche dubbio) che giudici e poliziotti sappiano fare il mestiere per il quale sono pagati. Et de hoc satis. La politica dovrebbe essere infine liberata dal moralismo e dal conseguente giustizialismo. Mi rivolgo in particolare e pubblicamente ad Antonio Di Pietro, mio corrispondente, che con il suo percorso personale rappresenta il moralismo ed il giustizialismo approdato in Parlamento. La politica è un'altra cosa! Mi rivolgo anche a Daniele Capezzone, esponente dell'area radicale, di cui mi rammarico pubblicamente che non sia stati aggregati alla casa delle libertà, per l'ostilità della forte componente clericale presente nella casa delle libertà e che io nei limiti delle mie possibilità mi impegno a contrastare. Mi riservo anche nei limiti del possibile di sviluppare rapporti politici con i Radicali italiani, ovunque siano collocati.

Verso i candidati di Forza Italia sopra citati, sui quali è andato purtroppo un voto che non avrei voluto loro dare, conservo il mio diritto di pubblica critica. Considero pertanto mio diritto sorvegliare la loro condotta pubblica e in forma civile nel pieno rispetto della legalità oltre che dell'urbanità dei modi mi riservo il più ampio diritto di critica. Non posso dimenticare nè perdonare loro l'adunata all'Hotel Parco dei Principi, indetta in violazione dello statuto del partito e all'insegna del più retrivo spirito clericale e illiberale. Intendo restare lealmente in Forza Italia ma conservando intatto e libero a 360 gradi il mio diritto di critica anche interna e la mia libertà di pensiero. Non accetto veline di stampa o ordini di scuderia: non mi si mandino più lettere per dirmi quale candidato votare! Ragiono con la mia testa e mi assumo le mie proprie responsabilità. Dico ciò pensando ai ragazzi di Ragionpolitica.it con i quali ho più da dissentire che da consentire, ma che posso fin da ora tacciare di illiberalità e di clericalismo.

Prego chiunque riceva la presente di dare ad essa la più ampia circolazione e pubblicità.

Antonio Caracciolo
Presidente del Club di FI di Seminara (RC)
Coordinatore provinciale dei Clubs di Reggio Calabria

sabato, aprile 08, 2006

Il primato della giustizia secondo Di Pietro e gli arcana del potere svelati da Berlusconi

Qui di seguito riporto il mio commento inviato al soto di Antonio Di Pietro, che ha avuto la cortesia di leggere il mio blog, inserendomi con il mio consenso in una sua lista. Ricevo regolarmente tutti i suoi testi. Qualche volta come in questo caso li commento con una doppia pubblicazione: una sul suo sito in non più di 2500 caratteri, l'altra in questo mio blog dove riporto il testo integrale inviato a Di Pietro e sviluppo ulteriori aspetti che la limitatezza di spazio non ha consentito.

a) Risposta ad Antonio Di Pietro:

Domanda a tutti i lettori ed elettori Di Pietro: ma chi sono questi giudici? Non sono la corporazione più potente d'Italia? Li riterrei più credibili, se lo stesso accanimento dimostrato verso Berlusconi lo avessero dimostrato nella prassi quotidiana dei Tribunali, rispetto ai quali un uomo dabbene sta alla larga il più possibile e quanto più sa di aver ragione. Nella sua ultima sortita elettorale Berlusconi da presidente del consiglio uscente ha svelato gli arcana del potere. Cosa ha detto? Ha illustrato due diverse articolazioni del potere. Con Prodi vi è chi intende prelevare dai cittadini risorse finanziarie per redistribuirle. Ma, attenzione, può essere ed è una carità pelosa. Chi redistribuisce non è un terzo neutro fra chi riceve e chi è stato alleggerito. Come in una mediazione immobiliare al sensale spetta la sua brava percentuale. Nel caso del potere politico non solo resta nelle mani dei detentori del potere una parte di reddito, ma soprattutto resta loro appannaggio una funzione di potere che si traduce in un’influenza penetrante nella vita dei cittadini tutte le volte che devono fare una domanda, ottenere un favore o un sussidio, tirare la giacca a qualcuno. Ciò si traduce in un modo determinato di trarre i propri mezzi di sussistenza materiale. La burocrazia è la manifestazione più vistosa di questo modo di esercitare il potere. I giudici sono la sua parte più privilegiata e meglio retribuita. Stanno lì per garantire la nostra libertà ed i nostri diritti? Chiunque pratichi un'aula di giustizia sono certo che avrà qualche dubbio, o almeno ammetterà che il servizio non è gratis ed il prezzo piuttosto salato. Ritengo necessario ed insostituibile il ruolo dello stato. Si tratta però di sapere quanto di ciò che lo Stato chiede ad ognuno di noi è necessario e legittimo, quanto è invece intollerabile. Al di là di una certa soglia la protezione che lo Stato è tenuto ad offrire ai cittadini per ottenerne l'obbedienza, e quindi per essere legittimo, cessa di essere tale e diventa dipendenza crescente. In un contesto di oppressione finale e perdita di legittimazione anche il ruolo dei giudici si appanna. Dopo aver riflettuto a lungo, mi decido per Silvio Berlusconi (Maggiori e migliori svolgimenti formali si trovano nel mio blog: http://clubtiberino.blogspot.com/).

b) Gli arcana del potere svelati da Berlusconi.

Ciò che è importante negli arcana svelati da Berlusconi non è la novità della cosa, ma il fatto che a dirlo sia proprio Silvio Berlusconi, cioè il capo del governo uscente. Se fosse stato un letterato a dire che attraverso la redistribuzione del reddito si alimenta soprattutto un ceto politico e burocratico parassitario, non vi sarebbe stata nessuna novità su cose che molti sanno e pensano. Ma a dirlo è chi sta ancora al vertice del potere e intende condurre un disegno riformatore proprio contro di quei ceti di cui ha bisogno per il concreto esercizio del potere. Non stupisce che questi si siano sentiti minacciati e si siano coalizzati contro chi attenta alle basi della loro esistenza materiale. Si spiegano anche tanti compromessi ai quali Berlusconi si è già dovuto piegare. I cedimenti verso il clero e gli alleati. E' pure altamente probabile che i propositi riformatori abortiscano e che la società italiana si riveli inguaribilmente ingessata nei suoi equilibri e nei suoi rapporti di forza. Alla mia età le illusioni non sono più lecite. Se con Mani Pulite non vi fosse stato un terremoto il cui controllo è sfuggito a chi lo ha forse incautamente suscitato, l'esperimento politico di Berlusconi non avrebbe avuto neppure inizio. E' sintomatico come un D'Alema in caso di sconfitta elettorale del centrodestra di Berlusconi non voglia più sentir parlare neppure come capo dell'opposizione.

Non si può non dar credito nello svelamento degli arcana a chi il potere lo ha esercitato e continuerà ad esercitarlo se verrà riconfermato dagli elettori. Egli ci dice: non fatevi illusioni, chi preleva dai vostri portafogli lo fa innanzitutto nel suo interesse. A voi torneranno le briciole, ma soprattutto siete già fin d'ora penalizzati nel modo in cui potrete guadagnarvi da vivere. Il modello prodiano ha il suo sbocco in un popolo fatto tutti di dipendenti ed impiegati statali, organizzati ovviamente secondo un principio gerarchico ed una graduazione delle dignità. Vi è più libertà in una società in apparenza più sicura e garantita fatta di impiegati postali o dipendenti pubblici e privati che ricevono per lo più uno stipendio magro ma sicuro alla fine del mese, con strati di impiegati meglio retribuiti (giudici e deputati con uffici connessi) o in una società dove ognuno senza essere un mago della finanza o della impenditoria possa ricevere direttamente dal mercato il suo reddito in proporzione al suo lavoro e alla sua capacità di inventiva o alla sua voglia di arricchirsi? Sono due opposte visioni della società, dove da una parte vi è la sicurezza senza rischio e dall'altra il rischio senza sicurezza. La separazione fra i due modelli non è però rigida. Il mondo globalizzato ed i vincoli comunitari rendono insicuro ciò che prima appariva garantito: l'impiego stabile nel pubblico o nel privato. Ma vi è un'aggravante che aumenta l'inquietudine sociale. Dopo decenni di statalismo per un comune cittadino diventa difficile credere in se stesso, cioè nella sua autonoma capacità di produrre ricchezza e reddito. Comuqnue sia e comunque vadano a finire le elezioni, una cosa è certa: qualcuno la ricchezza deve produrla. Altrimenti non vi sarà nulla da redistribuire. Burocrazia e politici di ricchezza non ne producono: la consumano soltanto. Giuliano Amato può passare alla storia per aver inverato il detto popolare "governo ladro", quando nottetempo tassò i risparmi degli italiani ignari. A lui si deve anche la creazione dell'ICI che Prodi ritiene intoccabile e sacrosanta. Eccoci giunti al "populismo" imputato a Berlusconi (nell'ultima puntata di Ballarò si è parlato monograficamente di populismo, dandone una connotazione negativa e caricandolo tutto sulle spalle di Berlusconi. Al populismo si oppone una visione magari scialba, ma paternalistica e rassicurante incentrata su Romano Prodi, un leader travicello, che da buon papà ha pensato di porre in sicurezza i suoi figli facendo loro per tempo delle donazioni. La moglie Flavia non ha potuto smentire la notizia, pur dandone una sua motivazione che qui interessa poco. Ma non si tratta di una donazione in più o in meno, ma di una cultura economica. Nelle condizioni storiche attuali non pare realistico un modello di società dove nessuno possiede nulla e tutti possiedono tutto. Chi vuole pensare l'utopia lo deve fare fino in fondo con coerenza. Altrimenti produce solo maggiori guasti.

Per concludere senza eccessive complicazioni concettuali, ho trovato meritevole di considerazione in Berlusconi una visione dello Stato minimo, alla quale non ero abituato, ma che però in questo caso non significa necessariamente abbandonare i cittadini alla miseria o all'indigenza, bensì fornire loro l'occasione di essere padroni della loro vita e del loro destino senza dover dipendere da questo o da quello: la dipendenza può essere alquanto penosa. Stato minimo significa nella nostra epoca poter svolgere un ruolo di cittadini liberi da tutti quei condizionamenti che rendono una farsa le ricorrenti costosissime tornate elettorali. Da destra o da sinistra ad incominciare da martedi i signori deputati si spartiranno il tesoro dell'erario per i prossimi cinque anni. Dopo torneranno di nuovo a prenderci in giro e noi come tanti gonzi abboccheremo e faremo abboccare quelli più gonzi di noi sui quali abbiamo qualche capacità di influenza o di pressione. Non ritengo che gli uomini di Berlusconi siano degli stinchi di santo. Ma per non ritornare alla stagione del terrorismo e degli anni di piombo credo che ogni cittadino che ne abbia il tempo, la voglia e la capacità – non importa in quale partito abbia deciso di militare – debba chiedere conto al suo deputato del cuore e pretendere da lui spiegazione di ogni voto e di ogni firma. Il divieto di mandato imperativo è almeno oggi un'autentica truffa, che non trova più nessuna seria giustificazione. Dovrebbe finire l'epoca delle cambiali in bianco. La strada è forse quella offerta dall'articolo 49 della costituzione che impone ai partiti una struttura e un'organizzazione interna democratica. Si potrebbe di nuovo abolire il finanziamento pubblico dei partiti ed estendere al proprio partito l'otto per mille in alternativa o in concorrenza, meglio in alternativa, all'otto per mille destinato alle chiese, che devono trovare i loro finanziamenti direttamente dai loro fedeli e non da Mammona.

Poiché l'astensione non mi sembra adeguata al momento storico, dopo lunga esitazione, mi decido a votare per Silvio Berlusconi come il male minore, ma mi riprometto all'interno di Forza Italia di aumentare il mio impegno in contestazione delle molte cose che non mi aggradano. Se riuscirò ad essere tanto molesto da suscitare prima attenzione e poi meritare un'espulsione, riterrò così sciolto il vincolo a me posto dall'art. 49 della costituzione, che per certo mi preclude la via della violenza ma mi pone anche il diritto e l'obbligo di spendere tutte le mie energie di cittadino amante della patria per concorrere alla formazione della politica nazionale. Non vi è nulla di idilliaco nella previsione normativa ma è contenuta in essa la costituzionalizzazione della lotta politica, anche aspra, fra i diversi partiti politici ed all'interno di uno stesso partito. Nel caso malaugurato di espulsione (penso al mio indignato dissenso contro i Tajani, i De Lillo, i Sodano e tanti altri) mi riterrò cioè libero non di praticare la violenza, che mi è sempre stata estranea, nè tantomeno di fare il giro turistico dei diversi partiti, ma di ritornare alla tranquillità della vita privata, rassegnandomi all'imperscrutabile destino delle vicende umane.

martedì, aprile 04, 2006

Dibattito sull'ICI

Con dei "copia ed incolla" intendo raccogliere in questo post tutto quello che trovo su questa faccenda dell'ICI che mi sembra la cosa più seria finora emersa dalla campagna elettorale. L'impegno è solenne e formale. Mi viene il sospetto che le polemiche dei giorni successivi all'annuncio a sorpresa di Berlusconi abbiano lo scopo ddi distogliere l'attenzione su un tema concreto che interessa l'87 per cento degli italiani, di destra e di sinistra. Non credo che quest'ultimi siano più felici di essere tassati di un odioso balzello. Seguirò la vicenda sperando che non si risolva in una bolla di sapone. Chi vuole rivisitando questo post potrà trovarvi una specie di notiziario. Intanto, cliccando sul titolo, si accede sul sito di Forza Italia dove è riportata la notizia ufficiale che sta già scatenando le reazioni degli avversari politici. Noto che la mia congettura sulla lotta all'evasione come mezzo per reperire le risorse necessarie era una misura già prevista nel momento in cui la proposta veniva fatta. Era del resto una cosa facile da pensare. Se la lotta all'evasione può essere indicata come una risorsa a cui attingere (Prodi), perché non utilizzarla per uno scopo specifico (abolizione dell'ICI) indicando i comuni come gli esattori della risorsa compensativa. Secondo me, ha fatto male Prodi a usare questo argomento che con maestria gli si è potuto ritorcere contro. Curioso che non venga rigettata per l'ICI da Prodi che della lotta all'evasione aveva fatto la sua principale fonte di approvvigionamento di risorse finanziarie. Curioso pure che l'abolizione dell'ICI era stata addirittura proposta da Bertinotti, ma che a prometterne la realizzazione sia ora Berlusconi con il consenso degli alleati: su questo non fanno la fronda. Casini dice di averlo lui detto per prima venti giorni fa. Incongruo il commento di Bertinotti: perché non è stata fatta prima durante i cinque anni di governo? Ma quante cose si dovevano fare prima! Ed in ogni caso Bertinotti può dispiacersi se viene fatta adesso? Meglio tardi che mai! Ovvero pensa che sia pura demagogia? Ed allora quando la proponeva lui, che non poteva farlo, non era demagogia?

In questa campagna elettorale sta succedendo di tutto. Non mi aspettavo da Berlusconi che desse del "coglione" a qualcuno, ma in questo non già a chi non vota per lui e vota invece per Prodi, ma a chi non sa valutare il suo interesse. Sull'espressione gergale si è aperta per qualche giorno una grande bagarre, che puzzava di strumentalizzazione lontana un miglio. In questa campagna elettorale anche io sono schierato, ma pur stando lealmente nel campo che mi sono scelto (fino a quando, ripeto, non verrò cacciato, cosa che non credo avverrà), sono capace di autonomia di giudizio. Se mi ascoltasse, darei buoni consigli a Berlusconi, o almeno quei consigli che ritengo buoni. Aggiungo che, a mio avviso, l'offesa non c'è per nessuno. Se volessi io esprimermi in un linguaggio ancora più pesante che non oso per una scelta di castigatezza del linguaggio da tenere in questo sito e che chiedo anche ad eventuali commentatori, darei espressione volgare ma efficace alla condizione di tutti gli elettori italiani, non importa se di destra o di sinistra. Da anni sento il peso di una rappresentanza politica che non mi appare meno tirannica di quante ne sono esistite in passato. Uno dei mei autori, il calabrese Francescantonio Grimaldi, scrisse dieci anni prima che scoppiasse la rivoluzione francese tre umanissimi volumi sull'ineguaglianza tra gli uomini. Sosteneva che le forme dell'ineguaglianza e dell'oppressione su di essa fondata possono mutare nel tempo, ma sono costanti sotto ogni cielo ed in ogni epoca. Che un qualsiasi deputato abbia più a cuore la mia sorte che non la sua posizione di potere, conseguita senza andare troppo per il sottile, è una bufala che lascio credere a chi non vuol fare uso della sua intelligenza o non ne possiede affatto. Impegnandosi in politica, non importa da quale parte, bisogna trovare rimedi ad un male che sembra necessario ed inevitabile. Gli elettori (da destra a sinistra e da sinistra a destra) dovrebbero innanzitutto trovare una loro solidarietà superiore e più forte a quella che i parlamentari, autentico ceto del privilegio, hanno fra di loro. Se non sappiamo fare questo (e mi ci metto pure io), ecco che siamo per davvero degli autentici coglioni, o se preferiamo un'immagini meno icastica identifichiamoci tutti con i polli di Renzo.

Ho visto l'altra sera a Ballarò un Fini e Casini che ai miei occhi hanno ben retto il confronto con Rutelli e Fassino. Credo che quest'ultimi di proposito abbiano voluto evitare un nuovo confronto a Matrix. Non credo alle loro motivazioni con le quali spiegavano perché non si sono recati alla trasmissione. I politici mentono abitualmente e specialmente quando non possono essere smentiti. Dopo il diversivo sui coglioni d'Italia il dibattito è proseguito sull'ICI e Fini ha molto insistito sulla lotta all'evasione fiscale come risorsa per finanziare l'abolizione dell'ICI che viene a costare due miliardi e trecento milione. L'obiezione di Rutelli si è basata sulla copertura finanziare che dovrebbe essere specifica e non generica come sarebbe la lotta all'evasione. Non voglio però fare io il resoconto di ciò che hanno detto e che può leggersi meglio altrove. Voglio soltanto commentare il fatto che gli elettori potranno pronunciaris sulla decisione politica di abolire o non abolire l'ICI. Penseranno poi gli esperti finanziari a trovare la giusta copertura. Intanto qui si vota sulla legittimità o non legittimità di una tassazione sulla casa, ovvero sul giaciglio. Credo che ci si possa orientare sulla sostanza politica della questione. Senza voler insultare nessun mio concittadino io vorrei idealmente riportare la loro attenzione su questo quesito: ICI si, ICI no. Su questo quesito io baso la mia partecipazione al voto e la mia dichiarazione a favore di Berlusconi. Per il resto, continuerò per quanto mi sarà concretamente possibile la mia lotta interna a Forza Italia. Tutti noi coglioni d'Italia dovremmo alla fine capire che se non vogliamo scannarci l'un l'altro, dobbiamo cercare di ragionare con la nostra testa nel partito che ci siamo scelti. Dobbiamo essere in grado di produrre una nuova classe politica. Il cammino è lungo e dobbiamo procedere per gradi.

RASSEGNA STAMPA CON EVENTUALE MIO COMMENTO IN MARGINE ALL'ARTICOLO

1°) IL RESTO DEL CARLINO: 4 aprile

GALLETTI AL CONTRATTACCO

"L'Ici è la tassa più iniqua
Abolirla è sacrosanto"

L'esponente dell'Udc risponde così al sindaco Cofferati, che aveva criticato la proposta del premier definendola demagogica

Bologna, 4 aprile 2006 - "Il sindaco Cofferati e i leader del centrosinistra hanno finalmente gettato la maschera: schierandosi per il mantenimento dell'Ici sulla prima casa, dimostrano di essere un vero partito delle tasse".

Il capogruppo dell'Udc nell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna Gian Luca Galletti controbatte così al sindaco di Bologna Sergio Cofferati che, stamattina, ha bollato come 'demagogica' la proposta di cancellare l'Ici, lanciata nel corso del duello tv dal premier Silvio Berlusconi.

«L'Ici sulla prima casa è l'imposta più iniqua che esiste nel nostro sistema fiscale - continua Galletti - perché colpisce l'85% delle famiglie italiane che, con molti sacrifici, hanno acquistato la casa, investendo tutti i loro risparmi".

Abolirla, dunque, secondo l'esponente dell'Udc è una "proposta sacrostanta. È strumentale, invece, chi come Cofferati, ancora una volta, ricorra alla menzogna, minacciando i cittadini di tagliare i servizi sociali essenziali", prosegue Galletti.

Che bolla come "demagogica e populista" la recente scelta di sindaco di rendere gratuito l'ingresso in tutti i musei civici della città.

2°) L'UNITA': 4 aprile

04.04.2006
«Abolirò l'Ici». Prodi: balle
di red

«Gli elettori non crederanno mica alle balle». Sostenuto dai sindaci del centrosinistra che denunciano il rischio bancarotta e la cancellazione dei servizi ai cittadini, il leader dell’Unione replica così alla nuova promessa di Berlusconi sull’abolizione dell’Ici. Il tema del day after dell’ultima sfida televisiva è inevitabilmente questo: da una parte il centrodestra elude le cifre esatte delle sue chimere elettorali, dall’altra il leader del centrosinistra incalza, ricordando che gli elettori «ci hanno già creduto una volta e hanno avuto le conseguenze. Ora gli elettori si sapranno regolare. Quando ho fatto la vera domanda, cioè dove pensa di trovare i soldi, Berlusconi non ha neanche provato a pensarci e ha proposto un'altra riduzione di imposta. Ora non devo più chiedergli dove trova 35 miliardi di euro, ma dove trova 45 miliardi di euro. Un giorno o l'altro risponderà».
Per ora, tuttavia, il premier non spiega. Ha altro nella testa: insulti, soprattutto. «Abolire l'Ici è una scioccheza da 2,5 miliardi», si limita a dire.

Ai numeri ci pensa invece il suo responsabile economico Renato Brunetta. La ricetta: vendere il patrimonio immobiliare dei Comuni. Una sua vecchia fissazione, già sbugiardata dagli alleati: «Se i governi locali privatizzassero in tutto o in parte o mettessero a rendimento di mercato i 500 miliardi in valore dei loro asset, essi potrebbero non solo eliminare tutti i loro debiti, ma anche avviare enormi investimenti». E gli alleati? Adolfo Urso di An è il primo a salire sul carro del miracolismo presidenziale: «Il rilancio di Berlusconi si basa su due proposte forti di Alleanza Nazionale: la maggiore presenza delle donne nell'esecutivo e l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. Ancora una volta è la destra che segna la strada per vincere»

Certo Berlusconi almeno un risultato sembra averlo raggiunto: far parlare ancora una volta di sé. E sei suoi numeri, anche se poco plausibili. Secondo Piero Fassino, la trovata dell’Ici «è stato il tentativo disperato di recuperare una serata che aveva visto prevalere nettamente Prodi. Si è parlato di fisco e di tasse per metà trasmissione ma Berlusconi ha lanciato la sua boutade all'ultimo minuto quando non si poteva più chiedergli come intende finanziare e garantire ai comuni l'introito dell'Ici e come evitare che si taglino molti servizi come gli asili, l'assistenza agli anziani e ai disabili». Ora «Berlusconi ha il dovere di spiegare come intende sostituire l'abolizione dell'Ici». Per l’Unione un buon proposito per i prossimi giorni: «Non partecipiamo al gioco di chi la spara più grossa: cerchiamo di affrontare le cose con serietà, grado di realismo ed ogni volta avanziamo una proposta indichiamo anche come intendiamo finanziarla».

3°) IL GIORNO: 4 aprile

LA RIVOLTA DEI SINDACI

"Così si tagliano i servizi essenziali"

Da Cofferati a Veltroni a Chiamparino, è un coro di proteste: "Non è più nemmeno demagogia, ma pura irresponsabilità"

SERGIO COFFERATI, sindaco di Bologna
"Ipotizzare l'abolizione dell'Ici senza indicare dove e come reperire risorse alternative non è più nemmeno demagogia ma vera e propria irresponsabilità". Lo ha detto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati in merito all'intenzione di voler abolire l'Ici lanciata dal premier Silvio Berlusconi.

VALTER VELTRONI, sindaco di Roma
"L'Ici è un'imposta dei Comuni che porta un gettito di 3 miliardi di euro in Italia e 300 milioni di euro nella Capitale. Si ha il dovere di dire come si compenserebbero queste minori entrate, altrimenti significherebbe taglio drammatico di servizi essenziali per i cittadini".

SERGIO CHIAMPARINO, sindaco di Torino
"Quella di Berlusconi è una trovata puramente demagogica. Se davvero lo volesse fare dovrebbe sostituire l'Ici con un'altra imposta per mantenere i servizi essenziali garantiti dai comuni. Per esempio in unacittà come Torino, senza l'Ici il comune potrebbe solo pagare gli stipendi ai dipendenti, tutto il resto salterebbe"

SECONDO AMALFITANO, coordinatore piccoli comuni dell'Anci
"Il presidente del Consiglio chiarisca come intende risarcire i Comuni del taglio annunciato alle loro entrate abolendo nella sostanza l'Ici. In mancanza di fondi compensativi 12 milioni di italiani sono a rischio di estinzione. Al silenzio risponderemo con la mobilitazione dei 5.800 sindaci dei piccoli Comuni italiani, che spiegheranno ai loro cittadini l'attentato che si sta perpetrando ai loro danni in nome di una manciata di voti''.

4°) RAI NEWS: 6 aprile
Elezioni. Abolizione Ici, Prodi: e' solo un tentativo in zona cesarini

Romano Prodi


Roma, 6 aprile 2006
"Sono tentativi di fare gol in zona Cesarini, ma il fischietto dell'arbitro lo hanno in bocca gli italiani". Il leader dell’Unione torna a bocciare la proposta di Silvio Berlusconi di abolire l’Ici.

"Promettere e' facile - spiega nell'intervista all'Unione Sarda - E' mantenere gli impegni con responsabilità che segna la differenza tra chi fa politica e chi la usa".

"Il giustizialismo non è nel mio dna, né in quello del centrosinistra. Non c'è bisogno di far tintinnare le manette nei confronti di nessuno".

"Le imposte servono a fornire servizi essenziali per le persone e le famiglie, bisogna cambiare il concetto che le tasse siano solo un prelievo forzoso da parte dello Stato. C'è bisogno di una seria riforma fiscale che aiuti le famiglie e le imprese. Pagare le tasse è un dovere civico, non pagarle un crimine che danneggia la società intera".

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Proprio non ci siamo: la mia distanza è massima. Se prelevano cento lire dalle mie tasche, non ne ritornano cento e neppure vanno tutte quante al mio vicino di casa più bisognoso. Tanto valeva lasciarli nelle mie tasche. Almeno qualche lira resta nelle tasche di Prodi e del suo entourage, tanto più che vuole costituire tante nuove commissioni, certamente non a costo zero. Tra democrazia e tassazione vi è un nesso inscindibile e sostanziale. La polemica contro "Roma ladrona" aveva ed ha un suo senso logico. Come meridionale non ho mai avuto paura della propaganda della lega. Ho pensato subito ad un modo efficace per estirpare la piaga del clientelismo e della corruzione che affligge gran parte delle amministrazioni meridionali. l'ICI fu una bella trovata di Amato insieme con quella del prelievo notturno dai depositi bancari degli italiani (anche quelli di sinistra) che mai in modo più appropriato fece meritare ad un governo l'appellativo di "ladro". Di fronte ad un governo "ladro" come indignarsi se chi può evade il fisco? Ricordate l'esito del referendum sul prelievo forzoso dagli stipendi a reddito fisso? Evidentemente, gli italiani non sono uguali nella loro libertà di pagare o non pagare le tasse.

5°) LA GAZZETTA DI SONDRIO: 8 aprile 2006

CS
Riceviamo dal Comune di Sondrio:
In merito a quanto riportato dalla stampa circa la proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla possibile abolizione dell’ICI sulla prima casa il Sindaco Bianca Bianchini e l’Assessore alla Programmazione economico/finanziaria Francesco Venosta precisano quanto segue:
“Il Comune di Sondrio è in piena sintonia con la proposta del Presidente del Consiglio tanto che la Giunta comunale ha approvato la riduzione dell’0.5‰ dell’ICI sulla prima casa e rientra nelle previsioni dell’Amministrazione provvedere ad un’ulteriore riduzione dell’0.5‰ per il prossimo anno portando in questo modo l’imposta sulla prima casa al minimo consentito dalla normativa vigente.
Consideriamo, infatti, un forte segnale di sensibilità sociale abolire una tassa che grava anche su chi non produce reddito, ed in questo senso si è orientata la nostra azione amministrativa. Non possiamo quindi non condividere un cammino sul quale siamo già impegnati.
Il venir meno dell’ ICI sulla prima casa impone certamente di trovare altre forme di reperimento di entrate, come peraltro ha affermato lo stesso Presidente Berlusconi, indicando maggiori trasferimenti dallo Stato uniti ad una più incisiva attività di controllo da parte degli stessi enti locali. Non dimentichiamo che recenti interventi normativi hanno incentivato l’attività di verifica in materia tributaria da parte dei comuni, conferendo agli stessi maggiori poteri.
CS
Annotiamo: se non fossimo stati in campagna elettorale non ci sarebbe stato tutto quel polverone sulla questione dell'ICI.
Un'aggiunta la facciamo lo stesso. D'accordo sull'abolizione dell'imposta "su un bene strumentale" essenziale per qualsiasi famiglia. Si potrebbero però escludere dal beneficio le prime case classificate di lusso (NdR)

6°) METRO: 5 aprile

05/04/2006 10:27

Firenze, 5 apr. - (Adnkronos) - "Senza Ici i Comuni chiudono e chiuderebbe anche il Comune di Greve in Chianti". Lo afferma la giunta del comune chiantigiano, guidata dal sindaco Marco Hagge, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "L'Ici sulla prima casa porta alle casse del Comune circa un milione di euro e sono tutti soldi che vanno a coprire le spese necessarie per assicurare i servizi per i cittadini - afferma l'amministrazione grevigiana - Senza quel milione di euro non saremo piu' in grado di sostenere i genitori dei bambini che vanno a scuola: le quote di asilo nido, mensa, pulmini raddoppierebbero, creando veri e propri drammi sociali".

7°) IL CORRIERE DELLA SERA: 8 aprile

Ici
«Su l’Ici il premier ha copiato dai comunisti»
sabato 8 aprile 2006.

Pannella: «La clamorosa trovata l’ha trovata nell’archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000»

ROMA - L’abolizione dell’Ici? E’ un idea che Berlusconi ha preso dai comunisti. Lo dice senza ironia il leader radicale Marco Pannella che spiega: «La clamorosa trovata del nostro davvero unico Presidente del Consiglio, l’ha trovata nell’archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000». Pannella, poi aggiunge: «Non contento di avere sistematicamente fatta promozione e propaganda in tutte le nostre abitazioni, da molti anni, e ad un ritmo chaplinesco in questi ultimi mesi, dei suoi "komunisti" mangiatori di bambini bolliti e del per lui bollito Romano Prodi, ha sparato come grande bomba elettoralistica nè più e nè meno che quanto previsto sin dal novembre 2000 nella proposta di legge di Rifondazione comunista, a firma Bertinotti, Giordano, De Cesaris e tutti i deputati del gruppo dal titolo: "Norme per l’esenzione d’imposta comunale sugli immobili - Ici - sulla prima casa di abitazione". Non sappiamo ancora quali saranno le eventuali correzioni e gli aggiornamenti che il presidente del Consiglio in versione proletaria si accinge ad apportare». TROVATA - L’esponente della Rosa nel pugno conclude: «Ad onor del vero l’ispirazione e la trovata odierne potrebbero risultare più serie ed interessanti delle altre, sfornate a ritmo quotidiano. La sua fonte odierna merita indubbiamente maggiore attenzione di quella usuale, creativa, del maitre à penser Giulio Tremonti». 04 aprile 2006

8°) NUOVA AGENZIA RADICALE < IL GIORNALE: 8 aprile

Rimandi / Gli inganni del Professore
News del 08-04-2006
In tema di soldi e di tasse non c'è alcun dubbio che la sinistra è in affanno mentre l'affondo di Berlusconi sull'abolizione dell'Ici, una tassa odiosa e iniqua perché grava anche sulla prima casa, ha centrato il segno.
Poco importa che i sindaci diessini, Cofferati e Veltroni in testa, si siano affannati a dire che senza il gettito dell'Ici essi saranno costretti a tagliare l'assistenza agli anziani, le mense ai bambini, le cure ai malati.

È stato facile rispondere loro meno sprechi, meno auto blu, meno consulenze per gli amici, meno enti superflui che servono solo ad alimentare il clientelismo. L'Ici può essere abolita; questo è un punto fermo e chiunque vinca dovrà tener conto del problema.

Nelle varie apparizioni televisive Prodi ha propalato bugie, contraddizioni, inganni da quattro soldi che non possono essere giustificati - come ha detto lui - da «errori di comunicazione».
Altro che errori di comunicazione! Sono raggiri veri e propri.

Quando Prodi dice di voler abbassare dal 27 al 20 per cento l'imposta sugli interessi maturati sui depositi di conto corrente, dice una cosa buona a gettare fumo negli occhi della gente ma di nessun valore economico.
I depositi in conto corrente riguardano cifre modeste perché nessuno è così sciocco da lasciare in conto corrente anche solo qualche migliaio di euro.

Su queste cifre modeste le banche pagano interessi dello 0,25,- 0,30 per cento che di solito non coprono nemmeno le spese di gestione.
Tassare questi interessi del 27 o del 20 per cento significa parlare di centesimi, e non figuratamente.
E' un argomento che svela che Prodi, Fassino e Rutelli che lo ripetono, considerano gli italiani o schiocchi o ignoranti.

Altro tema altro inganno: l'affermazione che saranno tassati solo i BOT e i CCT di nuova emissione e non quelli già emessi.
Ma i BOT e i CCT già emessi non sono a cent'anni: sono a tre mesi, sei mesi, un anno, tre anni al massimo.
Questo vuol dire che nel giro massimo di tre anni almeno l'80 per cento dei titoli già emessi dovranno essere rinnovati pagando l'imposta maggiorata.

Terzo tema e terzo inganno: i proventi che verrebbero da una seria lotta all'evasione fiscale.
La verità è che dalla lotta all'evasione non è mai uscito più di qualche spicciolo: si fa per scoraggiare i potenziali evasori ma nessuno pensa seriamente che possa contribuire a sanare i buchi di bilancio.
Nel suo intervento televisivo Prodi ha detto una bugia spacciando per imposta evasa la massa di imponibile non denunciato scoperto dalla Guardia di Finanza.

Questo imponibile è oggetto di tutti i ricorsi che potete immaginare.
Quello che alla fine resta viene messo a ruolo ma l'esazione è tutt'altro che certa perché in misura notevole si tratta di evasori che non hanno pagato non per mettersi dei soldi in tasca ma perché le loro attività non rendevano tanto da pagare.

Le vecchie agenzie che appaltavano l'esazione delle imposte (ora il servizio è stato assunto dalla stessa Agenzia delle Entrate) non facevano che lamentarsi perché spesso il ricavato non copriva le loro spese.
La lotta all'evasione costa.
Costa la Guardia di Finanza,costano le commissioni tributarie, costa l'esazione, costano i fallimenti con cui spesso si conclude l'intero iter.
Pagare anche in parte i cinque punti del famoso cuneo fiscale con il recupero dell'evasione è semplicemente una bufala.

Due parole su questo famoso cuneo. Prima di tutto: quanto vale? Diecimila o 20mila miliardi? Prodi non ha mai fatto una cifra.
Ha detto solo di tagliare di cinque punti il costo del lavoro. Perché - aggiungo io - lo ha promesso a Montezemolo e ai suoi amici che lo ripagano con l'appoggio dei loro giornali.

Ma anche la destinazione è incerta perché Bertinotti vorrebbe che finisse nella busta paga. Insomma è tutto incerto: quanto sarà, dove si troverà la copertura, a chi finiranno i soldi.
Una cosa sola è certa: che una bella stangata si abbatterà sul ceto medio chiamato a pagare i debiti dei ricchi e le difficoltà della fascia bassa della popolazione.

L'ultimo inganno di Prodi (ma ultimo per questo elenco perché tutta la campagna elettorale di Prodi è stata una menzogna) riguarda proprio l'Ici.
Prodi ha detto che abbasserà l'Ici ma ha sempre aggiunto che saranno riveduti gli estimi catastali che effettivamente sono molto bassi. Proviamo a fare il conto: moltiplichiamo per due i valori immobiliari segnati in catasto e diminuiamo di un decimo o di un quinto la percentuale d'imposta. Il risultato è semplice: mettete le mani in tasca e pagate.

(°da "il Giornale" 8 aprile 2006)

Stefania Craxi

I commenti della stampa sul secondo round Berlusconi \ Prodi

Sto ascoltando la rassegna stampa di Radio radicale che riporta i responsi degli opinionisti sull'andamento del dibattito di ieri sera fra Berlusconi e Prodi. Per me la notizia non è il dibattito che ho potuto seguire insieme a moltissimi telespettatori. Mi pare inutile riferire su ciò che tutti hanno visto e di cui esistono registrazioni. La notizia è invece per me costituita dal ruolo degli opinionisti, quasi avessero il potere di trasformare in bianco ciò che è nero e viceversa. Mi sembrano degli imbonitori che tentano di spostare consenso dall'una o dall'altra parte a seconda di chi è il loro committente o della parte in cui sono schierati. Cercare un'interpretazione su ciò che tutti hanno potuto ascoltare è un modo di dire che i più non hanno occhi ed orecchie, ma possono vedere ed ascoltare solo con gli occhi e le orecchie degli opinionisti o dell'interprete più o meno interessato o perfino parte in causa: una pretesa davvero eccessiva, anche se devo ammettere che non è facile orientarsi. Il ruolo del portatore di notizie si regge sul fatto che chi ascolta o legge non sa cosa è successo altrove. Ma se è possibile accedere direttamente alla fonte della notizia il mediatore mostra la sua inadeguatezza rispetto alla notizia stessa, per non dire peggio. Il rapporto fra notizia di un fatto e sua comunicazione è un tema difficile che richiederà altre riflessioni. Diffido dei media e confido nella comunicazione orizzontale di internet.

Per quanto riguarda il dibattito in sé io ho ricavato la stessa impressione del primo round. Berlusconi mi è parso più attento rispetto al precedente incontro da cui però non era uscito male. Intendo più attento all'impressione che avrebbe suscitato in chi lo vedeva ed ascoltava, salvo poi posizioni precostituite che non si lasciano smuovere neppure dalle cannonate. Sarà una mia impressione soggettiva, ma io a Prodi non ho mai dato credito e la sua figura mi riesce umanamente e intellettualmente insulsa. Ripeto è una mia impressione soggettiva e chi vuole può averne una del tutto opposta: de gustibus ne disputandum est. Che non abbia poi una sua propria base politica, mi sembra evidente. Ricordo quando il suo governo cadde in diretta televisiva con Bertinotti che girava il pollice verso il basso. Venne poi fuori D'Alema come un giocatore di carte. E' storia che ognuno di noi può ricostruire, avendone il tempo e la voglia, ma se la formazione del consenso avviene attraverso la pulizia dei denti (vedi post precedente), ritengo che la democrazia italiana abbia innanzitutto bisogno di qualche cura ricostituente che la renda meno soggetta alle manipolazioni mediatiche e ad ogni tentativo di corruzione.

La botta finale sull'ICI è veramente eclatante. Se Berlusconi riuscirà ad essere convincente, credo che sarà questo il suo asso nella manica. Ho sempre pensato all'ingiustizia dell'ICI in quanto una casa può essere un semplice rifugio per non dormire all'aperto. Quando vado a pagare alla posta dico scherzosamente all'impiegata: «Questa è una rapina! Intendo una rapina che lei sta perpetrando ai miei danni in nome dello Stato». Posso non avere un lavoro e nessun altra fonte di reddito, ma dover pagare una tassa sulla tana dove dormo la notte mi sembra un balzello odioso. Se avessi avuto più soldi, mi sarei comprato una casa più grande e bella, mettendoci dentro tutti i risparmi, come in effetti è stato al momento dell'acquisto in contanti. Ma poi avrei dovuto pagare di più per l'ICI e questo mi avrebbe decurtato il reddito annuale disponibile: avrei potuto non essere in grado di pagare la tassa sul giaciglio. Se poi avessi addirittura comprato la casa con un mutuo, avrei dovuto aggiungere alle rate del mutuo anche il peso dell'ICI. Capisco che i Comuni debbano trovare dove attingere, ma devono trovare altrove e l'imposizione tributaria deve essere sostenibile. Bisogna smettere di pensare ai Comuni come al primo livello della democrazia. Sono spesso infestati dal clientelismo e dalla corruzione politica. Non si può toccare un Socialmente Inutile che si fa timbrare il cartellino da un altro Socialmente Inutile solo perché è portatore di un pacchetto di voti. Queste cose bisognerebbe avere il coraggio di dirle e denunciarle. Io lo farò poco alla volta in forme giuridicamente ineccepibili e opportune. Ma venendo all'andamento del dibattito la mia fantasia mi porta ad immaginare degli scenari possibili. Prodi ha molto insistito nella lotta all'evasione fiscale come mezzo per recuperare risorse finanziarie. Berlusconi ha replicato assegnando ai Comuni (enti territoriali per eccellenza) il compito di scovare gli evasori fiscali: chi se non l'ente territoriale più vicino alla persona può essere in grado di accertare la ricchezza nascosta e non dichiarata! Ebbene, l'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) sulla prima casa potrebbe essere recuperata da una lotta all'evasione fiscale demandata ai Comuni. Se l'Italia è un paese di furbi, si deve poter combattere la furbizia con altra furbizia, non con le manette. Le carceri sono già piene. Dice un proverbio: "A brigante brigante e mezzo", se ben ricordo questo proverbio che non fa parte del mio abituale lessico.

Non credo che Berlusconi abbia voluto sparare una bugia spudorata, una cosa impossibile da realizzare. Credo che abbia meditato sulle sue parole e che vi sia dietro un piano finanziario che potrà essere perfino opportuno non rivelare all'avversario politico. E' probabile (ma è una congettura!) che lo stesso gettito possa essere compensato da una migliore individuazione di introiti, ma la casa dove uno abita non è un reddito che possa venir decurtato dalla tassazione: io sono portato ad immaginare il caso limite di una dignitosa povertà che si nasconde in casa. Non si può tassare la povertà. L'acquisto di una casa nella situazione italiana è stata spesso una necessità per non finire sulla strada o per non essere tagliezzati dai proprietari di case. Al settimo piano del palazzo dove abito so di un proprietario che affitta una stessa stanza a sette o otto persone che ci dormono: vedo un via vai nell'ascensore verso l'ultimo piano. Per mettersi al riparo da queste incivili oppressioni buona parte degli italiani hanno dovuto acquistare la casa dove abitano, una casa che spesso può essere inadeguata alle effettive esigenze. Berlusconi di case ne ha costruite come imprenditore. Spero che sappia dare una casa agli italiani. Intendo una casa per abitare, non una casa per fuggire dalla strada o dallo sfratto. Bel colpo, Berlusconi! Credo di essere infine giunto alla decisione. Mi recherò alle urne per votare il leader Berlusconi, ma all'interno del partito aumenterò la mia oppozione interna contro i candidati indigesti e per costruire una democrazia interna alquanto deficitaria. Se per questo mi espelleranno, mi libereranno da un impegno che ho inteso assumere con la massima serietà.

sabato, aprile 01, 2006

La politica in un quartiere romano: pulizia denti a prezzi modici!

Seguendo la massima di dire il peccato e di non fare il nome del peccatore racconto un episodio realmente successo questa mattina in Roma e di cui sono stato mio malgrado protagonista, o meglio vittima, anche se una vittima che ha reagito e non si è lasciata sopraffare. Deliberatamente non faccio nomi e non dico niente che consenta di identificare le persone. Ritengo infatti che l'episodio debba qui essere considerato solo in quanto significativo della realtà dei concreti modi di ricerca del consenso esistenti nel nostro paese, ed in questo caso addirittura nella Capitale. Il voto di scambio è un reato, le sue forme sono molteplici, la sua pratica diffusa, ma le sanzioni penali pur previste sono facilmente eluse e raramente giungono davanti ai giudici a tutt'altre faccende affaccendati. Del resto, si deve anche ammettere che all'origine vi è una diffusa mancanza di spirito pubblico. I partiti, il cui principale compito dovrebbe essere quello di educare i cittadini all'esercizio della democrazia, non ne hanno mai voluto sapere e preferiscono un rapporto perverso fra corrotto e corruttore che si lascia riconoscere proprio nella formazione delle liste e nel modo in cui i candidati grandi e piccoli ricercano quel consenso di cui hanno bisogno per essere eletti. Un poeta romano spiegava al suo ospite perché non era un democratico, mostrando dalla sua finestra un alcolizzato steso su una panchina: "per la democrazia il suo voto vale quanto il mio e la sua dignità è pari alla mia". In effetti, il difetto di chi legge libri è di immaginare cose belle che poi cozzano con la realtà dei fatti, nel nostro caso non un povero disgraziato senza casa, ma una pulizia dei denti offerta a prezzi modici a possibili elettori. Uno che vuol prendere sul serio la politica si immagina di conversare sui problemi della democrazia con un Socrate morente ed invece ha a che fare con il baratto di un voto per una pulizia dei denti.

Veniamo dunque al fatto nudo e minuto oggetto della nostra attenzione e riflessione odierna. Mi reco ad un gazebo, dopo aver preso appuntamento con il titolare, per discutere le questioni delicate di cui ho ampiamente parlato nel post "Casi di coscienza e problemi di democrazia interna", inviato come al solito ai massimi dirigenti e senza mai ricevere risposta alcuna. Devo risolvere il dilemma se andare o non andare alle urne. La persona è stata da me conosciuta in quanto facente parte dell'entourage di quei candidati in lista alle prossime elezioni politiche, i cui nomi non ho fatto, ma la cui esistenza in lista mi preclude il voto sul simbolo, essendo stato con loro netto il mio dissenso a seguito del referendum sulla fecondazione assistita. Ritengo la questione alquanto delicata e seria, almeno per il mio livello di sensibilità, che è probabilmente diverso da quella dell'ubriacone di cui parlava il poeta romano. La persona che ha allestito il gazebo è in pratica un raccoglitore di quei voti che sono serviti a quei politici che sono stati pure da me per altra via conosciuti e votati, ma di cui sono poi rimasto grandemente deluso. Questo l'antefatto ed i motivi per cui andavo all'appuntamento da me chiesto per poter risolvere il dilemma. Le cose prendono però subito una piega assolutamente diversa, imprevista e direi sconcertante. Non trovo sul momento al gazebo la persona per la quale ero andato, ma trovo invece la di lui dolce e gentile consorte, che è candidata alle prossime elezioni amministrative di municipio. La signora sta lì per distribuire i pieghevoli e le caramelle mandate dalla direzione del partito, ma tutta la sua preoccupazione è chiaramente volta alla sua candidatura nel quartiere. Ha spiegato, infatti, che avendo fatto del volontariato, adesso vuole raccoglierne i frutti. Un esempio concreto e tangibile dei "servizi" viene dato ed offerto sotto il gazebo: una pulizia di denti offerta a prezzi modici anziché alle tariffe ordinarie dei dentisti. E' presente il dentista (o sedicente tale) che distribuisce i suoi biglietti da visita. Effettivamente, dal mio dentista di fiducia pago di più per lo stesso servizio. Bisognava però andare al suo studio. Non era tecnicamente possibile organizzare la prestazione sotto il gazebo stesso, come si usava una volta nelle feste paesane.

Scavalcando i motivi per cui mi trovavo lì ed il tema delle prossime elezioni politiche, la signora con assoluta ed indisponente insistenza chiede per lei il voto alle prossime municipali ed a discapito di un altro candidato della stessa lista di partito, verso il quale ha parole decisamente pesanti e querelabili. Io ero lì per un preciso motivo e mi trovavo con prepotenza sviato su altra futile questione ed altri problemi, di cui mi avvedevo la gentile signora non aveva la benché minima consapevolezza, pretendendo per giunta di essere versata in Politica. Ero lì per una questione seria e mi trovavo impantanato in un alterco senza riuscire a spiegare che non si poteva con tanta sfrontatezza attentare alla libertà altrui di voto: dovevo votare lei per ordine divino! Ed insisteva, insisteva prima nel chiedere il voto per poi fare la smorfiosa e la ritrosetta quando infine ebbe a capire che non le avrei dato quel voto così malamente preteso: faceva infine addirittura la mossa di rifiutare un voto che non mi ero mai sognato di darle! Noterete - miei occasionali lettori – che io non solo non ho mai fatto i nomi dei candidati alle politiche che assolutamente NON intendo votare, ma ho accuratamente evitato di usare espressioni insultanti nei loro confronti e mi sono tenuto sul piano del dissenso politico, magari forte ma legittimo ed in termini ritengo civili. La signora ha usato espressioni censurabili ai danni di assenti per giunta con un passante, quale ero io, che nulla poteva sapere dei fatti della giornata. E' stato per me istruttiva e rivelatrice l'assoluta mancanza di fair play nei confronti dei candidati concorrenti in una stessa lista di partito: cani di uno stesso canile in lite per l'osso! Essendo lì vicino un mercato, mi è venuto spontaneo pensare che la Signora meglio farebbe a gestire una bancarella del pesce, con tutto il rispetto per le pescivendole d'Italia, che forse non meritano il linguaggio che si attribuisce loro. Avevo cercato fin dall'inizio di sottrarmi con garbo all'insistente richiesta di voto. Ho perfino cercato di abbozzare una lezione sui corretti principi della partecipazione politica e sui comportamenti che un candidato dovrebbe tenere, ma la signora diventava sempre più aggressiva e proprio quando io incominciavo a stizzirmi, la signora giocava un colpo basso, ricordandomi appunto che era una Signora. E siamo alle quote rosa per le quali sono nettamente contrario. La donna in questione pretende di essere pari all'uomo, ma poi non accetta la responsabilità delle sue azioni, il biasimo che merita e pretende invece quella deferenza che nella società francese del Settecento i Gentiluomini tributavano alle Dame, creando un topos letterario che è passato largamente nel costume odierno.

Aggiungo che non avevo quasi mai visto prima la Candidata e certamente non ho mai avuto un qualche elemento di giudizio che potesse dirmi se meritasse il mio voto più di altri candidati. Non mi sono mai avvalso dei "servizi" volontari offerti dalla magnifica brigata di militanti, i cui modi di fare poltica nel popoloso quartiere ho potuto in tal modo capire: è un grave danno per l'immagine della politica che ne possono trarre i cittadini. Accettando il biglietto del dentista neppure lontanamente avrei immaginato che stavo per impegnarmi a dare in cambio del servizio reso (a prezzi modici) il mio voto alla signora. Costei non ha la benché minima consapevolezza della profonda immoralità della sua condotta improntata a non so quale volontariato, il cui fine non è la gratuità insita in ogni vera forma di volontariato, ma è invece in modo palese l'ottenimento del voto. Ciò è sconcertante, disgustoso e disarmante non potendo spiegare nulla a chi neppure riesce a capire l'intima contradditorietà fra la condotta mascherata da volontariato e la pretesa di ottenere un voto dai beneficati.

Ho perso infine la pazienza di fronte ad una situazione che non si lasciava comporre. Ho detto testualmente alla signora che non l'avrei votata per avermi fornita lei stessa seduta stante la prova di essere inadatta a qualsiasi forma di rappresentanza politica: se per disgrazia con i metodi usati (senza successo nel mio caso) dovesse risultare eletta, il poeta romano sopra citato troverà una postuma conferma alle sue prevenzioni circa la bontà della democrazia. Strappavo quindi in faccia al dentista il suo biglietto da visita e lasciavo alla signora i saluti per il marito, che non mi interessava più di incontrare. Se con i metodi della moglie ha raccolto i voti conseguiti dagli onorevoli da me criticati credo che in tutto questo di onore ve ne sia assai poco, ma vi è invece molto di quell' odore che Vespasiano diceva di non sentire: pecunia non olet! Ti sbagli, Vespasiano, basta annusare un poco e l'odore si sente. Ricostruendo post festum l'accaduto, ritengo che vi sia stato un tentativo del reato di voto di scambio. Nel mio caso il reato non è stato consumato, non avendo io fruito il servizio (neppure immaginavo il do ut des) e non avendo mai inteso dare per nessun motivo il voto alla persona, che mi era sconosciuta fino ad un minuto prima. Di altri e per altri non so e non posso parlare. Posso solo immaginare. Il caso singolo narrato ha il pregio di essere assolutamente vero e fresco di giornata. Ho voluto narrarlo solo perché che se ne possa trarre un'utile morale. Altrimenti non meriterebbe il tempo speso per scriverne.

giovedì, marzo 30, 2006

Corruttori in parlamento

Pubblico quest'altro post che mi manda Antonio Di Pietro. Mi riservo un più analitico commento, quando ne avrò il tempo. Per adesso dico che come militante di Forza Italia non mi è piaciuto aver letto il nome di Previti nella lista dei candidati laziali. Ragioni di opportunità ne avrebbero a mio avviso sconsigliato la presentazione. Non sono io che ho fatto le liste e nessuno ha chiesto il mio parere. Per aver trovato questo nome insieme ad altri tre con i quali ho un conto personale tuttora aperto sono propenso ad astenermi dal voto. E' un effetto perverso di questa legge elettorale: l'avversione per taluni nomi può indurre all'astensione, anche se non mi sono iscritto al partito degli ignavi e mi secca dovermene stare in disparte. Filosoficamente parlando, ritengo che come elettore sarei un soggetto del tutto distinto dal ruolo che mi sono dato di militante corretto ed onesto. Ma ho bisogno ancora di riflettere sul tema alla luce della prassi seguita nei partiti. Per questa ragione penso che l'astensione sia al momento nel mio caso la decisione più saggia: intendo contestare all'interno di Forza Italia le liste fatte (sia pure ex post) ma non voglio dare pretesti a chi intendesse attaccarmi. Per questo non voterò quei candidati (non importa in quale lista) che mi sembrano più autenticamente laici e che meriterebbero di essere appoggiati.

Se avessi potuto scegliere fra diversi candidati nella stessa lista, avrei evitato di votare nomi non graditi, restando nello stesso partito e scegliendo nomi graditi con i quali avrei poi cercato di stabilire un dialogo politico. In questa maniera si pone la fedeltà al simbolo di partito in contrapposizione con l'eventuale avversione (più o meno forte) per determinati nominativi, che magari vengono premiati assegnando loro i primi posti e che quindi risultano automaticamente eletti votando il simbolo. Esatto? Non mi sta bene, almeno nel caso specifico. La bandiera di partito non è la bandiera della patria alla quale dovremmo essere tutti religiosamente vincolati. Non conoscendo le persone, avrei forse potuto scommettere al buio, ma purtroppo ho potuto formarmi un giudizio su chi NON VOGLIO votare. Resto malgrado ciò legato a Forza Italia, anche se dovesse perdere le elezioni, per ragioni che ho abbondamente spiegato altrove e a Silvio Berlusconi, che ritengo abbia grandi meriti, malgrado sia anche lui costretto ai compromessi e soggetto ai ricatti: questa legge elettorale credo sia stata a lui imposta dagli UDC che ne hanno la maggiore responsabilità. Volevano il proprorzionale, lo hanno avuto! Ne verrà fuori un parlamento che credo sarà il meno legittimato nella storia della repubblica.

La politica che a me interessa in quanto militante è quella che dovrebbe potersi fare all'interno dei partiti, facendo sentire la propria voce. Il rapporto dei cittadini elettori con la la farsa delle elezioni è diverso da quello dei cittadini militanti in un partito da cui dovrebbero scaturire principi per una politica nazionali da proporre ai cittadini soltanto elettori e non militanti essi stessi: sono due diversi piani di responsabilità. Se un cittadino elettore può votare ora un partito, ora un altro, non è la stessa cosa per un militante: in condizioni normali di coerenza e dignità non può passare da una parte all'altra come se niente fosse. E' suo dovere far sentire la sua voce proprio in quelle cose che non condivide. Se poi per questo lo cacciano, allora è un'altra questione ed egli ritorna libero da qualsiasi vincolo con quel partito. Ma la legge dovrebbe garantire una struttura democratica dei partiti stessi. La corruzione ha qui la sua origine, caro Di Pietro. Non sono i peccati nascosti di qualche deputato incappato nella rete. E' il sistema che è corrotto e corruttore.

Insomma, se la via della riforma democratica dei modi della politica non è praticabile, non resta che la via della violenza o il rifugio nel privato. Caro Di Pietro, mi aspetto poco da questo ceto politico, sia esso collocato a destra o a sinistra. Come ho detto una volta pubblicamente all'On. De Lillo che ho avuto la disgrazia di votare alle ultime regionali: "io vi manderei tutti a casa!". E fonderei la democrazia su ben altre basi. Ma il cammino è lungo e di pazienza ce ne vuole tanta, più di quanta ne abbiano i santi. Se i miei commilitoni di partito dovessero non vincere una tornata elettorale, non ritengo che tutto sia perduto, ma credo che possa essere l'occasione per un nuovo inizio su più solide basi.

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Ho partecipato al Blog di Antonio di Pietro, dove ho postato il seguente commento:

Faccio fatica a leggere tutti i commenti. Sono troppi. Mi introduco nel dibattito con un argomento semplice. Se pensiamo che prima di mettersi a fare politica, bisogna passare da un magistrato per farsi dare l'autorizzazione, è un discorso a se stante. In questo caso io ho poca fiducia nel mio prossimo. Le leggi sono cose fatte dai signori deputati che sono fatti di quella pasta umana che tutti conosciamo.

Se invece fare politica significa saper aggregare quanto più gente possibile su un progetto di vita in comune e di regole da seguire, di modo di vivere, allora il discorso da fare è un altro e non è facile da individuare, perché è difficile trovare e capire le ragioni che ci fanno stare insieme. Dovremmo prima di tutto essere sicuri del nostro ruolo di cittadini. E qui ho molti dubbi quando vedo moltissimi appassionarsi alla politica avendo la bava alla bocca.

Insomma non possiamo farci dettare dai giudici i nostri giudizi ed i nostri comportamenti politici. Se compito dei giudici è quello di mandare in galera i ladri e gli assassini, facciano il loro mestiere e rendano la nostra vita sicura. Per quello che mi riguarda - nel mio piccolo piccolo - posso dire che tutte le volte che ho presentato denuncia per essere stato io vittima di qualche reato, non ho mai visto la giustizia funzionare. Evidentemente funziona solo con Berlusconi, essendo lui grande ed io piccolo.

Ho votato Berlusconi perché penso che possa dare una svolta al sistema politico. Considero tutti gli altri dei mestieranti della politica che magari agognano la ricchezza di Berlusconi e pensano di raggiungerla attraverso la politica. Delle faccende giudiziare di Berlusconi mi interesso assai poco. Lavorino i giudici, se ritengono di aver del lavoro da fare e se sanno fare il loro ben pagato mestiere (mai abbastanza se si lasciano corrompere: e mi preoccuperei più della possibilità di avere un giudice corrotto che non di chi può corromperlo: un giudice è uomo moralmente migliore di tutti gli altri?). Io conosco solo il Berlusconi politico. In questo paese, con tante e troppe leggi, io non credo che vi sia una sola persona, dico una sola, che non possa essere censurato non dico da un giudice, ma da un vigile urbano, da un custode di cimiteri, da un censore di turno. E allora? Non sono tutte chiacchiere inutili quelle che stiamo facendo? La politica è un'altra cosa. Voi parlate di cronaca giudiziaria.....
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Se vi saranno interventi sul mio commento li riporterò qui con un copia ed incolla.

La questione delle tasse

Ricevo da Antonio Di Pietro un suo post con numerosi commenti. La politica è per me innanzitutto civile dibattito. Pubblico volentieri nel mio blog il post di Di Pieto a prescindere dal merito. Sulla materia economica, pur avedno sostenuto circa dieci esami all'università, non mi reputo particolamente versato. Temo tuttavia che da sinistra verrano spiacevoli sorprese. Ricordo l'epoca del governo Amato (di sinistra) quando fu fatto un prelievo fulmineo sui depositi di tutti i cittadini e mai come allora fu azzeccata l'espressione "governo ladro". Ricordo che due mie zie, impaurite dalle voci che correvano, tirarono fuori i loro pochi risparmi dalla banca e li tennero in casa. Venne poi un incendio ed i magri risparmi bruciarono letteralmente lasciando le poverette in camicia da notte...

I commenti del post di Di Pietro sono meno difficili come risposta. Mi riservo di interloquire in seguito. Per adesso voglio dare a Di Pietro una prova di liberalità pubblicando il suo post in un blog che nasce per sviluppare una dibattito interno a Forza Italia e non già rivolto alla polemica con avvesari politici.

In questo modo intendo ricambiare ad Antonio Di Pietro la cortesia che lui ha dimostrato rispondendo a miei post, dove pur lo criticava in merito ad alcue sue prese di posizione. Devo dire pubblicamente che un'eguale cortesia e degnazione non hanno avuto i dirigenti politici del partito di cui ho la tessera. Mi considero al di sopra di ogni pregiudizio e sono capace di riconoscere le cose per quelle che sono.

mercoledì, marzo 29, 2006

Berlusconi e la Bonino

Non ho voglia di scrivere un lungo commento sul confronto fra Emma Bonino e Silvio Berlusconi a Ballarò ieri sera martedi 30 marzo. L'incontro vi è stato. La notizia del mancato gradimento di Berlusconi a discutere con Emma Bonino non l'avevo letta. Mi è parso invece irriguardosa un'altra notizia, se non erro, e cioè che D'Alema e Rutelli non abbiano voluto loro confrontarsi con Berlusconi. Francamente, sia Bertinotti che Bonino non mi paiono leaders di pari grado a Berlusconi, che è pur sempre il presidente del consiglio uscente. Non trovo poi scandaloso che Berlusconi cerchi di comunicare e valorizzare quello che ha fatto durante i suoi cinque anni di governo. Mi stupirebbe che non fosse così e non mi aspetto che Prodi, se vincerà lui le elezioni, saprà o potrà fare di meglio. Questa campagna elettorale mi ha però già stancato, quali che ne siano gli esiti. Ed io dopo varie esitazioni credo che non andrò alle urne. Mi piacerebbe un diverso sistema politico che al momento non si vede all'orizzonte. La strada è quella di una più efficace partecipazione politica dei cittadini, cosa che i nostri osannati sistemi democratici sono ben lungi dal garantire. Diventa sfacciato quanto previsto e prevedibile lo spettacolo di politici e candidati che si fanno vivi e scodinzolano al momento della ricerca del voto, che però in questa ultima tornata in virtù dell'inedito sistema elettorale presenta qualche specificità.

Non entro nel merito del dibattito al quale ho prestato scarsa attenzione. Due sole osservazioni ho da fare. L'una mi trova concorde sull'immagine della fossa dei leoni evocata dallo stesso Berlusconi. Mi pare vero che tutto l'impianto del serial Ballarò non sia benevolo verso Berlusconi, che quindi ha giocato fuori casa. La presenza televisiva di un Bertinotti o di un Pecoraro Scanio in tutti i canali e tutte le trasmissioni mi sembra invece debordante: giro canale dopo le prime battute o vado in un'altra stanza della mia casa. Altro che presenza di Berlusconi che quando c'è io trovo divertente e rassicurante. La seconda osservazione riguarda la carriera politica della Bonino, che ha raggiunto il suo massimo con la carica di Commissario all'Unione Europea. Chi l'aveva nominata? Berlusconi, mi pare. A questo pensavo mentre era in corso il dibattito televisivo. Essendo stata faticosa la mia giornata, non avevo estro di prestare attenzione agli argomenti del dibattito. Berlusconi mi è parso in buona forma.

Il dato avvilente di tutta questa campagna elettorale è per me la raggiunta consapevolezza che le questioni decisive che matureranno nei prossimi anni non sono i temi che suscitano la passione calcistica dei più, ma gli affari che vengono gestiti in segreto o almeno al riparo dai riflettori della stampa e del clamore mediatico. Se ne sono accorti i risparmiatori della Parmalat o quegli innumerevoli risparmiatori che venivano tosati di qualche decina di euro ciascuno o gli altri derubati in una notte dal presidente Amato che prelevò proditoriamente dai depositi bancari dei cittadini grandi e piccoli, meritando alla lettera l'appellativo "governo ladro". "Idola et arcana" sono in ogni tempo i mezzi della politica e contro di essi è sempre debole e perdente la resistenza dei cittadini.

domenica, marzo 26, 2006

La corporazione politica: riflessioni sul presente

Al di là di ogni rilevazione sondaggistica (con risposte viziate dalle domande) e di ogni comunicazione verticale televisiva (i leaders che parlano alla TV e tutti gli altri che ascoltano inerti nelle loro case) mi sforzo di riflettere spassionatamente su questa ennesima campagna elettorale, che io definirei un carnevale, dove il cittadino elettore si rassegna alla sua effettiva impotenza. Quando parlo di Cittadino intendo quel cittadino che non si trova organicamente impigliato in un qualche sistema di interessi che lo rendono dipendente da qualcuno o qualcosa. In questo caso non si trova egli in una condizione ideale di libertà e tutte le chiacchiere sulla democrazia dovrebbero essere verificate in un riscontro con una realtà non proprio edificante. La libertà non è mai donata da qualcuno, ma è il risultato di una faticosa conquista e di una lotta che si svolge all'interno della propria coscienza innanzitutto e poi in un sapersi porre liberamente e pacificamente davanti all'altro.

Immaginiamo comunque una situazione nella quale un cittadino ed elettore maturo e libero possa dare un giudizio su ciò che i suoi occhi possono osservare e le sue orecche ascoltare. Ebbene, nell'apparente contrapposizione degli schieramenti noterebbe una sostanziale omogeneità del ceto politico. L'ultimo dei parlamentari (nazionali o regionali) gode di condizioni economiche e di privilegi che lo pongono di molto al di sopra del comune cittadino. Nel dibattito sui diritti delle unioni di fatto, per le quali grande è il clamore suscitato, si è potuto ad esempio apprendere da un deputato (Diliberto) che essi godono di privilegi negati ai comuni cittadini: la convivente di un deputato ha diritto alla pensione di reversibilità. Un altro deputato (Pecoraro Scanio) ha avuto l'impudenza di ricordare che l'80 per cento degli elettori si era pronunciato parecchi anni or sono sulla questione delle centrali nucleari, mentre tace del fatto che gli stessi elettori per oltre il 90 per cento si erano pure pronunciati contro il finanziamento pubblico dei partiti. Ma su questo punto sono stati unanimente disattesi da tutti i parlamentari (dall'estrema destra all'estrema sinistra).

Tutti questi signori lottano per uno stesso obiettivo: lo scranno parlamentare che ad ognuno di loro porterà vantaggi differenziati, ma all'ultimo di loro sempre una condizione di gran lunga superiore a quella del cittadino medio. Non vi sarebbe tanta ressa se la rappresentanza politica non fosse remunerata. I "programmi" sono una presa in giro. Una volta che si avranno le mani in pasta, si vedrà: così ragionano tutti. Saranno le situazioni oggettive a richiedere decisioni oggettive in barba ad ogni dichiarazione elettorale e soprattutto in barba a quelli che ci avranno creduto. Mi è capitato più di una volta di essere irriso dal deputato da me eletto che mi dava del fesso per averlo votato. Non pretendevo da lui posti o favori di nessun genere, ma soltanto una spiegazione politica del suo comportamento politico. Una volta saliti agli onori, trovano strane ed inaudite simili pretese. Sono appunto degli "onorevoli" che in nome della democrazia pretendono cambiali in bianco.

Berlusconi era ed è al di fuori di questa corporazione. Ricco già di suo, non ha bisogno di porsi gli stessi obiettivi personali di quanti si sono dati alla politica partendo con le "pezze al culo". Diffido molto più di questi che non di un Berlusconi. Sta perdendo non già perché rischia di non vincere le elezioni, ma perché ha disatteso le speranze di quanti pensavano che potesse essere un grimaldello contro gli abituali andazzi della politica. La corporazione politica largamente trasversale si sta coalizzando tutta contro di lui. I suoi peggiori nemici non sono gli avversari di sinistra, ma gli alti dirigenti del suo stesso partito, gli uomini che lui ha messo in parlamento, quanti hanno goduto dei vantaggi da lui procurati. Il suo errore fondamentale è stato quello di non aver saputo riformare fino in fondo il sistema della partecipazione politica. Hanno prevalso i notabili anche all'interno del suo stesso partito. Tra l'uno, i "poteri forti" ed il popolo non ha saputo stabilire una connessione permanente con il popolo che soffre maggiormente l'oppressione delle camarille corporative che non il predominio dell'uno: questa alleanza vincente è chiamata "populismo" dai gruppi di potere trasversali che la temono fortemente. Non penso tuttavia che la partita sia definitivamente persa. Paradossalmente credo che sarebbe salutare una sconfitta elettorale se questa significasse un bagno di umiltà negli organi dirigenti di partito ed una profonda democratizzazione interna. Se la sinistra vincerà, potrebbe essere una vittoria di Pirro, considerando le difficoltà oggettive del paese alle quali difficilmente il governo in carica (quale che sia) sarà in grado di porre rimedio.

Il partito nuovo che dovrà nascere non può essere affidato alla sapienza ingegneristica di un Ferdinando Adornato: nascerebbe già vecchio e defunto. Bisogna spezzare i legami clientelari con i singoli notabili ed unire tutti gli elettori dell'area del centro destra in nuove strutture di partito. La laicità è una condizione imprescindibile per la creazione di un nuovo movimento politico. Se si considerano le parrocchie come riserva elettorale alla quale attingere, ciò significa che non esistono aggregazioni politiche territoriali. Si tornerà all'epoca dello Stato pontificio e la breccia di Porta Pia non ha significato nulla.

venerdì, marzo 24, 2006

Mario Mauro e altri: l'area dell'intolleranza e del fanatismo religioso

Come regolare tesserato a Forza Italia rivendico una posizione politica affatto distinta da quella di un Mario Mauro o Antonio Tajani, al quale ritiro idealmente il voto dato per l'elezione al parlamento europeo. Non poteva disattendere in modo più assoluto e radicale quelli che sono i miei intendimenti: eccolo il volto nascosto della democrazia! Il mio contrasto sarà tuttavia massimo solo che mi si consenta di parlare in dibattiti interni di partito che non hanno mai luogo in Forza Italia, ovvero quando hanno luogo poco spazio è concesso al dissenso verso quelli che pagando la sala di qualche lussuoso e costoso albergo pensano per questo di aver comprato anche il cervello e la coscienza dei convocati al raduno. Dell'on. Mario Mauro (da me qualche volta avvicinato) so che proviene da "Comunione e liberazione". Non mi piace esprimermi in questi termini, ma visto che da altri tanto si parla di nazismo, anche se a vanvera, penso francamente che un simile appellativo lo meritino più i fanatici di Comunione e liberazione, ahimé confluiti in Forza Italia, che non gli olandesi, che sono un paese molto più avanti di noi in fatto di diritti civili e di tutela e protezione dei disabili. Tecnicamente non posso e non voglio qui entrare nel merito di una questione delicata che in Olanda ha già avuto la massima attenzione e considerazione prima di giungere ad una decisione parlamentare, mentre tipi come Giovanardi non sono in grado di apportare nessun approfondimento in questioni bio-etiche, ma vogliono soltanto alzare un polverone per raccogliere voti e consensi nell'area del fanatismo religioso. Perché proprio di questo si tratta, non riuscendo a dare loro il benché minimo credito sul piano della religiosità. Il ministro Giovanardi, privo di ogni minimo senso dello stato, ha provocato guasti nelle relazioni diplomatiche con l'Olanda. E' inammissibile.

Come pagano superstite, nostalgico della religiosità precristiana, non posso che sentire sconcerto e disgusto con questa storia della radici cristiane, che poi si intendono cattoliche: e porrei anche una contraddizione di fondo fra originario cristianesimo e cattolicesimo al potere, che poco si distingue dal clero giudaico che mise a morte un Gesù Cristo che ne minacciava il potere ecclesiastico. Sarebbe quanto mai istruttiva una nuova storiografia che illustrasse il processo violento con cui il cattolicesimo, proclamato religione di Stato, ha estirpato le vere radici dell'Europa che affondano nel mondo greco-romano. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol stare a sentire e qui mi fermo: il tema delle vere radici mi è caro e ben diversamente da come pensano i Mauro e i Tajani. Solo il politeismo (o relativismo) dei valori e delle fedi religiose può consentire la costruzione di un'Europa che si collochi nell'area geopolitica del mondo antico e viva in una comunione pacifica di popoli con tutta la ricchezza e diversità delle loro culture fatte di fedi e valori diversificate.

mercoledì, marzo 22, 2006

Sgrena: valeva la pena morire per lei?

La recente dichiarazione di Giuliana Sgrena a proposito della morte di Quattrocchi pare a me alquanto ignobile. I morti si dovrebbero rispettare. Ma la signora Sgrena mi consente ora di levarmi un sassolino dalle scarpe, cosa che prima non osavo fare. Fin dal primo momento non ho mai pensato che il sacrificio di Nicola Calipari valesse la vita di Giuliana Sgrena. Non ricordo bene le vicende, ma se non erro Giuliana Sgrena era voluta andare di sua scelta nel posto in cui l'hanno rapita. Ed aveva anche un suo obiettivo politico che non era l'informazione pura e semplice, come era stato il caso del radicale Antonio Russo. Ebbene, il governo italiano (di centrodestra) avrebbe dovuto abbandonarla al suo destino e non mandare Calipari a rimetterci la vita ed a fare la pessima figura che abbiamo fatto, subendo dagli USA una pesante umiliazione. Rettificherò queste mie affermazioni se scoprirò che la memoria mi inganna sui dati di fatto. Ma in ogni caso perché Giuliana Sgrena non vuole lasciare neppure al presidente della Repubblica l'esercizio delle sue prerogative? Se si deve dare qualche medaglia a qualcuno che è morto si deve chiedere il parere di Giuliana Sgrena o dei suoi compagni del Manifesto? Una medaglia che si dà ad uno che è morto non è la stessa cosa di un premio giornalistico che magari verrà dato alla stessa Giuliana per il suo splendido libro. La morte – diceva Totò – è una cosa seria. La vanità è dei vivi. La stupidità pure. Giuliana non lo ha appreso neppure vedendo quel disgraziato di Nicola Calipari morire per lei che proprio non lo meritava. Ma Calipari (un mercenario calabrese) ha fatto il suo dovere ubbidendo al suo governo per salvare una sua concittadina la cui professione (mercenaria) consisteva proprio nel dileggiare quel governo, che forse ha pure sborsato soldi dei contribuenti che potevano essere spesi molto meglio altrove.

Leggo ancora dalla rassegna stampa che riporta il pensiero della redazione del Manifesto:

«...Gabriele Polo è direttore de Il manifesto, il giornale che più si è opposto ai riconoscimenti in memoria di Fabrizio Quattrocchi. Sul quotidiano di via Tomacelli uscirono titoli durissimi, e vignette di Vauro al fulmicotone. Anche oggi, dopo la medaglia d'oro del presidente della Repubblica il manifesto non ha cambiato idea. In questi mesi il giornale lo ha definito in diversi modi: «Mercenario», «Body guard» (e qualcuno tra i lettori ha protestato), poi «aspirante contractor»: anche solo le parole con cui titolare su di lui hanno creato un animato dibattito interno. La condirettrice Mariuccia Ciotta, al Corriere della Sera, aveva detto: «Eroi sono quelli che danno la vita per gli altri». Ecco come Polo spiega la scelta editoriale del quotidiano che dirige »...

E così commento:

a) Intanto è importante "come" si muore. La frase: "vi faccio vedere come muore un italiano" fa riferimento all'essere "italiano", cosa che probabilmente non esiste nella cultura di Giuliana Sgrena e dei suoi commilitoni del manifesto che irridono ai valori nazionali e si eccitano a tutto ciò che pare loro antinazionale. Diverso sarebbe stato il caso se le ultime parole di Quattrocchi fossero state per la squadra del cuore (Milan, Lazio, Juventus) o per un qualsiasi fatto privato. Invece ha immolato il suo ultimo istante in un valore che si va sempre più perdendo (è il caso di Giuliana Sgrena). E questo significa dare valore anche alla morte di Nicola Calipari, al quale diversamente si dovrebbe soltanto dire che è morto non da eroe, ma da... coglione. Cosa che ovviamente non penso e non dico. Comparativamente direi che tra le due morti è più carica di significato la morte di Quattrocchi che non quella di Calipari: Quattrocchi ha affrontato la morte, Calipari l'ha subito per un banale e tragico incidente. Entrambi però meritano il massimo rispetto senza scale di merito. "Essere italiani" significa ancora che si può non essere della stessa opinione politica di altri italiani, ma quando vi è di mezzo una guerra prevalgono le ragioni dell'unità politica ed è massimo il dovere di solidarietà: questo vuol dire essere italiani. Altrimenti si è "proletari" (ne esistono ancora?) o giornalisti de "il Manifesto", per i quali è bene starsene a casa se succede loro qualcosa.

b) In secondo luogo il Quattrocchi era un mercenario come lo sono poliziotti e carabinieri, giudici e politici, e chiunque altro riceva uno stipendio per un lavoro che dovrebbe essere sempre considerato come dignitoso fintantoche è lecito. Ma è insensato il tacciare offensivamente di "mercenario" il povero Quattrocchi in un momento in cui si vanno sostituendo i soldati professionali con i militari di leva. Anche i morti di Nassiriya erano dei mercenari. Ricevono uno stipendio e sono soldati professionali.

Bah! Non mi sembra che la Sgrena meriti altra attenzione, anche se con la pubblicità che ha avuta dalla morte di Calipari qualche affaruccio lo ha fatto, in ultimo al suo libro sul "fuoco amico" che non credo mi capiterà di dover leggere. La sua ultima, più grande e definitiva pubblicità è quella derivante dall'indignazione che ha suscitato.

martedì, marzo 21, 2006

Casi di coscienza e problemi di democrazia interna

Lettera aperta
- Al Presidente del Partito Silvio Berlusconi
- Al coordinatore nazionale Sandro Bondi
- Al Vicecoordinatore Fabbrizio Cicchitto
- Al Coordinatore Regionale dei Clubs della Calabria Fabbrizio Russo
- Al Presidente Nazionale dei Clubs Guido Possa


E' stato da me creato un blog con titolo FARE POLITICA IN FORZA ITALIA allo scopo di promuovere il dibattito fra gli iscritti a Forza Italia e fra quanti già elettori di Forza Italia intendano impegnarsi maggiormente con una iscrizione al Club telematico tiberino, facendo seguire un formale tesseramento a Forza Italia. Il mio impegno è articolato su un piano nazionale, dalla Calabria alla Lombardia passando per il Lazio.

Dopo l'incontro televisivo Berlusconi/Prodi avevo reso pubblica la mia posizione in data 15 marzo dichiarando che uscivo dall'area della indecisione e dell'astensione per un voto espressamente orientato sulla persona di Silvio Berlusconi, al quale riconoscevo il merito principale di avermi consentito un impegno politico impossibile in altri partiti. Scendevo perciò anche io in campo, assumendo iniziative politiche che hanno determinato importanti successi elettorali nell'area geografica scelta per la mia attività di partito. L'incontro televisivo mi induceva dunque a superare le riserve qui appresso chiarite e ora risorte con prepotenza.

Essendo io iscritto al voto nei collegi del Lazio, ho preso solo ieri conoscenza della lista dei candidati in lizza per Forza Italia alla Camera e al Senato. La nuova legge elettorale consente il solo voto di lista senza indicazione della preferenza. Trovando in detta lista almeno tre nominativi che in coscienza non mi sento di poter votare sia pure indirettamente attraverso il voto di lista, è sorto in me un difficile caso di coscienza che ho tentato di risolvere subito telefonando agli Uffici nazionali di Via dell'Umiltà per sapere cosa in questi casi preveda lo Statuto del partito. Il personale in servizio non mi è parso molto competente sul quesito, ma alla fine mi è stata riconosciuta libertà di comportamento, pur professando io piena fedeltà al partito di Forza Italia, alla quale sono iscritto dal 2002 rivestendo importanti cariche territoriali.

Nella mia professione di giurista e docente di filosofia del diritto nell'Università di Roma e in presenza di uno Statuto di partito lacunoso e in buona parte disapplicato, ritengo di dover cercare con maggiore sicurezza nella mia stessa dottrina la più corretta interpretazione dell'art. 49 della costituzione con riferimento al caso presente che mi vede direttamente coinvolto come iscritto ad un partito politico ex art. 49 citato, come cittadino nella pienezza dei suoi diritti, come elettore il prossimo 9 aprile.

Ciò premesso, passo ad illustrare le ragioni che con mio grande rincrescimento e costernazione mi impediscono di votare il simbolo di Forza Italia per assoluta incompatibilità con almeno tre candidati in lista, i cui nomi non faccio qui pubblicamente ma che potranno essere resi noti ai superiori organi dirigenti, ove di ciò mi venga richiesto. Ritengo tuttavia che la faccenda qui descritta abbia carattere politico e pubblico e non esistano motivi di privatezza. Nella pubblicità commerciale si può fare propaganda a favore di un prodotto ma non contro un altro. Io ritengo che in campagna elettorale si possa e si debba poter giudicare negativamente quei candidati che hanno demeritato la fiducia loro accordata in precedenti tornate. La polemica nei loro confronti non è però adesso oggetto della presente.

Il caso. In occasione dell'ultima vicenda referendaria ricevevo al mio indirizzo romano un invito su carta intestata del Gruppo consiliare di Forza Italia presso la regione Lazio. Si trattava di un convegno con un titolo eloquente: "Non andate a votare". Avendo io votato alla regione Lazio l'on. che mi recapitava un simile invito, mi premuravo di far sapere alla sua segreteria che ero di diverso avviso e chiedevo di poter motivare la mia posizione nel corso del convegno organizzato all'Hotel Parco dei Principi, dove mi recavo puntualmente trovando perfino posto in seconda fila. Il convegno era organizzato però in modo da consentire la parola solo agli oratori previsti che esponevano ognuno posizioni astensioniste e nettamente clericali. Non era possibile nessun contradditorio e nessuna espressione di dissenso. Addirittura uno degli oratori lì presenti e che ora trovo in lista apostrofava il pubblico presente con un fascistico appello: «Siamo o non siamo cattolici?». Qualcuno rispondeva: "Lo sono, ma con qualche dubbio". Io riuscivo a gridare: «Sono un pagano greco-romano!».

Era ormai chiaro che chi mi aveva invitato, per mio scorno da me votato alle ultime elezioni regionali e risultato eletto, non mi avrebbe consentito di poter parlare, ma solo mi era concessa la scelta di applaudire o di starmene seduto in silenzio. Mio malgrado e con insospettata energia e veemenza, in modo assolumente contrario al mio carattere schivo e timido, scattai dalla sedia come se avessi sotto una molla, appena le mie orecchie percepirono in meno di un minuto le enormità proferite da un deputato europeo, pure da me votato ed eletto. Costui in breve sequenza affermava anche in risposta ad una mia ornai incontenibile insofferenza che:

1°) la riunione organizzata in quel luogo e pagata non so con quali fondi non era una manifestazione di Forza Italia direzione nazionale che lasciava ad ognuno libertà di coscienza nel voto referendario, ma era invece una manifestazione indetta dal Gruppo consiliare di Forza Italia presso la Regione Lazio, come se si trattasse di cose assolutamente diverse. Ritenevo e ritengo ciò un insulto alla comune intelligenza di ogni elettore e cittadino.

2°) Spiegava che il voto refendario non costituiva dovere civico. Era invece dovere civico il voto alle elezioni politiche, amministrative, europee. In pratica costituiva un dovere civico votare lui e gli altri organizzatori del convegno. L'argomentazione è parsa e pare tuttora di un'assoluta mancanza di pudore.

3°) Venendo sul merito dei quesiti referendari sosteneva che erano così difficili che neppure lui riusciva a capirli e che quindi anche gli elettori non potessero capirci nulla. Fu questo l'argomento che mi fece irritare più di ogni altro, facendomi andare in escandescenze in un luogo pubblico, cosa per me assolutamente inedita. Infatti, se deve valere qualcosa la finzione del popolo sovrano, dire quel che il deputato europeo (da me votato!) disse equivale a dire che il popolo (= il sovrano) è ignorante. Ma ciò significa in termini costituzionali: alto tradimento e lesa maestà.

Scattai dalla sedia professandomi ignorante per aver votato un simile deputato al Parlamento europeo e alla regione Lazio un altro, che gli stava seduto accanto e che era stato l'anima dell'organizzazione del convegno insieme al suo più giovane e ambizioso fratello, di cui già in quella sede si annunciava la candidatura alle politiche. Seguì una serie di botta e risposta, dove purtroppo mi toccava rivestire il ruolo sgradito del guastafeste che non sa stare al posto che gli è stato assegnato. Ricordo che in quella manifestazione vi fu un violento attacco da parte di uno degli odierni candiati verso l'on. Fini che a mio avviso del tutto correttamente aveva avvertito del carattere democraticamente diseducativo della campagna astensionistica. Con pieno diritto si sarebbe potuto e dovuto votare a favore o contro i quesiti refendari, ma indicare la via dell'astensione in presenza di un quorum truffaldino significava venir meno ai principi elementari della democrazia. Non bisogna scomodare il nazismo per lamentarsi della mancanza di democrazia: guardiamo prima in casa nostra! Essere poi contravvenuti all'indicazione data dal partito di piena libertà di coscienza, rende la cosa ancora più grave.

Nella concitazione che seguì in presenza di un folto pubblico il deputato regionale da me votato irrise sul voto da me a lui dato e mi fece intendere che potevo non votarlo, che non dovevo votarlo, che potevo votare un altro e simili cose senza approfondimenti formali che il momento ed il luogo non consentiva. Mi rammaricai in effetti di non aver votato una mia collega docente della Sapienza che era pure in lista. Io votai l'on. Innominato in sostanza dietro segnalazione dell'On. Guido Possa che per la prima ed unica volta mi scrisse in quel frangente elettorale. Non ha mai risposto alle mie numerose missive dove lo informavo sulla situazione territoriale del partito e sulla situazione universitaria, ma mi scriveva solo adesso per chiedermi di votare quel candidato a scapito di altri che meglio avrebbero meritato il voto mio e di altri che mi imitarono nel voto.

Non accettai più inviti di nessun genere a convegni organizzati dai soggetti di cui si parla. Ho perfino chiesto alle loro segreterie di cancellare il mio nome dai loro indirizzari, ma continuano a disturbarmi con inviti a rinfreschi e cene o pseudoconvegni sui quali non hanno la benché minima competenza scientifica, ma che servono soltanto a fare pubblicità al loro nome in vista di ricorrenze come quella prossima del 9 aprile.

Orbene, si pone il caso che pongo all'attenzione degli organi competenti e degli iscritti. Non solo non posso votare in coscienza quei nomi, ma ciò corrisponde anche ad una loro espressa richiesta: di non votarli! Orbene, per quanto mi riguarda non intendo dimettermi da Forza Italia. Ritengo che nell'occasione narrata i soggetti in questione abbiano loro violato lo statuto del partito e in considerazione della loro maggiore responsabilità siano loro passivi di espulsione dal partito o almeno di censura: ed invece me li trovo in lista! Sono disposto a presentare formale denuncia ai Probi Viri di partito, ma senza adire la magistratura ordinaria: come privato cittadino ho ben altri problemi e la mia vita era abbastanza tranquilla fino a quando, accogliendo l'invito del presidente Berlusconi, non mi sono deciso anche io a scendere in campo con risultati di indubbio successo per Forza Italia nella località di referimento. Restando ancora sull'argomento ritengo un'ulteriore scorrettezza il fatto che i soggetti innominati ancora in costanza di mandato amministrativo pensino già, se eletti al parlamento, di dismettere il mandato amministrativo per il quale hanno avuto pure il mio voto, che purtroppo non mi è costituzionalmente consentito di revocare.

In conclusione, mantengo il mio leale impegno verso quel partito (Forza Italia) di cui ho preso la tessera in ottemperanza all'art. 49 della costituzione. Accetto un eventuale sindacato della mia posizione con possibilità di esporre ed argomentare ulteriormente le mie ragioni e le mie accuse. Ritengo di avere piena libertà in quanto elettore di comportami come meglio riterrò opportuno alle prossime elezioni. Se Forza Italia dovesse uscire pesantemente sconfitta sul piano elettorale, come prevedo, manterrò la mia adesione al partito e mi adopererò perché all'interno del partito stesso si sviluppi la democrazia interna. Continuerò ad impegnarmi affinché cresca l'adesione dei cittadini ad una Forza Italia rinnovata e meglio radicata nel territorio. Perché ciò sia concretamente possibile è però necessario che io segua i miei convincimenti e la mia coscienza.

Mi rendo conto della lunghezza di questa lettera, che certamente passerà inosservata come tutte le altre, non solo mie ma di quanti, iscritti prima di me, hanno lasciato il partito per la disattenzione loro riservata. Tutti questi bravi militanti si sono sentiti prima strumentalizzati ed usati, ma poi quando chiedevano di essere ascoltati per poter poi riferire alla base, non trovavano neppure udienza e non avevano perciò "risposte da poter dare alla gente". Si sono sentiti per questo legittimati a lasciare Forza Italia, anche perché la mancata riforma dello statuto (i clubs dovevano essere rivitalizzati) non dava loro strumenti per poter operare politicamente con efficacia e sicurezza. Mantengo con loro rapporti di amicizia e di stima, anche se non li seguo nella loro condotta per una diversa genesi e strutturazione del mio impegno politico. La mia diversa strategia è invece quella di contestare i vertici, come sto facendo e se ritengo di averne fondati motivi. Il mio obiettivo è volto alla costruzione di una migliore democrazia interna e di una più efficiente partecipazione dei cittadini che intendono prendere sul serio il dettato dell'art. 49 della costituzione, scegliendo l'iscrizione ad un partito democratico anziché la via dell'eversione violenta o la rassegnazione della vita privata.

Con i migliori saluti

Antonio Caracciolo
- Docente di filosofia del diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma
- Presidente del Club di FI di Seminara (R.C.)
– Coordinatore provinciale dei Clubs di Reggio Calabria

lunedì, marzo 20, 2006

Guerra in Iraq: la posizione del partito

Mi sembra poco convincente la tesi sostenuta e vorrei sapere quali sono stati i momenti che hanno portato ad assumerla. Quali i dibattiti interni se mai ve ne sono stati. Un'organizzazione democratica di un partito dovrebbe conoscere momenti di confronto e di sensibilizzazione. Non può essere che qualcuno decida per tutti e tutti poi si debbano sentire vincolati a decisioni che passano sopra le loro teste. Tanto più se si tratta di una guerra dove tutti potremmo essere chiamati a combattere e a morire. Infine, mi sembra arduo sostenere che in un teatro di guerra si stia lì per garantire la pace o peggio ancora per riorganizzare le forze di polizia di un nuovo governo creato dal nulla, ovvero creato dagli USA. E c'era bisogno della nostra presenza per simili compiti? Se gli USA avevano fatto trenta non potevano fare trentuno? Perché dare noi agli USA appoggio in un'operazione di dubbia legittimità. E lasciamo stare l'ONU che è un fantoccio privo di serio credito e buono solo per nascondere decisioni prese dagli USA stessi che fanno la loro politica imperiale servendosi di fantocci di ogni genere. La nostra alleanza con gli USA va ripensata su una base di reale autonomia e parità almeno formale.

Giovanardi: una caso disarmante

Non voglio scrivere un lungo commento, ma se io dovessi lasciarmi andare alla stessa incontinenza di Carlo Giovanardi, che è un ministro della repubblica, avrei un bel florilegio di epiteti sull'intelligenza del nostro ministro. Lo stile dei miei blog vuole invece essere il più castigato possibile nel modo di esprimersi. Scontata poi la discesa in campo di Casini e altri. Su Casini mi sono tanto divertito l'altra sera a vederlo rimbrottato da un prete e lui assumere le vesti del tutto improprie del laico. E' mia opinione che tutti questi personaggi hanno poco sensibilità etica su questioni spesso assai complesse ed intricate. In realtà è come se lanciassero messaggi ai poteri forti ecclesiastici o a un elettorato piuttosto becero, per dire loro: "ecco, vedete io mi sono subito schierato. Tenetene conto, quando voterete".