lunedì, aprile 24, 2006

La cosiddetta libertà di stampa ed i costi della politica

Apprendo dal n. 16 dell'Espresso i seguenti dati: «"l'Unità", come organo del gruppo parlamentare dei Ds, ha percepito 6 milioni e 817 mila euro, “Europa", legata alla Margherita, 3 milioni e 138 mila euro». Non ricordo di aver mai comprato in edicola né l'uno né l'altro quotidiano. L'Espresso l'ho comprato perché abbinato al Dizionario di Politica, terminato il quale non comprerò più neppure questo settimanale fazioso quanto sguaiato nei suoi contenuti. La mia principale fonte di informazione nazionale e internazionale è ormai di gran lunga internet.

Mi chiedo con quale dignità un organo di stampa che non dipenda da se stesso per il suo finanziamento possa pensare di sentenziare in materia di politica e di etica pubblica. Ci si scaglia furibondi contro Berlusconi perché possiede delle televisioni, da cui proventi commerciali riesce a finanziare telegiornali che a me paiono più liberi di quelli finanziati con un canone che per legge sono costretto a pagare, sorbendomi ogni Santa sSera l'affaccio del Santo Padre dalla sua Santa Finestra. E che dire di organi di stampa finanziati con denaro pubblico che sparano a zero ogni giorno contro un Berlusconi padrone di reti televisivi che garantisce con denaro privato un'informazione più libera di quella finanziata con denaro pubblico.

Il trafiletto dell'Espresso si preoccupa con il solito tono sguaiato di rilevare il paventato rischio di perdere i finanziamenti nel caso Ds e Margherita si unificassero: uno stesso gruppo parlamentare per la "legalità" tanto cara a Di Pietro (che ha ora un suo proprio quotidiano, evidentemente pure finanziato da Pantalone) non potrebbe finanziare due volte la stessa cosa. Pare che aggireranno l'ostacolo attribuendo l'un quotidiano al gruppo della Camera e l'altro al gruppo del Senato. L'Italia, si sa, è la patria del diritto e della legalità.

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