domenica, aprile 30, 2006

La lotta per la laicità unisce tutto il Popolo. Pubblica presa di posizione contro la Redazione di Ragionpolitica.it, pseudo organo di partito.

Navigando per la rete era approdato ad un sito che reca l'intestazione "Ragionpolitica.it" e che dovrebbe essere una casa per tutti gli iscritti a Forza Italia. Addirittura si legge "Dipartimento Formazione Politica". Strabiliante! Il contenuto del sito consiste per buona parte in articoli non originali, ripresi dalla stampa cartacea, spesso vengono riciclati articoli di don Baget, che sarebbe il direttore, forse più nominale che di fatto. Naturalmente, mi compiaccio dell'esistenza di un sito telematico dentro Forza Italia. Ritengo che internet possa essere la nuova frontiera della politica. Esiste in Ragionpolitica.it una Redazione costituita credo da un gruppo di ragazzotti, che in questo ha trovato forse un impiego. Procedo per congetture perché le mie investigazioni anche presso la sede di Via dell'Umiltà non ho potuto sapere nulla di preciso.

Al dunque. Avevo tentato di partecipare con serietà ad una discussione politica, interna al partito, dentro le colonne di Ragionpolitica.it Dopo poco tempo ho appreso che l'organo di partito non era affatto quello che mi aspettavo che fosse, cioè un luogo di confronto e dibattito reale. Sono subito cominciate le censure appena la discussione incominciava ad essere vera discussione e non stantia propaganda del secolo scorso, di cui nessuno ha bisogno, meno che mai un quadro politico che ha a che fare con la gente non fanatizzata dalle droghe politiche. Mi sono creato l'immagine di un manipolo di clericali che cerca di far passare una certa linea politica, facendola (credono loro) sposare a quanti hanno una tessera di FI e magari si sentono intimiditi dal loro giocattolo. Grazie a loro e a quelli della loro parrocchia, abbiamo perso quel pugno di voti che hanno fatto la differenza nelle elezioni appena trascorse. Leggi: i radicali che per loro natura dovevano stare da questa parte e non dall'altra. Ricorda: Berlusconi al congresso Radicale dove aveva sposato il liberalismo pannelliano. Colpa di chi se le cose sono andate diversamente? Degli UDC, i cui ricatti Berlusconi ha la grave colpa di aver subito. Io stesso sono stato sul punto di astenermi ed ho votato – come si diceva – turandomi il naso ed ingoiando il rospo, leggendo certi nomi in lista.

Al punto teorico-sostanziale. Ritengo che una linea rigorosamente laica non escluda il possibile elettorato cattolico-cristano di Forza Italia, ma invece lo unisca insieme a Tutto il Popolo. Perché? Se andiamo a prendere la cultura (ora di governo) di un Bertinotti, ma anche di un D'Alema, vediamo che la vecchia analisi marxiana della religione (dottrina indipendente dalla caduta del muro e dell'Unione sovietica) definisce ogni religione una forma di alienazione, destinata a scomparire con il tempo (Feuerbach). L'alleanza cattolici-comunisti può essere soltanto tattica. Non è un caso se Togliatti votò per l'inserimento dei Patti Lateranensi nella costituzione. Al contrario: se con una posizione laica (il termine 'laicista' è un gesuitismo privo di senso e contenuto logico) si tiene rigorosamente distinto il piano della Fede (se uno ce l'ha per davvero e non per finta o convenienza) dall'ambito di competenza dello Stato, che fra l'altro consente ad ognuno che una Fede (quale che sia) ce l'abbia di poterla professare con piena dignità e libertà: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Diverso è il caso di una classe sacerdotale che pretenda beneficio e privilegi pagate dalle tasche di ogni contrubuente, o di un clero che intenda imporre per legge i comandamenti domenicali del parroco. Quindi, nell'un caso alleanza tattica (cattolici comunisti) per la conservazione di privilegi che non hanno niente a che fare con fede e religione, dall'altro lato (laicità dello Stato) riconoscimento di libertà e dignità a chi professa una fede religiosa, alla quale intende ispirare tutta la sua esistenza. Ciò che resta sacrificata è l'ipocrisia: ve n'è tanta dall'una e dall'altra parte della linea.

Ripetizione. Intendo dire che non vi è contraddizione fra laicità dello Stato e libertà religiosa. Non mi diffondo sugli istituti giuridici in cui questa distinzione va tradotta.

Ritornando a Ragionpolitica.it - Se quella sigla telematica significa: Quartier generale. Allora io dico: bisogna sparare contro il Quartiere Generale. In circa una sessantina di pagine aveva raccolto una parte dei miei interventi censurati dall'Organo di partito. Pensavo di farne una pubblicazione a parte. Questa potrebbe essere l'occasione, ma mi accorgo che rileggendo i testi il loro senso non è chiaro al di fuori della polemica in cui erano sorti. Non sono perciò tutti pubblicabili in ragione della loro incomprensibilità, sganciati dal contesto. Ne estraggo soltanto alcuni che posso riuscire comprensibili, per i temi trattati, al di là dell'evento specifico che mi aveva spinto a scriverli di getto, senza cura formale e stilistica. Aggiungo qui in allegato due testi che riguardano rispettivamente la lotta per la laicità e l'esperimento di costruzione del partito unico, affidato a Adornato, verso cui nutro diffidenza. Mi riservo di ritornare su tutto questo post per una migliore sistemazione linguistica che ne renda più agevole la lettura. Devo però trovarne il tempo. Con i miglioramenti stilistici non si finisce mai. Ogni cosa può sempre essere scritta in un modo migliore, anche la Divina Commedia.

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allegato:

7. Risposta di un coordinatore provinciale: Abbiamo già perso, ma io resto!

di antonio Caracciolo

Caro don Baget,

non so se questo mio commento verrà pubblicato: ho l'impressione che quelli sgraditi o non in sintonia non vengano approvati e fatti passare!

Comunque, vorrei lanciare il seguente commento sommario:

- ho preso la tessera di FI nel 2000 e l'ho sempre rinnovata, ma mi sono subito accorto (già al momento del tesseramento) che il partito non esiste come fatto di massa ed espressione di partecipazione democratica: i dettagli se occorrono verranno dati in altri commenti. Parlo con l'esperienza di un coordinatore provinciale dei Clubs.

- se devo valutare la politica del governo (università, procreazione assistita, economia, guerra in Iraq, rapporto Stato/Chiesa, ecc.) dico che non posso riconoscermi in essa e quindi io in ogni caso ho già perso, anche se per avventura la casa delle libertà dovesse vincere le elezioni e continuare nella vecchia politica. Vado però insegnando ai miei che la politica non si esaurisce con l'elezione del singolo deputato che persegue un suo preciso interesse, ma la politica ci coinvolge per tutto il tempo della nostra vita ed è sostanzialmente la raggiunta consapevolezza nel cittadino del suo ruolo sovrano, cosa ben diversa dalla fedeltà ad un credo religioso per guadagnarsi la vita dell'aldilà! L'unica vita che io conosco e che mi interessa è quella terrena e sono stufo della continua commistione fra religione e politica, mentre il Paese va a rotoli!

- Per questione di dignità e mia concezione della politica militante, non mi iscriverò al Partito della Transumanza, ma grazie alle teorizzazioni sull'astensione referendaria potrò distinguere fra il mio ruolo di militante di FI (dentro la quale continuerò a battermi per la democratizzazione interna) ed il ruolo di semplice cittadino che potrà legittimamente astenersi ad ogni futura votazione o perfino votare per un altro partito.

- Interpreto l'art. 49 della costituzione come obbligo alla non-violenza, ma proprio per questo incombe sui partiti (FI in primis) l'obbligo ad una struttura democratica ed al dibattito interno. Anche adesso, nella procedura per la formazione del nuovo partito, l'operazione è condotta in modo verticistico con assenza di dibattito e partecipazione democratica. Nella relazione Adornato la materia etica è già stata "venduta" alla Gerarchia cattolica.

- Trovo ASSAI GRAVE il cedimento del partito sul piano della laicità dello Stato ed il suo asservimento alla Gerarchia cattolica. Su questo tema, che mi trova particolarmente sensibile, darò fiato a tutte le forme di dissenso che mi saranno consentite e rese possibili.

Mi dispiace per la schematicità del commento, che mi riservo però di affinare progressivamente in altri commenti, se ne avrò il tempo e se mi verrà dato spazio.

Antonio Caracciolo
- Coordinatore provinciale dei Clubs di FI in Reggio Calabria




8. Postilla per Adornato che non mi ha ascoltato

di Antonio Caracciolo

Dopo aver scritto questa mattina il testo sopra pubblicato (rectius: "...abbiamo già perso, MA io resto!") mi sono recato al secondo convegno dei Clubs di Liberal, dove ho atteso fino alla fine sperando mi si lasciasse parlare (adempiute le regolari procedure di iscrizione a parlare!). Pur inseguendo l'on. Adornato per la terza volta in sedi pubbliche, non mi riesce di intervenire sul merito del documento da lui elaborato e posto alla base del nuovo partito.

In particolare, avrei desiderato oggi enunciare e possibilmente illustrare la seguente osservazione critica:

- è falsa l'opposizione fra centralità dell'uomo e centralità dello Stato. Il nuovo partito si dovrebbe attestare secondo Adornato sulla centralità dell'uomo. In realtà, gli individui lasciati a se stessi possono soltanto confliggere. E' necessario il ruolo dello Stato affinché possano essere costruiti gli spazi di libertà entro cui muoversi. Lo stato moderno nasce dal superamento delle guerre di religione. La laicità è perciò essenziale allo Stato. Lo spazio religioso deve essere ricondotto in uno spazio privato. In realtà, le ambiguità della relazione Adornato sottintendono un patto segreto che si vuol far passare sulla testa di militanti ignari: la consegna alla Gerarchia cattolica di tutta la materia etica.

- Durante la mattinata, al convegno Liberal, si è sfiorato il tema della riforma universitaria che è già passata alla Camera, ma non mi è stato consentito di poter intervenire. MAI come al presente TUTTA l'università si è trovata concorde contro la politica governativa (Moratti, Adornato) sull'università. Il dissenso è corale. Non si può pensare di fare una riforma CONTRO l'università, ma dovrebbe essere fatta PER l'università, che è tutta quanta ben consapevole di aver bisogno di una riforma. Il dilettantismo demagogico del ministro Moratti è palese anche ai ciechi: annuncia coram populo di voler eliminare il precariato dalla Scuola, ma lo sposta massicciamente nelle università: è questa in nuce la sua essenza della riforma universitaria! Nelle assemblee universitarie così si semplifica la figura del docente universitario che esce dalla riforma Moratti: se decide di prender moglie e metter su casa, non vi è nessun direttore di banca che sia disposto a concedergli un mutuo! Se chiamato alle urne, in coscienza non posso approvare la riforma universitaria per come impostata dalla Moratti. Resto tuttavia in FI in ottemperanza al dettato dell'art. 49 della costituzione! Ma questo significa aspra lotta interna, non l'unanimismo del volemose bene! Per quanto aspro possa essere il dibattito interno, trovo che sia di gran lunga preferibile al ritorno della violenza extraparlamentare ed extraistituzionale! La politica dei partiti deve essere il prodotto della discussione e del dibattito fra gli iscritti ed i militanti, non l'imposizione di poteri esterni ed occulti, di notabili e potentati che pagano pacchetti d tessere e pure le lussuose sale degli alberghi e dei cinematografi, dove fanno regia cinematografica! I soldi delle tessere e dei rimborsi elettorali dove vanno a finire? Dove possono riunirsi i cittadini per fare politica? Dico: i cittadini liberi, non i clienti di questo e di quello!

- Sulla scorta della riforma blindata dell'Università (che si vuol far passare mediante accordo con poteri forti come già per la legge n. 40) a me pare che tutta la politica del governo sia fallimentare. Ci dovremo rassegnare ad una nuova batosta elettorale, che sarà provvidenziale se sapremo comprendere gli errori accumulati nel tempo. Mi chiedo quale sia stata la logica della politica governativa di questi quattro anni. Direi: il malato viene costretto per forza a prendere le medicine, che però non fanno bene, ma ammazzano il malato!

I club di Liberal (70/80) mi sembra costituiscono un'anomalia nel sistema nazionale dei Clubs. Ho appreso oggi che all'interno del partito unitario dovrebbero venir riconosciuti come una componente a se stante. Avrei espresso la mia perplessità, sembrandomi il raggruppamento Liberal una forma di "frazionismo", secondo la fenomenologia propria dei vecchi partiti marxisti-leninisti. Francamente non riesco a capire cosa si appresta ad essere il partito unico, al quale sono tendenzialmente favorevole purché non sia un'operazione di vertice, ma veda invece un larghissimo coinvolgimento della base dei partiti di riferimento. Ho visto troppi onorevoli fare da primadonna senza che abbiano per questo le idee più chiare. Evidentemente vogliono stare già ai vertici della cosa nuova: mutare tutto per non cambiare nulla!

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