sabato, maggio 06, 2006

Era forse meglio il re.

Non avrei voluto intervenire sulle vicende istituzionali che in questi giorni riempiono tutti i giornali, le anatre del regime. Non sono io stesso convinto di quel che dico, ma non posso reprimere il dubbio se dopotutto non fosse stato meglio che ancora oggi al Quirinale vi fosse un re per successione ereditaria. Ci saremmo per lo meno risparmiato il mercato della vacca grassa di questi giorni. Richiamo le obiezioni contro la monarchia: il re rappresenta se stesso e la sua famiglia, un presidente è cosa di tutti. In realtà, alla lettura dei fatti crudi, non direi che i presidenti siano stati più rappresentativi di quanto non lo fossero stati i re d'Italia, che perlomeno l'Italia l'hanno fatta e con il papa non si sono parlati per quasi settant'anni, mentre oggi da destra a sinistra è una gara a chi è più servile verso il Vaticano: ricordo per tutti la faccia giuliva di Storace mentre portava al papa lo statuto del Lazio dove ha fatto scrivere le radici cristiane con tutto quel che significa in perdita di laicità delle istituzioni. Se non vi fosse stato un impedimento estetico avrebbero buttato giù dall'altare della patria anche il monumento equestre a Vittorio Emanuele, re d'Italia e padre della patria. Già la patria! “Non è morta” dice il borghese Ciampi, facendo pubblicità indiretta ad un uomo della sinistra che ha scritto un libro dal titolo suggestivo: "la morte della patria" (non l'ho letto e non credo che lo leggerò conoscendo chi l'ha scritto). Ma a non far morire la patria non basta che lo dica il borghese che ha detronizzato i re d'Italia, succedendone negli agi e negli onori. Ci vuole ben altro. Il vecchio concetto di patria probabilmente ha cessato di esistere con l'8 settembre del 1943, venendo poi definitavemnte sepolto il 25 aprile del 1945. Nel referendum istituzionale per la repubblica o la monarchia si parlò di brogli elettorali. Io non posso sapere con certezza se vi furono o no, ma è per me decisiva la nuova cultura politica che si è nel frattempo formata e che ho trovata rivelatrice in un «benedetto quel broglio, se mai vi fu!» che sentii anni addietro in una trsmissione educativa di RAI3. Con questo nuovo concetto di patria non vi è più bisogno di sapere se brogli, ieri e oggi, vi sono stati o no.

Sulle elezioni appena trascorso si è qui nuovo affacciato il dubbio dei brogli ed un esponente di AN ha detto in questi giorni che la candidatura D'Alema non è accettabile anche per via di questo nodo irrisolto, che potrebbe sciogliersi a breve facendo risultare come privo di legittimità il nuovo presidente. A parte questo, ed anche se brogli non vi fossero stato nello scorso mese di aprile, non è che il parlamento del mille oligarchi sia stato effettivamento eletto. Noi tutti non potevamo fare altro che riconfermare un'oligarchia che si rinnova ogni volta per mero artificio tecnico. Se consideriamo l'unico istituto di democrazia diretta che si trova nella carta fondamentale di questo edificio, il referendum abrogrativo, vediamo che gli uomini che allora presero il potere alla caduta rovinosa del regime fascista, statuirono che se avessero votato meno della metà degli aventi diritto il referendum indetto a fatica dalla chiamata di almeno cinquecentomila elettori non sarebbe stato valido. Lo stesso principio non vale per le elezioni ordinarie, per le quali il forzista Tajani ha avuto la bontà d'animo di spiegare insieme ai De Lillo ed ai Sodano vige soltanto il dovere civico. Per quanto riguarda il referendum attivato da una chiamata alle urne dalle firme autenticate e verificate di cinquecentomila elettori uno se ne può stare tranquillamente a casa: non è dovere civico ed i cinquecentomila che hanno gridato solo solo dei rompiballe.

I principi di legittimità i nostri boiardi che li costruiscono su misura e trovano sempre qualche ideologo a confezionarglieli e molte anatre che non si stancano di starnazzarli dalla mattina alla sera. Mi scuso per l'irrefrenabile sarcasmo su cose serie e gravi, ma credo che l'imbroglio ci sia. Se anche noi fossimo andati a votare non all'ottanta per cento, ma al trenta per cento come succede in democrazie più "mature" ed antiche della nostra (USA), il meccanismo istituzionale che ci governa sarebbe rimasto intatto. Con lo sbarramento del quorum (unicum all'italiana nel mondo, ch'io sappia) in realtà si è inteso difendere il monopolio di un'oligarchia di mille ottimati. Machiavelli diceva al riguardo: meglio essere dominati da uno solo (il re), anziché da molti (nel nostro caso mille con appendici). Il referendum popolare abrogativo era l'unico istituto di democrazia diretta, nel quale ognuno di noi avesse potuto dire di essere stato decisivo in una questione della sua vita quotidiana a lui direttamente demandata. Tutto questo per i nostri magnifici mille non ha valore, perché siamo soltanto degli ignoranti (sempre il mio caro amico Tajani ad averlo detto, lui per giunta da me una volta incautamente votato al parlamento europeo dove siede tuttora ahime anche con il mio voto: un crimine inconsapevolmente commesso). Concludo per sopraggiunta stanchezza e fastidio: abbiamo davanti a noi un regime oligarchico, privo di sostanziale legittimità, che ora si sta semplicemente sbracciando per chi si deve aggiudicare il boccone più ghiotto: l'uso gratuito e redditizio per sette anni del palazzo Quirinale che fu dei re d'Italia, dal 1870 al 1946. Ma con tutto questo noi non abbiamo a che fare e chi salirà su quel Colle potrà dire di rappresentarci allo stesso modo e titolo di come rappresenta gli abitante della Luna o di Marte.

La pars construens che non deve qui mancare è l'invito virtuale rivolto a tutti i concittadini a non prestar ascolto alla retorica dei discorsi ufficiali di quanti occupano cariche che intendono conservare e trasmettere per eredità ai loro figli e sodali e a dar vita ad una rivoluzione pacifica e non violenta per rinnovare dalle fondamenta tutti gli istituti politici, sociali ed economici che regolano la nostra vita quotidiana. Avvertenza redazionale: migliorerò il testo in altre sedute di lavoro, ma il senso spero di averlo dato. Prego di guardare al senso generale di questo post e non a singoli dettagli. Non ho altro tempo: devo ricoverare la mia anziana madre di anni 94, cui si è scaricata la batteria del PM. E' ora affetta da demenza senile, ma mi raccontò a suo tempo che il nonno al referendum istituzionale del 1946 aveva votato per il re. E forse aveva ragione lui!

5 commenti:

ravelstein ha detto...

ho finito adesso di leggere molti tuoi post.Credo che leggendoti ci sia sicuramente qualcosa da imparare e su cui riflettere,la maggior parte delle quali condivisibili e affini.Per questo motivo è con molto piacere che Ti linko venendoTi a leggere più spesso.Non è mia abitudine lasciare commenti o averli,ma questo conta poco per delle buone e calzanti letture sull'odierna dittatura della democrazia senza deviazioni direzionali.

Lontana ha detto...

Anche i miei avevano votato per il Re...
É rimasta, nella mia famiglia un'affezione, un rispetto per la storia e la tradizione che la monarchia avrebbe potuto dare..
Ciao! :-)

Mozart ha detto...

In linea di massima, concordo con te (a parte le tue critiche sulle radici cristiane dell'occidente, che io, invece, sostengo fermamente).
Tuttavia, il tuo discorso sulla rivoluzione "silenziosa" è un po' utopistico, oltre che vago (non indichi, infatti, i mezzi e le modalità).
Ritengo, infatti, che, per iniziare il mutamento delle istituzioni, sia necessario utilizzare gli strumenti concreti che attualmente abbiamo a disposizione. A partire dal referendum confermativo sulla riforma costituzionale, il 25 e 26 giugno.
E' una buona riforma, da confermare, appunto, con il "Sì": almeno per il fatto che riduce i compensi dei parlamentari...;-)

monarchico ha detto...

Al contrario di te, io non ho dubbi e preferisco la monarchia.
Sono diventato monarchico proprio vivendo in questa repubblica, osservando il continuo peggioramento, piena di falsità e contraddizioni.
La profonda decadenza, la crisi di identità del nostro paese e la classe politica inadeguata, sono tutti fattori negativi che significa che il sistema italiano non funziona.
Secondo me, l'istituzione repubblicana ha gravi responsabilità in questo senso, anzi è stato il fattore scatenante.

In particolare la successione alla presidenza della repubblica è un momento molto delicato che crea divisioni nella poltica e tra gli italiani.
Al contrario in una monarchia la successione è automatica, non è traumatica, anzi i cittadini fanno festa per il nuovo re.
Si è mai visto gli italiani fare festa per un neopresidente? Mai o forse lo vedremo presto nelle sede dei ds.

l'unica rivoluzione possibile e credibile è opporsi all'oligarchia repubblicana.
W la monarchia!

PS.
naturalmente ho subito inserito nel mio blog un link a questo post.

antonio ha detto...

A suo tempo avevo fatto una mini campagna perchè si votasse Marina Doria alla presidenza della repubblica.
Donna non legata ai partiti, che forte delle tradizioni della casata nella quale è entrata avrebbe difeso gli Italiani, non una parte !
Cro l'instaurazione di una Monarchia sarebbe meglio, ma i tempi sono un po' più lunghi !