sabato, luglio 01, 2006

La guerra in Iraq: non riesco a pensarla

E' di un'ora fa la notizia dell'ennesimo attentato a Bagdad con 59 morti ed un numero maggiore di feriti. Anche se ho creato un apposito blog per lo studio della geopolitica, non riesco in quanto cittadino italiano ad avere opinioni sulla guerra in Iraq e sulla presenza italiana in Afghanistan o altrove. Le missioni di pace sono per me un assurdo logico ed un segno dello smarrimento morale in cui siamo caduti. Per me esiste la pace o la guerra: non esistono situazioni intermedie. Non è un mio pensiero originale. Esiste un'autorevole dottrina al riguardo, anche se non dominante. Io seguo questa dottrina, enunciata tra le due guerre mondiali. Cerco soltanto di verificarne l'attendibilità nella situazione odierna.

Appunto. Dopo la disfatta dell'Europa nel 1945 né per l'Italia né per altri paesi europei esiste una vera e propria possibilità di una politica estera, ossia di poter intervenire in materia di pace o guerra. L'art. 11 della nostra costituzione è un'autentica bestialità con cui si continua ad ottenebrare la nostra mente. Non che io sia un guerrafondaio o un esteta della guerra, ma ricordando la prima legge di natura enunciata da Hobbes arrivo a comprendere che la pace sia il bene supremo a cui tutti tendono. Purtroppo non è sempre possibile avere la pace ed è in tal caso che bisogna prepararsi a sostenere la guerra, non già per vincerla quanto per non soccombere. Per effetto della sconfitta bellica del 1945, della Liberazione e della magnifica costituzione che ne è seguita, delle libere alleanze stipulate, noi non siamo più sovrani. L'ONU a cui spesso ed ipocritamente ci si appella è solo una foglia di fico dietro la quale si nascondono le operazioni più sporche ed interessi inconfessabili.

L'Europa dopo il congresso di Vienna del 1815 aveva instaurato un sistema di relazioni che potevano portare ad un processo di unificazione, assai temuto dagli allora nascenti Stati Uniti d'America, che con pronta risposta coniarono la dottrina Monroe e crearono un imperialismo moderno di tipo economico e commerciale, molto più efficace del sistema coloniale europeo che si verrà sgretolando nel XIX e XX secolo. Quel tipo di colonialismo avrebbe dovuto portare ad un sistema di annessioni territoriali con piena equiparazione di diritti fra madrepatria e sudditi: sua Maestà Britannica non voleva però che gli zulù africani potessero passeggiare per le vie di Londra con gli stessi diritti e la stessa dignità dei cittadini londinesi di antica generazione. Sfruttamento si, equiparazione no. L'Impero Romano era stata una cosa ben diversa e con Caracalla tutti gli uomini liberi dell'Impero ebbero la cittadinanza romana. Tra le due guerre civili europee del XX secolo si è esaurita definivamente ogni possibilità egemonica degli Stati europei. Il nazismo è normalmente considerato per il suo antisemitismo, ma esso non fu solo antisemitismo, anzi questo è soltanto un suo tratto minore. Fu capace di una politica interna ed estera, deprecabile quanto si vuole ma certamente autonoma e capace di tener testa alle maggiori potenze di allora. La guerra preventiva di Hitler è oggi imitata alla lettera da Bush che la applica in Medio Oriente ed in ogni altra parte del mondo. Per aver rilevato questa verità agli occhi di tutti un ministro tedesco ha dovuto dimettersi.

Ho la netta impressione che gli Stati Uniti vogliano riservare agli arabi lo stesso trattamento che con successo hanno applicato agli europei ed alle nuove classi politiche da esse insediate. Solo che gli arabi sono di una pasta diversa e non ne vogliono sapere di essere liberati al suono dei bombardamenti, con un cinico calcolo di minimi costi in vite umane per l'attaccante e massime perdite umane e materiali per l'attaccato. In questo conto all'ingrosso ci ha messo le penne anche il povero Calipari e non mi pare che neppure siano venute delle scuse: abbiamo sparato su ciò che si muoveva! Non si sa mai. Meglio sparare prima e poi vedere di cosa si trattava.

In questo contesto mi riesce difficile capire quale possa essere la nostra missione di pace. Ho letto di un traffico di reperti archeologici, su cui i mass-media nostrani non hanno molto insistito. Missione di pace vuol dire andare a curare i feriti fatti dagli americani? Non era meglio non sparare affatto e quindi non ferire nessuno. Missione di pace vuol dire portare la carota mentre gli alleati maggiori alzano il bastone? Naturalmente sono solidale con i nostri soldati. Anzi posso aggiungere una chicca. Ho scoperto che fra questi soldati impiegati in Afghanistan ed in tutti gli altri scenari possibili si trova anche il figlio di un mio cugino, quindi un secondo cugino. Il padre mi ha spiegato che per non restare disoccupato suo figlio ha pensato di prestarsi alle cosiddette missioni di pace, senza ben sapere cosa sono e di cosa sono fatte. Fa quel che gli comandano e per lui è un lavoro come un altro, ovvero più rischioso in mancanza di altro e di meglio.

La mia soluzione per non essere tacciato di disfattista? Un processo di unificazione politica reale dell'Europa con un'unica politica estera ed un solo esercito al di fuori di ogni alleanza subordinante. Esattamente ciò che gli USA non hanno mai voluto dai tempi della dottrina Monroe. Ma non lo vuole neppure una classe politica che deve il suo insediamento, la sua sua formazione culturale e la sua legittimazione a quei lontani e disinteressati Liberatori. Si vuol ripetere la formula altrove nel mondo, ma qui la risposta sembra: no, grazie!

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