mercoledì, luglio 19, 2006

Staminali: sta parlando Carla Bianconi per la "minoranza di blocco".


Carla Bianconi che si è appena pronunciata sulle cellule staminali era una dipendente del ministero del tesoro eletta nelle liste di Forza Italia. E' già alla seconda sua legislatura ed ha ormai acquisito il diritto al vitalizio da parlamentare: è questa una delle infinite voci dei costi della politica che gravano su ogni contribuente, anche quello che prende qualche migliaio di euro al mese. Credo che stia meglio in parlamento anziché come dipendente del Ministero del Tesoro, come si legge nella sua scheda on line. Non dice nulla di apprezzabile, ma ha fatto intendere da che parte sta, non cosa pensa, ma da che parte sta e come voterà impegnando con il suo voto tutti noi. Vi è poco da analizzare in un discorso che è la recita di un copione e che a quanto pare nell'Aula nessuno sta ascoltando (forse solo io da casa ho ascoltato per radio). Vorrei anche evitare di entrare in polemica con un appartente allo stesso partito al quale anche io sono iscritto, anche se non avrò mai occasione di poterla confutare in qualche assemblea di partito: non se ne fanno. Ciò che mi fa riflettere è il fatto che io debba ascoltare impotente e rassegnato per radio un discorso che non condivido per nulla. Eppure io ho votato il simbolo Forza Italia e Carla sta parlando non a nome dei suoi elettori (non rintracciabili perché il voto è segreto) ma a nome della "nazione", ovvero di tutti gli elettori o almeno di quelli di Forza Italia, su base nazionale e di collegio. Non sarebbe cambiato nulla se anziché votare Forza Italia avessi scelto un'altro partito. Volendo analizzare cosa un parlamentare eletto faccia una volta eletto, ne avrei di che guastarmi il fegato a prescindere dal partito di appartenenza. In effetti, è scontato che una volta eletto il deputato si considera assolutamente sganciato dal suo elettorato, fatta salva forse una ristretta clientela. Ricordo una volta di essermi divertito non poco incontrando per la seconda volta un deputato, mio compagno di università pochi anni prima ed eletto sfruttando il nome di Aldo Moro. La prima volta mi trattò con sufficienza, la seconda volta lo vidi sorbirsi un "pesante epiteto" gridato per le vie del centro da un suo Grande Elettore. Non mi ricordo come si chiamava l'amico, ma lo vidi sorbirsi il silenzio e tutto docile il pubblico oltraggio. Con i colleghi di materie giuridico-filosofiche cerco quando posso di analizzare il senso della rappresentanza politica. Si riconosce in genere che è un istituto in crisi, ma il dibattito è tutto da sviluppare.

Alle ultime elezioni non volevo andare a voto dopo l'episodio De Lillo. Ci sono andati rispondendo all'appello di Berlusconi, ma mi sono turato il naso. Mi chiedo se ciò si debba chiamare democrazia. Per i deputati e senatori eletti nelle liste di Forza Italia credo che sia maggiori che negli altri partiti lo scollamento fra l'elettorato e ciò che il rappresentante fa in parlamento. Io ho avuto una personale vicenda con Marco Taradash, da me votato nelle liste di Forza Italia. In pratica, è come se ogni cinque anni in un gioco obbligato vengono estratti un migliaio di parlamentari, strapagati, i quali poi hanno libera licenza di fare e dire quel che vogliono e anche di deridere il loro elettorato. L'istituto si chiama divieto di mandato imperativo e tocca rassegnarsi. Non posso imporre a Carla Bianconi di esprimere in parlamento le mie vedute e posizioni di iscritto a Forza Italia. Non l'ho per giunta manco votata. Quelli che ho votato (Taradash, De Lillo) mi hanno dato pure del fesso per averli votato. Sono le delizie della democrazia alle quali bisogna rassegnarsi. A queste delizie sono pure destinati i cittadini dell'Iran e dell'Afghanistan democraticamente invasi e occupati. Ma almeno un diritto mi si deve riconoscere: quello di poter criticare pubblicamente in questo blog ed con ogni altro mezzo a larga diffusione possibile i rappresentanti eletti del mio stesso partito, al quale rinnoverò scrupolosamente la tessera di iscrizione. Il ragionamento è speculare: una volta eletto il deputato può tranquillamente infischiarsi del suo elettore, ma almeno se vogliamo stare al gioco deve essere consentito al cittadino che ne abbia il tempo e la voglia di criticare pubblicamente il deputato eletto. Forse sviluppando questo diritto dei cittadini si potrà conseguire una diversa maturità democratica. In questo momento sta parlando l'ineffabile Buttiglione, uomo dalla «solida visione etica», sul quale mi taccio in memoria di un'antica conoscenza. Reclama con forza il ristabilimento della "minoranza di blocco" insieme con Malta e Polonia, per poter impedire lo sviluppo della ricerca anche in altri paesi, non essendo soddisfatto che questi divieti siano ora vigenti in Italia, per disposizione della Santa Sede.

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