domenica, aprile 01, 2007

Il caso Odifreddi: un dibattito a più voci


PERCHÉ NON POSSIAMO ESSERE CRISTIANI

(e meno che mai cattolici)

Avvertenza

Ho notato dai contatori che questa pagina ha avuto un consistente numero di visite. Ho deciso di spostarne l’elaborazione ulteriore in un apposito nuovo Blog intitolato


al quale rinvio. Per ragioni tecniche lascerò il testo così come si trova in questo Blog senza quegli sviluppi che invece si trovano nel nuovo blog, inoltre resteranno nel Club Tiberino gli articoli di critica del cattolicesimo che già vi si trovano. Distinguerò in seguito la trattazione su due piani: dove è prevalente l’aspetto storico-dottrinale la sede più opportuna è il nuovo blog “Áritica del cattolicesimo”, dove sarà contenuta anche la critica all’ebraismo ovvero alla religione veterotestamentaria. Per gli aspetti che riguardano l’antica religione cosiddetta pagana, nella quale mi riconosco ma della quale sono stato “defraudato” grazie all’imposizione violenta del cattolicesimo fin dai tempi di Costantino, ho costituito un apposito Blog tematico, ancora tutto da sviluppare. In questo blog rimarranno articoli di critica politica contingente (ad esempio contro il neosanfedismo di Volonté, Mantovani, etc., gli intrecci fra interessi partitici ed ecclesiastici, ecc., questioni fiscali e simili). Dopo un primo entusiasmo per il libro di Odifreddi, mi sono lasciato attrarre da altri temi legati ad una più recente attualità. Nel frattempo Odifreddi viene sempre più attaccato. Si tenta di farlo passare come un’opera blasfema. Non vi è da stupirsi. Era previsto. Era scontato. Odifreddi è da ammirare e ringraziare per un coraggio che altri non hanno avuto. Intendo procedere ad una rilettura del libro di Odifreddi, sviluppando in appositi articoli i numerosi spunti contenuti nel suo libro, che ha venduto 150.000 copie. Di certo non poche, anche se magari su altri volumi di regime esistono tirature anche più alte. Ripeto: chi è interessato a questo solo Post, farà bene a trasferirsi sul nuovo Blog “Critica del cattolicesimo”, che arricchirò di tempo in tempo avendone il tempo. Per regolarsi sulle modifiche apportate basta leggere il numero progressivo della Versione, in alto a sinistra.


Un dibattito a più voci sul libro di Piergiorgio Odifreddi

I.
PROLOGO

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

In attesa di ricevere il consenso di un mio cugino, filologo e cattolico di provata fede, che mi ha mandato per un pare una sua recensione del testo di Odifreddi, che ho letto tra ieri ed oggi, pubblico qui senza indugio la mia risposta al caro cugino. Se accetta il mio piano di edizione vi sarà una prima parte consistente nella nostra corrispondenza iniziale, quindi la seconda parte costituita dalla sua recensione mandata ad una rivista a stampa, quindi il mio testo che qui anticipo e che potrà da me essere rimaneggiato da cima a fondo, infine un’ulteriore conversazione-dibattito fra me e lui. Chi vuole può unirsi al dibattito nello spazio commenti: non mi ritengo però obbligato a pubblicare qualsiasi cosa mi giunga. Fatta salva la “sacra” libertà di pensiero di ognuno, vi saranno filtri, ove si rendano necessari. La critica del mio dotto cugino al libro di Odifreddi è impostata direi sul piano strettamente filologico: molte etimologie di Odifreddi sono sbagliate. Ho già obiettato che non si tratta di un libro di etimologie, ma di un sostanziale rigetto di una dottrina religiosa che è ancora di fatto considerata una religione di Stato. Sulla scorta del libro di Odifreddi e di quello di Peter De Rosa ho voluto iniziare un mio autonomo percorso sulla storia della chiesa, le cui prime schede possono trovarsi cliccando qui.


Corrispondenza preliminare.

a.


> Il 31/03/07, Paolo ha scritto:

Caro Antonio,

ti mando una mia riflessione sull’evento editoriale del momento. Mi piacerebbe sapere il tuo parere.

Paolo


b.



> Il 31/03/07, Antonio ha scritto:

Caro Paolo,

ho appena ricevuto il tuo lungo testo e non ho terminato di leggerlo: lo leggerò e rileggerò con la massima attenzione proprio perché è un testo tuo. Di questo Odifreddi mi sembra di aver visto una sola intervista televisiva. Se il libro è in libreria, scendo subito a ordinarlo, giusto perché si dice che è il libro del momento. Per le mie proprie posizioni su cristianesimo e cattolicesimo, a te note, non credo di aver bisogno di Odifreddi, che comunque mi pare una lettura obbligata.

Ho provato a telefonarti, ma non ti ho trovato in casa. Volevo proporti di lasciarmi pubblicare il tuo articolo nel mio blog Club Tiberino. Riceverai le mie osservazioni pubblicamente e pur nel dissenso che è a te noto non credo che tu possa dubitare del bene che ti voglio. Sarà per me un’occasione per riflettere innanzitutto sul tuo testo, ma anche su Odifreddi che non ho letto: mi rivesto e vado a vedere se lo hanno qui sotto da Feltrinelli, dove non circolano le mie edizioni di Carl Schmitt, ma circolano invece opere di attualità come questa.

In breve, ti posso anticipare che io non penso certo di negare la corposa presenza storica di cristianesimo e cattolicesimo, termini che proprio in questi giorni ho motivo di tenere più distinti che mai. Questa distinzione risale a Costantino e Teodosio: senza di loro né il cristianesino e tantomeno il cattolicesimo avrebbe assurto all'importanza storica che si è trascinata fino ai nostri giorni. In fondo, il cristianesimo è una delle tante rovine o vestigia di epoca imperiale che sono giunte fino a noi. Anche in questo si può leggere la grandezza dell’Impero Romano, la cui caduta resta per me una iattura della storia diversamente dal giudizio dei cristiani. Altra cosa poi è per me la “religiosità” sempre presente nella storia umana, che tengo ben distinta dalla peculiare religione cristiana e la sua sottospecie cattolica. Non nego che in questo ambito vi siano stati tanti personaggi rispettabilissimi. E forse proprio per questo ritengo che sul piano strettamente politico debba essere rigorosamente e spasmodicamente separato ciò che è di Cesare da ciò che è di Dio. Dalla commistione quello che ci rimette è solo Dio, ovvero quelle persone che nell’accezione autenticamente cristiana-cattolica a Lui si richiamano... Ma si tratta di riflessioni preliminari alla lettura del tuo articolo, del quale con il tuo consenso ne farò l’uso pubblico sopra detto. Ho trattato più volte questi concetti. Spero di riuscire ad esprimermi meglio a furia di ripetermi.

A presto
Antonio


Il 31/03/07, Antonio ha scritto:

Caro Paolo,

sono uscito e rientrato. Nella libreria Feltrinelli di viale Marconi di copie del libro di Odifreddi ne hanno tante e le vendono pure. Sono andato con sotto il braccio due copie delle mie ultime edizioni di Carl Schmitt: proprio ieri fresco di stampa mi è giunta per posta dall’Editore Giuffrè “Posizioni e concetti” (costo: euro 58) ed ho fatto vedere anche la mia edizione de “La Dittatura”, nella collana da me diretta “Idola et arcana” dell’Editore Settimo Sigillo (costo: euro 35). Di questi libri non ne vogliono sapere, ma Odifreddi sta bellamente esposto in vendita a soli 14 euro. Misteri del mercato librario e della distribuzione. E, per tornare al nostro tema, Carl Schmitt era un autore dichiaratamente cattolico.

Venendo a noi, ti vorrei riproporre questo progetto editoriale virtuale su Club Tiberino, dove sto prendendo ferma posizione su quella che per me è un’indubbia e inaccettabile ingerenza della gerarchia cattolica sui procedimenti legislativi dello Stato italiano. Innanzitutto questa nostra corrispondenza introduttiva, purgata da errori formali e inutili ripetizioni. Quindi come seconda parte tutta la tua recensione del libro di Odifreddi. Infine come Terza parte le mie riflessioni e considerazione del libro di Odifreddi alla luce della tua recensione ed integrata delle mie consuete rassegne stampa commentate, che potranno servire per un nostro ulteriore dibattito.

Sarà cosa di un certo impegno anche sotto il profilo dell’editing, ma nessuno ci corre dietro e possiamo procedere per tappe e in tempo reale. Che ne dici? Intanto io procedo nella lettura dei due testi: la tua recensione e il libro.

Un caro saluto
Antonio
Caro Paolo,

ho finito di leggere con attenzione la tua recensione di Odifreddi. Sto adesso ancora leggendo in modo sequenziale il libro di Odifreddi: sono a pagina 58 e credo che non finirò entro oggi. Mi sono fatto tuttavia un’idea, ma voglio aspettare di leggere tutto il libro in ogni sua pagina. In un certo senso avrei potuto scrivere le stesse cose, ma non con lo stesso successo. Se vai a leggere il mio ultimo post in relazione alla recente ingerenza della gerarchia cattolica dicevo ad un certo, mi auguravo che qualcuno scrivesse una storia delle radici cristiane: lo ha fatto Odifreddi.

Naturalmente, nella visione d’insieme posso esservi anche numerosi errori nei dettagli, ma ciò che conta è l’impianto generale. Se gli vai a spiegare gli errori etimologici, gli farai probabilmente un piacere e ti ringrazierà. Correggerà gli errori e manterrà l’impianto del libro. Personalmente, dopo uno studio biblico per corrispondenza durante gli anni del ginnasio, sotto la supervisione e direzione dell’ex Sant'Uffizio (già allora ribattezzato come Congregazione per la Preservazione della Fede), avevo spontaneamente trovato indigeribile il Vecchio Testamento. Ma non sono il solo. Ricordo di un dotto sacerdote/bibliotecario in una delle Biblioteche ecclesiastiche da me frequentate un tempo assiduamente, di quanto egli fosse scandalizzato dalla natura cruenta e violenta della religione ebraica. Di lui si direbbe oggi che è un “antisemita”. Trovo però una forma di violenza il venir tacciati di antisemitismo solo perché ad uno non piace il Vecchio Testamento. Certamente il dirlo – come fa Odifreddi – è cosa che infrange la regola secondo cui non si devono ricordare cose sgradevoli che tutti sanno o pensano.

Ma non voglio anticipare. Proseguo nella lettura di Odifreddi e ti mando in allegato la parte che ho già scritto. Il tutto non supererà le sei pagine: quanto il tuo scritto. Potremo poi continuare fino a quando lo vorremo e non ci stancheremo del dibattito.

A presto
tuo cugino Antonio


II.
Il codice Odifreddi
ovvero la Rifondazione delle Scienze
(testo mandato alla stampa)

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

È uscito il libro del Millennio. S’intitola Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi editore. Il libro, in continua frenetica ristampa, contiene una Rivelazione esplosiva: «il cristianesimo è una religione per letterali cretini... la fede cristiana pretende di continuare a propinare all’uomo occidentale contemporaneo stantii miti mediorientali e infantili superstizioni medioevali». Sconcerto in Vaticano. Papa Ratzinger è preoccupato, mentre il mondo assiste attonito allo smascheramento della più grande mistificazione della storia.

Paolo Martino

Cristianesimo «indegno dell’uomo»

I cristiani avrebbero fondato la civiltà moderna insegnando ai popoli a leggere e a scrivere? Cretinate! Il monachesimo avrebbe attuato il salvataggio della civiltà classica consegnandola alla modernità? Macché.

Per dimostrare che «il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo», il nostro Professore è costretto ad improvvisarsi esegeta della Bibbia. Per nulla intimidito della immensa letteratura scientifica che si è accumulata nei secoli, la ignora semplicemente come viziata in radice. Il Rifondatore della Filologia ci fa edotti, tanto per cominciare, che Bibbia viene dal greco biblia che vuol dire ‘libri’. Impressionante. Poi passa in rassegna tutto, dal Genesi al Catechismo, passando per il Vangelo (dal greco eu angelion “buona novella”! Ma vah!). Una teoria interminabile di personaggi, da quel poveretto di Francesco d'Assisi a quel burino di Benedetto da Norcia, da quel cretino di Dante Alighieri a quel credulone di Tommaso d'Aquino, milioni, miliardi di persone hanno perso il loro tempo a pregare, immersi com'erano nell'ignoranza.
Veramente qualche perplessità rimane nel comune mortale, che scienziato non è: come facevano, ad esempio, quei cretini di Galileo, Campanella, Bruno ecc., che incapparono nei rigori della Chiesa, a credere in Dio? E, dopotutto, lo stesso Aristotele non era credente?

Ad ogni modo, la lettura di queste pagine illuminate incute riverenza: è chiaro che l'Autore è un essere superiore, uno Scienziato che sa di tutto, dalla fisica alla biologia, dalla filosofia alla linguistica, dalla logica alla matematica, dalla storia alla teologia, dalla genetica all'esegesi biblica, dal greco all'ebraico, dalla mitologia all'archeologia, e via di seguito. Non arretra davanti a nessun settore scientifico-disciplinare, che rifonda ab ovo. Spregiudicato, versatile, brillante. Incute timore la vastità del suo sapere; una girandola spumeggiante di autori, teorie, aneddoti, etimologie sconcertanti, tutto volto a mettere in luce per il volgo ignorante e allocco (circa «la metà del genere umano» secondo i suoi calcoli) le palmari verità che lui scoprì precocemente, già da ragazzo sui banchi dell'Istituto Tecnico. Ma anche l'altra metà del genere umano avrà tutto da imparare, mentre preti e cardinali avranno pane per i loro denti.
Una rivoluzione, a petto della quale Copernico fa ridere i polli: per tremila anni e più l'umanità si è lasciata turlupinare dai preti.

Oramai l’Odifreddi-pensiero circola vittorioso e salutare per tutto il pianeta: il blog è alla portata di tutti. Basta un rapido cabotaggio nella Rete per vedere che il mondo è diviso tra chi è pro (laici sensati) e chi è contro (integralisti insensati). Poi ci sono le case editrici che fiutano l'affare e fanno ressa per accaparrarselo.
Dopo duemila anni di inganni e di violenze qualcuno doveva pur sobbarcarsi la fatica di processare la storia e sbugiardare la Chiesa. E chi poteva farlo se non Lui, Premio Peano della Mathesis? Finalmente Ratzinger ha il fatto suo. Ebraismo e Cristianesimo sono smascherati e distrutti, «Mosè, Cristo e il papa sono nudi» (dal risvolto di copertina). Bertrand Russel non fu che un precursore, un mosè, umbra di Colui che doveva venire: Piergiorgio Odifreddi. Avevamo bisogno di questa Rivelazione. Una Summa per il terzo millennio.

L’etimologia e la verità

Non essendo io tuttologo, anzi facendo fatica a studiare la mia materia, non posso che rimanere soggiogato dalla vastità dei saperi che il Nostro mostra di dominare con tanta disinvoltura. Poiché però il suo verbo rivoluzionario si pronuncia anche su temi che mi affaticano da una vita, come la natura, le funzioni e la storia delle lingue, vorrei esprimere il mio stupore nell'apprendere che Aristotele era per l'isomorfismo tra lingua e mondo. Tanti studiosi sono ancora convinti che per Aristotele il segno linguistico è convenzionale (katà sunthéken); qualcuno li dovrà avvertire che hanno sbagliato tutto.
Ecco una frase albo signanda lapillo: «la conoscenza del mondo è riducibile alla conoscenza del linguaggio, e quindi il sapere è riducibile alla linguistica». Io veramente sapevo che cercare la verità stando dietro alle parole è come inseguire gli uccelli. Lo disse Aristotele nella Metafisica, io non c'entro.

Il nostro Professore di Tuttologia si avventura poi impavido nelle sabbie mobili dell'etimologia. Qualunque mortale ne rimarrebbe impantanato. Apprendiamo così che christos significa “unto”, laicismo viene da laikos ‘popolare’ (per cui «i comuni cittadini devono farsi carico della difesa della laicità»)...!
Ignorante come sono, e subornato dai preti, ho sempre creduto che parole come laico riassumessero in maniera eccellente ciò che è avvenuto nella cultura occidentale in questi ultimi duemila anni: che laos ‘popolo’ non fosse il popolo dei No-Global, ma il popolo di Dio, cioè la Chiesa; giacché, se la lingua è il precipitato delle culture e dà forma al pensiero, la cultura e il pensiero dell'Europa hanno un DNA cristiano, come dire, sono “infettati” dal Vangelo. Poi, alla lunga cristianizzazione delle parole seguì la loro secolarizzazione, o risemantizzazione laicista, diciamo dall'Illuminismo in poi, fino a Odifreddi.
Dove trova quel satanasso le numerose etimologie che farciscono il libro? La fonte è una sola, come l'Enciclopedia Britannica per i Testimoni di Geova: è Wikipedia: l'uovo di Colombo!
E quale dizionario etimologico compulsa il Nostro per i doverosi approfondimenti? il Pokorny? il Frisk? lo Chantraine? il Walde-Hofmann?, l'Ernout-Meillet? il von Wartburg? il Mayrhofer? il Cortelazzo-Zolli? lo Pfister? e chi erano costoro? La fonte la scopriamo tra le righe: è il famigerato Pianigiani del 1907, che è in rete; ma Lui lo cita solo per gli approfondimenti (si fa per dire), dato che non consente il copia-incolla.

Cristiani e cretini

L'etimologia come calembour, divertissement per conferenzieri arguti, è vezzo antico. Ma lui, assalitore di razza, ne fa un'arma micidiale contro il Cristianesimo. Vuoi vedere che il professore ha preso sul serio la sentenza di Isidoro di Siviglia: omnis rei inspectio, etymologia cognita, planior est (I,29,2)?. Ma come ha potuto? Isidoro era un vescovo!
Tuttavia, quanto alla sentenza terribile cristiani = cretini, che riassume il giudizio ormai definitivo sulla civiltà di questi ultimi venti secoli, e che sarebbe «confermata anche dall'etimologia», mi sorge un dubbio, e di ciò chiedo venia ai miei quattro lettori. Non sulla verità dell'asserzione, che – essendo uscita dalla laica e loica Mente del Sullodato – non può essere che vera, ma sul proclamato richiamo alla conferma etimologica.
Proviamo a leggere la spiegazione che il Pianigiani dà della parola italiana cretino: è un prestito dal francese crétin ‘stupido’, a sua volta penetrata nel francese standard dal dialetto del basso Vallese, dove crétin significa ‘cristiano’. Ora io credevo, nella mia ingenuità, che la singolare vicenda semantica di questa parola segnalasse la grandezza del Cristianesimo, che ha trasformato le umane belve in esseri dotati di mente e di cuore: per chi segue Gesù un ammalato di cretinismo è un essere umano come gli altri, cioè un cristiano. Citiamo il testo del Pianigiani: «crétin è il nome che si dà ad ognuna di quelle misere creature, di piccola statura, mal conformate, con gran gozzo e affatto stupide, le quali si trovano specialmente nelle valli delle Alpi occidentali: per alcuni dal latino christianus (fr. chrétien) perché cotali individui erano considerati come persone semplici ed innocenti, ovvero perché, stupidi ed insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti; e difatti nelle Prealpi lombarde dicesi addirittura christiàn un cretino, un povero di spirito». Qui, stranamente, il Pianigiani ci azzecca, o quasi, allorché pensa che una “persona semplice ed innocente”, ovvero una persona “assorta nella contemplazione delle cose celesti” possa essere scambiato – tout court – per un cristiano. Ma il nostro Esegeta, omettendo la prima parte della frase, che contiene il referente, il topic, della predicazione, ci lascia intendere lucciole per lanterne. In definitiva l'etimologia insegna che non i cristiani sono da considerare cretini, ma i cretini sono da considerare cristiani, cioè esseri umani (in questo senso possiamo dire che Odifreddi è un cristiano a pieno titolo). Come vanno altrimenti definiti questi infelici? Handicappati non sta bene; oggi li chiamiamo con laica ipocrisia “diversamente abili”. La pietà popolare, deviata dall'influsso di quel «sedicente cristo» che era Gesù, li definì cristiani.
Il buon Pianigiani, evocando le parole evangeliche “Beati i poveri di spirito...” gli offre poi il destro per svelare al mondo la “stupidità” delle Beatitudini. I soliti malevoli diranno che è operazione sporca, se non addirittura cialtronesca; io dico che è geniale.
La stessa origine del nome Europa, su cui si sono profusi fiumi di studi e che è rimasta tuttora – a quanto mi constava – oscura, non ha misteri per il nostro Professore, che sciorina una graziosa interpretazione etimologica: Europei dal greco eurys ops “faccia larga”; il tutto per argomentare argutamente che «siamo anche letteralmente dei “faccioni”, ma questo non ci basta per dedurre che allora abbiamo tutti un'espressione cretina e dunque come Europei non possiamo non dirci Cristiani...»!
Non c'è che dire. Un pozzo di scienza.

La linguistica di Odifreddi

Ma la vera inapprezzabile perla è quella di p. 95: «Un minimo di linguistica basta a smascherare l'anacronismo della fede in Dio Padre»! Come? Siccome il latino deus, il greco theos e il sanscrito dyaus derivano da un'unica radice che significa ‘cielo luminoso’ (e qui con mezza riga il Nuovo Filologo distrugge le fatiche di 200 anni di indoeuropeistica), e siccome i cristiani pregano il dio che sta nei cieli, questa è la prova provata che essi adorano Giove. L'etimologia non scherza!
Così nessuno osi pensare che il monstrum grammaticale di p. 37 (sarkos heteros), possa attestare ignoranza elementare del greco: è certo un deplorevole refuso. Quel che conta è la schiacciante argomentazione odifreddiana che la sodomia non è affatto contro natura, dato che la praticherebbeo pure topi e balene.

Uno studente di linguistica del I anno che sostenesse la parentela etimologica di latino deus e greco theos sarebbe bocciato con ignominia. Ma Lui, Premio Galilei dei Rotary italiani, è al di sopra del bene e del male. Lui la Linguistica la crea (stavolta a portare fuori strada il nostro Etimologo è il Pianigiani, che cita un abbaglio del grande Ascoli).

Odifreddi, dunque, è geniale. Chi avrebbe pensato di cavalcare l'anticlericalismo estremo per sfondare nella grande palude dell'editoria? Crepino i malpensanti, che se la prendono con chi ha messo in rete il Pianigiani. Odifreddi ha studiato in Unione Sovietica e, of course, negli States.
I malevoli (e gli invidiosi) parleranno di sicumera, di infantile euforia per le magnifiche sorti e progressive della scienza e della morale, evocheranno la “boria dei dotti” di vichiana memoria, diranno che in questo profluvio di scritti manca qualcosa, manca l'anima. Ma il nostro Copernico continuerà impavido la sua battaglia, dacché l'anima non esiste, e comunque non può trovar posto in un corpo ingombrato da tanta Ragione.
Immaginiamo per un attimo (è fanta-storia) che la flotta di Mehmet Alì abbia avuto la meglio nelle acque di Lepanto nel 1571. Oggi a Cuneo si parlerebbe arabo. E il Nostro si vedrebbe costretto ad appuntare i suoi strali contro Maometto e l'Islam. A proposito, perché la sua destrutturazione si limita a Gesù e Budda e non se la prende con Allah? La battaglia altamente intellettuale di Odifreddi fa il paio con quella di un partitino internazionalista com'è il Radicale, che si batte strenuamente per liberare la donna in Italia. Ma perché, internazionalisti e libertari, non vanno a liberare la donna in Arabia Saudita? Strana democrazia l'Italia, fondata sulla dittatura di minoranze sparute ma combattive e sugli umori di chi confeziona i palinsesti televisivi. Paese postmoderno, dove ogni intolleranza è bandita, ad eccezione di quella contro i cattolici. Paese democratico, dove le maggioranze silenziose non contano un fico secco.

Il teorema Odifreddi

Perché Odifreddi è così smaccatamente falso e irritante? Ma perché solo così si buca lo schermo e si fa il colpaccio. Un anticlericalismo moderato passerebbe inosservato. Penso alla legittima soddisfazione della mamma, specie dopo l'accredito delle prime tranches dei diritti d'autore: ma quanto è intelligente questo figlio mio!
Il fatto è che sparare a zero rende. Codice da Vinci docet. Inutilmente quei talebani del Vaticano protestano: la colpa non è di Odifreddi, ma della lobby mass-mediale massonica che gonfia il "caso" del grande genio matematico; la colpa è degli imbonitori radiotelevisivi che hanno decretato il pensionamento delle barbose agenzie educative tradizionali, la Chiesa e la Scuola, e hanno portato in cattedra maîtres à penser nuovi di zecca, come Platinette, Busi, Sgarbi, Luxuria, i nuovi educatori dei giovani e bla bla bla. Quel che conta è che la Rivoluzione è in atto: la corona di spine del Galileo s'è salvata, per ora, dalla Spada di Allah, ma nulla può contro l'Etimologia di Odifreddi.
Ora, il libro di Dan Brown è un romanzo; il Libro di Odifreddi è invece la quintessenza delle Scienze, e le scienze sono tutte ancelle della Matematica, il nuovo Dio. Infatti, all'umanità che soffre le vertigini dopo la liquidazione del vecchio Jahvè, Egli risponde tranquillizzante in una intervista: «la Matematica è dio».

Il Divulgatore

Meritatissimo il Premio Italgas per la divulgazione. La divulgazione è attività nobile. L'opinione che il Nostro ha del popolo è scolpita nella nota a p. 229: siccome l'era cristiana è detta anche “era volgare”, la sua sentenza è: «e poiché volgare è, Volgare sia»!
Alla fine del libro, l'Incursore, la Spada del Logos, che ha distrutto il Cristianesimo e tutte le religioni a colpi di etimologie, rivela ai fedeli la sua vera natura: lui non è il paladino della scienza, lui «è» la Scienza. Nella fremente attesa del prossimo Volume, pieghiamo ora il capo per la benedizione (p. 227):
Benedicat vos omnipotens Logos: Pater Pythagoras
Filius Archimedes, et Spiritus Sanctus Newtonius.
Amen.
“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”: l'aforisma, attribuito erroneamente a un certo Albert Einstein, sembra – stando a fonti agiografiche ben informate - partorito invece dalla Mente del Nostro, che in altri passi del Libro esprime la sua opinione sulle masse che comprano i suoi libri: «metà del genere umano ha un'intelligenza media(na) inferiore».
E anche noi cadiamo nella trappola. Perché è importante che quella folla immensa di mediocri con un'intelligenza inferiore, cristiani, cattolici, clericali e benpensanti, abbocchino e si straccino le vesti. Così le vendite salgono. Travolto dalle sue folgoranti tournées, il Professore Tuttologo non leggerà certo queste righe, nelle quali, per dirla col Pascarella, c'è sicuramente “lo zampino de li preti, nimici de la Patria e der Progresso”.

Wittgenstein non aveva torto: su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.
Per ora ci fermiamo qui - sat prata biberunt -, ma il discorso rimane, ovviamente, aperto. Come bocca di lupo.

Paolo Martino




RISPOSTA
a mio cugino Paolo,
filologo insigne
(Bozza)

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

Il libro di Odifreddi nel suo esordio è chiaramente irriguardoso e poco diplomatico, ma non per questo direi infondato. Sull’etimologia di “cretino”, caro Paolo, l’esperto sei tu. Quel che posso dire per conoscenza diretta è che nel nostro dialetto calabrese “cristiano” è l’equivalente di “uomo, persona”. Io ho parlato il dialetto calabrese dalla nascita a circa 11/12 anni di età. Solo dopo ho potuto accorgermi della differenza concettuale fra i due termini, ma avendo appreso a parlare in dialetto per me era ovvio che “cristiano” era un qualsiasi passante davanti alla porta di casa mia, esclusi ovviamente cani, asini, galline. L’uso del termine “cretino” nella Francia del Settecento doveva forse avere lo stesso significato del nostro “cristiano” calabrese, ma senza che presso di noi vi sia mai stato un riferimento alle qualità intellettive. A me ha fatto riflettere questa assoluta equivalenza nel nostro dialetto fra il termine cristiano ed il suo significato di essere umano. Me lo sono spiegato con un’assoluta pervasività dell’influenza della chiesa sulla formazione intellettuale e spirituale delle popolazioni agricole calabrese, notoriamente incolte più di altre. In fondo, una forma di totalitarismo culturale. In dialetto non credo che esista un termine proprio per denotare il cretino nell’accezione sviluppatisi in Francia forse sotto l’influenza della cultura dei Lumi. Da noi “cretino” si dice, credo, “scimunitu, babbu”, ma niente che derivi etimologicamente da “cristianu”. La tua spiegazione etimologica ribalta il senso desunto da Odifreddi. Esistendo degli idioti, anziché considerarlo essere non-umani o su-umani, pietosamente venivano considerati “cretins”, cioè cristiani, ossia esseri umani. La spiegazione è notevole, ma mi chiedo perché questa “umanità” non si è rivelata in innumerevoli altri casi: schiavi, indios, streghe, eretici, ecc. Addirittura Odifreddi attribuisce al cristianesimo il più grande genocidio della storia: gli indiani d’America.

Quanto poi al cristianesimo come religione degli uomini semplici io darei una diversa spiegazione storica, basandomi su deduzioni da fatti generalmente noti, non da ricerche particolari. Partiamo dal fenomeno religioso più importante del mondo detto “pagano” in senso spregativo dai cristiani, quando la loro religione divenne dominante. I misteri eleusini erano una forma religiosa di tutto rispetto. Di essi non si sa molto perché erano appunto una religione misterica: era severamente proibito divulgarne i contenuti. Anche con la più antica religione romana (quella del Pomerio) mi pare che fosse inconcepibile valicarne l’ambito strettamente territoriale. Intendo dire a scando di equivoci e imprecisioni che il proselitismo e la propaganda non costituivano la spinta propulsiva delle antiche religioni: ognuno aveva la sua religiosità e non aveva bisogno di imporla ad altri, per giunta con violenza, come sarà con i monoteismi. La musica cambia con il cristianesimo: il suo (preteso) contenuto di Verità e di Salvezza deve essere portato a conoscenza di tutti gli uomini, con netta preferenza per i “semplici”. Per diventare cristiano non era previsto un esame di ammissione: bastava aderirvi in un primo tempo e in un secondo tempo bisognava aderirvi. Ragionevolmente parlando non credo possa essere negato che le “conversioni” siano state spesso accompagnate o aiutate dalla “costrizione”. Può essere difficile stabilirne la consistenza quantitativa-statistica, ma non credo che possa essere negato il fatto.

Mi è capitato alcuni mesi orsono di aver preso la parola (come uno del pubblico, un quisque de populo) ad un incontro monoteistico di ebrei, musulmani e cristiani. Appena dissi a proposito delle radici cristiane che ponendomi io dal punto di vista di un “pagano” della tarda romanità mi consideravo “defraudato” dalla scomparsa di quell’antica forma di religiosità, che era stata propria dei romani, dei greci e dei popoli mediterranei. L’esperto cattolico era un docente di non so quale università pontificia che diceva “cazzo” davanti a tante signore giovani ed anziani per spiegare i “cedri” del Libano e scagliava per terra la Bibbia per dimostrare che il cristianesimo non è una religione del Libro. Appena io pronunciati la parola “defraudato…” mi assalì dandomi del “porco”. Caro Paolo, tu che mi conosci dalla nascita, sai se sono un “porco” nell’accezione abituale del termine. Fui colto di sorpresa, ma furono altre persone del pubblico, che volevano sentire la mia opinione di “pagano politeista” a dare del pedofilo al bizzarro prete. Senso del ragionamento: è indubbio che nella storia di questi duemila anni vi sia stato un proselitismo accentuato da parte della chiesa cattolica in particolare. Se sono bastati undici anni di nazismo e venti di fascismo per fare di tutti o quasi gli italiani dei fascisti convinti e dei tedeschi dei bravi nazisti, come non pensare che una predicazione cristiana ininterrotta di duemila anni non abbia profondamnete inciso nel carattere, nella cultura, nella psiche di generazioni di uomini e donne? Che ciò sia stato in sé un bene o un male, è altra questione.

Caro Paolo, tu accedi alla tesi del “salvataggio” del mondo antico ad opera del monachesimo. Naturalmente, io non nego quello che tutti abbiamo letto nei libri scolastici di storia sul monachesimo: ora et labora, scriptoria, dissodamento di terre e simili. Ma prima del salvataggio vi era stata una distruzione. E chi distrusse l’ordine politico, civile, culturale che Roma aveva costruito in un millennio? L’elemento giudaico-cristano non c’entra nulla in questa distruzione? Il prete bizzarro che mi ha dato del “porco” ha anche irriso a questa mia nostalgia del mondo romano precristiano: per lui non valeva nulla e meritava la sua fine. La Cina credo abbia la stessa veneranda età del mondo romano antico. Nella sua unità territoriale ha resistito nei millenni. Lo stesso non è avvenuto per il mondo romano. Da noi il Papa voleva soppiantare l’Imperatore. Addittura abbiamo dovuto aspettare l’opera di un Lorenzo Valla per smascherare la falsa donazione di costantino. Quindi, prima di dire che i monaci hanno salvato (ma salvato come?) il mondo antico greco-romano, dovremmo riuscire a stabilire quale è stata la malattia mortale di quel mondo che ancora oggi io personalmente ritengo preferibile al succedaneo cristiano.

Ho appena terminato di leggere il libro in modo sequenziale in tutte le sue pagine, dalla prima all’ultima. Non mi stupisco che da parte cattolica l’Autore si sia attirato tutte le antipatie e le scomuniche possibili. Non ho letto il libro di Augias sul Cristo (e non credo che lo leggerò), ma sulla base di una sua intervista televisiva credo che lui abbia voluto essere molto più cauto. Per fortuna, oggi un autore non deve chiedere l’Imprimatur del Vescovo e se trova un editore disposto a pubblicare il suo libro e lettori disposti ad acquistarlo e perfino a leggerlo, non deve preoccuparsi di nient’altro. Potremmo immaginarci Piergiorgio Odifreddi come un marziano giunto sulla Terra ed alle prese con la decifrazione delle sue culture e religioni, in particolare con il cristianesimo e la sua variante cattolica. Ne viene fuori il libro che ho appena terminato di leggere. Non escludo che possono esservi inesattezze e perfino errori nei dettagli, ma non vedo cosa si possa rimproverare al suo impianto. L’Autore non è un Cattolico? È obbligatorio esserlo? Forse in passato era così, ma oggi per fortuna non più. Vi è qualcuno che vorrebbe un ritorno all’obbligatorietà del passato, ben lo sappiamo, ma questo pericolo non pare imminente.

Quanto alla sua asserita “disonestà” non capisco in cosa possa consistere e da dove si desuma. Mi pare abbia ben individuato il sorgere del cattolicesimo in senso proprio all’epoca di Teodosio, quando il cristianesimo diventa unica religione di Stato e le antiche religioni proibite e messe al bando. Da allora il cattolicesimo ha conquistato un potere sulla società del tempo che non ha mai più voluto mollare fino ai giorni nostri. La ricerca del potere per il potere è sempre stato il fine e la religione il mezzo. Credo che il motto machiavellico secondo cui il fine giustifica i mezzi sia profondamente cristiano-cattolico. Se qualcosa di buono vi puà essere ne cristianesimo il cattolicesimo ne è l’antitesi. Questi giudizi si basano su un excursus storico che ogni persona di modesta cultura è in grado di fare. Forse sta in ciò il successo formidabile del libro di Odifreddi. Ha riunito insieme notizie sparse che ogni persana colta possiede. So bene che esistono fior fiore di intellettuali che si professano publicamente cattolici e sbandierano ai quattro venti la loro fede, rendendo così testimonianza. Ma è affar loro cui gli altri non devono sentirsi obbligati. Anzi, al contrario, Odifreddi fornisce statistiche (non so dove le abbia ricavate) secondo cui oltre il novanta per cento degli scienzato nel mondo non si dichiarano per nulla cristiani e fra quelli che si dichiarano tali solo un’infima minoranza si professa cattolica: dati impressionanti, se veritieri.

Supponendo che ci siano dei sinceri e rispettabili cattolici, forse da Odifreddi si potrebbe pretendere un tono un poco più riguardoso. Di fronte però all’aggressività ecclesiastico-cattolica di questi giorni credo che sia stato durevolmente compromessa la civile convivenza fra cittadini di diverse ed opposte convinzioni religiose. La mia tesi della religione come spazio privato ne usce confermata. Non si può pretendere che i cattolici possano impunemente offendere ed irritare la sensibilità altrui e questi debbano starsi tranquilli. Se due si sposano in chiesa secondo il rito di santa madre chiesa, nessuno dice loro niente. Ma se non vogliono disciplinare la loro unione secondo i dettami cattolici, piovono su di loro tutte le contumelie possibili oltre che gratuiti divieti. Il minimo che possa loro capitare è di venir considerati una subspecie umana, altro che “cretini”, altro che rispetto umano. Per la chiesa un idiota merita molta più considerazione di chi idiota non è. E non già per carità cristiana, ma per il fatto che l’idiota non è in genere pericoloso e lo si può ridurre alla santa e cattolica ragione.

Insomma, Odifreddi dipinge tutto il sistema della Fede cattolica come un complesso di assurdità logiche. Anche sotto il profilo etico non trova niente di apprezzabile o di singolare né nel Vecchi né nel Nuovo Testamento. Cosa gli si può obiettare? Che si sbaglia? Se ti dice che la Trinità è un assurdo logico, cosa gli risponde che è la stessa cosa del teorema di Pitagora? Che è un capitolo della geometria euclidea? Che bisogna avere la Fede per capire? Lui la Fede non c’è l’ha. Ma qui sull’argomento Fede vorrei riprendere la narrazione della mia divertente avventura alla Salita del Grillo. Era un convegno di monoteisti di fedi diverse: ebraica, musulmana, cristiana. In ragione del loro monoteismo prima si escludevano a vicenda, ma adesso sembrano vogliano stipulare un’allenza contro tutto il mondo moderni, contro idolatri (per gli ebrei tutti i non ebrei sono idolatri), infedeli, miscredenti, non credenti, relativisti, ecc. Meglio stipulare un patto di non aggressione fra opposti monoteismi in attesa di sconfiggere il comune nemico: la ragione scientifica.

Il Musulmano lanciò una ciambella a cui tutti loro si potevano aggrappare: la Fede. Era commovente, e patetico, quando argomentava: sono diversi i nostri dogmi, i nostri istituti religiosi, le nostre feste, la liturgia, il culto, i testi, ecc., ma abbiamo tutti una Fede. Il contenuto è in fondo indifferente. Basta che vi sia la Fede. In cosa? Non importa! La Fede e basta! Il più intollerante era il prete cattolico con la sua religione del… cazzo (sic!), ossia dell’ermeneutica dei cedri del Libano. Era lui che mi impediva di parlare e fece perdere la pazienza ad un musulmano che senza parlare se ne andò. Provai a spiegare ad un pubblico attento e interessato due cose: 1°) Occorre distinguere la Fede dalla religiosità o dal senso religioso. Una Fede, specialmente quella cattolica, è una sorta di codice civile e penale insieme, un codice canonico, con la quale si governano quanti accettando quella Fede intendono lasciarsi governare. In tempi di unione del potere temporale con il potere religioso, o anche in virtù di moderni concordati, il povero credente è anche giuridicamente e penalmente vincolato. La sua eventuale apostasia ha ben tristi conseguenze. Cosa assai diversa è quella religiosità che ha sempre accompagnato la storia umana e che non è incompatibile con la scienza e la ragione, perché è essenzialmente un sentimento davanti allo spettacolo dell’universo e della natura, ovvero nasce dalla pietà per chi ci ha generato e per i nostri morti e i nostri cari che per quella morte che non sappiamo sconfiggere ci vengono inesorabilmente tolti. Fede e Religione sono – a mio avviso – cose fondamentalmente diverse, se non addirittura opposte. Mi pare che Odifreddi si sia occupato di Fede (cristiana, cattolica) e non di Religione. Anzi direi che verso quest’ultima vi sia una certa apertura.

La seconda cosa che mi ero messo a spiegare ai convegnisti della Salita del Grillo è piuttosto estranea al nostro discorso e la accenno qui soltanto: 2°) Ho cercato di spiegare il concetto schmittiano del politico secondo la contrapposizione amico-nemico che porta alla guerra è estranea alle religioni nel senso sopra detto. Le ragioni per le quali gli uomini si fanno la guerra possono nascondersi dietro motivi disparati, anche dietro motivazioni in apparenza religiose (fondamentalismo musulmano, cristiano, ebraico) ma ciò che spinge alla guerra è altro. La religione può essere solo una forma occasionale. E di guerre fomentate dalla Chiesa cattolica ve ne sono state tantissime. Altre che radici cristiane! Vi è di che andar fieri. Insomma, come distinguere il cristianesimo in generale ed il cattolicesimo in particolare dal suo svolgimento storico, dai suoi primordi ai giorni nostri? Di fronte ad evidenti barbarie del passato che oggi gli stessi alti prelati riconoscono non si può girare le spalle con disinvoltura: altri tempi! Macché. Resta la responsabilità e la sostanza.

Non sarà certo il libro di Odifreddi a scuotere le fondamenta dell’edificio cattolico. Questo si regge su basi solidissime fatte di privilegi e beni terreni. Il libro documenta come a questi beni le gerarchie siano sempre stati solidamente attaccati fino a produrre tutti i falsi che erano necessari o a nascondere ciò che non conveniva far sapere all’ingenuo gregge. Al prete che alla Salita del Grillo mi ha dato del “porco” solo perché ho espresso rimpianto per la perduta religiosità greco-romana hanno dato del “pedofilo” alcune signore del pubblico. Con gusto ho appreso dal libro di Odifreddi che Ratzinger si era appena salvato da un’incriminazione da parte da parte di una corte distrettuale del Texas nel 2005 per “connivenza nei reati e ostruzione alle indagini” (p. 221). La sua provvidenziale salita al soglio di Pietro gli conferiva l’immunità propria dei Capi di Stato. Fantasie? Falsità? Se è così, non ho i mezzi per indagare e si tratta comunque di un dettaglio marginale che non toglie nulla alla validità dell’impianto basato su tutto il teorema storico-teologico dal giudaismo al cristianesimo cattolico.

Io so bene che per un uomo di Fede, per un Credente alla Clemente Mastella, alias Clemente di Calcutta, tutte le nefandezze che possono narrarsi e documentarsi in mille altri libri come quello di Odifreddi non spostano di un’acca la devozione. Mistero della Fede? Sarà! Intanto i Misteri che avrei condivido volentieri se la loro pratica fosse continuata ai giorni nostri erano quelli Eleusini. Ci ha pensato San Teodosio a chiuderli, come ha pure posto termine alle Olimpiadi. Del resto, penso che vi sia un bisogno sociale di forme cultuali. La Chiesa cattolica si è comportata nel tempo come un monopolista: ha eliminato con ogni mezzo tutti i possibili concorrenti per restare sola sulla piazza a rispondere ad una domanda di religione che trova scarsa offerta. Anche oggi questa sua politica di strenua difesa di privilegi è perfettamente leggibile. I mezzi di pressione di cui si serve mutano con il tempo nella forma ma non nella sostanza. Insomma, per chiudere io penso che il libro di Odifreddi anziché venir sbrigativamente liquidato dovrebbe esser letto ed accolto con maggior attenzione proprio da quei cattolici che vogliono fare un poco di pulizia nel loro cortile di casa.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

È impressionante il numero di pagine sul libro di Odifreddi che si trovano in rete. La ricerca sulla frase: “Perché non possiamo essere cristiani” restituisce in questo momento oltre 40.600 risposte. Fra queste non cerco quelle di approvazione e consenso, che mi sembrano la stragrande maggioranza, ma quelle di critica e dissenso. Trovo ingiustificato un certo tono denigratorio ed una forma di sufficienza verso un autore che è giunto alla terza edizione in appena due mesi. Se va avanti di questo passo ed il successo di vendite non si fermerà o assesterà, bisognerà porsi qualche interrogativo in più. Per correttezza filologica devo precisare che di questa rassegna stampa – casuale nel senso che mi sono basato su quello che ho trovato – mio cugino Paolo ha potuto leggere, se ha letto, fino al n. 7 nel momento in cui mi giungevano le sue gradite e richieste Repliche. Poiché il dibattito ha da essere a più voci, credo che sia utile aggiungere quanti altri intervento riesca a trovare. Distinguerò la Rassegna in due sezioni: la prima di intervento contro il libro di Odifreddi, la seconda interventi a favore e di sostegno. Attraverso il link ognuno potrà risalire al testo originario. Il commento che segue fuori del Link è mio. Se mio cugino, vorrà aggiungere il suo al mio commento sarà da me ben accetto. L’unico mio dubbio è che questo gioco non valga la candela. Ma quando ci si stanca di giocare, si smette. Quando avremo deciso di comune accordo di chiudere il gioco, mi farò io carico di redigere un epilogo ovvero una conclusione, che ovviamente sarà concordata.

a.
contro Odifreddi

1. Massimo Introvigne: scienziati, cretini e cristiani. Per mia ignoranza non conosco il “grande” (ma quanti grandi ci sono?) Rodney Stark, che a differenza di Odifreddi spiega che la Bibbia sarebbe il libro della Ragione. Mah! Tutte le tesi di Odifreddi: vecchiume. A me pare che Introvigne, almeno in queste poche righe, enunci principi indimostrati o indichi valori forse per lui apprezzabili, ma che del tutto legittimamente possono lasciare altri indifferenti o costituire dei disvalori, come Odifreddi dichiara espressamente. In effetti, per millenni in cristianesimo e il cattolicesimo sono stati per tutti un “obbligo” penalmente sanzionato. L’odierno libertà dall’obbligo della fede è stato conquistato a caro prezzo, non grazie alla Chiesa ma contro la Chiesa cattolica, che oggi si appella a quella libertà che in passato ha pervicacemente negato ai suoi soggetti.

2. Non potevano mancare quelli della “corretta” informazione. Nel libro di Odifreddi che proprio non digerisce la Bibbia, specie quella veterotestamentaria, non mancano giudizi pesanti sugli ebrei di ieri e quelli di oggi. Le sentinelle di Informazione corretta hanno naturalmente raccolto questi passaggi, condendoli con prevedibili e scontati commenti che danno origine ad un “dagli addosso” secondo una catena di Sant’Antonio. Questo sito è appositamente nato in Italia come servizio di supporto alla politica israeliana. Ha il compito di influenzare in Italia l’opinione pubblica per orientarla a favore di Israele. Basta che uno sia soltanto sospettato di antisemitismo o di antisionismo per guadagnarsi la loro attenzione e venir messi alla berlina. Per “corretta” si intende da costoro ogni informazione filoisraeliana e “scorretta” ogni informazione che sia anche appena velatamente critica verso Israele e gli ebrei o la Torah ebraica. Se poi può essere a ragione o a torto rubricata come “negazionista” scatta una specifica azione concertata, i cui esiti dipendono da tanti fattori. Nei nostri liberali paesi d’Europa siffatte lobbies politiche sono riuscite ad ottenere una incredibile e barbara sanzione penale per opinioni non consentite o non gradite, non già per specifici reati connessi ad un fare o a una lesione di altrui diritti. Con la legge Mastella anche in Italia sarà pericoloso esprimere delle mere opinioni. Questa è la civiltà dell’Antico Testamento, il Libro della Ragione, delle radici giudaico-cristiane.

3. La solita solfa: credenti e non credenti. Sono ormai stanco ed insofferente della distinzione ed opposizione fra credenti e non credenti. Non significa nulla e non serve a nulla. Credenti in cosa? In ciò che dice un Ruini o il sacerdote di questa intervista? Del resto, qualsiasi testo deve essere interpretato. È una bella presunzione quella di un prete che ritiene di avere lui in tasca la Verità alla quale gli altri si devono inchinare. Inoltre, l’oppossizione credente/non credente sottende un’altra opposizione fra valore e disvalore: credere è un valore, non credere è un disvalore. Doppiamente inaccettabile sotto il profilo logico e sotto il profilo assiologico.

4. Odifreddi: triviale in cose di religione e buffone in matematica. Non sono amico di Piergiorgio Odifreddi. Fino ad ieri ne ignoravo perfino il nome. Lungi da me il proposito di assumermi il ruolo di suo avvocato difensore. Ho già detto che in questa Rassegna stampa sto raccogliendo solo i commenti critici e negativi al suo libro, come questo di Ruggero Guarini. Quelli positivi li scarto deliberatamente. Anche in questo articolo de il Giornale (berlusconiano) non trovo critiche apprezzabili. Sulla matematica non mi pronuncia minimamente: non è il mio campo e sono sbiaditi i miei ricordi scolastici. Mi sembra difficilmente contestabile il contenuto violento o “fascista” dell’Antico Testamento. Certo, con le acrobazie dell’esegesi ufficiale si può edulcorare e conciliare ogni cosa. Ma è stata proprio la Riforma a consentire ad ognuno una libera interpretazione dei testi fondanti dei giudaismo e del cristianesimo. Del resto, ognuno può vedere dentro la bottiglia quel che meglio crede o più gli conviene. Questo in fondo ha detto Odifreddi: non ci voleva un genio della matematica. Se su tesi abbastanza normali da concepire e pensare si è fatto tanto scalpore è proprio perché un Piergiorgio Odifreddi lo ha detto da una posizione non concessa a chiunque altro. Una conseguenza dell’abiura di Galilei è l’insegnamento morale che ne hanno tratto tutti gli intellettuali grandi e piccoli che sono venuti dopo. Di fronte ai potenti non si deve mai rischiare. La Chiesa è uno dei poteri forti d’Italia. Odifreddi ha osato sfidare questo potere. Molti altri intellettuali di regime che pensano le stesse cose e che avrebbero potuto dirle meglio, hanno preferito non farlo.


5. Ancora Introvigne, con l’Ave Maria, questa volta. La critica di Introvigne a Odifreddi non mi pare colga nel segno. Anche Introvigne si attarda nella distinzione credenti/non credenti. Cita un “grande” di nome di nome Stark, il quale sosterrebbe che il Dio della Bibba ha creato il mondo secondo ragione. Se lo dice lui, gli si può credere: era presente al fatto! Introvigne dice poi che il libro di Odifreddi «è un libro nato già vecchio e moribondo» e ci mette pure a mo’ di similitudine il «governo Prodi rianimato dal Parlamento». Quanto la cosa c’entri è uno dei tanti misteri della Fede, di cui il cattolicesimo abbonda. Non direi poi che sia esatto Introvigne quando scrive che per Odifreddi «ogni religione è necessariamente nemica della scienza, della democrazia e del progresso economico» ed alla fine del suo articolo mariano cita a sostegno «un mondo forgiato da credenti: cristiani come Newton o i banchieri fiorentini del tardo Medioevo, o ebrei come Einstein. Tutti cretini?», come se Newton o Einstein avessero scritto le leggi della fisica con il Catechismo in mano: in tal caso sarebbero stati degli autentici cretini il cui nome sarebbe a noi rimasto ignoto. Intanto una cosa è la religione (greco-romana, animista, celtica, indiana, naturalistica ecc. ecc. ecc.) ed una ben altra precisa cosa è il Cattolicesimo o la Torah. Mescolare le due cose è operazione truffaldina. Anzi il Cattolicemo si è guadagnato la posizione di monopolista, liquidando ogni concorrente che ha potuto far fuori. E’ poi un ben misero argomento dire che il Tizio “ci crede” (a cosa?) e dunque la questione è risolta. Credici tu, intanto, se ti pare, e lascia che gli altri si regolino a modo loro. Il guaio è che da Teodosio in poi nessuno si è più potuto regolare a suo piacimento: il cattolicesimo fino ai giorni nostri ha avuto carattere normativo e costrittivo. In un excurcus storico di 227 pagine, con molti probabili errori ed omissioni, qualcuno si è preso la briga di dire ciò. Se si vuol fare un’opera collettiva, organizzando il lavoro dei numerosi lettori del libro, si può scrivere una sorta di Wikipedia in 227.000 pagine. Ben venga! Ciò che mi pare non si capisca da un libro (comunissimo e normalissimo) come quello di O. è che si tratta di un sostanziale rifiuto di un sistema di valori che da Teodosio sono stati imposti con il ricorso ai carabinieri. Si può vivere senza e meglio: è questo che dice Odifreddi. Che poi per salvare la pelle Galilei abiuri o lo stesso Introvigne per sua libera scelta e autonomo convincimento scientifico ci creda, è affar loro. Quanto poi al “vecchio” editorialmente parlando leggo sul risvolto del libro di Odifreddi: 1ª edizione: febbraio; 2ª edizione: marzo; 3ª edizione: marzo, beninteso di questo stesso anno 2007 dell’Era Volgare.

6. Ebrei e cristiani: liti di famiglia. Nella mia biblioteca si trova da oltre dieci anni un libro che prendo in mano per l’occasione: Peter De Rosa, Vicari di Cristo. Il lato oscuro del papato. Per il contenuto non è molto diverso da quello di Odifreddi. De Rosa è – leggo – un “ex-sacerdote” ed uno “stimato teologo”. Non devo io qui verificare il suo curriculum e magari difenderlo da quanti vogliano sostenere che è un pessimo teologo e che non ha capito nulla di cristianesimo e cattolicesimo. Trascrivo un brano dal suo libro nella terza ristampa italiana del 1991: «Nel Terzo e nel Quarto Concilio Lateranense (1179 e 1215), la Chiesa codificò tutte le precedenti sanzioni contro gli Ebrei. Innanzitutto essi dovettero portare su di sé un marchio d’infamia; in Inghilterra aveva la forma presunta delle tavole di Mosé ed era color zafferano; in Francia e Germania era rotondo, di colore giallo; in Italia era un cappello rosso, finché un prelato romano dalla vista corta scambiò un ebreo per un cardinale e quindi si passò ad un cappello giallo. Agli ebrei fu proibito qualsiasi contatto con i Cristiani; non potevano prender parte all’amministrazione né essere proprietari di terreni o di negozi; furono costretti a vivere in ghetti che venivano chiusi di notte. Nessun sistema di apartheid fu applicato più rigorosamente. Per il rifiuto di abiurare la loro fede ancestrale e di convertirsi al Cristianesimo, furono perseguitati da un paese all’altro. Un papa diede loro un mese di tempo per abbandonare le case in Italia e rifugiarsi nei soli due luoghi consentiti. Durante le Crociate, furono uccisi a migliaia per devozione a Cristo. Un Ebreo che metteva furi il naso di Venerdì Santo commetteva praticamente un suicidio, anche se l’Uomo della Croce per primo aveva il naso ebraico. Così, nel corso dei secoli, migliaia di persone subirono sofferenze e morte. Un’arte scadente ed una pessima teologia avevano aperto la strada ad Hitler ed alla sua “soluzione finale”» (p. 9-10). Lo scopo della mia citazione è diverso da quello che Peter De Rosa possa immaginare. Intanto, mi pare che la responsabilità storica, morale e teologica dell’Olocausto prima che in Hitler e nelle dinamiche politiche di undici anni di storia tedesca ed europea debba rintracciarsi nel Papato. Ma oggi è quanto mai comodo far cadere tutta la colpa da una sola parte e dimenticare tutto il resto. Lungi da me dal giustificare o coprire in qualsiasi modo tanta barbarie non importa da chi e contro chi commessa. Voglio andare a parare con Odifreddi ad un’opzione di civiltà, forse oggi per la prima volta possibile, dove le radici giudaico-cristiane siano una cosa da relegare nei musei criminali della tortura fisica ed intellettuale: né di ebrei né di cristiani né di giudeo-cristiani ha bisogno il mondo contemporaneo. Non propugno una nuova intolleranza o la benché minima persecuzione verso chicchessia, ma richiama la dottrina liberale secondo cui ogni forma di culto o di religione può essere praticata in uno spazio esclusivamente privato, dove ognuno possa liberamente accedervi. La pretesa dello spazio pubblico, aperto alla generalità dei cittadini proprio perché spazio pubblico, comporta necessariamente una nuova forma di guerra di religione tanto più che proprio da parte cattolica è stigmatizzato come disvalore ogni specie di relativismo ed ogni tolleranza reciproca che non sia una forma più o meno benevola sufficienza di fronte ad una condizione di minore dignità. Ma i politici e parlamentari di osservanza cattolica sono mobilitati perché le radici giudaico-cristiane (pace dunque fatta in virtù di un trattino di conciliazione) vengano inserite nelle carte costituzionali, regionali, comunali dopo che con otto per mille ed infiniti altri privilegi fiscali è stata prima assicurata la base materiale della Fede.

7. Commento a Toni Feoli, illustre sconosciuto. Sfruttando i mille caratteri concessi ho inviato il commento che si trova di seguito riportato. Per la verità mi era sembrato un commento fesso che si può leggere in un sito dalla testata pure fessa: “Noi press. La famiglia italiana. Quotidiano online”. Mai sentita prima. Ho navigato un poco nel sito per capire di cosa si tratta e tutto mi è parso chiaro ad un tratto: è una cosa dell’UDC. Questo raggruppamento politico appartiene a quell’esercito di ascari di cui ho genericamnete parlato a più riprese. Questi politici prosperano nelle sacrestie d’Italia. Il patto con Santa Madre Chiesa è il seguente: tu mi dai il voto dei parrocchiani, ai quali magari si ordina nel confessionale sotto pena di peccato mortale di votare i noti personaggi, che poi una volta in parlamento si daranno da fare per esaudire tutte le richieste della Curia o della CEI, in difesa della Fede e della Famiglia, per la santità della Fede e della Vita. È questa una delle disgrazie d’Italia. Tra i miei professori di liceo avevo un prete, con il quale litigavo tutti i santi giorni, ma restando uniti in una strana stima reciproca. Una volta gliene raccontai una grossa che avevo scoperto nel suo campo. Ed egli, che non aveva nessun motivo di dubitare della verità di quanto gli dicevo, tuonò citando qualcuno: Non servono la chiesa, ma si servono della chiesa! Credo che possa ben dirsi di tutti i partiti sedicenti cattolici, ma credo anche che non di inganno si tratti, ma di un patto scellerato di uomini di qua e di là del Tevere che amano solo il potere e che gabbano tranquillamente i tanti Toni Feoli, ammesso che sia lui solo un “gabbato” e non un “gabbatore”.
Caro Toni, ho letto il suo pezzo. E allora? Troverà un mio più ampio commento al n. 7 della rassegna stampa al mio articolo nell’url indicata. Intanto non da Odifreddi ma da Peter De Rosa le trascrivo il seguente brano tratto con tutto l’imbarazzo della scelta: «Gregorio XVI nella Mirari vos dell’agosto 1832 descrisse la libertà di coscienza come una follia, affermando che la libertà religiosa sgorgava “dalla più fetida fonte dell’indifferentismo” e condannando la libertà di religione, di stampa, di riunione e di istruzione come una lurida cloaca piena di “vomito eretico“» (p. 165). Caro Toni, se lei ha nel petto Una Fede nessuno della mia specie umana intende toccargliela. Il problema è l’opposto. «Per secoli e in qualsiasi circostanza la Chiesa Cattolica proclamò orgogliosamente il suo dogma di intolleranza religiosa» (164). Per un cattolico come lei è in fondo normale che «la verità dev’essere imposta dallo stato secondo gli ordini della Chiesa, dovunque possibile».
Che proseguo qui. Toni Feoli appartiene ad una categoria di “credenti” (quanto trovo insulso questo termine – ed il suo contrario: il “non credente” – ormai invalso nel più largo uso!) che ragionano all’incirca così: si, è vero, sono successe queste cose, che non possono essere negate. Ma la Fede resiste lo stesso. La Fede è un’altra cosa. Poveri mentecatti, che non sapete quanto è bella questa condizione che ci riempie tutto il cuore. Non sapete quel che vi perdete. Noi vi abbiamo portato la Buona Novella. Non avete saputo ascoltare. Anime vili e dannate! Peggio per voi! Noi, anche senza di voi, siamo lo stesso prosperi e numerosi. Cosa si può ribattere ad argomenti del genere? Sono di competenza dello psichiatra. Il problema importante sul quale non bisogna mai abbassare la guardia è un'altro che io ricavo per simmetria da un passo di Hobbes, il quale diceva che ad uno che abbia la fede, non vi è potenza al mondo che possa togliergliela. Dovrebbe piuttosto valere il contrario: a nessuno che non abbia una siffatta Fede dovrebbe venire imposta! Duemila anni di roghi, torture e costrizioni o inganni di ogni genere, spacciati per proselitismo o evangelizzazione, fino all’odierno integralismo, hanno peggiorato la condizione religiosa dell'uomo che esisteva nella mirabile unità geopolitica del mondo romano, prima che il lievito giudaico-cristiano lo dissolvesse precipitando l’Europa in una barbarie dalla quale a stento ancora oggi riesce ad uscirne.

b.
A favore di Odifreddi



V.
REPLICHE DEL CUGINO PAOLO
Il dibattito prosegue

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

La Matematica e il suo Profeta

Caro Antonio, conosci il bene che ti voglio perché sei un intellettuale onesto, ancorché a volte prevenuto e arroccato su posizioni che mi appaiono archeo-positiviste. Credo però che, a proposito del libro di Odifreddi, ti sia lasciato abbacinare dall'auctoritas che emana dal Professore di Logica alla Cornell University, come se fosse da escludere in linea di principio che su una cattedra universitaria possa salire un imbecille o un millantatore. Con ciò non voglio dire che Odifreddi lo sia, lo conosco poco, ma quel poco mi ha convinto che o “c'è” o “ci fa”, e non so decidermi tra i due corni del dilemma. Sarei propenso per il secondo; guarda che in questo caso è tuo dovere professionale smascherare la truffa, altrimenti la figura dell'allocco la fa il filosofo del diritto che beve il nuovo Verbo come oro colato. Non ti sorge il sospetto che uno studioso serio non può pontificare a 365 gradi in tutti i saperi?
Tu dici che, corrette le sviste di linguistica, il libro rimane valido nel suo impianto. Ma non si tratta di sviste. Sono metodo, fondamento epistemologico, onestà che mancano. E se le sue sentenze di linguistica sono così ridicole, devo pensare che anche nelle altre scienze, nelle quali non mi azzardo a mettere il naso, lo siano altrettanto. Mi basta vedere il tipo di esegesi biblica che fa.

Odifreddi cattivo.
Quello che penso dell'ineffabile Odifreddi è presto detto: nel grande Teatro del Villaggio Globale, tanto Odifreddi quanto Vanna Marchi hanno il diritto di proporsi come Salvatori, ricavandone il massimo profitto. Non capisco perché hanno processato Vanna Marchi e l'hanno condannata. Dovrebbero condannare gli allocchi che le hanno consegnato i propri risparmi (ma il Tribunale, inconsapevole vittima di quel plagiario di Cristo, difende i più deboli). Così, come cittadino che sbarca il lunario con uno stipendio, non posso che invidiare il Professore di Logica; deplorevoli saranno casomai i suoi adoratori che portano all'ammasso cervello e coscienza. Come cristiano, poi, penso che Odifreddi non sia malvagio, ma cattivo, nel senso etimologico del termine, ovvero prigioniero del diavolo (captivus diaboli). Già... il diavolo, quello con le corna, il Menzognero ancestrale, che già fregò la madre Eva e, mediante lei, il padre Adamo.

Un Dio nuovo. Una volta liquidato il vecchio Jahvè a colpi di etimologie, potevamo noi mortali restare con un cielo vuoto sopra le teste e sotto i piedi? Si rischiano le vertigini. Ma nessuna paura. Il Nostro messia ha già provveduto: «la Matematica è Dio» (da una sua intervista). Io espliciterei: «e Odifreddi è il suo Profeta».
Tu preferisci invece un altro Dio: lo Stato Leviatano. Non te la prendere, ma gli strali che rivolgi contro la Chiesa dovresti rivolgerli contro lo Stato che, assolutizzato, a qualunque latitudine e in qualunque epoca, ha sempre oppresso le persone e fatto cose molto più orripilanti dei misfatti che attribuisci agli uomini di chiesa e perciò al Cristianesimo. E tra gli stati oppressori includici anche quella che tu chiami la Chiesa, che indaghi nei tuoi blog con tanto risentimento. Non parliamo però della stessa cosa.

L'identità culturale dell'Europa. Sono lieto di leggere i dibattiti che cerchi di alimentare nei tuoi blog, a patto che il dibattito non si concentri su Odifreddi, che non ritengo meritevole di tanta attenzione. L'occasione è buona, invece, per fare il punto su un tema di grande portata: l'identità culturale dell'Europa.
Nel cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, questa “cosa” che si è costruita non è ancora né carne né pesce: è un edificio senza fondamenta costruito sulla sabbia? In tal caso anche un sempliciotto come me, ignaro di Dottrina dello Stato, capisce che l'epilogo ineluttabile sarà quello descritto nel Vangelo di Matteo [7.27] «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».

Per essere sintetici (e qui ti devo rimproverare mancanza di sintesi) io penso che:
1. l'Europa ha radici cristiane; la civiltà occidentale sarebbe impensabile senza il Vangelo.
2. la presenza nel mondo delle chiese cristiane è solo una conseguenza del punto 1. Un'altra è che il tuo stesso libero pensiero, o ateismo che dir si voglia, sarebbe impensabile senza Cristo.
3. Abdicando al Sermone della Montagna, l'Europa ha rinnegato se stessa. Optando per il relativismo è piombata nel nichilismo e ora ha vergogna e rimorso del proprio passato.
4. Sostituendo a Cristo la Ragione, il Proletariato e lo Stato, ha fatto tre “rivoluzioni”, la Francese, la Sovietica, e la Nazifascista, che hanno devastato il mondo, con la benedizione del tuo caro Schmidt. In tutto questo la Chiesa è vittima, non carnefice. Vittima il Patriarcato ortodosso di Mosca asservito ai Soviet. Vittime i venti milioni di cadaveri della Grande Guerra, eccetera. E mi meraviglio che tu glissi su queste tragedie.
5. L'uomo di potere, come sai, è disposto a passare sul cadavere della propria madre pur di sottomettere gli altri. Figurati se esita a strumentalizzare la religione. Lo ha fatto Costantino, come Hitler e Stalin. Bonifacio VIII? Innocenzo III e gli altri papi re? Uomini di potere anche loro (non è così semplicistica la storia, in verità, ma non complichiamo).
6. I cristiani, seguendo i consigli evangelici, hanno fatto ammenda. L'unico cacciatore di streghe rimasto sei tu.
7. Ma veniamo all'oggi. La mancata dichiarazione dell'identità culturale cristiana del vecchio continente nel Preambolo della bozza di Costituzione europea non deriva dalla volontà dei popoli, ma dalla volontà del blocco liberal-massonico che ha la maggioranza nelle Istituzioni comunitarie e dalla grossolana ignoranza dei politici in tema di storia.
8. Una maggioranza, per quanto schiacciante, non potrà mai stabilire i diritti delle persone; potrà decidere, legiferando, ciò che è “legale”, non ciò che è “lecito”, o ciò che è vero/falso (ciò che è vero/falso non lo stabilisce Hobbes, e neanche il papa. Lo senti e basta).

Mettiamoci d'accordo, dunque, su chi è che comanda in Italia oggi. Io dico che comandano minoranze liberal-massoniche anticlericali, e che i cattolici, stragrande maggioranza silenziosa, subiscono. Subiva mia madre, per esempio, che non sapeva niente di Costantino e della pace di Westfalia ecc.; e subiva, ne sono certo, anche la tua.

Diritto di esistere. Tu pensi che la Chiesa non ha diritto di esistere mentre lo Stato sì. La Chiesa infatti è: crociate, Santa Inquisizione, processo Galileo. E lo Stato? Lo Stato è Dio? Allora io sono ateo.
Ma cosa dà a un Ente il diritto di esistere? Non dirmi che è il patto sociale! Quanti hanno sottoscritto il patto con lo stato? Io in questa Italietta cosiddetta democratica, ma che di fatto è una dittatura governata da showmen e imbonitori, mi sento un immigrato, un extracomunitario. Uno Stato non è detto che abbia sempre il diritto di esistere, una persona sì, sempre.

Diritti di cittadinanza. Sono sì cittadino della terra – vorrei dire con Giustino -, ma la mia vera cittadinanza è il cielo. Detto altrimenti, prima dello Stato (ma assai prima) c'è la persona. E se lo Stato si deve organizzare contemperando le diversità, a ognuno il peso specifico che ha. Non è possibile che minoranze prepotenti e arroganti s'impongano su maggioranze silenziose.
Io non ho mai aderito allo Stato, patrigno che mi obbliga a chiamarlo padre, e tuttavia lo rispetto e pago le tasse. I carabinieri, ricordalo, non obbediscono al papa, ma al Ministro dell'Interno. Eppure è stato un papa privo di divisioni armate – non la filosofia del diritto – a smantellare il muro di Berlino. O no?
Ho aderito invece alla Chiesa, che considero Madre. Nonostante le crociate, la Santa Inquisizione e il processo Galileo? Nonostante. Tranquillo, non intendo evangelizzarti, ma segnalare che la definizione della chiesa che circola comunemente è puerile.
Uno stato serio risolverà almeno il problema di un'equa distribuzione delle risorse. Almeno quello. Ma non si occupa certo del problema che mi interessa di più: il problema del senso della vita. Hai trovato una risposta a questo problema nei tuoi sacri testi di filosofia?

Ognuno cerca le aggregazioni che gli sono più congeniali. Tu ti trovi bene in Forza Italia e ti affidi al Berlusca. Io, poiché i partiti politici mi fanno vomitare, preferisco la chiesa, cioè il popolo di Dio, quello – bada bene – che prega ed è persuasso della verità del sermone della montagna. La carità è l'unica speranza per un umanesimo a misura d'uomo.

Confusio linguarum. Ma il problema è sempre a monte: siamo sicuri che, quando parliamo, ci intendiamo? Per esempio, la parola chiesa – nei tuoi e nei miei discorsi - rimanda allo stesso referente?
Ecco ora una possibile lettura del mito di Babele.

Una Torre per espugnare il Cielo. Odifreddi, ad esempio, nella sua pateticità, è paradigmatico. E' il prototipo dell'uomo post-moderno: tronfio, culturalmente insussistente, falso, prostituito al denaro e soprattutto al potere, incapace di vedere l'umanità che soffre e spera, abbagliato dal mito della Scienza e della Ragione, disposto a vendere la sua anima per trenta denari. Il peccato di Babele è infatti descrivibile così:
1. Gli uomini volsero le spalle all'Oriente (cioè alla fonte della luce) e ...
2. dissero: facciamoci una Torre che giunga fino al Cielo (l'assolutizzazione della scienza)...
3. Dio allora confuse le loro lingue e li disperse... (invidia? paura di vedere invaso il Paradiso? Oppure gli uomini cadono nella confusione quando si lasciano sopraffare dall'egoismo?).
Una volta mi irritavo di fronte all'«arroganza di babele» (l'assolutizzazione del Progresso scientifico). Poi mi accorsi che i paladini della Scienza erano sempre i più scarsi dal punto di vista umano e scientifico... Non devi essere fazioso bevendo le statistiche di Odifreddi. In questi 2000 anni il meglio dell'Umanità è stato cristiano. Anche il peggio, se è per questo..., e allora?

Partecipo volentieri al tuo blog. A patto che il dibattito non verta a lungo sull'esegesi degli Scritti del nostro ineffabile Tuttologo. Sarebbe – credimi – tempo perduto. Infatti la sua Scienza sublime è stata già laureata dai Rotary italiani con il premio Galileo e il Premio Peano. E' stata poi coronata dai grandi facitori di Genî: l'Editoria e la RAI-TV. Con questo pedigree uno entra a testa alta nel mare della Rete come Grande Ammiraglio. Dalle alture raggiunte guarda giù, come Zarathustra, il verminaio umano e non può che dispensare semi di sapienza. Io confido nella tua onestà. L'onestà è una base affidabile. Essa comporta umiltà (ecco una virtù che i Grandi Ammiragli disprezzano).
Vuoi sapere perchè il tuo ultimo libro, che ti è costato undici anni di sudore, non lo conosce nessuno? Sei iscritto alla Massoneria? o almeno conosci qualcuno dei Rotary?

Ressentiment perché? I dibattiti interessanti che tu proponi on line tendono a colorarsi di rabbia. Perché? E' una forma di quel Ressentiment di cui un tempo ragionavamo? Cioè, siccome solo la chiesa, cioè - se vuoi - il papa che la rappresenta, costituisce un'autorità morale in questo mondo di squinternati e di esaltati, tu hai deciso di combatterlo rievocando lugubri eventi del passato. Ma se il cristianesimo è tutta una montatura dei preti, che temi? Sarà spazzata via dalla Luce della ragione. Se no, lascia che tante persone silenziose facciano del bene e preghino. Non fanno male a nessuno.

Chi ha diritto di parola? Certo, c'è chi reclama il diritto di esistere e il rispetto delle proprie convinzioni. Glielo vuoi negare? Come politico militante non penserai che un uomo pubblico come Ratzinger, che rappresenta un po' di milioni di cristiani, non ha diritto di parola, mentre in questa Italietta di merda, ogni Boselli, che rappresenta un partitino, ha diritto di pontificare su come dev'essere la società per tutti...
«Ma lui è un deputato della Repubblica – mi obietterai – e rappresenta un Partito italiano, mentre il papa è un capo di stato straniero».
Per me – rispondo – non è un capo di Stato; sono io che lo delego a parlare, e con me milioni di Italiani. O io non conto perché non sono irreggimentato nel partito di Berlusconi?

Eppoi, se ti metti a fare il revisionista dell'Olocausto o il difensore delle ragioni di Ahmadinejad o di al Qaeda, o a elencare i misfatti dei papi, scendi ai livelli di Odifreddi, e me ne dispiace.
Non ti devi inquietare per la presenza della chiesa. Se viene dagli uomini, cadrà da sola. Ma se dovesse venire putacaso da Dio, che cosa puoi fare?
Mi permetto di passarti, semplicemente per conoscenza, la breve riflessione da te citata, che ho fatto in questa pausa pasquale come glottologo e come comune mortale, sperduto cioè in quella folla immensa del genere umano che ha, come insegna Odifreddi, un'intelligenza media(na) inferiore. L'ho scritta di getto, come l'ho pensata, ma quasi me ne pento. In questi giorni, infatti, l'Evento pasquale mi ricorda che Cristo, morto sulla croce come un fesso, ha mormorato «Padre, perdona Odifreddi, perché non sa quello che fa». Ha ancora un senso augurarti buona Pasqua? spero di sì.

Paolo Martino,
LUMSA Università, Roma.


VI.
CONTRODEDUZIONI DEL CUGINO ANTONIO

Vai a: I, II, III, IV: contro: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; a favore: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. V, VI.

Caro Paolo, le tue repliche che non ho finito di leggere online, mi piacciono più dell'articolo-recensione. Il rimprovero che mi fai e che mi brucia di più è la mancanza di sintesi. Ti risponderò adesso per punti, per assiomi, nel modo più telegrafico possibile, cercando al tempo stesso di essere rigoroso, Non mi rimproverare poi di essere riuscito poco chiaro. Per lo scambio degli auguri di Pasqua non ci sono problemi. Come ogni anno, lo sto facendo con tutti senza interrogarmi eccessivamente sul signicato strettamente religioso. E del resto cosa significano all'origine Pasqua e Natale: l’una ha a che fare col sangue se non erro e l’altra era la festa del Sole. Ma lasciamo perdere queste cose. Per adesso Buona Pasqua e visto che non mi muovo da casa nei prossimi giorni con serenità argomenterò per punti sintetici quelle cose che non mi è riuscito di chiarire. Possiamo essere e rimanere in disaccordo. Non sarà questa una tragedia e non comprometterà i nostri rapporti. Ma vorrei essere almeno sicuro che tu mi abbia compreso interamente e senza equivoci.

1.
Mie principali fonti filosofiche per una valutazione del cristianesimo sono: Karl Marx, Ludwig Feuerbach, Friedrich Nietzsche. Queste mie letture risalgono agli anni Settanta. In questi anni sono stato anche discepolo del filosofo cattolico Augusto Del Noce, dalle cui interpretazioni mi sono sempre discostato. Di Piergiorgio Odifreddi non conoscevo neppure il nome fino a pochi giorni addietro. Mi sono anche ignote le prestigiose università italiane e straniere, dove egli ha insegnato o tuttora insegna.

2.
Odifreddi nel suo libro divulgativo esprime una sua valutazione del cristianesimo e del giudaismo nel loro insieme, ossia nel corpo dottrinale e nella loro prassi storica. Il suo giudizio è nettamente negativo. Nella misura in cui di qualsiasi cosa è lecito dire: mi piace o non mi piace, non si può sindacare né Odifreddi né chicchessia per il suo “rifiuto” del cristianesimo e del giudaismo. L’accettazione del cristianesimo nell'odierno sistema costituzionale non è un obbligo per nessuno, ma una facoltà. In regime di libertà è anche lecito criticare con discorsi e scritti ogni altra espressione di pensiero o religione, fatto salvo il diritto di ognuno alle forme di pensiero e di religione che meglio crede di voler adottare e nelle quali riconoscersi.

3.
È peculiare del cristianesimo (ma anche dell'Islam) il suo proselitismo, che in buona parte ne spiega la diffusione nel mondo. È storicamente innegabile che nel corso della storia la cosidetta evangelizzazione sia stata accompagnata dalla violenza e da conversioni forzate. I vari tipi di Inquisizione non sono un'invenzione di Piergiorgio Odifreddi. Il carattere proselitistico manca, direi, al giudaismo, ma ciò non ne fa una forma di religione più umana e liberale. Di fronte al pronunciato proselitismo delle religioni monoteiste era fatale la scomparsa di tutte le forme religiose europee che non avendo al loro interno un obbligo di fare adepti dovevano necessariamente soccombere a contatto con il cristianesimo, sostenuto dalle armi cristiane, ma ciò non significa che le forme religiose “estirpate” dal cristianesimo trionfante non avessero un loro diritto ad esistere e soprattutto che fossero teologicamente ed eticamente inferiori.

4.
Per leggere la Bibbia non occorre essere Esegeti professionisti o Linguisti di professione. Se così fosse, ben pochi potrebbero leggerla. È sufficiente saper leggere quanto basta per capire il senso letterale delle parole: pane il pane e vino il vino. Diversamente si tratta di testi illegibili per ognuno. La Riforma (1517) rompe con il Cattolicesimo proprio sulla libertà di lettura ed interpretazione della Bibbia da parte di ognuno. Il Cattolicesimo ancora oggi concede al solo Papa la facoltà di poter leggere ed interpretare i sacri testi. Galilei fu condannato in base ad un'interpretazione letterale del passo in Giosuè: “fermati, Sole!”. Dammi il tempo sterminare i miei nemici alla luce del giorno! Bella ed edificante lettura. Se qualcuno, seguendo il Papa latore dello Spirito Santo e Vicario di Cristo, allo stesso modo in cui il sole sta fermo vuol credere anche che nelle notti d’estate a luna ferma gli asini volano, non sarà un “cretino”, ma certamente per credere una cosa simile vi è bisogno di tanta, ma tanta Fede.

5.
Non mi piace fare il mangiapreti e l’anticlericale. Ancora meno mi piace apparirlo. Ma se la gerachia ecclesiastica o gli atei devoti alla Ferrari e tutti gli altri campioni delle Fede uno più ottuso dell’altro pretendono uno “spazio pubblico”, una “funzione pubblica”, un “ruolo pubblico”, una sacrosanto diritto di apparire al telegiornale della mattina, di mezzogiorno, della sera, della notte ed in tutti i salotti televisivi cosa dovrei fare io, se per avventura non mi trovo d’accordo? Devono starmene zitto per rispettare l’altrui diritto alla sfera pubblica o posso io stesso pubblicamente dissentire e dire la mia? Io ritengo che lo spazio della religione sia uno spazio rigorosamente privato, che è compito dello Stato Laico proteggere e garantire. Ma se si ammette la pubblicità come comunicazione verticale, dove chi riceve si deve lasciar imbottire il cervello secondo la tecnica della persuasione subliminale, ben nota agli psicologi sociali, allora ritengo che siano perfettamente leciti libri come quelli di Odifreddi, che spiegano perché almeno lui (e non solo, direi) non può essere cristiano (e meno che mai cattolico). Se poi pure spiega che tutti i dogmi cattolici gli sembrano delle “cretinate”, non gli si può rimproverare questo. Ha detto quel che pensa e se ritiene che un cristiano sia un “cretino” può al massimo non dirlo in privato, per ragioni di buona educazione, ma non gli si può impedire di pensarlo e di crederlo. Tacito aveva detto del cristianesimo che era una “perniciosa supertizione”. Significa una “cretinata” socialmente grave. In una concezione della religione come spazio “privato” della persona una simile professione “pubblica” di Odifreddi non sarebbe stata ammissibile. La pubblicità è un’arma a doppio taglio.


(segue)

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Odifreddi non è ateo, ma un credente; leggere le sue opere per "credere".
Crede nel Logos, sono convinto apprezzerebbe il maiuscolo qui, ovvero crede nella ragione che sovraintende il mondo, crede nell'universo, corpo di una ragione che si confonde col dio; la natura dio di Spinoza.
Crede in un dio minore, ma crede.
Come "Scienziato", dice che ci si troverebbe bene, perchè cosa di meglio per uno scienziato pensare ad un dio limitato?
Cantor ci ha insegnato a comprendere l'infinito, Odifreddi ci insegna che esso è invece limitato; un non infinito insomma o la somma finita di un paradosso.
Un dio natura, un dio universo, potrebbe collassare nel nulla o espandersi nel niente, si espandesse all'infinito noi ragione dell'infinito dovremmo avere una ragione immensa, ma ci basta leggere Odifreddi per comprenderne i limiti.
In fondo perchè no, meglio cretino che imbecille; e ci si faccia pure l'analisi etimologica il caro Piergiorgio.