lunedì, gennaio 14, 2008

Il papa alla Sapienza: l’anno comincia male

Versione 1.3

Che il papa si recasse alla LUMSA o analoga università la cosa non mi stupirebbe. Si tratta di un’università confessionale che ha un’intitolazione che è già un programma: Libera Università degli Studi Santa Maria Assunta. Nessuna capriola concettuale e neppure il decorso del tempo può cancellare il valore metastorico del rogo di Giordano Bruno ed il processo di Galileo Galilei, per indicare solo i casi a tutti noti. Dopo di allora non vi è stata più libertà di pensiero in questo nostro disgraziato Paese, o meglio vi è una libertà “limitata” di pensiero che non deve mai disturbare i poteri costituiti, fra cui quello vaticano. Che di ciò non si preoccupino alla LUMSA la cosa non mi stupisce, ma che l’offensiva papale, oscurantista ed integralista ghermisca anche la Sapienza è una assai triste notizia che non fa ben sperare per i tempi futuri. La Sapienza è l’università nella quale ho studiato ed è il mio attuale luogo di lavoro come ricercatore e docente: è per me un calice amaro vedere il prossimo giovedi papa Ratzinger in un luogo che consideravo sede della «Sapienza», o per lo meno in un’accezione che non ha nulla, proprio nulla a che vedere con quella di papa Ratzinger e dei suoi fedeli. Non capisco proprio come il Rettore Guarini, la cui elezione fu già contestata e che sono ora quanto mai fiero di non aver votato, si sia deciso a questo passo. «Messaggero di pace»? Ma di quale pace? Chi vogliamo prendere in giro? E perché mai lui «messaggero» più di quanto non lo siano e possano esserlo altri? Adesso che non ha più eserciti a sua disposizione? Prima doveva esserlo! Adesso non vale più.

La ricerca scientifica anche di recente ha segnato una battuta di arresto proprio per le note posizioni vaticane. Oggi come già ai tempi di Galilei chi volesse fare ricerca scientifica contro il volere del papa, che ha imposto la sua volontà a parlamentari proni e servili, rischierebbe la galera. E di ciò dobbiamo ringraziare il papa che qualcuno, non certo a nome mio ha pensato perfino di invitare: et si omnes ego non! Se anche 4999 su 5000 docenti della Sapienza attraverso il loro rappresentante legale il rettore Guarini avessero pensato di invitare il papa, addirittura a tenere una Lectio – come pare in un primo momento qualcuno avesse avuto questa balzana idea – io non sarei d’accordo per la mia quota parte e raccomanderei vivamente al prete Ratzinger di celebrare le sue messe in chiesa, dove certamente chi lo volesse potrebbe andare a trovarlo ed a genuflettersi. Ma la Filosofia che fu greca prima di tramutarsi in cristiana non ha proprio nulla da apprendere da lui. E non accetto neppure la tesi di chi lo considera portatore di pace. In duemila anni nel nome della religione sono scorsi fiumi di sangue, un sangue che continua a scorrere anche oggi. Ed è il sangue delle coscienze ferite da un attacco crescente alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento.

Ai maligni dico che certamente non voglio tappare la bocca al papa, che ha già infiniti pulpiti da cui parlare. In una sede universitaria dovrebbe perlomeno attaccare ad un chiodo la sua tonaca e dismettere i suoi paludamenti e parlare da pari a pari, se mai ne fosse capace. No, non viene a portare pace, ma viene a portare gli strumenti di morte e di tortura, già usati per Giordano Bruno e per Galileo Galilei ed altri innumerevoli. Non può pretendere di essere il benvenuto. Gli posso consigliare una diversa sede: il “Foglio” di Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, che certamente con i voti delle sagrestie accetterà di buon grado di essere mandato al parlamento per fare il suo portavoce ed a fare pure da portiere tutte le volte che vorrà andare a Montecitorio.

Antonio Caracciolo
Ricercatore di filosofia del diritto alla Sapienza

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Galileo di nuovo condannato da Joseph Ratzinger. In fatto di censura è proprio il caso di dire: «Da quale pulpito viene la predica!» Del vicesindaco Maria Pia non tiene conto parlare, ma per altri che fra il papa ed i colleghi scienziati preferiscono il papa è da chiedersi quale concetto della scienza abbiano mai. È probabilmente che siano i successori di Galileo nella cattedra che metaforicamente gli viene tolta quattrocento anni dopo, stando alle dichiarazioni riportati di Joseph Ratzinger. O vi è da aspettarsi un ritorno al sistema tolemaico oppure si pensa che dire scienza in fondo non sia altro che un'operazione meccanica come estrarre un dente cariato senza stare a pensar altro. Quanto poi al:
«La comunità universitaria attende con interesse l'incontro con Benedetto XVI, tuttavia non manca qualche contestazione e iniziative di tono censorio…»
evidentemente è già stata pronunciata in Vaticano una “scomunica”, giacchè io (per il mio 1/5000) non attendo affatto con interesse una simile visita e la giudico quanto mai inopportuna ed insensata. E mi chiedo con tanti luoghi dove poteva andare ed abitualmente va, perché mai dovesse venire proprio da noi. Certamente ci sono Colleghi che possono gradire una simile visita, ma avrebbero dovuto andare o loro direttamente alla Sala Nervi per baciare l’anello loro offerto, oppure in luogo dove avrebbero potuto esternare la loro confessionalità. Imporre invece la loro confessionalità ad altri Colleghi – fossero pure una minoranza (?) – è cosa del tutto inaccettabile e tale da autoescludere simili colleghi dalla comunità scientifica, a meno che per loro la comunità scientifica sia quella che ne rimane una volta depurata mediante il rogo di Giordano Bruno o il processo e la occhiuta “censura” di Galileo, durata tutta la vita, dopo che già fu costretto ad abiurare l’evidenza scientifica. È ignobile il servizio del tg di Stato che ha preteso di ribaltare la verità su Galileo, che non fu processato, bensì premiato!

2. Parla Giro con i voti che raccoglie presso le sagrestie. Come tesserato di FI, elettore e raccoglitore di adesione al nuovo partito del popolo mi dissocio nettamente da Francesco Giro, che commette il grossolano errore di applicare al scienza i concetti di maggioranza e di minoranza. Per l’appunto, Galileo era in nettissima minoranza quando fu processato e Francesco Giro era dalla parte della maggioranza tolemaica, ed anche adesso si preoccupa non della scienza e della laicità, ma della sagrestia e dei voti che gliene possono venire con il suo cattolicesimo che sbandiera ad ogni riunione di partito. Se proprio vuole, Giro può portare il papa a far benedire la sede nazionale di FI a via dell’Umiltà e poi magari tutti i Circoli Brambilla: può darsi che ciò porti qualche voto in più alle prossime elezioni.

3. Il profondo pensiero filosofico di Ratzinger. Così dice il Rettore Guarini, ma io non mi sono mai accorto di un “profondo pensiero filosofico” di Ratzinger. Penso che stia invece all’opposto del pensiero filosofico. Se fosse per lui, un pensiero filosofico – nato in Grecia – non sarebbe mai esistito. «"Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nella sua ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Una cosa del genere in una comunità scientifica non può essere accettata".»

4. Testimonianza mandata al Messaggero. – Trascrivo il testo da me rapidamente steso e mandato al Messaggero, non so se verrà pubblicato e non andrò a controllare, mentre invece mir riservo in ogni momento di migliorare o modificare i miei testi qui scritti di getto, avendo assai poco tempo a disposizione per curare la levigatezza formale e per quegli approfondimento che l’evento certamente richiede:
«Ho letto rapidamente i commenti già da voi pubblicati e non intendo fare polemica con quelli che non condivido. Sto anche leggendo in rete tutta la rassegna stampa sull’argomento. Mi dispiace di vedere da taluni (colleghi e politici papisti) attaccati quei colleghi, circa sessanta, che hanno firmato il documento di protesta. Se fossi stato messo al corrente della loro iniziativa (siamo in tutto 5000 docenti strutturati) e fosse stata chiesta la mia adesione, mi sarei aggiunto di buon grado. Per me, come “filosofo”, è mortificante la visita di un papa in quello che ritenevo dovesse essere il Tempio residuale della Scienza e di quel "sapere filosofico" con il quale per me papa Ratzinger non ha nulla a che fare.

So già quali potrebbero essere le obiezioni di determinati colleghi, ma io mi professo filosofo pre-cristiano e ritengo affatto distinti fede religiosa e filosofia o addirittura fede e scienza nel senso galileiano. Chi vuol praticare una filosofia ancillare, faccia pure, sono affari suoi: ognuno rischia in proprio! E lo stesso dicasi per chi intende la scienza come mero sapere pratico, allo stesso modo del sapere di un calzolaio o di un droghiere

Mi dispiace molto vedere espugnato e sacrificato l’ultimo tempio della laicità e del libero filosofare. Che molti colleghi, più tecnici che non scienziati e filosofi, ad incominciare dal Rettore, pensino nel loro privato di andarsi a genuflettere nelle innumerevoli chiese romane o in Vaticano, è cosa che riguarda il loro concetto di scienza e di filosofia, non ho nulla da obiettare loro, ma che non capiscano la “incongruità” dell'invito ad un soggetto che è la negazione vivente della scienza e del filosofare e parlino perfino del tutto a sproposito di “censura” (ma da quale pulpito viene la predica!) è cosa che insieme alle immondizie napoletane dà la misura del degrado totale al quale è giunto il nostro Paese».
Come già per l’anno scorso, andrò anche quest’anno all’inaugurazione dell’Anno Accademico, dove non potrà che assistere passivamente all’evento. Se saranno concesse forme di protesta lecite e nonviolente, mi unirò ad esse.

5. Lettera di Marcello Cini. –

La lettera di Marcello Cini
apparsa su “Il Manifesto” e qui ripresa da Aprile Online
- testo integrale senza commento –

14 gennaio 2008

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta " Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi", pubblicata sul Manifesto


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini



domenica, dicembre 30, 2007

Avvertenza redazionale

Ai miei lettori di questo Blog, siano essi quattro o cinque, per me preziosissimi, devo qualche spiegazione. Questo Blog è il primo di una serie di oltre 20, tutti a carattere tematico e per contenuto diverso l’uno dall’altro. Essendo il primo è come un tronco da cui si sono poi sviluppati gli altri. L’unità di tutti i blogs è costituita dalla mia persona e dai miei interessi che sono diversi, ma sempre originati da una stessa persona. Questo blog iniziale era nato per la constatata impossibilità di trovar spazio e voce in fogli di partito (ad es. Ragionpolitica.it) che avrebbero invece dovuto fornire occasione di discussione, confronto, dibattito. Non ha perso nulla della validità iniziale. Anzi adesso con la costruzione del nuovo partito, già da me fin dall'inizio ipotizzata, acquista nuova e crescente validità. Mi auguro anche di poter trasformare questo blog da individuale in collettivo, associando vecchi militanti di Forza Italia con i quali condurre una rinnovata lotta interna di partito che consenta una piena attuazione dell'art. 49 della costituzione, che conferisce ad ogni cittadino il diritto – si badi: il diritto – di associarsi democraticamente con altri cittadini per concorrere alla formazione della politica nazionale.

Insomma, scopo di questa avvertenza è di comunicare ai Cinque Lettori che questo Blog ha bisogno di una complessa riorganizzazione interna che è in atto e che però richiede tempo, essendo io impegnato non con un solo blog ma con almeno 23 diversi blogs, dove se lo desiderano i Cinque Lettori possono accedere, passando tranquillamente dall'uno all'altro. Mi occupo di storia, filosofia, geopolitica, linguaggi, archivistica, fotografia, ecc. Non sono e non intendo essere un poligrafo: i temi indicati sono tutti strettamente connessi l'uno all’altro e per ragione di ordine e sistematicità vengono sviluppati in pagine e gruppi di pagine diverse. Verranno anche stabiliti da me di volta in volta opportuni collegamenti.

Mentre annuncio questo lavoro, colgo l’occasione per rivolgere ai miei Lettori (buoni e cattivi) un cordiale augurio di Buon Anno 2008.

Antonio Caracciolo

Pubblica dissociazione da Stracquadanio e Padan in merito a denuncia Ucoi

Versione 1.3
Testo in progress

Sommario:

1. Premessa. – Già in altro post Giorgio Stracquadanio aveva attirato la mia attenzione per iniziative politiche non solo non condivisibili, ma a mio avviso prive di intelligenza politica. Che Stracquadanio sia in FI un pezzo grosso ed io no, è cosa che so bene, ma la cosa non mi turba affatto: giudico con la mia testa e faccio uso del mio voto anche in netto dissenso da Stracquadanio e di tutti i parrucconi presenti in FI. Di essi mi auguro si possa fare giustizia nel nuovo partito del Popolo delle Libertà. Ed è appunto dei principi di libertà applicati all’illiberale condotta dell'on. Stracquadanio che voglio discutere in questo post in costruzione, dove mi propongo di raccogliere tutta la documentazione a partire dall’agosto 2006 fino ad oggi. Eravamo allora in piena estate ed i giornali riportavano la notizia di un manifesto a pagamento, apparso sui quotidiani, dove l’Ucoi diceva che ciò che gli israeliani fanno verso i palestinesi ha poco da invidiare a ciò che i nazisti facevano nei lager dove venivano raccolti i lro prigionieri, non solo ebrei. Può essere questa una metafora, un modo di dire, ma su una semplice metafora, non già sui fatti cui la metafora intendeva richiamare la pubblica attenzione, era pronta la reazione propagandistica avversaria, che si è avvalsa di una legge (la mancino) di cui proprio per questo occorre chiedere la sua abrogazione: non tutela nessun diritto, ma si presta ad un uso aberrante e strumentale. Si innescava un meccanismo che vedeva il ministro Amato elaborare una sua carta di suoi valori che pretendeva imporre al suo prossimo. Di barbarie in barbarie si arrivava a Giorgio Stracquadanio e Lucio Malan,
deputati di FI, probabilmente a caccia di voti in ambiente ebraico.

Confortato dall’idea che potesse essere quello un principio assodato, un precedente giuridico, in data 4 novembre 2007 l’ineffabile ed inqualificabile Magdi Allam pensava di estendere la denuncia di Stracquadanio agli oltre 2000 intellettuali e cittadini italiani che firmando l’appello ed il manifesto “Gaza Vivrà” riproponevano la stessa equiparazione, sia pure in forma metaforica, fra Israele e il nazismo. Il “delirio verbale” di Magdi Allam si era subito scatenato al primo nuoversi dei due senatori italioti ed ecco cosa troviamo nell'immenso archivio della rete:
Inchiesta sull'Ucoii
Il coraggio di infrangere il muro della paura

Finalmente si è avuto il coraggio di infrangere il muro della paura.
[Meglio dire: la spudoratezza. E mi dispiace che a avere tanto spudoratezza siano stati due sentatori di FI, che per fortuna non capitano nel mio collegio]
Per la prima volta lo Stato italiano
[ma quale Stato! E ben altra cosa lo Stato.]
si trova costretto a guardare in faccia e a prendere posizione nei confronti della predicazione d'odio
[vi è più fanatico odio in un Magdi Allam che in tutto il Medio Oriente! Ed in ogni caso un’affezione del tutto umana così arbitraria e polivalente come “odio” non può dare contenuto positivo a leggi dello stato allo stesso modo in cui non può essere tradotto in precetto normativo il comandamento “ama il tuo prossimo” ovvero tutti i precetti evangelici. Questa è barbarie e regressione giuridica della quale è responsabile la lobby che si era nascosta dietro la legge Mancino e che a distanza di anni occorre ora individuare, se non altro per ragioni di carattere storico]
promossa dall’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.
L’Ucoi è il gruppo estremista
[è questa una qualificazione tutta e tipicamente magdialliana ("delirio verbale da tarantolati”, secondo una diagnosi di Gravagnuolo) e non una constatazione oggettiva, come quando si dice di un oggetto che è bianco, nero o rosso. Personalmente trovo estremiste tutte le esternazioni di Magdi Allam, mentre mi appaiono moderati ed equilibrati i documenti dell'Ucoi che finora mi è capitato di leggere, come ad esempio questo]
islamico che afferma di controllare l'85% delle moschee e di rappresentare la maggioranza dei musulmani in Italia. Non è stato per iniziativa del governo che, in considerazione dei difficili equilibri della sua eterogenea coalizione, ha da un lato condannato il manifesto in cui si equipara Israele al nazismo
[ma a porre questa equiparazione, puramente metaforica, sono in tanti, fra cui un personaggio come Avraham Burg, che è stato componente autorevole della Knesset, il parlamento israeliano. A voler essere rigorosi il nazismo è cosa storicamente e geograficamente delimitata, ma se il termino ha assunto connotati particolrmente offensivi, allora deve considerarsi anche l'uso frequente ed incontestato quanto scientificamente assurdo che dello stesso termine è fatto per equirare l’Islam, cioè un miliardo di persone, con il nazismo. Ricordo per tutti Carlo Panella, che ci ha scritto pure un libro, ed in ultimo a Roma Bernard Lewis, celebrato (da tipi come Magdi, non da me) orientalista. Lo stesso reato, se appena mette piede in Italia, dovrebbe venir contestato a Burg ed a tutti gli scrittori ed intellettuali che sempre più frequentemente trovano appropriato il confronto, che – ripeto – ha valore metaforico. Il linguaggio umano non può fare a meno dell'uso di metafore e se il legislatore vuol punire la metafora finisce per perdere di senso e di valore lo stesso concetto di una legislazione.]
ma, dall'altro, non intende allontanare l'Ucoii dalla Consulta per l'islam italiano,
[una barbarica ingerenza dello Stato nella vita interna delle confessioni religiose. Lascio immaginare a chi legge cosa succederebbe se la stessa pretesa venisse avanzata nei confronti della chiesa cattolica. Con una simile ignoranza istituzionale non capisco proprio come Magdi Allam possa fare da vicedirettore di un giornale importante come il Corriere della Sera. Tra i tanti misteri d’Italia bisogna aggiungervi anche questo.]
a meno che non sottoscriva una «carta dei valori» in cui, tra l'altro, si richiede di riconoscere l'unicità dell'Olocausto.
[Tanta bestialità richiede adeguata reazione verbale che non posso permettermi in base al mio codice di autodisciplina. Ma prego chi legge di fare ricorso alla sua immaginazione per dare consistenza alla mia indignazione di fronte ad una così folle pretesa che comporta il totale disconoscimento delle preoccupazioni che hanno allarmato tutti quegli storici che hanno visto annullato il loro libero ed onesto mestiere all'ipotesi di una introduzione di una verità di stato, alla quale si candida qui come Sommo Sacerdote il tarantolato Magdi Allam.]

Richiesta subito bocciata, in un'intervista rilasciata ieri al Corriere, dal portavoce dell'Ucoii, Hamza Roberto Piccardo, che già nel 2000 aveva definito l'Olocausto un disegno di Dio.
[Magdi Allam dimostra qui una grande ignoranza del problema, per il quale non posso io assumermi l’onere di fargli capire che che per suoi affari privati non intenderà mai comprendere]
L'atteggiamento governativo è discutibile perché se per un verso si prende atto, come ha fatto Amato, che quel manifesto «viola un sentimento fondante della democrazia italiana ed europea», per l'altro ci si dice pronti a condonare il reato all'Ucoii se ritratta e si impegna a non reiterarlo. Ebbene se il medesimo criterio fosse adottato su larga scala, si provocherebbe il suicidio dello Stato.
[Il suicidio dello Stato è già in atto ed è connesso proprio alle tendenze di cui Magdi Allam è espressione. Lo Stato italiano è un simulacro di Stato. Occorrebbe qui rinviare alla “cupidigia di servilismo” già denunciata da un padre costituente come Vittorio Emanuele Orlando. Da allora si è anadti di male in peggio fino a giungere alle odierne pretese di un Magdi Allam.]

E' in un quadro generale di incertezza politica e precarietà giuridica che l'iniziativa della Procura di Roma è doppiamente apprezzabile.
[Doppiamente deprecabile, a meno che non si risolva con una rapida archiviazione ed in una pubblica censura agli odierni sicofanti.]
Innanzitutto perché consentirà un pronunciamento chiaro sulla denuncia in cui si ipotizza il reato di istigazione all’odio razziale.
[Quale razza odia quale razza? L’unica razza detestabile ed odiosa è quella quella degli idioti. Ahimé una razza abbastanza numerosa.]
In secondo luogo perché ridà fiducia nella magistratura dopo una serie di sconcertanti episodi in cui, a dispetto della flagrante manifestazione di apologia del terrorismo, le procure non sono intervenute in ottemperanza all'obbligatorietà dell'azione penale.
[Già, l’obbligatorietà dell’azione penale, che come ognuno sa non esiste, mentre esiste l’arbitraria e discrezionale azione penale. In pratica, siamo nelle mani del buon senso di privati investito di un grande potere su altri privati. Questa sarebbe la certezza del diritto sulla quale possiamo contare. Peccato, che i Legislatori Stracquadanio e Pavan abbiano dato un nuovo contributo all’incertezza del diritto.]
Cito solo il caso di Nabil Bayoumi, il direttore della Moschea An-Nur di Bologna, affiliata all'Ucoii, che il 7 settembre 2005 intervenendo alla trasmissione Matrix su Canale 5 disse: «In Israele non esistono civili e nemmeno i bambini sono innocenti. (...) I kamikaze non sono tutti da scomunicare, specialmente quelli palestinesi. (...) Bin Laden dice cose condivisibili quando afferma che gli americani e i loro leccapiedi dei governi occidentali devono andarsene dai Paesi arabi ».
[E allora? Si può certamente non essere d’accordo nel giudizio, ma si tratta in fondo di un’opinione politica, perfettamente comprensibili se ci si pone dall'ottica di chi nutre quell’opinione. Dove sta il crimine? Nel non essere dalla parte di Israele, nel non voler inneggiare insieme con Magdi Allam: “Viva Israele!” e di conseguenza: “Muoia l’Islam!”. Non viene in mente a Magdi Allam che per ellissi può essere a lui stesso rivolta l’accusa di odio razziale, oltre che di ignobile tradimento della sua gente, che guarda caso lo considera un traditore?]

In teoria dal primo agosto 2005 chi fa apologia di terrorismo dovrebbe essere condannato alla reclusione da uno a sette anni e mezzo (articolo 414-1bis).
[Terrorismo? E che roba è? E chi è qui che fa del terrorismo? Magdi Allam sta parlando di se stesso? Si può vivere in Italia in un clima simile? Non è meglio che Magdi Allam se ne ritorni in Egitto e rinuncia ad una cittadinanza italiana che io mai gli avrei concesso? Devo subirlo come mio concittadino? Se si, allora si riceva il mio assoluto e netto dissenso accompagnato alla più ferma stigmatizzazione per una condotta incivile e contraria ad ogni principio di libertà ed umanità.]
Eppure contro Bayoumi non è stato adottato alcun provvedimento, né penale né amministrativo né politico.
[Eccolo, lo spregevole individuo che in odio al genere umano vuol vedere altri suoi simili condannati per un crimine che esiste solo nella sua testa. Inoltre, l'ineffabile parvenu ignora il principio della nostra costituzione secondo cui una qualsiasi persona è innocente fino a sentenza definitiva, non appena abbia ricevuto un’accusa nel folle tribunale della sua stoltezza]
Il perché di tanta reticenza a confrontarsi con i predicatori d'odio, pur nella consapevolezza che si tratta del primo anello di una catena che sfocia nella produzione dei robot della morte, ce lo spiega chiaramente Piccardo: «Facciamo paura».
[A fare a me paura non sono i Piccardo, ma i Magdi Allam che godono di ogni impunità e sono pure colmati di onori, protezione, ricchezza]
La verità è che questa classe politica, governo e opposizione, ha paura di confrontarsi con la fabbrica del terrore insediata all'interno delle moschee dell’Ucoii dove si predica la negazione del diritto di Israele all'esistenza,
[Magdi Allam è un esimio professore di diritto naturale, come si diceva una volta. La sua ignoranza è pari alla sua spudorata arroganza.]
si esaltano i kamikaze che massacrano gli israeliani, si promuove una identità islamica contrapposta all' identità nazionale.
[Scempiaggini degne dell’uomo ma indegne del “Corriere della Sera”, principale quotidiano d’Italia. Come siamo caduti in basso!]
Ed è così che si preferisce il compromesso a tutti i costi, l'importante è che in superficie regni un ordine apparente. Della realtà sottostante, la fabbrica ideologica del terrore,
[Terrore, diffamazione, denigrazione e delazione oltre che stupidità è quanto instancabilmente ma remunerativamente Magdi Allam inietta nel sistema dei media italiani]
che se ne occupi il futuro governo o la futura generazione.

Magdi Allam
26 agosto 2006»
Ciò alla data 26 agosto 2006. La nuova “notizia criminis” contro 2601 cittadini italiani, colpevoli di voler porre fine all’embargo genocida nella Striscia di Gaza, da lui data il 4 novembre 2007 non è stata ancora raccolta da nessun PM d’Italia, mentre si apprende invece che un gruppo di avvocati del Comitato “Gaza Vivrà” sta elaborando una richiesta per l'incriminazione del governo israeliano per crimini contro l’Unanità. In fondo, si tratta di chiedersi e di sapere se esiste o non esiste violazione dei diritti umani da parte di Israele. Delle numerosi condanne in questo senso da parte dell’ONU né Stracquadanio né Malan si sono minimamente curati: a loro interessa raccattere voti dove sembra facile ottenerne. Gaza, si è detto, è in pratica un immenso campo di concentramento a cielo aperto: perché i senatori Stracquadanio e Malan non si sono uniti al loro collega Sen. Rossi, del gruppo misto, per andare a verificare insieme a loro se l’allarme umanitario è fondato o meno? Basta che loro facciano denunce che tornano a loro eterna vergogna! Rispetto ai Lager nazisti mancano solo le camere a gas, ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite. Ma il genocidio è in atto e consiste in una politica deliberatamente mirata a far perdere agli arabi palestinesi la loro propria identità, un crimine peggiore dell'uccisione fisica. Che fanno gli onn. Stracquadanio e Malan di fronte a questa evidente violazione dei diritti umani? Sanno gli onn. Stracquadanio e Malan che una fetta consistente di parlamentari palestinesi, eletti in democraticissime elezioni svoltesi sotto controllo internazionale, sono imprigionati dal governo israleliano? Se il sen. Fernando Rossi chiederà loro come parlamentari italiani di far parte di una delegazione italiana di parlamentari italiani per anare a visitare nelle carceri israeliane i parlamentari palestinesi, cosa faranno? Si gireranno da un'altra parte? Non avranno né orecchie per sentire né occhi per vedere?

Ciò premesso, mi occorre tempo per ricostruire le prodezze di Stracquadanio e Malan, parlamentari di FI dai quali mi dissocio e dissento pubblicamente come elettore e tesserato, a partire in data 19 agosto 2006 dal famigerato manifesto Ucoi – giudicato offensivo per la sensibilità delle comunità ebraiche italiane – fino ai giorni nostri in cui al valico di Erez viene impedito ad una delegazione italiana di poter entrare nell‘«inferno di Gaza» per verificare le condizioni igienico-sanitarie del milione e mezzo di persone che vi sono rinchiuse e che muoiono giorno per giorno come conseguenza di un embargo genocida cui per servilismo è associato e responsabile anche il nostro governo, dal quale i cittadini italiani firmatari dell'appello umanitario si sono nettamente dissociati insistendo affinché l'embargo venga tolto ed il nostro governo dia prova di effettivo rispetto dei diritti umani.

(segue)

lunedì, dicembre 24, 2007

Gaza: All’inferno non si entra.

Ricevo sulla mia posta privata il seguente drammatico aggiornamento che pubblico in “Civium Libertas” ed in “Club Tiberino”. Il testo resta immutato rispetto a come a me giunto. Per leggere il primo Comunicato da me ricevuto e diffuso clicca qui.

Antonio Caracciolo

***

ALL'INFERNO NON SI ENTRA

DISPACCIO DELLA DELEGAZIONE PARTITA PER GAZA



Ramallah, Palestina, Domenica 23 dicembre, ore 16,00


«Questa mattina, mentre si udivano spari di mitragliatrice e dopo un defatigante viaggio, la delegazione di solidarieta’ con il popolo di Gaza* si e presentata al valico di Eretz per varcare il confine con l’inferno di Gaza.

E’ stata brutalmente RESPINTA dall’ esercito israeliano.

Il criminale embargo decretato dal governo di tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali ecc., giunge perfino ad impedire i contatti umani.

La Striscia non e una prigione a cielo aperto, ma un vero e proprio campo di concentramento.

In carcere infatti almeno i colloqui sono consentiti, a Gaza no.

Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorita italiane.

Esse avevano infatti assicurato (incontro col viceministro Ugo Intini, svoltosi alla Farnesina l’11 dicembre) che avrebbero compiuto i passi necessari affinche’ la delegazione potesse raggiungere Gaza.

Il crimine di questo embargo genocida evidentemente puo compiersi solo grazie a molte complicita e non tollera testimoni, ne’ intrusi.

Per denunciare questa situazione la delegazione di solidarieta continuera’ la sua attivita nei prossimi giorni.

Nel frattempo il muro di silenzio ha iniziato a cedere. Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati am lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera.

Per domani mattina (lunedi’ 24 dicembre) e prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah.

Subito dopo ci recheremo al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteremo, con un sit-in, per la situazione che si e determinata.

Domani sera saremo invece a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale.
La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporra’ uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’»

Tutte queste attivita sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, piu’ numerosi, il 26 dicembre.

Sacchi con medicinali, giochi e altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione.

Leonardo Mazzei x la Delegazione

* La Delegazione e’ composta da: Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» - Fernando Rossi, Senatore - Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base - Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare - Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista - Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino - Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it - Giuseppe Pelazza, Avvocato - Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» - Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria - Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» - Zeno Leoni, Giornalista - Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua - Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Margarita Langthaler «Comitato Gaza Vivrà di Vienna.



"Gaza Vivrà”: genocidio in atto = non potevamo non sapere!

Ricevo sulla mia posta privata e divulgo attraverso questo blog per i diritti civili “Civium Libertas” ed il blog di militanza politica “Club Tiberino”. Non ci venga a dire Magdi Allam che abbiamo preso un colpo di sole in pieno inverno. Una parte della guerra a sostegno di un popolo sotto genocidio è la lotta per ribadire la verità dei fatti e per tenere informati i cittadini italiani di quanto succede a Gaza proprio in questi giorni mentre noi celebriamo il Santo Natale, sempre più ridotto ad un’orgia di consumi – un po’ meno quest’anno – che non ad essere un’occasione nella quale tutti, cristiani e non cristiani, possiamo per un momento pensare ai reali fondamenti della nostra umanità.

Antonio Caracciolo

http://cpr.splinder.com/post/15247623/Nessun+diritto+per+gli+abitant

Nessun diritto per gli abitanti della città prigione di Gaza

Divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per delegazione ufficiale italiana.
Tra i delegati, senatore della Repubblica italiana Rossi
Domenica 23 dicembre

Come saprete, una delegazione italiana è partita ieri diretta alla Striscia di Gaza, su mandato dell'assemblea del
Comitato che ha promosso l'appello per Gaza. Atterrata all'aeroporto di Tel Aviv, dopo le maniacali attenzioni che la polizia aeroportuale israeliana ha riservato soprattutto a Maria Grazia Ardizzone, è stata bloccata al valico di Erez, al confine tra la Striscia e eIsraele dai soldati israeliani. Il governo israeliano non ha permesso l'ingresso dei delegati nell'immensa prigione a cielo aperto che è la città di Gaza, dove un milione e mezzo di persone stanno morendo sotto l'embargo genocida.

La delegazione, ufficiale e con inviti scritti da parte delle autorità palestinesi e della Resistenza, è composta anche da un senatore della Repubblica italiana, l'on. Fernando Rossi. Nei giorni precedenti alla partenza si erano succeduti incontri e contatti con il ministero degli Esteri italiano, affinché chiedesse al governo israeliano di garantire l'ingresso nella Striscia. Pareva che tutto sarebbe andato liscio. Invece, ieri è giunta la conferma dalla stessa ambasciata del divieto di entrata, sebbene
il viceministro italiano Ugo Intini avesse assicurato (l'11 dicembre, presso la Farnesina) che tutto sarebbe andato liscio.

Il gruppo è formato da Leonardo Mazzei (Comitato Gaza Vivrà), Fernando Rossi (Senatore), Giovanni Franzoni (Comunità Cristiane di Base), Lucio Manisco (Giornalista ed ex parlamentare), Maria Grazia Ardizzone (Campo Antimperialista), Elvio Arancio (Centro studi cultura islamica di Torino
e collaboratore di www.islam-online.it), Davide Casali (Fotoreporter, inviato di www.infopal.it), Giuseppe Pelazza (Avvocato), Vainer Burani (Avvocato, membro «Giuristi Democratici»), Maria Grazia Da Costa (Operatrice sanitaria), Ugo Giannangeli (Avvocato, onlus «Per Gazzella»), Zeno Leoni (Giornalista), Carmela Vaccaro (Docente universitaria, esperta di acqua), Erika Miozzi (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Anika Persiani (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Margarita Langthaler (Coordinamento antimperialista - Vienna). Si trova al momento fermo al valico.

Come
precisato in un comunicato, il Comitato "Gaza Vivrà" voleva testimoniare la solidarietà di una parte importante e consapevole della società civile italiana e verificare le condizioni in cui versa la popolazione della città e dell'intera Striscia di Gaza. In particolare, avrebbero dovuto avere incontro con il Primo Ministro Ismail Haniyye, con il presidente del Parlamento palestinese, Ahmad Bahar, nelle cui mani avrebbero consegnato l’Appello «GAZA VIVRÀ»; avrebbero visitato le aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine, i campi profughi, gli ospedali, le scuole e le industrie colpite dall'embargo e dagli attacchi israeliani, nonché il valico di Rafah, dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di persone che non riescono più ad entrare nella Striscia. Erano previsti anche incontri con le organizzazioni umanitarie, gli studenti universitari e i bambini di una scuola elementare. La visita avrebbe dovuto concludersi con una conferenza stampa con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte. Il 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrebbe avuto una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni che sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Ora tutto questo è stato compromesso dai carcerieri di Gaza, l'esercito israeliano che non tollera che testimoni sinceri possano vedere e riferire le reali condizioni della popolazione della Striscia. Al momento sembra che ci sia in programma una manifestazione a Betlemme e una conferenza stampa che ancora non si sa quando e dove si terrà. Terremo informati i nostri lettori, in tempo reale, per quanto ci sarà possibile. Intanto, sacchi con medicinali, giochi ed altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione. I delegati stanno monitorando la situazione del piccolo flusso di palestinesi che entra e esce dalla Striscia. Molti sono stati gli spari dell'esercito israeliano avvertiti poco oltre il valico per tutto l'arco della giornata. Un grande pallone aerostatico controlla la Striscia a 300-400 metri di altezza dal suolo.

La Striscia di Gaza è un campo di concentramento.
L'embargo criminale decretato dal governo di Tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali, ecc., ma giunge perfino ad impedire i contatti umani! Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorità italiane. Intanto Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati a lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera. Domani mattina (lunedì 24 dicembre) è prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah. Subito dopo i delegati si recheranno al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteranno con un sit-in, per la situazione che si è determinata.
Domani sera, invece, saranno a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale. La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporrà uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’». Tutte queste attività sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, più numerosi, il 26 dicembre.


Massima solidarietà alla popolazione di Gaza!
Denunciamo il comportamento delle autorità israeliane!
Vogliamo la fine dell'embargo-lager!
Pretendiamo che la delegazione documenti i fatti!



Fonti
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7108
http://www.islam-online.it/del_gaza.htm
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5447&Itemid=68



domenica, dicembre 23, 2007

Rosario Romeo, la LUISS e altro

Versione 1.1

Questa notte in registrazione ho ascoltato diverse relazioni di un convegno che un'associazione studentesca della Luiss, la «Magna Charta Libertatut», ha organizzato per commemorare Rosario Romeo che della LUISS era stato promotore e rettore. Le relazioni erano tutti interessanti ed ho potuto apprendere cose che non sapevo ad incominciare dal fatto che Rosario Romeo sia stato il più grande storico italiano del Novecento. Se è tutto qui, ahimé poveri noi! Leggerò comunque l’opera di Rosario Romeo, per fortuna in lingua italiana e quindi tale da non richiedere uno sforzo eccessivo. Di Rosario Romeo, professore a lettere, ricordavo solo un episodio banale riportato dai giornale all'epoca in cui io ero studente a Scienze Politiche alla Sapienza negli anni 1970-75. Se non ricordo male il prof. Romeo in pieno consiglio di facoltò avrebbe dato un pugno in volto ad un altro docente, il prof. Capizzi, il quale gli avrebbe dato del fascista per le sue posizioni di allora. Ma questo è solo un episodio colorito, che è però l’unica cosa che ricordavo di lui.

Questa notte ne ho apprese altre. Ne traggo le mie conclusioni. Al prof. Romeo non piaceva l'università che si era venuta creando dopo il 1968. E non so dargli torto. Aveva pensato di crearsene un’altra, la Luiss, appunto. E lo faceva mentre era professore della «Sapienza», cioè dell’Università Statale, percependone i regolari emolumenti ed esercitandone i poteri connessi al ruolo. Voleva creare ed ha creato un'università privata utilizzando il capitale pubblico. Lui era uno storico versato in economia e si intendeva di capitalismo. Se il modello voleva essere quello americano, non lo era per intero. Qui gli studi universitari costano agli studenti un'autentica fortuna che assai poco in Italia possono permettersi.

In Italia vigeva e vige il sistema dell’università pubblica, della scuola pubblica, della sanità pubblica con tutto quello che sappiamo. Il sistema pubblico non funziona. Ma perché? Stando alla sola università forse il male principale è da ricercare nel potere baronale, cioè in un sistema attraverso cui si riproduce la docenza e ci si rapporta con il potere politico e gli altri poteri forti. L’università di massa ed un certo subbuglio nella struttura della docenza non erano andate a genio al prof. Romeo. Da qui il tentativo Luiss, che devo averlo deluso in un momento in cui gli dovette essere chiaro che l'industria rappresentata da Carli non gli metteva in mano uno strumento per comandare, ma per ubbidire.

Non voglio dilungarmi. Basti pensare ai seguenti dati: i nuovi studenti della Luiss non possono raggiungere i numeri della Sapienza, ma devono avere una consistenza limitata. Solo così possono sperare di venire assorbiti dalle imprese confindustriali. A questi studenti viene chiesto un minimo di disciplina che invece non viene imposto agli studenti “liberi” della Sapienza. Inoltre pagano, anche se non quanto gli studenti americani. Ma il dato più scandaloso contro il quale nessuno si è mai rivoltato, trovando la cosa del tutto normale, è un altro. I docenti della Luiss erano e sono in grandissima parte docenti della Sapienza, cioè pagati dai contribuenti, i quali oltre a prendere lo stipendio dallo Stato italiano andavano ad arrotondare alla Luiss, dove magari si impegnavano di più che non nel pubblico. Non esseno ubiqui cosa facevano? Alla Sapienza scaricano il carico didattico sulle spalle delle figure “precarie” o sui “ricercatori”, ai quali venivano negati i riconoscimenti per i lavoro prestato. La rivendicazione principale dei “negri” era il riconoscimento della terza fascia della docenza e di un sistema di reclutamento e di avanzamento della carriera che avrebbe scardinato l'essenza stessa del potere baronale senza per nulla far scadere i livelli qualitativi e di eccellenza....

Il discorso potrebbbe esser lungo e non ho tempo e voglia di farlo. Confido però che chi appena un poco si intende di università abbia capito il senso complessivo. In altra occasione, se occorre, approfondirò il discorso per quanti non lo avessero capito. Adesso devo smettere perchè voglio fare altro. Il grande storico Romeo, profondo conoscitore del capitalismo italiano, se voleva il “barone” poteva farlo nell'università pubblica e statale, che gli ha consentito di sviluppare la sua carriera fino a diventare “il più grande storico italiano” del Novecento, sperando che gli altri che possono vantare non minore grandezza se ne stiano zitti. Dove invece rassegnarsi ad esser “servo” in una università che aspirava a diventare “privata” al servizio dell'industria privata, con i soldi e gli uomini delle “risorse pubbliche”, secondo la formula propria del capitalismo italiano: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Un principio che la gran folla degli studenti dell’università di massa aveva ben compreso in quegli anni Settanta.

martedì, dicembre 04, 2007

Campagna adesioni per il "nuovo movimento politico"

Nelle due giornate in cui ho presieduto il Gazebo davanti al civico 230 di viale Marconi, in Roma, ho raccolto 210 adesioni, cioè preiscrizioni. Solo una piccola parte degli aderenti era fornita di indiririzzo di posta elettronica. A loro ho mandato questa mattina un invito al Club Tiberino. Per quanti visitano questa pagina e desiderano iscriversi al nuovo movimento politico, possono farlo per via telematica al seguente sito: Verso il nuovo movimento politico. Per quanti di loro abitano in Roma nel Quartiere Marconi e desiderano momenti di aggregazione sui problemi di Quartiere ricordo il nostro Club Tiberino.



Per compilare il Modulo di preiscrizione clicca Qui
E se abitando in Roma desideri aderire anche al Club Tiberino clicca qui e segui le istruzioni.

Salve!

Sono Antonio Caracciolo,

ossia il tuo concittadino che di fronte al civico 230 di Viale Marconi nelle giornate di sabato e domenica 1 e 2 dicembre ha raccolto le preiscrizioni al nuovo partito che succederà a Forza Italia e che si chiamerà con il nome e simbolo “il Popolo della Libertà” o “il Partito della Libertà”. L’augurio mio e di tutti è che si tratti di un partito nuovo e diverso da quelli del passato, ossia un partito che reallizzi a pieno il dettato dell’art. 49 della Costituzione: ciò dipenderà in buona parte da noi stessi e dalla nostra capacità di autoorganizzazione. L’art. 49 della costituzione dice che i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti politici per concorrere alla formazione della politica nazionale. I partiti a loro volta devono avere struttura interna ed organizzazione democratica tale da favorire la più ampia partecipazione.

Fermamente compreso del significato e dell’importanza dell’art. 49 ho cercato da qualche anno di mettermi in contatto tramite internet con altri concittadini impegnati nella stessa area politica, ma senza preclusioni verso nessuno che voglia discutere di politica. Ho così dato vita ad una serie di iniziative accessibili a chi usa internet. Si tratta nell’ordine:

1°) Di un gruppo di discussione moderato, detto Club Tiberino, al quale è associato un Blog intitolato all’inizio FARE POLITICA IN FORZA ITALIA e dopo l’annuncio di Berlusconi con nuovo titolo: FARE POLITICA CON IL POPOLO E PER IL POPOLO.
2°) A questo primo Gruppo di discussione sono associate altre iniziative telematiche, alle quali potrai accedere dai links interni e non strettamente indirizzate ai militanti di Forza Italia, ma rivolte a tutti i cittadini, anche non italiani. Di queste te ne indico una sola: il blog “Civium Libertas”:
http://civiumlibertas.blogspot.com/
ossia un blog (con relativo Gruppo associato e con iscrizione soggetta ad approvazione) che è specializzato nei problemi connessi alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento, per me particolarmente importanti in quanto di mestiere sono un docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza.

Per trasparenza e chiarezza devo però darti una importante avvertenza che ti prego di tener ben presente al fine di evitare spiacevoli malintesi. Se visiterai i miei siti e leggerai i miei articoli, devi valutare che si tratta di mie opinioni e posizioni personali che offro alla libera discussione ed al dibattito. Accetto e gradisco anche il serrato contraddittorio. In nessun modo pretendo di imporre ad altri le mie vedute. Ho scelto di militare in un partito che si chiamerà “il Partito della Libertà” o “il Popolo della Libertà” proprio perché mi aspetto che almeno in questo partito via sia piena libertà di pensiero e di discussione.

L’avvertenza non è inutile perché già mi sono trovato e mi trovo in aperto dissenso con tanti pezzi grossi di partito, chiamati da Berlusconi “parrucconi”, proprio sui temi della libertà di pensiero e di ricerca. Continuerò a combatterli, in modo civile e non violento, per affermare quelli che a mio avviso sono gli autentici principi liberali.

Pertanto, in nessun modo ciò che leggerete vincola quelle che possono essere o saranno le posizioni ufficiali del partito gi di Forza Italia e ora “il Popolo della Libertà“ o “il Partito della Libertà. Sono mie idee e posizioni personali sulle quali gradirei molto avere il conforto di una vostra opinione, anche in netto dissenso.

Potete estendere questo invito a chi riterrete possa essere interessato. Purtroppo delle 210 persone che hanno firmato la preiscrizione al gazebo da me presieduto solo una minima parte fa uso di internet.

Se avrete bisogno di assistenza tecnica per l’attivazione e l’uso dei Gruppi e dei Blog che propongo alla vostra discussione potete scrivermi al seguente indirizzo:
cardisem@gmail.com

Siti proposti:
Club Tiberino
Fare politica con il popolo e per il popolo
Civium Libertas Blog
Civium Libertas Gruppo
Civium Libertas Bollettino
Fare politica in Calabria

Antonio Caracciolo,
residente in Roma,
ma spesso in Calabria, dove ho fondato un Club in Seminara e dove mi è stata affidata la responsabilità di Coordinatore provinciale dei Clubs FI per la provincia di Reggio Calabria.

giovedì, novembre 29, 2007

Gazebo per il nuovo partito

Cari Amici,

mi sono offerto di tenere un gazebo per l'iscrizione al nuovo partito. L’ora X è prevista per questo fine settimana. In questo post terrò una cronaca ed una testimonianza in progress delle due importanti giornate. Questo mio blog potrà essere un centro di aggregazione per quanti ne sono interessati ed alla faccia dei miei delatori di “Informazione Corretta” e di tutti i Iannuzzi d’Italia, che mi auguro escano loro al più presto dal partito. Se non lo faranno, sarò tuttavia lieto di confrontarmi con loro democraticamente e civilmente.

Nel Gazebo da me tenuto, insieme con Giorgio, uno studente di Economi e Commercio, in Viale Marconi all'altezza del numero civico 230, in Roma, abbiamo raccolto un tutto 210 adesioni, cioè 230 persone hanno compilato il modulo di Preiscrizione. Ad ogni persone è stato spiegato che non si trattava di in referendum, al quale poteva partecipare ogni cittadino, ma della preiscrizione ad un partito nuovo, di cui avevano facoltà di scegliere il nome fra due possibilità offerte.

Per quello che posso testimoniare vi è stata una spontanea partecipazione e non ho da segnalare nessuna azione di disturno, eccetto una battuta infelice di un giovane sciocco che ci invitava a fermarci a 50.000.000 di adesione raccolte. Ho invece da lamentare un increscioso episodio interno all quale voglio dare qui pubblicità. Verso le ore 15 ho ricevuto una telefonata dalla segreteria del coordinatore provinciale on. Giro. La segretaria annunciava che entro un'ora sarebbe passato al mio gazebo l’Onorevole per una visita. In realtà, non è passato fino ad oltre le 19, quando è stato smontato in gazebo anche perché incominciava a piovere. Sembra sia un’astuzia per costringere i volontari a non smontare i gazebo nel primo pomeriggio. Non so se sia proprio vero. In ogni caso: a) l'Onorevole Francesco Giro mi deve delle scuse per essersi fatto annunciare e per non essere poi venuto: la sua visita non era stata né richiesta né necessaria a fronte di un impegno (due giornate piene) gratuito ed assolutamente volontario. b) Se è stata un’astuzia per prolungare l'impegno dei volontari, allora il nuovo partito incomincia male.

Per tentare di mantenere un contatto con quanti hanno firmato al mio tavolo ho copiato gli indirizzi di quanti erano forniti di posta elettronica. A loro spedirò un invito al Gruppo Yahoo! (Club Tiberino) ed al Blog già di Forza Italia ed una segnalazione di questo Blog. Nel popoloso quartiere Marconi vi è un diffuso bisogno di partecipazione politica. Ad esso cercherò di dare una risposta.

(segue)

domenica, ottobre 21, 2007

Israele come “stato nazista”: una pubblica sfida a “Informazione Corretta”

Versione 1.4
Testo in progress

Avvertenza

Il discorso vuol essere serio, ma per essere svolto ha bisogno dei suoi tempi tecnici e di una mia disponibilità di tempo per trattare la materia. Purtropp, al momento sono impegnato con molti altri temi. In verità, sono refrattario a trattare il tema “nazismo” al di fuori del suo contesto storico e geografico, ma ormai il termine ha assunto un significato improprio, del tutto metaforico. A chi giustamente mi volesse rimproverare un uso estensivo del termine nazista e stato nazista, rispondo che ha ragione. Se però un Carlo Panella pensa di poter scrivere un libro sul “fascismo islamico”, allora diventa lecito scriverne un'altro sul “nazismo israliano”, magari utilizzando solamente fonti ebraiche come Avraham Burg, o anche facendo ricorso ad un'esegesi eterodossa dei testi biblici. I lettori interessati devono aver pazienza. I lettori intelligenti ed informati credo che abbiano già potuto intuire gli sviluppi possibili già da questa mia breve avvertenza e dalla bozza di trattazione che subito segue.


Sommario:

0. Premessa. – Lancio da questo blog una sfida ai Benevoli e Corretti Informatori: la tesi che illustrerò con dovizia di argomenti e documenti di Israele come stato autenticamente nazista e razzista e lo farò davanti a Berlusconi in persona, se con le loro infami e vili delazioni riusciranno ad attirare l’attenzione del Capo e Padrone Supremo di FI verso questo mio sito che ho dovuto creare proprio perché la Israel Lobby infiltrata in FI non lascia a tesserati ed elettori possibilità di dibattito e confronto. Intanto, nessuna pretesa di originalità. A dirlo, fra i tanti, è un loro ex: Avraham Burg. Questa mattina dalla voce di Marco Cappato, che conduceva la quotidiana ed orientata rassegna di Radio radicale, gli è sfuggita dal seno la fola di uno stato di Israele testa di ponte della democrazia in Medio Oriente, dove bisognerebbe grazie ad israele allargare le strutture della democrazia. E si vocifera di Terza Guerra Mondiale. Se fosse così, bisogna interrogarsi sul senso e sul valore della parola democrazia. Se in Palestina, o meglio nella ex Siria allargata e poi smembrata ad opera di quei grandi facitori di democrazia che sono gli inglesi, vi è da cento anni una guerra che adesso minaccia di sfociare in una guerra di maggiori dimensioni, dobbiamo ringraziare i democratici israeliani, che hanno fatto sloggiare i palestinesi da terre che erano loro ed ora li tengono dentro una condizione di segregazione che supera per estensione e durata quella dei lager nazisti. Il nostro Cappato la bufala di Israele stato democratico se la può tenere per sé. Ho votato qualche volta volta per i radicali ed ho pure tentato un avvicinamente con loro, ma mi rende perfettamente conto che la loro è una miserabile ideologia fondata su momenti emotivi intorno ai quali hanno avuto in passato l’abilità di suscitare movimenti di opinioni. Ma non è né dai radicali né dalla Isral Lobby che possiamo aspettarci alcuna democrazia. Ce ne possono certamente privare. Sono abili nel fomentare la guerra, nel mettere gli uni contro gli altri e nel saperne trarre vantaggio. Dalla seconda guerra mondiale accompagnata dalla grande bufala ideologica dell’«Olocausto» hanno tratto i presupposti politico-ideologici per l'edificazione a spese di terzi dello Stato di Israele. Da una conflagrazione bellica in Medio Oriente otterranno il riconoscimento della Grande Israele con i palestinesi ridotti a dei residuali pellerossa confinati nelle loro riserve. Questa è la verità che si impedisce di svelare grazie a leggi liberticide già vigenti in Europa, ad una stampa e una classe politica asservita ed in ultimo che il tentativo di Riccardo Levi, un signor nessuno con padroni che sono invece Qualcuno. La Verità non ha diritto alcuno di cittadinanza nella democrazia immaginata da marco Cappato e dai suoi benevoli amici di Informazione Corretta.

Prima di procedere oltre nello sviluppo ed illustrazione del nostro assunto occorre definire e precisare la nozione di stato nazista. In senso rigorosamente proprio stato nazista dovrebbe venir considerato solo il regime che storicamente si caratterizzò in Germania dal 1933 al 1945. Il termine “nazista” è stato poi assunto con significato antonomastico per indicare ogni possibile forma di nefandenza e dispotismo: il male in sé. In un'ulteriore accezione “nazista” è sinonimo di “razzista”. Ed è su questo particolare aspetto che sarà orientata la nostra azione. In effetti, l'innegabile caratterizzazione “ebraica” dello Stato di Israele contiene in sé il principio di un razzismo che può addirittura rintracciarsi nei testi religiosi dell'ebraismo. Non vi è persona che non conosca la pretesa degli ebrei di essere il popolo “eletto” e come ciò abbia avuto nel tempo una concreta ricaduta dei rapporti degli ebrei con tutti gli altri popoli nel corso di una storia che si può estendere nell'arco di tremila anni. Solo con il cristianesimo le affermazioni più inaccettabili dell'ebraismo verranno trasfuse in un senso simbolico che a malapena può renderle accettabili, ma il cui senso originario non può essere cancellato al punto da renderlo irriconoscibile. Basta pensare al significato originario della Pasqua (di sangue) ed alla sua edulcorazione cristiana. Se l'accezione immediata – non quella adulterata da biblisti ed esegeti di corte – di molte pagine della Torah dovessero passare il vaglio di un odierno tribunale sui diretti umani, i Sommi Sacerdoti del Sinedrio sarebbero probabilmente condannati per violazione dei diritti umani. L'ideologia religiosa odierna dello Stato di Israele, o meglio della entità Israele, trova tuttora il suo ancoraggio nella Torah, detta dai Cristiani Vecchio Testamento, non essendo dagli Ebrei per nulla riconosciuto il Nuovo, che è in fondo una riforma in senso umanitario della vecchia ideologia religiosa ebraica. Sono fatti noti a chiunque che non occorre dimostrare, ma basta solo richiamare in premessa.

1. Razzismo ebraico. – Troppo attinente al mio assunto per non riportarlo per intero è l'articolo di Maurizio Blondet apparso proprio ieri su EffediEffe. Ho già detto che considero una forzatura l'uso del termine nazismo decontestualizzato dal suo tempo storico e dalla geografia storica, ma ormai esso ha assunto un significato generico per denotare un’estrema illiberalità. Uno dei suo connotati generici è il contenuto razzistico. In questi giorni, in seguito ad una iniziativa assai criticabile dei commiliyoni di FI Stracquadanio e Pavan è giunta in giudizio l'accusa di "odio razziale" ai musulmani dell’Ucoi per avere questi detto pubblicamente che Israele sta perpetuando contro i palestinesi ciò che i nazisti fecero contro gli ebrei. Sono in molti a dirlo ed a pensarlo ed in ciò non vi è odio alcuno, ma si tratta di una semplice opinione, erronea quanto si vuole e se si vuole, ma che non ha nulla a che fare con l’«odio razziale». Devo ancora documentarmi sulla genesi della legge Mancino, ma sono già portato a credere che sia stata una legge lobbisticamente estorta per poter poi esercitare vere e proprie angherie. Esiste però il rovescio della medaglia: la contestazione di “odio razziale” può essere ritorta agli stessi israeliani (sionisti, Israel lobby o come si vuole e si può dire) con maggiore fondamento di quanto essi non si servano di questo strumento di persecuzione legale contro altri. Ma ecco nella sua integralità il testo esemplare di Maurizio Blondet, al quale cercheremo di dare qualche valore aggiunto.
GERMANIA - «Contrastare la pericolosa assimilazione degli ebrei in Germania»: con questo ordine del governo Olmert, agenti della «Nativ» (agenzia governativa israeliana) sono sparsi nella Repubblica Federale Tedesca con lo scopo di «convincere» gli ebrei a stabilirsi in Israele. Si tratta di 200 mila ebrei per lo più sovietici, che costituiscono il 70% della comunità ebraica che cresce più rapidamente nel mondo, quella tedesca. Ma la loro assimilazione nella comunità è «problematica», dicono in Israele, a causa di «differenze linguistiche e culturali, fra cui un diverso modo di intendere l’ebraicità e la scarsa conoscenza dell’Olocausto».

A parte il ridicolo accenno all’Olocausto (è quello, pare, che definisce la giudaicità), i veri motivi «culturali» sono pudicamente taciuti: gli ebrei ex-sovietici sono più sovietici che ebrei, hanno sposato spesso donne non-giudee, e dunque, quando vanno in Israele, i loro figli non sono considerati ebrei né le loro mogli, e sono sottoposti ad angherie da parte dei super-ortodossi, che espellono i figli «impuri» dalle scuole. Non a caso gli ebrei sovietici in Israele sono solo centomila, la metà di quelli in Germania.

Il fatto è che quelli la Germania l’hanno scelta e ci stanno benissimo, assimilandosi senza problemi. Il governo tedesco ha protestato, ma a bassa voce: «Se vivere in Germania o in Israele è una decisione che (gli ebrei) sono in grado di prendere da soli», ha detto il ministro degli Esteri Frank W. Steinmeier. Invece s’è infuriato Stephan Kramer, il segretario del Consiglio Centrale Ebraico che rappresenta i giudei tedeschi. Ha scritto una letteraccia ad Olmert, in cui si dichiara personalmente offeso dall’iniziativa.
«A leggere la decisione del governo (israeliano), sembra quasi che gli ebrei tedeschi debbano essere evacuati. Questo manda un segnale fatale».
In realtà, tra i nuovi ebrei dell’URSS (arrivati negli anni ‘90) e la comunità più vecchia i dissapori sono all’ordine del giorno.
«Molti immigranti dall’URSS non sono considerati ‘veri ebrei’ dal resto della comunità», ammette Moishe Waks della sinagoga di Ryke Strasse a Berlino (1).
Si può capire che quelli non abbiano nessuna fretta di emigrare nella Terra Promessa, dove sarebbero ancor più discriminati dal rabbinato e dal governo.

Come faranno allora gli agenti segreti della «Nativ» a convincerli?
Con «operazioni alla James Bond», ha alluso la stampa tedesca.
Potrebbe essere una replica dell’«Operazione Ali Baba», con cui il Mossad «convinse» ad emigrare gli oltre centomila ebrei dell’Iraq - la più antica comunità della diaspora e la più integrata.

Il rabbino-capo iracheno Khadouri Sassoon diceva: «Gli ebrei e gli arabi hanno goduto [in Iraq] gli stessi privilegi e diritti da mille anni e non si considerano elementi separati di questa nazione».
Male, malissimo.
A cominciare dal 1950, una serie di bombe e attentati contro la comunità «convinse» i renitenti che era arrivato anche in Iraq l’antisemitismo.
Fra l’altro, una bomba antisemita esplose nella antica sinagoga Shem Tov di Baghdad, ammazzando tre ebrei e ferendone a decine.
Era stato il Mossad, come oggi è comunemente noto.

Anche in Germania, ora che ci sono gli agenti «Nativ», è facile prevedere un rincrudirsi di antisemitismo, con svastiche sulle sinagoghe, profanazioni di tombe ebraiche e anche peggio, sì da «convincere» anche i più integrati che la Germania si prepara ad una nuova Shoah.
La polizia federale farà meglio a vigilare, sono arrivati degli antisemiti.

A Londra, frattanto, la principale scuola ebraica della città - Jewish Free School - ha espulso un bambino perché razzialmente impuro (2).
La mamma, che insegna inglese nella stessa scuola, è una convertita, riconosciuta come tale dal rabbino capo di Gerusalemme.
Ma questo non basta al supervisore della scuola, rabbino Jonathan Sacks, che vuole soltanto figli di mamme o nonne ebraiche.
Il caso è arrivato sui giornali britannici, dove si parla di «violazione delle leggi anti-discriminazione».
Ma naturalmente, la discriminazione razziale è vietata solo ai goym, non alla razza superiore.

Phillip Hunter, il «chief adjudicator» della scuola fanatica, ha detto che non violava alcuna legge, solo che la politica scolastica dà la preferenza a bambini nati da mamma giudea in quanto i posti sono limitati, «senza riguardo alle loro convinzioni religiose».
Come si sa un ebreo ateo è sempre ebreo, se di razza ebraica.
«Stabilire l’ebraicità spetta al rabbino Sacks», ha detto il portavoce; piuttosto, ha intimato alla polizia inglese di approntare difese e protezioni migliori per i bambini della super-razza, in pericolo perpetuo.
Il Quarto Reich ha una sua scuoletta a Londra.
Forse la circonderà di un Muro.

Intanto in USA, l’Anti Defamation League of B’Nai B'rith (ADL) è riuscita a far varare alla Camera Bassa un progetto di legge (H.R. 1955) che ha lo scopo di «sradicare il terrorismo interno» che, secondo l’ADL, «fluisce su internet».
In pratica, ogni critica ad Israele, espressa con «linguaggio violento» sarà vietata perché porterebbe all’«estremismo» e dunque al terrorismo (3).
E’ lo stesso tipo di legislazione che intende introdurre in Europa il commissario Frattini.

Recentemente l’ADL ha intimato al rappresentante di Google in Israele, Meir Brand, di inserire filtri che blocchino quei siti che criticano «il sionismo e l’omosessualità» (sic).
Vada a suo merito, Meir Brand ha rifiutato.
Ma l’ADL ha il gioco più facile con due multinazionali mediatiche, Verizon e Comcast, dirette rispettivamente da due sionisti fanatici, Ivan Seidenburg e Brian Roberts.

Ma è proprio dai nemici esterni che bisogna difendere il sionismo?
Ogni anno 18 mila ebrei emigrano da Israele, e solo 2-5 mila tornano, e per lo più se ne pentono; gli israeliani che vivono permanentemente all’estero sono ormai, secondo Haaretz, oltre 700 mila.
In USA, gli ebrei si assimilano ad un ritmo mai visto.
Due su tre non si definiscono «ebrei» e un terzo di loro vive in quartieri non-ebraici, secondo il Council of Jewish Federation.
Più della metà degli ebrei americani sposano una non-ebrea; i giovani, ha rivelato un altro articolo di Haaretz, «si sentono più a loro agio quando non sono circondati da ebrei».

Il caso è chiaro: la comunità ebraica americana, per quanto potente, diminuisce ed invecchia a vista d’occhio.
E’ possibile che fra una trentina d’anni non avrà la forza lobbystica di oggi: e il flusso di miliardi di dollari, quelli della diaspora e quelli che Washington assegna ad Israele su pressione della lobby, senza contare gli armamenti che dona allo Stato ebraico, si assottiglierà.
Si aggiunga che, secondo i dati della Bar-Ilan University, oggi i non ebrei in Israele ammontano al 28% della popolazione.
Non si tratta solo di palestinesi con cittadinanza (che i sionisti contano un giorno o l’altro di espellere), ma di lavoratori immigrati (in crescita continua) e degli ebrei ex-sovietici: questi, quando non emigrano in Germania, decidono per Israele come seconda scelta, e soprattutto per ragioni economiche: potendo vantare un antenato ebreo, ricevono fondi per l’insediamento in Sion.
Non provano vera lealtà per la loro nuova patria, e sono estranei allo spirito del sionismo: a settembre scorso, una decina di giovani russi sono stati arrestati per attività neonaziste, inneggiavano ad Hitler.

Entro il 2020, gli israeliani «puri», super-sionisti o rabbinici saranno forse una minoranza in Israele.
Ecco perché le frenetiche attività di «convinzione» agli ebrei del mondo a stabilirsi in Israele.
Ma nel profondo, è l’ideologia del sionismo che sta perdendo la sua presa nell’ebraismo.
Quel che accade nella comunità italiana - così divorata dalla passione per Israele da continuare a vivere a Roma - accade dovunque: sì, offerte, lobbysmo di sostegno per lo Stato ebraico presso i politici locali, ma si resta dove si è.
In Israele, il dominio del rabbinato più retrivo - una minoranza, forte solo perché accaparra la maggior parte dei fondi della diaspora - soffoca la vita culturale imponendo le restrizioni di una vita da shtetl, da ghetto polacco di due secoli fa.

I giovani brillanti se la filano, tanto più che i genitori spesso hanno conservato il doppio passaporto e un’abitazione e interessi a Londra, Parigi, New York.
In questi giovani, il ricordo dell’olocausto, su cui il sionismo ha basato l’identità da vittima eterna, stinge a poco a poco.
E non c’è molto da fare.
Il conformismo ebraico vive di «mode» collettive, totalizzanti.

Nel primo ‘900 fu il marx-leninismo e il trotzkismo: la volontà di creare l’uomo nuovo sovietico fu il concorrente del sionismo, il concorrente più forte; coloro che immigrarono in Israele come «laburisti» erano soprattutto menscevichi russi, se non si contano i proto-fascisti russi di Yabotinski.
Il sionismo ha esercitato la sua presa propagandistica sulla comunità ebraica solo dopo la guerra, e anche allora non una egemonia: dei 2,5 milioni di ebrei che cercarono rifugio all’estero tra il 1935 e il 1943, solo l’8,5% scelse (o fu costretto a scegliere) la Palestina.
La stragrande maggioranza, 1,9 milioni ossia il 75%, scelse l’URSS, dove gli ebrei formavano il nerbo della nomenklatura.
Ed oggi la «moda» sionista, mai troppo forte, sta passando, e sempre più israeliani scelgono di tornare in Europa.

Lo stato sionista intensifica per questo i suoi allarmi sui pericoli dell’«antisemitismo», per questo accelera la «soluzione finale del problema palestinese», per questo impone ai goym continue celebrazioni della Memoria; per questo si arma e si prepara a guerre - bisogna mettere Israele in pericolo perché la diaspora si senta impegnata a salvarla.

Ma il pericolo per Israele non viene dalla fantomatica bomba atomica iraniana.
Viene invece dal mutamento dell’inquieta anima collettiva.
Viene da dentro (4).

Maurizio Blondet

Note
1) Kate Connolly, «Israeli migration agents target German Jews», Guardian, 28 novembre.
2) Polly - Curtis, «Jewish school told to change admission rules», Guardian, 28 novembre 2007.
3) «In Search of ‘Homegrown Terrorists’». www.truthtellers.org
4) Linda S. Heart, «Threat to Israel from within, not without», online Journal, 28 novembre 2007.


Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.
Il recente libro di Levi di Gualdo, Erbe amare, pure segnalato da Blondet e che ho appena ordinato in libreria contiene altri dati interessanti con riferimento all’ambito religioso ebraico, non suscettibile di riforma alcuna. Basta una semplice lettura dei testi veterotestamentari per trovare traccia abbondante di un nazismo ante litteram. Immagino le facili obiezioni, ma io non sono tenuto alle esegesi di comodo e posso leggere ed intendere ciò che i testi dicono al comune buon senso. Lutero ci ha insegnato che l’interpretazione è libera.

2. La nozione di stato ebraico come intrinsecamente razzista. Eccolo il nodo da problema. Col l'aiuto di una documentazione fornita dagli stessi Corretti Informatori proveremo a dimostrare come l'intolleranza ebraica verso il resto del mondo contenga in se stessa una inconciliabilità ed una inattitudine alla convivenza pacifica con gli altri popoli, per definizione “idolatri”: chi non è ebreo, cioà osservante della religione mosaica, è un “idolatra”.

(segue)

venerdì, ottobre 19, 2007

Mobilitazione generale della rete

Cari Soci della Societas Civium Libertas
e p. c.
ai Lettori del Blog Civium Libertas

Vi mando di seguito un commento che ho collocato sul nostro Blog Collettivo Civium Libertas, in pratica uno strumento di espressione del nostro Gruppo ristretto e moderato, rivolto al più vasto pubblico della rete, ottenendo in meno di due mesi un considerevole successo.

È stato scritto senza indugio appena letto l’incredibile e sconcertante notizia, postata da Daniele Scalea e riprodotta dal blog di Beppe Grillo. Ecco il testo:
---------------------

All’On. Levi

Quanto leggo e porta la sua paternità a proposito della registrazione dei blogs è inaudito ed osceno. Ha mai letto l’articolo 21 della costituzione?

Incredibile ed altamente irritante. Mi auguro che presto tutti i sette milioni di utenti internet sappiano organizzare una manifestazione in Roma per la libertà di espressione, della quale voi
politici di professione dimostrate di avere terribilmente paura proprio con un provvedimento come quello a lei attribuito.

Antonio Caracciolo
Docente di filosofia del diritto

------

Andrebbe subito aperta una riflessione ed un’analisi di cosa significa questo nuovo potente strumento di espressione che non ha precedenti nella storia. Se l'invenzione della stampa è stata la grande rivoluzione che conosciamo, internet e le sue infinite applicazioni superano a dismisura la portata rivoluzionaria dei torchi di Gutenberg. Ciò ha conseguenze rilevanti per l’organizzazione del potere e consente forme di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini prima impensabili. La vecchia classe politica lo ha ben capito, studiando contromisure all’antipolitica di Beppe Grillo che nasce proprio dalla Rete.

A questo punto, prima che sia troppo tardi, va organizzata una grande manifestazione, la più poderosa che mai vi sia stata, proprio per difendere la libertà di espressione dei cittadini. Considerando che gli Utenti crescono a dismisura insieme con il diffondersi della banda larga e che attualmente sono almeno sette milioni, occorre organizzare questi sette milioni per una, mille imponenti manifestazioni, da organizzarsi in tempi rapidi su semplice convocazione telematica: luogo, ora, giorno. Non occorrono palchi, microfoni, pulman, volantini e niente altro. Basta soltanto concertare un appuntamento tutti insieme per un unico motivo: la libertà di espressione attraverso lo strumento della rete. Se non si hanno i soldi per prendere un treno per venire a Roma, basta riunire gli internauti del proprio quartiere e manifestare nella piazza del proprio paese: in tutte le piazze d'Italia, a ritmi cadenzati e senza fine: ogni lunedì alle 17 in punto....

Spero di aver fornito un esempio di quanto sia facile organizzare la protesta. Ma protesta deve esservi! E la rapidità della mobilitazione è essa stessa arma vincente.

Pensate nel nostro piccolo cosa ha già significato la Rete. Pensate alla nostra iniziativa pro Graf. Pensate al mio Monitoraggio di “Informazione Corretta”, l’agenzia filoisraeliana che dopo aver diffamato per anni il mondo intero, certa della sua impunità, ha ora finalmente trovato pane per i suoi denti nello stesso terreno della rete. Pensate mille altre cose simili...

Antonio Caracciolo

P.S. - Chi vuole è da me autorizzato a diffondere questo testo in tutte le sedi a lui accessibili.

giovedì, ottobre 18, 2007

Monitoraggio di Ragionpolitica.it: A. Il Clericalismo

Versione 1.0

Sommario:

Premessa. Spiego qui nuovamente che le ragioni per le quali ho preso la tessera di un partito, nel caso di specie Forza Italia, vanno ricercate unicamente nella lettura ed interpretazione dell’art. 49 della costituzione che concede ad ogni cittadino il diritto di iscriversi ad un partito, che deve essere organizzato in modo democratico, per poter dibattere le sue idee insieme ad altri concittadini e così concorrere alla formazione della politica nazionale. Non è chi non sappia che ahimé non è così ed i partiti sono ordinariamente luogo di intrallazzo e malaffare. Le cronache giudiziarie sono piene di casi che riguardano indistintamente tutti i partiti, nessuno escluso. Quanto poi a cercare la democrazia interna nei partiti non la si riesce a trovare neppure con la lampada di Diogene. Con Ragionpolitica.it ho un vecchio conto che è giunto il momento di regolare. Forte della mia tessera e delle mie cariche in FI pensavo che un foglio di partito, che per giunta si dice vocato alla "formazione” (?!), potesse darmi spazio, non già per imporre le mie idee a nessuno, ma per confrontarle e discuterle. Manco per nulla. Dopo un poco di tentativi infruttosi decisi di creare questo Blog e dopo di questi oltre una ventina su tema diversi l'uno dall’altro, ma alcuni di contenuto prettamente politico e come questo di specifica militanza nel partito che mi sono scelto, ma di cui non sono stipendiato. Rivolgendomi ad alcuni buontemponi che hanno uno strano modo di concepire l’iscrizione ad un partito politico dico loro che per me Forza Italia non è una fede che mi sia nata in cuore, ma un luogo di impegno civile, pacifico e non violento, dove intendo contrastare innanzitutto ciò da cui dissento. È più facile dire: “non sono d’accordo” su determinate linee e tendenze di partito, i cui effetti sono già visibili e sperimentabili che non dichiararsi d’accordo su principi fumosi che hanno un così lato valore programmatico da essere in pratica una forma di demagogia oppure le cui ricadute pratiche sono di la da venire e verificare. Il clericalismo è una presenza ben chiara in Forza Italia. In questa sezioni mi propongo di individuarle nelle sue manifestazioni e nei suoi autori. Ne faccio una legittima critica esibendo le mie tessere, rinnovate negli anni, a Forza Italia.


Il Burka di Ganteo. Di Gianteo Bordeo mi sono fatto l'idea di un ragazzio di Comunione e Liberazione, con la sua tipica ideologia religiosa, finito in Forza Italia, dove forte di essere preposto alla “formazione” (mi vien da ridere) tenta di far passare le sue vedute nella testa di quello che egli immagina essere il gregge di FI. La questione del Burka delle donne islamiche è molto semplice in termini politici. Se queste donne vivono in Italia, sotto l’imperio della legge italiana, nessuno potrà costringerle con mezzi coercitivi ad indossare il tipico abito musulmano. Il problema si pone diversamente che le stesse donne vogliono indossarlo per una loro libera scelta. In questo caso, non riesco ad immaginare un Gianteo, opportunamente autorizzato, che vada a denudare le donne musulmane che non vogliono privarsi del loro Burca. Cosa ci sia sotto, anche se fornito di immaginazione, non sono curioso di vederlo. Gianteo polemizzi con la Bindi, rimproverandogli di non essere laica, moderna, moderato, come se invece lo stesso Gianteo fosse. I suoi temi sono appunto il Burca e simili.

(segue)

giovedì, settembre 27, 2007

Operazione Brambilla

Cari Lettori,

frequentatori abituali di questo Blog. In effetti, ho diminuito il numero di miei articoli in questa sede non perché sia venuto meno il mio interesse iniziale: avviare un dibattito nell’area di un partito politico istituzionale, poco importa quale esso fosse. Non poche volte mi è capitato di imbattermi in persone che mi scrivevano: «sono d’accordo con le cose che dice, ma non posso accettare il partito in cui lei ha deciso di militare». Vi sono stati perfino taluni che non qualifico, i quali hanno perfino tentato di scalzarmi dentro il partito di Forza Italia, proprio per le cose che dicevo e le posizioni che assumevo. La mia forza era ed è nel fatto che io con “Forza Italia” non ci ho mai campato e quindi figuratevi quale poteva essere il mio interesse. La mia è sempre stata una posizione pacifica e non violenta interamente calata nell’art. 49 della costituzione.

Ma non voglio tediarvi e cerco di venire rapidamente al punto. Nel frattempo è scoppiato il fenomeno Beppe Grillo, che pare nasca proprio dai blog. Ier sera Di Pietro ha pure magnificato questo nuovo strumento, prevedendo che fra qualche anno cambierà il modo della comunicazione politica. Non so se sarà così, ma non ho nessun motivo per rammaricarmente. Ho dedicato l’ultimo mese di settembre a costruire un nuovo Blog: Civium Libertas, dove partendo dai necessari presupposti della libertà di pensiero e di parola non è chiesto a nessuno la tessera di questo o quel partito.

Questo mio Blog iniziale con titolo profetico e provocatorio: “Fare politica in Forza Italia” resterà fino a quando manterrò la mia tessera di FI o esisterà FI. Per dopo è già pronto il nuovo titolo: CLUB TIBERINO. Tratterà temi politici generali e possibilmente legati territorialmente al bacino del Tevere. In pratica, da oggi i miei interventi politici su questo sito si dividono in temi riguardanti in senso lato la libertà dei cittadini che verranno trattati nel nuovo Blog Collettivo ed i temi specifici della critica politica e della militanza in FI e nell’area de centro destra che troveranno ancora qui il loro spazio. Con opportuni trasferimenti i temi “liberali” qui iniziati saranno trasferiti nel nuovo Blog Collettivo e qui aggiornati.

domenica, settembre 16, 2007

Nota redazionale per gli Amici del Club Tiberino

Cari Amici e Lettori di questo Blog,

vi ho trascurato da qualche tempo perché impegnato a progettare ed arricchire un nuovo Blog questa volta di carattere collettivo e non più personale. Tratterò i temi relativi ai diritti costituzionali di libertà (pensiero, ricerca, insegnamento) in un nuovo sito denominato Civium Libertas. In questo Blog tenterò di ritornare all’ispirazione iniziale che era quello di suscitare un dibattito all’interno di un’aggregazione politica istituzione, appunto Forza Italia, tuttora il maggiore partito italiano.

Non vi è chi non veda il degrado in cui sempre più cade la politica ufficiale dei partiti, grande divoratrice di sempre e sempre più lontana ed invisa ai cittadini, che se ne avessero i mezzi e la possibilità si sarebbero già da un pezzo liberati da una pletora di politici corrotti la cui principale risorsa è la loro faccia tosta. Un spia del malessere, fondato malessere, è il movimento di Beppe Grillo, che trae origine proprio da... un blog, tecnicamente come questo.

A mio avviso, Berlusconi ha intuito ancora una volta la necessità del cambiamento e pur con tutte le perplessità ed i distinguo il fenomento Brambilla significa questo. Di questo mio Blog sarà possibile in qualsiasi momento cambiare il nome, restando quello più proprio di Club Tiberino che avendo precorso i tempi si rivolge oggi di ieri all’area politica del centro-destra, o meglio alla sua base sociale ed elettorale contro la sua nomenklatura, i suoi vertici. Posso farlo in tranquilla coscienza e senza remore perché io mi identifico intereramente con la base, con il cittadino comene e perfine “qualunque”, aggettivo passato alla storia in senso spregiativo. Oggi però a distanza di qualche generazione ne possiamo intuire le profonde ragioni.

Dai motori di ricerca ho potuto verificare un notevole incremento delle visite, ma i numeri non riescono a dare un’identità personale dei Lettori non episodicamente interessati a questo mio Blog. A questi rivolgo un Appello per la salvezza della patria, ossia un appello ad ognuno a rimboccarsi le maniche, ad uscire dal privato e con senso di responsabilità concorrere con altri cittadini ad una salus che sarebbe vano attendersi dai politici abituali ospiti del salotto di Bruno Vespa o abitué del piccolo schermo o di altra tribuna con la quale si impongono alla nostra attenzione, allo scopo di costringerci con persuasione subliminale a comprare il loro vino, un vino che sappiamo essere di pessima qualità.