venerdì, novembre 03, 2006

La saggezza dei nostri senatori: Giorgio Stracquadanio

Sono ritornato ieri sera venerdì 15 dicembre 2006. Ero in Calabria da circa 10 giorni. In Seminara non dispongo di connessione internet e quindi non posso curare i miei blogs per tutto il periodo dei miei soggiorni calabresi, salvo a recarmi per breve tempo in casa di amici. Ritornando a casa in Roma ho comunque trovato il commento di Marina che si trova pubblicato in calce. Avevo anche subito composto un mio testo di risposta nello stesso spazio dei commenti, ma forse la stanchezza deve avermi combinato qualche scherzo perché non ritrovo più il testo già scritto. Posso però riscriverlo e forse anche anche meglio di prima. Intanto vorrei subito fugare alcune gratuite insinuazioni di Marina. Ho creato e dirigo oltre 50 gruppi di discussione. Ho partecipato a infinite polemiche telematiche. Associato a questo Blog è anche il gruppo di discussione "Club Tiberino", dove ognuno può dire la sua se appena evita di mandare spam, immagini pornografiche e rispetta le regole elementari della netiquette. Chi ha esperienza di rete sa che un qualche filtro è necessario per consentire la leggibilità del sito stesso. Si tratta di un lavoro aggiuntivo per chi gestisce il sito. Sarebbe molto più facile mettere l'automatico e consentire lo scarico di ogni cosa. Ciò non riguarda la libertà di pensiero, ma la nettezza urbana. Io non amo la sporcizia, ma sono un fervido propugnatore della libertà e nessuno vedrà da me sacrificata la sua libertà di pensiero.

Il mio blog nasce dalla censura sistematica esercitata nei miei confronti dai giovani clericali travestiti da liberali presenti in Ragionpolitica.it A nulla era valso che io mi qualificassi come regolarmente tesserato a Forza Italia, fondatore e presidente di un Club, coordinatore provinciale. A nulla è valsa neppure la mia qualifica di docente e ricercatore universitario non in farmacologia, ma in temi che riguardano proprio la teoria dello Stato ed i fondamenti della politica. La censura è stata totale e brutale. La tecnica che mi è stata ampiamente spiegata è la seguente. I partiti in realtà non sono democratici. Fanno il buono e il cattivo tempo un gruppo di grossi personaggi, spesso dotati di un grosso portafoglio. L'intelligenza non è una qualità richiesta. Bastano i soldi ed il potere già posseduto nella società civile. Per potere si intende anche quella popolarità che una bella donna nota alle televisioni possa godere come calamità di un elettorato evidentemente non abituato a distinguere fra un reggitore dello stato ed una ballerina sgambettante.

Se qualcuno fa il guastafeste, allora lo si isola riducendolo al silenzio e non dandogli mai la parola. Il microfono e la sala appartengono a quelli che la pagano o ne possono disporre. Le pagine di Ragionpolitica.it appartiene alla parrocchia del circondario. Non alla totalità degli iscritti in Forza Italia. Questi vengono intesi come un parco buoi racchiuso in recinti.

Quando nel dicembre dello scorso anno potei creare un mio proprio organo telematico, appunto questo Blog politico, mi sono affrancato dalla dipendenza dalla redazione di Ragionpolitica.it ed esprimo liberamente le mie opinioni politiche senza soggezioni davanti a nessuno. Quindi la signora Marina non a me dovrebbe rivolgere le sue insinuazioni di illiberalità, ma agli intervistatori di Stracquadanio.

E veniamo all'illustre personaggio. Devo fare una premessa generale che vado illustrando e documentando in numerosi altri articoli. Io ritengo che vi sia distinzione e contrapposizione fra il popolo degli elettori e l'oligarchia degli onorevoli. Costoro vengono selezionati ed eletti nel modo che sappiamo, ma appena entrati in Montecitorio (e pure prima) non hanno più nessun rapporto con gli elettori. Sta parlando adesso a Radio Radicale quell'individuo per me insopportabile che è Marco Taradash al quale io una volta diedi incautamente il mio voto per la notorietà che la sua voce si era procurata presso di me. lo votai fra tanti sconosciuti in lista. Ma poi quando mise la sua firma in una losca manovra parlamentare mi accorsi che non capiva nulla in questioni universitarie ed era tutta immagine e niente sostanza. Esiste insomma una crisi profonda del sistema della rappresentanza politica, argomento complesso che non posso ora trattare oltre.

Per quanto riguarda Stracquadanio mi sono limitare a leggere criticamente l'intervista da lui rilasciata a Ragionpolitica.it Chi fece l'intervista e la pubblicò, chi la concesse, immaginano evidentemente un pubblico criticamente inerte. Normalmente è così nella comunicazione verticale (uno-molti). Chi recepisce il messaggio ne è spesso influenzato in modo subliminale secondo la tecnica del messaggio pubblicitario. Cito spesso il caso reale di una marca di saponette che aveva imitato in periodo elettorale le tecniche pubblicitarie della propaganga politica. Vinse le elezioni con largo margine. Era però una saponetta, non una persona in carne e ossa. Molti nostri deputati sono in realtà delle saponette, non personeseriamente comprese della responsabilità della produzione delle leggiche regolano la nostra esistenza.

L'intervista del senatore Stracquadanio mi parve subito illogica, contradditoria. futile, non condivisibile. Evidentemente c'è all'interno del partito chi pensa di portare in giro gli eletti come se fosseri tanti santi e madonne pellegrine. Basta farli vedere per raccogliere ovazioni e offerte. Non ritengo che sia questo il modo di fare politica all'interno dello stesso partito. Anzi ritengo che proprio perché sono strapagati i nostri rappresentanti dovrebbero accettare di buon grado tutte le uova marce e la frutta che gli elettori loro malgrado ritenessero di scagliare loro. Non sono gli iscritti e gli elettori che devono prostenarsi davanti ai signori Onorevoli, ma sono i signori deputati che devono dimostrare ciò che li rende per davvero "onorevoli" agli occhi dei loro disgraziati elettori per forza.

Ancora. Dice Marina che sarebbero miei intercalari: "non c'ero, non so". Le sarei grata se mi trova i passi. Io c'ero intanto alla manifestazione del 2 dicembre e da quando mi sono tesserato in Forza Italia sono sempre a tutte le manifestazioni pubbliche di Forza Italia, o di Alleanza Nazionale. Seguo poi con particolare interesse tutte le riunioni sul "partito unico", se mai si farà. Questo Blog è nato proprio nella prospettiva del partito. Certo, a palazzo Grazioli non sono stato invitato a salire. Ma da quel palazzo ci passavo prima ancora che Berlusconi lo comprasse. Per cinque anni ci sono passato accanto per andare al ginnasio-liceo Visconti che si trova in piazza del collegio romano. Nell'ansia di arrivare puntuale a scuola nel primo anno arrivo troppo in anticipo e in inverso intirizzivo dal freddo sulla piazza. Nessuno che mi ospitasse. Mi dicono che in palazzo Grazioli, una delle tante case di Berlusconi, ci siano mirabilie. Ma io non le ho viste e non sono per nulla invidioso della ricchezza privata di Berlusconi, che non ho mai visto affacciato alla finestra e tantomeno è potuto succedere che mi invitasse a salire in casa sua per prendere un caffè e parlare di politica. E' probabile che Stracquadanio e forse anche Marina a palazzo Grazioli ci siano saliti. Ma questo per me significa poco e cambia poco. Con orgoglio io mi considero un un Quisque de Populo! Aveva provato a tacciarmi di ignoranza un altro pezzo grosso del partito, vale a dire l'eurodeputato Tajani, ahimé pure da me votato. Costui in una riunioni truffaldina all'Hotel Parco dei Principi aveva argomentato dicendo che i quesiti referendari erano così complicati che non li capiva neppure lui e di conseguenza la gente non avrebbe potuto capirli. Per me che qualcosa di teoria dello Stato capisco ciò equivaleva a dire che il popolo è ignorante. Ma il popolo, almeno sulla carta, è il sovrano. Dire al sovrano che è un ignorante equivale a commettere un reato di lesa maestà. Mi alzai in quell'occasione di botto e mi professai ignorante. Ma mi consideravo ignorante proprio per aver votato l'On. Tajani. Se avessi conosciuto meglio le sue qualità, mi sarei ben guardato dal votarlo e certamente non capiterà mai più che io lo voti una seconda volta. Purtroppo, per almeno cinque anni si godrà i privilegi del suo status alla mia faccia che incautamente e per ignoranza lo ha votato. In questo sistema, tuttavia, ogni voto ha lo stesso peso e destino. Se non sarà Tajani sarà uno Stracquadanio o un Taradash. L'elettore è sempre ingannato ed impotente nell'esercizio democratico del suo voto. Con l'ultima legge sul finanziamento pubblico dei partiti vengono prelevati soldi anche dall'elettore che disgustato da tutti i partiti decidesse di astenersi. Più beffa di così. Ma Marina dice di sapere. Sarei tanto curioso di sapere cosa lei sa...

(segue da qui il vecchio testo)
...
La discussione liberale è infatti fondata sulla comune convinzione che attraverso l’esposizione approfondita dei propri argomenti si possa trovare la soluzione migliore in vista del pubblico interesse e del bene comune. Non solo. Esiste perfino l’ingenuità di credere che se l’argomentazione è solida e buona si possa certamente convincere il proprio avversario. Non dovrebbero quindi esistere divisioni di partito, apprartenenze sindacali o confessionali, vincoli di interesse, per non parlare di legami con cosche malavitose. Scopo della discussione liberale è quello di ottenere l'altrui libero convincimento. Ciò presuppone appunto una grande libertà sia da parte di chi parla che di chi ascolta. Entrambi devono essere liberi da preconcetti. Esattamente il contrario di quanto sento dire in questo momento da papa Ratzinger, che parla di "ambiguità" del dialogo interreligioso. Va bene dialogare con appartenenti ad altre fedi religiose (o opinioni filosofiche e politiche) ma senza che venga mai incrinato il proprio articolo di fede e i dogmi cattolici (fra cui quello dell'ubbidienza al papa). Appunto, un dialogo fra sordi! Tanta illiberalità mette paura ed angoscia non già per il rischio di un allontanamento dall'idea di Dio, sulla quale nessuno può apporre il copyright, ma per l'influenza che le gerarchie ecclesiastiche esercitano sul nostro ceto politico, la cui credibilità è in caduta verticale ed i cui scrupoli non disdegnano la ricerca dei voti presso sacrestie e parrocchie, sacrificando la laicità dello Stato. Il buon Stracquadanio, da « non credente», dice di volerne due di crocefissi nei luoghi pubblici! Uno è il Cristo, l'altro è la nostra libertà ed il nostro diritto crocefisso proprio da Stracquadanio che dovrebbe difendere l'una e rappresentare l'altro.

Ne dobbiamo concludere che se vogliamo comunque essere liberali, non basta credere alla discussione all’interno del parlamento, ma questa dovrebbe essere vitale anche e soprattutto all’interno di uno stesso partito, nella specie Forza Italia, dentro la quale io devo convivere con il senatore Stracquadanio, le cui opinioni proprio non mi sento di condividere e mi riservo il diritto di poter criticare pubblicamente all’interno dello stesso partito. Per spegnere il dibattito interno sul nascere si dice che simili divergenze dovrebbero svolgersi all’interno. Obietto: mai capita di poter dibattere e soprattutto il senatore Stracquadanio non si è preso la briga di interpellarmi prima di dire pubblicamente le cose che ha detto e sulle quali egli non ha il mio consenso di iscritto. Chi controlla il partito si limita a fare convocazioni quando ciò gli torna utile. Si aspetta applausi. Guai a credere che si possa veramente discutere. La dottrina per la quale si deve "credere, obbedire e combattere" viene distillata con interviste come quella del Senatore Stracquadanio e organi di "formazione" come Ragionpolitica.it Che nessuno abbia oggi sul parlamentarismo la fede descritta da Schmitt come inattuale già nel 1926, è chiaro anche ai bambini della scuola dell’obbligo. Dal 1926 in poi si era tentato in Europa di cambiare il sistema. Sappiamo come finì. Si è stati costretti con le buone e con le cattive a ritornare all’antico, che però non solo è rimasto antico ma è pure peggiorato rispetto al passato.

Per venire a noi passo all’occasione che mi è oggi data per una riflessione estemporanea su punti che meritano ben altri approfondimenti: L’intervista di Francesco Natale al senatore di FI Giorgio Stracquadanio. Il senatore Giorgio Stracquadanio, il cui nome per mia deplorevole ignoranza non ho mai sentito prima, avrebbe fatto un «discorso molto battagliero» al meeting forzista di Gubbio. Me lo sono perso del tutto, ma suppongo che nell’Intervista che gli fa Francesco Natale in data 31 ottobre 2006 sul giornale online ragionpolitica.it, organo del “Dipartimento formazione Forza Italia” (!) possa ricavarsi il pensiero esternato in quel di Gubbio. E ne tento un’analisi.

Il coiscritto (mio collega di partito) Giorgio Stracquadanio, eletto in Campania con una legge elettorale che neppure nel Congo-Kinshasa hanno voluto, cioè in pratica messo nel Listino da oscuri registi e proposto in blocco all’elettorato con un “prendere o lasciare”, esordisce con una nota di filosofia del linguaggio in apparenza ineccepibile e condivisibile, ma poi a ben vedere per lui controproducente. Infatti, la stesso addebito di perversione del linguaggio che imputa agli altri può essere restituito al mittente. Dopo una storia linguistica del termine handicappato (oggi disabile) approda al fatto che non si potrebbero più chiamare comunisti quelli che comunisti lo sono stati o lo sono ancora chiamandosi essi stessi tali. L’avvio dell’intervista è decisamente banale e sembra una presa per i fondelli, quasi che ci fosse ancora bisogno di gridare all’orco cattivo. Senza contare che ai vertici di Forza Italia si trovano il Coordinatore Nazionale Sandro Bondi e come intellettuale maître à penser Ferdinando Adornato, entrambi di recente ed organico passato comunista, i quali dunque – seguendo il ragionamento del buon Stracquadanio – non avrebbero mai dovuto far parte di Forza Italia. Almeno per ragioni di decoro se non di coerenza politica. Ma è probabile che Stracquadanio proprio al comunista Sandro Bondi (chi ha formato le liste?) debba la sua elezione in Senato. A parte ciò, l’argomento iniziale dell’intervistato dimostra quanto sia povero di idee e ideologicamente stantio il collante che dovrebbe unire gli iscritti a Forza Italia, il cui organo di formazione (Ragionpolitica.it) sembra più un foglio parrocchiale che non un organo di partito capace di fornire ai militanti una seria analisi dei fatti politici del giorno.

A quanto pare di capire Stracquadanio deve i suoi meriti di partito e la sua gloria letteraria ad un libro dal titolo «Tutte le balle su Berlusconi», libro – pare – di grande successo. Non so se questo libro gli ha fruttato il seggio senatoriale. Pare infatti di capire che di balle e banalità il nostro se ne intenda. Un numero lo attrae: l’80 per cento. In questo caso ci si riferisce alla partecipazione politica. L’esperto analista del linguaggio manca di rilevare un fatto che a me mi fa sempre uscire dai gangheri. Dopo la reazione corporativa al referendum sul finanziamento pubblico dei partiti la rappresentanza parlamentare (comunisti compresi) ha votato una legge che fissa un tot in euro per ogni cittadino elettore, anche se si astiene dal voto. Basta essere iscritti nelle liste elettorali per essere tassati: per esserne esentati occorrerebbe commettere un reato che faccia perdere i diritti politici come pena accessoria. Pertanto, il buon Stracquadanio, eletto al Senato, può ridersela di me cittadino, vada o non vada a votare: io sarò in ogni caso spennato e lui parlamentare eletto a prescindere. Nota di colore a parte, resta aperto tutto il problema della partecipazione politica e democratica dei cittadini, che secondo l’art. 49 della costituzione oltre a votare avrebbero anche il diritto di partecipare alla vita dei partiti, che a tutt’oggi restano una consorteria di notabili. Il buon Stracquadanio parla di democrazia e partecipazione democratica, ma non si distanzia dal linguaggio della banalità, proprio lui così sensibile alla significanza del linguaggio.

Qualcosa di utile Stracquadanio la dice. Ci fa sapere che gli iscritti a Forza Italia sono non sono mai stati più di 300.000 a fronte dei dieci milioni di eletttori raggiunti. Non conoscevo queste cifre eloquenti. Grazie! Ma a parte il dato a me ignoto (e forse segreto) non mi pare proprio che Stracquadanio offra quella «riflessione un po’ più seria» che lui stesso dice occorrerebbe sulla “democrazia interna”. Tra cittadino, elettore e iscritto (militante o non militante) ad un partito esiste una differenza linguistica, giuridica e politica di cui non mi pare di intravedere consapevolezza nel nostro Senatore. E qui non mi dilungo. Passo invece al termine “laico” dove occorre diffidare tanto dell’Intervistatore Francesco Natale quanto dell’Intervistato Senatore Giorgio Stracquadanio. Altrove ho definito la distinzione tra laico e laicista un miserabile gesuitismo con il quale si vuol distinguere il cittadino osservante e rispettoso dei dettami di Santa Madre Chiesa, con sede in Vaticano, e quello invece irriguardoso: l’uno sarebbe un buon laico, l’altro un cattivo laicista. E meno male che il buon Stracquadanio è un sottile analista del linguaggio. Ma vediamo come il Senatore affronta il problema semantico.

Ci fa sapere che non è un credente. E cosa ce ne importa? Potremmo obiettare! Dimostra il suo liberalismo (FI si autodefinisce un partito liberale), dicendo che ciò malgrado non si sente «di negare alla Chiesa cattolica, come ad ogni espressione di pensiero (!), la libertà di perseguire obiettivi che hanno conseguenze politiche». E qui cogliamo al varco il fine analista del linguaggio. Che vuol dire ciò? Occorre esser chiari! Forse che riconosciute ad esempio (statuto storaciano del Lazio) le radici cristiane, è lecito con ulteriore legge imporre per legge la frequentazione della messa domenicale? Le parole del Senatore cozzano l’una con l’altra in tutta la sua lunga intervista e non mi dilungo ad evidenziarle. Mi basta chiudere con un’autentica perla che è ricorrente presso il partito neosanfedista e che il Senatore recepisce in pieno con calcolo “imprenditoriale”. Il referendum abrogativo previsto dalla nostra costituzione richiede un quorum di validità. Fatto strano ed unico nei sistemi democratici, ma la nostra è una ben strana democrazia. Comunque esso prevede tre possibilità: votare per il sì, votare per il no, non andare a votare deliberatemente o meno ed incidere in questo modo sul quorum. L’astensione non si somma al no. La tipologia degli astenuti è estremamente varia: potrei non avere avuto informazione sufficiente della votazione in corso, essere all’estero, essere morente, non avere alcun interesse al quesito, ecc. ecc. Il linguista Stracquadanio dice però che «l’80% degli italiani ha confermato la legge…». E qui possiamo chiudere il nostro discorso sulla scienza linguistica del senatore Stracquadanio, al quale abbiamo dedicato più tempo ed attenzione di quanta sarebbe stata sufficiente e necessaria.

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Dal mio Blog sulla Geopolitica, dove nel post sul Congo si accenna a una riforma della legge elettorale simile a quella da noi vigente, ma bocciata dai congolesi in quanto già allora ritenuta dai congolesi non democratica:
1. Africa: 5. Repubblica democratica del Congo-Kinshasa

PS - Il commento è stato inviato alla Redazione di Ragionpolitica.it, dove è inutile cercare di intervenire nell'apposito spazio riservato ai commenti, pubblicati solo se "politicamente corretti", costume illiberale giustamente denunciato dal senatore Stracquadanio, ma puntualmente applicata anche dai ragazzi di Ragionpolitica.it, verso quanti si distanziano dalle loro genuflessioni.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi stupisce vedere commenti come questo da soggetti non conoscono i fatti, le persone, gli eventi.
Non ha fatto che ripetere "non c'ero", "non so"...
Io non so chi è Lei, ma seguo la politica da anni e so chi è Giorgio Stracquadanio!
Forse prima sarebbe opportuno informarsi e.... guardare "in casa propria"?
Saluti.
Marina - Milano
P.S. Capisco perchè non ci sono commenti... devono essere approvati dall'autore del blog! Facile la vita

Anonimo ha detto...

Anch'io lo so! E' un miracolato da Berlusconi che grazie a ciò si è potuto fare l'agognata Ferrari.