venerdì, gennaio 18, 2008

Manifestazione per Gaza

L'iniziativa precedentemente comunicata è stata spostata a SABATO 19 GENNAIO 2008 ore 17,30

FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA

A POCHI GIORNI DI DISTANZA DAL VERTICE DI ANNAPOLIS E’ CHIARO A TUTTI COSA INTENTENDEVANO ISRAELIANI ED AMERICANI PER LA RIPRESA DEL PROCESSO DI PACE IN PALESTINA.

RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DI COLONIE EBRAICHE INTORNO GERUSALEMME E IN CISGIORDANA,ARRESTI ,RAPIMENTI E UCCISIONI DI COMBATTENTI E CIVILI PALESTINESI, IN UNA ESCALATION CHE MIRA ALLA ELIMINAZIONE FISICA DELLA RESISTENZA PALESTINESE

IL 15 GENNAIO, L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO HA COMPIUTO UNA STRAGE A GAZA CAUSANDO 20MORTI E OLTRE 50 FERITI, FACENDO USO DI ARMI NON CONVENZIONALI : BOMBE CON CHIODI E A FRAMMENTAZIONE, CHE STRAPPANO E BRUCIANO I CORPI DELLE VITTIME.

20 MORTI CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 5700 PALESTINESI ASSASSINATI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI DALL’ESERCITO E POLIZIA DELLO STATO ISRAELIANO.

OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE A GAZA SOFFRONO PER L’EMBARGO ATTUATO DAL GOVERNO DI TEL AVIV CON IL SOSTEGNO DI TUTTI I GOVERNI DELLA UE COMPRESO IL GOVERNO ITALIANO.

E’ UN EMBARGO PIU’ IGNOBILE DI ALTRI, PERCHE ‘ SI ACCANISCE SU UN POPOLO SOTTOPOSTO DA OLTRE 60 ANNI AD UNA DURISSIMA OCCUPAZIONE MILITARE CHE HA MINATO LE CONDIZIONI ECONOMICHE E DI VITA TANT’ E’ CHE LA MORTALITA INFANTILE E’ AI LIVELLI PIU ALTI DEL MONDO .

CHIEDIAMO CON FORZA LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA. LO FAREMO VENERDI’ 18 DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA E TORNEREMO A FARLO ANCHE A TORINO AL SALONE DEL LIBRO CHE QUESTO ANNO E’ STATO DEDICATO AD ISRAELE , I CUI SERVIZI SEGRETI HANNO ASSASSINATO MOLTI SCRITTORI PALESTINESI TRA CUI GHASSAN KANAFANI .

· BASTA CON IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO

· SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE

· LIBERTA’ PER GLI 11.000 PRIGIONIERI PALESTINESI

· CHIEDIAMO LA FINE DELL’EMBARGO A GAZA

· DENUNCIAMO GLI ACCORDI ECONOMICI, CULTURALI E

MILITARI TRA ITALIA ED ISRAELE

SABATO 19 GENNAIO ORE 17,30

PRESIDIO E FIACCOLATA DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA

VIA ALDOVRANDI ANGOLO VIA MICHELE MERCATI QUARTIERE PARIOLI ROMA

Forum Palestina, Comitato Palestina nel cuore


mercoledì, gennaio 16, 2008

Nuovo processo a Galileo

Versione 1.1

Della stampa che si va accumulando sulla “povera” Sapienza ed a carica dei suoi 67 Fisici firmatari dell’atto iniziale di non gradimento si va riaprendo il processo – a quattro secoli di distanza – e si pretende di entrare nel merito. Se la così fosse di oggi, nessun giurista serio si pronuncerebbe senza esaminare il fascicolo processuale. Alcuni che idealmente ritengono di averlo fatto tendono a dare nuovamente torto a Galileo Galilei, che quel processo se lo sarebbe meritato. Ancora non è venuto fuori ciò che era successo appena trent’anni prima, che torto o ragione che avesse, dalla pietosa Santa madre Chiesa fu mandato al rogo. E meno male che in questi si consuma la retorica sulla moratoria, alla quale Santa Madre si associa.

Per quanto mi riguarda, quota parte (1 su 5000) docenti mi considero parte in causa e non attribuisco particolare importanza al fascicolo processuale, ammesso e non concesso che vi fossero sostanziali motivi a carico. Imposto diversamente il problema dicendo che né il passato né per il presente riconosco competenza giurisdizionale a quei giudici. Non già si tratta di stabilire se Galilei se lo sia meritato in fondo quella condanna: quel processo non avrebbe mai dovuto aver inizio e Galilei non avrebbe MAI dovuto difendersi davanti a quei giudici.

Che vi sia un’autorità religiosa, allora ed oggi, che pretenda di pronunciare giudizi ed emettere sentenze, più o meno cruente, è il motivo per cui giudico assolutamente estraneo al mondo della scienza e della filosofia e un papa del XVII secoco e un altro in versione XXI secolo. Quanto poi all’autorità puramente morale di un capo religoso è cosa che riguarda i suoi fedeli in ambito strettamente privato. In quanto docente della Sapienza è cosa che non mi riguarda minimamente. Beninteso, altri miei colleghi – anche in numero ingente – possono ben essere pii cattolici: è un loro diritto che non ho mai contestato e meno che mai intendo farlo adesso. Ma si tratta di una loro faccenda privata che non può vincolarmi in quanto collega di una medesima istituzione, dove il diritto-dovere di esercitare una mia funzione sociale e professionale riguarda i temi propri del mio specifico ambito disciplinare. E su di essi non riconosco nessuna autorità da parte di un capo religioso, che può esplicare al meglio la sua individualità nel suo proprio ambito religioso ed in stretta connessione con i suoi fedeli. Poiché ho scento di lavorare in un’istituziona statale e laica, anziché in una confessionale e dichiaratamente cattolica, ritengo anche io – come i colleghi Fisici – “incongrua” una visita di Bendedetto XVI ed infelice l’invito a lui rivolto. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la libertà di pensiero e di espressione, che è bene supremo ed irrinunciabile di ogni istituzione universitaria. Mi rammarico ed indigno di vedere come il ceto politico – la Casta – non abbia manifestato eguale effervescenza in casi più evidenti di violazione delle libertà accademiche, ma se ne sia resa essa stessa complice. Mi auguro che la mistificazione in atto possa presto diradarsi.

martedì, gennaio 15, 2008

Il papa alla Sapienza: chi visita chi?

Versione 1.4

A differenza dello scorso anno, grazie alla visita del papa, l’inaugurazione dell’anno accademico è stata militarizzata (ho quindi scritto altrove non metaforicamente manu militari). In genere, partecipo all’inaugurazione dell’Anno Accademico, che è anche occasione di bilancio. Quest’anno, grazie alla visita papale, non mi sarà possibile partecipare perché avrei dovuto prenotarmi prima del 10 gennaio e sottopormi ad una serie di controlli polizieschi inediti. Bene, entra il papa ed escono i docenti e con loro gli studenti: effetto voluto dalle Autorità. Un momento: posso seguire in televisione l’evento, il Grande Evento. Non sia mai! Posso sempre nutrirmi di tanta Divina Sapienza! Ormai ogni cialtrone o salame d’Italia è sicuro di poter insolentire quei docenti che non ritengono di avere bisogno di Tanto Lume! Fra poco il sistema degli Oratori parrocchiali sostituirà la funzione delle università statali, residuo di illiberale laicismo. In fondo cosa che ce ne facciamo di queste università!

Volevo cogliere l’opportunità dell’inaugurazione dell’Anno Accademico per restituire un libro alla Biblioteca Alessandrina, che si trova appunto al piano superiore, proprio sopra l’Aula Magna. Avrei impiegato il mio tempo facendo più cose nello stesso giorno. Pensavo questa mattina di martedi di non recarmi affatto alla Sapienza il prossimo giovedì, ma invece penso che ci andrò. Non sarò dentro, nell’Aula Magna, ma sarò fuori accanto agli Studenti che hanno inscenato una loro protesta con porchetta: mangerò i loro panini a prezzi modici. Sarà forse questa la migliore celebrazione dell’Anno Accademico a cui abbia mai partecipato.

Questa mattina la rassegna stampa di radio radicale è stata dedicata in gran parte alla visita papale. Mi è capitato di sentire il chicchirichì quotidiano di Ernesto Galli Della Loggia. Semplicemente mi chiedevo se in quanto ricercatore della Sapienza avevo qualche parte in causa nella vicenda. Mi chiedo: il papa che viene va a visitare cosa o chi? Gli edifici della Sapienza? Non sono particolarmente belli e significativi! Le persone che ci lavorano e i docenti in particolare? Dunque ci sono compreso anche io avendo con la Sapienza un rapporto continuativo ininterrotto dal 1970, anno della mia immatricolazione? Ma ecco che sono io a restare fuori! Altro che non far venire e parlare il papa: è lui che entra e caccia fuori chi ci sta! Guai ad aprir bocca! C’è rischio di galera e di chissà quali altri sanzioni diluite nel tempo! Bisogna sempre più stare attenti a che il cervello non si abitui a pensare fuori dai binari di stato, soprattutto in materia di scienza, filosofia, libertà di ricerca e di pensiero nonché soprattutto di insegnamento: gli studenti non devono essere sottratti dall'obbedienza o distolti dal sano conformismo televisivo.

Mi immagino: ricevendo tanta visita, cosa dovrei fare secondo Ernesto? Ascoltare in silenzio, applaudendo? E poi mettermi in fila per baciare la mano, il piede, o altro? È questo che si chiede a un docente? O potrei esternare ciò che penso e sulla visita in sé e sui contenuti che il papa pensa di poter comunicare in particolare al sottoscritto? Ricordo una bella pagina di prosa di Antonino Pagliaro, raccolta in un volume che ho perso, dal titolo Ironia e verità. La pagina offriva l’immagine di un gymnosofista che riceve la visita nientepopodimeno che di Alessandro Magno. Gli fu detto: levati quei ridicoli panni che hai addosso, se sei venuto qui per discutere. Si sta ora tanto cianciando sulla “libertà” di poter parlare del papa, quando in realtà è compromessa e conculcata la libertà dei docenti e degli studenti che si trovano imposta “manu militari” una siffatta visita e ciò che essa significa. Da qui alle conversioni forzate che manu militari sono state normali durante il medioevo poco ci manca. Il papa parla e pontifica! Alla sua parola si deve obbedienza. Così è sempre stato e così sarà. Finché ciò accade in un luogo di culto cattolico, la cosa potrà riguardare i fedeli. Ma in una università, in un luogo del libero sapere e del libero confronto di idee, la faccenda diventa quanto mai inquietante per chi ha consapevolezza di ciò che significa libertà del pensare.

Se potessi dire al papa quel che penso, e glielo dico idealmente attraverso il ciberspazio, è che Lui a Me non ha proprio nulla da dire e può perciò risparmiarsi la Visita in quanto essa mi riguardi. Rimpiango la bella religiosità che fu dei greci e dei romani, sradicata con violenza dal cristianesimo divenuto religione di stato, e così pure il loro filosofare che non aveva bisogno dei preti a dire loro cosa è la vita e il suo senso. Non era ancora apparso il proselitismo militante che con le buone o le cattive imponeva una religione cui sottostare in ogni atto pubblico e privato della propria vita. La filosofia insegnava che la verità è ricerca faticosa e individuale: oggi è imposta per legge da un Calderoli, che anche in questa vicenda ha perso l’occasione per tacere ma il cui cervello – secondo una satira televisiva – vale al mercato assai più di quello di Einstein o di Beethoven, per il semplice fatto che non è mai stato usato. Da allora la Religione ha preso il posto della Filosofia, ovvero con la mediazione dei poteri costituiti la filosofia si è fatta serva della religione e del suo pontefice massimo, che ha ereditato i simboli del potere imperiale. Con Costantino morì la spontanea religiosità naturalistica di quelli che spregiativamente furono chiamati pagani ed al suo posto fu imposta un’ideologia di dominio. La storia del papato è a tutti nota, compreso Calderoli, suppongo. Con la visita del papa acquista nuova luce un recente scandalo universitario che ha fatto discutere ed al quale non avevo prestato molta attenzione. Il vecchio, glorioso logo della Sapienza era sempre stata a memoria d’uomo la statua di Minerva, una divinità appunto pagana. Spendendo trecento o quattrocento milioni di vecchie lire, una somma in ogni caso ingente, lo si è voluto sostituire inutilmente e non migliorativamente con l’immagine di uno più Cherubini: un’idiozia di cui non si capiva il senso ed alla quale non avevo finora prestato attenzione. Evidentemente è un passaggio alla simbologia cristiana di cui la visita attuale del Papa è un evento, al quale ne seguiranno altri, probabilmente fino ad ulteriori e progressivi atti di assoggettamento di un personale docente che riteneva fosse suo compito principale l’educazione degli studenti al sapere critico. Probabilmente, verrà reintrodotto come insegnamento accademico di stato anche lo studio della teologia, le cui cattedre – come già quelle di religione nelle scuole inferiori – verranno concordate con le alte sfere vaticane.

Mah!
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ALLEGATO:

Prot. 00021105 dell'11/01/2008

Come è noto, giovedì 17 gennaio p.v. alle ore 09,15 presso l'Aula Magna si terrà la cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008.
Si vuole sottolineare la particolare rilevanza di questo evento che, oltre a costituire consueta occasione di analisi e bilancio di quanto realizzato dalla Sapienza nel trascorso 2007 e di valutazione delle prospettive dell'istituzione, vedrà dibattuto il tema dei diritti umani e della moratoria globale sulla pena di morte.
Si invitano pertanto le SS.LL. a favorire la più ampia partecipazione del personale afferente alle Strutture dalle SS.LL. medesime dirette.

Si ricorda che i posti riservabili al personale in Aula Magna sono numerati e nominativi; pertanto - per coloro che avranno confermato la prenotazione - l'ingresso dal porticato adiacente al CIAO sarà consentito fino alle ore 9.00 sia per il personale docente che tecnico-amministrativo, mentre l'accesso in Aula Magna dal Rettorato sarà riservato esclusivamente alle Autorità.

I partecipanti dovranno essere muniti del biglietto di ingresso, non cedibile, e di idoneo documento di riconoscimento, al fine di consentire al personale addetto l'espletamento delle necessarie procedure di controllo.

Al termine della cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico - alle ore 10,45 - la comunità universitaria accoglierà il Papa Benedetto XVI, secondo quanto previsto dal programma della manifestazione, scaricabile dal sito www.uniroma1.it Il Papa si recherà, successivamente, in visita alla Cappella dell'Ateneo, recentemente restaurata.

Essendo prevista, per tale evento, anche la diretta televisiva (Rai Uno), coloro i quali non avranno potuto accedere all'Aula Magna potranno seguire ambedue gli eventi sui maxischermi allestiti nell'Aula I della Facoltà di Giurisprudenza e nella Cappella Universitaria.

Per coloro, inoltre, che fossero impossibilitati a lasciare le Strutture di appartenenza per esigenze di servizio, sarà possibile seguire l'intero evento on-line tramite rete Intranet, collegandosi al sito www.uniroma1.it

Considerato che in tale occasione verrà interdetta la sosta ai veicoli in molte aree della Città Universitaria, si invitano le SS.LL. a voler collaborare, limitando al massimo l'uso delle proprie autovetture con il ricorso ad eventuali soluzioni alternative per il raggiungimento del posto di lavoro. Si vuole, comunque, far presente che, al fine di agevolare la massima partecipazione del personale, l'Amministrazione si sta adoperando per reperire aree di parcheggio limitrofe alla Città Universitaria sulle quali saranno fornite tempestive comunicazioni.

Cordiali saluti

IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO

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SATIS - Settore Web d'Ateneo e Posta Elettronica

SAPIENZA
Università di Roma

L'uso della mailing list di Ateneo è disciplinata dall'art. 7 del regolamento di posta



lunedì, gennaio 14, 2008

Il papa alla Sapienza: l’anno comincia male

Versione 1.3

Che il papa si recasse alla LUMSA o analoga università la cosa non mi stupirebbe. Si tratta di un’università confessionale che ha un’intitolazione che è già un programma: Libera Università degli Studi Santa Maria Assunta. Nessuna capriola concettuale e neppure il decorso del tempo può cancellare il valore metastorico del rogo di Giordano Bruno ed il processo di Galileo Galilei, per indicare solo i casi a tutti noti. Dopo di allora non vi è stata più libertà di pensiero in questo nostro disgraziato Paese, o meglio vi è una libertà “limitata” di pensiero che non deve mai disturbare i poteri costituiti, fra cui quello vaticano. Che di ciò non si preoccupino alla LUMSA la cosa non mi stupisce, ma che l’offensiva papale, oscurantista ed integralista ghermisca anche la Sapienza è una assai triste notizia che non fa ben sperare per i tempi futuri. La Sapienza è l’università nella quale ho studiato ed è il mio attuale luogo di lavoro come ricercatore e docente: è per me un calice amaro vedere il prossimo giovedi papa Ratzinger in un luogo che consideravo sede della «Sapienza», o per lo meno in un’accezione che non ha nulla, proprio nulla a che vedere con quella di papa Ratzinger e dei suoi fedeli. Non capisco proprio come il Rettore Guarini, la cui elezione fu già contestata e che sono ora quanto mai fiero di non aver votato, si sia deciso a questo passo. «Messaggero di pace»? Ma di quale pace? Chi vogliamo prendere in giro? E perché mai lui «messaggero» più di quanto non lo siano e possano esserlo altri? Adesso che non ha più eserciti a sua disposizione? Prima doveva esserlo! Adesso non vale più.

La ricerca scientifica anche di recente ha segnato una battuta di arresto proprio per le note posizioni vaticane. Oggi come già ai tempi di Galilei chi volesse fare ricerca scientifica contro il volere del papa, che ha imposto la sua volontà a parlamentari proni e servili, rischierebbe la galera. E di ciò dobbiamo ringraziare il papa che qualcuno, non certo a nome mio ha pensato perfino di invitare: et si omnes ego non! Se anche 4999 su 5000 docenti della Sapienza attraverso il loro rappresentante legale il rettore Guarini avessero pensato di invitare il papa, addirittura a tenere una Lectio – come pare in un primo momento qualcuno avesse avuto questa balzana idea – io non sarei d’accordo per la mia quota parte e raccomanderei vivamente al prete Ratzinger di celebrare le sue messe in chiesa, dove certamente chi lo volesse potrebbe andare a trovarlo ed a genuflettersi. Ma la Filosofia che fu greca prima di tramutarsi in cristiana non ha proprio nulla da apprendere da lui. E non accetto neppure la tesi di chi lo considera portatore di pace. In duemila anni nel nome della religione sono scorsi fiumi di sangue, un sangue che continua a scorrere anche oggi. Ed è il sangue delle coscienze ferite da un attacco crescente alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento.

Ai maligni dico che certamente non voglio tappare la bocca al papa, che ha già infiniti pulpiti da cui parlare. In una sede universitaria dovrebbe perlomeno attaccare ad un chiodo la sua tonaca e dismettere i suoi paludamenti e parlare da pari a pari, se mai ne fosse capace. No, non viene a portare pace, ma viene a portare gli strumenti di morte e di tortura, già usati per Giordano Bruno e per Galileo Galilei ed altri innumerevoli. Non può pretendere di essere il benvenuto. Gli posso consigliare una diversa sede: il “Foglio” di Giuliano Ferrara, l’ateo devoto, che certamente con i voti delle sagrestie accetterà di buon grado di essere mandato al parlamento per fare il suo portavoce ed a fare pure da portiere tutte le volte che vorrà andare a Montecitorio.

Antonio Caracciolo
Ricercatore di filosofia del diritto alla Sapienza

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Galileo di nuovo condannato da Joseph Ratzinger. In fatto di censura è proprio il caso di dire: «Da quale pulpito viene la predica!» Del vicesindaco Maria Pia non tiene conto parlare, ma per altri che fra il papa ed i colleghi scienziati preferiscono il papa è da chiedersi quale concetto della scienza abbiano mai. È probabilmente che siano i successori di Galileo nella cattedra che metaforicamente gli viene tolta quattrocento anni dopo, stando alle dichiarazioni riportati di Joseph Ratzinger. O vi è da aspettarsi un ritorno al sistema tolemaico oppure si pensa che dire scienza in fondo non sia altro che un'operazione meccanica come estrarre un dente cariato senza stare a pensar altro. Quanto poi al:
«La comunità universitaria attende con interesse l'incontro con Benedetto XVI, tuttavia non manca qualche contestazione e iniziative di tono censorio…»
evidentemente è già stata pronunciata in Vaticano una “scomunica”, giacchè io (per il mio 1/5000) non attendo affatto con interesse una simile visita e la giudico quanto mai inopportuna ed insensata. E mi chiedo con tanti luoghi dove poteva andare ed abitualmente va, perché mai dovesse venire proprio da noi. Certamente ci sono Colleghi che possono gradire una simile visita, ma avrebbero dovuto andare o loro direttamente alla Sala Nervi per baciare l’anello loro offerto, oppure in luogo dove avrebbero potuto esternare la loro confessionalità. Imporre invece la loro confessionalità ad altri Colleghi – fossero pure una minoranza (?) – è cosa del tutto inaccettabile e tale da autoescludere simili colleghi dalla comunità scientifica, a meno che per loro la comunità scientifica sia quella che ne rimane una volta depurata mediante il rogo di Giordano Bruno o il processo e la occhiuta “censura” di Galileo, durata tutta la vita, dopo che già fu costretto ad abiurare l’evidenza scientifica. È ignobile il servizio del tg di Stato che ha preteso di ribaltare la verità su Galileo, che non fu processato, bensì premiato!

2. Parla Giro con i voti che raccoglie presso le sagrestie. Come tesserato di FI, elettore e raccoglitore di adesione al nuovo partito del popolo mi dissocio nettamente da Francesco Giro, che commette il grossolano errore di applicare al scienza i concetti di maggioranza e di minoranza. Per l’appunto, Galileo era in nettissima minoranza quando fu processato e Francesco Giro era dalla parte della maggioranza tolemaica, ed anche adesso si preoccupa non della scienza e della laicità, ma della sagrestia e dei voti che gliene possono venire con il suo cattolicesimo che sbandiera ad ogni riunione di partito. Se proprio vuole, Giro può portare il papa a far benedire la sede nazionale di FI a via dell’Umiltà e poi magari tutti i Circoli Brambilla: può darsi che ciò porti qualche voto in più alle prossime elezioni.

3. Il profondo pensiero filosofico di Ratzinger. Così dice il Rettore Guarini, ma io non mi sono mai accorto di un “profondo pensiero filosofico” di Ratzinger. Penso che stia invece all’opposto del pensiero filosofico. Se fosse per lui, un pensiero filosofico – nato in Grecia – non sarebbe mai esistito. «"Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nella sua ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Una cosa del genere in una comunità scientifica non può essere accettata".»

4. Testimonianza mandata al Messaggero. – Trascrivo il testo da me rapidamente steso e mandato al Messaggero, non so se verrà pubblicato e non andrò a controllare, mentre invece mir riservo in ogni momento di migliorare o modificare i miei testi qui scritti di getto, avendo assai poco tempo a disposizione per curare la levigatezza formale e per quegli approfondimento che l’evento certamente richiede:
«Ho letto rapidamente i commenti già da voi pubblicati e non intendo fare polemica con quelli che non condivido. Sto anche leggendo in rete tutta la rassegna stampa sull’argomento. Mi dispiace di vedere da taluni (colleghi e politici papisti) attaccati quei colleghi, circa sessanta, che hanno firmato il documento di protesta. Se fossi stato messo al corrente della loro iniziativa (siamo in tutto 5000 docenti strutturati) e fosse stata chiesta la mia adesione, mi sarei aggiunto di buon grado. Per me, come “filosofo”, è mortificante la visita di un papa in quello che ritenevo dovesse essere il Tempio residuale della Scienza e di quel "sapere filosofico" con il quale per me papa Ratzinger non ha nulla a che fare.

So già quali potrebbero essere le obiezioni di determinati colleghi, ma io mi professo filosofo pre-cristiano e ritengo affatto distinti fede religiosa e filosofia o addirittura fede e scienza nel senso galileiano. Chi vuol praticare una filosofia ancillare, faccia pure, sono affari suoi: ognuno rischia in proprio! E lo stesso dicasi per chi intende la scienza come mero sapere pratico, allo stesso modo del sapere di un calzolaio o di un droghiere

Mi dispiace molto vedere espugnato e sacrificato l’ultimo tempio della laicità e del libero filosofare. Che molti colleghi, più tecnici che non scienziati e filosofi, ad incominciare dal Rettore, pensino nel loro privato di andarsi a genuflettere nelle innumerevoli chiese romane o in Vaticano, è cosa che riguarda il loro concetto di scienza e di filosofia, non ho nulla da obiettare loro, ma che non capiscano la “incongruità” dell'invito ad un soggetto che è la negazione vivente della scienza e del filosofare e parlino perfino del tutto a sproposito di “censura” (ma da quale pulpito viene la predica!) è cosa che insieme alle immondizie napoletane dà la misura del degrado totale al quale è giunto il nostro Paese».
Come già per l’anno scorso, andrò anche quest’anno all’inaugurazione dell’Anno Accademico, dove non potrà che assistere passivamente all’evento. Se saranno concesse forme di protesta lecite e nonviolente, mi unirò ad esse.

5. Lettera di Marcello Cini. –

La lettera di Marcello Cini
apparsa su “Il Manifesto” e qui ripresa da Aprile Online
- testo integrale senza commento –

14 gennaio 2008

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta " Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi", pubblicata sul Manifesto


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini



domenica, dicembre 30, 2007

Avvertenza redazionale

Ai miei lettori di questo Blog, siano essi quattro o cinque, per me preziosissimi, devo qualche spiegazione. Questo Blog è il primo di una serie di oltre 20, tutti a carattere tematico e per contenuto diverso l’uno dall’altro. Essendo il primo è come un tronco da cui si sono poi sviluppati gli altri. L’unità di tutti i blogs è costituita dalla mia persona e dai miei interessi che sono diversi, ma sempre originati da una stessa persona. Questo blog iniziale era nato per la constatata impossibilità di trovar spazio e voce in fogli di partito (ad es. Ragionpolitica.it) che avrebbero invece dovuto fornire occasione di discussione, confronto, dibattito. Non ha perso nulla della validità iniziale. Anzi adesso con la costruzione del nuovo partito, già da me fin dall'inizio ipotizzata, acquista nuova e crescente validità. Mi auguro anche di poter trasformare questo blog da individuale in collettivo, associando vecchi militanti di Forza Italia con i quali condurre una rinnovata lotta interna di partito che consenta una piena attuazione dell'art. 49 della costituzione, che conferisce ad ogni cittadino il diritto – si badi: il diritto – di associarsi democraticamente con altri cittadini per concorrere alla formazione della politica nazionale.

Insomma, scopo di questa avvertenza è di comunicare ai Cinque Lettori che questo Blog ha bisogno di una complessa riorganizzazione interna che è in atto e che però richiede tempo, essendo io impegnato non con un solo blog ma con almeno 23 diversi blogs, dove se lo desiderano i Cinque Lettori possono accedere, passando tranquillamente dall'uno all'altro. Mi occupo di storia, filosofia, geopolitica, linguaggi, archivistica, fotografia, ecc. Non sono e non intendo essere un poligrafo: i temi indicati sono tutti strettamente connessi l'uno all’altro e per ragione di ordine e sistematicità vengono sviluppati in pagine e gruppi di pagine diverse. Verranno anche stabiliti da me di volta in volta opportuni collegamenti.

Mentre annuncio questo lavoro, colgo l’occasione per rivolgere ai miei Lettori (buoni e cattivi) un cordiale augurio di Buon Anno 2008.

Antonio Caracciolo

Pubblica dissociazione da Stracquadanio e Padan in merito a denuncia Ucoi

Versione 1.3
Testo in progress

Sommario:

1. Premessa. – Già in altro post Giorgio Stracquadanio aveva attirato la mia attenzione per iniziative politiche non solo non condivisibili, ma a mio avviso prive di intelligenza politica. Che Stracquadanio sia in FI un pezzo grosso ed io no, è cosa che so bene, ma la cosa non mi turba affatto: giudico con la mia testa e faccio uso del mio voto anche in netto dissenso da Stracquadanio e di tutti i parrucconi presenti in FI. Di essi mi auguro si possa fare giustizia nel nuovo partito del Popolo delle Libertà. Ed è appunto dei principi di libertà applicati all’illiberale condotta dell'on. Stracquadanio che voglio discutere in questo post in costruzione, dove mi propongo di raccogliere tutta la documentazione a partire dall’agosto 2006 fino ad oggi. Eravamo allora in piena estate ed i giornali riportavano la notizia di un manifesto a pagamento, apparso sui quotidiani, dove l’Ucoi diceva che ciò che gli israeliani fanno verso i palestinesi ha poco da invidiare a ciò che i nazisti facevano nei lager dove venivano raccolti i lro prigionieri, non solo ebrei. Può essere questa una metafora, un modo di dire, ma su una semplice metafora, non già sui fatti cui la metafora intendeva richiamare la pubblica attenzione, era pronta la reazione propagandistica avversaria, che si è avvalsa di una legge (la mancino) di cui proprio per questo occorre chiedere la sua abrogazione: non tutela nessun diritto, ma si presta ad un uso aberrante e strumentale. Si innescava un meccanismo che vedeva il ministro Amato elaborare una sua carta di suoi valori che pretendeva imporre al suo prossimo. Di barbarie in barbarie si arrivava a Giorgio Stracquadanio e Lucio Malan,
deputati di FI, probabilmente a caccia di voti in ambiente ebraico.

Confortato dall’idea che potesse essere quello un principio assodato, un precedente giuridico, in data 4 novembre 2007 l’ineffabile ed inqualificabile Magdi Allam pensava di estendere la denuncia di Stracquadanio agli oltre 2000 intellettuali e cittadini italiani che firmando l’appello ed il manifesto “Gaza Vivrà” riproponevano la stessa equiparazione, sia pure in forma metaforica, fra Israele e il nazismo. Il “delirio verbale” di Magdi Allam si era subito scatenato al primo nuoversi dei due senatori italioti ed ecco cosa troviamo nell'immenso archivio della rete:
Inchiesta sull'Ucoii
Il coraggio di infrangere il muro della paura

Finalmente si è avuto il coraggio di infrangere il muro della paura.
[Meglio dire: la spudoratezza. E mi dispiace che a avere tanto spudoratezza siano stati due sentatori di FI, che per fortuna non capitano nel mio collegio]
Per la prima volta lo Stato italiano
[ma quale Stato! E ben altra cosa lo Stato.]
si trova costretto a guardare in faccia e a prendere posizione nei confronti della predicazione d'odio
[vi è più fanatico odio in un Magdi Allam che in tutto il Medio Oriente! Ed in ogni caso un’affezione del tutto umana così arbitraria e polivalente come “odio” non può dare contenuto positivo a leggi dello stato allo stesso modo in cui non può essere tradotto in precetto normativo il comandamento “ama il tuo prossimo” ovvero tutti i precetti evangelici. Questa è barbarie e regressione giuridica della quale è responsabile la lobby che si era nascosta dietro la legge Mancino e che a distanza di anni occorre ora individuare, se non altro per ragioni di carattere storico]
promossa dall’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.
L’Ucoi è il gruppo estremista
[è questa una qualificazione tutta e tipicamente magdialliana ("delirio verbale da tarantolati”, secondo una diagnosi di Gravagnuolo) e non una constatazione oggettiva, come quando si dice di un oggetto che è bianco, nero o rosso. Personalmente trovo estremiste tutte le esternazioni di Magdi Allam, mentre mi appaiono moderati ed equilibrati i documenti dell'Ucoi che finora mi è capitato di leggere, come ad esempio questo]
islamico che afferma di controllare l'85% delle moschee e di rappresentare la maggioranza dei musulmani in Italia. Non è stato per iniziativa del governo che, in considerazione dei difficili equilibri della sua eterogenea coalizione, ha da un lato condannato il manifesto in cui si equipara Israele al nazismo
[ma a porre questa equiparazione, puramente metaforica, sono in tanti, fra cui un personaggio come Avraham Burg, che è stato componente autorevole della Knesset, il parlamento israeliano. A voler essere rigorosi il nazismo è cosa storicamente e geograficamente delimitata, ma se il termino ha assunto connotati particolrmente offensivi, allora deve considerarsi anche l'uso frequente ed incontestato quanto scientificamente assurdo che dello stesso termine è fatto per equirare l’Islam, cioè un miliardo di persone, con il nazismo. Ricordo per tutti Carlo Panella, che ci ha scritto pure un libro, ed in ultimo a Roma Bernard Lewis, celebrato (da tipi come Magdi, non da me) orientalista. Lo stesso reato, se appena mette piede in Italia, dovrebbe venir contestato a Burg ed a tutti gli scrittori ed intellettuali che sempre più frequentemente trovano appropriato il confronto, che – ripeto – ha valore metaforico. Il linguaggio umano non può fare a meno dell'uso di metafore e se il legislatore vuol punire la metafora finisce per perdere di senso e di valore lo stesso concetto di una legislazione.]
ma, dall'altro, non intende allontanare l'Ucoii dalla Consulta per l'islam italiano,
[una barbarica ingerenza dello Stato nella vita interna delle confessioni religiose. Lascio immaginare a chi legge cosa succederebbe se la stessa pretesa venisse avanzata nei confronti della chiesa cattolica. Con una simile ignoranza istituzionale non capisco proprio come Magdi Allam possa fare da vicedirettore di un giornale importante come il Corriere della Sera. Tra i tanti misteri d’Italia bisogna aggiungervi anche questo.]
a meno che non sottoscriva una «carta dei valori» in cui, tra l'altro, si richiede di riconoscere l'unicità dell'Olocausto.
[Tanta bestialità richiede adeguata reazione verbale che non posso permettermi in base al mio codice di autodisciplina. Ma prego chi legge di fare ricorso alla sua immaginazione per dare consistenza alla mia indignazione di fronte ad una così folle pretesa che comporta il totale disconoscimento delle preoccupazioni che hanno allarmato tutti quegli storici che hanno visto annullato il loro libero ed onesto mestiere all'ipotesi di una introduzione di una verità di stato, alla quale si candida qui come Sommo Sacerdote il tarantolato Magdi Allam.]

Richiesta subito bocciata, in un'intervista rilasciata ieri al Corriere, dal portavoce dell'Ucoii, Hamza Roberto Piccardo, che già nel 2000 aveva definito l'Olocausto un disegno di Dio.
[Magdi Allam dimostra qui una grande ignoranza del problema, per il quale non posso io assumermi l’onere di fargli capire che che per suoi affari privati non intenderà mai comprendere]
L'atteggiamento governativo è discutibile perché se per un verso si prende atto, come ha fatto Amato, che quel manifesto «viola un sentimento fondante della democrazia italiana ed europea», per l'altro ci si dice pronti a condonare il reato all'Ucoii se ritratta e si impegna a non reiterarlo. Ebbene se il medesimo criterio fosse adottato su larga scala, si provocherebbe il suicidio dello Stato.
[Il suicidio dello Stato è già in atto ed è connesso proprio alle tendenze di cui Magdi Allam è espressione. Lo Stato italiano è un simulacro di Stato. Occorrebbe qui rinviare alla “cupidigia di servilismo” già denunciata da un padre costituente come Vittorio Emanuele Orlando. Da allora si è anadti di male in peggio fino a giungere alle odierne pretese di un Magdi Allam.]

E' in un quadro generale di incertezza politica e precarietà giuridica che l'iniziativa della Procura di Roma è doppiamente apprezzabile.
[Doppiamente deprecabile, a meno che non si risolva con una rapida archiviazione ed in una pubblica censura agli odierni sicofanti.]
Innanzitutto perché consentirà un pronunciamento chiaro sulla denuncia in cui si ipotizza il reato di istigazione all’odio razziale.
[Quale razza odia quale razza? L’unica razza detestabile ed odiosa è quella quella degli idioti. Ahimé una razza abbastanza numerosa.]
In secondo luogo perché ridà fiducia nella magistratura dopo una serie di sconcertanti episodi in cui, a dispetto della flagrante manifestazione di apologia del terrorismo, le procure non sono intervenute in ottemperanza all'obbligatorietà dell'azione penale.
[Già, l’obbligatorietà dell’azione penale, che come ognuno sa non esiste, mentre esiste l’arbitraria e discrezionale azione penale. In pratica, siamo nelle mani del buon senso di privati investito di un grande potere su altri privati. Questa sarebbe la certezza del diritto sulla quale possiamo contare. Peccato, che i Legislatori Stracquadanio e Pavan abbiano dato un nuovo contributo all’incertezza del diritto.]
Cito solo il caso di Nabil Bayoumi, il direttore della Moschea An-Nur di Bologna, affiliata all'Ucoii, che il 7 settembre 2005 intervenendo alla trasmissione Matrix su Canale 5 disse: «In Israele non esistono civili e nemmeno i bambini sono innocenti. (...) I kamikaze non sono tutti da scomunicare, specialmente quelli palestinesi. (...) Bin Laden dice cose condivisibili quando afferma che gli americani e i loro leccapiedi dei governi occidentali devono andarsene dai Paesi arabi ».
[E allora? Si può certamente non essere d’accordo nel giudizio, ma si tratta in fondo di un’opinione politica, perfettamente comprensibili se ci si pone dall'ottica di chi nutre quell’opinione. Dove sta il crimine? Nel non essere dalla parte di Israele, nel non voler inneggiare insieme con Magdi Allam: “Viva Israele!” e di conseguenza: “Muoia l’Islam!”. Non viene in mente a Magdi Allam che per ellissi può essere a lui stesso rivolta l’accusa di odio razziale, oltre che di ignobile tradimento della sua gente, che guarda caso lo considera un traditore?]

In teoria dal primo agosto 2005 chi fa apologia di terrorismo dovrebbe essere condannato alla reclusione da uno a sette anni e mezzo (articolo 414-1bis).
[Terrorismo? E che roba è? E chi è qui che fa del terrorismo? Magdi Allam sta parlando di se stesso? Si può vivere in Italia in un clima simile? Non è meglio che Magdi Allam se ne ritorni in Egitto e rinuncia ad una cittadinanza italiana che io mai gli avrei concesso? Devo subirlo come mio concittadino? Se si, allora si riceva il mio assoluto e netto dissenso accompagnato alla più ferma stigmatizzazione per una condotta incivile e contraria ad ogni principio di libertà ed umanità.]
Eppure contro Bayoumi non è stato adottato alcun provvedimento, né penale né amministrativo né politico.
[Eccolo, lo spregevole individuo che in odio al genere umano vuol vedere altri suoi simili condannati per un crimine che esiste solo nella sua testa. Inoltre, l'ineffabile parvenu ignora il principio della nostra costituzione secondo cui una qualsiasi persona è innocente fino a sentenza definitiva, non appena abbia ricevuto un’accusa nel folle tribunale della sua stoltezza]
Il perché di tanta reticenza a confrontarsi con i predicatori d'odio, pur nella consapevolezza che si tratta del primo anello di una catena che sfocia nella produzione dei robot della morte, ce lo spiega chiaramente Piccardo: «Facciamo paura».
[A fare a me paura non sono i Piccardo, ma i Magdi Allam che godono di ogni impunità e sono pure colmati di onori, protezione, ricchezza]
La verità è che questa classe politica, governo e opposizione, ha paura di confrontarsi con la fabbrica del terrore insediata all'interno delle moschee dell’Ucoii dove si predica la negazione del diritto di Israele all'esistenza,
[Magdi Allam è un esimio professore di diritto naturale, come si diceva una volta. La sua ignoranza è pari alla sua spudorata arroganza.]
si esaltano i kamikaze che massacrano gli israeliani, si promuove una identità islamica contrapposta all' identità nazionale.
[Scempiaggini degne dell’uomo ma indegne del “Corriere della Sera”, principale quotidiano d’Italia. Come siamo caduti in basso!]
Ed è così che si preferisce il compromesso a tutti i costi, l'importante è che in superficie regni un ordine apparente. Della realtà sottostante, la fabbrica ideologica del terrore,
[Terrore, diffamazione, denigrazione e delazione oltre che stupidità è quanto instancabilmente ma remunerativamente Magdi Allam inietta nel sistema dei media italiani]
che se ne occupi il futuro governo o la futura generazione.

Magdi Allam
26 agosto 2006»
Ciò alla data 26 agosto 2006. La nuova “notizia criminis” contro 2601 cittadini italiani, colpevoli di voler porre fine all’embargo genocida nella Striscia di Gaza, da lui data il 4 novembre 2007 non è stata ancora raccolta da nessun PM d’Italia, mentre si apprende invece che un gruppo di avvocati del Comitato “Gaza Vivrà” sta elaborando una richiesta per l'incriminazione del governo israeliano per crimini contro l’Unanità. In fondo, si tratta di chiedersi e di sapere se esiste o non esiste violazione dei diritti umani da parte di Israele. Delle numerosi condanne in questo senso da parte dell’ONU né Stracquadanio né Malan si sono minimamente curati: a loro interessa raccattere voti dove sembra facile ottenerne. Gaza, si è detto, è in pratica un immenso campo di concentramento a cielo aperto: perché i senatori Stracquadanio e Malan non si sono uniti al loro collega Sen. Rossi, del gruppo misto, per andare a verificare insieme a loro se l’allarme umanitario è fondato o meno? Basta che loro facciano denunce che tornano a loro eterna vergogna! Rispetto ai Lager nazisti mancano solo le camere a gas, ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite. Ma il genocidio è in atto e consiste in una politica deliberatamente mirata a far perdere agli arabi palestinesi la loro propria identità, un crimine peggiore dell'uccisione fisica. Che fanno gli onn. Stracquadanio e Malan di fronte a questa evidente violazione dei diritti umani? Sanno gli onn. Stracquadanio e Malan che una fetta consistente di parlamentari palestinesi, eletti in democraticissime elezioni svoltesi sotto controllo internazionale, sono imprigionati dal governo israleliano? Se il sen. Fernando Rossi chiederà loro come parlamentari italiani di far parte di una delegazione italiana di parlamentari italiani per anare a visitare nelle carceri israeliane i parlamentari palestinesi, cosa faranno? Si gireranno da un'altra parte? Non avranno né orecchie per sentire né occhi per vedere?

Ciò premesso, mi occorre tempo per ricostruire le prodezze di Stracquadanio e Malan, parlamentari di FI dai quali mi dissocio e dissento pubblicamente come elettore e tesserato, a partire in data 19 agosto 2006 dal famigerato manifesto Ucoi – giudicato offensivo per la sensibilità delle comunità ebraiche italiane – fino ai giorni nostri in cui al valico di Erez viene impedito ad una delegazione italiana di poter entrare nell‘«inferno di Gaza» per verificare le condizioni igienico-sanitarie del milione e mezzo di persone che vi sono rinchiuse e che muoiono giorno per giorno come conseguenza di un embargo genocida cui per servilismo è associato e responsabile anche il nostro governo, dal quale i cittadini italiani firmatari dell'appello umanitario si sono nettamente dissociati insistendo affinché l'embargo venga tolto ed il nostro governo dia prova di effettivo rispetto dei diritti umani.

(segue)

lunedì, dicembre 24, 2007

Gaza: All’inferno non si entra.

Ricevo sulla mia posta privata il seguente drammatico aggiornamento che pubblico in “Civium Libertas” ed in “Club Tiberino”. Il testo resta immutato rispetto a come a me giunto. Per leggere il primo Comunicato da me ricevuto e diffuso clicca qui.

Antonio Caracciolo

***

ALL'INFERNO NON SI ENTRA

DISPACCIO DELLA DELEGAZIONE PARTITA PER GAZA



Ramallah, Palestina, Domenica 23 dicembre, ore 16,00


«Questa mattina, mentre si udivano spari di mitragliatrice e dopo un defatigante viaggio, la delegazione di solidarieta’ con il popolo di Gaza* si e presentata al valico di Eretz per varcare il confine con l’inferno di Gaza.

E’ stata brutalmente RESPINTA dall’ esercito israeliano.

Il criminale embargo decretato dal governo di tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali ecc., giunge perfino ad impedire i contatti umani.

La Striscia non e una prigione a cielo aperto, ma un vero e proprio campo di concentramento.

In carcere infatti almeno i colloqui sono consentiti, a Gaza no.

Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorita italiane.

Esse avevano infatti assicurato (incontro col viceministro Ugo Intini, svoltosi alla Farnesina l’11 dicembre) che avrebbero compiuto i passi necessari affinche’ la delegazione potesse raggiungere Gaza.

Il crimine di questo embargo genocida evidentemente puo compiersi solo grazie a molte complicita e non tollera testimoni, ne’ intrusi.

Per denunciare questa situazione la delegazione di solidarieta continuera’ la sua attivita nei prossimi giorni.

Nel frattempo il muro di silenzio ha iniziato a cedere. Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati am lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera.

Per domani mattina (lunedi’ 24 dicembre) e prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah.

Subito dopo ci recheremo al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteremo, con un sit-in, per la situazione che si e determinata.

Domani sera saremo invece a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale.
La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporra’ uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’»

Tutte queste attivita sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, piu’ numerosi, il 26 dicembre.

Sacchi con medicinali, giochi e altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione.

Leonardo Mazzei x la Delegazione

* La Delegazione e’ composta da: Leonardo Mazzei «Comitato Gaza Vivrà» - Fernando Rossi, Senatore - Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base - Lucio Manisco, Giornalista ed ex parlamentare - Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista - Elvio Arancio, Centro studi cultura islamica di Torino - Davide Casali, Fotoreporter, inviato di Infopal.it - Giuseppe Pelazza, Avvocato - Vainer Burani, Avvocato, membro «Giuristi Democratici» - Maria Grazia Da Costa, Operatrice sanitaria - Ugo Giannangeli, Avvocato, onlus «Per Gazzella» - Zeno Leoni, Giornalista - Carmela Vaccaro, Docente universitaria, esperta di acqua - Erika Miozzi, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Anika Persiani, Associazione umanitaria di volontariato «Sumud» - Margarita Langthaler «Comitato Gaza Vivrà di Vienna.



"Gaza Vivrà”: genocidio in atto = non potevamo non sapere!

Ricevo sulla mia posta privata e divulgo attraverso questo blog per i diritti civili “Civium Libertas” ed il blog di militanza politica “Club Tiberino”. Non ci venga a dire Magdi Allam che abbiamo preso un colpo di sole in pieno inverno. Una parte della guerra a sostegno di un popolo sotto genocidio è la lotta per ribadire la verità dei fatti e per tenere informati i cittadini italiani di quanto succede a Gaza proprio in questi giorni mentre noi celebriamo il Santo Natale, sempre più ridotto ad un’orgia di consumi – un po’ meno quest’anno – che non ad essere un’occasione nella quale tutti, cristiani e non cristiani, possiamo per un momento pensare ai reali fondamenti della nostra umanità.

Antonio Caracciolo

http://cpr.splinder.com/post/15247623/Nessun+diritto+per+gli+abitant

Nessun diritto per gli abitanti della città prigione di Gaza

Divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per delegazione ufficiale italiana.
Tra i delegati, senatore della Repubblica italiana Rossi
Domenica 23 dicembre

Come saprete, una delegazione italiana è partita ieri diretta alla Striscia di Gaza, su mandato dell'assemblea del
Comitato che ha promosso l'appello per Gaza. Atterrata all'aeroporto di Tel Aviv, dopo le maniacali attenzioni che la polizia aeroportuale israeliana ha riservato soprattutto a Maria Grazia Ardizzone, è stata bloccata al valico di Erez, al confine tra la Striscia e eIsraele dai soldati israeliani. Il governo israeliano non ha permesso l'ingresso dei delegati nell'immensa prigione a cielo aperto che è la città di Gaza, dove un milione e mezzo di persone stanno morendo sotto l'embargo genocida.

La delegazione, ufficiale e con inviti scritti da parte delle autorità palestinesi e della Resistenza, è composta anche da un senatore della Repubblica italiana, l'on. Fernando Rossi. Nei giorni precedenti alla partenza si erano succeduti incontri e contatti con il ministero degli Esteri italiano, affinché chiedesse al governo israeliano di garantire l'ingresso nella Striscia. Pareva che tutto sarebbe andato liscio. Invece, ieri è giunta la conferma dalla stessa ambasciata del divieto di entrata, sebbene
il viceministro italiano Ugo Intini avesse assicurato (l'11 dicembre, presso la Farnesina) che tutto sarebbe andato liscio.

Il gruppo è formato da Leonardo Mazzei (Comitato Gaza Vivrà), Fernando Rossi (Senatore), Giovanni Franzoni (Comunità Cristiane di Base), Lucio Manisco (Giornalista ed ex parlamentare), Maria Grazia Ardizzone (Campo Antimperialista), Elvio Arancio (Centro studi cultura islamica di Torino
e collaboratore di www.islam-online.it), Davide Casali (Fotoreporter, inviato di www.infopal.it), Giuseppe Pelazza (Avvocato), Vainer Burani (Avvocato, membro «Giuristi Democratici»), Maria Grazia Da Costa (Operatrice sanitaria), Ugo Giannangeli (Avvocato, onlus «Per Gazzella»), Zeno Leoni (Giornalista), Carmela Vaccaro (Docente universitaria, esperta di acqua), Erika Miozzi (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Anika Persiani (Associazione umanitaria di volontariato «Sumud»), Margarita Langthaler (Coordinamento antimperialista - Vienna). Si trova al momento fermo al valico.

Come
precisato in un comunicato, il Comitato "Gaza Vivrà" voleva testimoniare la solidarietà di una parte importante e consapevole della società civile italiana e verificare le condizioni in cui versa la popolazione della città e dell'intera Striscia di Gaza. In particolare, avrebbero dovuto avere incontro con il Primo Ministro Ismail Haniyye, con il presidente del Parlamento palestinese, Ahmad Bahar, nelle cui mani avrebbero consegnato l’Appello «GAZA VIVRÀ»; avrebbero visitato le aree danneggiate dagli israeliani nelle zone di confine, i campi profughi, gli ospedali, le scuole e le industrie colpite dall'embargo e dagli attacchi israeliani, nonché il valico di Rafah, dove, come noto, sono bloccate da mesi sul lato egiziano migliaia di persone che non riescono più ad entrare nella Striscia. Erano previsti anche incontri con le organizzazioni umanitarie, gli studenti universitari e i bambini di una scuola elementare. La visita avrebbe dovuto concludersi con una conferenza stampa con tutti i media presenti a Gaza per rendere noti i risultati della visita e annunciare le future iniziative congiunte. Il 27 dicembre la delegazione, di passaggio in Israele, avrebbe avuto una fitta rete di incontri con le diverse organizzazioni che sostengono la causa palestinese e combattono l’embargo contro Gaza.

Ora tutto questo è stato compromesso dai carcerieri di Gaza, l'esercito israeliano che non tollera che testimoni sinceri possano vedere e riferire le reali condizioni della popolazione della Striscia. Al momento sembra che ci sia in programma una manifestazione a Betlemme e una conferenza stampa che ancora non si sa quando e dove si terrà. Terremo informati i nostri lettori, in tempo reale, per quanto ci sarà possibile. Intanto, sacchi con medicinali, giochi ed altro materiale sono stati consegnati ai volontari di due Ong italiane attive da tempo all'interno di Gaza e verranno distribuiti alla popolazione. I delegati stanno monitorando la situazione del piccolo flusso di palestinesi che entra e esce dalla Striscia. Molti sono stati gli spari dell'esercito israeliano avvertiti poco oltre il valico per tutto l'arco della giornata. Un grande pallone aerostatico controlla la Striscia a 300-400 metri di altezza dal suolo.

La Striscia di Gaza è un campo di concentramento.
L'embargo criminale decretato dal governo di Tel Aviv, sostenuto dagli Usa e dall’Unione Europea, non si limita al blocco delle merci, dei medicinali, ecc., ma giunge perfino ad impedire i contatti umani! Con il sopruso di questa mattina l’esercito ed il governo di Israele hanno dato anche un sonoro ceffone alle autorità italiane. Intanto Leonardo Mazzei e Vainer Burani sono stati a lungo intervistati dalla TV araba al Jazeera. Le interviste saranno trasmesse questa sera. Domani mattina (lunedì 24 dicembre) è prevista (grazie al determinante contributo delle organizzazioni della Resistenza palestinese) una conferenza stampa a Ramallah. Subito dopo i delegati si recheranno al consolato italiano di Gerusalemme dove protesteranno con un sit-in, per la situazione che si è determinata.
Domani sera, invece, saranno a Betlemme in occasione della Santa messa di Natale. La delegazione italiana, affiancata dai fratelli palestinesi, musulmani e cristiani, e da decine di militanti antisionisti israeliani, esporrà uno striscione in lingua italiana con su scritto «STOP EMBARGO! GAZA VIVRA’». Tutte queste attività sono finalizzate ad una nuova e piu forte iniziativa al valico di Eretz, al quale ci ripresenteremo, più numerosi, il 26 dicembre.


Massima solidarietà alla popolazione di Gaza!
Denunciamo il comportamento delle autorità israeliane!
Vogliamo la fine dell'embargo-lager!
Pretendiamo che la delegazione documenti i fatti!



Fonti
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7108
http://www.islam-online.it/del_gaza.htm
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5447&Itemid=68



domenica, dicembre 23, 2007

Rosario Romeo, la LUISS e altro

Versione 1.1

Questa notte in registrazione ho ascoltato diverse relazioni di un convegno che un'associazione studentesca della Luiss, la «Magna Charta Libertatut», ha organizzato per commemorare Rosario Romeo che della LUISS era stato promotore e rettore. Le relazioni erano tutti interessanti ed ho potuto apprendere cose che non sapevo ad incominciare dal fatto che Rosario Romeo sia stato il più grande storico italiano del Novecento. Se è tutto qui, ahimé poveri noi! Leggerò comunque l’opera di Rosario Romeo, per fortuna in lingua italiana e quindi tale da non richiedere uno sforzo eccessivo. Di Rosario Romeo, professore a lettere, ricordavo solo un episodio banale riportato dai giornale all'epoca in cui io ero studente a Scienze Politiche alla Sapienza negli anni 1970-75. Se non ricordo male il prof. Romeo in pieno consiglio di facoltò avrebbe dato un pugno in volto ad un altro docente, il prof. Capizzi, il quale gli avrebbe dato del fascista per le sue posizioni di allora. Ma questo è solo un episodio colorito, che è però l’unica cosa che ricordavo di lui.

Questa notte ne ho apprese altre. Ne traggo le mie conclusioni. Al prof. Romeo non piaceva l'università che si era venuta creando dopo il 1968. E non so dargli torto. Aveva pensato di crearsene un’altra, la Luiss, appunto. E lo faceva mentre era professore della «Sapienza», cioè dell’Università Statale, percependone i regolari emolumenti ed esercitandone i poteri connessi al ruolo. Voleva creare ed ha creato un'università privata utilizzando il capitale pubblico. Lui era uno storico versato in economia e si intendeva di capitalismo. Se il modello voleva essere quello americano, non lo era per intero. Qui gli studi universitari costano agli studenti un'autentica fortuna che assai poco in Italia possono permettersi.

In Italia vigeva e vige il sistema dell’università pubblica, della scuola pubblica, della sanità pubblica con tutto quello che sappiamo. Il sistema pubblico non funziona. Ma perché? Stando alla sola università forse il male principale è da ricercare nel potere baronale, cioè in un sistema attraverso cui si riproduce la docenza e ci si rapporta con il potere politico e gli altri poteri forti. L’università di massa ed un certo subbuglio nella struttura della docenza non erano andate a genio al prof. Romeo. Da qui il tentativo Luiss, che devo averlo deluso in un momento in cui gli dovette essere chiaro che l'industria rappresentata da Carli non gli metteva in mano uno strumento per comandare, ma per ubbidire.

Non voglio dilungarmi. Basti pensare ai seguenti dati: i nuovi studenti della Luiss non possono raggiungere i numeri della Sapienza, ma devono avere una consistenza limitata. Solo così possono sperare di venire assorbiti dalle imprese confindustriali. A questi studenti viene chiesto un minimo di disciplina che invece non viene imposto agli studenti “liberi” della Sapienza. Inoltre pagano, anche se non quanto gli studenti americani. Ma il dato più scandaloso contro il quale nessuno si è mai rivoltato, trovando la cosa del tutto normale, è un altro. I docenti della Luiss erano e sono in grandissima parte docenti della Sapienza, cioè pagati dai contribuenti, i quali oltre a prendere lo stipendio dallo Stato italiano andavano ad arrotondare alla Luiss, dove magari si impegnavano di più che non nel pubblico. Non esseno ubiqui cosa facevano? Alla Sapienza scaricano il carico didattico sulle spalle delle figure “precarie” o sui “ricercatori”, ai quali venivano negati i riconoscimenti per i lavoro prestato. La rivendicazione principale dei “negri” era il riconoscimento della terza fascia della docenza e di un sistema di reclutamento e di avanzamento della carriera che avrebbe scardinato l'essenza stessa del potere baronale senza per nulla far scadere i livelli qualitativi e di eccellenza....

Il discorso potrebbbe esser lungo e non ho tempo e voglia di farlo. Confido però che chi appena un poco si intende di università abbia capito il senso complessivo. In altra occasione, se occorre, approfondirò il discorso per quanti non lo avessero capito. Adesso devo smettere perchè voglio fare altro. Il grande storico Romeo, profondo conoscitore del capitalismo italiano, se voleva il “barone” poteva farlo nell'università pubblica e statale, che gli ha consentito di sviluppare la sua carriera fino a diventare “il più grande storico italiano” del Novecento, sperando che gli altri che possono vantare non minore grandezza se ne stiano zitti. Dove invece rassegnarsi ad esser “servo” in una università che aspirava a diventare “privata” al servizio dell'industria privata, con i soldi e gli uomini delle “risorse pubbliche”, secondo la formula propria del capitalismo italiano: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Un principio che la gran folla degli studenti dell’università di massa aveva ben compreso in quegli anni Settanta.

martedì, dicembre 04, 2007

Campagna adesioni per il "nuovo movimento politico"

Nelle due giornate in cui ho presieduto il Gazebo davanti al civico 230 di viale Marconi, in Roma, ho raccolto 210 adesioni, cioè preiscrizioni. Solo una piccola parte degli aderenti era fornita di indiririzzo di posta elettronica. A loro ho mandato questa mattina un invito al Club Tiberino. Per quanti visitano questa pagina e desiderano iscriversi al nuovo movimento politico, possono farlo per via telematica al seguente sito: Verso il nuovo movimento politico. Per quanti di loro abitano in Roma nel Quartiere Marconi e desiderano momenti di aggregazione sui problemi di Quartiere ricordo il nostro Club Tiberino.



Per compilare il Modulo di preiscrizione clicca Qui
E se abitando in Roma desideri aderire anche al Club Tiberino clicca qui e segui le istruzioni.

Salve!

Sono Antonio Caracciolo,

ossia il tuo concittadino che di fronte al civico 230 di Viale Marconi nelle giornate di sabato e domenica 1 e 2 dicembre ha raccolto le preiscrizioni al nuovo partito che succederà a Forza Italia e che si chiamerà con il nome e simbolo “il Popolo della Libertà” o “il Partito della Libertà”. L’augurio mio e di tutti è che si tratti di un partito nuovo e diverso da quelli del passato, ossia un partito che reallizzi a pieno il dettato dell’art. 49 della Costituzione: ciò dipenderà in buona parte da noi stessi e dalla nostra capacità di autoorganizzazione. L’art. 49 della costituzione dice che i cittadini hanno il diritto di associarsi in partiti politici per concorrere alla formazione della politica nazionale. I partiti a loro volta devono avere struttura interna ed organizzazione democratica tale da favorire la più ampia partecipazione.

Fermamente compreso del significato e dell’importanza dell’art. 49 ho cercato da qualche anno di mettermi in contatto tramite internet con altri concittadini impegnati nella stessa area politica, ma senza preclusioni verso nessuno che voglia discutere di politica. Ho così dato vita ad una serie di iniziative accessibili a chi usa internet. Si tratta nell’ordine:

1°) Di un gruppo di discussione moderato, detto Club Tiberino, al quale è associato un Blog intitolato all’inizio FARE POLITICA IN FORZA ITALIA e dopo l’annuncio di Berlusconi con nuovo titolo: FARE POLITICA CON IL POPOLO E PER IL POPOLO.
2°) A questo primo Gruppo di discussione sono associate altre iniziative telematiche, alle quali potrai accedere dai links interni e non strettamente indirizzate ai militanti di Forza Italia, ma rivolte a tutti i cittadini, anche non italiani. Di queste te ne indico una sola: il blog “Civium Libertas”:
http://civiumlibertas.blogspot.com/
ossia un blog (con relativo Gruppo associato e con iscrizione soggetta ad approvazione) che è specializzato nei problemi connessi alla libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento, per me particolarmente importanti in quanto di mestiere sono un docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza.

Per trasparenza e chiarezza devo però darti una importante avvertenza che ti prego di tener ben presente al fine di evitare spiacevoli malintesi. Se visiterai i miei siti e leggerai i miei articoli, devi valutare che si tratta di mie opinioni e posizioni personali che offro alla libera discussione ed al dibattito. Accetto e gradisco anche il serrato contraddittorio. In nessun modo pretendo di imporre ad altri le mie vedute. Ho scelto di militare in un partito che si chiamerà “il Partito della Libertà” o “il Popolo della Libertà” proprio perché mi aspetto che almeno in questo partito via sia piena libertà di pensiero e di discussione.

L’avvertenza non è inutile perché già mi sono trovato e mi trovo in aperto dissenso con tanti pezzi grossi di partito, chiamati da Berlusconi “parrucconi”, proprio sui temi della libertà di pensiero e di ricerca. Continuerò a combatterli, in modo civile e non violento, per affermare quelli che a mio avviso sono gli autentici principi liberali.

Pertanto, in nessun modo ciò che leggerete vincola quelle che possono essere o saranno le posizioni ufficiali del partito gi di Forza Italia e ora “il Popolo della Libertà“ o “il Partito della Libertà. Sono mie idee e posizioni personali sulle quali gradirei molto avere il conforto di una vostra opinione, anche in netto dissenso.

Potete estendere questo invito a chi riterrete possa essere interessato. Purtroppo delle 210 persone che hanno firmato la preiscrizione al gazebo da me presieduto solo una minima parte fa uso di internet.

Se avrete bisogno di assistenza tecnica per l’attivazione e l’uso dei Gruppi e dei Blog che propongo alla vostra discussione potete scrivermi al seguente indirizzo:
cardisem@gmail.com

Siti proposti:
Club Tiberino
Fare politica con il popolo e per il popolo
Civium Libertas Blog
Civium Libertas Gruppo
Civium Libertas Bollettino
Fare politica in Calabria

Antonio Caracciolo,
residente in Roma,
ma spesso in Calabria, dove ho fondato un Club in Seminara e dove mi è stata affidata la responsabilità di Coordinatore provinciale dei Clubs FI per la provincia di Reggio Calabria.