sabato, aprile 21, 2007

Una resa dei conti con Carlo Panella

Versione 1.1

Da qualche tempo mi sto dedicando alla lettura di libri di attualità politica. Ho risolto le prevenzioni iniziali che mi facevano ritenere questo genere di occupazione una perdita secca di tempo. Ogni cittadino dovrebbe invece interessarsi del suo presente e del suo paese. In fondo, l’opera di Carl Schmitt, Posizioni e concetti, che ho impiegato anni a tradurre in italiano, non è che una riflessione, attualissina, sugli eventi politici europei dal 1923 al 1939. E perché non anche io, nel mio piccolo, posso tentare di decifrare il mio tempo ed il mio paese? Non mi piace in effetti lo spettacolo che offrono i politici di professione e le loro aggregazioni politiche. La voglia di fuggire altrove con la mente è grande. Ma sarebbe un errore e non si risolve proprio nulla autoemarginandosi: si lascia libero il campo ad altri che non riteniamo necessariamente migliori di noi. Per venire a Carlo Panella mi era del tutto sconosciuto fino a qualche mese fa. Ne ho sentito la voce e ne ho visto anche il volto attraverso la radio e la televisione. Adesso ho anche comprato un suo libro, che già nel titolo non mi piace affatto. Non direi sia molto diverso da quello di Fiamma Nirenstein, di cui mi sto occupando in un altro post. Le posizioni politiche mi paiono le stesse e ne tratterò insieme come capitoli diversi di uno stesso saggio sulla politica filoisraeliana: Ottolengi, Nirenstein, Panella fanno parte di una lobby ebraica, il cui scopo è di orientare l’opinione pubblica italiana in una guerra contro il mondo islamico ed a fianco di israele. Trovo per nulla condivisibile un simile obiettivo e per quanto è nelle mie possibilità tento di contrastarlo. Ciò premesso, procederò ad una lettura sequenziale del libretto appena comprato. Con una serie di links interni ed esterni collegherò queste diverse letture-recensioni come se fossero un unico libro ipertestuale. Mi resta da spiegare il titolo di questo post. “Resa dei conti” non ha nulla di personale o di bellicoso. È una reminiscenza delle mie vecchie letture dei pensatori della sinistra hegeliana, quando per studiare il pensiero di un altro si diceva “resa dei conti”. Panella ha voluto scrivere un libro, dal titolo provocatorio. Il libro è cosa pubblica. A meno che io non voglia fare una scelta di “ignoranza”, Carlo Panella mi ha disturbato nella mia quiete e mi costringe a prendere visione del suo libro ed a misurarmi con i concetti e le tesi in esso contenuti. Avrei potuto impiegare il mio tempo in una salutare passeggiata, ma lui mi tiene ormai impegnato ed ecco dunque la necessità di una “resa dei conti”.

CARLO PANELLA

FASCISMO ISLAMICO
Perché l’Iran minaccia la libertà dell’Occidente
(Rizzoli, marzo 2007, p. 204)

Critica in progress della recente letteratura
filoisraeliana ed interventista
condotta da
Antonio Caracciolo


Sommario: Sez. I. Nirenstein: Israele siamo noi. – 1. «Sfido chiunque a dimostrare». – 2. «Israele è uno Stato del tutto legittimo». – 3. «Parlo dunque di noi». – 4. «scimmiottamenti della sinistra europea buonista». – 5. «il terrorismo liberticida e fascista». – 6. «la bomba atomica dell’Iran». – 7. «lo staterello di merda». – 8. «gli errori del passato». – 9. »mia nonna Rosina». – 10. «Non è estremamente interessante tutto questo?». – Sez. II. Panella: Fascismo islamico . – 1. «Abbiamo paura dell’Islam?». – 2. «nel 1933 in Germania a milioni votarono Hitler». –



Letture correlate: OdifreddiLosurdoCanfora.

1.
«Abbiamo paura dell’Islam?»

La mia risposta è: no! e differisce da quella di Carlo Panella che è invece: si! Aggiungo che ho più paura del cattolicesimo e dell’ebraismo di casa nostra che non dell’islamismo di casa altrui. Non so se Carlo e donna Fiammetta si conoscono, ma la cosa non mi stupirebbe. Trovo notevoli somiglianze fra i due libri. Mi irritano già dal titolo. Per giustificare il suo “fascismo islamico” Panella si avvale di una citazione in epigrafe tratta da Umberto Eco, che è scrittore di grande successo, dal quale tuttavia non andrei a lezione per apprendere cosa è il fascismo. Ma riportiamo per intero il passo di Eco:

C’è una componente dalla quale è riconoscibile il fascismo allo stato puro,
dovunque si manifesti,
sapendo con assoluta certezza
che da quelle premesse non potrà venire che “il fascismo“,
ed è il culto della morte.


Umberto Eco come Aristotele, del quale si diceva: ‘Ipse dixit’ e la questione era risolto. Non vi era più nulla da discutere e da indagare. Fosse stata almeno una citazione da Renzo De Felice, che ha speso tutta una vita di lavoro per capire e spiegare cosa è stato il fascismo, avrei potuto dire che Carlo Panella si è appigliato ad una buona autorità. Ma Umberto Eco, che posso invidiare per il suo successo mondano, mi lascia alquanto indifferente nella formazione delle mie opinioni e delle mie tesi scientifiche. Fascismo e nazismo sono problemi storiografici non agevoli da affrontare. Di Carlo Panella, a me del tutto sconosciuto fino a qualche mese addietro, leggo che di mestiere è stato “commentatore parlamentare per Videonews-Mediaset” e poi che «collabora con il quotidiano “Il Foglio” come esperto di crisi mediorientale e di questione islamica». Non è dichiarato altro e se solo questi sono i suoi titoli vi sarebbero sufficienti ragioni per non occuparsi più di lui e fare la passeggiata di cui prima parlavo. Del resto, voglio giudicare la persona per le cose che scrive e non per ciò che è, ossia per la posizione sociale e corporativa che occupa.

La citazione di Umberto Eco è tipicamente letteraria, buona per scrivere romanzi e poesie, da cui magari trarre sceneggiati per film di successo. Non credo che sia di aiuto a capire alcunché. Il “culto della morte”? Ed allora anche gli Etruschi erano dei fascisti? E che vuol dire il culto della morte? Il culto dei Penati? Ed allora ognuno di noi è un fascista. Il disprezzo del pericolo che può diventare perfino culto della morte? E di che pasta sono gli eroi che noi onoriamo come tali? No, mi pare che sia un’autentica sciocchezza letteraria di nessuna utilità in sede scientifica. Ma Panella da qui prende avvio. Personalmente, preferisco considerare il fascismo come quel movimento politico che nacque in Italia nel 1922 e terminò in Italia nel 1945. Fuori di questo ambito cronologico e geografico l’uso del termine è “con assoluta certezza” fantastico e metaforico. Del resto, se proprio vogliamo servirci di metafore, allora di fascismo si può parlare a maggior ragione per lo Stato Ebraico quale esce dai suoi testi religiosi. Lo sterminio dei Cananei e di altri popoli antichi non è propriamente qualcosa di edificante. Odifreddi ha usato con gli Ebrei la stessa libertà di cui si serve Carlo Panella con gli Arabi.

2.
«nel 1933 in Germania a milioni votarono Hitler»

Appunto! Lo votarono ed il nazismo ebbe una legittimazione che gli israeliani di oggi hanno soltanto dagli USA e da una raccogliticcia commissione ONU che nel 1948 sanciva insieme con la creazione di Israele di un altro Stato palestinese, che non ha mai visto la luce. Da qui si riconosce la faziosità delle tesi di fondo di Panella, tesi al tempo stesso semplici e rudimentali. Intanto una prima obiezione al testo virgolettato. Cito a memoria, non avendo i testi a portata di mano, ma sono abbastanza sicuro di quel che dico. I regimi cosiddetti totalitari, e dico “cosiddetti” per il solo fatto che considero inadeguata l’espressione “totalitario” per indicare in genere regimi diversi l’uno dall’altro: bolscevismo, fascismo, nazismo, che meriterebbero analisi distinte ed approfondite se non vi fosse sopra di essi una cappa demonica che che impedisce ancora oggi uno studio soddisfacente, simili regimi detti totalitari non furono privi di un loro vasto consenso. Senza nessun consenso non avrebbero potuto reggersi sulla base del solo terrore. O almeno io non lo credo. Quanto poi a terrore io neppure credo che noi oggi ne siamo immuni. Libri come quelli di Panella, Ottolenghi, Nirenstein, Magdi Allam sono libri terroristici in quanto crimilalizzano qualsiasi atteggiamento critico di Israele. Episodi come quelli di Teramo, non di Teheran, in occasione di un’impedita conferenza di Faurisson sono fenomeni prettamente fascisti o nazisti nel senso impiegato da Panella e suoi compari. Ma veniamo punto. Mi hanno riferito di una conferenza fortemente osteggiata in Torino, patria e dominio intellettuale di Brunello Mantelli, dove anni addietro non un revisionista e negazionista, ma un ortodosso storico tedesco ebbe a rivelare alcuni dati che mandarono su tutte le furie chi queste cose non voleva ascoltare. Con un colpo solo Hitler aumentò a tutti in misura considerevole la magra pensione e contemporaneamente fece pagare le tasse ai capitalisti. Günther Krauss, discepolo di Schmitt, narra nei primi anni del nazismo furono realizzate molte di quelle cose che la repubblica di Weimar non seppe, non volle, non poté realizzare. Pertanto, non vi era nessun motivo per non tributare ad Hitler il consenso che queste misure avrebbero guadagnato a qualsiasi governo. Che poi le strade portarono ad Auschwitz non era scritto nel genoma.

La tesi grossolana di Carl Panella la si può riassumere così, magari esagerando con un senso del grottesco: il nazismo è il male assoluto e metafisico che ha un preciso giorno di nascita, il 30 gennaio 1933, come sentii dire ad un noto letterato tedesco, che con l’occasione disse in Roma al Goethe Institut di non sentirsi affatto tedesco, ma solo ebreo. Io non capivo bene. Pensavo che fosse un cittadino d’Israele, ma ricordo come sommamente sgradevole la Serata che doveva essere in suo Onore. Se fossi stato un tedesco con il midollo spinale, avrei ben saputo io cosa dirgli. Ma il popolo tedesco è stato a tal punto umiliato da non essere più in grado di un minimo di dignità, grazie alla religio holocaustica. Ma proseguiamo nella ricostruzione del cervello panelliano. Nazismo significa Olocausto, proprio Olocausto, non Auschwitz come invece dice lo storico ebreo Sion Segre Amar, ma solo Olocausto, perché con la parola Olocausto si fanno affari, mentre invece Auschwitz non rende altrettanto. Interpretata così la storia del Novecento europeo senza possibilità di confutazione, perché altrimenti scatta la galera o gli assalti squadristici, si prende l’aereo e ci si sposta sui cieli dell’Iran. Ed ecco l’Iran del 2007 diventa la Germania del 1933 ed Ahmadinejad (non imparerò mai a scriverne correttamente il nome!) diventa la reincarnazione di Hitler. Orbene, siccome gli europei ed il mondo intero furono tutti colpevoli per non aver fermato Hitler già il 30 gennaio 1933 con una bella guerra preventiva, ecco che adesso non devono ripetere lo stesso errore. No! Cosa dico! Non devono macchiarsi di nuovo della stessa colpa. Verso chi? Verso lo Stato di Israele che sarebbe la stessa identica cosa degli ebrei tedeschi che finirono nei campi di concentramento. Nel mondo mediorientale Israele è l’uno o il due per cento in termini di popolazione e di territorio? E che vuol dire? Israele siamo noi (Nirenstein), Israele è la Civiltà e la Libertà ( Ottolenghi), la Vita nella sua più intima essenza (Magdi Allam). Il contario di tutto questo l’Islam che nella sua essenza è nazismo. Dunque una bella guerra come quella del 1940-45 che ha prodotto quel capolavoro di sapienza giuridica che l’Onu oltre che quello sommo tribunale di giustizia che è stato Norimberga, dove siedevano gli americani che già si erano distinti ad Hiroshima e Nagasaki ed i sovietici che con gli ebrei forse non erano stati meno teneri dei nazisti. Quanto ad Inglesi e Francesi, soggetti minori, non possiamo ascrivergli gesta forse analoghe, benché in fatto di antisemitismo la Francia non sia stata poca cosa, ma soprattutto a questi due Stati una qualche responsabilità per l’evoluzione dalla prima alla secondo guerra mondiale può esser loro addebitata. Mah! In fatto di interpretazione della storia sarebbe meglio lasciar perdere perché di uno stesso evento potrebbero darsi migliaia di interpretazioni. Il guaio è che per gli ebrei nostrani e per quelli allocatisi in Palestina di interpretazione può darsene una sola: quella olocaustica! Altrimenti strillano, strillano, strillano. Per fortuna, l’Iraniano con la barba non si lascia impressionare. E da ciò forse ne potrà a noi derivare qualche bene, almeno in fatto di libertà morale e di pensiero.

3.
«il dodicesimo iman»

Ad un certo punto Carlo Panella si improvvisa critico della teologia musulmana ed in particolare si sofferma sulla dottrina del “dodicesimo iman”. Cosa gliene importa e cosa ce ne importa? Deve ricavarne un principio di “ferocia” da far discendere proprio dal suo acume teologico. Verrebbe da chiedersi perché mai un simile esercizio non lo faccia intanto con l’ebraismo, che in fatto di ferocia non è proprio secondo a nessuno. Ci vuole un bell’equilibrismo a sublimare il senso letterale di molti racconti biblici, ad incominciare dalla Pasqua, dove con altissima moralità e senso di umanità si plaude ed inneggia all’angelo sterminatore che uccide tutti i primogeniti degli odiati egiziani, risparmiando solo gli eletti ebrei. Ma con gli ebrei e con i cattolici in nostro Panella con una sola enne ben si guarda dal fare considerazioni simmetriche a quelle in cui si cimenta con il “dodicesimo iman”. Il fatto che il presidente iraniano sia al riguardo un uomo di fede è per il nostro agit-pro israeliano un’imperdonabile aggravante, una prova della sua scelleratezza, del suo “fascismo islamico”.

(segue)

2 commenti:

arial ha detto...

indipendentemente dall'area politica espressa , condivido: secndo me si continua ostinatamente a difendere una corrente politica ben definita: Aipac, nazionalisti, neorepubblicani falchisti ecc. Non a caso gli strali sono ultimamente rivolti a quei giornalisti israeliani o ebrei che non contestano la legittimità di israele, ma la politica sempre più arrocata su se stessa di alcuni settori ....... il piano saudita,spalleggiato dagli Usa , pone Israele dinanzi a una scelta ben precisa: ora fa parte del "gioco" aperto tra sunniti e sciiti....geopoliticamente i palestinesi e gli israeliani sono entrati nel pianeta arabo. La posta in gioco è troppo alta per gli Usa ed israele dovrà definire una nuova strategia,abbandonando, si spera,gli usuali slogan : piaccia o non piaccia alla destra oltranzista
Quest'articolo di haaretz mi sembra illuminante

http://www.haaretz.com/hasen/spages/836478.html

Marco (fu dottormabuse) ha detto...

Ovviamente, nel nostro, anzi vostro, ora che ne sto fuori, stato, per essere grandi politici o pubblicare bisogna avere precedenti penali, una storia rigorosamente non limpida, e magari avere ascendenze religiose, ancorchè politiche, di "primo piano". Lei sa di che si parla, no? (Furio Colombo, Corrado Augias, l'isterica Nierenstein, Mentana, Mimun, ecc. ecc. ecc.).

Wikipedia su Carlo Panella. "Nel 1970 entra in Lotta Continua. L'8 marzo 1972 viene emesso un mandato di cattura per degli incidenti di piazza nel corso di una manifestazione, gli vengono addebitate 15 violazioni del codice penale. Nel 1974 è condannato a 4 anni e tre mesi di carcere senza condizionale, per avere organizzato gli incidenti di Genova."

Carlo Panella ha lavorato per Radio Popolare (quota sionista?), per cui segui la rivoluzione del 78. Poi lavora sempre grazie a quel meraviglioso circoletto libertario (?) di Giuliano Ferrara.

Resta un picchiatore della (dis)informazione, che parla soltanto per giustificare, annunciare, ratificare le guerre del suo stato: Israele.

A volte viene sì da parlare di fascismo, tra Sofri, Ferrara e Panella vari. Per rispetto della storia tragica e diversa del fascismo, è meglio tacere.