martedì, aprile 10, 2007

Letteratura sionista: Nirenstein, Panella, Ottolenghi, etc.

Non ho più dubbi ormai. “Noi” comuni cittadini siamo aggrediti da una vera e propria lobby ebraica che vuole condizionare i nostri pensieri e le nostre posizioni politiche. Ci vuole schierati con Israele in una guerra il più estesa possibile contro tutto il mondo islamico, che viene dipinto a tinte fosche al solo scopo di suscitare la nostra ostilità. Dico subito che per me la minaccia non viene dall’Iran, ma da Israele, a cui dobbiamo un focolaio di guerra che arde da oltre mezzo secolo e che minaccia di estendersi oltre. Ma non voglio partire prevenuto. Con santa pazienza leggerò in modo sequenziale, cioè pagina dopo pagina senza saltare le parti più noiose o fragili del libro, i testi che sostengono le posizioni da me individuate. Può anche darsi che mi ricreda del tutto, ma nessuno di noi può rinunciare ai giudizi del momento. Perché questi non diventino “pregiudizi” non bisogna stancarsi nell’esaminare tutti gli aspetti di una questione, o almeno acquisire una quantità sufficiente di dati per la formazione del giudizio. Poiché mi piace giocare a carte scoperte dico anche che la mia solidarietà va agli arabi, perché li considero parte più debole e parte aggredita. Il Medio Oriente si inserisce a mio avviso in un’ampia strategia imperiale degli USA. Lo Stato di Israele non è al tempo stesso parte, strumento e causa di questa politica imperiale.



Sez. I

FIAMMA NIRENSTEIN

ISRAELE SIAMO NOI
(Rizzoli, 2007, p. 260)

Critica in progress di un libro orribile
condotta da
Antonio Caracciolo


Sommario: Sezione I. Nirenstein: Israele siamo noi. – 1. «Sfido chiunque a dimostrare». – 2. «Israele è uno Stato del tutto legittimo». – 3. «Parlo dunque di noi». – 4. «scimmiottamenti della sinistra europea buonista». – 5. «il terrorismo liberticida e fascista». – 6. «la bomba atomica dell’Iran». – 7. «lo staterello di merda». – 8. «gli errori del passato». – 9. »mia nonna Rosina». – 10. «Non è estremamente interessante tutto questo?». – Sez. II. Panella: Fascismo islamico. – 1. «Abbiamo paura dell’Islam?». – 2. «nel 1933 in Germania a milioni votarono Hitler». –

Letture correlate: OdifreddiLosurdoCanfora.




L'operazione della Fiamma divoratrice è semplice e concertata in ambienti ebraico-filoisraeliani: far scattare un processo di identificazione di “noi” ignari italiani con le armi israeliane che massacrano quanti ostacolano i progetti di colonizzazione americano-israeliano della Terra Promessa. Per chi legge la Bibbia e si ritiene anche libero di poterla interpretare con la propria testa è fin troppo chiaro il destino riservato agli occupanti di una terra a loro non destinata dal potente Jahvé: la distruzione di Sodoma e Gomorra fa incredibilmente pensare ad un Olocausto nucleare. Lo Stato di Israele è già attrezzato. Dispone da parecchi anni di quegli arsenali nucleari che con tutti i mezzi e con tipica faccia tosta si vuol negare all’Iran con argomentazioni che solo la Fiamma divoratrice può comprendere: sono a misura per la sua testa. Beninteso, sarebbe quanto mai auspicabile che questo genere di armi non esistessero per nessuno, ma se esistono sono per uno o per pochi e sono proibite per tutti gli altri, significa sul piano del diritto naturale di cui molti blaterano l’equivalente di una pistola puntata alla schiena di qualcuno al quale si dice che deve rinunciare alla proprietà di una eguale pistola.

Usciva nel 2004 un libro di Samuel P. Huntington con il titolo originale Who Are We? tradotto in italiano con La nuova America. Almeno il libro di Huntington aveva un che di dubitativo. Invece Fiamma è donna di solide certezze. Non solo noi italiani non siamo ormai più certi di poterci dire tali, ma stando a Fiamma la nostra identità risorge in terra d’Israele: Israele siamo noi! E forse proprio per questo ricevo inviti da non so bene chi a recarmi in Israele, dove non ho mai messo piede e non intendo certo metterlo proprio di questi tempi. Noi italiano rischiamo di dividerci in Borbonici, Papalini e Lumbard, ma Fiamma ci dice che siamo Israeliani. Per chi vive le sorprese su questa terra non finiscono mai! Essendo scritto in italiano, che si parla solo in Italia, mi pare chiaro che gli interlocutori di Fiamma siano degli italiani. Non so se lei lo sia, ma di certo io e lei non abbiamo un idem sentire. E se il suo libro è un appello ed un invito indifferenziato che riguarda anche me, la mia risposta fin dalla lettura del titolo del libro e delle sue prime righe è un netto e sonoro: No! Ma procediamo (non oggi) nella lettura sequenziale del Libro. Le altre riflessioni verranno di seguito, pagina dopo pagine. Berrò fino in fondo l’amaro calice.

A leggere anche quello che non si condivide per nulla si apprende sempre qualcosa. Ad esempio, ignoravo l’esistenza di un risoluzione dell’Onu, la n. 3379 del 1975, che «equiparava il sionismo al razzismo». Dice Fiamma che essa «è tanto diffusa quanto del tutto priva di fondamento». E se lo dice Fiamma! Ma non è questo che mi interessa. Di recente il nostro presidente di turno, Giorgio Napolitano, ha equiparato l’antisionismo all’antisemitismo, facendo in tal modo un bel regalo agli ebrei filoisraeliani. Ma il fatto è che presso i nostri inetti politici, incapaci di pensare ed attuare una propria politica internaziole, l’Onu gode di un grande prestigio: sotto la sua miracolosa e purificatrice “egida” si fa ogni cosa e si è disposti ad andare in missioni rigorosamente di pace in qualsiasi angolo del pianeta, magari per combinare altri pasticci. Bisogna dunque che Napolitano si metta d’accordo con L’Onu. Esistono in geometria una serie di ragionamenti che si studiano ancora oggi. Per proprietà transitiva e reciproca dovremmo argomentare che se semitismo è eguale a sionismo, giacché antisionismo è uguale ad antisemitismo, allora sionismo e semitismo sono la stessa cosa. E se poi, come insegna Fiamma, sionismo è uguale ad ebraismo, e sionismo è secondo l'Onu una forma di razzismo, allora avremmo che ebraismo è uguale a razzismo, e se ebraismo è uguale a Israele, allora Israele è uno stato razzista, secondo la risoluzione n. 3379/1975 dell’Onu. Bisogna dunque che il nostro presidente Giorgio Napoletano ci dica a chi dobbiamo prestar credito a Lui stesso o all’Onu, sotto la cui egida si trovano le nostre truppe all’estero in “missione di pace”.


1.
«Sfido chiunque a dimostrare»

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Fiamma lancia la sfida. Temo che sarà difficile leggere tutto quanto il libro. In uno stessa riga sono contenute più di una cretinata: il termine “cretino” introdotto in saggistica da Piergiorgio Odifreddi non dovrebbe più essere offensivo per nessuno e dovrebbe venire accettato come un modo non paludato di esprimersi per indicare ragionamenti deboli, privi di consistenza logica e documentazione attendibile. Se devo commentarle ed evidenziarle una ad una, mi occorrerà uno spazio di gran lunga delle 260 pagine di cui consta la grande opera letteraria di Fiamma Nirenstein, la sua ultima fatica: Israele siamo noi. Per me sorge il grave dilemma se ritenere di aver acquisito sufficienti elementi di giudizio dopo la lettura della pagina iniziale o se invece occorre proseguire fino alla fine, tornando ad ogni istante alla tastiera per rispondere alle “sfide” di Fiamma. Decideremo strada facendo. Credo che presto sopraggiungerà la stanchezza e la noia insieme con la persuasione dell’inutilità di un’ulteriore perdita di tempo. Ho speso i 17,50 euro del libro. Ne ho la disponibilità. Potrò controllarlo ogni volta che serve. È un libro per l’archivio, per un archivio di questa sudicia guerra che insozza il mondo da oltre mezzo secolo, di una guerra dove Fiamma ci vorrebbe sempre più trascinare, giacché “noi” siamo Israele e se gli arabi attaccano Israele, noi dobbiamo difenderci dagli arabi perché gli arabi attaccano non Israele, ma direttamente noi. Nella sua grossolanità è chiaro il ragionamento di Fiamma.

L’identità è cosa quanto mai difficile da definire. Ognuno di noi ha una carta o un documento di identità ed in questa accezione sembra di sapere cosa sia un’identità. Ma la cosa si complica quando occorra definire questa identità come appartenenza ad un gruppo, ad un noi. Inoltre, le identità non sono statiche: si possono perdere o acquisire. Possono perfino venir distrutte. Nella storia non è infrequente il caso di popoli o genti con una loro proprio identità, di cui si è persa ogni memoria. Poiché i popoli si sono trovati spesso in guerra fra loro, a chi soccombeva poteva essere inflitto anche l’oblio nel senso che di quel popolo non si lasciava sopravvivere nessun componente ovvero che se ne cancellava ogni possibile memoria. Infatti, la “memoria” del proprio passato e delle proprie radici può essere un potente fattore di identità. Con maggiore approfondimenti si è occupato dell’argomento Huntington nel libro appena citato. Il tema è affascinante quanto complesso e non posso io certo trattarlo qui. Si tratta per giunta di un campo di ricerca di cui non è questa la sede. Di certo non è da Fiamma che possiamo attenderci i lumi che sarebbero qui desiderabili. Si può apprendere qualcosa dalla lettura di Huntington. Non si apprende nulla da Fiamma: ci si arrabbia soltanto.

Facciamo comunque conto che questo difficile tema della identità sia chiaro ad ognuno, o meglio lasciamolo in sospeso per occasioni più propizie alla riflessione. Fiamma ha capito che si acquisisce una identità non a favore di noi stessi, ma contro qualcuno. All’interno di un “noi” comune si è contro qualcun altro, o meglio contro una comunità avversa di altri “noi”: la scontro è fra identità contrapposte. Non posso tacere di un lapsus fiammesco: i musulmani acquisiscono una loro identità aggrappandosi ad un loro credo religioso che è “non negoziabile”. Devo confessare che è la prima volta che sento parlare in questi termini di un credo religioso. Secoli di cultura mercantile ebraica si sono sedimentati nella testa di Fiamma Nirenstein, forse italiana, ma certamente ebrea: lo dico senza nessuna ostilità e senza nessun preconcetto. Sarebbe come se nei secolari conflitti cristiani i credenti dell’una o dell’altra interpretazione del Verbo negoziasse il suo specifico credo. Ma come costruisce Fiamma l’identità ebraica-israeliana? Fra le altre cose (tutte “evidenti” e “indiscutibili”) Fiamma si appella agli scavi archeologici. Sarebbe una «menzogna peggiore della negazione dell’Olocausto», secondo un archeologo di prima grandezza (ma scommetto ignoto ai più) come Gabi Barkai, autorevolmente citato da Fiamma, negare cosa? Che il «Secondo Tempio non sia mai stato sul Monte dove oggi sorge la spianata delle Moschee»!

Caspita! Come cittadino “occidentale” che cammina in una qualunque strada “occidentale” confesso di ignorare tutto circa l’esistenza di un Secondo, o Primo o Terzo e più templi. Ignoro persino dove si trovi la “spianata” in questione e tutti gli annessi e connessi. Su questo importante dato archeologico si fonderebbe, almeno in parte, la legittimità dello Stato di Israele. Su questo importantissimo dato archeologico si fonderebbe l’assioma secondo cui “Israele siamo noi”. Noi che, minacciati da non si sa bene chi, dovrebbe subito stringerci intorno ad Israele, quello stesso Israele, che secondo quanto apprendo dalla stessa Nirenstein (link 1) avrebbe voluto unirsi nella guerra contro l’Iraq, cosa che le è stata espressamente proibita. Ci siamo andati “noi” italiani senza né arte né parte al posto degli israeliani che desideravano andarci. Vado rapidamente alle mie tesi, o forse prime impressioni. Attraverso lo strumento di psicologia bellica della produzione artificiale di una identità da contrapporre a quella arabo-musulmana Fiamma Nirenstein rappresenta qui una concezione volta alla distruzione dell’identità musulmana. Peggio che il nazismo, su cui Israele campa ormai di rendita. Come cittadino italiano, non includibile nel “Noi” di Fiamma, ritengo che gli interessi di politica estera dell’Italia e dell’Europa stiano principalmente in una politica di pace e cooperazione con il mondo arabo nel suo complesso. Israele non è una parte di noi da usare contro il mondo arabo. Per Israele non mette conto armare una guerra di tutto l’Occidente contro tutto l’Oriente. Sarebbe una politica folle più di ogni altra.

2.
«Israele è uno Stato del tutto legittimo»

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In altra occasione alla quale rinvio ho sostenuto davanti alla Comunità ebraica di Roma, dove erano stati invitati l’on. Polito e l’on. Fini a presentare un libro altrettanto folle scritto dal giovane Ottolenghi, ho distinto fra legalità e legittimità. Ho citato quel mattacchione di Marco Pannella, sfegatato filoisraeliano e filoamericano, ribaltando però l’interpretazione dei suoi stessi dati. Pannella sottolinea spesso che come territorio e come popolazione Israele rappresenta poco più dell’uno per cento. Ebbene, ho sostenuto e sostengo che l’unica legittimità che Israele può ottenere è quella che può venirgli dagli stessi arabi che costituiscono il 99 per cento del mondo mediorientale. Nell’anno di grazia 2007 Israele non può pensare di ottenere la legittimità di cui ha bisogno con la forza delle armi. E tanto meno noi “occidentali” possiamo e dobbiamo unire le nostre armi alle sue. Mi resta da documentarmi sul ruolo di Francia, Inghilterra ed Italia nella dotazione ad Israele di un arsenale nucleare. Se ciò è avvenuto mi dissocio come cittadino qualunque da una simile responsabilità. Se gli israeliani facessero uso di questa arma contro non importa chi, io avrei la stessa responsabilità che noi attribuiamo ai tedeschi, a tutti i tedeschi per l’Olocausto.


Che io sappia, gli Israeliani (termine che vorrei rigorosamente tener distinto da “ebrei”) in oltre mezzo secolo non hanno saputo costruire la pace con i loro vicini. Sono bravi in tutto, meritano la lirica di Fiamma:
«Israele… è un modello positivo e un caso di studio per chiunque si trovi a vivere in una società democratica… etc.»,
ma non hanno saputo o voluto costruire la pace. Pretendono da noi che facciamo la guerra con loro e per loro. Non è pensabile o auspicabile che le grandi potenze, o come si dice la Comunità internazionale, costringa gli Stati arabi al riconoscimento di Israele. Ciò potrà soltanto nascondere e rendere più profondo e radicale l’odio fra le diverse popolazioni, abbiano o non abbiano consistenza statuale o siano più o meno definite le opposte identità. Ecco in effetti ciò che produce la più forte identità: la contrapposizione amico-nemico, che si traduce in forme innumerevoli, di cui quella religiosa è solo una di quelle possibili. Se il mondo divenisse totalmente insensibile e indifferente ai richiami religiosi, la contrapposizione fondamentale produttiva di specifica identità si trasferirebbe in altri campi: estetico, sportivo, economico, ecc. Non sono io a dirlo, ma un pensatore di qualche importanza che si chiama Carl Schmitt, i cui libri ho tradotto in italiano. Chi vuole e non sa il tedesco, può leggerli nella mia traduzione, traendo certamente maggior profitto che non dalla lettura del libro di madonna Fiammetta.

Senza risalire ai tempi biblici perché altrimenti con maggior profitto potremmo appellarci all'unità geopolitica del mondo romano, dal quale gli ebrei erano stati cancellati, è utile richiamarsi al “focolare ebraico” di Lord Palmerston che nel 1840 se lo immaginava al dichiarato scopo di dissolvere l’Impero Ottomano secondo una politica coerentemente perseguita e che in meno di un secolo, cioè poco tempo in termini storici, ha avuto pieno successo. Nello stesso anno 1840 l’Inghilterra avviava un’eguale politica di smembramento nei confronti del millenario Impero cinese. Il pretesto questa volta è dato dalla guerra dell’oppio, con la quale e mediante la quale l’Inghilterra imponeva alla Cina il libero commercio dell’oppio. Se Fiamma Nirenstein vuol proprio andare alla ricerca delle radici della legittimità dell’odierno Stato di Israele non devo darsi agli scavi archeologici, ma risalire a tempi controllabili e concatenabili con il presente. Vedrà che ebrei e oppio fanno tutt’uno nella politica spregiudicata di una potenza, l’Inghilterra, che a mio avviso ha dato poco di buono al mondo.

3.
«Parlo dunque di noi»

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Bella pretesa! E chi ti ha mai dato questo permesso? Se tu avessi visto la mia stizza da quest'altra parte del televisore, quando tu ti scagliavi contro il tuo connazionale Toaf, reo di aver scritto un libro non di sciocchezze come il tuo, non avresti l’impudenza di fare affermazioni del genere, volte a creare un orientamento di parte in pieno svolgimento di un sanguinoso conflitto. L’unico motivo a cui ad ognuno è forse concesso dire “noi” è in un contesto di pace e di sincera ricerca della pace. Forse, ma non è certo, quegli che si sente chiamato ed incluso nel “noi” può non sospettare un inganno ed un uso strumentale della sua persona e della sua psiche. Non sono in grado di stabilire la consistenza statistica degli opposti fronti in quella che è indubbiamente una “guerra ideologica” di cui anche l’Italia è teatro, cosa non nuova nella sua storia. Dal mio osservatorio, forse ascolto troppo Radio radicale, le sollecitazioni che ricevo mi spingono alla resistenza e al netto rifiuto di ideologie come quelle prodotte e divulgate da Fiamma Nirenstein. Mi è capitato di trovarmi ad un paio di incontri, dove la mia tranquillità ed il mio spirito pacifico sono state duramente messe alla prova.

È ridicolo enfatizzare le istituzioni israeliane al punto da farne un valore per il quale scendere in guerra. Buona parte dei coloni israeliani vengono dagli Usa, di cui conservano ancora il passaporto. Male che vada per loro se ne possono tornare negli Usa, da dove sono venuti. È più che ovvio che trapiantati nel nuovo Ovest, nelle nuove terre di frontiera, importino i modelli istituzionali della terra di provenienza, insieme con le lattine di Coca cola e quanto altro. Ma è barbaro e criminale svalutare forme di civiltà diverse dalla proprio proprio perché diverse dalla proprio e non riducibili ed assimilabili ai propri valori. Allo stesso modo in cui nella biosfera si è arrivati a capire l’importanza e la necessità di conservare la biodiversità, si deve anche ammettere l’importanza di un modello di umanità che in relazioni auspicabilmente pacifiche si sviluppino all’interno delle proprie peculiari forme di civiltà. In America, abbiamo assistito al vero e proprio genocidio di tutte le popolazioni autoctone. Gli statunitensi o neoamericani non hanno titolo per questo solo fatto a parlare di libertà, diritti umani, civiltà e simili baggianate. Se ne parlano, mentono, come si è ben visto con la storia dei falsi armamenti di Saddam e della guerra all’Iraq che ne è seguita ed alla quale gli israeliani – ce lo dice Fiammetta – desideravano tanto partecipare. Il partito dei “buonisti” da un anno a questa parte è incredibilmente cresciuto proprio negli Usa, dove la gente, il popolo, non ne vuole sapere di una guerra che si dimostra sempre più “sporca” e priva di prospettiva. Non solo la gente ma anche gli organi parlamentari rappresentivi della “gente” dispersa e priva di volto e nome hanno detto “basta!” a Bush, sempre più equiparato a Bin Laden, con la differenza quantitativa che Bush ha fatto più morti di Bin Laden. È un messaggio questo che mando al mio coordinatore, on. Sandro Bondi, che l’altra sera su questo punto mi ha dato l’impressione di un bacchettone.

L’identità ebraica non può essere assunta come l’identità occidentale. È quanto di più antistorico e falso possa concepirsi e tale da suscitare come reazione una nuova forma di antisemitismo rispetto al qual impallidirebbe quello che si è avuto in passato e che ha una matrice essenzialmente se non esclusivamente cristiana. Per duemila anni da Cristo in poi si è tentato di cancellare gli ebrei dalla faccia della terra: Hitler è solo l’epilogo sciagurato e criminale di una storia ben più antica. Attraverso l’orrore ed il pentimento che ne è seguito abbiamo scoperto l’importanza di rispettare ogni essere umano che calpesti questa terra. Ma con ciò non si è inteso dare un particolare privilegio agli ebrei superstiti, che non possono fare perciò del vittimismo e pretendere per loro diritti maggiori di quelli spettanti ad altri popoli, ad altre comunità religiose, ad altre minoranze. Gli Ebrei non sono l’Occidente, non sono «noi». Se poi prendiamo i duemila anni precedenti la venuta di Cristo, non si puà dire neppure che gli Ebrei siano stati l’Oriente, tutto l’Oriente. Anche qui furono una minoranza, chiusa in se stessa, unità intorno ad un dio geloso che disprezzava tutti gli altri popoli con i loro dei, che gli ricambiarono di cuore il disprezzo. Persino la peculiarità del monoteismo ha un copyright egiziano. Anche in ambito teologico gli Ebrei hanno inventato poco. Hanno semmai peggiorato quello che hanno mutuato da altre civiltà loro coeve. Quindi, il “noi”, la nostra Fiammetta, se lo tenga tutto per sé e parli solo a nome suo.

Torno adesso dal barbiere che ho sotto casa. Cosa c’entra? C’entra! È un arabo, un marocchino. Poiché non mi fido dei servizi giornalistici di Fiamma Nirenstein, ho voluto fare una mia inchiesta su ciò che pensa il popolo arabo, la gente comune che non scrive sui giornali e non scrive libri. Intanto gli ho chiesto se è al corrente del fatto che Israele dispone di arsenale atomico. Lo sa e trovo il fatto sconcertante. In Marocco gli ebrei erano una parte consistente della popolazione complessiva. Si viveva in armonia fino a quando non è sorto il conflitto arabo-israeliano. Da allora gli isrealiani o ebrei si sono alienati l’animo della gente comune dei paesi arabi. Ed è fatto dal quale secondo quanto esposi agli onn. Fini e Polito non si può prescindere. Se gli arabi non sono disposti ad accettare e legittimare lo “staterello di merda” sorto sul loro territorio, noi italiani ed europei possiamo fare poco o nulla. Se poi madonna Fiammetta vuol fare scattare meccanismi identitari, per i quali “noi” (io incluso?) siamo Israele, allora la risposta è per quel che mi riguarda è che io preferisco stare in un “noi” insieme con il mio barbiere marocchino, che sento molto degli ebrei romani che ho conosciuto nelle due occasioni in cui ho potuto confrontarmi intellettuali, trovandoli intellettualmente disonesti e truffaldini. Del resto, se non ricordo male, parecchi anni fa il Marocco aveva fatto addirittura domanda per far parte dell’Unione Europea. Si finse di non aver neppure ricevuto la richiesta. Ma resto convinto che un’Europa protesa sul Mediterraneo sia un formidabile baluardo di pace. Ciò che guasta tutto è proprio quello “staterello di merda” che tiene acceso il fuoco della guerra da mezzo secolo a questa parte.


4.
«scimmiottamenti della sinistra europea buonista»

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Qualcuno dunque che sta fuori del “noi” esiste ed è noto a madonna Fiammetta. Sono gli «scimmioni della sinistra europea buonista», che non ne vogliono sapere di rispondere all’appello di guerra lanciato da madonna Fiammetta. Ma non direi che occorra essere di sinistra, di centro, di destra, di sopra, di sotto, di angolo, e così via, per non amare la guerra e per sottarvisi tutte le volte che è possibile ed a maggior ragione quando non se ne ha motivo. Fiammetta viaggia con grande disinvoltura nella storia da un secolo all’altro, da un millennio all’altro, per ritrovare sempre l’indiscutibile legittimità dello stato d’Israele, la sua perfetta e compiuta democrazia, l’obbligo per i buonisti di scendere in guerra a difesa di Israele-noi. Ed arruola pure nel suo esercito Alexis de Tocqueville, traendone un brano del 1838, quando cioè di Stato di Israele nessuno ne aveva mai sentito parlare. Siamo addirittura due anni prima della dichiarazione di Palmerstone, dove si escogitava il “focolare ebraico” allo scopo di aprire ad Oriente una porta per i commerci britannici. Se si legge un qualsiasi manuale scolastico di storia, si apprende quel che ne seguì.

Ciò che offende ed indispone grandemente non solo in madonna Fiammetta, ma in una lobby filoisraeliana, è la psicologia da prima linea in vista di una guerra che secondo costoro ci dovrebbe riguardare e che invece non ci riguarda affatto. Proprio perché abbiamo pianto abbastanza per le guerre passate e non abbiamo dimenticati quegli orrori, abbiamo il diritto di reagire indignati davanti a tentativi di trarci in guerra contro popoli che a noi nulla hanno fatto di male, almeno nel presente. È in atto da alemo mezzo secolo un vero e proprio processo di colonizzazione del Vicino Oriente. Dietro ad Israele si riconoscono chiaramente due potenziale coloniali e imperiali, una vecchia (Inghilterra) ed una nuova (Usa). I titoli di legittimazione di Israele sono fondati sul nulla, o meglio sono fondati sulla forza delle armi in un’epoca i cui tanto si blatera di diritti umani. Basta soltanto partire dalla data incautamente usata da Fiammetta, cioè l’anno 1838, per chiedersi quando e come nasce lo Stato d’Israele, ovvero per valutare i suoi titoli di legittimità. Con ciò non si intende avallare il principio che gli arabi, se ne hanno la forza, hanno pure il diritto di gettare in mare i non graditi coloni. Ho sostenuto in piena comunità ebraica che l’unica legittimità che Israele può sperare di ottenere è quella concessa dagli arabi stessi, ovviamente non spinti a ciò dalla forza o dalla sconfitta bellica, ma dietro un loro spontaneo e libero atto di volontà. Non sembra perà che vi sia una simile speranza di pace, fondata sulla reciproca accettazione e sul reciproco riconoscimento, se è vero quello che scrive donna Fiammetta:
«La verità è che la grande chance del modno arabo di capire Israele, di apprezzarne la presenza nell’area mediorientale, di avvantaggiarsene, quella si è naufragata in un insensato mare di odio» (p. 16).
Sarebbe come dire che la colpa sta tutta dalla parte degli arabi che non capivano la buona qualità delle merci che i colonizzatori ebreo-anglosassoni portavano con sé. Allo stesso di come non lo hanno capito Maya, Aztechi, Incas, pellerossa e quanti in Africa ed Asia sono stati visitati da Sua Maestà Britannica. Dal canto suo, i Coloni ebrei hanno prudentemente pensato più a piantare le loro tende, rinforzando palizzate fino ad impiantare discretamente un arsenale atomico in piena regola, piuttosto che perdere tempo per cercare di farsi accettare da chi in quelle terre stava prima di loro, beninteso con altro stile di vita. Se l’unica alternativa è dunque la guerra, sempre e solo la guerra, non si può prescindere dal rapporto fra 1 e 99: se il destino della guerra è la morte, è meglio che perisca 1 o 99? O, volendo essere meno tragici, non è preferibile in mancanza di alternative che gli ebrei se ne tornino da dove sono venuti, cioè per lo più dagli Usa, e lascino agli arabi la loro unica patria? Pertanto, noi Europei non possiamo e non dobbiamo associarci alla guerra coloniale israeliano-americana. Non dobbiamo lasciarci irretire da una propaganda folle e criminale che vuole spingerci a volere una guerra che non ci riguarda e che non ci conviene.


5.
«il terrorismo liberticida e fascista»

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Ci sono dei libri per i quali è necessario leggere pagine e pagine prima di capire cosa l’autore voglia dire e poi magari ci vuole dell’altro tempo per formarsi una propria opinione rispetto a quella dell’autore. Con Fiamma è una cosa incredibile. Se fossi un maestro di scuola e dovessi correggere il compitino della signorina Fiammetta i segni in rosso cadono in ogni riga. È un libro in pratica illeggibile per il gran numero di enormità che si succedono con frequenza l’una dopo l’altra. Qui per lo meno mi posso risparmiare un poco di fatica rinviando a Domenico Losurdo che inizia il suo libro sul «Linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana» proprio con ampia analisi dell’uso ed abuso del termine “terrorismo”, buono per cucinare tutte le frittate, anche quelle fatte in casa e non comprate al supermercato.

(segue)

6.
«la bomba atomica dell’Iran»
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In lettura sequenziale sono arrivato a p. 2o del libro ed è già la terza volta che Fiammetta parla dell’atomica che l’Iran vuol fabbricarsi, mentre tace sul fatto che Israele quest’atomica la possiede già da anni ed è un fatto risaputo, anche se forse per strane ragioni diplomatiche Israele fa finta di non averla. Se non ricordo male un’intervista televisiva di un esperto, che era stato mio insegnante, Jacchia, pare che l’atomica di Israele sia più avanzata di quella di cui dispongono Francia e Inghilterra. Sul piano della pura logica senza scomodare il diritto naturale riesce difficile capire su quale base si debba proibire all’Iran di disporre di quella stessa arma di cui già dispone Israele. Un minimo di plausibilità, ai fini di scongiurare ogni ipotesi apocalittica, si potrebbe chiedere sensatamente all’Iran di rinunciare ai suoi piani, peraltro motivati per usi civili, se non erro, quando anche ad Israele si imponesse di smobilitare il suo arsenale nucleare. Quanto poi all’ipotesi che gli ipotetici missili iraniani verrebbero puntati sulle capitale europee, questo è per noi un buon motivi per cercare la pace con l’Iran. Chi mi dice poi che ad esser puntate sulle capitali europee non siano già i missili israeliani? Ormai, abbiamo imparato tutti a diffidare dei governi e delle agenzie che trasmettono ai giornali per creare l’immagine a loro più propizia della loro politica. I tempi della diplomazia segreta e del segreto di Stato non sono affatto finiti e tutti noi rischiamo di dormire su di una polveriera senza minimamente sospettarlo.

Lascio in sospeso questo paragrafo per vedere se più avanti, almeno una volta, la nostra Fiammetta parlerà dell’atomica israeliana e come ne giustifica il possesso. Sono arrivato a pagina 91 e sempre si insiste sull’atomica che l’Iran non ha, mentre si tace su quella che Israele possiede da decenni. Non ci vuole molto a capire in madonna Fiammetta il grande desiderio di un nuovo fronte di guerra contro l’Iran. Ad iniziarla dovrà essere naturalmente gli USA, che se non hanno avuto scrupolo ad invadere l’Iraq sulla base di una menzogna fabbricata in casa, non ne dovrebbero avere già adesso per un’attacco all’Iran, un paese con 70 milioni di abitanti e grande tre volte la Francia a fronte di uno “staterello di merda” come Israele non più grande della Sicilia. Con l’Iran invaso, depredato e “democratizzato”, avremmo un unico teatro di guerra guerreggiata dall’Iraq all’Afghanistan: musica alle orecchie di donna Fiammetta. Ma il sospetto è che non vi siano remore a che Israele uso l’arsenale nucleare in suo possesso appena sentisse minacciato il suo sacro diritto all’esistenza ed il suo indiscutibile diritto all’autodifesa, magari preventiva, secondo una strategia che fu già di Hitler e che ora Bush ha fatto propria, allo stesso modo in cui si è preso dai nazisti von Braun, l’ideatore delle V1 e V2. È da chiedersi dove siano puntati i missili di Israele. Uno dei miei commentatori ha ipotizzato o si è augurato che lo siano sulla mia testa, che si trova ubicata in Roma. Non me ne stupirei.

Non credo che nelle pagine restanti del libro donna Fiammetta affronterà il tema dell’atomica israeliana. Nelle pagine da 50 a 10 circa, abbandonata l’autobiografica, Fiammetta ci vuol convincere quanto Israele sia bello: un Eden! L’essere poi ebrei è quanto di più orgoglioso ci possa essere. Tutti noi che non abbiamo la fortuna di esserlo non possiamo che sentirci frustrati da un complesso di inferiorità e da un sentimento di invidia. Resta però da capire e da dire di quali appoggio Israele ha goduto e gode in tutti questi anni. Che dietro ad Israele ci siano gli USA ad ogni scrosciar di fronde credo sia chiaro anche ai ciechi. Ma perché? e quali sono gli effettivi interessi degli USA? Credo che se lo siano chiesti e se lo chiedono gli Arabi, che evidentemente non hanno nessuna voglia di essere “democratizzata” come lo è stata tutta l’Europa nel 1945. Che nel cammino verso la libertà e la democrazia gli USA abbiano posto la loro prima base in Israele è cosa normale da pensare. Si tratta di sapere se gli arabi intendano accettare o meno una “carità” piuttosto pelosa. Non avranno magari le nostre splendide istituzioni democratiche, ma credo che abbiano una dignità di cui “noi” abbiamo perso il ricordo.

Nel 1962 sembrava stesse per scoppiare una guerra fra USA e URSS per via degli impianti missilistici che i russi stavano per impiantare a Cuba, stato pienamente sovrano e di indiscussa legittimità sul piano internazionale. I missili non furono installati perché gli Usa consideravo ciò una minaccia alla propria sicurezza. La spuntarono in un braccio di ferro che teneva con il fiato sospeso tutto il mondo. È da chiedersi, o almeno da capire e documentarsi se possibile, perché mai in una situazione internazionale ancora più esplosiva ed incerta come quella mediorientale qualcuno abbia pensare di impiantare in Israele un avanzatissimo apparato bellico nucleare. Non credo che da libri di propaganda bellica come quello di madonna Fiammetta si possono trovare risposte alla più che legittima domanda. E neppure credo che agli Usa interessi più di tanto uno “staterello di merda” come Israele se ciò non rientrasse in una loro più ampia strategia imperiale. Ma questo sono congetture di un quisque de populo che non dispone di servizi di intelligence o di semplici uffici studi a sua disposizione.

Ecco! Mirabilia della rete. Sono le ore 13 del 22 aprile 2007. Vengo chiamate nell’altra stanza, dove si trova il televisore, perché sta parlando… la mia amica Fiammetta. Giungo mente all 7 sta rovesciando una sciocchezza dopo l’altro ad un pubblico ahimé davvero “indifeso”. Sono giunto nel momento in cui Fiammetta discetta sulla gittata di missili iraniani che hanno il solo torto di non esserci in questo momento, mentre quelli israeliani di cui tace esistono da parecchi anni e non si sa da che parte sono puntati. Insiste fino alla paranoia sul fatto che Israele è sulla “difensiva”, mentre per il comune buon senso è all’offensiva dal momento in cui lo Stato di Israele fi costituito, cioè non 3000 anni fa, quando i palestinesi dell’epoca si chiamavano cananei, ma nel 1948, quando dopo una serie di attentati terroristici e grazie al sostegno degli Usa, sorse finalmente il moderno Ctato di isreale, che da allora si regge grazie al sostegno ininterrotto degli Usa. Infatti, essi hanno sempre tenuto Israele nel conto e nelle funzioni di agente imperialista in Medio Oriente. Fiammetta ha introdotto una nuova interessante nozione politologica: l’esercito terrorista. Quindi non più singoli individui o gruppi terroristi, ma interi eserciti. E perché terroristi? Perché vivendo mischiati con la popolazione civile non fanno evacuare la detta popolazione e non si offrono come bersaglio libero alle armi israeliane, che inevitabilmente colpiscono donne e bambini, ma secondo la superiore moralità ebraica – spiegata nel libro “di successo” (benché fesso) che ha avuto un ulteriore spot dalla 7 – ben gli sta. Apprendo anche che Fiammetta è felicemente sposata con un Israeliano. Mi chiedo quale sia la sua cittadinanza: israeliana o italiana? La risposta non è di poco conto. Divertente la domanda sugli appoggi di cui gode Israele. Secondo donna Fiammetta gli apporti finanziari, politici, militare, mediatici (alla 7 con un benevolo Intervistatore era di passaggio? E tutte le volte che da Radio radicale o dalle tv di stato rovescia la sua propaganda di guerra filoisraeliana è cosa da poco? Non le basta?) sono poca cosa, mentre sono appena sufficienti quelli degli Usa. Insomma, è difficile ascoltare madonna Fiammetta senza uscire fuori dai gangheri e dalla grazia di Dio.

7.
«lo staterello di merda»

Finalmente apprendo da Fiamma qualche cosa che non sapevo. A chiamare Israele uno “staterello di merda” è stato un amasciatore francese a Londra. Non è dato il contesto, ma mi conforta nel ritenere che non tutte le cancellerie europee sono prone ai voleri e alle spinte di Israele, che volentieri avrebbe trascinato tutto il mondo in una Terza Guerra Mondiale combattuta questa volta in Medio Oriente. È da immaginare nella testa di Fiamma una Nuova Liberazione seguita da tante belle democrazie all’Occidentale con Israele, anzi la Grande Israele, battezzata a campione e capofila della democrazia in Oriente. Finalmente il vento dell’Ovest che prevale su quello dell’Est!

(segue)

8.
«gli errori del passato»

Forse è giunto il tempo di farla finita con questo luogo comune. A maggior ragione se si scopre poi che il “passato” non è per niente “passato”, ma è solo un pretesto per una politica del “presente”. Il passato che sia davvero un passato sta lì in tutta la sua oggettività. Diventa per noi un dato. Può essere per ognuno di noi la circostanza che ha trovato o nella quale si è trovato, quando è venuto al mondo e si è affacciato sulla scena della storia. Ognuno di noi nasce da determinati genitori, in un luogo determinato, in un giorno determinato: non ci è stato concesso scegliere nulla. Abbiamo trovato quel che c’era. Parlare poi di errori del passato senza individuare i soggetti che quegli errori avrebbero commesso è arbitraria astrazione. Si possono conoscere e riconoscere i propri errori, non quelli degli altri. Imputare ad altri errori commessi, è come pronunciare una condanna a loro carico. Se poi gli autori degli errori sono addirittura morti, è come tirar fuori dalla tomba un papa Formoso per poterlo processare. È chiaro che dell’ossessionante ed ossessivo Olocausto è stato fatto e continua ad esser fatto un uso politico tutto calato nel presente. Se si vuol essere liberi, bisogna innanzitutto cacciare i fantasmi. In una manifestazione al Goethe Institut di Roma avevo voluto trarre una citazione di Carl Schmitt del 1847, secondo la quale «vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri». La reazione da parte degli ebrei presenti fu immediata con una tiritera di interventi che mi facevano troppo onore, non essendo io un relatore della cabina di regia, ma un quisque che aveva parlato dal posto del pubblico.

(segue)

9.
«mia nonna Rosina»
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Con grande pazienza e sofferenza sono giunto in lettura rigidamente sequenziale a p. 37 ed olre. Mi aspetto di trovare le ragioni stringenti per le quali idealmente dovrei scendere in guerra a fianco d’Israele e contro i nemici di donna Fiammetta, cioè Hamas, gli Hezbollah, Ahmadinejad, spacciati per nemici dell’Occidente, ma trovo una sorta di autobiografia di madonna Fiammetta: oltre a nonna Rosina, il divorzio di Fiammette, notte nel pagliaio con fidanzati di turno e tante scempiaggini che il luminare accademico della Ca Foscari, docente di lingua e letteratura ebraica, professor Piero Capelli, avrà pensato di avallare con un Imprimatur veneziano. È probabile che abbia giudicato il libro di Fiammetta una pietra miliare della letteratura ebraica contemporanea. Non è affar mio. La mia lettura è motivata dalle fin troppo chiare posizioni politiche assunte dalla nostra Fiammetta. Mi vado convincendo che dovrò affidarmi ad un’altro libro, che speravo di non dover leggere, quello di Ottolenghi, per capire l’ideologia dell’ebraismo italiano di sostegno alla guerra e soprattutto per capire la strategia con la quale questi combattenti delle retrovie intendono influenzare l’opinione pubblica italiana.

Non pensavo di trovare in un libro a stampa di un editore importante tante scemenze prive di nesso logico. Ma andro fino in fondo nella lettura del libro, che resta significativo se si considera che nella televisione di stato viene sempre utilizzata madonna Fiammetta ogni volta che ci vengono date notizie da Israele e dintorno. A radio radicale poi Fiammetta è proprio di casa. Ci abita. Ogni suo starnuto viene trasmesso per radio, registrato e trasmesso pure in notturna, dove io l’ascolto spesso per i miei problemi di insonnia che mi costringono a stare a letto tutta la notte con una radio accesa. Non me ne vorrà, spero, donna Fiammetta, per queste mie parole, trattandosi in fondo di una difesa legittima davanti alla sua invasione dell’etere. Eppure donna Fiammetta, nipote di Rosina, osa lanciare sfide al mondo intero (“sfido chiunque a dimostrare”), mentre lei ad un quinto del libro non ha ancora dimostrato proprio nulla. Mi chiedo in base a quale analisi di mercato l’editore Rizzoli abbia voluto inflazionare la repubblica delle lettere con una porcheria simile. Probabilmente, la comunità ebraica ha già garantito l’acquisto del libro, se non lo ha già finanziato in anticipo.

(segue)

10.
«Non è estremamente interessante tutto questo?»

No! Ed ho dovuto armarmi di santa pazienza per leggere fino a pagina 108 senza aver finora trovato una tesi plausibile e tale da giustificare la pubblicazione di un libro cui dover prestare attenzione. Ma oggi spesso lo scrivere un libro è cosa fine a se stessa. Donna Fiammetta ha descritto finora l’addestramento militare dei soldati israeliani. Evidentemente vuol convincere che quando ammazzano qualcuno, lo fanno secondo le giuste regole. Mentre invece gli altri ammazzano senza criterio, i vituperati terroristi, quasi che nella storia sionista il “terrorismo” non sia mai esistito. Insomma, gli israeliani sono i buoni, anche quando ammazzano, e gli altri sono i cattivi, anche quando sono ammazzati. Tutto ciò seconda madonna Fiammetta dovrebbe essere interessante per un lettore non israeliano, tanto da convincerlo a diventare un “noi”, un israeliano onorario. Ma andiamo avanti con santa pazienza. Ormai ho deciso che il libro devo leggerlo proprio tutto, fino all’ultima pagina.

Insiste molto la nostra Fiammetta nella sua teoria degli “scudi umani”. Gli abietti palestinesi non escono allo scoperto, magari con una bella camicia rossa, per poi mettersi in fila e farsi sparare addosso. Invece si confondono in mezzo a donne e bambini, a “civili”, per cui sparando è normale che poi si uccidano anche i “civili”, che peraltro se lo meritano. La nostra Fiammetta si immagina una guerra secondo regole pensate tutte nella sua testa israeliana. Non capisce o non vuole capire e neppure vuole che noi possiamo capirlo una cosa molto semplice: quella gente su quella terra ci stava prima dei coloni ebrei-statunitensi e non si rassegna per nessun motivo ad essere scacciata da quella terra, non vuole togliere il disturbo, non vuole riconoscere il “diritto” che il colono israeliano si arroga per sé e propaganda per le strade di Roma, magari a via Ostiense, al caffé letterario, dove il giovane ebreo Ottolenghi ha combinato un altro libro di propaganda bellica per convincere noi italiani del buon “diritto” israeliano, che è poi il nostro stesso diritto, giacché “loro” sono “noi”. Tutto questo per donna Fiammetta è difficile da comprendere, ma siamo noi che dobbiamo lasciarci convicenre da lei e trovare “estremamente interessante” ciò che ci propina.

Alle pagine 110-111 apprendiamo che i morti civili nella guerra del Libano sono in realtà morti che fanno “finta” di esser tali. Appena fotografati, si alzano e vanno a fare i morti da un’altra parte, e poi ancora di nuovo. Così si accresce enormemente il numero dei morti civili quale conseguenza dei bombardamenti israeliani. Insomma, non ci sarebbero stati né morti né danneggiamenti materiali in Libano. In realtà non è successo niente. Tutto illusione. Tutta finzione. Naturalmente, se è così, non posso che rallegrarmi. Non mi fa per nulla piacere sapere che una qualunque persona muoia in una qualunque parte del mondo. Potessero tutti vivere in eterno! Mi auguro che le comparse abbiano ricevuto un buon salario. Ma non vedo cosa cambia rispetto alla realtà di una guerra arabo-israeliana che dura dal 1948. Io non ero ancora nato e devo fare una certa fatica a ricostruire la matassa di eventi in terre lontane, dove non ho mai messo piede e probabilmente mai lo metterò.

(segue)

Links:
1. Ero una giovane comunista. Una scheda autobiografica di Fiamma Nirenstein. Ci fa sapere la nostra Fiamma che nel 1967 ha preso parte alla guerra sia pure scavando trincee dalla parte di Israele. Mi chiedo cosa dovremmo pensare se qualche italiano avesse allora pensato di scavare trincee dall’altra parte. Abbiamo avuto il magnifico precedente della guerra civile spagnola del 1936-37 dove gli italiani si combattevano l’un l’altro su opposti fronte in difesa di cause contrapposte: un popolo di Pulcinella! L’articolo mi sembra delirante. Non ho finito di leggerlo. Vi tornerò sopra. Intanto, posso scrivere alcune prime impressioni. Il “nuovo antisemitismo” di cui parla Fiamma non sono riuscito a vederlo. Bisogna in ogni caso smetterla di identificare le due cose (ebraismo e politica israeliana) che possono avere giudizi distinti. Per quello che al momento mi è dato giudicare sulla base delle informazioni a me disponibili ovvero sulla base della mia interpretazione di dati ampiamente noti, non è Israele l’aggredito, ma al contrario è l’aggressore. Le terre mediorientali non sono l’Ovest popolato da pellerossa che si ha licenza di uccidere e scuoiare. Non è neppure pensabile una rivendicazione di territori sulla base dei testi biblici, dove peraltro non avevano neppure un possesso originario della terra. La Terra Promessa è terra di conquista. La promessa è stata fatta da un Dio non di tutti, ma di un dio fazioso tutto dalla parte di Israele. Quel Dio non ha pure i giusti titoli per legittimarsi come Dio: doveva essere un impostore. Insomma, non è sulla Bibbia che possono accamparsi diritti di nessun genere. Egualmente, non si può vantare un diritto al risarcimento per persecuzioni e discriminazioni che gli ebrei hanno subito (ingiustamente) durante duemila anni. Ebreo = israeliano è un’indebita equiparazione. Si ha tutto il diritto di essere critici verso Israele ignorando la loro qualità di ebrei.

2. Un compito molto arduo, meglio sarebbe dire impossibile, ma il recensore del Corriere della Sera deve mantenere il tono diplomatico e staccato che è proprio di un recensore. Non è il mio caso, perché la mia non è una recensione ma una critica dichiarata ad un libro di guerra in una forma di guerra culturale, che riguarda non solo il medioriente. Dal 1945 in poi si tratta sempre dello stesso lavaggio del cervello che adesso si vuol infliggere a tutto il mondo arabo. In quelle desolate terre il fuoco della guerra divampa da più di mezzo secolo. Come altro si doveva chiamare la Nirenstein se non Fiamma? Fiamma di guerra, appunto! Per il resto, devo osservare che in libreria abbondano forse più i cattivi libri che non i buoni. Sto attraversando dei dubbi. Mi chiedo se non è meglio dedicarsi solo alla lettura dei classici di sempre ed ignorare tutta la spazzatura che il mercato librario sforna continuamente. Mo correggo non il mercato librario, ma le lobby che si trovano dietro a determinati libri che con la loro cattiva qualità scacciano quelli di buona qualità.