domenica, maggio 27, 2007

Critica di un tesserato di FI a “l’Occidentale” ed alla “Magna Carta” di Pera ed altri clericali

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Sommario: 1. Prologo. – 2. La latitanza e la cattiva coscienza dei liberali, o meglio degli pseudoliberali. –

Prologo

Non pensavo di dover incominciare così presto la mia critica a “l’Occidentale”. Speravo di potermi riposare un poco, ma ho trovato un articolo fresco fresco sulle vicende teramane di cui dirò più sotto al § 1. Qui in premessa posso ripetere quanto già detto nel Prologo all’altra testata, la “Ragionpolitica.it”, di cui intraprendo una critica sistematica. La differenza tra le due testate mi sembra la seguente: in Ragionpolitica.it mi immagino un gruppetto di ragazzi, che io chiamo chierichetti non per offenderli, ma nel senso che proprio me li immagino incardinati in una parrocchia, a fare quelle cose che si fanno in parrocchia. Non per nulla il direttore responsabile è un prete, don Gianni Baget Bozzo, che però scrive abitualmente altrove sul cartaceo e non gestisce direttamente la testata: ne offre loro solo il nome ed il prestigio, che a mio avviso ne risulta compromesso. I ragazzi ne copiano gli interventi per lo più dal “Giornale” e poi li riciclano nel foglio telematico, nel giocattolo messo nelle loro mani. Diverso è il caso de “l’Occidentale”, il cui nome è chiaramente evocativo ma anche ambiguo. Qui mi immagino persone mature, se non addirittura attempate, piuttosto “reazionarie” come si diceva un tempo, ma oggi anche questo termine ha perso di senso. Le idee sono quelle di Pera e Quagliarello, espressione di un neosanfedismo che poco o nulla ha a che fare con il liberalismo e la ragione che orienta l’azione umana. Il pensiero liberale non è rappresentato per nulla da questi ideologi, che ne possono impunemente usurpare il nome giusto per aggregare al carro del 51 per cento qualche sprovveduto. Perbacco, quasi mai nell’una o nell’altra testata mi capita di leggere qualcosa su cui mi possa dichiarare pienamente d’accordo. Evidentemente sono io ad esser speciale. Oscillo tra il totalmente in disaccordo ed il parzialmente o minimamente in disaccordo, ma sempre in disaccordo. Inutile immaginare di poter trovare ospitalità al mio dissenso nell’una o nell’altra testata. Hanno uno spazio graziosamente concesso ai loro Lettori, ma lettori di che? Non ho quasi mai trovato pubblicati i miei commenti dissenzienti o se qualche volta lo fanno o lo faranno, non sarà mai per avviare un dibattito o un reale confronto. Vogliono solo un pubblico, una massa quantitativa e non qualitativa, che ascolta ed applaude e marcia dietro le loro iniziative alla Family Day. Che senso avrebbe una trasmissione televisiva con quel che costa, se gli indici di ascolto fossero zero o molto bassi? È la logica del mercato trasferita alla comunicazione delle idee ed alla formazione del pensiero.

A differenza di ciò che lor fanno io posso dire in coscienza di aver sempre pubblicato ogni commento ai miei testi, almeno fino a quando quelli di “Informazione Corretta” con una loro tipica tecnica, da me presto scoperta, hanno indotto al linciaggio nei miei confronti i loro assatanati, che sapevano solo lanciare insulti ed erano inetti a qualsiasi ragionar con argomenti. Devo quindi adottare la griglia della moderazione al solo scopo di non far diventare il mio blog un porto di mare, un cesso pubblico, quale ad esempio il sito dell’On. Palmieri, detto ilGiulivo, con il quale ho interrotto ogni comunicazione e che non considero una testata con i cui contenuti dovermi confrontare e misurare. Come mia regola generale, mando sempre alle persone criticate una email di avviso con il contenuto della mia critica. Sta a loro voler accettare o meno il dibattito. Non posso star dietro ai criteri di valutazione della Redazione Occidentale e dietro alla sua strategia mediatica. Io avrò comunque tratto profitto dall’impegno messo in queste cose, per me e per gli altri che mi seguono, se scopro le catene invisibili che ci gettano addosso, le falsità, i sofismi che intendono diffondere e propagare attraverso le rete e se saprò difendermi da quelle loro iniziative con le quali mi sono già in parte scontrato. Ritengo in ogni caso che sia sempre di gran lunga preferibile uno scontro aspro delle idee anziché un ritorno senza speranza agli anni di piombo. Di speranza in un mondo più accettabile non mi sembra che loro possano offrirne ed io non posso dar loro né credito né ho tempo per aspettare ciò che da loro non può venire. Il messianismo non si addice più alla nostra epoca. Il dissenso quando c’è ed è reale, cioè nelle cose, deve trovare subito espressione, non venir eluso e soffocato, secondo una prassi propria del cattolicesimo di cui il gruppo redazionale si nutre in prevalenza. Solo enucleando e svelando le contraddizioni interne al sistema, alla “Casta”, sarà possibile spianare la via a nuove forme e specie di esistenza politica su cui fondare un patto costituzionale di convivenza, non già metaforicamente basato sul solo matrimonio ma su tutte le forme che gli uomini trovino adeguate per la loro vita terrena, l’unica di cui possono occuparsi.

Ciò premesso passo subito a poche parole di critica al più recente articolo, apparso 4 ore fa, de “l’Occidentale”. Di volta in volta selezionerò quegli articoli che meglio si prestano alla mia indagine ed alla mia disamina critica di ciò che oggi è Forza Italia e l’area del centro destra, sperando di produrre anche in misura infinitesimale un’aggregazione politica diversa da tutte quelle finora esistite. Non mi richiamo a nessuna tradizione, considerandole tutte negative e gravemente deficitarie. Se l’uomo ha progredito in qualcosa, ha potuto farlo guardando avanti, non indietro. Quello che del passato c’è di buono vive nel presente con noi.

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1.
La latitanza e la cattiva coscienza dei liberali,
o meglio degli pseudoliberali.


Avevo letto anche io l’articolo di Dino Cofrancesco, con il quale ho avuto una minima conoscenza, di cui certamente egli non conserva memoria. Ho sempre una certa riluttanza a criticare persone che in una qualche misura ho conosciuto. Mi sembra di essere scortese, cosa che in genere non voglio essere. Con gli sconosciuti è più facile entrare anche in aspra polemica, se proprio occorre. Era infatti abbonato alla mia rivista cartacea “Behemoth", fin dai primi numeri, nel periodo in cui la dirigevo. L’ho poi incontrato in qualche convegno, parecchi anni fa. A Perugia, se ben ricordo. A Cofrancesco volevo contestare un difetto di informazione. Non nell’Aula Magna, ma all’interno del suo Master il Moffa teramano aveva programmato di ospitare l’anziano signore di ottant’anni che aveva qualcosa da dire. Aggiungo che io stesso come protesta per la parola negata avrei ospitato in Roma La Sapienza al mio corso di Filosofia del Diritto, dove ho trattato quest’anno temi presi dalla mia recente edizione di Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles 1923-1939. Ho chiesto al Preside se potevo farlo. Mi ha risposto di no, ma per ragioni di opportunità. Non perché egli intendesse comprimere la mia libertà di insegnamento e la mia autonomia didattica. Non conosco di persona il prof. Moffa. Ne ho appreso l’esistenza solo a seguito del clamore suscitato dalla sua iniziativa. Di volto non so neppure che sembianza abbia e se lo incontrassi non potrei riconoscerlo. Ciò che ci ha messi reciprocamente in contatto è solo la difesa di una libertà di pensiero che sentiamo gravemente minacciata e da nessuno difesa, ad incominciare dai sedicenti liberali de “l’Occidentale”. Non ho insistito con il mio preside soprattutto perché non volevo mettere a rischio l’incolumità dei miei studenti davanti alla squadracce romane che molto più facilmente avrebbero potuto assaltare un’Aula della Sapienza. Del resto, i miei Studenti erano pienamente avvertiti di quanto stava accadendo nella stessa giornata del 18 maggio in cui io terminavo il mio corso, dove fra gli argomenti trattati ho avuto modo di commentare il seguente brano profetico di Carl Schmitt, redatto nel suo Glossario postumo il 16 novembre 1947:
«Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri.
Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino
Ma essi hanno vissuto sempre così…».
Ma veniamo al punto. L’articolo di Luca Codignola con titolo: Negazionismo e libertà. Da Faurisson a Berlusconi ha per me il principale difetto di mescolare insieme due diverse questioni che non stanno bene soprattutto nella sede da lui scelta, cioè l’Occidentale, anche se si avvale di una rubrica “Cultura” che per me con la cultura a poco a che fare: con l’ideologia ha certamente a che fare, ma non con la Cultura. Tento di spiegarmi in breve, pressato come sono da una certa stanchezza.

Se Luca Codignola vuole entrare nel merito delle cosiddette tesi negazioniste o revisioniste non deve scegliere la sede telematica di un partito che ha rapporti organici con il sionismo ebraico. Mi pare esista un’Associazione di FI volta a cementare i vincoli di amicizia con lo Stato di Israele. Siamo qui nel campo delle opzioni politiche che hanno poco a che che fare con una concezione della Cultura non confinata negli angusti limiti dell’ideologia e per giunta negli ancora più angusti limiti di una cultura di partito che nessuno sa in cosa consista, salvo che nella cultura della spallata con cui i Quagliarello ed i Pera tentano di mettere le loro tende nelle teste di iscritti sprovveduti. No, non voglio innestare una polemica sul merito.

Voglio invece smascherare l’assenza di spirito liberale in un partito sedicente liberale. Da un vecchio di ottant’anni non ci si poteva aspettare la pericolosità di un’altro vecchio meglio trattato come un Bernardo Provenzano, che è stato scoperto con molte Bibbie in mano e che è uomo attaccatissimo alla famiglia e timorato di Dio, nel cui nome in buona coscienza amministrava la morte. Faurisson non era pericoloso neppure come Toto Rijna. Eppure di Robert Faurisson si aveva paura al punto di non fargli aprire bocca né in luogo pubblico (l’Università) né in luogo privato aperto al pubblico (un bar o un ristorante). Mi chiedo se è questa la democrazia ed il sistema di libertà che attraverso una guerra mascherata con il nome di pace intendiamo con una violenza fatta di centinaia di miaglia di morti trapiantare in Afghanistan ed in Iraq oggi, domani in Teheran. Hic Rodus hic salta! Non si scappa! Nel villaggio di Teramo uno dei cardini della civiltà liberale è venuto meno ed in sua difesa non sono accorsi i Cavalieri Occidentali senza macchia e senza paura. Si può dire che questi stessero idealmente dalla parte degli squadristi romani armati non di innocenti “cinquine", secondo la scialata dell’ebreo Pacifici, rappresentante ufficiale della comunità ebraica romana, che udite udite non contento dell’assalto squadristico, rubricato come “fascistico” dalla locale sezione dell’ANPI, ha avuto persino l’ardire di chiedere al ministro Mussi se il prof. Moffa potesse continuare ad insegnare.

Per fortuna, a salvare la dignità di Forza Italia, ci ha pensato il Consigliere Provinciale Rando Angelini insieme con il consiglere Taraschi di AN, che senza saper di lettere occidentali, ma solo armato di buon senso, si è nettamente dissociato da una delibera liberticida del Consiglio Provinciale. Dunque, per concludere, l’articolista de “L’Occidentale” Luca Codignola, se mai commilitante in una stessa area politica, malamente si barcamena su questioni di merito, su cui francamente non credo possa fornire lumi, mentre invece dovrebbe interrogarsi sui fondamentali del liberalismo e chiedersi dove lui fosse mentre la Libertà in Teramo veniva aggredita. Si è tentato di minimizzare l’accaduto, parlando di “cinquine”, cioè di innocenti schiaffi rieducativi al prof. Moffa, ma non di schiaffi si è trattato, ma di vera e propria aggressione tanto schiaffi che a rimetterci una costola è stato lo stesso vicequestore, che non sapeva di venir così “rieducato alla democrazia ed al corretto pensiero” e sulla cui costola sta ora indagando la magistratura. Ah! Dimenticavo una cosa assai importante che in tutta questa brutta storia di provincia passa sotto silenzio. Ad esser violata non è stata semplicemente la libertà di manifestare il proprio pensiero garantita dall‘art. 21, ma è stata ancor più gravemente violata la libertà di quanti quel pensiero avrebbero voluto ascoltare, per poterne giudicare con la propria testa, non con quella insigne del simpatico Cofrancesco o di Luca Codignola, a meno che di non volerla staccare dal corpo degli stessi e trapiantare, dopo autorizzata clonazione, nei corpi degli aspiranti uditori di Faurisson o di altri non preventivamente autorizzati dalla comunità ebraica romana. Che farne delle loro teste originali staccate dai rispettivi corpi? Alle discariche napoletane! eccolo! Già si vede il primo commento anonimo che in “Occidente” si pubblica, scegliendoli tra i “migliori” contributi degni di essere pubblicati, secondo la formula della testata gemella “ragionpolitica.it”, proprio in piena sintonia con la migliore tradizione liberale! Il mio commento in contradditorio non verrà pubblicato. Ne sono quasi certo. Ma ho questa mia autonoma sede, che non è un organo come La Stampa, Il Corriere della Sera o La Repubblica, ma che non mi costa nulla eccetto il tempo per scrivere ed ha i suoi Cinque fedeli lettori.

(testo non definitivo)

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