sabato, giugno 02, 2007

Dopo Teramo anche Cambridge?

1.
La speranza che viene da Cambridge

Non si sono ancora sedati gli echi della battaglia di Teramo che mi giunge la notizia di Cambridge, dove l’intera università inglese ha adottato misure di boicottaggio contro lo Stato di Israele. Cosa è successo e come i due fatti, le due città, possono collegarsi? Non vi è dubbio che la sostanza delle vicende è tutta politica. Dietro lo sterminio di ebrei e zingari ed altri nella seconda guerra mondiale si è edificato il mito fondativo dello Stato di Israele, che ogni due anni offre un premio per la migliore opera sull’Olocausto, termine prettamente religioso che non può essere sostituito da altri come sterminio, genocidio, ecc. e guai a scrivere “cosiddetto Olocausto”, come già usava Sion Segre Amar. Un mero fatto nominalistico sufficiente a scatenare una raccoltà di firme e guaiti di ogni genere. In Teramo, era stata avviata una legittima inziativa didattica e culturale, che non aveva in sé connotati politici o antisemiti. Basta però che venga considerata tale dalla comunità ebraica italiana, che ha una sorta di sorveglianza ideologica su ciò che in questo campo deve considerarsi corretto o non corretto (vedi: Informazione Corretta), allo stesso modo di come Alfred Rosemberg all’interno del nazismo era titolare di un apposito Ufficio sull’Ortodossia ideologica di tutti i funzionari del regime. È vitale per lo Stato d’Israele che non si scalfisca in alcun modo il mito fondativo della stessa legittimità della loro esistenza. Basta che un qualche incauto studioso pretenda di verificare il numero esatto dei morti nei campi di concentramento, o che si verificano le esatte modalità dello sterminio, perché si scateni una reazione come quella che abbiamo in Teramo, che non era una riedizione del convegno di Teheran, ma aveva invitato uno studioso (tale è!) che a Teheran aveva potuto andarci, ma a Teramo lui cittadino dell’Unione Europea non ha potuto liberamente recarsi. Anzi quelli dell’Informazione Corretta hanno pure sostenuto che doveva essere bloccato alla frontiera con la Francia. Non voglio sviluppare ora oltre il dicorso: pauca intelligentibus.

Veniamo a Cambridge. In Medio Oriente divampa la moderna guerra dei Cent’Anni. Poiché secondo il giudizio dei docenti inglesi è particolarmente efferrata la ferocia con cui lo Stato d’Israele sta sterminando (moderno “Olocausto”) i palestinesi proprio in questi giorni, essi in netta maggioranza hanno deciso di boicottare le università israeliane. La nostra simpatica Fiammetta Nirenstein, che ha appena deposto un ovetto fresco fresco: Israele siano noi, in sintonia con altre opere simili di Ottolenghi, Panella, Magdi Allam, tutte volte a stabilire una identità fra noi (= io che scrivo più tutti gli italiani e l’Occidente) con ciò che Israele è e fa, si trova ora costretta a bollare di “antisemiti” anche i docenti inglesi. Senza l’Inghilterra, da Palmerston a Balfour e oltre, lo Stato di Israele non sarebbe mai nato e ci avrebbe risparmiato un conflitto che non accenna a spegnersi ma solo ad allargarsi. Ed è esattamente ciò a cui spingono le comunità ebraiche, all’interno dei paesi occidentali, dagli USA all’Italia. Da notare una singolarità: ogni ebreo dispone di una doppia nazionalità, di una doppia cittadinanza. Basta che si rechino in Israele e trovano immediatamente una struttura per la loro accoglienza e la loro integrazione. Lo Stato d’Israele nasce come una colonizzazione non di terre disabitate, ma già abitate di popoli che ne devono essere sloggiati, con le buone o con le cattive. Era già così nei testi sacri agli ebrei: la Terra Promessa non importa che fosse già abitata dai Cananei, Jahvé l’aveva promessa agli ebrei e gli altri di fronte alla volontà di Dio non potevano fare alcun ricorso amministrativo.

Naturalmente il nostro Brunello Mantelli rischierà il ridicolo se pensa di attivare gli stessi firmatari contro il piccolo villaggio di Teramo anche contro Cambrige. Credo che il Rettore dell’Università di Torino metterebbe in questo caso le briglie al suo docente. È stato all’ombra e in silenzio nella vicenda teramo, che pure metteva in relazione due università italiane, ma non credo che rimarrebbe inerte in un’operazione analoga puntata non verso Teramo, ma verso Cambridge. Ma queste sono mere ipotesi, fantapolitica, ma costruite secondo analogie giusnaturalistiche. Restando sul campo del diritto naturale, mi vado convincendo di aver centrato la questione, quando in occasione di una presentazione del libro di Emanuele Ottolenghi in Roma, presenti gli onn. Fini e Polito, dissi loro che se Israele era in cerca di una riconomento alla legittimità della sua esistenza, questo riconoscimento poteva essere concesso solo dal 98,5 per cento del mondo arabo-mediorientale. Noi siamo noi italiani ed europei a poter riconoscere come legittimo l’insediamento in territorio altrui.

In Teramo sono riaffiorati questi problemi, che vengono sempre tenuti caldi da una comunità ebraica animata da spirito di guerra nella quale vorrebbe trascinarci. Le guerre non si combattono solo con le armi meccaniche, ma soprattutto con le armi spirituali dell’ideologia e della fabbricazione dei miti. Questo è successo in Teramo ed è cosa che tutti gli italiani, quelli ad una sola nazionalità, identità e fedeltà, non possono più nè accettare né tollerare. Lo hanno capito perfino gli inglesi che in fatto di antisemitismo sono al di sopra di ogni possibiloe sospetto. Anzi io che sono maligno penso che l’attuale demonizzazione dell’antisemitismo sia stata una bomba ideologica di fabbricazione inglese per punire e fiaccare fin nel midollo spinale la Germania distrutta nel 1945 e che per quasi cento anni aveva avuto la grande colpa di conquistare l’egemonia sula continente europei. Come con Balfour, anche dopo il 1945, gli ebrei con l’Olocausto hanno saputo guadagnarci, sulle ossa dei morti che meriterebbero di essere rispettati e lasciati riposare in pace.

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2.
RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. A sganasciarsi dalle risate, sia pure amare. Ben prima che gli ebrei fondassero la loro università ad Haifa nel 1924, vi era stata la Dichiarazione Balfour nel 1917 e quella Palmerston nel 1840. Senza gli inglesi che in ciò vedevano anche un loro interesse, gli ebrei non avrebbero potuto piantare le loro tende in Palestina. E dunque gli ebrei devono accendere ogni giorno un cero agli inglesi se oggi esistono come Stato, sia pure dalla dubbia e controversa legittimità. Se le mie parole paiono, pesanti, antisemite, apprendo dalla bocca stessa di donna Fiammetta Nirenstein:
i distinti docenti di Cambridge, secondo il voto di mercoledì, non andranno in Israele per studi e conferenze, non riceveranno professori e studenti israeliani, cancelleranno ogni programma di collaborazione con uno dei Paesi più ricchi di idee e di premi Nobel del mondo [!]. L’Ucu rappresenta oltre 100mila docenti. Il voto è passato con 158 voti contro 99, in un’atmosfera di guerra e trionfo, con urla e accuse sanguinose («nazisti») [!] agli studenti e ai professori israeliani che con un cartellone pregavano, gli illusi: «Parlate con l’accademia Israeliana».
E quindi che a dare dei “nazisti” agli israeliani sono adesso i “distinti docenti di Cambridge”. E mi sganascio dalle risate, perché adesso gli israeliani contro gli inglesi non potranno inscenare le solite proteste, il cui copyright appartiene agli inglesi stessi che lo avevano fabbricato contro la Germania che nel 1945 non bastava che fosse stata sconfitta militarmente, ma lo doveva essere anche moralmente nel 1947 con la criminalizzazione della condotta bellica tedesca. Tutta la storia della Shoa o come altro si preferisce dire è tutta qui. Le battaglie su negazionismo e revisionismo storico sono soltanto una presa per i fondelli per chi non vuole o non deve vedere cosa ci sta dietro le voluminosissime storie ufficiali sull’Olocausto, cioè tonnellate di fatti che servono per non capire nulla e nascondere la verità geopolitica uscita dal 1945. Lo stesso disegno strategico ed ideologico che oggi si vorrebbe imporre a tutto il mondo arabo, che dovrebbe essere “rieducato” alla democrazia ed ai valori dei vincitori come con grande successo è stata “rieducata” la Germania dal 1945 in poi. Solo che gli arabi di ieri e di oggi non sono i tedeschi ed hanno diversa tempra morale e diversa capacità di resistenza. Questa la verità che io vedo e che non hanno nulla a che fare con il negazionismo. Sono ben disposto ad accettare tutti i dati che i Mantelli d’Italia o dell’Unione Europea mi vogliono ammannire. La mia interpretazione non cambia, anche sulla base dei dati che mi vengono serviti. Se l’interpretazione è libera e non obbligata, sfido tutti gli illustri storici mantelliani a contestarmi la liceità e logicità della mia interpretazione. Sul piano fattuale io non perderei la tramontana per il fatto che una sempre più numerosa schiera di storici non ufficiali, non assoldati, vogliano contestare i dati ufficiali. Nell’un caso e nell’altro la mia analisi e la mia interpretazione comp0lessiva della storia d’Europa successiva al 1945, si regge sulle sue gambe. Mi rendo conto che non sia gradita ai bellicisti filoisareliani di Informazione Corretta, cioè al gruppo di Pezzana e Co., ma le opzioni politiche sono democraticamente insindacabili, se interne alla legalità costituzionale. A parte la corrette chiacchiere fiammesche che non aiutano a capire una situazione difficile e per noi lontana, qualche sprazzo di luce offre questo passo del “Corriere della Sera”:
I due sindacati britannici, che si sono fusi nella University and College Union, avevano già approvato in passato forme di boicottaggio, ritirate dopo le polemiche. La mozione votata mercoledì condanna «la complicità della comunità accademica israeliana nell'occupazione. La passività o la neutralità in questi casi sono inaccettabili. Le critiche allo Stato ebraico non possono essere respinte come antisemitismo».
Sapendo come i Corretti Informatori si comportano abitualmente, mi chiedo dove adesso inciterranno a scrivere, o meglio a lanciare sassi, i loro lapidatori. Scriveranno alla Regina d’Inghilterra perché licenzi tutti i docenti di Cambridge? I sassi ritornano al mittente. Ed è comico anche se amaro quanto succede. Se a dare del “nazista” agli israeliani fossero stati altri che gli inglesi, abbiamo visto cosa è successo. In Italia l’UCOI, cioè un organizzazione musulmana, aveva detto gli israliani si comportavano da “nazisti”. Il ministro Amato, l’uomo del prelievo notturno dai conti bancari degli italiani, ha preteso che tutti i musulmani d’Italia sottoscrivano una carta dei valori da lui redatta, magari assistito da Magdi Allam o da Riccardo Pacifici.

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2. Qui si capisce di più. La controargomentazione israeliana è fessa, perché sarebbe come se ad un vigile urbano che ci contesta un’infrazione rispondessimo che la stessa infrazione l’hanno commessa numerosi altri automobilisti. Il vigile può ben rispondere: “io adesso ho pescato te!” Nel testo si legge che misure analoghe hanno già adottato i giornalisti inglesi. Ridicola poi l’allusione alle “migliori università inglesi” che non seguiranno Cambridge, che dunque viene declassata. In realtà, l’azione di lobbing che le comunità ebraiche sparse per il mondo esercitano per indurre i governi del mondo ad un sempre maggiore coinvolgimento bellico in Medioriente si sta semppre più evidenziando nella sua ambiguità. Gli ebrei godono in pratica di una doppia cittadinanza: quella dello stato in cui risiedono e quella che viene loro offerta da Israele se decidono di trasferirsi in Mediooriente sulle terre strappate ai palestinesi, grazie agli appoggi storici dell’Inghilterra e poi degli USA. Nelle comunità occidentali gli ebrei sono intergrati ai massimi livelli, ma la loro fedeltà è spesso più rivolta ad Israele che non al paese in cui risiedono, che diventa strumentale per produrre vantaggi ad Israele, attirandosi l’ostilità del 98 per cento del mondo arabo che da Cento Anni è in guerra irriducibile con gli israeliani, percepiti come invasori e colonizzatori. Senza l’appoggio dell’Occidente Israele perde la sua forza, ma questo appoggio attira sull’Occidente tutta l’ostilità del mondo arabo. “Israele siamo noi!”, scrive Fiammetta Nirenstein. Un cavolo! Se proprio lo vuoi, taglia i ponti con l’Italia e trasferiti definitivamente in Israele, che come patria ti è probabilmente più vicina. Ma non trovo “corretto” che tu ed i tuoi compagni pretendiate di stare con i vostri piedi i due distinti posti, ed andiate a dare fastidio a pacifici cittadini del villaggio di Teramo. È venuta l’ora delle scelte: o di qua o di là! Di colonialismi ne abbiamo avuto abbastanza. Almeno i Romani con la loro violenza avevano creato una civiltà di cui siamo figli, ma la violenza coloniane europea ha prodotto solo tragedie e genocidi nel mondo. In questi giorni Benedetto XVI ha teorizzato un nuovo negazionismo per il quale nessuno lo molesta. Il Brasile sarebbe nato cristiano, come se non fossero esistiti prima quelle popolazioni che in nome di Cristo sono state sterminate. Nessun giorno della Memoria ricorda ciò. Ma sappiamo perché.

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3. Dal mondo dei blog: Tocqueville. Se mi riesce, interverrò nel dibattito sostenendo il seguente punto di vista. Occorre smetterla di giudicare il presente con gli occhi sul passato remoto. Gli ebrei di oggi che in Palestina vanno colonizzando terre non loro non hanno niente a che fare con quegli ebrei che in Germania e in Italia sono stati discriminati e perseguitati in ragione del loro essere ebrei. Più di uno ha posto un’analogia fra i nazisti di ieri e gli israeliani di oggi, ma sono poi seguite reazioni isteriche ed anche provvedimenti repressivi contro quella che in definitiva è un’opinione, legittima in quanto opinione, contestabile se si vuole e quanto si vuole nel merito, ma cambia poco se per timore uno non dice quello che pensa, e cioè che gli israeliani di oggi sono assimilabili ai nazisti e fascisti di ieri, e forse pure peggio. Ho letto ieri un articolo sulla Striscia di Gaza e mi è venuto da pensare ai lager nazisti. Il sistema degli insediamenti ebraici con le strade che li collegavano mi sembra un sistema scientifico per sterminare gli arabi palestinesi. Indubbiamente, gli israeliani di oggi sono più efficienti e scientifici dei nazisti. Almeno così mi pare. E vengo al punto: posto che gli israeliani di oggi non hanno nulla a che fare con gli ebrei europei degli anni trenta, perché oggi non si può essere lecitamente antisemiti, intendendo con ciò nessuna apologia della discriminazione razziale e civile contro gli ebrei durante gli anni trenta e inizio anni quaranta in Europa, ma semplicemente una netta dissociazione e condanna della politica israeliana dal 1948 in poi, che io interpreto come una strategia di conquista bellica e violenta dei territori palestinesi? Probabilmente attirerò violente reazioni, se qualcuno legge le mie pagine, ma sono disponibile ad un civile confronto. Non ho invece tempo per uno scambio di insulti. Non pensavo e non sapevo di essere un antisemita, e forse in effetti non lo sono, ma da qualche anno a questa parte avverto in me una crescente reazione a ciò che vedo, leggo, sento. Sorge nel mio animo in me una forte insofferenza ed un grande sdegno per cose che vado sperimentando in prima persona e che succedono in Italia, non in Medio Oriente. Chiamate come volete questo mio stato d’animo e se vi pare che sono un antisemita, ebbene lo sono.

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4. A tu per tu con donna Fiammetta. Non fidandomi dell’altrui ospitalità riporto qui l’intero pezzo letterario di Fiamma Nirenstein e ne redigo un mio esteso commento che poi manderò al sito originario, avvertendo i lettori di quel sito della doppia pubblicazione e dando io loro nel mio blog la stessa ospitalità a me concessa, se verrà concessa. Raccolgo in particolare l’invito alla cortesia dei toni, anche se di fronte a massacri che durano da oltre mezzo secolo in Medio Oriente mi riesce piuttosto difficile mantenere il bon ton. Ecco dunque il pezzo accattivante di Fiamma Nirenstein. De gustibus ne disputandum est, dicevano gli antichi. La prosa di Nirenstein riesce accattivante per quale navigatore di Tocqueville. Io l’ho sempre trovata di una totale inconsistenza logica e critica.
Il boicottaggio accademico inglese
Ho scritto sul Giornale [da me sopra citato da Informazione Corretta: è un collegamento in sé significativo e rivelatore] di oggi un articolo sul boicottaggio dei docenti inglesi contro le Università e gli studenti israeliani. Potete vedere il mio pezzo sul Giornale, o su questo sito: vi dimostro che si tratta di una scelta ipocrita, razzista, inaccettabile per ogni persona che creda nella libertà accademica e nei diritti umani. Si tratta della più grossa organizzazione (UCU) dei raffinatissimi docenti degli antichi atenei (Oxford! Cambridge!) del Paese che ha fondato la democrazia, della patria dei diritti, che non si vergogna di mettere in atto un provvedimento razzista, antisemita, profondamente ingiusto e anche fascista, perché contrario a ogni libertà accademica e di libero scambio di informazioni e di idee, che mette un tappo alla voce di Israele e che addirittura espelle fisicamente le persone che la rappresentano. Un ragazzo arabo israeliano, studente in Inghilterra, è stato sbeffeggiato dai docenti che si recavano alla loro assemblea perché cercava di fermarli spiegando che avrebbe messo al bando anche molti arabi condannando alla morte civile gli israeliani: perché quel Paese così razzista che è israele è l’unico, in tutto il Medio Oriente, che educa e fa crescere nelle sue università altamente qualificate giovani mussulmani che domani saranno qualcuno nel mondo. Le università arabe, da cui a memoria d’uomo non esce, come dice Badawi, Primo Ministro della Malesia, parlando alla lega dei 57 paesi islamici, non producono un intellettuale, un leader, un'invenzione degna di rispetto da decenni, prese come sono nel far rispettare il pensiero totalitario dei loro dittatori. La decisione dei docenti inglesi, intellettuali occidentali che godono di pieno diritto all’informazione e all’espressione delle proprie opinioni, mostra una tendenza totalitaria a sua volta, quella di mettere a tacere, di fare sparire dalla faccia della terra le ragioni, la storia, i volti, le voci dello Stato ebraico, di non vedere le sue evidenti ragioni di autodifesa, il suo ritegno nel rispondere a un’aggressione terroristica ideologica e pratica, continua, una mostruosa determinazione soprattutto a cancellare i valori che Israele rappresenta, quelli del coraggio, della civiltà, della democrazia, di fronte a un rifiuto della sua stessa esistenza. I docenti inglesi, che presto saranno seguiti a ruota da una serie di altre organizzazioni che in nome di diritti civili li calpesteranno tutti, sono l’avanguardia europea della condanna a morte dello Stato d’Israele che segue a ruota quella dell’integralismo islamico, quella di Ahmadinejad, di Bin Laden, di Hamas, degli Hezbollah. Niente di meno di questo. Stamani, dunque, mi sono di nuovo svegliata chiedendomi che cosa possiamo fare. Non molto, mi sono detta, ma intanto vi prego: se avete deciso di mandare i vostri figli per un corso estivo nei prestigiosi atenei inglesi non fatelo più. Se volevate fare un corso di inglese a Cambridge, cancellatelo spiegando la motivazione. Se programmavate, da studente o da professore, un anno in Inghilterra, cassatelo con una lettera che descriva le ragioni della vostra scelta. Sappiate rinunciare. Cambiate obiettivo, andate in Israele, o in America, dove la libertà di espressione e la libertè accademica sono autentiche. Rimandate. Se siete parte del corpo accademico o siete un ricercatore, non partecipate a conferenze negli Atenei britannici. Non legittimate la cultura di un Paese che sembra aver perso la strada, e che vuole togliere legittimità allo Stato degli Ebrei, dove la libertà di istruzione e di scambio accademico è un bene disponibile per tutti.
Incominciamo con ordine, stando però in Italia. Se in Inghilterra vi è stato un “boicottaggio” verso Israele, a Teramo il 18 maggio cosa è successo? Non sono un amante della storia di Israele, ma non è difficile scoprire perle nella prosa di donna Fiammetta, che mi dicono aspira a succedere in fama a Oriana Fallaci, di cui non mi sono mai preso la briga di legger un libro. Ma senza partire dalla piccola Teramo, diamo uno sguardo al vasto mondo:

a) Proprio ieri ho appreso da persone informate sui fatti della pratica sistematica del blocco economico verso paesi non graditi, o i cui regimi si vuol far crollare. Il blocco economico è qualcosa che fa soffrire intere popolazioni, di ogni fascia di età, di ogni sesso, direi un crimine contro l’umanità del tutto legalizzato, un vero e proprio genocidio. Poco mi importa che Cuba sia annoverata come l’ultimo regime comunista del pianeta. Non mi interessa la critica al governo cubano. Non sono un filocastristra più di quanto non sia un filoisraeliano. Ma il blocco contro una qualsiasi popolazione a me pare crudele e barbaro in quanto colpisce l’umanità. Deve essere dello stesso mio avviso la stragrande maggioranza degli Stati membri dell’ONU, che ogni anno condannano il blocco ed invitano a porvi fine. Chi è che ogni volta si oppone alla risoluzione quasi plebiscitaria dell’assemblea delle Nazioni Unite? Sono sempre gli stessi quattro Stati, di cui uno gli USA e l’altro Israele: si veda alla fine del documento, che riporta le votazioni, nel link appena citato. La Signora Nirenstein vuole dimostrare l’altrui “ipocrisia” e “razzismo”? Sempre memore dell’invito del moderatore a mantenere la cortesia dei toni, mi limito semplicemente a rimandare alla tanto onesta e gentile signora gli omaggi floreali che lei riserva agli altri. Sono quanto mai convinto che la politica praticata da Israele sia profondamente razzista. Non scherzo e chi ne vuole la “dimostrazione” deve prendersi la briga di frequentare i miei blogs. Già qui sto superando di gran lunga i limiti di spazio che avevo stabilito nell’economia di questo singolo post.

b) I “diritti umani” sono una costruzione polemica sorta dalle macerie della seconda guerra mondiale. In buona parte si tratta di un’arma ideologica forgiata per contestare gli ordinamenti interni degli Stati. Basta che una grande potenza accusi di violazione dei diritti un paese non in grado di difendersi per procurarsi un titolo di legittimazione all’invasione di uno stato sovrano non abbastanza forte per difendersi. Questo copione è stato girato per ultimo in Iraq, che ora sta peggio (600.000 vittime civili) di quando governava il tiranno Saddam. Si dice anche carità pelosa. Ma con ciò non intendo certo dire che sono un nemico dei diritti umani. Il diritto è sempre una costruzione “umana”, non esiste un diritto “animale”, cioè prodotto dagli stessi animali non appartenenti alla specie umana, o un diritto disumano. Nella civilissima Firenze del Rinascimento era normale tagliare le mani al ladro colto in fallo. Oggi una simile misura penale verrebbe giudicata disumana in ogni ordinamento giuridico. Negli USA vige ancora la pena di morte, che molti considerano contraria ai “diritti umani”. Io diffido ogni volta che qualcuno parla di diritti umani e sospetto che voglia imbrogliare e stia preparando qualche colpaccio, dal quale occorre premunirsi. Che poi Fiamma Nirenstein parli di “diritti umani” è proprio l’ultima cosa a poter essere seriamente considerata. E quindi come non se la gentile non avesse detto proprio nulla a questo proposito. Veniamo al punto successivo.

c) La libertà accademica. Qui ti voglio. Torniamo in Italia. Esattamente a Teramo. Riassumo il più brevemente possibile per chi non ha seguito la vicenda e non ha letto nessuno dei miei ampi articoli sull’argomento. Esiste in Teramo da diversi anni un Master sul Medio Oriente curata dal prof. Claudio Moffa. Come ognun sa, il Medio Oriente è in guerra da oltre mezzo secolo, grazie in buon parte alla nascita, dagli arabi non programmata, dello Stato d’Israele sul loro territorio. Anche io sono un docente, non di storia, ma di filosofia del diritto. Ad ogni docente è riconosciuta piena libertà accademica che consiste nel programmare i suoi corsi come meglio crede. Un docente per essere tale deve superare selezioni ad ogni pie’ sospinto, ma raggiunto il ruolo gli si riconosce piena libertà accademica. Quanto più è specialistico il suo ambito disciplinare sempre di meno esistono persone in grado di valutare il suo lavoro. Per farla breve, gli amici della Signora Fiamma Nirenstein, che lei stessa si qualifica come “storica”, hanno pensato di fare le scarpe al prof. Moffa, il quale è incorso nel grave ed imperdonabile errore di invitare a Teramo un certo Robert Faurisson, cittadino francese in stato legittimo di libertà di muoversi in ogni parte del mondo, essendo in possesso di regolare passaporto e non avendo compiuto nessun reato per il quale è previsto il mandato di cattura. Devo essere ancora più breve: la comunità ebraica italiana, di cui fa pienamente parte la nostra gentile ed onesta Signora, ha boicottato e gravemente violato la libertà accademica di un docente italiano. Ma anche ha gravemente violato la libertà di quei cittadini, io compreso, avrebbero voluto ascoltare il conferenziere francese, che con vero e proprio assalto squadristico, definito fascista dall’ANPI, è stato aggredito da secidenti figli di deportati ebrei venuti in Teramo dalla capitale. Il vicequestore, scambiato per un uditore di Faurisson, ha avuto rotta una costola. Le indagini sono in corso. E quindi, gentile ed onesta Signora, di quale libertà accademica andiamo cianciando? Di quella che è tale solo se viene riconosciuta in Israele o da un certo Riccardo Pacifici, esponente della comunità ebraica romana? Questi signori sono a lei strettamente attigui, avendolo potuto sentire dalle sue mielate labbra registrate dall’amica Radio radicale. Quindi, gentile signora, non parli proprio lei di “libertà accademica”, avendola la sua cerchia bellica filoisraeliana violata in Italia ai danni dell’Università di Teramo, appena pochi giorni prima che a me ed a molti divenissero noti i fatti inglesi.

d) I raffinatissimi docenti. Non le conviene gettare addosso ai docenti inglesi la collaudatissima accusa di antisemitismo perché ciò equivale – come si dice a Roma – a darsi la zappa sui piedi. Il reato di antisemitismo è stato inventato dagli angloamericani per fiaccare l’animo degli europei usciti sconfitti nella seconda guerra mondiale. Gli inglesi possiedono il copyright del reato di antisemitismo. Dare degli antisemiti agli inglesi significa togliere agli stessi israeliani ed alla signora Nirenstein qualsiasi linea di credito. È assolutamente non credibile un accusa di antisemitismo rivolta ad un cittadino inglese. Senza gli Inglesi lo stato d’Israele non sarebbe mai esistito. È questo uno degli ultimi disastri prodotti dal colonialismo inglese, il cui Impero non ha proprio nulla della capacità civilizzatrice che fu dell’Impero romano.

e) Se l’UCU, organismo che raggruppa i docenti inglesi, ha detto quello che lei riferisce nel suo articolo, vuol dire che ne ha ben motivo. Il problema non è dunque ciò che Cambridge ha detto, ma ciò che Israele è. Lei ha scritto un libro di propaganda bellico, che ahimé sto leggendo e criticando. Lei non immagina quali riverenti ed affettuosi pensiero le rivolgo mentre vado avanti nella lettura del suo capolavoro tanto pubblicizzato. Il titolo eloquente del suo libro è: Israele siamo noi. Ma chi? Assolutamente, in quel noi non si azzardi di metterci me e le mie genti, il mio popolo. Ma del suo libercolo parlo altrove. Non solo l’organismo rappresentativo dei docenti inglesi e pure mi dicono i giornalisti inglesi hanno ben fatto ciò che hanno fatto, vedendo giusto in ciò che succede ed avvertendo che non si può equiparare la legittima critica allo Stato di Israele all’illegittima pratica dell’antisemitismo sanzionato in molte leggi europei. Questo gioco dei bussolotti deve finire. Ogni volta che si tocca Israele si alzano alti guaiti di vittimismo antisemita. Mi auguro che le università italiane sappiano assumere una posizione analoga a quella dei docenti inglesi. Sarò ben lieto di dare la mia adesione, a ragion veduta e per comprovati motivi.

f) L’eccellenza delle università ebraiche e la non eccellenza di quelle islamiche. Non credo potesse trovare un argomento più sciocco ed insulso. Le devo forse ricordare l’eccellenza delle università nazista, da cui furono espulsi molti tedeschi ebrei, dico tedeschi ebrei, non ebrei tedeschi. Spero che ne comprenda la distinzione e non debba attardarmi in una spiegazione. In ultimo von Braun, non so se ebreo anche lui, fu preso dagli americani che non lo punirono per aver inventato le V1 e V2 che piovevano sui cieli inglesi e se lo portarono in America per dar vita alla NASA. Von Braun era un prodotto dell’eccellenza nazista, che qualcosa di buono ed apprezzato deve averlo pur prodotto. Il nazismo non era tutto e soltanto antisemitismo e se la libertà accademica non fosse gravemente censurata al riguarda potremmo scoprire cose interessanti. Ma figuriamoci! Avete trattato Ariel Toaff nel modo che sappiamo e non è immaginabile che in Italia possa esservi libertà accademica che sia al riparo oltre che delle scomuniche cattoliche anche di quelle ebraiche. Almeno negli stati arabi di scomunica ve ne una sola, ma qui da noi opera la scomunica congiunta di cattolici ed ebrei.

g) Quando Lei scrive che i docenti inglesi «godono di pieno diritto all’informazione e all’espressione delle proprie opinioni», io intendo che ciò a lei dispiace e che sarebbe ben lieta se si potesse tappare lor la bocca, come avete fatto con il vostro Ariel Toaff ed anche come state facendo in Teramo. ma noi resisteremo e contro di voi abbiamo già costituito un Comitato contro la repressione della libertà di parola. L’iniziativa dei docenti inglesi giunge per noi quanto mai opportuna e provvidenziale perché rivela anche ai più distratti l’influenza intollerabile di ben individuate lobby, il cui scopo è quello di trascinare l’intero Occidente in una guerra apocalittica in Medio Oriente. Degli arabi, che non saranno “eccellenti” nel senso adoperato, ammiro una capacità di resistenza di cui noi europei d’Oriente e d’Occidente non siamo stati capaci, cessando per questo di esistere politicamente e divenuti zimbello di chi ha fiaccato ogni nostra resistenza, in ultimo anche la nostra capacità critica di giudizio.

5. Notizie interessanti malgrado sia “il Foglio” a darle. È semplicemente ridicolo che “il Foglio” pensa di schierare un “Premio Nobel”, che è tale se sa qualcosa più di altri in un campo ben determinato del sapere ma non per profondità di giudizio politico, contro una decisione politica, consapevole d’esser tale e legittimata ad esser tale, presa non solo dal sindacato dei docenti inglesi, ma anche da altre organizzazione. Una persona di comune buon senso è portata a concludere che se anche gli inglesi hanno di che critica la politica di Israele, vuol dire che deve esserci qualcosa che non va in Israele. Ed invece gli sfegatati di “Informazione Corretta” vogliono il mondo colpevole davanti ad Israele, non viceversa. Anni ed anni di “religio holocaustica” hanno convinto questa parte “eletta” dell’umanità che risiede in un territorio a loro destinato per diritto divino di avere sempre ragione, di essere un popolo di “giusti”. Peccato che non tutti la pensino così. Ma è una iattura che alle voci critiche si siano aggiunte anche quelle degli inglesi, di cui a stento riesco a credere che possano essere tacciati di antisemitismo, l’accusa del secolo che offusca tutti gli altri crimini possibili ed immaginabili. Che a questa filosofia si è associato “il Foglio” di Giuliano Ferrara non stupisce. Tra le sue imprese gloriose il Foglio annovera anche la pubblicazione di un Volantino per la convocazione di una manifestazione davanti all’ambasciata iraniana in Roma. Dire “il Foglio” è come dire la succursale italiana di un quotidiano israeliano. È dunque possibile apprendere che:
una settimana sì e una no qualche sindacato britannico o qualche ente interno della chiesa anglicana se ne esce con un appello per boicottare Israele.
Non ce che dire: son tutti matti in Inghilterra. Tra questi matti ci sono quelli della Unison, «che rappresenta un milione di dipendenti pubblici inglesi» e che «aveva annunciato una campagna contro lo stato ebraico». E poi i medici, che addirittura «avevano chiesto l’espulsione di Israele dalla World Medical Association», ma che però era stata diretta da un ex medico nazista dopo la seconda guerra mondiale. Sempre questi nazisti che non scompaiono mai. Sono eterni. Esiste poi il “boicottaggio silenzioso”. Addirittura esiste un “terrorismo accademico”, che non è quello torinese contro Moffa, ma uno tutto inglese e ai danni di Israele. Esiste poi un “boicottaggio informale”. E così via. Caspita! Non sapevo tutte queste cose. Ne devo concludere che oggi l’Inghilterra è più antisemita di quanto non lo sia stato la Germania nazista. Rinvio alla lettura dell’incredibile articolo, contro cui i Corretti Informatori sono ahimé impotenti e le loro pietre quanto mai inefficaci. Ma merita un’evidenza questa fantastica notizia:
«Il rabbino Michael Laitman dell’Accademia mondiale della Kabbalah ha diffuso un appello in cui ricorda che in molte scuole inglesi la menzione dell’Olocausto è stata rimossa con scusa che offende la popolazione musulmana»,
che penso debba far stare male qualche storico torinese. Chissà perché nelle scuole inglesi debba essere ricordato a scuola l’«Olocausto» piuttosto che non l’incendio di Roma ai tempi di Nerone o una data ed un evento infausto per i musulmani. Misteri della storia contemporanea e dei suoi storici, soprattutto torinesi. A differenza del nostro Mussi è da notare che Blair, che insieme a Bush ed alle comunità ebraiche di tutti i paesi ha fortemente voluto la guerra contro l’Iraq a costo di mentire al suo popolo ed al mondo intero, dico il premier inglese Blair si è limitato ad “auspicare” che i docenti inglesi non diano seguito al boicottaggio. Il nostro Mussi, insieme a rettore e preside teramano, hanno addirittura chiuso l’università, non avendo il coraggio di difenderne l’autonomia didattica e la libertà accademica. Che differenza!


6. Quale intolleranza? Quale antisemitismo? Quali accademici?. Se ne scoprono proprio tante quando si vogliono cercare le coerenze altrui. Mi capita così di trovare il nome della 50ª firmataria (Marina Caffiero, ma se ne trovano altre ancora!) della Bolla Mantelli in un’altra Bolla destinata questa volta non a “bollare” i docenti terami, dalle spalle e dalle protezioni poco forti, ma i docenti inglesi, i quali con la motivazione che gli universitari israeliani sono attivamente impegnati nell’occupazione hanno deciso misure di contrasto non diversamente (ma illegittimamente) di quelli che i docenti filoisraeliani italo-torinesi (una lobby in cerca di aggettivo, essendo inibito dire “lobby ebraica”) hanno messo in atto contro la neouniversità di Teramo, rea di non ubbidire ai comandi del Nord. Nello stesso documento dell’organizzazione rappresentativa dei docenti inglesi si respinge inoltre nettamente l’equiparazione di antisemitismo e antisraelismo, cosa che tra gli altri firmatari la nostra Marina Caffiero dimostra di ignorare. Quindi trattasi di campagna antinglese maschera di difesa dall’antisemitismo dilagante in Europa. L’UCEI si mette a raccogliere firme di docenti nostrani, i quali possono firmare solo a titolo individuale e non possono affatti pretendere di rappresentare i docenti italiani. Avendo io titolo ad essere annoverato fra questi, mi dissocio nettamente dall’ennesima raccolta filoisraeliana di firme e dichiaro la mia solidarietà con i docenti inglesi, la cui autorevolezza mi auguro possa servire a scalfire la prepotenza di una lobby che ha gravemente vulnerato l’autonomia di una piccola università italiana, che nei suoi organi dirigenti non ha saputo difendere la bandiera della libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento. Il documento dell’UCEI è decisamente inaccettabile e da respingere quando parla di «Memori del debito profondo, che l'Europa ha verso Israele». L’Europa ha già sofferto abbastanza per le sue tragedie e nessuno può speculare sul suo senso di colpa. Siamo qui alle profonde radici politiche dello scontro in atto che vede l’azione delle comunità ebraiche nei vari paesi d’Europa, volta a condizionare la politica interna ed estera dei paese, nei quali godono ormai di diritti di cittadinanza superiori a quelli concessi ai normali cittadini. Non di antisemitismo si tratta da parte dei cittadini inglesi, francesi, italiani, ma di legittima reazione ad ogni pretesa di privilegio ed a forme evidenti si sopraffazione.

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In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


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