lunedì, maggio 28, 2007

La tecnica lapidatoria di “Informazione Corretta”

Versione 1.0

Sommario
: Premessa esplicativa. – 1. Attacco a Francesca in Lapide. – 2. La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?. – 3. Il “solito” Sergio Luzzatto. – (segue)

Premessa esplicativa

Israele si trova in guerra con il mondo arabo fin dalla fondazione di un suo stato in Palestina nel 1948. Una pace appare ancora oggi assai lontana e forse addirittura impossibile. Alle radici di questo conflitto si pone abitualmente la Dichiarazione Balfour del 1917, ma a mio avviso occorre risalire più indietro nel tempo, cioè al 1840, quando Lord Palmerston patrocinava la creazione di un “focolare ebraico” in Palestina allo scopo di disgregare l’Impero ottomano, con un insediamento ebraico in Palestina, cui era affidato lo scopo di aprire una porta verso l’Oriente. Nello stesso anno una politica identica veniva perseguita dall’Inghilterra contro l’Impero cinese nel conflitto rimasto tristemente noto come “guerra dell’oppio”.

Nell’attuale endemico conflitto arabo-israeliano gli Ebrei italiani raccolti intorno alla testata “Informazione Corretta” usano tutta la loro capacità di pressione per far schierare l’opinione pubblica italiana dalla parte di Israele, parte belligerante contro tutto il mondo arabo sempre più devastato da una guerra di aggressione, desumibile come tale dal fatto oggettivo che in territorio arabo si trovano soldati statunitensi, inglesi, etc., mentre nessun soldato di nessun stato arabo si trova in America o in Europa e meno che mai in Italia: tutto il resto è chiacchiera ideologica con cui oggi si tende a nascondere la realtà della guerra, antica quanto l’uomo stesso. La tecnica di pressione dei Corretti Informatori è semplice. Attraverso una rassegna stampa quotidiana, estesa a tutto ciò che i motori di ricerca segnalano su temi sensibili, e quindi anche anche a notizie tratte da Blogs privati. Uno di questi nervi scoperti è la mera espressione “cosiddetto Olocausto” o simile, che era usata perfino dal noto storico e capo ebreo Sion Segre Amar, il quale in un suo articolo apparso su “La Stampa” di Martedi 3 maggio 1994, p. 18, con titolo Ma non chiamatelo olocausto, spiegava le ragioni scientifiche e teologiche per le quali era improprio designare in questo modo lo “sterminio di ebrei e zingari” avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Quindi il rifiuto dell’«Olocausto», che non significa di per sé “negazionismo”, è fatto anche da uno storico ebreo al di sopra di ogni possibile sospetto, il quale preferisce utilizzare l’espressione Auschwitz anziché Olocausto o dovendo altrimenti scrivere “cosiddetto Olocausto”, espressione che ancora oggi fa scattare non solo denigratori come quelli di “Informazione Corretta”, ma anche i Promotori torinesi dell’Antiappello Mantelli contro iniziative didattiche e culturali nell’Università di Teramo. In pratica, la “religio holocaustica” è diventata parte consistente se non esclusiva della ideologia fondativa dello Stato di Israele, dove ogni due anni viene assegnato un premio alla migliore opera sull’»Olocausto«. Non vi è dubbio che la comunità ebraica in Italia è una lobby assai potente, capace di mobilitare mezzi e pretendere pubblicamente con arroganza che un ministro in carica (Mussi) cacci dalle università quei docenti che non riescono graditi. Si verifica oggi l’opposto di ciò che il fascismo faceva agli ebrei, espellendoli dall’insegnamento. Nemesi della storia!

La redazione di “Informazione Corretta” agisce in Italia alla stregua di un servizio di retrovia dell’esercito belligerante israeliano. Dato come presupposto indiscutibile tutto ciò che lo Stato di Israele dichiara esser suo diritto e verità indiscussa ed indiscutibile, dato in pratica come cosa ovvia che l’Italia non possa che essere parte cobelligerante insieme con Israele, la suddetta Redazione segnala ad un suo elenco di Lapidatori tutti quegli articoli di stampa o di blogs che dalla stessa non vengono giudicati “corretti” sul piano informativo, o meglio propagandistico, ovvero utili alla causa di Israele. I Lapidatori spesso non si curano neppure di leggere i testi, ma sono pronti a scagliar pietre soddisfacendo in tal modo i più bassi istinti umani. Se chi scrive l’articolo “incorretto” è un redattore de “La Stampa”, ad esempio, il suo Caporedattore o il Direttore o il Proprietario della testata “La Stampa”, o chiunque si immagini possa esercitare un superiore controllo o un’influenza, si trova a ricevere una sequela di “pietre” bibliche, più o meno colorate, da parte degli iscritti alla Mailing List di «Informazione Corretta». Nella Mailing List è di norma indicato con un mailto l’indirizzo sul quale condurre una vera e propria lapidazione contro il malcapitato, che dapprima non si accorge neppure del meccanismo. Basta però comprenderlo per potersene difendere.

A questo scopo, offrendo un servizio agli ignari lapidati, ma anche per smascherare questa ignobile tecnica, una vera e propria lapidazione desunta dall’Antico Testamento, vengono qui di seguito raccolte una silloge di siffatti “capolavori”. Non si tratterà di una cernita sistematica – non ne avrei né il tempo né la voglia – ma di una scelta sporadica e causale di esempi significativi. Si potrà valutare il tal modo il grado di penetrazione di una siffatta lobby, che di recente è emersa anche nelle vicende teramane, culminate in un vero e proprio assalto squadristico di orde assatanate. Personalmente, oltre ad avere sperimentato le attenzioni dei Corretti Informatori, ho ascoltato dalle registrazioni di Radio Radicale, disponibili in archivio, un’inconsapevole chiamata di correità da parte del gruppo ebraico Nirenstein-Panella-Ottolenghi, etc., del lavoro lodevolmente valutato da parte di Informazione Corretta e di quanti più o meno dichiaratamente stanno dietro alla Testata.

Antonio Caracciolo

Nota bene: i testi che seguono in corsivo sono miei commenti. Qualche volta adopero la sigla ac, che sta per Antonio Caracciolo. Non apporto alcuna correzione di editing ai testi ripresi dalla “Corretta Informazione”, spesso pieni di errori.

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1.
Attacco a Francesca in Lapide

La Stampa Critica
27.05.2007 Titolo e fotografia disinformano
E' ormai abitudine nella pagine esteri
sotto la direzione di Francesca Sforza


Testata: La Stampa
Data: 27 maggio 2007
Pagina: 10
Autore: la redazione
Titolo: «Raid israeliani, morti 5 palestinesi»

Raid aerei israeliani, morti 5 palestinesi

Questo il titolo sulla STAMPA di oggi 27/05/2007 a pag.10. seguito da un breve testo e da una fotografia grande il doppio. Due osservazioni: 1) Il titolo è disinformante, contiene solo il 5o% di verità, l'altro 5o% manca, e impedisce al lettore di capire il perchè del "Raid". Scritto così, lascia capire solo che gli israeliani hanno ucciso 5 palestinesi. 2) La fotografia, in uno spazio grande il doppio del testo, ritrae, come è scritto nel testo, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani. Come mai sono sempre di palestinesi in lacrime le foto che le pagine esteri della STAMPA pubblica ? perchè non far vedere i genitori di Gilad Shalit, rapito e mai più liberato ? Da quando le pagine esteri sono guidate da Francesca Sforza la qualità dell'informazione è decisamente peggiorata, quasi sempre, titolazioni e immagini, assomigliano alle pagine del MANIFESTO. Invitiamo i nostri lettori a scrivere alla STAMPA per protestare contro le scelte pregiudizialmente contarie ad una corretta informazione su quanto accade in Medio Oriente. basta cliccare sulla e-mail in fondo alla pagina.


Non cala la violenza nella Striscia di Gaza, dove è fallito ogni tentativo di tregua sia tra le fazioni palestinesi rivali sia tra queste ultime e gli israeliani. È di almeno 5 il numero dei militanti palestinesi morti nel corso di quattro raid effettuati ieri dall’aviazione d’Israele; altri otto sono rimasti feriti.Clicca sull immagine per ingrandirla Gli aerei hanno intensificato gli attacchi contro le postazioni di Hamas in rappresaglia al lancio di razzi contro il territorio dello Stato ebraico. Obiettivo principale sono state le strutture usate dalla cosiddetta «Forza Esecutiva», unità paramilitare leale ai radicali di Hamas, partner di maggioranza del governo di coalizione con i moderati di al-Fatah. In Cisgiordania un altro ministro palestinese appartenente ad Hamas, Wasfi Kabha, è stato arrestato dagli israeliani. Infine in un’intervista pubblicata sul sito web del movimento di resistenza islamico, il portavoce Abu Ovadia ha minacciato: «Israele può dimenticarsi di Shalit (il caporale dell’esercito rapito a Gaza il 25 giugno dello scorso anno, ndr) se ucciderà leader dell’ala politica o militare di Hamas». Nella foto, una parente di un militante di Hamas ucciso nei raid israeliani.

lettere@lastampa.it

* * *

Senza entrare nel merito della notizia il “report” del Corretto Informatore segnala a chi sta in più alto loco, forse un Ebreo, che “ormai” è diventata un’abitudine quella di Francesca Sforza, che evidentemente posta da poco alla direzione delle pagine estere, non saprebbe fare il suo lavoro dando “una corretta informazione” ed addirittura “disinformando”. Mi dicono di questa Francesca che non è alle prime armi nel suo mestiere e che già sua sponte è una filoisraeliana, ma forse per gli assatanati sionisti non lo è ancora abbastanza. La Stampa dovrebbe diventare un foglio ebraico per soli ebrei. I peggiori nemici degli ebrei sono gli ebrei stessi che non si allineano alle direttive di guerra. Sono numerosi i casi di questo genere e se ne lamentava, ad esempio, Ottolenghi nel corso della presentazione del suo libro in Roma, alla quale mi son trovato casualmente ad assistere. Chi valuta che l’informazione non sia “corretta” ed addirittura “disinformi”? Naturalmente quelli della Corretta Informazione, organo preposto a ciò che è da interndersi per corretto. Se non che ci stanno a fare? Come fanno ad essere persuasivi? Con le pietre! Più ne lanciano e più sono persuasivi. È da immaginare che chi è preposto a Francesca, vedendosi arrivare una grandine di missive tutte uguali ed intonate su uno stesso unisono, possa chiedere all’ignara Francesca: «Ma cosa mi stai combinando?». Se poi (chi può dirlo il proprietario della testata La Stampa, o il direttore o chiunque conti sopra Francesca, è per caso un ebreo, non necessariamente massonizzato, le pietre potrebbero risultare efficaci. Qui siamo nel campo delle congetture. Non dispongo dei servizi segreti israeliani e dei loro archivi. Quello che è certo, a mio modo di vedere, che è altamente scorretta una vera e pratica istigazione al linciaggio come quella sistematicamente adottata dai Corretti Informatori. La fondatezza di ciò che dico posso io stesso dimostrarla essendo stata esercitata nei miei confronti e non ho motivo di ritenere che il mio sia stato l’unico caso. Chi è stato vittima di un’azione indegna non vuole che vi siano altre vittime.

* *

Ma veniamo adesso anche alla redazione della notizia quale avrebbe dovuto essere secondo i Corretti Informatori. Ci sono cinque palestinesi uccisi? Chi dà la notizia comunica un fatto: cinque morti palestinesi! No, per i Corretti Informatori non è così che si fa giornalismo. Occorre dire che quei morti se lo meritavano ad essere morti: ben gli sta! Occorre dire perché e come sono morti. Non basta che siano morti. Accanto alla notizia della morte bisogna dare contestualmente la notizia del perché sono morti, attingendo magari il perché della morte direttamente alla spiegazione fornita dal governo israeliano oppure dalla sua Succursale italiana, cioè la Corretta Informazione. Francesca deve tornare a fare scuola di giornalismo e per adesso è bene che venga rimossa da un incarico troppo delicato per lei. La donna che piange? L’immagine è troppo grande rispetto al titolo ed al testo della notizia! Bisogna per lo meno rimpicciolire l’immagine. Ma poi perché far vedere una donna palestinese che piange? Non ci sono anche donne israeliane che qualche volta avranno pur pianto? Queste bisogna pubblicare. Magari accanto ai morti palestinesi ammazzati. Se poi qualcuno confonde la donna israeliana con una parente dei morti palestinesi, si potrà muovere a Francesca anche una più grave contestazione ed il suo licenziamento sarà cosa assicurata. Allo stesso modo in cui Pacifici chiede a Mussi la testa di Moffa i Corretti Informatori potranno chiedere la testa di Francesca alla proprietà (ebraica?) della Stampa. E che la Stampa come il Manifesto?! Scrivete scrivete, cari Lapidatori! Scagliate le vostre pietre così si potrà ristabilire la corretta informazione, tanto peggiorata da quando a dirigere gli esteri hanno messo Francesca. Sia pure in forma di satira, ancora permessa in Italia, credo di aver fornito un esempio dei criteri di “correttezza” seguiti dalla Corretta Informazione, una moderna Santa Inquisizione che pensavano fosse cosa del passato e propria della chiesa cattolica.

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2.
La Rainews24 un boccone troppo grosso da divorare?

Rainews 24 Critica
26.05.2007 In poche righe quanta disinformazia
nello stile di Rai News 24

Testata: Rainews 24
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: «Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas»
Rai News 24 scorretti (come sempre): Hamas organizzazione terrorista solo per israele (chi glie lo dice che è considerata tale anche in Europa e Usa?), attivisti invece di terroristi, 40 morti "palestinesi" (come se si trattassero solo di civili innocenti), riferimento a Sderot solo alla fine. Complimenti a RaiNews 24, in poche righe quanti condizionali, quanta propaganda.
Ecco il testo:
Jenin | 26 maggio 2007

Arrestato dagli israeliani Wasfi Qabba ministro di Hamas
Militari israeliani a Gaza
Militari israeliani a Gaza

L'esercito israeliano ha arrestato questa notte in Cisgiordania Wasfi Qabba, ministro del governo palestinese esponente del movimento islamico Hamas.

I militari di Tsahal sarebbero entrati nella citta' di Jenin a bordo di una ventina di jeep. Il ministro sarebbe stato prelevato nella propria abitazione. L'arresto e' stato confermato dalla moglie del ministro, Nazmieh.

Giovedi' scorso, militari dello Stato ebraico avevano arrestato in Cisgiordania piu' di 30 dirigenti di Hamas, considerato da Israele un'organizzazione terroristica. Tra i leader arrestati c'erano alcuni sindaci e un altro ministro: Nassaredin al-Shaer, titolare dell'Istruzione.

L'aviazione militare israeliana ha colpito due obbiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, non lontano dalla residenza del premier Ismail Haniyeh: lo hanno reso noto fonti della sicurezza palestinese, senza che vi siano notizie di vittime.

Le forze armate israeliane hanno confermato le operazioni, sottolineando pero' che il premier di Hamas non era un bersaglio: ad essere colpite sono state due postazioni delle milizie estremiste nel campo profughi di Shati.

Nella notte sono proseguiti anche i raid aerei israeliani sulla striscia di Gaza. Due attivisti di Hamas sono stati uccisi, e un terzo e' considerato "clinicamente morto".

Sono 40 i palestinesi uccisi negli ultimi dieci giorni nei bombardamenti israeliani, in risposta al lancio di razzi Qassam sul sud di Israele.

Per inviare il proprio parere a Rainews24, cliccare sulla e-mail sottostante.

r.morrione@rai.it

***

Rispetto al trattamento per le spicce riservato a Francesca in Lapide non pare di notare qui la stessa tracotanza nei toni, anche se si indicano alle mani dei Lapidatori l’indirizzo di un Morrione, evidentemente redattore, o forse caposervizio alla Rai. Cosa fa pensare agli Informatori Corretti che il “parere” da inviare a Morrione sia “corretto” nel senso da loro indicato? Evidentemente sono sicuri dei loro soldati. Contrariamente alle mie aspettative questa forma di analisi della “correttezza” corretta della Corretta Informazione si sta rivelando interessante per capire i meccanismi interni di funzionamento di una testa corretta. Si tratta di un lavoro interessante ed istruttivo non solo per lo psicologo o psichiatria, ma anche per l’analista politico. Pertanto aprirò con questo post un link ipertestuale dalla quarta sezione, dedicata ai Corretti Informatori, nel mio studio di Critica delle letteratura italiana sionista contemporanea, che nel conflitto medioorientale in corso agiscono in Italia come vere e proprie quinte colonne. Lo Stato d’Israele, del resto, non sarebbe stato neppure lontamente pensabile se fin dall’epoca della sua proclamazione, anzi dal 1840, non avesse potuto contare su coperture ed appoggi internazionali, prima inglesi e poi statunitensi. Di rilevante nel “report”, termine per designare al cappello corretto di introduzione alla notizia lapidata, mi appare qui l’uso acritico e disinvolto dello spinosissimo concetto di “terrorismo”. Per gli israeliani l’irriducibile ed “eterna” ostilità araba è terrorismo. Benché gli israeliani siano militarmente e tecnicamente superiori, i palestinesi e gli arabi non ne vogliono sapere di arrendersi ed accettare il triste destino degli sconfitti. Per uno che venisse da Marte e non avesse la testa corretta dai Corretti Informatori all’Olio Caustico, una simile resistenza in condizioni di netta inferiorità militare, tecnica ed economica apparirebbe autentico eroismo. Ma ciò non si può dire perché fa subito scattare la reazione ideologica dei Corretti Informatori e dei gruppi sionisti qua e là sparsi. Degli arabi e dei palestinesi è permesso solo dire che sono tutti terroristi e criminali, ignobili “cultori della morte” e spregiatori della vita. Per evitare pericolose contaminazioni didattiche sarà bene che il ministro della pubblica istruzione cancelli dai Sussidiari delle elementari ogni accenno a Pietro Micca. Non fosse mai che un bambino faccia proibite associazioni mentali.

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Il “solito” Sergio Luzzatto

Corriere della Sera Critica
26.05.2007 E' il solito Sergio Luzzatto, ma almeno fa pubblicità ad un ottimo libro
La biografia di Zeev Jabotinsky
di Vincenzo Pinto


Testata: Corriere della Sera
Data: 26 maggio 2007
Pagina: 43
Autore: Sergio Luzzatto
Titolo: «Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista»

Leggiamo sempre con apprensione i pezzi di Sergio Luzzatto sul CORRIERE della SERA, chiedendoci dove mai andrà a parare. Nell' articolo di oggi, 26/05/2007, ha scritto una recensione ad un ottimo libro, la prima completa biografia di Zeev Jabotinsky, di uno storico italiano, Vincenzo Pinto, per questo la pubblichiamo, con l'invito ai nostri lettori di non lasciarsela sfuggire (Utet editore,€ 22,50). Per il resto è il solito Luzzatto, che si salva la coscienza verso il fondo, con le solite accuse a Z.J. di essere fascista/nazista e le solite solfe. Con alla fine la citazione di un altro libro,che racconta la storia degli ultimi cent'anni con estrema disinvoltura, leggasi raccontando un sacco di fandonie, come dire, scusatemi se ho scritto di Zeev Jabotinsky, mi riscatto con la citazione di un titolo di quelli che piacciono a me, cioè pregiudizialmente conto Israele.

Ecco il suo articolo, pregiudiziale anche nel titolo " Jabotinky, all'origine del sionismo nazionalista" ( urca, ma non era il sionismo a voler creare una Nazione ?) )

Una cartolina
di SERGIO LUZZATTO

Sognava la fraternità tra nazioni, ma sostenne la teoria di una sostanziale impossibilità della convivenza con gli arabi in Palestina «Non abbiamo nulla di cui scusarci. Siamo un popolo come gli altri e non abbiamo alcuna voglia di essere migliori di ciò che siamo». Dixit Vladimir Zeev Jabotinsky, ebreo russo, alla vigilia della gigantesca conflagrazione, la Grande guerra, che avrebbe offerto agli israeliti della diaspora l'occasione storica per coronare il sogno millenario di un ritorno in Palestina. E aggiungeva, Jabotinsky: «Di piacere o meno alla gente ci è del tutto indifferente. Non abbiamo avuto, né abbiamo omicidi rituali. Ma, se volete credere che esista "questa setta", prego, accomodatevi pure! Che c'importa?».

Studente universitario, giornalista, romanziere, agitatore, più ancora che un ebreo russo Vladimir Jabotinsky era un apolide e un rivoluzionario di professione, quali poté produrne una generazione fattasi adulta nell'età della Seconda Internazionale e la cui maturità coincise con il trauma della prima guerra mondiale: con la fine del «mondo di ieri» per tranquilli ebrei della Mitteleuropa dello stampo di Stefan Zweig, con l'inizio del mondo di domani per sionisti impazienti come Jabotinsky. Questi, nato nel 1880 entro il vivacissimo melting pot borghese di Odessa, era destinato a sentirsi diverso sia dai russi di un impero zarista declinante, sia dagli ebrei di estrazione proletaria, ancorati alla lingua yiddish e all'orizzonte ristretto dello shtetl.

La vita di Jabotinsky, morto a New York nel 1940 dopo un'esistenza intera di viaggi e di lotte, di scritture e di sconfitte, è stata ora ricostruita da Vincenzo Pinto in una minuziosa biografia della Utet, Imparare a sparare. Dove il titolo allude a una raccomandazione che Jabotinsky ebbe a trasmettere, già negli anni Venti, al futuro mentore dei neocon americani, Leo Strauss; ma dove il biografo si guarda dal ridurre il personaggio alle sole dimensioni di un teorico della violenza politica, insistendo piuttosto sul significato culturale più profondo del contributo di Jabotinsky alla causa del sionismo: il tentativo di fare dell'ebreo un uomo normale. Cioè non tanto, o non soltanto, un cittadino-modello, secondo l'ideale settecentesco dell'illuminismo ebraico, ma un essere umano come gli altri, capace di far bene come pure di far male. Non necessariamente una colomba, un agnello sacrificale, una vittima designata, ma all'occorrenza un falco: un uomo in grado di mostrare i muscoli, e magari di colpire per primo.

Dopo il 1914, quando le circostanze della Grande guerra esposero l'impero turco alla sua crisi ultima e definitiva, il sogno del movimento sionista di radunare gli israeliti della diaspora in uno Stato ebraico parve guadagnare in concretezza, nella misura in cui la dissoluzione dell'autorità ottomana in Medio Oriente schiudeva la possibilità di un insediamento degli ebrei in Palestina. Jabotinsky fu tra i primi a intuirlo: nel mondo nuovo del dopoguerra, i discendenti di David non avrebbero più dovuto affaticarsi intorno a prospettive cervellotiche come quella di uno Stato ebraico in Uganda. Ormai l'obiettivo poteva ben essere la Palestina; e l'interlocutore politico- diplomatico doveva essere la Gran Bretagna, il paese di lord Balfour e del riconoscimento ufficiale (nel 1917) della legittimità delle richieste sioniste. Così, Jabotinsky figurò tra gli artefici della Legione Ebraica, che nel 1918 si affiancò all'esercito britannico nella campagna di liberazione di Gerusalemme dal giogo ottomano.

Durante gli anni successivi, muovendosi infaticabilmente fra la Palestina del mandato britannico e i quattro angoli della diaspora ebraica, Berlino o Londra, Riga o Parigi, Roma o New York, Jabotinsky mise a punto la dottrina del cosiddetto «muro di ferro», che avrebbe fatto di lui il capostipite di una discendenza sionista di destra destinata a prolungarsi, attraverso uomini come Begin e Shamir, fino ad Ariel Sharon: che avrebbe fatto di lui, insomma, il padre putativo del Likud. Di contro al sionismo laburista di un David Ben-Gurion e al sionismo liberale di un Chaim Weizmann, Jabotinsky sostenne la teoria di una sostanziale incompatibilità fra gli ebrei e gli arabi in terra palestinese. Le successive ondate migratorie di sionisti dovevano garantire loro un primato demografico sugli arabi, e l'addestramento sistematico dei pionieri all'uso delle armi doveva garantirne il primato militare. In tal modo, imponendo unilateralmente la loro presenza ai vicini, gli ebrei avrebbero posto le premesse per la nascita di un Grande Israele esteso su entrambe le sponde del Giordano.

Largamente minoritarie all'interno del movimento sionista, le teorizzazioni di Jabotinsky produssero comunque la nascita dapprima del Betar, poi dell'Irgun: l'uno, un gruppo giovanile ebraico ultranazionalista attivo soprattutto in Europa orientale, l'altra, una milizia clandestina di terroristi ebrei operativi nella Palestina degli anni Trenta. E quando certa stampa internazionale prese a parlare, con riferimento ai militanti del Betar e dell'Irgun, di «fascisti di Sion», i dinieghi di Jabotinsky non bastarono a tacitare le accuse di Weizmann e Ben-Gurion, che parlarono essi stessi di fascismo ebraico, e arrivarono a definire la versione di destra del sionismo come una forma larvata di «hitlerismo». Ma non era per questo che Jabotinsky si sentiva nato: per inquadrare milizie parafasciste di camicie brune quant'era bruna la terra di Israele, o per organizzare sanguinosi attentati dinamitardi sui mercati arabi. Il suo era stato, e restava, l'ideale di un nazionalista sui generis; un nazionalista cosmopolita, che nell'Odessa di tardo Ottocento aveva sognato un sionismo della fraternità tra nazioni, immaginando il concerto delle nazioni come un'orchestra del genere umano. Nel 1938, Jabotinsky denunciò il «desiderio di armi e di sangue» che rischiava di corrompere il sionismo fino a farlo marcire. E la morte, due anni dopo, gli risparmiò l'esperienza di tutto il resto: la distruzione degli ebrei d'Europa, sulle ceneri dei quali sarebbe sorto lo Stato di Israele.

Chi voglia poi interrogarsi sulla continuità ideologica che tiene unite la dottrina di Jabotinsky sul «muro di ferro» e la decisione di Ariel Sharon di frapporre tra arabi ed ebrei la cosiddetta «barriera di sicurezza», un muro di cemento, di reti elettroniche, di filo spinato, lungo 750 chilometri, può leggere un altro libro, appena uscito da Einaudi: Il conflitto israelo-palestinese, dello storico americano James Gelvin. Altrettanto disincantato che utile, un compendio della moderna Guerra dei Cent'Anni.

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, cliccare sulla e-mail sottostante:

lettere@corriere.it

* * *

Di Sergio Luzzatto sapevo poco o nulla fino a pochi mesi or sono. Era a cena con amici, quando uno di essi disse che sul “Corriere della Sera” era apparso un bellissimo articolo di Sergio Luzzatto sulle “Pasque di sangue”, che io manco sapevo cosa fossero e neppure me ne interessava l’argomento. Dopo qualche tempo mi capito di assistere ad un servizio televisivo che non vidi dall’inizio, ma dove dibattevano Luzzatto e la Nirenstein con Augias in posizione defilata. Luzzatto mi diede subito l’impressione di uno storico serio che conosce il suo mestiere, mentre non mi appariva per nulla credibila donna Fiammetta Nirenstein, che pretendeva anche lei di essere una storica. La statura intellettuale dell’una non reggeva chiaramente il confronto con l’altro, di cui mi rimane maggiormente impresso l’avvertimento dato alla faziosissima Nirenstein, e cioè l’assumersi la nostra donnetta ed i suoi non pochi amici, presenti anche in “Informazione Corretta” una ben grave responsabilità: il dare esca ad un nuovo antisemitismo, proprio nuovo che non ha nulla a che vedere con la tipologia descritta da Ottolenghi nel suo recente libro. Si tratta a mio avviso – e concordo a pieno con l’ebreo Sergio Luzzatto – di un antisemitismo che non ha niente a che fare con le camere a gas, olocausto, Irving, Faurisson, etc., ma che si può riassumere con un “non ne possiamo più di personaggio alla Nirenstein, Ottolenghi, neolapidatori, ecc". Mi sembra un antisemitismo pienamente legittimo e contro il quale nulla si possa obiettare. In questo “report” di Informazione Corretta uno storico serio ed una persona dabbene come Sergio Luzzatto è chiaramente insolentito. Non commento le insolenze dei Corretti Informatori, ma poiché vedo il nome Luzzatto spesso presente nell’archivio lapidale mi riservo uno studio di tutti questi documenti in apposito paragrafo del mio studio già sopra citato, cioè la quarta sezione di critica ad una pubblicistica che mi vado convincendo sempre più sia da considerarsi percilolosa per la pace e la libertà. Se gli ebrei sono persone per bene come a me è subito apparso il prof. Sergio Luzzatto non ho di che temere, ma se “veri” ebrei sono i suoi denigratori dovrò incominciare a preoccuparmi e ad attrezzarmi per una dura e quanto mai difficile convivenza con loro in Italia, mia unica patria.

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(segue)

1 commento:

Anonimo ha detto...
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