giovedì, dicembre 21, 2006

Prove di guerra

Ho appena terminato di scrivere una lunga lettera privata di risposta ad un giovane di Forza Italia che mi chiedeva spiegazioni. È stato purtroppo un lavoro inutile perché la risposta al mittente non risulta attiva. Agli insulti non si può rispondere se non con altri insulti. Per fortuna, non sono più giovane e questo sport non mi attrae. Pertanto, non raccolgo insulti e ne "rifiuto" legittimamente la pubblicazione. Del resto, cosa significa fare politica? Partecipare a manifestazioni di piazza più o meno condivisibili o avere idee politiche sulle questioni nazionali e internazionali? Io credo che sia più importante formarsi elaborate opinioni politiche da presentare civilmente al confronto e al dibattito. Una manifestazione di piazza come quella del 2 dicembre alla quale ho partecipato in modo consapevole e convinto è cosa diversa da altre manifestazioni indette per dubbi ed oscuri motivi. Una manifestazione fisica reale in una piazza o per le strade acquista senso politico se essa esprime un pensiero ed una decisione politica lungamente maturata. Un presenza di popolo e un fatto di piazza non sono la stessa cosa: nella prima si trova il sovrano; la seconda può essere opera di mestatori.

Ciò premesso, vorrei esprimere un mio sospetto ed una mia preoccupazione in merito alle campagne lanciate da quel vecchio marpione di Giuliano Ferrara che ricordo come giovane comunista che veniva a disturbare le nostre assemblee studentesche degli anni 68-71. Giuliano fa il mestiere che gli ha insegnato suo padre, allo stesso modo di D'Alema e di tanti altri che più o meno in grande continuano il mestiere dei padri. La famiglia è una grande istituzione in Italia. Il guaio è per quelli che una Famiglia proprio non ce l'hanno. Ritengo Giuliano una persona intelligente ma la mia fiducia e stima in lui sta diventando inversamente proporzionale alla sua intelligenza e scaltrezza. Ritengo che abbia sbagliato a trasformare un organo di informazione (Il Foglio), che per la verità non leggo quasi mai, in uno strumento di mobilitazione, cioè in un Volantino, come ho scritto altrove. La Stampa dovrebbe fornire il più obiettivamente possibile informazione ad un cittadino che sulla base delle informazioni acquisite dovrebbe autonomamente poter assumere le sue decisioni. La stampa e la televisione sono oggi mezzi di manipolazione della volontà deformata dei cittadini.

Il sospetto cui accennavo è tutto in un'analogia di cui vedo le prime avvisaglie. La guerra in Iraq è stata preceduta da una campagna mediatica-manipolatrice volta a creare una pubblica opinione favorevole all'aggressione militare. Ci si era inventata la storia degli armamenti inesistenti di Saddam. Pareva questa una buona giustificazione per fare la guerra. Quando poi si scoprì che quegli armamenti non esistevano affatto, si disse che era stato bene comunque aver fatto la guerra contro il tiranno Saddam, quello stesso tiranno con il quale gli USA non si erano fatto scrupoli di allearsi nella guerra contro l'Iran. Tiranno o non tiranno pare incontrovertibile che le condizioni odierne dell'Iraq siano di gran lunga peggiori di quelle esistenti ai tempi di Saddam. Lo dicono gli americani stessi, se non erro. Noi provincia di confine dell'Impero americano siamo al solito più papisti del papa. Mi sarei aspettato che, scoperto e smascherato l'inganno, sarebbe seguita una grande reazione del popolo turlupinato. Nulla di simile. Una microspiegazione me l'ha fornita indirettamente un mio compaesano calabrese divenuto cittadino americano con tanto di diritto di voto: lui a votare non ci è mai andato! E neppure si interessa della cosiddetta politica che significa per lui una presa per i fondelli di tanti disgraziati come lui in America ed io in Italia, di lui che altri usando il suo nome ed in suo nome rendono responsabile di atrocità di cui non hanno mai avuto nessuna colpa, rendendo il popolo americano odioso nel mondo.

La breve riflessione è già chiusa. Chi ha testa per riflettere provi ad immaginare se una manifestazione come quella odierna non possa essere una prova per l'entrata in guerra contro l'Iran. Manderemo poi la nostra "missione di pace" con il compito di curare i civili che gli americani avranno lasciato in vita. Dal tirannico regime iraniano, cui si pensa di dare questa sera una giovanile spallata, tireremo fuori un ceto politico fantoccio al quale si darà il diritto di "governare" il loro popolo purché si rispettino alcune condizioni di ordine politico internazionale: per la nostra felicità avremmo creato un nuovo tassello del moderno impero americano con oltre 700 basi militari sparse per il mondo. Il motto degli antichi romani era "parcere subiectis, debellare superbos". Gli odierni americani, che amano scimmiottare gli antichi romani, impongono ai popoli da loro "liberati" le mutande con le stelle e le strisce, ciò che chiamano appunto Libertà e Democrazia.

Un dato inquietante è la comparsa anche in Italia di una componente ebraica che assume una regia della politica estera dell'Italia. In America è noto ed evidente il sostegno ebraico ad Israele e la sua grande influenza nella politica americana nel Medio Oriente. Che anche in Italia possa crearsi un simile orientamento pare a me cosa altamente negativa e tale da suscitare la mia pronta opposizione. Credo che i Giovani Ebrei Italiani abbiano diritto per motivi religiosi ad un passaporto israeliano. Se credono, possono scegliere di non essere italiani e di essere solo israeliani, ma non pensino di potermi trascinare in guerra a fianco di Israele e contro un qualsiasi paese arabo. Se sarà questa la piega degli eventi, temo il sorgere di un nuovo antisemitismo, di cui responsabili saranno simili Giovani Ebrei che a mio avviso non hanno legittimazione ad indire manifestazioni che riguardano tutti i cittadini italiani e di cui nel bene e nel male risponderanno gli Italiani. Poco mi importa delle posizioni ufficiali dei partiti o delle dichiarazioni di leaders che sono tali sono perché appaiono nei salotti televisivi ed hanno interesse solo alla riconferma delle loro prebende politiche: a morire non andranno loro, manderanno sempre gli altri. Proprio ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un allarme: il paese reale non coincide con il Palazzo. I magnifici Mille Onorevoli non sono lo specchio del paese reale. Capisca chi vuol capire.

mercoledì, dicembre 20, 2006

Non aderisco!

Sento per radio radicale di una manifestazione che si va organizzando a cura dei giovani ebrei italiani davanti all'ambasciata iraniana in Roma, patrocinata da Il Foglio, che meglio sarebbe chiamare Il Volantino. Ne dà entusiastica notizia anche Dimitri Buffa, tutto preso da una buffa fregola di guerra ma che sa poco di storia e di geografia. Leggo poi di giovani di Forza Italia che avrebbero già aderito alla manifestazione. Non so quanti e chi siano questi giovani e cosa rappresentino. In quanto iscritto (non giovane) a Forza Italia non mi sento per nulla da loro rappresentato, cioè non possono arrogarsi il diritto (non concesso) di parlare anche a mio nome. Certamente, hanno il diritto di parlare a loro nome tutti quanti essi sono, ma lascerei da parte l'indistinta tribù di Forza Italia, che avrebbe bisogno di organarsi in modo da far emergere le volontà collettive. Allo stesso titolo io mi riservo il diritto di proporre alla discussione collettiva dentro Forza Italia le mie proprie opinioni formulate in questo blog. Trovo scandaloso che per alcuni temi da me trattati si sia tentata la tecnica delatoria del farmi chiudere la bocca, mentre con le armi in pugno si sbandiera una libertà da esportare e trapiantare nel Medio Oriente. Ho preventivamente protestato a tutti i livelli, ma nessun dirigente mi ha finora contestato il diritto di avere delle opinioni, magari sgradite a qualcuno interno o esterno al partito. Finora ricevo da parte dei dirigenti e da buona parte degli esterni al partito solo attestati di stima.

Non solo non aderisco alla manifestazione antiraniana, ma sarei disponibile ad aderire ad un'analoga manifestazione davanti all'ambasciata israeliana in Roma per chiedere innanzitutto lo smantellamento dell'arsenale nucleare israeliano, di cui troppo poco si parla, mentre troppo e a sproposito si è parlato delle inesistenti armi di Saddam e dell'atomica che l'Iran non possiede. Cosa serve ad Israele l'Atomica? Perché non ha mai firmato il trattato di non proliferazione? Sono propenso a credere che se finora gli israeliani non hanno usato l'atomica contro i loro vicini è solo perché sono "troppo" vicini e gli effetti distruttivi si sarebbero ritorti contro loro stessi. Ma l'arma è da loro tenuta in serbo per un uso alla Sansone che morì con tutti i filistei: antecedente biblico degli odierni kamikaze palestinesi. Non si tiene un'arma se non si pensa di non doverla mai utilizzare. Ed avendo quest'arma i nostri cari amici israeliani non si capisce in base a quale diritto di natura debba esser loro riconosciuto il diritto di tenerla puntata contro il 98,8 per cento del territorio e della popolazione mediorientale.

Che poi la manifestazione abbia lo scopo di favorire la democrazia in Iran è una bufala alla quale non sono disposto a credere. E' un genere di carità pelosa che caratterizza il nostro paese cattolico dalle profonde radici cristiane. Ci si preoccupi piuttosto di costruire la democrazia in casa nostra e particolarmente all'interno della struttura dei partiti politici italiani, dove una democrazia in senso proprio non è mai esistita. Sento dalla stessa Radio Radicale un intervista di un Giovane Ebreo che si lamenta che le dirigenze dei maggiori partiti non hanno al momento dato la loro adesione alla manifestazione. Se così è, mi sembra da parte loro una minima assunzione di responsabilità. L'Iran è un paese di 70 milioni di abitanti riconosciuto dall'Italia, forse ancora prima che Israele esistesse. L'iniziativa de Il Foglio mi sembra irresponsabile. Non è difficile prevedere che alla manifestazione davanti all'ambasciata iraniana ne possa seguire un'altra davanti a quella israeliana, alla quale io ho già dato la mia preventiva adesione. Posso anticipare che se una simile per ora ipotetica manifestazione in Roma verrà autorizzata, come sarebbe giusto per par condicio, io manifesterò civilmente ed in modo non violento. Ma non posso garantire per eventuali esagitati che si sono già visti in opera nella manifestazione romana pro Palestina. Se poi la manifestazione antiraniana indetta dai Giovani Ebrei Italiani e patrocinata dal Foglio avrà un'eco in Iran e nei paesi interessati dalla guerra in corso, gli scenari diventano quanto mai inquietanti…

Post Scriptum - Come previsto, incominciano ad arrivare i primi insulti. Avverto che come liberale non mi sento obbligato a pubblicare testi privi di qualsiasi contenuto concettuale e quindi non idonei ad un dibattito e ad una discussione anche aspra e serrata. È del tutto falso e fuorviante immaginare la politica, anche quella all'interno di uno stesso partito, come il luogo del "volemose bene". Posso infine assicurare all'Anonimo che mi ha appena insultato che sono perfettamente in grado di restituire gli insulti. Ma quest'esercizio di fantasia e spreco di energia non mi interessa, almeno in questa sede. Presso Radio Radicale esiste una rubrica che si chiama "Radio Parolaccia". Chi sia interessato a dare sfogo alla bestia che è in lui, sa dove andare. Ricordo ancora a quanti vogliono la polemica spicciola che hanno un'altra possibilità: il foro di discussione Club Tiberino. Il blog è invece il luogo della riflessione. A chi non vuol capire torno a spiegare che io (fra tanti che tacciono) sono il destinatario di un Appello pubblicato su un giornale per aderire ad una ben precisa manifestazione. Rispondo pubblicamente e forte: no! Chi vuole ci vada e ci passi pure la notte. Si arruoli anche come volontario nelle guerre in corso. L'essere giovani non è sempre una qualità apprezzabile ed il popolo italiano non si divide in giovani ed anziani. Un'eventuale bomba che ci dovesse piovere dal cielo o scoppiare in un autobus non farebbe distinzione fra giovani ed anziani. E quindi trovo anche "stupida" una manifestazione "giovanile" davanti all'ambasciata iraniana. A quanti possono averne interesse segnalo il mio articolo di questa mattina: Prove di guerra, con il quale intendo chiudere la mia disputa ideale con quei tre o quattro commentatori dei quali mi dispiace non aver potuto pubblicare i loro commenti per la loro indubbia volgarità espressiva e rozzezza concettuale.

L'Italia degli aguzzini

È in corso una trasmissione di "Porta a Porta" sul caso Welbi. Voglio qui appuntare una rapida riflessione che si collega anche al precedente scontro sul referendum in materia di fecondazione assistita. Esiste nell'odierna e nella passata vicenda un evidente intervento della Chiesa e dei politici ad essa infeudati. La riflessione che qui si abozza appena è la seguente. Una norma penale (in materia di fecondazione assistita, relativamente al caso Welbi)la si rispetta o perché si è pienamente convinti della sua validità intrinseca o soltanto perché non si crede affatto nella sua giustezza ma si teme la sanzione. Si va sempre più creando una divaricazione fra l'intimo convincimento della norma ed il suo rispetto del tutto esteriore per timore della sanzione. Guai ad un sistema giuridico che basasse la sua efficacia solo sul timore della sanzione. Venendo meno l'intimo convincimento, si è sempre più tentati di violare la norma astratta ed esteriore per intima convinzione della sua ingiustizia. Si resiste ad un diritto inteso come fondamentalmente ingiusto.

Interessa ciò al popolo degli astensionisti? Interessa ciò alle gerarchie cattoliche? In effetti, a loro interessa di riempire le carceri per poi magari svuotarle quando sono troppo piene. La pretesa superiorità morale dei cattolici si rivela in realtà essere nient'altro che una morale da aguzzini. Ho sentito una notizia secondo cui sarebbe quadruplicato il numero delle coppie italiane che si recano all'estero per quelle cure che non sono consentite in Italia. Ci vanno con la coscienza soggettiva (= dolo) di commettere un reato? O non sono piuttosto convinto di essere loro vittime di un assurdo divieto? E che dire poi della materia fiscale di cui tanto si blatera proprio in questi giorni. Quando si apprende che la carriera di un amministratore calabrese è costato al contribuente venti miliardi di lire come si può rinfacciare ai cittadino il loro dovere di pagare le tasse? L'Italia è il paese della doppia morale.

domenica, dicembre 17, 2006

Verso il partito unico del centro-destra?

La prospettiva di un partito unitario mi ha sempre attratto ed è stato il motivo ispiratore di questo Blog con il quale vorrei riunire quanti trovano condivisibile questo obiettivo. Non bisogna però nascondersi le difficoltà e gli interessi in gioco. Dobbiamo avere l'onestà intellettuale di ammettere che i partiti non hanno struttura democratica. Essi sono tutti in mano di persone che hanno i mezzi per piegare i partiti e l'elettorato ai loro voleri. La parola democrazia è quanto mai abusata. Più si parla di democrazia e meno ne esiste: tutti ne parlano perché sanno che è come l'araba fenice: dove sia ed in cosa consiste nessuno lo sa! Ormai il linguaggio ha perso il suo valore comunicativo. Non sono le parole che fanno capire, ma è la capacità critica di saper discernere il vero significato delle parole: il loro significato reale è spesso l'opposto di quello apparente. L'educazione politica dei cittadini può avvenire strutturando i partiti come luoghi di incontro e di dibattito. Intendo un dibattito non addomesticato e finalizzato all'applauso del regista. Se si riuscirà a togliere i cittadini dallo schermo televisivo ed a farli dibattere liberamente e civilmente in luoghi pubblici, si potrà sperare in una nuova stagione politica.

Credo che le maggiori resistenze alla creazione di un partito unico verrà da quanti oggi hanno in mano i partiti e vogliono continuare a dominarli in forme mutate. A Dell'Utri che ama tanto Tomasi di Lampedusa (forse non a caso) voglio ricordare la formula del mutare tutto per non cambiare nulla. Penso che anche lui sia un Gattopardo. Vedremo. Poiché anche sui giornali il dibattito sembra diventare sempre più serrato raccoglierò in questo stesso post tutti gli articoli di stampa che troverò in rete. Di ognuno di essi il mio Lettore troverà il link con titolo spesso modificato rispetto all'originale ed accanto al titolo un mio commento critico. Credo che una simile raccolta possa essere utile per una visione complessiva e comparata.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Mastella e Follini: dio li fa e poi li appaia per le prossime amministrative. Non posso perdonare a Silvio Berlusconi di aver buttato fuori i radicali di Pannella da una possibile alleanza liberale per imbarcare gli UDC Buttiglione, Follini, Casini producendo una deriva clericale ora più difficile da arginare. È fitta la schiera dei clericali dentro lo schieramento che era andato al governo ed al quale interessava solo di stare al governo. Si è di conseguenza indebolito lo spirito liberale della coalizione, che di liberale pretende il nome senza averne la sostanza. Io mi auguro un periodo salutare di opposizione durante il quale si possa lavorare alla costruzione di un partito unico regolato da principi democratici al suo interno. Spero che i dirigenti del partito la smettano di cercare i candidati fra le ballerine, alle quali intendono poi consegnare il partito. Non sono disposto a lasciarmi guidare in politica da belle donne e bellimbusti, da personaggi ricchi di mezzi materiali e poveri di spirito e di cervello, da collezionisti di processi civili e penali, da avvocati e professori ordinari che intendono la riforma universitaria secondo i loro propri interessi di «ordinari» che considerano l’università una cosa tutta loro da lasciare al loro privato arbitrio a discapito di altre categorie di docenti. Sarebbe interessante scrivere la storia del rapporti fra Ordinari e progetti di riforma delle università. L'Italia è una grande corporazione composta da corporazioni minori che hanno trovato riconoscimento costituzionale nel grande compromesso del 1948, dove il comunista ateo Togliatti trovò conveniente accettare nel testo costituzionale l'inclusione dei patti lateranensi stipulati dall'Uomo della Provvidenza massacrato ed esposto a perpetuo ludibrio in piazzale Loreto a Milano. La costituzione nata dalla Resistenza ha qualche malattia congenita cui sarebbe ora di porre rimedio.

Rifiuto del voto cattolico: una proposta politica per essere più liberi e liberali

Sto ascoltando la rassegna stampa del giorno che è piena di notizie sul povero Welby, che non è neppure libero di morire e sul quale si accaniscono come jene quanti a fronte dell'altrui straziante sofferenza hanno da difendere una miserabile ideologia della vita. Ho evitato finora ed evito di pronunciarmi sul tema perché mi sovvengono le circostanze della morte di persone a me care e si rinnova la mia sofferenza. E neppure voglio entrare in astruserie bioetiche. Voglio solo isolare l'esistenza su questo e altri temi di specifici interessi ecclesiastico-confessionali che condizionano trasversalmente tutti i partiti, sempre in famelica ricerca di voti, non importa quali ed a quali condizioni. Probabilmente la vecchia democrazia cristiana era più laica e liberale degli odierni cattolici-sanfedisti-papisti distribuiti in tutti i partiti. Questi sono evidenti portatori di valori e interessi propri delle gerarchie cattoliche. È perfettamente inutile discutere con chi per fede possiede la Verità e la ragione. Al massimo si può ottenere dalla loro bontà cristiana una magnanima comprensione e misericordia riservata ai peccatori ed ai sicuri candidati al fuoco dell'inferno dantesco. Politicamente sarebbe quanto mai opportuna una coraggiosa presa di distanza da quanti giudicano politicamente qualificante presentarsi da un palco come cattolici. Dovrà essere chiaro ad ogni cattolico che non gli è consentito fare il cavallo di Troia in uno stato che vuol essere laico senza se e senza ma. Dovrà egli scegliere se vuol essere un cittadino italiano all'interno di uno Stato che gli consente la professione della sua fede, compresa la libertà di potersene allontanare senza subire sanzioni, oppure se vuol essere un papalino in servizio permanente effettivo per imporre ad altri concittadini convincimenti, valori e stili di vita sentiti come assurdi ed estranei, malgrado le storaciane radici cristiane, di uno Storace che malgrado il sacrificio della laicità laziale non ha ottenuto la riconferma al Governatorato del Lazio.

Sarebbe bene che i Cattolici si riunissero tutti quanti in un solo partito: PCI, cioè Partito Cattolico Italiano. Per tutti gli altri partiti sarebbe così più facile trattare con loro, individuando le loro specifiche proposte e pretese politiche. Non assisteremmo al penoso spettacolo di uno Storace festante che si reca dal papa per offrire lo statuto del Lazio con la scritta "radici cristiane". Se non ci fosse stata la speranza di qualche voto, è da presumere che il buon Storace non avrebbe avuto questa brillante idea. Se invece era proprio convinto di quel che faceva, avrebbe potuto lasciare Alleanza Nazionale, dove ogni tanto recalcitra, ed iscriversi al nuovo PCI. Se questo nuovo partito esagerasse poi nelle sue pretese fino a pretendere la soggezione formale e istituzionale dello Stato Italiano all'ex Stato della Chiesa, oggi Vaticano, allora sarebbe inevitabile il casus belli. Una nuova breccia verrebbe aperta nelle Mura Vaticane e questa volta la Chiesa Cattolica verrebbe ricondotta nei giusti limiti di un'associazione privata con finalità religiose e di culto solo moralmente vincolanti per i suoi fedeli. Avremmo finalmente un'Italia più libera e liberale, disintossicata dai quotidiani spettacoli di ipocrisia e cinismo di ogni specie.

sabato, dicembre 02, 2006

La manifestazione dei 2 dicembre. Testimonianza con immagini: c'ero anche io!

Ho partecipato alla manifestazione in piazza San Giovanni in Laterano. Abito in Roma e sono uscito da casa dopo pranzo per andare incontro agli amici che venivano dalla da Scilla e partivano dai Colli Albani. Li ho attesi a piazza re di Roma, ma poi appena saputo dove si trovavano sono andato loro incontro raggiungendoli in piazza Pontelungo. Il telefonino, quando riusciva a funzionare, è stato prezioso per poterci ritrovare nel gran mare di manifestanti. Una nota generale della manifestazione è stata l'assenza di qualsiasi ombra di violenza verbale. Il cartelli erano numerosissimi. Ho scattato tutte le foto della mia ixus 55 che consente anche di fare filmati. Qui di seguito do una selezione delle foto che mi paiono migliori. In Roma ho per quasi trent'anni vicinisso alla piazza, di cui conosco le affluenze. Non sono in grado di dire quante fossero le persone, ma posso testimoniare che raramente ho visto tante gente. Un modo per misurarlo è la densità per metro. Dappertutto vi era quasi la stessa densità. Io ho preferito all'allontanarmi e mettermi sotto la statua di San Francesco, quando Berlusconi ha iniziato a parlare. Prima però ho girato per tutta la piazza per rendermi conto della presenza. So distinguere le facce romane da quelle forestiere, che erano la stragrande maggioranza dei partecipanti. Ho detto bene: partecipanti. Direi che fosse abbastanza diffusa la consapevolezza di essere lì per farsi vedere fisicamente e dimostrare di esserci. La sinistra, i sindacati, i comunisti si sono troppo abituati all'idea di essere loro soltanto i mobilitatori di masse. La manifestazione di oggi ha dimostrato che non è così e volendo si può essere anche più numerosi. Vi è però una differenza importante: manca la minacciosità. La manifestazione non era rivolta contro altri cittadini. Non vi erano ceti sociali che si considerano avversari e contro cui si intendeva protestare. In san Giovanni era presente tutto il popolo italiano in tutte le sue componenti. Do adesso la migliore selezione di foto, riservandomi a mo di didascalia ulteriori impressioni. Mi dispiace di non aver portati altri caricatori e batterie della piccola ixus, che si è scaricata rapidamente: 300 foto più una serie di filmati, che però non possono vedersi in questo blog.

1. Corteo proveniente dai Colli Albani.

• I commenti di Prodi. Prodi dice che alla manifestazione del 2 dicembre vi siano stati solo insulti verso di lui e che lui con la sua finanziaria ha fatto anche gli interessi dei manifestanti in quanto anche loro – bontà sua – sono cittadini italiani, che non possono sottarsi all’obbligo di pagare le tasse da lui stabilite per diritto divino. Due osservazioni mi vengono ora in mente: A) gli insulti di cui si lamenta sono state semplici e legittime critiche a lui rivolte. Ciò che ho visto e sentito non ha niente di paragonabile a tutte le tonnellate di fango gettate su Berlusconi a parti invertite. Ricordo soltanto il già ministro della giustizia Diliberto che parlava del capo del governo italiano come di uno “sguattero” degli americani, offendendo lui comunista gli sguatteri che dovrebbe rappresentare, il capo del governo italiano in carica, lui stesso per essere stato ministro, gli italiani tutti per la caduta di stile e di immagine. E senza voler entrare nelle ragioni o torti della guerra in Iraq. B) Ha dell’assurdo la fiducia che Prodi pretende per se: i frutti della cura da cavallo verranno dopo. Siete pazzi a non capirlo. Io questa fiducia in Prodi non l’ho mai avuta e sono proprio in tanti, anche nella sua coalizione, a non dargliela. Per tutti Capezzone: non si può proporre al paese una finanziaria tutta di tasse e senza nessuna riforma strutturale. Chiede sacrifici agli italiani. Ma perché non ha incominciato con il tagliare i costi della politica? – L’uomo Prodi mi sembra una sorta di re travicello, dietro di cui si nascondono interessi che non hanno nessun interesse allo scioglimento delle camere e a nuove elezioni. Verrebbero a perdere la loro poltrona e si dovrebbero di nuovo cominciare le danze. Penso che sia questa la vera e unica ragione se il governo Prodi farà tutti gli anni della legislatura.

2. Nei pressi di Piazza Pontelungo.

• Le ironie sulla spallata e sui frutti che matureranno. Ognuno vede le cose nel modo che più gli conviene. E’ un fatto psicologico necessario per prevenire e combattere la depressione. Che nessuno dei presenti in piazza San Giovanni credesse alla “spallata” dipende dalla convinzione che chi si trova in sella non vuol cader giù. I privilegi dei deputati sono tali che per nessuna ragione al mondo essi vi rinunceranno per senso del pudore o per scrupolo di coscienza. I manifestanti possono anche “restare in mutande” dopo il salasso finanziario, ma i parlamentari dall’estremma destra all’estrema sinistra non avranno il problema di dover sbarcare il lunario come quegli scostumati dei manifestanti che si sono permessi di manifestare. Il discorso sui frutti che matureranno è politicamente assurdo. Già in una famiglia neppure il padre è sicuro che i sacrifici oggi imposti a tutta la famiglia produrranno i loro risultati. Figuriamoci la fede che ai figli si chiede. Ma non è lecito il paragone fra Stato e famiglia. Si tratta di un antropomorfismo di cui certamente non si avvantageranno gli italiani che nel frattempo morranno. Certe decisioni richiedono poi la simultaneità. Di certo oggi ci sono le tasse che gravano su tutti. Cosa ci riserverà il futuro è cosa da vedere, ma intanto al presente di fiducia non solo non ne ha fra quanti gli hanno manifestato contro ma pare ne stia perdendo sempre di più fra quelli che lo hanno votato. E dunque vi è poco da ironizzare.

3. Sulla via Appia Nuova. Enrico La Loggia.

Al centro fra i quattro uomini che sono guardie del corpo si vede di profilo Enrico La Loggia, che si è unito al corteo di quanti venivano dai Colli Albani. Accanto a lui che però non si vede in questa foto, ma nella successiva, era pure il coordinazione nazionale di Forza Italia Sandro Bondi.

4. Sandro Bondi in via Appia Nuova.

In questa foto si vede invece al centro Sandro Bondi, in mezzo alla folla, ma protetto dai quattro uomini di guardia che si trovano davanti a lui. Mi stavo avvicinando, per chiedergli se riceve la mia posta, ma mi sono subito accorto dell'ineguaglianza naturale, morale e politica che esiste fra gli uomini, ben descritta due secoli fa dal mio copmpaesano Francescantonio Grimaldi, malgrado tutta la retorica costituzionale sul principio di eguaglianza. I quattro uomini appena captata la mia intenzione, si sono messi in posizione immaginando magari che io avessi cattive intenzioni. Mi sono subito riportato alla realtà delle cose, ma non senza sorridere sulla situazione di fatto.

5. Via Appia Nuova

• Non so cosa sia stato l’editto bulgaro, che avrebbe avuto fra le sue vittime proprio Michele Santoro, adesso ritornato in auge più baldanzoso di prima. Quello che so è che il suo è un cattivo giornalismo, che non informa ma distorce e offende gli avversari politici. Michele Santoro è un tipico intellettuale organico di una sinistra che si è lungamente preparata all’occupazione del potere. Non per cederlo democraticamente in una logica di alternanza, ma per detenerlo il più a lungo possibile, magari per secoli. Ho visto la trasmissione di Santoro sulla manifestazione del 2 dicembre alla quale ero io stesso presente e dove i giornalisti santoriani non sono certo venuti a intervistarmi, ammesso che in mezzo ad una folla così grande avessero potuto trovarmi. Quello che vorrei dire a Santoro e gielo dico idealmente dimostra la sua mancanza di deontologia giornalistica. Sarei tanto lieto se un nuovo salutare “editto bulgaro” non si limitasse a mandare a casa solo lui, ma abolisse l’ordine dei giornalisti, voluto guarda caso proprio da Mussolini. La professione giornalistica dovrebbe essere aperta a tutti. O meglio chiunque sia in grado di scrivere quattro parole e di pronunciare quattro parole dovrebbe poter dare la sua versione dei fatti di cui egli è protagonista o dei quali è testimone. Invece assistiamo attraverso la televisione di stato a programmi demenziali che hanno lo scopo di alterare la verità dei fatti e di istupidire il popolo dei telespettatori che non hanno informazione alternativa e possibilità di contradditorio. Nel caso specifico dell’imponente manifestazione Santoro ha tentato di delegittimarne il valore politico andando a pescare nelle motivazioni individuali che possono aver spinto ognuno a partecipare alla manifestazione. Resta indiscutibile ed inconfutabile il fatto pubblico di una imponente manifestazione CONTRO Prodi e la sua paternalistica finanziaria. Io che nei pressi di piazza san Giovanni ho abitato per quarant'anni posso dire di non aver mai visto tanta gente. Ma anzichè prendere atto del fatto indubitabile il faziosissimo girotondino Santoro ha sparso la notizia che tutta questa gente proveniente da tutta Italia si sarebbe riunita in piazza san Giovanni per lucrare un panino a testa: muovendomi da Roma e non dall'estrema Calabria testimonio solennemente per la storia e per i posteri che non ho mangiato nessun panino, ma ho pranzato a casa mia con cibi da me comprati il giorno prima. Non mi scandalizzo se quanti sono partiti la sera del giorno prima abbiano mangiato qualche panino a spese dell'organizzazione partitica, che peraltro gode di più cospicui rimborsi elettorali presi dalle tasche di quanti erano in piazza san Giovanni. Alla diffamazione dei panini si è uniti l'ex PM Di Pietro, che in un primo tempo faceva finta di rispettare l'indubbia manifestazione di popolo e che evidentemente giudica legittime e rispettabili (la pro-Sgrena!) le manifestazioni santificate dalla sua presenza. Santoro impunibile nella sua faziosità è poi andato perfino a pescare una vetero comunista della Garbatella per farle dire che piazza San Giovanni appartiene ai comunisti e che nessun altro è autorizzato ad andarvi a manifestare. Che la manifestazione del 2 dicembre sia stata ben più numerosa di quella dei girotondini, a cui ha preso parte lo stesso Santoro, lo si può vedere dalla foto girotondina, dove si vedono i girotondini seduti sul prato antistante il palco: la densità per metro quadrato del 2 dicembre non consentiva a nessuno di stare seduto, se non voleva finire schiacciato. Infatti, si sono sentiti male quanti erano abituati a considerare la piazza come appannaggio della sinistra. La destra o il centro sono quelli che se ne stanno a casa e non fanno scenate per le strade. Ricordo perfino la mia primissima immagine televisiva di Bertinotti, che non riesco a pensare come presidente della Camera dei Deputati, il quale teorizzava come di destra l’immagine natalizia della distribuzione dei panettoni in una fabbrica padronale (e non ancora soviettizzata) mentre era di sinistra l’immagine di lavoratori in piazza e per le strade con striscioni di protesta contro un “datore di lavoro” che appunto era tenuto a dare lavoro e stipendio a lavoratori che non sapevano far funzionare i soviet.

6. Piazzale Appio

Il mio punto di osservazione privilegiato è stata la porta di San Giovanni. Avrei potuto scegliere altri punti di accesso alla piazza: via Emanuele Filiberto o via Merulana e altri ancora. Mi sono tenuto lontano dal palco ed ho fatto tutto il giro della manifestazione, scattando foto fino ad esaurimento della scheda. Quelle che qui si vedono sono una selezione di 300 foto. Non è possibile purtroppo riprodurre i filmini di circa un minuto ciascuno di ripresa. La tecnica di ripresa è stata volutamente concentrata sull'attraversamento degli archi per poter studiare i volti dei partecipanti. Ho abitato per quarant'anni nei pressi di piazza san Giovanni, in fondo alla vicina via Sannio. Ho visto numerose manifestazioni e sono in grado di distinguere la diversa antropologia dei manifestanti, il loro stile, la loro sociologia. Devo ammettere che i sinistri hanno più tradizione ed esperienza in fatto di piazza. Ma adesso hanno costretto ai loro metodi anche gente che forse si vergognava un po' a questo genere di manifestazioni. Sono stati però capaci di far scendere in piazza perfino un professore universitario (lo sono anche io, ma non mi conto), intervistato da Ballarò, che dichiarava pubblicamente il motivo della sua protesta: non so se anche lui abbia mangiato un panino da viaggio. Ce ne voleva per indurre tanta gente restia a scendere in piazza!

7. Giuseppe Laganà di Scilla con amici.

Si vede nella foto l'amico Giuseppe Laganà di Scilla con altri saliti su un pulmann e partiti tutti da Scilla alle 11 della sera precedente. Altri pullmanns sono partiti più tardi e non sono giunti in tempo alla manifestazione. Vi era infatti il problema del parcheggio del pulmann. Il pomeriggio del 14 dicembre mi trovavo con lui nel corso di Reggio Calabria ed ho potuto ascoltare la protesta di altre persone che volevano venire alla manifestazione del 2 dicembre, ma si lamentavano di non essere stati avvisati. Non hanno fatto menzione dei ricchi panini che si potevano mangiare.

8. Vista di Porta San Giovanni da piazzale Appio.


9. Ingresso da uno degli archi di Porta san Giovanni.


10. Ingresso in piazza di Porta San Giovanni.


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