sabato, giugno 04, 2011

Proclama alla Nazione: Intervento di Antonio Caracciolo sui concetti di sovranità e scomparsa del diritto internazionale ed altro.

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INTERVENTO
alla Prima Riunione dei Sottoscrittori

Delucidazioni sui concetti di sovranità, scomparsa del diritto internazionale, forme di organizzazione e coordinamento.
• di Antonio Caracciolo

Riassumo, in questa traccia scritta, il senso dei miei interventi durante la giornata del 28 maggio 2011, nella sede in cui siamo confluiti da tutta Italia, rispondendo al “Proclama alla Nazione”. “Proclama” che è stato lanciato attraverso internet, ossia una forma di comunicazione che sembra consentire quei contatti che altrimenti in assenza di risorse (stampa, televisioni, pulmanns e altro, finanziati dalle grandi organizzazioni di regime) ci sarebbero preclusi. Ed è proprio da questa constatazione che ho preso avvio, pur esprimendo il dubbio che neppure questo strumento possa essere totalmente libero ed esente da rischi e da controlli.

Essendo consapevoli di ciò, occorrerà usare il nuovo strumento tecnologico con tutte le cautele del caso. Preoccupandomi che non andassero dispersi i risultati del prodigio che vi ha visto riuniti, ho subito offerto la mia modesta esperienza in fatto di blogs e gruppi di discussione sulla rete allo scopo non certo di fare pubblicità ai miei siti, ma di offrire un sistema di contatti permanenti nell’intervallo fra l’uno e l’altra riunione reale di persone fisiche in carne ed ossa, e non più una connessione virtuale, azionata da una tastiera davanti al monitor di un computer o addirittura in un internet cafè.

Nel corso del Convegno del 28 Maggio 2011, mi sono accorto che quasi ognuno di voi dispone di un blog e certamente di un indirizzo di posta elettronica. La cosa mi ha fatto molto piacere, in quanto consente una più stretta connessione di siti e blogs che in questo modo formano davvero una Rete, conservando ogni sito le sue specificità, come è giusto ed utile che sia.

In particolare, avendo creato molti siti e gruppi di discussione, ho indicato come possibile luogo di incontro – e ripeto: senza nessuna esclusione di altri! – un Blog ed un Gruppo disponibili come strumento di raccordo e da questo momento da me resi disponibili unicamente per i fini del “Proclama”. Ne indico i links:

Blog su piattaforma gratuita Blogger della Google:

Gruppo di discussione moderato, pure gratuito, ma afflitto da pubblicità della Yahoo:


Ed anche, ad accesso libero e con Forum non moderato:


Detto ciò, rinvio ad altra occasione ogni ulteriore discussione sulle modalità tecniche di questa proposta e delle sue articolazioni. Ho anche ricordato nel corso dei miei interventi che sono stati dati in omaggio fascicoli vari della rivista cartacea “Behemoth”, che è stata fondata nel 1986 dall’avvocato Klitsche de la Grange e da me, per poi essere continuata dal numero 16 dal solo avvocato de la Krange. La rivista ha cadenza semestrale pur essendo stata prevista una cadenza trimestrale. È una rivista di analisi e cultura politica che potrà ben diventare espressione della comunità che ci auguriamo sempre più numerosa potrà formarsi intorno al “Proclama”. Nel 1986, quando è stata fondata la Rivista, non esisteva ancora internet, almeno così come noi oggi lo conosciamo. La rivista Behemoth con i suoi contributi e con la sua materialità cartacea potrà essere un’opportunità per chi è ancora legato a sistemi tradizionali di diffusione delle idee.

Premesso quanto sopra, vengo a quello che ritengo sia stato il mio intervento più rilevante nel corso della giornata e per il quale vengo richiesto di un testo scritto con tutti gli sviluppi e gli approfondimenti.

Vi è stata, infatti, qualche incomprensione e sono stato interrotto mentre esponevo una serie di concetti che mi sembravano di grande rilevanza pratica ai fini per in quali ci eravamo riuniti: Indipendenza e Sovranità, in tutte le possibili articolazioni, e non separatamente la Libertà.

L’amico dell’Insorgenza napoletana mi ha rimproverato a più riprese di essere un “seminarista”. Io ho cercato di far capire proprio a lui, soprattutto a lui, di cui ammiro l’attivismo, che giudico prezioso e necessario, che quando si parla di Sovranità e di Libertà, non è per “acchiappar farfalle”.

Era intanto il tema per il quale ci eravamo riuniti. E mi sono spaventato sul calar della sera, quando è parso che cancellassimo quanto ci eravamo appena detti la mattina. La problematica è sorta da una questione di geopolitica che Isabella aveva posto come domanda a quanti in sala fossero esperti. Ha iniziato a rispondere Paciello, focalizzando sul Medio Oriente e la Palestina. Io ho inteso proseguire nel rispondere ad Isabella, ma con un taglio diverso da quello di Paciello.

All’amico di Insorgenza vorrei sottolineare che purtroppo, anche se lo avessimo voluto, non sarebbe stato nei nostri poteri risolvere il gravissimo problema della spazzatura sparsa per le vie di Napoli. Ma il problema della Sovranità include tutti i problemi pratici che discendono dall’esistenza o meno di un Governo che sia espressione del popolo italiano, e non uno zimbello degli occupanti americani.

Per restare sempre a Napoli ho letto che proprio nel porto di Napoli sono di stanza navi con reattori nucleari di gran lunga più pericolosi di quelli giapponesi che ancora ci tengono con il fiato sospeso. Se su questi reattori scoppiasse un incidente tutti i problemi della spazzatura per le vie di Napoli diventerebbero di colpo una bazzecola. Ma per liberarsi delle navi americane non basta fare la raccolta differenziata, come dice il neo sindaco De Magistris, ma occorre uscire dalla NATO e sloggiare gli Statunitensi.

A chiedere e fare una cosa del genere vi è subito da preventivare un colpo di stato all’interno (leggi: Gladio e simili) o un intervento sul nostro paese analogo a quello contro la Libia, l’Afghanistan, l’Iraq. Quindi non si tratta di “farfalle”, ma di bomba atomica e di subdola oppressione, spacciata per “liberazione” e “democrazia”.

Ho quindi fatto degli esempi – che di solito faccio nei miei seminari universitari – ed è forse da qui che mi è venuto il rimprovero di essere un seminarista. Ma dovevo spiegare un concetto assai importante e di cui tra i filosofi che lo trattano ho fatto il nome di Noam Chomsky, un filosofo del linguaggio che analizza anche i concetti politici nella loro pratica attuazione.

Il tema che potrebbe essere argomento di un Seminario – che però non intendo fare fuori dall’Università dove sono tenuto a farlo – è il seguente:

Distruzione del diritto internazionale.

Che significa e che c’azzecca con le ragioni della nostra riunione?

Per tentare di spiegarlo a modo mio e ben sapendo che altri sul tema dicono ben diversamente e non vogliono che io dica e pensi ciò che dico e penso, ho avuto bisogno di raccontare una favoletta che devo ogni volta spiegare agli Studenti. È, in pratica, un richiamo alla filosofia di Thomas Hobbes e alla sua prima Legge di natura. Per chi già conosce queste cose basta dire solo il nome e fare il rinvio. Per chi, invece, non le conosce, occorre dare un’informazione e spiegazione che succintamente è la seguente, partendo dalla “favoletta” che, però, è un “modello teorico”, che a mio avviso pur essendo stato formulato nel 1651, conserva ancora oggi, più che mai, tutta la sua validità.

È il modello della

Guerra di tutti contro tutti

che è una condizione penosa che rende l’uomo, anche il più forte e più ricco, insicuro, per la sua vita ed i suoi averi, ma anche i suoi cari e i suoi affetti.

Da questa condizione penosa si esce con la fondazione dello Stato, dove fra Autorità legittima e Suddito esiste un patto fondato sul rapporto Protezione / Obbedienza: “Io ti Obbedisco solo ed in quanto tu mi assicuri la Vita e la tranquillità (lavoro, sicurezza, salute, istruzione, casa, etc. etc.).

A questa concezione hobbesiana viene opposta la “teoria dei limiti del potere statale” e la “dottrina democratica” fondata sul consenso e sulle elezioni. In realtà, si tratta di un falso problema, giacché ad ognuno di noi interessa la Tranquillità e la Sicurezza che abbiamo detto: libertà nella sfera pubblica e privata (pensiero, espressione, insegnamento, ricerca…), lavoro, casa, salute, svago, istruzione, arte… Avendo i quali, poco ci interessa di andare a votare come bestie condotte in un recinto, con tante urne segrete, segnando con la croce nomi sui quali non si ha poi nessun controllo e dai quali spesso si ricevono sberleffi e irrisioni. Ma su questi temi, cioè, della “finzione della rappresentanza politica” non mi soffermo oltre: ognuno ne fa esperienza diretta ad ogni tornata elettorale. Non ha che da riflettere sulla sua esperienza tangibile.

Il Seminario avrebbe previsto un altro passaggio:

Lo scenario internazionale

Se una volta costituito lo Stato, con un’Autorità legittima e sovrana, che può pretendere obbedienza dai suoi cittadini, offrendo in cambio quella Protezione e Sicurezza che è l’Unica base della sua legittimazione a comandare, ed osserviamo qual è la situazione nella relazione fra i diversi Stati, ci accorgiamo che fra di essi regna ancora la modellistica della “guerra di tutti contro tutti” propria dello stato di natura. Ma poiché a far la guerra ci si fa male, la Prima legge di natura dice che se si vuol essere sicuri della propria vita bisogna assolutamente cercare la Pace con tutti i mezzi di cui si dispone. Se proprio la Pace non fosse possibile – poiché l’altro non la vuole o anche perché consci della propria forza si è certi di poter sopraffare l’altro (pagandola magari poi a lunga scadenza) – allora, occorre fare la guerra per non soccombere, non essere uccisi e/o non essere ridotti in servitù. Esattamente quello che è a Noi successo, avendo perso nel 1945 la guerra, anche se questa realtà ci si continua a presentarcela come una “Liberazione da noi stessi”: cioè, dal Governo legittimo che esisteva fino al giorno prima dell’8 Settembre.

La necessità di mantenere quel concetto nelle scuole, nei media e in ogni momento pubblico di narrazione, ha comportato il primo grande sacrificio: la scomparsa della Libertà di pensiero e di contraddittorio rispetto a ciò che ci viene raccontato. Nel paese “Liberato dalla tirannia” si continua ad andare in galera, non appena si dice di non credere alla Narrazione ufficiale di come sono andate le cose e di come stanno per davvero.

Ecco, dunque, che la Libertà diventa una cosa tangibile: non stiamo ad “acchiappare farfalle”, quando diciamo che in Italia e in Europa non esiste libertà di pensiero e di parola. Chi vuol provare a dire cose diverse da quelle ammesse, è bene che sappia, per tempo, cosa lo aspetta, e contro quali poteri e quali interessi si andrà a scontrare.

Ma torniamo al tema della
– Distruzione del diritto internazionale come conseguenza della scomparsa della Sovranità dei Singoli Stati e dell’affermarsi nel mondo di una Unica Superpotenza, cioè gli Stati Uniti d’America, unico attore sulla scena mondiale, dopo il crollo del blocco sovietico.
Cosa significa? Come si articola il concetto in questione?

Provate ad immaginare nel mondo tanti Stati, ognuno con il suo esercito, la cui potenza offensiva e difensiva sia, per ognuno, pressoché simile o uguale.

Se devo rischiare una guerra con uno Stato confinante, essendo le forze del vicino più o meno paragonabili alle mie, non posso essere certo di chi prevarrà. Se l’occasione del conflitto sono, ad esempio, problemi di un passaggio di barche su un fiume che scorre in entrambi i Paesi, mi converrà risolvere il conflitto con un Trattato, che una volta concluso di comune accordo, dovrà essere rispettato lealmente da entrambi le parti. Oppure, se su altre questioni esistono principi di diritti generalmente riconosciuti, è bene che io le segua, senza ogni volta minacciare o fare la guerra.

Da qui nasce il Diritto Internazionale, cioè dal presupposto di una pluralità di Stati, che avendo pari o medesima forza, hanno uguale o identico interesse a non farsi la guerra l’un l’altro ed a rispettare gli accordi reciproci ed i principi generalmente riconosciuti da tutti gli Stati. Ovviamente, se si viene a creare la situazione per cui nel mondo esiste un’Unica superpotenza, da sola più forte di tutte le altre messe insieme, allora non ha più senso un Diritto internazionale fondato sul libero accordo fra gli Stati. Ma esiste solamente il Diritto del più Forte, che oggi fissa un principio chiamando Diritto e domani fa lui stesso il Contrario chiamandolo pure Diritto!

Signori, è esattamente la situazione in cui noi, oggi, ci troviamo. Ragione per cui, se noi oggi parliamo di Sovranità, non è per “acchiappar farfalle”, ma per sensibilizzare innanzitutto noi stessi e poi, si spera, Tutto il popolo italiano, affinché tutti uniti, come un sol uomo, si possa chiedere agli arsenali nucleari del porto di Napoli di lasciare le acque cittadine.

In altre parole, se alle immondizie per le strade di Napoli si potrà trovar rimedio con un governo cittadino degno di questo nome, non vi sarà nessuna soluzione possibile, per oltre 10.000 anni, alle conseguenze di un disastro nucleare in Campania ed in tutta l’Italia centrale.

Spero siano diventate chiare, ai vostri occhi, le implicazioni concrete legate alla parola “Sovranità”, che è stata l’occasione della nostra riunione.

Assolutamente nessuna intenzione polemica nei confronto dell’Amico Insorgente ed anche del Senatore che non pare voglia essere dei nostri. Dimostro di non essere polemico, cercando di interpretare il loro punto di vista, riconoscendone a pieno le ragioni.

Si dice: ma noi tutto questo come facciamo a comunicarlo agli altri, alla gente, che immaginiamo sempre – chissà perché – ad un livello molto più basso del nostro (non capiscono, non possono capire, non vogliono capire…). Dunque, bisogna trovare una forma di comunicazione che sia adeguata al loro basso livello intellettuale o alla pancia e al loro ventre.

Mi sembra che ci sia un pizzico di razzismo. Ma non è questo il discorso da fare: i nostri pregiudizi sono un fatto personale che dobbiamo imparare a superare, su un piano personale, con lo studio e quello sforzo di riflessione che una volta era la Filosofia. Invece, esiste il concreto problema di come coinvolgere i nostri Concittadini, poiché solo se saremmo numerosi e tutti uniti, potremo avere qualche speranza di riuscita.

Ma prima di tentare di rispondere alle esigenze poste dall’Amico Napoletano, e credo, forse, anche dal Senatore, vorrei accennare ad un altro punto che avevo sfiorato nel mio “intervento abortito”. Era quando accennavo alle forme della ricchezza, citando un pensatore di due secoli fa, de Bonald, il quale in un suo passo, a proposito della ricchezza, diceva che finché questa si materializzava in proprietà fondiaria, in terreni agricoli, edilizi e demaniali, all’interno del proprio Stato, allora questa ricchezza la si può gestire e controllare.

Lo scenario cambia radicalmente, quando la ricchezza più consistente si trasforma in Finanza, che può tranquillamente spostarsi da una piazza borsistica all’altra, superando i confini e le autorità degli Stati.

Veniamo, allora, al tema della Sovranità Monetaria che appassiona molti e che a me resta tecnicamente difficile da seguire in tutti i suoi meandri.

La Sovranità degli Stati di media e piccola potenza, è oggi in balia di oscure lobbies finanziare che amano agire nell’ombra, ma che dispongono degli stessi governi e di tutto l’apparato dei media che è fondamentale per la formazione del modo di pensare della gente.

Quello della Finanza, come sappiamo, è un potere insidioso, un potere che bisogna imparare a conoscere, ma che può essere controllato – a mio avviso – solo se lo si assoggetta al Potere democratico degli Stati, cioè dei popoli sovrani, che nella forma di uno Stato libero e sovrano, esprimono la loro “unità politica”. In altri termini, non si può parlare di Sovranità monetaria, se non si dispone di una Sovranità e unità politica.

Il discorso, ove non fosse chiaro, lo si potrà articolare ancora, ma per adesso non credo si possa fare di più che accennarlo.

Concludo dicendo che se ci siamo riuniti, non è per creare il Nuovo Partito fra i 1000 che già esistono, e che, ogni volta, credono di essere ciascuno il “sale della terra”.

Realisticamente, io mi auguro che vi siano sul territorio nazionale una miriade di organizzazioni democratiche che sappiano affrontare, con competenza, gli innumerevoli problemi di un Paese come l’Italia, che nel Rinascimento è stato Grande proprio partendo dal suo particolarismo locale. Disuniti, però, si è deboli e facili da sconfiggere dalle grandi potenze barbariche.

Il senso della nostra riunione ha per scopo di proporre momenti generali di coordinamento, chiaramente fondati su principi generali comuni a tutti: Sovranità, Indipendenza, Autonomia e, direi, soprattutto Libertà di pensiero e di critica politica.

Quest’ultima libertà è al tempo stesso, paradossalmente, la più astratta e la più concreta.

Sembra una contraddizione di termini, ma mi riservo in un’altra occasione di parlare proprio di questo argomento, che come docente universitario mi ha visto “in croce” e “messo alla gogna mediatica”, sui principali giornali e sulle televisioni.

Ne sono uscito e vado facendo causa ad un quotidiano nazionale, ma mi sto anche dando da fare per costituire una Onlus, il cui scopo pratico sarà quello di fornire gratuito patrocinio a quanti dovessero venire perseguitati per l’esercizio della loro libertà di pensiero, di espressione e di critica politica: di quella critica politica che sarà il nostro campo di battaglia, contro chi ha interesse, non alla sovranità, ma al servaggio dello Stato.

Antonio Caracciolo

venerdì, giugno 03, 2011

“Proclama alla Nazione”: Comunicato N° 1

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Il possibile dell’impossibile
- “Proclama alla Nazione” -
Comunicato No. 1

Ebbene sì… Miei Cari Partecipanti al Primo Convegno di Roma dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”. Ci siamo riusciti!

Il 28 Maggio scorso, infatti, contro ogni pensabile o concepibile predizione, previsione o pronostico, ogni possibile o immaginabile speranza ed ogni augurabile o auspicabile attesa, siamo riusciti a riunire da tutta l’Italia (71 presenze, di cui 16 donne) ed a mettere assieme, attorno allo stesso tavolo, l’insieme delle componenti della società civile e politica italiana (dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro, la destra, la sinistra, il centro-destra ed il centro-sinistra, senza contare i non politicizzati). E discutendo francamente e pacatamente sul come potere fare per riuscire a riacquisire la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, culturale e militare per il nostro Popolo-Nazione, abbiamo posto la prima pietra dell’immancabile e futuro affrancamento del nostro Stato dalla tutela straniera, in attesa di potere realizzare l’urgente ed indispensabile ricostruzione del tessuto connettivo della nostra Nazione.

Siamo riusciti in quell’impresa ufficialmente impossibile, poiché – senza dovere per nulla rinunciare alle nostre singole sensibilità, idee o punti di vista, né rinnegare le nostre convinzioni, né rimettere in discussione le nostre particolari adesioni o collocazioni politiche o partitiche – abbiamo capito che le idee particolari di ognuno di noi favoriscono la divisione mentre gli obiettivi comuni da raggiungere tendono ad unire!

Una tale constatazione – anche se lapalissiana – ci ha fatto reciprocamente ed intimamente riscoprire che la Nazione, di sé per sé, può aggregare, incorporare ed inglobare qualsiasi Fazione; mentre, nessuna Fazione (anche la più numerosa, la più ideologicamente o politicamente affine o affiatata e la meglio organizzata), non è mai interamente in grado di rappresentare, rimpiazzare o surrogare – se non con l’inganno, la violenza, la sopraffazione e/o la tirannia – l’intera Nazione.

Con il nostro Convegno, insomma, siamo riusciti a realizzare ciò che nessun altro negli ultimi 66 anni è mai riuscito a fare, in quanto – animati dalla nostra personale curiosità, incoraggiati dalla nostra individuale intelligenza e sostenuti dalla nostra ferma ed irremovibile volontà di tentare di trovare una qualunque soluzione al problema della sudditanza dell’Italia da potenze straniere – abbiamo aperto i nostri cuori ed avuto il coraggio civile e politico di dialogare serenamente con qualsiasi interlocutore presente.

Inoltre, accettando vicendevolmente e momentaneamente di depositare al “guardaroba” le nostre rispettive ideologie ed i nostri specifici interessi di parte – non abbiamo soltanto sfatato e rimesso in discussione ogni possibile remora, preconcetto e tabù ufficialmente insormontabile, ma – abbiamo soprattutto avuto l’insperata opportunità e l’ambito privilegio di potere personalmente constatare ed accertare de visu che potevamo reciprocamente e fisicamente coesistere e stare formalmente bene assieme, per tentare collettivamente di liberarci dall’anacronistica ed umiliante “gabbia” che gli USA ci hanno fino ad ora riservato ed, allo stesso tempo, riscoprire l’irrinunciabile gusto per i valori fondamentali della vita che sono la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità.

Tre, in sintesi, sono stati i principali ed indiscutibili successi del nostro primo incontro:
  1. Il 28 Maggio 2011 – forse, senza volerlo e senza saperlo o, magari, senza neanche accorgercene o rendercene conto – abbiamo direttamente o indirettamente contribuito a chiudere una tragica e funesta pagina della nostra Storia e ad aprirne un’altra, determinando contemporaneamente ed implicitamente la fine, in Italia, sia della Seconda guerra mondiale che della Guerra civile;
  2. Abbiamo ugualmente ridato vita all’antico ed efficace modo di fare politica, dimostrando che – al di là dei nostri particolarismi ideologici o politici e delle nostre singolari o peculiari visioni della vita e della Storia – è senz’altro possibile perseguire l’interesse generale della nostra società;
  3. Abbiamo altresì trasmesso un segnale forte al resto della popolazione italiana, affinché, a partire da oggi, possa chiaramente discernere e facilmente identificare – grazie all’indelebile ed invalicabile linea di demarcazione che abbiamo idealmente e preventivamente tracciato con il nostro “Proclama alla Nazione” – quali sono i politici italiani (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, oltre a governare o gestire la nostra Nazione per conto terzi, vorrebbero continuare a mantenere il nostro Popolo-Nazione ed il nostro Stato sotto tutela straniera e quali sono quelli (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, invece – non solo rifiutano apertamente la perpetuazione sine die di una tale inaccettabile ed insopportabile situazione, ma – sono individualmente, collettivamente e fermamente pronti a battersi, con tutti mezzi civili e legali di cui potremo usufruire, per cercare di restituire al nostro Paese la sua indispensabile ed inalienabile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare.

I successi elencati, però – anche se inoppugnabili ed incontrovertibili – non debbono assolutamente e vanamente inorgoglirci, né spingerci a facili e velleitarie conclusioni.

Intendiamoci, dal 28 Maggio ad oggi, numerose e significative sono state le nuove adesioni al nostro “Proclama” e ugualmente molteplici e qualificati i consensi, i plausi e gli incoraggiamenti.

Tuttavia, questi ultimi ed ulteriori successi non ci debbono far dimenticare che il cammino che ancora saremo costretti a percorrere sulla difficile e tortuosa strada della futura liberazione della nostra Patria, non è affatto in discesa. Al contrario, come ne eravamo coscienti sin dal primo giorno, continuerà, ancora per un certo tempo, a presentarsi arduo, disagevole e sicuramente problematico, complicato ed irto di molteplici e tuttora ignoti ed imponderabili ostacoli.

Tenendo conto della determinazione con la quale ognuno di noi ha compiuto il primo passo di questa avventura, sono certo che saremo ugualmente in grado di scalare altre vette “impossibili”.

Come ricordate, ognuno di noi, a Roma, alla fine dei lavori del nostro Primo Convegno, si è impegnato a portare la sua “pietra” al cantiere di questa comune iniziativa.

La nostra idea di progetto, non essendo un partito in formazione, né una nuova organizzazione politica per fini partitici o elettorali, ma un semplice movimento di opinione, va da sé che, al suo interno, non ci siano né “capi” e né “code”, ma solo ed unicamente dei collaboratori paritetici che di comune accordo – pur accettando di farsi praticamente coordinare da un centro di ricevimento e di smistamento logistico delle proposte – si autogovernano direttamente.

In altre parole, ognuno è il “Capo” di sé stesso e della gente che riuscirà ad aggregare.

Questo vuole dire che ognuno di noi – senza dovere ricevere nessun mandato formale da terze persone o essere incaricato di un compito da un altro componente della nostra assemblea – sceglie liberamente e responsabilmente la mansione, la funzione o il lavoro che intende svolgere e che, allo stesso tempo, meglio si addice alla sua natura, alla sua predisposizione e/o alla sua capacità e competenza personale e professionale. E dopo averlo motivato, lo comunica, per mail, al nostro centro raccolta dati: proclamaitalia@gmail.com

Quando l’insieme dei dati saranno stati raccolti ed ordinati, questi ultimi saranno messi alla disposizione dell’insieme dei partecipanti del Primo Convegno che, a loro volta, potranno agevolmente scegliere con chi collaborare più strettamente e più efficacemente, affinché ognuno di noi possa più comodamente situarsi, nonché raggruppare e massimizzare i suoi sforzi con coloro che sono più affini al settore nel quale ognuno di noi ha scelto di operare.

Contemporaneamente, ogni partecipante al Primo Convegno nazionale dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”, essendo per antonomasia il referente ufficiale e provvisorio di questa iniziativa sul suo territorio, si impegnerà a realizzare, in riduzione ortogonale, nella sua regione o provincia o città, ciò che è stato realizzato a livello nazionale. Ed, oltre a propagandare l’iniziativa, cercherà ugualmente di riunire, su base locale, le diverse componenti della società civile e politica (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra), a partire dagli stessi criteri organizzativi e dal medesimo minimo comune denominatore che abbiamo adottato per la prima riunione di Roma e che figura, in bella vista ed a chiare lettere, sul testo del nostro “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Questo slogan che ha permesso i nostri primi successi, deve essere sistematicamente ed instancabilmente diffuso e ripetuto fino alla nausea, sia per richiamare l’attenzione dell’uomo della strada, sia per attirare ed aggregare coloro che vi si riconoscono o vi si identificano, sia per organizzare e compattare tutti coloro che sono disposti a battersi per il significato ed il senso sostanziale di questa nobile causa.

Insomma, deve rappresentare, nei confronti del Sistema che ci opprime, la goccia che scava la pietra (gutta cavat lapidem)!

Avanti, dunque, mie Care Amiche e miei Cari Amici del “Proclama alla Nazione” a realizzare fattivamente e tangibilmente sul terreno, ed ognuno nel suo campo di preferenza e di competenza, quanto ci siamo reciprocamente ripromessi di concretizzare, seguendo le linee direttrici fondamentali che, tutti assieme, abbiamo comunemente ideato e tracciato.

Il tutto, con sagacia, pazienza e tanta perseveranza. Fino alla vittoria finale.

Ad Maiora!

Roma, 2 Giugno 2011
Alberto B. Mariantoni

giovedì, giugno 02, 2011

Prima Riunione dei Sottosscrittori del “Proclama alla Nazione”: Discorso introduttivo ai lavori, svoltosi in Roma, in data 28 Maggio 2011

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Prima riunione dei sottoscrittori del
“Proclama alla Nazione”
- Roma 28.05.2011 - discorso introduttivo


Carissime sottoscrittrici e Carissimi sottoscrittori del “Proclama alla Nazione” e graditi ospiti.

Permettetemi, innanzitutto, di porgervi il mio benvenuto e quello di tutti coloro che, insieme a me, hanno contribuito a mettere a punto il quadro logistico ed organizzativo di questa prima riunione.

Alcuni di voi, in privato, mi hanno rimproverato un eccessivo utilizzo delle norme di sicurezza che ho preferito adottare per la nostra riunione di oggi.

Come sottolinea Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, alias Oscar Wilde (1854-1900), “Experience is the name we give to our mistakes” (l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori). E siccome di errori, nella mia vita, credo di averne già commesso abbastanza, in questa occasione, per avere la certezza di poter realmente garantire la tranquillità e la sicurezza di ogni partecipante, ho fatto in modo che il luogo dell’incontro, fino all’ultimo istante, fossi soltanto io a conoscerlo.

Inoltre, non dimentichiamo con chi abbiamo ed avremo a che fare in un prossimo futuro, per tentare di liberarci dalla colonizzazione che ci opprime da 66 anni: i più grandi delinquenti che la Storia ha fino ad ora conosciuto! Coloro, cioè, che – nel corso della storia – non hanno esitato a sterminare 85 Nazioni Pellerossa (all’incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla!); a far morire di fame e di stenti 4 milioni di Neri, su 7 milioni deportati dall’Africa; a mettere sul lastrico ed a distruggere – nel 1929, in occasione dell’allora crash borsistico di Wall-Street – l’esistenza di infinite moltitudini di artigiani, piccoli commercianti e contadini, lasciando disinvoltamente che all’incirca 10 milioni di loro, morissero letteralmente di fame e di privazioni; a cancellare dalla faccia della Terra, con il fuoco atomico, le popolazioni di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti); senza contare gli oltre 3.500.000 civili spazzati via dai loro terrificanti ed impietosi raid aerei sui diversi Paesi europei, durante l Seconda guerra mondiale; ad utilizzare, soli nel mondo, contro i loro nemici, la totalità delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche, etc.) che esistono a tutt’oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio “impoverito” (sic!); a massacrare cinicamente almeno 2 milioni di Coreani del Nord, di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani, almeno 250 mila Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991), di centinaia di migliaia di Afghani, senza contare i Serbi, i Somali, i Sudanesi, i Filippini, i Cubani, i Nicaraguensi, i Costaricani, i Panamensi, gli Haitiani, i Colombiani, i Messicani, i Domenicani, etc.; a far morire, tra il 1991 ed il 2003, per malnutrizione e mancanza di medicine, più di 500.000 bambini iracheni; a sterminare vigliaccamente, in questo stesso momento in cui vi parlo, le popolazioni civili della Tripolitania, il cui solo torto è di essere rimaste fedeli a Gheddafi.

Quindi, se permettete, con certa gente, ho preferito adottare l’adagio: meglio prevenire che “curare”!

E veniamo a noi.

Se, oggi, siamo riuniti in questa sala, significa che ognuno di noi – con lo spirito e le motivazioni personali e peculiari che sono le sue – si è comunque riconosciuto nel principale slogan del “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Ho parlato di spirito e di motivazioni, per due ragioni principali:
  • la prima, avente come riferimento il nostro spirito particolare, è che – come affermava Gaston Bachelard (1884-1962) – “L’esprit n’est jamais jeune... car il a l’âge de ses préjugés” – Lo spirito non è mai giovane, poiché ha l’étà dei suoi pregiudizi” (La formation de l’esprit scientifique – ed. Vrin, Paris, 1965, pag. 14);
  • la seconda, avente come riferimento le nostre rispettive motivazioni, è che – come giustamente sottolineavano i nostri antenati Latini – “quot homines, tot sententiae”, “ogni uomo, un punto di vista”.
Ed è naturale che così sia o possa essere, in quanto ognuno di noi – come la totalità degli altri all’incirca 6 o 7 miliardi di abitanti del Pianeta Terra – è e resta unico, originale, irripetibile. E complementare, come spesso sottolineo, se è ugualmente intelligente.

La nostra intelligenza, visto che abbiamo deciso di riunirci, non mi sembra che possa fare oggetto di una qualsiasi ombra di dubbio. Come sappiamo, infatti – al di là delle nostre rispettive storie personali, delle nostre individuali preferenze politiche o partitiche o religiose, dei nostri specifici punti di vista e delle nostre distinte e variegate “fisse” ideologiche o dottrinali – abbiamo comunque accettato di incontrarci e di guardaci reciprocamente nel bianco degli occhi. In modo particolare, per cercare vicendevolmente di verificare – piuttosto che continuare, ognun per sé, nel suo specifico angolino, a dovere invariabilmente constatare l’impotenza individuale e collettiva dei membri della nostra società – se è possibile fare qualcosa, tutti assieme, per tentare di riacquisire quella Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare che l’Italia e l’Europa hanno praticamente perduto da 66 anni.

In altre parole, se abbiamo accettato di riunirci, lo abbiamo esclusivamente fatto, poiché ci siamo improvvisamente resi conto di essere tutti prigionieri della medesima “gabbia”. Ivi compresi coloro che, fino alla recente guerra contro la Libia, erano intimamente convinti (o, per lo meno, presupponevano o congetturavano o speravano) che l’Italia fosse uno Stato libero, indipendente e sovrano!

Inutile cercare di “dipingere” il quadro della situazione italiana/europea, più foscamente di quanto, ogni giorno, ognuno di noi è già in grado da solo di constatare.

L’unica prerogativa nazionale ed internazionale che resta ai nostri Stati, è quella del loro Debito sovrano!

Come, nel suo tempo, venne sottolineato dal grande Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, alias Niccolò Machiavelli (1469-1527), due sono le prerogative del “Principe”:

1. Battere moneta;

2. Disporre del monopolio dell’esercizio della forza armata.

La prima prerogativa, con il Trattato di Maastricht, del Dicembre del 1991, i nostri Stati l’hanno delegata (anche se era già affidata alle rispettive Banche Centrali che altro non erano che delle banche private) alla Banca Centrale Europea (BCE): cioe’, ad un semplice “Istituto bancario privato” che è interamente controllato dalla Finanza cosmopolita internazionale.

La seconda prerogativa, i nostri Stati l’hanno completamente devoluta alla N.A.T.O. (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord): cioè, ad un organismo politico-militare sopranazionale, per giunta politicamente controllato e militarmente disciplinato dagli USA che, a loro volta, come sappiamo, obbediscono esclusivamente agli indicibili ed inconfessabili appetiti della suddetta Finanza internazionale.

Chi comanda, dunque, in Italia o in qualsiasi altro Stato della cosiddetta Unione europea?

Non parliamo della condizione di vera e propria colonia che è riservata al nostro Paese.

Volens, nolens, l’Italia, purtroppo, a 66 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continua ad essere una colonia statunitense.

La prova?

Per non annoiarvi, non vi rievocherò il ruolo di Massimo D’Alema, ex Segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra (PDS o ex PCI) e Presidente del Consiglio italiano dal 1998 al 2000 (21 Ottobre 1998/18 Dicembre 1999 e 22 Dicembre 1999/19 Aprile 2000), il cui più rimarchevole atto del suo Governo fu quello di andare a bombardare – per conto terzi – i suoi ex compagni della Serbia. Né vi parlerò degli interventi militari italiani, come Ascari degli USA, in Afghanistan (2001) ed in Iraq (2003).

Tre esempi recenti, però, li vorrei rapidamente evocare:

- il Ministro della Difesa La Russa, diversi mesi fa, dichiarava in televisione che il Governo stava studiando la maniera ed i tempi per ritirare progressivamente i nostri contingenti dall’Afghanistan. Passò da Milano il generale statunitense Petreus… E il medesimo Ministro, dopo due giorni, annunciò il rafforzamento dei nostri contingenti in quel Paese, con l’invio di 800 soldati supplementari.

- Il Governo italiano, nel 2009, sollecitò al Governo libico un Trattato di Amicizia e di Cooperazione nel quale si precisava che mai l’Italia avrebbe messo a disposizione delle basi sul suo territorio, per attaccare la Libia. Due, anni dopo, con la scusa della “Risoluzione 1973” dell’ONU, l’Italia, per prima cosa che cosa ha fatto? Ha messo a disposizione le sue basi, agli Usa, alla Francia ed alla Gran Bretagna.

- Venerdì 22 Aprile scorso, il Presidente del Consiglio sottolineava che i nostri aerei non stavano bombardando la Libia, ma stavano soltanto svolgendo opera di sostegno alla Forza NATO. Martedì 26 Aprile successivo, i nostri aerei hanno comunque iniziato ad effettuare bombardamenti “mirati” (sic!) sulla Libia.

Il tutto, ovviamente, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione che, al suo primo comma, recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Non parliamo delle più di 100 Basi ed installazioni logistiche e militari USA e NATO che, dal 1945, occupano parcelle importanti del nostro territorio nazionale con statuto extra-territoriale.

Per verificare se l’Italia è o non è una Colonia statunitense, chiedo ai presenti di domandare ai politici delle vostre rispettive circoscrizioni elettorali, notizie riguardanti questi accordi segreti:

a) - le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943;

b) - le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);

c) - il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;

d) - il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento);

e) – il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962);

f) – Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972;

g) - il ‘Memorandum d'intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995;

h) – Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001.

Questo, come sopra, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che del Presidente della Repubblica.

Domanda, allora: chi comanda realmente in Italia? Gli Italiani o qualche potenza straniera che decide cosa dobbiamo fare e quando lo dobbiamo fare? Per giunta, il più delle volte, contro i nostri propri interessi!

Ma come, vi diranno i suddetti politici, “siamo alleati degli USA” e “facciamo parte della NATO”…

Tutto previsto, infatti: l’art. 11 della nostra Costituzione, questa volta nel suo secondo comma, ecco cosa recita “(L’Italia) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Un’altra domanda, allora: visto che siamo “alleati” sarebbe lecito sapere – senza per questo pretendere che siano delle agguerrite divisioni di paracadutisti o di lagunari, ma – quanti distaccamenti italiani della Guardia Forestale o dei Vigili del Fuoco o Vigili urbani sono attualmente acquartierati ed operativi sul territorio degli Stati Uniti? Nessuno!

Allora, per tentare di “addolcirvi la pillola”, i soliti politici per conto terzi di cui sopra, vi diranno che le Basi e le installazioni logistiche e militari USA e NATO sono fonte di guadagno (sic!) per il nostro Paese…

Niente di più falso!

Come è ben specificato alla pagina "B-10" dello "Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense" (rapporto sui contributi degli alleati alla difesa comune - il rapporto che viene consegnato ogni anno dal Segretario alla Difesa al Congresso degli Stati Uniti), l’Italia versa annualmente, al Governo di Washington, il diretto ed oneroso contributo di 366 milioni di dollari, per le "spese di stazionamento" delle forze d'occupazione americane! Senza contare le infinite e non quantificabili facilitazioni di ordine amministrativo e logistico che le medesime truppe statunitensi beneficiano correntemente nel nostro Paese.

Non bisogna meravigliarci, dunque, se l’Italia – non essendo, come abbiamo visto, realmente una Nazione libera, indipendente e sovrana – non abbia voce in capitolo, in nessun consesso internazionale.

Inutile, infatti, attendersi qualcosa da Bruxelles (l’Europa delle banche!) o dall’ONU che – sulla base della sua Carta costitutiva (firmata a San Francisco il 26 Giugno 1945, entrata in vigore, una prima volta, il 24 Ottobre 1945 e, dopo vari emendamenti, approvata definitivamente, il 12 Giugno 1968) ci considera tuttora – insieme alla Germania e al Giappone, ed agli altri Stati, allora, membri dell’Asse – uno “Stato nemico”, “momentaneamente ammesso” in quel consesso, come è facilmente ricavabile e desumibile dall’articolo 53, paragrafo 1 e 2, e dall’articolo 107 della medesima Carta.

Insomma, per concludere, mie Care Amiche e miei Cari Amici, se non siamo padroni dell’abitazione nella quale risediamo, potremmo essere in grado, tanto per fare un esempio banale, di cambiare la carta da parati o di ridipingere il colore delle persiane delle nostre finestre?

Inutile, dunque, sperare di potere realizzare delle riforme, nell’interesse dell’insieme dei cittadini italiani, visto che – fino ad ora – non ci sono riusciti, né Craxi, né D’Alema, né Dini, né Prodi, né Berlusconi. Né tanto meno, ci riusciranno i Pisapia, i Vendola o i De Magistris!

Vi sarei grato, quindi, se nel contesto di questo nostro Primo Convegno nazionale, per tentare di organizzarci ed incominciare ad essere davvero concreti ed efficaci, limitaste i vostri interventi, al leniniano “che fare”, nonché al “come farlo” ed al “quando incominciare a farlo”, per cercare di allargare orizzontalmente i consensi al “Proclama alla Nazione”, in forma molecolare ed esponenziale, in vista della futura lotta per la liberazione totale e non negoziabile della nostra Patria.

Il tutto, ovviamente, senza nessuna violenza, senza inutili fanatismi, senza estremismi e, soprattutto, senza nessuna velleità!

Grazie, per la vostra attenzione. A voi la parola.

Alberto B. Mariantoni

venerdì, maggio 27, 2011

Berlusconi da Obama: il servo che va dal padrone. - Dai ribelli libici alle brigate rosse: un’associazione di idee.


In questi giorni gli avversari di Berlusconi rivolgono la loro polemica politica, volta alla definitiva distruzione di Berlusconi, ad un episodio ampiamente pubblicizzato dai media e dagli stessi giudici, che in questo modo – se ve ne fosse bisogno – dimostrano la loro partigianeria. Ma noi che non ci prestiamo al gioco e non vogliamo essere menati per il naso, cerchiamo qui di trarre qualche riflessione dalla lezione dei fatti. Ho già detto che la mia fedeltà a Berlusconi è sostanzialmente cessata quando sento da lui la mattina che mai l’Italia sgancerà bombe sulla Libia, con la quale lo stesso Berlusconi aveva siglato e ratificato pochi mesi prima, o al massimo qualche anno prima, un vero e proprio trattato di amicizia, durato lo spazio di un mattino, prima di essere ignobilmente tradito e violato. A mezzogiorno giunge una telefonata dal “padrone” Obama. La sera l’Italia è pronta a sganciare le sue bombe sull’alleato libico, ai quali Berlusconi aveva perfino baciato la mano. A tutto c’è un limite e non esiste più patto di fedeltà con chi si dimostra fellone.

E adesso veniamo al G8. Gli avversari di Berlusconi, che mai, neppure questa volta, riescono a dimostrarsi migliore di lui, gioiscono ed inneggiano per la cattiva figura, anzi puerile e penosa figura, di Berlusconi che si è lamentato contro il “potere dei giudici”, i quali sarebbero a sentire costoro qualcosa che ha a che fare con lo Stato e non già la più potente corporazione di questo sgangerato paese che appunto uno Stato non ce l’ha, se per Stato si deve intendere come da Dottrina l’espressione dell’unità politica di un popolo, ormai ridotto a moltitudine dispersa e massa di consumatori governata dalle multinazionali. In Spagna, i ragazzi che si indignano (ma non basta indignarsi, occorre ribellarsi: speriamo lo capiscano in tempo utile) ha riletto Cartesio, reinterpretandolo in chiave moderna: penso dunque disturbo; consumo dunque esisto; non consumo dunque non esisto.

Seguiamo il discorso. Se Obama telefona a Berlusconi per dirgli che deve rimangiarsi quello che ha appena detto e che quindi deve sganciare bombe sulla Libia, non significa che l’Italia è serva e vassata degli Usa ed è tenuta all’obbedienza, appena il padrone comanda? E dunque al G8 cosa ha fatto Berlusconi se non informare il “padrone” Obama dei suoi problemi interni? Avrà chiesto la benevolenza del padrone, dopo essersi mostrato ubbidiente in una questione di non poco conto ed a tutto detrimento di quel popolo di idioti (di destra, di centro e di sinistra) che sarebbero gli italiani tutti, ridotti a servi senza dignità e senza onore, oltre che pezzenti e morti di fame, prossimi venturi? E che forse tutti gli altri politici di mestiere, lauti prebendari di regime, non sono andati tutti in processione in America e in Israele a fare professione di servilismo, anzi di “cupidigia di servilismo”, come già agli albori della Repubblica il vecchio Vittorio Emanuele Orlando aveva dipinto la nuova classe dirigente dell’Italia liberata?

E veniamo alla seconda parte del titolo di questo post: le brigate rosse ed i ribelli libici. Che c’azzecca questo accostamento? Provo a spiegare l’associazione di idee. Premesso che io per principio ritengo che mai si debba fare del male neppure ad una mosca, non posso non rilevare il coro unanime di condanna degli anni di piombo, quando vennero fatti omicidi politici e molte gambizzazioni di appartenenti ad una classe politica e dirigente cui venivano imputati i mali d’Italia. Se ora pensiamo ai ribelli libici al di là delle fragili bugie dei media, non pare dubbio che questa massa di ribaldi e criminali abbiano avuta armata la mano dai cugini francesi, inglesi e dal padrone americano. Per fare cosa? Per rovesciare un governo legittimo con il quale avevano appena concluso un trattato solenne di amicizia. In pratica, abbiamo avallato molto ma molto di più di quanto invece ancora oggi condanniamo quando si parla di Brigate Rosse e di Anni di Piombo.

La condotta politica non va a braccetto con la Logica e con l’Etica. La funzione della Propaganda di regime è proprio quella di non farci vedere le cose per quelle che sono e di convincerci la mattina di una cosa e la sera del suo contrario. Il nostro Imparzialissimo presidente della Repubblica, eletto da meno di un migliaio di Privilegiati che non rappresentano altro che se stessi, ha tenuto a dirci che noi non siamo in guerra con la Libia, basandosi sulla penosa foglia di fico di una risoluzione ONU che vale quando conviene a chi ha la forza e può disporre a suo piacimento delle “regole” del diritto internazionale. Basterebbe una semplicissima e rispettosissima obiezione. Basterebbe idelamente che il vento girasse un poco e che gli stessi missili, le stesse bombe, che noi indirizziamo e lasciamo cadere sul territorio e sulla gente di Libia, cadessero invece sulle nostre città, sui nostri paesi e sulle nostre teste. L’Imparzialissimo Presidente verrebbe ancora a dirci che non siamo in guerra?

giovedì, aprile 28, 2011

Di male in peggio: fine dell’Epoca berlusconiana


Post in elaborazione.

Non posso più seguire Berlusconi nei suoi continui cedimenti. Non riesco a capire e forse non saprò quali siano state le cause di un cedimento che ha sconfessato ciò il Presidente del Consiglio che aveva detto pochi giorni prima, cioè che non vi sarebbero stati bombardamenti sulla Libia. La formula per salvare ad un tempo il nostro onore ed i nostri interessi era assai semplice ed a portata di mano: negare l’uso delle basi militari e rispettare il trattato italo-libico che proprio lui aveva firmato. Fra di noi ci andiamo dicendo che deve aver subito forti e potenti ricatti, ma non possiamo sapere, non riusciamo a sapere di quale natura essi possano essere.

È non è a dire che se ci volgiamo alla cosiddetta Opposizione troviamo l’alternativa. È un intero ceto politico che ha tradito e disonorato il paese che dice di rappresentare e che non ha mai rappresentato. La situazione appare quanto mai disperata perché incombe ai cittadini che hanno ancora occhi per vedere e testa per pensare l’obbligo di un rimpiazzo di tutta il sistema di governo di questo paese. Non se ne hanno i mezzi e non si vede nulla all’orizzonte. E non sappiamo neppure quanto tempo abbiamo a disposizione prima del tracollo finale, se non ci siamo già dentro senza averne consapevolezza. Dice il proverbio: al peggio non c’è limite. Ed è difficile dire se abbiamo toccato il fondo o dobbiamo ancora scendere.

giovedì, marzo 24, 2011

Proclama alla Nazione: Ora o mai più!

Indice - Post Successivo
PROCLAMA ALLA NAZIONE: ORA O MAI PIÙ

Ora o mai più!


La prova provata che l’Italia, da 66 anni, non è (né può essere, né – nelle sue attuali condizioni – potrà mai diventarlo!) uno Stato indipendente e sovrano – e che il suo Governo (di destra, sinistra, centro… sarebbe la stessa cosa!), non è (né può essere) in grado di fare liberamente e degnamente gli interessi dei suoi amministrati (in quanto, oltre ad essere chiaramente in sottordine a quello degli USA, è invariabilmente ed incessantemente sotto ricatto ed autorità di Washington che tende puntualmente, arrogantemente e sfacciatamente ad intimargli cosa si debba o non si debba fare…) – l’abbiamo definitivamente avuta in concomitanza con la Crisi libica, tuttora in corso. Questo, nonostante l’Italia avesse un preciso e vincolante trattato di non aggresione e di cooperazione con la Libia, e che i nostri interessi politici, economici ed energetici consigliassero, quanto meno, di restare neutrali.


Tenuto conto di quanto sopra, e non potendo fare altrimenti, è pertanto indispensabile che, una volta per tutte, si possa fare chiarezza. E, per poterla realmente fare, è ugualmente vitale ed urgente che si possa – al di la delle idee di ciascuno e degli schieramenti ideologici, politici e partitici in cui ognuno si riconosce – tirare una precisa, indelebile ed invalicabile linea di demarcazione, tra tutti gli Italiani. Tra coloro, cioè, a cui, per un motivo o per un altro, sta bene la suddetta situazione, e quegli Italiani, invece, che tendono fermamente a rifiutarla, e vorrebbero, in qualche modo, rimetterla in discussione.

Questa, dunque, da oggi, è la sola, possibile, linea di demarcazione:


1. chiunque, tra gli Italiani (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra), continuerà ad accettare il suddetto stato di flagrante ed umiliante sudditanza da Stati terzi (fosse pure, per banale ignoranza o noncuranza), sarà considerato un nemico (polemios/hostis) ed un traditore della nostra Patria;


2. chiunque altro (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra) tenderà, invece, a rifiutare il succitato stato di asservimento e di subordinazione, e vorrà, in qualche modo, riunirsi e lottare, per potere finalmente riuscire a liberare la nostra Patria Italia/Europa dalla colonizzazione politica, economica, culturale e militare che ci è stata subdolamente imposta negli ultimi 66 anni, sarà considerato un nostro amico (philos/amicus) ed un nostro alleato (etairos/sodalis).


Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l'Italia, l'Europa ed il resto dei Popoli-Nazione del mondo.


Adesioni:
http://proclamaitalia.wordpress.com/2011/03/25/hello-world/

mercoledì, ottobre 20, 2010

Teodoro Klitsche de la Grange: Bibliografia per il lodo Alfano

BIBLIOGRAFIA PER IL LODO ALFANO

E’ ricominciata (ma in effetti non è mai finita ) la campagna di sbarramento contro il “lodo Alfano”, a seguito del voto della Commissione Affari Costituzionali.

E’ inutile ribattere le argomentazioni filiformi degli avversari del Lodo: pare più utile offrire al lettore una breve – e forzatamente parziale – silloge di riferimenti documentali e bibliografici. Questi dimostrano che sia nella teoria costituzionale e nella dottrina dello Stato moderno (così assoluto che borghese) sia nei testi costituzionali la giustizia politica “derogatoria” rispetto a quella ordinaria è la regola. E ciò per l’evidente ragione (tra le tante, la più importante) che se non vi fossero quelle deroghe, a governare il paese e, subordinatamente, a influenzare le decisioni e l’attività di governo, sarebbe non il popolo sovrano e l’opinione pubblica, ma alcuni uffici giudiziari, peraltro, in genere, reclutati con procedure burocratiche (concorsi) e non per elezione popolare.

Facciamo un’eccezione per il testo di Vittorio Emanuele Orlando che riportiamo, nel punto saliente, per intero, anche per la sottile ironia che lo connota.

La conclusione è ovvia: nel tempo e nello spazio non c’è nulla di paragonabile a quanto chiedono i giustizialisti di casa nostra, col loro consueto “senso dello Stato”. Queste richieste non sono né il frutto di preoccupazioni democratiche né di giustizia, né di tante belle parole: sono il diretto derivato dalla prassi raccomandata da Lenin (v. sotto) di servirsi della legalità per scardinare lo Stato (borghese): buona lettura.
…. Resta la responsabilità per diritto comune. Temo che io non abbia un titolo sufficiente per dare giudizii sull’interpretazione della Costituzione francese i quali divergessero da quelli professati da autorevolissimi giureconsulti di Francia; modestamente dunque dirò come impressione non come giudizio, che secondo me la Costituzione del 1875 non ammette la possibilità dell’esercizio di una giurisdizione per quel titolo. Vi è, è vero, l’art. 12 della legge costituzionale del 16 luglio 1875 che dice che
«il Presidente della Repubblica non può essere messo in accusa che dalla Camera dei Deputati e non può essere giudicato che dal Senato»;
ma questo articolo si limita a provvedere alla specialità degli organi di accusa e di giudizio; diritto formale, dunque, non diritto materiale. La disposizione che riguarda i reati per cui possa procedersi si trova invece nell’art. 6 § 2 già citato, secondo il quale:
«il Presidente della Repubblica non è responsabile che nel caso di alto tradimento».
Se le leggi, soprattutto quelle penali, vanno interpretato così come suonano, mi sembra che il senso dell’articolo non possa dar luogo a dubbii: il presidente non dovrebbe essere penalmente perseguibile se non in quel solo caso, cioè di alto tradimento, caso che vedemmo d’altronde irrealizzabile: anche i reati comuni dovrebbero ritenersi esclusi. Che se poi fosse da seguire l’interpretazione del Duguit, secondo la quale per i reati comuni resterebbe ferma la perseguibilità, con la sola deroga dell’eccezionalità dell’accusatore (la Camera dei Deputati) e del giudice (il Senato), resterebbe a sapersi che il Presidente, processato ed eventualmente detenuto, continui nelle sue funzioni di Capo dello Stato. Se non continua, si domanda come avverrebbe la cessazione dall’ufficio, prima del giudizio. Se continua (come sarebbe nella logica del sistema), si potrebbe, senza eccessiva malizia, chiedere come farebbe il Presidente a convocare e presiedere il Consiglio dei Ministri o a ricevere un ambasciatore straniero che gli abbia a presentare le credenziali, invece che al Palazzo dell’Eliseo, in una cella della prigione della Santé”.

V. E. Orlando: da Immunità parlamentari e organi sovrani,
ora in Diritto pubblico generale, Milano 1954, pp. 491-492.


TESTI

Costituzioni vigenti (tra le tante).

FRANCIA - Art. 26: “Nessun membro del Parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato, detenuto o giudicato per le opinioni o i voti espressi nell’esercizio delle sue funzioni.

Nessun membro del Parlamento può, nel corso delle sessioni, essere perseguito o arrestato per delitti o contravvenzioni senza l’autorizzazione dell’assemblea della quale fa parte, salvo il caso di delitto flagrante.

Nessun membro del Parlamento può, fuori sessione, essere arrestato senza l’autorizzazione dell’Ufficio di presidenza dell’assemblea di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto, di procedimento autorizzato o di condanna definitiva.

La detenzione o il procedimento a carico di un membro del Parlamento è sospeso se l’assemblea di cui fa parte lo richiede”.

GERMANIA - Art. 46: “I) Un deputato non può essere perseguito, in sede giudiziaria o disciplinare, né essere in genere chiamato a render conto fuori del Bundestag per le opinioni espresse e i voti dati al Bundestag od in una delle sue Commissioni. Questa disposizione non ha valore nei casi di diffamazione e d’ingiurie.

II) A causa di un’azione, per la quale è prevista una sanzione, un deputato, solo dopo l’autorizzazione del Bundestag, può essere chiamato a rispondere od essere arrestato, salvo che sia colto nell’atto di commettere il fatto o durante il giorno successivo.

III) L’autorizzazione del Bundestag è inoltre necessaria per qualsiasi altra limitazione della libertà personale di un deputato o per iniziare un processo contro un deputato ai sensi dell’art. 18.

IV) Ogni processo penale e ogni processo ai sensi dell’art. 18 contro un deputato, ogni arresto e ogni ulteriore limitazione della sua libertà personale devono essere sospesi su richiesta del Bundestag”.

SPAGNA - Art. 71: “1) I deputati e i senatori godranno dell’inviolabilità per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.

2) Nel periodo del loro mandato i deputati e i senatori godranno inoltre dell’immunità e potranno essere arrestati solo in caso di flagrante reato. Non potranno venir incriminati né processati senza autorizzazione della rispettiva Camera.

3) Per le cause contro deputati e senatori sarà competente la Sezione penale del Tribunale Supremo.

4) I deputati e i senatori riceveranno un’indennità che sarà fissata dalle rispettive Camere”.

BELGIO - Art. 45: “Nessun membro delle due Camere, durante la sessione può essere perseguito o arrestato senza l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo in caso di flagrante delitto.

Nessuna coercizione personale può essere operata contro un membro di una delle due Camere durante la sessione, senza l’autorizzazione sopraindicata.

La detenzione o la traduzione in giudizio di un membro di una delle due Camere è sospesa durante la sessione, e per tutta la sua durata, se la Camera lo richiede”.

GIAPPONE - Art. 50: “Salvo che nei casi stabiliti dalla legge, i membri di entrambe le Camere non potranno essere arrestati mentre la Dieta è in sessione.

Qualsiasi membro arrestato prima dell’apertura della sessione sarà lasciato in libertà durante il periodo della sessione stessa su richiesta della Camera”.

Art. 51: “I membri di entrambe le Camere non saranno tenuti responsabili al di fuori della Camera per i discorsi, i dibattiti o le votazioni fatte all’interno della Camera”.

PAESI BASSI - art. 55: “Il re è inviolabile. I ministri sono responsabili”.

Art. 100: “I membri degli Stati Generali, così come i ministri, i commissari contemplati nel comma 2 dell’art. 113 e i funzionari contemplati dal comma 97 non possono essere perseguiti in giudizio per quanto hanno detto in seduta o hanno comunicato all’assemblea per scritto”.

Costituzioni non vigenti (tra le tante).

Citiamo, per prime, alcune costituzioni degli Stati del “socialismo reale” ormai cancellate dalla Storia perché perfino in talune di queste erano presenti forme d’immunità.

GERMANIA ORIENTALE (1968) – Art. 60: “2) I deputati della Camera Popolare godono dei diritti inerenti all’immunità parlamentare. Restrizioni della libertà personale, perquisizioni domiciliari, sequestri o procedimenti penali nei confronti dei deputati della Camera Popolare sono ammessi soltanto con il consenso della Camera Popolare stessa e, nei periodi intercorrenti fra le sue sessioni, con il consenso del Consiglio di Stato. La decisione di quest’ultimo va convalidata dalla Camera Popolare”.

ROMANIA (1965) – Art. 61: “Nessun deputato della Grande Assemblea Nazionale può essere detenuto, arrestato o sottoposto a procedimento penale senza l’autorizzazione preventiva della Grande Assemblea Nazionale, se è in corso la sessione, o del Consiglio di Stato, nell’intervallo tra le sessioni.

Il deputato può essere arrestato senza autorizzazione solo in caso di flagrante delitto”.

CECOSLOVACCHIA (1948) - Art. 76: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile dell’esercizio delle sue funzioni. Il governo risponde dei proclami del presidente emessi in connessione con le sue funzioni presidenziali”.

Art. 44: “I deputati non possono assolutamente essere perseguiti a causa del loro voto in parlamento e nelle commissioni parlamentari. Le parole da essi pronunciate nell’esercizio del loro mandato li espongono soltanto al potere disciplinare dell’Assemblea nazionale”.

Art. 45: “Un procedimento penale o disciplinare nei confronti del deputato a causa di altre azioni o omissioni non può essere iniziato se non con il consenso dell’Assemblea nazionale. Qualora questa vi si rifiuti, il procedimento è definitivamente escluso”.

FRANCIA (1946) - Art. 21: “Nessun membro del parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato o giudicato in dipendenza delle opinioni e voti da lui emessi nell’esercizio delle sue funzioni”.

Art. 22: “Nessun membro del parlamento può, durante il suo mandato, essere perseguito e arrestato in materia criminale e correzionale se non con l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto. La detenzione o il procedimento contro un membro del parlamento sono sospesi, se la Camera di cui fa parte lo richiede”.

v. anche FRANCIA (1791) – Tit. III, Cap. I, Sez. V, art. 7-8; Cap. II, Sez. 1, art. 2 (non riportiamo gli articoli – se ne da notizia perché è stato il modello dell’immunità di buona parte delle costituzioni europee successive).

ITALIA (1948 – Statuto Albertino) - Art. 4: “La persona del Re è sacra ed inviolabile”.

Art. 36: “Il Senato è costituito in Alta Corte di Giustizia con decreto del Re per giudicare dei crimini di alto tradimento, e di attentato alla sicurezza dello Stato, e per giudicare i Ministri accusati dalla Camera dei Deputati.

In questi casi il Senato non è Corpo politico. Esso non può occuparsi se non degli affari giudiziari, per cui fu convocato, sotto pena di nullità”.

Art. 45: “Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto, nel tempo della sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale, senza il previo consenso della Camera”.

Testi di teoria costituzionale

Niccolò Machiavelli – Discorsi sulla prima Deca, I, VII
Hobbes – Leviathan cap. XVIII
Elements, p. II, cap. I, 12
Constant – Principi di politica cap.XII
Santi Romano – Corso di diritto costituzionale, Padova 1928, p. 323
G.G.F. Hegel - Lineamenti di filosofia del diritto § 285 (sulle responsabilità del monarca)
C. Schmitt – Verfassungslehre (trad. di A. Caracciolo) Milano 1984, pp. 251 ss., 325, 416 ss. (in particolare v. pp. 251 ss. le conseguenze del principio di distinzione dei poteri).
Maurice Hauriou – Précis de droit constitutionnel, Paris 1929, pp. 532 ss.
George Burdeau – Droit constitutionnel et institutions politiques, Paris 1980, pp. 552 ss.
Maurice Duverger – Éléments de droit public, Paris 1981, pp. 117 ss.
Per l’uso politico della legalità v. V. Lenin – L’estremismo, malattia infantile del comunismo, rist. Roma 1974, pp. 90 ss.

Quindi, quando qualcuno si straccia le vesti per violata democrazia o conculcata uguaglianza, ciò significa che tutti quegli Stati ordinati nelle costituzioni sopra citate, non sono delle democrazie, perché in tutti la “giustizia politica” non si esercita nelle forme e per i reati di quella comune.

Pretesa, quella di dare lezioni di democrazia e liberalismo a Francia, Belgio, Paesi Bassi e così via, che si commenta da sola.

P.S.: A tutti una richiesta di collaborazione e di critica: se trovate un testo costituzionale in cui a un Giudice qualsiasi (purché non straordinario come Camere, senati, corti costituzionali, Tribunali speciali) sia consentito mandare in galera secondo norme ordinarie (e non speciali) Re, Presidenti di Repubblica, primi ministri, ministri, semplici deputati, segnalatemi quali siano e dove le possa trovare. L’invito è esteso ai giustizialisti di ogni confessione.

Non si prendono in considerazione disposizioni di Stati fascisti, comunisti (quelli residui), dittature, stati tribali e “falliti”.

Teodoro Klitsche de la Grange


sabato, ottobre 09, 2010

3.1 Critiche occidentali: 1. Ma chi vuoi prendere in “giro”? - Sulle dichiarazioni promozionali della Nirenstein alla manifestazione “Per la Verità”

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Do qui inizio ad una nuovo serie di post da collocare necessariamente in questo blog dedicato alla militanza politica in Forza Italia, il cui nome può essere ormai tranquillimamente ripristinato, dopo lo sfascio in atto del vecchio “Popolo della Libertà”, dove palesamente non vi è nessun Popolo e nessuna Libertà. È anche vero che il possesso dei mezzi finanziari e del finanziamento pubblico, di cui si avvantaggia solo una ristretta fascia di Notabili, non consente nessuno spazio di espressione a quei numerosi elettori che non potendo scegliere che fra il peggio e meno peggio, hanno pensato di puntare le loro speranze sull’Uomo, che dovrebbe essere Berlusconi. Tra le testate che usufruiscono del detto finanziamento si trova «L’Occidentale» diretto da Giancarlo Loquenzi, organico alla Israel Lobby, e al quale mandiamo di tanto in tanto commenti critici agli articoli pubblicati. I commenti vengono pubblicati o non pubblicati a discrezione del Moderatore, che noi cerchiamo ogni volta di non indisporre seguendo scrupolosamente i criteri civilistici della pertinenza, continenza, veridicità. I nostri interventi erano sporadici, ma adesso decidiamo di dare loro sistematicità raccogliendole e ordinandole, in questo nostro blog, il primo di una serie di trenta su tematiche disparate, ma rigorosamente destinato al dibattito politico all’interno di un’area politica, dalla quale la stessa Lobby ha tentato di “cacciarmi” essendo io una voce non allineata, non addomesticabile.

1.

Ma chi si vuol prendere in “Giro”?

La signora Nirenstein va rilasciando interviste promozionali del seguente tenore: noi non intendiamo intervenire sulla politica del governo israeliano, che si sta dando da fare per cercare la pace con i palestinesi, cosa che a noi sta molto a cuore. Ci interessa contrastare la diffusa – dice lei - delegittimazione di Israele.

Obiezioni: a) La legittimità/non legittimità di qualcosa è un dato di diritto naturale e dai tempi di Antigone ognuno di noi con il cuore e con la mente è giudice sovrano di cosa è “legittimo” e cosa non lo è. La “legittimità” in quanto istituto di diritto naturale è cosa diversa dalla “legalità”: era “legale” lo Stato nazista allo stesso modo in cui oggi è "legale” lo Stato “ebraico e democratico”, fondato sulla pulizia etnica e sull’apartheid. Ma ognuno di noi ha per fortuna libertà di giudizio morale se ritiene che siano "illegittimi" i mille eccidi israeliani contro i palestinesi (ultimo a venir scoperto e documentato, da Joe Sacco, è quello di Kahn Younis avvenuto nel novembre del 1956... La signora Nirenstein era pure lì presente come giornalista embedded?), Piombo Fuso, Mavi Marmara, la prigione a cielo aperto di Gaza, l’assedio per fame, gli omicidi mirati, l’altissimo numero di palestinesi in prigione per nessun motivo (altro che Shalit, soldato addestrato per uccidere!). La signora Nirenstein vuole coartare e impedire il libero giudizio morale di ognuno, compreso chi scrive, che non avrebbe nessuna soggezione ad un contraddittorio con la stessa?

b) A manifestazione avvenuta e sentite le registrazioni, dove di “verità” non ne è venuta fuori nessuna che già non si conoscesse e che coincide con quella contenuta nella risoluzione ONU che equiparava il sionismo al razzismo (mi dispiace per Albertazzi, ma è proprio così, anche se poi hanno fatto ritirare quella risoluzione veritiera), basta isolare l’intervento canoro di Riccardo Pacifici, il quale dice: i coloni? Le loro famiglie crescono ed hanno bisogno di più stanze per le loro esigenze. Quindi gli insediamenti coloniali possono continuare, come pure possono continuare i colloqui di pace, l’eterno “processo di pace”, che con ogni evidenza è la pace dei cimiteri, anzi delle fosse comuni dove sono stati ammassati i cadaveri spesso occultati di donne, vecchi, bambini. Ma chi vuol prendere in giro la signora Fiamma Nirenstein, di cui leggo che sarebbe lei stesso una “colona” avendo una casa o residenza nell’insediamento illegale di Giro o Gilo?

E qui mi fermo riservando ad altro luogo una critica analitica di ognuno dei singoli interventi della manifestazione, dove non ho trovato nessuna verità che non fosse già nota e in ultimo descritta ancora una volta nel rapporto Goldstone né pietà per il popolo palestinese, espropriato della sua terra e ridotto in una condizione che rende invidiabile la schiavitù del mondo antico. È significativo in tutti i numerosi interventi come sia stato del tutto assente proprio il popolo palestinese, il convitato “di pietra”, se non per le manifestazioni di contestazione sulla piazza che pare vi siano state. È stato perfino teorizzato (Pezzana) che il “popolo palestinese” sia stato inventato dopo il 1967: prima non esisteva! È ancora significativo come l’annunciata e reclamizzata manifestazione si sia poi svolta a “porte chiuse” nel Tempio di Adriano e non “in Piazza di Pietra” come era stato annunciato pubblicamente, invitando chiunque volesse venire, anche solo per sentire le enormità che sono state dette. In piazza c’era infatti il popolo italiano che manifestava contro la politica estera del ministro Frattini, che all’interno del Tempio rivelava la sua “organicità” con gli organizzatori della “Verità”.