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| Donatella De Cesare ("filosofa") |
Copio ed incollo testi diversi, in situazione di urgenza, da fonti diverse e derivate, con riserva di successiva correzione dei refusi e di eventuali integrazioni. Per quanti sono ignari del contesto rinvio al testo della mia Memoria Difensiva presso il Consiglio Universitario, dove fui assolto con formula piena da ogni addebito. Del pari, di seguito, in Civium Libertas, sono riportati i testi integrali di altre sentenze giudiziari.e di assoluzione piena... I media che prima con goduria mi avevano messo alla gogna si "rifiutarono" di dare notizia dell'avvenuta assoluzione. E così Donatella poteva continuare ad attaccarmi e mal gliene incolse al Palazzo di Giustizia. Anche allora, come adesso, di impulso, ne scrissi al riguardo, e subito dopo mi stancai di ritornarci sopra, ma appena ritrovo il link di quel che allora ne scrissi, lo rimetto qui e con l'occasione, senza scriverci un libro, riprenderò la questione... A pensarci, ricordando il passato, il momento più divertente: Flick che scappava via... Era allora, nel 2009, un ben diverso contesto politico politico e geopolitico generale. Dubito che oggi potrebbero farmi quello che mi fecero allora, quando dovetti fronteggiare tutto il canagliume mediatico. Ricordo Marrazzo che "voleva guardarmi negli occhi", appellandosi ai bambini di Auschwitz. ma appena tre giorni dopo mi rubò le prime pagine ed io lo vidi nascondersi la faccia davanti agli stessi giornalisti... E così per tanti altri casi, come per Alemanno, che in prigione ci finì lui... Io la chiamo questa giustizia del Cielo, ma mi dicono che se lo dico sarebbe una bestemmia: non si può invocare Dio nelle nostre contese terrene... Quel che posso dire che non ho mai, o almeno tento di evitarlo, coltivato nel mio animo il sentimento dell'odio e del rancore, come spiego più sotto citando Spinoza, filosofo ebrei del Seicento, pure lui "scomunicato"... Tra le cose da dire e ricordare vi è che allora nel 2009 ero stato inviato a salire su di una Flotilla, per unirci a Vittorio Arri-goni, che sentivo per telefono... Io da ingenuo ero andato a chiedere una autorizzazione al Rettore per poter andare in visita all'Università islamica, che si trovana in Gaza, università oggi bombardata e distrutta insieme a tutta Gaza... Mettendo insieme il prima ed il dopo, i conti mi tornano: Lor Signori come potevano consentire che un oscuro ricercatore della "più grande università d'Europa" potesse permettersi di avere un pensiero indipendente, non allineato? Bisogna schiacciarlo subito per dare a tutti gli altri un esempio: colpirne uno per educarne cento! Ma ahimé vale il principio opposto, di cui oggi staimo tutti scontando le conseguenze: quando non si difende un diritto costituzionale (artt. 21 e 33) nel caso più marginale (io allora, 2009 e successivi), quel diritto è perso per tutti...
NB Questo link è stato inviato alla Redazione del Fatto Quotidiano, con facoltà piena di replica concessa alla "collega" Donatella. In genere, nella quasi totalità dei casi, le Lettere ai Giornali finiscono nel cestino, e qualche volta producono minacce di querela: avrei un caso da raccontare per il Giornale, quando era diretto da Giordano, quello di "Fuori dal Coro", il più insipido dei talk show!
FONTE prima: dal Gruppo facebook "Francesca Albanese: Notizie"
1°)
CITAZIONE DI TESTO NON MIO, e ripreso:
Vale la pena leggere fino a che punto una cosiddetta filosofa - fanatica ultra sionista messianica per la pulizia etnica della Palestina e per la piena affermazione del suprematismo bianco ebraico - può prodursi in una oscena contorsione intellettuale mischiando orridi luoghi comuni (Israele deve difendersi) e l'attacco sgangherato alle verità del cardinale Pizzaballa su Gaza, nel criminale tentativo di depotenziarne il messaggio universale in solidarietà-denuncia a un popolo sotto genocidio. Vale la pena di lettura soprattutto per coloro i quali pensano che la suddetta sia di "sinistra", ché non sono pochi. *Guizzo
TESTO DELLA "FILOSOFA" DI CESARE, apparso sul FQ e ripreso integralmente in "Francesca Albanese Notizie", gruppo facebook.
2°)
QUALE PACE? UNA LETTERA AL PATRIARCA PIZZABALLA
Il Fatto Quotidiano 03 luglio 2026 DONATELLA DI CESARE
Caro Cardinale Pizzaballa, ho seguito il suo dialogo con Lucio Caracciolo quando le è stato conferito il Premio Limes per la pace e ho letto le sue dichiarazioni successive. Questo riconoscimento ha messo in luce il suo magistero e la sua testimonianza: oggi lei è una delle figure di riferimento nella questione israelo-palestinese. Proprio perciò vorrei rivolgerle alcune domande sul significato della “pace” quale emerge dalle sue parole. Lei ha detto fra l’altro: “Non trasformiamo la pace in uno slogan”. È una frase che condivido pienamente. Aggiungerei: non riduciamola solo a compassione. Le città distrutte, la fame, le vite spezzate a Gaza chiedono capacità di partecipare alla sofferenza altrui. Ma la compassione non basta.
Le scrivo da filosofa che in questi anni ha cercato di sostenere le ragioni della pace in un dibattito pubblico sempre più militarizzato. Considero il pacifismo un’esigenza etica e politica. Eppure oggi ne vedo con inquietudine la deriva. I vessilli arcobaleno hanno ceduto il posto alle bandiere di una sola causa. Il pacifismo, perdendo la rotta, si è cristallizzato in una rappresentazione morale del conflitto: da una parte le vittime, dall’altra i carnefici, da una parte gli innocenti assoluti, dall’altra i colpevoli assoluti. Così la guerra riemerge ammantandosi di un linguaggio morale. Non vorrei allora che in nome della pace si alimentasse una nuova – antica – guerra contro Israele e contro il popolo ebraico. Non vede anche lei questo rischio?
Il pacifismo non consiste nello schierarsi con una parte contro l’altra. Vuol dire invece sottrarsi alla polarizzazione, attraversare gli schieramenti. Non distribuire torti e ragioni, ma custodire insieme la vulnerabilità di due popoli senza lasciare che l’una oscuri l’altra. Lei ha saputo evocare con straordinaria intensità il dolore della condizione palestinese – fino a rendere percepibili persino gli odori. Mentre l’angoscia del popolo ebraico mi è sembrata restare sullo sfondo. Certo lei ha ricordato il “senso di accerchiamento”: gli israeliani si sentono assediati all’esterno e assediati all’interno. Temo però che la ferita sia più profonda. Si è sgretolata l’immagine dello Stato-rifugio. Il popolo ebraico si è scoperto esposto, vulnerabile – è quella vulnerabilità secolare che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Comprendere questa vulnerabilità, resa semmai più acuta dalle armi, non significa attenuare il giudizio sulla devastazione di Gaza, ma vuol dire riconoscere che nessuna pace sarà possibile se una delle due vulnerabilità viene espulsa dalla narrazione.
Mi vengono in mente le parole di Hannah Arendt che, nella sua ultima intervista, dopo la Guerra del Kippur del 1973, sottolinea il significato di Israele e della sua esistenza. “Ha cambiato tutto. Oggi il popolo ebraico è unito dietro Israele. Perché sente di avere una rappresentanza politica. Questo non significa che l’ebraismo della diaspora condivida sempre l’opinione del governo”. È una distinzione decisiva che viene sempre più cancellata nel dibattito pubblico. Lei ha detto che “non si può generalizzare”. E ha denunciato quella narrazione estremista che fa leva sulla paura. Ha ragione. Ma questo riguarda anche i paesi europei – per non parlare di quelli d’oltreoceano. A dominare è l’immaginario delle nuove destre: il nemico alle frontiere, l’insicurezza, la “remigrazione”. L’ultradestra israeliana ha colpe enormi. Ma Hamas, che resta ai crocevia, come lei racconta, proseguendo la sua buia e imponderabile guerra del sottosuolo, non può essere certo assolto.
Scrivo a lei, Patriarca di Gerusalemme, perché le sue parole hanno un peso e una responsabilità in più. Con Nostra Aetate la Chiesa ha riconosciuto il legame irrevocabile con il popolo ebraico congedandosi da una tradizione secolare di antigiudaismo. Non può venir meno proprio oggi la vigilanza.
L’odio ha assunto nuovi volti. Il terribile stigma “Stato genocida” finisce per gettare una colpa collettiva su tutto il popolo ebraico. Il nome stesso “Israele” è diventato quasi impronunciabile. Non dovrebbe questo essere una preoccupazione per tutto il mondo cristiano? La guerra non deve essere la prospettiva ultima di due popoli la cui esistenza è strettamente intrecciata. Non si può lasciare che abbia la meglio l’idea che solo la sparizione dell’uno sia la soluzione per l’altro. Non si può lasciare che l’odio reciproco si erga a sovrano mortifero e governi le vite, catturandole in una spirale di distruzione.
Da Gerusalemme, quel luogo in cui le due vulnerabilità si guardano negli occhi, può levarsi una lingua capace di custodire il dolore dei palestinesi e l’angoscia del popolo ebraico, senza contrapporli. Perché la pace non nasce quando una sofferenza prende il posto dell’altra. La pace comincia quando rinunciamo al privilegio morale di avere sempre e soltanto le nostre vittime.
3°)
MIEI COMMENTI AL TESTO DI SOPRA in tempo reale, nello stesso gruppo facebook, e subito salvati nel mio blog, per evitare una censura facebook che mi insegue ad ogni mia nuova espressione di pensiero e redazione di testi.
Questa Tizia non si stancava di diffamarmi, quando ero in servizio alla Sapienza come Ricercatore Universitario. E quando dovevano imbastire il varo di una legge sul Negazionismo, come quella vigente in Germania, si erano organizzati un convegno in Roma, al palazzo di Giustizia, presente Flick, loro compare. Io ero fra il pubblico, giacché come "filosofo del diritto" (per raggruppamento accademico disciplinare) mi interessava più che l'«Olocausto» in sé la garanzia della libertà di pensiero e di ricerca "anche" in questa materia. La Tizia ancora una volta mi diffamava senza osare farne il mio nome [le avevano spiegato che non facendo il nome evitava rischi]. Lo faceva abitualmente dalla RAI ogni volta che la intervistavano e nulla potevano le mie raccomandate di protesta. Ma in questa caso, a Palazzo di Giustizia, appena mi sentii chiamato, io prontamente intervenivo dal pubblico con voce ben marcata ed udibile:
“Sono stato assolto con formula piena per inesistenza del fatto e del diritto".
Gettai lo scompiglio...
Da "filosofo del diritto" intervenni anche sul merito con una citazione in latino tratta da Hobbes:
«Auctoritas facit legem, sed Auctoritas non facit Veritatem»
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| Thomas Hobbes |
Nella sorpresa e scompiglio che ne seguì, Vidi Flick (già ministro della Giustizia e loro Uomo al potere, sempre disponibile alle loro chiamate e ai loro eventi) che prima aveva baciato Donatella, ma invece adesso scappava, forse probabilmente per non trovarsi pure lui coinvolto... La scena era notevole, ed io ne scrissi subito, tornato a casa, in un mio post forse su questo su "Club Tiberino" o in altro "Civium Libertas", dove ancora si trova ed ancora aspetta la correzione dei refusi... Sì! Direi di costei che trattasi di un personaggio inqualificabile, che lancia il sasso e nasconde la mano... Assai male ne penso e più non dico: mai mi ha chiesto scusa! E non è detto che le avrei accettate, se almeno ci avesse provato... Ma il problema non si è posto! Un personaggio ignobile cjhe si fregia del titolo di "filosofa" (!).
Mi era stata segnalata in una successiva occasione anche la presentazione di uno dei suoi libercoli, presso l'ARCI, che un mio anziano amico frequentava... Richiesto, mi presentai, fra il pubblico... Deve aver saputo che ci sarei stato... Dissero che aveva la febbre alta e non poteva venire... La direttrice del circolo presentò lei il libercolo (sui marrani) ed io ne feci dal pubblico la critica puntuale, sulla base dell'esposizione che ne era stata fatta del contenuto: erano state portate per la vendita una ventina di copie: solo io ne comprai una, scontata...
Adesso ritrovo Donatella mio vecchio "amore" in questo post.... Proprio il destino ci fa sempre incontrare... Forse la partita non è ancora chiusa.
La donna è ambiziosa e vuole emergere.
b) Antonio Caracciolo da Seminara VI
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| L'Aristotele del Louvre |
Lei si presenta come "filosofa"? Ed io che sono? Stando alle tabelle del ministero mi compete la qualifica stipendiale di "ricercatore universitario di filosofia del diritto". E tuttora da pensionato ci campo sopra, non avendo appreso nella vita mestieri che apprezzo molto: falegname, architetto, muratore, idraulico, avevo un antenato che faceva il calzolaio per soli parenti ed amici... Per competenza disciplinare, su questa specifica materia, avrei più diritto a parlarne di questa Donatella, che a suo tempo il Rettore Frati non sapeva chi fosse, quando andai a protestare per ciò che era successo al Palazzo di Giustizia... Normalmente, per quanto mi riguarda, se proprio non vi sono costretto, e non è necessario, non sbatto mai in faccia a nessuno la qualifica professionale di "filosofo" perché sono ben consapevole di non essere Aristotele, Platone, Socrate... Kant, Hegel... Meglio che questa qualifica se appena un poco poco la meritiamo siano gli altri a darcela, preferibilmente se posteri...
c)
Antonio Caracciolo da Seminara VI
Da "filosofo del diritto" a filosofa generica, che tenta una carriera mediatica e che ostenta il suo "sionismo", che per il "filosofo" ed artista Gilad Atzmon, ex ebreo ed ex israeliano, mio " fraterno amico" nient'altro è che una forma di primatismo razziale ed a cui io attribuisco la migliore analisi filosofica di ciò che sionismo è, anche se ho coniato una mia definizione da lui approvata come "primatismo razziale a carattere globale", potrei osservare:
2°) Il "popolo" ebraico semplicemente non esiste ed almeno in tempi storici non è mai esistito: per tutti si veda Shlomo Sand: "Come fu inventato il popolo ebraico". Gli attuali israeliani sono la schiuma dei cinque continenti ai quali chiavi in mano e tutti i diritti e privilegi di accoglienza (altro che nostrani immigrati!) si consegnano le case e le terre dei palestinesi, se accettano di trasferirsi in Israele ossia nella Palestina occupata e rinominata, per formare quella massa di popolazione di cui una compagine statuale ha bisogno per poter esistere materialmente. Oggi questa costruzione artificiale e criminale si regge solo per il sostegno degli Usa, a loro volta una forma di "dittatura", di "regime" tenuto al guinzaglio dalla Israel Lobby. E cito per tutti John Mearsheimer!
Non esiste nessuna "angoscia" del popolo ebraico per Gaza: ne godono e se la spassano, guardandosi dalle alture lo spettacolo del genocidio in Gaza. Era già così ai tempi di "Piombo Fuso" e ne godono ogni volta che "si falcia l'erba". Ai tempi di Piombo Fuso, quando incominciai ad interessarmi pubblicamente al tema, e fu per questo che su "Repubblica" venne organizzata una campagna di stampa che avrebbe dovuto portare al mio licenziamento (chiesto ad esempio da un Alemanno, ora in fase di riciclaggio politico, appena uscito dal carcere): dalla massima Commissione di Disciplina presso il CUN fui invece assolto con formula piena per inesistenza del fatto (che io avessi tenuto lezioni all'università sull'Olocausto) e del diritto (ove mai fosse stato, non stati ancora abrogati gli artt. 21 e 33 della costituzione, cosa che la "filosofa" Donatella intendev a fare partecipando al convegno preparatorio presso il Palazzo di Giustizia, dove finalmente la beccai: una "filosofa" che nega ad altri la libertà di pensiero, se due più due fa quattro: quel convegno questo significava e niente altro: io ultimo dei filosofi mi levai contro! Pensando io ai Maestri Sommi a cui devo tutto!)
Tutti i sondaggi dicono che la maggioranza degli israeliani sostiene le guerre genocidarie ed aggressive del governo in carica. Il filosofo Atzmon, nato in Israele da una famiglia sionista e terrorista (Irgun...), non potendo vivere in un simile paese, rubato ai palestinesi, se ne andò via per sempre, dandone questa precisa motivazione e prevedendo il genocidio palestinese in un suo apposito libro, tradotto in italiano).
Hannah Arendt: non la copro! Al pari di tutti i filosofi che non vedono l'evidenza empirica del genocidio, già in nuce nel 1882, quando sbarcarono i primi sionisti. Quelli che subito ne riconobbero la mala natura e misero in guardia dai nuovi arrivati furono gli ebrei autoctoni della Palestina, che vivevano in assoluta armonia con cristiani e musulmani e che nel 1915 manifestavano tutti insieme contro l'immigrazione ebraico sionista: posso documentarlo su atti di archivio che non ho sotto mano ma che posso ritrovare e so dove si trovano per la pubblica consultazione. Non lo dico però temendo che possano venire distrutti. Nel 1861 la popolazione ebraica autoctona di tutta la Palestina era del 3,5 %, in buona parte concentrata nella sola Gerusalemme. Basterebbe leggersi questa tabellina per capire oltre un secolo di storia a venire. Parrebbe che da questo 3,5 % discendano i "veri rabbini" di Neturei Karta, che oggi considerano lo Stato di Israele una "bestemmia davanti a dio" che con mezzi pacifici dovrebbe essere smantellata dalla Comunità internazionale.
Tra i "filosofi" moderni vorrei ricordare un libro di Karl Jaspers, del 1957, dove si teorizzava il concetto di "stato criminale", che però da Jaspers era coniato per la Germania nazista. Eppure, se con i suoi occhiali filosofici avesse guardato alla pulizia etnica del 1948 poteva riconoscere ben altro "Stato criminale", nato "criminale" e sempre "criminale", rimasto tale per ogni istante della sua esistenza: lo documenta l'ininterrotta serie di risoluzioni di condanna da parte dell'Onu, il massimo organismo di diritto internazionale creato dopo la seconda guerra mondiale, di cui Israele si è sempre fatto beffe, salvo accettare la deliberazione sulla spartizione, che mai fu approvata dal Consiglio di Sicurezza, e mai fu "vincolante", bensì dello stesso valore di "raccomandazione" sempre irrisa da Israele: quella è "buona", le altre no, pur avendo tutte la stessa qualificazione giuridica!
IL PAPA POLACCO, ed i suoi pasticci. Parlo da cattolico batezzato e cresimato. La storiella del "fratello maggiore" provocò una reazione da parte del compare Elio Toaff (che ha un figlio Ariel, che risiede in Tel Aviv, che mi ha attaccato, ignorando tutte le mie assoluzioni e discolpe, e scuse da parte di Beppe Grillo,per le quali i media non hanno avuto lo stesso interesse: lo giustifico, ma non lo ammiro... La prima volta gli è andata liscia, per mia bontà cristiana, la seconda volta è meglio che non ci riprovi...): "Fratello maggiore" era... Caino! Ed il rabbino capo Toaff non amava certo passare per un Caino moderno. Ed allora il papa polacco ci mise una pezza: si, però "maggiore nella fede": il gregge delle pecorelle cristiane si può ben prendere per i fondelli, ma non siamo più ai tempi dello Stato della Chiesa, quando il potere spirituale disponeva anche del potere temporale. Il sacramento della Cresima consente ad ogni battezzato di avere un suo autonomo pensiero in materia di Fede e Dottrina: un papa non può permettersi di tutto! Lo Spirito Santo non scende solo su di Lui... Donatella, poi, se non erro, mi pare sia ebrea... Pensasse al suo Talmud, dove Cristo è un malfattore e sua madre la Madonna una puttana! Ce ne dia lei una esegesi filosofica di. questo passo talmudico. Gli islamici, i musulmani, hanno per lo meno un maggiore rispetto per queste figure chiavi del Cristianesimo, che per noi cristiani all'antica ha senso in quanto opposizione e superamento del giudaismo... Poi possono girarsela ed aggiustarsela come meglio credono... Non è detto che io ci si debba stare: non sono loro, i preti, che ci danno di che campare! È il contrario: ho sempre dato il mio 8x1000 e continuo a darlo! Oggi in Israele, cioè nella Palestina occupata, Caino dà libero sfogo alla sua natura, con l'avallo del Papa Polacco, le cui origini non siamo ora ansiosi di indagare. C ertamente era meglio se non si fosse andatmo a trovare di siffatti "fratelli" con cui adesso Pizzaballa deve fare i conti, ma prima di lui ricordo altri... monsignor Capucci!
L'ODIO! Ullalà! La "filosofa" che parla di "odio". Ed allora dovrebbe andare a leggersi ciò che dice Spinoza al riguardo: definiva il giudaismo del suo tempo come una religione cultuale dell'odio. Io giudeo odio te goy, affinché tu possa odiarmi, ed io a mia volta odiarti ancora di più perché tu mi odi. Io semplifico chiamando ciò Teorema di Spinoza, e lo vedo quotidianamente applicato nell'uso ed abuso della taccia di antisemitismo che viene distribuito ad ogni piè sospinto, a destra ed a manca. Quanto poi alla "filosofia" di Spinoza che io ho fatto subito mia, l'insegnamento è che l'odio nuoce in primo luogo se non esclusivamente a chi nel suo cuore nutre questo sentimento, che è una malattia dell'anima, non a chi ne è oggetto, che nel nostro caso lo provoca intenzionalmente, per fare cadere le vittime in una apposita trappola penale, da essi stessi predisposta: Mi odi? Questo è un reato per il quale ti mando in galera... Non è un aneddoto: puoi non amarmi, in quanto sionista ebreo israeliano o no, non è obbligatorio, non lo si può obbligare l'amore, però... mi devi baciare il culo! In questo episodio mi ci sono imbattuto nell'accout facebook di Francesca Albanese e da allora ne conservo sempre memoria, e lo cito ogni volta che serve ed è pertinente farlo.
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| Gilad Atzmon |
Da "filosofo del diritto" a filosofa generica, che tenta una carriera mediatica e che ostenta il suo "sionismo", che per il "filosofo" ed artista Gilad Atzmon, ex ebreo ed ex israeliano, mio " fraterno amico" nient'altro è che una forma di primatismo razziale ed a cui io attribuisco la migliore analisi filosofica di ciò che sionismo è, anche se ho coniato una mia definizione da lui approvata come "primatismo razziale a carattere globale", potrei osservare:
1°) Lo Stato di Israele non ha mai avuto fondamento di "legittimità" essendo stato fondato (1948) sulla "pulizia etnica" e sul "genocidio", che è sotto gli occhi di tutti e che non è stato MAI meglio documentato nella storia, a differenza dell'«Olocausto» la cui “Narrazione” si regge solo in forza di una legge penale: la Auschwitzlüge, contro la quale si pronunciò a suo tempo lo storico Ernst Nolte, di cui io su Behemoth, rivista all'epoca da dirretta (N° 16), pubblicai il testo integrale con una sua Prefazione. Il progetto genocidiario era già implicito nello slogan originario del sionismo: "una terra senza popolo per un popolo senza terra". E che vuol dire ciò senza il disconoscimento genocidario dei palestinesi?
2°) Il "popolo" ebraico semplicemente non esiste ed almeno in tempi storici non è mai esistito: per tutti si veda Shlomo Sand: "Come fu inventato il popolo ebraico". Gli attuali israeliani sono la schiuma dei cinque continenti ai quali chiavi in mano e tutti i diritti e privilegi di accoglienza (altro che nostrani immigrati!) si consegnano le case e le terre dei palestinesi, se accettano di trasferirsi in Israele ossia nella Palestina occupata e rinominata, per formare quella massa di popolazione di cui una compagine statuale ha bisogno per poter esistere materialmente. Oggi questa costruzione artificiale e criminale si regge solo per il sostegno degli Usa, a loro volta una forma di "dittatura", di "regime" tenuto al guinzaglio dalla Israel Lobby. E cito per tutti John Mearsheimer!
d)
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| Gilad Atzmon |
Non esiste nessuna "angoscia" del popolo ebraico per Gaza: ne godono e se la spassano, guardandosi dalle alture lo spettacolo del genocidio in Gaza. Era già così ai tempi di "Piombo Fuso" e ne godono ogni volta che "si falcia l'erba". Ai tempi di Piombo Fuso, quando incominciai ad interessarmi pubblicamente al tema, e fu per questo che su "Repubblica" venne organizzata una campagna di stampa che avrebbe dovuto portare al mio licenziamento (chiesto ad esempio da un Alemanno, ora in fase di riciclaggio politico, appena uscito dal carcere): dalla massima Commissione di Disciplina presso il CUN fui invece assolto con formula piena per inesistenza del fatto (che io avessi tenuto lezioni all'università sull'Olocausto) e del diritto (ove mai fosse stato, non stati ancora abrogati gli artt. 21 e 33 della costituzione, cosa che la "filosofa" Donatella intendev a fare partecipando al convegno preparatorio presso il Palazzo di Giustizia, dove finalmente la beccai: una "filosofa" che nega ad altri la libertà di pensiero, se due più due fa quattro: quel convegno questo significava e niente altro: io ultimo dei filosofi mi levai contro! Pensando io ai Maestri Sommi a cui devo tutto!)
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| Giambattista Vico |
Tutti i sondaggi dicono che la maggioranza degli israeliani sostiene le guerre genocidarie ed aggressive del governo in carica. Il filosofo Atzmon, nato in Israele da una famiglia sionista e terrorista (Irgun...), non potendo vivere in un simile paese, rubato ai palestinesi, se ne andò via per sempre, dandone questa precisa motivazione e prevedendo il genocidio palestinese in un suo apposito libro, tradotto in italiano).
Alla "filosofa" ricordo quel che parafrasando Vico sul mero fatto di votare non per questo possiamo dire che Israele sia "l'unica democrazia del Medio Oriente": non solo una banda di ladroni può reggersi sul voto, ma ora andiamo b en oltre l'esempio classico di scuola: sono i genocidari che vanno al voto, per ratificare e legittimare il genocidio. Anche Cristo fu messo ai voti davanti a Barabba! Non è il mero votare che fonda la sostanza etica di uno Stato.
e) Antonio Caracciolo da Seminara VI
Hannah Arendt: non la copro! Al pari di tutti i filosofi che non vedono l'evidenza empirica del genocidio, già in nuce nel 1882, quando sbarcarono i primi sionisti. Quelli che subito ne riconobbero la mala natura e misero in guardia dai nuovi arrivati furono gli ebrei autoctoni della Palestina, che vivevano in assoluta armonia con cristiani e musulmani e che nel 1915 manifestavano tutti insieme contro l'immigrazione ebraico sionista: posso documentarlo su atti di archivio che non ho sotto mano ma che posso ritrovare e so dove si trovano per la pubblica consultazione. Non lo dico però temendo che possano venire distrutti. Nel 1861 la popolazione ebraica autoctona di tutta la Palestina era del 3,5 %, in buona parte concentrata nella sola Gerusalemme. Basterebbe leggersi questa tabellina per capire oltre un secolo di storia a venire. Parrebbe che da questo 3,5 % discendano i "veri rabbini" di Neturei Karta, che oggi considerano lo Stato di Israele una "bestemmia davanti a dio" che con mezzi pacifici dovrebbe essere smantellata dalla Comunità internazionale.
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| Venuti in Roma, ma non alla Sinagoga, io presente |
Tra i "filosofi" moderni vorrei ricordare un libro di Karl Jaspers, del 1957, dove si teorizzava il concetto di "stato criminale", che però da Jaspers era coniato per la Germania nazista. Eppure, se con i suoi occhiali filosofici avesse guardato alla pulizia etnica del 1948 poteva riconoscere ben altro "Stato criminale", nato "criminale" e sempre "criminale", rimasto tale per ogni istante della sua esistenza: lo documenta l'ininterrotta serie di risoluzioni di condanna da parte dell'Onu, il massimo organismo di diritto internazionale creato dopo la seconda guerra mondiale, di cui Israele si è sempre fatto beffe, salvo accettare la deliberazione sulla spartizione, che mai fu approvata dal Consiglio di Sicurezza, e mai fu "vincolante", bensì dello stesso valore di "raccomandazione" sempre irrisa da Israele: quella è "buona", le altre no, pur avendo tutte la stessa qualificazione giuridica!
f) Antonio Caracciolo da Seminara VI
HAMAS è un legittimo e sacrosanto movimento di Resistenza del popolo palestinese. Si può risalire alle sue origini e alla sua storia, ai retroscena, ma oggi all'evidenza empirica del presente Hamas, Hezbollah... e quanto altri sono legittimi movimenti di resistenza a fronte di governi spesso corrotti e traditori, come l'attuale governo libanese. Agente della corruzione è sempre la Israel lobby. In ultimo, circola la notizia sul web che per l'anno corrente il governo di Israele abbia stanziato 730 milioni di dollari per la sua hasbarà, cioè propaganda all'estero. Non credo che questi dollari vengano dati alle fiamme: da qualche parte vanno, qualcuno li riscuote. Non sappiamo chi li prende, ma la nostra immaginazione è libera, salvo a non fare mai i nomi dei sospettati, come venne insegnato malamente a Donatella, quando si esercitava a chiamarmi in causa, senza mai nominarmi, e precludermi così ogni diritto di replica che io invece qui le concedo senza limiti di tempo o di spazio.
g) Antonio Caracciolo da Seminara VI
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| Ariel, figlio di Elio Toaff |
IL PAPA POLACCO, ed i suoi pasticci. Parlo da cattolico batezzato e cresimato. La storiella del "fratello maggiore" provocò una reazione da parte del compare Elio Toaff (che ha un figlio Ariel, che risiede in Tel Aviv, che mi ha attaccato, ignorando tutte le mie assoluzioni e discolpe, e scuse da parte di Beppe Grillo,per le quali i media non hanno avuto lo stesso interesse: lo giustifico, ma non lo ammiro... La prima volta gli è andata liscia, per mia bontà cristiana, la seconda volta è meglio che non ci riprovi...): "Fratello maggiore" era... Caino! Ed il rabbino capo Toaff non amava certo passare per un Caino moderno. Ed allora il papa polacco ci mise una pezza: si, però "maggiore nella fede": il gregge delle pecorelle cristiane si può ben prendere per i fondelli, ma non siamo più ai tempi dello Stato della Chiesa, quando il potere spirituale disponeva anche del potere temporale. Il sacramento della Cresima consente ad ogni battezzato di avere un suo autonomo pensiero in materia di Fede e Dottrina: un papa non può permettersi di tutto! Lo Spirito Santo non scende solo su di Lui... Donatella, poi, se non erro, mi pare sia ebrea... Pensasse al suo Talmud, dove Cristo è un malfattore e sua madre la Madonna una puttana! Ce ne dia lei una esegesi filosofica di. questo passo talmudico. Gli islamici, i musulmani, hanno per lo meno un maggiore rispetto per queste figure chiavi del Cristianesimo, che per noi cristiani all'antica ha senso in quanto opposizione e superamento del giudaismo... Poi possono girarsela ed aggiustarsela come meglio credono... Non è detto che io ci si debba stare: non sono loro, i preti, che ci danno di che campare! È il contrario: ho sempre dato il mio 8x1000 e continuo a darlo! Oggi in Israele, cioè nella Palestina occupata, Caino dà libero sfogo alla sua natura, con l'avallo del Papa Polacco, le cui origini non siamo ora ansiosi di indagare. C ertamente era meglio se non si fosse andatmo a trovare di siffatti "fratelli" con cui adesso Pizzaballa deve fare i conti, ma prima di lui ricordo altri... monsignor Capucci!
h) Antonio Caracciolo da Seminara VI
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| Spinoza, 1655 |
L'ODIO! Ullalà! La "filosofa" che parla di "odio". Ed allora dovrebbe andare a leggersi ciò che dice Spinoza al riguardo: definiva il giudaismo del suo tempo come una religione cultuale dell'odio. Io giudeo odio te goy, affinché tu possa odiarmi, ed io a mia volta odiarti ancora di più perché tu mi odi. Io semplifico chiamando ciò Teorema di Spinoza, e lo vedo quotidianamente applicato nell'uso ed abuso della taccia di antisemitismo che viene distribuito ad ogni piè sospinto, a destra ed a manca. Quanto poi alla "filosofia" di Spinoza che io ho fatto subito mia, l'insegnamento è che l'odio nuoce in primo luogo se non esclusivamente a chi nel suo cuore nutre questo sentimento, che è una malattia dell'anima, non a chi ne è oggetto, che nel nostro caso lo provoca intenzionalmente, per fare cadere le vittime in una apposita trappola penale, da essi stessi predisposta: Mi odi? Questo è un reato per il quale ti mando in galera... Non è un aneddoto: puoi non amarmi, in quanto sionista ebreo israeliano o no, non è obbligatorio, non lo si può obbligare l'amore, però... mi devi baciare il culo! In questo episodio mi ci sono imbattuto nell'accout facebook di Francesca Albanese e da allora ne conservo sempre memoria, e lo cito ogni volta che serve ed è pertinente farlo.
i) Antonio Caracciolo da Seminara VI
IL GENOCIDIO, in Gaza, ed ora anche in Libano, è come dice Alessandro Orsini, pure lui professore, un fatto di EVIDENZA EMPIRICA. È "innegabile" non perché esistano leggi come quelle vigenti in Germania per l'«Olocausto Narrato», vera e propria Industria, secondo Norman G. Finkelstein, che considera la storiografia al riguardo mera "paccottiglia da supermercatoi", ma perché oggi occhi vedono, orecchie sentono e tutti gli altri sensi concorrono all'evidenza empirica, che si accorda con la definizione giuridica del concetto, imperniato su una INTENZIONALITA' che resta continua ed attuale. Chi qui su Gaza "nega" è "complice", non nel senso per il quale si va in galera come in Germania, e non solo per aver scritto libri al riguardo ma anc he soltanto per averli letti; si è "complici" nel senso ma nel senso che si concorre alla continuazione del crimine che NON viene fermato ed ostacolato, potendosi ancora farlo se i governi e parlamenti non corrotti e comprati facessero ciò che dovrebbero: i cittadini più che manifestare con rischi, per le strade e le piazze non possono fare altro! Se salgono su delle barche per andare in Gaza, abbiamo viosto quel che succede.
j) Antonio Caracciolo da Seminara VI
GERUSALEMME nella "proposta" originaria dell'Onu avrebbe dovuto avere uno Statuto internazionale per garantire l'esistezza paritaria e pacifica delle tre religioni che sono legate a questa città: Gli ebrei vogliono ora edificare il Terzo Tempio scacciando islanici e cristiani, come ogni giorno avviene e testimonia chi viene da quelle parti, o vi si trova, come il cardinale Pizzabala, al quale Donatella si rivolge con i suoi potenti mezzi. forte della sua autorità di "filosofa"... La donnetta è ambiziosa! Si è presenta come candidata alle elezioni, dalle me parti, in Calabria... Non ne aveco- saputo nulla... Ma auguro che ci riprovi, così potrò andarla a sentire, per istruirmi.











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