giovedì, giugno 21, 2007

La rivolta bipartisan dei filistei

Versione 1.2

La notizia non merita certamente ampio commento, se non per la domanda che pone. Perché tanto scandalo e raccapriccio? Le reazioni uniformi e bipartisan che ne sono seguite dimostrano che la Casta è culturalmente omogenea. Il caro Silvio si sta dando tanto da fare per delegittimare Prodi e tornare alle elezioni, ma poco si cura del fatto che ormai agli occhi dei più ad esser delegittimata è l’intera classe politica: che in sella stia l’uno o l’altro fa poca differenza per la maggior parte dei cittadini, che vivono nello sconforto e nella rassegnazione. Vi era un’epoca in cui i simboli fallici avevano contenuto religioso e così tutto ciò che era collegato all’idea di fertilità e fecondità. In realtà, la religiosità ed il culto cristiano si è caratterizzato e sviluppato come antinomico all’idea di sessualità in quanto aspetto e forma dell’esistenza. Il sesso è in sé peccato ed è tollerato solo in quanto passaggio necessario per la procreazione. Nonostante l’abominio del sesso la coppia cristiana deve tuttavia procreare con i metodi tradizionali, essendole proibita ogni forma di fecondazione assistita che la scienza oggi consente. La Madonna poi è la più perfetta antitesi della sessualità. La sua maternità è avvenuta senza sesso, cioè secondo la raffigurazione religiosa e simbolica che se ne è tramandata da Agostino in poi. L’immagine quindi di una Madonna che anziché sangue piange “sperma” era certamente quanto di più provocante e provocatorio potesse esserci per chi di una simile concezione religiosa sessuofoba si è nutrito ed in essa fa consistere il suo sentimento religioso. L’immagine della “Madonna che piange sperma” è la negazione più assoluta e radicale della tradizione clerico-cattolica da Agostino in poi. Ma sono certo che Gesù Cristo non si offenderebbe e potrebbe chiedere ai pastori cosa ne hanno fatto del suo gregge, trasformato in un popolo di bigotti ed ipocriti. Chi ha avuto tanta immaginazione per provocare un simile putiferio meriterebbe per ciò stesso un premio. Non si può non pensare ad una ritorsione polemica contro l’immagine della Madonna, a cui si era fatto piangere del sangue. Già gli amministratori locali fiutavano l’affare con frotte di pellegrini in cerca del miracolo: alberghi, ristoranti, esercizi commerciali, tributi. Ma con lo sperma non si può, anche se l’evento resta egualmente assurdo, ma buono per quei “cretini” presi giustamente in giro da Piergiorgo Odifreddi. Che la mostra sulla “Madonna che anzichè sangue, piange sperma” si faccia o no, è ormai indifferente. La provocazione ha già raggiunto il suo scopo. Chi è in grado di riflettere e pensare, ha trovato un’utile occasione per farlo. Ai filistei e bacchettoni si può lasciare il loro “scandalo” quotidiano in cui crogiolarsi.

Appendice Esilarante

Da Totustuus:

1) IN PRIMO PIANO
http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37

Card. Caffarra: un insulto grave e pubblico alla Madre Celeste

Siamo venuti questa sera al santuario mariano – al nostro santuario – non principalmente per commuoverci di fronte alla bellezza della nostra Madre celeste, ma piuttosto portando nel cuore il peso di un insulto grave e pubblico fattole in questa città. Siamo venuti per chiedere perdono e per riparare una bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell’avvallo oggettivo […] anche di istituzioni pubbliche.


sabato, giugno 16, 2007

Benedetto della Vedova a san Giovanni dell’orgoglio sessuale!

Versione 1.1

Sento la notizia di Benedetto della Vedova che sarà oggi a san Giovanni alla manifestazione dell’orgoglio omosessuale, pare con motivazioni discendenti dall’art. 3 della costituzione. Ricordo che si era rifiutato di venire all’orgoglio laico di piazza Navona nel giorno del Family Day che si riuniva a san Giovanni. Della Vedova non andò allora né a san Giovanni né a piazza Navona: dice che non vuol fare l’anticlericale. Trovo incoerente e poco intelligente in questo caso Benedetto Della Vedova. Avrebbe avuto senso se fosse venuto a piazza Navona per difendere globalmente i diritti di eguaglianza dell’art. 3 della costituzione, dove non di omosessuali si parla, ma di tutti i cittadini che in vario modo e a vario titolo continuano ad essere gravemente discriminati. Non ha nessun senso che egli vada oggi a san Giovanni, a meno che non sia lui stesso un omosessuale e quindi vada per rivelarsi come tale. Non so se sono un omofobo, non mi intendo di queste cose, ma a san Giovanni io non potrei mai andarci. Non perché voglio discriminare in nulla gli omosessuali, ma perché ritengo che quella sia una manifestazione, una “festa” tutta loro, alla quale hanno diritto. Ci tengo alla mia eterosessualità che più etero non si puo!

venerdì, giugno 15, 2007

Il genocidio perfetto in Iraq ed a Gaza

Versione 1.6

La pannelliana rassegna stampa di radio radicale è da parecchie settimane tutta concentrata sull’ultimo gioco mediatico di Marco Pannella, volto ad ottenere una “moratoria”, cioè una dichiarazione dell’Onu con la quale si raccomanda ai governi di non applicare la pena di morte nella loro legislazione penale. Peccato che Pannella non si accorga o più sensatamente non si preoccupi della moria che ogni giorno in Medio Oriente vede svanire vite umane a decine centinaia migliaia, quasi fossero mosche fastidiose, volti sui quali non potrà mai tornare il sorriso se mai vi è stato. Un perfetto genocidio è in atto da anni in Iraq. Ora lo si voleva applicare nella striscia di Gaza ed in tutti i territori dei profughi palestinesi. Perché dico un genocidio perfetto? Pianificando e fomentando a tavolino la guerra civile dei propri nemici, se ne ottiene la distruzione reciproca senza fare ricorso a strumenti come la bomba atomica o la guerra chimica e soprattutto non se ne può essere resi responsabili. Hobbes scrisse già nel Seicento che la guerra civile è la condizione di gran lunga peggiore nella quale può venirsi a trovare un popolo.

Luttak ha svelato i piani americani-israeliani in una serata televisiva, teorizzando un ritiro dei marines in basi ben protette sul territorio iraqueno. Lo scopo sarebbe quello di impedire un’eventuale invasione da parte dell’Iran che vanificasse la conquista americana del territorio e dei pozzi petroliferi iraqueni. Non dimentichiamoci che gli USA avevano già armato la mano di Saddam contro l’Iran in una guerra sanguinosa che ha prodotto milioni di morti. Gli USA sono maestri nel creare e disfare i governi dei paesi “liberati” e resi loro “alleati”. L’intellettualità politologica americano-israelitica trova in ciò larghe occasioni di impiego ed arricchimento personale. Quanto alla popolazione civile Luttak, abituale ospite dei salotti televisivi italiani, è stato tanto esplicito quanto cinico e scientifico nella terminologia da camice bianco: lasciare che l’Iraq trovi da solo il suo “equilibrio”, cioè che le sue popolazioni civili si scannino reciprocamente a sazietà: una guerra civile senza fine, il genocidio fisico, spirituale, intellettuale. Ne sappiamo qualcosa in Europa, dove la guerra non è mai terminata dal 1945 ad oggi. Lo stesso si voleva fare in Gaza con una maggiore intensità e sistematicità. Ma forse il disegno è stato sventato se in quel territorio è stata ritrovata un’unica direzione politica. Questa analisi mi pare suffragata da il Guardian e le Monde, se il Carretta della rassegna stampa internazionale che precede la rassegna stampa di Bordin non ne avesse distorto il senso con i suoi fuorvianti commenti. Queste mi sembrano possibili linee interpretative di eventi ancora in corso. È difficile capire il senso di ciò che si svolge davanti ai nostri occhi e non è ancora terminato. La comprensione giunge sempre in ritardo.

Se la teoria schmittiana dell’amico-nemico, da me interpretata ed applicata al caso arabo, è fondata, l’arma più forte ed invincibile di cui i palestinesi dispongono è la loro irriducibile ed indomabile ostilità. È anche un’arma estremamente rischiosa perché conduce al loro annientamento fisico da parte di un nemico che non dimostra scrupoli alla “soluzione finale”. Sono tutte miserabili fandonie giornalistiche e propagandistiche le riduzioni a pulsioni islamiche di tutto ciò che è invece strenua resistenza di un popolo a voler conservare la forma e la specie della loro propria esistenza politica. È un popolo che merita profondo rispetto per l’eroismo che dimostra di fronte ad una superiorità tecnico-militare-materiale incomparabilmente più grande. Al di là degli apprezzamenti valoriali a me estranei un’eguale capacità ed eroismo hanno mostrato i vietnamiti, dimostrando al mondo che vincere si può anche contro una Superpotenza. Ciò che importa è tenersi tenacemente aggrappati alla propria identità ed alla propria consapevolezza politica. Schmitt insegna che il concetto del politico si insinua di volta in volta nelle forme più efficaci. Quindi, non è l’islamismo ad essere in guerra contro i valori statunitensi-israeliani, ma è il “politico” che in assenza di una classica statualità si manifesta sporadicamente in forme mutuate dalla religiosità islamiche. I media fanno la loro parte di mezzi di propaganda e repressione interna confondendo la manifestazione esteriore con la causa profonda. Avviene così che nel nostro paese ogni pacifico musulmano viene scambiato per un potenziale kamikaze omicida o diffusore di “odio” antisraeliano. Lo si costringe quindi ad una incivile e barbarica sottoscrizione di una “carta dei valori”, decisa nei commissariati di polizia.

Nella misura in cui questa in atto è una guerra ideologica, anche noi siamo in guerra. Il nostro ruolo è quello dei fruitori di notizie, sulla cui base formulano opinioni che mobilitano i politici in grado di prendere decisioni e stipulare patti di alleanza, partecipazioni in “missione di pace” e simili amenità. Ad esempio, è stato una fase di guerra combattuta nelle retrovie la partecipazione degli onn. Fini e Polito alla presentazione del libro di Emanuele Ottolenghi, che era una chiara presa di posizione a fiaco di Israele nella guerra contro gli stati arabi e tutto il mondo arabo. Io che mi ci sono trovato quella sera, vado fiero di non aver abboccato e di essermi non solo dissociato dall’operazione mediatico-culturale, ma anche opposto con i messi incruenti e non violenti che mi sono propri. Ognuno di noi che appena abbia consapevolezza dei giochi in atto, saprà cosa potrà fare nell’ambito dei mezzi a lui disponibile. Ma la raggiunta consapevolezza del momento storico in un’epoca globalizzata, dove le guerre non sono più limitate ma diventano globali per il solo fatto di esserne tempestivamente a conoscenza, potrà essere un potente strumento di lotta e resistenza. Lo sanno bene gli industriali dell’Olocausto, che dopo aver svaligiato le banche svizzere, hanno speso tanti soldi non per darli alle “vittime”, ma per educare alla “cultura dell’Olocausto”, che per l’Europa significa l’autodistruzione della propria identità, il suicidio culturale e politico. Ma è ancora possibile resistere ed i palestinesi con la loro indomita resistenza ci aiutano a riacquistare il nostro onore e la nostra dignità. Non “Israele siano noi”, ma l’Islam, il mondo arabo mediterraneo, i palestinesi “siamo noi!”

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Dove batte il cuore ed il dente per Israele. Non ho tempo per un’analisi delle analisi, per un monitoraggio degli Industriali alla Finkelstein, ma leggendo i vari testi con attenzioni si possono capire i desideri e le mire politiche di questi partigiani di Israele su suolo italiano, altra base americana recentemente ingranditasi a Vicenza.

2. Non si capisce molto, ma… si legge della volontà di Olmert, il leader israeliano, di separare Gaza dalla Cisgiordania, con l’evidente intento di frantumare i territori palestinesi, per annetterseli più facilmente dopo che la guerra civile interpalestinese avrà ulteriore decimato i profughi, completando il loro genocidio. Il termini “fondamentalismo” e simili da parte dell’articolista nascondono la sostanza politica dello scontro in atto.

3. L’AsiaNews vaticana si preoccupa per “l’era della legge islamica” ma anche riporta qualcosa di interessante, benché non farina del suo sacco: «Nella notte i combattenti hanno festeggiato la vittoria sparando colpi di kalashnikov dai tetti di Gaza esultando per la “liberazione” del territorio dal partito Fatah, ritenuto “collaboratore” di Usa ed Israele. “Stiamo dicendo alla nostra gente che il passato è finito e non tornerà – ha detto Islam Shahawan, un portavoce dell’ala armata di Hamas – l’era della giustizia e della legge islamica è arrivata”. Analisti notano ormai l’effettiva divisione di Gaza dalla Cisgiordania. Lo scenario di un “Hamas-stan” guidato dal radicalismo islamico, separato da un “Fatah-stan”, più ampio e moderato, fa tremare la comunità internazionale, mentre gli Stati arabi hanno fatto un appello alla calma, avvertendo che gli scontri nella Striscia minacciano la causa palestinese. L’ormai ex premier del defunto governo di unità nazionale, Ismail Haniyeh ha, però, subito rassicurato: “La Striscia di Gaza è una parte indissociabile della patria e i suoi abitanti costituiscono una parte indissociabile del popolo palestinese. No, quindi, a uno Stato nella Striscia solamente, perché lo Stato è un insieme che non può essere diviso”. Il politico, esponente di Hamas, ha poi definito “precipitose” le decisioni di Abbas». Paiono evidenti gli interessi ed i rischi al momento in gioco. Mentre pare scongiurata la guerra civile nella striscia di Gaza, se l’una fazione ha effettivamente preso il sopravvento, più inquietante è la prospettiva di una guerra civile tra le due aree palestinesi. Sarebbe il trionfo degli occulti strateghi del genocidio palestinese.

4. Una nazione in ostaggio. Segnalazione ricevuta. L’articolo si apre con una citazione di John Pilger sull’uso perverso del linguaggio. Spero di ritrovare presto nel mio archivio privato la fotocopia di un documento che mi sono portato da un soggiorno di studio in Germania. Mi impressionò molto la ricorrenza di una circolare nazista dove si avvertiva i destinatari che quella in atto era una “guerra ideologica”, ossia una guerra che ancor prima che con le armi doveva essere combattuta con la rappresentazione dei fatti e con la loro divulgazione ad un ritmo quanto più ossessionante possibile. La ripetizione martellante di un messaggio, anche falso, avrebbe per ciò stesso costituito la verità di quel fatto. Ciò che puntualmente avviene ai nostri giorni. Per fortuna c’è quella cosa che si chiama internet, non ancora del tutto imbavagliata o non facilmente imbavagliabile. Io stesso temo qualcosa e sto approntando le contromisure possibili. Ciò premesso passo alla lettura dell’articolo del “Manifesto”, la cui redazione non mi pare tutta uniformemente schierata su “corrette” posizioni alla Pezzana. Devo solo invitare alla lettura delle informazioni ivi contenute. La mia vanità è alquanto lusingata nel leggere che quanto avevo solo congetturato corrisponde invece a realtà:
Secondo i documenti ottenuti da United Press International, una volta gli israeliani finanziavano segretamente Hamas come «tentativo diretto di dividere e annacquare il consenso a un'Olp forte e laica utilizzando un'alternativa religiosa rivale», come ha detto un ex funzionario della Cia. Oggi Israele e gli Usa hanno capovolto il loro intervento e sostengono apertamente il rivale di Hamas, Fatah, con mazzette di milioni di dollari. Di recente Israele ha segretamente autorizzato 500 combattenti di Fatah a entrare a Gaza dall'Egitto, dove erano stati addestrati da un altro protetto degli americani, la dittatura del Cairo. Scopo di Israele è indebolire il governo palestinese eletto e fomentare una guerra civile.
Se non si tratta di mia deplorevole vanità, vuol dire che devo imparare ad avere più fiducia nella mia autonoma e indipendente capacità critica di riflessione, pur nella scarsità dei mezzi a mia disposizione, anzi dovendo sistematicamente carpire la verità dal suo contrario trasmesso dai canali ufficiali. Caspita, se devo avere fiducia in me stesso! Anche con Hobbes ci ho azzeccato! Guardate come prosegue l’articolo del Manifesto. Proprio con Hobbes, pure citato da una politologa israeliana, che evidentemente pianificano scientificamente a tavolino il genocidio. Non sbagliavano i docenti inglesi, quando hanno indicato il ceto accademico israeliano come direttamente responsabile nella guerra contro le popolazioni palestinesi.
Con Gaza rinchiusa nel caos e la Cisgiordania cinta da un muro, il piano israeliano, ha scritto l'accademica palestinese Karma Nabulsi, è «una visione hobbesiana di una società anarchica: monca, violenta, impotente, distrutta, intimidita, governata da milizie, bande, estremisti e ideologi religiosi i più disparati, divisa dal tribalismo etnico e religioso e dai collaborazionisti cooptati. Guardate l'Iraq di oggi...».
Naturalmente, Hobbes non intendeva che questo fosse una condizione appetibile. Era compito dei governanti, del Leviatano, impedire che ciò succedesse. Ma poiché gli stati vivono in una permanente condizione di stato di natura è saggia politica fare tutto ciò che possa indebolire il proprio vicino e quindi anche fomentare la guerra civile, se ciò non è rischioso e non produce come reazione una guerra da parte dello stato che è stato così insidiato. Ringrazio Marco che mi ha segnalato questo articolo. Merita di essere studiato e commentato parola per parola. Ne trasferisco per intero il testo nel mio blog dedicato alla Geopolitica, dove ho già costruito una pagina sulla Striscia di Gaza che ora aggiorno con questo articolo.

giovedì, giugno 14, 2007

Una malafede infinita, davvero unica ed incomparabile

Versione 1.0

Ho letto oggi per metà il libro di Finkelstein sull’Industria dell’Olocausto. Mi sembra che ci sia poco da obiettare ai fatti esposte da Finkelstein. Ancora una volta mi scoprio un ingenuo. Per un attimo ho creduto che ci potesse essere un contradditorio di stampo liberale classico con chi in questi giorni ha messo in piedi l’operazione Teramo. Finkelstein mi ha convinto che davanti ad una strategia come quella descritta nel capitolo sull‘assalto alle banche svizzere non vi è altro da fare che alzare gli steccati e rafforzare le proprie difese. Tarda è l’ora, ma non voleva rinunciare a scrivere la riflessione del giorno.

mercoledì, giugno 13, 2007

Esultano i Corretti Informatori: ”tolta” o ”rifiutata” la cattedra a Finkelstein?

Versione 1.3

Dalla Rassegna Stampa dei Corretti Informatori traggo un articolo dal Corriere della Sera, dove si gioca sul titolo, che nel testo corretto suona: “La De-Paul University di Chicago rifiuta la cattedra a Norman Finkelstein, il propagandista antisionista autore de “La fabbrica dell’Olocausto”, mentre il Corriere titola: «Chicago, tolta la cattedra al professore ebreo antisionista». Non casca il mondo per così poco, ma la differenza di titolazione rivela bene, se non fosse già acclarato, dove batte il cuore dei Corretti Informatori, qual è la loro cuasa e la loro bandiera. Sono una gran famiglia, sparsa per il mondo, appunto la famiglia della “diaspora”. L’articolo è tuttavia interessante e merita di essere riportato per intero. Se lo hanno fatto i “Corretti Informatori”, traendolo dal Corriere della Sera di oggi 13 giugno 2007, dovrebbero poter fare ciò anche altri. Finché sono non ebrei ad essere critici verso la politica israeliana è facile tacciarli e diffamarli come antisemiti, ma diventa difficile dare dell’antisemita ad un ebreo come Norman Finkelstein, figlio di veraci deportati ebrei, che si scaglia contro la strumentalizzazione di una delle tragedie più tristi della seconda Guerra mondiale, imputando ai suoi correligionari di aver trasformato quella tragedia in una vera e propria industria. Diventa perciò chiaro il motivo di tanto livore.

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Dal CORRIERE della SERA
del 13 giugno 2007:


NEW YORK — Persino l'«affare Toaff» impallidisce, al confronto.
Dopo un'acrimoniosa guerra durata anni tra Alan Dershowitz e Norman Finkelstein, quest'ultimo è stato costretto a gettare la spugna. Il suo sogno di una cattedra in Scienze politiche alla De- Paul University di Chicago, dove insegnava dal 2001, è stato affondato dal suo nemico storico.
«È nostra opinione che lei non onori l'obbligo accademico di rispettare e difendere le idee dissenzienti dei suoi colleghi», ha scritto nel rifiutargli l'ambita promozione il Reverendo Dennis Holtschneider, rettore della più grande università cattolica e gesuita degli Stati Uniti. A nulla sono servite le proteste degli studenti, che stanno occupando «a tempo indeterminato» gli uffici del rettore: «Finché non revocherà la sua decisione, illegale e antidemocratica». Nella sua lettera di sfiducia al docente, Holtschneider assicura che «l'enorme attenzione esterna piovuta sulla sua candidatura è stata sgradita e inopportuna ma non ha avuto alcun impatto sulla nostra decisione».
Ma il mondo accademico americano non parla d'altro. E cioè di come l'annosa faida senza esclusione di colpi tra Finkelstein e Dershowitz si sia conclusa con una schiacciante vittoria di quest'ultimo. Oltre ad inondare di email anti- Finkelstein i membri della commissione esaminatrice di DePaul, Dershowitz ha pubblicato editoriali di fuoco contro di lui su Wall Street Journal, New York Sun e New Republic.
I due si detestano, e in maniera assai pubblica, da anni. Il motivo di tanto odio: Israele. Dershowitz, cattedra di Legge a Harvard e avvocato più famoso d'America, è uno strenuo difensore dello Stato ebraico, le cui ragioni argomenta con passione in The Case for Israel.
Finkelstein, figlio di due sopravvissuti — al ghetto di Varsavia la madre Maryla, al ghetto di Varsavia e ad Auschwitz il padre Zacharias — nel 2000 ha scritto L’industria dell'Olocausto, dove accusa alcune organizzazioni ebraiche di avere usato la Shoah come un «racket», per estorcere risarcimenti pecuniari. Nello stesso libro il Nobel Elie Wiesel, scampato allo sterminio nazista e massimo portavoce degli ebrei della diaspora, viene liquidato come «il clown di casa del circo dell’ Olocausto» e «un personaggio ridicolo».
La risposta di Dershowitz non si è fatta attendere. In numerosi saggi e conferenze, il principe del foro Usa ha attaccato Finkelstein come «un pericoloso antisemita» e «uno che è stato licenziato da tutte le università del Paese per la sua propaganda sfacciatamente nazista», «L’eroe di negazionisti dell’Olocausto come il neonazista Ernst Zundel, oggi rinchiuso in un carcere austriaco».
Finkelstein gli ha risposto con un altro libro ad hoc, Beyond Chutzpah, dove accusa Dershowitz di «essere un ciarlatano che copia, anzi ruba, interi brani ad altri autori. E forse — aggiunge — non ha neppure scritto lui questa collezione di bugie, falsificazioni e assurdità». Per demolire
The Case for Israel, sostiene poi che esiste un complotto israeliano di cui Dershowitz fa parte «per usare l’Olocausto al fine di opprimere i palestinesi, zittendo le critiche».
Per rafforzare la propria tesi, entrambi trascinano l’intellighenzia ebraica sul ring. Dershowitz schiera dalla sua autorevoli storici dell’Olocausto o di Israele come Benny Morris, Daniel Goldhagen, Marc Saperstein. E organizza una campagna, fallita, per convincere il governatore Arnold Schwarzenegger e la University of California Press a bloccare la pubblicazione di Beyond Chutzpah, che definisce «i Protocolli dei Savi Anziani di Sion in versione contemporanea».
Finkelstein recluta invece l’amico Noam Chomsky, il guru ebreo della sinistra americana trotzkista e anti-occidentale, che incolpa Dershowitz di aver lanciato una jihad contro Finkelstein «perché ha avuto il coraggio di denunciarti per ciò che sei: un volgare e fraudolento apologeta delle violazioni umane commesse da Israele contro i palestinesi».
Alcuni denunciano l’ingerenza esterna di Dershowitz, «senza precedenti nel mondo accademico Usa», scrive il New York Times. In realtà lo stesso Finkelstein sembra pronto ad ammettere la sconfitta, per la prima volta in vita sua. «L’Università non aveva alternativa se non quella di negarmi la cattedra», spiega nel suo sito Web, «Ogni volta che avessi parlato o scritto, la DePaul sarebbe stata bersaglio di altri attacchi isterici che ne avrebbero compromesso la capacità di raccogliere fondi importanti per la sua sopravvivenza».
L’ultima parola è spettata però allo storico Peter Novick, considerato la massima autorità in materia di commemorazione dell’Olocausto in Usa, che è sceso in campo per denunciare entrambi: «Finkelstein e Dershowitz si meritano a vicenda», tuona in un’intervista a The Nation.

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Le Google News italiane non riportano ancora l’evento e non si trova quasi nulla sotto “Finkelstein", oltre ad un accenno in un’interessante intervista di Claudio Mutti e soprattutto la notizia di una lunga macchinazione per raggiungere il risultato odierno, data incidentalmente da Osservatorio Iraq, il contraltare dei Corretti Informatori che danno le notizie di guerra tutte di parte israeliana. A quanto pare. in ultimo si è trattato di una questione di soldi, che l’università cattolica e gesuita teme di poter perdere, consentendo a Finkelstein di continuare ad insegnare. Sulla stampa in lingua italiana non si trova quasi niente sul caso Finkelstein, ma potendo leggere in altre lingue ed uscendo fuori dagli angusti confini linguistici, si trova ad esempio in lingua spagnola un ampio articolo sullla “lobby ebraica” pro Israele negli USA, dove il caso Finkelstein è inquadrato come un piccolo tassello:
A muchos candidatos altamente cualificados y con excelentes currículos se les niega el acceso a puestos académicos y profesionales o se les amenaza con la pérdida de sus titularidades o con la expulsión, únicamente por criticar a Israel. Los casos del nombramiento del Profesor Juan Cole en Yale y del Profesor Norman Finkelstein en la Universidad De Paul son los casos más notorios. El mundialmente famoso académico palestino-americano Edward Said, fue perseguido y calumniado hasta su muerte (reciente) por los perros de ataque del lobby.
Nelle 500 fonti Google News in lingua francese non si trova nulla sul recente licenziamento di Finkelstein, mentre in lingua tedesca (700 fonti) se ne trova notizia nel Tagesspiegel, che riporta le tesi che hanno portato alla defenstrazione:
Scharf ist seine Kritik an Israel. Er unterstützt das Recht der Palästinenser auf gewaltfreien Widerstand und vergleicht Israels Vorgehen mit Nazi-Methoden.
In un articolo meno recente sempre in lingua tedesca Finkelstein è elencato come caso emblematico in un ampio articolo sulla libertà di pensiero, che appare sempre più insidiata dalla “lobby ebraica” schierata dalla parte di Israele. Aggiornamento di un’ora fa sulla stampa online Google in lingua francese: appare il titolo Quand l’Amérique débat de sa relation avec Israël, dove si trova il nome Finkelstein. L’articolo è a pagamento, ma io non vi accedo non per avarizia ma perché ritengo che la filosofia di internet sia la gratuità dell’informazione. Il Politis si tenga pure ben stretta la sua notizia. Ne posso fare a meno. Le maggiori informazioni si trovano, come è ovvio, nelle GoogleNews in lingua inglese (4500 fonti contro le 250 in lingua italiana).

RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE

1. Sito ufficiale di Norman Finkelstein


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In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


In tempo reale la voce di Fiamma Nirenstein a Radio Radicale. Intervista ad Hitler immaginata da P.G. Odifreddi

Versione 1.5


Vi lascio immaginare la dinamica della comunicazione verticale uno a molti. Intervistata da Massimo Bordin risponde a rubrica fissa Fiamma Nirenstein con i suoi intercalari, con la sua profonda visione del mondo, con la sua conoscenza dei fatti secondo la formula pannelliana di quelli che sanno tutto senza capire niente. Sa Fiammetta quanto racconta a Massimo che ascolta con la bocca aperta, perché donna Fiammetta di mestiere campa vendendoci le informazioni che raccoglie in Israele dove ha casa e negli ambienti ebraico-israeliani-sionisti dove è sempre di casa. Sintesi filosofica: tutto quello che è pro Israele è bene, anzi il Bene Assoluto; tutto quello che è contro è male, anzi il Male Assoluto. Lascio immaginare ai miei Cinque Lettori (erano Quatto ma se ne è aggiunto un Quinto che mi ha pregato di includerlo) i miei pensieri verso donna Fiammetta che in questo momento, verso la fine, usa la parola “antipatie” riferita ad altro contesto, dice pure riferendosi ad altri “non capisce niente”, “rendersi conto”, e simili espressioni che già da sole denotano l’alta statura filosofica su chi ci informa riguardo una guerra che da un ebreo censurato dai Corretti Informatori è stata definita come la moderna Guerra dei Cento Anni.

Rispetto ad essa ripeto ciò che ho già detto altre volte: gli ebrei sono colonizzatori occupanti che si sono avvalsi e si avvalgono del sostegno degli USA che hanno interessi imperiali in Medio Oriente, dove trovano una testa di ponte nello Stato di Israele, dando vita al classico “patto scellerato” fra briganti. Non sono un sostenitore della teoria dell’annientamento dello Stato di Israele, cioè del fatto che i coloni ebrei debbano ritornarsene nei paesi di provenienza di cui spesso conservano ancora il passaporto, a dimostrazione dell’avvenuta colonizzazione. Dico che il solo ed unico riconoscimento ad esistere può loro venire dal mondo arabo dentro il quale si sono incuneati con la la frode, sostenuta dalla complicità americana e con la violenza nuda e cruda. La loro superiorità tecnica militare vale poco o nulla di fronte ad un’ostilità radicale ed assoluta da parte araba, fondata su ragioni di carattere storico, morale, politico, religioso, etico. Gli USA, l’Europa, l’Italia, l’ONU non possono disporre in casa altrui. Il destino di quel lembo di terre è di competenza tutta araba. La faccenda è chiara per chi ha una posizione neutrale e vuole capire le ragioni di un conflitto il cui fuoco non cessa mai di ardere. O meglio potrebbe cessare a condizione del completamento di un genocidio, quello del popolo palestinese che è già in atto e per il cui completamento il moderno Stato di Israele ha tutti i mezzi tecnici e la necessaria copertura politica degli USA. Punto e basta! Così è almeno per me! Donna Fiammetta racconti le sue baggianate a chi le vuole ascoltare e non vede l’ora che gli odiati e odiosi fastidiosi palestinesi ed arabi scompaiano da tutto il Medio Oriente, per dare libero spazio alla colonizzazione occidentale, dove i musulmani con le buone o le cattive dovranno diventare cristiani, come ai tempi del pio Carlo Magno che conosceva mezzi assai persuasivi. Sono però troppi ed occorrerebbe un bel Olocausto Nucleare. Interesse dell’Europa sarebbe stabilire la pace con tutto il Medio Oriente ed invitare gli ebrei israeliani a tornare nei paesi da dove sono venuti e di cui conservano il passaporto.

Per chi vuol ridere segnalo una ben diversa intervista, immaginata da quel burlone di Piergiorgio Odifreddi, che spero questa volta non si cacci nei guai. Infatti, godendo di una grande benevolenza per lui, i Corretti Informatori hanno già sguinzagliato il loro esercito di Lapidatori. Facendo esercizio di fantasia, invisa a truci Correttori, Odifreddi immagina di intervistare nientepopodimeno che Adolf Hitler, chiedendo a lui un giudizio sull’odierna geopolitica, vista e valutata dal suo punto di vista. Naturalmente è tutta opera fantasia: ogni riferimento a fatti e persone esistenti è puramente casuale! Resta da sapere se in questo paese verrà messa al bando, dopo la satira, anche la fantasia. Saranno interessanti gli sviluppi: una cartina di tornasole per sapere in che mondo viviamo. Riporto il testo Odifreddi direttamente dal sito di Informazione Corretta, che a sua volta lo prende (con o senza permesso?) da altro sito contro il quale viene scatenata la solita crociata dei lapidini.


Intervista ad Adolf Hitler,
immaginata da Piergiorgio Odifreddi

che si è attirata l’ira del Corretti Informatori che proprio ieri hanno sentenziato esser “vergognosa” la fantastatica Intervista, che risale al gennaio 2005, preoccupandosi pure della “corretta” divulgazione scientifica oltre alla loro abituale corretta “propaganda” al servizio di Israele. Ma cosa hanno a che fare i “Corretti Informatori” con la Scienza e la Filosofia? Un mistero più profondo dell’abisso!

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Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, “La mia battaglia'”, scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente. L’espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l’annessione dell’Austria, e raggiunse al suo massimo un’estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l’entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

Sessant’anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l’ha comandato per dodici anni.

Führer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.

Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l’ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.

Milioni di persone non l’hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto né dello stalinismo, né del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.

Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?

Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.

Cosa voleva insinuare, fra l’altro, con quel “paese che ci comanda'”? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati,

nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt’oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un’occupazione militare a un’altra, meno esibita ma non meno effettiva.

Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l’umanità mai visti prima.

Ah, sì? E quali?

Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.

Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l’analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell’America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.

Lei è proprio un senza Dio!

Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che «tutti gli assassini dell’Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell’Europa cristiana»? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.

La Chiesa non la pensa certo così!

Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l’incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l’avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.

In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.

Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le “tempeste di fuoco” che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i “cattivi” nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i “buoni” Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!

Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.

Perché mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di “criminali, idioti, stupratori e imbecilli” fu promulgata nel 1907 dall’Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni ’30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni ’50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?

Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!

Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni ’60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?

Chi?

Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l’ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l’artefice dell’apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.

Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l’hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il “male'” di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.

E' questa, dunque, l’eredità del nazismo?

L’ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell’intervista rilasciata all’argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un’ideologia così ben congegnata, che l’unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.


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A differenza dei lapidatori che lanciano pietre io vi consiglio di mandare giudizi di apprezzamento alla Redazione di Via Lattea, da cui è ripreso il brano letterario-fantastico-filosofico di Piergiorgio Odifreddi. Il suo testo contiene dotti riferimento sui quali apro dei link illustrativi.

Il Family Day dei pensionati

Versione 1.0

Erano un milione i sanfedisti di piazza san Giovanni, riuniti nelle varie fasce d’età in nome della Famiglia e con tutti i politici che svolazzavano come mosche sulla marmellata. I pensionati sono “solo” duecentomila, ma è da considerare che non avevano dietro tutto l’apparato organizzativo delle parrocchie e dell’associazionismo cattolico. Soprattutto mancavano miseramente i figli ed i nipotini dei vecchietti venuti a Roma da tutta Italia non per recitare il rosario di Bagnasco, ma per reclamare una pensione che consenta loro «di continuare a vivere, non a sopravvivere». I “vecchietti” che protestavano per l’insufficienza della loro minestra sono stati addirittura “dispersi” dalla polizia! Questo è il paese di Bagnasco e di Pezzotta. La riflessione elementare è che pensionati lo saremo tutti, proprio tutti, se avremo la fortuna o la sfortuna di arrivare a quella fascia di età, dove molti si trovano già e si troveranno in condizione non allegra. La vecchia ideologia familistica recitava: “meglio ricchi di sangue che di danari”, cioè fate molti figli, che tra l’altro saranno il più sicuro bastone della vostra vecchiaia. Non so se l’ISTAT è capace di fare statistiche del genere, ma io conosco non pochi casi in cui gli anziani vengono “abbandonati” dai figli ovvero relegati in un ospizio, che sono quel che sappiamo e di cui leggiamo ogni tanto nella cronaca nera. Vado al punto perché la materia non è attrattiva e preferisco stendere un velo pietoso. Quanti stavano in san Giovanni, lì riuniti in nome di Bagnasco idealmente nascosto dentro la Basilica antistante che se la godeva, si trovano in una situazione giuridica in movimento. I bambini cresceranno e nonostante gli affetti ricevuti o non ricevuti in buona parte “abbandonerrano” i vecchi, i quali dovranno cedere per legge la loro eredità (fosse anche un buco di casa) ai diletti figli o nipoti e nipotini, che non vedono l’ora di poterla ricevere. Nuove situazioni di fatto non sono ammesse, perché contrarie alla Famiglia. In breve: un allargamento della sfera dei diritti quale richiesta dai cosiddetti DICO o cose analoghe sarebbe stata solo aggiuntiva ai diritti di quanti si trovavano riuniti in nome di Bagnasco e manipolati da Pezzotta, non sottrattiva di quei diritti di cui già godono. Mi immagino i genitori di san Giovanni cresciuti ed invecchiati, abbandonati, e trasformati in manifestanti al corteo dei Duecentomila che hanno ancora l’uso valido delle gambe per muoversi: tenderai le mani, ma non ci saranno i tuoi figli per soccorrerti!

sabato, giugno 09, 2007

Non è questa ingerenza?

Versione 1.0

Ricevo da una Mailinglist cattolica, dalla quale attingo informazione come da fonte nemica:
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1) IN PRIMO PIANO
Benedetto XVI: NO a iniziative legislative in materia di unioni di fatto

Come Vescovi italiani voi avete una precisa responsabilità non solo verso le Chiese a voi affidate ma anche verso l'intera Nazione… non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è buono per l'uomo, creatura e immagine di Dio: in concreto, del bene comune dell'Italia. Di questa attenzione al bene comune avete dato una chiara testimonianza con la Nota… riguardo alla famiglia fondata sul matrimonio e alle iniziative legislative in materia di unioni di fatto, muovendovi in piena consonanza con il costante insegnamento della Sede Apostolica. In questo contesto, la recentissima manifestazione a favore della famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma condivisa anche da molti non cattolici, è stata una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani. Questo evento ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui.

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MIO COMMENTO:

Il problema che ogni giorno mi vado ponendo come non-cattolico è il seguente: è lecito in questo paese non essere cattolici? Si può vivere senza sentirsi il fiato sul collo di preti, vescovi, papi e loro lacché politici? A conclusione delle guerre di religione nel 1648 ritenevo che fosse una accettabile base di pacificazione la riduzione della religione a fatto privato. Lo spazio pubblico era quello della politica e dei diritti eguali per tutti. Di fronte alle autentiche scempiaggini cattoliche non ho mai avuto complessi di inferiori sul piano filosofiche, culturale, etico, morale, politico. Ritenevo però di poter rispettare (non tollerare, dico rispettare) chiunque per suo inferiorità intellettuale e morale decidesse di darsi in appalto ad altri che gli dicessero cosa fare e cosa pensare. Adesso, però mi sento aggredito nelle mie convinzioni e costretto ad uscire allo scoperto, per dire almeno: No, basta! Non se ne può più!

L’impossibile benvenuto a Bush

Versione 1.2

So bene degli entusiasmi di Silvio per Bush e per l’America, superiorea quella degli stessi americani. Caro Silvio, ricordo il tuo entusiasmo con cui ci trascinavi in guerra in Iraq per guadagnare in immagine internazionale e vendere più vino in America. Ma sono facili da fare quattro conti e tu di conti ti intendi bene. Con Saddam quello strano paese disegnato sulla carta goegrafica con il gesso dagli Inglesi era tenuto insieme con i metodi che sappiamo, ma che non ci è lecito sindacare. Adesso che l’Iraq è stato “liberato” e “democratizzato” i morti civili sono – a quanto pare – oltre seicentomila, quanti mai Saddam avrebbe potuto farne. Un delitto perfetto. Un genocidio perfetto per il quale gli autori non verranno mai perseguito dal solito tribunale per i crimini di guerra degli altri, mai per i propri. Alla carità pelosa delle ragioni per cui Bush ha voluto con la menzogna la sua guerra possono crederci solo gli idioti, accuratamente fabbricati dalle televisioni di stato e private. Il politolo Luttawak, che sa come vanno le cose d’America, è stato chiaro nella sua analisi iraquena: la guerra è stata persa. Per uscirne conviene piazzare in punto strategico pochi marines, ben chiusi nelle caserme e pronti ad uscire solo nel caso di un’invasione dall’Iran. Per il resto gli iraqueni possono continuare democraticamente a scannarsi fino a quando non ne resti manco uno vivo. Anni addietro un coraggioso ministro tedesco, una donna, disse che in nulla si distingueva la guerra preventiva di Bush dalla guerra preventiva di Hitler. L’uno è stato bollato dalla storia come un criminale, l’altro viene a Roma e va dal papa per progettare la caduta di Cuba, che fu nel lontano 1898 la zona dove per la prima volta si manifestò quell’imperialismo americano che calpestò il suolo d’Europa con la prima e la seconda guerra mondiale e dopo aver inghiottito l’Europa, tenuta a bada con un ceto politico fabbricato ad hoc, adesso vuol digerire il boccone mediorientale, con gli israeliani per avamposto. Gli arabi, da noi regolarmente insultati, stanno dimostrando una capacità di resistenza ed una dignità politica di cui noi non siamo più neppure lontanamente capaci.

Perché sto in Forza Italia? Ma caro Silvio, sono tanti fessi come me che ti hanno consentito di fabbricare un partito dal nulla. Non so quanto tu ancora resisterai con il giocattolo che ti sei creato. Se veramente il tuo successore è la Michela la scosciata credo che l’aggregazione si sfalderà presto e vi sarà lo spazio per una nuova riaggregazione, per un nuovo rimescolamento, per nuove forme di impegno politico. Conosco la teoria dell’emarginazione dei militanti non pronti ad unirsi al corso e ad applaudire a comando. È così in tutti i partiti, dove più dove meno. Il problema politico degli italiani è quello di ritrovare una forma politica e costituzionale che li esprima, ma senza ritornare agli anni grigi della guerra civile del ’43 o agli anni di piombo più recenti ed ancora non del tutto passati. La mia ricetta è chiara: iscriversi ai partiti, ma farsi sentire e non limitarsi ad applaudire. Soprattutto non lasciarsi corrompere con favori e favorucci. Basta prendere sul serio l’art. 49 della costituzione, pretenderne l’applicazione, farne scoppiare le contraddizioni, spazzare via tutti i lestofanti e gli arrivisti che con la politica si sono arricchitti sulle spalle di quelli che le tasse le pagano e non possono sottrarsi dal pagarle, perché si trovano il pignoratore in casa.

Non l’Italietta, ma l’Italia dei fustini di detersivo. A questa Italia, caro Silvio, tu mi fai pensare. E non riesco aa dimenticare il mio primo ricordo televisivo che ho di te. Avevo visto la scena del lancio di monetine a Craxi davanti al Raphael. Dopo sei comparso tu. Ti ricordi Silvio chi parlava di “fustini” di detersivo? Il tuo amico Bossi quando ti criticava per la tua mania di fare politica con gli spot televisivi, quasi che ottenere il consenso politico fosse la stessa cosa che vendere in televisone fustini di detersivo. Non vi è dubbio che tu abbia costruito il partito con questa tecnica, cosa che dimostra la grande considerazione in cui tieni gli italiani. Ma bisogna rassegnarsi a questo e ad altro, mantenendo salda ed incrollabile la fede nel principio della non violenza e non perdendo mai la speranza per quanto riguarda gli altri ed attenendosi per se stessi al principio “fai quel che devi, accada quel che può”.

venerdì, giugno 08, 2007

Lettera al sedicente Comitato accademico antiboicottaggio

Testo in elaborazione:
Versione 1.1

Al Cosiddetto Comitato Accademico,
con primi firmatari Amos Luzzatto e David Megnagi,

In Italia nell’anno dell’era volgare 2007 esistono gli ebrei. Il terrorismo ideologico è arrivato ad un punto tale che si rischia la grave accusa di antisemitismo se si chiama ebreo un ebreo. Almeno così il sospetto nella precisazione che Brunello Mantelli ha mandato al dr. Scotuzzi, direttore di una testata telematica, rimproverato per aver pubblicato il contromanifesto mandato dal prof. Claudio Moffa, dove si qualificava come “lobby ebraica” l’iniziativa promossa dallo stesso mantelli e volta a non far svolgere in Teramo una legittima attività culturale a cura dello stesso prof. Moffa. Dalla ricerca internet dei nominativi tanto trionfalisticamente sbandierati dal prof. Brunelli non vi è dubbio che l’iniziativa ha un’anima ebraica, suffragata dai gravi fatti squadristici di Teramo, dalle dichiarazioni di Pacifici, dai numerosi interventi di Informazione Corretta. Non vi dubbio sulla matrice dell’iniziativa. Se poi gli ebrei non vogliono essere chiamati ebrei, facciano sapere come desiderano essere chiamati e saranno soddisfatti. Per me la cosa è del tutto indifferente e che io sappia non sono mai stato animato da sentimenti antisemiti, che qualcuno ha evidentemente interesse ad attribuirmi mio malgrado.

Ciò premesso, mi sembra chiaro cosa in realtà si voglia nascondere. Si vuol far passare l’iniziativa di una parte o di uno strato sociale (le comunità ebraiche d’Italia) come iniziativa addirittura dei “cittadini dell’Unione Europea”, ossia TUTTI i cittadini dell’UE, me compreso mio malgrado e recalcitrante. Non è assolutamente così. La stragrande maggioranza dei docenti inglesi, rappresentata da associazioni legalmente costituite ed aventi titolo a rappresentare i loro iscritti ed essendo altresì largamente rappresentative, ha espresso motivate posizioni antisraeliane distinguendo nettamente l’essere antisemiti dall’essere antisraeliani. Nelle motivazioni che ho potuto leggere si dice che si considera tutta la classe accademica israeliana correspondansabile con l’occupazione dei territori palestinesi e con la politica governativa. Si tratta di una legittima opzione politica di un ceto universitario così importante come quello inglese, la cui iniziativa potrà piacere o meno, ma che rientra nell’autonomia decisionale dei docenti inglese.

Vengo al punto di questa mia rimostranza. I docenti (accademici) Luzzatto ed altri possono ben sì firmare tutti gli appelli che meglio credono ed assumendose per intero la responsabilità, ma non possono dire in nessun modo di rappresentare tutta la docenza italiana, incardinata nelle tabelle stipendiali del MIUR e quindi compreso il sottoscritto, che invece si dissocia nettamente dall’iniziativa del prof. Luzzatto ed esprime piena solidarietà ai colleghi inglesi, sperando che i docenti italiani nei loro organismi rappresentativi siano capaci di analoghe iniziative a difesa dei popoli oppressi e della pace nel modno.

Colgo occasione per denunciare come da identica matrice politico-ideologica sia stata inferto un grave colpo all’autonomia dell’università di Teramo ed a tutti quei docenti e cittadini, dei quali è stato conculcato l’elementare diritto di ascoltare chi aveva animo di parlare. Non il merito è ciò che conta, ma la facoltà stessa di poter aprire bocca per gli uni e la speculare facoltà degli altri di poter parlare. A mio modo di vedere, ciò è gravissimo e non può essere in nessun modo giustificato. Se quanto è successo in Teramo è ascrivibile all’ebraismo italiano o al filoisraelianismo, o quali ne siano gli autori, è cosa fermamente condannabile e tale da creare una separazione fra categorie di cittadini che evidentemente non condividono eguali valori costituzionali.

Pertanto, diffido i promotori dell’ennesimo proclama filoisraeliano dal voler in qualsiasi modo includere il mio nome nella loro iniziativa e mi dissocio dall’impianto ideologico del loro testo, specialmente quando si parla di debito dell’Europa verso Israele. Lo stato d’Israele nasce infatti in una dinamica storica che nulla ha a che fare con la tragedia infinita che ha travagliato l’Europa dal 1914 al 1945 e dove lo sterminio di ebrei, zingari, oppositori politici e altri è soltanto parte secondaria di un’immane tragedia per la quale le generazioni che ne furono coinvolte hanno già sofferto abbastanza. La loro sofferenza merita un rispetto non inferiore a quello che gli ebrei vittime superstiti reclamano legittimamente per sé. Ma il rispetto per sofferenze, per fortuna sempre più lontane nel tempo, non deve fungere da pretesto per un riconoscimento di diritti maggiori a quelli di cui godono i restanti cittadini.

Grande ambiguità e fattore di disordine è l’esistenza di comunità che ostentano una doppia nazionalità, una doppia cittadinanza, una doppia fedeltà. Quanti vivono in Italia e sono cittadini italiani sono vincolati da una sola fedeltà: la fedeltà alla repubblica italiana. Non sono ammissibili attività di lobbing volte a determinare una politica estera che può comporatre, se non ostacolata, un sempre maggiore coinvolgimento in guerra in paesi flagellati da oltre messo secoli di conflitti inestricabili.

(segue: prima bozza ancora tutta da rivedere)

* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.





giovedì, giugno 07, 2007

L’opinione degli storici e l’opinione degli altri

Testo in elaborazione
Versione 1.9

In questi giorni in cui in Teramo si sta sacrificando l’autonomia dell’università senza che quasi nessuno se ne accorga la mente mi ritorna ad un episodio noto del passato fascista da cui non si trae adeguato insegnamento per il presente. Nel 1931 fu imposto a tutti i professori italiani un “giuramento di fedeltà al fascismo”, al quale solo in dodici si sottrassero, ma fra questi:

«Nessun professore di storia contemporanea, nessun professore di italiano, nessuno di coloro che in passato s'erano vantati di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia», lamentò l’esule Salvemini, il più sanguigno tra i censori dei firmatari.
E fra quelli che in stragrande maggioranza firmarono non sempre si trattava di sincera convinzione, ma spesso di mero opportunismo. Così Togliatti consigliava ai professori “compagni” di prestare giuramento allo scopo di conservare la cattedra, dalla quale avrebbero potuto svolgere «un’opera estremamente utile per il partito e per la causa dell’antifascismo» (Concetto Marchesi). Ed ancora oggi sperimentiamo sulla nostra pelle una siffatta utilità. Anche Benedetto Croce incoraggiò al giuramento Guido Calogero e Luigi Einaudi a mantenere la cattedra, svolgendo «un’opera estremanente utile per il partito e per la causa della libertà», per non parlare dei cattolici che ammaestrati da Pio XI seguirono l’alto insegnamento morale: giurate, ma con riserva interiore. È un capitolo interessante sull’eroismo degli intellettuali italiani dopo l’abiura di Galilei, che però non intraprendiamo adesso. Dopo che Galilei preferì vivere anziché morire come aveva fatto Giordano Bruno trent’anni prima, l’insegnamento che fu trasmesso a quanti esercitavano professioni intellettuali fu che lo stipendio e la pellaccia venivano prima di ogni cosa. Quindi nel noto monumento mussoliniano all’Eur può ben leggersi degli italiani che sono un popolo di navigatori, poeti, santi, etc., ma lasciamo stare gli “eroi”, soprattutto quelli del pensiero.

Ma veniamo al nostro tema, e cioè ai fatti teramani, dopo un’azione di lobbing in attesa di denominazione da parte del prof. Brunelli Mantelli, il quale rampogna perché non si dica dite “lobby ebraica” perché ciò sarebbe antisemitismo, e quindi sie è passibili di accusa, vera o infondata di antisemitismo, altrove si va in galera, presto si spera anche in Italia con molti e molti anni di carcere duro. Restiamo pertanto in curiosa attesa di sapere come dobbiamo definire l’amorevole e liberale nonché caritatevole e colonialistica azione partita da Torino, coaduviata da “Informazione Corretta” e benedetta da Riccardo Pacifici, che ha perfino elaborato la teoria delle “cinquine” pedagogiche. A mio vedere, non è dubbio che la recentissima università di Teramo, nei suoi vertici, di fronte alla buriana non abbia dimostrato grande coraggio. Questa piccola università dapprima aggregata insieme con Chieti sotto la comune denominazione di Università deglia Abruzzi ”Gabriele D’Annunzio” ed ora autonomizzatasi secondo una tendenza che vuole un’università in ogni villaggio e borgo d’Italia. Per i politici è una pacchia. Come diceva don Abbondio, se uno il coraggio non ce lo ha, non se lo può mica dare. Poteva andare dal Vescovo! Ma chi è il Vescovo che può fornire quella protezione che serve nel difficile momento? Il Rettore dell’Università che sta sopra del Preside di Facoltà? o ancora più in alto il ministro stesso, l’on. Fabio Mussi, un nipotino di Palmiro Togliatti? Io non so quali siano stati i giuochi delle parti fra Mussi ed il Rettore teramano, se cioè si sia mosso prima l’uno o l’altro, quali parti abbiano scelto di recitare l’uno e l’altro ed in quali tempi. Non dispongo di servizi spionistici e non mi occorrono per concludere che sia l’uno sia l’altro hanno gettato in mare i principi contenuti negli art. 21 e 33 della costituzione. Così io la penso, secondo un bel motto che ho da poco scoperto: Et si omnes ego non! Per il resto non posso combattere contro i mulini a vento. Niente di più posso fare oltre a reagire alla Dottrina della Verità che parte da Torino, e già come una volta fecero i Piemontesi, si estende a tutto il Bel Paese. Da sempre le università hanno difeso la loro autonomia e le libertà accademiche come le loro più preziose prerogative. Le nuove università che vanno proliferando non sembrano aver capito che l’autonomia e la libertà sono la sola base sulla quale si può crescere. Di fronte a questi valori qualsiasi questione di merito, ammesso che di questo si trattasse, è cosa di gran lunga inferiore.

Non sono ancora giunto alla mia riflessione del giorno. Tra i dodici che non prestarono il giuramento salvacattedra e salvastipendio vi fu almeno un filosofo (Piero Martinetti), ma neppure uno storico contemporaneo. Ed eccolo il punto. Sono gli storici contemporanei, a almeno taluni di essi o una parte di essi non importa quanto ampia, che a nome di una scienza da loro certificata impongono in Teramo una verità da loro acclarata e si badi è Verità non in sé, ma solo in quanto da loro certificata con divieto di qualsiasi contraddittorio sotto minaccia di morte e carcere, come già si verifica in parecchi paesi dell’Unione Europea, la cui liberale legislazione si vorrebbe pure da noi introdurre, complice Mastelli & Co. Gli storici contemporanei, più vicini di altri alla conoscenza del presente, tacquero quando dovevano parlare e parlano oggi quando dovrebbero tacere. Hanno rinnegato nel 1931 la libertà di tutti e vogliono oggi impedire ad altri di esser liberi almeno nel pensiero e con il pensiero! Esistono pagine stupende di Heidegger sulla verità e tutto il sapere filosofico è un costante dialogo con la Verità, una continua ricerca della Verità, che spesso non è quella che appare, ma ama nascondersi e rivelarsi dopo un lungo inseguimento, e magari una volta scoperta, disvelata, deve esser mantenuta segreta. «…posto che viviamo grazie all’errore, che cosa può essere allora la ‘volontà di verità’?…» Insomma, mi irrita sentire gli storici parlare di Verità, quando non sanno neppure cosa è ed invadono un campo che è di maggiore pertinenza del filosofo. Al massimo gli storici possono descrivere dei fatti, raccogliere documenti, articoli di giornale, necrologi, annunci economici, scattare fotografie, sentire testimoni, ecc., ma poi l’interpretazione è cosa che sfugge spesso alla loro comprensione. La Verità è spesso più grande di loro. Di questi tempi capita sempre più spesso che l’interpretazione da suffragare sia data in anticipo da chi commissiona loro lucrosissime ricerche.

Cerco di andare rapidamente ad un ben precisa conclusione. Ho intitolata questo post: l’opinione degli storici e l’opinione degli altri. Se andiamo al testo dell’art. 21 della costituzione, ognuno può correttamente interpretare che il principio della libertà di pensiero è garantito a tutti i cittadini, non a ristrette categorie o corporazioni. In un caso di malattia il parere di un medico è certamente più autorevole rispetto al parere di un non medico, ma può sempre verificarsi un caso curioso, ma reale che voglio qui raccontare il più succintamente possibile. Conoscevo una simpatica persona, un ex poliziotto, che tra fascismo e liberazione aveva avuto una vita con parecchie cose interessanti da raccontare. Dalla sua esperienza di vita aveva appreso a diffidare di ognuno e di ogni cosa. Neppure dei medici si fidava. E come faceva quando si ammalava? Andava in giro a cercare persone che avevano avuto la sua stessa malattia, che ovviamente cercava di diagnosticare e identificare come meglio poteva. Quando era sicuro di aver stabilito un’esatta corrispondenza tra il caso guarito ed il caso da guarire, si faceva dire dall’ex malato la terapia da lui seguita con successo. Quindi andava con il nome delle medicine dal suo medico della mutua perché gli scrivesse la ricetta. Il medico giustamente osservava che il medico titolato all’esercizio della professione era lui, non il mio amico ex-poliziotto, il quale rispondeva: “Giusto, il medico siete voi, ma per me e per la mia famiglia il medico sono io!”

L’episodio mi ha sempre fatto riflettere e non mi sembra da biasimare, leggendo sui giornali di quanti errori anche banali i nostri medici commettono ogni giorno. Guai a fidarci ciecamente di loro. Ma veniamo agli storici contemporanei. Proprio ieri sera ho seguito un filmato televisivo sull’uso dei gas nella guerra d’Etiopia. Il fatto è sempre stato negato dal regime (verità ufficiale di Stato) e addirittura solo nel 1996 si è potuto accertare il fatto sulla base di documenti di archivio. Dal 1943 (caduta del fascismo) al 1996 sono passati 53 anni! Non intendo dire che chi fa il mestiere dello storico contemporaneo non meriti nessun credito e documenti solo il falso o solo ciò che gli è commissionato da soggetti pubblici e privati, accreditando gli interessi economici e politici in gioco. Intendo dire che un collega come Francesco Perfetti non può avere la stessa autorevolezza quando dice che certe cose “non stanno né il cielo né in terra”, se a manifestare un parere diverso dal suo ci si trova aperte le porte del carcere. Poiché Galileo ci ha insegnato che prima viene la pellaccia e lo stipendio, nessuno si arrischierà in un diverso parere da quello del prof. Perfetti, che ha dalla sua giudici, poliziotti e carcerieri. Viceversa, il parere di Francesco Perfetti sarà tanto più autorevole quanto più libero sarà il contraddittorio per ognuno in ordine a quelle cose che secondo lui (e moltissimi altri) non stanno “né in cielo né in terra”.

Marco Pannella fa spesso confronti fra il nostro regime fondato sull’antifascismo ed il fascismo stesso per quello che è stato veramente. Non credo che sia mera polemica strumentale il raffronto negativo e peggiorativo per il nostro attuale regime, che non riesce neppure a rispettare la legalità che si è data. Almeno il fascismo storico rispettava le leggi, discutibili o esecrabili che si era date, ma il nostro splendido regime democratico tradisce le sue stesse leggi che interpreta a convenienza. A Teramo non da fascisti, ma da ebrei romani è stato condotto un assalto squadristico di stampo fascista, definito tale non da me ma dall’ANPI, al puro scopo di negare quelle libertà dell’art. 21 e 33 che dovrebbero essere garantite a tutti e di cui il più geloso custode avrebbe dovuto essere il Rettore della neonata università teramana. Ed invece udite udite ha pensato di chiedere le porte dell’università per non far svolgere le sue attività istituzionali. Il ministo pro tempore, on. Fabio Mussi, nipotino di Togliatti, non è stato da meno nella difesa delle autonomie universitarie. Da oggi ogni docente e ricercatore universitario di materie sensibili aspetterà le circolari del ministero prima di mettere a rischio la sua libertà ed il suo stipendio. Ha il precedente storico di Galileo Galilei che gli risolve tutti i problemi deontologici: prima la pellaccia e lo stipendio, dopo tutto il resto.

E dunque, per riassumere la nostra conclusione. Sul piano giuridico costituzionale non può essere tutelata diversamente l’opinione in fatti di storia, poniamo, del mio amico ex-poliziotto quasi analfabeta, ma uomo intelligente e di vasta esperienza, e quella del prof. Francesco Perfetti, che in storia contemporanea ha svolto tutto il suo cursus honorum. Direi che una siffatta eguale tutela è necessaria molto più allo storico di professione che non al semplice cittadino che solo occasionalmente esprime una sua opinione. Se una simile eguale tutela non è garantita, il mestiere dello storico si trasforma in quella di un propagandista di regime, che dovra cambiare parere dottrinale ad ogni cambiamento di regime o di governo. Ed al tempo stesso, sapendo ciò, nessuna persona discretamente istruita darà credito ai loro libri più di quanto non se ne dia all’oste che decanta la bontà del suo vino. Quanto più i Mantelli d’Italia strillano alte le loro Verità tanto meno ogni persona di comune buon senso sarà disposta a prestar loro credito. E degli 836 suoi firmatari, da me ad uno ad uno contattati per un civile e legittimo contraddittorio, già incominciano le fughe e la sottrazione alle responsabilità per l’atto firmato, o la conclamata superficialità della firma concessa.

* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


martedì, giugno 05, 2007

Replica a Brunello Mantelli: et si omnes ego non

Versione 1.2

Leggo qui in rete alla pagina: ilCronista.org - Lettere quanto ivi si trova. Avvalendomi degli stessi diritti del prof. Mantelli mi rivolgo, come parte lesa controinteressata, al direttore Scotuzzi perché pubblichi la mia replica al testo Mantelli. Ricordo la mia personale posizione in ordine ad una polemica che è bene seguire in tutti i suoi svolgimenti. Si tratta dei cascami di una guerra civile che ha diviso il nostro paese dall’8 settemre 1943 e che ancora oggi si vuole resti diviso. La faccenda Faurisson e simili rinvia ad un problema storiografico di carattere generale, la sui serena discussione è impedita da interessi politici ed economici legati allo stato di Israele. È del tutto strumentale, terroristico e disonesto tacciare di “antisemitismo” ogni legittima e possibile critica ad opinabilissime operazioni pratiche e manifesti pseudoculturali. La mia lettera si trova al link: Lettere: 5 giugno che ha il seguente contenuto, con alcuni lievi errori di forma che invece correggo in questo post.

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Egregio Signor Scotuzzi,
Direttore de ilCronista.org

Leggo l’invito a lei rivolto dal prof. Brunello Mantelli dell’Università di Torino. Ad esso di seguito osservo:

Sto conducendo una ricerca tramite motore Google consistente nel semplice inserimento dei nomi di ognuno degli 862 firmatari della Lista Mantelli. Se così facendo ne trovo l’indirizzo email, questo viene da me inserito in una Mailing List appositamente formata per inviare ad ognuno di essi una Lettera aperta ancora in fase di redazione ed un invito al contraddittorio sulla parola da essi ad altri negata e sul corrispondente diritto all’ascolto di quanti a quella parola erano interessati. La libertà degli uni e degli altri è stata negata non solo dagli 862 firmatari pro Mantelli, ma da un vero e proprio assalto squadristico di stampo fascista ad opera di gruppi di sedicenti ebrei venuti in Teramo da Roma. Sono in corso indagini di polizia giudiziaria alle quali interamente mi rimetto. Dalla mia ricerca in itinere risulta finora una netta caratterizzazione ebraica della maggior parte dei Firmatari del Progetto Mantelli. A scrivere sciocchezze oltre che ignorare i fondamenti della nostra costituzione a me pare sia il prof. Brunello Mantelli dell’Università di Torino.

Che tutta la manovra possa essere definita lobbystica, se non peggio, risulta dal contenuto oggettivo della lettera-appello Mantelli, dove un gruppo promotore di docenti torinesi si ingerisce nell’attività didattica e culturale dell’Università di Teramo, vulnerando gravemente l’autonomia di quella università e pretendendo addirittura di determinare i contenuti delle altrui attività seminariali (leggi: “contestualmente proponiamo al MIUR, all’Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche di rendersi disponibili ad organizzare a Teramo un seminario”).

Esistono a fronte della Lista Mantelli altri due appelli, che hanno avuto centinaia e centinaia di firme, più responsabili e meditate di quelle raccolte in 12 giorni da Brunello Mantelli, attraverso siti come “Un cuore per Israele” e simili: a) una raccolta precedente il 18 maggio volta a rivendicare il rispetto degli artt. 21 (libertà di pensiero e sua manifestazione con ogni mezzo) e 33 (libertà di ricerca ed insegnamento); b) altra raccolta successiva al 18 maggio e costitutiva di un "Comitato permanente contro la repressione della libertà di parola", che ogni giorno raccoglie nuove adesioni via via che diventa noto come in Teramo vi sia stato un vero e proprio assalto squadristico, di stampo fascista, per impedire in luogo pubblico e privato ogni manifestazione dell’altrui pensiero.

La prego di porre attenzione sulle differenze sostanziali delle contrapposte liste di firmatari: gli uni rivendicano il rispetto delle garanzie costituzionali (art. 21 e 31) sancite per tutti, mentre gli altri (Lista Mantelli) tendono invece a negare a determinati cittadini (compreso il sottoscritto) l’esercizio di quegli stessi diritti: giuridica la prima condotta, antigiuridica la seconda, firmata da 862 persone che forse non si rendevano ben conto della lesione degli altrui diritti, firmando quanto ad essi proposto dal prof. Mantelli.

In questi stessi giorni in Inghilterra la stragrande maggioranza dei docenti universitari inglesi, dopo analogo pronunciamento della categoria dei giornalisti, si dissocia nettamente dalla politica del governo israeliano e decide misure di contrasto, negando espressamente la fin troppo abusata equiparazione fra antisemitismo e posizione antisraeliana.

A mio avviso, non è dubbio che ciascuno degli 862 firmatari della “lobby sionista”, o come la si voglia altrimenti chiamare, abbia posto in essere una condotta contraria alla lettera ed allo spirito della nostra costituzione.

Pertanto la prego, allo stesso titolo con cui analoga richiesta le rivolge il prof. Brunello di Torino, di dare notizia di questa mia Lettera e dell’ampio testo che vado preparando come ricerca su fonti pubbliche relativa ai singoli firmatari delle Lista Mantelli e ad essi rivolta. Sottolineo che si tratta di testo in progress, da considerare come una Bozza di testo non definitivo.

Antonio Caracciolo
Professore Ricercatore di Filosofia del Diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma La Sapienza (= parere espresso ex cathedra).

Link del post in progress rivolto agli 862 Mantelliani:
Lettera di Uno agli 862
Link:
Comunicato dell’ANPI sugli assalti squadristici fascisti di Teramo, di cui mi giunge or ora notizia che sia stata fatta apologia nel corso di manifestazione celebrativa svoltasi in Torino.
Link:
Costituzione del Comitato contro la repressione della libertà di parola

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In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


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