sabato, maggio 12, 2007

Family Day: un giorno da non dimenticare

Creato l’12.5.97
Modificato il 13.5.97
in Blogger
versione 1.5

Tutto lascia pensare che questa giornata resterà nella memoria collettiva degli italiani. A chi ha appena un poco di memoria e di discernimento oltre che la necessaria onestà intellettuale non possono sfuggire i termini essenziali dello scontro in atto. Dico “scontro” perché non vi è dubbio che di questo si tratti benché non pochi bacchettoni che si barcameno di qua e di là abbiano paura a riconoscerlo. Il termine “paura” è stato usato dal Gavino Pezzotta, che dismessi i panni del sindacalista al quale ci aveva abituati, ha ormai indossato la divisa di un luogotenente del cardinale Ruffo, oggi redivido in monsignor Bagnasco, appena succeduto a Camillo Ruini, il cui nome evoca le “rovine” alle quali dovremo presto abituarci. Pezzotta intendeva riferirsi all’invito di Giovanni Paolo II a non aver paura nel sostenere le sante cause della santa chiesa. Non essendo relativisti né Pezzotta né il papa polacco e tanto meno adesso il papa tedesco sono sfiorati dal dubbio che l’invito possa essere da altri accolto e letto in senso diametralmente opposto. Come “laico liberale”, terminologia fastidiosa che mi trovo costretto ad usare in mancanza di meglio, mi ero posto fino adesso in un atteggiamento di civile rispetto verso chi faceva professione di cattolicesimo. Ciò non è servito a nulla, ma è stato interpretato come una debolezza. Di fronte non già a delle minacce, ma a veri e propri attentati al sistema delle libertà civili di questi ultimi trent’anni, ognuno deve adesso assumersi le proprie responsabilità e decidere da quale parte del fronte stare. I giornali cartacei ed online oltre che le televisioni danno ampio risalto alle due manifestazioni che si svolgeranno in Roma questo pomeriggio. Anche io sarò ad una delle due: quella che con minori risorse finanziare è stata indetta nelle ultime settimane a piazza Navona. In questo post, a mo’ di archivio storico, raccoglierò tutte le notizie che mi sembreranno meritevoli di venir ricordate. Ognuna di esse avrà il valore aggiunto di un mio commento, che potrà anche essere radicalmente rivisto. Appositi links interni agevoleranno la loro consultazione. Chi vorrà lasciare commenti significativi non troverà il mio contraddittorio. Mi riservo piena libertà sulla titolazione degli articoli, che sarà già l’inizio del mio commento. Il titolo originale lo si otterrà clicclando sul link.

Sommario: 1. Manifestazioni contrapposte. – 2. L’apparato organizzativo. – 3. Il futuro dipinto da Savino Pezzotta. – 4. A chi la piazza?. – 5. Il cervello mai usato di Calderoli. – 6.



1.
Manifestazioni contrapposte

Le tendenze della stampa sono state finora orientate a dare notizia della sola manifestazione di san Giovanni in Laterano, omettendo di dare notizia dell’altra. È un modo di fare pubblicità a favore dell’una, cercando di sabotare l’altra. Sull’indipendenza e l’oggettività del sistema dell’informazione nessuno si fa soverchie illusioni. Tuttavia, è difficile ignorare del tutto l’esistenza di un’altra manifestazione in piazza Navona, sia che la si voglia svalutare come una contromanifestazione sia che invece la consideri legittima e necessaria per un’estrema difesa di libertà che vengono svendute sotto banco dai tanti parlamentari di ogni partito che sono accorsi proprio sotto il palco del Family Day. Proprio di questo si tratta: di una svendita dei diritti dei cittadini conquistati in quel lontano 12 maggio 1974, quando il 70 per cento degli italiani disse no al potere clericale, confermando l’istituzione del divorzio nella legislazione italiana. Giova ricordare che l’istituto del referendum abrogativo, previsto nella costituzione e mai attuato fino a quel momento, fu approvato con legge di attuazione proprio in previsione del fatto che il fedele popolo cattolico d’Italia avrebbe certamente abolito il divorzio. Ma il popolo italiano si dimostrò allora più avanzato e progressista dei suoi parlamentari. Oggi i tempi sono mutati e il papa può annunciare dal Brasile le sue prossime mosse, che potranno essere tanto più efficaci tenendo sotto silenzio il popolo italiano del 12 maggio 1974 e lavorando sott’acqua. La scaramuccia iniziale verte già sulle patenti di legittimazione verso l’uno o l’altra delle due manifestazioni. I politici che vogliono raccogliere voti dall’una e dall’altra parte si barcamenano in modo quanto mai penoso. Da questa ambiguità non difficile da smascherare, la democrazia forse ne trarrà beneficio se l’evento toglierà credibilità ad un ceto politico ormai non più all’altezza dei tempi e stimolerà la ricerca di nuove aggregazioni politiche e forme di partecipazione.

Torna al Sommario


Ciò che impressiona non sono le fragili ragioni del Family Day, ma il formidabile apparato organizzativo ed i mezzi finanziari di cui dispone. Le ragioni del Family Day sono inversamente proporzionali all’indubbia consistenza della mobilitazione. Come militante di Forza Italia mi dispiace apprendere che Berlusconi abbia deciso di pendere verso chi in questo momento appare più forte allo stesso modo in cui si decise per la guerra in Iraq. Ma può essere che in piazza san Giovanni succeda come in Iraq: una lunga guerriglia di cui non si vede la fine. Anche questo articolo online del Sole24Ore sottolinea la contrapposizione con l’altra manifestazione di piazza Navona, alla quale fra poco io andrò interrompendo questa mia cronaca della giornata. Penso di scrivere nel mio piccolo una pagina di storia allo stesso modo in cui Tucidide era consapevole dell’importanza per il futuro di ciò che stava riportando ai posteri. Per fortuna, non sono io la sola fonte per questa giornata, ma la mia personale testimonianza, il mio rapportarmi ai fatti, il mio modo di giudicarli potrà essere visto come una testimonianza da protagonista. Continuerò nei prossimi giorni a raccogliere notizie ed a classificarle. L’articolo del Sole24Ore è criticabile perché qui non si tratta di avere “due modi di pensare la famiglia”, come l’articolista riporta. La famiglia, vecchia o nuova che sia, non è in contestazione, non è l’oggetto di un contendere fra due opposti schieramenti. Ciò che si impone alla nostra attenzione è il potere clericale sulla società italiana e la capacità di resistervi. Non occorreva aspettare il progetto sui DICO per scendere in piazza ad occuparsi della famiglia, i cui problemi sono molto più complessi di quello che gli organizzatori forse immaginano. Se dipendesse da me, boccerei gli organizzatori del Family Day per il loro chiaro intento strumentale. Le contraddizioni potranno scoppiare da sole, appena dalle vuote declamazioni di vuoti modelli di famiglia si passerà, se mai si passerà a misure concrete per risolvere il disagio e la sofferenza delle famiglie italiane, dove alcune famiglie si scoprirà che sono più famiglie delle altre. Dubito che le compatibilità finanziarie consentano poco più di qualche elargizione risibile. Resta nascosta sotto la cenere quella lotta di classe che i veteromarxisti hanno dovuto accantonare. A stuzzicare troppo il dormiente temo che possa risorgere più violenta di prima. Sarà anche più disperata senza una spiegazione del perché dell’ineguaglianza naturale, morale e politica tanto degli individui quanto delle famiglie nelle quali vivono. Se le famiglie non sono tutte inquadrate nel “non preoccupatevi di cosa mangerete” del messaggio evangelico e resteranno deluse dal governo, potrebbero chiedersi quanto costa alle tasche loro ed a quella degli “infedeli” la loro Chiesa. Ho sentito un padre di famiglia giovanneo prendersela con i single dal punto di vista fiscale: i single dovrebbero venire tassati per nutrire i figli che non hanno! Mi pare che già paghino tre volte di più, ma è un aspetto su cui occorre far chiarezza. Sono rimasto assai sgradevolmente impressionato dal livello culturale e spirituale degli intervistati presenti nelle moderne masse sanfediste: la Trinità come Giuseppe, Maria ed il Bambinello! In ogni intervistato affiora poi il livore contro forme ritenute non regolari di famiglia. È una dimostrazione del fatto che da qualcuno sono stati montati come il cardinale Ruffo faceva con le bande calabresi dell’inizio del XIX secolo. Da allora la Chiesa – come ha giustamente rilevato il comico Rivera – non si è evoluta di molto.

Torna al Sommario

3.

Cliccando sui video di Rainews è possibile ascoltare e vedere una serie di testimonianza delle due manifestazioni. Non vi è dubbio che in fatto di numeri e di mobilitazione la manifestazione di san Giovanni abbia una superiorità schiacciante. Se però si guarda non ai numeri, che sono certamente importanti in termini elettorali, ma agli argomenti ed alle ragioni della civiltà, della laicità, della giustizia o della carità, i rapporti si invertono. La manifestazione di piazza Navona era inclusiva di tutti i possibili diritti dei convocati di san Giovanni, mentre quest’ultima era volta ad escludere i diversi da ogni diritto ed ha trovato tutta la sua ragione d’essere nell’odio e nel livore contro le poche migliaia di piazza Navona. Qui a mio avviso si trovavano i deboli, gli indifesi, gli emarginati, i senza santi in paradiso. Io ho portato la mia tessera di partito (Forza Italia) in questa piazza e non in quell’altra: una tessera ad un partito comandato dalla costituzione, non ad un partito dell’eversione violenta di un ceto politico tanto inetto quanto servile. Berlusconi è uomo abbastanza intelligente per capire che l’aggregazione che lui ha potuto creare nelle circostanze emerse dalla rivoluzione di Mani Pulite non è una sua proprietà personale. Fra non molti anni dovrà uscire di scena e già da adesso si è scatenata la lotta fra i colonnelli candidati alla successione, come se iscritti ed elettori fossero buoi con l’anello al naso. Il partito nuovo che sarà, se sarà, potrà avere senso se democratico nel senso dell’art. 49 della costituzione. Gli uomini della libertà credono tanto poco nella libertà e nella democrazia quanto più forte ne gridano il nome e se ne riempiono la bocca. L’invocare il diritto della chiesa a scendere in piazza ed a mobilitare le moderne masse sanfediste comporta anche il contrapposto diritto di poter contrastare una progettualità politica ben riconoscibile dietro i paternoster e gli inni allo Spirito Santo. Al tempo stesso non si può riconoscere ai Bagnasco il pieno diritto di sparare i suoi spirituali proiettile e pretendere che dall’altra parte si alzi bandiera bianca. I politici presenti in san Giovanni hanno di fatto inteso consegnare il paese nelle mani del clero in cambio del voto cattolico.

Torna al Sommario

Non si superano facilmente le deformazioni professionali. Dopo la mobilitazione di piazza, l’ex sindacalista Pezzotta chiede per conto del Vaticano la definitiva cancellazione dei DICO. Sarà solo la prima tappa: c’è da scommetterci. Intanto, Casini e Buttiglione litigano su chi deve essere il padrone della piazza. Vi è da sperare che l’indubbia deriva clericale scompagini tutti i ragguppamenti politici esistenti per riaggregarli secondo valori di laicità e di indipendenza dello Stato. Forse così una gran parte dei cittadini, ad incominciare da quelli del Family Day, si accorgerà di quanta parte delle risorse pubbliche vengano drenate proprio da quel clero che così pesantemente sta condizionando la politica italiana. Ben oltre il 90 per cento degli italiani avevano votato per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Ma questo hanno disatteso in mod spudorato il pronunciamento popolare per decuplicare i loro finanziamenti. Ciò non ha consentito ai cittadini una maggiore partecipazioni ai meccanismi interni dei processi decisionali dei partiti. Al contrario si è aumentato il divario, il divorzio fra cittadini e burocrazie dei partiti. Ciò spiega in parte l’accresciuto potere del clero. In assenza di vere e proprie aggregazioni politiche la rete delle 26.000 parrocchie funge da dispensario elettorale. Per un deputato poter essere eletto è questione di vita o di morte: è questa l’angusta concezione della politica che è propria di un parlamentare di professione, che en passant dispone già come privilegio di quei diritti che si negano ai cittadini proprio durante il Family Day, al quale così ardentemente si sono affollati. Coerenza e pudore vorrebbe che dunque incominciassero a privarsi di quei diritti di cui godono e che sono compresi nel progetto sui DICO. Ma il comune senso del pudore è l’ultima cosa che possiamo trovare nei nostri rappresentanti al parlamento. In tutto questo mi chiedo quali carte pensi di poter giocare il caro Silvio. Non ho il suo acume politico, ma se corrisponde al vero che la sua carta segreta, il suo asso nella manica sarebbe Michela Brambilla, io trasecolo. Probabilmente vengo dalla luna ma un personaggio così improbabile che pretendesse di guidare non solo Forza Italia, ma addirittura il partito unico, ci farebbe fuggire tutti in massa. Non saranno le gambe nude di Michela ad aggregare tanti militanti in cerca di un partito e tanto meno la sua lingua da commerciante a fornire quei lumi che ci servono davanti alla durezza dei tempi e la complessità crescente della società. Per la prima volta mi viene il dubbio che l’astro di Berlusconi volga al suo declino. Non credo che possa essere rimpiazzato da Fini che sempre più mi appare un opportunista oltre che il filosofo delle ovvietà.


In genere non mi diverto ad ascoltare barzellette o satire di personaggi. Mi è parsa però felicemente indovinata una che tento di riassumere: sono in vendita il cervello di Einstein, di Beethoven e di Calderoli il padano. Quello di Einstein al prezzo di 1000, di Beethoven al prezzo di 500, ma quello di Calderoli a 2000. L’acquirente chiede stupito il perché di una così vistosa differenza di prezzo. Viene data la seguente risposta: il cervello di Calderoli vale di più perché non è mai stato usato. Chi legge la cronaca al link sopra indicato, si convincerà che non si tratta di sola satira. Quanto poi alle altre dichiarazioni, e soprattutto quello di Bondi, vi è di che allarmarsi perché si tratta del sacrificio dei diritti di una minoranza ai furori integralisti del clero cattolico. È come se i politici italiani offrissero al rogo gli eretici domandati dall’Inquisizione. Lo si è fatto in passato in un senso vero e proprio. Non ci si accorge che la storia mutatis mutandis si ripete anche oggi. Vi è di che allarmarsi. Le forme della violenza istituzionale e confessionale superano di gran lunga la violenza rudimentale e terroristica degli anni di piombo. Quella grande mente che è Calderoli il Padano ha misurato il termini quantitativi la consistenza delle due manifestazioni. L’esito era scontato considerando il lavoro organizzativo che vi è stato dietro. Se però occorreva una prova tangibile che rivelasse i contrapposti fronti e schieramenti, il Family Day ha svolto il suo servizio. La battaglia sui DICO potrà pure essere persa, ma è da augurarsi che ciò serva a far acquistare consapevolezza a quanti in questo paese si sappiano riconoscere fra di loro gli autentici laici e liberali, isolando gli impostori. Un vecchio proverbio dice: non tutto il male vien per nuocere. La dichiarazioni rilasciata da Sandro Bondi, posto da Berlusconi alla guida dell3apparato burocratico del partito, mi fa sorgere forte il dubbio che a parlare sia un liberale. Probabilmente Forza Italia può attribuirsi la nomea di partito liberale proprio perché i liberali sono una specie in estinzione e nessuno ne può rivendicare il nome e l’eredità. Quanto alla pretesa convivenza di cattolici e laici, ovvero di cattolici e liberali dentro Forza Italia è affermazione quanto mai arbitraria. Con il Family Day i dirigenti del partito, Berlusconi in testa, hanno fatto pericolosamente scivolare in partito verso una caratterizzazione decisamente clericale ed antiliberale. La dichiarazione rilasciata da Fini mi sembra più adatta ad un questurino che ad un uomo di Stato.