venerdì, giugno 03, 2011

“Proclama alla Nazione”: Comunicato N° 1

Index – Precedente ↔ Successivo
Il possibile dell’impossibile
- “Proclama alla Nazione” -
Comunicato No. 1

Ebbene sì… Miei Cari Partecipanti al Primo Convegno di Roma dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”. Ci siamo riusciti!

Il 28 Maggio scorso, infatti, contro ogni pensabile o concepibile predizione, previsione o pronostico, ogni possibile o immaginabile speranza ed ogni augurabile o auspicabile attesa, siamo riusciti a riunire da tutta l’Italia (71 presenze, di cui 16 donne) ed a mettere assieme, attorno allo stesso tavolo, l’insieme delle componenti della società civile e politica italiana (dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro, la destra, la sinistra, il centro-destra ed il centro-sinistra, senza contare i non politicizzati). E discutendo francamente e pacatamente sul come potere fare per riuscire a riacquisire la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, culturale e militare per il nostro Popolo-Nazione, abbiamo posto la prima pietra dell’immancabile e futuro affrancamento del nostro Stato dalla tutela straniera, in attesa di potere realizzare l’urgente ed indispensabile ricostruzione del tessuto connettivo della nostra Nazione.

Siamo riusciti in quell’impresa ufficialmente impossibile, poiché – senza dovere per nulla rinunciare alle nostre singole sensibilità, idee o punti di vista, né rinnegare le nostre convinzioni, né rimettere in discussione le nostre particolari adesioni o collocazioni politiche o partitiche – abbiamo capito che le idee particolari di ognuno di noi favoriscono la divisione mentre gli obiettivi comuni da raggiungere tendono ad unire!

Una tale constatazione – anche se lapalissiana – ci ha fatto reciprocamente ed intimamente riscoprire che la Nazione, di sé per sé, può aggregare, incorporare ed inglobare qualsiasi Fazione; mentre, nessuna Fazione (anche la più numerosa, la più ideologicamente o politicamente affine o affiatata e la meglio organizzata), non è mai interamente in grado di rappresentare, rimpiazzare o surrogare – se non con l’inganno, la violenza, la sopraffazione e/o la tirannia – l’intera Nazione.

Con il nostro Convegno, insomma, siamo riusciti a realizzare ciò che nessun altro negli ultimi 66 anni è mai riuscito a fare, in quanto – animati dalla nostra personale curiosità, incoraggiati dalla nostra individuale intelligenza e sostenuti dalla nostra ferma ed irremovibile volontà di tentare di trovare una qualunque soluzione al problema della sudditanza dell’Italia da potenze straniere – abbiamo aperto i nostri cuori ed avuto il coraggio civile e politico di dialogare serenamente con qualsiasi interlocutore presente.

Inoltre, accettando vicendevolmente e momentaneamente di depositare al “guardaroba” le nostre rispettive ideologie ed i nostri specifici interessi di parte – non abbiamo soltanto sfatato e rimesso in discussione ogni possibile remora, preconcetto e tabù ufficialmente insormontabile, ma – abbiamo soprattutto avuto l’insperata opportunità e l’ambito privilegio di potere personalmente constatare ed accertare de visu che potevamo reciprocamente e fisicamente coesistere e stare formalmente bene assieme, per tentare collettivamente di liberarci dall’anacronistica ed umiliante “gabbia” che gli USA ci hanno fino ad ora riservato ed, allo stesso tempo, riscoprire l’irrinunciabile gusto per i valori fondamentali della vita che sono la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità.

Tre, in sintesi, sono stati i principali ed indiscutibili successi del nostro primo incontro:
  1. Il 28 Maggio 2011 – forse, senza volerlo e senza saperlo o, magari, senza neanche accorgercene o rendercene conto – abbiamo direttamente o indirettamente contribuito a chiudere una tragica e funesta pagina della nostra Storia e ad aprirne un’altra, determinando contemporaneamente ed implicitamente la fine, in Italia, sia della Seconda guerra mondiale che della Guerra civile;
  2. Abbiamo ugualmente ridato vita all’antico ed efficace modo di fare politica, dimostrando che – al di là dei nostri particolarismi ideologici o politici e delle nostre singolari o peculiari visioni della vita e della Storia – è senz’altro possibile perseguire l’interesse generale della nostra società;
  3. Abbiamo altresì trasmesso un segnale forte al resto della popolazione italiana, affinché, a partire da oggi, possa chiaramente discernere e facilmente identificare – grazie all’indelebile ed invalicabile linea di demarcazione che abbiamo idealmente e preventivamente tracciato con il nostro “Proclama alla Nazione” – quali sono i politici italiani (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, oltre a governare o gestire la nostra Nazione per conto terzi, vorrebbero continuare a mantenere il nostro Popolo-Nazione ed il nostro Stato sotto tutela straniera e quali sono quelli (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra) che, invece – non solo rifiutano apertamente la perpetuazione sine die di una tale inaccettabile ed insopportabile situazione, ma – sono individualmente, collettivamente e fermamente pronti a battersi, con tutti mezzi civili e legali di cui potremo usufruire, per cercare di restituire al nostro Paese la sua indispensabile ed inalienabile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare.

I successi elencati, però – anche se inoppugnabili ed incontrovertibili – non debbono assolutamente e vanamente inorgoglirci, né spingerci a facili e velleitarie conclusioni.

Intendiamoci, dal 28 Maggio ad oggi, numerose e significative sono state le nuove adesioni al nostro “Proclama” e ugualmente molteplici e qualificati i consensi, i plausi e gli incoraggiamenti.

Tuttavia, questi ultimi ed ulteriori successi non ci debbono far dimenticare che il cammino che ancora saremo costretti a percorrere sulla difficile e tortuosa strada della futura liberazione della nostra Patria, non è affatto in discesa. Al contrario, come ne eravamo coscienti sin dal primo giorno, continuerà, ancora per un certo tempo, a presentarsi arduo, disagevole e sicuramente problematico, complicato ed irto di molteplici e tuttora ignoti ed imponderabili ostacoli.

Tenendo conto della determinazione con la quale ognuno di noi ha compiuto il primo passo di questa avventura, sono certo che saremo ugualmente in grado di scalare altre vette “impossibili”.

Come ricordate, ognuno di noi, a Roma, alla fine dei lavori del nostro Primo Convegno, si è impegnato a portare la sua “pietra” al cantiere di questa comune iniziativa.

La nostra idea di progetto, non essendo un partito in formazione, né una nuova organizzazione politica per fini partitici o elettorali, ma un semplice movimento di opinione, va da sé che, al suo interno, non ci siano né “capi” e né “code”, ma solo ed unicamente dei collaboratori paritetici che di comune accordo – pur accettando di farsi praticamente coordinare da un centro di ricevimento e di smistamento logistico delle proposte – si autogovernano direttamente.

In altre parole, ognuno è il “Capo” di sé stesso e della gente che riuscirà ad aggregare.

Questo vuole dire che ognuno di noi – senza dovere ricevere nessun mandato formale da terze persone o essere incaricato di un compito da un altro componente della nostra assemblea – sceglie liberamente e responsabilmente la mansione, la funzione o il lavoro che intende svolgere e che, allo stesso tempo, meglio si addice alla sua natura, alla sua predisposizione e/o alla sua capacità e competenza personale e professionale. E dopo averlo motivato, lo comunica, per mail, al nostro centro raccolta dati: proclamaitalia@gmail.com

Quando l’insieme dei dati saranno stati raccolti ed ordinati, questi ultimi saranno messi alla disposizione dell’insieme dei partecipanti del Primo Convegno che, a loro volta, potranno agevolmente scegliere con chi collaborare più strettamente e più efficacemente, affinché ognuno di noi possa più comodamente situarsi, nonché raggruppare e massimizzare i suoi sforzi con coloro che sono più affini al settore nel quale ognuno di noi ha scelto di operare.

Contemporaneamente, ogni partecipante al Primo Convegno nazionale dei sottoscrittori del “Proclama alla Nazione”, essendo per antonomasia il referente ufficiale e provvisorio di questa iniziativa sul suo territorio, si impegnerà a realizzare, in riduzione ortogonale, nella sua regione o provincia o città, ciò che è stato realizzato a livello nazionale. Ed, oltre a propagandare l’iniziativa, cercherà ugualmente di riunire, su base locale, le diverse componenti della società civile e politica (di destra di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema-destra e di estrema-sinistra), a partire dagli stessi criteri organizzativi e dal medesimo minimo comune denominatore che abbiamo adottato per la prima riunione di Roma e che figura, in bella vista ed a chiare lettere, sul testo del nostro “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Questo slogan che ha permesso i nostri primi successi, deve essere sistematicamente ed instancabilmente diffuso e ripetuto fino alla nausea, sia per richiamare l’attenzione dell’uomo della strada, sia per attirare ed aggregare coloro che vi si riconoscono o vi si identificano, sia per organizzare e compattare tutti coloro che sono disposti a battersi per il significato ed il senso sostanziale di questa nobile causa.

Insomma, deve rappresentare, nei confronti del Sistema che ci opprime, la goccia che scava la pietra (gutta cavat lapidem)!

Avanti, dunque, mie Care Amiche e miei Cari Amici del “Proclama alla Nazione” a realizzare fattivamente e tangibilmente sul terreno, ed ognuno nel suo campo di preferenza e di competenza, quanto ci siamo reciprocamente ripromessi di concretizzare, seguendo le linee direttrici fondamentali che, tutti assieme, abbiamo comunemente ideato e tracciato.

Il tutto, con sagacia, pazienza e tanta perseveranza. Fino alla vittoria finale.

Ad Maiora!

Roma, 2 Giugno 2011
Alberto B. Mariantoni

giovedì, giugno 02, 2011

Prima Riunione dei Sottosscrittori del “Proclama alla Nazione”: Discorso introduttivo ai lavori, svoltosi in Roma, in data 28 Maggio 2011

Index – Precedente ↔ Successivo


Prima riunione dei sottoscrittori del
“Proclama alla Nazione”
- Roma 28.05.2011 - discorso introduttivo


Carissime sottoscrittrici e Carissimi sottoscrittori del “Proclama alla Nazione” e graditi ospiti.

Permettetemi, innanzitutto, di porgervi il mio benvenuto e quello di tutti coloro che, insieme a me, hanno contribuito a mettere a punto il quadro logistico ed organizzativo di questa prima riunione.

Alcuni di voi, in privato, mi hanno rimproverato un eccessivo utilizzo delle norme di sicurezza che ho preferito adottare per la nostra riunione di oggi.

Come sottolinea Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, alias Oscar Wilde (1854-1900), “Experience is the name we give to our mistakes” (l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori). E siccome di errori, nella mia vita, credo di averne già commesso abbastanza, in questa occasione, per avere la certezza di poter realmente garantire la tranquillità e la sicurezza di ogni partecipante, ho fatto in modo che il luogo dell’incontro, fino all’ultimo istante, fossi soltanto io a conoscerlo.

Inoltre, non dimentichiamo con chi abbiamo ed avremo a che fare in un prossimo futuro, per tentare di liberarci dalla colonizzazione che ci opprime da 66 anni: i più grandi delinquenti che la Storia ha fino ad ora conosciuto! Coloro, cioè, che – nel corso della storia – non hanno esitato a sterminare 85 Nazioni Pellerossa (all’incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla!); a far morire di fame e di stenti 4 milioni di Neri, su 7 milioni deportati dall’Africa; a mettere sul lastrico ed a distruggere – nel 1929, in occasione dell’allora crash borsistico di Wall-Street – l’esistenza di infinite moltitudini di artigiani, piccoli commercianti e contadini, lasciando disinvoltamente che all’incirca 10 milioni di loro, morissero letteralmente di fame e di privazioni; a cancellare dalla faccia della Terra, con il fuoco atomico, le popolazioni di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti); senza contare gli oltre 3.500.000 civili spazzati via dai loro terrificanti ed impietosi raid aerei sui diversi Paesi europei, durante l Seconda guerra mondiale; ad utilizzare, soli nel mondo, contro i loro nemici, la totalità delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche, etc.) che esistono a tutt’oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio “impoverito” (sic!); a massacrare cinicamente almeno 2 milioni di Coreani del Nord, di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani, almeno 250 mila Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991), di centinaia di migliaia di Afghani, senza contare i Serbi, i Somali, i Sudanesi, i Filippini, i Cubani, i Nicaraguensi, i Costaricani, i Panamensi, gli Haitiani, i Colombiani, i Messicani, i Domenicani, etc.; a far morire, tra il 1991 ed il 2003, per malnutrizione e mancanza di medicine, più di 500.000 bambini iracheni; a sterminare vigliaccamente, in questo stesso momento in cui vi parlo, le popolazioni civili della Tripolitania, il cui solo torto è di essere rimaste fedeli a Gheddafi.

Quindi, se permettete, con certa gente, ho preferito adottare l’adagio: meglio prevenire che “curare”!

E veniamo a noi.

Se, oggi, siamo riuniti in questa sala, significa che ognuno di noi – con lo spirito e le motivazioni personali e peculiari che sono le sue – si è comunque riconosciuto nel principale slogan del “Proclama”: Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, per l’Europa e per il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

Ho parlato di spirito e di motivazioni, per due ragioni principali:
  • la prima, avente come riferimento il nostro spirito particolare, è che – come affermava Gaston Bachelard (1884-1962) – “L’esprit n’est jamais jeune... car il a l’âge de ses préjugés” – Lo spirito non è mai giovane, poiché ha l’étà dei suoi pregiudizi” (La formation de l’esprit scientifique – ed. Vrin, Paris, 1965, pag. 14);
  • la seconda, avente come riferimento le nostre rispettive motivazioni, è che – come giustamente sottolineavano i nostri antenati Latini – “quot homines, tot sententiae”, “ogni uomo, un punto di vista”.
Ed è naturale che così sia o possa essere, in quanto ognuno di noi – come la totalità degli altri all’incirca 6 o 7 miliardi di abitanti del Pianeta Terra – è e resta unico, originale, irripetibile. E complementare, come spesso sottolineo, se è ugualmente intelligente.

La nostra intelligenza, visto che abbiamo deciso di riunirci, non mi sembra che possa fare oggetto di una qualsiasi ombra di dubbio. Come sappiamo, infatti – al di là delle nostre rispettive storie personali, delle nostre individuali preferenze politiche o partitiche o religiose, dei nostri specifici punti di vista e delle nostre distinte e variegate “fisse” ideologiche o dottrinali – abbiamo comunque accettato di incontrarci e di guardaci reciprocamente nel bianco degli occhi. In modo particolare, per cercare vicendevolmente di verificare – piuttosto che continuare, ognun per sé, nel suo specifico angolino, a dovere invariabilmente constatare l’impotenza individuale e collettiva dei membri della nostra società – se è possibile fare qualcosa, tutti assieme, per tentare di riacquisire quella Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare che l’Italia e l’Europa hanno praticamente perduto da 66 anni.

In altre parole, se abbiamo accettato di riunirci, lo abbiamo esclusivamente fatto, poiché ci siamo improvvisamente resi conto di essere tutti prigionieri della medesima “gabbia”. Ivi compresi coloro che, fino alla recente guerra contro la Libia, erano intimamente convinti (o, per lo meno, presupponevano o congetturavano o speravano) che l’Italia fosse uno Stato libero, indipendente e sovrano!

Inutile cercare di “dipingere” il quadro della situazione italiana/europea, più foscamente di quanto, ogni giorno, ognuno di noi è già in grado da solo di constatare.

L’unica prerogativa nazionale ed internazionale che resta ai nostri Stati, è quella del loro Debito sovrano!

Come, nel suo tempo, venne sottolineato dal grande Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, alias Niccolò Machiavelli (1469-1527), due sono le prerogative del “Principe”:

1. Battere moneta;

2. Disporre del monopolio dell’esercizio della forza armata.

La prima prerogativa, con il Trattato di Maastricht, del Dicembre del 1991, i nostri Stati l’hanno delegata (anche se era già affidata alle rispettive Banche Centrali che altro non erano che delle banche private) alla Banca Centrale Europea (BCE): cioe’, ad un semplice “Istituto bancario privato” che è interamente controllato dalla Finanza cosmopolita internazionale.

La seconda prerogativa, i nostri Stati l’hanno completamente devoluta alla N.A.T.O. (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord): cioè, ad un organismo politico-militare sopranazionale, per giunta politicamente controllato e militarmente disciplinato dagli USA che, a loro volta, come sappiamo, obbediscono esclusivamente agli indicibili ed inconfessabili appetiti della suddetta Finanza internazionale.

Chi comanda, dunque, in Italia o in qualsiasi altro Stato della cosiddetta Unione europea?

Non parliamo della condizione di vera e propria colonia che è riservata al nostro Paese.

Volens, nolens, l’Italia, purtroppo, a 66 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continua ad essere una colonia statunitense.

La prova?

Per non annoiarvi, non vi rievocherò il ruolo di Massimo D’Alema, ex Segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra (PDS o ex PCI) e Presidente del Consiglio italiano dal 1998 al 2000 (21 Ottobre 1998/18 Dicembre 1999 e 22 Dicembre 1999/19 Aprile 2000), il cui più rimarchevole atto del suo Governo fu quello di andare a bombardare – per conto terzi – i suoi ex compagni della Serbia. Né vi parlerò degli interventi militari italiani, come Ascari degli USA, in Afghanistan (2001) ed in Iraq (2003).

Tre esempi recenti, però, li vorrei rapidamente evocare:

- il Ministro della Difesa La Russa, diversi mesi fa, dichiarava in televisione che il Governo stava studiando la maniera ed i tempi per ritirare progressivamente i nostri contingenti dall’Afghanistan. Passò da Milano il generale statunitense Petreus… E il medesimo Ministro, dopo due giorni, annunciò il rafforzamento dei nostri contingenti in quel Paese, con l’invio di 800 soldati supplementari.

- Il Governo italiano, nel 2009, sollecitò al Governo libico un Trattato di Amicizia e di Cooperazione nel quale si precisava che mai l’Italia avrebbe messo a disposizione delle basi sul suo territorio, per attaccare la Libia. Due, anni dopo, con la scusa della “Risoluzione 1973” dell’ONU, l’Italia, per prima cosa che cosa ha fatto? Ha messo a disposizione le sue basi, agli Usa, alla Francia ed alla Gran Bretagna.

- Venerdì 22 Aprile scorso, il Presidente del Consiglio sottolineava che i nostri aerei non stavano bombardando la Libia, ma stavano soltanto svolgendo opera di sostegno alla Forza NATO. Martedì 26 Aprile successivo, i nostri aerei hanno comunque iniziato ad effettuare bombardamenti “mirati” (sic!) sulla Libia.

Il tutto, ovviamente, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione che, al suo primo comma, recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Non parliamo delle più di 100 Basi ed installazioni logistiche e militari USA e NATO che, dal 1945, occupano parcelle importanti del nostro territorio nazionale con statuto extra-territoriale.

Per verificare se l’Italia è o non è una Colonia statunitense, chiedo ai presenti di domandare ai politici delle vostre rispettive circoscrizioni elettorali, notizie riguardanti questi accordi segreti:

a) - le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943;

b) - le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);

c) - il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;

d) - il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento);

e) – il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962);

f) – Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972;

g) - il ‘Memorandum d'intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995;

h) – Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001.

Questo, come sopra, in aperta e flagrante negazione, violazione ed infrazione degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che del Presidente della Repubblica.

Domanda, allora: chi comanda realmente in Italia? Gli Italiani o qualche potenza straniera che decide cosa dobbiamo fare e quando lo dobbiamo fare? Per giunta, il più delle volte, contro i nostri propri interessi!

Ma come, vi diranno i suddetti politici, “siamo alleati degli USA” e “facciamo parte della NATO”…

Tutto previsto, infatti: l’art. 11 della nostra Costituzione, questa volta nel suo secondo comma, ecco cosa recita “(L’Italia) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Un’altra domanda, allora: visto che siamo “alleati” sarebbe lecito sapere – senza per questo pretendere che siano delle agguerrite divisioni di paracadutisti o di lagunari, ma – quanti distaccamenti italiani della Guardia Forestale o dei Vigili del Fuoco o Vigili urbani sono attualmente acquartierati ed operativi sul territorio degli Stati Uniti? Nessuno!

Allora, per tentare di “addolcirvi la pillola”, i soliti politici per conto terzi di cui sopra, vi diranno che le Basi e le installazioni logistiche e militari USA e NATO sono fonte di guadagno (sic!) per il nostro Paese…

Niente di più falso!

Come è ben specificato alla pagina "B-10" dello "Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense" (rapporto sui contributi degli alleati alla difesa comune - il rapporto che viene consegnato ogni anno dal Segretario alla Difesa al Congresso degli Stati Uniti), l’Italia versa annualmente, al Governo di Washington, il diretto ed oneroso contributo di 366 milioni di dollari, per le "spese di stazionamento" delle forze d'occupazione americane! Senza contare le infinite e non quantificabili facilitazioni di ordine amministrativo e logistico che le medesime truppe statunitensi beneficiano correntemente nel nostro Paese.

Non bisogna meravigliarci, dunque, se l’Italia – non essendo, come abbiamo visto, realmente una Nazione libera, indipendente e sovrana – non abbia voce in capitolo, in nessun consesso internazionale.

Inutile, infatti, attendersi qualcosa da Bruxelles (l’Europa delle banche!) o dall’ONU che – sulla base della sua Carta costitutiva (firmata a San Francisco il 26 Giugno 1945, entrata in vigore, una prima volta, il 24 Ottobre 1945 e, dopo vari emendamenti, approvata definitivamente, il 12 Giugno 1968) ci considera tuttora – insieme alla Germania e al Giappone, ed agli altri Stati, allora, membri dell’Asse – uno “Stato nemico”, “momentaneamente ammesso” in quel consesso, come è facilmente ricavabile e desumibile dall’articolo 53, paragrafo 1 e 2, e dall’articolo 107 della medesima Carta.

Insomma, per concludere, mie Care Amiche e miei Cari Amici, se non siamo padroni dell’abitazione nella quale risediamo, potremmo essere in grado, tanto per fare un esempio banale, di cambiare la carta da parati o di ridipingere il colore delle persiane delle nostre finestre?

Inutile, dunque, sperare di potere realizzare delle riforme, nell’interesse dell’insieme dei cittadini italiani, visto che – fino ad ora – non ci sono riusciti, né Craxi, né D’Alema, né Dini, né Prodi, né Berlusconi. Né tanto meno, ci riusciranno i Pisapia, i Vendola o i De Magistris!

Vi sarei grato, quindi, se nel contesto di questo nostro Primo Convegno nazionale, per tentare di organizzarci ed incominciare ad essere davvero concreti ed efficaci, limitaste i vostri interventi, al leniniano “che fare”, nonché al “come farlo” ed al “quando incominciare a farlo”, per cercare di allargare orizzontalmente i consensi al “Proclama alla Nazione”, in forma molecolare ed esponenziale, in vista della futura lotta per la liberazione totale e non negoziabile della nostra Patria.

Il tutto, ovviamente, senza nessuna violenza, senza inutili fanatismi, senza estremismi e, soprattutto, senza nessuna velleità!

Grazie, per la vostra attenzione. A voi la parola.

Alberto B. Mariantoni

venerdì, maggio 27, 2011

Berlusconi da Obama: il servo che va dal padrone. - Dai ribelli libici alle brigate rosse: un’associazione di idee.


In questi giorni gli avversari di Berlusconi rivolgono la loro polemica politica, volta alla definitiva distruzione di Berlusconi, ad un episodio ampiamente pubblicizzato dai media e dagli stessi giudici, che in questo modo – se ve ne fosse bisogno – dimostrano la loro partigianeria. Ma noi che non ci prestiamo al gioco e non vogliamo essere menati per il naso, cerchiamo qui di trarre qualche riflessione dalla lezione dei fatti. Ho già detto che la mia fedeltà a Berlusconi è sostanzialmente cessata quando sento da lui la mattina che mai l’Italia sgancerà bombe sulla Libia, con la quale lo stesso Berlusconi aveva siglato e ratificato pochi mesi prima, o al massimo qualche anno prima, un vero e proprio trattato di amicizia, durato lo spazio di un mattino, prima di essere ignobilmente tradito e violato. A mezzogiorno giunge una telefonata dal “padrone” Obama. La sera l’Italia è pronta a sganciare le sue bombe sull’alleato libico, ai quali Berlusconi aveva perfino baciato la mano. A tutto c’è un limite e non esiste più patto di fedeltà con chi si dimostra fellone.

E adesso veniamo al G8. Gli avversari di Berlusconi, che mai, neppure questa volta, riescono a dimostrarsi migliore di lui, gioiscono ed inneggiano per la cattiva figura, anzi puerile e penosa figura, di Berlusconi che si è lamentato contro il “potere dei giudici”, i quali sarebbero a sentire costoro qualcosa che ha a che fare con lo Stato e non già la più potente corporazione di questo sgangerato paese che appunto uno Stato non ce l’ha, se per Stato si deve intendere come da Dottrina l’espressione dell’unità politica di un popolo, ormai ridotto a moltitudine dispersa e massa di consumatori governata dalle multinazionali. In Spagna, i ragazzi che si indignano (ma non basta indignarsi, occorre ribellarsi: speriamo lo capiscano in tempo utile) ha riletto Cartesio, reinterpretandolo in chiave moderna: penso dunque disturbo; consumo dunque esisto; non consumo dunque non esisto.

Seguiamo il discorso. Se Obama telefona a Berlusconi per dirgli che deve rimangiarsi quello che ha appena detto e che quindi deve sganciare bombe sulla Libia, non significa che l’Italia è serva e vassata degli Usa ed è tenuta all’obbedienza, appena il padrone comanda? E dunque al G8 cosa ha fatto Berlusconi se non informare il “padrone” Obama dei suoi problemi interni? Avrà chiesto la benevolenza del padrone, dopo essersi mostrato ubbidiente in una questione di non poco conto ed a tutto detrimento di quel popolo di idioti (di destra, di centro e di sinistra) che sarebbero gli italiani tutti, ridotti a servi senza dignità e senza onore, oltre che pezzenti e morti di fame, prossimi venturi? E che forse tutti gli altri politici di mestiere, lauti prebendari di regime, non sono andati tutti in processione in America e in Israele a fare professione di servilismo, anzi di “cupidigia di servilismo”, come già agli albori della Repubblica il vecchio Vittorio Emanuele Orlando aveva dipinto la nuova classe dirigente dell’Italia liberata?

E veniamo alla seconda parte del titolo di questo post: le brigate rosse ed i ribelli libici. Che c’azzecca questo accostamento? Provo a spiegare l’associazione di idee. Premesso che io per principio ritengo che mai si debba fare del male neppure ad una mosca, non posso non rilevare il coro unanime di condanna degli anni di piombo, quando vennero fatti omicidi politici e molte gambizzazioni di appartenenti ad una classe politica e dirigente cui venivano imputati i mali d’Italia. Se ora pensiamo ai ribelli libici al di là delle fragili bugie dei media, non pare dubbio che questa massa di ribaldi e criminali abbiano avuta armata la mano dai cugini francesi, inglesi e dal padrone americano. Per fare cosa? Per rovesciare un governo legittimo con il quale avevano appena concluso un trattato solenne di amicizia. In pratica, abbiamo avallato molto ma molto di più di quanto invece ancora oggi condanniamo quando si parla di Brigate Rosse e di Anni di Piombo.

La condotta politica non va a braccetto con la Logica e con l’Etica. La funzione della Propaganda di regime è proprio quella di non farci vedere le cose per quelle che sono e di convincerci la mattina di una cosa e la sera del suo contrario. Il nostro Imparzialissimo presidente della Repubblica, eletto da meno di un migliaio di Privilegiati che non rappresentano altro che se stessi, ha tenuto a dirci che noi non siamo in guerra con la Libia, basandosi sulla penosa foglia di fico di una risoluzione ONU che vale quando conviene a chi ha la forza e può disporre a suo piacimento delle “regole” del diritto internazionale. Basterebbe una semplicissima e rispettosissima obiezione. Basterebbe idelamente che il vento girasse un poco e che gli stessi missili, le stesse bombe, che noi indirizziamo e lasciamo cadere sul territorio e sulla gente di Libia, cadessero invece sulle nostre città, sui nostri paesi e sulle nostre teste. L’Imparzialissimo Presidente verrebbe ancora a dirci che non siamo in guerra?

giovedì, aprile 28, 2011

Di male in peggio: fine dell’Epoca berlusconiana


Post in elaborazione.

Non posso più seguire Berlusconi nei suoi continui cedimenti. Non riesco a capire e forse non saprò quali siano state le cause di un cedimento che ha sconfessato ciò il Presidente del Consiglio che aveva detto pochi giorni prima, cioè che non vi sarebbero stati bombardamenti sulla Libia. La formula per salvare ad un tempo il nostro onore ed i nostri interessi era assai semplice ed a portata di mano: negare l’uso delle basi militari e rispettare il trattato italo-libico che proprio lui aveva firmato. Fra di noi ci andiamo dicendo che deve aver subito forti e potenti ricatti, ma non possiamo sapere, non riusciamo a sapere di quale natura essi possano essere.

È non è a dire che se ci volgiamo alla cosiddetta Opposizione troviamo l’alternativa. È un intero ceto politico che ha tradito e disonorato il paese che dice di rappresentare e che non ha mai rappresentato. La situazione appare quanto mai disperata perché incombe ai cittadini che hanno ancora occhi per vedere e testa per pensare l’obbligo di un rimpiazzo di tutta il sistema di governo di questo paese. Non se ne hanno i mezzi e non si vede nulla all’orizzonte. E non sappiamo neppure quanto tempo abbiamo a disposizione prima del tracollo finale, se non ci siamo già dentro senza averne consapevolezza. Dice il proverbio: al peggio non c’è limite. Ed è difficile dire se abbiamo toccato il fondo o dobbiamo ancora scendere.

giovedì, marzo 24, 2011

Proclama alla Nazione: Ora o mai più!

Indice - Post Successivo
PROCLAMA ALLA NAZIONE: ORA O MAI PIÙ

Ora o mai più!


La prova provata che l’Italia, da 66 anni, non è (né può essere, né – nelle sue attuali condizioni – potrà mai diventarlo!) uno Stato indipendente e sovrano – e che il suo Governo (di destra, sinistra, centro… sarebbe la stessa cosa!), non è (né può essere) in grado di fare liberamente e degnamente gli interessi dei suoi amministrati (in quanto, oltre ad essere chiaramente in sottordine a quello degli USA, è invariabilmente ed incessantemente sotto ricatto ed autorità di Washington che tende puntualmente, arrogantemente e sfacciatamente ad intimargli cosa si debba o non si debba fare…) – l’abbiamo definitivamente avuta in concomitanza con la Crisi libica, tuttora in corso. Questo, nonostante l’Italia avesse un preciso e vincolante trattato di non aggresione e di cooperazione con la Libia, e che i nostri interessi politici, economici ed energetici consigliassero, quanto meno, di restare neutrali.


Tenuto conto di quanto sopra, e non potendo fare altrimenti, è pertanto indispensabile che, una volta per tutte, si possa fare chiarezza. E, per poterla realmente fare, è ugualmente vitale ed urgente che si possa – al di la delle idee di ciascuno e degli schieramenti ideologici, politici e partitici in cui ognuno si riconosce – tirare una precisa, indelebile ed invalicabile linea di demarcazione, tra tutti gli Italiani. Tra coloro, cioè, a cui, per un motivo o per un altro, sta bene la suddetta situazione, e quegli Italiani, invece, che tendono fermamente a rifiutarla, e vorrebbero, in qualche modo, rimetterla in discussione.

Questa, dunque, da oggi, è la sola, possibile, linea di demarcazione:


1. chiunque, tra gli Italiani (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra), continuerà ad accettare il suddetto stato di flagrante ed umiliante sudditanza da Stati terzi (fosse pure, per banale ignoranza o noncuranza), sarà considerato un nemico (polemios/hostis) ed un traditore della nostra Patria;


2. chiunque altro (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra) tenderà, invece, a rifiutare il succitato stato di asservimento e di subordinazione, e vorrà, in qualche modo, riunirsi e lottare, per potere finalmente riuscire a liberare la nostra Patria Italia/Europa dalla colonizzazione politica, economica, culturale e militare che ci è stata subdolamente imposta negli ultimi 66 anni, sarà considerato un nostro amico (philos/amicus) ed un nostro alleato (etairos/sodalis).


Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica, economica, culturale e militare, per l'Italia, l'Europa ed il resto dei Popoli-Nazione del mondo.


Adesioni:
http://proclamaitalia.wordpress.com/2011/03/25/hello-world/

mercoledì, ottobre 20, 2010

Teodoro Klitsche de la Grange: Bibliografia per il lodo Alfano

BIBLIOGRAFIA PER IL LODO ALFANO

E’ ricominciata (ma in effetti non è mai finita ) la campagna di sbarramento contro il “lodo Alfano”, a seguito del voto della Commissione Affari Costituzionali.

E’ inutile ribattere le argomentazioni filiformi degli avversari del Lodo: pare più utile offrire al lettore una breve – e forzatamente parziale – silloge di riferimenti documentali e bibliografici. Questi dimostrano che sia nella teoria costituzionale e nella dottrina dello Stato moderno (così assoluto che borghese) sia nei testi costituzionali la giustizia politica “derogatoria” rispetto a quella ordinaria è la regola. E ciò per l’evidente ragione (tra le tante, la più importante) che se non vi fossero quelle deroghe, a governare il paese e, subordinatamente, a influenzare le decisioni e l’attività di governo, sarebbe non il popolo sovrano e l’opinione pubblica, ma alcuni uffici giudiziari, peraltro, in genere, reclutati con procedure burocratiche (concorsi) e non per elezione popolare.

Facciamo un’eccezione per il testo di Vittorio Emanuele Orlando che riportiamo, nel punto saliente, per intero, anche per la sottile ironia che lo connota.

La conclusione è ovvia: nel tempo e nello spazio non c’è nulla di paragonabile a quanto chiedono i giustizialisti di casa nostra, col loro consueto “senso dello Stato”. Queste richieste non sono né il frutto di preoccupazioni democratiche né di giustizia, né di tante belle parole: sono il diretto derivato dalla prassi raccomandata da Lenin (v. sotto) di servirsi della legalità per scardinare lo Stato (borghese): buona lettura.
…. Resta la responsabilità per diritto comune. Temo che io non abbia un titolo sufficiente per dare giudizii sull’interpretazione della Costituzione francese i quali divergessero da quelli professati da autorevolissimi giureconsulti di Francia; modestamente dunque dirò come impressione non come giudizio, che secondo me la Costituzione del 1875 non ammette la possibilità dell’esercizio di una giurisdizione per quel titolo. Vi è, è vero, l’art. 12 della legge costituzionale del 16 luglio 1875 che dice che
«il Presidente della Repubblica non può essere messo in accusa che dalla Camera dei Deputati e non può essere giudicato che dal Senato»;
ma questo articolo si limita a provvedere alla specialità degli organi di accusa e di giudizio; diritto formale, dunque, non diritto materiale. La disposizione che riguarda i reati per cui possa procedersi si trova invece nell’art. 6 § 2 già citato, secondo il quale:
«il Presidente della Repubblica non è responsabile che nel caso di alto tradimento».
Se le leggi, soprattutto quelle penali, vanno interpretato così come suonano, mi sembra che il senso dell’articolo non possa dar luogo a dubbii: il presidente non dovrebbe essere penalmente perseguibile se non in quel solo caso, cioè di alto tradimento, caso che vedemmo d’altronde irrealizzabile: anche i reati comuni dovrebbero ritenersi esclusi. Che se poi fosse da seguire l’interpretazione del Duguit, secondo la quale per i reati comuni resterebbe ferma la perseguibilità, con la sola deroga dell’eccezionalità dell’accusatore (la Camera dei Deputati) e del giudice (il Senato), resterebbe a sapersi che il Presidente, processato ed eventualmente detenuto, continui nelle sue funzioni di Capo dello Stato. Se non continua, si domanda come avverrebbe la cessazione dall’ufficio, prima del giudizio. Se continua (come sarebbe nella logica del sistema), si potrebbe, senza eccessiva malizia, chiedere come farebbe il Presidente a convocare e presiedere il Consiglio dei Ministri o a ricevere un ambasciatore straniero che gli abbia a presentare le credenziali, invece che al Palazzo dell’Eliseo, in una cella della prigione della Santé”.

V. E. Orlando: da Immunità parlamentari e organi sovrani,
ora in Diritto pubblico generale, Milano 1954, pp. 491-492.


TESTI

Costituzioni vigenti (tra le tante).

FRANCIA - Art. 26: “Nessun membro del Parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato, detenuto o giudicato per le opinioni o i voti espressi nell’esercizio delle sue funzioni.

Nessun membro del Parlamento può, nel corso delle sessioni, essere perseguito o arrestato per delitti o contravvenzioni senza l’autorizzazione dell’assemblea della quale fa parte, salvo il caso di delitto flagrante.

Nessun membro del Parlamento può, fuori sessione, essere arrestato senza l’autorizzazione dell’Ufficio di presidenza dell’assemblea di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto, di procedimento autorizzato o di condanna definitiva.

La detenzione o il procedimento a carico di un membro del Parlamento è sospeso se l’assemblea di cui fa parte lo richiede”.

GERMANIA - Art. 46: “I) Un deputato non può essere perseguito, in sede giudiziaria o disciplinare, né essere in genere chiamato a render conto fuori del Bundestag per le opinioni espresse e i voti dati al Bundestag od in una delle sue Commissioni. Questa disposizione non ha valore nei casi di diffamazione e d’ingiurie.

II) A causa di un’azione, per la quale è prevista una sanzione, un deputato, solo dopo l’autorizzazione del Bundestag, può essere chiamato a rispondere od essere arrestato, salvo che sia colto nell’atto di commettere il fatto o durante il giorno successivo.

III) L’autorizzazione del Bundestag è inoltre necessaria per qualsiasi altra limitazione della libertà personale di un deputato o per iniziare un processo contro un deputato ai sensi dell’art. 18.

IV) Ogni processo penale e ogni processo ai sensi dell’art. 18 contro un deputato, ogni arresto e ogni ulteriore limitazione della sua libertà personale devono essere sospesi su richiesta del Bundestag”.

SPAGNA - Art. 71: “1) I deputati e i senatori godranno dell’inviolabilità per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.

2) Nel periodo del loro mandato i deputati e i senatori godranno inoltre dell’immunità e potranno essere arrestati solo in caso di flagrante reato. Non potranno venir incriminati né processati senza autorizzazione della rispettiva Camera.

3) Per le cause contro deputati e senatori sarà competente la Sezione penale del Tribunale Supremo.

4) I deputati e i senatori riceveranno un’indennità che sarà fissata dalle rispettive Camere”.

BELGIO - Art. 45: “Nessun membro delle due Camere, durante la sessione può essere perseguito o arrestato senza l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo in caso di flagrante delitto.

Nessuna coercizione personale può essere operata contro un membro di una delle due Camere durante la sessione, senza l’autorizzazione sopraindicata.

La detenzione o la traduzione in giudizio di un membro di una delle due Camere è sospesa durante la sessione, e per tutta la sua durata, se la Camera lo richiede”.

GIAPPONE - Art. 50: “Salvo che nei casi stabiliti dalla legge, i membri di entrambe le Camere non potranno essere arrestati mentre la Dieta è in sessione.

Qualsiasi membro arrestato prima dell’apertura della sessione sarà lasciato in libertà durante il periodo della sessione stessa su richiesta della Camera”.

Art. 51: “I membri di entrambe le Camere non saranno tenuti responsabili al di fuori della Camera per i discorsi, i dibattiti o le votazioni fatte all’interno della Camera”.

PAESI BASSI - art. 55: “Il re è inviolabile. I ministri sono responsabili”.

Art. 100: “I membri degli Stati Generali, così come i ministri, i commissari contemplati nel comma 2 dell’art. 113 e i funzionari contemplati dal comma 97 non possono essere perseguiti in giudizio per quanto hanno detto in seduta o hanno comunicato all’assemblea per scritto”.

Costituzioni non vigenti (tra le tante).

Citiamo, per prime, alcune costituzioni degli Stati del “socialismo reale” ormai cancellate dalla Storia perché perfino in talune di queste erano presenti forme d’immunità.

GERMANIA ORIENTALE (1968) – Art. 60: “2) I deputati della Camera Popolare godono dei diritti inerenti all’immunità parlamentare. Restrizioni della libertà personale, perquisizioni domiciliari, sequestri o procedimenti penali nei confronti dei deputati della Camera Popolare sono ammessi soltanto con il consenso della Camera Popolare stessa e, nei periodi intercorrenti fra le sue sessioni, con il consenso del Consiglio di Stato. La decisione di quest’ultimo va convalidata dalla Camera Popolare”.

ROMANIA (1965) – Art. 61: “Nessun deputato della Grande Assemblea Nazionale può essere detenuto, arrestato o sottoposto a procedimento penale senza l’autorizzazione preventiva della Grande Assemblea Nazionale, se è in corso la sessione, o del Consiglio di Stato, nell’intervallo tra le sessioni.

Il deputato può essere arrestato senza autorizzazione solo in caso di flagrante delitto”.

CECOSLOVACCHIA (1948) - Art. 76: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile dell’esercizio delle sue funzioni. Il governo risponde dei proclami del presidente emessi in connessione con le sue funzioni presidenziali”.

Art. 44: “I deputati non possono assolutamente essere perseguiti a causa del loro voto in parlamento e nelle commissioni parlamentari. Le parole da essi pronunciate nell’esercizio del loro mandato li espongono soltanto al potere disciplinare dell’Assemblea nazionale”.

Art. 45: “Un procedimento penale o disciplinare nei confronti del deputato a causa di altre azioni o omissioni non può essere iniziato se non con il consenso dell’Assemblea nazionale. Qualora questa vi si rifiuti, il procedimento è definitivamente escluso”.

FRANCIA (1946) - Art. 21: “Nessun membro del parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato o giudicato in dipendenza delle opinioni e voti da lui emessi nell’esercizio delle sue funzioni”.

Art. 22: “Nessun membro del parlamento può, durante il suo mandato, essere perseguito e arrestato in materia criminale e correzionale se non con l’autorizzazione della Camera di cui fa parte, salvo il caso di flagrante delitto. La detenzione o il procedimento contro un membro del parlamento sono sospesi, se la Camera di cui fa parte lo richiede”.

v. anche FRANCIA (1791) – Tit. III, Cap. I, Sez. V, art. 7-8; Cap. II, Sez. 1, art. 2 (non riportiamo gli articoli – se ne da notizia perché è stato il modello dell’immunità di buona parte delle costituzioni europee successive).

ITALIA (1948 – Statuto Albertino) - Art. 4: “La persona del Re è sacra ed inviolabile”.

Art. 36: “Il Senato è costituito in Alta Corte di Giustizia con decreto del Re per giudicare dei crimini di alto tradimento, e di attentato alla sicurezza dello Stato, e per giudicare i Ministri accusati dalla Camera dei Deputati.

In questi casi il Senato non è Corpo politico. Esso non può occuparsi se non degli affari giudiziari, per cui fu convocato, sotto pena di nullità”.

Art. 45: “Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto, nel tempo della sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale, senza il previo consenso della Camera”.

Testi di teoria costituzionale

Niccolò Machiavelli – Discorsi sulla prima Deca, I, VII
Hobbes – Leviathan cap. XVIII
Elements, p. II, cap. I, 12
Constant – Principi di politica cap.XII
Santi Romano – Corso di diritto costituzionale, Padova 1928, p. 323
G.G.F. Hegel - Lineamenti di filosofia del diritto § 285 (sulle responsabilità del monarca)
C. Schmitt – Verfassungslehre (trad. di A. Caracciolo) Milano 1984, pp. 251 ss., 325, 416 ss. (in particolare v. pp. 251 ss. le conseguenze del principio di distinzione dei poteri).
Maurice Hauriou – Précis de droit constitutionnel, Paris 1929, pp. 532 ss.
George Burdeau – Droit constitutionnel et institutions politiques, Paris 1980, pp. 552 ss.
Maurice Duverger – Éléments de droit public, Paris 1981, pp. 117 ss.
Per l’uso politico della legalità v. V. Lenin – L’estremismo, malattia infantile del comunismo, rist. Roma 1974, pp. 90 ss.

Quindi, quando qualcuno si straccia le vesti per violata democrazia o conculcata uguaglianza, ciò significa che tutti quegli Stati ordinati nelle costituzioni sopra citate, non sono delle democrazie, perché in tutti la “giustizia politica” non si esercita nelle forme e per i reati di quella comune.

Pretesa, quella di dare lezioni di democrazia e liberalismo a Francia, Belgio, Paesi Bassi e così via, che si commenta da sola.

P.S.: A tutti una richiesta di collaborazione e di critica: se trovate un testo costituzionale in cui a un Giudice qualsiasi (purché non straordinario come Camere, senati, corti costituzionali, Tribunali speciali) sia consentito mandare in galera secondo norme ordinarie (e non speciali) Re, Presidenti di Repubblica, primi ministri, ministri, semplici deputati, segnalatemi quali siano e dove le possa trovare. L’invito è esteso ai giustizialisti di ogni confessione.

Non si prendono in considerazione disposizioni di Stati fascisti, comunisti (quelli residui), dittature, stati tribali e “falliti”.

Teodoro Klitsche de la Grange


sabato, ottobre 09, 2010

3.1 Critiche occidentali: 1. Ma chi vuoi prendere in “giro”? - Sulle dichiarazioni promozionali della Nirenstein alla manifestazione “Per la Verità”

Homepage
Precedente - Successivo

Pagina in costruzione

Do qui inizio ad una nuovo serie di post da collocare necessariamente in questo blog dedicato alla militanza politica in Forza Italia, il cui nome può essere ormai tranquillimamente ripristinato, dopo lo sfascio in atto del vecchio “Popolo della Libertà”, dove palesamente non vi è nessun Popolo e nessuna Libertà. È anche vero che il possesso dei mezzi finanziari e del finanziamento pubblico, di cui si avvantaggia solo una ristretta fascia di Notabili, non consente nessuno spazio di espressione a quei numerosi elettori che non potendo scegliere che fra il peggio e meno peggio, hanno pensato di puntare le loro speranze sull’Uomo, che dovrebbe essere Berlusconi. Tra le testate che usufruiscono del detto finanziamento si trova «L’Occidentale» diretto da Giancarlo Loquenzi, organico alla Israel Lobby, e al quale mandiamo di tanto in tanto commenti critici agli articoli pubblicati. I commenti vengono pubblicati o non pubblicati a discrezione del Moderatore, che noi cerchiamo ogni volta di non indisporre seguendo scrupolosamente i criteri civilistici della pertinenza, continenza, veridicità. I nostri interventi erano sporadici, ma adesso decidiamo di dare loro sistematicità raccogliendole e ordinandole, in questo nostro blog, il primo di una serie di trenta su tematiche disparate, ma rigorosamente destinato al dibattito politico all’interno di un’area politica, dalla quale la stessa Lobby ha tentato di “cacciarmi” essendo io una voce non allineata, non addomesticabile.

1.

Ma chi si vuol prendere in “Giro”?

La signora Nirenstein va rilasciando interviste promozionali del seguente tenore: noi non intendiamo intervenire sulla politica del governo israeliano, che si sta dando da fare per cercare la pace con i palestinesi, cosa che a noi sta molto a cuore. Ci interessa contrastare la diffusa – dice lei - delegittimazione di Israele.

Obiezioni: a) La legittimità/non legittimità di qualcosa è un dato di diritto naturale e dai tempi di Antigone ognuno di noi con il cuore e con la mente è giudice sovrano di cosa è “legittimo” e cosa non lo è. La “legittimità” in quanto istituto di diritto naturale è cosa diversa dalla “legalità”: era “legale” lo Stato nazista allo stesso modo in cui oggi è "legale” lo Stato “ebraico e democratico”, fondato sulla pulizia etnica e sull’apartheid. Ma ognuno di noi ha per fortuna libertà di giudizio morale se ritiene che siano "illegittimi" i mille eccidi israeliani contro i palestinesi (ultimo a venir scoperto e documentato, da Joe Sacco, è quello di Kahn Younis avvenuto nel novembre del 1956... La signora Nirenstein era pure lì presente come giornalista embedded?), Piombo Fuso, Mavi Marmara, la prigione a cielo aperto di Gaza, l’assedio per fame, gli omicidi mirati, l’altissimo numero di palestinesi in prigione per nessun motivo (altro che Shalit, soldato addestrato per uccidere!). La signora Nirenstein vuole coartare e impedire il libero giudizio morale di ognuno, compreso chi scrive, che non avrebbe nessuna soggezione ad un contraddittorio con la stessa?

b) A manifestazione avvenuta e sentite le registrazioni, dove di “verità” non ne è venuta fuori nessuna che già non si conoscesse e che coincide con quella contenuta nella risoluzione ONU che equiparava il sionismo al razzismo (mi dispiace per Albertazzi, ma è proprio così, anche se poi hanno fatto ritirare quella risoluzione veritiera), basta isolare l’intervento canoro di Riccardo Pacifici, il quale dice: i coloni? Le loro famiglie crescono ed hanno bisogno di più stanze per le loro esigenze. Quindi gli insediamenti coloniali possono continuare, come pure possono continuare i colloqui di pace, l’eterno “processo di pace”, che con ogni evidenza è la pace dei cimiteri, anzi delle fosse comuni dove sono stati ammassati i cadaveri spesso occultati di donne, vecchi, bambini. Ma chi vuol prendere in giro la signora Fiamma Nirenstein, di cui leggo che sarebbe lei stesso una “colona” avendo una casa o residenza nell’insediamento illegale di Giro o Gilo?

E qui mi fermo riservando ad altro luogo una critica analitica di ognuno dei singoli interventi della manifestazione, dove non ho trovato nessuna verità che non fosse già nota e in ultimo descritta ancora una volta nel rapporto Goldstone né pietà per il popolo palestinese, espropriato della sua terra e ridotto in una condizione che rende invidiabile la schiavitù del mondo antico. È significativo in tutti i numerosi interventi come sia stato del tutto assente proprio il popolo palestinese, il convitato “di pietra”, se non per le manifestazioni di contestazione sulla piazza che pare vi siano state. È stato perfino teorizzato (Pezzana) che il “popolo palestinese” sia stato inventato dopo il 1967: prima non esisteva! È ancora significativo come l’annunciata e reclamizzata manifestazione si sia poi svolta a “porte chiuse” nel Tempio di Adriano e non “in Piazza di Pietra” come era stato annunciato pubblicamente, invitando chiunque volesse venire, anche solo per sentire le enormità che sono state dette. In piazza c’era infatti il popolo italiano che manifestava contro la politica estera del ministro Frattini, che all’interno del Tempio rivelava la sua “organicità” con gli organizzatori della “Verità”.


mercoledì, ottobre 06, 2010

Dibattiti e analisi: 2. La Israel Lobby e la politica estera italiana

Precedente - Successivo

Sono stato forse il primo lettore italiano del volume di Mearsheimer e Walt, La Israel lobby e la politica estera italiana, appena uscì nelle librerie italiane. Mi proposi subito di indagare se anche in Italia potesse rintracciarsi un fenomeno a quello denunciato dai due politologi americani. Non mi proponevo la via della stampa di un volume analogo. L’investimento che ciò avrebbe comportato sarebbe davvero sproporzionato e non si confaceva al mio ambito disciplinare che è propriamente filosofico-giuridico, non sociologico. Con il tempo posso dire che il volume ha alcuni limiti, ma assolutamente trascurabile e che in ogni caso non tolgono nulla alla sua tesi fondamentale: un’angusta minoranza, una Lobby la cui attività è solo in minima parte nota, ed è cioè quell’attività pubblica che si può leggere sui media, ha in mano la politica estera della più grande potenza militare della terra ed esercita un’influenza che è contrastante con gli interessi politici della stragrande maggioranza del popolo americano e del mantenimento della pace nel mondo. Già il titolo “Israel lobby” anziché quello più spontaneo di “lobby ebraica” è una forma di autocensura per scongiurare la frustra e scontatissima accusa strumentale di “antisemitismo”: una parola magica con la quale dette lobbies pretendono di incutere timore e di stroncare sul nascere qualsiasi critica, qualsiasi discorso, qualsiasi pacato ragionamento. Una simile forma di “terrorismo” ideologico non credo abbia eguale nella storia a noi conosciuta. Se qualcuno qui leggendo pensa io stia esagerando, ebbene provi appena a riflettere su una parolina, “kippah”, che proprio ieri sotto i nostri occhi ha fatto dispiegare le batterie, credo non tutte, di cui una siffatta ed eguale lobby dispone, anche in Italia. Non viviamo nella globalizzazione? I poteri forti sono molto più e molto meglio collegati sul piano internazionale di quanto non lo siano i poteri deboli. Non lo Stato ha ormai passato il suo tempo, ma le Nazioni. Il capitale in cerca di profitto valica tranquillamente le frontiere in cerca della convenienza: senza scrupoli e senza altra logica ed etica che il puro profitto. I popoli e le masse umani sono scorte biologiche che possono tranquillamente essere mandate al macero e alla discarica, se non producono profitto. Questa e la logica e l’etica che ci governa, questa la nuova religione.

La ricerca ha prodotto i suoi risultati, portando alla consolidata e definitica certezza che in Italia non solo esiste la stessa Lobby che condizione la politica estera italiana, ma è una lobby assai più oppressiva e opprimente per la duplice dipendenza dell’Italia oltre che dalla suddetta Lobby anche dal potente alleato, nostro vincitore nell’ultima guerra e nostro padrone dal 1945 ad oggi. Con oltre 100 basi militari americane in Italia, da noi stessi pagati in forma di perpetuo tributo di guerra, i nostri presunti e nominali governanti sono in realtà faccendieri che si contendono il favore del padrone indiscusso e incontestato. Hanno trasformato la nostra cultura, hanno inquinato la scuola, ci hanno fatto il lavaggio del cervello, pensano di poterci far credere oggi tutto quel che vogliono e domani il contrario di quello che ci hanno fatto credere appena ieri. All’interno di questo quadro generale di asservimento, già predetto da Vittorio Emanuele Orlando oltre mezzo secolo fa, si colloca in modo bipartisan la Lobby nostrana. Essa in fondo si basa da un punto di vista ideologico sulla demonizzazione che è stata fatta dell’intero nostro passato storico, sconvolgendo ogni angolo della storiografia, andando dal fascismo al risorgimento e giù giù fino agli esordi del giudaismo-cristiamesimo sulle costole della morente civiltà greco romana, dove almeno ognuno era libero di venerare il dio che riusciva più congeniale e senza che in nome di dio potessero venire giustificati massacri di ogni genere.

Chiedo scusa al mio lettore, ma ritengo necessario offrire un quadro generale prima di passare alla cronaca dell’evento che è annunciato per domani pomeriggio, dove una “lobbista”, la cui presenza in parlamento si deve al noto Fini e per effetto di quella “porcata” di legge elettorale che rivela in questo modo tutti i sua guasti. Sull’argomento dedicherò un apposito capitolo. A parlarne adesso si aprirebbe un’altra lunga digressione e mai più entreremmo in medias res, come vorrei invece subito fare. È però necessario seguire una certa gradualità, affinché chi legge e non sa certe cose, possa capire, se è questo che cerca: la comprensione della nostra quotidianità. La «Verità» su Israele è presto detta e non ve ne è un’altra: nel 1948 si svolse in Palestina una vera e propria pulizia etnica, cioè un genocidio. Quanti spossessati dei loro villaggi, delle loro case, di ogni loro avere, dei loro affetti e della loro memoria, ebbero la sventura di sopravvivere furono ridotti in schiavitù e in una perpetua condizione di inferiorità giuridica. Ho detto: schiavitù. Può sembrare un’esagerazione polemica, ma spiego meglio quel che ho detto. Leggendo uno dei tanti libri con cui mi sono andato documentando in questi ultimi due o tre anni sulla questione palestinese, mi sono imbattuto ieri sera in alcune righe, dove veniva descritto come i palestinesi “sopravvissuti” al 1948 e a tutte le successive, spesso sottratte alla nostra conoscenza, come l’eccidio di Kahn Younis del novembre 1956, si trovavano costretti a trarre il loro sostentamento materiale andando a lavorare in Gerusalemme, alle dipendenze di chi li aveva spossessati e ricevendo un decimo di salario: non è questa riduzione in schiavitù ancora peggiore di quella del mondo antico? Provare a riflettere!

Ciò che successe nel 1948, ossia la pulizia etnica, ampiamente narrata in un libro dell’ebreo israeliano Ilan Pappe, che venuto a Roma per parlare in una sede universitaria, non ha potuto farlo, in detta sede, per motivi ufficiali ai quali nessuno ha creduto. Neppure il sionista Benny Morris può negare la realtà della pulizia etnica, anche se si arrampica sugli specchi per fornire una giustificazione ideologica al sionismo. Tanto è vero ciò che per impedire nuovi lavori storici che scendano in ulteriori dettagli il governo israeliano ha ben pensato di prorogare di una ventina di anni la secretazione degli archivi israeliani. Sappiamo anche che molti documenti compromettenti sono stati distrutti: chi poteva mai avere interesse a lasciare traccia dei propri misfatti. Ma questi misfatti sono desumibili prima ancora che dai documenti di archivio dalla stessa logica e dall’aritmetica elementare che abbiamo tutti appreso a scuola: non vi è nessun bisogno della demografia di un altro sionista demografo che risponde al nome di Pergola e si allarma e grida all’allarme, dicendo che i palestinesi che erano già la netta stragrande maggioranza della popolazione, quando nel 1882 sbarcavano in Palestina i primi coloni sionisti, ritorneranno presto ad esserlo, malgrado gli eccidi, le uccisioni, gli avvelenamenti programmati a lunga scadenza con l’inquinamento delle falde acquifere e del terreno stesso.

Fanno bene le Lobbies dislocate nei vari ambiti nazionali a rafforzare la loro presa sui presa sui media e a sguinzagliari i politici al loro servizio perché presto, molto presto dovranno affrontare la “decisione finale”, la “soluzione finale” del popolo palestinese. E dovranno faticare un poco a convincerci che si tratta di “autodifesa”, di “difesa legittima”, di “diritto all’esistenza”, di “esegesi biblica” e di osservanza della “volontà divina”. In un’altra delle suddette letture, esattamente un libro dell’ebreo Noam Chomsky, odiatissimo dai sionisti, anche se un altro ebreo di nome Gilad Atzmon, critica lo stesso Chomsky in quanto moderato ed in fondo anche lui un “sionista”, come “ebreo” e “sionista” si è pure dichiarato quel Richard Goldstone, che in quanto giudice messo davanti all’evidenza non ha non potuto non constatare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal glorioso ed eticissimo esercito israeliano in Gaza durante “Piombo Fuso’, ebbene Chomsky ripete più volte nel suo libro, “Capire il potere”, questo concetto attentamente seguito negli Usa e credo anche in Italia: anziché comprare un carro armato è meglio spendere gli stessi soldi per comprare un politico, pardon, nel senso del tutto legale di finanziare la sua campagna elettorale ed assicurargli in questo modo l’elezione. La stessa cosa si può poi applicare a media, opinionisti, esperti, ecc.

Sul palco della piazzetta limitrofa a Montecitorio, non certo grande come piazza San Giovanni o Piazza del Popolo, sufficiente a contenere quel centinaio di persone che la lobby riesce a malapena ogni volta a portare in piazza, salirà il direttore di uno di quei foglio di propaganda diretta, evidente e dichiarata con cui si tenta di presentare impresentabili bugie, svolgerà questo ragionamento che ha fatto in altre occasioni: a) Esiste un debito morale dell’Europa nei confronti di Israele; b) Ad Israele deve essere dato il possesso della Palestina; c) In fondo, è la continuazione della stessa partita che si era incominciata a giocare con le Crociate, dove l’Occidente ebbe la grave colpa di ritirarsi dopo averci provato per qualche secolo. A questi individui serve poco obiettare ad esempio che è del tutto fantastico e chimerico parlare di un debito morale dell’Europa verso Israele, ma ove cià fosse è contrario ad ogni logica etica e giuridica che a pagare un siffatto debito debba essere un terzo che in nessun modo più imputato di una “colpa” che non ha commesso, venendo molestato, insidiato e spossessato in casa propria.

Discorrendo ho saltato un passaggio, che riprendo adesso. Ho detto che non possono esservi dubbi di sorta, per chi appena appena si vuol documentare, sulla “pulizia etnica della Palestina” nel 1948, che ha significato il dimezzamento della popolazione palestinese residente, la distruzione e cancellazione dalla carta geografica di oltre la metà dei villaggi palestinesi allora esistenti e vitali, nonchè la riduzione in schiavitù, nel senso specificato, della restante popolazione. Ma la propaganda che si legge ancora in un’agenzia quotidiana, in lingua italiana, ma forse scritta in Israele, come giustifica questo inaudito genocidio? Fatico a trovare una logica che stia a malapena in piedi. Dicono: non li abbiamo cacciati noi; se ne sono andati loro, spontaneamente, perché glielo hanno detto gli altri arabi. Sono assurdità che neppure corrispondono alla dinamica dei fatti, che si può leggere in Ilan Pappe. Ma anche prese per buone simile assurdità che vuol dire? Se per una qualsiasi ragione io mi allontano da casa, per ferie, per farmi curare altrove, per mettermi al sicuro da una calamità naturale o bellica, ovviamente per un tempo strettamente limitato, non per secoli o millenni, non posso più tornare nella mia casa e perdo ogni diritto?

È davvero l’abdicazione di ogni raziocinio umano ascoltare gli uni che pretendono di ritornare in patria dopo una chimerica e del tutto fantastica assenza di duemila anni (la distruzione del Tempio ad opera dei romani, seguita da altrettanto chimerica ed inesistente deportazione) e si nega un eguale diritto a chi per le suddette ragioni non si sarebbe assentato non più di due giorni o due mesi? Da una parte abbiamo un “diritto al ritorno” con il quale Israele assicura una casa, un alloggio e finanziamente ad ogni avventuriero che provenendo da qualsiasi parte del mondo si dichiari ebreo o si converta all’ebraismo e dall’altra si nega un eguale diritto al ritorno a chi è stato scacciato di casa e che ha avuto sancito un simile diritto anche dall’ONU? Se qualcuno riesce a trovare in questa pretesa un barlume di logica e di giustizia, deve trattarsi di un marziano o di un extraterrestre perché qui non si può rintracciare niente di umano.

Per venire a noi, ad un tema che ci è più proprio, è da indagare e da considerare in tutta la sua portata la copertura giuridica, politica e morale che una così flagrante violazione di ogni principio di diritto, giustizia e umanità ha trovato e trova presso i nostri politici, i cui nomi e i cui volti vedremo ancora una volta sul palco, magari dopo le vicende di questi giorni anche con il kippah in testa. Infatti, un senatore, in contrapposizione polemica a Ciarrapico, ha diramato alle agenzie la notizie che avrebbe comprato (con i soldi del contribuente) 134 kippah per farne dono a ogni senatore eccettuato il solo Ciarrapico che avrebbero dimostrato di non gradire il copricapo ebraico. E dunqe possibile che vedremo sul palco qualcuna di queste “kippah” ricevute in dono.

Un’ulteriore riflessione viene qui spontanea. Naturalmente, i nomi già annunciati a questo scopo sono liberi di salire sul palco e di sostenere la causa, anzi la “Verità” coniata in israele da un apposito ufficio di propaganda per l’estero, detto Hasbara con parola ebraica. Per dimostrare cosa a chi? Finché si riuniscono in segrete stanze per concertare cose segrete, a noi comuni mortali, tanti Signor Nessuno, non è dato neppure tecnicamente sapere. E non abbiamo certo un Mossad al nostro servizio, un servizio non solo di spionaggio o di intelligence come si suol dire, ma un servizio di veri e propri sicari che commettono omicidi in ogni parte del mondo e che organizzano quei “false flag” che ormai sono una costante dell’informazione date dai media. Un lettore appena un poco intelligente, che continua a comprare i giornali nelle edicole o ascolta regolarmente i telegiornali della sera, deve ormai chiedersi a ogni notizia: sarà vero o è la solita bufala, che magari viene riconosciuta come tale pochi giorni dopo o anche qualche mese dopo, quando ormai ha esaurito la sua funzione. Si noti un fatto risaputo: la bufala ha l’evidenza delle prime pagine, mentre la smentita – se viene dato – trova appena un trafiletto, di cui nessuno si accorge. Ho al riguardo da raccontare cose interessanti, di prima mano, che mi riguardano direttamente, ma riservo ciò ad un’altra storia. Qui mi mantengo sul filo del discorso, che sarebbe «Per la Verità di Israele», una verità che stiamo qui cercando di indagare per come la Israel lobby nostrana ce la vuole spacciare. Dobbiamo fare delle pause perché qui il discorso è lungo e la nostra scrittura (e relativa revisione) è in tempo reale. Se dovessimo seguire le tecniche e i tempi della carta stampata, sarebbe come dice Hegel a proposito della Nottola di Minerva, dando l’immagine della filosofia che viene sempre sul far della sera, quando i fatti si sono già svolti e la manifestazione è finita. Il nostro tentativo è qui di riflettere sul presente durante il suo divenire: la scrittura, come forma artistica, chiaramente ne risente. Ma io ho già detto che il mio scopo non è la “forma” ma il “contenuto”. Non voglio disprezzare la “forma”, ma può aspettare, mentre il “contenuto” ha una diversa impellenza.

Ai miei lettori di “Civium Libertas”, che per avventura capitassero qui, spiego ancora una volta che questo blog uno spazio virtuale di militanza all’interno della vecchia Forza Italia, poi diventata PdL, ed ora anche in fase critica di ridefinizione. Ho appena avvisato la mia base, in Calabria, dell’aria che tira a Roma ed ho chiesto di sapere di quale aria tiri invece in Calabria. Certamente, fino a tempo fa, potevo formalmente definirmi “Coordinatore provinciale dei Clubs FI in quel di Reggio Calabria”. Alemanno aveva detto pubblicamente che “avrebbe verificato”. Spero che lo abbia fatto e magari si degni di avvisarmi. Mi auguro di non dover convivere con lui nella nuova aggregazione, depurata dai finiani, ma certamente non gli confermerò il mio voto come sindaco e nessuno mi potrà costringere a farlo, restando io un militante di FI. Sarebbe meglio per me se Alemanno ritornasse ad essere quel che era e che tutti in Roma sanno. Nel webmagazine de “L’Occidentale” compare la locandina della manifestazione della signora Nirenstein, la cui presenza nel PdL o in Forza Italia o credo nella futura aggregazione finiana, che io leggo non “Futuro e Libertà”, ma un Futuro senza Libertà e senza Dignità. Ciò che succede giorno dopo giorno sotto i nostri occhi è la dimostrazione di ciò che dico. Purtroppo, è ormai invalso il disprezzo per il linguaggio. Siamo lontani dalle indicazioni evangeliche di semplicità del nostro dire, che deve essere “si si no no” o dire “pane al pane e vino al vino”. Qui si spaccia impunemente la Menzogna per Verità e si usa la parola Libertà tanto più spesso quanto più viene a mancare ogni Libertà, ad incominciare dall’interno stesso del PdL, dove non si trova per nulla il “popolo”, cioè la democrazia interna delle decisioni e dei dibattiti, e meno che mai la “Libertà”. Il vergognoso linciaggio a cui abbiamo assistito verso un senatore, cioè Ciarrapico, è una clamorosa constatazione di vera mancanza di libertà e dentro l’istituzione del Parlamento e dentro i partiti stessi, di maggioranza o di opposizione: non fa differenza!

Nel prosieguo di questa riflessione mi avvarrò dunque dei “documenti” che appaiono su “L’Occidentale” di Loquenzi, dove i miei “commenti” appaiono o non appaiono, a seconda che siano graditi al moderatore. Posso dire che i documenti finora apparsi sono di una grande inconsistenza concettuale: sono ideologici, falsi, propagandistici. I “commenti” che vi si leggono sono in genere la classica “spalla”, fornita da un vero e proprio esercito di Troll reclutati dai servizi israeliani e dalla stessa Lobby. Io stesso ricevo richieste di “arruolamento” per fare quel lavoro che poi vedo altri fanno. Quindi, bisogna depurare il nostro dibattito dalla presenza di “troll”, “pappagalli”, “megafoni”, gente dall’insulto e dalla minaccia pronta. Non chiariamente una “pulizia etnica”, ma una pulizia morale e concettuale: in democrazia si deve sentire il parere di tutti, ma se uno non ha argomenti e sa solo offendere e insultare se non addirittura minacciare, allora non vi sono più margini di dibattito politico.

Come non vi sono margini di dibattito con quelli che salgono sul palco, facendoci sapere che andranno e sottoscrivendo il proprio nome, che non ci mette per nulla soggezione, anzi ci conferma nella cattiva opinione che già ne avevamo. Non potrò mai dimenticare il vicecoordinatore Cicchitto che durante il massacro di Piombo Fuso era dalla parte dei carnefici anziché delle vittime. Devo però dargli atti di una risposta che mi diede in un primo convegno dello stesso genere, presente le stesse persone (Aznar, Fini...), quando gli chiesi qualificandomi come coordinatore provinciale se non essendo per nulla d’accordo con quello che il vicecoordinatore nazionale diceva dovessi per questo uscire dal partito. Rispose saggiamente e sensatamente di no. Era il minimo che potesse dire, anche se è implicito che io sarei rimasto ai margini. Ma adesso le cose cambiano un poco. Sento dire che i Notabili in procinto di passare chi di qua chi di là, bussano alla base e ai quadri intermedi per portarsi indietro un poco di truppo. E no, cari, avete capito male! Non siamo tutti fessi, clienti e servi, come voi pensate! Con una Fiamma che sale sul palco e noi lì ad applaudire. E no, cara Fiammetta, portati sotto il palco i “coloni” dei “territori occupati”, si noti: “territori illegalmente occupati”, dove dico lei abbia una residenza, in Gilo (= mai coperto, mai messo piede in Israele e spero mai dovercelo mettere), né mediaticamente “territori” o “territori contesi”, secondo quella sistematica “fabbricazione del falso”, cui i nostri media sono abitualmente dediti.

* * *

Un ordinario esempio di ordinario razzismo lo si trova in questo brano odierno del “Foglio”, il cui direttore in questo momento è stato annunciato sul palco della signora Fiammetta Nirenstein:
“…La presenza delle sottoculture musulmane in Europa è un argomento di cui i media si occupano regolarmente e rappresenta un fattore significativo nel dibattito politico e nel momento delle elezioni.” (Fonte)
Per molto meno, per aver osato dire la parola “kippah”, un senatore della repubblica, è stato messo alla “gogna”. Questo genere di razzismo non è assolutamente un fatto marginale, ma è coessenziale a tutto l’arco di esistenza dei sionismo. Costoro vogliono convincerci con la sola forza della propaganda, con la sua reiterazioni, magari in bocca a voci istituzionali (deputati, ministri, “opinionisti”...) che l’«onore», la “sicurezza” dell’Occidente stiano nel massacrare un popolo innocente.

Contemporaneamente (e come non notare la simultaneità?), un nuovo “caso” campeggia sulle pagine del quotidiano “La Repubblica”. La firma a cui si deve il nuovo “caso” avrebbe dovuto comparire in giudizio per un similare precedente, ma si è ben guardato dal costituirsi in giudizio e la prima udienza che avrebbe dovuto svolgersi il 29 di settembre è stata rinviata al 15 aprile. E poi dicono che Berlusconi parla male dei giudici e del processo penale e civile in questo paese. Ma siamo in Occidente, mica in Iran! Ma questa è altra storia, che magari narreremo in altro post. Non dispongo purtroppo della diretta della manifestazione, alla quale avrei andare andare come osservatore, ma ne sono stato sconsigliato.

Il materiale propagandistico che viene sfornato si distingue per la sua acritica reiterazione, ma non per la sua forza argomentativa. Ad esempio, ho visto un video della signora Fiammetta che svolge un curioso ragionamento: l’ONU se la prende con noi, mentre ci sono in giro altri crimini, in primis l’esistenza stessa dell’Iran, che in più di un secolo non ha mai mosso guerra a nessuno, ma ha la grave ed imperdonabile colpa di non essere succube di Israele, che tramite USA pensa di poter fare il gendarme in un Medio Oriente ridotto nelle condizione di asservimento quale si trova l’Europa dal 1945 ad oggi. Noi in Italia godiamo, a nostre spese, della presenza di 114 basi americane, ma come ha detto un bello spirito che siede o siedeva in parlamento: vigilano sulla nostra libertà! Una libertà alla quale chiaramente noi stessi non siamo in grado di badare.

A fronte della massiccia propaganda, fatta di pezzi uno più insulso e menzognero dell’altro, credo che si possa opporre una formula matematica, una semplice equazione:

Israele = pulizia etnica della Palestina

Non credo che quanti saliranno o in questo momento stanno parlando dal palco, se la manifestazione ha il suo corso, potranno confutarla. Credo che i soli svolgimenti che potranno dare è che si è giusto ripulire etnicamente la Palestina, perché esiste una pretesa... biblica! Ed è poi colpa degli stessi palestinesi se soffrono quel che soffrono. La titolarità della Shoah offre poi titolo giuridico per infliggere ogni sofferenza possibile a terzi in nessun modo responsabile del noto evento storico, per il quale non è neppure consentita la discussione storica, pena il carcere, come in Germania (200.000 casi!), o la “gogna” girata in contemporanea sui media con la solita sfilata di politici uno più ignorante dell’altro, ma desiderosi di aprire bocca su ogni cosa.

Un altro brano proveniente dallo stesso autore e dalla stessa fonte:
«…Eppure il mondo occidentale dovrebbe occuparsi in modo urgente del piccolo Israele. Perché? Perché rappresenta una piccola oasi di libertà in un ampio deserto di tirannide».
Ma quando mai? di cosa parla costui? E sarebbe questa la “verità” che ci si vuole rifilare? Mai menzogna fu più menzogna! Vi è se mai da chiedersi fino a quando si potrà insistere con un questo disco rotto, confutato sul piano storico da libri e documenti, per adesso fruiti da una ristretta fascia di “persone più istruite” – cosa assai temuta da un Benny Morris –, ma domani in un arco di tempo più ridotto rispetto a quello previsto da Gramsci è destinato a diventare “senso comune”. Il tono dell’articolo è quello dello “scontro di civiltà”, ma già la nostra costituzione, se venisse presa sul serio, sancisce il rifiuto assoluto della guerra. Costoro pensano di poterci far ballare le danze che tornano loro comodo. Quanto poi alla “libertà”, di pensiero, di parola, di insegnamento, la stiamo assaggiando su un altro canale che gira in contemporanea. “Opinioni” non ammesse, che non sono “pensiero”, ma sono “crimini” perseguibile. A dare ascolto a costoro ci dovremmo preparare ad un catechismo delle opinione consentite, di ciò che permesso pensare e di ciò che non lo è. E mi parlano di “tirannide” altrove, mentre noi godiamo della più squisita e vasta libertà!

Ancora un esempio e po spengo per non alzare il tono polemico, avendo deciso di contenermi più che posso davanti a tanta improntitudine e sconcezza:
«Vogliono distruggerlo perché vogliono distruggere noi. Quando gli israeliani lottano per difendere la libertà della propria terra, lottano per tutti noi, che ce ne stiamo lontani dal fronte, in Europa e in America».
Se è questa la verità che la signora Fiammetta, ci voleva far sentire, ed in quel “ci” sarei anche io compreso, allora è il caso di dire: “no, per favore, la smette con queste sconcette e con questi autentici insulti all’intelligenza di chi molto più di lei si sente cittadino di questo paese, non avendo che una e una sola patria.

Beh, ancora un fuor d’opera. Questa che segue è troppo grossa per passare inosservata:
« Da americano, i cui antenati hanno combattuto per la libertà durante la rivoluzione americana e la guerra civile, e i cui zii hanno combattuto in guerra per distruggere il mostro nazista, stare al fianco di Israele significa, molto semplicemente, riaffermare la libertà per cui queste persone hanno messo a repentaglio la propria vita e che io ho avuto la fortuna di ereditare. »
Ma che dici? E lo sterminio degli indiani? La tratta dei negri? Hiroshima e Nagasaki? Tutte le sozzure del mondo che recano la firma di CIA e Mossad e che a noi sono noti per la minima parte? Lo stesso 11 settembre su cui la maggior parte degli stessi americano nutrono dubbi inquietanti sugli effettivi responsabili e autori? Il milione e passa di morti che è costa la guerra in Iraq, iniziata con una menzogna e solo per fare la volontà di Israele? Di tutto questo non sai nulla o fai finta di non sapere o invece ben sai di mentire, sapendo che noi sappiamo che tu menti?

* * *

I documenti che mettono in rete per supporto della manifestazione che a quest’ora dovrebbe essere terminata sono autentici pezzi di delirio, che ritengo confidino solo sulla forza stanca e ripetitiva della propaganda, sparata come i pezzi di artiglieri in uso da Israele, anzi i missili lanciati dai droni, che si caratterizzano per la loro mancanza di contradditorio:
«…L’aggressione ideologica contro Israele è cresciuta a dismisura. Di giorno in giorno, di ora in ora, in lingue diverse i media non fanno altro che annunciare enormi falsità. Israele è lo stato “nazista e fautore dell’apartheid”, l’aggressore “coloniale”. Bella trovata. Il sanguinario imperialismo musulmano e l’apartheid sessuale e religioso dell’islam vengono negati e proiettati su Israele. Israele è essenzialmente e sostanzialmente “malvagio”. Nel 2005 Ahmadinejad affermò che Israele avrebbe dovuto essere “eliminato dalle carte geografiche”».
Qui l’obiezione è fin troppo facile, a portata di ragazzino delle elementari, che sappia della pulizia etnica del 1948, dove vennero distrutti oltre la metà dei villaggi palestinesi, i cui nomi furono poi per davvero cancellati dalla carta geografica. Ormai, sono apparsi sulla rete numerosi articoli che spiegano l’esatto contesto della frase di Ahmadinejad e la falsificazione che ne è stata fatta. Ma costoro continuano imperterriti con la stessa cantilena. Poiché non è possibile che non sappiano, ecco allora che abbiamo una prova ulteriore della loro menzogna, del loro mentire sapendo di mentire e che noi sappiamo che mentono. Forse calcolano, come Benny Morris, che noi siamo soltanto una minoranza, la parte più istruita, mentre a loro interessa la maggioranza ignoranza a cui si può rifilare ogni menzogna.

COMMENTARIO CRITICO

SOMMARIO: 1. Messaggi di Schifani, Fini, Berlusconi. – 2. Le “menzogne” di Paolo Mieli. –

Mentre ascolto e riascolto comodamente la registrazione della manifestazione, durate oltre 3 ore, procedo a commentare i sonori degli interventi, che subito presentano problemi tecnici e si inceppano. Nel riprovare trovo una registrazione della Nirenstein, sulla quale avevo scritto alcune righe di commento, che non ho la pazienza di ricomporre. Le solite sciocchezze da cui è inutile tentare di trarre lumi. La signora punta sulla forza degli “amici” mobilitati ed è un suo pio desiderio che i convenuti rappresentino unitariamente il mondo intellettuale italiano. Come già per i palestinesi, l’onorevole signora è del tutto persuasa che gli altri non contino e non esistano. È la politica che il sionismo ha seguito in Palestina fin dal 1882, anno del primo insediamento coloniale. In questo “Proemio” annoto alcune sensazione generali, rinviando poi alle singoli analisi. Fino a questo momento, davvero si può toccare con la mano la massa di incompetenti ed ignoranti che sono stati riuniti: non sanno neppure quel che dicono. Albertazzi che finisce in azzi, l’ha proprio sparata grossa e fa cadere in verticale la stima che pure ne avevo come attore. Se la forza della “verità” è nei suo argomenti, qui di forza non ve ne è per nulla: almeno fin quello che ne ho udito adesso e sono oltre tre ore di emerite ed onorevoli c* Beh, diciamo che devo ringraziare la signora Fiammetta per aver messo insieme un così ben assortito campionario. Ahi! Sto sentendo Raffaele La Capria, che crede di essere intelligente e parla di “diritto di esistenza”, la solita tiritera, ma non si pone neppure per un istante il problema della cancellazione sistematica del popolo autoctono dei palestinesi: lo hanno sempre detto: non esistono! Questa è nuovo: l’«odio di sè» che non è più riferita agli ebrei antisionisti, ma all’Occidente stesso! Il fatto di starmene seduto qui comodamente a casa mia, sentendo le registrazioni, mi consente quei commenti liberi, che non scrivo e che non sarebbero stati altrimenti possibili. Impagabile Antonio Martino: dà a D’Alema del ministro non laureato, ma per la verità non dimostra di essere più intelligente. Un guerrafondaio! Ed una dichiarazione di guerra al “nemico interno”, cioè a tutti noi. Stiamo attenti! Questi ci voglione mettere in galera, anche se stiamo zitti. Ci faranno l’analisi del cervello. Rutelli adesso che tura fuori il bambino ebreo dell’82, quando infuriava Sabra e Shatila: rinvio a Robert Fisk, Il martirio di una nazione. Che c... Non tiene minimamente in conto che sionismo significa pulizia etnica: se è ignorante, non possiamo farci nulla. Speriamo, ci diano il diritto di stare alla larga da tutti costoro, che purtroppo ci hanno tormentato con il loro governo sulla nostra pelle. “Democrazia e libertà...”, ma che dici??? Mamma mia, quant c.... Tutti chiusi in una sala: non sono uomi di piazza. E la piazza è il popolo. Vedo affacciarsi Pacifici. Parla uno in inglese: non lo considero. Un “dissidente” siriano. Ricordo alla precedente manifestazione di un rabbino con tanto di barba che pretendeva da me per strada che gli rispondessi in... ebraico! Belli quelli che vengono in lista. Non avrei potuto ridere di più e lo spettacolo è bello lungo. Me lo posso rivedere e risentire. Se è vero quello che dice il vecchio Hegel, e cioè che il razionale è il reale e il reale è razionale, qui certamente non vi è nulla di razionale e forse neppure nulla di reale. Cerco sempre di mantenere la necessaria obiettività, anche decidendo di stare dalla parte della vittima e non del carnefice, ma qui siamo veramente in una mancanza assolutà di razionalità, di umanità, di giustizia, di senso elementare dell’equità: un popolo, quello palestinese, è stato cacciato dalle sue case, viene ucciso ogni giorno, e questi pretendono di fondare un diritto, una verità, una legittimità sul principio della pulizia etnica. Sta parlando Gigi Battista!!! Sta facendo pubblicità a Moffa... anche lui sul “cosiddetto Olocausto”! Bisogna mandargli il testo di Sion Segre Amar sul «cosiddetto olocausto». Eccolo, lui! Pacifici con la bandiera di Israele! “Romano” e ”italiano”? E i milioni di bambini palestinesi e iracheni? Non esistono! Già, i “dissidenti”! Due popolo due stati = la formula dell’inganno in attesa del completamento della pulizia etnica, del tranfer! Bella questa di Riccardo: i coloni fanno figli e si allargano, dunque hanno bisogno di stanze in più. La pace la faremo lo stesso! Ora tocca a Fiammetta: è emozionata, proprio comen una bimbetta! C’è l’ha con l’ONU, cioè con il mondo, che ha il gravissimo torto di condannare Israele. “Le donne che si scelgono il marito che vogliono...”. E con questa bandiera ci vuole portare in guerra contro 70 milioni di iraniani e ci chiede di avallare la pulizia etnica della Palestina. Mamma mia! Odio, odio, odio... bugie, bugie, bugie.. ma quale la Verità? Quando ce la racconterai? Non riesco a sentire neppure una verità tutta tua e solo tua, che stia per lo meno in piedi con i canoni della logica. Costoro parlano solo perchè aprono la bocca, ma senza considerare minimamente il giudizio di chi ascolta: non esiste e non è essenziale. Legge l’intervento, ma per lei non valgono gli inviti alla brevità: è la padrona di casa. È melensa e non lo sa. Aznar: c’era pure l’altra volta! Israele non è Oriente, ma Occidente. E dunque la pulizia etnica ha raggiunto il suo stadio finale. Vaglielo a dire agli islamici. «Israele una parte di questo Occidente»? E dunque: colonialismo e razzismo? Arriva Frattini! Per nostra disgrazia ministro degli esteri, dopo il ministo “non laureato”. Io posso andare in casa di Frattini, cacciarlo e difendere la mia “diritto ad esistere” ed abitare a casa sua: questo il tenore del discorso di un ministro degli esteri che non può non conoscere la creazione propagandistica della cancellazione di Israele dalla carta geografica da parte dell‘Iran, mentre queste cose sono state fatte proprio da Israele verso i palestinesi. Questa la politica estera italiana, in bocca a Frattini... ahi ahi, ce l’ha con la rete! Prepariamoci ad una interruzione delle trasmissioni! La politica della doppiezza, che fu già della Gran Bretagna, non portò bene. Si potrebbe chiedere: e dove sta qui il contraddittorio? Non è previsto! Anche lui con Shalit! La propaganda deve aver investito molto in questo capitolo. Una certa Latella parla di... «stupidaggini». Appunto! Luca Barbareschi: un’uscita che suona: siccome sono “evoluti” mentre gli altri sono arretrati, allora Viva Israele! In fondo, in fondo è un bene poterli vedere in faccia senza dover ricorrere ad uno “spionaggio” per sapere chi sono, cosa dicono, come la pensano. Parla Ernesto Galli Della Loggia, un “opinionista” misura ed espressione di ciò che pensiamo e possiamo pensare. La Malfa figliolo, dice di Frattini: “L’Italia che parla...”: e chi assolutamente non la pensa come voi non è l’Italia? Penso esattamente il contrario e ne sono perfettamente convinto. Mah! Uno peggio dell’altro ed è inutile aspettarsi da loro un minimo di approfondimento, che si potrebbe avere perfino dai propri “nemici”. In fondo, se parlano tanto di “legittimità” di Israele vuol dire che sono convinti del contrario e vorrebbero farci cambiare opinione. Mammia mia! Parla Furio Colombo... L’uomo dell’altoparlante! Dice però una cosa interessante. Voglio risentire la registrazione: dice che «sono in pochi» quelli come lui “appassionatamente” a favore di Israele. Ancora il suo essere stato “bambino”. Questa è l’unica cosa interessante e che ci fa sperare. Ha finito ma lo voglio risentire. Dice una cosa importante: pur essendo in tanti nella minuscola sala, sono “minoritari” nel paese in quanto Israel lobby. Un dato confortante. Forse l’unica verità che è stata detta finora. Tutto il resto è propaganda così becera da mettere in rischio la nostra necessaria capacità di autocontrollo. E lo voglio sentire per la terza volta, lasciando perdere Vernetti, che fa... l’elogio di «Informazione Corretta»! Il “mondo alla rovescia”! Già, l’hai detto! Il conduttore si affanna a dire che sono “moltissimi” quelli che vogliono parlare ed invita ad essere brevi. Ma dicessero delle cose che meritano di essere ascoltate, per trarne qualche serio motivo di ripensamento, ma non si odono altro che cose che confermano nella cattiva opinione che già si aveva di loro. In questo senso, la manifestazione è un insperato successo per gli antisionisti. Se questo è il sionismo, possiamo essere ben certi che non siamo in essere nell’esser contro. Un’altro che parla in inglese: evidentemente, per far numero e riempire la sola, dovevano chiedere rinforzi dall’estero. Mentre parlava in inglese un altro oratore sono andato a mangiare qualcosa, e dicevo, a proposito di democrazia: ma se non vi fosse stata questa legge elettorale, qualcuno avrebbe mai votato la signora Nirenstein e tutti gli altri della Israel lobby che in parlamento stanno facendo quel che fanno? Se dobbiamo chiederci attraverso quali meccanismo la Lobby si è insinuata nei gangli del potere, questa può essere una validissima risposta. Parla la Voce del Padrone: l’ambasciatore di Israele! Aria fritta e rifritta che neppure merita di commentare. Antisemitismo, antisionismo... sono proprio convinti che siamo dei c.... a volerci rifirare sempre le stesse frottole. Con l’«antisemitismo» vogliono camparci fino al 3000! Vengono fatti tutti i nomi dei sionisti, che vengono ringraziati e lodati: li possiamo in questo modo conoscere senza rischiare di sentirci dire che compiliamo delle “liste nere”, come è successo ad un poveretto che aveva soltanto preso un elenco più che pubblico, dandone però un giudizio di demerito anziché di merito. Parla Magdi ah ah Cristiano Allam, che vuole mandare mandare in galera con legge europea chiunque si azzardi a criticare Israele. Salto la signora Boniver! Di una così bella signora non si può dire nulla e con la sua bocca può dire tutto quello che vuole. È la mamma di Shalit! Arriva Gianni, l’Alemanno! La frottola della più antica comunità del mondo: Shalit cui ha dato la cittadinanza onoraria. Mah! Glielo detto: ma Mordecai Vanunu? Non ce il rischio che risponda. Ciarrapico, dove sei! “Noi”, ma chi? Parla Rosa che scrive sul “Foglio”! Legge il compitino che si è scritto a casa: sembra il marchesino Eufemio. Pure un russo! Ma hanno dovuto setacciare tutto il mondo per riempiere la sala. Son davvero tanti, forti e tremendi. Nessun senso della realtà. Ma costui ha forse avuto notarietà per qualche scoop giornalisco, camorra o simili? Ahi, ahi! Deprimente, quando qualcuno apre bocca su cose che non conosce neppure lontanamente. Anche per lui il palestinese, il profugo cacciato, ammazzato e umiliato “non esite”, ma i gay! Quelli che si che esistono! Ci ha detto la sua... “verità” e ci ha dato davvero un grande contributo di conoscenza, che ci ha fatto crescere tutti, grandi e piccini. Dice il conduttore: molti posti in sala si sono liberati! La sala non si vede mai, ma solo il podio da dove parla l’oratore. Ma la sala è già vuota.Suspance... Il video di Saviano che ci dice la sua verità fatta di immagini. Quali? Lo sguardo a Tel Aviv! Un centinaio di nazioni formano Israele: appunto, la schiuma della terra, giunta lì per cacciarne gli autoctoni, gli indigeni. La casa dei gay! È questo sarebbe un “discorso politico”! Un buon numero di discorsi è in inglese: mi riposo, volendo ascoltare tutto di un fiato la lunga registrazione di oltre tre ore. E farne una bozza di commento in estemporanea, salvo poi tornare sui dettagli. Spesso le prime intuizioni sono le migliori. Al di là delle singole cose dette, spesso di nessun valore intrinseco, è da chiedersi cosa credono di aver portato a casa gli organizzatori, quale risultato politico che non abbiano già. Intanto proprio domani dovrebbe esserci in Roma una ben diversa riunione: quella degli organizzatori della nuova Flotilla. Parla Sgarbi, personaggio incredibile, il quale dice che “non si può non essere ebrei”. Per fortuna si! Anche lui la storia dell’«amico ebreo»: non ho la fortuna di avere “amici ebrei”. Mi è rimasto impresso Sgarbi per averlo sentito rispondere in un dibattito che le 114 basi americano, ci stanno - a nostre spese - per difendere la nostra libertà! Lo Stato di Israele una necessità della storia, chiaramente a tutte spese degli autoctoni palestinesi: un dettaglio trascurabile a fronte della “condizione dello spirito” che è l’essere ebreo. Poveri noi che non abbiamo spirito! La tiritera contro Teheran, secondo la più trita propaganda israeliana. Non poteva non dire c... al suo solito! Caspita mi sembra di averlo visto già quel giovanotto che viene dall’Iran ed è un traditore del suo paese: era alla stessa manifestazione sulla destabilizzazione degli stati mediorientali, che la signora Fiammetta aveva organizzato anni addietro e di cui ho dato altrove ampia recensione. Ero accanto ad una giornalista del “Messaggero”, mentre provavamo compassione per lui e per il suo prestarsi al gioco in danno del suo paese. I traditori mettono sempre tanta tristezza. Forse non si rende conto di quel che fa e di quel che dice. Eccolo Trigano: il collega “filosofo”! Bah! Siamo una grande, grandissima famiglia, dove si trova proprio di tutto, ma di tutto! Mi astengo perché anche lui, stando in Italia, pensa di poter parlare in italiano. Ed in fondo l’Italia non è che una lontana provincia dell’Impero, anzi una sottoprovincia di Israele. Almeno così credono nella sala adiacente a palazzo Montecitorio. Mi chiedo se tutta questa gente venuta dall’estero, sia venuta a proprie spese: ne dubito. Ed allora ecco il vile “denaro” che entra in gioco. È la ventesima volta che il conduttore invita ad occupare i posti vuoti in sala: evidentemente chi sta fuori non ha nessuna voglia di entrare e preferisce stare sulla soglia: o si vergognano o sono osservatori, quale anche io avrei voluto essere, se buone ragioni non me ne avessero sconsigliato la cattiva frequentazione. Caspita, ma parlano tutti in inglese! Li hanno portati e riuniti tutti a Roma! Nella sala applaudono, ma non è difficile procurarsi un pubblico che applaude in una sala programmata. Ma non era in piazza, una piazza aperta al pubblico, al popolo romano e italiano, quella in cui avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione? Magari a piazza San Giovanni, dove storicamente si svolgono gli assembramenti di popolo! No, la piazza non è per loro. I loro luoghi sono le segrete stanze dei bottoni. Costoro se ne infischiano del popolo, se non per ingannarlo e sfruttarlo in ogni modo. Li voglio vedere in faccia... La traduttrici è sfinita! Tanti nomi da ricordare e annotare, per chi studia il sionismo. Parla il “filosofo” Panella con una enne. Crede di essere “acuto” e intelligente: è il “pensatore”. Il popolo ebraica ha diritto al “suo” stato e alla “sua” terra a prescindere dalla Shoah! Che commentare? Lasciamolo dire, ma purtroppo senza speranza del reciproco. Costoro non conoscono il diritto alla reciprocità. Non si rende conto di quello che dice: lo si può facilmente ritorcere contro! Sta suggerendo un mutamento dei canoni della propaganda, ma per esempio – a prenderlo – sul serio, si dovrebbe poi spiegare la dichiarazione di guerra del sionismo alla Germania nel.. 1933 e tante altre cose che sono successe nella prima guerra mondiale e in genere non si dicono, perché potrebbero dare un fondamento alla persecuzione che poi gli ebrei tedeschi hanno subito. Parla Tozzi o Cozzi. Ma non è un cantante? Canta male! Vuole far venire gli scrittori israeliani in Italia per illuminare gli italiani. Vuole che le scolaresce vadano in Israele, per magari inciampare in qualche bomba. Sta raccontando la sua verita. Parla ora Rocco... Buttiglione, amico di Nirenstein e Pacifici! Ora lo sappiamo! Beh, conosco la sua brillante carriera e mi astengo dal commentare, per non far pensare che sia tutta invidia. Non è cambiato, ma ha fatto carriera. Beh, c’è chi nella vita ci sa fare e chi no. Una “latente” minaccia contro quelli che lui ritiene “antiebraici latenti”. Beh, in pratica la manifestazione è una convocazione si gente che sta dalla parte di Israele e ce lo vuol far sapere. Di “verità” manco a cercarne con il lanternino, ma a far sapere che loro stanno da una parte anziché dall’altro possono confortarsi di esserci riusciti. Ma a noi ce ne deve importare? Ne avevamo bisogno? È questo il confronto che volevano? Sono lì a rovesciarci insulti a cui nessuno può replicare e poi danno a noi del “violento”, “antidemocratico”, “antisemiti”, “odiatori”, “nemici dell’Occidente”, che sono loro! Mah! “Noi sappiamo”, dice la Roccella, dove il “noi” contiene solo lei e quelli che stanno nella sala. Parla Compagna, altra sionista di ferro! Una tirata contro Ahmadinejad, la prossima vittima designata della guerra in preparazione, dopo l’Afghanista, l’Iraq. Una tirara contro le Nazioni Unite, cioè tutte le nazioni del mondo che si sono liberate dagli cinquanta in poi dal giogo coloniale. E l’impronta coloniale è quella che caratterizza profondamente Israele: l’ultimo stato coloniale. Anche lui con l’icona di Shalit! Confesso che mi riesce difficile capire questa fissazione. Altro campione: Pianetta, che parla dell’Associazione di Amicizia per Israele che comprende... oltre 200 parlamentari. Caspita! Siamo proprio messi male! La solita frittata della “grande democrazia israeliana”, basata sull’apartheid e la pulizia etnica. Evvia il parlamento italiano. Ora il mio amico Giorgino, come a dire Pierino, quello delle barzellette con la maestra. È stato definito dai suoi amici di IC un «eccelso sionista»: non c’è il rischio che a lui l’Università di Roma della Sapienza chieda conto delle sue opinioni e si permetta di sindacarle. Ma questa è la democrazia degli “amici di Israele” con oltre 200 parlamentari! Parla Angelo Pezzana e mi trattengo. Si lamenta della stampa come se non fosse già abbastanza asservita: non basta mai! Fino al 1967 i palestinesi non sapevano di essere un “popolo”, non hanno mai avuto uno stato, e poi questi disgraziati si sono poi messi in mente di essere un popolo e di volere uno stato. Se questo non è razzismo del più becero... Inutile stare a spiegare a tanta scienza la nozione schmittiana del concetto di popolo che nasce proprio dalla contrapposizione amico-nemico, ma si sbaglia anche sul piano storico perché se va agli inizi del XX secolo vedrò che gli autoctoni sapevano bene come i coloni ebrei o sionisti venivano per scavare loro la fossa e scacciarli dalla loro terra. Arriva adesso il rabbino capo: Di Segni! Proprio tutta la comunità ebraica italiana, ossia circa 30.000 persone a fronte di oltre 57 milioni di italiani, la cui politica estera è diventata un loro appannaggio, grazie ai 200 suddetti parlamentari e grazie alla più antidemocratica legge elettorale, che non hanno neppure nell’ex Congo Belga, in quanto appunto ritenuta antidemocratica. Evviva! Altro intervento in inglese. Davvero un tuffo nella italianità! Tutti gli esponenti dell’associazionismo ebraico o sionista internazionale sono stati convocati in Roma, ormai terra di conquista, più o meno come un insediamento della West Bank. Si fosse trattato di un convegno di studi internazionali, passi pure. Ma questi hanno preteso che tutto il popolo italiano venisse convocato in piazza per sostenere la politica filosionista di questo ministro, che è un uomo loro e che è finito ministro degli esteri non per volontà del popolo italiano, ma per le mene del potere. Ah, la sala è stata concessa fino alle 10! Poi, probabilmente i lavoratori italiani spegneranno le luci, come hanno fatto una volta al Pantheon! Davvero una manifestazione “popolare”. Mai popolo fu più presente! Il solito iraniano antiraniano! Una volta si diceva traditori, adesso si dice “dissidenti”. Veramente triste! Eccolo il rabbino Di Segni! Cerco di non commentare: è pericoloso. Il papa lo si può criticare, ma il rabbino no! E questo rabbino fu quello che interruppe il papa il sinagoga mentre parlava: per un cattolico sarebbe stato un atto quasi sacrilego. Torna alle Crociate. Ci parla del Talmud: ne avevamo bisogno! Si diletta con delizie talmudiche! «La storia è antica». Parla una evangelica sionista. Dice di essere una “cristiana”. Mamma mia! “Vi abbiamo votati”? E quando mai qualcuno ha potuto votare? La manifestazione sta volgendo alla fine, vale a dire alle 10 “devono” lasciare la sala, ma quello che si nota finora è una straordinaria assenza del palestinese. Parla una certa Lisa, rappresentante della milionesima associazione ebraica, e minaccia: “non passeranno”. Il tema: la delegittimazione di Israele che qualcuno vuole fare. A nessuno viene in mente che legittimazione/delegittimazione sono o non sono. È sostanzialmente un giudizio che ognuno di noi, mentre li stiamo ascoltando, può dare. La forza politica, la bomba atomica, i droni e tutti gli arsenali della morte li hanno già, i 200 deputati pure, e che altro vogliono? Vogliono la nostra approvazione mentre ripuliscono la Palestina? Vogliono essere amati, compresi e applauditi? Vogliono costringerci come hanno già fatto con i palestinesi? Non vogliono neppure lasciarci la libertà del nostro giudizio morale? E beh! Uno che viene da Firenze: un Libero del Circolo dei Liberi: ironia dei nomi! Ed anche lui con la verità. Siamo alla fine e non se ne è sentita di verità. “Da tutti i partiti”: ecco il trasversalismo sionista! Questi si sono... tutto il parlamento! Giovanardi, che ci fa sapere di essere scritto da 18 anni a “Italia-Israele”. Dice che gli altri sono “risibili” e Gerusalemme è l’ombelico del mondo e lui è un cattolico. David Zard è il manager dell’evento! È un professionista del settore eventi. Sono «industriali», come già Norman G. Finkelstein ha in effetti detto. Ahi! Israele è certificato dalla Bibbia! Davvero un industriale di “eventi culturali”. Domani forse si interesserà della promozione degli hamburger con la stessa tecnica. Vuole espellere Ahmadinejad dall’Assemblea dell’ONU: appena arriva, lo devono cacciare dalla sala dell’ONU! Ah ah ah. Questo il livello della pur potentissima Lobby! Una profondità di pensiero politico difficile da rintracciare altrove! Adrsso conclude la signora Fiammetta, creatrice di tanta sapienza e di tanta Verità che proprio ci mancava, Un grazie a Loquenzi, direttore de “L’Occidentale” dove lascio commento che una volta passano l’altra volta no. Fanno finta di fare analisi politica per conto del PdL Uno “tsunami d’amore”: nessuno ci ha detto di no. Ma a me hai chiesto qualcosa? Ah ah ah. Non credevo che potesse venirmi il buon umore a sentirmi tanto “maratona oratoria”! Si chiude con l’inno di Israele! In Italia! Sarà il nostro prossimo inno nazionale.

1. Messaggi di Schifani, Fini, Berlusconi. – Il carattere propagandistico risalta all’inizio. Intanto si tratta di una “sala” e non di una piazza, a quanto sembra ed a quanto si vede. E ciò è tipico dell’esistenza di una Lobby. La precedente manifestazione di “piazza”, durante durante “Piombo Fuso”, in piazzetta Montecitorio non superava le 400 persone, mentre la manifestazione che da piazza Vittorio scorreva fino a Porta San Paolo ne contrava 200.000. Al momento non vedo la piazza, ma solo una sala, dove uno speaker legge i primi “messaggi” (di Schifani, di Fini, di Berlusconi) e annuncia che leggerà via via gli altri che verranno. “I confini di Israele come confini della nostra stessa patria”: lo dice Schifani! Tocca a Fini: “...fonti di disinformazione...”: senti chi parla! Non poteva mancare Shalit, dimenticando le migliaia e migliaia di palestinesi in galera. A confutazione di Fini, prendo un libro, di A. Gresh, Israele, Palestina. La verità su un conflitto, Einaudi, 2004:
«Diario di viaggio: Chiamamolo Bassam. Lo abbiamo incontrato a Hebron. Si chiama Ahmed a Nablus...Ha 20 anni, ha conosciuto solo l’occupazione, e trova quindi che sia l’età più bella della vita. Ha gli occhi rossi per la stanchezza e non sa ancora dove dormirà questa notte; teme un nuovo interrogatorio. In pochi mesi la Cisgiordania e Gaza sono diventate un immenso penitenziario: più di 9.000 prigionieri. Bisogna incarcerare 300.000 persone in Francia per raggiungere una proprozione equivalente di prigionieri politici…».
A. Gresh,
Israele, Palestina. La verità su un conflitto,
Einaudi, 2004, p. 91
E Fini si preoccupa di un solo prigioniero, per giunta un soldato addestrato ad uccidere. Riesce difficile comprendere la logica di queste autorevoli persone, che ci governano.

Torna al Sommario.

2. Le “menzogne” di Paolo Mieli. – Le uniche “menzogne” che possono riconoscersi sono qui quelle pronunciate dallo stesso Mieli, che acriticamente taccia “altri” di menzogne, appunto senza il timore di quel “contraddittorio”, che in questi giorni si pretende altrove. Mieli è stato direttore del Corriere della Sera, credo fosse lui direttore quando su “Il Manifesto” ho potuto leggere di una strana frequentazione dell’ambasciatore di Israele nella redazione del “Corriere”. Lascio qui al Lettore intelligente il compito di trarre lui tutte le associazioni di idee possibili.

(segue: mi prendo una pausa. Il commento equivale ad un lungo saggio. Chi vuole può aggiungere i suoi commenti, che ove abbiano i requisiti di legalità saranno certamente pubblicati. Salto i messaggi in lingua straniera: siamo ancora in Italia, dove la lingua ufficiale è ancora l’italiano. È stata una saggia decisione non essere andato da parte alla manifestazione: sarebbe stata una sofferenza indicibile non compensata dal desiderio di essere informato. Una lobby che più lobby non poteva essere!)






(segue)