mercoledì, luglio 19, 2006

Volontè, Pedrizzi e la volontà contesa del popolo italiano

Ho appena terminato di ascoltare le interrogazioni degli onn. Volonté e Pedrizzi riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embionali che si vorrebbe fosse impedita e proibita anche all'estero. Per fare ciò si argomenta sulla "astensione attiva" del 75 per cento come se fosse stata una manifestazione attiva per il no. E' stato un vile sabotaggio di una consultazione democratica dove di antidemocratico vi è il quorum stesso e la volontà truffaldina di quanti vi hanno speculato sopra. A fronte di ciò vi è stato un 25 per cento circa di volontà espressa per il "si", che ben potrebbe ispirare il parlamento per rendere libera la ricerca scientifica: astensione significa che si lascia gli altri liberi di decidere in un senso o nell'altro. Resta disarmante il clericalismo e oscurantismo degli onorevoli interroganti. Vi è poco da commentare. E' sufficiente registrare il fatto a imperitura gloria degli onn. in questione. Aggiungo soltanto che come ricercatore se fosse in mio potere salvare vite umane impiegando cellule staminali non accetterei limitazioni alla mia libertà di ricerca: non vi è legge ordinaria che valga in contrario! Quanto più nuovi e inesplorati sono i campi di ricerca tanto più il singolo ricercatore è il solo giudice in materia deontologica: solo lui può sapere ciò che si può e ciò che non si può! Non chi non capisce nulla di scienza ed ha solo feticci dietro cui nascondersi o a smesso di essere uno scienziato. Tutt'altra questione è il mancato rispetto di leggi vigenti, non fatte ad hoc per impedire la ricerca in sé, ma già esistenti e posti a tutela di diritti altrui. Ricordo i tempi in cui la pratica dell'autopsia, necessaria per lo sviluppo della conoscenza dell'anatomia umana, era una pratica proibita considerata alla stregua della negromanzia. Ricordo ancora il rogo di Giordano Bruno, il processo consumato contro Galilei e l'indigestione subita ad opera di Darwin in un'epoca in cui per fortuna si erano stati spuntati gli artigli del potere temporale. I pretesi difensori della vita e dignità umana hanno in realtà a cuore interessi che nulla hanno a che fare con la scienza o con la dignità umana.

POST SCRIPTUM - Non sono un ricercatore di scienze biologiche, ma confermo quanto ho detto sopra: non accetto limiti alla mia libertà di ricerca e nel mio ambito nessuno me ne può imporre. Invidio i biologi per la loro possibilità di combattere la morte e le malattie, ma forse è anche più esaltante la ricerca filosofica-giuridica quanto si tratta di scavare dentro la nostra mente per espungere secoli e millenni di pregiudizi o di smascherare forme subdole di potere. Ognuno ovviamente rischia in proprio ed io non potrò mai essere un apostolo della mia "fede" e delle mie convinzioni: le sperimento direttamente sulla mia pelle. Gli altri se sapranno e vorranno potranno seguire l'esempio, o se preferiscono possono tenersi strettamente aggrappati ai loro pregiudizi e alle convinzioni di cui non possono fare a meno. Questa si chiama libertà. Il dichiararmi ricercatore non è poi una forma di civettereria, ma un modesto dato di fatto. Ormai non ho più il tempo per trovarmi un altro mestiere. Naturalmente un prete che ha la verità può saperne più di me, ma si tenga la sua verità ed a me lasci la mia libertà. Se decisione di ordine morale potrà esservi come conseguenza delle mie ricerche, nessuno meglio di me potrà giudicare e decidere per il meglio. Se non avrò la forza di resistere ai tanti Pedrizzi assurti al ruolo moderno di legislatori ed inquisitori, potrò sempre espatriare, ma con me se ne sarà andata via la speranza di quanti aspettano risposte terrene alla loro sofferenza ed al loro anelito di libertà.

La differenza fra Giordano Bruno e Galilei Galilei è che il primo non ha abiurato contro la sua coscienza e ha accettato la morte sul rogo: merita pienamente il monumento che gli è stato eretto a Campo dei Fiori, quasi nello stesso identico punto della piazza dove era stato arso tre secoli prima. Galilei sapeva più di Giordano esser vera la sua verità sulla natura degli astri, avendone avuta l'evidenza sperimentale con il cannocchiale da lui inventato: quel cannocchiale dentro il quale gli alti prelati si rifiutavano di guardare (Brecht), credendolo forse uno strumento del diavolo. Galilei – conoscendo il rigore delle leggi vigenti – ha preferito l'abiura, scegliendo di vivere (con infamia, direi) salvando la pelle. I suoi allievi non hanno potuto apprendere da lui oltre alla fisica anche l'eroismo della scienza. Hanno appreso la via dell'emigrazione, che continua ancora oggi.

Guai allo scienziato che andasse a chiedere lumi alla Chiesa in materia di scienza. Saremmo ancora ad un'età dell'universo calcolata secondo il racconto biblico, cioè a 5467 anni, due mesi, quattro giorni, due ore e sette secondi o qualcosa di simile. Ma cosa poi è questa Chiesa cattolica di cui sembra non si possa fare a meno? Un'Accademia delle Scienze o non piuttosto una moderna Santa Inquisizione, in passato assetata di sangue ed oggi bramosa di potere e privilegi sulla base delle leggi vigenti e grazie ad un elettorato immaturo, privo di senso politico e civico? A quelli che vogliono vivere secondo i suoi dettami chi impedisce di farlo, lasciando in pace gli altri che la pensano diversamente? Purtroppo non ho la possibilità di sapere se io stesso nel momento decisivo mi comporterei secondo l'esempio di Giordano Bruno o di Galileo Galilei. La mia non è una scienza sperimentale che ha immediate ricadute sulla salute di tanti malati che aspettano dalla scienza (non dal cardinale Ruini) una cura. Io opero soltanto nel campo delle opinioni, dove ho una concorrenza fortissima dall'esercito del clero cattolico che ha il possesso per legge della verità, della morale, dell'eticità, della definizione di ciò che è vita e di ciò che non lo è, di ciò che è persona e di ciò che non lo è. Il nostro è uno stato confessionale come lo sono l'Iran e l'Afgahnistan dei Talebani. Cambia un poco la forma, ma resta la sostanza. La mia identità non è né cattolica o cristiana né musulmana. Rivendico il mio diritto a ricercare (sono appunto un "ricercatore") i principi etici e morali su cui basare la mia esistenza senza altrui vincoli. Questa libertà mi è negata in quanto cittadino dalla presenza della chiesa cattolica. La campagna referendaria ha significato questo. Oggi è l'embrione domani chissà cos'altro ancora! Il potere conseguito cerca sempre nuove posizioni di maggior potere. Arriveremo all'obbligo domenicale per legge della messa domenicale ed alla stesura dello stato delle anime redatto dai parroci ed aventi valore di legge. Che ci vuole! basta avere in parlamento tanti Pedrizzi e tanti Binetti: la legge la faranno loro! Il "relativismo" purtroppo non comporta la reciprocità. Un relativista può essere tollerante nei confronti del possessore della verità assoluta ma questo non può essere altrettanto tollerante verso il relativista. Le antiche religioni greco-romane, aapunto perché relativiste e politeiste, non avevano bisogno di evangelizzazione e di proselistismo: sono scomparse davanti alla violenza in nome di Cristo. Per fortuna, oggi la sua Chiesa non ha il potere di mandare al rogo il dissenziente, ma ritorneremo a quei tempi se non saranno mantenuti argini del liberalismo e se quanti possono parlare decidono invece di tacere per viltà o amor di quiete.

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2 commenti:

Brandavide ha detto...

Penso che il problema sia proprio questo , "il rispetto delle legge vigenti".
Mi spiace essere semplicistico e approssimativo ma io non sono un ricercatore, ma questo non mi inpedisce di chiuderla con la stessa perentorietà tua e ti dico che essendo totalmente convinto che dal momento della fecondazione c'è VITA UMANA, qualsiasi soppressione o ricerca su di essa, sono punibili, dalla legge vigente, come omicidi o torture.
E finiamola con questa retorica "medievale" dei Galileo e dei Cartesio, fino ad oggi le domande più "laiche" e scientifiche pare se le pongano gli ambienti clericali e non gli ambienti scientifici e dove chi se le pone non può fare altro che concordare con la Chiesa.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Concordo in pieno col giudizio sulla "astensione attiva" del 75%. È incredibile che integralisti e teocon usino ancora questo argomento; giorni fa ho letto un articolo – di Pedrizzi, credo – secondo cui addirittura l'80% degli Italiani si sarebbe espresso per il no! Cose da pazzi (o da furbi...).