venerdì, maggio 15, 2026

Ma fanno pena, quelli di Libero! Non ci perdo neppure del tempo...

Antonio Castro,
giornalista di Libero, dove sono a lutto
per la sospensione delle sanzioni
 americane a Francesca Albanese

Basta il motto dantesco del "guarda e passa e non ti curar di loro". Quel che si può e si deve invece rilevare e mettere in evidenza è l’esistenza della cosiddetta hasbarà, cioè di un sistema mediatico che fa capo direttamente al governo israeliano e che ha lo scopo di dare un’immagine favorevole dello Stato e governo israeliane, e delle sue politiche, anche in aperto dispregio della evidenza empirica, come l'assoluta ingiustizia, stando ai canoni del cosiddetto Occidente (?), che hanno colpito Francesca Albanese, colpevole di null'altro che di aver fatto onestamente e impeccabilmente il suo dovere come Relatrice speciale dell'Onu per la Palestina, dove si sta tuttora consumando un assoluto GENOCIDIO (!!!): messo da Castro fra «virgolette» come a dire che per Libero non si tratta di genocidio, ma legittima difesa dopo gli attacchi di Hamas, e compagnia cantante... Si attardano ancora con questa narrazione alquanto idiota, davanti ad atrocità ebraico-israeliane che tutto il mondo vede con i suoi occhi, ma che alla redazione di Libero non solo non vedono, ma pretendono di non far vedere: sono «Negazionisti» dell'Olocausto palestinese per mano ebraico-israeliana. Gli ebrei di cittadinanza non israeliana sembra siano in maggioranza solidali con i loro correligionari israeliani, e sono grandemente attivi in Italia a sostegno dello Stato Ebraico di Israele. In base ad un consolidato lavaggio del cervello che dura da ottant'anni gli Ebrei per definizione possono essere sempre e soltanto vittime sofferenti, con diritto ad un eterno risarcimento e sempre per definizione non possono avere torto; se si dà loro del torto si è "antisemiti", ed è la stessa cosa anche se ci si definisce solo "antisionisti", e per leggi come quelle che hanno colpito Francesca Albanese si è lo stesso "antisemiti", cioè da punire, perché le Lobby ebraiche hanno costruito un apposito tipo di reato tutto a loro protezione: sono diventati una casta privilegiata, che ci domina ed incute timore. Meglio non mettersi neppure a dialogare con un ebreo o si finisce male. Questo genere di giornalismo in Italia si può dividere in due categorie: a) assoluto e caratterizzante in una seire di piccole testate che non vendono copie sufficienti in edicole ed hanno altri canali di finanziamento: Libero, il Foglio, il Riformista... b) le testate maggiori, che danno nel calderone generale del loro flusso informativo una serie di articoli a sostegno di Israele, e ne delegano il compito ad uno o loro giornalisti, che con un poco di pazienza possono essere individuati ed analizzato, assolutamente fatta salva la loro incolumità fisica, personale e verbale: se li conosci li eviti, non li leggi, non presti loro credibilità, non ci perdi troppo tempo, o per lo meno sai con chi hai a che fare... Le esemplificazioni sarebbero numerose, ma tralascio.


• Francesca Albanese non è "avvocata", nel senso di professionista iscritta all'Albo: con un'apposita campagna diffamatoria di stampa le si è contestato un millantato credito per la quale nessun cliente truffato si è mai lamentato o ha fatto causa. Per definizione avvocato è uno che ha studio e clienti che pagano per essere difesi davanti a un giudice: si può essere avvocati iscritti all'albo anche senza avere clienti o senza esercitare. Adesso che Francesca Albanese sia "avvocata" nel senso suddetto sembra se lo stiano inventando quelli di Libero. Si può essere "giuristi", cioè studiosi e conoscitori del diritto [che è plurale, non singolare: esistono infiniti diritti e nessuno è in grado di conoscerli tutti, oggi forse la IA], senza essere né avvocati né giudici. E non è neppure detto che avvocati e giudici siano i migliori conoscitori del diritto. Inoltre avvocati e giudici possono avere interessi estranei e contrapposti ad un diritto astrattamente inteso... Ed essi stessi sono soggetti al diritto e possono incorrere in reati.

• Ancora Libero si dà la zappa sui piedi quando scrive di Francesca Albanese "che ha ricevuto per la seconda volta di seguito l’incarico di “relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati”. E allora? E che vuol dire? Che il massimo organismo del diritto internazionale non ha tenuto in nessuna considerazione ciò che scrivono in Libero ed ha confermato a Francesca Albanese piena fiducia senza farsi condizionare dall'hasbarà!

Esilarante: «Peccato che la signora Albanese non sia mai entrata a Gaza per verificare.» E chi è che può entrare a Gaza? Forse il governo israeliano ci lascerà entrare i sicuri e affidabili giornali di Libero, se lo chiedono, ma tutti gli non possono, ad esempio le Flotille, o se cercano di fare i "liberi" e "indipendenti" giornalisti vengono uccisi: ad oggi sono centinaia quelli che semplicemente documentavano il genocdio, ancora in corso.

Shoah/Gaza; non è dubitabile il "parallelismo", certamente non gradito a Washington o a Tel Aviv, ma nel resto del mondo cosa sia più grave! Se elemento caratterizzante e decisivo per la definizione di un "genocidio", come dicono i "giuristi" è la sua "intenzionalità" non può esservi dubbio alcuno che la documentazione della "intenzionalità" per ciò che accade in Gaza, in Cisgiordania, in Libano sia infinitamente più verificabile e probatorio che non per la Shoah, la cui documentazioni si limita alla dubbia e controversa Conferenza di Wannsee, sulla quale non amiamo soffermarci. Semplicemente, chi ne ha tempo e voglia si metta lui a confrontare le due diverse documentazioni della "intenzionalità" dell'uno e dell'altro genocidio. Non essendoci libertà in materia di ricerca storica il campo è minato ed in Germania si scontato anche sei di carcere per la sola colpa di leggere libri "proibiti".

• "Crimini di Hamas"? e quali sarebbero? Quello di esercitare un legittimo diritto di Resistenza? Si tratta appunto di un diritto "legittimo". Al massimo, se comprovati, possono essere sanciti e condannati singoli atti, ma non negato il diritto alla Resistenza non già soltanto di Hamas, ma di un qualsiasi movimento di Resistenza, quella Resistenza che ogni anno in Italia si festeggia il 25 Aprile, e dove una cosiddetta Brigara Ebraica tenta di infiltrasi e mettersene alla testa. Quanto poi al Mitico Sette Ottobre appare sempre più manifesto che sia stato stato una sorta di false flage e pretesto per consentire all'hasbara di giustificare in «Occidente» un genocidio ampiamente preordinato, e che data addirittura dal 1882. Nello specifico degli stupri contestati ad Hamas, questi chiese una inchiesta indipendente dell'Onu, mai accettata dal Governo Israeliano, che ora pretende di servirci il rapporto di una sua Commissione Civile redatta da una oscura ONG, ossia Organizzazione Non Governativa, sigla generica dove può nascondersi di tutto, nel bene e nel male. Se si vuole una Commissione di Inchiesta questa deve essere credibilmente accettata da tutte le parti. Francesca Albanese avrebbe avuto ogni titolo a nome dell'Onu per una simile inchiesta, ma le preferiscono una oscura ONG che avrebbe radiografata, ma non intendiamo occuparcene.

• Marco Rubio chi? Il transfuga cubano? Da che pulpito!

• Articolo disgustoso, come sempre nella rete dei giornaliculi, quotidianamente riportati dalla Rassegna Sionista. Volevano ignorarlo del tutto, ma ci siamo lasciati prendere la mano.

Da sistemare in apposita rubrica in ristrutturazione:

– Per Libero.

• Per la rete generale dell'Hasbarà.

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