venerdì, luglio 14, 2006

Medio Oriente: una pace impossibile!

Non sono un esperto di questioni mediorientali, ma le notizie di un inasprirsi della guerra in Libano impongono la formulazione di qualche opinione. Non è possibile ignorare la guerra e quanto succede richiede in ognuno di noi una presa di posizione, giusta o sbagliata che sia. Intanto bisognerebbe rinunciare all'uso di concetti che servono appunto a nascondere una guerra in atto e a legittimare lo status quo. Uno di questi termini è la parola terrorismo. Cosa significa terrorismo? Se qualcuno si imbottisce di esplosivo e ripete quel che faceva Sansone con i filistei, facendosi esplodere ed uccidendo quanto più "nemici" possibile, si tratta di un incosciente che gioca con la sua vita e quella degli altri? Sul piano dell'analisi non credo si guadagni molto insultando e criminalizzando chi fa spregio innanzitutto della propria vita. Per giungere a tanta disperazione deve essere grande ed inaudito il livello di "inimicizia" e quanto mai lontana la possibilità di una pace autentica, che non si ottiene neutralizzando ogni tentativo di resistenza e narcotizzando le coscienze ed i cervelli.

Negli articoli di giornale che mi capita di sentire da Radio radicale, conditi dai commenti radicali, trovo una serie di pregiudizi che ostacolano un ragionamento libero. Questi radicati e radicali pregiudizi diventano essi stessi una forma di terrorismo ideologico, tale da indurre ad "ignorare" l'evento di una guerra che non si combatte nelle nosteìre strade. Non è piacevole trovarsi addosso un fronte interno mediatico abbastanza agguerrito. Ma io non mi lascio intimorire e cerchiamo di fare chiarezza, riservando al blog sulla Geopolica analisi più informate e approfondite. L'unico timore che ho è quello di poter sbagliare riflettendo su fatti tragici, che vedono una sequela infinita di morti.

Idola:
Rassegna stampa commentata

1°) Israele è una democrazia, anzi l'unica democrazia dell'area. Essere dalla parte di Israele significa essere dalla parte della democrazia, della giustizia, della libertà, del bene, della civiltà. Dall'altra parte si trova esattamente il contrario: inciviltà, barbarie, il male assoluto, il cattivo. Si tratta di una miserabile ideologia che è essa stessa uno strumento di guerra, ossia parte di quella guerra "ideologica" che accompagna sempre il crepitio delle armi in senso proprio (fucili, bombe, razzi, ecc.). Vale la pena di ricordare qui la relazione hobbesiana della pericolosità: l'uomo è di tanto più pericoloso delle bestie quanto più pericolose sono le armi di cui egli dispone (bastone preistorico, spada, fucile, atomica, massmedia e lavaggio del cervello, rieducazione democratica...) rispetto ai mezzi difensivi e offensive degli animali (artigli, zanne, veleno: sempre le stesse nel tempo). A fronte della potenza tecnologica-industriale nello sviluppo delle armi può venire considerata una tecnologia "povera" l'autoimmolazione dei kamikaze mediorientale. Nella guerra tutti i mezzi sono buoni ed è contrario ad ogni senso logico la pretesa di una delimitazione o regolamentazione dei mezzi bellici: bisognerebbe sentire il parere di chi è morto o sta per morire.

– I volantini dell'ipocrisia
• Mi chiedo cosa cambia alla sostanza delle cose il fatto che si lancino volantini per avvisare che si sta per bombardare in una determinata zona. La distinzione fra "civili" e "combattenti" è venuta meno da un bel pezzo. Si tratta, direi, di una forma di ipocrisia con la quale si intende accreditare la propria immagine. Il metodo è affine all'altro che considera legittimo l'uso delle armi per sé ed illegittimo se di quelle stesse armi è il nemico a dotarsene e a farne uso. Con amenità di questo genere si alimenta il pregiudizio che Israele è una "democrazia" e gli altri sono l'antidemocrazia.

– Turisti sotto le bombe ed in fuga
• Non pare credibile un Libano che si appresta ad iniziare una guerra ed al tempo stesso apre la stagione turistica. La premeditazione aggressiva di Israele mi pare sia invece provata dalla presenza di turisti che mai si sarebbero trovati in scenari di guerra, se appena ne avessero avuto sentore.

2°) Israele si difende: ne ha tutto il diritto, sacrosanto diritto. Se la memoria non mi inganna e l'informazione non difetta, la creazione dello stato di Israele nell'immediato secondo dopoguerra è stata un'operazione artificiale ai danni del mondo arabo. Una logica di risarcimento danni per i sei milioni di morti (guai ai revisionisti che pretendono di veriifcarne la contabilità) nei campi di concentramento nazista ha generato il diritto degli ebrei ad avere uno stato tutto loro. Il luogo lo si è infine trovato negli attuali territori, dove Israele si regge grazie al sostegno ininterrotto e determinante degli USA, che non prendono mai le distanze da tutto ciò che gli israeliani fanno. È stato stipulato un contratto a danno di un terzo (gli arabi), che comprensibilmente non ci stanno. Si è invocato l'ONU come fonte di legittimazione dell'operazione politica. Ma l'ONU non è fonte di legittimazione più di quanto non lo sia stata la Società delle Nazioni, creatura delle potenze vincitrici che alla forza delle loro armi vogliono far seguire la santità del diritto fondato sulle loro armi. In un arco storico che parte dal 1945 ad oggi io non parlerei di diritto di difesa da parte di Israele, ma di continuazione di un'attacco e di un'invasione del mondo mediorientale appaggiato dagli USA che sono scesi direttamente in campo in Iraq ed in Afghanistan e si apprestano a farlo anche in Iran. Insomma, una logica imperiale americana che viene dalla dottrina Monroe e si espande sul mondo intero.

– Magdi Allam: Diritto alla difesa
• Se non è possibile la neutralità in una guerra in cui come cittadino italiano non mi sento neppure lontanamente corresponsabile, io penso sempre come cittadino italiano che si debba stare dalla parte degli arabi, le cui ragioni mi sembrano più valide di quelle di Israele, che non riesco a considerare altro che un avamposto dell'iperialismo americano.
– Mille palestinesi non valgono un isrealiano
• Circa la faccenda dei sequestri apprendo una diversa verità: migliaia di palestinesi, compresi donne e bambini, sarebbero già prigionieri in Israele. Non si accetta nessuno scambio con militari israeliani catturati...

3°) La reazione proporzionata. Mi sembra un argomento quanto mai sciocco e che nasconde una ideologia dello status quo. Lo stato di conflitto si deve protrarre nel tempo con una contabilità di morti e danni sostenibili. E' una posizione che nasconde l'impotenza politica dell'Europa, la sua cattiva coscienza. In realtà noi abbiamo accettato quella soggezione politica agli USA ai quali il mondo musulmano non intende sottostare: è una lezione morale che il mondo antico del medio oriente impartisce a noi europei civilizzati e addomesticati. Da che parte dovremmo stare noi tutti Europei? Io credo dalla parte degli arabi, ricreando l'unità geopolitica del mondo romano nelle condizioni e con i mezzi oggi possibili ed accettabili.

– Sequestri seguiti da bombardamenti
• Leggo in una parte dell'articolo sopra riportato che vi sarebbero stati "sequestri" di militari israeliani, ragion per cui sono poi seguite più pesanti reazioni, definite dal nostro ministro degli esteri sproporzionate. A me pare che sarebbe bastato uno starnuto del nemico per far scattare una reazione israeliana da lungo tempo in gestazione. Queste cose si premeditano per tempo e si aspetta poi il pretesto migliore. Ritorniamo così alle radici storiche del conflitto.
– Paolo Papi: il baratro è vicino
• Tre militari sequestrati (non ho ancora letto in quale circostanza) a fronte di una reazione senza precedenti. Come non pensare ad un piano premeditati. "Sequestrati" non significa poi "ammazzati" in un contesto dove un morto in più o in meno fa poca differenza. Leggo poi di una destabilizzazione di fatto del governo libanese che non ha avuto nessuna iniziativa nella vicenda bellica, ma si è trovato ad essere scenario di guerra. Israele ha avuto pochi scrupoli a colpire un Libano che non ha manifestato ed organizzato una volontà di guerra: la teoria della guerra preventiva, di infelice memoria, ritorma in auge.


Resta il problema del rapporto degli Stati Uniti con l'Europa. La pace vera autentica profonda e duratura sta a cuore ad ogni persona di buon senso. Non credo che gli USA siano facitori di pace. L'Europa deve trovare le ragioni profonde della sua unità politica ed assumere un ruolo leader almeno a casa sua, e cioè in tutta quell'area che si chiamava mondo antico e che gravitava intorno al mediterraneo. L'America ancora non esisteva e quando fu scoperta era abitata da aborigeni che sono stati letteralmente sterminati dal coloni fuggiti dall'Europa, per essere poi in parte ripopolata con schiavi neri importati dall'Africa. Non si può misura la storia dei popoli con il metro dell'esistenza individuale dei singoli soggetti umani: la visione temporale di un individuo umano è per decenni, quella dei popoli abbraccia secoli e millenni. Le ragioni profonde della storia ritornano e gli individui devono ogni volta affannarsi ad acquistarne consapevolezza.

martedì, luglio 11, 2006

Il ministro Mussi all'università di Roma La Sapienza

Mi dispiace di non aver portato con me la macchina fotografica, come di solito faccio. Avrei potuto fotografare Fabio Mussi in maniche di camicia mentre ascoltava con attenzione e pazienza i problemi di studenti e docenti questa sera alle 21 dell'11 luglio 2006. Esattamente quello che la Moratti non ha mai saputo e voluto fare. La sua riforma dell'università, contestatissima, è stata confezionata sentendo pochi intimi. Non è cosa che neppure riguardasse Forza Italia, dove la Moratti si è presa in appalto l'università. Non so quanto Berlusconi e gli altri ministri comprendessero di questioni universitarie. Credo poco o nulla. Infatti, mai vi è stato un dibattito di partito, con partecipazione di iscritti, dove si dibattessero i problemi dell'università. Io in qualità di docente universitario mi sono subito affannato ad informare i vertici di partito, ad incominciare dal viceministro Possa, che l'università era irrimediabilmente persa per Forza Italia. Che la riforma Moratti sia una grande riforma penso sia soltanto Letizia a crederlo. Non mi aspetto che come sindaco di Milano saprà fare meglio di quanto abbia saputo fare come ministro. La sua uscita sui taxi è un indizio.

Quanto ho potuto sentire da Fabio Mussi è stato condivisibile. Non ho preso appunti per stendere qui un resoconto: mi è bastato raccogliere le prime impressioni. A parte le complicate questioni tecnico-universitarie Mussi è sicuramente vincente rispetto alla Moratti per il metodo che sta seguendo: ascoltare e saper ascoltare. Si è perfino dichiarato disponibile a passare tutta alla notte, fino alle 8.15 del mattino, per ascoltare ed annotarsi tutte le domande e contestazioni che docenti e studenti intendevano fargli. Si è impegnato a farlo anche per il futuro. Dopo la cocente delusione avuta dalla Moratti ho smesso di interessarmi di questioni universtarie. Riprenderò a farlo, lentamente, e solo dopo potrò dare una valutazione critica dell'operato del nuovo ministro. Per adesso posso soltanto dire che non ho nessun rimpianto della Moratti e mi auguro che nelle alterne vicende della politica non abbia mai più a ricoprire la carica di ministro della ricerca e dell'università. Capita che nei dibattiti televisivi i leaders del centrodestra annoverino a loro merito la riforma Moratti dell'università come una cosa fatta, ma non credo che sappiano di quel che dicono più della stessa Moratti, appaltatrice azzura per le faccende universitarie.

lunedì, luglio 10, 2006

Le moderne guerre di religione: la campagna di Spagna.

Per fortuna, le nuove guerre di religione non hanno più il carattere cruento che hanno avuto in passato, dove il rispetto per la vita umana era ben altro ed in nome di dio di Cristo si scannava senza pietà e riguardo alcuno. Non voglio dedicare all'argomento una particolare attenzione, ma neppure mi sembra giusto far finta di ignorarlo. Intanto riporto quanto ha avuto da dichiarare il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls che ricorda:« quando siamo andati in Nicaragua, Daniel Ortega venne alla messa. A Varsavia durante il periodo comunista Wojciech Jaruzelsky fece altrettanto. Quando andammo a Cuba, Fidel non disertò la messa».

Il mio primo ed immediato commento: è obbligatorio andare a messa? Nel caso di Castro, se è effettivamente il comunista ortodosso che dice di essere, quale significato religioso può aver avuto l'essere andato a messa? Nel caso di Zapatero, dalla gerarchia cattolica fortemente osteggiato, non è stato saggio e dignitoso non andare alla funzione? Cosa avrebbe voluto fare il papa tedesco? Fargli una lavata di capo durante la messa? Ad un capo di stato? E' laicamente ammissibile?

Nella polemica che si è subito scatenata il buon Storace è in prima fila nella mia rassegna stampa. Di lui non posso ormai più dimenticare di come si sia messa sotto i piedi la laicità dello Stato, quando è andato tutto giulivo a portare al papa lo statuto del Lazio, dove vi erano state impresse le agognate "radici cristiane", di cui Giulio Cesare ed Augusto erano all'oscuro. Perché le radici potessero vedersi in tutta la loro profondità, è stato necessario che crollasse il mirabile edificio costituzionale e civile dell'Impero romano. Mi dispiace che l'amico Cacciari si dimentichi di essere filosofo accreditato e si mostri un laicista conformista, preoccupato dei voti che si possono perdere o acquistare con una servile acquiescenza cinicamente priva di fede devota o meno. Ho già detto in un altro post che l'ipocrisia è la più profonda essenza del cattolicesimo: quella che già si trova al suo interno e quella che promuove e suscita nelle sue immediate vicinanze.

Sul merito del discorso papale, la difesa della famiglia, minacciata a suo dire ed intendere, vorrei aggiungere con irriverenza che la famiglia può concepirsi in modo diverso da come lui intende imporre alle coscienze riunite in Valencia: un milione e mezzo di anime su una popolazione di sei miliardi. Intanto, potrebbe darsi e si dà nel mondo musulmano una famiglia con un uomo, quattro mogli e diverse decine di figli, purché beninteso l'uomo sia capace di mantenere una così bella comunità familiare. L'istituto giuridico della famiglia in Occidente ha poi conosciuto e continua a conoscere numerose trasformazioni. Il sommo filosofo Kant ebbe a definire il matrimonio un mero contratto per l'uso reciproce degli organi genitali. Naturalmente, è da considerare con il massimo rispetto la famiglia come il luogo degli affetti più profondi, ma sulla loro genuinità e sincerità nulla può la pesante bardatura che istituzioni interessate intendono imporle.

Tabacci, ridicolo sei tu!

Sono in tempo reale: sto ascoltando un filo diretto di Tabacci in Radio radicale. Un ascoltatore dell'UDC riesce a dire nei 40 secondi concessi, in forma garbata ed efficace, che sono stati proprio Tabacci e Follini a far perdere le elezioni. I punti di vista diversi si compongono all'interno, non all'esterno remando contro. Trovo perfetto l'intervento, io stesso non ne sarei stato capace, essendo piuttosto sanguigno di temperamento. Proprio adesso un altro ascoltatore di FI, meno garbato, dice che gli UDC fanno schifo e che devono vergognarsi. Al primo Tabacci dice che è ridicolo, al secondo che dice delle sciocchezze e fa delle tifoserie. Una sciocchezza la sta adesso Tabacci parlando di "populismo", un termine che non significa nulla ed è in genere un insulto all'elettorato. Si nota già una certa aria di ribaltone ed alcuni interventi unionisti offrono la sponda e si intonano all'evento previsto. Esilarante Tabacci: «avere delle idee...», lui pensa di avere delle idee e perfino di essere in grado di pensare. Lui ha a mio avviso solo degli interessi ed i suoi interessi diventano "idee" e "pensiero". Mah! A volte ho il timore di perdere il mio tempo a voler seguire la cronaca politica.

La società corporativa: i taxisti.

Non è agevole comprendere l'interazione fra le relazioni giuridiche ed economiche e fattuali che formano il tessuto di quella aggregazione che chiamiano società, dentro la quale viviamo con gioia o dolore. L'informazione ufficiale di regime ("stampa e regime" è il giusto titolo della rassegna stampa di radio radicale, ma ora anche i radicali fanno parte del regime) non ci aiuta a capire e nasconde gli arcana piuttosto che svelarli: le verità che capita di scoprire vengono fuori come una ricaduta secondaria, mai come obiettivo specifico. I giornalisti producono più spesso "idola" e pregiudizi che diventano una sorta di catene invisibili che impediscono ad ognuno di noi le giuste ed efficaci reazioni. Nella società l'individuo è un atomo che può essere soggiogato e controllato proprio in virtù del suo isolamento e della sua mancanza di consapevolezza, ossia per mezzo della sua ignoranza governata e amministrata magari proprio dal sistema scolastico e dal sistema dell'informazione pubblica.

Perché un taxi costa tanto? Si potrebbero fare esempi analoghi in tanti campi che non sono venuti alla ribalta. Apprendo che una licenza di taxi costa centinaia di milioni vecchie lire. A pagare la licenza è infine il cliente. Ognuno di noi può fare un calcolo elementare quanto rudimentale: il costo della benzina ed i chilometri che si possono fare con un litro. Su questa base è facile calcolare l'iniquità dei prezzi che paghiamo. Una singola corsa può costare ben oltre un pieno di benzina. Non bisogna essere economisti per accorgersene. Sulla benzina il fisco trattiene già una parte notevole di quanto noi paghiamo alla pompa.

Mi chiedo perché una licenza di taxi (servizio pubblico gestito da un privato) deve avere un costo? Per le scuole private si è chiesto e ottenuto un "buono" perché le scuole private svolgono un servizio pubblico. Un cittadino potrebbe scegliere gratuitamente la scuola pubblica, ma il cervello italico porta a scegliere la scuola privata – che non è un'istituzione di beneficenza, ma un soggetto che persegue interessi economici e confessionali – ed a pretendere un "buono" a carico della fiscalità generale. Non vedo nessun ragionevole motivo perché una persona dotata dei requisiti minimi necessari (patente di guida, vettura propria, ecc.) debba ottenere a titolo oneroso una licenza per espletare un servizio di pubblica utilità a prezzi si spera ragionevoli.

Post Scriptum: non si è mai abbastanza ignoranti ed apprendo adesso da un artigiano in filo diretto (con Tabacci a radio radicale) che in effetti la licenza è concessa gratuitamente dal Comune. Ha un costo perché i titolari se la rivendono l'un l'altro. Inaudito! Indecente! Colpevole e da perseguire penalmente! Inizio io lo sciopero contro i taxi: ne farò a meno fintantoché posso farlo. L'artigiano prosegue: se uno vuol prendersi una licenza nel mio settore, lo può ben fare legittimamente e se è bravo può farmi concorrenza. Con i taxisti questo non è possibile ed a farne le spese è un terzo: il cliente che ha bisogno di prendere un taxi.

Nella nostra società corporativa sembra vigere la seguente regola: non toccare i miei privilegi così io non tocco i tuoi. Nessuno si salva: dal taxista al deputato che è il simbolo stesso del più odioso privilegio, dove ci si aumenta lo stipendio nella più assoluta segretezza. L'On. Mantovano ha fatto sapere a Todi che che lui "non è un rivoluzionario". Ebbene, abbiamo bisogno di tante rivoluzioni, di una rivoluzione quotidiana e permanente per liberarci dei tanti Mantovani che ci opprimono. Solo così riusciremo a costruire una società dove si possa vivere e respirare, dove la solidarietà non è l'elemosina che si concede ai poveri o ai furbi e disonesti, ma una comune esigenza di aiuto e protezione reciproca nel momento del bisogno vero, un farsi carico dei deboli, degli orfani, dei vecchi.

venerdì, luglio 07, 2006

I taxisti di Todi

Nella parte che ho finora ascoltato della Convention adorniana di Todi non ho trovato elementi forti di carattere propositivo e aggregativo. Si parlano addosso l'un l'altro. Si riconoscono quasi tutti in una difesa ad oltranza delle corporazioni. In effetti sono loro stessi una corporazione in una società strutturata per corporazioni, le une più forti, le altri meno forti, ma tutte unite nella visione di una società dove ognuno vive in una gabbia: famiglia, chiesa, partito, sindacato, squadra di calcio, ordine.... Qua e là è emersa la consapevolenza una una rappresentanza politica fittizia su cui si innesta un formidabile sistema di privilegi. Dico fittizia perché basata per un verso su un momento elettorale incapace di determinare alcunché e per l'altro su un sistema di partiti assolutamente privi di procedure interne democratiche e chiuse alla partecipazione democratica deei cittadini che dovrebbero poter determinare i candidati e dettare le linea della politica nazionale oltre che poter discutere i fondamenti istituzionali e le ragioni del patto sociale. A questo sistema ingessato di potere si affianca organicamente una stampa ed un sistema di comunicazione mediatica che in nuce poco si differenzia da tutti gli altri sistema di formazione e controllo dell'opinione pubblica: Goebbels ha fatto scuola ed i suoi discepoli non vogliono riconoscere il loro debito verso il grande maestro.

Queste le mie impressioni. Dico impressioni, non analisi. Se il meeting continua nel pomeriggio e se Radio Radicale continuerà a trasmetterne gli interventi continuerò ad ascoltare la diretta di Todi. I momenti di verità escono inconsapevolmente dalla bocca degli oratori che devono essere ascoltati non per ciò che dicono, ma per quanto tacciono e per le loro opinabili valutazioni che possono spesso venire ribaltate. In non pochi interventi (Baldassarri) è emersa la consapevolezza della mancanza di rappresentatività ("alla gente di Baldassarri.... non gliene frega niente, se invece a quel nome è legata una proposta": appunto ai nomi non sono legate proposte, ma solo privilegi e vantaggi che offendono la stragrande maggioranza dei cittadini).

giovedì, luglio 06, 2006

A Todi i nostri leaders a convegno!

Sto ascoltando in diretta Brunetta, che stimo, il quale rimprovera a Prestigiacomo e Martino di non aver ben letto il decreto Bersani, il quale significherebbe ben altro di quello che appare.... la multilicenza... il dipendente... ecc. "I tassisti saranno tutti dipendenti di qualcuno...". Ecc. Ecc. Insomma, Brunetta così sbotta all'incirca (non è un resoconto stenografico che non potevo fare nella posizione in cui mi trovavo): «da professore dico al professore Martino: sei un "superficiale". Alla Prestigiacomo: sei una gallina!» Il tassinaro romano, dunque, come modello del perfetto liberale!

Mah! Certo, bisogna sempre ragionare e verificare, ma sui tassisti ho pochi dubbi e poche simpatie: da sempre ho ritenuto esose le loro tariffe, un ladrocinio autorizzato. Ecco... il buon Brunetta sta dando la ricetta giusta! Peccato, che in cinque anni di governo Berlusconi non ci abbia pensato nessuno! ...Caspita, quanto è esperto di tassi, il nostro Brunetta! Tre minuti... la chiamata... si minimizza il costo per il cliente.... ecc. ecc. Che marchingegno! «Il mercato dei tassi è un mercato regolato.. complesso... basato sulla concorrenza. Bersani vuole dei dipendenti pubblici! Martino e la Prestigiacomo hanno detto delle "cazzate" (testuale)». Io per la verità non sono per niente sicuro che questa volta non sia proprio Brunetta a dirle! Dove è la verità? E dunque, Brunetta, in conclusione: va tutto bene come sta e nulla era da ritoccare in materia? Per questo la Casa della Libertà non ha mai pensato di mettere mano ad una "liberalizzazione" dei settori toccati da Bersani? Mmmmm

...Che bello Brunetta parla dei blog.... "I nostri militanti e gli elettori dicono come la pensono". Tocqueville: la più grande comunità di dibattito che non esiste nei nostri partiti, ma esiste nel web. Ma come mi piace, Brunetta! E pensare che i miei blog li mando ogni volta alla Direzione nazionale, a Baget Bozzo....Mah! Tornando ai taxi Brunetta non mi convince proprio! Ci ripenserò! Da "filosofo" so che bisogna dubitare innanzitutto di se stessi. E' però vero che al momento dubito maggiormente di Brunetta stesso, di Storace, Alemanno, ecc.

...Quanto sopra fa parte del dibattito che si è svolto a Todi, l'appuntamento annuale della fondazione Liberal di Ferdinando Adornato. Ho ascoltato quasi tutto il seguito del dibattito trasmesso da Radio radicale in diretta mentre ero in macchina. Ho potuto ascoltarlo a partire dalla relazione di Adornato, di cui all'inizio non riconoscevo la voce. Devo dire che ho condiviso tutto del discorso di Adornato ed ho apprezzato il passo su un partito da fondare, costruire votare o simili, ma non "da dirigere", poiché in questo caso la costruzione del partito unitario assumeva ben altri connotati. Tutto bene, eccetto che non posso non ricordare che proprio Adornato in almeno un paio di occasioni, e la seconda organizzata in Roma dalla stessa sua Fondazione, non mi diede neppure il diritto di parola, pur essendomi io qualificato come coordinatore provinciale dei club di Reggio Calabria. In quell'occasione gli rinfacciai il suo pessimo operato come presidente della Commissione Cultura a proposito della riforma universitaria della Moratti, che io non ritengo un buona riforma, anzi la ritengo una pessima riforma. Insomma, il discorso è ben fatto, ma il sospetto di insincerità rimane.

L'incontro di Todi avrebbe dovuto trattare il tema dell'unità, credo. Ma molti interventi sono stati elusivi ed hanno riguardato l'attualita del momento, fra cui innanzitutto il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Anzi, a questo proposito, dopo Brunetta è intervenuto Baldassari, il quale ha detto che il testo integrale ed ufficiale del decreto è stato reso disponibile questa mattina, se ho ben ascoltato. Ed a questo punto cade del tutto il rimprovero di Brunetta a Martino e Prestigiacomo: tutti abbiamo discusso e commentato il decreto sulla base delle anticipazioni della stampa. I cittadini non leggono i decreti. Apprendono dalle anticipazioni di stampa e dalle prese di posizione dei politici che devono essere tempestive: con quel che guadagnano si pensa che siano almeno informati su quanto succede nei palazzi del potere. Baldassari ha fatto anche sapere che in realtà si deve dire decreto Visco-Bersani, perché per i tre quarti il decreto è farina di Visco.

In ogni caso, mi pare si possa fare la seguente similitudine: i nostri politici, ossia i nostri "rappresentanti" ufficiali, titolati e stipendiati sono come i tassisti: decidono loro chi far salire in macchina, come quando ed a quale prezzo. E guai se si toccano i loro privilegi di rappresentanza. Molti di loro con la politica hanno fatto la loro fortuna ed è comprensibile che vogliono difendere con le unghie ed i denti il loro posto al sole. Non hanno interesse nè a destra nè a sinistra alla creazione di grandi partiti dove i comuni cittadini possano partecipare democraticamente e determinare la politica nazionale, secondo quanto recita il testo costituzionale. Lasciando le cose come stanno è possibile un'attività lobbistica ed un mercanteggiamento dell'appoggio che un singolo deputato può dare a questa o quella parte sociale. Come i tassisti hanno i loro propri interessi a scapito dell'intera collettività, lo stesso può dirsi per i nostri deputati e senatori.

Ineffabile è stato l'intervento di Alfredo Mantovano. In un altro post lo avevo indicato metaforicamente come un sanfedista. Era appunto una metafora. Dall'intervento che ha fatto è risalito lui stesso specificamente a quelle matrici culturali: è proprio un sanfedista dichiarato e convinto!. Ha esordito dicendo che certamente lui non è un rivoluzionario. E di questo nessuno può dubitare. Ma si è richiamato espressamente alle rivolte antifrancesi avutesi nelle repubbliche italiane di ispirazione napoleoniche. E fra queste spiccano le rivolte sanfediste del cardinale Ruffo in Calabria! A quale libertà Mantovani si richiama non è facile capire. Cosa ci stia a fare in una "Casa delle Libertà" è tutta cosa da ridere, ovvero la sua presenza è stato un modo efficace per togliere senso alla parola Libertà. Ed in effetti la cosiddetta Casa delle Libertà sta levando le tende.

Rassegna stampa raccolta alle ore 23 del 6/7/06

– Sul colloquio Fini-Berlusconi
- Le intenzioni di Berlusconi
- Berlusconi insiste
- Assenza dell’UDC. Commento in margine al ritaglio di stampa: Considerando le attuali posizioni dell’UDC, non posso fare a meno di pensare a quando avevano voluto far fuori i Radicali: era meglio che ci fossimo noi congedati allora dagli UDC anziché subire oggi il calcio dell’asino.
- La nuova traversata di FI: ce la faremo?
- Voci dall’UDC
- Mutazioni genetiche in AN
- Serve il partito unico
- Scetticismo sul partito unico

martedì, luglio 04, 2006

Storace orgoglioso della Moratti e paladino dei tassisti romani: il richiamo della foresta

Sto ascoltando in diretta Storace che parla al senato a proposito della fiducia sullo spacchettamento. Dice fra le altre cose che la riforma di cui "noi" (lui?) siamo più orgogliosi è la riforma Moratti, che ha interessato sia la scuola sia l'università. All'università è giudicata da tutti una pessima riforma. Dai ricercatori italiani è considerata un atto di morte per quanto riguarda il loro status. Di Storace, a cui una volta ho pure stretto la mano, ricordo il suo entusiasmo per le "radici cristiane" da lui inserite nello Statuto regionale del Lazio e di recente la sua solidarietà con i tassisti. La politica mi sembra governata dal caso e dal tornaconto elettorale... sta parlando di tassisti e farmacisti, evidentemente il suo elettorato! Non capisco quali liberalizzazioni avremmo potuto aspettarci da Storace, che ha perso la Regione ma è stato compensato con un seggio al Senato, dove non sembra che abbia messo giudizio, ma continua in un politica antilberale, conservatrice, reazionaria.

Ben sapendo quanto mi costa un pieno di benzina, posso fare un rapido conto. Se mi si consentisse di fare concorrenza ai tassisti, facendo pagare ai clienti metà del prezzo pagato ad un tassista titolare di licenza, potrei facilmente superare il mio attuale stipendio di docente universitario senza rinunciare a fare il mio attuale mestiere. Basterebbe che raccogliessi a pagamento la gente che incontro per strada nel percorso da casa all'università e viceversa. Ma questo in Italia non lo si può fare: ognuno è prigioniero dentro la sua corporazione ed il mestiero che uno si trova a fare nella vita diventa una connotazione metafisica ed esistenziale. Non si è uomini alle prese con un mestiere che può cambiare, ma si è tassisti, professori, deputati, ecc. ecc., e poi solo in ultimi si è anche uomini. La società italiana è una società di uomini in gabbia ed i politici alla Storace, Alemanno, Gasparri sono i custodi della gabbia. Sento dell'ex-sindaco Albertini, il quale dice che Forza Italia non ha mai potuto fare serie riforme proprio per la resistenza dei suoi alleati, necessari per fare 51 per cento e quindi decisivi e condizionanti. Il tema del partito unico e dell'alternanza in un sistema autenticamente bipolare ritorna a farsi sentire anche in una vicenda squallida come quella dei tassisti, che per la verità ho considerato sempre una sorta di profittatori autorizzati.

Un'altra scoperta deprimente dei livelli qualitativi della nostra rappresentanza politica viene fuori dalla rivolta dei tassisti. Si ritiene che i tassisti votino in un certo modo, anche se si dice che il voto è segreto. Poiché si suppone che votino per il centro destra, per la Casa delle Libertà, e quindi si tratterebbe di autentici "liberali" con famiglia (leggi dichiarazione di Giovanardi, difensore dell'unità della famiglia), allora gli avversari politici dell'Unione avrebbero pensato di colpire un elettorato che non è il loro. Accreditando questa ipotesi, gli Alemmano (mancato sindaco di Roma) e gli Storace si ergono a difesa del loro orto elettorale. Quando vado dicendo che la nostra splendida democrazia, da proporre agli incivili musulmani, si basa su un colossale voto di scambio, colgo il vero, se il fenomeno descritto può essere inquadrato come un accordo elettorale fra Storace ed i tassisti contro tutti gli altri cittadini che il tassi lo devono pagare. Ricordo una volta che stavo in Taxi con un collega professore ordinario, di sicura fede già missina, il quale diede in escandenze dando del ladro al commilitone taxista. In pratica, il taxi lo pagai, che guadagnavo di meno del collega docente Ordinario, ma con carichi di famiglia, mentre io non avevo per fortuna moglie e figli da mantenere. Ed dunque Storace ed Alemanno il voto da chi lo vogliono? dal professore ordinario utente di taxi o dal taxista? Di certo, io modesto ricercatore non pagherò un'altra volta il Taxi per l'amico e collega Professore Ordinario. Forse Storace, per solidarietà di partito, riuscirà ad ottenere uno sconto corporativo da parte del Taxista per il solo l'Illustrissimo Collega Professore Ordinario di Università e così entrambi potranno dargli il voto e lui potrà essere sempre rieletto, lucrando ben altro che il suo iniziale stipendio di giornalista del "Il Secolo". Ne ha fatta di carriera, Storace, grazie ai tassisti di Roma. Per non parlare di Alemanno, di cui ignoro se abbia mai avuto un mestiere.

Rassegna stampa con commento:
– Tariffe aumentate del 19 per cento, ma i tassisti protestano e trovano Storace e Moratti solidali: il neoliberalismo della Casa delle Libertà
– – Giovanardi, il tassi e la difesa della famiglia:
« 15:22 Giovanardi: "Potenziare e non distruggere l'intera categoria"
Secondo l'esponente dell'Udc, Carlo Giovanardi, "l'impresa famigliare è una grande risorsa per il nostro paese, un valore da difendere, non da distruggere". Giovanardi spiega che "siamo d'accordo se si tratta di potenziarla, contrari se si vuol mettere in atto un processo di proletarizzazione e di lavoro precario per i lavoratori autonomi".»

– – Consumatori contro tassisti, mentre si annunciano denunce per interruzione di pubblico servizio:
«15:34 Codacons: domani la prima udienza al Tar
Il "primo scontro" tra i tassisti e la Codacons, l'associazione dei consumatori che "difende l'innalzamento del numero di licenze varato dal comune di Roma" è fissato per domani quando si terrà la prima udienza del ricorso presentato dai tassisti di Roma contro il provvedimento del Comune che innalza il numero di licenze di 450 unità. "Il comportamento dei tassisti - sostiene l'associazione - dimostra come essi siano contrari ad ogni minimo allargamento del servizio e di conseguenza quanto sia stato giusto il Decreto del Governo che impone per legge la liberalizzazione delle licenze". L'associazione interverrà quindi al fianco del Comune di Roma, chiedendo al Tribunale di rigettare la richiesta dei tassisti, "per difendere non solo gli interessi dei cittadini, ma anche il principio che vuole nell'aumento della concorrenza effetti positivi sul fronte delle tariffe".»

– – La costituzione scomodata dal tassisti. Banalizzazione del concetto di costituzione. A pochi giorni dalla bocciatura del referendum che dava maggiori poteri alle regioni, ci si appella alla competenza regionale per tacciare di incostituzionalità il decreto Bersani. Tutto fa brodo. La costituzione interpretata come difesa del diritto di tenere alti i prezzi di una corsa in tassi, un lusso che in Italia possono permettersi solo le persone agiate:
«13:37 Unione Radiotaxi: "Decreto incostituzionale"
"Il decreto è incostituzionale e contraddice grossolanamente lo stesso principio di concorrenza". Domani l'Unione Radiotax italiana denuncerà in una conferenza stampa "la palese incostituzionalità del decreto". Ad annuncialro, il presidente dell'Uri, Loreno Bittarelli che prosegue: "i servizi pubblici locali non rientrano fra quelli riservati alla potestà legislativa dello Stato ma, com'è noto, rientrano nelle competenze legislative delle regioni. Pertanto, ad una prima lettura il Dl appare manifestamente anticostituzionale". Il comunicato prosegue contestando che "stabilendo che le nuove licenze taxi possono essere rilasciate senza limiti numerici, consente che si verifichino di fatto, situazioni di monopolio o oligopolio".»

– Dagli 840 ai 1010 euro all'anno ammonterebbero i risparmi nelle tasche degli italiani grazie al decreto Bersani: sempre meno di quanto i deputati si sono aumentati per un mese!

– Il richiamo della foresta: Storace, Alemanno, Gasparri

domenica, luglio 02, 2006

Il decreto sulle liberalizzazioni ed i suoi effetti sulla "casa delle libertà"

Un caso tutto da studiare senza posizioni preconcette. Le misure adottate da Bersani sarebbero state più consone ai liberali della casa delle libertà. Ritengo che nessuna persona di sano buon senso desideri pagare un taxi più di quanto non lo paghi all'estero. Avevo notato, trovandomi a Francoforte, che ogni anno pagavo lo stesso taxi allo stesso prezzo per lo stesso percorso: dalla stazione alla casa dell'amico di cui ero ospite. Inoltre, non mi sembrava esoso quanto in Italia. A Roma considero il taxi alla stregua di un lusso che mi permetto solo se necessario. In Germania o altrove potevo prenderlo senza eccessive preoccupazioni. Ricordo ancora con disappunto di un viaggio in treno da Roma a Catanzaro Lido. Qui avevo dovuto prendere un taxi, o meglio una macchina, per andare a pochi chilometri vicino. La macchina mi era costata più del treno. Per non parlare di tanti altri piccoli centri, dove è quasi d'obbligo farsi venire a prendere da un amico o un parente.

Se il sodale di partito Cicchitto o il coinquilino Storace intende lui pagare più caro un taxi, certamente loro se lo possono permettere più di me. Mi riesce strano però pensare al liberalismo come una dottrina che mi obblighi a pagar più caro il taxi. Ma il caso che si va profilando è istruttivo. Occorre imparare qualcosa e lasciar perdere la logica elettorale dell'inseguimento del voto delle categorie e delle corporazioni. Alcune contraddizioni del decreto Bersani mi saltano tuttavia agli occhi. Leggo che si potranno vendere le aspirine nei supermercati, ma gli stessi supermercati saranno obbligati ad assumere un farmacista. Ce ne sono infatti parecchi di disoccupati. Mi chiedo quanto dovrà costare l'aspirina per pagare un farmacista o quante se ne dovranno vendere? E se i farmaci di banco sono vendibili senza ricetta medica, a cosa serve un farmacista? Non basta il medico di famiglia? Ma se proprio il governo Prodi-Bersani vuole dare lavoro ai farmacisti disoccupati, perché allora non dare ai supermercati piena licenza di aprire un reparto farmaceutico con tutte le possibilità di vendita già offerte ai Farmacisti. So che le licenze per aprire una farmacia costano miliardi che poi dovranno essere pagati sempre dal cliente.

Inoltre, dalle "liberalizzazioni" sono state escluse categorie amiche, che molto si sono adoperate a favore dell'Unione nell'ultima campagna elettorale. Penso ai giornalisti. Non capisco poi perché debba pagare la televisione di stato per sorbirmi autentiche porcherie. Vi è qualcosa di vero, benché non condivisibile, nella strategia della vendetta di cui parla Cicchitto: colpire di più e prima quelle categorie che si presume facciano parte dell'elettorato avversario. Ed ancora: quanta libertà esiste nell'organizzazione interna dei partiti? Ed i nostri deputati che di recente zitti zitti si sono aumentati di un colpo solo lo stipendio per oltre 1200 euro mensili, cioè quanti moltissimi italiani non riescono a percepire in un mese. Questo paese avrebbe bisogno di molte liberalizzazioni e di molta trasparenza. Quest'ultima – la trasparenza – dovrebbe essere garantita da una corporazione (quella dei giornalisti) che è essa stessa poco trasparente e partecipa pienamente al sistema dei privilegi, ossia non ad una legittima condizione di sicurezza del posto di lavoro e e di garanzia delle condizioni lavorative, ma a a privilegi intesi come un inutile fardello a discapito della qualità del servizio reso e del diritto di informazione dei cittadini e della generale libertà di pensiero e di sua manifestazione e divulgazione. La parola "liberale" è stata inflazionata con lo scopo deliberato di renderla priva di ogni contenuto e significato.

Rassegna stampa:
– Aspirine contro la disoccupazione dei farmacisti
– E se a scioperare una buona volta fossero i clienti (ricchi e poveri) dei tassisti? Se qualcuno è disposto a pagare 100 euro di tassi anzichè 15 (già troppi), vuol dire che può viaggiare anche con l'elicottero!
– Storace battuto da Follini in materia di liberalismo: altre crepe nella "Casa delle Libertà"
– L'ambiguità di Cicchitto
– Le umiliazioni di Storace e le ammissioni di Alemanno
– Il cavallo di Troia che pascola dentro la Casa delle Libertà
– Mastella si offende: ed io che ci sto a fare?
– Udeur contro Bersani: scelte populiste.

Per la Moratti un ricercatore vale meno di un tassista. Letizia Moratti, neo sindica di Milano, ma ministra dell'università con il cessato governo, minaccia di non applicare in Milano il decreto che riguarda i tassisti. Con acclarata incompetenza si è occupata dell'università dove si è fatta dettare la riforma da alcuni suoi amici, avendo contro la quasi totalità delle università. La categoria sulla quale ha più colpito è stata quella dei ricercatori, meno potente in Italia di quella dei tassisti. I nuovi ricercatori italiani (se ve ne saranno) non hanno garanzie lavorative di sorta: per loro l'emigrazione è una scelta saggia, se appena hanno una proposta dall'estero. Misteri della politica!
– La rivolta dei tassisti e la voce della Moratti.

sabato, luglio 01, 2006

La guerra in Iraq: non riesco a pensarla

E' di un'ora fa la notizia dell'ennesimo attentato a Bagdad con 59 morti ed un numero maggiore di feriti. Anche se ho creato un apposito blog per lo studio della geopolitica, non riesco in quanto cittadino italiano ad avere opinioni sulla guerra in Iraq e sulla presenza italiana in Afghanistan o altrove. Le missioni di pace sono per me un assurdo logico ed un segno dello smarrimento morale in cui siamo caduti. Per me esiste la pace o la guerra: non esistono situazioni intermedie. Non è un mio pensiero originale. Esiste un'autorevole dottrina al riguardo, anche se non dominante. Io seguo questa dottrina, enunciata tra le due guerre mondiali. Cerco soltanto di verificarne l'attendibilità nella situazione odierna.

Appunto. Dopo la disfatta dell'Europa nel 1945 né per l'Italia né per altri paesi europei esiste una vera e propria possibilità di una politica estera, ossia di poter intervenire in materia di pace o guerra. L'art. 11 della nostra costituzione è un'autentica bestialità con cui si continua ad ottenebrare la nostra mente. Non che io sia un guerrafondaio o un esteta della guerra, ma ricordando la prima legge di natura enunciata da Hobbes arrivo a comprendere che la pace sia il bene supremo a cui tutti tendono. Purtroppo non è sempre possibile avere la pace ed è in tal caso che bisogna prepararsi a sostenere la guerra, non già per vincerla quanto per non soccombere. Per effetto della sconfitta bellica del 1945, della Liberazione e della magnifica costituzione che ne è seguita, delle libere alleanze stipulate, noi non siamo più sovrani. L'ONU a cui spesso ed ipocritamente ci si appella è solo una foglia di fico dietro la quale si nascondono le operazioni più sporche ed interessi inconfessabili.

L'Europa dopo il congresso di Vienna del 1815 aveva instaurato un sistema di relazioni che potevano portare ad un processo di unificazione, assai temuto dagli allora nascenti Stati Uniti d'America, che con pronta risposta coniarono la dottrina Monroe e crearono un imperialismo moderno di tipo economico e commerciale, molto più efficace del sistema coloniale europeo che si verrà sgretolando nel XIX e XX secolo. Quel tipo di colonialismo avrebbe dovuto portare ad un sistema di annessioni territoriali con piena equiparazione di diritti fra madrepatria e sudditi: sua Maestà Britannica non voleva però che gli zulù africani potessero passeggiare per le vie di Londra con gli stessi diritti e la stessa dignità dei cittadini londinesi di antica generazione. Sfruttamento si, equiparazione no. L'Impero Romano era stata una cosa ben diversa e con Caracalla tutti gli uomini liberi dell'Impero ebbero la cittadinanza romana. Tra le due guerre civili europee del XX secolo si è esaurita definivamente ogni possibilità egemonica degli Stati europei. Il nazismo è normalmente considerato per il suo antisemitismo, ma esso non fu solo antisemitismo, anzi questo è soltanto un suo tratto minore. Fu capace di una politica interna ed estera, deprecabile quanto si vuole ma certamente autonoma e capace di tener testa alle maggiori potenze di allora. La guerra preventiva di Hitler è oggi imitata alla lettera da Bush che la applica in Medio Oriente ed in ogni altra parte del mondo. Per aver rilevato questa verità agli occhi di tutti un ministro tedesco ha dovuto dimettersi.

Ho la netta impressione che gli Stati Uniti vogliano riservare agli arabi lo stesso trattamento che con successo hanno applicato agli europei ed alle nuove classi politiche da esse insediate. Solo che gli arabi sono di una pasta diversa e non ne vogliono sapere di essere liberati al suono dei bombardamenti, con un cinico calcolo di minimi costi in vite umane per l'attaccante e massime perdite umane e materiali per l'attaccato. In questo conto all'ingrosso ci ha messo le penne anche il povero Calipari e non mi pare che neppure siano venute delle scuse: abbiamo sparato su ciò che si muoveva! Non si sa mai. Meglio sparare prima e poi vedere di cosa si trattava.

In questo contesto mi riesce difficile capire quale possa essere la nostra missione di pace. Ho letto di un traffico di reperti archeologici, su cui i mass-media nostrani non hanno molto insistito. Missione di pace vuol dire andare a curare i feriti fatti dagli americani? Non era meglio non sparare affatto e quindi non ferire nessuno. Missione di pace vuol dire portare la carota mentre gli alleati maggiori alzano il bastone? Naturalmente sono solidale con i nostri soldati. Anzi posso aggiungere una chicca. Ho scoperto che fra questi soldati impiegati in Afghanistan ed in tutti gli altri scenari possibili si trova anche il figlio di un mio cugino, quindi un secondo cugino. Il padre mi ha spiegato che per non restare disoccupato suo figlio ha pensato di prestarsi alle cosiddette missioni di pace, senza ben sapere cosa sono e di cosa sono fatte. Fa quel che gli comandano e per lui è un lavoro come un altro, ovvero più rischioso in mancanza di altro e di meglio.

La mia soluzione per non essere tacciato di disfattista? Un processo di unificazione politica reale dell'Europa con un'unica politica estera ed un solo esercito al di fuori di ogni alleanza subordinante. Esattamente ciò che gli USA non hanno mai voluto dai tempi della dottrina Monroe. Ma non lo vuole neppure una classe politica che deve il suo insediamento, la sua sua formazione culturale e la sua legittimazione a quei lontani e disinteressati Liberatori. Si vuol ripetere la formula altrove nel mondo, ma qui la risposta sembra: no, grazie!

Nuvole all'orizzonte

Una serie di notizie dalla rassegna stampa odierna confermano le mie diagnosi dei mesi e degli anni passati. Intanto l'UDC rivela tutta la sua inaffidabilità. Troppo concessioni gli sono state fatte, ma non è servito ad evitarne lo "smarcamento", termine eufemistico per tradimento. Di partito unico non pare sia più il caso di parlarne: se lo si voleva veramente, doveva essere fatto subito e non nel forno di Adornato. Il clericalismo non ha pagato in termini di consenso elettorale. La rinuncia al radicamento territoriale (sedi locali e partecipazione democratica degli iscritti) in favore dei salotti televisivi ha consegnato tutto il centrodestra alle parrocchie e agli oratori, che hanno appunto quel radicamento territoriale che i partiti della CdL non vogliono darsi. E perché? Le organizzazioni locali dei partiti sono in mano a Notabili che passano da una parte all'altra a seconda della loro personale convenienza e con la massima disinvoltura. Il discredito del "far politica" ha raggiunto il suo acme, allontanando i cittadini animati da sincero senso civico. Restano sulla piazza quanti con la politica intendono fare affari (e fanno affari). Infine, non mi piace la posizione assunta da Cicchitto, che sembra voglia schierarsi a favore dei tassisti e contro i consumatori. E' stato un cattivo segnale per il centro-destra il pacchetto di liberalizzazioni fatto da Bersani e che avrebbero potuto e dovuto essere fatte dal centrodestra. Le uniche misure prese sono state a danno dei ricercatori universitari. Tutto ciò è quanto mai sconfortante, ma la catastrofe è condizione preliminarmente necessaria per la ricerca di nuovi equilibri.

Rassegna stampa:
– Berlusconi: serve il partito unico

giovedì, giugno 29, 2006

Sul referendum: non siamo riusciti a farlo capire alla gente

L'esito referendario impone analisi e riflessioni di contenuto diverso. Condivido la spiegazione di Berlusconi: non siamo riusciti a far capire una buona e necessaria riforma. Di mio aggiungo un'ulteriore riflessione che riguarda l'organizzazione di Forza Italia: manca il radicamento territoriale. Non si può pensare di comunicare con la gente attraverso gli spot televisivi ed i salotti ballanti, i Vespa ed i mosconi. Occorre riunire gli iscritti in luoghi dove possono discutere e confrontarsi. In questa maniera si formano militanti che possono poi confrontarsi con gli iscritti di altri partiti o con i cittadini non militanti in partiti. In mancanza di ciò non vi è da stupirsi se non passano buone riforme ed il paese resta ingessato ed entra in grave decadenza, incapace di misurarsi con il mondo globalizzato.

A proposito di amnistia

Ammetto una mia inadeguatezza sull'argomento amnistia che per il resto non mi trova particolarmente sensibile. Molto ne sento parlare. Per i radicali è diventato un cavallo di battaglia. Io non riesco a pensare al problema se non da un punto di vista particolare e personale. Quale? Provo ad essere breve e conciso. I miei genitori, entrambi morti, iniziarono una causa civile per la revindica di un garage nel 1957. La causa si concluse vittoriosamente in primo grado nel 1959, ma poi vi fu appello ed i miei genitori si videro riconosciute le loro ragioni anche in appello nel 1984. Nel frattempo chi lo deteneva in modo abusivo (per quattro o cinque anni ancora dopo il 1984) aveva usato tutte le minacce, gli insulti e le pressioni possibili per indurre i miei genitori a cedergli il garage, nel frattempo da lui distrutto. Non reagendo saggiamente alle minacce, non cadendo nella provocazione, i miei genitori fecero tramite legale una formale querela per gravi reati subiti (insulti, minacce, dispetti, molestie quotidiane...). Il Tizio fu amnistiato prima ancora che la denuncia potesse aver corso. Questa è per me l'amnistia: un regalo fatto ai violenti, una beffa alle loro vittime. Che poi la giustizia non funzioni e che abbia bisogno di profonde e radicali riforme lo so bene e ne sono convinto, ma la soluzione a mio avviso non può trovarsi nel concedere l'impunità ai malfattori come mi pare che si rischi di fare.

La mia "appartenenza" a Forza Italia

Faccio fatica a far capire che la mia iscrizione a Forza Italia è una scelta costituzionale, ovvero una rassegnazione in matura età, a favore del sistema dei partiti, che per gran parte della mia esistenza ho aborrito. In questi giorni in cui si torna a parlare dell'omicidio D'Antona, mio collega di istituto (che conoscevo appena appena di vista), occorre riflettere che se non si vuole e non si deve percorrere la via dell'eversione e della violenza, occorre "fare politica" dentro le forme e gli istituti concessi: i partiti politici. Il "fare politica" incomincia all'interno del partito che si è voluto scegliere. Io ho scelto Forza Italia, all'epoca il partito di maggioranza relativa. Ma il discorso vale ed è lo stesso per ogni altro partito. Purtroppo la vita non è facile all'interno di un partito politico: i partiti politici soffrono di tutti i mali che la letteratura scientifica ha individuato e descritto. I vertici sono tutti ben disposti a concederti una tessera, ma solo per applaudire al notabile di turno. Ogni volta che si svolgono le elezioni ricevi tanta cartaccia con cui ti si chiede il voto per questo o per quello. Se chiedi di poter discutere di cosa pubblica, di bene pubblico, di affari politici, trovi il silenzio. Ma è forse più esatto dire che il tipico rappresentante politico "non vuole" un cittadino ed elettore maturo in grado di riflettere e ragionare sulla cosa pubblica, ma vuole invece un "cliente" da legare con un voto di scambio, speculando sui suoi bisogni, sulle sue paure, sulla sua ignoranza. Le sedi nazionali dei partiti sono un monumento all'inutilità. Molti in Forza Italia hanno lasciato il partito per non aver trovato con chi parlare. Se qualche volta i Notabili affittano una grande sala e mandano inviti, ciò avviene per un loro proprio interesse. Guai se qualcuno da guastafeste pensa di aver trovato un luogo in cui finalmente poter parlare.

Anna Finocchiaro, una donna seria

Mi sono assentato dai canali di informazione per oltre dieci giorni. Mi trovavo in un paese della Calabria estrema, che io dico abbandonato da dio e dagli uomini. Qui c'è stato un altissimo numero di "no" al referendum per la riforma della costituzione, l'autonomia tributaria, l'autogoverno locale. Il mio primo commento è stato: in Calabria si sentono tutti degli eterni assistiti e del tutto incapaci di badare a se stessi! Ma si può anche interpretare il voto dicendo che i calabresi sono più italiani degli altri, ad incominciare dai lombardi e dai veneti...

A Seminara non ho connessione veloce ad internet. Ma fa anche bene per un certo tempo non ricevere notizie. Lentamente mi informo di quanto è successo. L'episodio del giorno è il lancio del regolamento in direzione dell'ex-sindacalista Marini che ha negato ad un senatore la parola. Le interpretazioni dell'accaduto hanno versioni differenti a seconda della collocazione politica. E' inutile andare a cercare una Verità che sia per tutti e che da tutti possa venire riconosciuta. Riporto di seguito la dichiarazione di una donna che sempre più vedo ai dibattiti televisivi, una stella in ascesa, Anna Finocchiaro, perfino candidata per la presidenza della Repubblica:

«...Quanto all'espulsione di Malan, Anna Finocchiaro, presidente dei senatori dell'Ulivo, ha raccontato che l'esponente forzista è stato espulso dall'Aula per aver lanciato il volume del regolamento del Senato contro il presidente Marini. Mentre alle accuse dell'opposizione, ribatte: ''Siamo seri, al massimo c'è una diversa interpretazione del regolamento''. ''Ciò non toglie - ha aggiunto - che per quanto ci riguarda non possiamo non ammettere che ci sia un problema politico. E, al riguardo, valuto positivamente la decisione del presidente Marini di affidare la questione alla Giunta del regolamento''...»


AL MASSIMO UNA DIVERSA INTERPRETAZIONE DEL REGOLAMENTO: appunto l'interpretazione di Marini!

Ma in fondo, regolamento o non regolamento, di cosa si trattava? di far parlare qualcuno che chiedeva di poter parlare. Cosa ci stia scritto nel regolamento poco mi interessa. Noto il fatto che nel parlamento "non si parla"... Arrivo a capire che si possa parlare solo per perdere tempo e far perdere tempo. Ma appunto si poteva abolire (con il referendum) una delle due Camere e concentrare la discussione in una sola Camera, disponendo di un tempo maggiore, sperabilmente per una maggiore riflessione sulle leggi destinate ad affliggere tutti i cittadini....

Mah!

venerdì, giugno 16, 2006

A proposito di Ciampi e del suo "no".

Ciampi non è più presidente della repubblica e non credo gli sia dovuto lo stesso rispetto istituzionale finché era in carica. Posso perciò legittimamente dire che non l'ho mai sentito come un mio presidente. Se doveva rappresentare l'unità della nazione io non mi sono mai sentito con lui parte di quella unità. Lo posso dire anche per Napolitano e per tutti i presidenti della repubblica che si sono succeduti e che io ricordo. Ho perfino detto in un post che il re era forse meglio. Lui poteva meglio rappresentare l'unità degli italiani di quanto non abbiano saputo fare i presidenti della repubblica, la cui elezione è a mio avviso il frutto di una spartizione del bottino: la fetta più grossa della torta.

Nel caso specifico non mi stupisce che Ciampi sia per il no. Deve infatti la sua aurea vecchiaia ai vantaggi a lui procurati dal vecchio sistema di potere. E' figlio di questo sistema, al quale sono aggrappati tutti quelli che ne traggono vantaggio. Non credo che l'enorme debito pubblico accumulato governo dopo governo sia tutto dovuto alle pensioni per vecchiette altrimenti abbandonate, ma penso invece che la massima parte sia dovuto alle rendite del ceto politico ed ai metodi spregiudicati per mantenersi al potere legislatura dopo legislatura. Ai privilegi nessuno rinuncia spontaneamente.

mercoledì, giugno 14, 2006

Il partito sanfedista italiano

Sento delle posizioni assunte da Buttiglione, Mantovano, Binetti, ecc. Tutto prevedibile. Come uomini politici costoro non esisterebbe se non avessero costruito tutta la loro carriera politica nell'osservanza dei dettati vaticani, dando vita ad un moderno partito sanfedista. Un confronto con loro mi sembra impossibile ed il tempo sprecato. Discuterne ancor più inutile. Mi chiedo tuttavia se queste posizioni possono far parte della casa delle libertà, dove il termine libertà mi sembra quanto mai incompatibile con i nomi citati. Io conservo la tessera di Forza Italia fino a quando non mi verrà ritirata. Ed è sventolando la tessera che dico ai vari De Lillo, Tajani, Sodano ecc. ecc. che sono fermamente contrario ad ogni politica clericale di subordinazione dello Stato italiano al Vaticano ed alla gerarchia ecclesiastica. Se prevarrà questa politica all'interno della cosiddetta Casa delle Libertà credo che continueremo a perdere le elezioni. Io però non avrò perso in ogni caso nulla, perché anche vincendo avrei perso comunque con i De Lillo, Tajani, ecc. posti ai vertici del partito e nella condizione di far cantare il coro: io non canto con loro. Se poi posso far valere il titolo o la tessera di battezzato nella religione cattolica (tessera a me imposta e non scelta) dico che con i Buttiglione e i Mantovano mi trovo lontano mille miglia: i preti devono stare al loro posto e mio compito di battezzato non è di mettermi al loro servizio, infeudando alla Chiesa lo Stato e l'amministrazione civile, la scienza e le istituzioni educative. La »fede« se la deve tenere ben stretta chi pensa di avercela, ma non la si può imporre a nessuno con la forza o la costrizione. A scanso di equivoci e per evitare colpi bassi da parte degli avversari sanfedisti dico anche che nessuno più di me sa essere rispettoso dei valori autenticamente religiosi, che però attengono alla sfera privata di ognuno. Se diventano momento »pubblico« e legge dello Stato danno adito a tutte le più nefaste degenerazioni che abbiano conosciuto nella storia e che in nome di Dio e di Cristo hanno portato al più grande massacro di innocenti della storia. La fede pubblicamente professata diventa facilmente una forma di ipocrisia ed il cattolicesimo rischia di essere la più ipocrita delle religioni.

Quanto mai sciocco trovo l'argomento che rende eguale il 75 per cento dell'astensionismo al 75 per cento del no a fronte del 25 per cento del si. Quel 75 per cento non significa nulla ed è il nulla. Pertanto non potrà costituire un vincolo per il parlamento nell'auspicabile modifica parlamentare della legge liberticida sulla fecondazione assistita ed oscurantista per quanto riguarda la ricerca scientifica (parlo da ricercatore). Al contrario il 25 per cento manifesto per il si vuol dire una proposta di legge proveniente direttamente dai cittadini: i parlamentari faranno bene a tenerne il massimo conto.

L'aggregazione politica si costruisce sui programmi e non sulle bandiere che possono non significare nulla. Seguire la bandiera senza guardare cosa c'è dietro è come fare il tifo per la squadra del cuore. Lo scandalo del calcio dovrebbe essere di ammaestramento a considerare la politica ed il governo del paese con altre attitudini mentali e categorie logiche da quelle del gioco del calcio. Di democrazia molto si parla in Italia, ma dove essa sia e che cosa sia nessuno lo sa bene.

Post collegati:
- Cosa è il cattolicesimo
– Sul concetto di libertà
– La memoria sedimentata
– La lotta interna per la laicità: inquinamento clericale in FI
– Lettera aperta ai De Lillo
– Mantovano, Provenzano e l'interpretazione della Bibbia
– L'area dell'intolleranza e del fanatismo religioso
– L'incostituzionalità del Concordato
– Laici e laicisti: il gesuitismo linguistico
– TESTO

domenica, giugno 11, 2006

Il caso D'Elia e problemi connessi

Fino a pochi giorni fa sapevo poco o nulla di Sergio D'Elia. Se ho capito i termini essenziali del caso si tratta di un ex-terrorista che si è "rieducato", ha scontato la sua pena, nella quale evidentemente non era inclusa la perdita definitiva ed irreversibile dei diritti politici attivi e passivi. Ha così potuto fare una carriera politica fino ad essere eletto alla Camera con tutti i lauti privilegi del nuovo status giuridico . E' stato anche eletto negli organi di governo della Camera, di cui è presidente il comunista Fausto Bertinotti. L'elezione a Segretario della Camera è stato l'evento che ha suscitato lo scandalo ed aperto il caso. Dico subito che del fatto non mi scandalizzo e non protesto come stanno facendo molti all'interno della Casa delle Libertà. Può perfino darsi che D'Elia sia migliore di molti altri che pure siedono in parlamento. Non brucio di entusiasmo per il suo percorso politico, ma neppure perdo il mio sonno pensando a lui. Vi sono ben altri motivi che turbano le mie notti.

L'insistenza mediatica sul tema mi spinge però a qualche riflessione in margine. Nel sistema delle pene, oltre alla pena di morte, dallo stesso D'Elia contrastata attraverso l'Associazione "Nessuno tocchi Caino", esisteva se ben ricordo anche la perdita dei diritti politici. Ripeto: non ho qui accanto a me i codici penali ed i tomi della Dottrina penalistica. Non ho né il tempo né la voglia di immergermi in una ricerca al riguardo per poi riportare gli illustri pareri ed i precedenti e tutta la casistica. Ho già fin troppe cose da dover studiare. Fino a quando D'Elia ed altri non intendano abolire il concetto stesso di pena, di qualsiasi pena e di qualsiasi sistema penale, è possibile immaginare come pena principale o accessoria la perdita dei diritti politici. Rousseau non immaginava che tutti potessero far parte del suo modello di democrazia, che aveva bisogno di cittadini particolarmente virtuosi, di cui nelle democrazie reali e attuali non esiste neppure l'ombra. Astrattamente parlando, ragionando sul sistema delle pene possibili, condite o da condire, considerati i reati ascritti e scontati da Sergio D'Elia, avrebbe potuto anche essere prevista in via principale la perdita dei diritti politici e ogni possibilità di una carriera politica. Se ciò non è stato previsto per Sergio D'Elia, non gli si può applicare una pena aggiuntiva non scritta nel codice penale. Ripeto: non sto parlando male di D'Elia. Lo conosco poco e mi interessa ancor meno. Il mio ragionamento intende approdare a ben altro proprio prendendo spunto dal caso D'Elia e tocca i fondamenti della legittimità di tutto il nostro sistema.

La nostra Repubblica si dice fondata sulla Resistenza e trae la sua legittimità da una contrapposizione netta con il regime fascista precedente ed in pratica contro tutta la storia della prima metà del XX secolo. Per far carriera politica ed assurgere ai vertici dello Stato nel vuoto politico dell'immediato dopoguerra bastava esibire il minimo titolo di antifascismo, magari falsificando le carte. Molte fortune e dinastie politiche sono nate allora e si sono perpetuate come rendita. Viceversa chi durante il fascismo aveva avuto un qualche ruolo doveva allora accuratamente nascondersi o addirittura emigrare in qualche paese del sudamerica e perfino cambiare nome per non farsi ritrovare dai servizi segreti. Voglio riferire un gustoso episodio, assolutamente vero, anche se per motivi di privacy non faccio alcun nome e cerco di evitare ogni possibile identificazione.

Mi trovavo a casa di un mio vecchio maestro, ormai in pensione, di cui ero stato l'ultimo allievo nel suo ultimo anno di insegnamento. Ero dall'altro lato della scrivania quando squillò il telefono ed io mi trovai nel bel mezzo di una lite baronale per motivi di concorsi e di cattedre da far vincere a questo o quello, meritatamente o meno. Non ero parte in causa. Nelle opposte posizioni volarono degli insulti da una parte e dell'altra. Dall'altra parte del telefono volò un "mafioso siciliano", per la verità un insulto questo del tutto infondato per quanto mi fosse dato sapere. Ma da parte del mio anziano professore, che era stato ai vertici del fascismo, mi furono esibite delle carte dove risultava in modo inconfutabile che l'Eccellenza all'altro capo del telefono non si era fatto scrupolo di chiedere i favori dell'anziano professore, esponente autorevole del fascismo al potere. I "saluti fascisti" e le richieste di raccomandazione non avevano impedito all'Eccellenza il cursus honorum nell'Italia della Resistenza.

Il caso D'Elia contrasta con tutto una politica di discriminazione verso mezzo secolo di storia e tutti gli uomini che ne furono coinvolti, spesso senza aver fatto male ad una mosca, ma solo per aver avuto un'opzione politica a favore di un diverso sistema di organizzazione di un assetto politico, sia pure tralignato. I giorni della memoria e simili hanno un senso polemico e discriminatorio verso un'intera generazione che ci ha preceduto. Il caso D'Elia è importante perché rivela una fondamentale ipocrisia che costituisce la sostanza morale e intellettuale del regime vigente. Paolo Flores d'Arcais aveva organizzato in Roma al Goethe Institut un convegno per dimostrare il contrasto con il diritto naturale del governo Berlusconi uscito dalle urne nel 2001 con margini di consenso ben più ampio dei dubbi 24.000 baci del governo Prodi. Se si volesse oggi ripetere quel convegno per il governo Prodi credo che vi sarebbe un ben altro fondamento per appellarsi al diritto naturale ed ai principi di legittimità di un regime politico.

venerdì, giugno 09, 2006

»Appello alla ragione«: per non dimenticare!

Capita di dover mettere ordine fra le proprie carte. E' quello che mi sta succedendo mentre sono alla ricerca di importanti documenti fiscali. Nel fare questo lavoro di riordino e di ricerca al tempo stesso si ritrovano cose perse, oppure si decide di dare al cestino quello che più non serve o non è attuale. Capita a volte anche di trovare del materiale non più di interesse attuale, ma ormai di interesse "storico" e come tale non necessariamente da cestinare. Mi è così capitato un fascicolo di "si alla vita" (anno XXVII, numero 5, maggio 2005 - Speciale referendum). Non so o non ricordo come sia finito nelle mie mani. Non devo averlo letto a suo tempo e devo averlo accettato solo a fini di documentazione.

Il fascicolo si apre con un articolo di Carlo Casini dal titolo "Appello alla ragione" ed inizia con queste parole: «Il referendum è ormai alle porte. L'esito di questa consultazione, qualunque esso sia, segnerà profondamente il futuro del nostro paese». E prosegue: «E' questa la ragione per la quale il popolo della vita ha impegnato tutte le sue energie per sbarrare la strada a questi referendum che riporterebbero il paese al far west».

E' vero non potrò mai dimenticare questo referendum fino alla fine dei miei giorni. Ho assunto delle posizioni che non corrispondono a quelle degli astensionisti. Avrei anche accettato e rispettato un risultato leale che segnasse la vittoria di un "si" o di un "no". Ma la posizione astensionista di quanti già evidentemente sapevano di perdere se avessero votato per il "no", mi sembra una frode ed un atto ribaldo di vigliaccheria. Non sono disposto e non posso dimenticare quella che a me appare una violazione delle regole della convivenza pacifica dei cittadini. Fuori di queste regole di rispetto reciproco esiste non il far west, ma la legge della giungla.

Quanto poi all'autoproclamarsi il "popolo della vita" in contrapposizione ad un presunto "popolo della morte" suona quanto mai offensivo in chi sa amare la vita ben al di là delle strumentalizzazioni ideologiche e confessionali che della vita è stata fatta e che si traduce in morte quotidiana per milioni di bambini africani. Terrò accanto a me il fascicolo sciagurato per non dimenticare le ragioni di una contrapposizione civile e culturale che in effetti hanno già segnato profondamente la storia, sia pure recente, di questo Paese. Ne trarrò spunto per altre riflessioni titolo "Appello alla ragione", che evidentemente non può essere la stessa per i Casini d'Italia e per me. Gli antichi dicevano che l'uomo è misura di tutte le cose, ma oggi questo non lo si puà dire perché misura di ogni cosa è Carlo Casini, anche delle cose che non lo riguardano.

giovedì, giugno 08, 2006

Lacrime e sangue

Sto ascoltando a Radio Radicale un filo diretto con il senatore Morando, eletto presidente della Commissione Bilancio. Pur avendo studiato economia all'università, non mi sento di dire che la materia mi sia familiare. Nessuno di noi può però sottrarsi alle impressioni. E la mia è che ci attendono lacrime e sangue non per mettere ordine nei conti dello stato e per sanare il debito pubblico, come vorrebbe dare ad intendere il nuovo manovratore Morando, ma per finanziare i costi nuovi e antichi della politica. Altra mia impressione è che la lotta politica non abbia ordinariamente come suo scopo la soluzione del problema o dei problemi, ma la conquista pura del potere per gestirne i vantaggi. Se la nave affonda, incomincia ad affondare dal basso. Chi sta sul ponte di comando fa sempre in tempo a salire su una scialuppa di salvataggio, chi si trova nella stiva, magari incatenato, ha appena il tempo per raccomandarsi l'anima a dio, se ci crede. Non è questa un'analisi scientifica, ma solo una sensazione ed una manifestazione di sfiducia nel ceto politico in tutta la sua interezza e senza labili distinzioni partitiche. Come se ne possa uscire fuori, non mi è dato saperlo, ma posso solo sperarlo.

mercoledì, giugno 07, 2006

Cosa è il cattolicesimo

Ad ogni Pasqua e Natale la televisione di stato trasmette filmati sulla vità di Gesù e degli Apostoli. Vediamo il pescatore Gesù ed i suoi discepoli vestiti di panni comuni, se non poveri. Vengono condannati e messi a morte o in fuga dal potere civile e religioso del tempo: i romani di Ponzio Pilato e gli ebrei del Sinedrio. Da un punto di vista culturale la figura di Gesù, storicamente accertata, è assimilabile ad uno dei tanti "filosofi" o "predicatori" di epoca ellenistica. Le sue dottrine religiose e non propriamente filosofiche si collocavano in un vasto contesto di dottrine filosofiche e di fedi religiose: uno fra tanti. La storia è nota e non è mia intenzione fare qui una lezione a color che sanno.

Le cose cambiano con Costantino e Teodosio. Il cristianesimo, la dottrina di Gesù e dei suoi discepoli, diventa unica religione ufficiale dell'Impero. Diventa cattolicesimo ed i papi vestono panni regali ed imperiali. Tutte le altre posizioni filosofiche e religiose vengono bandite, proibite, combattute, estirpate. Un lavoro meticoloso e progressivo di secoli. Le antiche "radici" che avevano fatto crescere e prosperare il mondo greco-romano e medio-orientale vengono spietatamente estirpate. I templi pagani con tutte le loro statue di dei vengono abbattuti o trasformati in chiese cristiane. Quello che non si può cancellare del passato pre-cristiano viene riciclato in forme adattate. Ma soprattutto viene messa ora in croce o al rogo quella figura del filosofo individuale che con libertà di spirito e di intelletto conduceva libere ricerche sui temi disparati della scienza e della filosofia. La scuola di Atene viene chiusa ufficialmente nel 529. Un'antica tradizione di mille anni accertati è cancellata per fare posto alla nuova unica verità imposta con la forza e con tutti gli strumenti di coercizione dello Stato: la cosiddetta libertà di coscienza è costretta dentro una camicia di forza!

Per molti secoli il Papa diventa il succedaneo dell'Imperatore. Si era perfino inventato un testamento che sarà rivelato come un falso da Lorenzo Valla. Lo Stato della Chiesa non è neppure cessato con il 1870 (Breccia di Porta Pia). Fino allora aveva potuto contare sulla protezione francese che era venuta meno con la vittoria della Germania sulla Francia. I piemontesi con l'opportunismo che ha sempre caratterizzato la politica estera italiana attaccarono allora le ultime resistenze pontificie, ma lasciarono il papa ed il clero dentro le mura vaticane, garantendone una posizione di rispetto che avrebbe dovuto esercitarsi entro un ambito strettamente religioso: libera chiesa e libero Stato. Fu così fino al 1929, quando un "uomo della provvidenza" chiamato Benito Mussolini riconobbe le statualità del cattolicesimo: il fascismo fece del Vaticano uno Stato fra Stati.

Oggi il cattolicesimo ha la sua più forte armata in un elettorato che può influenzare l'alternanza dei governi. Tutti i governi in carica fanno a gara con concessioni di ogni genere per intercettare il voto di quanti seguono le indicazioni elettorali del clero. Chi sono i cattolici? I battezzati? Lo sono stato anche io in un'età in cui non ero neppure in grado di parlare. Giunto all'età della ragione e dopo aver molto fatigato mi riconoscono nelle figure di quei "filosofi" licenziati circa 1500 anni fa. Mi sento perfino, ma in un senso ben determinato, un "collega" di Gesù Cristo. Ma per il resto non riesco a non vedere nel cattolicesimo istituzionale nient'altro che una struttura di potere basato su una serie di istituzioni civili e di controllo di momenti delicati dell'esistenza di ognuno: l'amministrazione del matrimonio, della morte, della nascita e simili. Da "filosofo" trovo quanto mai opinabili i pronunciamenti autoritativi delle gerarchie cattoliche su temi intorno ai quali può legittimamente esercitarsi il giudizio e la libera scelta di ognuno: giudizio e libera scelta che sono esercizio di un diritto sacrosanto quanto riguardano ambiti strettamente personali, sulle quali anche sbagliando le migliori decisioni sono quelle prese con la propria testa e non con quella altrui.

Detto ciò alquanto schematicamente, aggiungo che in tutti i miei interventi sulla materia non ho mai inteso fare professione di ateismo, anticlericalismo, anticattolicesimo, immoralismo. Ne sanno qualcosa i sacerdoti di cui sono sincero amico. Non esistendo altre forme di culto non ho mai esitato ad avvalermi delle forme cattoliche per manifestare la mia "pietas" per i genitori morti, verso i quali la mia devozione credo possa ricondursi a forme di religiosità precristiana.

Mi dispiace che il cosidetto polo delle libertà per un calcolo puramente elettorale abbia scelto per bocca dei deputati eletti alle camere una posizione prona davanti a tutte le esternazioni del papa e della gerarchia cattolica. Conservo la mia tessera di Forza Italia, ma mi schiero su posizioni contrapposte a quelle dei Pera, Casini, Sodano, Mantovano ecc. Non credo neppure nella sincerità delle loro posizioni religiose, che se esistono e sono autentiche dovrebbero essere ul loro fatto privato e personale da custodire gelosamente in una sfera di privatezza. Invece parlano dal pulpito per catturare voti. Ai miei rari commentatori non rispondo più. Ho detto ripetutamente che per me prendere la tessera di un partito (FI nel mio caso) non significa ripetere pappagallescamente ciò che dice il Capo o i pezzi da novanta, ovvero il Papa ed i Cardinali in vesti di partito. Significa incominciare a discutere e a confrontarsi all'interno dello schieramento scelto. Il momento del confronto elettorale con altri schieramenti, la disputa da osteria con tesserati di altri partiti (Berlusconi ricco e ladro, anzi ricco perché ladro, ecc., invidia sociale e quanto altro) è per me cosa alquanto secondaria. Anzi mi auguri che i tesserati di altri partiti siano capaci di assumere all'interno del loro schieramento la stessa libertà che io assumo in Forza Italia. Credo che il modo corrente di parlar di politica (senza averne i più né arte né parte) sia una degenerazione calcistica della politica: il paese è anche per questo allo sbando! La democrazia non è democrazia, ma demagogia. La nave è governata da una ciurma di ubriaconi, capitano compreso.

Colgo con la presente occasione per dire ai mie eventuali lettori che sono lor grato se leggeranno le mie esternazioni, sulle quali cercherò di metterci sempre tutta la serietà possibile nel momento dato, ma non risponderò ai loro commenti in contradditorio. Quello che avrò da dire cercherò di dirlo nelle forme generali del Post. Il commento anche in completo dissenso sarà lecito per ognuno: gli unici limiti e censure sono quelle di carattere penale, civile, di rispetto della netiquette e simili. Ma per il resto da liberale autentico lascio ognuno libero di esercitarsi con una cosa molto più difficile di quanto comunemente si ritenga: la libertà di pensiero. Alcuni miei ultimi commentatori non si accorgono di quanto siano incapaci di "libero pensiero": ripetono stantivi cliché messi nella loro testa dagli apparati mediatici e credono di parlare per bocca e testa propria. In un seminario posso insegnare l'esercizio del pensiero a studenti che abbiano fiducia in me come docente, ma in rete non posso mettermi a fare il maestro di nessuno. Per il dibattito e la discussione la sede più appropriata mi sembra il gruppo di discussione "Club Tiberino", che è appunto un "gruppo di discussione", mentre questo è tecnicamente un "blog", dove spendo il mio credito personale. Ovviamente sono graditi i commenti, e ringrazio quanti mi scrivono, ma non posso qui programmare la risposta e discussione sistematica di ogni commento ai miei personalissimi testi.