domenica, gennaio 22, 2006

Commento e confutazione a Ratzinger

NOTA DOTTRINALE
(17 gennaio 2003)
dell’allora cardinale Ratzinger, pubblicata nel sito "Amici di Ratzinger", segnalata da Totustuus, da cui riporto integralmente e testualmente:

R. - Nel documento distinguiamo soprattutto tra pluralismo e relativismo. 
Il pluralismo in politica è una cosa naturale, ovvia perché per tante questioni politiche non c’è una risposta già fatta, già evidente, ma ci sono diverse possibilità di reagire alle diverse sfide della situazione attuale. 
Quindi il pluralismo è una cosa normale in politica. Il relativismo invece afferma che non c’è nessuna verità etica e morale obbligatoria, vincolante per la coscienza del cristiano.
 Se ci incamminiamo su questa strada pensando che il pluralismo sia la stessa cosa che il relativismo perdiamo proprio i fondamenti dell’umanità e anche i fondamenti della democrazia che è basata sul consenso di un minimo di etica quale condizione per la verità, per l’umanità e per la condizione democratica. In questo senso distinguiamo anche tra laicità e laicismo. 
Laicità vuol dire la giusta autonomia dello Stato, della sfera politica. 
Non spetta alla gerarchia della Chiesa indicare ai politici che cosa fare. 
Sono i laici, con la loro coscienza illuminata, che hanno la responsabilità di trovare la strade giusta. Ecco, decisiva è la ragione giusta, pratica che si orienta ai grandi valori determinanti per l’essere umano. 
Il laicismo, invece, è un’idea per la quale i contenuti morali della fede cristiana non dovrebbero entrare in politica, sarebbero da escludere e si creerebbero due mondi che non si possono toccare. 
Invece i grandi valori etici, messi in luce dalla fede cristiana, sono d’orientamento anche in politica e questo orientamento vincolante per una coscienza illuminata non toglie niente alla libertà del politico. 
Al contrario, osservare i fondamenti dell’umanesimo è anche difendere la libertà umana.


COMMENTO E CONFUTAZIONE

Il relativismo non afferma ciò che dice il cardinale Ratzinger, ma al contrario che esistono tante verità quanti sono gli uomini ed ognuna di esse vincola diversamente gli uomini. Possono anche esserci verità condivise da una pluralità di uomini che sono diverse o perfino opposte alle verità di altre pluralità di uomini. Padre di ogni relativismo fu il filosofo Protagora che disse: “l’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”. Ciò che importa (ed è compito dello Stato fare che così sia) è che la diversa e contrapposta visione della verità, specialmente in campo religioso, non sia causa di guerra e di morte fra gli uomini. Vi sono state numerose guerre motivate da cause religiose. Lo Stato moderno e laico nasce in quanto si dichiara agnostico in materia religiosa e non fa sua nessuna religione, ma lascia ad ogni cittadino di professare la sua fede religiosa. Ratzinger invece considera relativismo tutto ciò che non è dottrina cattolica, dichiarata tale dalla Sacra Congregazione (già Sant’Uffizio) da lui presieduta. Chi non si riconosce nelle posizioni ufficiali dell’Episcopato sarebbe un relativista. Ma non è così. Relativista è chi non considera il proprio di vista assoluto ed ammette come possibili tutti gli altri punti di vista, che ovviamente vincolano solo chi li condivide. Egualmente arbitraria, da un punto di vista storico e filosofico, è la distinzione fra laicità e laicismo. Ai cattolici e ai cristiani nessuno impedisce di improntare la loro condotta secondo i valori e la fede che professano, ma un eguale diritto è riconosciuto ad ogni altra confessione religiosa ed anche a chi non professa nessuna fede religiosa. L’unico limite è che nessuna confessione religiosa diventi propria dello Stato, in nessuna sua manifestazione, e quindi venga in tal modo imposta ad altri cittadini. Questo si chiama principio della laicità dello Stato. Il laicismo semplicemente non esiste ed una mera invenzione verbale.

Purtroppo, molti politici per puro servilismo hanno assunto il punto di vista espresso dal cardinale Ratzinger come un programma politico. Sperano in tal modo di ottenere consensi elettorali. Fanno un grave torto alla religione in quanto dottrina codificata e resa pubblica dalla Congregazione della Fede o alla religiosità di quanti professandosi cattolici hanno posizioni distinte dalla Gerarchia ecclesiastica ed un torto ancora più grave allo Stato italiano, al cui servizio dovrebbero essere. Un vero e proprio atto di guerra è da lor commesso verso quanti o appartengono ad altra confessione religiosa tra le innumerevoli possibili o non professano nessuna religione.

Ai nostri giorni i conflitti di religione sono anacronistici. Perciò sono irresponsabili e criminali tutti i politici, che per biechi ed ignobili interessi elettorali, svendono la laicita dello Stato e creano i presupposti di una guerra civile latente fra i cittadini che associandosi ad altre cause di ordine economico e sociale possono sfociare in una guerra cruenta.

Nel Lazio alcuni politici di Forza Italia, ritenendo che il territorio sia ancora Stato Pontificio, si sono dimostrati proni ad ogni direttiva che venga dal Vaticano. La campagna per l’astensionismo – certamente non sorretta dalla Fede ma dal calcolo politico – è stato l’esempio recente forse più clamoroso. Adesso, subdolamente, preparano l’attacco ad altri istituti della laicità. Contro di loro e paradossalmente a difesa di ogni forma di religiosità (anche di quella pagana greco-romana) è lecita la lotta politica interna alla stessa Forza Italia.

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