domenica, maggio 13, 2007

Piazza Navona: testimonianza oculare con reportage fotografico e riflessioni libere da vincoli di partito

Non disponendo del dono dell’ubiquità come i più famosi santi della cattolicità ho dovuto scegliere a quale delle due manifestazioni partecipare. A san Giovanni ero stato il 2 dicembre dello scorso anno, quando la “Casa delle Libertà” organizzò una grande protesta contro il governo in carica. Anche allora scattai numerose foto che ho in parte pubblicato e che poi mi sono stancato di selezionare ed ordinare. Oggi invece prima ancora di scrivere questo testo ho selezionato e numerato le foto che inserisco gradualmente. Per pura curiosità avrei potuto fare una capatina a san Giovanni, se non mi rimanesse troppo distante da casa. Sarebbe stato gravoso andare da una parte all’altra ed inoltre assolutamente non avrei voluto che la mia presenza in san Giovanni potesse venire scambiata come una forma di solidarietà ad una manifestazione prettamente clericale ed oscurantista. Non mi importa che si siano stato Berlusconi, Fini e tanti altri. Non io dipendo da loro, ma dovrebbe essere il contrario: non mi sono infeduato a loro per il fatto di averli votato. Nè del resto ho mai avuto in loro altra fiducia che non fosse condizionata e limitata nel tempo. Ho quindi deciso di uscire di casa, all’incirca all’altezza del Ponte Marconi, e di percorrere a piedi il tratto fino a piazza Navona passeggiando lungo la sponda destra del Tevere, lontano dal traffico automobilistico.

Pensando a quanti, ben più numerosi, stavano a piazza san Giovanni mi vengono immediate alcune riflessioni. Berlusconi, uomo dalle battute facili e delle gaffes programmate, si era lasciato andare a degli apprezzamenti sugli elettori di Prodi. Vi fu subito una strumentalizzazione, attribuendo a Berlusconi l’aver dato dei “coglioni” a quell’elettorato. In realtà Berlusconi intendeva dire che quegli elettori votando Prodi sarebbero andati contro i propri interessi e si sarebbero comportati in modo illogici, supponendo evidentemente che la categoria dell’utile e del razionale siano equivalenti. Non voglio dare del “coglione” a quanti stavano in san Giovanni, ma non posso esimermi dal fare quattro conti. Non vi è dubbio alcuno che la manifestazione clericale non fosse a favore della famiglia, ma contro qualsiasi ipotesi di disciplina con legge di innumerevoli e variegate forme di convivenze di fatto. Orbene, non essendo il 12 maggio 2007 il Giorno del Giudizio, cioè la fine del mondo e della storia, è ovvio – direbbe l’uomo delle ovvietà, cioè l’on. Fini – che fra cinque, dieci o venti anni gli stessi partecipanti se non saranno già morti, cioè passati a miglior vita, si troveranno invecchiati di cinque, dieci e venti anni. La loro odierna situazione familiare sarà mutata.

Mi sembra ormai raggiunto l’obiettivo dei furbastri del Family Day, cioè l’aver negato ad una minoranza un riconoscimento di diritti senza ottenerne in più di propri. Se avessero riconosciuto i diritti di una minoranza offesa ed umiliata, quegli stessi diritti avrebbero potuto essere di ognuno in una mutata situazione. Nessuno è obbligato al divorzio, ma chi si trova in una penosa situazione vi può ricorrere senza essere costretto ad una vita d’inferno con rischi di esasperazioni cruente. Ad incominciare da Berlusconi era presenti in piazza san Giovanni uomini dai molteplici matrimoni. Se nel 1974 avessero prevalso i pii parlamentari alla Fanfani o all’Almirante, oggi Berlusconi vivrebbe nella condizione di uomo separato e la sua attuale moglie sarebbe additata come una concubina. Ognuno di noi conosce situazioni simili e non è necessario fare altre esemplificazioni. Avere la facoltà di poter esercitare un diritto non significa avere l’obbligo di esercitarlo. I “coglioni” di san Giovanni hanno negato agli “umiliati ed offesi” di piazza Navona diritti di cui loro stessi possono aver bisogno fra cinque, dieci, venti anni. Ad aver tratto vantaggio da questa truffa di massa sono quei preti che una famiglia non potranno mai averla. Ciò che loro interessa è il potere, la libido dominandi, su quanti hanno un modello di famiglia costruito sul mistero della Trinità: Giuseppe, Maria e il Bambinello! Su oltre un milione di partecipanti al Family Day è prevedibile che una certa parte di essi si renderà conto di essere stata defraudata dei loro diritti, bene che vada per qualche scatola in più di latte in polvere.

Una riflessione sui politici presenti al Family Day: uno spettacolo penoso e vergognoso di servilismo. Benché il generale Pezzotta e la papessa Pezzella abbiano deciso che i leaders dei partiti non dovessero salire sul palco, questi non hanno saputo tenere a freno la lingua. Non salire sul palco avrebbe dovuto significare secondo la regia papalina che si trattava di manifestazione ecumenica, di tutti, cosa assai ardua da far credere: ci mancava soltanto qualche statua della Madonna con il Bambinello ed il popolo in processione. Ma i politici non fatti salire sul palco, si son fatti il palco in platea, facendosi intervistare a più non posso. Io ho visto gongolante Santa Madre Mastella di Calcutta. E come poteva mancare l’Ineffabile Tajani, con il suo scioglilingua privo di contenuti sempre pronto. Nel film tratto dal libro di Tolkien esiste un personaggio che si chiama Vermilingua, in Forza Italia abbiamo tanti Scioglilingua. Si è visto anche Enrichetto La Loggia, a spiegarci quanto siamo scemi e quanto abbiamo bisogno dei suoi lumi. Ma lo stesso Berlusconi, che aveva ben visto a starsene a casa, non ha potuto farsi soffiare la piazza da Casini, che se ne è andato quando Berlusconi è venuto. Mi è poco piaciuta la scusa che ha addotto: ho visto una vignetta su un giornale ed ho deciso che dovevo andare a piazza san Giovanni. E no, caro Silvio, non me la conti giusta. Il primo ricordo televisivo che ho di te è un’intervista subito dopo un servizio dove si vedeva Craxi entrare al Raphael sommerso da una pioggia di monetine. È da l' incominciato un processo storico che conduce all’oggi, fatto di servilismo e di svendita dei diritti civili del popolo italiano.



(segue)


(pagina in costruzione)

Selezione di 70 foto della mia partecipazione alla giornata dell’«Orgoglio laico»: andando a piedi da ponte Marconi a piazza Navona

1.
Il Tevere in secca in prossimità di ponte Marconi


2.
Il Tevere fotografato dalla sponda di destra


3.
Era la “Barca della Libertà”



4.
In cammino verso piazza Navona lungo la sponda destra del Tevere



5.
Una bella passeggiata senza macchine


6.
Il Sovrano Ordine di Malta visto dalla sponda destra del Tevere

7.
Una delle chiese sull’Aventino

8.
L’Isola Tiberina

9.
Su ponte Garibaldi

10.
L’isola Tiberina vista da ponte Garibaldi


11.
Isola Tiberina

12.
Isola Tiberina


13.
Nei pressi di Campo dei Fiori, dove fu arso Giordano Bruno


14.
In prossimità di piazza Navona


15.
Al tavolo per le firme di indizione del referendum


16.
Il tavolo delle firme con piazza Navona in fondo.


17.
Sono io mentre firmo la richiesta di referendum.


18.
Sono io contento e soddisfatto per aver firmato: alla faccia di Mastella.



19.
Ingresso in piazza Navona


20.
I primi capannelli di persone entrando nella piazza.
Berlusconi avrebbe fatto meglio a leggere questo cartello anziché la vignetta del Manifesto. Se poi ha interesse a ciò a cui la vignetta alludeva, occorre che si faccia portare i giornali americani. Lì la censura delle notizie non funziona così bene come da noi e – a sentire Odifreddi – il cardinale Ratzinger, divenuto papa, si è salvato per il rotto della cuffia da una citazione in giudizio da parte di un tribunale americano.



21.
Marco Pannella attorniato

22.
Marco Pannella il digiunatore

23.
Il palco visto da dietro

24.
Cartelli sui muri dell’Ambasciata


25.
Cartelli con messaggi politici.

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sabato, maggio 12, 2007

Family Day: un giorno da non dimenticare

Creato l’12.5.97
Modificato il 13.5.97
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Tutto lascia pensare che questa giornata resterà nella memoria collettiva degli italiani. A chi ha appena un poco di memoria e di discernimento oltre che la necessaria onestà intellettuale non possono sfuggire i termini essenziali dello scontro in atto. Dico “scontro” perché non vi è dubbio che di questo si tratti benché non pochi bacchettoni che si barcameno di qua e di là abbiano paura a riconoscerlo. Il termine “paura” è stato usato dal Gavino Pezzotta, che dismessi i panni del sindacalista al quale ci aveva abituati, ha ormai indossato la divisa di un luogotenente del cardinale Ruffo, oggi redivido in monsignor Bagnasco, appena succeduto a Camillo Ruini, il cui nome evoca le “rovine” alle quali dovremo presto abituarci. Pezzotta intendeva riferirsi all’invito di Giovanni Paolo II a non aver paura nel sostenere le sante cause della santa chiesa. Non essendo relativisti né Pezzotta né il papa polacco e tanto meno adesso il papa tedesco sono sfiorati dal dubbio che l’invito possa essere da altri accolto e letto in senso diametralmente opposto. Come “laico liberale”, terminologia fastidiosa che mi trovo costretto ad usare in mancanza di meglio, mi ero posto fino adesso in un atteggiamento di civile rispetto verso chi faceva professione di cattolicesimo. Ciò non è servito a nulla, ma è stato interpretato come una debolezza. Di fronte non già a delle minacce, ma a veri e propri attentati al sistema delle libertà civili di questi ultimi trent’anni, ognuno deve adesso assumersi le proprie responsabilità e decidere da quale parte del fronte stare. I giornali cartacei ed online oltre che le televisioni danno ampio risalto alle due manifestazioni che si svolgeranno in Roma questo pomeriggio. Anche io sarò ad una delle due: quella che con minori risorse finanziare è stata indetta nelle ultime settimane a piazza Navona. In questo post, a mo’ di archivio storico, raccoglierò tutte le notizie che mi sembreranno meritevoli di venir ricordate. Ognuna di esse avrà il valore aggiunto di un mio commento, che potrà anche essere radicalmente rivisto. Appositi links interni agevoleranno la loro consultazione. Chi vorrà lasciare commenti significativi non troverà il mio contraddittorio. Mi riservo piena libertà sulla titolazione degli articoli, che sarà già l’inizio del mio commento. Il titolo originale lo si otterrà clicclando sul link.

Sommario: 1. Manifestazioni contrapposte. – 2. L’apparato organizzativo. – 3. Il futuro dipinto da Savino Pezzotta. – 4. A chi la piazza?. – 5. Il cervello mai usato di Calderoli. – 6.



1.
Manifestazioni contrapposte

Le tendenze della stampa sono state finora orientate a dare notizia della sola manifestazione di san Giovanni in Laterano, omettendo di dare notizia dell’altra. È un modo di fare pubblicità a favore dell’una, cercando di sabotare l’altra. Sull’indipendenza e l’oggettività del sistema dell’informazione nessuno si fa soverchie illusioni. Tuttavia, è difficile ignorare del tutto l’esistenza di un’altra manifestazione in piazza Navona, sia che la si voglia svalutare come una contromanifestazione sia che invece la consideri legittima e necessaria per un’estrema difesa di libertà che vengono svendute sotto banco dai tanti parlamentari di ogni partito che sono accorsi proprio sotto il palco del Family Day. Proprio di questo si tratta: di una svendita dei diritti dei cittadini conquistati in quel lontano 12 maggio 1974, quando il 70 per cento degli italiani disse no al potere clericale, confermando l’istituzione del divorzio nella legislazione italiana. Giova ricordare che l’istituto del referendum abrogativo, previsto nella costituzione e mai attuato fino a quel momento, fu approvato con legge di attuazione proprio in previsione del fatto che il fedele popolo cattolico d’Italia avrebbe certamente abolito il divorzio. Ma il popolo italiano si dimostrò allora più avanzato e progressista dei suoi parlamentari. Oggi i tempi sono mutati e il papa può annunciare dal Brasile le sue prossime mosse, che potranno essere tanto più efficaci tenendo sotto silenzio il popolo italiano del 12 maggio 1974 e lavorando sott’acqua. La scaramuccia iniziale verte già sulle patenti di legittimazione verso l’uno o l’altra delle due manifestazioni. I politici che vogliono raccogliere voti dall’una e dall’altra parte si barcamenano in modo quanto mai penoso. Da questa ambiguità non difficile da smascherare, la democrazia forse ne trarrà beneficio se l’evento toglierà credibilità ad un ceto politico ormai non più all’altezza dei tempi e stimolerà la ricerca di nuove aggregazioni politiche e forme di partecipazione.

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Ciò che impressiona non sono le fragili ragioni del Family Day, ma il formidabile apparato organizzativo ed i mezzi finanziari di cui dispone. Le ragioni del Family Day sono inversamente proporzionali all’indubbia consistenza della mobilitazione. Come militante di Forza Italia mi dispiace apprendere che Berlusconi abbia deciso di pendere verso chi in questo momento appare più forte allo stesso modo in cui si decise per la guerra in Iraq. Ma può essere che in piazza san Giovanni succeda come in Iraq: una lunga guerriglia di cui non si vede la fine. Anche questo articolo online del Sole24Ore sottolinea la contrapposizione con l’altra manifestazione di piazza Navona, alla quale fra poco io andrò interrompendo questa mia cronaca della giornata. Penso di scrivere nel mio piccolo una pagina di storia allo stesso modo in cui Tucidide era consapevole dell’importanza per il futuro di ciò che stava riportando ai posteri. Per fortuna, non sono io la sola fonte per questa giornata, ma la mia personale testimonianza, il mio rapportarmi ai fatti, il mio modo di giudicarli potrà essere visto come una testimonianza da protagonista. Continuerò nei prossimi giorni a raccogliere notizie ed a classificarle. L’articolo del Sole24Ore è criticabile perché qui non si tratta di avere “due modi di pensare la famiglia”, come l’articolista riporta. La famiglia, vecchia o nuova che sia, non è in contestazione, non è l’oggetto di un contendere fra due opposti schieramenti. Ciò che si impone alla nostra attenzione è il potere clericale sulla società italiana e la capacità di resistervi. Non occorreva aspettare il progetto sui DICO per scendere in piazza ad occuparsi della famiglia, i cui problemi sono molto più complessi di quello che gli organizzatori forse immaginano. Se dipendesse da me, boccerei gli organizzatori del Family Day per il loro chiaro intento strumentale. Le contraddizioni potranno scoppiare da sole, appena dalle vuote declamazioni di vuoti modelli di famiglia si passerà, se mai si passerà a misure concrete per risolvere il disagio e la sofferenza delle famiglie italiane, dove alcune famiglie si scoprirà che sono più famiglie delle altre. Dubito che le compatibilità finanziarie consentano poco più di qualche elargizione risibile. Resta nascosta sotto la cenere quella lotta di classe che i veteromarxisti hanno dovuto accantonare. A stuzzicare troppo il dormiente temo che possa risorgere più violenta di prima. Sarà anche più disperata senza una spiegazione del perché dell’ineguaglianza naturale, morale e politica tanto degli individui quanto delle famiglie nelle quali vivono. Se le famiglie non sono tutte inquadrate nel “non preoccupatevi di cosa mangerete” del messaggio evangelico e resteranno deluse dal governo, potrebbero chiedersi quanto costa alle tasche loro ed a quella degli “infedeli” la loro Chiesa. Ho sentito un padre di famiglia giovanneo prendersela con i single dal punto di vista fiscale: i single dovrebbero venire tassati per nutrire i figli che non hanno! Mi pare che già paghino tre volte di più, ma è un aspetto su cui occorre far chiarezza. Sono rimasto assai sgradevolmente impressionato dal livello culturale e spirituale degli intervistati presenti nelle moderne masse sanfediste: la Trinità come Giuseppe, Maria ed il Bambinello! In ogni intervistato affiora poi il livore contro forme ritenute non regolari di famiglia. È una dimostrazione del fatto che da qualcuno sono stati montati come il cardinale Ruffo faceva con le bande calabresi dell’inizio del XIX secolo. Da allora la Chiesa – come ha giustamente rilevato il comico Rivera – non si è evoluta di molto.

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3.

Cliccando sui video di Rainews è possibile ascoltare e vedere una serie di testimonianza delle due manifestazioni. Non vi è dubbio che in fatto di numeri e di mobilitazione la manifestazione di san Giovanni abbia una superiorità schiacciante. Se però si guarda non ai numeri, che sono certamente importanti in termini elettorali, ma agli argomenti ed alle ragioni della civiltà, della laicità, della giustizia o della carità, i rapporti si invertono. La manifestazione di piazza Navona era inclusiva di tutti i possibili diritti dei convocati di san Giovanni, mentre quest’ultima era volta ad escludere i diversi da ogni diritto ed ha trovato tutta la sua ragione d’essere nell’odio e nel livore contro le poche migliaia di piazza Navona. Qui a mio avviso si trovavano i deboli, gli indifesi, gli emarginati, i senza santi in paradiso. Io ho portato la mia tessera di partito (Forza Italia) in questa piazza e non in quell’altra: una tessera ad un partito comandato dalla costituzione, non ad un partito dell’eversione violenta di un ceto politico tanto inetto quanto servile. Berlusconi è uomo abbastanza intelligente per capire che l’aggregazione che lui ha potuto creare nelle circostanze emerse dalla rivoluzione di Mani Pulite non è una sua proprietà personale. Fra non molti anni dovrà uscire di scena e già da adesso si è scatenata la lotta fra i colonnelli candidati alla successione, come se iscritti ed elettori fossero buoi con l’anello al naso. Il partito nuovo che sarà, se sarà, potrà avere senso se democratico nel senso dell’art. 49 della costituzione. Gli uomini della libertà credono tanto poco nella libertà e nella democrazia quanto più forte ne gridano il nome e se ne riempiono la bocca. L’invocare il diritto della chiesa a scendere in piazza ed a mobilitare le moderne masse sanfediste comporta anche il contrapposto diritto di poter contrastare una progettualità politica ben riconoscibile dietro i paternoster e gli inni allo Spirito Santo. Al tempo stesso non si può riconoscere ai Bagnasco il pieno diritto di sparare i suoi spirituali proiettile e pretendere che dall’altra parte si alzi bandiera bianca. I politici presenti in san Giovanni hanno di fatto inteso consegnare il paese nelle mani del clero in cambio del voto cattolico.

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Non si superano facilmente le deformazioni professionali. Dopo la mobilitazione di piazza, l’ex sindacalista Pezzotta chiede per conto del Vaticano la definitiva cancellazione dei DICO. Sarà solo la prima tappa: c’è da scommetterci. Intanto, Casini e Buttiglione litigano su chi deve essere il padrone della piazza. Vi è da sperare che l’indubbia deriva clericale scompagini tutti i ragguppamenti politici esistenti per riaggregarli secondo valori di laicità e di indipendenza dello Stato. Forse così una gran parte dei cittadini, ad incominciare da quelli del Family Day, si accorgerà di quanta parte delle risorse pubbliche vengano drenate proprio da quel clero che così pesantemente sta condizionando la politica italiana. Ben oltre il 90 per cento degli italiani avevano votato per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Ma questo hanno disatteso in mod spudorato il pronunciamento popolare per decuplicare i loro finanziamenti. Ciò non ha consentito ai cittadini una maggiore partecipazioni ai meccanismi interni dei processi decisionali dei partiti. Al contrario si è aumentato il divario, il divorzio fra cittadini e burocrazie dei partiti. Ciò spiega in parte l’accresciuto potere del clero. In assenza di vere e proprie aggregazioni politiche la rete delle 26.000 parrocchie funge da dispensario elettorale. Per un deputato poter essere eletto è questione di vita o di morte: è questa l’angusta concezione della politica che è propria di un parlamentare di professione, che en passant dispone già come privilegio di quei diritti che si negano ai cittadini proprio durante il Family Day, al quale così ardentemente si sono affollati. Coerenza e pudore vorrebbe che dunque incominciassero a privarsi di quei diritti di cui godono e che sono compresi nel progetto sui DICO. Ma il comune senso del pudore è l’ultima cosa che possiamo trovare nei nostri rappresentanti al parlamento. In tutto questo mi chiedo quali carte pensi di poter giocare il caro Silvio. Non ho il suo acume politico, ma se corrisponde al vero che la sua carta segreta, il suo asso nella manica sarebbe Michela Brambilla, io trasecolo. Probabilmente vengo dalla luna ma un personaggio così improbabile che pretendesse di guidare non solo Forza Italia, ma addirittura il partito unico, ci farebbe fuggire tutti in massa. Non saranno le gambe nude di Michela ad aggregare tanti militanti in cerca di un partito e tanto meno la sua lingua da commerciante a fornire quei lumi che ci servono davanti alla durezza dei tempi e la complessità crescente della società. Per la prima volta mi viene il dubbio che l’astro di Berlusconi volga al suo declino. Non credo che possa essere rimpiazzato da Fini che sempre più mi appare un opportunista oltre che il filosofo delle ovvietà.


In genere non mi diverto ad ascoltare barzellette o satire di personaggi. Mi è parsa però felicemente indovinata una che tento di riassumere: sono in vendita il cervello di Einstein, di Beethoven e di Calderoli il padano. Quello di Einstein al prezzo di 1000, di Beethoven al prezzo di 500, ma quello di Calderoli a 2000. L’acquirente chiede stupito il perché di una così vistosa differenza di prezzo. Viene data la seguente risposta: il cervello di Calderoli vale di più perché non è mai stato usato. Chi legge la cronaca al link sopra indicato, si convincerà che non si tratta di sola satira. Quanto poi alle altre dichiarazioni, e soprattutto quello di Bondi, vi è di che allarmarsi perché si tratta del sacrificio dei diritti di una minoranza ai furori integralisti del clero cattolico. È come se i politici italiani offrissero al rogo gli eretici domandati dall’Inquisizione. Lo si è fatto in passato in un senso vero e proprio. Non ci si accorge che la storia mutatis mutandis si ripete anche oggi. Vi è di che allarmarsi. Le forme della violenza istituzionale e confessionale superano di gran lunga la violenza rudimentale e terroristica degli anni di piombo. Quella grande mente che è Calderoli il Padano ha misurato il termini quantitativi la consistenza delle due manifestazioni. L’esito era scontato considerando il lavoro organizzativo che vi è stato dietro. Se però occorreva una prova tangibile che rivelasse i contrapposti fronti e schieramenti, il Family Day ha svolto il suo servizio. La battaglia sui DICO potrà pure essere persa, ma è da augurarsi che ciò serva a far acquistare consapevolezza a quanti in questo paese si sappiano riconoscere fra di loro gli autentici laici e liberali, isolando gli impostori. Un vecchio proverbio dice: non tutto il male vien per nuocere. La dichiarazioni rilasciata da Sandro Bondi, posto da Berlusconi alla guida dell3apparato burocratico del partito, mi fa sorgere forte il dubbio che a parlare sia un liberale. Probabilmente Forza Italia può attribuirsi la nomea di partito liberale proprio perché i liberali sono una specie in estinzione e nessuno ne può rivendicare il nome e l’eredità. Quanto alla pretesa convivenza di cattolici e laici, ovvero di cattolici e liberali dentro Forza Italia è affermazione quanto mai arbitraria. Con il Family Day i dirigenti del partito, Berlusconi in testa, hanno fatto pericolosamente scivolare in partito verso una caratterizzazione decisamente clericale ed antiliberale. La dichiarazione rilasciata da Fini mi sembra più adatta ad un questurino che ad un uomo di Stato.

venerdì, maggio 11, 2007

Forza Italia “ufficialmente” a San Giovanni?

Creato l’11.5.97
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Il ministro della propaganda di FI, on. Antonio Palmieri, fa sapere con il suo comunicato nr. 16/2007 che:
Forza Italia sarà ufficialmente in Piazza San Giovanni, alla manifestazione per la famiglia, rappresentata dal nostro coordinatore Sandro Bondi e da moltissimi parlamentari nazionali ed europei, sindaci, consiglieri comunali, provinciali, regionali e da moltissimi militanti e simpatizzanti. Dopo che ieri sera alla Camera l'Unione ha votato compatta contro la nostra proposta di discutere con urgenza nelle prossime settimane la proposta di legge Palmieri-Bondi-Vito per le famiglie numerose, la nostra presenza intende ribadire l'impegno di fare leggi che promuovano le famiglie, in continuità con quanto fatto dal governo Berlusconi
ma si è potuto apprendere che il vicecoordinatore e presidente Biondi ha deciso “ufficialmente” di non esserci e volutamente non hanno esteso il loro documento ad altri parlamentari ed iscritti a FI. Quanto poi all’«ufficialmente», a voler essere rigorosi, occorrerebbe partire dall’attuazione dell’art. 49 cost, mai avutasi. Tutti i partiti sono allo stato una combricola di arrivisti ed affaristi, capaci di strumentalizzare, pur di far voti, anche la luce del sole o la scoperta dell’acqua calda. Agli on. Palmieri-Bondi-Vito suggerisco io un bella proposta di legge, che piacerà certamente anche all’Unione, per le famiglie numerose: non qualche scatola di latte in polvere in più, ma un milione di euro per ogni nato da padre e madre, oppure in alternativa almeno un trasferimento delle attuali risorse destinate alla chiesa cattolica ad ognuna delle famiglie presenti nella piazza di san Giovanni, che sono “sante” e “benedette” e meritano perciò più delle altre che non vanno in chiesa la domenica. Alla chiesa cattolica non dispiacerà rinunciare a quello che possiede per nutrire le sue pecorelle fedeli. Loro che son onorevoli lo posson fare! A far demagogia son tutti bravi. Ed io resto del parere che ad insistere sulla famiglia – lo facciano! – si scoprirà presto che le famiglie degli onn. Palmieri, Bondi, Vito (per non parlare di quella del presidente Berlusconi) in quanto a possibilità finanziarie non sono e non saranno mai esattamente la stessa cosa della stragrande maggioranza delle famiglie italiane, che guarda caso fanno sempre meno figli, non avendo i mezzi dei citati onorevoli e non ritenendo risolutiva qualche scatola in più di latte in polvere o interventi fiscali su stipendi da mille euro mensili. Forse pensano che l’affare non conviene: è un lusso che solo i citati onorevoli si possono permettere. Potrebbe fare ciascuno cento, mille, diecimila figli a testa ed avrebbero così risolto il problema del calo di natalità del popolo italiano: potrebbero chiamarsi meritatamente padri della patria.

Quello che per adesso è assolutamente certo è che per negare diritti agli uni che ne hanno bisogno e li chiedono si è escogitato il Family Day, cioè la scoperta dell’acqua calda. Ed il tutto in servile obbedienza ad una burocrazia di celibi che se fanno figli commettono peccato. Si è voluto contrapporre una minoranza bisognosa di diritti ad una maggioranza che nessuno minacciava e che già dispone di tutte le più benevole, anche se un po’ pelose attenzioni di chierici e laici, di pii e timorati parlamentari ben distribuiti in tutto l’arco parlamentare. Si è voluto far credere che una minoranza attentasse ai diritti di una maggioranza per negare diritti agli uni senza darne di maggiori agli altri: due piccioni con una fava!
Ma in realtà ad essere stata maggiormente ingannata è stata la maggioranza che fra cinque, dieci, venti anni potrà ritrovarsi nelle identiche condizioni di quelle minoranze, alle quali oggi vengono negati diritti che domani possono essere nella facoltà di tutti. Il divorzio o l’aborto non è un augurio che si possa fare agli altri o a se stessi, ma se le disgrazie della vita riducono qualcuno in quello stato il non potervi fare ricorso sarebbe una moltiplicazione inverosimile di una male che può incombere ad ognuno. Su questo si era pronunciato il 70 per cento degli italiani, guarda caso, proprio il 12 maggio del 1974. Sono sicuro che la prossima proposta di legge di qualche nutrito gruppi di cattolici osservanti sarà volta, per il bene della famiglia e la difesa della razza, all’abolizione del divorzo e dell’aborto. Quanto dovremo aspettare? A quando il prossimo intervento pubblico della chiesa cattolica nella sfera politica? A quando la prossima illuminazione delle coscienze?

In realtà, nessun partito ha voluto ufficializzare la sua presenza, nella finzione che la riunione abbia carattere ecumenico e non sia una forma di integralismo con cui il Vaticano tenta di riportare le lancette della storia all’epoca del potere temporale dello Stato pontificio. Per questo disegno egemonico può contare sulle tante palme che crescono in Montecitorio. Pare di poter concludere che il ministro della propaganda abbia voluto forzare il suo ruolo. Vuol dire che ci va l’on. Palmieri?
Ci resti pure sulla piazza, a fare il palo. Per quanto mi riguarda l’on. Palmieri rappresenta se stesso, non me che in quella piazza ero stato il due dicembre. Invece io sarò domani a piazza Navona. Il partito sta dove ognuno è. Se vi sarà possibilità di contrapporsi all’interno del partito in ordine alle ragioni per cui uno sta a san Giovanni, altri a piazza Navona, scontro e dibattito vi sarà. Certamente, non è nelle facoltà dell’on. Palmieri di portarmi a forza in San Giovanni o di potermi fare un baffo per aver io (e tanti altri) deciso di non esserci in quella piazza, ma di averne preferita un’altra, senza per questo ritenere di uscire dal partito. Mi auguro che ne esca l’on. Palmieri.

Commento alla Lettera aperta di Quagliarello a Cicchitto e Biondi

Creato l’11.5.97
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Ho appena inviato all’Occidentale il commento ad un articolo con il quale Quagliarello manda una “Lettera aperta” a Cicchitto e Biondi per la loro decisione di non partecipare al Family Day. A mio avviso, Biondi e Cicchitto devono invece venire domani a Piazza Navona. Dubito che il mio Commento venga pubblicato dai Moderatori liberali di Magna Carta. Ne salvo il testo in questo mio blog dal titolo programmatico “Fare politica in Forza Italia”, che ho dovuto creare per non aver mai trovato possibilità di esprimermi negli spazi liberali di Forza Italia:

La nuova epoca delle guerre di religione

Mi riservo un più ampio ed articolato commento nel blog "Fare politica in Forza Italia". Qui esprimo alcune rapide notazioni. Con Biondi e Chicchitto mi rammarico che la loro presa di distanze dal Family Day non sia stata più netta e coraggiosa. È grottescamente aberrante l’argomento che la manifestazione di piazza Navona costituisca una contromanifestazione di disturbo: è vero esattamente il contrario. Scegliendo la data del 12 maggio, Pezzotta e Roccella non potevano non sapere che era l’anniversario del referendum sul divorzio e della morte di Giorgiana Masi. La provocazione è stata fatta da chi ha pensato che in questo paese fosse ormai estinto lo spirito laico e che tutto si potesse osare. Hanno fatto male Cicchitto e Biondi a non organizzare un contromanifesto a quello redatto da Quagliarello: come militante di FI lo avrei senz’altro firmato. Sbagliano Cicchitto e Biondi a non venire a piazza Navona, dove io sarò anche e forse soprattutto contro i tanti Quagliarello in parlamento. A Piazza Navona dovrebbe stare ogni autentico liberale senza aggettivi. A far data dalla campagna per l’astensionismo referendario è ormai in atto una nuova guerra di religione: non bisogna aver paura di riconoscerla come tale e di combatterla, schierandosi dalla parte che si ritiene la propria. Trovo irritante rivendicare per la chiesa un vero e proprio diritto di intervento nella sfera politica e pretendere che i soggetti che ne sono minacciati non debbano reagire, non si debbano difendere, debbano sottostare ad un assurdo timore reverenziale verso chi con le sue prese di posizione è stato molto più violento ed offensivo di chi si è limitato ad imbrattare qualche muro, non potendo altrimenti esprimersi. A Bagnasco non esprimo perciò nessuna solidarietà, perché a mio avviso non la merita. Fino ad oggi, per amore di quiete, ho evitato di esternare l’abisso concettuale che mi separa dal cristianesimo e dal cattolicesimo in particolare: libri scherzosi e divertenti come quelli di Odifreddi sono la spia di un’insofferenza ben più profonda nel seno della società italiana. Mi auguro che Forza Italia sia e si dimostri quel partito liberale che dice e pretende di essere. E per questo ben vengano altri cento Family Day che facciano cadere i veli dell’ambiguità e del nicodemismo.

* * *
Spiego ogni volta che me ne capita l’occasione come la distinzione fra laico e laicista non abbia consistenza logica, ma sia solo una deformazione polemica per esprimere da parte della gerarchia ecclesiastico il gradimento o il non gradimento di una determinata posizione. Allo stesso modo in cui noi diciamo cagnolino e cagnaccio. (segue) Queste operazioni sul linguaccio sono tipiche da cattolicesimo non da oggi, ma fin dalle sue origini, da quando incomincio a trasformare la festa pagana del Sole nel Natale cristiano. Se è che il linguaggio – come dice Heidegger – è la casa dell’essere, si tratta di una violenza inaudita di fronte alla quella sono di una assoluta innocenza le scritte murali che tanto hanno attratto l’attenzione dei mezzi di informazione. Un tipico ribaltamento dei ruoli: il violento diventa la vittima e l’aggredito viene additato come il criminale terrorista aggressivo. Se lo spirito critico non è scomparso dal suolo italico, la vicenda Bagnasco può essere letta ben diversamente da come è stata presentata. Un ulteriore esempio è il valore simbolico della data del 12 maggio. In macchina a baubau ho sentito il teodem Enzo Carra così argomentare: l’anniversario del referendum del divorzio non è mai stato celebrato prima, perché mai i suoi organizzatori dovevano farlo adesso dopo che il 12 maggio era stato fissato il Family Day. Doppia obiezione: perché mai il buon Pezzotta doveva scegliere proprio il 12 e non l’11 o il 13 che per giunta cadeva di Domenica, giorno del Signore. Ed inoltre con Giorgiana Masi era stato organizzato all’epoca una sorta di anniversario: fu uccisa proprio quel giorno!

(segue)

giovedì, maggio 10, 2007

Non solo Bondi, ma anche Biondi in Forza Italia

creato il 10.5.07
in Blogger
versione 1.0

Per fortuna, non tutti i dirigenti di Forza Italia vanno al Family Day. Se ne dissociano Biondi, liberale da sempre, ed il vicecoordinatore Cicchitto, che proviene dai socialisti, a differenza del coordinatore nazionale Bondi, che è di formazione comunista. Leggo in un articolo on line, che offre una panoramica delle variegate posizioni alla vigilia delle due manifestazioni del prossimo sabato: La famiglia divide i politici. Di Rutelli poco mi importa sia che parli sia che faccia qualcosa: può anche andare al diavolo! Di lui ricordo quando si era messo perfino a citare Hobbes senza sapere che il pensatore inglese, fiero antipapista, può essere citato da lui solo e sempre a sproposito. Glielo avevo anche scritto, ma un uomo come lui può solo parlare dai salotti televisivi a tutti ed a nessuno. Per me decisamente interessante e confortante questa notizia che si trova in fondo all’articolo:
E mentre il forzista Enrico La Loggia annuncia che sara' in piazza, i colleghi Cicchitto e Biondi spiegano il loro no: "Trattandosi di una manifestazione esplicitamente e legittimamente convocata dall'associazionismo cattolico, i sottoscritti, che sono laici senza aggettivi, fanno ad essa i migliori auguri di successo, ma non saranno presenti per rispetto dell'identita' altrui, ma anche della propria".
Mentre mai a me è “fregato nulla” di ciò che possa dire un Roberto Calderoli, la cui presenza sulla piazza politica è per me un’attestazione del degrado del dibattito politico in Italia.
Bella ed indovinata è stata una battuta satirica in tv: il cervello di Calderoli vale di più di quello di un Einstein o un Beethoven perché non è stato mai usato. Quanto a Pezzotta adesso “profeta” non riesco più ad averne rispetto dopo che dismessi i panni sindacali indossa adesso quelli sanfedisti, pretendendo di infinocchiare quanti vedono nelle armate allestite dalle parrocchie ed a spese del contribuente un vero e proprio fenomeno di assalto clericale allo Stato italiano, rappresentato da politici che puntano ai voti delle parrocchie stesse. Quanto a Fini vorrei commentare che siamo ormai giunti ad una fase in cui diventa politicamente squalificante definirsi cattolico. Dopo la scomunica messicana, i cattolici possono solo stare in chiesa. Sulla piazza politica suscitano del tutto legittimamente la categoria dell’anti allo stesso titolo legittimamente e preclusivo dell’antifascista, dell’antinazista, dell’anticomunista. In quest’ultimi casi l’essere anti è una prescrizione costituzionale.

Altri recenti articoli online titolano: È guerra aperta fra laici e cattolici, riferendo dello scontro fra laici e cattolici nel neonato Partito democratico. Sbaglia Maurizio Gasparri a ritenere che un eguale scontro non ci sia all’interno della “Casa delle Libertà”. In una sola cosa mi sento d’accordo con Pezzotta che cita proprio il papa:
Siamo in campo, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II e con le sue parole: “Non avere paura”.
Appunto! Non si deve aver paura nel dire “no” a Pezzotta e Co. Mi sento ora politicamente legittimato alla critica anticattolica ed anticristiana. Se questi avessero scelto per se la dimensione privata dei loro valori religiosi, nessuno potrebbe loro nulla obiettare, ma avrebbe dovuto sentirsi politicamente e moralmente obbligato a tutelare e garantire i loro valori religiosi.
Ma quando sputano in faccia al loro prossimo i loro opinabilissimi valori, pretendendo di trasformarli in leggi dello stato o perfino in loro nome di bloccare la normale produzione legislativa, allora è virtualmente aperta una nuova guerra di religione, dove appunto non bisogna aver paura ed occorre combattere per la difesa della propria libertà e della libertà di cattolici, buddisti, confuciani, atei, ecc. in quanto cittadini di uno stesso stato dove deve regnare la pace. Per ritornare ad Hobbes, incautamente citato da Rutelli nel corso della battaglia referendaria, vale la pena di ricordare la sua prima legge di natura: deve essere cercata con ogn mezzo la pace, ma se questa non è proprio possibile occorre fare la guerra. Non si può ottenere la pace con l’acquiescenza all’arroganza ed invadenza clericale. Quanto poi alla famiglia, realtà quanto mai variegata ed irta della stessa conflittualità che gli ex-marxisti della lotta di classe dovrebbe ben conoscere, sono del tutto certo che è argomento ambiguo e pretestuoso più di ogni altro. Vadano pure avanti per questa strada: hanno acceso la miccia di una bomba che esploderà nelle loro mani.

mercoledì, maggio 09, 2007

Cercasi reduci del 1968!

(testo in elaborazione)

Riporto qui una corrispondenza con l’on. Isabella Bertolini a proposito del Family Day. Nel frattempo rivolgo un appello a quanti come me diciottenni nel 1968 si sentono ancora animo di combattere quella guerra che fu allora persa per la nostra giovinezza ed immaturità degli anni. Si è giovani non per gli anni ma per lo spirito. Osservando molti giovani di oggi mi accorgo che sono invece assai vecchi. La maturità mi offre oggi quelle conoscenze e quel giudizio ed equilibrio di cui nel 1968 non potevo disporre. Quella storia è stata scritta e riscritta in mille modi, diffamandola sempre più ogni. Io allora non mi macchiai di nessun delitto. Era un’aspirazione generazionale di libertà e di superamento di steccati come quello oggi del Family Day, riserva di caccia di preti e politici corrotti.

a.
Risposta all’on. Isabella Bertolini

Cara On. Isabella,

Come iscritto, militante ed elettore di Forza Italia sono di diverso avviso in merito al Family Day. Io andrò in Piazza Navona. Non porterò la bandiera di Forza Italia, poiché mi fa sentire ridicolo lo sventolio delle bandiere, di qualunque partito esse siano, ma farò vedere le mie tessere dal 2002 a chi le vorrà vedere. Mi considero un reduce del 1968 che anziché abbracciare la via della lotta armata, come successe per molti della generazione di quegli anni, ha deciso di iscriversi ad un partito per far sentire la sua opinione in modo non violento, in modo democratico, per concorrere alla formazione della poliica nazionale. Quanto sta ora succedendo all’interno dei partiti, mi convince che in quegli anni avevamo già visto giusto sulla natura e sul ruolo dei partiti. Avevamo sbagliato nel metodo violento. Non mi sento adesso a disagio parlando io fuori del coro. Starò in Forza Italia fino a quando non vi accorgerete di me e troverete un modo per espellermi, ma fino allora rinnoverò puntualmente la tessera di partito come se fosse la cartella delle tasse o l’abbonamento alla televisione.

Su argomenti come questo ed altri un cittadino iscritto ad un partito può discutere le sue posizioni o deve rassegnarsi a colpi di mano come questi che impongono la "linea"? La costituzione, a sproposito citata per la famiglia, viene ignorata per l'art. 49 che impone un'organizzazione democratica alla struttura dei partiti. Per quasi tutta la mia vita ho provato disgusto per i partiti in quanto tali. Solo negli ultimi anni ho voluto tentare di dire la mia non fuori dai partiti, ma all'interno di essi per concorrere con metodo democratico alla formazione della politica nazionale. Ora non vi è dubbio che in Italia la politica nazionale è dettata dalla Chiesa cattolica che dispone sul territorio di una formidabile rete di 26.000 parrocchie, finanziate dal contribuente italiano, sia esso cattolico o non cattolico, laico o chierico, cristiano o non cristiani. Gli argomenti addotti a favore della famiglia e contro una minoranza di cittadini che chiedono dignità e diritti, sono l'equivalente moderno della strage degli Albigesi e di tutti gli stermini cristiani di eretici e dissidenti. La storia si ripete eguale, anche se non nelle stesse identiche forme. Noi non ce ne accorgiamo. Per quanto mi riguarda non ho nessun interesse connesso ai DICO: se Di Pietro è più eterosessuale di ogni altro, io lo sono eteresessuale ancora più di Di Pietro. Desidero che lo sappia chi potesse avere qualche dubbio o interesse per le mie inclinazioni. La mia solidarietà tuttavia va a tutte le coppie di fatto e situazioni anomali rispetto al modello tradizionale del matrimonio. Ritengo che siano una minoranza e la tutela dei diritti – come ha detto giustamente Boselli – ha senso proprio per le minoranze. Ieri sera l'on. Buttiglione con il suo trionfalismo del 96 per cento, ha dimostrato di essere quello che è: Rocco Buttiglione.

Nel merito dei suoi argomenti riassumo brevemente quanto ho già svolto in numerosi post:

a) La Costituzione non c'entra nulla. Se l'on. Bertolini vuole istruirsi un poco, le consiglio la lettura di un libro a fianco pubblicizzato: Carl Schmitt, Dottrina della costituzione, da me tradotta in italiano dal tedesco nel 1984. Qui troverà la distinzione fra costituzione in senso proprio e costituzione in senso improprio: è costituzione in senso proprio l'art. 3 che impone l'eguaglianza ed è legge costituzionale la disciplina particolare della famiglia. Ma sia le leggi ordinarie sia la costituzione devono essere interpretate. Tutto dipende da chi le può interpretare e poi applicare. Su questa materia opinabile ciascuno ciurla come meglio credere, convinto che nessuno possa seriamente confutare.

b) Se il matrimonio è l'unione di un'uomo ed una donna solo ed in quanto producano figli, è chiaro che due uomini o due donne in reciproca attivita sessuale non possono produrre figli. L'on. Bertolini (e con lei tutti gli altri) non ha perciò nessun motivo di preoccupparsi: due uomini insieme o due donne non possono fare figli e quindi la loro unione non è un matrimonio nel senso da lei assunto. Il problema è un altro: un omosessuale in quanto tale deve essere mandato al forno crematorio? Per la chiesa cattolica nella sua evoluzione storica il responso è stato dato: si! L’omosessuale – sfido Buttiglione – è un peccatore per definizione, anche se per tutto il resto fosse san Francesco d’Assisi. Due più due fa quattro, ma per Buttiglione e Isabella fa cinque o sette.

c) All’on. Isabella Bertolini, che ha certamente il mio plauso nel suo voler difendere la famiglia tradizionale, suggerisco un progetto di legge a difesa della famiglia: assegnare un milione di euro per ogni figlio generato da un padre maschio ed una madre femmina. Con qualche barattolo in più di latte in polvere non risolveranno nessun problema. È ora di passare ai fatti. Se tutti vogliono il bene della famiglia italiana possono votare in un giorno questa legge, così come hanno fatto per le leggi a favore dei partiti e degli stessi onn. parlamentare per non parlare poi degli infiniti privilegi della chiesa cattolica. Ero ignorante: non sapevo che il nostro Tremonti è stato l'inventore dell'otto per mille. Un'invenzione che però si può perfezionare estendola ai partiti stessi, posti così in una sana concorrenza con le 26.000 sezioni vaticane/talebane sparse per il territorio italiano.

d) A dire se sono o no soddisfatti dei diritti loro attribuiti, devono dirlo i destinatari di quei diritti. Allo stesso modo chi riceve uno stipendio, è il miglior giudice se la somma ricevuta lo soddisfa o meno. Trovo quanto mai idiota e risibile l'argomento che le coppie di fatto hanno già quel che loro spetta e quindi che debbano stare zitte. È un atteggiamento quanto mai arrogante. L'on. Bertolini ed altri si sono assunti per servilismo alla chiesa cattolica la responsabilità di aver contrapposto su due fronte italiani contro italiani e di aver di fatto aperto una guerra civile già sul piano dello spirito: il combattimento spirituale è più cruento dello scontro con le armi in senso proprio (il proiettile di Bagnasco).

e) La tiritera sul relativismo e il laicismo sono slogans idioti coniati per la propaganda. Non spiegano nulla in senso filosofico e denotano la debolezza mentale di chi le adopera e la sua intenzione di sottrarsi ad ogni confronto critico. Inoltre sbaglia l'on. Bertolini a parlare ancora di destra e di sinistra. Lo scontro è ormai trasversale e travalica i partiti in parlamento perfettamente omologhi gli agli altri ed uniti nel servilismo verso la chiesa e nella ricerca di eguali privilegi. Ci sono tutti i presupposti di un nuovo, può vigoroso e meglio calibrato 1968. Ancora mancano i quadri ed i leaders. Mi auguro che questa società del 2007 sia in grado di produrli. Per quello che so e posso io mi metto al servizio di questo movimento. Nel 1968 avevo 18 anni ed ero troppo giovane ed immaturo: ho ancora energia per fare quello che nel 1968 non ho saputo fare. Devo trovare altri 1000 fatti della mia pasta. Spero di trovarli grazie ad internet.

f) Il giovane Andrea Leoni, consigliere regionale con 20 milioni al mese, è uno che ha trovato il modo di intascare 20 milioni al mese. Vi è poco da discutere col lui e poco da prenderlo in considerazione. C'è il rischio di dire qualche parola di troppo, magari con spiacevoli conseguenze.

g) Vie da augurarsi che insieme agli iman concettualmente violenti, intolleranti e integralisti siano compresi gli stessi firmatari della Lista raccolta dall’on. Bertolini e dal Consigliere leoni. La firma apposta è un’ammissione di violazione dell’art. 3 della costituzione e di ogni nornativa che garantisce a tutti libertà di culto e di religione. La violenza attribuita arbitrariamente dall’on. Bertolini e dal consigliere agli iman non è inferiore a quella degli stessi firmatari che del tutto incivilmente discriminano altri soggetti la cui colpevolezza resta indimostrata. Se non è razzismo e xenofobia, poco vi manca.

Poiché la politica è intervento nello spazio pubblico, diffondo questa corrispondenza con successive correzioni formali ed integrazioni sostanziali nei miei blogs.

Antonio Caracciolo
- Presidente di un Club di FI
- Coordinatore provinciale di FI

Testo al quale pubblicamente ho sopra risposto:

b.
Mailing diffusa da o per conto dell’on. Isabella Bertolini

Family Day, l'On. Isabella Bertolini partecipa per dire Sì alla famiglia tradizionale e No ai DICO, anticamera dei matrimoni gay.
«Difendiamo la famiglia così come sancita dalla Costituzione, per questo diciamo no alla proposta di legge del governo sulle coppie di fatto. Crediamo che estendere alle unioni di fatto diritti già riconosciuti costituzionalmente alle famiglie basate sul matrimonio tra uomo e donna, significhi danneggiare la cellula fondante della nostra società. Con la nostra partecipazione al 'Family Day' vogliamo testimoniare il valore che noi riconosciamo alla famiglia, da distinguere anche sul piano dei diritto pubblico, da qualsiasi altra forma di unioni di fatto».
Lo ha affermato il Vicepresidente dei Deputati di Forza Italia, Onorevole Isabella Bertolini nel corso della conferenza stampa organizzata lunedì 7 maggio a Modena alla presenza del Consigliere regionale di Forza Italia Andrea Leoni, per spiegare le ragioni dell'adesione e della partecipazione di Forza Italia al family day del 12 maggio prossimo.
«La nostra ferma contrarietà al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto – ha affermato la Parlamentare Azzurra - si basa sulla consapevolezza che la tutela dell'esercizio dei diritti individuali delle persone componenti le unioni di fatto trova già ampio riconoscimento nell’ordinamento giuridico italiano. Di fronte alla deriva laicista e relativista, che sembra voler cavalcare la maggioranza di centrosinistra, noi rispondiamo con la strenua difesa dei nostri valori e con il più ampio riconoscimento delle libertà individuali. Per questo la posizione di Forza Italia è chiara mentre quella del centro sinistra è totalmente confusa. Noi, semplicemente, non vogliamo equiparare una coppia di fatto, anche omosessuale, ad una famiglia e su questo punto sono certa che vinceremo la nostra battaglia. Perché la famiglia fondata sul matrimonio ha presupposti e prerogative diverse da quelle di una convivenza. Prodi, succube dell’ideologia e della sinistra radicale e laicista vuole distruggere la famiglia ma noi non lo permetteremo».
«Con una mozione abbiamo chiesto alla Regione Emilia Romagna un impegno formale ad aderire al family day – ha affermato il Consigliere regionale Andrea Leoni - ed a sollecitare il Parlamento a tutelare e sostenere prioritariamente la famiglia in linea con quanto previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. L’emergere di nuovi bisogni va considerato, ma non devono essere confuse le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, pur collocandosi in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente ad istituzionalizzare diversi ed inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. I tantissimi modenesi che raggiungeranno Roma, anche attraverso il pullman organizzato da Forza Italia di Modena, ribadiranno le istanze comuni a milioni di cittadini laici e cattolici che hanno a cuore la difesa e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio».
Grande successo della petizione on-line per l'espulsione degli Imam violenti. Firma anche tu! Grazie a tutti voi abbiamo abbondantemente superato quota mille sottoscrizioni per la petizione on-line lanciata dall'Onorevole Isabella Bertolini per chiedere l’espulsione dall'Italia degli Imam violenti e di chi predica l'odio contro l’occidente.

Non si devono concedere spazi pubblici a chi inneggia alla guerra santa e all’odio per gli occidentali. Per questo gli imam o gli oratori che spargono odio e fanno proselitismo contro l'Occidente devono essere immediatamente espulsi dall'Italia.

Aderisci e diffondi alla tua mailing list la nostra battaglia CLICCA QUI per sottoscrivere la petizione on-line.

Verso il Family Day. Le sfide per la famiglia: successo a Pisa per iniziativa di 'Valori e Libertà', On. Bertolini: "Sempre più ampio il fronte del NO ai DICO
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> Sabato 5 maggio, presso l' Hotel Accademia Palace di Pisa, si è svolta con
> grande partecipazione di pubblico, la conferenza dal titolo "Verso il family
> day: le sfide per la famiglia del nuovo millennio" organizzata
> dall'Associazione "Valori e Libertà", in vista della manifestazione di
> Piazza San Giovanni del 12 Maggio a Roma. All'incontro hanno preso parte,
> oltre al Presidente dell'Associazione Isabella Bertolini, e alla
> cofondatrice di 'Valori e Libertà' Patrizia Paoletti Tangheroni, il
> Consigliere di Forza Italia della Regione Toscana Piero Pizzi.
> "Il 12 maggio saremo in Piazza San Giovanni per dire forte e chiaro un Si
> laico alla Famiglia tradizionale e un No ai Dico - hanno dichiarato le
> Parlamentari di Forza Italia Isabella Bertolini e Patrizia Paoletti,
> fondatrici di 'Valori e Libertà'. Il Family Day, per noi che crediamo nella
> famiglia quale valore fondante della nostra società, costituisce
> un'occasione irrinunciabile ed irripetibile per affermare la nostra scelta
> di campo e ribadire la nostra assoluta contrarietà a pasticci legislativi
> che intendono offendere l'istituto della famiglia e la stragrande
> maggioranza degli italiani che in esso credono fermamente". Nel corso del
> proprio intervento l'Onorevole Bertolini si è soffermata soprattutto sulla
> distinzione tra diritti individuali, già garantiti dal Codice civile, e i
> diritti della coppia e della famiglia sancita dal matrimonio tra uomo e
> donna. Su questo tema anche la questione dei diritti per gli omosessuali si
> presenta come un falso problema. "Noi siamo contro ogni discriminazione –
> ha affermato l'Onorevole Bertolini - ma questo non significa concedere
> diritti che non sono dovuti. Ad esempio, la tanto citata reversibilità della
> pensione non un diritto individuale, ma un diritto che si acquisisce
> solamente attraverso l'istituto giuridico del matrimonio. Anche le questioni
> sulle visite in carcere, in ospedale o la successione nel mutuo per
> l'acquisto della casa, sono già risolte dal codice civile. Per questo i
> 'Dico' sono una soluzione pasticciata, indifendibile ed imposta al governo
> dalla sinistra radicale e massimalista".
> L'appuntamento di sabato, moderato dalla Professoressa Carla Ferri,
> Presidente del Circolo Valori e Libertà "Pisa 1", è stata anche l'occasione
> per presentare ufficialmente i circoli dell'Associazione 'Valori e Libertà'
> che negli ultimi mesi sono nati su tutto il territorio della regione
> Toscana.
>

martedì, maggio 08, 2007

La famiglia come luogo di trasmissione dei ruoli sociali

È in corso in questo momento una trasmissione di Ballarò sulla famiglia, evidentemente sollecitata dall’imminente Family Day. A fatica, molto a fatica, sta emergendo nella discussione una verità alquanto sgradevole ed amara da ammettere. Posto che la condizione operaia, è percepita come una condizione di subordinazione sociale, il 70 per cento delle famiglie operaie riproduce la propria condizione di subordinazione sociale. Forse, il volere con tanta ostinazione fare famiglia come la conosciamo ed intendiamo è un voler riprodurre la subordinazione sociale ed una sorta di sistema castale. Forse non è male la gran cagnara attizzata intorno al Family Day. L’evento può indurre ad una vasta riflessione sociale sul significato e sul ruolo effettivo della famiglia, specialmente in Italia, nella forma finora avuta. Nell’antichità tutto il sistema economico si basava sulla schiavitù. Oggi la famiglia può avere un’analoga funzione nella trasmissione dei ruoli sociale e nel sistema delle relazioni e degli equilibri fra le classi sociali. Il concetto di classe sociale può non essere estremamente preciso o raffinato, ma credo che abbia contenuto ermeneutico.

Da Ballarò a “Porta a Porta” prosegue una discussione sullo stesso tema. Devo confessare di essere adirato e di uscire fuori dai gangheri. Forse è questa la misura della mia debolezza. Alcune frasi di quelle che mi hanno irritato: “il dovere dei vescovi è quello di illuminare le coscienze”. Se anche a me, e non solo ai vescovi è lecito poter dire quel che penso” sono assolutamente che i vescovi possono solo offuscare le coscienze e questo fanno abitualmente. Credo che dovrò prendere di nuovo i libri di almeno tre pensatori che mi hanno aiutato a lasciarmi il cristianesimo alle spalle: Marx, Feuerbach, Nietzsche. Giacché non esiste copyright per questi autori, basterà raccogliere una serie di brani e metterli a disposizioni di chi non li conosce.

È comunque avvilente tutto quel che sta succedendo. La lotta spirituale è tuttavia inevitabile. In determinate situazioni ci si schiera e si combatte. Non importa se si vince o si perde sul piano pratico. Se ha senso parlare di coscienza, ciò significa che innanzitutto non bisogna lasciar violentare la propria, per timidezza o amor di quiete o per viltà. Buttiglione non poteva non introdurre le sue corbellerie su Bagnasco, al quale io a differenza di Boselli non manifesto nessuna solidarietà, non perché ritengo che abbian ben fatto quanto hanno scritto sui muri scritte minacciose o addirittura perché un burlone gli ha messo un proiettile in una busta, ma perché ritengo che la violenza che un Bagnasco esercita sulle coscienza indifese e criticamente sguarnite sia di gran lunga infinitamente maggiore di chi non potendo esprimersi diversamente ha dovuto imbrattare dei muri. È questa la tipica reazione degli oppressi, che non hanno nessuno che li rappresenti. In passato venivano messi sul rogo o squartati nelle camere di tortura. Anche oggi rischiano non poco, se vengono colti nel fatto. E già pare sia successo. In questo paese circolano liberamente mafiosi e criminale efferatti, ma il rigore della legge penale si esercitata su qualche imbrattatore di muri in omaggio alla moderna alleanza fra trono ed altare.

lunedì, maggio 07, 2007

Saggio online sui partiti politici

Parlo assai spesso dei partiti politici: quali essi sono e quali dovrebbero essere. Del resto, è un fatto di esperienza comune e tutti ne parlano. Il tema però è stato ed è oggetto di analisi scientifica. Esiste un’ampia letteratura al riguardo di pregio e di taglio assai diverso. In questo blog di militanza politica non posso limitarmi a considerazioni banali sulla natura dei partiti politici tanto più che oggetto stesso del mio blog è la partecipazione militante in un sistema di partiti rinnovato. Voglio tentare di unire la prassi con la teoria: porterò avanti finché possibile il mio impegno pratico, ma al tempo stesso cercherò di analizzare alla luce della più aggiornata teoria la realtà concreta che mi si offre davanti agli occhi, tenendo costo del contesto italiano e di quello internazionale. Prenderò spunto dai libri più recenti che escono sull’argomento, risalendo poi agli autori classici che spesso spiegano più e meglio dei libri per ultimi usciti. Abito proprio vicino ad una grande Libreria Feltrinelli, dove le novità sono frequenti. Pur con i limiti propri della catena distributiva politicamente caratterizzata della rete Feltrinelli, non è infrequenti trovare volumi interessanti. Inizio il progetto che mi sono proposto con la ricognizione critica di un volume uscito nel febbraio di quest’ann0 2007. Si tratta a quanto pare di un libretto divulgativo, forse di non grande respiro e pretese: Emanuele Rossi, I partiti politici. Editori Laterza, Universale n. 877, pagine: 187, finito di stampare nel marzo 2007. Il volume esce in una collana diretta da Michele Ainis: La democrazia dalla A alla Z. La trattazione a seconda dei casi potrà assumere il carattere della scheda riassuntiva, della recensione critica, della discussione critica e così. Mi baso su dei testi che hanno già affrontato l’oggetto della mia ricerca, cercando se possibile di dare un valore aggiunto. L’ordine con cui passo in rassegna i diversi testi è puramente casuale.

Sommario: Prologo. – Sez. I. E. Rossi, I partiti politici: 1. Quadro normativo. –

Sez. I

EMANUELE ROSSI

I partiti politici
(Laterza, marzo 2007)

1.
Quadro normativo

Sono numerosi gli approcci con i quali si possono studiare i partiti politici, ma con riferimento alla vigente costituzione italiana gli articoli dove vengono menzionati sono solo tre: a) L’articolo 49 che recita: «». b) c)

(segue)

Divergenza con Benedetto Della Vedova ed i Riformatori Liberali

creato il 7.5.07
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versione 1.0

Non trovo online traccia della notizia appresa da Radio Radicale secondo cui Benedetto Della Vedova, leader dei Riformatori Liberali in FI, in dissenso con Marco Pannella non parteciperà né alla manifestazione a piazza San Giovanni né a piazza Navona il prossimo 12 maggio. Avevo ascoltato Benedetto Della Vedova in occasione di un recente incontro sulle liberalizzazioni, organizzato da Marco Paoloemilio. Dalle fila del pubblico aveva posto ai relatori (Della Vedova, Morando, Capezzone) una domanda provocatoria: di quanto si potrebbero da subito abbassare le tasse agli italiani se si abolisse l’otto per mille alla Chiesa e tutti gli altri privilegi connessi. Non tra i relatori ma come moderatore onorario era presente anche il consigliere regionale Stefano De Lillo, che mi infastidì con un’interruzione. La mia domanda suscitò un certo scalpore. A Morando che se ne meravigliava dissi che non vivendo di politica potevo permettermi di dire quello che pensavo. Il solo che rispose alla mia domanda, anche per l’ora tarda, fu Benedetto Della Vedova, il quale già anticipava la posizione odierna. La sua preoccupazione era di non cadere in forme di anticlericalismo. Pertanto rispondeva alla mia domanda in un contesto più ampio: non vi era solo la chiesa cattolica a fruire di contributi pubblici, ma i sindacati ed una miriade di altre associazioni. Io veramente intendevo che si incominciasse proprio dalla chiesa cattolica, o che almeno si estendesse l’otto per mille a tutte le altre associazioni più o meno meritevoli di contribuzione. Ad esempio, togliendo ogni altro finanziamento pubblico ai partiti, si potrebbero mettere i partiti politici in sana competizione con la chiesa cattolica nella raccolta dell’otto per mille e si potrebbe così abolire l’ultroneo 5 per mille attuale ovvero li si unificare portanto l’otto al 10 e lasciando il 3 per mille per il finanziamento di una Authority di controllo sull’uso legittimo del 10 per mille. Una riforma a costo zero facile facile.

Poiché l’età che avanza mi induce al sospetto, sono portato a pensare che Della Vedova non voglia mettersi in urto con una parte consistente di Forza Italia che ha firmato il Manifesto Quagliarello. Proprio questo Manifesto dovrebbe spingere Benedetto Della Vedova a dare un segnale forte che esiste una Forza Italia diversa da quello di Quagliarello o di quel De Lillo che stava seduto con lui alle Fornaci. Con il suo nicodemismo Della Vedova indebolisce la caratterizzazione liberale di Forza Italia, ormai sbilanciata verso un clericalismo sempre più spinto. Mi stupisce che ciò non sia compreso da una persona intelligente come Della Vedova. Già avevo delle riserve mentali per i Riformatori Liberali a causa della presenza nelle loro fila di Marco Taradash che non è intelligente, colto e preparato come Della Vedova. Con Taradash mi è rimasto in sospeso un conto in conseguenza di una sua firma allo “scippo” messo in atto dall’on. Della Chiesa. Si trattava allora di un provvedimento di legge in materia di università che stava per passare in commissione legislativa. In virtù di questa norma i ricercatori universitari avrebbero fatto parte di diritto dei Consigli di Facoltà e sempre di diritto, cioè per legge, e non solo per norma statutaria, come è attualmente nella maggioranza dei casi, avrebbero potuto votare per l’elezione del Rettore. Si trattava di pura democrazia a duecento anni dalla Rivoluzione francese. La norma incideva sul sistema del potere baronale nelle università, in particolare all’interno di alcune potentissime facoltà di Giurisprudenza che possono mobilitare non pochi parlamentare, un vero e proprio caso di conflitto di interesse mai venuto alla luce. La potente lobby accademica dei professori ordinari riuscì attraverso Della Chiesa, il figlio del generale ammazzato, a sottrarre alla commissione il testo, avocandolo all’Aula perché ne discutesse, ma l’intento consapevole era che mai ne avrebbe discusso. Era una chiarissima manovra per affossare il provvedimento, che non distribuiva danari o privilegi, ma fissava regole elementari di democrazia e partecipazione nell’autogoverno delle università.

Oggi tutti sanno quanto facilmente i ricercatori italiani, più o meno precari, accolgono volentieri offerte vantaggiose provenienti dall’estero. Non si tratta solo di soldi, ma anche e soprattutto di condizioni e dignità lavorativa. Io attribuisco grande importanza a quel fallito tentativo di democratizzazione della vita delle università. Dopo è andato tutto precipitando in peggio. Marco Taradash fu tra i firmatari di quello vero e proprio “scippo”, di cui non si ricorda nessun precedente nella storia parlamentare.
Essendo stato da me votato, io chiesi ripetutamente a Taradash che mi spiegasse le ragioni del suo insano gesto. Dopo ripetuti tentativi ai quali sempre sfuggiva, finalmente lo strinsi proprio alla sede radicale di Torre Argentina. L’unica risposta che seppe darmi fu: «perché ero d’accordo con Della Chiesa». Già! Ma, disgraziato, io avevo votato te, non lui! Dubito che Marco Taradash capisca qualcosa di questioni universitarie. Se non ricordo male, non è neppure laureato. La sua mancanza di una specifica preparazione è facile da riconoscere: arraspa di qua e là. Quindi: Della Vedova + Taradash = Riformatori Liberali. Anche per la posizione odierna di Della Vedova in materia di diritti civili e laicità dello Stato mi decido a non propendere verso pseudo “Riformatori Liberali”. Comunico ciò immediatamente a Benedetto Della Vedova: con rammarico!

La presenza clericale uscì allo scoperto proprio alle Fornaci con una colleganza allo stesso tavolo della quale Della Vedova non era forse consapevole o informato. Punto nel vivo, alla mia domanda l’ultraclericale Stefano De Lillo tentò di frapporsi fra me e Della Vedova, dicendo che l’otto per mille era “un lascito volontario” e troppo confidando sulla sua autorevolezza. Di mestiere, ch’io sappia, De Lillo fa il ginecologo, non l’economista, ed il ginecologo non nel senso socratico del termine, ma proprio nel senso di chi va a guardare fra le gambe delle donne. Questa la sua competenza professionale. Per il suo consenso elettorale molto deve agli ambienti clericali della capitale. Io lo votai solo perché in pratica le candidature sono disposte dall’alto ed il militante di partito non può scegliere nulla: bisogna sorbirsi la minestra che il convento passa. È anche da dire che il normale rapporto che in tutti i partiti esiste fra eletto ed elettore è di natura clientelare. Sei arrivato dove sei ora con l’aiuto del voto mio e con quelli che io ti ho procurato presso parenti ed amici, pertanto vedi un po’ come puoi favorirmi. Questo è il normale rapporto eletto-elettore. Le 26 mila parrocchie d’Italia non si comportano in modo diverso. Anzi le loro richieste sono anche più sfacciate perché fatte in nome della religione. Per quello che mi riguarda, se appena posso avere una “comunicazione” con il candidato da me eletto, io intendo e pretendo di poter parlare con lui di politica e confrontarmi con il deputato, per verificare quanto di politica egli ne sappia veramente. Con De Lillo Stefano, da non confondere con il più giovane e ambizioso fratello, il mio dissenso assunse i colori dell’ira funesta in occasione del raduno da lui organizzato per l’astensione dal referendum sulla fecondazione assistita.
Se almeno egli mi desse in cambio del mio voto con lui sprecato la registrazione di quell’evento, ne avrei di che chiosare tutti gli interventi ed i personaggi di quella manifestazione, tra i quali brillò come una stella del firmanento l’europarlamentare Antonio Tajani! L’evento rimase per me mitico e vi ritorno ogni volta che posso. Addirittura ricordo di un on. Tizio di cui non faccio il nome per timore di sbagliare, il quale esordì con piglio mussoliniano: »siamo o non siamo cattolici?!« Mi dispiace che Della Vedova scelga di stare in questa compagnia. Chiusa la divagazione, ebbi modo alle Fornaci di zittire pubblicamente Stefano De Lillo in quanto non a lui, incompetente sulla materia, avevo posto la domanda, ma agli economisti relatori (Morando, Della Vedova, Capezzone). Mi dichiarai però con lui disponibile (“invito a nozze”) ad ogni pubblico confronto, dove un suo elettore pentito e deluso possa contestarlo o con lui confrontarsi in materia riguardante la politica e lo Stato, ma soprattutto in materia di libertà civili, di autentica religiosità, di separazione fra Stato e Chiesa secondo la formula “date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”.

APPENDICE

Allego qui il testo della lettera che ho spedito in privato all’on. Della Vedova. Non vi è nessun motivo per non renderla pubblica. I politici sono sensibili alla pubblicità. Non hanno tempo per i singoli. Per essere eletto alle massime cariche elettive (regione, parlamento, europee) occorrono grandi numeri. Non si può perdere tempo con un singolo elettore. È quello che mi rispose De Lillo, quando mi adirai con lui: se non ti sta bene come faccio, non mi votare! Essendo implicito che lui i voti li pescava dalle parti del Vaticano, abitando lì vicino. Il mio voto dato a lui era proprio più sprecato che mai ed io ero stato un autentico “fesso”. Poteva ben ridere di me. Tanto più che né io né altri come me può decidere alcunché nella formazione e presentazione delle liste. Con i politici dunque bisogna sempre agire nella massima pubblicità possibile. Solo così può accadere che il deputato dagli alti numeri si accorga del Singolo.
Caro Della Vedova,

Sono quel Tizio che alle Fornaci le pose una domanda sull’otto per mille. Ho appena scritto sul mio blog: FARE POLITICA IL FORZA ITALIA, url: http://clubtiberino.blogspot.com/ il post allegato.

Ai suoi indirizzi a me noti riceverà anche un più ampio post, sul Manifesto Quagliarello, firmato da non pochi parlamentari di Forza Italia. Ad uno ad uno invierò lo stesso testo a tutti i 1000 parlamentari di Camera e Senato. Non mi illudo che serva a qualcosa. Sono perfino sicuro che non verrà letto, ma ciò non mi trattiene da quel poco che mi è possibile fare.

Di questo poco fa parte il mio essere presente a Piazza Navona il prossimo 12 maggio. Mi dispiace che Lei non ci sia. Significa che abbiamo diverse sensibilità sulla politica e sul liberalismo.

Pur avendo fatto una dozzina di esami di economia, non mi ritengo un economista. Durante i miei anni universitari ho seguito una serie di lezioni di Antonio Martino, allora assistente dell’Ambasciatore Giretti alla cattedra di economia internazionale a Roma. Martino spiegava con rigore geometrico l’equilibrio del libero scambio, la localizzazione ottimale delle risorse e della produzione di beni, ecc. La mia obiezione mentale era allora che siamo d’accordo sugli equilibri nel medio periodo. Il problema a me appariva però il seguente: un uomo (Pinco Pallino o Mario Rossi) messo sott’acqua non può resistere più di cinque minuti. Muore. Quindi la dottrina dell’equilibrio economico ottimale va bene se rimane sulla lavagna, ma non va bene per Pinco Pallino che dice: io sono morto nel frattempo, cioè nel passaggio da un equilibrio all’altro. Non voglio banalizzare, ma mi pare che anche Lei Benedetto sia su questa strada. Certo, gli ammortizzatori sociali. Lo sappiamo. Il problema è che non funzionano quanto e come dovrebbero.

Ritornando alle Fornaci, le pongo la seguente considerazione: ma quanto tempo della discussione è stato dedicato a cinque miserabili euro sulle ricariche. Non le pare che la riduzione fiscale sarebbe stata più consistente se si fossero toccati i privilegi della Chiesa cattolica? Lei ha detto: non è solo la chiesa cattolica. Io Benedetto Della Vedova non sono un anticlericale. Io Antonio Caracciolo le dico invece: incominciamo da lì e poi tutto il resto sarà più facile.

Antonio Caracciolo

- Ricercatore universitario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Teoria dello stato dell’Università di Roma La Sapienza
- Coordinatore provinciale dei clubs di FI in Reggio Calabria
Rispetto all’originale effettivamente inviato, il testo qui pubblicato ha un minimo di correzioni formali. Doveva essere un’attività di pochi minuti. Invece se ne andato via un bel po’ di tempo di questa mattinata, dove mi restano ancora parecchie cose da fare. La lettera inviata a Della Vedova conteneva parecchi errori tali da comprometterne l’intellegibilità.

sabato, maggio 05, 2007

Appello per la libertà di pensiero, di ricerca ed insegnamento ex art. 21 e 33 della costituzione italiana

Appello integralmente riprodotto da:





DALLE PAROLE AI FATTI


CONFERENZA DEL PROF. ROBERT FAURISSON A TERAMO

Cinque anni di galera a Zuendel per aver scritto un libro. Uno ad Irving per aver fatto un discorso. Processi a catena a Robert Faurisson, dal 1981 ad oggi. Jurgen Graf in esilio a Mosca. Se sei d’accordo con tutto questo non firmare. Ma se, pur senza conoscere o condividere le posizioni dei cosiddetti “negazionisti” pensi che non si può processare e mettere in galera una persona per le sue opinioni – quali che siano - se credi ancora e fino in fondo agli art. 21 e all’art. 33 della Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, allora sottoscrivi questa breve dichiarazione.

E’ un gesto forse di coraggio, sicuramente di civiltà e di intelligenza politica: solo chi sragiona privilegiando la propria (presunta) “purezza” politica – il campo di appartenenza giammai da “contaminare” col fronte opposto – non può capire, per deficienza di comprensione, che il rischio che incombe su tutti i cittadini italiani ed europei di qualsiasi credo politico è l’imbavagliamento di tutti e l’edificazione di un orribile sistema totalitario che per le sue dimensioni e per la sua ipocrita immagine “democratica” non ha precedenti nella storia.

Firma contro i mass media a pensiero unico, contro le leggi liberticide che infangano e distruggono l’Europa delle libertà borghesi e socialiste, contro l'imbavagliamento dell'insegnamento di ogni ordine e grado, contro tutti gli integralismi, contro l’idiozia e lo squallido opportunismo dilaganti a destra e a sinistra nei ceti politici e intellettuali.

Viva la libertà!

Apprendiamo che il prof. Robert Faurisson è stato invitato a svolgere una conferenza all'Università di Teramo. Senza entrare nel merito dell'analisi dei fatti proposti dallo studioso francese, crediamo che i principi di libertà di opinione, libertà accademica, libertà di ricerca storica garantiti dalla Costituzione italiana, dal Trattato costituzionale europeo e dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, rendano pienamente legittima questa iniziativa didattica.


Claudio Moffa (Univ. Teramo),
avv. Augusto Sinagra (Univ. Roma “La Sapienza”, Roma),
avv. Francesca Fragale (Roma),
avv. Nino Marazzita (Roma),
avv. Elvio Fortuna (Teramo),
avv. Pasquale Vilardo (Roma),
avv. Luca Tadolini (Bologna),
Paolo Matthiae (Università di Roma “La Sapienza”),
Franco Cardini (Univ, Firenze),
Umberto Melotti (Univ. Roma La Sapienza),
Umberto Bartocci (Univ. Perugia),
Domenico Caccamo (Univ. Roma La Sapienza),
Claudio Zanchì (Univ. Roma La Sapienza),
Giulio Vignoli (Univ. Genova),
Andrea Catone,
Antonio Caracciolo (Univ. Roma La Sapienza),
Paolo Bargiacchi (Univ. Palermo),
Gianfranco La Grassa (ex Univ. Venezia),
Luigi Copertino (Associazione Identità Italiana di Franco Cardini),
Alessandro Aruffo (studioso dell'Islam, saggista),
Mauro Manno (studioso del Medio Oriente, saggista),
Giancarlo Paciello (studioso del Medio Oriente, saggista),
Claudio Rossano (Univ. Roma La Sapienza),
Anna Lucia Valvo (Univ. Kore Enna),
Massimo Panebianco (Univ. Salerno),
Angela Di Stasi (Univ. Salerno),
prof. Domenico Sebastianelli,
Gianfranco Lami (Università di Roma “La Sapienza”),
Alberto Marino (Univ. Teramo),
Massimiliano Ferrara (Dottore di Ricerca Univ. Siena),
Enrico Galoppini (Università di Torino),
Amb. Mario Scialoja (Roma),
Luigi Copertino (giornalista pubblicista, respons. per l'Abruzzo dell'Associazione Culturale Identità Europea, presidente Franco Cardini),
Tiberio Graziani (Univ. di Perugia),
Susanne Scheidt (giornalista, Milano),
Dott. Saverio Ciraci (dirigente industriale),
Giulio Bonali (medico),
Vincenzo Cialini (studente universitario/lavoratore, direttivo della sezione di Giulianova del Partito dei Comunisti Italiani),
Fernando Pelino,
Marco Massignan (scrittore),
Alessandro Bellucci (Siena),
Costanzo Preve (studioso di filosofia, Torino),
Davide D'Amario e Manuela Graziani (redazione Comunità e Resistenza- Teramo),
Sebastiano Cosenza (libero professionista),
Daniele Scalea (studente universitario),
Carlo Cruciani,
Giovanni Palmulli,
Nico Perrone (Univ. di Bari),
Dominique Bendo Soupou (Univ. di Salerno),
Paolo Pioppi (www.pasti.org),
Laura Ciacci e Andrea Del Grosso

(lista aggiornata al 4 maggio 2007)

LE NUOVE ADESIONI
(6 maggio 2007)

amb. Mario Napoletano,
Pascal Junod (avvocato, Parigi),
Renato Pallavidini (insegnante di filosofia e storia),
Marcello Bernacchia (scrittore),
Federico Roberti (Bologna),
Eduardo Zardelli (editore),
Sergio Finardi (ricercatore e saggista, collaboratore de il manifesto),
Antonio Fino (giornalista),
Franco Damiani (insegnante),
Stefano Taddei (consulente - Ass. Identità Europea di F. Cardini),
Francesco Mario Agnoli (magistrato, Ravenna),
Adolfo Moranti (psicoterapeuta Rimini - Ass. Identità Europea),
Daniela Gambini (Univ. di Perugina - Ass. Identità Europea di F. Cardini),
Claudio Mutti (editore di Faurisson in Italia),
Daniela Braceschi (docente Scuola superiore Piacenza - Ass. Identità Europea),
Delio Napoleone (vicepresidente nazionale Piccola Industria, Pescara - Ass. Identità Europea), Gilberto Moretti (Ass. Identità Europea – Rovigo),
Salvatore Torre (psichiatra, Vicenza - Ass. Identità Europea),
Marcello Pernacchia (scrittore),
Stefano Gussoni (Busto Arsizio - Ass. Identità Europea di F. Cardini),
Matteo Sabba (studente . Ass. Identità Europea),
Stefania Gallicchio (impiegata - Ass. Identità Europea),
Simona Garruppa (Ass. Identità Europea),
Giovanni Mariscatti (dirigente scolastico, Piacenza - Ass. Identità Europea),
Giovanni Poggiali (imprenditore - Ass. Identità Europea),
Luigi Pedrone(dipendente P.A - Ass. Identità Europea),
Stefano Gussoni (operatore socio-culturale, Busto Arsizio - Ass. Identità Europea),
Stefania Gallicchio (impiegata - Ass. Identità Europea),
Maria Cristina Ceoldo (Ass. Identità Europea),
Angelica Ceoldo (Ass. Identità Europea),
Alessandro Angelucci (laureato in storia, Pescara - Ass. Identità Europea),
Tommaso Alberto Figliuzzi,
Antonio Grego (studente Univ. Terni),
Andrea Carancini

ALTRE ADESIONI
(8 maggio 2007)

Fausto Razzi (compositore),
Matteo Carbonelli (Univ. di Roma “La Sapienza”),
Giancarlo Scotuzzi (giornalista),
Gianni Scarsi (master E. M. in Medio Oriente),
L. Kervoas (agregè Università),
avv. Lorenzo Borré,
Maurizio Neri,
Joe Fallisi (tenore),
avv. Francesco Menicocci,
Pietro Cappellari (ricercatore storico),
Simona Carucci (Identità Europea, Lazio),
Francesca Gandolfo (archeologa),
Rene Louis Berclaz (Francia),
Mario Consoli (giornalista),
Mauro Manno (insegnante, studioso del Medio Oriente) che ha raccolto le firme di: Alice Bever (regista teatrale), Laura Lepre (arredatrice), Giuseppe Oberto (bancario), Vincenzo Di Meo (insegnante di Storia e Filosofia), Paola Santa Maria (terapista), Carla Manno (studentessa universitaria), Evelina Murino (insegnante).

E poi ancora: Antonio Pantano,
G.L. Maddalena (Vicenza),
Carlo Cruciani (Ascoli Piceno),
Luciano Garofoli (Ascoli Piceno),
Maria De Rosa (studentessa Univ. Federico II di Napoli),
Cesare Saletta,
Carlo Pernafelli (Università della Tuscia, Viterbo),
Giovanni Palmulli,
Yvonne Schleiter (Francia),
Fabrissi Vielmini (esperto di Asia centrale, collab. de il manifesto e di Limes),
Paolo Bogni,
Enrico Viciconte (provincia di Roma),
Luigi Cascioli,
Gianfranco Spotti,
ing. Luciano Zippi,
Giuseppe Roscioli (Ass. Culturale “Nuove Sintesi – Pensiero Ribelle”, Teramo),
Michel Dor (Bretagna, Fr),
Andrea Forti (laureando in Lingue, Istituzioni, Societa' ed Economie dell'Eurasia e del Mediterraneo presso l'Università di Ca'Foscari),
Carmen Tiezzi Magi,
Alessandro Pallini (Univ. di Siena)


Appello riproducibile da altri siti senza variazioni. Le adesioni vanno indirizzate al sito www.mastermatteimedioriente.it o www.claudiomoffa.it. La conferenza del prof. Robert Faurisson si svolgerà venerdì 18 maggio nell’aula Tesi di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Teramo. Non sono ammesse presenze esterne, tranne che su invito, da richiedere al prof. Claudio Moffa: claudio.moffa@fastwebnet.it; cmoffa@unite.it; c.moffa@gawab.com