lunedì, maggio 07, 2007

Divergenza con Benedetto Della Vedova ed i Riformatori Liberali

creato il 7.5.07
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Non trovo online traccia della notizia appresa da Radio Radicale secondo cui Benedetto Della Vedova, leader dei Riformatori Liberali in FI, in dissenso con Marco Pannella non parteciperà né alla manifestazione a piazza San Giovanni né a piazza Navona il prossimo 12 maggio. Avevo ascoltato Benedetto Della Vedova in occasione di un recente incontro sulle liberalizzazioni, organizzato da Marco Paoloemilio. Dalle fila del pubblico aveva posto ai relatori (Della Vedova, Morando, Capezzone) una domanda provocatoria: di quanto si potrebbero da subito abbassare le tasse agli italiani se si abolisse l’otto per mille alla Chiesa e tutti gli altri privilegi connessi. Non tra i relatori ma come moderatore onorario era presente anche il consigliere regionale Stefano De Lillo, che mi infastidì con un’interruzione. La mia domanda suscitò un certo scalpore. A Morando che se ne meravigliava dissi che non vivendo di politica potevo permettermi di dire quello che pensavo. Il solo che rispose alla mia domanda, anche per l’ora tarda, fu Benedetto Della Vedova, il quale già anticipava la posizione odierna. La sua preoccupazione era di non cadere in forme di anticlericalismo. Pertanto rispondeva alla mia domanda in un contesto più ampio: non vi era solo la chiesa cattolica a fruire di contributi pubblici, ma i sindacati ed una miriade di altre associazioni. Io veramente intendevo che si incominciasse proprio dalla chiesa cattolica, o che almeno si estendesse l’otto per mille a tutte le altre associazioni più o meno meritevoli di contribuzione. Ad esempio, togliendo ogni altro finanziamento pubblico ai partiti, si potrebbero mettere i partiti politici in sana competizione con la chiesa cattolica nella raccolta dell’otto per mille e si potrebbe così abolire l’ultroneo 5 per mille attuale ovvero li si unificare portanto l’otto al 10 e lasciando il 3 per mille per il finanziamento di una Authority di controllo sull’uso legittimo del 10 per mille. Una riforma a costo zero facile facile.

Poiché l’età che avanza mi induce al sospetto, sono portato a pensare che Della Vedova non voglia mettersi in urto con una parte consistente di Forza Italia che ha firmato il Manifesto Quagliarello. Proprio questo Manifesto dovrebbe spingere Benedetto Della Vedova a dare un segnale forte che esiste una Forza Italia diversa da quello di Quagliarello o di quel De Lillo che stava seduto con lui alle Fornaci. Con il suo nicodemismo Della Vedova indebolisce la caratterizzazione liberale di Forza Italia, ormai sbilanciata verso un clericalismo sempre più spinto. Mi stupisce che ciò non sia compreso da una persona intelligente come Della Vedova. Già avevo delle riserve mentali per i Riformatori Liberali a causa della presenza nelle loro fila di Marco Taradash che non è intelligente, colto e preparato come Della Vedova. Con Taradash mi è rimasto in sospeso un conto in conseguenza di una sua firma allo “scippo” messo in atto dall’on. Della Chiesa. Si trattava allora di un provvedimento di legge in materia di università che stava per passare in commissione legislativa. In virtù di questa norma i ricercatori universitari avrebbero fatto parte di diritto dei Consigli di Facoltà e sempre di diritto, cioè per legge, e non solo per norma statutaria, come è attualmente nella maggioranza dei casi, avrebbero potuto votare per l’elezione del Rettore. Si trattava di pura democrazia a duecento anni dalla Rivoluzione francese. La norma incideva sul sistema del potere baronale nelle università, in particolare all’interno di alcune potentissime facoltà di Giurisprudenza che possono mobilitare non pochi parlamentare, un vero e proprio caso di conflitto di interesse mai venuto alla luce. La potente lobby accademica dei professori ordinari riuscì attraverso Della Chiesa, il figlio del generale ammazzato, a sottrarre alla commissione il testo, avocandolo all’Aula perché ne discutesse, ma l’intento consapevole era che mai ne avrebbe discusso. Era una chiarissima manovra per affossare il provvedimento, che non distribuiva danari o privilegi, ma fissava regole elementari di democrazia e partecipazione nell’autogoverno delle università.

Oggi tutti sanno quanto facilmente i ricercatori italiani, più o meno precari, accolgono volentieri offerte vantaggiose provenienti dall’estero. Non si tratta solo di soldi, ma anche e soprattutto di condizioni e dignità lavorativa. Io attribuisco grande importanza a quel fallito tentativo di democratizzazione della vita delle università. Dopo è andato tutto precipitando in peggio. Marco Taradash fu tra i firmatari di quello vero e proprio “scippo”, di cui non si ricorda nessun precedente nella storia parlamentare.
Essendo stato da me votato, io chiesi ripetutamente a Taradash che mi spiegasse le ragioni del suo insano gesto. Dopo ripetuti tentativi ai quali sempre sfuggiva, finalmente lo strinsi proprio alla sede radicale di Torre Argentina. L’unica risposta che seppe darmi fu: «perché ero d’accordo con Della Chiesa». Già! Ma, disgraziato, io avevo votato te, non lui! Dubito che Marco Taradash capisca qualcosa di questioni universitarie. Se non ricordo male, non è neppure laureato. La sua mancanza di una specifica preparazione è facile da riconoscere: arraspa di qua e là. Quindi: Della Vedova + Taradash = Riformatori Liberali. Anche per la posizione odierna di Della Vedova in materia di diritti civili e laicità dello Stato mi decido a non propendere verso pseudo “Riformatori Liberali”. Comunico ciò immediatamente a Benedetto Della Vedova: con rammarico!

La presenza clericale uscì allo scoperto proprio alle Fornaci con una colleganza allo stesso tavolo della quale Della Vedova non era forse consapevole o informato. Punto nel vivo, alla mia domanda l’ultraclericale Stefano De Lillo tentò di frapporsi fra me e Della Vedova, dicendo che l’otto per mille era “un lascito volontario” e troppo confidando sulla sua autorevolezza. Di mestiere, ch’io sappia, De Lillo fa il ginecologo, non l’economista, ed il ginecologo non nel senso socratico del termine, ma proprio nel senso di chi va a guardare fra le gambe delle donne. Questa la sua competenza professionale. Per il suo consenso elettorale molto deve agli ambienti clericali della capitale. Io lo votai solo perché in pratica le candidature sono disposte dall’alto ed il militante di partito non può scegliere nulla: bisogna sorbirsi la minestra che il convento passa. È anche da dire che il normale rapporto che in tutti i partiti esiste fra eletto ed elettore è di natura clientelare. Sei arrivato dove sei ora con l’aiuto del voto mio e con quelli che io ti ho procurato presso parenti ed amici, pertanto vedi un po’ come puoi favorirmi. Questo è il normale rapporto eletto-elettore. Le 26 mila parrocchie d’Italia non si comportano in modo diverso. Anzi le loro richieste sono anche più sfacciate perché fatte in nome della religione. Per quello che mi riguarda, se appena posso avere una “comunicazione” con il candidato da me eletto, io intendo e pretendo di poter parlare con lui di politica e confrontarmi con il deputato, per verificare quanto di politica egli ne sappia veramente. Con De Lillo Stefano, da non confondere con il più giovane e ambizioso fratello, il mio dissenso assunse i colori dell’ira funesta in occasione del raduno da lui organizzato per l’astensione dal referendum sulla fecondazione assistita.
Se almeno egli mi desse in cambio del mio voto con lui sprecato la registrazione di quell’evento, ne avrei di che chiosare tutti gli interventi ed i personaggi di quella manifestazione, tra i quali brillò come una stella del firmanento l’europarlamentare Antonio Tajani! L’evento rimase per me mitico e vi ritorno ogni volta che posso. Addirittura ricordo di un on. Tizio di cui non faccio il nome per timore di sbagliare, il quale esordì con piglio mussoliniano: »siamo o non siamo cattolici?!« Mi dispiace che Della Vedova scelga di stare in questa compagnia. Chiusa la divagazione, ebbi modo alle Fornaci di zittire pubblicamente Stefano De Lillo in quanto non a lui, incompetente sulla materia, avevo posto la domanda, ma agli economisti relatori (Morando, Della Vedova, Capezzone). Mi dichiarai però con lui disponibile (“invito a nozze”) ad ogni pubblico confronto, dove un suo elettore pentito e deluso possa contestarlo o con lui confrontarsi in materia riguardante la politica e lo Stato, ma soprattutto in materia di libertà civili, di autentica religiosità, di separazione fra Stato e Chiesa secondo la formula “date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”.

APPENDICE

Allego qui il testo della lettera che ho spedito in privato all’on. Della Vedova. Non vi è nessun motivo per non renderla pubblica. I politici sono sensibili alla pubblicità. Non hanno tempo per i singoli. Per essere eletto alle massime cariche elettive (regione, parlamento, europee) occorrono grandi numeri. Non si può perdere tempo con un singolo elettore. È quello che mi rispose De Lillo, quando mi adirai con lui: se non ti sta bene come faccio, non mi votare! Essendo implicito che lui i voti li pescava dalle parti del Vaticano, abitando lì vicino. Il mio voto dato a lui era proprio più sprecato che mai ed io ero stato un autentico “fesso”. Poteva ben ridere di me. Tanto più che né io altri come me può decidere alcunché nella formazione e presentazione delle liste. Con i politici dunque bisogna sempre agire nella massima pubblicità possibile. Solo così può accadere che il deputato dagli alti numeri si accorga del Singolo.
Caro Della Vedova,

Sono quel Tizio che alle Fornaci le pose una domanda sull’otto per mille. Ho appena scritto sul mio blog: FARE POLITICA IL FORZA ITALIA, url: http://clubtiberino.blogspot.com/ il post allegato.

Ai suoi indirizzi a me noti riceverà anche un più ampio post, sul Manifesto Quagliarello, firmato da non pochi parlamentari di Forza Italia. Ad uno ad uno invierò lo stesso testo a tutti i 1000 parlamentari di Camera e Senato. Non mi illudo che serva a qualcosa. Sono perfino sicuro che non verrà letto, ma ciò non mi trattiene da quel poco che mi è possibile fare.

Di questo poco fa parte il mio essere presente a Piazza Navona il prossimo 12 maggio. Mi dispiace che Lei non ci sia. Significa che abbiamo diverse sensibilità sulla politica e sul liberalismo.

Pur avendo fatto una dozzina di esami di economia, non mi ritengo un economista. Durante i miei anni universitari ho seguito una serie di lezioni di Antonio Martino, allora assistente dell’Ambasciatore Giretti alla cattedra di economia internazionale a Roma. Martino spiegava con rigore geometrico l’equilibrio del libero scambio, la localizzazione ottimale delle risorse e della produzione di beni, ecc. La mia obiezione mentale era allora che siamo d’accordo sugli equilibri nel medio periodo. Il problema a me appariva però il seguente: un uomo (Pinco Pallino o Mario Rossi) messo sott’acqua non può resistere più di cinque minuti. Muore. Quindi la dottrina dell’equilibrio economico ottimale va bene se rimane sulla lavagna, ma non va bene per Pinco Pallino che dice: io sono morto nel frattempo, cioè nel passaggio da un equilibrio all’altro. Non voglio banalizzare, ma mi pare che anche Lei Benedetto sia su questa strada. Certo, gli ammortizzatori sociali. Lo sappiamo. Il problema è che non funzionano quanto e come dovrebbero.

Ritornando alle Fornaci, le pongo la seguente considerazione: ma quanto tempo della discussione è stato dedicato a cinque miserabili euro sulle ricariche. Non le pare che la riduzione fiscale sarebbe stata più consistente se si fossero toccati i privilegi della Chiesa cattolica? Lei ha detto: non è solo la chiesa cattolica. Io Benedetto Della Vedova non sono un anticlericale. Io Antonio Caracciolo le dico invece: incominciamo da lì e poi tutto il resto sarà più facile.

Antonio Caracciolo

- Ricercatore universitario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Teoria dello stato dell’Università di Roma La Sapienza
- Coordinatore provinciale dei clubs di FI in Reggio Calabria
Rispetto all’originale effettivamente inviato, il testo qui pubblicato ha un minimo di correzioni formali. Doveva essere un’attività di pochi minuti. Invece se ne andato via un bel po’ di tempo di questa mattinata, dove mi restano ancora parecchie cose da fare. La lettera inviata a Della Vedova conteneva parecchi errori tali da comprometterne l’intellegibilità.

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