venerdì, maggio 04, 2007

Disobbedisco! Lettera aperta ai parlamentari di FI sulle manifestazioni di piazza del 12 maggio

Ho composto in breve tempo questo post, spinto dall’urgenza della lotta civile che si va ogni giorno sempre più inasprendo. Il testo avrebbe ancora bisogno di affinamenti formali e concettuali che per loro natura richiedono molto tempo. Lo licenzio in questa forma con riserva di tutti i miglioramenti e le correzioni che mi sembreranno opportune. Si tratta di un testo online sempre migliorabile. Quando i singoli destinatari riceveranno questo documento pubblico di partito, se mai lo riceveranno e leggeranno, il testo online sarà già diverso e sarà certamente aggiornato nella parte destinata alla Rassegna stampa commentata sulle due manifestazioni concomitanti del 12 maggio prossimo. Sono consapevole dell’asprezza del tono, inevitabile in tempi di guerra spirituale, ma ciononostante non ho inteso e non intendo offendere nessuno sul piano strettamente personale. Se qualcuno potrà sentirsi personalmente offeso, chiedo anticipatamente scusa a prescindere dall’esistenza effettiva dell’offesa arrecata. Mi propongo tuttavia in successive redazioni di smussare ciò che che non è attinente al concetto in sé e può toccare il soggetto fisico rappresentativo di una determinata posizione ideale.


Sommario
: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5.
Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi; 5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:




1.
Lettera aperta


agli onn. Parlamentari di Forza Italia, firmatari del Manifesto Quagliarello, con i quali dissento qui pubblicamente in qualità di tesserato dal 2002 in “Forza Italia” con rinnovo annuale fino al corrente anno.

Credenziali: Pur avendo responsabilità formali come presidente di Club e Coordinatore Provinciale, parlo qui a titolo personale come militante di base, assumendomi la responsabilità di ciò che penso e propongo al confronto e alla discussione con altri tesserati ed elettori di Forza Italia. Lamento presso gli organi responsabili delle strutture di partito proprio l’assenza di spazi per il dibattito. La Platea televisiva non può surrogare le esigenze di partecipazione e capillarità previste dall’art. 49 della costituzione. In mancanza di qualsiasi supporto da parte della struttura partitica, che mi ha spesso boicottato e scoraggiato, ho perciò dovuto io stesso crearmi uno spazio virtuale, dove trovo sufficienti adesioni per mantenere e sviluppare il mio impegno e la mia lotta oggi in Forza Italia finché sarà possibile, domani in qualsiasi spazio ex art. 49 citato. Allo stesso modo in cui io impegno la mia persona in ciò che dico e penso invito gli onn. parlamentari a considerare le loro posizioni come del tutto personali in quanto inverificabili presso la base che una tantum li ha legittimati in blocco spesso senza neppure conoscere il loro nome. Certamente le loro firme al Manifesto Quagliarello non sono vincolanti per gli elettori e per gli iscritti al partito. Men che mai lo sono per il sottoscritto che contesta in toto ogni singola proposizione del Manifesto Quagliarello e non si riconosce in alcun modo in una politica di continua soggezione dello Stato alla Chiesa.

Loro Indirizzi Elettronici


Ricevo dall’on. Antonio Palmieri un invito a partecipare al raduno clericale di Piazza San Giovanni. Non accolgo l’invito, conservo la mia tessera di Forza Italia, probabilmente continuerò a votare per il centro destra, salvo degenerazioni clericali irreversibili che cancellino qualsiasi sostanza liberale della cosiddetta “Casa delle Libertà”, dove la parola “libertà” si rivela sempre più un termine privo di reale significato. Mi aspetterei che in un partito liberale, sentendo gli iscritti e dando loro concreta opportunità di parola, si discutessero ampiamente e approfonditamente le posizioni comuni da assumere. Qui non si discute di nulla. Periodicamente, a guisa di un ministro della propaganda, l’on. Palmieri manda le sue veline, aspettandosi che a riceverle siano militanti senza cervello e privi di propri convincimenti: è perfino tecnicamente esclusa la possibilità di risposta al messaggio ricevuto! Si può loro mandare di tutto. Io però non vivo di politica e sono autonomo sotto il profilo morale, etico e politico. Non sono affatto disposto a sacrificare la mia coscienza per far felice l’on. Palmieri o chicchessia tramite lui. Non ritengo assolutamente accettabili indicazioni che considero offensive anche per la forma in cui mi vengono trasmesse. I partiti dovrebbero rappresentare i cittadini e non considerarli una cinghia di trasmissione di ordini piovuti in questo caso direttamente dalle Gerarchie ecclesiastiche. Sul Corriere della Sera di oggi leggo un articolo di Filippo Andreatta dal titolo Professionisti senza popolo, dove sono allarmanti i dati che documentano un distacco crescente dei politici di professione dai comuni cittadini. In commovente unanimità dall’estrema destra all’estrema sinistra i partiti varano discretamente leggi e leggine che aumentano grandemente i costi della politica senza minimamente fornire ai cittadini i mezzi per quella partecipazione alla formazione della politica nazionale prevista dall’art. 49 della costituzione. In una situazione di sostanziale antidemocraticità dei partiti e specificatamente nell’assenza di una qualsiasi struttura organizzativa interna che non sia altro che una mera intonazione di slogans e periodici raduni di piazza prevale e si impone alla politica l’apparato capillare della chiesa cattolica, anche grazie ai lauti finanziamenti dell’otto per mille, sempre più utilizzati per finalità politiche e per nulla pastorali o caritative.

È un autentico attentato alla costituzione l’appello pubblico che i presidenti della CEI rivolgono ai parlamentari cattolici perché obbediscano ai loro ordini: sono risibili gli argomenti di quanti parlamentari affermano di volere autonomamente ciò che i Vescovi comandano. Rivolgo agli onn. Parlamentari l’invito pressante a ridurre i costi della politica, i privilegi della Chiesa cattolica, a darsi da fare con cortese urgenza per attuare l’art. 49 della costituzione, dando garanzie ai cittadini di poter concorrere alla formazione della politica nazionale. Così stando le cose, mentre si teorizza e garantisce lo spazio pubblico entro il quale la Gerarchia cattolica può fare una ben determinata politica anziché limitarsi all’esercizio pubblico del culto (ex art. 19 cost.), si toglie ai cittadini qualsiasi spazio ed istituto entro cui poter esercitare i diritti politici previsti dalla stessa costituzione.

Riporto qui di seguito i tre distinti testi da me ricevuti. Mi riservo di commentarli analiticamente in tempi successivi e supplementari. Per fortuna apprendo sempre dal Corriere della Sera che fra i parlamentari di Forza Italia non saranno tutti a piazza san Giovanni, ma qualcuno come l’on. Dario Rivolta sarà invece a piazza Navona. Ne riporto la dichiarazione rilasciata: «Non ho mai avuto problemi in famiglia e non sono ostile al Family Day, ma credo che occorra riscoprire la laicità delle istituzioni». In parziale dissenso dall’on. Rivolta considero il Family Day del 12 maggio un vero e proprio atto di guerra contro l’indipendenza e la laicità dello Stato italiano, non primo evento del genere organizzato, finanziato, propagandato e raccomandato dalla CEI. Non credo che la famiglia c’entri nulla: ogni giorno sugli organi di stampa e nello stesso Manifesto Quagliarello si leggono i chiari intenti di censura contro una mera ipotesi di legge dello Stato. Dicono famiglia ed intendono familismo e nepotismo. Al riguardo esiste nella chiesa una tradizione millenaria. E ne sanno qualcosa anche gli onorevoli parlamentari, che dovrebbero innanzitutto spiegarci di quale famiglia si preoccupano e si sono finora preoccupati: della loro o di quella degli altri? Volete incrementare la natalità degli italiani? Varate una legge con la quale si assegna un milione di euro ad ogni nato! Esagero? Se ier sera al salotto di Santoro che si è occupato dell’alto valore della famiglia a Bari, nel policlinico universitario, dove tutta l‘università è una grande famiglia proprio in senso anagrafico, il ministro Mussi ha detto che ogni ricercatore che emigra all’estero – non avendo in Italia una famiglia che conti – costa all’erario 500.000 euro non è infondato che un figlio da crescere ed educare come si deve possa costare almeno un milione di euro. Ma forse voi pensate di aiutare la famiglia italiana con qualche scatola in più di latte in polvere. E vedete bene nel futuro: avrete prodotto un elettore in più che si metterà in fila per chiedervi una raccomandazione ed qualche cattolico in più al quale si potranno negare i sacramenti se non presta la dovuta obbedienza. Signori onorevoli, il popolo italiano è meno sciocco di quanto voi pensiate.

Antonio Caracciolo
- Docente di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma La Sapienza

(testo ancora non definitivo)

2.
Comunicato dell’on. Antonio Palmieri


Sommario
: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di Sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5.
Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi; 5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:



Si avvicina il Family Day di sabato 12 maggio. Ti proponiamo a riguardo la sintesi dell'intervento di Sandro Bondi pubblicato su Il Giornale di oggi e l'appello laico in difesa della famiglia promosso dal senatore Gaetano Quagliarello

Si tratta di due documenti che danno ragione del perché il 12 maggio in Piazza San Giovanni, saranno insieme laici, credenti e non credenti, che si battono per difendere l'istituto tradizionale della famiglia e che sono aperti a soluzioni alternative ai Dico, che tutelino le libertà della persona senza per questo sfociare nel riconoscimento di forme pubbliche sostitutive rispetto alla famiglia.


Grazie per l'attenzione. Buon fine settimana,
on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia


MIO COMMENTO


Le parole dell’on. Palmieri sono incommentabili nella loro genericità, volta ad influenzare destinatari criticamente poco accorti. Non richiedono una particolare attenzione ed occupazione mentale. Sono soltanto degli slogans che non contengono nessuna motivazione e spiegazione. È un semplice invito a fare come Lorsignori dicono, un chiamar gente, un passare la voce, un battere la grancassa. Ma al passaparola con cui l’on. Palmieri si fa propagandista attivo per la partecipazione alla manifestazione di san Giovanni io rispondo che andrà a quella di piazza Navona. Qualcuno dei miei Lettori mi ha fatto sapere che verrebbe pure lui a piazza Navona, se non abitasse lontano da Roma. Non accolgo dunque questo invito alla clericalizzazione dello Stato e non intendo che sia questo il modo di fare politica. Se mi verranno date opportunità di dire e dibattere la mia opinione in riunioni di partito, non mancherò di farlo. Ma ci vogliono ben altro che un Palmieri, un Bondi, un Quagliarello a potermi manipolare. Facciano loro quel che vogliono. Per me decido io e sono io il solo giudice della mia libertà in quanto non leda la libertà altrui. A san Giovanni sono stato il 2 dicembre, per motivi seri di cui non mi pento, non intendo stare in quella stessa piazza il 12 maggio, per motivi non seri, convocato da Eugenia Roccella e Savino Pezzotta su delega di Angelo Bagnasco.


Il messaggio laico del Family Day:
Sandro Bondi, Il Giornale, 4/5/2007


Ti proponiamo la sintesi dell’intervento di Sandro Bondi sul Family day, pubblicato da “il Giornale” 4 maggio 2007

Sommario
: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5.
Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi; 5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:

Le critiche al Family day sono, in un certo qual senso, utili per poter riaffermare le ragioni del gesto e ricomprendere ancora più radicalmente il senso intimo e profondo di questa manifestazione di popolo.

Intanto, ribadiamo che il Family day intende veicolare un messaggio civile, pubblico e, in ragione di ciò, laico, dunque universalmente aperto a tutti coloro che concepiscono ancora la famiglia secondo il dettato della nostra Carta costituzionale.

Non è un caso che molti intellettuali e politici dichiaratamente laici e agnostici, per così dire, si siano schierati a favore della famiglia ed apprezzino un evento così caratterizzato, volto alla restituzione del senso originario dell’istituto naturale e sociale familiare. L’art. 29 della Costituzione è la riprova del grande equilibrio antropologico e sociale della civiltà politica del nostro paese, è ridondante citarlo, basti soltanto richiamarne la contiguità con la cultura umanistica e cristiana, fondamenti del comune sentire del nostro popolo. Ci troviamo, oggi, di fronte ad un’urgenza civile, sociale e diciamo pure antropologica e culturale, legata strettamente alla realtà originaria della famiglia. Si tratta della duplice problematica, insieme politica e antropologica, della strutturazione di una società e di un modus vivendi civile, che possa dirsi all’altezza dei bisogni e dei desideri costitutivi dell’uomo, della persona.

Degli uomini e delle donne del nostro tempo. L’agenda politica deve spostare le priorità dagli assetti politico-istituzionali a quelli antropologico-culturali e infine sociali. Questo è il nuovo punto di vista che occorre guadagnare in merito alla priorità-famiglia. Pena la deriva del costruttivismo antropologico, cioè di un disegno di costruzione e determinazione dei bisogni e dei desideri dell’uomo a misura di un’ideologia e di un progetto politici, oppure il prevalere del nuovo ordine dell’individualismo libertario fondato sulla grammatica dei diritti. Qui siamo in territorio laico, certo non laicista, ma laico, non v’è dubbio.

L’asse teorico e culturale europeo verte su questa evidenza originaria: la centralità della famiglia. La dottrina sociale della Chiesa, debitrice anch’essa, seppur in modalità del tutto particolare, di questa storia, definirà la famiglia “la cellula originaria della società”. La politica del XXI° secolo, sia chiaro, si regge oppure cade proprio su questi terreni cruciali, apparentemente pre-politici, di fatto intrisi di decisiva politicità. E questo è un dato universalmente condivisibile. D’altro canto, che il Family day sia così contrastato è il segnale di un contrasto e di una tensione immanente alla società politica, e solo in parte a quella civile, che la dice lunga su quanto di universale e dunque cogente vi sia in questa testimonianza pubblica. Anche chi la contrasta, non può non percepire il segno di contraddizione evangelico inscritto in questo modo aperto e deciso di rendere ragione della verità. Non basta. La famiglia, oggi, è in realtà un Welfare in miniatura, sia come modo di riproduzione di una civiltà, la nostra, sia come veicolo di una tradizione e di una cultura, così largamente costitutive del volto di un popolo. Il nostro popolo. Un’iniziativa così decisamente voluta e organizzata da vasti settori della stessa dovrebbe essere considerata una risorsa e un’occasione di riflessione comune.

Se è vero, come è vero, che il Family day contenga in sé numerosi segnali laici e di nuova laicità, segnali per così dire umanistici e universali, bene, allora Forza Italia non potrà che essere presente a quest’evento, non in quanto partito ma come testimonianza dei valori in cui crediamo. Invito perciò tutti i nostri militanti e simpatizzanti ad esserci, trovando così, tutti insieme, un nuovo modo di essere. Un modo di essere all’altezza dei desideri del nostro cuore. Cercate ancora, questo dovrebbe essere il motto del nostro ritrovarci insieme, per la famiglia, e non contro qualcuno o qualcosa. Cercate ancora, cerchiamo ancora. Nella direzione giusta".

4/5/2007

MIO COMMENTO


Sommario
: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5.
Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi; 5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:

Caro on. Bondi,

io sono un Tizio che le chiese una volta un incontro per discutere di faccende locali di partito. Lei mi concesse la possibilità astratta di un colloquio, ma poi io sinceramente mi stufai di telefonare ripetutamente alla sua segretaria. Né è mai successo che lei abbia risposto una sola volta alle mie numerose missive. Per fortuna non ho favori personali da doverle chiedere. Vivo con dignità del mio lavoro. Non se l’avrà adesso a male se adesso dissento da lei pubblicamente sul suo testo. Il rimprovero che di norma si fa ai militanti è che la polemica la si debba fare a porte chiuse. Ma quali spazi esistono all’interno dei partito per potersi confrontare e dibattere? Che io sappia nessuno. E dunque veniamo al suo testo.

Prima osservazione. Ma come pensa che dell’evento Roccella-Pezzotta intitolato Family day si possa e si debba dare l’interpretazione che lei propone? Per loro natura i fatti sono interpretazione e di uno stesso fatto possono darsi interpretazioni infinite. La storiografia insegna ciò abbondantemente. Quanto ai al fatto che il “messaggio veicolato” sia quello che lei dice si tratta forse di un’interpretazione autoritativa? Vuole per caso imitare il Papa che si è autoproclamato infallibile nel Concilio Vaticano I? Se non conosce la storia e le circostanze di quella proclamazione, potrò farle una lezione in privato. Non importa quel che il Family day “intende” veicolare, quel che dice di “intendere”. Per fortuna ognuno intende con la sua testa, finchè il Governo non riuscirà a svuotarci il cervello e metterci quello che meglio conviene a governati ed alla CEI. Intanto è infelice la scelta della data del 12 maggio, nel quale ricorre il 33° anniversario del referendum sul divorzio ed un altro anniversario tragico: l’assassinio di Giorgiana Masi. È poi detto che la manifestazione è contro qualcosa, cioè i “dico”, ed esiste la cronaca dall’infausta campagna astensionistica sul referendum dove si interpretò il 75 per cento di astensionismo, meglio di sabotaggio, come un 75 per cento positivo di consenso. Non mi sembra degno di lei, on. Bondi, questo penoso tentativo di abusare della comune intelligenza del prossimo. Quanto poi alla Costituzione ne ho qui davanti a me il testo: la Costituzione è quella cosa che viene da tutti citata a proposito ed a sproposito. Ognuno la intende a suo comodo e pensa di essere inconfutabile. Da parte mia, anche per ragioni didattico, ne ho iniziato un commentario a partire dall’art. 1, facendo uso dei lavori preparatori, delle giurisprudenza costituzionale, del diritto comparato oltre che dell’interpretazione dottrinale. È un lavoro lunghissimo che mi sono proposto e che non se porterò a termine. Se le interessa, può visitare ogni tanto il seguente sito: il mondo dei diritto. Per adesso posso anticiparle che, a mio sommesso avviso, l’aver tirato in ballo la costituzione non “c’azzecca nulla” di fronte all’evidente disegno politico del cosiddetto Family day.

Seconda osservazione. Non serve il suo appello all’autorità di “intellettuali” targati Quagliarello. Essendo la materia quanto mai opinabile e controversa, lei in pratica ha dato la stura ad un nuovo conflitto che si aggiunge a quello strettamente confessionale. Non mi intimidiscono proprio per nulla i Quagliarello, i Pera, i Buttiglione, i Ferrara. Se vuole scatenare, o meglio incrancrenire, un conflitto ideologico-ideologico spirituale già in atto, è sulla buona strada. Tra filosofi sinceramente amanti della verità ci si confronta per trovare insieme la Verità, se esiste una Verità. La forma dell’Appello è impropria e serve soltanto per rendere pubblico uno schieramento di campo, una disponibilità alla lotta spirituale. Io cerco di non firmare mai appelli di nessun genere, se proprio non mi ci trovo costretto in casi di estremo pericolo per la libertà di tutti. Le sembra che il promuovere scontri ideologici sia un ruole responsabile di statista? Per difendere cosa? La famiglia da nessuno minacciata o non piuttosto il potere della Gerarchia ecclesiastica? Per avere voti in più e vincere le prossime elezioni con i consensi raccolti nelle sacrestie? Ci pensi on. Coordinatore Nazionale!

Terza osservazione. Lasci perdere il “popolo”! Io di popolo qui non ne vedo affatto. Vedo i bigotti spinti sulla piazza con volantini infilati tra i messali sui banchi delle parrocchie. Questo non è il popolo che va si prepara alla guerra. Questi sono i parrocchiani d’Italia spinti sulla via del fanatismo e fondamentalismo religioso non diversamente di ciò che imputiamo agli islamici dei paesi arabi. In nessun modo io sono disposto a riconoscere una presenza di popolo nella manifestazione Roccella/Pezzotta. Forse intende dire la gente? La gente non è il popolo. Popolo è concetto eminente politico che appare in momenti impensabili e può mutare la forma della costituzione e della Stato. Gente può essere quella del panem et circenses o anche delle processioni religiose ovvero quello raccolto negli stadi. Popolo fu quello del referendum del 12 maggio 1974. La gente del raduno Roccella/Pezzotta è chiamata per offendere il popolo di 33° anni fa, che disse qualcosa di costituzionalmente rilevante.

Quarta osservazione. Ritengo segno di scarsa serietà mentale il far giocare l’opposizione fra il termine laico e laicista. Chi fa ciò intende imbrogliare le persone alle quale egli si rivolge? ma chi può lasciarsi imbrogliare da un così misero artificio sofistico? Chi è il vero laico, più laico di tutti? Sua Santità papa Ratzinger? Di ciò ci vogliono convincere i giocolieri verbali della coppia laico-laicista. È tempo di smetterla nel volerci propinare che senza il cristianesimo o meglio il cattolicesimo non si possa cucinare nessuna minestra. Non riusciva ad essere convincente neppure Benedetto Croce nel 1943 con il suo Perché non possiamo non dirci cristiani? Gli ex-comunisti Bondi, Adornato e tanti altri sono entrati in crisi e si sono cercati nuova collocazione perché rimasti orfani del comunismo sovietico. Ma la dottrina liberale dell’emancipazione dall’alienazione religiosa non è stata minimanente scalfita dal fallimento dell’economia pianificata. Certamente, i burocrati ed il clero comunista hanno perso il loro impiego. Esiste però il clero cattolico, nelle cui fila sono disponibili molti posti di lavoro, essendo nota la crisi delle vocazioni. Gli ex-comunisti sanno dove andare, anzi ci sono già andati.

Quinta osservazione. La famiglia è un istituto storico quanto e come ogni altro. Se per famiglia si intende la triade padre-madre-figlio è certamente una costante di natura (appunto: “la cellula originaria della società”), ma all’interno di questa formula sono possibili infinite varianti. È la società nel suo divenire che trova le forme che meglio le convengono. Se si pretende che una formula resti irrigidita nel tempo, si pretende che una società debba restare sempre immobile ed eguale a se stessa. I diritti non piovono dal cielo, non escono fuori come un coniglio dal cappello. Sono i bisogni stessi della società che maturano in nuove forme che hanno bisogno di essere riconosciute e disciplinate. Recenti rapporti hanno rivelato che almeno un quinto delle famiglie italiane hanno tipologie diverse da quelle canoniche. Senza minimamente la maggioranza dei quattro quinti non vi è scandalo alcuno nel prestare attenzione alla domanda di diritti provenienti da un quinto della società italiana. Per giunta i quattro quinti che costituiscono la maggioranza roccelliana/pezzottiana non possono essere considerati come statici. Anche per loro potranno essere valide le nuove forme previste dal restante quinti. È da correggere Bondi quando dice che il Family day «è contrastato». Niente affatto! È ben diversa la realtà. Il raduno Roccella/Pezzotta nel nome della Famiglia è soltanto un’aggressione mascherata a soggetti deboli in una società che si trasforma ed è soprattutto la lunga mano di un vero e proprio potere clericale che avvinghia la società italiana. Non bisogna ribaltare i ruoli. Ritorniamo a ciò che ognuno ha diritto di intendere secondo la sua testa circa il significato del raduno in san Giovanni il prossimo 12 maggio. È un film che abbiamo già visto numerose volte e la cui storia si potrebbe ricostruire nel periodo più recente a partire dalla Breccia di Porta Pia.

Sesta osservazione. Bondi usa espressioni come le seguenti: “segno di contraddizione evangelico”. Ma perché questo frasario? Mi fa specie che ad usarlo sia proprio un ex-comunista che se appena ha appreso qualcosa dai testi marxiani non ha minimamente bisogno di far ricorso a questo linguaggio, che trovano improprio anche quelli che si sono sempre nutriti di letture bibliche e parabibliche? E se uno si è poi nutrito di Confucio o di Budda, deve proprio passare per le “contraddizioni evangeliche”? E quali sarebbero queste contraddizioni? Ce le dica il compagno Bondi! Passi per le contraddizioni hegeliane, ma anche le contraddizioni evangeliche. Studieranno queste cose in piazza i parrocchiani di San Giovanni in Laterano? Se devono recitare un paternoster o un’avemaria non hanno già un numero infinito di chiese dove poterlo fare comodamente senza disturbare il loro prossimo?

Settima osservazione. Bondi dice che a piazza san Giovanni Forza Italia ci sarà “non in quanto partito”? Che vuol dire? Si ripete la scena del referendum sulla fecondazione assistita. In realtà Forza Italia, ma non solo Forza Italia, è un partito senza spina dorsale, con preoccupazioni di elettorato. Si suppone che nelle parrocchie ci siano voti da prendere e ci si butta in avanti per poterli prendere. Non ci si può oramai aspettare dai “Professionisti senza popolo” nessuna seria progettazione sociale. Vanno a raccattare consenso ed idee in ogni affollamento possibile: all’uscita delle parrocchie, degli stadi, dei cinema. Non di rado li vediamo cantare e ballare. Sono perfino diventati conduttori televisivi: la Pivetti, Ferrara, perfino Martelli, il delfino di Craxi caduto in disgrazia. Nella nostra società corporativa è regola che ogni gruppo sappia organizzare il proprio pacchetti di voti. Intorno ad essi si vedranno girare i professionisti della politica come tante mosche sui corpi in putrefazione.

3.

Appello di Quagliarello su Magna Charta
con relativi firmatari

(dai quali tutti mi dissocio e contrappongo, fatta eccezione per alcuni Colleghi ed Amici con i quali spero di poter presto avere un amichevole confronto di idee)



Sommario: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5. Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi; 5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:

Appello in difesa della famiglia
(Manifesto Quagliarello)

Che paese sarà l’Italia fra trent’anni? Troppi ritengono che questa domanda riguardi soltanto i cattolici. Ma non è così. Essa riguarda tutti. Riguarda tutti il deteriorarsi evidente della società italiana, così come gli esempi sempre più frequenti della nostra clamorosa debolezza nel formare le nuove generazioni. E proprio a nessuno è dato ignorare i drammatici segni di collasso sociale provenienti dai paesi più “civili” del nostro, che in tanti casi ci vengono additati ad esempio di progresso e libertà. A rigore, queste situazioni riguardano proprio coloro che si dichiarano laici e liberali. Poiché se una società libera non riesce a formare nuovi individui in grado di gestire responsabilmente la libertà, il suo livello di autoritarismo sarà fatalmente destinato a crescere.

L’Italia di oggi è figlia dell’Italia degli ultimi quarant’anni: l’Italia del miracolo economico e della modernizzazione tumultuosa; del benessere e del consumismo; della secolarizzazione che, tra l'altro, ha portato con sé il divorzio e l’aborto. Non intendiamo oggi rinnegare quella trasformazione, che ha fatto crescere la libertà personale più di quanto non sia – forse – mai accaduto nella storia del nostro Paese. Dobbiamo però smettere di far finta di non aver pagato nessun prezzo, e, laicamente, aggiornare le nostre convinzioni alle esigenze della nostra epoca. Dobbiamo chiederci se la società italiana non sia già oggi diventata del tutto incapace di educare alla libertà i suoi nuovi cittadini. E, per questo, se un colpo ulteriore a quel poco di struttura sociale che ci è rimasto non significhi mettere in pericolo proprio quella libertà individuale che, nelle intenzioni, si vorrebbe ancor più accrescere.

La famiglia della tradizione occidentale ha rappresentato una prima cellula di organizzazione sociale la cui nascita ha preceduto, e di gran lunga, l’affermazione dello Stato moderno. La sua disciplina e la sua tutela si sono storicamente evolute. Ma sempre essa ha mirato a soddisfare due esigenze imprescindibili: assicurare una procreazione socialmente ordinata, indispensabile per la formazione delle nuove generazioni e per la stessa sopravvivenza dell’umanità; tutelare i soggetti meno protetti, come i figli e il coniuge più debole.

Oggi questa storia e quest’evoluzione sono messe in forse da due fenomeni diversi, ma convergenti nei loro effetti. Da un lato il diffondersi di modelli familiari provenienti da altre culture, nelle quali la dignità della persona non è altrettanto tutelata (l’esempio della condizione della donna nei rapporti poligamici risulta, in tal senso, emblematica); dall’altro la tendenza ideologica, sempre più diffusa, a relativizzare il senso delle conquiste di libertà e civiltà fin qui conseguite, e a completare l’opera di destrutturazione del quadro sociale che le ha rese possibili. Tendenza che proviene dal seno stesso della nostra cultura.

La dignità della persona è così messa in pericolo da nuovi e incalzanti fattori di crisi che hanno per teatro l’intero Occidente: la pressione problematica dei processi d’integrazione; il calo demografico e il conseguente invecchiamento delle nostre società; la preoccupante emersione di fenomeni di contro-modernizzazione. Per contrastare questi fenomeni occorrono la mobilitazione e il risveglio di tutto il nostro patrimonio culturale e del meglio della nostra tradizione. Di quel patrimonio e di quella tradizione, invece, indebolendo la famiglia e i suoi istituti scegliamo di oscurare le fondamenta. Tutto ciò ancor più che sbagliato ci appare delittuoso.

In questo contesto, la legittima ricerca di nuove e più ampie libertà personali, anche nel campo della sessualità, può e deve avvenire allargando la sfera dei diritti individuali. Non è stata però questa la via prescelta dal progetto di legge fin qui denominato “Dico”, concepito in larga misura all’interno di una logica statalistica: una soluzione pasticciata e ibrida, tale da generare un surrogato di famiglia che sul versante delle coppie omosessuali non trova giustificazione, e che su quello delle coppie eterosessuali fa concorrenza alla famiglia fondata sul matrimonio anche soltanto civile, indebolendo piuttosto che rafforzando il contesto sociale nel quale si formano i nuovi individui.

La sopravvivenza della famiglia, dunque, non può riguardare solo i cattolici. Essa spetta a tutti quanti siano consapevoli del contributo che essa ha dato all’allargamento della libertà individuale e alla dignità della persona umana, e di quanto queste conquiste, nel nuovo secolo, appaiano precarie e in pericolo. Noi, credenti e non credenti, riteniamo perciò necessario mobilitarci insieme a difesa della famiglia, di ciò che essa ha rappresentato e continua a rappresentare nonostante le crescenti difficoltà e le inevitabili contraddizioni. Siamo certi che vi siano strade attraverso le quali la libertà della persona possa affermarsi senza negare o contraddire quanto edificato dalle generazioni passate. Siamo altrettanto certi, però, che quelle strade non passino per i “Dico”.

Per queste ragioni ci costituiamo in “comitato per la difesa laica della famiglia” e, per questo, contro i Dico; impegnandoci ad assumere tutte le iniziative utili a evitare che una controversia civile si risolva in un insensato conflitto tra laici e cattolici.

Paolo ARMAROLI Docente di Diritto parlamentare e pubblico comparato - Università di Genova
Massimo ARSETTI Segretario Generale del Partito Real Democratico
Pierluigi BARROTTA Direttore dell'Istituto italiano di Cultura a Londra
Sergio BELARDINELLI Docente di Sociologia - Università di Bologna - sede di Forlì
Yassine BELKASSEM Vice Presidente Confederazione della comunità marocchina in Italia
Adriana BOLCHINI Presidente ODDII - Osservatorio del diritto Italiano e Internazionale
Alessandro BOTTO Consigliere di Stato
Danilo BRESCHI Vice Direttore Fondazione Ugo Spirito
Giuseppe BUTTA' Docente di Storia delle dottrine politiche nell'Università di Messina
David CANTAGALLI Direttore Editoriale - Casa Editrice Cantagalli
Emanuele CASTRUCCI Docente di Filosofia del diritto nell'Università di Siena
Francesco CAVALLA Docente di Filosofia del diritto nell'Università di Padova
Giuliano CAZZOLA Docente di Diritto della previdenza sociale - Università di Bologna
Ginevra CERRINA FERONI Docente di Diritto pubblico costituzionale italiano e comparato - Università di Firenze
Giuseppe COLOMBO Docente di Economia e organizzazione aziendale e Economia dei sistemi industriali - Università di Firenze
Valentina COLOMBO Ricercatrice IMT Lucca
Luigi COMPAGNA Docente di Storia delle dottrine politiche - Università Luiss Guido Carli di Roma
Manlio CORSELLI Docente di Filosofia politica - Università di Palermo
Girolamo COTRONEO Docente di Storia della filosofia -
Università di Messina

Raimondo CUBEDDU Docente di Filosofia politica nell'Università di Pisa
Giacomo ELIAS Docente di Fisica tecnica ambientale - Università di Milano; membro del CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario)
Dounia ETTAIB Presidente Associazione donne immigrate in Lombardia
Massimo L. FANFANI Docente di Storia della lingua italiana - Università di Firenze
Dario FERTILIO Portavoce dei Comitati delle Libertà
Roberto FESTA Docente di Filosofia della scienza nell'Università di Trieste
Stefania FUSCAGNI Docente di Storia antica - Università di Firenze
Ivo Stefano GERMANO Docente di Sociologia - Università del Molise
Fabio GRASSI ORSINI Docente di Storia contemporanea - Università di Siena
Ahmed HABOUSS Presidente Comitato scientifico CMI
Giorgio ISRAEL Docente di Matematica - Università La Sapienza di Roma
Gerardo NICOLOSI Docente di Storia contemporanea - Università di Siena
Giovanni ORSINA Docente di Storia contemporanea - Università Luiss Guido Carli di Roma
Enrico PAOLETTI Presidente Società Dante Alighieri
Giuseppe PARDINI Docente di Storia contemporanea - Università del Molise
Francesco PERFETTI Docente di Storia contemporanea - Università Luiss Guido Carli di Roma
Roberto PERTICI Docente di Storia contemporanea - Università di Bergamo
Gaetano REBECCHINI Presidente del Centro di Orientamento Politico
Salvatore REBECCHINI Centro di Orientamento Politico
Angela RENDO Pubblicista giornale Almaghrebiya
Sergio RICOSSA Economista, Presidente onorario Istituto Bruno Leoni
Souad SBAI Presidente ACMID-Donna (Associazione comunità marocchina delle donne in Italia)
Donato TRIGIANTE Docente di Matematica - Università di Firenze
Rosaria TUTINO Casa Editrice Cantagalli
Nicolò ZANON Docente di Diritto costituzionale - Università di Milano

Parlamentari

On. Sandro BONDI Coordinatore Nazionale Forza Italia
Sen. Renato SCHIFANI Presidente del Gruppo Forza Italia - Senato -
On. Elio VITO Presidente del Gruppo Forza Italia - Camera -
Sen. Roberto CASTELLI Presidente del Gruppo Lega Nord Padania - Senato
Sen. Mario BACCINI Vice Presidente del Senato - UDC
Sen. Rocco BUTTIGLIONE Presidente UDC
Sen Gaetano QUAGLIARIELLO Forza Italia - Presidente della Fondazione Magna Carta
Sen. Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI Forza Italia
On. Gioacchino ALFANO Forza Italia
Sen. Paolo AMATO Forza Italia
On. Francesco Maria AMORUSO A.N.
Sen. Roberto ANTONIONE Forza Italia
Sen. Franco ASCIUTTI Forza Italia
Sen. Alberto BALBONI A.N.
Sen. Giampaolo BETTAMIO Forza Italia
Sen. Anna Cinzia BONFRISCO Forza Italia
Sen. Giorgio BORNACIN A.N.
On. Donato BRUNO Forza Italia
Sen. Maria BURANI PROCACCINI Forza Italia
Sen. Alessio BUTTI A.N.
On. Cesare CAMPA Forza Italia
Sen. Francesco CASOLI Forza Italia
On. Francesco COLUCCI Forza Italia
On. Stefania CRAXI Forza Italia
Sen. Sergio DIVINA Lega Nord
On. Luigi FABBRI Forza Italia
Sen. Paolo FRANCO LNP
Sen. Dario FRUSCIO LNP
On. Elisabetta GARDINI Forza Italia
On. Maurizio GASPARRI A.N.
On. Mariastella GELMINI Forza Italia
Sen. Enzo GHIGO Forza Italia
Sen. Cosimo IZZO Forza Italia
Sen. Giuseppe LEONI LNP
Sen. Franco MALVANO Forza Italia
Sen. Giulio MARINI Forza Italia
On. Salvatore MAZZARACCHIO Forza Italia
On. Giustina MISTRELLO DESTRO Forza Italia
Sen. Emiddio NOVI Forza Italia
Sen. Nitto Francesco PALMA Forza Italia
On. Antonio PALMIERI Forza Italia
Sen. Antonio PARAVIA A.N.
Sen. Andrea PASTORE Forza Italia
On. Riccardo PEDRIZZI A.N.
On. Paola PELINO Forza Italia
On. Antonio PEPE A.N.
Sen. Enrico PIANETTA Forza Italia
Sen. Lorenzo PICCIONI Forza Italia
Sen. Francesco PIONATI UDC
Sen. Massimo POLLEDRI LNP
Sen. Guido POSSA Forza Italia
On. Enzo RAISI A.N.
Sen. Luigi RAMPONI A.N.
On. Maurizio RONCONI UDC
On. Paolo RUSSO Forza Italia
Sen. Maurizio SACCONI Forza Italia
On. Stefano SAGLIA A.N.
Sen. Fedele SANCIU Forza Italia
Sen. Paolo SCARPA BONAZZA BUORA Forza Italia
Sen. Luigi SCOTTI Forza Italia
Sen. Gustavo SELVA A.N.
Sen. Lucio STANCA Forza Italia
Sen. Antonio TOMASSINI Forza Italia
On. Renzo TONDO Forza Italia
Sen. Giuseppe VALDITARA A.N.
On. Mario VALDUCCI Forza Italia
On. Denis VERDINI Forza Italia
Sen. Pierantonio ZANETTIN Forza Italia



MIO COMMENTO E DISSOCIAZIONE


Sommario
: 1. Lettera aperta ai parlamentari di Forza Italia firmatari del Manifesto Quagliarello. – 2. Comunicato dell’on. Antonio Palmieri e relativo breve commento. – 3. Il messaggio laico del Family Day: parole di sandro Bondi seguite da commento e confutazione. – 4. Manifesto Quagliarello: testo, firmatari, dissociazione e critica del Manifesto. – 5. Rassegna stampa commentata: 5.1: Pezzotta non credibile; 5.2: Non ci possono essere dubbi;
5.3: Deriva clericale in Forza Italia modenese ; 5.4:

Che domanda è: “Che paese sarà l’Italia fra trent’anni?” E quale sensata relazione esiste con Eugenia Roccella e il riciclato Savino Pezzota in piazza san Giovanni il 12 maggio 2007? È inammissibili questo tirare per la giacca quanti «si dichiarano laici e liberali» quasi fossero degli idioti, dei “cretini” che non conoscono la loro identità, mentre dall’altra parte starebbero i cattolici, autentico sale della terra. La patente di “cretini” spetta più propriamente a loro, a prescindere dalla fondatezza dell’etimologia ricavata da Odifreddi. Da quel pulpito non è accettabile nessuna predica. Al massimo i cattolici impenitenti facciano “parrocchia” fra di loro: gli autentici laici e liberali non li molesteranno! In fastidiosità i nostri cattolici, da quando rivendicano uno spazio pubblico ed un ruolo pubblico, stanno di gran lunga superando in fastidiosità i testimoni di Geova, ma non se ne più, ovvero quelli che come il sottoscritto si ritengono “laici e liberali” non ne possono più. Il loro sistema nervoso è messo a dura prova. Quanto alla “formazione delle generazioni” credo che se vi sia stato e vi sia pericolo di “deteriamento” trattasi di opera dei cattolici integralisti e clericali che stanno assediando l’intera società, fuori dalle mura cattoliche: la difesa è sempre legittima. A proposito di esempi ricordo che in una delle precedenti puntate del raduno parrocchiale del 12 maggio avevo sentito indicarmi come modello di progresso verso il quale un certo padre Miranda del “Regina Apostolorum” puntava era non so qual paese dei sudamerica: raccontando l’episodio a casa suscitai una fragorosa risata, più sonora di quelle prodotte dal Rivera della stessa piazza di san Giovanni, ma in data 1°maggio.

Quanto mai fantasiosa e contorta l’evocazione dell’autoritarismo. E come può chiamarsi la continua ingerenza di una confessione religiosa (il cattolicesimo) può autoritaria di ogni altra mai esistita? Non vede qui il nostro Quagliarello la vera concreta minaccia di un’autoritarismo, che minaccia ogni tentativo di libero pensiero? Certamente, nella nostra società vi sono consistenti motivi di preoccupazione. Se questo possiamo essere d’accordo. Si tratta di vedere dove individuare le fonti di preoccupazione. Su questo non siamo d’accordo. Con la parola libertà si intendono ormai cosa contrapposte: diversa è la libertà di papa Ratzinger e dei suoi fedeli, spesso più papisti dello stesso Ratzinger, e la libertà per come intesa dai laici, degradati il laicisti secondo una recente riforma ratzingeriana del lessico italiano. L’uomo è misura di tutte le cose, diceva un filosofo antico. Quagliarello traccia a volo d’uccello, forse meglio di quaglia, la storia d’Italia degli ultimi quarant’anni e dove trova il punto più basso? Nell’introduzione del divorzio e dell’aborto!

Come non pensare dunque che il raduno del 12 maggio non sia un tentativo di riscossa per cancellare quei due istituti civili che il 12 maggio 1974 il popolo italiano ratificò in grande maggioranza. Il calcolo strategico di Quagliarello è basato a mio avviso non nella valutazione di un mutamento della società italiana rispetto a quegli istituti, ma nel fondato convincimento del profondo degrado e scompaginamento dei partiti politici, luoghi di ricerca del potere in quanto tale e servili come non mai nei confronti della struttura ecclesiastici, che riesce ad alimentare e consolidare il suo potere con i soldi del contribuente. Già durante la campagna astensionista i fondi dell’otto per mille servirono a finanziare la politica della gerarchia ecclesiastica. Non sono un investigatore, ma non mi stupirei che le spese per il raduno attingano a questi stessi fondi. Non è una presa per i fondelli spacciare per iniziativa apolitica contro nessuno il Family day? Nel Manifesto Quagliarello è puramente casuale il riferimento al divorzio che guarda caso fu introdotto e sancito da approvazione popolare esattamente nello stesso giorno di 33 anni fa? Si abbia almeno l’onestà intellettuale di dichiarare i propri obiettivi!

L’educazione alla libertà! Come si può essere tanto impudenti e sfacciati! Si vuole educare ad una libertà che si cerca in ogni modo di soffocare. Non ci sono individui più pericolosi di quelli che pretendono di possedere essi la Verità che si deve imporre a tutti gli altri. Noi viviamo esattamente questo momento. Vi è di che preoccuparsi perché non si possono individuare i soggetti politici in grado di difendere le libertà civili dei cittadini. Abbiamo appena visto sopra il messaggio di Bondi, leader di una Casa della Libertà senza libertà. L’unica speranza è in una spontanea ribellione del popolo italiana. Per questo andrò il 12 maggio non a piazza San Giovanni, ma a piazza Navona. E se sarò necessario avanzare verso scontri più aspri per la difesa della libertà, non mi sottrarrò a questo obbligo di coscienza per me stesso e per le generazioni a venire.

Già il fascismo aveva fatto la sua campagna per l’incremento della natalità. Nel mio contesto geografico di provenienza il numero medio dei figli di una coppia era di cinque ed anche di sette ed a volte pure oltre. Nel 1935 il fascismo celebrava l’Impero e la fame si tagliava a fette. È becera quanto opinabile l’idea che il matrimonio, o meglio la vita di coppia fra un uomo ed una donna debba essere finalizzata esclusivamente alla procreazione. Sappiamo che Santa Madre Chiesa insegna esattamente questo: dimostrazione lampante di superiore moralità! Ebbene, incominciasssero i preti a fare figli, papi compresi. In altri tempi lo facevano, ma per puro diletto ed in modo condierato illecito all’insegna del peccato. È disarmante come questa superstizione teologica cattolica di epoche remote debba condizionare anche oggi il resto della società. Vogliono aiutare la famiglia? Come? aumentando gli assegni familiari? Di qualche euro o al di fuori di qualsiasi logica economica? Sposarsi e concepire uno o più figli significa porsi un onere finanziario e morale per oltre trent’anni. Essendo la nostra una società rigidamente divisa in classi non comunicanti, saranno diverse le prospettive del figlio dell’on. Quagliarello e degli altri Onorevoli firmatari da quelle del figlio del portiere del loro stabile. Un genitore nella società odierna può ragionevolmente prevedere la sorte ed il ruolo sociale che potrà assicurare ad un suo eventuale figlio. Le famiglie in Italia non sono tutte uguali: ci sono famiglie buone e meno buone. Quelle meno buone sono destinate di generazione in generazione a servire quelle buone o a dipenderne o a vivere in uno stato di soggezione e minore dignità. A questo punto può non convenire generare figli per mandarli a fare, dietro raccomandazione, il portiere degli stabili dove abiteranno i figli dell’onorevole Quagliarello o gli autisti e chissà cos’altro. Ma non voglio utilizzare queste mie considerazioni estemporanee come un argomento. È soltanto una reazione alla pretesa che uno debba produrre figli allo stesso modo di come di producono vitelli. Si parla tanto di libertà ma poi se ne nega una essenziale: la libertà di scegliere o non scegliere una paternità e maternità libera e consapevole. Della famiglia si può assai banalmente che è la cellula della società, nel senso sopra detto che per nascere deve trovarsi del seme maschile e femminile, ma la famiglia contiene in sé anche elementi di degenerazione e di illibertà: il familismo, il nepotismo, la discriminazione sociale, la trasmissione ereditaria dei ruoli. Non essendo un marziano, potrei attingere alla mia esperienza personale, senonché mi ripugna rendere pubbliche le mie personali vedute su temi delicati.

Sia come sia, è un dato statistico che in Italia si fanno meno figli che per il passato e che per determinati mestieri si debba ricorrere all’immigrazione. Ognuno che potendo scegliere e decidere, compie una scelta negativa è il più adatto a dare una spiegazione della sua decisione, senza ricorrere più alle statistiche. Gli uomini non sono unità statistiche. Sono esseri in carne ed ossa, che vivono, patiscono, soffrono, muoiono. Abbiamone rispetto vero! Cosa vuole Quagliarello da questi uomini? Vuole sindacare la loro vita nella buona e cattiva sorte? Con quale diritto? Pretende di poterli educare lui? È sicuro di non aver bisogno di essere lui educato ai valori di libertà e rispetto umano? Cosa ha fatto finora per loro? Per questi uomini? Vuole vincere le prossime elezioni? Per aumentarsi il suo stipendio ed i suoi privilegi di deputato? Non sono i più pagati d’Europa i nostri Deputati?

Ma quali baggianate va tirando fuori Quagliarello sullo Stato moderno e la famiglia che ne ha preceduto l’esistenza? Conosce Quagliarello la storia dell’abbandono dei bambini da duemila anni a questa parte? E comunque se vuol fare una bella legge che aumenta del trecento per cento gli stipendi di quanti hanno figli a carico cosa aspetta a farla? A bisogno di consultarsi a piazza san Giovanni il 12 maggio? Intende farla sul sagrato della chiesa una simile legge? Chi gli impedisce di farla? Le coppie di fatto? I single? Ed i single cosa devono fare? Devono mettere una avviso matrimoniale? Ma di quale famiglia sta parlando? Della sua famiglia? Di quella che esiste nella sua testa?

Ma di quale dignità della persona parla il nostro Quagliarello? La poligamia? Il pizzaiolo sotto casa mia, che è musulmano e che è un brav’uomo, ha quattro mogli. Se lo Stato italiano gliene riconosce una sola, lui ne registra una sola. Le altre tre vivono in armonia. Invero, io non so immaginarmi una simile situazione familiare, ma se è spontaneamente condivisa, io lascerei ai diretti interessati la valutazione sulla maggiore o minore dignità di una simile condizione. Sono un relativista e so bene che la morale e l’etica si evolvono continuamente. Addirittura, se ben ricordo un passo di Nietzsche, il grande filosofo nemico del cristianesimo spiegava che il segreto della civiltà greca si trova nella pedofilia, cioè nell’amore con cui in Grecia veniva educata la gioventù. Ma queste cose possono solo scandalizzare un Quagliarello. Lasciamo perdere. Cerchiamo di venire a capo del senso del suo manifesto.

Cosa vuole, dunque? Cosa propone? Con chi ce l’ha? Vuole un incremento delle nascite degli italiani? Come vuole ottenerli, con incentivi per numero di figli, con premi, con obblighi al coito procreativo? E se qualcuno dovesse decidere che per il solo veder la faccia di Quagliarello o di Pera non vale di mettere figli a questo mondo, come la risolve il nostro filosofo? Ed ancora che in questo mondo i figli uccidono o abbandonano i padri, appena questi più non servono loro o i padri esasperati sparano ai figli e questo fatto si diffonde sempre più, il nostro Quagliarello vuole imporre a tutti i costi ed a tutti il Modello Famiglia? Quando si facevano sette e dodici figli esisteva anche un calcolo per la propria vecchiaia. I famigli costavano poco o nulla e forse potevano rendere qualcosa, magari mandandoli a lavorare, vendendoli, prostituendoli. Oggi tutto ciò non è più possibile. Un figlio terrorizza ancora prima di nascere. Ed una volta nato solo obblighi e nessun diritto. Ognuno i suoi calcoli, se li sa fare, anche senza bisogno di leggere gli scritti del prof. Quagliarello ed i i suoi piani per la famiglia.

Ed eccola infine la verità svelata e confessata: i Dico. Il vero oggetto del raduno di piazza san Giovanni. Si dice progetto pasticciato. Sarà pure, ma non tocca in nulla i quattro quinti della società che ancora vivono in uno status non pasticciato. Che senso ha porre una contrapposizione fra situazione vecchie non interessate da una nuova disciplina normativa per situazioni affatto nuove con le nuove situazioni di fatto che domandano una disciplina di legge. Se altri a te nulla tolgono di ciò che hai o sei, perché affliggere il tuo prossimo meno fortunato? È questa la “carità cristiana” dei parrocchiani di san Giovanni? “La sopravvivenza della famiglia, dunque – dice il Nostro – non può riguardare solo i cattolici”. Io che tecnicamente sono un apostata ti dico: ma finiamola una buona volta! Se andiamo di questo passo, finisce che anziché far accomodare in casa il parroco che ad ogni Pasqua viene (bontà sua) a benedirmi la cosa, gli dico di andare da un’altra parte e di lasciarmi in pace. Così facendo, si vanno instaurando i presupposti non per inglobare surrettiziamente in “non cattolico” nel “cattolico” in una indimostrata e gratuita comprensività del primo nel secondo, ma per una conflittualità sociale che rivestirà i caratteri del conflitto religioso.

No caro Quagliarello qui proprio non quagliamo. La famiglia è istituto storico, che non ha particolari meriti o demeriti. La famiglia non deve essere confusa con la filiazione in quanto tale. Se siamo in sei miliardi su questa terra e siamo decisamente troppi, qualcuno i figli in un modo o nell’altro li ha fatti. Non li ha fatti la famiglia. Li hanno fatti uomini e donne in congiunzione carnale. Il vecchio Kant, cui sono riconosciuti titoli di filosofo, andava per le spicce e definiva il matrimonio un mero contratto per l’uso reciproco degli organi genitali. E Kant è il grande moralista della nostra epoca. Dunque, non si puà ipostatizzare la forma famiglia nella dignità della persona e baggianate simili. Quanto al conflitto fra laici e cattolici è già in atto. Lo avete scatenato. Siatene contenti. La soluzione non è in una disciplina migliore, a voi congeniale dei diritti individuali delle coppie di fatto, ma in una progressiva riduzione del cattolicesimo in uno spazio privato di culto. E dunque: abolizione del concordato, abolizione dell’otto per mille, divieto per i parlamentari cattolici di dichiararsi tali in applicazione del divieto di mandato imperativo e quindi impedendo in tal modo che i vescovi cattolici possano condizionare la legislazione italiana, esclusione dell’insegnamento cattolico e religioso dalle scuole, non finanziamento delle scuole cattoliche, ecc. ecc.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Pezzotta non credibile. Insiste Savino Pezzotta nel voler fare il sindacalista in un ambito politico-teologico. Che glielo abbiano chiesto o non glielo abbiano chiesto i vescovi di darsi da fare, fa poco differenza, dal momento che agisce secondo i piani della CEI. Vuol fare Savino Pezzota l’utile idiota sapendo di esserlo? Quanto poi al “diritto naturale” se Savino Pezzotta si va ad informare leggendo un modesto libro di storia del diritto naturale apprenderà che non esiste un solo diritto naturale, ma quanti se ne vogliono. In pratica ogni filosofo può avere una sua visione del diritto naturale. Ad esempio, Thomas Hobbes sosteneva che è conforme al diritto naturale il fatto che una madre abbia diritto di vita e di morte sul figlio. In base a quale ragionamento? Se la madre abbandona il figlio appena nato, questo muore perché da solo non è capace di sopravvivere. Dunque.... Questo chiamasi pure diritto naturale. Dica Savino Pezzotta che dalla chiesa si fa anche dire che cosa è il diritto naturale, ma allora smetta di parlare di diritto naturale e dica catechismo, di laici, ecc. ed ammetta semplicemente di essere un “uomo della Chiesa”. Nessuno gliene avrà male per questo. Ma non faccia il “cavallo di Troia”, non si insinui subdolamente fra i Troiani. Le contrapposizioni ideali e politiche hanno bisogno di chiarezza. L’inganno e la menzogna sono opera del diavolo, che in effetti ha una buona frequentazione in Vaticano, anzi è di casa.

2. Non ci possono essere dubbi. Malgrado Savino Pezzotta insista nel negare il carattere confessionale, clericale, di rivincità contro il divorzio nel manifesto proposto di cancellare tutte le conquiste civili di un trentennio, a smentirlo ci pensano articoli il seguente di provenienza interna al fronte neosanfedista. qui riprese da una serie di testate collegate a cascata “Totus tuus” < “Pagine Cattoliche” < “Corrispondenza Romana”: »L’appuntamento è per il 12 maggio a Roma, in Piazza San Giovanni Laterano. Arriveranno da tutta Italia, a decine, forse a centinaia di migliaia. Arriveranno singoli, gruppi, famiglie, parrocchie, movimenti. Giungeranno per protestare contro la minaccia rappresentata dai DICO (la Legge sui diritti e i doveri delle persone conviventi). Ma il Family Day, promosso da un folto gruppo di aggregazioni ecclesiastiche, su impulso della Santa Sede, rischia di essere una manifestazione di protesta contro i DICO in cui non si potrà attaccare apertamente il progetto di legge e i suoi responsabili. Non mancano infatti appelli e raccomandazioni perché “la festa della famiglia” mantenga un basso profilo e, soprattutto, non abbia un carattere antigovernativo. Lo ha chiesto ad esempio l’arcivescovo di Pisa monsignor Alessandro Plotti: “Spero che questa giornata non assuma connotazioni di polemica politica, che sarebbero fuori luogo, pro o contro i DICO, questioni di cui si occupa il Parlamento”. Eppure i DICO non sono una calamità naturale piombata dal Cielo sul Paese. Si tratta di una proposta di legge presentata da due ministri del governo Prodi, Rosy Bindi e Barbara Pollastrini e approvata dal Consiglio dei Ministri l’8 febbraio 2007. “Un disegno legislativo inaccettabile sul piano dei principi, ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo” lo ha definito il 26 marzo il Presidente della CEI Mons. Angelo Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio della Conferenza Episcopale.
Ed è proprio per sventare questo pericolo che cattolici e non cattolici manifesteranno a Roma il 12 maggio. Il sen. Alfredo Mantovano [!] ha opportunamente dedicato un volumetto a “La guerra dei DICO” (Rubettino Editore, Soveria Mannelli 2007) [il termine “guerra”, che anche io ho usato, è dunque già stato usato, prima di me dal sen. Mantovano. E guerra sia! Non perderò questa guerra senza prima combatterla. - NdR] mostrando come la battaglia in corso si situi all’interno di un più ampio attacco promosso da correnti ideologiche rivoluzionarie e forze politiche che odiano profondamente la famiglia [!] e, più generalmente, ogni traccia di ordine naturale [!] e cristiano [!]. La battaglia in corso è una battaglia morale, ma anche politica, come lo furono quelle sul divorzio, sull’aborto e sulla fecondazione assistita. Oggi come allora il nemico più insidioso è rappresentato da tutti i sacerdoti, le comunità di base, le associazioni o movimenti ecclesiali che minano dall’interno l’unità del mondo cattolico, affermando che non si devono intraprendere crociate o guerre sante, ma che la politica migliore resta quella del dialogo e della mano tesa con gli avversari. Gli organizzatori sembrano in qualche punto cedere a queste pressioni, nel linguaggio, se non nei contenuti della manifestazione. Nel volantino diffuso in tutta Italia, accanto al “No al riconoscimento pubblico delle unioni di fatto” si legge un equivoco “Si ai bisogni dei conviventi”.
La sostituzione della parola “bisogni” con quella “diritti” è un espediente che non contribuisce a chiarire le idee. Poiché i “conviventi” di cui si parla sono soprattutto omosessuali, non si vede perché si debbano soddisfare i loro “bisogni”, i loro “rapporti affettivi”, fondati sull’appagamento del piacere svincolato da ogni regola morale. Resta il fatto che la mobilitazione del 12 maggio sarà un’importante prova di forza, la prima dopo oltre 30 anni, del popolo cattolico. C’è bisogno di comprendere, come afferma l’ultimo fondo di "Famiglia Domani flash" (n.1/07), "che la battaglia sul "matrimonio omosessuale", ribattezzato PACS in Francia e Dico in Italia, costituisce, a livello europeo e mondiale, una aperta sfida alla famiglia e alla Chiesa da parte di forze e gruppi di pressione che si propongono di cancellare l’identità cristiana della nostra società". A Roma si manifesterà contro i DICO e in difesa delle radici della civiltà cristiana. (RdM). (C) www.corrispondenzaromana.it (CR/990 del 5 maggio 2007)«. Insomma, non occorre perdere altro tempo per dimostrare che Savino Pezzotta mente quando dice di non ubbidire ad un preciso disegno di stampo integralista e clericale. Ma se è così, ed è così, perché non ammetterlo apertamente? La manovra è condotta con inganno, con “savoir faire”, come si è detto. Occorre che gli italiani non si accorgano di quale è la posta in gioco, che va ben al di là del modesto progetto di legge sui “DICO”. Approfittando della debolezza intrinseca del sistema dei partiti, del loro scompaginamento dopo gli anni di Mani Pulite, dell’aggregazione puramente raccogliticcia e opportunista seguita alla dissoluzione dei vecchi partiti, della dipendenza trasversale di moltissimi parlamentari dal voto cattolico gli Strateghi vaticani hanno bisogno di non risvegliare la maggioranza referendaria del 12 maggio 1974. Per contrastare questa occhiuta strategia occorre gridare alto l’attacco alle libertà civili in atto. Non so chi sia l’estensore dell’articolo integralmente riportato, ma trattasi di un bollettino di guerra tanto delirante quanto rivelatore e rappresentativo del vero significato del ‘Family Day’, dove la famiglia c’entra quanto i cavoli a merenda.

3. Deriva clericlale in Forza Italia modenese. Ho appena telefonato al numero che si legge in fondo all’articolo linkato per esprimere il mio rammarico per l’iniziativa di Isabella Bertolini e per comunicare la mia netta dissociazione in quanto Forza Italia. Nella misura in cui mi è legittimo rappresentarla io sarò a piazza navona e non a piazza san Giovanni. Le ragioni fornite da Isabella Bertolini nella conferenza stampa modenesi di questa mattina lunedì 7 maggio sono logicamente e giuridicamente inconsistenti. Ritengo che una forza politica responsabile ed autenticamente liberale debba saper ascoltare la domanda di diritti che proviene da nuovi strati sociali che si sono formati in questi ultimi decenni e che costituiscono un quinto delle famiglie italiane, che non sono affatto quelle che la Bertolini suppone ed alle quali nulla è tolto con la pur modestissima riforma noto con il nome “DICO”. È patologico e barbarico precludere ad altri un diritto che in nulla lede il proprio. Siamo all’inciviltà giuridica. Se è come dice la Bertolini, e cioè che:
che la tutela dell’esercizio dei diritti individuali delle persone componenti le unioni di fatto trova già ampio riconoscimento nell’ordinamento giuridico italiano. Di fronte alla deriva laicista e relativista, che sembra voler cavalcare la maggioranza di centrosinistra, noi rispondiamo con la strenua difesa dei nostri valori e con il più ampio riconoscimento delle libertà individuali. Per questo la posizione di Forza Italia è chiara mentre quella del centro sinistra è totalmente confusa. Noi, semplicemente, non vogliamo equiparare una coppia di fatto, anche omosessuale, ad una famiglia e su questo punto sono certa che la nostra battaglia la vinceremo. Perché la famiglia fondata sul matrimonio ha presupposti e prerogative diverse da quelle di una convivenza. Prodi, succube dell’ideologia e della sinistra radicale e laicista vuole distruggere la famiglia ma noi non lo permetteremo".
resta da spiegare come non siano d’accordo con le sue vedute proprio quei soggetti, che godrebbero già di “ampio riconoscimento nell’ordinamento giuridico italiano”, che meglio sarebbe chiamare antigiuridico. Trovo farneticanti le motivazioni addotte ed assolutamente non condivisibili le posizioni attribuiti a Forza Italia, che è realtà molto più ampia di quella espressa da Isabella Bertolini, che si trova in parlamento grazie ad una legge elettorale criticatissimi da tutti indistintamente i partiti politici. Se la Bertolini sa leggere l’articolo 3 della costituzione, che è norma costituzionale in senso proprio e come tale più importante di altre norme messe a tutela di privilegi, come ad esempio l’art. 7, troverà l’ineluttabilità del seguente dilemma: o i cittadini contemplati nell’art. 3 “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” hanno pari dignità e quindi devono essere rimossi «gli ostacoli di ordine economico e sociale [ed a maggior senso di ordine giuridico] che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo etc. etc.» o non hanno pari dignità ed in questo – come è avvenuto fino ad un passato recente – li si può discriminare e mandare nei lager (nazisti) o sul rogo (cattolici), per quanto riguarda gli omosessuali, ma “coppie di fatto” non sono soltanto coppie di omosessuali. Va ancora osservato che la sana e saggia prospettiva di una disciplina giuridica di nuove situazioni di fatto non è contro l’immagine della famiglia che la Bertolini dimostra di avere, mutuandola interamente da Angelo Bagnasco, ma a suo favore nella misura in cui è prevedibile che questo tipologia tradizionale di famiglia possa trovarsi anche assai presto nelle situazioni di fatto contro la cui regolamentazione si oppone un veto chiaramente clericale. Il divorzio non è per nessuno un obbligo, e non è qualcosa di augurabile, me è una facoltà concessa a chi possa averne bisogno per uscire da una situazione di fatto altrimenti drammatica ed assai penosa, come sanno quella stragrande maggioranza di cittadini che 33 anni fa votarono per il “no”, cioè per l’introduzione in Italia del divorzio. Esprimo rammarico per il fatto che Isabella Bertolini getti l’immagine di Forza Italia nell’oscurantismo più bieco. In dissenso innalzo un’altra bandiera di Forza Italia, con la quale andrò a piazza Navona il prossimo 12 maggio. Se me ne verrà data l’occasione, da semplice iscritto, sarò ben lieto di contrappormi e confutare la Bertolini. Quanto poi al Consigliere Andrea Leoni che così si esprime:
“Con una mozione abbiamo chiesto alla Regione Emilia Romagna e agli enti locali un impegno formale ad aderire al Family Day – ha affermato il Consigliere regionale di Forza Italia Andrea Leoni - e a sollecitare il Parlamento a tutelare ed a sostenere prioritariamente la famiglia in linea con quanto previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Scopo del Family Day - ha affermato il Consigliere Azzurro - è quello di ribadire l'importanza della famiglia nella società, in quanto istituto fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità. L'emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma è auspicabile che non vengano confuse le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, pur collocandosi in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. I tantissimi modenesi che raggiungeranno Roma, anche attraverso il pulmann organizzato da Forza Italia Modena, ribadiranno le istanze comuni a milioni di cittadini laici e credenti che hanno a cuore la difesa e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio”.
obietto che non sa leggere la costituzione. Nella successione “naturale” dei numeri il 3 viene prima del 29, 30 e 31, i quali peraltro non sono citati con pertinenza in relazione al fatto di cui è oggetto il contendere. Inoltre gli stessi articoli sono stati materialmente riformati nella misura in cui non esiste più una famiglia legittima ed una illegittima, essendo stati parificati tutti i figli della coppia siano essi nati dentro il matrimonio o fuori del matrimonio. Di fronte al chiaro dilemma è disdicevole l’ambiguità del consigliere Leoni che, evidentemente sensibile a problemi di elettorato, tira un colpo al cerchio ed uno alla botte, pretendendo che non vengano negati i diritti di quelli che diritto domandano. A ciò si giunge quando un partito politico non sa fare una chiara scelta laica e si aspetta voti provenienti dalle 26.000 parrocchie italiane, considerate non come luoghi di esercizio del culto ma come luoghi da cui attingere consenso elettorale.

1 commento:

Alessandro ha detto...

Anch'io andrei in Piazza Navona, se solo non abitassi così lontano da Roma. Dario Rivolta ci sarà, così come PLI e PRI. Non ho visto, purtroppo, l'adesione dei Riformatori Liberali. Bisognerebbe lanciare un segnale forte, la sete di laicità non può e non deve essere un'esclusiva della sinistra (futuro Partito Democratico escluso). Poi non capisco: per quale motivo le coppie di fatto sono viste come una minaccia per la famiglia tradizionale, che pur continuerebbe ad esistere? Perché si guardano ancora con diffidenza e paura PACS e omosessuali? Perché questo statalismo etico? Speravo che quella di Alfredo Biondi, che disse che presto avremo pure i vescovi a controllarci nel letto, fosse una battuta. Invece mi sa che è il futuro che incombe su di noi. A quando un sano ricambio generazionale in politica?