venerdì, marzo 10, 2006

Sulla legge elettorale: una verità non detta

Sta diventando sempre più chiaro e noto ai più una caratteristica saliente, se non la sola vera caratteristica, della nuova legge elettorale: le liste sono bloccate. A decidere chi potrà essere eletto o no sono ristrette cerchie di persone all'interno delle segreterie dei partiti politici, che secondo l'art. 49 della costituzione dovrebbero avere statuto e struttura democratica. Così non è. Lo sanno tutti. Nessuno ha interesse a porvi rimedio. Solo un evento rivoluzionario potrebbe cambiare il sistema seguito da tutti i partiti, quegli stessi partiti che in apparenza divisi e antagonisti, si sono trovati tutti unanimentente concordi nell'aggirare il responso di oltre il 90 per cento dell'elettorato che si era espresso sul finanziamento pubblico dei partiti.

Ma veniamo al punto della nostra riflessione. Al sistema che consegna con l'ultima legge elettorale la scelta dei candidati ai vertici dei partiti, che in pratica – comè è stato detto – nominano il nuovo parlamento si oppone il vecchio sistema delle preferenze, che garantirebbe meglio il diritto degli elettori di scegliere e quindi sarebbe più democratico. La mia limitata esperienza mi dice che anche quello delle preferenze non era un sistema esente da pecche. Io ho visto una diffusa pratica del clientelismo, del voto di scambio, della corruzione, dell'acquisto e della vendita di voti, del tribalismo, ecc. Non ho mai avuto la sensazione che il momento elettorale (preferenze) fosse stato un momento democratico: lo squallore che lo ha sempre caratterizzato induceva a immaginare un sistema alternativo, autenticamente democratico, che consentisse un superamento della rappresentanza politica.

Uscendo da una Libreria Feltrinelli sotto casa non mi mortifica apprendere che sul problema da me appena accennato sono usciti di recente alcuni libri che ho subito ordinato per la Biblioteca del mio Dipartimento. Mi riferisco al libro di Pietro MEAGLIA: Il potere dell'elettore. Elezioni e disuguaglianza politica nel governo democratico. Da una rapida occhiata ho visto che l'autore distingue il fenomeno in tre momenti: prima dell'esercizio del voto, l'esercizio del voto, il voto dato ed espletato. L'elettore non conta nulla, assolutamente nulla, nel primo e nel terzo momento. Il libro di Cesare Salvi e di Massimo Villone: Il costo della democrazia, pare invece incentrato sul sistema di finanziamento dei partiti. Per la verità Cesare Salvi non mi è mai riuscito simpatico, ma può darsi che dopo aver letto con attenzione il suo libro (fra qualche mese) scopra di avere delle affinità di pensiero e di posizione politica.

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